Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 1074 articoli

Attualità

Amsterdam limita il turismo di massa: esempio per Napoli?

Nel corso degli ultimi anni, l’attitudine rispetto al turismo di massa, in numerose città europee ma non solo, ha subito una netta virata, e si è iniziato a guardare al fenomeno con un occhio molto più critico che in passato, in particolare in quelle località meta di flussi molto consistenti. Se l’arrivo costante di visitatori era visto come una fonte quasi inesauribile di ricchezza, col passare del tempo sono emerse in maniera sempre più evidente le contraddizioni inerenti al fenomeno e in particolare agli effetti negativi sul mercato immobiliare e sulla vita dei residenti dei centri storici. Tra le città nelle quali, più che altrove, un sentimento di insofferenza verso il turismo di massa si è fatto sempre più forte, accompagnato da vigorose proteste degli abitanti e da manifestazioni che chiedevano una regolamentazione del fenomeno, vi sono: Barcellona, Venezia e Amsterdam. In queste città interi quartieri sono stati trasformati ad uso e consumo dei turisti, con schiere di edifici dedicati esclusivamente ad attività di ricezione e una crescita esponenziale di attività commerciali rivolti esclusivamente a coloro che trascorrono in città soltanto alcuni giorni di vacanza. Il conseguente aumento dei prezzi e la carenza di servizi dedicati ai residenti, hanno pian piano costretto gli abitanti dei centri storici ad abbandonarli e trasferirsi in zone più periferiche delle città. Le misure di Amsterdam per limitare il turismo di massa Nei giorni scorsi la città si è resa protagonista di un provvedimento destinato probabilmente a fare da apripista a misure simili in altre località turistiche che ricercano una soluzione in grado di scongiurare lo spopolamento dei centri storici e la loro cosiddetta disneyficazione. Il consiglio comunale della capitale olandese ha, infatti, stabilito il divieto di apertura di nuove attività commerciali destinate esclusivamente ai turisti, nell’area del centro storico con codice postale 1012 e in altre 40 vie del centro. Questo divieto colpisce in particolare i negozi di souvenir, di pacchetti turistici, di bici a noleggio, di ciambelle, waffel e cibo pronto al consumo. La decisione – dall’effetto immediato – è stata presa in seguito a lunghe discussioni all’interno del consiglio comunale, mantenute segrete al fine di evitare che eventuali imprenditori si accaparrassero gli spazi disponibili per attività commerciali di questo tipo prima che entrasse in vigore il provvedimento. L’obiettivo è proprio quello di permettere ai residenti di poter tornare a vivere nei quartieri della città che pian piano stavano abbandonando e che assomigliavano sempre più a un museo a cielo aperto da visitare e abbandonare. Napoli si confronta con gli effetti del turismo di massa Anche la città di Napoli è interessata negli ultimi anni da un costante e consistente flusso di turisti provenienti dal resto d’Italia e da tutta l’Europa. Se il boom turistico è stato accolto con grandissimo entusiasmo, col passare del tempo, anche nella città partenopea sono iniziati i primi malumori. I primi a rendersi conto delle difficoltà causate da un flusso così imponente e incontrollato di turisti sono stati gli studenti e i lavoratori alla ricerca di una camera […]

... continua la lettura
Attualità

Il Collegio. La scuola ai tempi della televisione

Ci chiediamo spesso fin dove il mezzo televisivo, nel suo lavoro di destrutturazione di ogni simbolo della società, del costume e della cultura, possa spingersi. Questa domanda se la sono fatta forse in molti quando, nel 2016, la RAI aveva annunciato un nuovo reality con protagonisti gli adolescenti. Non si tratta però di un reality qualsiasi, ma de Il Collegio. Il Collegio: struttura del format Ideato da Magnolia e giunto alla sua seconda edizione, Il Collegio si pone un compito all’apparenza impossibile. Prendere un gruppo di ragazzi tra i 14 e i 19 anni, privarli di ogni comodità dei tempi odierni e sottoporli alla dura disciplina di un collegio italiano degli anni ’60. Il risultato che si ottiene è facilmente prevedibile. Fin dalla prima puntata i giovani studenti dovranno lasciare da parte i loro adorati smartphones, abiti, accessori di bellezza e ogni invenzione tecnologica e atteggiamento culturale post 1960, per fare i conti con gli strumenti e le ferree regole di un modello di scuola che i loro genitori hanno vissuto personalmente. E così, tra cucchiaiate di olio di fegato di merluzzo, pasti a base di interiora d’animali, episodi di indisciplina, manifestazioni di pura asinaggine da parte degli studenti, si consuma quello che viene più volte definito un “esperimento” che ha uno scopo ben preciso: preparare i ragazzi all’esame di terza media che quest’anno (in base agli spazi cronologici della trasmissione) coincide con quello del 1961. Una “missione” per nulla necessaria ed obsoleta Il pubblico sembra diviso riguardo a Il Collegio. Se una buona parte acclama il programma e ne loda l’intenzione educativa, votata a far imparare un po’ di sana educazione ai nostri indisciplinati adolescenti tutti “filtri ed ignoranza”, c’è chi tuttavia constata con amarezza l’ennesimo pugno in faccia subito dall’istituzione scolastica. Il programma ideato da Fabio Calvi (il regista televisivo che ci ha regalato programmi come il Grande Fratello), vorrebbe far passare come giusta l’idea che ai ragazzini bastino due urla nelle orecchie e la schiena dritta per acquisire disciplina. Allora, dagli eoni del tempo e dello spazio, togliamo i residui di naftalina a professori dallo sguardo glaciale, a sorveglianti inquisitori e il gioco è fatto. La verità è che così non si ottiene nulla, se non due risultati controproducenti. Il primo è che si alimenta sempre di più il nostalgico anacronismo di quella generazione dei nostri genitori, che si vantano di come ai loro tempi “si vivesse meglio” e che continuano a demonizzare ogni innovazione tecnologica che ha portato la terza rivoluzione industriale. Solo perché tuo figlio passa 24 ore al giorno, pasti e bisogni fisici compresi, con gli occhi incollati al tablet a vedere i video del suo youtuber preferito, non significa che tutta la tecnologia sia da condannare (perché non tutta viene usata necessariamente per scopo ludico). Il secondo risultato riguarda invece la nostra istituzione scolastica, già flagellata ed umiliata da tagli, riforme scellerate (l’ultima, l’alternanza “scuola-lavoro”) e metodi di educazione che distruggono anche il più nascosto residuo di amore per la sapienza insito nelle giovani menti. Con l’illusione della riproposta di un modello educativo […]

... continua la lettura
Attualità

Rosatellum, come funziona la nuova legge elettorale

Rosatellum, tutto quel che c’è da sapere Il Rosatellum 2.0 è la nuova legge elettorale appena approvata dalla Camera. Superato il primo ostacolo, dovrà ora essere confermata dal Senato. Il Rosatellum prende il nome dal capogruppo PD alla camera Ettore Rosato. La legge ha il sostegno, oltre che del Partito Democratico, anche di Forza Italia, Lega Nord e centristi. Se verrà approvata, la riforma assegnerà i seggi parlamentari per due terzi con un sistema proporzionale. Il restante terzo sarà invece distribuito con un sistema maggioritario in collegi uninominali.  Come funziona la nuova legge elettorale? Alla Camera ci saranno 232 collegi uninominali, mentre altri 386 seggi saranno assegnati con sistema proporzionale. Per i collegi uninominali, ogni partito o coalizione presenterà un solo candidato. Verrà eletto il candidato che ha ottenuto almeno un voto in più negli altri nel collegio. È la logica anglossassone del first past the post. Per i collegi plurinominali, saranno decisivi i voti conseguiti da ogni lista. I partiti e le coalizioni otterranno un numero di seggi proporzionale rispetto ai voti ottenuti. Altri 12 seggi saranno attribuiti alle circoscrizioni estere. Riguardo il Senato, vale lo stesso principio. 102 i collegi uninominali, 207 quelli plurinominali, 6 i seggi degli eletti all’estero. Per quanto riguarda le circoscrizioni straniere, cambiano le regole. Gli elettori residenti in Italia potranno candidarsi anche all’estero. Gli italiani non residenti in patria invece non potranno candidarsi se negli ultimi 5 anni hanno ricoperto cariche politiche all’estero. No al voto disgiunto Non sarà possibile il voto disgiunto. Ciò che significa che l’elettore sceglie con un’unica croce lista e candidato. Se vota per il suo candidato ai collegi uninominali spalma comunque il voto sull’intera coalizione collegata o sul singolo partito collegato. Se invece traccia la “x” sul simbolo di un partito, il voto si trasferisce solo al candidato uninominale collegato. Affiancato al simbolo di ogni partito ci saranno inoltre i nomi dei candidati del listino bloccato. Candidati che verranno eletti con il riparto proporzionale dei voti. Verrà annullato il voto se dovessero essere barrate contemporaneamente la casella di un candidato al collegio uninominale e quella di una lista diversa. Soglia di sbarramento, pluricandidature, quote rosa Il Rosatellum prevede una soglia di sbarramento. Soglia diversa, rispettivamente, per i singoli partiti e le coalizioni. I partiti non otterranno alcun seggio se si staglieranno sotto la soglia del 3%. Al contrario, le coalizioni per eleggere dei parlamentari dovranno conseguire almeno il 10%. Per i partiti in coalizione, la soglia è dell’1%. Ciò consentirà di distribuire i voti ottenuti dalla lista alla coalizione stessa. Sotto la soglia dll’1%, i voti vanno dispersi. Ciascun potenziale eletto potrà candidarsi in cinque collegi proporzionali differenti. Potendosi poi contemporaneamente presentarsi in un unico collegio uninominale. Saranno dunque consentite le pluricandidature, ma esclusivamente nella quota proporzionale. Se il candidato verrà eletto contemporaneamente nel collegio uninominale e plurinominale, vincerà il primo. Se invece sarà eletto in più di un Collegio su base proporzionale, gli sarà assegnato il seggio corrispondente al seggio in cui ha ottenuto il numero maggiore di […]

... continua la lettura
Attualità

Il post-referendum in Catalogna tra Rajoy e Puigdemont

Domenica primo ottobre, guardando le immagini che giungevano da Barcellona, si aveva l’impressione di essere spettatori di un momento storico. La folla che nel martedì successivo al voto ha inondato le strade di Barcellona ha confermato tale presentimento: trecentomila  persone sono scese in piazza nella giornata dello sciopero generale mostrando tutta la forza di un popolo che continua a lottare per raggiungere il suo obiettivo. Tuttavia, le spinte indipendentiste catalane devono fare i conti con il governo centrale di Mariano Rajoy. Il referendum ha portato alle urne più di due milioni di persone con una vittoria schiacciante del sì: 2,02 milioni di voti favorevoli all’indipendenza contro i 176mila no. Sebbene abbiano votato solo due milioni di persone su oltre cinque milioni di elettori, si tratta comunque di dati importanti date le difficili condizioni in cui si sono svolte le operazioni di voto. Quella di domenica è stata una giornata convulsa in cui si sono susseguiti gli scontri tra le forze dell’ordine e i cittadini, le contrapposizioni con Mossos e Vigili del Fuoco da un lato e l’esercito dall’altro. È evidente che il primo ministro Rajoy non può permettere che la catalogna dichiari l’indipendenza e questo per una serie di motivi. In primo luogo, perdere la Catalogna significherebbe perdere il 20% del Pil nazionale e una delle regioni economicamente più rilevanti del Paese. In secondo luogo, le spinte indipendentiste catalane, qualora andassero in porto, potrebbero scatenare un effetto domino che non riguarderebbe la sola Spagna. In Europa sono molte le regioni che rivendicano l’indipendenza. Tra le tante, basti pensare alla questione della Scozia, dell’Irlanda del Nord e degli stessi Paesi Baschi. Probabilmente il governo di Madrid teme proprio una totale disgregazione dell’unità nazionale causata prima dalla perdita della Catalogna e poi dei Paesi Baschi. Anche l’Europa, in constante tensione tra derive populiste e correnti anti-europeiste, guarda con preoccupazione ai fatti di Barcellona senza prendere una posizione netta: la commissione europea ha parlato di “questione interna” in cui l’Europa non può intervenire. Osservando gli eventi attraverso le lenti del diritto appare evidente che il referendum catalano non ha alcuna validità perché incostituzionale. Ciò che però è necessario evidenziare è che il referendum è stato indetto dopo molteplici richieste di dialogo da parte delle autorità catalane. In realtà nel 2006 l’allora presidente Zapatero e Maragall, sindaco di Barcellona, avevano trovato un accordo: una legge regionale catalana ratificata dallo Stato centrale che conferiva maggiore autonomia alla Catalogna. Nel 2010 il governo guidato da Rajoy ha portato lo statuto alla Corte Costituzionale che lo ha bocciato. È da questo momento in poi che quelle che fino ad allora erano state richieste di maggiore autonomia, complice la crisi economica, si sono trasformate in spinte autonomistiche. Inoltre, come ha spiegato in modo eccellente Martín Caparrós sulle pagine del The New York Times, Barcellona non aveva e non ha alcun interesse ad ottenere un’indipendenza che implica inevitabilmente l’uscita dall’Europa e la costruzione di un nuovo Stato con tutte le fatiche che ciò comporta. È stata la “cocciutaggine” di Rajoy […]

... continua la lettura
Attualità

Strage a Las Vegas, 59 morti e oltre 500 feriti

Domenica 1° ottobre, Las Vegas, la città del Nevada famosa in tutto il mondo come il paradiso dei casinò e del gioco d’azzardo, è divenuta lo scenario di una strage senza precedenti, una ferita insanabile nell’animo del popolo americano e del mondo intero. Stephen Paddock, un pensionato americano di 64 anni, dopo aver ucciso una guardia di sicurezza, si è affacciato ad una finestra al trentaduesimo piano del Mandalay Bay Hotel, e da lì ha iniziato a sparare all’impazzata sulla folla di oltre 40.000 persone che si era riversata nelle strade per il concerto del Route 91 Harvest Festival, un’importantissima rassegna di musica country. Il killer ha continuato ad uccidere fino a quando, prossimo all’arresto, ha deciso di suicidarsi. Nonostante il repentino intervento degli agenti della SWAT, la follia sanguinaria di Paddock è riuscita a provocare 59 morti e oltre 500 feriti. Uno degli aspetti più sconcertanti dell’intera vicenda è che, stando alle prime ricostruzioni, il killer non aveva nessun precedente penale nè aveva mai dato segnali di squilibrio mentale. Secondo gli amici e i parenti di Paddock, questi era un uomo benestante che conduceva una vita semplice insieme alla moglie. Di conseguenza è impossibile non interrogarsi sulle ragioni che possono aver portato un uomo, apparentemente mite e normale, a procurarsi un arsenale di armi e compiere un’atrocità di tale portata. Las Vegas: una strage senza movente Il movente del killer è ancora incerto. Da una parte vi è l’ISIS che ha rivendicato l’attentato tramite un comunicato web: stando alla dichiarazione dell’organizzazione criminale, Paddock si sarebbe convertito all’Islam alcuni mesi prima e avrebbe quindi dato luogo all’attacco in veste di soldato dello stato islamico; dall’altra parte vi è l’FBI che per il momento smentisce la presenza di ogni legame tra l’attentatore e le cellule terroristiche islamiche. La gravissima vicenda si configura come la più grande strage americana dopo l’11 settembre. Essa scuote profondamente gli animi e sollecita su più fronti le polemiche sulla tematica dell’utilizzo delle armi da fuoco negli USA. Polemica già accesa dalla strage di Orlando avvenuta nel giugno 2016, ove persero la vita 49 persone. Quanto successo a Las Vegas è per molti l’ennesima dimostrazione della pericolosità di un sistema in cui è eccessivamente semplice procurarsi armi usate per uccidere poveri innocenti. A prescindere delle ragioni che hanno spinto l’assassino, bisogna riconoscere che questa orribile vicenda contribuirà ad accrescere il clima di terrore che si sta diffondendo negli ultimi anni. Sempre più spesso terroristi e folli di ogni sorta decidono di dare sfogo alla loro sete di sangue in luoghi e contesti dove le persone si riuniscono per svagarsi e trascorrere momenti di piacere. L’attentato al Bataclan di Parigi, quello di Nizza, l’attentato ai mercatini di natale di Berlino, quello al concerto di Ariana Grande a Manchester, quello al Pulse di Orlando ed infine la strage di Las Vegas, sono solo alcune delle troppe tragedie che inevitabilmente insinuano la paura nei nostri animi ed un odio profondo contro gli artefici di tutto questo male.

... continua la lettura
Attualità

Facebook, arrivano le news a pagamento

Facebook, nella realtà contemporanea, non solo è il più importante social network del mondo, ma è anche divenuto lo strumento mediante il quale milioni di persone decidono ogni giorno di informarsi. Mentre nel passato l’attività “informativa” veniva svolta prevalentemente da professionisti dotati di adeguate competenze, e ciò comportava la garanzia di un’informazione accurata e diligente, oggi chiunque può immettere in rete informazioni, più o meno veritiere. Questa circostanza ha comportato il dilagare del fenomeno delle “Fake News” notizie del tutto false, diffuse solo per creare disinformazione ed aumentare le visualizzazioni, così da ottenere un rendiconto di natura meramente economica. La consapevolezza che in rete circolino moltissime notizie false, e la difficoltà di individuare le fonti effettivamente attendibili, hanno evidenziato la necessità di elaborare soluzioni volte a guidare i lettori nel caos dell’informazione mediatica, così da indirizzarli verso news serie e corrette. Facebook e le news a pagamento L’innovativo progetto, che è ancora in fase di sperimentazione, si fonda sulla collaborazione tra il social americano e ben 10 partner editoriali mondiali. L’idea è quella di utilizzare Facebook come tramite tra editori e lettori. In questo modo, gli utenti di Fb potranno acquistare in modo agevole e diretto le news, garantendosi così la sicurezza di disporre di un prodotto editoriale accurato ed attendibile. Per il momento è prevista la sperimentazione di due modelli di pagamento, entrambi relativi alla visualizzazione di “Instant articles” (articoli visibili solo da utenti che accedono a Facebook mobile e che si aprono direttamente nell’app senza dover aprire finestre del browser): il primo è quello del “Paywall” in base al quale sarà consentito leggere gratis solo un certo numero di news; il secondo si sostanzia nella modalità “Freemium” con la quale saranno gli editori a decidere quali articoli offrire gratis sul social e quali a pagamento. La transazione economica per l’acquisto delle notizie non avverrà sul social, il 100% dei ricavi sarà destinato alle società editrici e saranno queste ultime a decidere le modalità e l’entità del pagamento delle notizie. Ovviamente a questo punto sorge spontaneo chiedersi quale sarà il rendiconto per Facebook, e la risposta, data da Tessa Lyons, product manager del News Feed di Facebook, è che la piattaforma nella sua battaglia contro le fake news ha interesse a garantire per i suoi utenti la possibilità di reperire in modo agevole notizie certe ed attendibili.

... continua la lettura
Attualità

Fortunata, è sold out al Napoli Film Festival

Si è svolto ieri sera, al cinema Hart, quello che per i nostalgici continua a chiamarsi Ambasciatori, l’ultimo incontro del Napoli Film Festival, dedicato al film Fortunata di Sergio Castellitto, premiato con tre Nastri d’Argento e il riconoscimento a Jasmine Trinca nella sezione “Un Certain Regard” del Festival di Cannes. Incontro che, oltre ai tanti aneddoti cinematografici, verrebbe da definire come celebrativo di un amore, quello per Margaret Mazzantini, che il regista stesso ha definito come scritto dal destino. Un appuntamento che è riuscito ad andare avanti perché in amore incontrarsi non è mai abbastanza, in quello che diventa un mestiere a tempo pieno e non ha nulla a che vedere con il part-time. E un’intervista, quella rivolta al regista, che ha saputo sorprendere per la piacevole armonia celata dietro così tante diversità. Quelle che contrappongono il mestiere di scrittore a quello di regista. La perfetta antitesi che si inserisce tra caratteri e lavori diversi. La stesura di personaggi come culmine di un gesto di solitudine, contrapposta all’interpretazione cinematografica di chi lavora lo stesso con la fantasia, ma è immerso in una moltitudine di persone che compongono un set. Due anime diverse, che hanno imparato a rispettare i segreti interiori dell’altro. Un cinema, quello di Castellitto, che si nutre di una raccolta di personaggi e di archetipi che sanno resistere nel tempo, in cui, spesso e volentieri, ha rivelato che è difficile tagliare troppo perché portatori quasi sempre di qualcosa di vivente e strettamente necessario. Personaggi dei quali si finisce per avere nostalgia proprio perché diventano figure esistenti, ancor più esistenti di tante persone che fingono di esistere. Fortunata, un cuore grande quanto la periferia È in questa miriade di pagine scritte, di quelle che il regista ha definito “fantasmi” che piano piano prendono vita, che si inserisce Fortunata. Condottiera di un film in cui la vita sembra giri intorno alla frenesia di un mondo in cui tutti “dormono male” le poche ore in cui riescono a farlo. Un universo fatto di personaggi belli e dannati, con la fisionomia scavata dai pensieri. Una figura di madre alle prese con un marito assente, quella di una splendida Jasmine Trinca, che, per certi versi e sicuramente il guardaroba, ricorda Eva Mendes in “Come un Tuono” di Derek Cianfrance. Meches bionde, jeans strappati e quello stile rock che fa da cornice ai sobborghi di Tor Pignattara, nella corrente di verismo che accompagna gli spettatori in una Roma buia e dannata alla quale spesso non siamo abituati. Fortunata, che di mestiere fa la parrucchiera, è il rincorrersi di stati d’animo che fanno a schiaffi con la realtà, che vorrebbero uscire dalla sua pelle per entrare in quella di un’altra, che continuano a tatuarsela per protesta ma che al tempo stesso si rivelano paladini di un grandissimo esempio di libertà, sconosciuta a tutti coloro che vivono una vita tranquilla, con la routine al posto delle pasticche. Un’interpretazione che si mescola con la vita di Chicano (Alessandro Borghi), il suo amico tatuato dall’equilibrio instabile ed una […]

... continua la lettura
Attualità

Mummie animali “a tu per tu” al Museo Egizio di Torino

Un team di ricercatori e restauratori del Museo Egizio di Torino, insieme con la Soprintendenza, ha avviato uno studio approfondito sulle 120 mummie di animali conservate nella celebre collezione, fiore all’occhiello della città. Tale lavoro è stato recentemente svelato agli occhi curiosi dei visitatori, essendo trasferito e reso fruibile all’interno della Sala 10, alla quale si accede percorrendo la galleria dei sarcofagi: uno spazio che normalmente ospita i reperti della regina Nefertari, in questo momento esposti all’Ermitage di San Pietroburgo nell’ambito della mostra “Nefertari e la Valle delle Regine”. Come spiega Marco Rossani, collection manager del Museo, «si è deciso di approfittare di quella sala temporaneamente vuota per mostrare ai visitatori il restauro delle mummie animali; pensiamo possa essere un modo per far capire che il Museo è una realtà viva, dinamica, in continuo movimento e trasformazione».  Il progetto sulle mummie animali, realizzato in collaborazione con l’Eurac di Bolzano e il Gruppo Horus Usa, ha avuto inizio nel 2015, quando tali reperti organici sono stati inventariati e sottoposti all’esame della Tac nonché a svariate analisi, quali radiografie e analisi al carbonio 14, finalizzate ad individuare la razza e l’età degli animali, la composizione delle resine e dei pigmenti, le tecniche di imbalsamazione e la disposizione delle bende. I risultati saranno pubblicati a cura dell’archeologa ed egittologa pakistana Salima Ikram, che collabora allo studio torinese e che è co-direttrice dell’Animal Mummy project al Museo Egizio del Cairo. Gli elementi chimici rilevati nei campioni di tessuto delle mummie animali hanno rivelato la presenza di grassi animali, oli, cera d’api, gomma di zucchero, bitume, e resine di pino, materiali di imbalsamazione usati per gli umani, il che denota la medesima sofisticazione e riverenza delle mummie umane per le mummie animali. La scoperta delle mummie animali nei siti egizi  Nel 1888, scavando nella sabbia vicino al villaggio di Istabl Antar, un contadino egiziano scoprì per caso una grande fossa comune, non contenente resti umani, bensì un numero strabiliante di corpi di felini, mummificati e sepolti da migliaia di anni; era l’epoca in cui le spedizioni archeologiche, in una sorta di “caccia al trofeo”, dragavano il deserto alla ricerca di monili provenienti da tombe regali, con cui poter abbellire ville e musei in Occidente. I migliaia reperti di animali mummificati scoperti nei siti sacri di tutto l’Egitto, dunque, erano ritenuti semplici scarti, d’importanza irrisoria. Oggi, tuttavia, gli addetti agli scavi si rendono conto di quanto essi che essi costituiscano un’espressione della vita quotidiana degli antichi Egizi; grazie al contributo della già citata Salima Ikram, egittologa specialista di archeologia zoologica, è stato avanzato un nuovo filone di ricerca a partire dalla collezione di mummie animali, che stava languendo nel Museo Egizio cairota, il quale rappresenta una sorta di ponte tra l’umanità odierna e quella antica: «Chi guarda questi animali può pensare: “però, il Faraone aveva un animale domestico come ce l’ho io”, e da figure lontane 5.000 anni e più, gli antichi Egizi diventano persone in carne e ossa». Alcuni di questi animali dovevano tenere compagnia al defunto […]

... continua la lettura
Attualità

Catalogna, tutte le ragioni del referendum

Il prossimo primo ottobre forse si terrà un referendum in Spagna per l’indipendenza della Catalogna. Il governo centrale di Madrid si è fortemente opposto a questa consultazione. Mariano Rajoy, il premier iberico, ha definito il referendum illegittimo e contrario ai principi stabiliti nella Costituzione. Madrid contro Barcellona, insomma. Una partita tutta da giocare non solo in campo calcistico. El clasìco ha reso le rivendicazioni catalane famose in tutto il mondo. Mes qué un club, recita il motto del FC Barcelona. Più che una squadra di calcio. Da Messi vs Ronaldo a Rajoy vs Puigdemont.  Catalogna, tutti i perché del prossimo referendum La crepa catalana ricorda quanto sono precari gli assetti geopolitici in Spagna. Un dibattito secolare che ha trovato nuovo fermento con le ultime vicende di questi giorni. Non bisogna però incappare nell’errore di limitare lo scontro tra Madrid e Barcellona alla sola penisola iberica. La sfida per l’indipendenza non è un gioco, visto che potrebbe moltiplicare le spinte secessioniste in Europa. Nel vecchio continente sono presenti molteplici movimenti e correnti che rivendicano maggiore autonomia se non addirittura l’indipendenza. È il caso della Scozia, ma si potrebbero citare anche le Fiandre e la Baviera. Per tacere dei nostri padani e veneti. L’indipendenza della Catalogna potrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso. La Catalogna è, storicamente, la regione più ricca della Spagna e vero motore trainante di un paese che ha subito uno sviluppo importante dopo la caduta del regime franchista. Per poi ripiombare nel baratro con l’avvento della crisi economica del 2008. Il Pil pro Capite della Catalogna è superiore, per citare un dato tra gli altri, a quello del resto della Spagna. La regione è inoltre annoverata tra i quattro motori economici, assieme a Lombardia, Baden-Württemberg e Alvernia-Rodano-Alpi.  La crepa catalana La Catalogna, è importante ricordarlo, rivendica nella propria Costituzione lo status di nazione. Ha un suo inno, una sua bandiera e una sua lingua, il catalano, che viene parlata da tutti i dipendenti pubblici e usata negli atti ufficiali. La regione affonda le proprie radici agli albori dell’impero carolingio, quando spuntarono alcune contee autonome nella regione. Proprio queste ultime svilupparono un’autonomia di fatto perdurata fino al 1714. In quell’anno, nel mezzo della guerra di secessione spagnola, l’esercito catalano fu sconfitto dalle truppe borboniche di Carlo VI d’Asburgo. Il nuovo re eliminò del tutto le istituzioni catalane, sancendo la definitiva sottomissione della regione al potere centrale. La questione catalana rimase sospesa per più di due secoli, fino all’avvento di Francisco Franco. Durante il regime franchista furono eliminati tutti i simboli catalani. Incluso l’utilizzo della bandiera e della lingua negli atti pubblici. Subito dopo la morte del generale, nel 1979, la Catalogna venne riconosciuta come una comunità autonoma all’interno della Spagna. Un riconoscimento condiviso con altre realtà fortemente identitarie, come i Paesi Baschi. Lo statuto affidava ampi poteri alla regione in ambito economico e finanziario, ma nel 2010 fu dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale spagnola. Specie per il passaggio in cui si affermava che la Catalogna fosse una nazione […]

... continua la lettura
Attualità

Il quartiere Soccavo contro la nuova antenna telefonica

Dal mese di agosto il quartiere Soccavo, della periferia occidentale napoletana, lotta contro l’installazione di un’antenna telefonica sul tetto di un edificio nel Parco Primavera, di via Giustiniano, una zona ad altissima densità di popolazione. Il 20 settembre, Soccavo scende in piazza per difendere il proprio diritto alla salute e il rispetto delle normative relative all’installazione di ripetitori, le cui onde risultano, nel tempo, fortemente nocive, laddove proprio in queste ore sta sorgendo un’antenna che mina la serenità e la salute di tutti. Antenna telefonica in un centro abitato: un serio rischio per la salute I primi sopralluoghi per l’installazione dell’antenna di base radio per telefonia mobile sono avvenuti nelle prime settimane del mese di agosto, ma solo negli ultimi giorni sono incominciati i lavori per l’effettiva installazione, vissuta dai soccavesi come una tragica realtà. Vivo e forte è lo sdegno e la disapprovazione degli abitanti del Parco Primavera, di via Giustiniano e del quartiere Soccavo intero, che ha visto con orrore concretizzarsi un serio rischio per la salute di tutti. “Noi ci opponiamo a questa costruzione. Impensabile che si possa installare qui un’antenna telefonica. In questo parco vivono persone ancora in chemioterapia e il parco giochi adiacente è frequentato da molte famiglie con bambini. Saremo costretti a vendere gli appartamenti in cui viviamo.” dichiara un’abitante del Parco Primavera, e aggiunge: “Non ci sembra corretto che questa decisione sia stata presa dagli abitanti del palazzo senza prima interpellare il resto del parco”. Nella mattinata del 20 settembre, vediamo protestare madri e padri di famiglia, preoccupati per l’avvenire e la salute dei loro figli, timori che sembrano esser confermate dalle parole di Pina Tommasielli, di Medici per l’ambiente e che, purtroppo, ad oggi non trovano alcuna risposta nelle istituzioni. “L’Agenzia Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) classifica le onde elettromagnetiche ad alta intensità come potenzialmente cancerogene. In questi casi, vige il principio di cautela. In una zona che sia densamente abitata, dove sorgono case, uffici e scuole, non è opportuno inserire elementi potenzialmente nocivi, com’è chiaramente sancito dalla carta di Maastricht.” I potenziali danni del ripetitore saranno percepiti non nell’immediato ma nel tempo, con danni riscontrabili negli anni a seguire. Ancora una volta, si assiste al dramma tutto italiano delle popolazioni abbandonate di fronte al rischio, impotenti ed incapaci di mettervi un freno, senza i dovuti monitoraggi ambientali e sanitari. Popolazioni che, però, non si arrendono, ma scendono in piazza per una giusta lotta, perché nessun bene è più prezioso della salute.

... continua la lettura