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Eroica Fenice

La Tag: Libri da Leggere contiene 191 articoli

Libri

Lorenzo Marone torna con “Un ragazzo normale”

Mimì crede nei supereroi, è un divoratore di libri e un accanito sostenitore della giustizia. Ha un linguaggio forbito, il classico “nerd” al giorno d’oggi, e la sua ingenuità lo porta ad imbarazzarsi di fronte alla spontaneità dei coetanei. È il 1985 e Mimì ha solo dodici anni. Una famiglia numerosa e tipicamente napoletana, con la quale condivide una casa troppo piccola per contenere tutti i sogni che confeziona la sua fantasia e la sua curiosità; ma soprattutto Mimì ha un “mito”, il venticinquenne Giancarlo, un giornalista occhialuto che vive nel suo palazzo al Vomero e combatte a colpi di penna la criminalità organizzata. In tutte le librerie da domani 22 febbraio Un ragazzo normale dello scrittore napoletano Lorenzo Marone, edito da La Feltrinelli. In una saletta del PAN, Palazzo delle Arti di Napoli, in un freddo pomeriggio di inverno (proprio in un freddo inverno inizia il romanzo), noi di Eroica Fenice abbiamo potuto scambiare due chiacchiere in anteprima con l’autore Lorenzo Marone (qui una nostra intervista fattagli lo scorso settembre); alle spalle di noi ospiti dell’incontro, una riproduzione fedele e a grandezza naturale della mitica Mehari verde di Giancarlo Siani, a ricordare l’indelebile tragedia del suo assassinio, avvenuto il 23 settembre 1985 proprio nella sua auto mentre rientrava a casa. Un fatto realmente accaduto, ma marginale nella storia (anzi, nelle storie) che Lorenzo Marone ha magistralmente orchestrato, dando – a tratti con autobiografismo – spazio alla sua fantasia e alla sua capacità di raccontare la vita quotidiana. E “un ragazzo normale”, come egli stesso più volte ha sottolineato, non è solo Mimì, ma anche lo stesso Giancarlo. A tu per tu con Lorenzo Marone, i suoi romanzi, la sua Napoli e le sue molteplici storie Un ragazzo normale, infatti, “non è un romanzo su Giancarlo, ma con Giancarlo”. Al centro di esso c’è la vita del protagonista; ma l’accenno non tende a far dimenticare che Siani, nonostante la sua “normalità”, ha compiuto atti eroici. Un giornalista precario de “Il Mattino” sempre sorridente e dedito al suo lavoro di cronista; così infatti appare agli occhi del piccolo Mimì (e come era realmente, come racconta Marone, il quale ha ricevuto da Paolo, il fratello di Siani, un riscontro positivo sul personaggio), che decide di eleggerlo a supereroe senza neanche comprendere fino in fondo cosa stesse a significare per lui e per Napoli la camorra. Un ambiente ovattato quello di Mimì, un micro-mondo dal quale però si sente estraneo, non solo per l’omertà latente della sua famiglia (che poi rappresenta quella di tutto il macro-mondo esterno), ma anche per quella superficialità, “leggerezza” la chiama Marone, che corrisponde alla bonaria ignoranza del suo nucleo familiare. Un nucleo familiare della società medio-bassa di Napoli: la mamma e la nonna da vere donne di casa passano la giornata a dedicarsi alle faccende domestiche, il nonno dai proverbi facili che guarda la tv solo per sentirsi un po’ più vicino ai fatti che stravolgono il Paese e tifoso sfegatato ovviamente del Napoli (un giovane e talentuoso calciatore […]

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Oltre l’inverno: il nuovo libro di Isabel Allende

La casa degli spiriti, Eva Luna, L’amante giapponese, L’isola sotto il mare, Inés dell’anima mia, sono solo alcuni dei titoli che richiamano alla mente una delle più importanti scrittrici della narrativa contemporanea: Isabel Allende. Quando Isabel Allende decide di cominciare a scrivere un romanzo, lo fa sempre l’8 di gennaio, perché proprio in questa data intraprese la stesura del suo primo libro, che l’ha decretata scrittrice di successo mondiale: La casa degli spiriti. Scaramanzia o meno, Allende non sbaglia mai un colpo. Conferma di ciò è la sua ultima pubblicazione: Oltre l’inverno, edito da Feltrinelli nel 2017. Oltre l’inverno: la trama L’inverno dell’anno 2015 è particolarmente freddo a Brooklyn e una tempesta di neve paralizza l’intera città, provocando problemi alla viabilità e ai riscaldamenti nelle abitazioni. È in questo scenario freddo che si intrecciano le vite di tre persone completamente diverse tra di loro e, in apparenza, senza nulla in comune: Lucìa Maraz, donna cilena che lascia la sua patria durante l’insediamento di Pinochet; Richard Bowmaster, professore universitario disilluso e tormentato dal passato; Evelyn Ortega, ragazza immigrata dal Guatemala.  Il destino, sempre in allerta e pronto a intervenire quando è necessario, tesse i fili dei tre protagonisti attraverso un incontro fortuito che diventa l’inizio di un’avventura e, in seguito, di un legame di sguardi e affetti, sentimenti vecchi e nuovi, gioventù e vecchiaia. Durante la tempesta di neve Richard decide di uscire con l’automobile e tampona involontariamente una macchina, alla cui guida c’è Evelyn. Un banale incidente che Richard dimentica velocemente appena rientra a casa, nella tranquillità delle sue mura domestiche e tra i suoi numerosi gatti, fin quando Evelyn non viene a bussare alla sua porta per chiedergli aiuto e Richard non riesce a trovare altra soluzione che rivolgersi a Lucìa, la bizzarra cilena a cui ha affittato un appartamento nel suo stabile.  Un tamponamento che Richard crede casuale si tramuta in un’avventura che vedrà coinvolti i tre e che prenderà una piega inaspettata.  Lo stile inconfondibile di Isabel Allende Isabel Allende non delude mai. Non può farlo perché il suo stile ha il potere di trascinare in un vortice di emozioni, di far viaggiare in un passato che sembra lontano e invece è più vicino che mai, di trasportare in scenari diversi, affascinanti, crudeli a volte, ma sempre realistici. Il suo mescolare le vite dei personaggi in uno sfondo storico rende ancora più reale ciò che si sta leggendo. Questo stile lo si ritrova completamente anche in Oltre l’inverno, dove l’avventura che si ritroveranno a vivere i tre protagonisti fa solo da sfondo alle loro storie personali. Storie di un passato che, anche se per motivi diversi, Richard, Evelyn e Lucìa vorrebbero lasciarsi alle spalle, ma vi sono ancora troppo ancorati. Storie di amori, dolori, affetti familiari, abbandoni e ritrovi che passano dall’uno all’altro, in un continuo alternarsi tra passato e presente.  La svolta thriller che assume il romanzo rappresenta solo un espediente per indagare sulle vite dei tre e fare in modo che escano “dall’inverno in cui sono rimasti intrappolati”. «Risolvere il […]

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Il Divino Sequel, un libro di Dario Rivarossa

Nell’anno appena trascorso è stato pubblicato il libro “Il Divino Sequel” di Dario Rivarossa, edito da Il Terebinto Edizioni. Il titolo rimanda nell’immediato alla monumentale opera del poeta Dante Alighieri, la Divina Commedia e, infatti, al centro c’è propria la celeberrima opera. Il Divino Sequel: la trama in breve del romanzo di Dario Rivarossa Il libro si apre con un prologo ambientato nel 1867 nel Collegio dei Padri Scolopi di Urbino, dove due allievi undicenni, William di Guglielmo e Zvanì, soprannome del poeta Giovanni Pascoli, si imbattono in un antico manoscritto, dal significato misterioso e inspiegabile, e vi impiegano ore ad ipotizzare cosa potrebbe celarsi dietro quei versi apparentemente senza senso. Devono trascorrere trentadue anni prima che i due si rincontrino nuovamente: William va alla ricerca del suo amico perché è convinto che dietro le parole oscure del manoscritto trovato anni prima, ci sia un significato importante che riguarda la Divina Commedia e crede che solo Zvanì sia in grado di comprenderlo. Da quel momento inizia per il poeta del ‘900 un febbrile studio intorno al messaggio del manoscritto e all’opera del poeta da lui tanto amato. Il Divino Sequel si può definire un viaggio nella letteratura. Il lettore, infatti, viene trasportato nella vita di Giovanni Pascoli, nei versi dei suoi componimenti e, attraverso di lui, si troverà a spaziare tra i celeberrimi versi di Dante, le parole di Virgilio, i canti dell’Eneide, ripercorrendo un itinerario che copre un lungo arco di secoli. La fantascienza e la letteratura sono entrambi presenti all’interno del romanzo, si intrecciano dunque un passato lontano realmente accaduto e un futuro incerto e improbabile, ancora più lontano. Il Divino Sequel: lo stile In tutto il testo è presente la costante voce dell’autore, infatti Dario Rivarossa è non solo un narratore onnisciente, ma anche un narratore nascosto: pur conoscendo l’intera storia,  lascia di tanto in tanto opinioni personali su quanto narrato. Quest’ultima tecnica avviene in maniera un po’ forzata in quanto le opinioni proprie dell’autore coinvolgono direttamente il lettore, attraverso un dialogo che rischia di distogliere dalla storia narrata. L’idea del romanzo è interessante e incuriosisce gli amanti della letteratura, italiana e latina: quelli che, leggendo, riconoscono ciò di cui si sta parlando, che sono desiderosi di vagare tra i versi dei poeti che amano, perché dopo tanto viaggiare sanno di uscire «a riveder le stelle». Il Divino Sequel è in offerta su Amazon. Per acquistarlo, clicca qui.    

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Disordine e ordine, il secondo romanzo di Alessio Tropeano

Pubblicato dalla casa editrice Aracne lo scorso giugno nella collana NarrativAracne, Disordine e ordine è il secondo romanzo dello scrittore campano Alessio Tropeano. Ambientata in un irreale paesino montano situato nell’entroterra abruzzese, la storia ha per protagonista, nonché voce narrante, il parroco Don Luca Pacioli. A quest’ultimo viene affidato il non facile compito di tener nascosto al piccolo Mattia, genio della matematica, l’identità del suo vero padre e il misterioso legame che si cela dietro le sue origini strettamente connesse alla materia che tanto lo appassiona. Aiutato nell’impresa dalla madre del bambino, l’intrigante e seducente nobildonna Laetitia de Sorbis, e da Maria, la signora che gestisce l’osteria dove è solito andare a mangiare, Don Luca resta sin da subito affascinato dal ragazzino e dal suo mondo fatto di numeri e congetture. Mattia, che nel corso della storia cresce divenendo una calamita per adulti e coetanei grazie al suo essere così unico – proprio come un numero primo, è tormentato e risente molto della separazione dei suoi genitori e sembra trovare conforto soltanto nei suoi amati calcoli, nella relazione con la bella e intelligente Annarita e, in particolar modo, nell’interesse a ritrovare il manoscritto di un prete nel quale sarebbero contenute alcune delle soluzioni ai problemi matematici ancora irrisolti. Don Luca e Mattia si dedicheranno così a un’avvincente ricerca durante la quale non mancheranno emozioni e sorprese. Disordine e ordine : il sottile confine tra il mondo onirico e quello reale secondo Alessio Tropeano Alessio Tropeano popola il suo romanzo di enigmi – sogni che rasentano la realtà, numeri e figure alquanto ambigue dai contorni talora definiti e più spesso indefiniti – intrigando il lettore che, pagina dopo pagina, si lascia coinvolgere da quella che è una narrazione irreale. La ragione viene spesso messa a dura prova da fatti e spiegazioni che hanno dell’incredibile e che, fermandosi a una lettura superficiale, sembrano non avere alcun nesso logico e un filo conduttore a legarli gli uni agli altri. Eppure, grazie a un’attenta e più profonda analisi, quello che appare come un caos di parole, pensieri e situazioni, prende forma dando all’apparente disordine un ordine. L’autore, ricorrendo all’onirico, al surrealismo e a una giusta dose di colpi di scena, crea e plasma l’argomento della sua opera la cui principale attrattiva è l’essere al di sopra dei canoni letterari convenzionali. Disordine e ordine, per questi motivi, è un lavoro al quale conviene approcciarsi lasciando da parte la razionalità lasciandosi liberamente andare a un sogno dove è l’inconscio a farla da padrone.

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La manutenzione dei sensi di Franco Faggiani

La manutenzione dei sensi di Franco Faggiani è un libro che arriva dritto al cuore. Edito da Fazi e in libreria dal 1° febbraio 2018, racconta in modo semplice e diretto una storia straordinaria. Una storia di salvezza, di cambiamento e di accettazione. Potrebbe essere definito un romanzo di formazione, e sarebbe corretto, certo, ma limitante: La manutenzione dei sensi, infatti, è sicuramente incentrato su un percorso di crescita interiore ma, allo stesso tempo, tocca temi importanti, come la morte, la solitudine, la diversità. E lo fa in maniera così semplice, così naturale, da far quasi dimenticare la grandezza degli argomenti trattati. Leonardo e Martino, protagonisti del romanzo, rinascono a poco a poco dalle ceneri delle loro vite sull’orlo del burrone. L’uno, attraverso la solitudine, cerca di elaborare la perdita della moglie; l’altro rifugge i contatti umani per la sua stessa natura. Eppure, Leonardo e Martino vivono bene insieme. A loro modo, si creano un equilibrato ecosistema in cui vivere, in cui essere se stessi. A loro modo, sono una famiglia. E si salvano a vicenda. La prima lezione che si può trarre da La manutenzione dei sensi è proprio questa: la famiglia è composta da coloro che ti accettano e ti amano per quello che sei e, al contempo, ti rendono migliore.  Non è necessario che vi siano legami di sangue, ma è necessario che si instauri un vincolo spirituale. La seconda lezione  che Faggiani impartisce è: “non fermarti alle apparenze, vai oltre le etichette“. Nella vita di tutti i giorni siamo abituati ad etichettare tutto, anche le persone. E così, ci può capitare di abbinare mentalmente dei “cartellini di identificazione” ai personaggi che incrociamo durante la lettura del romanzo. Leonardo sarà indicato, magari, come il “vedovo triste”; sua figlia Nina come “assenteista dei sentimenti”; Augusto come “vecchio burbero”. Eppure, più si procede nella lettura, più ci si rende conto che ogni definizione ha un sapore di provvisorietà, non solo perché i caratteri tendono a mutare, ma perché dietro alle apparenze, dietro alle etichette, c’è sempre di più. Il caso emblematico è proprio quello di Martino, che ha ben due etichette appiccicate addosso: è un orfano, ed è affetto dalla sindrome di Asperger. Eppure, Martino non è la sua sindrome: è un ragazzo intelligente, a suo modo sensibile. Certo, è schivo e spesso taciturno, ma è anche capace di regalare sorrisi che ti bloccano il cuore. A scuola ci sono cose in cui non riesce a brillare, ma in altre eccelle: è creativo ed esperto conoscitore della natura. Certo, continuerà a non parlare a vanvera, ad aggiustarsi continuamente il ciuffo che gli ricade sugli occhi, a fare domande spiazzanti e a rispondere con estrema sincerità, ma negli anni sarà in grado di farsi degli amici, di esprimere le sue emozioni anche con il contatto fisico. La manutenzione dei sensi è quindi un romanzo ricco di pregi, a partire dalla scrittura posata e scorrevole. Belle anche le descrizioni vivide, che immettono il lettore direttamente all’interno delle ambientazioni. Infine, la leggerezza con cui Faggiani riesce […]

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“Da duemila anni” di Mihail Sebastian, diario di un ebreo romeno

Pubblicato il 25 gennaio da Fazi Editore nella collana Le strade, Da duemila anni è il diario dell’intellettuale ebreo romeno Mihail Sebastian. Siamo in Romania negli anni ’20 e il protagonista, un giovane studente ebreo dell’Università di Bucarest si trova a fare i conti con il diffuso antisemitismo che sta prendendo piede nel suo Paese così come nel resto d’Europa. Costretto a subire le ingiustizie che i suoi colleghi rivolgono a lui e agli altri studenti ebrei, il giovane tenta, servendosi di un diario, di riportare giorno per giorno quanto ha saputo e vissuto riguardo la condizione che lo affligge per provare a rintracciarne le cause. Grazie alla propria esperienza e all’instaurarsi di relazioni durature e profonde con le persone che entrano a far parte della sua vita, l’io narrante non soltanto apre le porte del suo mondo e del suo modo di pensare al lettore ma fornisce ulteriori punti di vista sul grande interrogativo – rimasto tuttora senza risposta – sul perché di tanto odio nei confronti del popolo ebraico. Quest’odio, che dura ormai da duemila anni, ha radici profonde, talmente profonde da essere diventato una costante per tutti gli ebrei sparsi nel mondo quasi si trattasse di un’estensione naturale del loro essere dal quale non possono più a prendere le distanze. Da duemila anni di Mihail Sebastian, la remissiva accettazione di un’insensata e infame condizione Mihail Sebastian, avvocato, autore teatrale e critico letterario originario di Bucarest, grazie a una prosa acuta e densa di complessità e provocazioni, ha fatto del suo diario un’impeccabile testimonianza, oltre che della condizione degli ebrei nei primi decenni del secolo scorso, anche e in particolar modo, dei tormenti interiori da loro provati. All’interno della sua opera, infatti, vi sono rimandi all’ebreo errante – una figura leggendaria che, dopo averlo deriso non riconoscendo in lui il Messia, fu maledetto da Gesù che lo condannò a vagare in eterno sulla terra – e molte riflessioni più nello specifico sull’intellettuale ebreo “[…] scalzato per ben due volte dal gioco attivo dell’esistenza, la prima in quanto intellettuale e la seconda in quanto ebreo.” Un altro punto ricorrente nella lucida e attenta analisi di Mihail Sebastian sulla situazione in cui versano gli ebrei è legato alla constatazione del loro isolamento dovuto all’allontanamento da parte dei credenti di altre religioni perché contaminati da un peccato ben più serio e, soprattutto, imperdonabile e irreparabile del peccato originale cristiano. Una macchia indelebile che si portano dietro da duemila anni e che li condanna al disprezzo e alla ghettizzazione. Da duemila anni è un’opera intelligente e ironica, un documento di inestimabile interesse e valore storico, la cui prima pubblicazione avvenuta nel 1934, scatenò reazioni contrastanti e per lo più violente e questo basta a darne l’idea del valore perché, in fondo, soltanto un’autentica verità può risultare scomoda e pericolosa.

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La felicità domestica, un romanzo di Lev Tolstoj

Lev Tolstoj, scrittore russo, autore di numerosissimi racconti, scrisse vari romanzi e opere pedagogiche e filosofiche, ma sono due i romanzi che lo hanno decretato scrittore di fama mondiale: Guerra e pace e Anna Karenina. Volendosi distanziare per un momento da questi due indubbi capolavori, anche gli altri scritti di Tolstoj meritano un’attenzione e una lettura, sebbene poco conosciuti. Tra questi, Felicità familiare, edito per la prima volta nel 1859 sulla rivista Russkij vestnik. Negli anni successivi, editori e traduttori hanno dato vita a molte e diverse edizioni del romanzo, riproponendo lo stesso titolo o leggermente modificato in Felicità domestica. L’ultima edizione più recente risale all’inizio di questo nuovo anno ed è opera della casa editrice Fazi editore, che ha pubblicato l’opera con la traduzione di Clemente Rebora e del titolo La felicità domestica. La felicità domestica: la trama Màscia è solo una ragazzina quando si ritrova orfana di entrambi i genitori e Katia, vecchia governante della famiglia, continua a prendersi cura di lei e della sorella Sonia, come aveva fatto fin da quando erano nate. Serghièi Mikhàilic, un amico di famiglia e tutore delle due ragazze, è il protagonista maschile del romanzo: uomo di trentasei anni, placido e tranquillo, non si aspetta nulla dalla vita né altro desidera se non proseguire la sua pacata esistenza. Màscia, diciassettenne nel pieno della gioventù e della bellezza, si infervora e si deprime, si entusiasma e si affligge, come capita spesso alla sua età, è un groviglio di emozioni contrastanti, di respiri affannati e sospiri di sconforto. Il suo amore giovanile per Serghièi Mikhàilic la porterà ad unirsi in matrimonio e a desiderare di trascorrere un’esistenza quieta, come l’uomo di cui si è innamorata, ma felice, come lei crede che sarà. «Perché non tutti sono giovani, non tutti felici, come questa notte e come io con lui? […] ma lo sapevo io che da quest’oggi era mio, e non l’avrei più perduto». I personaggi femminili nei romanzi di Lev Tolstoj Qualcuno ha detto che i personaggi femminili di Tolstoj sono frivoli e capricciosi, ma essi sono, piuttosto, irrequieti. Hanno un’agitazione emotiva interna che quasi toglie loro il respiro e le porta a dover uscire, cambiare, distrarsi, partire per liberarsi da quell’oppressione per riprendere fiato. Emblema è sicuramente la vicenda di Anna Karenina, ma anche di Hélène Bezuchova (in Guerra e pace) e della stessa protagonista di La felicità domestica. L’irrequietudine femminile si scontra spesso con una predisposizione alla tranquillità nel personaggio maschile, che spesso sfocia in orgoglio, riservatezza e distacco nei confronti della donna, la quale continua ad alternare, nell’animo, sensazioni contrastanti che non svaniscono neppure quando diventa madre. «Nei primi tempi, il sentimento materno con tal veemenza mi fece sua e suscitò in me un così inatteso fervore che io pensavo fosse per me l’inizio di una nuova esistenza; ma in capo a due mesi, allorché io ripigliai a girar di fuori, questo sentimento, intiepidendosi a poco a poco, s’irrigidì infine nell’abitudine e nella fredda osservanza del dovere». Dovere di donna, di moglie, di madre. E il dovere verso sé stessa di essere felice che nemmeno Màscia riesce ad adempiere, per cui ‘La […]

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Souvenir, il ritorno dei Bastardi di Pizzofalcone

Puntuale come ogni anno, lo scrittore Maurizio de Giovanni ci regala un altro episodio della sua saga più amata, con il libro “Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone”, edito dalla casa editrice Einaudi.  Dopo “Pane“, recensito da Eroica Fenice un anno fa , “Souvenir” narra dell’amore travagliato tra Charlotte, una diva di Hollywood, e un cameriere di Sorrento, dove si sta girando il film “Souvenir” di cui lei è protagonista. Dopo cinquant’anni, Charlotte – affetta ora da Alzheimer – ritorna all’Hotel Tritone con i suoi figli, Holly ed Ethan. Quest’ultimo sarà trovato in fin di vita nella metropolitana di Napoli, nei pressi del quartiere di Pizzofalcone. Che ci faceva lì Ethan? Cercava qualcuno nel quartiere? Criminalità organizzata? In un ottobre che non si decide a lasciare l’estate, fatto di cambi climatici repentini e confusi, i “Bastardi” indagano su un caso che si verifica a Napoli ma che in realtà nasce a Sorrento, in un periodo dell’anno dove la cittadina ha perso il suo vigore estivo ed è preda della nostalgia, la stessa che hanno vissuto per cinquant’anni Charlotte e il suo Mimì. I “Bastardi” si trovano, ancora una volta, ad indagare su un caso che si intreccia con il lavoro di Buffardi, capo della Dda e, quindi, con un caso che non è legato direttamente ma “sfiora” la criminalità organizzata, come è già accaduto con “Pane”. Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone, un altro successo “Souvenir”, dopo “Pane”, “Cuccioli”, “Gelo” e “Buio”, conferma ancora una volta il successo della saga dei Bastardi di Pizzofalcone, poliziesco ambientato a Napoli, che vede come protagonisti una squadra di poliziotti, raccolti qua e là da vari commissariati ed etichettati per ragioni differenti: per essere collusi con la mafia, raccomandati o ancora, come nel caso di Ottavia e Pisanelli, per non essersi accorti che, nel commissariato, prima che venisse la squadra voluta da Palma, si facevano traffici illeciti di stupefacenti. I Bastardi in “Souvenir” sono più sicuri di se stessi e osano di più, facendosi guidare più dall’istinto – guidati dall’ispettore Lojacono – piuttosto che dalle regole.  Ancora una volta dimostrano di essere una squadra ma anche una sorta di famiglia. Aragona si trova fare una scelta di vita molto importante, aiutato più da  Pisanelli che da suo padre. Romano lotta per ottenere l’affidamento della piccola Giorgia, una neonata che ha trovato in fin di vita qualche mese prima, presente nell’episodio “Cuccioli”; Di Nardo è sempre combattuta tra l’amore per suo padre e la sua omosessualità. I Bastardi di Pizzofalcone, sono anche protagonisti dell’omonima serie tv andata in onda su RaiUno lo scorso inverno e della quale si sta girando il seguito.

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La fattoria dei Gelsomini: romanzo di misteri, moralismi ed ironia

Immersi nella agrodolce nobiltà inglese ottocentesca grazie ad un affresco della società dell’epoca. Con La fattoria dei Gelsomini la romanziera britannica Elizabeth von Arnim dipana in un romanzo di oltre 300 pagine (pubblicato nel 1934) la narrazione di un conflitto esistenziale tra una madre e una figlia all’ombra del bigottismo della società inglese. La fattoria dei Gelsomini ci trasporta in un’atmosfera di calura estiva. Siamo nel momento più acceso della bella stagione e nella tenuta di Daisy Mirdhust si sono riuniti i personaggi più in voga dell’aristocrazia londinese.  Lady Daisy discende da una delle famiglie più in vista dell’Inghilterra. Vedova da quindici anni, ha una sola figlia, Terry, che vive in casa con lei. La giovane è molto legata alla madre (“Madre e figlia assurdamente fuse e fastidiosamente devote l’una all’altra”).  In un assolato pomeriggio estivo i convitati sono costretti ad assaporare acide pietanze a base di uva spina. Il caldo incombe sulle anime dei presenti e l’atmosfera si fa sempre più pesante da sopportare. “La realtà si lascia ingannare dal tempo che scorre” mentre Terry appassisce trascorrendo la sua giovinezza insieme alla madre.  Due misteri attanagliano le menti degli invitati Per la prima volta Daisy ha scelto un menù di cattivo gusto. Cosa le è accaduto? La Lady che era così gentile e accomodante con i suoi ospiti appare per la prima volta distante e cinica. I commensali rimangono stupiti davanti a questo atteggiamento. L’acre uva spina, servita a tavola in più portate, è soltanto il presagio di una catastrofe che si sta abbattendo sulla vita della madre confessora di mezza Londra. Per sconfiggere la noia di quel pomeriggio Andrew e l’amico Mr Tophan iniziano una partita a scacchi che andrà avanti tutta la notte. Il mattino dopo Terry è in grado di dichiarare chi ha vinto quella partita. Come fa a saperlo se in quel momento tutti erano a letto compresa lei? Il sospetto di un adulterio si fa spazio nella mente della moglie di Andrew, Rosy, la quale trama una cospirazione alle spalle delle due padrone di casa. Quando la catastrofe si abbatte su Daisy, accanto alla sua sagoma inanimata, rimane, per fortuna, il fedele Mr Torrens, invaghito di Daisy da molti anni. L’uomo non osava corteggiarla e preferiva stare accanto a quella splendida cinquantenne in maniera silenziosa. La scoperta di un adulterio genera una frattura ne La fattoria dei Gelsomini Nella seconda parte del romanzo ci troviamo in Costa Azzurra. Siamo nella tenuta di Daisy chiamata La fattoria dei Gelsomini. Qui la donna aveva vissuto felicemente i primi momenti del suo matrimonio. Nelle ultime pagine del romanzo, Elizabeth von Arnim lascia spazio allo humour inglese reso speciale grazie ai battibecchi tra Daisy e la sua cameriera Mumsie: le due donne appartengono a sfere sociali diverse ma scoprono di essere vicine nell’animo. Nella sua conclusione il romanzo della Arnim ci avvolge con un accomodante lieto fine che pone tregua agli affanni femminili. La fattoria dei Gelsomini esprime pienamente lo stile di Elizabeth von Arnim caratterizzato da una narrazione descrittiva (peculiarità […]

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“Napoli 1799”. Saggio sulla rivoluzione partenopea di Ciro Raia

Napoli 1799. Fin dal titolo del suo libro, Ciro Raia definisce le coordinate spaziali e temporali che ne costituiscono la materia. Napoli 1799. Un sogno di libertà (Napoli, Alessandro Polidoro Editore) definisce anche nel sottotitolo la caratterizzazione degli eventi a cui si riferisce. La Rivoluzione partenopea è un ‘sogno’, e come tale va intesa nel suo senso etimologico: di breve durata, effimera, che pone i protagonisti in un mondo “altro”, un mondo ancora ideale che si scontra con la caotica realtà dei fatti. Napoli 1799: il tempo e la storia della Rivoluzione partenopea del 1799 Le intenzioni di Ciro Raia in Napoli 1799 si evincono alle soglie del saggio, in particolare nella dedica e nell’epigrafe: «Ai giovani cittadini studiosi». A queste parole di Nicola Fiorentino, come ricorda Raia, avvocato e professore di matematica giustiziato nel dicembre del 1799, corrispondono le parole di Vincenzo Cuoco: «La memoria del passato deve essere per ogni uomo, che non odia la patria e se stesso, il più forte stimolo per amare il presente». Napoli 1799, oltre a essere un saggio storico, è un monito e un memento alle giovani generazioni al fine di preservare la memoria del passato e definire la propria identità politica e morale. Si tratta di un fine pedagogico che tenta di raggiungere il suo obbiettivo attraverso la narrazione di cause ed effetti che hanno generato gli eventi della breve vita della Rivoluzione partenopea del 1799. Attraverso una prima analisi sociale e storica della Napoli degli anni 1792-1799, si pongono le premesse per chiamare in causa i personaggi principali della storia della Rivoluzione Napoletana. Dalle pagine di Raia relative agli anni precedenti alla Repubblica Partenopea emerge il carattere di un evento storico prossimo e inevitabile a causa di continue azioni e reazioni suscitate dalle idee giacobine francesi tradotte a Napoli. Figure come il “Re Lazzaro” Ferdinando IV o la regina Maria Carolina d’Austria e il generale francese Championnet, campione delle idee rivoluzionarie francesi, diventano emblemi di pensiero che nella mente di intellettuali come Renato Serra o Eleonora De Fonseca Pimentel si scontrano, nella speranza di veder sfavillare il lume repubblicano. Il racconto e la storia in Napoli 1799 In merito alla scrittura, fatti e personaggi prendono forma in una narrazione che a mano a mano costruisce dapprima lo scenario entro il quale si collocano le vicende e il tempo in cui esse avvengono, e in seguito vengono delineati i profili dei personaggi che vi presero parte, come nel caso ad esempio dei capitoli dedicati ai monarchi partenopei o il liberatore Championnet, intrecciando storia e aneddotica al fine di definire delle personalità a tutto tondo. Si delineano tutti i passaggi che determinarono le circostanze politiche, militari e sociali della nascita della Repubblica partenopea. Intessuto nel racconto è inoltre presente un elemento cardinale per comprendere quelli che erano gli umori portati dal vento rivoluzionario: sono infatti di frequente riportati versi che al tempo circolavano tra il vulgus e che aiutano a comprenderne l’orientamento. Si tratta di una vox populi che si mostra sia clemente, sia […]

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