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Eroica Fenice

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Mary Lynn Bracht e il suo esordio letterario con il romanzo Figlie del mare

Mary Lynn Bracht esordisce con il romanzo Figlie del mare  | Recensione Figlie del mare, pubblicato dalla casa editrice Longanesi, è il romanzo d’esordio dell’autrice di origini coreane Mary Lynn Bracht. Ambientata in Corea, la storia viene narrata dalle due protagoniste, le sorelle Hana e Emiko, alternandosi tra il 1943 per il racconto della prima e il 2011 per quello della seconda. Hana, più grande di Emiko di sette anni, è una giovane haenyeo – “donne del mare” – dell’isola di Jeju, che ha imparato a immergersi in mare per pescare e, lavorando in maniera autonoma, a provvedere così alla propria famiglia. Un giorno, per proteggere la sorellina dai soldati giapponesi che hanno occupato il suo Paese, viene rapita da uno di loro che, insieme ad altre ragazze e donne coreane, la conduce in Manciuria dove sarà costretta a “lavorare” in un bordello con un nuovo nome, Sakura. Lasciata alla mercé dei militari, Hana cerca di sopravvivere serbando nel cuore il desiderio di poter rivedere un giorno i propri cari. Il ritorno di Morimoto, il caporale che l’aveva portata via, rappresenta per la ragazza – malgrado odi l’uomo che l’ha strappata alla sua famiglia abusando per primo di lei – la sua unica possibilità di fuga perché è questo che l’uomo le propone dicendole che la vuole per sé. Scappata dal bordello ma in balia del suo aguzzino, Hana viene poi affidata a una famiglia mongola che, per la prima volta dopo tanto tempo, la tratterà con cura e rispetto. A distanza di molti anni, Emiko, ormai anziana, cerca ancora di avere notizie della sorella perduta e, durante una manifestazione di fronte all’ambasciata di Tokyo, vedendo una statua commemorativa delle donne coreane che subirono lo stesso destino di Hana, “La Statua della Pace“, individua i tratti della sorella in quelli della giovane donna nell’opera e la speranza torna a rianimarla. Figlie del mare di Mary Lynn Bracht: la drammatica voce delle donne coreane del secondo conflitto mondiale Mary Lynn Bracht, con Figlie del mare, narra i terribili crimini – ammessi dal Giappone nel 1993 e riconosciuti come tali soltanto nel 2015 – perpetrati ai danni di 300.000 donne coreane durante la Seconda Guerra Mondiale. Le comfort women – così erano chiamate le donne che furono costrette a prostituirsi garantendo il “benessere” dei soldati nipponici impegnati a combattere per il loro Paese – di cui Hana si fa portavoce, non dovettero unicamente subire violenze fisiche durante il periodo in cui furono prigioniere. Quelle che riuscirono a tornare a casa dopo la fine della guerra, infatti, dovettero anche fare i conti con la vergogna di quanto era successo loro e, molte, decisero di non rivelare a nessuno cosa avevano subito, decidendo anche di rimanere nubili pur di non essere scoperte. Per questo, Figlie del mare non parla solo di due sorelle ma ha il grande merito di puntare il dito, parlandone senza mezzi termini, sulle ingiustizie patite dalle donne di un’intera nazione delle quali, altrimenti e come è accaduto e accade per tante altre atrocità commesse […]

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Libri

La banda degli sconfitti, il primo romanzo di Giacomo Tramontano

Pubblicato lo scorso novembre dalla casa editrice Scatole Parlanti, La banda degli sconfitti è la prima opera letteraria dell’autore romano Giacomo Tramontano. Tommaso è un ragazzino che abita nella periferia degradata di Roma e un giorno, rientrando a casa con il padre, assiste al suo brutale omicidio. L’unico oggetto che gli resta in seguito alla sua scomparsa è un pallone di calcio con la dedica del suo idolo, il capitano della Roma Francesco Totti: “Al campione di casa Tommaso. Gioca sempre a testa alta.” Ben presto, però, dei ragazzi più grandi di lui, figli del boss del quartiere, se ne impossessano e Tommaso è più che intenzionato a riprenderselo a qualsiasi costo. Insieme ai suoi amici di sempre, Manuel, Kamal e Ciccio, determinati quanto lui a non abbassare la testa e a subire l’ennesimo sopruso, Tommaso inizia a pensare a come potersene riappropriare. La sua diventa un’ossessione a causa del significato che quel pallone ha per lui e che mantiene vivo il ricordo di un padre che, seppur privo di mezzi economici, è sempre stata una brava persona oltre che un buon genitore. Tuttavia, con il passare dei giorni e alcune scoperte proprio sul conto di quest’ultimo, il dolore di Tommaso si trasforma in delusione e rabbia perché, da quello che gli è stato detto, anche il suo adorato e onesto papà si era lasciato tentare dai soldi facili guadagnati grazie allo spaccio di droga ed era stato ucciso proprio per questo motivo. La verità, però, si rivela essere un’altra e, una volta che ne verrà a conoscenza, il giovane protagonista si troverà di fronte a un bivio ormai consapevole di dover scegliere tra le due strade quella da imboccare. La banda degli sconfitti e la precoce lotta per sopravvivere al degrado Quella descritta da Giacomo Tramontano nella sua opera è una realtà con la quale devono fare i conti ogni giorno molte persone di luoghi ed età differenti. L’autore ha scelto di mostrare il degrado di un quartiere della periferia di una grande città come Roma attraverso gli occhi disincantati e feriti di un ragazzino di appena tredici anni al quale, dell’innocenza e della spensieratezza della sua età, rimangono soltanto i suoi più cari amici e le quotidiane partite a pallone al campetto della zona. Tommaso è in bilico tra il suo bisogno di poter essere soltanto un bambino e la necessità di saltare velocemente le tappe della crescita per diventare un adulto. Il protagonista sa bene dove vive, cosa accade intorno a lui, chi sono le persone dalle quali stare alla larga, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Sopraffatto dal dolore e dall’incapacità di sopportare ancora oltre i torti subiti, arriva a dubitare della possibilità di avere giustizia e, nonostante la decisione di non commettere lo stesso errore di altri, vi cede perché piccolo, perché imperfetto essere umano.   Tramontano, poi, non gli mette in bocca concetti complessi, al contrario, lo lascia libero di ragionare, esprimersi e agire – così come gli altri personaggi del libro – […]

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Cinema e Serie tv

Il corriere – The Mule: il ritorno di Clint Eastwood

L’ottantanovenne due volte premio Oscar Clint Eastwood torna al cinema con il poliziesco drammatico Il corriere – The Mule, nel quale riveste sia i panni del regista che quelli dell’attore. Earl Stone (Clint Eastwood) è un anziano coltivatore di fiori, veterano della Seconda Guerra Mondiale, divorziato, con una figlia con la quale non parla da anni a causa del suo essersi disinteressato alla sua famiglia per dedicarsi interamente al lavoro, e che si ritrova senza soldi dopo il fallimento della sua attività. Avvicinato da un invitato alla festa prematrimoniale della nipote, Earl, inizialmente all’oscuro di ciò che gli è stato proposto, si ritrova a fare il corriere della droga per un cartello messicano. Grazie alla sua bravura ed efficienza è tenuto in grande considerazione dal boss Laton (Andy Garcia) che, per questo motivo, lo incontra di persona. Dopo i primi viaggi la curiosità ha preso il sopravvento e, nonostante gli avvertimenti da parte dei narcotrafficanti, Earl scopre la causa delle ingenti somme di denaro che riceve alla fine di ogni viaggio. Malgrado non abbia più bisogno di soldi, l’anziano continua a svolgere il suo incarico arrivando perfino a conversare con il detective della DEA – la Drug Enforcement Administration, ossia l’agenzia federale antidroga americana – Colin Bates (Bradley Cooper), che sta indagando proprio sul cartello per cercare di acciuffare il misterioso corriere che riesce a portare a termine tutte le sue consegne di centinaia di chili di droga. Il corriere – The Mule : nessuno fugge per sempre Il film, ispirato alla storia di Leo Sharp – arrestato nel 2011 a 87 anni e condannato a 3 anni di prigione – non mira a impressionare gli spettatori per le incredibili vicende vissute da questo insospettabile vecchietto che per ben 10 anni trasportò la droga per il cartello messicano di Sinaloa. Il suo punto di forza va ricercato, piuttosto, nell’aver mostrato al pubblico chi realmente fosse Sharp: un uomo solo e indigente divorato dai rimorsi per essere stato un pessimo padre e un pessimo marito. Eastwood ne fornisce un’interpretazione impeccabile capace di proiettare una miriade di sfumature diverse: l’umorismo, la tristezza, l’esperienza, l’altruismo, la scontrosità, l’avventatezza, la compostezza e, soprattutto, la consapevolezza di essere stato un uomo che ha tanto sbagliato in passato e che vorrebbe recuperare l’affetto dei suoi cari. Sarà proprio quest’esperienza fuori dal comune – e non saranno certo i tanti soldi guadagnati illecitamente a riavvicinarlo alla moglie gravemente malata e alla figlia che riesce a stento a rimanere con lui nella stessa stanza – a fargli ammettere i suoi sbagli e ricordargli ciò che realmente conta nella vita: la famiglia. Il corriere – The Mule è un indubbio capolavoro cinematografico che segna il ritorno di un personaggio poliedrico del calibro di Clint Eastwood che, in questo film, ha dato ancora una volta il meglio di sé sia dietro sia davanti la macchina da presa confermando la bravura e il talento che ne hanno fatto l’acclamato artista che abbiamo imparato ad apprezzare nel corso della sua lunga carriera […]

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Cinema e Serie tv

Green Book, storia di un’incredibile amicizia

Green Book: un’amicizia aldilà del pregiudizio | Recensione Basato sulla storia vera dell’amicizia nata nell’America degli anni Sessanta tra un buttafuori italoamericano, Tony Vallelonga, e un pianista afroamericano, Don Shirley, Green Book è l’ultimo film diretto dal regista statunitense Peter Farrelly. Siamo nel 1962, Tony “Lip” Vallelonga (Viggo Mortensen) si ritrova senza impiego dopo la chiusura di uno dei più noti night club di New York dove lavorava come buttafuori. Per provvedere alla sua famiglia, Tony accetta di accompagnare il famoso compositore e pianista jazz afroamericano Don Shirley (Mahershala Ali) nel tour che lo vedrà impegnato a esibirsi in diversi concerti nel sud razzista degli Stati Uniti. Nel lungo viaggio che li attende, i due saranno costretti a seguire le indicazioni riportate nel Libro Verde – il film prende il suo titolo proprio dalla guida automobilistica, chiamata appunto Green Book, dove erano elencati gli alberghi e i ristoranti nei quali avevano accesso le persone di colore – venendo coinvolti in situazioni spiacevoli e pericolose. La vicinanza, inizialmente forzata ma a poco a poco mutata in piacevole compagnia, porterà Tony e Don a conoscersi meglio e ad apprezzarsi sinceramente, gettando le basi per quella che diventerà un’amicizia vera capace di andare oltre le differenze legate all’estrazione sociale, alla provenienza e al colore della pelle. Green Book, una commedia drammatica dall’alto valore umano Con ben cinque nomination per i prossimi Oscar – e tre premi vinti ai Golden Globe –, Green Book è la testimonianza di fatti avvenuti quasi sessant’anni fa, eppure potrebbe benissimo parlare di una storia dei nostri giorni tanto la trama è attuale. Grazie alla sua semplicità, il film colpisce ancora di più proprio perché vuole mostrare, senza esagerazioni ma riportando solo quello che realmente è accaduto, come sia stato possibile per due persone diametralmente opposte instaurare un rapporto di amicizia e di rispetto reciproco impensabile – ma non per questo impossibile – in quegli anni in cui il “diverso da sé” era considerato inferiore. Don Shirley – interpretato impeccabilmente dal premio Oscar Mahershala Ali, che ne ha riportato sullo schermo la determinazione, la bravura, la forza così come la debolezza – decise di compiere e portare a termine il tour organizzato dalla sua casa discografica nonostante sapesse a cosa sarebbe andato incontro. Nel film, infatti, il suo personaggio viene rappresentato per quello che era: un virtuoso del piano, capace di incantare chiunque lo ascoltasse, sensibile e non certo indifferente alle umiliazioni subite oltre che estremamente solo. Per questo, il rapporto nato con Tony Vallelonga – del quale Viggo Mortensen offre un’interpretazione che lo rende da subito simpatico per i suoi modi goffi e rozzi ma capaci di grande umanità – può risultare inizialmente incomprensibile vista la lampante diversità nei modi esistente tra i due. Eppure, sarà proprio questa diversità a unirli, permettendo loro di andare oltre la prima impressione per cogliere e imparare ad apprezzare la reale natura – imperfetta quanto fragile – celata dietro i comportamenti di entrambi. Green Book è un ottimo film sotto tutti i punti […]

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Cinema e Serie tv

Creed II, l’atteso sequel di Creed – Nato per combattere

Diretto dal regista Steven Caple Jr., Creed II, in programmazione dal 24 gennaio, è il sequel del film Creed – Nato per combattere del 2015. Adonis Creed (Michael B. Jordan) è ormai diventato un pugile professionista grazie a un indubbio talento e all’appoggio del suo allenatore Rocky Balboa (Sylvester Stallone). Bravura, impegno e passione gli hanno permesso di vincere l’agognata Cintura del Mondo nella categoria dei pesi massimi. Dopo la vittoria, il giovane chiede alla sua ragazza Bianca (Tessa Thompson) di sposarlo e, di lì a poco, la coppia scopre di essere in attesa del loro primo bambino. In concomitanza a questa lieta notizia, Adonis viene sfidato da un rivale il cui nome riapre ferite mai rimarginate. Si tratta infatti del russo Viktor Drago (Florian Munteanu), figlio dell’odiato Ivan (Dolph Lundgren), l’uomo che, trent’anni addietro, uccise durante un incontro il padre di Adonis, il grande Apollo. I due si affrontano in un primo match e ad avere la peggio è l’americano che, nonostante gli avvertimenti del fidato Rocky di non combattere, ne esce malridotto e con l’autostima intaccata. Sarà soltanto dopo un periodo di riposo e di duro allenamento che Adonis si scontrerà nuovamente contro Viktor in un incontro senza esclusione di colpi che costringerà uno dei due giovani lottatori a gettare la spugna. Creed II, il match delle emozioni Impregnato dal primo all’ultimo secondo di una nostalgia quasi palpabile visti i tanti collegamenti e rimandi al passato – sempre vivido nella memoria dei protagonisti quanto in quella dei fan – delle imprese del mitico Rocky Balboa, ora “sostituito” dal giovane Apollo Creed, il film colpisce non tanto per la messa e resa in scena degli incontri di boxe – impressionantemente realistici – quanto per l’intensa carica psicologica e sentimentale che lo pervade. L’attenzione, infatti, è tutta concentrata sui motivi che spingono, Adonis da un lato e Viktor dall’altro, a combattere. Infatti, più che la vittoria sportiva, entrambi sono alla ricerca di un riscatto personale che ha ragioni e radici ben più profonde della “semplice” conquista del titolo mondiale. Il regista porta gli spettatori a comprendere l’intima psicologia dei due pugili che lottano per ottenere un diverso tipo di riscatto. Adonis, in un primo tempo animato dal desiderio di vendetta contro il figlio dell’uomo che lo ha fatto crescere senza le attenzioni e l’amore del padre, comprende che, lasciandosi spingere dalla rabbia non soltanto non riuscirà a battere il suo avversario, ma non potrà fare pace con i demoni del suo passato e vivere appieno il futuro che lo aspetta insieme alle persone che lo amano e che tengono a lui. Viktor, invece, sembra essere un automa guidato da Ivan convinto che, battendo lo storico nemico americano, possa avverarsi il riscatto dell’onore e della gloria persi anni addietro e che sono costati ai Drago la loro fama presso i connazionali ma, soprattutto, l’abbandono di Ludmilla (Brigitte Nielsen), moglie del primo nonché madre del secondo. Creed II è sì una pellicola incentrata sull’antagonismo sportivo – una rivalità durata decenni – ma […]

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Libri

Nel cuore della notte, il secondo capitolo sulla famiglia Aubrey di Rebecca West

È uscito oggi nelle nostre librerie Nel cuore della notte, il secondo e coinvolgente capitolo della trilogia dedicata alle vicende familiari degli Aubrey, nata dalla fantasia della scrittrice e critica letteraria inglese Rebecca West. La pubblicazione di questo volume, così come quella del primo intitolato La famiglia Aubrey, è stata curata della casa editrice romana Fazi Editore. Ambientata a Londra, a cavallo tra le ere edoardiana e georgiana, la storia continua a essere narrata da Rose Aubrey la quale, mantenendo il caratteristico spirito acuto e attento, (ri)porta il lettore all’interno del suo microcosmo animato dai tanti parenti e amici dei quali descrive il prosieguo delle loro vite. Molti sono i cambiamenti che si verificano in questa seconda parte della storia come la scomparsa dell’amato padre – perennemente indebitato e del quale se ne presume la morte – e l’assegnazione a Rose e alla sorella gemella Mary di due borse di studio presso due prestigiose scuole di musica. La sorella maggiore Cordelia – sin dall’inizio descritta come una nota stonata nell’armoniosa melodia familiare – convola a nozze e abbandona la casa di famiglia; mentre il fratello minore Richard Quin, desidera ardentemente iscriversi a Oxford. La madre dei ragazzi Aubrey, Clare, continua a essere sempre fragile e trascurata mentre la cugina Rosamund è sempre più impegnata nel proprio studio da diventare una brava infermiera. Ai membri di questa atipica e variegata famiglia, si aggiungono altri parenti e amici le cui figure contribuiscono ad arricchire il mondo che ruota loro intorno. Un mondo che, nel primo decennio del Novecento, fu sconvolto – come accadde nel resto dell’Inghilterra così come in tutta l’Europa – dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Nel cuore della notte : gioie e dolori dell’età adulta In questo secondo libro che compone la trilogia degli Aubrey, Rebecca West continua a oscillare tra commedia e tragedia, aperto e manifesto sentimentalismo alternato a un freddo e netto distacco del cuore: tutto è espresso con la consueta tagliente ironia dell’autrice che caratterizza le descrizioni delle scene di vita familiare e sociale che si susseguono nella narrazione. I giovani Aubrey non sono più dei bambini: sono ormai cresciuti e, ognuno di loro, intraprende quella strada costellata di gioie e dolori che segna l’inizio della vita adulta con le sue amarezze e le sue felicità, con le sue sconfitte e i suoi trionfi e, sopra ogni altra cosa, con le sue perdite. Perdite che lasciano un vuoto incolmabile il cui dolore dura tutta una vita e al quale si può sopravvivere solo se ci si aggrappa con forza a qualcosa come la musica che, in questo caso, è cura, conforto, rifugio sicuro oltre che grande passione senza la quale, se privati, si può soffrire. Nel cuore della notte è un’opera sorprendente, intensa e leggera insieme dalla quale lasciarsi trasportare sulle note di una melodia suonata a più mani che la rendono unica e irripetibile. [amazon_link asins=’8893253925,8877381566,8854503363,8870634523,1844086992,B07LCS8BKN’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’1864fe87-e2e3-424e-9b98-a4bb01c06857′]

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Cinema e Serie tv

La favorita, l’ultimo film diretto da Yorgos Lanthimos

È da oggi in programmazione nei nostri cinema La favorita, l’ultimo lavoro diretto dal regista, sceneggiatore e produttore cinematografico greco Yorgos Lanthimos. Il film è una testimonianza particolareggiata dello stretto rapporto intercorso tra tre donne agli inizi del Settecento: la regina Anna di Gran Bretagna (Olivia Colman), la Duchessa di Marlborough Sarah Churchill (Rachel Weisz) e la cugina di quest’ultima la baronessa Abigail Masham (Emma Stone). Il periodo che fa da sfondo a questo triangolo al femminile è il delicato momento durante il quale la Gran Bretagna si trovava in guerra contro la Francia e, anche per questo motivo, la scelta di far luce su quanto accadeva a corte tra la regina e le due cugine a lei vicine non è stata casuale. Il film, infatti, mette a nudo la grande fragilità e instabilità emotiva di Anna che, insicura riguardo al suo aspetto fisico, turbata a causa della perdita di ben 17 figli e afflitta dalla gotta, ricerca continuamente attenzioni e affetto – anche di carattere sessuale – dalla fidata amica e dama di compagnia Sarah. Quest’ultima, però, approfitta della debolezza della regina per “consigliarla” affiancandola non soltanto sulle questioni private ma anche, e soprattutto, su quelle relative la gestione del regno traendone indubbi benefici personali. Con l’arrivo della cugina Abigail, che da umile serva la soppianta nel ruolo di “favorita”, il controllo di Anna e dello Stato passa di mano e le conseguenze di questo cambiamento si ripercuoteranno sia nelle vite delle protagoniste che nel resto del Paese. La favorita : non solo gli uomini smaniano per il potere Chiunque pensi che la pellicola di Lanthimos sia l’ennesimo rifacimento dal ritmo lento e pesante della biografia di un personaggio famoso, si sbaglia di grosso. Il film è divertente, veloce, condito con tanta e mirata ironia da farne indigestione e volerne, comunque, ancora. Eccellente poi è l’impiego della telecamera che insegue i personaggi senza mai perderli di vista da lontano e da vicino, così da dare l’impressione agli spettatori di essere lì accanto a loro tra i lunghi corridoi, le stanze e i giardini dell’imponente palazzo reale. Altra nota positiva è indubbiamente la musica che irrompe prepotente e ad alto volume sulla scena con le sue sonate e i suoi assoli di pianoforte e violino come a voler dare maggiore rilevanza a quanto accade nei momenti più salienti. Infine, ottima l’interpretazione da parte delle tre attrici che esprimono appieno, non soltanto i caratteri peculiari dei loro personaggi, ma ne sottolineano l’insaziabile desiderio di potere da soddisfare con qualsiasi mezzo a loro disposizione. La favorita alterna commedia e dramma, passione e freddezza in un susseguirsi di avvicendamenti privi di pause che mantengono viva l’attenzione e l’interesse degli spettatori lasciandoli, alla fine, con un pensoso sorriso accompagnato da una strana sensazione di appagata incompiutezza.

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Cinema e Serie tv

Glass, l’ultimo lavoro cinematografico di Shyamalan

In programmazione al cinema dal 17 gennaio, Glass è l’ultimo film diretto dall’eclettico regista indiano naturalizzato americano M. Night Shyamalan. David Dunn (Bruce Willis) è sulle tracce di Kevin Wendell Crumb (James McAvoy), un pericoloso criminale psicopatico affetto da un grave disturbo dissociativo dell’identità macchiatosi di efferati omicidi e rimasto a piede libero. Dopo averlo trovato, riuscendo a mettere in salvo quattro ragazze da lui rapite, sia David – la cui identità è rimasta fino ad allora celata dietro il nome de Il Sorvegliante – sia Kevin – L’Orda – vengono arrestati dalle autorità per poi essere rinchiusi in un istituto psichiatrico dove si trova anche il peggior nemico del primo, Elijah Price (Samuel L. Jackson) – soprannominato Mister Glass (l’uomo di vetro) a causa di una malattia che ha reso estremamente fragili le sue ossa. I tre sono seguiti dalla dottoressa Ellie Staple (Sarah Paulson), il cui intento è quello di dimostrare che nessuno di loro è realmente dotato di poteri sovrannaturali come i personaggi dei fumetti ma, semplicemente, si sono convinti di averli. Puntando sulle debolezze di ognuno e instillando nella loro menti il dubbio circa i loro “superpoteri”, la psichiatra chiede anche aiuto alle persone loro vicine: il figlio di David, Joseph (Spencer Treat Clark), la madre di Elijah (Charlayne Woodard) e la ragazza rapita da David ma poi lasciata libera, Casey (Anya Taylor-Joy), – chiede di parlargli facilitando così la “guarigione” ma il loro intervento si rivela infruttuoso. Mister Glass, nel frattempo, riesce a mettere in atto il suo piano: risvegliare La Bestia – la personalità più pericolosa di Kevin – per convincerla a battersi contro David affinché il mondo intero venga a conoscenza della loro esistenza. Durante lo scontro, tuttavia, una verità celata per anni viene svelata e sarà proprio questa importante rivelazione a segnare il destino di tutti i protagonisti. Glass, un sequel e crossover che non convince Con Glass si chiude la trilogia – della quale si è desunta l’esistenza dopo l’uscita di quest’ultimo film – iniziata con l’indimenticabile Unbreakable – Il predestinato (del 2000) e continuata con l’acclamato Split (del 2016). Nel primo hanno fatto la loro comparsa i personaggi interpretati da Bruce Willis e Samuel L. Jackson, mentre nel secondo quello di James McAvoy. Mettendo da parte l’incredibile lavoro svolto dai tre attori protagonisti, per il resto, questo film non possiede neanche la metà delle peculiarità che hanno reso un successo i precedenti. Ritmo rallentato, quasi totale assenza della tensione che tipicamente anima un thriller, dialoghi – alcuni privi di senso e, quindi, incomprensibili – piatti quasi banali; in definitiva, purtroppo, quest’ultimo lavoro di Shyamalan né supera né si avvicina agli altri. Probabilmente se il regista avesse curato maggiormente il progetto alla base della pellicola senza privarla così tanto della suspense che avrebbe dovuto permearla interamente, Glass avrebbe quantomeno eguagliato i suoi predecessori invece di arrivare a essere un prodotto appena passabile deludendo le aspettative degli spettatori.

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Libri

“Rugiada, la voce di Roma”: un romanzo di Mara Bruno

“Rugiada, la voce di Roma”: il nuovo romanzo di Mara Bruno | Recensione Pubblicato da AG Book Publishing lo scorso dicembre, Rugiada, la voce di Roma è un romanzo dell’autrice romana Mara Bruno. La storia è ambientata a Roma ed ha inizio il 20 settembre del 1870 quando, dopo l’ingresso dei bersaglieri attraverso la Breccia di Porta Pia, la città viene annessa al Regno d’Italia. Il 20 settembre è, dunque, una data importante per i romani a causa di questo avvenimento storico ma lo è, in particolare, anche per una giovane trasteverina che, nel giorno del suo diciannovesimo compleanno, viene a conoscenza di una verità taciutale da tempo. Rugiada – questo è il nome della protagonista – ascolta una conversazione dei genitori Ersilia e Fernando, proprietari di un’osteria, e scopre di essere stata adottata dalla coppia che l’aveva trovata ancora in fasce con soltanto un fazzoletto di ottima fattura con delle iniziali ricamate sopra. Nell’animo della ragazza inizia a farsi largo una profonda tristezza, aumentata dal desiderio di scoprire l’identità della madre naturale e delle motivazioni che, anni addietro, l’avevano spinta ad abbandonarla. A questo si aggiunge un crescente bisogno di indipendenza che la spinge ad andare a cantare per le strade insieme al piccolo Marietto, figlio della cenciaiola Costanza, accompagnato dal nonno Aldo, pur di guadagnare qualche soldo. È così che Rugiada diventa “la voce di Roma”, apprezzata per la sua voce melodiosa dal popolo romano. Tuttavia, un incontro inaspettato con l’affascinante e misterioso conte Adriano Alteri e, in seguito, con la moglie Clelia, il figlioletto Antonio e l’algida e altera suocera di lui Madame Legrand, cambierà la vita della protagonista e delle persone a lei care e che le vogliono – e le vorranno – bene. Rugiada, la voce di Roma, un’opera sul cambiamento e la maturità Mara Bruno, scegliendo di ambientare il suo romanzo nel preciso momento storico dell’annessione della città di Roma al Regno d’Italia, non si limita a mostrare i cambiamenti avvenuti nella vita della protagonista dell’opera poiché li estende anche al resto della popolazione. Come quest’ultima, infatti, anche Rugiada sarà costretta a crescere, a fare i conti non soltanto con il suo passato e l’eredità da esso trasmessale ma anche con i recenti avvenimenti che la renderanno una giovane donna matura e ormai in grado di affrontare ciò che il mondo esterno ha in serbo per lei. L’autrice mostra questo avvenuto mutamento già dai più piccoli particolari come, ad esempio, un uso meno frequente da parte della ragazza del romanesco in favore di un impeccabile italiano o, ancora, del freno posto all’impulsività che lascia il posto alla riflessione prima dell’azione senza, tuttavia, limitarne la spontaneità delle espressioni e dei gesti. Rugiada, la voce di Roma è un delizioso affresco su carta della città eterna durante gli ultimi anni dell’Ottocento e il personaggio di Rugiada, con la sua storia, lo impreziosisce, conferendogli quel tocco di particolarità in più che non guasta ma, al contrario, risulta essere azzeccato per il taglio narrativo presentato dal romanzo.   […]

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Libri

Bianca come la neve di Mariarosaria Conte (Recensione)

Uscito a novembre in libreria, Bianca come la neve è l’ultimo romanzo dell’autrice napoletana Mariarosaria Conte pubblicato da Ateneapoli Editore. Morena è una ragazza semplice, assennata, studiosa oltre che impegnata in varie attività extrascolastiche e con un gruppo di amici fidati con cui trascorre le sue giornate. Al rientro dalle vacanze estive da Oti, durante le quali si è fidanzata con Davide, più grande di lei di un paio di anni e appartenente alla “Napoli bene”, deve fare i conti con diverse complicazioni che renderanno il rapporto tra i due difficile da gestire. Se in vacanza i suoi genitori le avevano lasciato maggiore libertà, una volta in città la giovane è costretta a mentirgli pur di ritagliarsi del tempo da dedicare al suo amore. Davide si dimostra paziente, malgrado questa nuova situazione non gli vada tanto a genio, e le propone di conoscere i suoi amici. Una volta entrata in contatto con loro, le insicurezze e l’inadeguatezza di Morena non tardano a emergere rendendola ancora più impacciata fino al punto che, pochi giorni dopo una festa, il suo principe azzurro perfetto come un Dio la lascia dicendole che sono troppo diversi e, per questo motivo, la loro storia non può avere un futuro. Distrutta e addolorata, Morena si chiude in se stessa allontanando la madre, il padre, la sorella minore Giulia, l’amico del cuore Lorenzo e le amiche di sempre Claudia, Federica e Fiorenza, sprofondando in una acuta depressione che la porta all’anoressia. Preoccupati per le sue condizioni, i genitori decidono di mandarla a vivere per un periodo dagli zii a Roma dove, col passare dei giorni, la ragazza riesce faticosamente a riprendersi. Tornata a Napoli, tuttavia, la aspetta un’altra prova: riuscire a non perdere il prezioso equilibrio ritrovato dopo essersi confrontata con le persone care da lei trascurate durante i momenti bui e con chi ne era stato la causa scatenante. Bianca come la neve di Mariarosaria Conte: fragilità e forza di un’età delicata Mariarosaria Conte in Bianca come la neve torna a narrare – lo aveva già fatto nel libro Mare nell’anima pubblicato nel 2015 – della sedicenne Morena che, alle prese con il primo amore, reagisce come molti suoi coetanei lasciandosi travolgere dalle tante emozioni positive e negative che da esso scaturiscono influenzandone e plasmandone in maniera, a volte confusa, il carattere e il modo di comportarsi. “… Non capivo più niente. Da sempre avevo creduto di essere bianca e pura come la neve che brilla nelle giornate di sole in montagna, tanto simile a diamanti sminuzzati e capace di accecarti col suo chiarore. Forse in me esistevano zone d’ombra inesplorate. Fatto sta che non mi riconoscevo più. Ero smarrita. Perplessa. Triste.” Il fragile equilibrio emotivo di Morena si spezza con la delusione derivata dall’infrangersi di un sogno, idillico e perfetto, costruito sull’idealizzazione della persona amata che, dopo averle fatto scoprire una felicità inaspettata e meravigliosa, la fa precipitare in un baratro oscuro che la porta all’anoressia. Mariarosaria Conte tratta di una malattia molto diffusa tra i più […]

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Libri

Mala semenza, l’imperdibile romanzo di Maria Elefante (Recensione)

Pubblicato lo scorso febbraio dalla casa editrice Homo Scrivens all’interno della collana Dieci, Mala semenza è il secondo romanzo della scrittrice Maria Elefante. Filuméne è una contadina, nata e cresciuta nella campagna vesuviana. Cultrice della terra, devota – come tutti i membri della sua famiglia lo sono ormai da generazioni – al culto della dea Ecàte, ama gli animali di cui si prende cura con attenzione e pazienza. Innamorata di David, dal quale viene allontanata dalla madre perché ebreo, grazie a lui coltiva anche una segreta passione per i libri. Un giorno, assorta nella lettura della storia di Amore e Psiche, non si accorge dell’uomo che, dopo essere stato da lei rifiutato come marito, la violenta sfregiandole, non soddisfatto, il volto con un coltello. In poco tempo, Filuméne ‘a facciatagliata, rimasta incinta dopo l’aggressione, diviene la moglie di Benito Malasemenza, uomo crudele, rozzo e appartenente al clan de i pisciuni. Alla prima figlia, Anna detta Ninnella, ne seguono altri due, Lilina e Ciccillo ma, nonostante la loro presenza, gli episodi di soprusi e violenze non hanno fine per la povera donna che continua a subire le angherie del marito-padrone. Quest’ultimo, avido di denaro e alla guida di un clan invischiato nei loschi affari del territorio, dà ulteriore prova della sua incuranza e ignoranza quando profana il tempio di Ecàte scoperto sotto le fondamenta della loro casa, dando inizio al contrabbando dei preziosi manufatti in esso rinvenuti. Ma a evidenziare la malvagità dell’uomo è il mostruoso giro d’affari avviato con lo smercio dei rifiuti che inquineranno i terreni e le acque vesuviani e, a causa di ciò, gli abitanti di quelle zone cominceranno ad ammalarsi gravemente fino a morire avvelenati da quella mala semenza che ha soppiantato la buona di cui Filuméne era la custode. Determinata a salvare la sua terra dalle grinfie del boss che è stata costretta a sposare e sopportare, la donna, ormai adulta, si unirà al comitato delle “Mamme coraggio”. Grazie al loro appoggio, farà quello che avrebbe dovuto fare tanti anni addietro: fermare il mostro che le ha reso la vita un inferno riuscendo a portarlo anche nell’amata terra natia. Mala semenza di Maria Elefante, un’opera unica e drammaticamente attuale Maria Elefante nel suo romanzo tratta argomenti attuali che affondano le loro radici in tempi lontani. Dalla violenza sulle donne ai maltrattamenti che i più deboli subiscono in silenzio o perché inascoltati, dalle piaghe della criminalità organizzata e della droga al commercio illecito delle opere d’arte fino all’inquietante e dilagante problema dei rifiuti, niente viene tralasciato. Il tutto viene esposto dall’autrice in maniera chiara, diretta senza risparmiare nulla al lettore che si ritrova coinvolto attivamente dalle parole e dai fatti da esse narrati, così da non rimanerne soltanto semplice testimone ma arrivando a prenderne realmente coscienza e far sentire la sua voce esprimendosi con una reazione dovuta perché naturale. Mala semenza racchiude in sé la forza espressiva della verità – da sempre sotto gli occhi di tutti ma da pochi coraggiosi rivelata – che esplode grazie […]

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Libri

Un’ombra nel buio, il primo romanzo del romano Francesco Carta

Recensione di “Un’ombra nel buio”, romanzo d’esordio del giovane autore romano Francesco Carta,  pubblicato ad ottobre dalla casa editrice L’Erudita. Camilla è sovrappensiero mentre sta attraversando, di notte, il freddo sottopassaggio della stazione Nomentana, per rientrare a casa dopo un’accesa litigata con il suo fidanzato. Pochi metri la separano dall’uscita ma la ragazza non riuscirà a raggiungerla perché, in quel tunnel sotterraneo, non è sola. Il corpo della giovane, che dopo essere stata violentata è stata brutalmente uccisa con un grosso sasso che le ha sfondato il cranio, sarà ritrovato la mattina seguente nel giardino pubblico poco distante dalla stazione e sarà il commissario Andrea Doria a occuparsi delle indagini. Il poliziotto, insieme alla sua squadra, inizia subito le ricerche e, per quanto risulti fin troppo semplice, uno dei degli assassini -perché i colpevoli della morte di Camilla sono due- viene subito individuato. Tuttavia, un misterioso vendicatore, che si fa chiamare il “Giustiziere”, precede la polizia e punisce l’uomo macchiatosi del reato in una maniera ancora più efferata. Questo assassinio fa presagire che si tratti soltanto dell’inizio di quella che poi si rivelerà una catena di omicidi legati tra loro da un filo conduttore, che dovrà essere correttamente interpretato per poter essere spezzato. È così che il commissario Doria, aiutato dal direttore della rivista Linea gialla, Carlo Medici – che il “Giustiziere” ha scelto come suo “portavoce”–, dovrà lottare contro il tempo servendosi di tutte le sue doti investigative per fermare l’astuto e meticoloso killer, che agisce indisturbato come un’ombra nel buio. Un’ombra nel buio, il poliziesco noir di Francesco Carta La storia è ambientata in una Roma dove a farla da padroni –senza che nessuno o solo pochi ne siano a conoscenza– sono le perversioni e i vizi, non tanto delle persone comuni quanto di quelle in vista, che ricoprono cariche o rivestono ruoli di una certa importanza nella società. Individui dall’anima irrimediabilmente corrotta e insanabile, che devono essere fermati per i loro crimini perché, altrimenti, resterebbero impuniti. Partendo da uno stupro conclusosi con l’omicidio della vittima, Francesco Carta imbastisce, fornendo ai lettori così come al suo commissario una serie di indizi da decifrare, una trama che induce al ragionamento, in modo tale da scoprire il disegno che si cela dietro, e motiva, ogni azione del fantomatico “Giustiziere”. Quest’ultimo, come altri personaggi con le stesse caratteristiche, non desidera altro se non essere scoperto e fermato e colui che dovrà porre fine ai suoi delitti dovrà essere proprio il commissario Doria, perché è questo ciò che vuole l’assassino. Attraverso alcune parti in cui l’autore dà voce al Giustiziere, inoltre, viene tratteggiato un suo profilo psicologico disturbato e a tratti delirante ma, comunque, caratterizzato da un agire lineare e metodico. Un’ombra nel buio, thriller niente affatto prevedibile, con una buona dose di elementi raccapriccianti e di enigmi a cui occorre trovare delle risposte per poter giungere alla scoperta finale, è un ottimo esempio di romanzo poliziesco capace di conquistare e appassionare gli amanti, e non, del genere.   Un’Ombra nel buio di Francesco Carta [amazon_link […]

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Libri

Una moglie francese, un romanzo di Robin Wells | Recensione

Recensione di “Una moglie francese”, romanzo storico della pluripremiata autrice Robin Wells, pubblicato da Newton Compton Editori. Il romanzo di Robin Wells inizia nel 2016, con l’incontro tra due donne ormai ultranovantenni: Amélie O’Connor e Katherine Thompson. È quest’ultima a decidere di andare a trovare la prima presso lo Shady Oaks Assisted Living Center di Wedding Tree in Texas perché, malgrado siano passati tanti anni, è più che mai intenzionata a conoscere la verità su ciò che accadde davvero tra lei e Jack, l’uomo che Katherine avrebbe dovuto sposare e che, invece, la lasciò per Amélie. Ha inizio il lungo e straziante racconto della vedova, intervallato e arricchito da aneddoti della vita di Kat relativi al suo rapporto con il giovane, risalenti alla Parigi del periodo della Seconda Guerra Mondiale. Si torna indietro, al 1939, quando in Europa si inizia a parlare sempre più spesso di un’imminente conflitto. Amélie è una ragazza spensierata che, di lì a poco, come tante milioni di persone, conoscerà gli orrori e le perdite della guerra, dalla quale solo un inaspettato quanto miracoloso incontro e una lunga serie di bugie – dette tutte a fin di bene – potranno salvare lei e la sua piccola Elise da morte certa.  Una moglie francese, un’opera sull’amore e sul perdono L’alternanza del punto di vista nella narrazione, che passa dai toni calmi e pacati di Amélie a quelli agitati e infastiditi di Katherine, così come la scelta di incastrare negli eventi presenti quelli passati contribuiscono a rendere più suggestivo il romanzo, creando una suspense che cresce di pagina in pagina. Questo perché la storia è intrisa di misteri che si scoprono soltanto con il suo procedere, dato che nessun elemento-chiave – nonostante le continue insistenze di Katherine – viene svelato prima che arrivi il momento opportuno per farlo. Le due protagoniste/antagoniste vengono descritte, attraverso gli occhi l’una dell’altra, in maniera minuziosa sia nell’aspetto fisico che nel carattere e, inutile dirlo, non potrebbero essere più dissimili. Amélie è tanto altruista, audace, semplice, quanto Kat è egoista, egocentrica e viziata; due donne estremamente diverse accumunate dal grande amore per il bello e valoroso Jack, giudicato innocente e colpevole al contempo, in base alle sue azioni. Oltre alla vicenda in sé, che narra ciò che è accaduto ad Amélie in Francia e ciò che ha vissuto Katherine in America, ad essere centrale nel libro è il rapporto che entrambe avevano costruito con l’uomo che amavano e l’inevitabile confronto dei due legami. I risultati finali saranno la scoperta della verità e la comprensione, che entrambe, anziane, affronteranno ora che lui non c’è più. Una moglie francese  di Robin Wells è un’ottima lettura, drammatica ma anche leggera, un eccellente romanzo storico, il cui merito è quello di presentare una storia dove l’amore è capace di tutto, soprattutto di perdonare.   Robin Wells ed il suo Una moglie francese [amazon_link asins=’B077F69JS6′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’61d5c8b6-f71e-11e8-8d14-d35ecd7ff698′]   Immagine dal web: Amazon.it

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Libri

La custode dei bambini morti, il romanzo noir di Maria Ielo

La scrittrice Maria Ielo è uscita nelle librerie italiane con il suo primo lavoro, La custode dei bambini morti, pubblicato da GoWare nella collana I pesci rossi. Ambientato nella suggestiva campagna umbra, il romanzo inizia con l’incontro – casuale, ma non troppo – tra Cristiana e un barbone, Alessio. Quest’ultimo la avvicina proponendole un lavoro ben retribuito, ossia, quello di recarsi presso il casale della sua famiglia, chiamato I Cipressi, per fare compagnia alla figlia tredicenne Beatrice. Subito dopo averle esposto le sue intenzioni, l’uomo inizia a raccontarle della sua vita passata e delle persone a lui care. Tra queste, oltre alla moglie Federica – appassionata così tanto di cucina da trasformare parte del casale in una piccola trattoria – al fedele Fabrizio – suo aiutante nonché innamorato segreto – e Alessandra – una cara amica della moglie divenutane in seguito l’amante – e ovviamente, la figlioletta dell’uomo. Beatrice, però, è morta dopo essere stata investita mentre era in bicicletta nel 1977, quindi, trent’anni prima l’incontro tra il padre e Cristiana. Quest’ultima, alla quale si unirà poi la governante Myrsine – dotata di speciali poteri – non sarà affatto spaventata da quanto raccontatole da Alessio e, incuriosita, deciderà di accettare l’incarico propostole entrando in contatto con un mondo popolato da fantasmi di bambini morti dei quali diventerà la custode. La custode dei bambini morti, un’atipica ghost story di Maria Ielo Fermandosi al titolo, ci si aspetterebbe dall’opera di Maria Ielo una storia inquietante, magari raccapricciante e sanguinaria. Invece, ci si trova catapultati in una realtà malinconica, nostalgica e sentimentale dove, a predominare, è lo smodato desiderio di esserci per le persone amate andando persino oltre la morte. Il ritorno della Beatrice fantasma – che vorrebbe essere vista dalla madre per salvarla dal baratro dell’alcool e dello stato di abbandono in cui è piombata dopo la sua morte – simboleggia proprio questo. Tuttavia, la piccola non potrà nulla contro gli eventi che si succederanno inevitabilmente né con il tempo che passa inesorabile anche per lei che, dei suoi tredici anni ha conservato solo l’aspetto esteriore ma non più la sua essenza di fanciulla innocente. Passando alternativamente dal passato al presente, permettendo a più personaggi di raccontare la storia dal loro punto di vista, l’autrice ha dato vita a un’inconsueta ghost story dove a predominare sono i sentimenti. Sentimenti molto contrastanti che, da un’iniziale tormento che aumenta declinando fino a toccare il fondo, diventano serena accettazione di eventi che non possono essere cambiati ma con i quali si può e si deve imparare a convivere per poter ritrovare la perduta pace interiore. La custode dei bambini morti cattura e mantiene vivi l’interesse e l’attenzione proprio grazie alla mancanza di eccessiva melodrammaticità e, soprattutto, per l’incredibile lucidità narrativa che si staglia su uno sfondo di romanzata irrazionalità. [amazon_link asins=’B0773NPD4Y,B01KUGESKQ,B00AJ8A3CS,8873511023,B00OZY69ES’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’dc49ed0c-e5df-11e8-8397-2b4c9c31e4ce’]

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Libri

La storia di Henry Esmond, il romanzo storico di William M. Thackeray

Apparso per la prima volta nel 1852, La storia di Henry Esmond è il romanzo storico dello scrittore inglese William M. Thackeray che ritorna nelle librerie nostrane nella ben curata pubblicazione tradotta a opera di Marinella Magrì per Fazi Editore. Ambientata in Inghilterra all’epoca del regno della Regina Anna la storia è scritta in forma di diario/memorie ed è presentata direttamente dal suo protagonista, Henry Esmond, un orfano che, dopo alcune iniziali vicissitudini, viene affidato alle cure del quarto Visconte di Castelwood Francis Esmond. Da quest’ultimo e dalla sua famiglia, composta dalla moglie Lady Castelwood e dai due figli Beatrix e Frank, è accolto calorosamente e trattato non più come un servitore ma come un loro pari. In effetti, è Henry a essere il vero erede di Castlewood ma, malgrado abbia fatto questa scoperta durante gli studi universitari a Cambridge per diventare prete, non rivelerà a nessuno quanto ciò di cui è venuto a conoscenza dal Visconte sul suo letto di morte. Allontanato dall’adorata Lady Castelwood, che lo reputa colpevole della morte del marito, il giovane decide di entrare nell’esercito prendendo parte alla Guerra di successione spagnola dalla quale tornerà ormai maturo, pronto a riconciliarsi con la famiglia e ancor più invaghito della cugina adolescente. Considerati i modi fin troppo civettuoli di quest’ultima, Henry riparte nuovamente per la guerra ritornando in patria solo nel 1708. Rinsaldati i rapporti con il vecchio amico Richard Steele, il quale lo introdurrà a Joseph Addison, Henry decide di dedicarsi alla scrittura fino a quando, insieme al cugino Frank, non abbraccerà una nuova causa politica che lo coinvolgerà in nuovi intrighi che ne cambieranno profondamente le convinzioni avute fino a quel momento. Disilluso in politica quanto in amore, al protagonista occorrerà un cambiamento radicale per dare una concreta svolta alla sua vita. La storia di Henry Esmond, un tipico esempio di romanzo vittoriano Accolto dalla critica di allora in maniera diseguale – per alcuni era un capolavoro mentre, per altri, un totale fiasco – l’opera di Thackeray è, in realtà, un’eccellente esempio di romanzo vittoriano – con tanto di dedica iniziale al politico e amico William Bingham Lord Ashburton – grazie all’attenta e precisa ricostruzione dei tempi e della società britannica dell’epoca. Come ne La fiera della vanità – il suo lavoro più conosciuto e riconosciuto – anche qui l’autore concentra le proprie attenzioni ed energie nella descrizione scrupolosa di eventi, personaggi e aneddoti che, indubbiamente, arricchiscono la narrazione. Tuttavia, se nel precedente romanzo l’interesse era stato rivolto al dipingere e schernire l’alta borghesia del tempo, in La storia di Henry Esmond il focus tematico è stato piuttosto concentrato sui complotti e le guerre verificatisi in quegli anni turbolenti – di grande aiuto, per non perdersi nessun particolare durante la lettura, sono le numerose note informative inserite nella traduzione italiana – sui quali Thackeray non si risparmia donando al pubblico uno scritto compiuto e molto interessante.   [amazon_link asins=’B00D1RVH8S’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’926298fd-e2c5-11e8-8a7d-2ff563837c9f’]

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Cinema e Serie tv

Il calendario di Natale, un film di Bradley Walsh

Uscito il 2 novembre sulla piattaforma streaming Netflix, Il calendario di Natale è una commedia romantica diretta dal britannico Bradley Walsh. Abby Sutton (Kat Graham) è un’aspirante fotografa che, in attesa di decidersi a trovare il coraggio e la grinta per realizzare il suo sogno di diventare una professionista nel settore, lavora presso il reparto fotografie di uno dei negozi di proprietà della catena di distribuzione Sears. A dicembre, la giovane riceve due sorprese: la prima è il ritorno del suo migliore amico Josh (Quincy Brown), la seconda è il regalo anticipato del nonno (Ron Cephas Jones) che le dona un antico calendario dell’avvento appartenuto alla defunta moglie perché quella sarebbe stata la sua volontà. Anche se inizialmente titubante, Abby prende lo strano oggetto e lo porta a casa. Dal primo dicembre, per ogni giorno, le finestrelle del calendario si aprono allo scoccare della mezzanotte rivelando al loro interno le miniature di alberi di Natale, bastoncini di zucchero, stivali, pattini e tanti altri oggetti, ognuno collegato a qualcosa che accade, nella realtà, alla giovane per tutto il periodo delle feste. Abby, allora, si convince che il calendario è magico perché prevede il futuro e le fa anche incontrare Ty (Ethan Peck), un affascinante medico separato e con una figlia con il quale inizia a frequentarsi. Gli eventi, finalmente, sembrano aver preso la piega sperata perché, oltre che sentimentalmente, anche sul lavoro alla protagonista viene offerta una grande opportunità. Tuttavia un imprevisto la costringerà a fare alcuni passi indietro e a mettere in discussione i rapporti appena nati e quelli consolidati ormai da anni fino a farle comprendere realmente chi e cosa voglia dalla vita e cosa sia disposta a fare pur di realizzare le sue aspirazioni. Il calendario di Natale, una commedia prevedibile e smielata Si sa, gli elementi tipici per i film romantici ambientati a Natale sono: decorazioni di ogni genere e niente affatto discrete; cori che intonano canti natalizi e nei quali ci si imbatte a ogni angolo di strada; zabaione – per gli adulti, preferibilmente, corretto –; abbigliamento tendente al ridicolo; albero superdecorato e carico di doni e, soprattutto, tanta, tanta neve anche quando gli attori indossano vestiti primaverili/estivi. Ecco, ognuna di queste cose è presente ne Il calendario di Natale di cui, se proprio si vuol citare una particolarità, lo si può fare soltanto riferendosi al magico calendario su cui poggia l’intera trama. La storia è alquanto scontata, scorrevole certo ma tendente a sconfinare nel banale e nel trito e ritrito; poco aiutano le interpretazioni degli attori – dotati di fin troppo savoir faire e con caratteri accomodanti e zuccherosi – che sono tanto carini ma niente di più. Peccato perché, puntando meglio sull’unico aspetto per cui Il calendario di Natale poteva distinguersi dalle altre pellicole del genere e, magari, aspettando anche il periodo dell’anno giusto invece di anticiparsi così tanto sui tempi, il risultato avrebbe potuto essere diverso e il prodotto finale avrebbe potuto essere qualcosa in più della solita commedia sentimentale prevedibile e smielata. […]

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Cinema e Serie tv

First Man – Il primo uomo, lo spaziale film di Damien Chazelle

Scritto da John Singer – che ne ha tratto il soggetto, adattandolo, dal romanzo di James R. Hansen – e con la regia di Damien Chazelle, First Man – Il primo uomo è un film distribuito da Universal Pictures in programmazione nelle sale cinematografiche italiane dal 31 ottobre. La storia inizia nel 1961 quando un giovane Neil Armstrong (Ryan Gosling), ingegnere aereonautico e aviatore americano, conduce una vita ritirata dividendosi tra il lavoro e la famiglia che ha costruito con la moglie Janet (Claire Foy). In seguito alla prematura scomparsa della figlia minore Karen, Armstrong decide entrare a far parte della NASA e di partecipare al Programma Gemini compiendo il suo promo volo nello spazio, da civile e come comandante, nella missione Gemini 8. A questa prima impresa seguirà, dopo un lungo periodo di preparazione, incidenti tecnici che causeranno la morte di alcuni suoi amici nonché colleghi, la partenza con la missione spaziale Apollo 11 per raggiungere la Luna sulla quale Neil, la sera del 20 luglio 1969, sarà il primo uomo a posare piede pronunciando la famosa frase: «Questo è un piccolo passo per [un] uomo, un gigantesco balzo per l’umanità». First Man – Il primo uomo : la vita privata e pubblica di un uomo entrato nella storia Cominciando dalle stupefacenti riprese spaziali – le scene ambientate sulla Luna sono state filmate con cineprese IMAX da 70 millimetri – e proseguendo con i tanti primi e primissimi piani degli attori che ne colgono ed evidenziano la grande espressività, il risultato del lavoro svolto da Chazelle è a dir poco sorprendente. Nonostante la maggior parte del girato – il film dura poco più di due ore – sia stato dedicato al Neil Armstrong ingegnere e astronauta con un’attenzione alla lunga e complessa preparazione in vista delle missioni spaziali, le parti che conquistano sono quelle in cui il protagonista viene mostrato per quello che è: un padre, incapace di riprendersi completamente dalla perdita della sua bambina e che è assente/presente nelle vite degli altri due figli; un marito, innamorato e attento ma a tratti schivo e distaccato; un uomo, discreto e determinato a compiere l’impresa che lo farà entrare nella storia. D’altronde, questo, è il primo – nonché attesissimo – lungometraggio che racconta la storia di Neil Armostrong, interpretato in maniera impeccabile da un intenso Ryan Gosling che, con Chazelle, aveva già lavorato nell’acclamato La La Land del 2016. Di grande forza e impatto risulta essere anche l’interpretazione di Claire Foy, perfetta nel ruolo affidatole. Notevole la scelta di introdurre registrazioni e filmati dell’epoca che vide gli Stati Uniti alle prese non soltanto con la corsa alla conquista dello spazio, ma anche con le problematiche legate alla guerra del Vietnam e le contestazioni del ’68. Per tutte queste ragioni, First Man – Il primo uomo è un bellissimo e coinvolgente film capace di appassionare gli spettatori vista la grande varietà di soggetti in esso trattati.

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