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Eroica Fenice

Made in China

MADE IN CHINA: postcards from Van Gogh

Dal 4 dicembre fino al 9 dicembre 2018 il Piccolo Bellini ha l’onore di ospitare sul proprio palco la compagnia teatrale Leviedelfool con “MADE IN CHINA: postcards from Van Gogh“, appassionante e suggestivo spettacolo che mette in scena la psiche di uno dei mostri sacri dell’arte, contestualizzandola in una realtà in cui tutto, persino i sentimenti, possono essere commercializzati e venduti.

MADE IN CHINA: la produzione in serie della solitudine

Le luci si accendono sul palco, mostrando una donna inginocchiata ed intenta a fissare il pubblico mentre fa roteare fra le sue dita un wagasa (tipico ombrello cinese). Quest’immagine, che richiama atmosfere vicine al cinema di Sorrentino, fa subito intuire che il viaggio appena iniziato avrà ben poco di ordinario. Lo spettacolo, difatti, diviene fin da subito un vero e proprio itinerario all’interno della mente di Vincent Van Gogh, mostrandoci il fragile uomo che si trova dietro un nome così grande. Per assottigliare la distanza che separa lo spettatore da un artista di tale calibro, Simone Perinelli, con un meraviglioso monologo, paragona l’innata abilità di ognuno di noi di trasmettere una parte del nostro essere all’arredamento della nostra casa o alle nostre movenze, con l’ossessione per i ritratti propria del celebre pittore. Accompagnati dal sapiente uso delle luci di Marco Bagnai, veniamo introdotti nella solitudine di un uomo che al suo interno avverte “un enorme fuoco, ma a cui nessuno viene a scaldarsi“, il cui unico sfogo resta quindi la pittura. La rappresentazione si fa dunque carica di riferimenti ai suoi dipinti più famosi: da “La sedia vuota” a “La notte stellata“, Perinelli ed una coinvolgente Claudia Marsicano si rendono protagonisti di intensi monologhi, senza tralasciare momenti di svago e leggerezza. Una comicità necessaria, che assieme alle musiche di Massimiliano Setti, aiuta a trasmettere il messaggio alla base del titolo, e che altrimenti risulterebbe pesante: il forte valore personale di un dipinto che viene totalmente annullato nella sua riproduzione in serie. Come si può evincere dal titolo, viene dato largo spazio a quest’argomento, mostrando come la commercializzazione sfrenata delle opere d’arte non solo ne annulli il messaggio, ma anzi lo capovolga portandolo all’esatto opposto. Impossibile non pensare a studiosi come W. Benjamin o Z. Bauman e alla sua società liquida, o a cineasti come Yu Haibo, regista di “China’s Van Gogh“, che si dimostra concettualmente legato alla rappresentazione teatrale.

Esattamente come i personaggi citati sopra, Perinelli ed Isabella Rotolo (aiuto regia) si fanno quindi portavoce di un movimento di denuncia ad un capitalismo sfrenato che, se da un lato sacrifica sull’altare del guadagno economico il benessere dei propri operai, dall’altro lato offre in sacrificio il valore dell’opera d’arte stessa, mercificando così l’emozione che ne consegue e permettendo di usufruirne più e più volte, privandolo quindi della propria essenza. È chiaro che una volta persa la propria sacralità, quel dipinto diviene solo una tela imbrattata fonte di nausea, allo stesso modo di come ci si sente dopo aver esagerato ad un buffet “all you can eat”.

Fonte foto: https://www.leviedelfool.com/spettacoli/made-in-china/