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Eroica Fenice

Scene da un matrimonio, allo Stabile la versione di Bergman

Scene da un matrimonio, allo Stabile la versione di Bergman

Al Teatro Mercadante arriva Scene da un matrimonio, in scena fino al 14 aprile

Dopo l’allestimento della shakespeariana Bisbetica domata (2013-2014), Andrei Konchalovsky firma la sua seconda regia italiana per lo Stabile di Napoli, affrontando uno dei lavori più noti di Ingmar Bergman, Scene da un matrimonioIl Teatro Stabile, forte della sua biforcazione in Teatro Mercadante e Teatro San Ferdinando, si conferma così sempre di più come un punto di riferimento per la scena culturale napoletana e non solo.

Questa volta è il turno, in una fitta e stimolante stagione teatrale come quella di quest’anno, di un capolavoro cinematografico trasposto in una brillante versione teatrale. Inizialmente girato in sei episodi per la televisione della durata complessiva di 300 minuti, Scene da un matrimonio (1972), capolavoro del cineasta svedese Ingmar Bergman, fu  proposto anche per il cinema in una versione di 167 minuti.

Il capolavoro di Ingrid Bergman nella versione teatrale di Andrei Konchalovsky

Andrei Konchalovsky l’artefice di questa brillante operazione di comunicazione tra differenti campi visivi ed artistici. Nato a Mosca nel 1937, il russo è tra i più noti autori cinematografici e teatrali del nostro tempo. Sceneggiatore di  Andrej Rublëv e L’infanzia di Ivan del connazionale Tarkovskij, il regista è alla sua seconda esperienza teatrale italiana.  Dopo il debutto la scorsa estate al Napoli Teatro Festival, Scene da un matrimonio calcherà il palco del Teatro Mercante fino al 14 aprile.

Julia Vysotskaya e Federico Vanni vestono i panni, rispettivamente, di Marianne e Johan, una coppia solo apparentemente felice. La vicenda viene trasposta dal freddo della Scandinavia di Bergman alla più familiare Roma. Quartieri Parioli, anni sessanta. Marianne e Johan non sono che una delle tante coppie borghesi segnate dal boom economico.

Il non detto dei due finisce con l’esplodere con violenza in seguito alla decisione di lui di abbandonare moglie e figlie per una studentessa. Johan si rivela però come una persona estremamente fragile, vittima delle proprie pulsioni e di un perbenismo fino a quel momento autoimposto. Chi in definitiva riesce ad avere una tenuta più a lungo termine (nonostante l’ansia, le suppliche e gli incubi) finisce con l’essere Marianne, nei confronti della quale l’ormai ex marito vorrebbe continuare a mantenere una forma assurda di possesso non concedendole il divorzio ed essendo geloso dei rapporti con altri uomini da lei a sua volta instaurati.

Il matrimonio come fonte di inganni reciproci

Marianne e Johan vedono insomma rompersi, poco alla volta, il meccanismo così fragile del matrimonio. Il castello di bugie sul quale si costruisce l’unione fra i due viene analizzata da Konchalovsky con perfezione certosina e sensibilità fuori dal comune. Nell’angoscia esistenziale e straziante della coppia emerge la critica a un istituto di fatto egemonizzato da logiche borghesi come quello del matrimonio. Le vicende introdotte da Bergman e qui trasposte da Konchalovsky sono infatti universali. Emblematica a riguardo è la scena finale, con Marianne e Johan abbracciati ancora una volta nello stesso letto ad augurarsi nuovamente la buonanotte. Anni dopo i tradimenti e i fallimenti di una vita coniugale di fatto fallita ancora prima di cominciare.

La scenografia di Scene da un matrimonio è semplice ma funzionale all’ambizioso progetto di Konchalovsky. L’opera, suddivisa in due atti, vede la presenza in scena esclusivamente degli ottimi Federico Vanni e Julia Vysotskaya. Bravi a rendere nella finzione teatrale tutte le piccole difficoltà quotidiane della vita di coppia. L’essenzialità del corpo teatrale si riflette anche nella pochezza dei luoghi.

L’azione prende vita esclusivamente nell’appartamento romano dei due e nello studio di Johan, un brillante assistente universitario con una carriera accademica in ascesa. Diversi sono inoltre i contributi audio visivi relativi sullo schermo del palco che aiutano a facilitare la suddivisione delle scene. Carosello, Raffaella Carrà, Mike Buongiorno sono solo alcuni di cultura pop che rimarcano la nostalgica Italia degli anni sessanta e separano definitivamente l’opera dall’originario.

Fonte immagine: https://www.teatrostabilenapoli.it/evento/scene-da-un-matrimonio/

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