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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 1092 articoli

Attualità

Avocado, il frutto proibito nel paniere Istat

È diventato facile trovare l’avocado soprattutto tra le “grandiose” apericene. Il guacamole forse si sposa bene con il Negroni. Sicuramente gli avocado toast sono tra i più gustosi. Tra i menù si trovano senza poca difficoltà i “tipici” risotti al sentore di tropical fruit. Le verdure pastellate della nonna se trasformate in tempura, accolgono l’avocado a braccia aperte come il paniere dell’Istat. Durante le festività, quando ci concediamo vizi e sfizi, il consumo di avocado cresce a dismisura. “Chiamatemi un avocado!”. Tutti si ricordano quando le battute sul frutto esotico si sprecavano Grazie al brand “Sicilia Avocado” da qualche anno la produzione è un primato tutto italiano. È il risultato di un’intuizione di alcuni imprenditori agricoli, con coltivazioni a regime biologico certificato. Le leggi del mercato sono sempre le stesse: ad una domanda corrisponde un’offerta. Se la domanda cresce l’offerta deve rispondere, in caso contrario il prezzo sale. L’acquisto mondiale del frutto tropicale è divenuto qualcosa che va oltre il “newtrend”e la richiesta supera i 3,4 kg procapite annui, ben cinque volte superiore agli anni ’90. Tale richiesta ha fatto superare di ben 50$ il costo per cassetta rispetto allo scorso anno. È chiaro che l’analisi del problema fa emergere ben altre complicazioni legate alla coltivazione dell’avocado. L’avocado fa gola persino alla Cina. Purtroppo però, come sempre accade in casi analoghi, non mancano le speculazioni, stavolta il giro di affari è enorme e pochi vogliono starne fuori Gli USA da qualche anno stanno facendo intuire che vorrebbero uscire dal trattato NAFTA (North American Free Trade Agreement, accordo nord americano per il libero scambio tra USA, Canada e Messico). La paura ha fatto tremare le borse soprattutto da quando Donald Trump ha dichiarato di voler ridefinire gli accordi commerciali con il resto dei paesi ripristinando i dazi. Il 2017 inoltre si è dimostrato un anno particolarmente difficile per le coltivazioni di avocado Le condizioni meteo non hanno garantito alle piantagioni del Cile e del Messico, maggiori produttori mondiali, l’acqua necessaria per evadere le richieste. Alla forte siccità si aggiungono i fenomeni di desertificazione dovuti molto probabilmente all’uso intensivo e sconsiderato del terreno. Bisogna considerare che per produrre 500g di frutta, due o tre frutti,  occorrono circa 272 litri d’acqua. In Cile l’agronomo e attivista locale Rodriguez Mandaca ha fatto notare che per coltivare un ettaro di frutteto servono centomila litri d’acqua al giorno, il quantitativo per soddisfare il fabbisogno giornaliero di circa mille persone. Anche per chi non possiede una cultura agricola, sembrerà facile capire come per ottimizzare le coltivazioni è necessario irrorare con concimazioni e pesticidi. Ingerire e respirare pesticidi e concimi porta gravi conseguenze alla salute delle persone. L’avocado assume la definizione di “oro verde” perché ha un mercato redditizio che in molte circostanze supera quello della marjuana Anche i Caballero Templarios hanno capito da tempo che il mercato della “pera del coccodrillo” è un’occasione da non farsi scappare. In un’inchiesta riportata dal Newsweek (Mexican cartels used government data to kidnap and extort avocado farmers) emerge inoltre come avvengono vere e proprie […]

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Eventi nazionali

Finale di Sanremo 2018, vincono Meta e Moro

E si giunse alla serata finale di Sanremo 2018. Un’edizione del festival che più che per le canzoni verrà ricordata per i continui cambi d’abito di Michelle Hunziker e per la psicotica tendenza del conduttore e direttore artistico Claudio Baglioni a voler cantare ad ogni costo, imponendo alle nostre povere orecchie tutta la sua discografia. Ma bando alle ciance e diamo un’occhiata a come è stata questa serata finale. Una finale con ospiti musicali e un toccante monologo La finale di Sanremo si apre con Luca Barbarossa e con la sua Passame er sale , a cui poi seguono Ognuno ha il suo racconto di Red Canzian e Mai mai mai dei campani The Kolors. È già giunto il momento del primo ospite, Laura Pausini, che scende dalla mitica scalinata. Su quel palco, dove nel 1993 vinse come giovane proposta con La solitudine, la Pausini presenta il suo nuovo singolo Non è detto. Poi, sotto esortazione di Fiorello in collegamento telefonico, la cantante duetta con Baglioni (e ti pareva !) sulle note di Avrai, per poi esibirsi sulle note di Come se non fosse stato mai amore e concludendo l’esibizione tra i fan fuori al teatro Ariston. La gara ricomincia con gli Elio e le storie tese e la loro canzone-congedo Arrivedorci, un vero e proprio epitaffio alla carriera del gruppo milanese. La mancanza di un microfono non ferma Ron che, con la sua Almeno pensami, sembra quasi cantare accompagnato dalla presenza del compianto Lucio Dalla, che è anche l’autore della canzone. Antonella Clerici e i giovanissimi cantanti di “Sanremo Young” sono i secondi ospiti della serata, i quali si esibiscono sulle note di Penso positivo di Jovanotti. Da notare la scenografia della performance, quella di un cantiere con operai che lavorano: insomma, una palese allegoria del futuro da precariati e disoccupati che attende il gruppo di adolescenti una volta divenuti adulti. Dopo questa inutile ospitata tocca a Max Gazzé con la suggestiva La leggenda di Cristalda e Pizzomunno, una storia d’amore mitologica con sfumature ovidiane, che l’accompagnamento d’arpa rende ancora più magica. È poi il turno di Annalisa con Il mondo prima di te anche se, più che sulla canzone, la nostra attenzione ricade sul vestito che sembra ricavato da dei sacchi di juta. Dopo l’ennesimo tentativo andato a male di Baglioni di risultare simpatico (si finge sosia di Marco Columbro, che ridere…), sale sul palco Renzo Rubino che “copia” l’idea dei ballerini anziani, che sono i nonni del cantante, a lo Stato Sociale. La nona performance è quella dei Decibel di Enrico Ruggeri e della loro Lettera dal Duca, il cui ritornello presenta le classiche due-tre frasi in inglese (perché l’inglese fa sempre rock, non scordiamocelo). Seguono Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico e i primi sbadigli: Imparare ad amarsi è la classica canzone piena di cliché e frasi fatte, su quanto è importante volersi bene. Se ne poteva fare a meno, in tutta sincerità. Eguale opinione vale anche per Eterno di Giovanni Caccamo: la tipica sanremese ballata d’amore […]

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Eventi nazionali

Sanremo, recensione della quarta serata

Sanremo, quarta serata: si dà il via alle danze con una versione un po’ particolare di Heidi, e si proclama la vittoria di Ultimo col suo Ballo delle Incertezze Tremate, tremate, le streghe son tornate! Ah no, nessuna storia horror degna del miglior Stephen King, ma soltanto una versione un po’ particolare dell’innocente cartone animato Heidi, eseguita sul palco del festival di Sanremo da Claudio Baglioni, Pierfrancesco Favino e Michelle Hunziker che, abbigliati con giubbotti di pelle e borchie da rockettari sfegatati dell’ultima ora, hanno fatto registrare il più alto tasso di traumi infantili della serata. Così è iniziata la penultima serata del Festival di Sanremo, quella che, da tradizione, è dedicata ai duetti e alla proclamazione del vincitore delle Nuove Proposte. E sono proprio loro che danno il via alle danze: hanno calcato il palco, nell’ordine, Leonardo Monteiro, Mirkoeilcane, Alice Caioli, Giulia Casieri, Mudimbi, Eva, Lorenzo Baglioni e, ultimo ma non ultimo, Ultimo. Si perdoni il (forse) troppo facile gioco di parole, dal momento che poi Ultimo è arrivato primo. Romano, ventidue anni, si è aggiudicato la vittoria con il suo Ballo delle incertezze, sbaragliando il favorito Baglioni, che già spopolava sui social da mesi con il suo inno alla grammatica e anche Mirkoeilcane, che ha però vinto il Premio della Critica “Mia Martini”. Minuto, visionario e quasi stralunato, Mirkoeilcane (anche se un po’ tutti ci siamo chiesti dove fosse il suo amico a quattro zampe, preannunciato dal suo nome) ha presentato la sua Stiamo tutti bene, una sorta di recital o monologo trasposto in musica. I duetti dei big: Piero Pelù e la Nannini la fanno da padrone a Sanremo Dopo aver incoronato il vincitore delle Nuove Proposte di Sanremo, è la volta dei big e dei loro duetti. Chi avranno scelto? Interpreteranno al meglio le canzoni insieme agli ospiti? Ci terranno inchiodati al divano fino all’alba, visto che Baglioni, col suo savoir faire da Zio Fester della Famiglia Addams, ha preannunciato 64 ospiti a inizio serata? Mentre proviamo a ricordare dove abbiamo messo il thermos di caffè per riuscire a sopportare una sfilza pantagruelica di ospiti, o mentre escogitiamo metodi per tenere aperti gli occhi che ricordano un po’ Arancia Meccanica, ecco che appare Renzo Rubino, ricordato dai più solo come “quello che prese il posto di Moro e Meta la sera in cui non li fecero esibire”, e apre le danze insieme all’attrice Serena Rossi, da lui definita la sua attrice preferita, forse in un impeto di captatio benevolentiae. Dopo Rubino, è la volta di Sarcina e compagni: Le Vibrazioni portano a Sanremo Skin, energica e pimpante come in un concerto degli Skunk Anansie. Skin è capace di farci mettere in discussione la pubblicità di Clinians con Valeria Mazza che viene riproposta a tamburo battente in tutte le pause, giacché, più che la Mazza, è proprio Skin a sembrare sempre uguale, sempre così perfetta, eterea, androgina e imbalsamata nel suo fantastico universo rock e figo. Tocca poi a Noemi, duetto tutto al femminile con Paola Turci; Mario Biondi porta sul palco Ana Carolina e Daniel Jobim e Annalisa si fa […]

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Terza serata Sanremo 2018: ascolti record

Per la terza serata Sanremo 2018 continua a raccogliere ascolti record: dopo mercoledì, quella di giovedì 8 febbraio miete più di 10 milioni di telespettatori con uno share di oltre il 50%, superando gli ascolti delle serate di Carlo Conti, Fabio Fazio, dell’elezione del nuovo papa di alcuni anni fa e del primo contatto dei marziani con il pianeta Terra. L’essere mitologico che non guarda Il Festival della canzone italiana vive nelle profondità della Terra. Ma in Italia individui bugiardi trascorrono la settimana del Festival lanciando anatemi sugli spettatori e non vogliono ammettere di essere i primi a seguirlo: vergogna! Chi scrive appartiene alla terza categoria, gli estimatori di Sanremo, anche del Sanremo 2018 un po’ ingessato, tirato, controllato e “vittoriano” di Claudio Baglioni: una leggenda narra che se pronunci il suo nome, lui automaticamente cominci a cantare un brano del repertorio in modalità random. Canta: Claudio Baglioni! Sanremo 2018, alla sua terza serata, si apre ovviamente con un’esibizione fuori gara di Claudio Baglioni che, come tutti sappiamo, sa cantare. E canta una di quelle canzoni che, in un modo o nell’altro, conosciamo da quando avevamo otto anni. Arrivano poi gli artisti di Sanremo 2018 Giovani, disinvolti e carichi per l’esibizione all’Ariston. Il primo è Mudimbi con il brano Il mago, dal gusto un po’ rap, fra l’ironico e il fiabesco. Le luci passano su Eva con Cosa ti salverà, seconda concorrente della sezione Giovani, ex X-Factor: look forte, aggressivo, fra piercing e tatuaggi, una voce dolce velata di timidezza. Come terzo c’è Ultimo (grandissimi giochi di parole della Michelle internazionale, Ah-Ah), imberbe cantante che però con Il ballo delle incertezze ci fa sentire la sua voce calda. E il pubblico si infiamma per il giovane cantante. Chiude la sezione giovani di Sanremo 2018 Leonardo Monteiro che porta all’Ariston Bianca, con un tocco di soul che non guasta nei tipici accordi sanremesi. La classifica delle nuove proposte In attesa della classifica ci godiamo i veri conduttori di Sanremo 2018, Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino, che animano questa rassegna dichiaratamente nostalgica dei tempi andati. La giuria demoscopica si esprime sui Giovani: quarto Leonardo Monteiro, terza Eva, argento per Ultimo e medaglia d’oro per Mudimbi. Scopriremo il vincitore di Sanremo giovani proprio in occasione della serata di venerdì. La serata dei Big fra ospiti e (troppe) canzoni di Baglioni Tamburi, scala-robot che cala, violini, suspence, un nuovo cambio d’abito per i tre padroni di casa. Per fortuna Michelle Hunziker (vestita da Angela Merkel) interrompe un siparietto non-divertente fra Pierfrancesco Favino e Der Claudio Baglioni per annunciare il primo concorrente in gara! Giovanni Caccamo con il brano Eterno: la sua barba fluente-hipster è nuova, la delicatezza della voce già nota, con un brano sanremese-romantico e una manciata di stonature-pelle-d’oca. Arrivano in after dalle piazze di Bologna i componenti dello Stato Sociale con Una vita in vacanza: i ragazzi si sono fatti (su questo non c’è dubbio) notare con il loro pezzo fra serio e faceto sulla gioia di lavorare e non di vivere nel sacrificio. […]

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Eventi nazionali

Festival di Sanremo 2018, la seconda serata tra ospiti e nuove proposte

Dopo il successo della prima serata, il Festival di Sanremo 2018 fa registrare ancora buoni ascolti. Tuttavia i dati registrano un calo rispetto alla serata di debutto: i telespettatori sono stati 9 milioni 687 mila (contro gli 11 milioni 600 mila spettatori della prima serata), pari al 47.7% di share. Lo scorso anno la seconda serata del festival condotto da Carlo Conti e Maria De Filippi aveva raggiunto una media di 10 milioni 367 mila spettatori, pari al 46.6% di share. Claudio Baglioni, dunque, supera Carlo Conti di un punto di share ma perde quasi 700 mila telespettatori. Ma veniamo al resoconto dell’infinita seconda serata sanremese. In apertura Michelle Hunziker, avvolta in un lungo abito fucsia (firmato Alberta Ferretti) stile fiabesco, intona il brano “Il pozzo dei desideri”, colonna sonora di Biancaneve e i sette nani; Baglioni l’accompagna al pianoforte posto al centro del palco. Al “siparietto” si unisce anche Favino che, insieme agli altri due conduttori,  gioca a imitare la vocina di Biancaneve. Potevamo farne anche a meno. Festival di Sanremo 2018: il debutto della categoria  giovani I conduttori – che appaiono decisamente più rilassati rispetto alla prima sera – danno il via alla gara delle nuove proposte. Si esibiscono i primi quattro giovani, i restanti quattro canteranno nella serata di giovedì. A rompere il ghiaccio è il toscano Lorenzo Baglioni (no, non è parente del Claudio nazionale)  che – accompagnato dagli “studenti per caso”, muniti di zaino e vestiti con look accademico – presenta quello che promette di diventare un tormentone: un esilarante inno al “congiuntivo”. Subito dopo si esibisce Giulia Casieri con “Come Stai”, bella voce, canzone orecchiabile, ma non ce ne ricorderemo a lungo, anzi ce ne siamo già dimenticati. Le risponde Mirkoeilcane con “Stiamo tutti bene”. Lui è un po’ Giorgio Faletti, un po’ Daniele Silvestri, ma il testo è uno dei pochi degni di nota, anzi, senza esagerare, forse il migliore del Festival. Chiude la gara dei giovani Alice Caioli con “Specchi rotti”, canzone fastidiosa e lagnosa, ma la giuria demoscopica inspiegabilmente la premia e si ritrova in cima alla classifica parziale finale, seguita da Lorenzo Baglioni, Giulia Casieri e, ingiustamente ultimo, Mirkoeilcane. La gara dei big Dopo la pausa pubblicitaria,  Michelle Hunziker si presenta sul palco con un nuovo abito della Ferretti, stavolta color cipria, ricamato con motivi floreali, con effetto nude look. Ci piace decisamente di più. Raggiunta dai suoi colleghi conduttori, dà il via alla gara dei big. In “campo” scendono solo dieci cantanti. Ad aprire le danze sono Le Vibrazioni, che nella prima serata avevano invece cantato per ultimi. Al secondo ascolto il pezzo “Così sbagliato” convince di più. Al termine dell’esibizione del gruppo milanese tocca alla Hunziker ufficializzare la sospensione del duo Meta-Moro per  presunta violazione del regolamento:  “sul caso Meta-Moro sono in corso tutti gli accertamenti del caso”, dice la presentatrice svizzera. In attesa di sapere quale sarà il destino dei due cantautori, la gara prosegue con la bella Nina Zilli che, fasciata in elegante e sontuoso abito nero, canta “Senza Appartenere”, un […]

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Eventi nazionali

Sanremo 2018: la prima serata del Festival

Una media del 50% di share, stando ai dati Auditel. Che piaccia o no, che sia considerato superato o meno, Sanremo è un po’ come le partite della Nazionale Italiana: resta una delle poche (e ultime) cose a riunire la famiglia davanti alla tv. Sanremo 2018, 68esima edizione targata Claudio Baglioni, è partito ieri sera martedì 6 febbraio. Conducono lo stesso Baglioni, Pierfrancesco Favino e Michelle Hunziker. 20 i Big in gara, più 37 Pooh. Ma andiamo per gradi e vediamo i momenti più salienti della prima serata del Festival della Canzone Italiana! Sanremo 2018: si parte Come ogni inizio che si rispetti, si parte con la sigla. Cantata da tutti i concorrenti in gara, sullo schermo diviso in venti quadratini, la sigla fornisce allo spettatore quella stramba sensazione di essere finito in una puntata dello Zecchino d’Oro. O in un reparto di geriatria. Scaldapubblico: Baglioni gioca subito la carta Fiorello. Vabbè, è quasi troppo facile. Fiore compare da solo prima di tutti, trascina il pubblico, risolve brillantemente la situazione con il contestatore di turno che ancora prima del fischio d’inizio si piazza sul palco dell’Ariston per protestare (un classico). Fiorello cantante, Fiorello intrattenitore: insomma, un vero showman. Battute a raffica, conclude con “Buon Sanremo 1918” (profetico) e introduce il conduttore (e direttore artistico del Festival) Claudio Baglioni, che, tirato come se fosse stato assemblato con la colla vinilica (fffatto?!) e a suo agio come un elefante in una cristalleria, entra scendendo la famosa scalinata (quest’anno in stile Transformers). Un po’ come i bambini che a Natale recitano la poesia in piedi sulla sedia, inizia un monologo su musica, parole, fiore, cuore, amore, con la stessa presenza scenica di un pacco di farina. Dopo 36473 ore di spiegazione dell’Iliade e un mezzo sonnellino, arriva il buon Favino che a sua volta, con gli aggettivi “bella”, “simpatica” e “svizzera”, presenta lei: Heidi! Ah no, è Michelle Hunziker. Scollatura da capogiro, solito sorriso a 132 denti (perchè ridi sempre? Le chiede Favino. Ci poniamo la stessa domanda da 15 anni), qualche dichiarazione d’amore di troppo, Michelle Hunziker si è dimostrata all’altezza del ruolo: brava e spigliata, ha portato avanti da sola il Festival, soprattutto nella prima ora. Fa troppo la simpatica però, confondendo lo studio di Striscia la Notizia con il palco dell’Ariston. Il numero delle scarpe con Baglioni e Favino a carponi inguardabile. Pierfrancesco Favino ha carburato lentamente, salvo poi «esplodere» con un mash-up canoro davvero spassoso. Farà di più. Sanremo 2018: i Big in gara Ma passiamo alle canzoni in gara. A rompere il ghiaccio, Annalisa con “Il mondo prima di te”: una ballad godibile, a parte l’outfit da Doremì nightclub. Prosegue Ron (che è come Bublè a Natale: viene scongelato solo a Sanremo) con un inedito del compianto Lucio Dalla. The Kolors e il ciuffo di Stash, il sempre poetico Max Gazzè, Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico (sul web si vocifera che per votarla il codice sia quello di Hammurabi, cit.), Ermal Meta e Fabrizio Moro, Mario Biondi Sogni d’Oro. Ma ecco che succede qualcosa […]

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Attualità

Le sigarette elettroniche fanno male? Risponde la New York University

Le sigarette elettroniche fanno male? Secondo una ricerca della New York University le sigarette elettroniche non sono innocue. Effettuata da un gruppo guidato da Moon-Shong Tang e pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, la ricerca analizza gli effetti dell’esposizione a nicotina e derivati su topi e cellule umane. Nei topi sono stati rilevati danni al DNA, in particolare nelle cellule di cuore, polmoni e vescica. In laboratorio simili effetti sono stati osservati su cellule umane di polmone e vescica, oltre ad un aumento nel rischio di mutazioni e trasformazioni in cellule tumorali. Significa che gli utilizzatori di sigarette elettroniche potrebbero avere un maggior rischio, rispetto ai non fumatori, di sviluppare malattie cardiache e tumori polmonari e/o della vescica. Le sigarette elettroniche fanno male? E il tabacco? Secondo alcuni in realtà i risultati della ricerca sarebbero fuorvianti. Per Riccardo Polosa, docente presso l’Università di Catania, fondatore e direttore scientifico della Lega Italiana Anti Fumo (Liaf) “Il metodo descritto dagli autori non mima le normali condizioni d’uso dei prodotti da svapo. Le condizioni riprodotte in questi esperimenti sono esasperate e favoriscono la produzione di sostanze tossiche alla stessa stregua di un ‘tostapane’ che viene settato per bruciare il pancarrè.” Per altri invece si tratta di osservare i risultati inserendoli nel giusto scenario. Secondo il Professor Fabio Beatrice dell’Università di Torino, Direttore della S.C. di Otorinolaringoiatria e del Centro Antifumo dell’Ospedale S. Giovanni Bosco di Torino: “È necessario individuare la corretta prospettiva dalla quale analizzare lo scenario del fumo elettronico. Le sigarette elettroniche producono una quantità di sostanze cancerogene ed irritanti nettamente inferiore rispetto al fumo tradizionale. La produzione di cancerogeni nel vapore di sigaretta elettronica è stata ampiamente studiata. E quando questa grandezza viene correttamente analizzata, lo si fa mettendola a paragone con la produzione di cancerogeni delle sigarette tradizionali. In questo modo, le evidenze scientifiche hanno dimostrato che le sigarette elettroniche producono sostanze nocive in misura di almeno il 95% inferiore rispetto al normale fumo da combustione dei prodotti del tabacco tradizionale”. Le sigarette elettroniche sarebbero quindi sì dannose, ma meno rispetto al tabacco tradizionale, quindi sempre secondo Beatrice “il fumo elettronico costituisce una formidabile alternativa per tutti i fumatori incalliti che non riescono o che non vogliono smettere di fumare. Si chiama riduzione del rischio”. Commenta inoltre Roberta Pacifici, Direttrice del centro farmaco e tossicodipendenze dell’Istituto superiore di sanità, che “Dobbiamo anche studiare gli effetti sui polmoni degli aromi, come quelli alla vaniglia o al cioccolato, che mandano in circolo microparticelle studiate solo come additivi alimentari e non da inalazione.” In ogni caso è meglio astenersi da ambedue i tipi di fumo, a beneficio della salute e del portafoglio. Ricordiamo infatti che da gennaio 2018 anche i liquidi per sigarette elettroniche sono sottoposti a tassazione da parte del Monopolio di stato. Francesco Di Nucci

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Attualità

Bill Marler e la lista dei sei alimenti tossici da evitare

Avete mai sentito parlare di un certo Bill Marler? Si tratta di un avvocato americano specializzato in lesioni personali. Il genere di cause di cui si interessa riguardano la sicurezza alimentare: nella sua vita ha avuto modo di imparare molto sul cibo e che ha deciso di condividere alcuni dei suoi segreti alimentari. Ha redatto quindi una lista di “alimenti tossici” per il corpo che ha rivelato aver rimosso dalla sua dieta personale. I sei alimenti tossici da evitare nella lista di Bill Marler Ecco la lista che ha attirato molta attenzione sul web: Ostriche crude. Bill Marler rivela di aver incontrato tantissimi casi di avvelenamento per l’ingerimento di crostacei crudi e che la maggior parte di questi si sono verificati negli ultimi cinque anni della sua carriera. La causa per lui è senza dubbio il riscaldamento delle acque del mare. Questo fenomeno avrebbe portato alla formazione di specifici microbi che attaccano i crostacei; per ucciderli basterebbe cuocere gli alimenti. Verdura che viene venduta già lavata e tagliata. Qui Bill Marler è chiarissimo e afferma che l’aumento delle intossicazioni alimentari è direttamente proporzionale al numero delle persone che hanno toccato il cibo prima che fosse da noi ingerito. Bisogna evitare dunque la verdura in confezioni che viene venduta già tagliata e lavata: il tempo impiegato per queste operazioni sarà guadagnato in salute! Radici crude. Marler elenca trenta casi di infezioni batteriche – tra cui Salmonella, Escherichia Coli – contratte proprio mangiando germogli crudi di ortaggi e legumi. Carne cotta al sangue. L”avvocato americano afferma che, per essere sicuri di aver ucciso tutti i batteri presenti nella carne, bisogna cuocerla almeno a 160 gradi. Inoltre la carne non andrebbe mangiata “al sangue” ma bisognerebbe aspettare almeno la cottura media. Uova crude o poco cotte. Nonostante i rischi che nelle uova ci sia la salmonella siano diminuiti di molto negli anni, Bill Marler non dimentica l’epidemia della fine degli anni ’80. È per questo che preferisce accertarsi che le uova siano ben cotte. Latte non pastorizzato e succhi confezionati. Schierandosi contro i sostenitori del latte crudo e non pastorizzato, Marler afferma che consumare i latte in questo modo può essere un pericolo. Possono infatti risiedervi virus, batteri e parassiti che, con la cottura, sarebbero sterminati. Inoltre Marler ritiene che i processi di sterilizzazione e conservazione non facciano perdere al latte le sue proprietà, anzi le lascino inalterate. Anche cuocendolo, il latte sarà nutriente allo stesso modo. Riguardo ai succhi, Bill Marler afferma che “Non c’è alcun beneficio abbastanza grande da togliere il rischio di bere prodotti che possono essere resi sicuri dalla pastorizzazione“. Meglio prevenire che curare… I consigli di Marler sono chiari: mangiare alimenti che hanno provenienza più nota possibile e cuocerli rigorosamente per evitare un’ intossicazione per virus o batteri. Non tutti possono permettersi un prodotto che vada dal produttore al consumatore senza prima passare per un tramite ma, se proprio non possiamo fare a meno di questo tramite, c’è bisogno che sia il migliore possibile. Pochi di questi accorgimenti possono ridurre molti rischi.

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90special: gli anni ’90 (non) sono di nuovo tra noi

Se si legge “anni ’90“, qual è la prima cosa che viene in mente? Alcuni diranno le boyband, altri il Game Boy, altri ancora l’inchiesta di Tangentopoli e così via. Nel bene e nel male sono decenni che, noi che li abbiamo vissuti, ricordiamo con certo affetto. Eppure nessuna rete televisiva si è mai interessata nel volerli omaggiare con un programma relativo, fino al momento in cui Mediaset non ha dato vita a 90special .. .. e forse sarebbe stato meglio non farlo. 90special: il museo degli anni ’90 Alla conduzione del programma (che fin da subito ricalca un celebre pezzo dei Lunapop) troviamo la iena Nicola Savino, comandante di una macchina del tempo con a bordo chi in quei decenni era genitore, adolescente, bambino e chi invece era nato alla fine (da qui il sottotitolo “ma che ne sanno i 2000”). Partiamo subito dai pregi, davvero ben pochi. Di certo va riconosciuto il merito di aver cercato di far respirare a pieni polmoni l’aria degli anni ’90 in ogni singolo aspetto. Basti dare un’occhiata allo studio, addobbato con cimeli dell’epoca (le schede telefoniche, l’album di figurine dei calciatori, una foto di Raffaella Carrà ai tempi di Carramba che sorpresa! e quanto altro), nonché la presenza di simboli della TV italiana dell’epoca come il furgoncino di Stranamore, il microfono del Karaoke di Fiorello e le postazioni del celeberrimo quiz Tira e Molla condotto da Paolo Bonolis. Non mancano poi le esibizioni di cantanti dell’epoca, se si pensa agli Eiffel 65 che hanno riproposto la loro intramontabile hit Blue. Quanto detto fino ad ora potrebbe indurci a pensare che 90special risulti un’operazione di revival gradevole e carina, capace di toccare il cuore di quelli che hanno vissuto gli ultimi decenni del XX secolo. Ma così non è stato. Tra tediosi monologhi e triste ignoranza Il primo punto debole di 90special è rappresentato dagli ospiti. Ci si è dovuti sorbire quasi due ore di monologhi di Fiorello e di Jovanotti. Personaggi di certo rilevanti per i decenni trattati nel programma ma a cui si è preferito dare il ruolo di tappabuchi, mostrando così che gli autori, in fin dei conti, non avevano idee degne di nota. Il secondo punto, di sicuro il più grave ed intollerabile, è la presenza di ospiti per nulla attinenti al programma: Cristiano Malgioglio (simbolo della tendenza a voler inserire ad ogni costo il fenomeno del reality di turno, dato il suo evidente anacronismo) e il duo Benji & Fede che ha scimmiottato, pardon, cantato sulle note di 50 special dei Lunapop. Una vera delusione che sui social ha scatenato l’ira dei telespettatori, i quali hanno lamentato la mancanza di personaggi, oggetti, spot e di altro materiale che avrebbe reso il programma davvero interessante e godibile. Un’offesa agli anni ’90 e a chi c’era in quel periodo Il giudizio che va dato a 90 special non può che rasentare l’insufficienza. Sorvolando sulle poche apprezzabili trovate, il programma è lontano dall’ essere un omaggio a quegli anni. La sensazione è […]

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Attualità

Nati per leggere. La lettura al servizio dei più piccoli

Da quando esiste il mondo si conosce l’importanza del ruolo giocato dai genitori nell’educazione dei loro bambini. Un’educazione che, a causa di situazioni di disagio e di ambienti sfavorevoli, non è sempre possibile garantire.  Il programma Nati per Leggere Nato nel 1999 sulla scia del britannico Bookstart e dell’americano Reach out and read, il programma Nati per Leggere segue un obiettivo preciso: promuovere la lettura condivisa  in famiglia e ad alta voce, intesa come un momento che crea e rinforza lo sviluppo cognitivo del bambino,la relazione affettiva tra genitore e figlio e che è soprattutto capace anche di sviluppare tutti quei benefici psicofisici importanti nella fase dei “1000 giorni” (quella che va dai 0 ai 3 anni). Il programma è promosso dall’alleanza tra l’Associazione Culturale Pediatri ACP, l’Associazione Italiana Biblioteche AIB e il Centro per la Salute del Bambino onlus CSB. Esso vanta 600 progetti locali sparsi lungo la nostra penisola, a cui partecipano, migliaia e migliaia di volontari, vero motore del programma. Nati per Leggere in Campania In Campania il progetto giunge nel 2000 con la volontà di dare anche alla città di Napoli uno spazio di lettura funzionante, dal momento che la città non dispone di biblioteche per bambini. Dapprima presente al PAN | Palazzo delle Arti di Napoli con il primo Punto Lettura della regione, dopo una lunga diatriba, Nati per Leggere Campania trova una nuova casa spostandosi nella Biblioteca Nazionale di Napoli. Tiziana Cristiani, referente regionale di Nati per Leggere Campania, rivendica l’utilità sociale del programma e sottolinea l’importanza del legame empatico che si crea tra l’adulto che legge e il bambino, mostrando come anche i genitori stessi godano di enormi vantaggi dalla pratica della lettura di relazione. Pone l’accento, inoltre, sull’importanza della rivendicazione del “diritto alle storie” per tutte le bambine e tutti i bambini e, quindi, sull’importanza dell’esistenza di punti lettura in diverse aree della città: da Soccavo a San Giovanni a Teduccio, dalla Sanità a Piazza Ottocalli, passando per realtà complesse come il carcere di Secondigliano o quello minorile di Nisida – dove, ad esempio, i detenuti possono trascorrere qualche ora leggendo con i propri figli – Nati per Leggere Campania opera all’interno di una fitta rete di “alleanze educative” con le agenzie sociali del territorio, affinché i bambini possano godere di quante più numerose occasioni crescita. Leggere per diventare grandi (divertendosi) Per tutte queste ragioni, Nati per Leggere è quindi anche uno strumento di democrazia, qualcosa di utile e necessario per cercare di debellare condizioni di disagio e diseguaglianza sociale, per cercare di contrastare fenomeni di devianza e delinquenza di cui la Campania, troppo spesso, detiene il triste primato. Nessun bambino merita, infatti, l’esclusione dalle opportunità di crescita per via di una situazione sociale di partenza sfavorevole o di un contesto di vita più deprivante: al contrario, tutti i bambini hanno diritto ad essere protetti dallo svantaggio socio culturale e dalla troppo diffusa, ormai, povertà educativa: è questo il principio fondante di Nati per Leggere, che fa dell’universalità e della gratuità le parole-chiave […]

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