Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Libri

Amori e altri soprusi: Domenico Cacopardo stupisce ancora

Il prolifico scrittore siciliano ottantunenne Domenico Cacopardo torna nelle librerie italiane con il suo ultimo romanzo – il sedicesimo – Amori e altri soprusi pubblicato da Marsilio Editori nella collana Farfalle il 14 settembre scorso. La storia è ambientata tra il paesino di Letojanni in provincia di Messina, Roma e, in conclusione, Milano. Al centro dei fatti narrati, vi sono le figure dell’avvocato Sebastiano Bellopede, detto Jano, e la dipendente statale Gloria Laguidara. I due si sono conosciuti da giovani, lei bellissima diciottenne e lui ventiduenne innamorato. Dopo un periodo di corteggiamento, Jano e Gloria si sposano nella capitale dove iniziano la loro vita coniugale. Il loro rapporto si delinea sin da subito e ciò che ne esce fuori è la relazione tra una sadica e un maschilista. Difatti, la fascinosa e disinibita moglie del protagonista non disdegna, anzi, va alla continua ricerca, di amanti più giovani e anche più vecchi di lei e – ecco cosa ne mostra la tendenza al sadismo – non ne fa assolutamente mistero al marito. Quest’ultimo, proprio perché ne è follemente innamorato, arrivando al punto di soffrire a causa dei suoi continui tradimenti, non riesce a lasciarla se non dopo molti anni trascorsi nel dolore. Jano e Gloria sono ormai separati quando lui riceve una telefonata che lo informa della morte violenta della donna. È da qui che, tra il susseguirsi e il concatenarsi di ricordi del passato ed eventi presenti, si sviluppa la trama nella quale verranno smascherate le tante menzogne di una vita intera  e sarà svelata una sorprendente verità. Amori e altri soprusi , l’amore malato Se non fosse per la forma romanzata, l’opera di Cacopardo sembrerebbe un vero e proprio saggio volto a proporre due esempi personificati di sadismo e masochismo. In quest’ottica, i personaggi di Gloria e, in particolar modo, quello di Jano ne risulterebbero essere l’esatta riproduzione. Lei fascinosa, ammaliatrice, spregiudicata tanto con i suoi amanti quanto- e anche di più- con il marito; lui mite, corretto e tanto, troppo innamorato da risultare passivo a ogni sopruso ricevuto. “Non avendo carattere né spina dorsale, mi sono dato un metodo, sbagliato, eppure efficace… Il mio metodo è stato quello di subire, di accettare tutto da Gloria, non senza battere ciglio, ma rilevando, inutilmente, di tanto in tanto, ciò che non mi piaceva e non andava nel suo modo di comportarsi nei confronti miei e degli altri.” Le parole di Jano, caratterizzate da una lucida e fredda ironia, ribadiscono il suo inutile reagire a ciò che la moglie gli fa ed evidenziano  un’impotenza della quale lui stesso è responsabile perché “affetto da amore malato”. Grazie a un’approfondita descrizione dei caratteri, l’autore offre al pubblico dei personaggi dalla psicologia contorta ma nonostante tutto uniforme. Amori e altri soprusi, difatti, è un romanzo vero e prepotentemente accattivante che incuriosisce e fa in modo che il lettore necessiti di risposte che non tardano ad arrivare in un finale esplicativo tutto umano e comprensibile.

... continua la lettura
Libri

Il club delle seconde occasioni di Dana Reinhardt

Edito da DeAgostini, Il club delle seconde occasioni della scrittrice americana Dana Reinhardt è un romanzo che rientra, visto il soggetto in esso trattato, nel genere Young Adult. Finalista della 36ͣ edizione del prestigioso Premio Andersen per gli autori di libri per ragazzi nella categoria “Miglior libro oltre i 15 anni” – a vincere è stato l’italiano Gabriele Clima con il suo Il sole fra le dita pubblicato da San Paolo Edizioni – Il club delle seconde occasioni è un piccolo, grande esempio di romanzo di formazione leggero ma non banale. Protagonista della storia è River un diciassettenne di Los Angeles alle prese con la prima delusione amorosa. Penny, la sua ragazza, lo ha infatti lasciato senza neanche dargli una valida spiegazione dopo quello che avrebbe dovuto essere un giro romantico al lago di Echo Park. Trovatosi da solo, lontano da casa e senza un passaggio, River decide di tornare a casa a piedi riflettendo su quanto è accaduto. Durante il tragitto si imbatte in un’insegna che cattura la sua attenzione e che il giovane interpreta come un segno vista la sua condizione di smarrimento e sconforto: «Club delle seconde occasioni. Qui: è il luogo a cui appartieni. Questo: è il posto dove inizia il cambiamento. Ora: è il momento. Entra.» Senza pensarci su, River dirige i suoi passi all’interno dell’edificio ritrovandosi in una sala con altri coetanei seduti in cerchio insieme a Everett, il moderatore del gruppo. Qui cominciano a parlare delle loro dipendenze: il cibo, la droga, l’alcool, il furto. Costretto a inventarne una pur di rimanere e per non ammettere di essere capitato lì per caso dopo aver rotto con la sua fidanzata, confessa di fare uso di marijuana. Dopo quella prima volta, River, fermamente intenzionato ad avere la sua seconda occasione, continua ad andare agli incontri dove farà amicizia con Mason (bulimico), Cristopher (drogato) e la bella ispanica Daphne (cleptomane) costruendo, tuttavia, non soltanto con loro ma anche con i suoi familiari e amici di sempre una vita parallela fondata su una sfilza di bugie delle quali, alla fine, dovrà rendere conto a se stesso oltre che agli altri. Il club delle seconde occasioni e le problematiche adolescenziali La Reinhardt con il suo romanzo dalla trama semplice ma al contempo complessa considerati i temi che approfondisce, conquista i lettori grazie al personaggio di River. Quest’ultimo è un giovane di buona famiglia, una famiglia formata da una madre amorevole, un patrigno che ha sostituito appieno e meglio il suo vero padre che lo ha abbandonato e una sorellina che adora. È un ragazzo sveglio, rispettoso, genuino ma, ancora, immaturo e il suo ingresso nel “Club delle seconde occasioni” rappresenterà per lui la svolta che stava aspettando da tempo senza neanche saperlo. Questo perché sarà costretto, dopo anni di passiva accettazione di quella che è stata fino ad allora la sua “perfetta” vita, a fare i conti con i propri problemi e, finalmente, a crescere che è ciò di cui ha sempre avuto bisogno. Il protagonista sarà in […]

... continua la lettura
Libri

Portami nel tuo inferno, il romanzo di Brizzi-Argeadi

Pubblicato da Les Flâneurs Edizioni, Portami nel tuo inferno è un romanzo a tema mitologico, nato dalla collaborazione tra due giovani autori italiani: il torinese Yvan Argeadi e la pisana Diletta Brizzi. Lasciatisi alle spalle l’aspra e lunga lotta contro i Titani, Zeus e gli altri dei conducono una tranquilla esistenza sull’Olimpo. La pace, però, viene turbata da un evento che costringerà le divinità a dare nuovamente battaglia, stavolta contro il fratello maggiore del loro padre celeste: Ade, il Dio degli Inferi. Quest’ultimo, dopo essere stato condannato alla solitudine in un mondo fatto di tenebra, scatena l’ira di Zeus rapendone la figlia Persefone per farne la sua sposa perché da sempre innamorato di lei. La giovane, inizialmente restia a un sentimento che non ricambia, col tempo, inizia a comprendere la vera e più profonda natura del suo rapitore fino ad arrivare ad amarlo con la stessa forza e intensità divenendo la sua consorte. Passano i millenni e i due sovrani dell’Oltretomba possono tornare insieme a calcare il suolo terrestre e olimpico – Ade, malgrado avesse vinto la guerra scaturita dal ratto di Persefone, ne era poi stato bandito – in occasione delle nozze tra la dea della bellezza, Afrodite – sorella di sua moglie – e il dio della guerra Ares. Il lieto evento, tuttavia, è interrotto da una tremenda minaccia a cui tutte le divinità, del cielo e degli inferi, dovranno far fronte finendo col fare i conti con i mostri del loro passato. Portami nel tuo inferno : storia moderna di un mito Sebbene le figure di Ade e Persefone – identificati nella mitologia latina con Plutone e Proserpina – sono quelle su cui i due autori hanno costruito l’intera trama focalizzando l’attenzione sul sentimento, l’amore, nato tra di loro e fortemente osteggiato dagli altri, grande spazio è stato dato soprattutto al Dio. Della storia delle due divinità si è scritto, dipinto e scolpito tanto nel corso dei secoli così da diventare una delle più famose; eppure, l’Argeadi e la Brizzi sono riusciti a presentare una novità del tutto inaspettata per i lettori: un’Ade che possiede poteri e facoltà divini ma ha una sensibilità e un’emotività tutte umane. Ecco perché, abituati a leggere della natura capricciosa, egocentrica e narcisistica degli olimpici, il pubblico troverà nel protagonista uno degli indubbi punti di forza dell’opera. Un altro è l’accurata descrizione dei luoghi in essa riportati così come la scorrevolezza che caratterizza i dialoghi tra i personaggi. Portami nel tuo inferno è un romanzo originale frutto dell’indovinata scelta da parte dei due scrittori di proporre ai lettori un mito classico in chiave psicologicamente moderna dove a spiccare è sí la fantasia, ma anche, e maggiormente, la realtà.  

... continua la lettura
Libri

La figlia perfetta, un romanzo di Amanda Prowse

La figlia perfetta è uno dei tanti bestseller della prolifica autrice britannica Amanda Prowse pubblicato in Italia da Newton Compton Editori. A narrare i fatti in esso contenuti è Jacqueline “Jacks” Morgan, casalinga trentaseienne, moglie di Peter e madre di Martha e Jonty. La trama si intreccia su due diversi livelli temporali: il passato e il presente. Nei capitoli dedicati a 19 anni prima, il lettore fa la conoscenza di una giovane Jacqueline in procinto di terminare il liceo e con tanti sogni da realizzare. Primo fra tutti, quello di andarsene dalla monotona e provinciale cittadina balneare inglese di Weston-super-Mare insieme al suo primo amore, il coetaneo di origini svedesi Sven. Nelle parti in cui Jacks parla del presente, la si ritrova insoddisfatta, incastrata in una vita fatta di responsabilità familiari – oltre a dover far quadrare i conti con i pochi soldi a disposizione, deve anche prendersi cura della madre Ida affetta da demenza senile – e di rimpianti. Per tutte queste ragioni, la protagonista proietta sulla sua primogenita le vecchie ambizioni mai dimenticate di realizzazione e riscatto di quanto è mancato a lei convincendosi che, soltanto in questo modo, tutti i sacrifici fatti non saranno stati vani. Jacks, però, non ha messo in conto che Martha, la sua figlia perfetta, ha una volontà propria così come dei desideri con i quali, complici gli avvenimenti, l’intera famiglia sarà costretta a fare i conti. La figlia perfetta, un viaggio introspettivo lungo una vita Attraverso il personaggio di Jacks e la sua storia personale prima e familiare poi, Amanda Prowse accompagna il lettore in un viaggio introspettivo che lo coinvolge sin dalle prime pagine del romanzo fino alla sua conclusione. Le reazioni emozionali che ne conseguono, dalla gioia alla tristezza, dalla comprensione all’incomprensione, dal compatimento all’insofferenza, hanno come fine ultimo quello della riflessione. Riflessione sugli errori commessi, sul rapporto genitori-figli, sulle implicazioni connesse alla malattia di una persona cara, sull’imprevedibilità degli eventi e, più rilevante fra tutti, sull’importanza del rendersi conto e apprezzare ciò che di buono e prezioso si ha avuto la fortuna di avere nella propria vita. L’autrice, grazie a una trama ben costruita, a uno stile semplice e scorrevole e a dei personaggi diversi l’uno dall’altro ma dalle peculiarità e dai caratteri che ben si amalgamano arrivando a compensarsi e completarsi, ha raggiunto il suo scopo: creare un’opera accattivante e toccante dove largo spazio è dato al ruolo predominante degli affetti e dei sentimenti. La figlia perfetta è un romanzo commovente il cui principale punto di forza è rappresentato dal ruolo fondamentale che vi occupa la felicità; una felicità che non è necessariamente connessa a una persona o a una situazione o condizione perfetta ma che è spesso racchiusa proprio nelle imperfezioni di cui la nostra esistenza è piena e aspetta soltanto di essere da noi riconosciuta per darle così senso, un duraturo, vero e pieno senso.

... continua la lettura
Libri

Eternity, il primo capitolo della saga di Lenah Beaudonte

Pubblicato da Sperling & Kupfer, Eternity  (2010) è il primo capitolo di cui si compone la trilogia yung adult dalle tinte urban in cui si mescolano il fantasy e il gotico intitolata “Vampire Queen Novels” scritta dall’americana Rebecca Maizel. Lenah Beaudonte non dimostra più di sedici anni quando si risveglia a Wickham in compagnia di Rhode, il vampiro che l’ha trasformata 592 anni addietro per farne la sua compagna. Eppure, adesso, c’è qualcosa di diverso in lei. Rhode, infatti, ha compiuto un antichissimo rituale magico sacrificando se stesso pur di permetterle di realizzare il suo più grande desiderio: tornare a essere umana. Ed è questo che è Lenah nel ventunesimo secolo, una “normale” adolescente che si sta apprestando a iniziare la scuola. È a Wickham, dopo essere rimasta sola in seguito alla morte del suo amato Rhode, che conosce Tony, un talentuoso artista, con il quale instaura sin da subito un rapporto di amicizia. Ma, ben presto, un altro ragazzo mostrerà interesse per lei: Justin, uno tra i più belli e popolari del college dove studiano. Per Lenah, inizia così un periodo fatto di spensieratezza, di nuove esperienze e sensazioni e, soprattutto, di un pieno godimento di quell’esistenza tanto agognata e divenuta ora realtà. Tuttavia, qualcuno minaccia la felicità della giovane e la sua incolumità così come quella delle persone che, adesso, sono divenute care al suo cuore. Eternity e il vampirismo all’inverso La Maizel, propone un elemento nuovo e alquanto innovativo nel genere horror e, più precisamente, nel filone vampiresco: la protagonista, infatti, non ambisce ardentemente all’immortalità ma, con una sconcertante semplicità tutta umana, vuole poter riconquistare la mortalità perduta. Dopo aver provato la condizione di essere dannata e condannata a infliggere dolore pur di alleviare la propria sofferenza interiore, Lenah non ce la fa più e decide di rinunciare alla “perfezione” pur di sentirsi viva e poter così riassaporare anche le più piccole cose alle quali ha rinunciato secoli fa. Della sua esistenza di vampira, il lettore viene informato attraverso alcuni episodi riproposti sotto forma di flashback ben inseriti all’interno della narrazione al presente, utili per confrontare la “nuova” con la “vecchia” Lenah e seguirla – senza perdersi nessun passaggio e nessun aneddoto rilevante – nei vari cambiamenti che sopraggiungono insieme alla ritrovata condizione di essere umano. Grazie all’originale espediente del vampirismo all’inverso, a uno stile narrativo semplice e scorrevole e una trama intrigante, Eternity è realmente un romanzo piacevole che si legge capitolo dopo capitolo senza annoiarsi.  

... continua la lettura
Libri

La pianista di Auschwitz, un romanzo di Suzy Zail

  La talentuosa scrittrice Suzy Zail torna in libreria con il suo ultimo romanzo edito da Newton Compton Editori, La pianista di Auschwitz, dopo il clamoroso successo del suo precedente lavoro divenuto un bestseller, Il bambino di Auschwitz. Come si può evincere dai titoli dei due libri, in entrambi i casi la Zail tratta un argomento ancora oggi spinoso e doloroso per la coscienza mondiale, ossia, l’Olocausto. Hanna Mendel ha quindici anni quando nel giugno del 1944 è costretta ad abbandonare insieme alla sua famiglia la città natale di Debrecen in Ungheria, per arrivare dopo giorni di viaggio in condizioni inumane in un luogo a loro sconosciuto chiamato Auschwitz-Birkenau. È qui, come in tanti luoghi simili a questo in diverse nazioni europee, che i nazisti hanno deportato in massa ebrei, zingari, omosessuali, prigionieri di guerra e dissidenti politici affinché lavorino per il Reich. Ben presto Hanna, sua sorella maggiore Erika, i loro genitori e gli altri detenuti comprenderanno che ben altri sono i motivi della loro presenza in quel luogo dimenticato da Dio e dagli uomini. Nel campo inizia così per la protagonista una lotta per la vita resa possibile grazie al suo talento di musicista che le varrà il posto di pianista nella villa del temibile comandante Jager, dove quest’ultimo vive insieme al figlio Karl. Giorno dopo giorno Hanna si scontrerà con una realtà difficile da contrastare supportata soltanto dalla sua amata musica, da aiuti insperati e dalla ferrea volontà a sopravvivere per poter, una volta finita la guerra, adempiere alla promessa fatta al padre di raccontare le atrocità di cui sono stati oggetto i prigionieri. La pianista di Auschwitz, “Per i bambini mandati a sinistra” Dell’Olocausto si è parlato e si parla ancora oggi molto. Eppure, per poter realmente comprendere e, soprattutto, non dimenticare, si dovrebbe venire a conoscenza di tutte le milioni di storie celate dietro le vite di quelle persone che in quegli oscuri anni divennero soltanto dei numeri per dare nomi, volti e trascorsi a ognuno di loro come dovrebbe essere non perché giusto ma per fare giustizia. La Zail, attraverso Hanna, la sua famiglia e gli altri personaggi del romanzo, aggiunge un altro pezzo a un puzzle di grandi dimensioni e che, forse, rimarrà incompleto malgrado gli sforzi di storici, autori e sopravvissuti che come lei vorrebbero poterlo completare per lasciare una testimonianza che sia da monito al genere umano. La pianista di Auschwitz è un romanzo che descrive con dovizia di particolari agghiaccianti e terribili, le condizioni e gli stati d’animo delle vittime di una tra le follie peggiori che siano mai state concepite da mente umana. La storia, però, è anche portatrice di speranza: una speranza alimentata dal coraggio, dall’amore e dalla voglia di vivere della protagonista che, nonostante le tante avversità, non dimentica e rinnega la propria identità, non si lascia piegare da niente e da nessuno e prosegue lungo l’oscuro tunnel che ha di fronte a sé con la determinazione di arrivare alla fine per poter tornare a rivedere la tanto agognata […]

... continua la lettura
Libri

I tre giorni di Pompei, un libro di Alberto Angela

Pubblicato da Rizzoli Editore nel novembre del 2014, I tre giorni di Pompei (23-25 ottobre 79 d.C.: ora per ora, la più grande tragedia dell’antichità) è il dettagliato romanzo, scritto dal noto giornalista e divulgatore scientifico Alberto Angela, della tragedia che colpì la città di Pompei quasi duemila anni fa. L’attenzione dello studioso, tuttavia, non è rivolta alla sola Pompei ma anche alle altre zone limitrofe colpite dall’eruzione del Vesuvio come Ercolano, Oplontis, Boscoreale, Terzigno e Stabia, delle quali non manca di fornire descrizioni ricche di particolari. Attraverso le voci di sette sopravvissuti a questa catastrofe che costò la vita a migliaia di persone, Angela riporta i lettori indietro nel tempo proiettandoli sensorialmente in queste cittadine ricche di storia e tradizione spazzate via, nell’arco di poche ore, dalla furia implacabile del vulcano. Alcuni anni prima, un violento terremoto aveva provocato altri ingenti danni nella zona, ma sarà il Vesuvio a seppellire per sempre queste rigogliose civiltà consegnandole ai posteri come si possono “ammirare” recandosi sul posto: luoghi silenti, costruzioni in rovine, oggetti inutilizzati e corpi immobilizzati nelle posizioni più disparate nell’ultimo, disperato e vano tentativo di proteggersi dalla sciagura che si abbatté su di loro uccidendoli. I tre giorni di Pompei : cronaca di una fine inevitabile Quello di Alberto Angela è un vero e proprio viaggio, seppur virtuale, tra le strade, le splendide domus e tutti gli esercizi commerciali e di ritrovo dell’epoca. Si tratta, come lo stesso autore precisa, di ricostruzioni verosimili di ciò che videro, fecero e provarono le genti di quei luoghi prima, durante e dopo la catastrofe a cui pochi, pochissimi riuscirono a scampare. In questo modo, grazie alla variegata gamma di personaggi presentati e incontrati sfogliando le pagine del libro – dalla nobildonna Rectina, al famoso scrittore latino Plinio il Vecchio, dal liberto di Stabia Flavio Cresto, alla famosa attrice Novella Primigenia, dall’usuraia Faustilla al tribuno Tito Suedio Clemente – si viene a conoscenza degli usi e dei costumi vigenti nell’impero romano. Angela sceglie e utilizza i termini più appropriati alla delicatezza dell’argomento trattato nella sua opera, senza mancare di inserire aneddoti e commenti personali che riescono anche a far sorridere. Tante, inoltre, sono le spiegazioni rivolte ai non competenti del settore per quanto riguarda i fenomeni naturali verificatisi, segno del suo voler far comprendere a chiunque quanto riportato nel libro. I tre giorni di Pompei è un romanzo storico che cattura l’attenzione sin dalle prime battute senza mai annoiare ma, al contrario, continuando ad appassionare fino alla sua drammatica e funesta conclusione che, a distanza di secoli, è sempre presente, impressionandoci e affascinandoci, nella nostra memoria.

... continua la lettura
Libri

Un’estate ad Anzio, un romanzo di Maurizio Giannini

Edito a maggio di quest’anno da Aracne Editrice, Un’estate ad Anzio (ed erano gli anni Sessanta) è un romanzo dell’autore romano Maurizio Giannini, il quale ha preso spunto da storie autobiografiche per dare vita alla sua opera. Quest’ultima, riproposta dopo ben trentuno anni dalla prima pubblicazione, si apre con un’approfondita premessa curata dal direttore della collana Brigadoon Antonio Lanza, tra l’altro protagonista dei fatti in essa raccontati. Siamo ad Anzio, durante gli indimenticabili anni ’60, ed è agosto. È qui che, ogni anno, si ritrovano presso lo stabilimento balneare Dea Fortuna gli amici dello scrittore-narratore – ai tempi studente universitario – per trascorrere le tanto attese vacanze estive. Uno a uno, con i loro soprannomi e le loro caratteristiche individuali, vengono presentati i componenti della comitiva come Roberto detto il Piovra, Loredana (il flirt dell’autore dell’anno precedente), Franco detto il Peloso, Antonio detto il Falco e gli altri protagonisti che animano le pagine del romanzo. Insieme e grazie a loro, il lettore viene catapultato in un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, in uno dei periodi più dolci della storia italiana. Alla dolcezza del ricordo, si aggiunge poi la semplicità tipica dei giovani di quegli anni che, tra le mattinate in spiaggia, le feste da ballo casalinghe, le gite a Nettuno, le cacce al tesoro e i pomeriggi trascorsi alla rotonda sul mare, assaporano e vivono l’amicizia e l’amore con una genuinità disarmante e una spensieratezza oggi dimenticate. Il tutto con, in sottofondo, le note delle canzoni allora in voga di Rita Pavone, Fred Bongusto, Bobby Solo e dei numerosi cantanti allora di successo, a fare da colonna sonora alla loro estate così come a quella dei loro coetanei. Un’estate ad Anzio e il dolce sapore salato della nostalgia secondo Maurizio Giannini Maurizio Giannini, rinomato scrittore di romanzi rivolti ai ragazzi, riesce, con il suo stile diretto, fluido, semplice ma incisivo, a rievocare nella mente di chi ha vissuto il periodo da lui descritto in Un’estate ad Anzio un’epoca e un’Italia ormai scomparse perché passate. La nostalgia che scaturisce dalle sue pagine, non riaffiora soltanto nella sua generazione che, indubbiamente, si ritrova in quanto in esse riportato ma anche in quelle successive che possono immaginare nitidamente quello spaccato di vita pur non serbandone memoria. Tutto ciò è possibile grazie all’accuratezza dei dettagli, alla precisione con cui vengono spiegate emozioni e sensazioni perdute, alla naturalezza che caratterizzava i comportamenti. Per tutte queste ragioni, Un’estate ad Anzio è un romanzo intramontabile, fresco capace di catturare l’attenzione dei giovani di oggi e di chi giovane non lo è più anagraficamente ma lo è ancora dentro e grazie a quest’opera può tornare a esserlo.

... continua la lettura
Libri

Baby Blues, un romanzo di Elisa Albert

Edito di recente da Marsilio Editori, Baby Blues è il terzo romanzo della scrittrice statunitense Elisa Albert. Ari è ormai madre da un anno del piccolo Walker avuto dal marito Paul, professore universitario più grande di lei. Trasferitisi dalla caotica New York nella tranquilla ma noiosa provincia americana, lui è sempre più immerso nel proprio lavoro e a fare carriera mentre lei arranca dietro una tesi di dottorato, che sembra essere destinata a non avere una conclusione, e i suoi doveri di mamma. Il vero problema di Ari, tuttavia, non è il suo essere indietro con i suoi progetti personali a causa della maternità, quanto, e anche le persone intorno a lei se ne rendono conto chiedendole continuamente come sta e dandole consigli non richiesti, ciò che prova dal parto – un cesareo che l’ha traumatizzata a tal punto da farle ricordare l’esperienza come se avesse subito una vera e propria violenza – la malinconia che non l’ha abbandonata dalla nascita del figlio. Questa malinconia, baby blues appunto, la perseguita senza abbandonarla mai, lasciandola sempre in bilico tra l’amore incondizionato per il suo bambino e un’intolleranza nei suoi confronti che la porta a desiderare di non averlo messo al mondo. “A volte sono con il bambino e penso: sei il mio cuore e la mia anima, morirei per te. Altre volte penso: piccolo stronzo, lasciami in pace, così posso tagliarmi le vene nella vasca da bagno e morire serena.” Questo suo sentire non è riservato soltanto alla sua condizione poiché, in effetti, rivolge la stessa commiserazione, che sfocia più spesso in ferocia che in comprensione, anche verso le coetanee che, come lei, hanno avuto o stanno per avere un figlio. Una pausa, o meglio, un diversivo nella vita di Ari da questo malessere che ha radici e motivazioni altre e più profonde oltre alla gravidanza e al parto, è rappresentato dall’arrivo di una nuova vicina nel quartiere in cui abita. Si tratta di Mina Morris ex bassista delle Mysoginists, una rock band al femminile divenuta famosa negli anni ’80, adesso incinta e in procinto di partorire. Il loro incontro e il modo in cui Ari la considera, quasi idealizzandola come il prototipo di futura madre e amica perfetta, servirà alla protagonista per un cambiamento nella sua vita. Baby Blues e la malinconia post-parto Elisa Albert nel suo ultimo romanzo – valutato come uno dei migliori di quest’anno da diverse riviste americane – tratta con un’energia rabbiosa al limite dell’eccesso descrittivo e narrativo quello che diventa un vero e proprio problema per molte donne dopo il parto. Numerosi sono infatti i dialoghi con gli altri personaggi ma, in particolar modo, i pensieri interiori della protagonista in cui l’argomento viene sviscerato più volte e in una maniera talmente cruda da rasentare l’eccesso. Ari è una giovane donna divisa tra ciò che deve, vuole e sente di essere. Il risultato è un’esistenza problematica nella quale non si ritrova più proprio perché incapace di scegliere un ruolo e rivestirlo totalmente senza alcun ripensamento o tentennamento […]

... continua la lettura
Libri

Strade di notte, il romanzo autobiografico di Gajto Gazdanov

Fazi Editore pubblica nella collana Le Strade, dopo Ritrovarsi a Parigi (2016), l’ultimo romanzo dello scrittore russo Gajto Gazdanov, Strade di notte. Siamo nella Parigi degli anni ’30 e Gzdanov, autore nonché spettatore dei fatti presentati nel libro, descrive con cura e abbondanza di dettagli la sua esperienza come tassista nella ville lumière. Dentro l’abitacolo del suo taxi e, soprattutto, fuori, per le strade della capitale francese, la voce narrante fa vivere al lettore un viaggio unico e irripetibile tra la miseria, lo squallore e la povertà di alcolizzati, prostitute e nobili ormai decaduti, figure incontrate nel corso degli anni tra i vicoli, i bar e i café cittadini. È così che prende forma e vita propria Strade di notte, che si contraddistingue per la profondità con cui Gazdanov osserva e analizza la variegata psicologia umana con cui viene a contatto notte dopo notte giudicandola, spesso, in maniera aspra ma sempre lucida. Parigi fa da scenario a questa analisi ma, vivida nei ricordi dell’esule russo, vi è sempre la grande madre Patria ormai perduta che resta sullo sfondo, nel cuore, negli occhi e nei ricordi con un’ammaliante fascino intriso di malinconica dolcezza. Strade di notte : la voce degli ultimi Tra i personaggi che ricorrono sovente nel romanzo, troviamo uomini e donne che vivono ai margini della società: dalle prostitute (Suzanne, Jeanne Raldi, Alice) agli alcolizzati (Platone, così soprannominato perché amante della filosofia), dagli operai (come il compatriota Federcenko) ad altri clienti e incontri occasionali; di tutti l’autore racconta i drammi che li hanno avuti per protagonisti. E queste vicende drammatiche gli saranno da monito e ricordo di quella terra non sua, ma nella quale ormai vive dopo aver svolto i lavori più umili, fino all’ultimo come tassista.  È interessante notare quanto Gazdanov parli tanto degli altri e poco di se stesso. Difatti, nelle pagine del libro, rari sono i riferimenti al suo passato e anche alla sua vita contemporanea al tempo del racconto della quale si evincono alcuni particolari salienti soltanto in risposta alle rare domande che le sue conoscenze gli porgono. L’attenzione è tutta incentrata su questi ultimi che ascolta, dipinge e giudica con occhio critico ma compassionevole al tempo stesso perché, forse, non si sente poi molto lontano da loro. Protagonisti dell’opera, dunque, sono questi personaggi le cui storie non solo si intrecciano, ma sono anche strettamente legate alle strade di una Parigi splendida e terribile insieme; dove la loro cupezza e tristezza viene abilmente descritta con una delicatezza inaspettata ma dovuta. In fondo si tratta pur sempre di esseri umani condannati a vivere come dei poveri diavoli per le ragioni più disparate in quella che, agli occhi di un osservatore inesperto e poco avvezzo a una vita dura e inclemente, è una delle città più ricche e meravigliose sulla faccia della Terra. ——————————- Strade di notte è disponibile su Amazon.

... continua la lettura
Libri

Nero Caravaggio, un thriller di Max e Francesco Morini

Pubblicato da Newton Compton Editori nella sezione GialloItalia, Nero Caravaggio è un romanzo scritto a quattro mani da Max e Francesco Morini. Ambientata in Italia, nella capitale, al centro della storia vi è il misterioso assassinio di Paolo Moretti, il cui corpo è stato ritrovato all’interno della basilica di Sant’Agostino, a pochi passi da Piazza Navona, di fronte a uno dei più famosi capolavori dell’artista maledetto cinquecentesco Michelangelo Merisi “Caravaggio”, la Madonna dei pellegrini. Del caso si occupa ufficialmente il burbero ispettore Ceratti, accompagnato dall’ilare agente Cammarata mentre, in via ufficiosa lo affianca e aiuta nella ricerca del colpevole il libraio Ettore Misericordia insieme al suo amico e collaboratore “Fango”. È quest’ultimo a narrare l’intera vicenda inserendo, oltre ai dettagli relativi alle indagini, tanta ironia e molti riferimenti e spiegazioni riguardanti Roma e la “grande bellezza” celata dietro i luoghi e le personalità che a essa sono legati. È con Fango, dunque, che il lettore apprende e scopre non soltanto i retroscena dell’omicidio della vittima, quanto e soprattutto quelli nascosti dietro la carismatica e brillante figura del libraio-detective Misericordia e della città eterna. Nero Caravaggio: tra arte e mistero Max e Francesco Morini con Nero Caravaggio propongono un giallo dalle tinte tenui e non eccessivamente accese e cruente come, spesso, sono dipinte le storie appartenenti a questo genere. Grazie a una trama ben costruita e lineare, a uno stile scorrevole e a personaggi diversi tra loro ma, per questo, portatori di aspetti unici e tutt’affatto fuori luogo, la lettura risulta nel complesso appassionante e interessante. Intreccio narrativo, colpi di scena e rivelazioni a parte, la storia intriga molto in particolar modo per i tanti aneddoti su Roma che i due autori vi hanno inserito. Questo, insieme al riferimento al Caravaggio, una delle figure tra le più affascinanti del panorama artistico e umano italiano, ha indubbiamente contribuito ad aggiungere quel qualcosa in più che non guasta ma convince e piace. Ottima anche la scelta di contrapporre due coppie investigative diversissime tra loro. Difatti, se da un lato abbiamo Ceratti e Cammarata che ricordano un po’ il commissario Montalbano e il simpatico Catarella del nostrano Andrea Camilleri; dall’altro, Misericordia e Fango rimandano agli inseparabili Sherlock Holmes e Watson dello scozzese Sir Arthur Conan Doyle. Per tutte queste ragioni, Nero Caravaggio è un romanzo gradevole e avvincente capace anche di far sorridere, da leggere non soltanto per scoprire l’identità e il movente dell’assassino ma anche per lasciarsi trasportare in una Roma sconosciuta che fa da sfondo al thriller ma ne è anche indiscussa protagonista.

... continua la lettura
Libri

La Santa piccola, un romanzo di Vincenzo Restivo

Pubblicato a marzo di questo anno da Milena Edizioni, La Santa piccola è il quinto, nonché l’ultimo, romanzo dello scrittore trentaquattrenne casertano Vincenzo Restivo. Siamo a Forcella, uno dei quartieri popolari della città di Napoli, ed è qui tra le mura di queste palazzine vecchie e maleodoranti che vivono i protagonisti-narratori della storia. Si tratta di tre adolescenti, Mario, Lino e Assia, i quali devono affrontare ogni giorno una realtà dura, violenta che li fa crescere male e in fretta in una costante inversione di ruoli dove da vittima si diventa carnefice e viceversa. I due ragazzi a causa dei problemi economici che affliggono le loro famiglie si prostituiscono; ma, mentre Lino è innamorato e fidanzato con Assia, Mario – che afferma più volte di non essere “ricchione” – nutre un sentimento per l’amico che maschera a fatica anche a se stesso. Un altro personaggio chiave è Annaluce, una bambina di soli nove anni che nel quartiere tutti chiamano e conoscono come La Santa piccola perché ha visto la Madonna e ha le stigmate. È a lei che si rivolgono gli abitanti di Forcella per un miracolo ed è sempre lei a nascondere la peggiore tra le crude verità narrate nel romanzo. La Santa piccola: uno spaccato di vita vera L’autore in poco più di un centinaio di pagine e con un italiano sgrammaticato intriso di scurrilità e termini dialettali offre una storia-testimonianza di quella che è la realtà di episodi che trovano riscontro nella vita vera e non restano intrappolati nell’universo spesso romanzato dei libri. Leggendo si ha l’impressione di vederli con i propri occhi questi giovani abbandonati a loro stessi, costretti ad arrangiarsi nei peggiori dei modi pur di non soccombere a una società che li ha relegati ai suoi margini quasi non fossero degni di considerazione, di vivere come i loro coetanei senza problemi, di farne parte, di esistere. Al tema dell’infanzia e dell’adolescenza disagiata, maltrattata e sfruttata, Restivo affianca, sviluppandolo al meglio, quello legato al filone LGBT (la sigla comunemente viene usata per riferirsi a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender). L’attenzione di Mario per Lino – che “ha gli occhi azzurri come Napoli” – è carnale e spirituale allo stesso tempo e sprigiona una passione e una tenerezza tali da colpire più per questi aspetti che per la drammaticità nella quale è nato e soggiace silente ma non troppo. Dolce e sincero è l’amore che Lino ha per la sua Assia, la quale gli si dona anima e corpo con fiducia incurante delle conseguenze, incurante del divieto genitoriale a frequentarlo, incurante di tutto e tutti come solo la spensieratezza e l’innocenza sanno essere. In tutto questo amore non ricambiato e contrastato ma forte e profondo, la vera nota di dolore, il vero grido disperato di aiuto che resta inascoltato perché muto è proprio quello della Santa piccola. Annaluce, infatti, non è soltanto schiacciata e resa vittima e martire dalla società e dal degrado che la circonda, ma è sacrificata dalla sua stessa famiglia. La Santa […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Sette minuti dopo la mezzanotte, un film di Juan Antonio Bayona

Sette minuti dopo la mezzanotte (A Monster Calls) è l’ultimo film diretto dal regista spagnolo Juan Antonio Bayona, famoso per le sue due precedenti pellicole, l’horror The Orphanage (2007) e il drammatico The Impossible (2012). Con Sette minuti dopo la mezzanotte, Bayona riprende il genere drammatico unendolo al fantastico; d’altronde, si tratta dell’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo dello scrittore britannico Patrick Ness – tra l’altro, sceneggiatore del film – pubblicato nel 2011 e divenuto un successo editoriale arrivando a vincere, l’anno seguente, due importanti premi per gli autori di libri per bambini: la Carnegie Medal e la Kate Greenway Medal. Protagonista della storia è Conor O’Malley (Lewis MacDougall), un ragazzino di dodici anni alle prese con una realtà non facile. Sua madre Lizzie (Felicity Jones) è malata e il cancro che la sta consumando è, ormai, arrivato allo stadio terminale. A scuola è oggetto di bullismo; il padre (Toby Kebbell) si è rifatto una vita in America e il rapporto con la nonna materna (Sigourney Weaver) non è dei migliori. Dotato nel disegno, Conor trova in questo svago la sua unica fonte di felicità nonché una via di fuga da una vita troppo difficile e dura per un bambino della sua età. Una sera, il piccolo riceve la visita di un mostro, un gigantesco albero di tasso dalle sembianze umane (doppiato dal premio Oscar Liam Neeson nella versione in lingua originale), il quale gli annuncia che gli racconterà tre storie così che poi Conor farà lo stesso narrandogliene una quarta, ossia, l’incubo che lo perseguita e la verità in esso celata. Non potendo tirarsi indietro, il bambino ogni notte, sette minuti dopo la mezzanotte, ascolterà le storie reagendo a queste ultime nel mondo reale fino alla fine che arriverà inesorabile. Sette minuti dopo la mezzanotte, non tutte le favole sono per i bambini Vincitore di ben 9 premi Goya e del Platinum Gold Prize della 19ª Edizione del Future Film Festival di Bologna, il film è un lavoro di pregio che ha pienamente meritato questi e altri riconoscimenti. Attraverso la presenza della componente fantastica, la trama – un po’ come l’intero filone dei film per bambini dove dentro a ogni favola o storia favolosa è inserita una morale – si alleggerisce, malgrado la gravità delle tematiche in esse presenti come la perdita di un genitore e il bullismo, senza però perdere di qualità. Al contrario, per tutta la durata della pellicola, gli spettatori hanno ben chiaro cosa stiano guardando comprendendo i messaggi che in essa sono veicolati. Inoltre, l’inserimento dei disegni – così vengono proposte le storie narrate dal mostro-albero – contribuisce a rendere più efficace e di maggiore impatto visivo l’intento formativo addolcito, grazie alla fantasia, da degli acquerelli animati realizzati con una tecnica semplice ma curata. Sette minuti dopo la mezzanotte è un viaggio di formazione che il protagonista è costretto a intraprendere per evitare di perdersi nel dolore vero che prova e nelle menzogne che si racconta pur di non soccombere alla realtà che lo opprime. “Tu credi a bugie confortanti mentre sai chiaramente che la verità dolorosa rende necessaria quelle bugie. Alla fine, Conor, non è importante quello […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Scappa – Get Out, un film di Jordan Peele

Scappa – Get Out è l’ultimo film, uscito nei nostri cinema il 18 maggio, scritto e diretto dall’attore, regista e sceneggiatore statunitense Jordan Peele. Chris Washington (Daniel Kaluuya) è un giovane fotografo afroamericano fidanzato da qualche mese con Rose Armitage (Allison Williams), caucasica. I due partono per raggiungere la famiglia di lei in modo tale da poter conoscere i suoi genitori, il neurochirurgo Dean (Bradley Whitford) e la psichiatra Missy (Catherine Keener), nonché suo fratello Jeremy (Caleb Landry Jones). Nonostante l’iniziale titubanza di Chris a questo incontro causata dal fatto che i familiari di Rose non sono a conoscenza del suo essere di colore, alimentata dal parere negativo dell’amico Rod (Lil Red Howery), per amore della fidanzata decide di accontentarla. Gli Armitage sembrano accoglierlo con calore e affetto in casa loro ma ben presto il ragazzo – dopo aver realizzato di essere, a eccezione di due domestici dagli strani comportamenti, l’unico nero della zona e dopo essere venuto a contatto con gli amici della famiglia altrettanto singolari – capirà che qualcosa non va come dovrebbe e dovrà fare ricorso a tutte le proprie energie fisiche e psichiche in una cruenta lotta alla sopravvivenza nella quale solo il più forte potrà vincere. Scappa – Get Out, un mix vincente di generi diversi Accolto positivamente dalla critica e dal pubblico, Scappa – Get Out è un misto tra il genere horror e il thriller con una vena satirica a fargli da sfondo che lo rende ancora più particolare. Senza calcare troppo la mano sull’aspetto orrorifico, interessanti sono gli approfondimenti puramente psicologici e politici – la satira contenuta nel film è infatti apertamente rivolta all’ipocrita liberalismo statunitense – che conferiscono originalità alla trama. Quest’ultima si concentra molto sul razzismo ancora vigente e vivo nella società americana, accompagnando la riflessione sociale con intensi momenti di pura ansia e tensione, alleggeriti di tanto in tanto da una comicità mirata e niente affatto fuori luogo. Per essere stata la prima volta dietro la macchina da presa Jordan Peele con la sua opera ha ottenuto un buon risultato di cui andare fiero. La pellicola merita, soprattutto perché impegnata ma non impegnativa e pesante, con una storia che scorre fluida sequenza dopo sequenza senza arrancare o annoiare lo spettatore. A darle manforte sono stati anche gli attori con le loro interpretazioni di valore, le musiche che ben enfatizzano le scene a più alto tasso ansiogeno e le inquadrature mirate, evidentemente frutto di una selezionata fotografia. Scappa – Get Out è un film riuscito sotto ogni aspetto che potrebbe far cambiare idea ai tanti che hanno ancora paura solo dell’uomo nero, quando piuttosto dovrebbero averne anche del bianco.

... continua la lettura
Libri

Ferro e sangue, il ritorno della First Lady del giallo svedese

Edito Marsilio Editori nella collana Farfalle, Ferro e sangue è l’ultimo capitolo della fortunata e acclamata serie poliziesca ideata dalla scrittrice e giornalista svedese Liza Marklund. Quest’ultima, non per niente soprannominata la First Lady del giallo svedese, grazie ai suoi romanzi, ha raggiunto il successo in ambito letterario a livello internazionale con la pubblicazione delle sue opere in ben 30 Paesi. In questo volume ritroviamo la reporter-investigatrice del quotidiano La Stampa della sera, Annika Bengtzon alle prese con diversi problemi da risolvere. Innanzitutto, rendere giustizia a Josefin Liljeberg, una giovane assassinata quindici anni prima e della cui morte non è stato ancora stato trovato il responsabile. A questo caso irrisolto, si aggiungono le preoccupazioni per la possibile perdita del posto di lavoro, vista l’intenzione del giornale di investire sulla pubblicazione digitale; in più la misteriosa scomparsa della sorella minore Birgitta dopo aver ricevuto alcuni suoi messaggi alquanto allarmanti. Un’altra indagine, inoltre, la vede coinvolta insieme all’amica e poliziotta Nina Hoffman, intenzionata come lei, a venire a capo di una storia complicata nella quale nessun elemento può essere tralasciato perché un pericoloso e spietato assassino deve essere assicurato alla polizia. Ferro e sangue : donne che difendono e lottano per altre donne Liza Marklund, reporter di cronaca nera ed editrice, è da sempre interessata e impegnata attivamente nel sociale, in particolare nella difesa dei diritti dei bambini e delle donne. Non è dunque un caso se, anche nelle veste di scrittrice, abbia deciso di mettere al centro dei suoi gialli, dei casi che avessero come soggetto la violenza sulle donne. Il personaggio di Annika, infatti, è animato da un forte senso della giustizia che la porta a buttarsi senza risparmiarsi anche in indagini che mettono a repentaglio la sua stessa incolumità pur di scoprire la verità e far sì che i colpevoli paghino per i loro crimini. La Marklund segue e fa seguire ad Annika questa linea di condotta sin dal primo libro della serie – Delitto a Stoccolma, Mondadori (1998) – e, via via che si è andati avanti, i lettori hanno iniziato a conoscere e a comprendere meglio la protagonista. Quest’ultima, in Ferro e sangue, non deve solo affrontare i demoni del presente, ma anche quelli del suo passato che tornano a perseguitarla costringendola a farci i conti. Tra questi, emergono i sensi di colpa per un gesto drammatico compiuto molti anni addietro, i problemi familiari derivati dal difficile rapporto con la madre e il distacco dalla sorella Birgitta portano Annika a una condizione di disagio della quale risente adesso che la sua vita sembra aver preso la giusta direzione. Indovinata, inoltre, la scelta di alternare le voci narranti così da offrire diversi punti di vista che aiutano a non perdersi nel dedalo di nomi, informazioni, luoghi e situazioni dei quali, spesso, abbondano – a volte esageratamente – altri lavori letterari di questi filone. Ferro e sangue non è soltanto un libro giallo, ma è un’opera nella quale diversi elementi ben più profondi si fondono tra di loro dando vita a una storia ammaliante capace di tenere il lettore con il fiato sospeso fino alla fine, regalandogli colpi di scena […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Gold – La grande truffa, un film di Stephen Garghan

In programmazione nelle sale cinematografiche italiane dal 4 maggio, Gold – La grande truffa è un film diretto dal regista e sceneggiatore statunitense Stephen Garghan. La pellicola è ispirata alla storia vera dell’uomo d’affari David Walsh e allo scandalo che scoppiò nel 1993 coinvolgendo e travolgendo un gruppo di compagnie minerarie canadesi riunite sotto il nome Bre-X. Siamo nel Nevada negli anni ’80, Kenny Wells (Matthew McConaughey) lavora presso la Washoe Mining, la compagnia mineraria di famiglia, ed è lui stesso a narrare la storia che lo vede coinvolto alternando i momenti passati a quelli presenti. Dopo essere stato costretto per problemi economici a trasferire la sede della società in un bar pur di non doverla chiudere definitivamente, seguito da alcuni fedeli dipendenti, Kenny è intenzionato a risollevarne le sorti buttandosi a capofitto in un’avventurosa quanto rischiosa ricerca dell’oro in Indonesia. Per poter realizzare il suo progetto, però, ha bisogno dell’aiuto e della competenza del brillante e quotato geologo Michael Acosta (Édgar Ramirez) che contatta e raggiunge per esporgli le sue intenzioni riuscendo a convincerlo a collaborare con lui. Dopo un percorso tutt’altro che semplice i due cercatori troveranno il giacimento aurifero ma, con esso, inizieranno ad arrivare anche i problemi che una simile e inaspettata fortuna porta inevitabilmente con sé. Gold – La grande truffa, o meglio, Gold – Il grande flop Stroncato dalla critica americana, debole negli incassi e poco reclamizzato, Gold – La grande truffa – sarebbe stato meglio, per l’Italia, lasciare soltanto la parola “Gold” del titolo originale – sembra proprio volesse rifarsi al The Wolf of Wall Street del 2013 con Leonardo Di Caprio senza, però, riuscirci. Mentre il film di Martin Scorsese – anch’esso basato su una storia vera – è risultato essere un successo, il lavoro di Garghan non decolla se non per l’incredibile interpretazione del premio Oscar Matthew McConaughey e, va detto, anche del collega Édgar Ramirez. Difatti, nonostante la trama poggi sull’ennesima vicenda di fallimento e vittoria sul quale è costruito lo spirito del sogno americano – con impegno, sacrificio e volontà “nulla” è impossibile – la conclusione potrebbe apparire, dopo le rocambolesche vicissitudini proposte, fin troppo banale e scontata. Il film, inoltre, concentra in maniera esagerata la propria attenzione sul rapporto che viene a instaurarsi tra i due protagonisti portandolo più vicino al filone bromance – lo stretto legame, non di carattere sessuale, che nasce tra due uomini – piuttosto che continuare a mantenerlo lungo la direzione del genere drammatico. “L’ultima carta che giri è l’unica che ha importanza.” Questa frase viene pronunciata dal personaggio di McConaughey e potrebbe ben riassumere quanto il regista avrebbe dovuto fare, magari giocando meglio l’intera partita senza affidarsi esclusivamente all’ultima mano, per far sì che la pellicola vincesse la sfida contro le aspettative della critica e del pubblico.

... continua la lettura
Libri

Nudi come siamo stati, l’ultimo romanzo di Ivano Porpora

Edito di recente da Marsilio Editori nella collana Romanzi e Racconti, Nudi come siamo stati è l’ultimo libro dello scrittore lombardo Ivano Porpora che torna in libreria dopo cinque anni dal suo esordio letterario con La conservazione metodica del dolore (Einaudi, 2012). Come e, forse, quanto più del suo precedente lavoro, Nudi come siamo stati è un testo corposo, ricco soprattutto di intensità tematica e profondità narrativa. L’autore – che nel romanzo si definisce un “amanuense” il cui compito è stato quello di vergare su carta i fatti in esso raccontati – divide la sua opera in tre parti. Nella prima, Severo, uno dei personaggi, si presenta al lettore comunicandogli le proprie intenzioni e che quanto dirà è una storia vera. Torniamo indietro nel tempo, a un giorno imprecisato della fine del 2005. Severo è un giovane pittore originario di Viadana, un piccolo paese della provincia mantovana, che vive con Anita. Nel loro stesso palazzo, qualche piano più sotto, abita il padre di lui, Armando, costretto su una sedia a rotelle e con il quale il figlio non comunica se non attraverso dei messaggi scritti perché non lo vede da anni. Severo ha perso la madre da piccolo e il rapporto con l’altro genitore non è stato semplice a causa di un’incapacità a comunicare, a instaurare un rapporto padre-figlio che consentisse a entrambi di rivestire ognuno il proprio ruolo naturalmente e non per obbligo. L’altra figura simbolo per Severo è quella dell’uomo che diventerà il suo maestro, l’artista di fama mondiale Arsène Jamet, il quale non gli impartirà soltanto lezioni di pittura ma anche di vita. Arsène, infatti, con i suoi metodi anticonvenzionali, mette l’allievo a nudo e, compiendo questo procedimento su di lui, attua la medesima azione anche su sé stesso. È da qui che prende avvio la seconda parte del romanzo nella quale, con un altro salto indietro nel tempo, è presentato un Arsène bambino a Collobrières, un paese del sud della Francia. In queste pagine prende forma la sua infanzia segnata da un evento doloroso del quale il piccolo, e in seguito l’adulto, si incolpa arrivando a perdere la propria felicità che egli sostituisce con un cinismo esasperato ed esasperante. L’ultima parte torna al presente narrativo per poi concludersi in un finale compiuto, ma aperto a diverse riflessioni. Nudi come siamo stati : un romanzo credibile e, per questo, potente Ivano Porpora affronta in maniera approfondita, intensa e nient’affatto banale temi importanti. Quelli che colpiscono maggiormente producendo una duratura eco emotiva sono, senza alcun dubbio, quelli che sono alla base dello scandagliare l’animo umano che -come l’autore stesso richiama nel titolo- vengono e devono essere esternati nudi e crudi come sono stati e sono sentiti da ciascun personaggio per poter essere accettati, compresi e affrontati. Esponendo dolori, ricordi, rimpianti essi divengono reali agli occhi dei lettori che si trovano come catapultati a una mostra d’arte dove i quadri rappresentano ciascuno qualcosa. Un qualcosa facilmente riconoscibile perché non estraneo a ognuno di noi. Tutto ciò fa di Nudi come siamo stati un romanzo evocativo e tangibile al tempo stesso da gustare senza fretta lasciandosi andare a […]

... continua la lettura