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Eroica Fenice

Piccola Antigone e Cara Medea, Antonio Tarantino al Teatro Elicantropo al Teatro Elicantropo

Piccola Antigone e Cara Medea, Antonio Tarantino al Teatro Elicantropo

Al Teatro Elicantropo andrà in scena fino a domenica 20 lo spettacolo “Piccola Antigone e cara Medea” di Antonio Tarantino.

Dalla Grecia del V secolo a.C. e dalle antiche tragedie di Medea ed Antigone ci ritroviamo su un palcoscenico di oggi, con le stesse protagoniste sulla scena. Scena di una cruda realtà e di una graffiante modernità quella che si mostra agli occhi dello spettatore. La capacità con la quale la regista e attrice Teresa Ludovico, insieme a Vito Carbonara, indossa i panni delle due protagoniste è strabiliante. Le due donne vivono i nostri giorni, indossano panni moderni e si apprestano a vivere il mondo così come lo hanno vissuto nelle loro tragedie.

Medea, ripudiata da Giasone per sposare Glauce, decide di punire il consorte uccidendo i figli; oggi, invece, è riversata in un campo di concentramento polacco. Anche oggi ha ucciso i propri figli, è una donna desolata, dilaniata di fronte all’uomo che l’ha costretta ad essere così diversa dalla sua vera essenza di amante e madre. L’uccisione dei suoi figli è soltanto una rivendicazione, un gesto compiuto nell‘angosciante e paradossale momento di rabbia e gelosia. Un gesto del quale pentirsi subito dopo averlo fatto. Ma è pur sempre accaduto.

Antigone invece è stata rinchiusa, condannata dal re Creonte, a non rivedere più la luce. Oggi questo personaggio è una donna che la vita ha portato alla reclusione fisica e mentale. Una donna che vive la propria esistenza tra le quattro mura di quella casa che è il suo lavoro, una donna costretta a vendere il proprio corpo per riuscire a vivere contro tutta la modernità che si trova a dover affrontare.

Antonio Tarantino al Teatro Elicantropo riscrive il mito

Due profili psicologici di ieri riportati da Antonio Tarantino ad oggi, due donne che dimostrano quanto la figura di un essere umano dalle vesti femminili, non sia poi tanto cambiata. La psicologia dei personaggi, presentati dal Teatro Kismet OperA di Bari, incorniciati nelle sapienti luci di Vincent Longuemare, è ricca di dialoghi graffianti che non risparmiano allo spettatore parole crude , capaci di portare all’intesa piena della rappresentazione. Il tempo è passato, nei luoghi. La storia è cambiata, nel tempo. La donna è sempre quel personaggio destinato, invece, a non cambiare. I suoi volti vedono mutare il paesaggio, ma è pur sempre destinata a vivere un racconto duro, un percorso di vita che rende il suo passato un’esperienza che le insegna le difficoltà della vita/copione.

La donna di oggi, così come in Medea ed Antigone, così come sulla scena, compie percorsi che delineeranno la propria storia.

Ricca di avvenimenti passati e sicura di eventi futuri la figura dietro la quale si celano sia Medea che Antigone, è quella di un personaggio debole, piegato dalla propria storia ma sempre pronta a reinventarsi e a dimostrare la sua forza davanti all’imprevedibilità del tempo che passa, che rende vana e deludente la sua vita trascorsa interamente come un dramma greco.