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Eroica Fenice

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Chi ha paura di Virginia Woolf? al Bellini

Altro spettacolo, altro slot della lunga programmazione del Teatro Bellini.
“Chi ha paura di Virginia Woolf?” opera diretta e interpretata da Arturo Cirillo, che vede tra gli altri interpreti Milvia Marigliano, Valentina Picello e Edoardo Ribatto. Quattro essere umani singoli messi di fronte, due coppie perfettamente opposte e una serata passata a bere e a scoprire l’intimità dell’io dell’uno e dell’altro. Cosa può accadere non è prevedibile, tutto è possibile e ogni finale rasenta solo uno dei tanti probabili.

Chi ha paura di Virginia Woolf? Il mondo intero

La notte è calda, la notte è lunga, la notte è magnifica per ascoltare storie (Antonio Tabucchi).

L’incubo, per gli antichi, era uno spirito maligno, il quale si presentava di notte sotto forma di gatto e giaceva sul ventre o sul petto dello sfortunato, turbandogli il sonno.
Immagine piuttosto suggestiva, non c’è che dire, e che rispecchia metaforicamente quell’inibizione fisica al grido di chi è tormentato da un brutto sogno. La paura di ritrovarsi in un incubo è tale da poter divenire una vera e propria fobia, la clinofobia, la quale, in casi estremi, porta alla totale insonnia. Così il sonno, spesso giaciglio delle menti più affaticate, scompare, e si cerca nella luce della luna la speranza e la forza di non affondare nelle grinfie di un brutto sogno.
Se l’incubo, però, avesse gambe e piedi, se fosse dotato di un corpo e potesse entrare nelle nostre case e nelle nostre vite anche da svegli? Se l’incubo fosse vivo e reale, come lo si potrebbe arrestare?

C’è una lunghissima notte all’interno di “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, quel genere di notti cominciate senza neppur sapere come, alla ricerca di un gioco e di un riso che addolciscano le ore di buio e suscitino desiderio verso le braccia di Morfeo e che finiscono con nulla e nessuno ancora in piedi.
A maschere calate, ciò che rimane è la pelle e la sua putrefazione, nessun uomo sembra risultare vincitore a questo gioco della vita messo in atto dai protagonisti, e chi sembra esser venuto su come vittima di qualcuno si scopre carnefice di altri.

In una sola stanza, i cui rami si estendono ad un’intera abitazione, si incontrano vite alterne e perfettamente incompatibili, per organizzare uno spettacolo diretto da un’orchestra umana. Il risultato è il meglio del peggio dell’anima umana, la quale messa a confronto con se stessa rivela la totale incoerenza dell’io.
Ciò che conta non è il reale, poiché esso può essere tutto o nulla, quel che importa non è portar a casa un risultato, una sensazione compiuta poiché essa è poter finalmente comprendere quanto nulla, nella natura umana, sia finito.
Cirillo e i suoi degni compagni lasciano la sala dispensando interpretazioni a piacimento, fornendo ad ognuno ciò che serve per il proprio finale. Ciò che conta è che pure questa notte sia terminata, affogata in se stessa e passata come tutte le altre che sono venuta prima di essa.
Ciò che è veramente importante è che, finalmente, l’incubo sia finito e ci si possa addormentare.

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