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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 1082 articoli

Attualità

“Far Web”, indagine sull’universo degli haters

Venerdì ha fatto il suo debutto, in seconda serata sulla terza rete RAI, Far Web. Condotto da Federico Ruffo il programma, attraverso lo schema del documentario, indaga sul lato più oscuro e pericoloso di internet: degli haters. Definizione di hater Il termine haters si potrebbe tradurre in italiano con l’espressione “coloro che odiano” (dal verbo inglese to hate, “odiare”). In parole povere, ci troviamo davanti a veri e propri odiatori seriali. L’hater non è un tipo ben definito: può essere giovane o vecchio, donna o uomo, con un basso o alto livello di istruzione, bianco o nero. L’unico minimo comune denominatore che li accomuna è l’odio. Questo odio viscerale è rivolto sopratttutto a personaggi di una certa fama: politici, cantanti, attori, youtubers, giornalisti e così via. A sostegno di questa loro teoria, gli haters si fanno portavoce di una verità intoccabile con il sostegno della protezione dello schermo del computer o del telefono. Far Web. A tu per tu con l’odio Far Web parte proprio da queste basi per stilare un’analisi lucida di questo fenomeno, preoccupante per il momento storico che stiamo vivendo. Nella prima puntata, intitolata In nome del popolo italiano, Federico Ruffo ha avuto modo di parlare con questi odiatori. Alcuni ci mettono la faccia, mentre altri preferiscono affidarsi alla sicurezza dell’anonimato. Il quadro che ne viene fuori è inquietante. Rigurgito di populismi, insulti nei confronti dei migranti e della presidente della camera Laura Boldrini (quest’ultima oggetto di una vera e propria campagna di insulti, complici anche le numerose bufale che la riguardano) e rimpianti verso il ventennio fascista. Interessanti gli interventi di chi ha voluto letteralmente metterci la faccia. Stiamo parlando dell’amministratore della pagina Facebook Sesso, droga e pastorizia (celebre per essere stata al centro di una polemica con Selvaggia Lucarelli) o di già citati pensionati sessantenni che non sembrano pentiti delle proprie azioni. C’è anche chi preferisce coprirsi il volto per non farsi riconoscere, come l’utente che si fa chiamare con il nickname de “ilgiustiziere”. Gli haters sono tra noi (e siamo noi) Non sarebbe necessario interrogarsi sull’utilità di un programma come Far Web. Sarebbe più utile riflettere sul fatto che gli haters che ci vengono presentati sono persone normali, come noi. Il sessantenne con la quinta elementare che insulta Laura Boldrini perché «ama più gli immigrati che gli italiani» e il trentenne con una laurea che insulta lo youtuber Favij perché guadagna tanti soldi facendo gameplay non sono tanto diversi. Sono persone che incontriamo al bar o a lavoro, magari anche brave persone nella vita reale e con cui abbiamo scambiato due chiacchiere. L‘hater, come si è detto, non ha una fisionomia precisa. Può essere di nazionalità, credo e idee diverse, ma è fedele ad una sola idea: quello di elevarsi al rango di vendicatore, angelo della morte virtuale che falcia coloro che meritano solo di ricevere in faccia tutta la sua bile, che siano traditori della patria, omosessuali, comunisti, vip, cantanti, attori. Tutti insulti fatti da chi il potere, nel mondo di carne, non […]

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Eventi nazionali

L’editoria dalla Nuvola di Roma Eur: Più libri più liberi 2017

Torna, alla sua sedicesima edizione, dal 6 al 10 dicembre, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, Più libri più liberi. Quest’anno, la manifestazione ha scelto un nuovo teatro: rotta la tradizione che vuole come sede il Palazzo dei Congressi della capitale, Più libri più liberi si sposta su La Nuvola! No, nessuna conferenza in mongolfiera o in aeroplano, ma nel nuovo Roma Convention Center La Nuvola, il nuovo centro congressi nel quartiere dell’EUR, nato dal progetto di Massimiliano Fuksas. Di una magnificenza tra l’ultramoderno e il fatato (come raccontano le immagini di Roland Halbe per la campagna di comunicazione della sedicesima edizione della fiera), all’interno di un edificio in vetro (“la teca”) si trova l’auditorium, la cosiddetta Nuvola, che conta 1850 posti. Per questa sedicesima edizione è stata scelta una delle strutture più all’avanguardia d’Europa, perfettamente attrezzata per accogliere la folla di editori e visitatori che prenderanno parte a Più libri più liberi. Il progetto: Più libri più liberi 2017 apre le porte dell’editoria “L’obiettivo è quello di offrire al maggior numero possibile di piccole case editrici uno spazio per portare in primo piano la propria produzione, spesso “oscurata” da quella delle imprese più grandi, garantendogli la vetrina che meritano. Una vetrina d’eccezione, al centro di Roma e durante il periodo natalizio”, si legge sul sito della manifestazione. Più libri più liberi nasce nel 2002, dalla visione del Gruppo Piccoli Editori dell’Associazione Italiana Editori, ed è oggi sostenuta dal Centro per il libro e la lettura, dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, dalla Regione Lazio, da Roma Capitale e da ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Inoltre, per l’importanza che riveste nell’ambito dell’editoria, rientra nel progetto ALDUS, la rete europea delle fiere del libro cofinanziata dall’Unione Europea. Un programma ricco di eventi anche quello di quest’anno: dalla musica alla politica, dalla poesia alla gastronomia, dalla storia al personaggio storico. Più libri più liberi non è soltanto l’occasione di conoscere e confrontarsi con autori ed editori provenienti da ogni parte della nazione (e non solo), è anche un momento d’incontro, di dibattito, in cui chiunque può regalarsi l’opportunità di ampliare il suo sguardo sul mondo e offrire il proprio punto di vista. Si pensi a “Il giornalismo come guardiano della democrazia e della legalità”, un convegno tenuto da Emiliano Fittipaldi, oppure “Dall’omertà ai social. Come cambia la comunicazione della mafia”, presentazione dell’omonimo libro di Enzo Ciconte con l’intervento di Raffaele Cantone, o ancora alla puntata di Quante storie condotta da Corrado Augias che verrà girata in diretta dalla sala La Nuvola, e durante la quale interverranno anche il Presidente del Senato Pietro Grasso e Luca Zingaretti: pochi esempi del panorama di eventi che Più libri più liberi mette a disposizione di chiunque ne sia interessato. Più libri più liberi dà la possibilità di entrare in un mondo che sembra davvero fatto di nuvole. Tra parole e sogni nel cassetto poi tirati fuori, bisognerebbe cogliere l’occasione di respirare un’atmosfera di cultura ed opportunità.

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Attualità

I social media e la società riflessa

Prima socium, poi socio, poi società, sociale, social media. Come in ogni analisi è sempre in nuce che si trova di ogni cosa la natura più significativa dell’esito finale, perché è quella che fa dipendere le altre. I social non riflettono tanto il concetto di società quanto l’originaria espressione esteriore di esso: l’alleanza. Descrivere i contesti sociali in toto, si sa, è sempre come dipingere un paesaggio naturale di monti, colline, mare e qualsiasi altra cosa il mondo dia a disposizione per complicare la faccenda. Non è così, però, per l’uomo invischiato in esse. Egli vive senza alcun interesse verso le sfumature che lo circondano seguendo, più che la versatilità del mondo, una bussola che segna una strada fissa. Il social network è specchio laterale non della cooperazione tra individui della società, che implicherebbe la costituzione di un macrogruppo; è piuttosto riflettore della chiusura in microgruppi rigidamente guidati da religioni legittimate dall’aggregazione collettiva. È sempre stato così, i radicalismi esistono dalla notte dei tempi: laddove c’è un oceano ci sarà sempre chi per fanatismo dovrà scendere fino al fondale per l’ebbrezza di soffocare. E ci sarà sempre chi per fanatismo e assenza di colore assumerà quella direzione cromatica. Morbosa unilateralità umana. La società di oggi, fra radicalismi e “egocentrismi” sui social media Ciò che distrugge le grandi stagioni culturali della storia umana non sono però i meccanismi suddetti, perché è cosa normalissima che nell’anatomia umana prima o poi diversi componenti saranno colti da qualche morbo. Portatrice della distruzione è la libertà di violenza dei radicalismi: lo spazio sconfinato compresso in uno smartphone che lo riflette solo a grandi distanze rende difficile che ci sia vergogna in chi scrive ‘Impiccatelo’, ‘fucilatelo e gettate la salma nell’oceano‘, ecc. nei commenti di un articolo di cronaca nera riferendosi al criminale protagonista. Radicalismi anche questi: lo chiamerei ‘il partito della violenza’. Verrebbe da credere che un barlume di giustificazione sia da concedere al pensiero comune indignato per la cronaca nera: no. No, perché un altro carrello di distruzione è l’appiattimento del pensiero di chi, avendo un credo a cui essere fedele ciecamente, appiattisce in maniera speculare nel rapporto soggetto-oggetto – egocentrismo? – ogni aspetto della realtà. La bussola indica la violenza. O l’ignoranza-arroganza di parlare di qualsiasi cosa pur non sapendone nulla. La bussola indica tutto. Unilateralmente. Ognuno fa ciò che la propria ‘Bibbia’ dice. Combattete: è cominciata l’era della sopravvivenza.

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Attualità

Infanzie negate: i diritti del bambino e dell’adolescente

Dal 20 novembre 1989, con la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite sancisce che i bambini hanno il diritto di vivere un’infanzia serena, adottando il testo proposto senza alcun voto contrario. Da quel momento, ogni anno se ne festeggia la ricorrenza, identificata come la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ad anticiparne la nascita vi sono due avvenimenti importanti: il primo nel 1924, dove per la prima volta si fa riferimento al bambino in quanto tale nella Dichiarazione di Ginevra; il secondo nel 1959, dove viene promulgata la Dichiarazione sui Diritti del Bambino, un documento di sette punti che assume in qualche modo il ruolo di apri-pista. Tali circostanze, unite alla nuova concezione e rappresentazione dei bambini e al rafforzamento del diritto internazionale, permettono alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Uomo di redarre una bozza della futura Convenzione. A presiedere il gruppo di lavoro (o working group) è il ministro degli affari religiosi e presidente della Corte Suprema in Polonia Adam Lopatka, un Paese che già dal ’59 (e soprattutto dopo il 1979, Anno Internazionale del bambino) premeva per una ufficializzazione del documento. Il bel Paese vi aderisce ufficialmente con la legge n. 176 del 27 maggio 1991 e, ad oggi, sono 196 gli Stati che si impegnano al rispetto di tali diritti. Diritti del bambino, un documento onnicomprensivo che li raccoglie valutandoli della medesima importanza Ma quali sono i diritti di un fanciullo? Dopo aver stabilito che per bambino o adolescente si intende un individuo che abbia un’età inferiore ai diciotto anni, gli articoli sono un decalogo di voci che per molti paesi industrializzati possono apparire scontati, ma che hanno l’obbligo (peggio ancora la necessità) di essere messi nero su bianco. Il documento è onnicomprensivo senza distinzioni o suddivisioni per sottolineare l’eguale importanza di ogni singolo articolo, che in questo modo è indivisibile, correlato agli altri e interdipendente. Comprende tutte le diverse tipologie di diritti umani: civili, culturali, economici, politici e sociali. È possibile però suddividere i 54 articoli in macro-insiemi, che si basano sul principio di non discriminazione (per razza, colore, sesso, lingua, etnia, ceto, credo o opinioni), sulla superiorità dell’interesse del bambino (separandolo anche dai genitori laddove esclusivamente necessario), sul diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo e sulla sua libertà d’espressione, a volte anche in ambito legale e nei processi che lo riguardano (considerando, ovviamente, livello di maturità e capacità di comprensione). Agli articoli si aggiungono poi tre protocolli definiti “opzionali”: quello concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, quello sulla loro vendita, la prostituzione e la pedopornografia e, in fine, quello sulle procedure di reclamo. Bambini e diritti negati: quando si ha la necessità di garantire un’infanzia dignitosa Esistono ancora troppe realtà che, in passato come oggi, hanno negato (e negano) tali diritti. A essere incriminati sono spesso i paesi più poveri del mondo, i quali privano i bambini di ciò che naturalmente spetta loro e li sottopongono a violenze e abusi. Tra i diritti più […]

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Attualità

La nuova sede EMA è ad Amsterdam, che batte Milano

A causa dell’uscita del Regno Unito dall’UE le istituzioni europee con sede a Londra dovranno lasciare il paese. Ora è toccato a EBA, Autorità bancaria europea, ed EMA, Agenzia europea per i medicinali. Le favorite erano rispettivamente Francoforte e Bratislava, eliminate però al primo turno delle votazioni. Queste si sono concluse con un sorteggio che ha premiato Parigi su Dublino e Amsterdam su Milano. Nuova sede EMA: la votazione L’Agenzia europea per i medicinali ha il compito di vigilare su tutto il mercato europeo dei farmaci, ha 900 dipendenti circa, fondi per 300 milioni di euro ed un indotto da un miliardo e 700 milioni di euro. La votazione per individuare la nuova sede dell’EMA si è svolta in tre turni a scrutinio segreto. Al primo turno ogni paese aveva a disposizione sei voti: lo hanno superato Milano (25 voti), Amsterdam e Copenaghen (parità con 20 voti). Al secondo turno un voto per paese: 12 per Milano, 9 per Amsterdam e 5 per Copenaghen. Ventisei voti su ventisette Stati: astenuta probabilmente la Slovacchia, per l’esclusione di Bratislava. Il terzo turno si è concluso con Amsterdam e Milano in parità con tredici voti. Si è passati così all’estrazione a sorte, che ha determinato l’assegnazione ad Amsterdam: da ricordare che in precedenza sia Italia che Paesi Bassi avevano criticato l’adozione di questo metodo. La modalità di scelta è stata volutamente opaca, con la scelta della votazione segreta. Scegliere la sede di un’agenzia europea non è una questione di coscienza, è una scelta che riguarda tutti i paesi membri. Nessuno di essi ha però il coraggio di rivendicare la propria politica, trincerato dietro lo scrutinio segreto. Lo scopo della votazione teoricamente era di trovare la miglior sede possibile: le candidature erano basate su solidi dossier di dati. La scelta finale non è però dovuta a criteri oggettivi ma ad un intreccio di giochi politici e casualità. Cercando di ricostruire le scelte dietro la votazione si desume che probabilmente la Slovacchia si è astenuta, mentre Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari Europei, ha ringraziato Cipro, Grecia, Malta e Romania per il loro supporto. Ignoti gli altri votanti: secondo alcune ipotesi Francia, Germania e Spagna supportavano la candidatura di Amsterdam, mentre Svezia e paesi dell’est (tra cui la Croazia) sostenevano quella di Milano. L’Italia ha dimostrato di poter portare avanti la candidatura di una sua città, nemmeno capitale, in grado però di fronteggiare quelle europee. Ma, come ha commentato Gozi stesso, “sulla monetina non c’è influenza politica che tenga”, nonostante i buoni risultati di Milano, sia nella verifica dei requisiti che nelle votazioni. Francesco Di Nucci

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Attualità

Arriva il Monopoly Napoli, interamente dedicato alla città

Il Monopoly Napoli, il gioco di società più famoso al mondo, onorerà Napoli con un edizione speciale, interamente dedicata al capoluogo Campano. La versione Napoletana dell’inimitabile gioco da tavolo, verrà presentata ufficialmente il 10 novembre e stando alle anticipazioni, il tabellone, le singole caselle e le modalità di gioco saranno elaborate in modo da ritrarre i luoghi e i costumi tipici della Città Partenopea. Il Monopoly, fa la sua comparsa all’inizio del XX secolo quando fu inventato da Elizabeth Magie, la versione originale fu poi modificata da Charles Darrow ed il gioco venne lanciato nel mercato nel 1935 dalla società Parker Brothers, oggi di proprietà della Hasbro. Da allora il famoso gioco da tavolo ha fatto tantissima strada, evolvendosi e conquistando milioni di persone. Nel corso degli anni il Monopoly è stato più volte reinventato così da poterlo adattare alle nuove tendenze ed alle aspettative delle nuove generazioni. I giocatori del Monopoly hanno come obiettivo quello di prevalere sui propri avversari, ottenendo così il “monopolio del gioco”. In estrema sintesi, il gioco finisce quando un partecipante riesce ad eliminare tutti gli altri, concentrando nelle proprie mani tutte le risorse disponibili. Accanto alla versione classica, oggi la Hasbro, propone il gioco in un numero sempre crescente di accattivanti versioni speciali. Tra queste, a titolo meramente esemplificativo possiamo citare il Monopoly Disney e quello Disney villans, il Monopoly Star wars, Il monopoly città di Italia, Il monopoly Game of thrones e così via. Le versioni sono tantissime ed è impossibile non trovarne una capace di suscitare il nostro interesse. Un Monopoly Napoli dedicato alla città Partenopea Napoli sarà la prima città italiana a cui sarà interamente dedicata una versione del gioco, e quindi i cittadini partenopei saranno i prima ad avere la possibilità di giocare una partita di monopoly interamente ambientata nella propria città. Possiamo affermare che la scelta della Hasbro  è sicuramente un grandissimo onore nonché segno della crescente importanza che la città Campana sta acquisendo non solo a livello nazionale ma anche e soprattutto mondiale. Per il lancio del Monoply Napoli sono state organizzate diverse iniziative, in particolare il gioco sarà presentato ufficialmente venerdì 10 novembre  alle ore 10,30 al comune di Napoli presso la sala Giunta di Palazzo San giacomo. Infine il 12 novembre alle ore 10 sarà organizzato presso Piazza Vittoria un apposito evento dove i partecipanti potranno finalmente giocare, o forse sarebbe meglio dire «jucà», al Monopoly Napoletano.

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Eventi nazionali

Bucarelli e Guttuso, la mostra allo GNAM

Dal 3 ottobre al 26 novembre, lo GNAM (Galleria Nazionale dell’Arte Moderna) ospita due mostre parallele su due personaggi chiave per il nostro paese e per l’arte nel suo senso più generale: Palma Bucarelli e Renato Guttuso. Lo Gnam, crocevia dell’arte moderna È necessario cominciare questa riflessione con un grosso prerogativo: lo GNAM è un luogo bellissimo. Uno dei migliori che abbiamo in questo paese, dove l’arte non la si visita semplicemente, ma la si vive e respira, passeggiando all’interno di una delle strutture più affascinanti, dove, a pochi metri l’uno dall’altro, ci si può ritrovare ad ammirare un Klimt e un Van Gogh. Proprio all’interno di quasi oasi culturale, posta nel verde della Villa Borghese, si tiene la mostra parallela su Palma Bucarelli e Renato Guttuso. Palma Bucarelli. La sua Collezione Curato da Marcella Cossu, il percorso mette in mostra l’anima e e la volontà di Palma Bucarelli, direttrice del museo dal 1941 al 1975,  attraverso il suo lascito testamentario allo GNAM stesso di cinquantotto opere. Si legge in esso un’apertura verso l’arte contemporanea, una visione d’ampio respiro, destinata, in qualche modo, ad essere fautrice di un movimento in divenire. Due anime, forti e diversamente uguali, si incontrano lungo le sale, e sono conviventi: una figurativa e una astratta.  Il suo amore, come detto, per l’avanguardia si manifesta con la presenza di lavori come il Senza Titolo di Piero Dorazio o Rivolta di Giulio Turcato, e, proseguendo, ci si può anche imbattere in un ritratto della stessa Bucarelli, ad opera del noto Marino Mazzacurati. Alla lunga lista di nomi e opere nazionali, si aggiungono quelle internazionali, come Passage d’un Chasseur di André Masson o Mother with Child di Henry Moore. Stupendo, a dir poco,  il lavoro grafico di Christo,  il Ponte Sant’Angelo Wrapped del ’69, una piccola chicca  in cui l’artista sognava di incartare il famoso ponte che unisce la città di Roma col Vaticano. Renato Guttuso. Un uomo innamorato. A trent’anni esatti dalla scomparsa di Renato Guttuso, con il lavoro della curatrice Barbara Tomassi, lo GNAM ospita una mostra in cui sono tratteggiati e messi sotto l’occhio di tutti, due caratteristiche principali del noto pittore: la forte energia creatività e una vitalità inarrestabile, incontenibile, che sfocia nel magma estetico delle sue opere. Osservando quadri come La visita della sera o Il merlo o, ancora, Battaglia e cavalli feriti si legge chiaramente una propensione artistica verso i colori accesi, verso un continuo slancio emotivo che da sempre caratterizza il pittore e la sua arte. Mai lontano dai punti salienti della cultura pittorica e non solo, Guttuso ha sempre assistito e fatti suoi i vari accadimenti storici e culturali della sua epoca. Come detto da Alberto Moravia nel 1938, all’interno dei suoi lavori si può percepire “ansioso e sensuale accanimento ad afferrare la realtà nelle sue più segrete e inafferrabili risorse.” Tutte le info sulla mostra, le date e i prezzi qui .  

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Eventi nazionali

Monet a Roma: il seme dei sogni

Dal 19 ottobre al 11 febbraio, il Complesso del Vittoriano di Roma ospita “Monet“, la grande esposizione dedicata interamente al grande pittore impressionista Claude Monet. Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) e della Regione Lazio, la grande retrospettiva è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con il Musée Marmottan Monet, Paris. Monet a Roma, l’interratività del pensiero Può capitare, con certi sogni, di ritrovarti a non saperli descrivere bene, a non essere in grado di replicarli ad alta voce ad un interlocutore esterno, eppure di portarteli dietro per un bel po’ dopo il risveglio. Li senti strisciare dentro di te, influenzare, suggestionare la tua personale percezione del reale. Questo accade ai visitatori di “Monet”, l’esposizione sull’artista francese, ma, soprattutto, l’esposizione dentro l’artista, attorno ad esso e al suo percorso. Partendo da alcuni ritratti di famiglia, su cui spicca lo stupendo Ritratto di Michel Monet neonato, e alcune caricature, arte appressa da ragazzino nel collegio di Le Havre e che gli permetterà di guadagnare qualche soldo all’inizio, fino ad arrivare al cospetto di alcuni capolavori del maestro dell’impressionismo come Ninfee, Le Rose e Londra.Parlamento.Riflessi sul Tamigi si snoda e concretizza  un lungo viaggio onirico, un percorso di visioni delicatamente posate su tela, in cui i colori, lì accesi e lì più cupi, si incontrano, si scontrano, si fondono fino a diventar quasi materia informe, indelineabile eppure assolutamente comprensibile, possibile da agguantare a chi è disposto a guardare con gli occhi del sogno. Nel cammino, il cui passo cambia ritmo tra l’estasi e la frenesia a seconda del quadro con cui si scontra, si assiste, come già detto, anche ad una vera e propria lezione sull’artista, lezione silenziosa, priva di oratori dichiarati, in cui si possono osservare i mutamenti e la maturazione artistica del pittore. Necessario plauso vanno fatti alla curatrice Marianne Matheu e agli organizzatori tutti, capaci di creare, con sobrietà e senza alcuna necessità di enfatizzazione, un percorso didattico aperto a tutti, persino il più impreparato degli estimatori di Claude Monet. Colore su colore, Monet ci mostra com’è possibile rappresentare ciò che c’è di più bello al mondo: la semplicità. Tutte le info su prezzi e orari della mostra di Monet a Roma qui  

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Attualità

Atto vandalico a Napoli, sfregiati i murales di Totò e Troisi.

L’atto vandalico che la scorsa notte ha colpito Napoli potrebbe essere bollato come uno dei tanti episodi di degrado che colpiscono continuamente la città. Ma in questo caso non ci si può ridurre ad una semplice etichetta, se il bersaglio di tale atto sono due figure emblematiche della cultura napoletana: Totò e Massimo Troisi. Sinossi dell’accaduto Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre i murales della stazione di Piazza Garibaldi , dedicati a Totò ed opera di Orticanoodles  e quelli della stazione di San Giorgio a Cremano dedicato a Massimo Troisi e Alighiero Noschese del duo “Rosk&Loste” sono stati il bersaglio di un vero e proprio raid simultaneo, che ha deturpato i volti degli artisti omaggiati con delle verniciate. I murales erano stati commissionati dall’ EAV, l’Ente Autonomo Volturno, e inaugurati il 3 ottobre. Il tempo di durare tre settimane per poi essere rovinati, distrutti e offesi da questo atto vigliacco e gratuito. Il presidente dell’EAV, Umberto De Gregorio, alla luce di quanto successo, ha definito la lotta al vandalismo come una vera e propria “guerra”. Ha poi lanciato un  appello ai cittadini: «Chiediamo a tutti i cittadini di aiutarci nella lotta al vandalismo e al nichilismo. Chiunque abbia notizie su questi incappucciati che si sono introdotti di notte nelle nostre stazioni […] può aiutarci a capire o rivolgersi alle forze dell’ordine. Le nostre telecamere li hanno ripresi, ci serve una mano per identificarli». L’ennesimo atto vandalico e l’ennesima (infruttuosa) indignazione L’atto vandalico non ha mancato di scatenare l’indignazione, tanto sul web quanto nella realtà, del popolo napoletano. Indignazione giusta e necessaria, ma non sufficiente per mettere a tacere per sempre gli autori di questo gesto scellerato e gratuito. Un gesto i cui autori danno un significato preciso: quello di tenere la città di Napoli in uno stato di degrado, negandole ogni possibilità di riscatto. Per questa “gente” Napoli deve continuare ad apparire, agli occhi esterni, come l’emblema del disordine, dell’anarchia e dello squallore. Non servono i controlli, non servono le campagne di sensibilizzazione e neanche l’educazione all’arte, alla cultura, alla storia e a quello che è “bello”. Serve il pugno di ferro contro chi, nonostante i divieti, continua a mostrare insofferenza verso l’educazione e il vivere civile.  

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Attualità

Il mistero della Camera d’ambra: un tesoro ritrovato ?

La Camera d’ambra costituisce uno dei più intriganti misteri della seconda guerra mondiale. Era il tesoro più prezioso dello zar e per la sua bellezza fu definita l’ottava meraviglia del mondo. Da pochi giorni un trio di cacciatori di tesori ha informato le autorità di aver scoperto il suo nascondiglio… o quasi. I tre uomini sono certi di aver individuato il posto in cui l’Eldorado europeo dovrebbe essere nascosta. Si tratta di una scoperta che potrebbe riportare alla luce un tesoro del valore di milioni di dollari oltre che una delle più vistose e ricche opere dell’arte barocca. Breve storia della Camera d’ambra: il tesoro della Russia La camera d’ambra si trovava nel palazzo di  Caterina a Carskoe Selo, un complesso di residenze della famiglia imperiale russa a ventisei chilometri da San Pietroburgo. Era una stanza rivestita  da centosette pannelli di ambra. Proprio la presenza di questa resina la rendeva il tesoro più prezioso della Russia, inequivocabile simbolo del potere dell’impero e dello zar. Durante l’assedio fascista a Leningrado – l’attuale San Pietroburgo – la residenza fu trafugata e la camera d’ambra fu portata via. Come? Correva l’anno 1943: l’Armata russa passò alla controffensiva. In questa circostanza la camera fu smantellata e impacchettata in ventisette casse d’acciaio. Le casse furono trasportate nel palazzo di Königsberg – l’attuale Kaliningrad – capoluogo dell’exclave russa. Da questo momento non ci sono più notizie.  Centomila pezzi di resina del Mare del Nord dal peso maggiore di sei tonnellate. La Camera d’ambra era un regalo del re di Prussia Federico Guglielmo I all’alleato Pietro il Grande, zar di Russia. Fu concepita per il castello di Charlottemburg a Berlino – che allora si trovava in Prussia – dall’architetto Andrea Schluter e fu cesellata dal danese Gottfried Wolffram in sette anni di lavoro. In capolavoro d’arte barocca fu poi donato nel 1716 e fu per anni il più grande tesoro dei Romanov. Più di cinquecento candele illuminavano la camera tanto da sembrare che avesse imprigionato il sole. È per questo che fu soprannominata ottava meraviglia del mondo. Si stima che il suo valore attuale vada da 170 a 300 milioni di euro. Dove è finita la Camera d’ambra? Secondo le teorie più affermate la camera sarebbe stata distrutta dall’artiglieria russa durante il bombardamento di Königsberg nel 1945. Non sono della stessa idea Gunter Eckard, medico sessantasettenne, Peter Lohr, esperto di georadar, e Leonhard Blume, omeopata settantatreenne. Sono questi i nomi dei cacciatori di tesori secondo cui il nascondiglio si troverebbe nei cunicoli della Sassonia, al confine con la Repubblica Ceca e la Polonia, tra Lipsia e Dresda. I tre cacciatori hanno trovato le corde d’acciaio con cui erano state issate le casse e, con l’aiuto di potenti georadar, avrebbero individuato un bunker tra le gallerie, circondato da trappole esplosive. Secondo le notizie raccolte dai tre esploratori, nell’aprile del 1945 si fermò in questi cunicoli un treno proveniente da Königsberg. Dopo aver informato le autorità di questa potenziale scoperta il prossimo step è raccogliere i fondi necessari per proseguire l’impresa. […]

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