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Eroica Fenice

Cechov fa male

“Cechov Fa Male” di e con Sergio Basile al teatro Elicantropo | Recensione

Sarà in scena fino a domenica 10 febbraio al Teatro Elicantropo di Napoli Sincopi, delinqui, infarti e altri mancamenti – Cechov fa male di e con Sergio Basile e con Claudia Natale.

Lo spettacolo narra la vicenda dell’attore russo Serghiej Kozinkov e di sua moglie Varvara Ozolin durante gli anni dell’Unione Sovietica sotto la guida di Stalin. Due attrici aprono la scena mentre il pubblico si posiziona in sala: si riscaldano, stanno per prepararsi a una sessione di training teatrale. Siamo in una sala prove americane degli anni ’50: è l’Actor’s Lab di Hollywood, e Varvara Ozolin sta guidando una giovane attrice americana. A un certo punto le immagini proiettate su uno schermo bianco sullo sfondo catapultano lo spettatore nel racconto delle vicende teatrali durante gli anni dell’Unione Sovietica. Si nominano Konstantin Stlanislavskij, Anton Cechov, Vsevolod Mejerchol’d, ma pure Michail Cechov e Lee Strasberg. Si parla di Stalin e della ferrea censura a cui il regime costringeva gli autori e attori russi.

La vicenda

La scena, con i pochi elementi che la abitano, si divide in due parti che riflettono i due piani spazio-temporali in cui si svolge la vicenda: Hollywood, aprile 1957 e Mosca, aprile 1939. Da un lato ci sono Jane e Varvara Ozolin, attrice adulta che ha ormai lasciato la scena per darsi all’insegnamento, dall’altro Varvara è in compagnia di suo marito Serghei Kozinkov. Li vediamo nel loro appartamento mentre provano – o, meglio, cercano di provare – le scene dello spettacolo tratto dai Tre Atti Unici di Cechov che stanno preparando. Battibeccano sul modo in cui entrare nel personaggio. Varvara ha bisogno di immergersi completamente nel mondo psicologico di Natal’ja Stepanovna, la protagonista di Proposta di Matrimonio: ha bisogno di sapere esattamente cosa fa, cosa vede e cosa desidera il personaggio, trovando dei punti di contatto con la sua esperienza personale. Varvara sta chiaramente cercando di mettere in pratica gli insegnamenti di Stanislavskij. Serghei vuole invece stravolgere il soliloquio scritto dall’autore per libertà interpretativa e rompere la quarta parete, parlare direttamente al pubblico e divertirlo.

Li vediamo poco dopo di fronte al Glavrepertkom, il comitato sovietico che passa al vaglio le opere dei teatranti del regime. Aspettano di essere ricevuti, di vedersi accettato lo spettacolo di Cechov a cui stanno lavorando. L’autore russo è sospetto alle autorità sovietiche, e ancora su questo punto battibeccano i due coniugi: Varvara difende la grandezza dell’autore e il ruolo politico del teatro, Serghei non pensa che il teatro debba necessariamente avere delle responsabilità politiche e sociali.

Il ruolo del teatro secondo Sergio Basile

È il teatro il vero protagonista dello spettacolo, che tenta di sviluppare una riflessione sul ruolo artistico e politico della scena attraversa la coppia dei due attori coniugi. Emergono innanzitutto questioni di carattere squisitamente artistico: l’attore deve o non deve calarsi nel personaggio, deve o non deve contattare esperienze della propria vita privata, può o non può agire liberamente sui pezzi scritti dagli autori? Si sente chiaramente l’eco del metodo di Stlanislavskij e di Strasberg.

Al centro della questione è anche il ruolo politico del teatro: qual è la responsabilità dei teatranti di fronte alla storia e alla politica? Non ci viene data una risposta – forse non viene neanche posta la domanda – ma attraverso i motivi della censura e del controllo del regime sovietico sembra che si voglia parlare del ruolo del teatro di oggi, che non è sottoposto a censure o controlli ma spesso non trova il coraggio di farsi eversivo nei confronti delle brutture del tempo. Le stesse brutture a cui Serghei si è alla fine abituato e sottomesso, come dice Varvara accusandolo.

Cechov fa male

Anton Cechov è il leitmotiv dello spettacolo, presente sin dal titolo. L’autore russo è avverso al regime, che lo accusa di aver raccontato la borghesia – nonostante fosse una borghesia in decadenza, ci tengono a sottolineare Serghei e Varvara – e di essere lontano dal popolo. Ma l’autore è anche legato al metodo di Stlanislavskij: come dimenticare le bellissime pagine di Umberto Artioli che ci ricorda che la rivoluzione della recitazione messa in atto dal regista russo non sarebbe mai stata possibile senza la svolta drammaturgica di Anton Cechov? E Cechov fa male, ci dice il titolo, male al regime e alla rivoluzione. Ma fa male, forse, anche agli attori e ai registi, che si scervellano sulle sue opere, che cercano di rivivere le tragiche vicende dei protagonisti, che decidono di supportarlo e di farsi arrestare per questo.

Di e con Sergio Basile e con Claudia Natale

Regia di Sergio Basile

Presentato da Imprenditori di Sogni di Roma

Dal 7 al 10 febbrario 2019 al Teatro Elicantropo di Napoli

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