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Eroica Fenice

Libri

La piccola Parigi, il romanzo di Alessandro Tonoli

La piccola Parigi – Leggende di Cabiate è un romanzo scritto da un giovanissimo studente, Alessandro Tonoli, e pubblicato da GWMAX Editore. A cosa faccia riferimento il titolo non è chiaro nemmeno ai protagonisti della storia, che decidono di attribuire tale nome a volte a una piccola e sconosciuta bambina, a volte alla città di Cabiate. O a entrambe. La cosa certa è che è una storia d’amore, tutt’altro che ordinaria e convenzionale. La piccola Parigi, una storia di sogni e desideri Cabiate è un piccolo comune in provincia di Como. Qualcuno lo chiama la “Piccola Parigi”, qualcun altro attribuisce il nome a una dolcissima bambina che gironzola saltellando per la città, vestita di rosso. Nessuno sa chi sia, ma tutti la conoscono: è colei che parla sempre con tutti e ha un sogno quasi surreale ma rispettato con assoluta dignità dagli abitanti della cittadina. La piccola vorrebbe far crescere un seme molto particolare al centro dell’unico spazio verde di Cabiate. A raccontare questa vicenda è il nonno di Chiara, che dopo la morte della propria compagna di vita, sente di dover svelare un segreto alla sua nipotina di 10 anni. Chiara, come tutti i bambini della sua età, si mostra inizialmente irrequieta e reticente, ma le basta percepire quanto ciò sia importante per il nonno da sedersi buona e restare immobile prima di dover fare i compiti. Poche parole e la sua attenzione viene completamente catturata: ascolta con espressione solenne, introducendosi prudentemente quando sente di tradire la propria infantile curiosità. Lei assomiglia terribilmente alla Piccola Parigi e, come assorbe tutta la storia, si ritrova improvvisamente a condividere con il nonno qualcosa di estremamente importante, forse più di quanto lei stessa possa comprendere. A colpirla è la consapevolezza del peso di una vita fatta d’amore e devozione, di un affetto talmente profondo da legare due persone in maniera indissolubile, persino dopo la morte. Chiara sarà felice, nonostante il romanzo porti, al suo completamento, strascichi di pura amarezza, di quelli difficili da mandar via.

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Libri

La giusta mezura, una storia d’amor cortese e bisogni infiniti

La giusta mezura è il (o la, come si preferisce) graphic novel disegnato da Flavia Biondi e pubblicato da BAO Publishing nel novembre 2017. Un volume cartonato di quasi 160 pagine, rivestito da una copertina di tela blu in imtilin con stampa bianca. I disegni sfruttano le tonalità del blu che vengono contrapposte alla pagina crema, dando una morbidezza inaudita ai soggetti e ai contorni, per un argomento invece nettamente in contrasto. Bologna fa da sfondo, rappresentata con accuratezza e nostalgia. La soluzione di ogni cosa è la giusta mezura La trama è amara, ma tanto realistica da abbracciare le emozioni e i sentimenti della maggior parte della generazione y. Mia e Manuel sono due giovani innamoratissimi, che raggiunta quasi la soglia dei trent’anni mostrano di avere – dopo una lunga crescita insieme – bisogni e desideri diversi. Condividono un appartamento con altri inquilini, ma – almeno uno dei due – sente la necessità di trovare un nido d’amore e iniziare finalmente a crescere. Come se non fosse abbastanza, si trovano incastrati nel vortice dei lavori a scadenza, che non rispondono delle proprie qualifiche ma che sono funzionali all’esigenza di mettere soldi da parte per vivere e per costruire il proprio futuro. In questo quadro sopraggiunge lo smarrimento di uno dei due personaggi, che avvinto dalle braccia della debolezza umana, deve compiere la propria scelta. Entrambi vorrebbero vivere d’arte, soprattutto lui, che accosta al proprio lavoro di cameriere la pubblicazione online di un romanzo medievale, improntato sull’amor cortese. Per quanto il filone cavalleresco abbia sempre lo stesso svolgimento e la stessa risoluzione, Manuel si rende conto che la vita reale non è fatta solo di “morale”, ma anche di compromessi, debolezze e soprattutto attenzioni. Infatti «È così perfetto l’amore prima di conoscere i suoi protagonisti». Una storia che coglie perfettamente l’inadeguatezza che vive buona parte dei giovani, oggi. La necessità di trovare il proprio spazio nel mondo, la propria ragione, il proprio motore, soprattutto quando si pensa di non aver guadagnato nulla a quasi trent’anni. A volte è indispensabile sbagliare per poter comprendere ciò che si rischia di perdere e ciò che si vuole veramente ottenere.

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Musica

Oltre di Tartaglia Aneuro: il secondo album dopo Per Errore

I Tartaglia Aneuro sono una band formatasi nel 2012 in terra flegrea, composta da Andrea Tartaglia (voce e leader del gruppo), Salvio La Rocca (percussioni), Paolo Cotrone (chitarra), Mattia Cusano (basso) e Federico Palomba (batteria). Come rivelatoci in un’intervista precedente, “Tartaglia” è il cognome del leader mentre “Aneuro” «è il nome del progetto, ma i due non sono separati, diciamo che c’è Tartaglia in aneuro e aneuro in Tartaglia! “Aneuro” in un gioco di parole puteolano (detto con vari accenti strani) può significare varie cose, tipo: “sto da un’ora” (stong A’N’EUR), “fuori la neuro” (for A’NEURO), “senza un euro” (senzA N’EURO) o “nudo” (ANNEùR), che descrive un po’ quello che siamo». Insomma, un gruppo indipendente napoletano che rende i propri pensieri un insieme di musica e parole dal significato immediato ed efficace. Oltre di Tartaglia Aneuro è una collaborazione tra artisti indipendenti L’anteprima live del nuovo cd “Oltre” (uscito l’11 dicembre) è stata presentata il 21 dello stesso mese al Lanificio 25 di Napoli. L’album è stato prodotto da iCompany con il sostegno del progetto “S’illumina”, il bando promosso da SIAE e Mibact per la nuove offerte musicali. Questo lavoro è il frutto di una proficua collaborazione con artisti come Daniele Sepe, O’ Zulù dei 99 Posse e Ciccio Merolla. 11 brani, raccolti in un disco dal titolo emblematico: “Oltre” vuole infatti spingere l’ascoltatore a non soffermarsi alla superficie ma scavare più profondamente per raggiungere la verità. È quindi un appello, volto a diffidare dei media, dei “vampiri” che ci sono attorno e ci succhiano continuamente il sangue, ad affrontare la monotonia che si instaura nel quotidiano, la paura del futuro e l’insicurezza che spinge a battere solo percorsi già conosciuti. Il mezzo con cui i Tartaglia Aneuro comunicano è inusuale, una mescolanza di genere tra il rock, il soul, il jazz e l’indie, con sonorità etniche, ritmi incalzanti, ironia e parole affilate. Oltre è un inno a riconoscere le proprie potenzialità, anche se non ci si crede o non le si riescono a vedere; O’Lion è la descrizione inizialmente di un mondo paragonabile a una giungla, in cui si muove una figura forte e fiera come il leone che segue il proprio istinto e non fa mai nulla senza la giusta motivazione, arrivando alla metafora dell’uomo moderno ormai stanco, depresso e indolente; Leggi armate (feat. Ozulù) è una visione attuale, un ritratto della società violenta e corrotta guidata da leader inadeguati per cui bisogna aprire gli occhi; con Zucasang (feat. Daniele Sepe) il gruppo vuole mettere in guardia da quel tipo di persone sempre in grado, con malizia e cattiveria, di prendere tutto il sangue del proprio corpo, ma soprattutto dalla possibilità di diventarlo a propria volta; Fratm si sofferma nuovamente sulla difficoltà della vita che – nonostante tutto – deve essere affrontata, basandosi sui propri sensi e la propria forza; quasi interamente strumentale è Crateri, il cui testo appare come una poesia musicata che incoraggia nuovamente a spingere e a superare la superficialità, leitmotiv dell’intero album; La Fenice, come […]

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Culturalmente

Natale fai da te: gli spunti handmade dal mondo e dalla cultura

Ci siamo. Il Natale è alle porte e con esso tutta la magia che ne deriva. È un sortilegio curioso quello del Natale. Un gioco seducente che si compiace in qualche modo del riportarci tutti bambini in attesa della grande notte. Un’attesa lunga e trepidante che si gusta giorno dopo giorno, imprimendosi diffusamente in ogni livello del nostro quotidiano. Se i più piccoli redigono liste congetturando slitte volanti, i più grandi dirigono i lavori fabbricando il Natale dei sogni. Che cos’è in fondo il Natale, se non la tradizione tra le tradizioni volta a ricordarci il sapore della famiglia e della condivisione? Ecco per tutti coloro alla ricerca di un Natale dal carattere tenero e tradizionale, non possono mancare alcuni indizi squisitamente handmade per rendere l’albero e la vostra casa ancora più accoglienti e personali. E naturalmente natalizi. Poinsettia: decorazioni originali per un Natale fai da te Se intendete accordare al vostro albero di Natale una nota tradizionale ed esotica al tempo stesso, le decorazioni in feltro con la sagoma di poinsettia, sono ciò che fanno al caso vostro. Le messicane poinsettia, altrimenti conosciute come stelle di Natale, o ‛fiori della Vigilia di Natale’, sono piante originarie dell’America Centrale, ed è proprio una leggenda messicana a sancirne il simbolo di amore e gratitudine. Tale leggenda narra di due bambini molto poveri, un bambino e una bambina. La tradizione voleva che la notte di Natale ognuno preparasse qualche dono per la venuta al mondo del piccolo Gesù, ma i due bambini non possedevano niente da dispensare. Decisero quindi di mostrare metaforicamente la loro devozione componendo un bouquet con erbacce raccolte per strada. La leggenda a questo punto ci dice che una volta posizionato il bouquet di fianco alla mangiatoia, le erbacce si tramutarono in sfavillanti fiori rossi dalla forma stellata: le nostre popolari stelle di Natale. Procuratevi del feltro verde e rosso, dei bottoncini rotondi e della colla. Ritagliate una stella in feltro verde e due in feltro rosso. Sovrapponete le tre stelle in modo tale che tutte le punte siano ben visibili. A questo spunto schiacciate il centro delle stelle applicandovi un bottone che andrà fissato con della colla a caldo. Presto fatto. Non vi resta che applicare sul retro delle vostre stelle un semplice nastrino in raso rosso, e appenderle al vostro albero. Oltre ad essere una deliziosa decorazione per l’albero di Natale, le poinsettia in feltro possono diventare anche dei perfetti pensieri natalizi per tutti gli affetti speciali. Dai vostri cari, agli amici sparsi nei più remoti angoli di mondo, i pacchi viaggiano ovunque. Con Packlink, una piattaforma di comparazione tariffe per l’invio di pacchi in tutto il mondo, il gioco è facile e veloce. La spedizione dei vostri pacchi con Packlink farà viaggiare i vostri regali a prezzi economici, dove vorrete e con una storia da raccontare. La vostra! Le lanterne a forma di stella per illuminare le proprie feste: le parol filippine Ma proseguiamo con i suggerimenti per un Natale fai da te ricco di tradizione. […]

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Culturalmente

Interpretazione dei sogni, gioco del lotto e cabala napoletana

La tradizione napoletana è piena di suggestive ritualità ed abitudini. Tra le più conosciute non mancano sicuramente la tombola e la cabala occidentale, di cui la più diffusa è quella indentificata con la smorfia napoletana. La smorfia, spesso associata alla cabala ebraica (qabbaláh, kabbalah o cabbala), tenta di svelare i misteri o dare una spiegazione agli avvenimenti più criptici o di difficile interpretazione razionale, tramite l’associazione di numeri a una precisa classificazione di nomi. Non è nulla di scientifico, anzi, è una questione puramente mistica ed esoterica. Non si sa con precisione come sia nata, ma certamente il nome deriva dall’associazione al dio dei sogni Morfeo. È all’interno dei sogni che si manifesta, spesso, la volontà d’interpretazione degli avvenimenti, nella convinzione siano la rappresentazione di un messaggio divino non propriamente lineare nella sua esposizione. Tali credenze risalgono molto probabilmente all’antichità, da cui ci è pervenuto il primo libro sull’interpretazione dei sogni. Il suo autore fu Artemidoro di Daldi, apripista poi di una proficua e fitta produzione sul genere. Soprattutto in epoca medievale e rinascimentale si concentrano altri scritti, epoche dove l’interpretazione della simbologia (in particolar modo cristiana) era quasi una vera e propria ossessione. La cabala e la sua applicazione nel gioco del lotto Certo è che, ad oggi, dimostra ancora di essere una componente fondamentale delle tradizioni italiane. Una volta interpretato il sogno e circoscritto specifici simboli (e quindi nomi), il risultato finale è una manciata di cifre il cui utilizzo può anche arrivare a stravolgere la propria esistenza. L’applicazione più diffusa di tali numeri è nel gioco del lotto, in grado di permettere a un giocatore estratto una vincita anche considerevole. Il gioco del lotto non ha origini prettamente napoletane, ma diventa legale nel vicereame spagnolo solo dopo il 1700 (come in tutti gli stati italiani, al di fuori di Genova, luogo di nascita del gioco). Era quindi diffusissimo in tutta la penisola, a dispetto di quanto si possa pensare. L’unico riconoscimento da attribuire ai napoletani è sicuramente quello di averlo introdotto come tipica tradizione natalizia, che non manca quasi mai sulle tavole durante i lunghissimi cenoni delle feste. L’interpretazione dei sogni: una pratica diffusa non solo in Italia L’interpretazione dei sogni, invece, non è sicuramente un’abitudine di origine né napoletana né italiana. Al di là delle credenze popolari, moltissimi studiosi hanno cercato di analizzarne il contenuto, così come oggi è spesso un metodo impiegato nella psicoanalisi e nella psicoterapia per la risoluzione di problematiche psicologiche o legate alla sfera sentimentale. Il percorso di costruzione, però, va compiuto in autonomia o con l’ausilio di uno specialista, in quanto ha caratteristiche prettamente soggettive e legate alla quotidianità dell’individuo sognante. Tra i più conosciuti estimatori di tale metodo d’analisi troviamo il neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco Sigmund Freud e lo psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero Carl Gustav Jung. Secondo il primo ogni sogno non è null’altro che un desiderio nascosto, qualcosa che il nostro inconscio vuole ardentemente; per il secondo, invece, la questione è di gran lunga più complessa […]

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Libri

E-motion della NPE, la tradizione del fumetto tra cartaceo e digitale

E-motion della NPE è un saggio, scritto da Davide Bilancetti e Valentina Marucci, che ripercorre i passi della storia del fumetto, dal cartaceo al digitale. Diviso in sei capitoli, dedica ogni singola parte – con estrema accuratezza – alle varie fasi che caratterizzano l’evoluzione del fumetto, soffermandosi poi su una serie di volti che rappresentano attualmente il professionismo nel campo. Da Paola Barbato (prima sceneggiatrice e oggi autrice di Dylan Dog) a Giacomo Bevilacqua (conosciuto anche per Il suono del mondo a memoria e A Panda piace), da Francesco Polizzo (di cui Ernest Egg è diventato un corto animato con la regia di Claudio Di Biagio) a Pietro Scarnera fino ad arrivare a Cecilia Latella, possiamo leggere piccoli cenni biografici e fitte interviste sul loro personale percorso lavorativo e sul loro modo di interpretare il fumetto come mezzo espressivo. Un testo snello, che raggiunge qualsiasi tipologia di lettore, che sia accanito fruitore o meno del medium, risultando un ottimo inizio per approcciarsi all’argomento. Si compone anche di un breve glossario, costituito dai termini più conosciuti come baloon, vignetta o didascalie per arrivare a quelli più tecnici come storyboarding, storytelling o infinite Canvas. E-motion della NPE: un excursus sulla storia del fumetto e sul ruolo dell’autore Il fumetto è quel mezzo attraverso cui la comunicazione diventa più efficace che mai: unisce inevitabilmente immagini e parole, arrivando sempre al cuore del “problema”. Non esiste un target d’indirizzo ed è errato pensare che sia d’interesse solo per una fascia ristretta di persone o legata ad una specifica età anagrafica. Esistono tipologie diverse, tecniche diverse e strutture diverse, che possono accogliere qualsiasi tipo di storia: da quella romantica a quella avventurosa, da quella fantasy a quella gotica, senza dover porre limiti alla fantasia di un autore e anche di un disegnatore. Non viene tralasciato e anche la figura dell’autore ha un capitolo interamente dedicato. Il lavoro del fumettista non è effettivamente semplice, ma racchiude una grande quantità di capacità e professioni: saper “vedere d’insieme”, scegliere con attenzione come veicolare il proprio messaggio, saper usare gli strumenti del mestiere (come le tavolette grafiche, nel caso del digitale) e, con i Motion Books e i Motion Comics, saper approntare scelte coerenti per coniugare suono e fumetto. Il tutto corredato da immagini e disegni estremamente esplicativi e funzionali all’opera. Qualora questi non dovessero bastare, ad accompagnarli, una serie di QR code da far leggere ai propri dispositivi mobili per osservare le versioni a colori. Che si scelga una lettura impegnata o una lettura evasiva, il fumetto è sempre una scelta giusta.

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Attualità

Infanzie negate: i diritti del bambino e dell’adolescente

Dal 20 novembre 1989, con la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite sancisce che i bambini hanno il diritto di vivere un’infanzia serena, adottando il testo proposto senza alcun voto contrario. Da quel momento, ogni anno se ne festeggia la ricorrenza, identificata come la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ad anticiparne la nascita vi sono due avvenimenti importanti: il primo nel 1924, dove per la prima volta si fa riferimento al bambino in quanto tale nella Dichiarazione di Ginevra; il secondo nel 1959, dove viene promulgata la Dichiarazione sui Diritti del Bambino, un documento di sette punti che assume in qualche modo il ruolo di apri-pista. Tali circostanze, unite alla nuova concezione e rappresentazione dei bambini e al rafforzamento del diritto internazionale, permettono alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Uomo di redarre una bozza della futura Convenzione. A presiedere il gruppo di lavoro (o working group) è il ministro degli affari religiosi e presidente della Corte Suprema in Polonia Adam Lopatka, un Paese che già dal ’59 (e soprattutto dopo il 1979, Anno Internazionale del bambino) premeva per una ufficializzazione del documento. Il bel Paese vi aderisce ufficialmente con la legge n. 176 del 27 maggio 1991 e, ad oggi, sono 196 gli Stati che si impegnano al rispetto di tali diritti. Diritti del bambino, un documento onnicomprensivo che li raccoglie valutandoli della medesima importanza Ma quali sono i diritti di un fanciullo? Dopo aver stabilito che per bambino o adolescente si intende un individuo che abbia un’età inferiore ai diciotto anni, gli articoli sono un decalogo di voci che per molti paesi industrializzati possono apparire scontati, ma che hanno l’obbligo (peggio ancora la necessità) di essere messi nero su bianco. Il documento è onnicomprensivo senza distinzioni o suddivisioni per sottolineare l’eguale importanza di ogni singolo articolo, che in questo modo è indivisibile, correlato agli altri e interdipendente. Comprende tutte le diverse tipologie di diritti umani: civili, culturali, economici, politici e sociali. È possibile però suddividere i 54 articoli in macro-insiemi, che si basano sul principio di non discriminazione (per razza, colore, sesso, lingua, etnia, ceto, credo o opinioni), sulla superiorità dell’interesse del bambino (separandolo anche dai genitori laddove esclusivamente necessario), sul diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo e sulla sua libertà d’espressione, a volte anche in ambito legale e nei processi che lo riguardano (considerando, ovviamente, livello di maturità e capacità di comprensione). Agli articoli si aggiungono poi tre protocolli definiti “opzionali”: quello concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, quello sulla loro vendita, la prostituzione e la pedopornografia e, in fine, quello sulle procedure di reclamo. Bambini e diritti negati: quando si ha la necessità di garantire un’infanzia dignitosa Esistono ancora troppe realtà che, in passato come oggi, hanno negato (e negano) tali diritti. A essere incriminati sono spesso i paesi più poveri del mondo, i quali privano i bambini di ciò che naturalmente spetta loro e li sottopongono a violenze e abusi. Tra i diritti più […]

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Libri

In viaggio con Lloyd, il cammino per ritrovare se stessi

In viaggio con Lloyd: un’avventura in compagnia di un maggiordomo immaginario è il primo romanzo di Simone Tempia, la mente – e la penna – dei dialoghi tra Lloyd e Sir, ormai conosciutissimi sulla pagina Facebook Vita con Lloyd. Superati i timori, confessati in un’intervista a Eroica Fenice, di non riuscire a offrire un percorso continuativo ai due protagonisti, nasce un’opera davvero affascinante, naturale proseguimento delle loro vicissitudini e della vita insieme. Pubblicato dalla Rizzoli Lizard, è in tutte le librerie dal 27 settembre. Il romanzo è uno spaccato – molto importante – della vita di Sir, il quale, come tutti noi prima o poi, è costretto a recarsi a un appuntamento improcrastinabile: quello con il proprio Destino. Raggiungerlo, però, si dimostra essere spesso un viaggio non privo di ostacoli e rallentamenti, di imprevisti e di felici scoperte. L’importante è avere con sé un bagaglio, accuratamente preparato, con tutto il necessario per muoversi con consapevolezza. Ma soprattutto mai arrendersi alle avversità e nemmeno lasciarsi trascinare e trattenere da eventi che a una prima occhiata sembrano offrirci tutto quello di cui pensiamo di aver bisogno. In viaggio con Lloyd, la metafora di un percorso lungo ma gratificante Tutti i personaggi coinvolti sono la personificazione delle emozioni, delle sensazioni e di tutte le componenti imperscrutabili della vita umana: i dubbi, le ansie, le speranze, il buonsenso, la buona volontà. Questi rivestono il ruolo di compagni di viaggio (anche indesiderati e petulanti) o addirittura di ostacoli, che impediscono di raggiungere la propria meta. Sir però non viaggia in compagnia (almeno non fisica) del proprio maggiordomo immaginario: questa è un’avventura che comunque deve compiere da solo, che sente di dover iniziare contando sulle proprie forze. Ma, come è giusto che sia, si rende conto di non poter affrontare le avversità in totale autonomia. Inizia quindi una corrispondenza epistolare (e a volte anche telefonica) con Lloyd, che interviene quando necessario o si limita ad osservare se la situazione lo richiede. Il suo apporto è infatti indispensabile, nonostante Sir – nella sua insicurezza – possa averlo messo in dubbio più di una volta durante il corso del suo viaggio. Alla fine, però, non potrà che riconoscerne le capacità, la saggezza, l’efficienza, rendendo Lloyd indispensabile per costruire la propria vita con equilibrio. Una lettura più che consigliata, per imparare a riconoscere l’itinerario che il Destino ci costringe a percorrere, spesso controvoglia, spesso sorprendendoci.

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Libri

La mummia, tra graphic novel ed eccentricità vittoriane

La mummia è una graphic novel disegnata da Dino Battaglia ed edita dalla Nicola Pesce editore. L’autore, di origini veneziane, viene definito da Hugo Pratt, padre di Corto Maltese, “Maestro dei Maestri”, sia per per la grande quantità di opere pubblicate sia perché – nel suo genere, il fantastico – è tra i più bravi fumettisti italiani. Tra i premi più prestigiosi da lui conseguiti vi è “Miglior disegnatore straniero”, ottenuto nel 1975, che gli ha permesso di fregiarsi del titolo di primo italiano ad aver conferito un simile riconoscimento al Festival International de la Bande Dessinée d’Angoulême. Per i suoi lavori ha assunto i panni di traduttore d’eccezione di molti scrittori romantici e novecenteschi come Poe, Hoffman, Lovecraft, Borges e Stevenson, che hanno inevitabilmente influenzato la costruzione di uno dei suoi personaggi più complessi: l’Ispettore Coke. Certo non mancano le caratteristiche tipiche dei protagonisti dei generi polizieschi, dal cipiglio severo e il volto ombroso, che si riscontrano in personaggi come il celeberrimo Sherlock Holmes; nonostante ciò riesce a discostarsene, regalandogli un’individualità che si fa notare. Riflessivo e umano, sono gli aggettivi più adatti a descrivere le sue peculiarità. La trama de La mummia e le eccentricità di una società borghese del XVIII secolo La vicenda si svolge a Londra, nei primi anni del XX secolo, dove un assassino lascia dietro di sé una serie di vittime (sempre prostitute) dal volto sfregiato. Il richiamo metaletterario è lampante, dove il modus operandi e il target sono gli stessi di Jack lo Squartatore. L’Ispettore di Scottland Yard, chiamato a investigare, ha un’intuizione ed è sul punto di catturare il criminale. Quest’ultimo però viene trovato completamente dissanguato, sul ciglio di una strada. Qualcuno è intervenuto e il colpevole sembra essere una creatura ricoperta interamente da bende e proveniente dall’Egitto. L’opera consta di una prefazione e di una postfazione. Entambe sono particolarmente interessanti e ricche di aneddoti legati sia all’autore che al genere fantastico. Una piccola parte è dedicata a una serie di abitudini assunte dalla società occidentale della Londra vittoriana, che costituiscono l’eccentricità di una classe sociale intenzionata a emergere a ogni costo. Intorno al 1799 esplose infatti l’Egittomania e molti esponenti della borghesia inglese, per acquisire maggiore prestigio, iniziò a comprare mummie e sarcofagi, che, durante feste private ed esclusive, venivano sbendate. Le prime, soprattutto quelle dei gatti ritrovati sepolti assieme ai propri padroni, venivano impiegate in contesti oggi inimmaginabili. Un esempio? Venivano bruciate al posto del carbone o, dalle bende, estratti esotici profumi. Queste ed altre affascinanti curiosità sono accuratamente descritte nella cornice di un disegno sfumato e nebbioso, che rende perfettamente l’idea del contesto tetro e gotico da cui prende vita.

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Libri

Intervista a Pino Imperatore e la sua pungente satira

In occasione della fiera Ricomincio dai Libri, che quest’anno si terrà a Napoli dal 29 settembre al 1°ottobre, l’autore e giornalista Pino Imperatore ha concesso a Eroica Fenice un’intervista. Lo scrittore napoletano tiene particolarmente al rapporto con i giovani, ragione per la quale ha dedicato l’anno scorso ogni fine settimana a una scuola diversa, tra superiori, medie, elementari ed università, e ha frequentato associazioni culturali giovanili. L’autore ha sentito la necessità di sottolineare l’importanza dell’arrivo dell’evento (senza scopo di lucro e che vivrà dei fondi richiesti tramite la piattaforma Meridonare) a Napoli, dopo un periodo “pioneristico” vissuto a San Giorgio a Cremano. Il comune campano ha ospitato fino al 2011 un importantissimo riconoscimento, il premio Massimo Troisi, che Pino Imperatore ha conseguito nel 2001, ricoprendo poi il ruolo di responsabile della Scrittura comica. Quest’anno – finalmente – riprenderà, nelle mani del Direttore artistico Paolo Caiazzo (proprio originario di San Giorgio, tra l’altro) che ha affidato nuovamente a lui l’onere (e l’onore) della categoria. La notizia non è ancora ufficiale, ma lo sarà a breve e prevederà una novità: vi sarà come sempre la sezione per racconti inediti (dando spazio quindi agli aspiranti scrittori), ma questa volta anche quella dedicata alla narrativa edita, per chi voglia valorizzare la letteratura comico-umoristica di cui il nostro paese ha una grande tradizione. Per descriverlo con le sue parole: “nella vita nulla accade per caso”. Intervista a Pino Imperatore: il coraggio di trattare con umorismo i drammatici temi della nostra attualità Giornalista e poi autore umoristico-satirico. Come è avvenuta la svolta? In effetti l’attività giornalistica non l’ho mai abbandonata perché continuo a svolgerla ancora oggi presso il Comune di Napoli, essendo Dirigente del Servizio Comunicazioni istituzionale e del Servizio Portale web e Social Media. Mi è servita, come attività, per affinare la mia scrittura, per puntare all’essenziale, raccontare fatti reali e quindi per entrare con maggiore forza ed energia nei fatti stessi, nei personaggi che sono diventati alla fine protagonisti delle mie storie. È stata per me un’esperienza fondamentale anche perché ho avuto degli ottimi maestri e, fra questi, i compianti Amato Lamberti e Giancarlo Siani. Come ha pensato quindi di associare camorra e umorismo come in Benvenuti in casa Esposito? L’esperienza che ho avuto, sia prima che dopo l’uccisione di Giancarlo Siani, ha portato a impegnarmi di più nel sociale, per far sì che i fenomeni camorristici e criminali venissero compresi di più dalla popolazione, dal pubblico e dai cittadini (soprattutto napoletani e campani) e, utilizzando lo strumento mio, proprio, l’ironia, perché venissero ridicolizzati i comportamenti camorristici. Questa è stata l’operazione che ho fatto fin dall’inizio. L’idea di associare la mia scrittura comica a un fenomeno così grave come la criminalità organizzata è stata una sfida, quasi un azzardo. Non sapevamo a cosa potesse portare tutto questo e fortunatamente il pubblico ha capito l’operazione, i libri sono andati benissimo e anche la commedia successivamente… Siamo stati in scena per tre anni, commedia che ho scritto con Alessandro Siani e Paolo Caiazzo e ancora oggi, a […]

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Libri

Emiliano Fittipaldi e l’inchiesta contro il potere corrotto

Dal 29 settembre al 1° ottobre si terrà – questa volta nel centro storico di Napoli – “Ricomincio dai Libri”, la fiera del libro, precisamente all’ex Ospedale della Pace in Via dei Tribunali 227. È un progetto senza scopo di lucro, che si basa sulla donazione di fondi (attraverso la piattaforma Meridonare) e sulla partecipazione gratuita di ospiti e visitatori. Le associazioni Librincircolo, La Bottega delle Parole, Cooperativa Sociale Sepofà e Parole Alate sono le organizzatrici dell’evento a cui parteciperanno, come ogni anno, personalità di spicco. Tra questi, Emiliano Fittipaldi, giornalista d’inchiesta e scrittore, napoletano e laureato alla facoltà di Lettere Moderne della Federico II, che ha concesso ad Eroica Fenice un’intervista. Emiliano Fittipaldi e le sue “scomode” inchieste Cosa l’ha spinta a fare giornalismo d’inchiesta? Il giornalismo si può fare in tanti modi. Si può raccontare semplicemente quello che accade tutti i giorni, si può dare voce alla gente comune. Ci sono tanti settori: la cronaca, la politica… A me piaceva quello di “cercare segreti”, quelli che i potenti non vogliono che le persone comuni, che l’opinione pubblica conosca. E quello di volerli svelare al lettore o allo spettatore, in caso di tv, è una cosa che ho capito quando, molto tardi, ho deciso di fare il giornalista. Perché tardi? Perché di solito si dice che il mestiere di giornalista uno ce l’ha nel sangue, ma io facevo l’attore a teatro e volevo fare il regista teatrale. Poi il professore universitario. Alla fine, da grande lettore di giornali, ho pensato di provare questo mestiere, quindi mi sono iscritto alla Luiss e fare il Master di giornalismo. Già là ho capito, leggendo molto, soprattutto La Repubblica e Giuseppe D’Avanzo – che per me è un mito assoluto –, napoletano pure lui, che avrei voluto provare a fare quel tipo di giornalismo: inchieste su potere. Qualsiasi potere sia. Come ha affrontato i temi di Avarizia e Lussuria? Non ha temuto le ripercussioni? Sai, se tu ti preoccupi delle ripercussioni che ci possono essere – se fai inchieste sul potere, ad esempio il Vaticano – meglio lasciar stare. Il potere si difende sempre da chi lo attacca, anche attraverso la penna, dato che questa ha un potere superiore a quella di qualsiasi arma, soprattutto se si è coerenti e si riesce, non attraverso l’invettiva o la polemica e nemmeno l’opinione, ma attraverso il semplice elenco di fatti, a unire le false promesse del potente di turno. Sia in Lussuria che in Avarizia – e in questo caso nel libro ancora non uscito a Napoli (uscirà tra il 25 e il 26 settembre) Gli impostori – il mio obiettivo è proprio quello di spiegare come un giornalista, anche con fonti aperte e non per forza avendo relazioni straordinarie con fonti chiuse, che ovviamente pochi riusciamo ad avere, può creare a un potere corrotto molti problemi. Cosa consiglierebbe ai futuri laureati in Lettere Moderne che vogliano intraprendere lo stesso percorso? Il consiglio maggiore è quello di lavorare tanto, di non lagnarsi delle difficoltà che […]

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Interviste vip

Vita con Lloyd, intervista a un autore onesto

Ormai è difficile trovare qualcuno che non conosca le avventure di un uomo alle prese con il proprio maggiordomo immaginario: lo dimostrano il sito web, la pagina Facebook seguita da quasi 100.000 utenti e il libro Vita con Lloyd, pubblicato per la prima volta il 17 novembre 2016 e alla sua quarta ristampa. Non è impossibile invece poter venire a conoscenza della mente che si nasconde dietro i dialoghi tra Lloyd e Sir. L’unica pecca è che non è immediatamente intuitivo: Simone Tempia, un giovane scrittore originario di Biella, non desidera un pubblico ma “lettori di Vita con Lloyd”. Sembra un concetto semplice, ma nasconde l’aspirazione di poter mettere sempre in primo piano il proprio prodotto (come tale e non come profitto), perché venga apprezzato singolarmente e nella sua onestà. È, per lui, sbagliato affermare che un libro sia la proiezione di uno scrittore. Ci ha concesso un’intervista, tra l’altro estremamente divertente, svelando qualcosa anche di sé oltre che di uno dei suoi personaggi più conosciuti. Intervista all’autore di un libro che vuole essere onesto: Vita con Lloyd La prima domanda di rito: chi è Lloyd? È un maggiordomo immaginario. Niente più, niente meno. Se poi vogliamo cercare di trovare una sua identità, al di fuori di quella di servizio, è una voce, un collettore di voci, un insieme di consigli che nella vita abbiamo ricevuto almeno una volta dalle persone più sagge di noi. E tutta questa – non so se proprio definirla saggezza, perché il saggio sa di vecchio, sa di stantio – visione dall’esterno che abbiamo di noi – e di me in particolare – confluisce nella figura di Lloyd. Sono le mie sensazioni, quando il sottotitolo recita “la mia vita con un maggiordomo immaginario di nome Lloyd” intende proprio la mia vita, la mia di Simone Tempia. È naturalmente la mia quotidianità; le persone che mi conoscono e leggono Vita con Lloyd si fanno le “ghignate”, sanno cosa sta succedendo e come rielaboro le cose. Quanto è imbarazzante? Pochissimo. Fortunatamente ho ricevuto questa “grazia” enorme, che è quella di saper astrarre un pochino le mie miserie e dal particolare trasformarle nell’universale. È ciò che fanno i grandi scrittori. Questa capacità – che io non ho perché sono alle prime armi, anche se scrivo da quando avevo 14 anni – ogni tanto riesco a farla venire fuori. Ho un’emotività vulcanica, quando mi succede qualcosa sono un libro aperto e mi piace “scrivermi” e mostrarlo agli altri. Allora la seconda, ugualmente importante: chi è Simone Tempia? È un 34enne, che da vent’anni vuole fare solo una cosa nella vita: lo scrittore. Che ha sempre lottato per poterlo fare, nonostante io per primo sono – ed ero quando ho iniziato questa carriera – cosciente non sia la via per l’arricchimento né per la stabilità economica e mentale. Sono laureato in Giurisprudenza, arrivo dalla provincia del nord-ovest, che è Biella, ma ho viaggiato un po’. Sono stato sei anni all’Università di Pavia, poi a Bologna per tre anni. Mi sono un […]

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Libri

Dente per dente, il nuovo libro di Francesco Muzzopappa

Dente per dente è il nuovo romanzo dello scrittore barese Francesco Muzzopappa, già conosciuto per gli apprezzatissimi Una posizione scomoda (l’opera d’esordio) e Affari di famiglia. Edito dalla Fazi Editore uscirà il 22 giugno nelle librerie di tutta Italia. Leo è un ragazzo di ventotto anni come tanti e in cui è facile immedesimarsi: un lavoro semplice, una vita semplice con la certezza di una solida storia d’amore e un amico comunista che vorrebbe vederlo almeno una volta partecipare alle attività del “circolo”. Sente la mancanza quindi di poche cose, ma non delle due dita perse in un incidente quando era appena adolescente. Un po’ come per tutti, però, la vita non è esattamente una semplice discesa e qualcosa andrà inevitabilmente storto. Occhio per occhio, dente per dente (Levitico 24, 19-20) Dente per dente, esattamente come recita il Levitico (ossia il terzo libro dell’Antico Testamento), sancisce, assieme ad “occhio per occhio”, la sacralità della legge del taglione di biblica memoria. Il romanzo, infatti, è un’opera che parla di vendetta, nei termini più bassi della normalità della natura umana: mi hai profondamente ferito e ora dovrai essere ripagato con la stessa identica moneta. E sempre in termini biblici, questa vendetta avrà qualcosa di mistico, al passo con i dieci comandamenti. Dalle premesse sembra quindi tutto perfetto, se non fosse che i piani divini vengono spesso interrotti o modificati da un elemento che gli esseri umani sentono di possedere intrinsecamente alla propria natura: la sfiga. Come se non fosse già abbastanza convincente tutto ciò, il romanzo è ricco di passione per i motori e le macchine di lusso e per l’arte, soprattutto contemporanea: nasce dal genio di Muzzopappa il MU.CO., il fantomatico museo d’arte contemporanea di Varese, ricco di opere di grandissimi e riconosciutissimi autori. Peccato però che ad essere esposte sono quelle meno conosciute e più improbabili. Il tutto innaffiato da un umorismo sagace e pungente che l’autore regala al pubblico a partire dalla collaborazione con il fumettista italiano Simone “Sio” Albrigi in Fiabe brevi che finiscono malissimo. Vale quindi la pena immergersi in una lettura del genere, insomma, in quest’opera di vendetta e di umana semplicità.

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Libri

Edward mani di forbice diventa una graphic novel NPE

Chi l’ha vista non può dimenticare la pellicola firmata Tim Burton Edward mani di forbice, uscita nelle sale nel 1990 e interpretata da un magistrale Johnny Depp e una giovanissima Winona Ryder. È la storia di un automa per il quale il suo creatore ha la pretesa di creare un vero e proprio uomo con tanto di cuore e cervello. All’inizio Edward è costituito interamente da parti meccaniche e ferraglia; successivamente queste vengono sostituite da componenti umane: l’unica eccezione è per le mani, dato che lo scienziato muore prima di aver completato la sua migliore opera. Un essere buono Edward, che viene però visto con estrema diffidenza dall’intera cittadina data la sua natura mostruosa e l’aspetto inquietante. L’unica persona che riesce a vedere in lui molto più del suo aspetto è l’adolescente Kimberly Boggs, che alla fine – pur di proteggerlo – lo costringe a rimanere confinato nel castello dove è nato. Edward mani di forbice: il sequel a fumetti La graphic novel è ambientata negli stessi luoghi, forse in chiave più moderna, e si riallaccia propria alla scena finale del film, quando un’adulta Kim racconta dell’uomo rinchiuso nel suo castello e di come ogni anno cominci a nevicare grazie alle sue sculture di ghiaccio. A raccogliere la sua eredità è la nipote Megan. La madre della ragazza ormai ha rifiutato le storie raccontate dalla nonna, vedendo – come il resto della cittadina – in Edward un assassino. Di lui non si sa più nulla e il castello sembra disabitato. Kim, ormai defunta, viene adorata dalla nipote, che si è accorta che dalla sua morte non nevica ormai più. Intenzionata a scoprire la verità Meg trova le chiavi per raggiungere Edward, ma la sparizione di un bambino aizza nuovamente la cittadina contro l’uomo. Quello che non sanno è che Edward non è l’unica opera dello scienziato né l’unico abitante del castello: dopo moltissimi anni Eli è attivo e drammaticamente spietato. I disegni sono perfettamente in tema con l’ambientazione gotica e burtoniana, ma hanno anche quella dolcezza tipica del mondo Disney. L’artista è Drew Rausch mentre i testi sono opera di Kate Leth, con la traduzione di Gloria Grieco. L’opera, edita dalla Nicola Pesce Editore, è quindi perfetta per i nostalgici, ma anche per coloro che sentono il desiderio di accostarsi al mondo di Tim Burton in maniera leggera e sensibile: Edward è lì, malinconico e triste nonostante siano passati ormai molti anni dalla perdita di Kim. Ancora una volta ci spinge dolcemente a schierarci al suo fianco, per lottare contro il pregiudizio che lo vede colpevole.

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Libri

L’esoterico Blues del fumettista Sergio Toppi

Blues è una delle graphic novel pubblicate nel 2017 dalla Nicola Pesce Editore e contenute nella collana interamente dedicata a uno dei maestri del fumetto italiani: Sergio Toppi. Autore compianto ormai dal 21 agosto 2012, Toppi è anche la mano sapiente delle linee orientali e decise di Sheraz-De. Da quest’ultimo il tema si discosta, seppur lasci una traccia evidente della passione del fumettista per l’esoterismo e il mondo mitico. Blues è diviso in due racconti, che hanno come cornice il genere musicale reso inconfondibile dal proprio ritmo e dalla dolcezza delle blue note. Il primo, omonimo dell’opera, racconta la storia di un sassofonista costretto ad allontanarsi dai propri affetti per la causa più nobile di tutte, ovvero aiutare il prossimo, che si mostri esso meritevole o meno. Il secondo, invece, riprende il sapore esoterico di Sheraz-De, con un demone come protagonista, egomane come qualsiasi divinità e senza la minima pietà. Quest’ultimo sarà però costretto a trovarsi faccia a faccia con la propria umanità, quella che ha abbandonato troppo tempo prima e che lo ha ricondotto da lui a distanza di anni attraverso una cupa melodia blues. Blues, le amare note dalle umili origini Le radici del blues trovarono terreno fertile nelle comunità di afroamericani che, da schiavi, lavoravano nelle piantagioni degli stati meridionali degli Stati Uniti d’America. Allo stesso modo Toppi richiama questa antica cultura e predilige – nero su bianco – personaggi afroamericani, dalla pelle ebano e dai lineamenti spigolosi. L’uso proprio delle blue note, caratteristiche di questo genere, rendono la categoria affine alle forme musicali dell’Africa occidentale, che all’interno dei racconti del fumettista arrivano prepotenti alla propria immaginazione. I tratti continuano a essere nervosi e decisi, mentre ritagliano il proprio spazio nei riquadri della storia. Bianco e nero continuano a contrapporsi con violenza, aumentando la fierezza dei racconti e la profonda dignità dei personaggi. Luoghi desolati e deserti si mischiano a personaggi melliflui e ambigui, in calcolate contrapposizioni o accostamenti. Diventa necessario, al termine di ogni opera di Toppi, osservare i personaggi con attenzione e non offrirgli mai, per nessuna ragione, le spalle.

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Attualità

Violazione dei diritti umani? Il caso Riina – parte 2

Per la prima parte clicca qui. Riina durante la sua lunga detenzione non si è mai mostrato pentito o intenzionato a cercare alcuna forma di redenzione, anzi: raggiunto dal giornalista Michele Carlino, rilasciò nel ’94 dichiarazioni minacciose contro il procuratore Giancarlo Caselli e altri rappresentanti delle istituzioni. Si lamentò, inoltre, delle severe condizioni in cui versava. Questo portò all’apertura di un provvedimento disciplinare da parte del Consiglio Superiore della Magistratura contro il pubblico ministero Salvatore Boemi, accusato di non aver vigilato sul detenuto. Nel 2013 ripartono le minacce, questa volta nei confronti del pm Antonino Di Matteo e successivamente anche nei confronti di Don Luigi Ciotti. Tale excursus è necessario per comprendere la pericolosità del personaggio, che ha tolto la vita o commissionato l’omicidio di uomini, donne e bambini senza il minimo rimorso. Tra le confessioni più shockanti (e toccanti) divulgate dalle testate giornalistiche nazionali c’è quella di Nicola Di Matteo, figlio di pentito e fratello di Giuseppe, il bimbo che fu rapito da alcuni mafiosi tra cui si ipotizzava lo stesso Riina. D’altronde il Corleonese non si vergognava ad affermare apertamente che “Chi vede il sole al mattino lo deve a me. E solo me deve ringraziare”. Riina: violazione dei diritti o incoscienza? Nella primavera del 2003  arrivano per Totò Riina i primi problemi cardiaci: subisce un intervento chirurgico e poco dopo viene ricoverato nell’ospedale di Ascoli Piceno per un infarto per ben due volte. Trasferito nel carcere milanese di Opera, viene nuovamente ricoverato all’Ospedale San Paolo di Milano. Attualmente, a 86 anni, è molto malato: ai gravi problemi cardiaci sono subentrati anche quelli renali, oltre a essergli stato diagnosticato il parkinsonismo vascolare. Arrivando finalmente a tempi recentissimi, a un mese di distanza dall’anniversario della Strage di Capaci, a giugno di quest’anno la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha deciso di accogliere l’istanza di Salvatore Riina e ha ordinato al Tribunale di sorveglianza di Bologna di motivare meglio la negazione del differimento della pena a suo vantaggio, sottolineando il diritto di Riina a “morire dignitosamente”. Ecco, qui risiede il nocciolo della questione largamente dibattuta negli ultimi giorni: il tribunale di Bologna dovrà quindi decidere come muoversi e se (ma soprattutto come) continuare a respingere la richiesta del difensore del boss, Luca Cianferoni, durante l’udienza fissata il prossimo 7 luglio. La problematica principale – ciò che ha maggiormente indignato l’opinione pubblica – è che dopo l’udienza il prigioniero “rischi” di ottenere gli arresti domiciliari. C’è da specificare che il rischio ovviamente è il nostro, non di Riina, se – come molti altri – il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha ragione nel sostenere che già isolato e a distanza continua a manovrare molte situazioni. Ci si trova quindi davanti a una fortissima contraddizione, che potrebbe fare veramente la differenza. La nostra Costituzione all’articolo 27 è chiara e le pene devono rispettare il senso di umanità. In questo non c’è nulla di sbagliato: si tratta appunto della civiltà che ci contraddistingue rispetto a tutti gli altri esseri viventi. È altresì […]

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Attualità

Violazione dei diritti umani? Il caso Riina – parte 1

Totò Riina è un nome che ultimamente si trova spesso sul web, ai telegiornali, sui giornali. L’ultima volta che se n’è parlato così fittamente è stato probabilmente al suo arresto, avvenuto il 15 gennaio 1993. Salvatore Riina fu considerato dal 1982 il capo dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra. Uno tra i tanti soprannomi assegnatigli è particolarmente emblematico: La Belva, che trova il suo significato nella riconosciuta ferocia sanguinaria dell’uomo. Salvatore Riina: chi è il mandante dei più efferati crimini di mafia Riina si è macchiato di numerosissimi crimini efferati, che gli hanno riservato molteplici condanne all’ergastolo: tra i più conosciuti troviamo l’omicidio del capitano Emanuele Basile, del boss Vincenzo Puccio, del tenente colonnello Giuseppe Russo, dei commissari Beppe Montana e Ninni Cassarà, di Piersanti Mattarella, Pio La Torre e Michele Reina. Ancora per l’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, del capo della mobile Boris Giuliano e del professor Paolo Giaccone. È stato giudicato coinvolto nella Strage di Capaci in cui persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tutta la scorta (Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo), nella Strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque dei suoi uomini di scorta (Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina) e nell’omicidio del giudice Cesare Terranova e del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. Nel 2000 siamo più o meno al suo decimo ergastolo per l’attentato in Via dei Georgofili, in cui persero la vita 5 persone e subirono enormi danni musei e chiese, oltre che per gli attentati di Milano e Roma. Ancora una condanna per l’omicidio del giudice Alberto Giacomelli, del giudice Rocco Chinnici, per la Strage di Pizzolungo (in cui persero la vita Barbara Rizzo e i suoi figli Salvatore e Giuseppe Asta, nient’altro che due bimbi di 6 anni), la Strage di viale Lazio e per l’omicidio di Giovanni Mungiovino, politico della DC, Giuseppe Cammarata e Salvatore Saitta. Nel suo curriculum c’è però anche qualche assoluzione: la causa è la mancanza di prove che la Corte d’Assise di Palermo ha stabilito per l’omicidio del giornalista Mauro De Mauro e quella di Firenze per la Strage del Rapido 904. Un uomo insomma che per scontare tutte le pene stabilite dovrebbe avere a disposizione millenni interi. La soluzione è stata confinarlo di volta in volta in diverse carceri (Sardegna, Milano e dal 2013 a Parma), destinandogli il regime previsto dall’articolo 41-bis inserito regolarmente nell’ordinamento penitenziario nel 1975: tale formula, che dagli anni Novanta è stata destinata per lo più ai condannati per mafia ed è comunemente conosciuto come “carcere duro”, prevede il totale isolamento del prigioniero. Ha una durata di “soli” tre anni, ma nel corso del tempo – con l’esclusione di alcuni momenti – gli è stata prorogata di anno in anno. Continua…Per la seconda parte qui.

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