Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Miryam

La bottega delle parole di Miryam Gison: «La bella sensazione di non sentirsi soli»

Sei anni fa, dall’iniziativa di menti vivaci, laboriose e sensibili a ciò che l’uomo fa di buono in questo mondo difficile, nasceva l’associazione culturale La bottega delle parole. Il gruppo, che in questi anni si è occupato di editoria, ha incarnato l’ideale del team vincente. Una singola mente da una scelta individuale ha levato la sua voce con un passo ancora più audace: una voce che oggi chiede di essere ascoltata, una voce che riecheggia tra scaffali realizzati con cassette di frutta e un bancone in pallet.
Questa è la voce di Miryam Gison, che quel 13 dicembre 2014 ha attraversato per la prima di tante volte la soglia della sua libreria, e oggi divertita afferma: «una follia!».

Miryam Gison, laureata in Filosofia («e non avrei potuto fare altro!») non aveva mai lavorato in questo genere di attività, ma con il suo peculiare arredamento già si rese famosa per le scelte coerenti a un’etica precisa. L’obiettivo di allora è lo stesso di oggi: creare un ambiente che non abbia il volto della libreria convenzionalmente riconosciuta ma una bottega, “La bottega delle parole” appunto (omonima dell’associazione della quale Miryam fa ancora parte), dove chiunque abbia la sensazione di essere a casa, al sicuro e in buona compagnia. Molte le attività di tipo associativo, come il laboratorio di lettura per piccini di 2-3 anni per il pre-inserimento scolastico ed in cantiere il progetto di lettura per le neomamme e i loro figli. I bambini amano questi incontri perché qui si impara costruendo, si tocca con mano ciò di cui si sente parlare nei tanto temuti libri di scuola e, con la fantasia, si costruisce il sistema solare o il cavallo di Troia. Miryam sa cosa succede in quelle ore magiche: «ciò che passa per il libro si muove dentro di loro e genera bellezza». Questo perché «se il libro è mostrato nel giusto modo diventa compagno di vita». Altro che temibili manuali di scuola!

Nonostante le attività, le spese sono troppe. La “follia” del primo giorno di apertura porta Miryam Gison bruscamente alla realtà. Al momento positivo dell’apertura, soprattutto considerando che si tratta dell’unica libreria del territorio di San Giorgio a Cremano, segue nei due anni di vita dell’attività un lento declino. «Ho avuto un istinto di sfiducia, ero intenzionata a chiudere, per quel peso addosso». Qualcosa è cambiato quando quel macigno sulle spalle di Miryam, costretta a faticare sulla strada in salita che è la vita, è stato condiviso.

La scelta di pubblicare un post su internet nel quale parlare della situazione della libreria non è stata affatto facile. Quando si pensa di aver a carico un impegno si fa di tutto per superare da soli qualsiasi ostacolo. Ma adesso Miryam sa che a esser messo in gioco è il luogo in cui ha allietato tante vite perché «la libreria è diventata di tutti, e stiamo lottando». Ecco l’io che è diventato un noi: «La bella sensazione di non sentirsi soli».
Tappe importanti di questa mobilitazione sono il crowdfunding così come l’incontro previsto sabato 8 aprile in occasione del bookmob a piazza Dante, quando sarà possibile contribuire a questo sogno con un’offerta.

Oltre al sorriso di grandi e piccoli, cosa ancora ti spinge a lottare per La bottega delle parole?

I movimenti culturali più belli sono nati dallo stare insieme, per crescere culturalmente. Oggi dilagante è l’individualismo, anche per il lettore, che con un click di un mouse può acquistare comodamente da casa un libro. Ma non tutto ciò che è più comodo ci fa bene. Credo ancora nel valore di una libreria indipendente che non promuova un marchio editoriale, bensì un buon libro.

Che peso ha nella tua vita il libro?

Il libro è una ragion d’essere, quello che ormai mi identifica. Spesso ragiono con citazioni di libri, quelli che mi hanno permesso di essere ciò che sono. Quando tu entri in un libro, i problemi escono fuori dalla porta. Smetti di essere te stesso, vivi un’altra vita. Quando si è in un libro si fa un’esperienza mistica.

La prospettiva di Miryam è cambiata radicalmente da quando aveva pensato di gettare la spugna. «Prima pensavo a “come devo fare per chiudere?”. Adesso invece è un “come devo fare per restare aperta?”».

Print Friendly, PDF & Email