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Eroica Fenice

Fun e Tech

Arriva InstaBook, lo Shazam della letteratura

Il suo nome è InstaBook, ed è già stata definita “lo Shazam della letteratura“. Si tratta di un’applicazione, scaricabile dal Play Store dei dispositivi Android, sviluppata da tre giovani ingegneri e sviluppatori italiani – Andrea Spostato, Angelo Ragusa e Ronny Meringolo – che si sono lanciati nella realizzazione di un’app che trova riscontro in una buona fetta di pubblico. InstaBook, infatti, permette di trovare il nome di un libro partendo semplicemente da una sua citazione e – qualora si conoscesse – dall’autore. L’interfaccia dell’applicazione è pulita e di facile intuizione, seppure con numerosissime pubblicità che, tuttavia, non interferiscono con il normale utilizzo della stessa. Basta inserire la citazione nell’apposito spazio, premere il tasto giallo con il fulmine in basso a destra, e il sistema caricherà titolo e autore di diversi libri da cui la frase potrebbe essere tratta. InstaBook, per trovare il libro che cerchiamo Proprio questo “potrebbe” costituire un punto debole di InstaBook: se la citazione non è precisa, infatti – cosa che potrebbe accadere, specie nel caso in cui si cercasse il nome di un libro di cui ricordiamo solo alcuni frammenti -, l’applicazione fornisce una serie di titoli di cui non sempre il primo è quello che stiamo cercando. Allo stesso tempo, se anche la frase viene riportata in modo esatto, InstaBook aggiunge al libro che stiamo cercando altri che contengono frasi simili, e ciò accade anche se l’opera da ricercare non è inserita nel database dell’applicazione. Nella visualizzazione dei possibili titoli, inoltre, non c’è la possibilità di leggere un estratto. Dunque chi, colpito da una citazione trovata casualmente sul web, utilizza InstaBook allo scopo di trovare il libro da cui proviene per poterlo leggere, non è in grado di sapere quale sia realmente l’opera che desidera acquistare. Al di là di queste piccole pecche, InstaBook è un’applicazione nuova, che quindi dovrà ancora essere modernizzata e migliorata, a partire da un’idea di base che si presenta innovativa e quasi da sogno per coloro che i libri ancora li leggono, ma anche utile e stimolante per coloro che hanno smesso di leggere, o che forse non hanno mai iniziato.

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Libri

“9 novembre” di Colleen Hoover: non il solito romanzo d’amore

È il 9 novembre quando Fallon, ragazza di diciotto anni, durante il pranzo in cui comunica al padre che sta per trasferirsi a New York, proprio quel giorno, incontra Ben. Era il 9 novembre quando la stessa Fallon, due anni prima, era stata coinvolta in un incendio che le aveva lasciato cicatrici su tutta la metà sinistra del corpo, distruggendo la sua carriera di attrice televisiva. Il 9 novembre, data che per Fallon è da dimenticare, diventa, dopo aver incontrato Ben, un’occasione per ricominciare. I due decidono di fare un esperimento un po’ bizzarro: vedersi ogni anno, fino a che non ne abbiano compiuti ventitré – perché secondo Fallon, prima dei ventitré anni non si capisce chi si è veramente, e dunque non bisognerebbe mai innamorarsi – solo il 9 novembre. I due si bloccano reciprocamente da ogni social network, non si scambiano i numeri di telefono, le e-mail, si giurano di non cercarsi e si danno appuntamento all’anno prossimo, dopo aver vissuto una giornata indimenticabile. Nel frattempo, Fallon promette a Ben di acquisire più sicurezza, che aveva perso in seguito all’incidente, e lui, aspirante scrittore, le assicura che inizierà a scrivere di loro. E così è. Ben e Fallon, due destini legati al 9 novembre, due ragazzi che non smettono di trovarsi anche quando cercano di perdersi Durante il primo giorno che passano insieme, Fallon dice a Ben: “Ti prego, non dirmi che sei uno di quei lettori con la puzza sotto il naso che giudicano gli altri dai libri che leggono”, e 9 novembre, di Colleen Hoover, pubblicato in Italia da Leggereditore, è proprio uno di quei romanzi che i lettori con la puzza sotto il naso giudicherebbero, ma che, invece, a leggerlo risulta pieno di sorprese, colpi di scena, e di una dolcezza mai stucchevole che sembra cullare il lettore fino all’ultima pagina. Due ragazzi che hanno promesso di non innamorarsi, senza rendersi conto di non avere già più scelta, due cammini che cercano di rimanere separati ma che, per caso o volontà, finiscono sempre per incrociarsi. 9 Novembre è un romanzo che spicca all’interno del suo genere, che si distingue per i dialoghi originali, per i personaggi atipici e svariati colpi di scena inaspettati. Colleen Hoover, che ha già pubblicato un significativo numero di libri, tutti di successo, riesce a far centro, creando un’opera che, se sicuramente non è un must have nelle librerie di ognuno, risulta piacevole oltre ogni aspettativa, dove i buoni e i cattivi non esistono e la verità non è mai da una sola parte. Un romanzo che, sicuramente, viene voglia di rileggere appena terminata l’ultima pagina.

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Libri

Un disastro chiamato amore di Chiara Giacobelli

Un disastro chiamato amore è il primo romanzo – ma non il primo libro – di Chiara Giacobelli, scrittrice e giornalista, pubblicato nel luglio 2016 da Leggereditore. Il romanzo è la storia di Vivienne Vuloir, giornalista francese con il sogno di diventare scrittrice, sogno che sembra realizzarsi quando Alex Lennyster, figlio di una famosa attrice italiana e di un regista americano, le chiede di raggiungerlo nella sua villa in Liguria per aiutarlo a scrivere la biografia di sua madre. A differenza delle aspettative di Vivienne, Alex è un ragazzo giovane e affascinante, educato e affabile, che si dimostra subito paziente nei confronti dell’ipocondria e della goffaggine della scrittrice che pare aver paura di tutto – dal viaggiare all’essere sbranata da un branco di cani – tanto da fare visite frequenti al pronto soccorso, al punto che dopo essere scivolata da un dirupo in mezzo alle ortiche si preoccupa di chiedere ad Alex di prenderle il bigliettino del pronto soccorso, poiché ha intenzione di scrivere quella che potrebbe essere “La guida dei 1001 Pronto Soccorsi d’Europa“. Un disastro chiamato amore, Chiara Giacobelli mescola amore e misteri familiari, condendoli con una dose di umorismo Un disastro chiamato amore è un romanzo che parla come da titolo di una storia romantica, sviluppata forse troppo velocemente,  ma protagonista anche di una fitta rete di misteri di famiglia, che al contrario vengono esplorati troppo poco, lasciando che il lettore si muovi liberamente tra un disastro combinato da Vivienne e una scena d’amore un po’ più piccante. Le risposte alle domande sulla famiglia Lennyster saranno svelate in un secondo momento; intrighi che, a giudicare dal finale del libro, sembrano essere tutti presupposti per dare vita ad una saga. Il personaggio di Vivienne, se all’inizio può risultare simpatico e buffo nella sua goffaggine, alla lunga risulta essere più complesso e poco originale rispetto all’intenzione primaria. Si aggiunge a questo il fatto che le sue paure, i suoi comportamenti, vengono spiegati purtroppo con scarsa introspezione e una risoluzione dei problemi apparentemente troppo improvvisa ed immediata. Nel complesso comunque, il romanzo di Chiara Giacobelli è tutt’altro che un disastro; è un libro fresco e ben riuscito, nonostante sia poco sviluppato in alcuni punti. Un romanzo perfetto per passare qualche ora di lettura in totale leggerezza.

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Libri

Graziano Cavallini e il mondo di Irma

“Infamia. Il mondo di Irma (e di tutti)” è il titolo dell’ultimo romanzo di Graziano Cavallini, edito da Aracne editrice. La parte narrativa, ampia e ben scritta, può considerarsi una riflessione culturale. Il racconto è ambientato negli anni del regime fascista e narra le vicende di una giovane contadina della Bassa padana, Irma, che alla morte del padre si ritrova senza protezione e senza nessuno al mondo. Inizia così una lunga serie di disgrazie per la ragazza, che fino a quel momento non aveva comunque vissuto in modo idilliaco; disgrazie che però la porteranno al conseguimento della felicità, sebbene attraverso modi poco ortodossi. “Infamia, il mondo di Irma (e di tutti)” di Graziano Cavallini è un libro riflessivo e malinconico, che consente di comprendere come la felicità sia perseguibile sempre, ad ogni costo. La parte etica e riflessiva del libro fonde la finzione con vicende in parte realmente accadute, anche se romanzate. Cavallini si pone (e pone al lettore) una serie di domande sempre più incalzanti, arrivando a dedicare interi capitoli del romanzo alla spiegazione dell’origine dei vari personaggi, alla mentalità del tempo, per chiedersi se l’agire di Irma, di Aiace, di Antenore, di Walier, di ogni personaggio tra quelli che appaiono nel romanzo, sia corretto o meno. Graziano Cavallini si barcamena tra opinioni contrastanti, appoggiando prima l’una e poi l’altra ipotesi, ma rimanendo sempre fedele ad Irma, sua protagonista e icona di infelicità. L’evoluzione del personaggio principale è uno dei tratti più interessanti di quest’opera: Irma sembra sbocciare nel corso delle oltre 300 pagine che compongono “Infamia”, da bocciolo tremolante diventa splendido fiore o pianta carnivora, a seconda dell’interpretazione che si sceglie di dare al racconto. Lo stile di Graziano Cavallini è arricchito da digressioni, che lo pongono in una posizione di parità con il lettore, con il quale si ritrova a discorrere come se ci si trovasse in un salotto letterario. La narrazione è carica di descrizioni, in primo luogo degli ambienti rurali nei quali si svolgono le vicende che vedono Irma come protagonista, in secondo luogo delle abitudini e delle superstizioni, delle malignità e dei pettegolezzi del paesino in provincia di Modena che, insieme all’epoca carica di chiusure e ingiustizie, è uno dei protagonisti occulti ma sempre presenti del libro.

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Libri

Insostituibile, il libro di Angela Graham

“Insostituibile” è il secondo capitolo della serie di libri “Harmony”, di Angela Graham, pubblicato da Leggereditore questo settembre. La serie prende il nome dalla cittadina tranquilla in cui si svolgono le vicende di Logan e Cassandra, che vengono narrate in prima persona da quest’ultima. Essendo il libro il secondo volume della saga, dopo “Inevitabile” -arrivato nelle librerie lo scorso febbraio-, aiuterebbe nella lettura l’avere già una certa conoscenza delle situazioni evolutesi nel libro precedente. Io personalmente mi sono avventurata nella lettura di questo romanzo senza avere la minima idea del perché la protagonista, Cassandra, si trovasse all’inizio del libro in ospedale, cosa le avesse fatto Logan di male, e perché quest’ultimo cercasse di farsi perdonare. Sono arrivata a più della metà del libro convinta che Hilary, la migliore amica della protagonista, fosse in realtà sua sorella, ma al di là di questi piccoli inconvenienti, devo dire che il libro è risultato molto scorrevole e piacevole pur non avendo letto il capitolo precedente. Devo dire, anzi, che il fatto che le cose non mi siano state chiare ha contribuito in parte all’opinione positiva che mi sono fatta di questo romanzo. Mi spiego meglio: è stato quasi fonte di sollievo non trovarsi di fronte all’ennesimo libro che è per metà svolgimento della storia e per l’altra metà ricapitolazione di quello che è avvenuto nel prequel, e il non conoscere i fatti avvenuti ha contribuito a creare un alone di mistero man mano che essi si svelavano attraverso le parole dei protagonisti. Insostituibile di Angela Graham, un libro per evadere per qualche ora dalla realtà Il romanzo di Angela Graham, pur non essendo un testo particolarmente impegnativo o un must have delle librerie di ognuno, riesce a intrattenere i lettori (o meglio, le lettrici, essendo rivolto ad un pubblico prettamente femminile) al pari di una commedia romantica, condendo la storia con le scene di sesso tra i protagonisti, ben scritte e mai volgari, che non suscitano nel lettore aspettative fiabesche, ma, più semplicemente, si attengono a quelle che sono le sfaccettature dei rapporti ed a tutto ciò che può capitare ad ognuno di noi nella vita quotidiana. Se si vede questo romanzo come un’opera senza pretese, volta ad intrattenere e poi sparire, senza lasciare in chi legge niente di più di qualche ora piacevole e senza pensieri, bisogna dire che “Insostituibile” di Angela Graham è ben scritto e adatto al pubblico a cui si rivolge, consigliato a chi ama titoli come After e Uno splendido disastro.

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Libri

I guardiani dell’Efterion di Francesco Ambrosio, un romanzo fantasy

I guardiani dell’Efterion è un romanzo fantasy edito dalla Bibliotheka Edizioni, scritto dall’autore campano Francesco Ambrosio. La prima cosa che rende interessante la lettura sta proprio nel fatto che il genere a cui si richiama l’autore è poco presente nella narrativa italiana. Lo stesso autore afferma di essersi avvicinato al fantasy per allontanarsi da tutti i romanzi stereotipati in vendita. Difatti il suo romanzo si può paragonare più che a un vero e proprio racconto di fantascienza, quasi a una fiaba con elementi futuristici e spaziali, che fanno immergere il lettore nelle vicende che si svolgono, sì, sul pianeta Efterion, ma hanno la loro origine già sulla Terra, da dove provengono – o almeno sembrano provenire – i personaggi principali e più misteriosi del romanzo. Incontriamo, infatti, già dai primi capitoli, un uomo che fugge da una clinica psichiatrica, la cui identità verrà rivelata molto lentamente e in modo sorprendente, con grandi colpi di scena. L’altra protagonista, che si può forse definire il personaggio più importante dell’intero libro, è Ginevra: una bambina russa che, dopo essere stata adottata, viene nuovamente rapita ai suoi genitori adottivi per essere portata sul pianeta Efterion, dove sarà letteralmente costretta a crescere troppo in fretta. I poteri della bambina, infatti, necessari per difendere l’incolumità del pianeta, dopo che il precedente sovrano è morto, si manifestano solo quando prende la forma di una giovane donna. I guardiani dell’Efterion di Francesco Ambrosio, un romanzo carico di dettagli che vi terrà incollati fino all’ultima pagina Una critica che è possibile muovere a questo libro, che sembra inattaccabile per le innovazioni e i numerosi spunti, è l’intensità del racconto. Le vicende si svolgono veramente in fretta, e leggendo si ha la sensazione che, se l’autore non avesse inserito un enorme numero di battaglie, di segreti, e di personaggi che sembrano appartenere ad una fazione, per poi cambiare bandiera nel giro di poche pagine, il romanzo si sarebbe esaurito dopo una manciata di capitoli. Dopo le prime duecento pagine si entra nel meccanismo mentale dell’autore e si riescono a prevedere le sue mosse, ma la moltitudine di scenari che Francesco Ambrosio ci propone rende coinvolgente il proseguio della lettura. I guardiani dell’Efterion è sicuramente un prodotto fantasioso e ricco di colpi di scena, e proprio per questo consigliato soprattutto agli amanti del genere.

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Libri

Le luci nelle case degli altri di Chiara Gamberale (Recensione)

Le luci nelle case degli altri, recensione del romanzo di Chiara Gamberale   Quando una mattina di dicembre – precisamente del 1999 – Maria, amministratrice del condominio di via Grotta Perfetta 315, muore lasciando orfana una figlia di sei anni, nessuno si aspetta quello che accadrà. La bambina, che risponde allo stravagante nome di Mandorla, durante il funerale estrae infatti dalla tasca una lettera, in cui viene fatta una rivelazione sconvolgente: la piccola è figlia di uno degli inquilini del palazzo, ovviamente tutti impegnati con le loro vite e le loro relazioni. È questo l’inizio del libro “Le luci nelle case degli altri”, di Chiara Gamberale, la cui pubblicazione risale al 2010. Il romanzo è ben scritto, appassionante, e come ogni altro libro dell’autrice riesce a fare della stranezza dei protagonisti il suo punto di forza. “Quando una condizione assurda diventa la tua vita, dopo un po’ non la consideri tanto assurda“, dice Mandorla, che nel libro parla in prima persona, riuscendo a descrivere al meglio ogni romanzo di Chiara Gamberale in una singola frase. Ed è proprio una situazione assurda quella in cui si trova la bambina, in quanto gli abitanti di via Grotta Perfetta decidono di non fare il test del DNA, per non rovinare nessuna delle famiglie del condominio, e di crescere Mandorla tutti insieme. Le luci nelle case degli altri è un romanzo di Chiara Gamberale che ci fa innamorare, sognare e sperare insieme a Mandorla, alla ricerca di suo padre. E così a sei anni Mandorla si ritrova con cinque famiglie, senza riuscire a riconoscersi in nessuna, spiando ed inviando proprio le “luci nelle case degli altri” che la madre nella sua lettera le aveva scritto di non invidiare mai. Scoprendo che gli abitanti di via Grotta Perfetta tanto perfetti non sono, scoprendo che ognuno è infelice anche quando dall’esterno sembra che abbia tutto. L’interrogativo su chi sia il padre di Mandorla è sempre presente nella mente della bambina, che cresce e diventa una ragazza con le sue paure – come quella per il malvivente Porcomondo – e i suoi sentimenti, e nella mente del lettore, che sfoglia fino all’ultima pagina per arrivare a un finale sorprendente, assurdo, ma in fondo l’unico possibile per una storia del genere. Nel frattempo si intrecciano alla storia di Mandorla quelle degli altri abitanti del condominio, con flashback della loro infanzia e adolescenza, che sembrano rimarcare la convinzione che la Gamberale esprime in ogni suo libro, quella che tutti siamo condizionati inevitabilmente dal nostro passato, per essere quello che siamo. La convinzione che ogni singola cosa che ci accade ci rende quello che siamo, senza possibilità di scampo. Le luci nelle case degli altri è una lettura adatta all’estate, che diverte e commuove, che ci fa crescere con Mandorla, soffrire, gioire, innamorare insieme a lei, fino all’ultima parola, che arriva – come per ogni libro di quest’autrice – troppo presto. ————————- Le luci nelle case degli altri di Chiara Gamberale è in offerta su Amazon. Clicca qui per acquistarlo!

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Teatro

La meccanica del cuore di Mathias Malzieu

Mathias Malzieu arriva a  Napoli! Nell’ambito della sedicesima edizione di Brividi d’Estate, con la pittoresca cornice dell’Orto Botanico, la compagnia teatrale il Pozzo e il Pendolo si esibisce ogni sera con uno spettacolo diverso. Il 22 luglio è stata la volta di La meccanica del cuore, adattamento teatrale dello splendido libro di Mathias Malzieu. Si ha sempre l’impressione che un film non possa mai essere meglio di un libro, ma quando parliamo di teatro è tutta un’altra storia. Il film Jack et la Mécanique du coeur esiste, un lungometraggio d’animazione  del 2013 – mai tradotto in Italia, nonostante fosse stato candidato all’European film awards come miglior film d’animazione – diretto dallo stesso autore del libro, che sembra voler mischiare le carte in tavola, dandogli un taglio del tutto diverso da quello del libro, specie nel finale, ma mantenendo le atmosfere gotiche (da film di Tim Burton, mi piace dire) che si potevano intuire nel libro. Mathias Malzieu. Queste atmosfere, per quanto possibile nel piccolo scenario del castello dell’Orto Botanico di Napoli, sono rimaste presenti anche nello spettacolo teatrale, che si è preannunciato da subito coinvolgente – quasi interattivo – in quanto si è svolto in tre diversi luoghi. All’esterno del castello infatti, prima che le porte fossero aperte, una giovane donna scrive alla finestra, mentre dagli altoparlanti vengono scandite le prime parole del libro, non più dal punto di vista di Jack, giovane protagonista, ma da quello di Madeleine, la donna che nella notte più fredda del mondo lo ha aiutato a nascere e che – vedendo che il suo cuore non funzionava – al posto del cuore gli ha messo un orologio. Mathias Malzieu e “La meccanica del cuore”, una rappresentazione fedele al libro La prima parte del libro è poi totalmente sacrificata, poiché ritroviamo subito un Jack adulto che – sempre all’esterno del castello, su un camioncino rosso – incontra Méliès (che altri non è che Georges Méliès, regista, illusionista ed attore, conosciuto come secondo padre del cinema) e a lui racconta la sua storia: il ragazzo a soli quattordici anni è dovuto scappare dal suo paese, dopo aver accecato un compagno di scuola con le lancette del suo cuore-orologio. Il tipo in questione è Joe, che dal primo momento ha odiato e trattato male Jack a causa dell’amore che entrambi provano per Miss Acacia, una piccola cantante andalusa: è proprio lei che ora Jack è andato a cercare, e a chiedere a Méliès di proseguire il viaggio con lui, in modo da poter controllare, con le sue piccole nozioni di orologeria, la  sua “meccanica del cuore”. Lo spettacolo si sposta finalmente all’interno, dove conosciamo gli altri due personaggi principali – nonché unici – della rappresentazione: Miss Acacia e Madame Brigitte. Interessante è notare come abbiano dato rilievo al ruolo di Brigitte, nel libro ridotta a personaggio meramente di cornice, e come siano riusciti ad inserire dialoghi comici ed ironici che sarebbero risultati forzati ed inutili nel libro, ma che come forma di  intrattenimento del pubblico risultano efficaci e sapientemente posizionati. […]

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Libri

Vittoria Vitale e la sua “Favola gotica”

“Favola Gotica”, scritto da Vittoria Vitale, è il primo libro della collana fantasy Diadematus, edito dalla NarrativAracne (Aracne Editrice). Il tempo del racconto va dalla notte di Valpurga (tra il 31 aprile e il 1 maggio) a quella di Ognissanti (tra il 31 ottobre e il 1 novembre), passando, laddove sono presenti avvenimenti importanti, attraverso il solstizio d’estate e l’equinozio d’autunno. Già queste sole coordinate ci aiutano a comprendere quanto ogni pagina sia intrisa di mistero e di magia, quanto le vicende – che si svolgono in pittoresche e caratteristiche cittadine d’Italia, Germania e Grecia – siano indissolubilmente legate tra loro. La protagonista, Isotta, ventiquattro anni, quand’era bambina nella casa del padre in Germania, ha conosciuto Isolde, che vive dietro lo specchio, e che ora è tornata per farle una richiesta sconcertante e assoluta. Una richiesta che rischia di distruggere Isotta, di farla perdere per sempre in un mondo fantastico e irreale se non trovasse un motivo per rimanere nella propria realtà. Favola gotica è un romanzo coinvolgente e intrigante, carico di misteri da scoprire. Vittoria Vitale colpisce nel segno. Leggendo si ha la sensazione che il testo non potrebbe procedere in altro modo: ogni tassello che si aggiunge al puzzle arriva in modo naturale e mai forzato. Più della prima metà di Favola Gotica segue quest’ordine naturale delle cose, lascia procedere il lettore a piccoli passi, senza mai svelare niente prima del momento giusto, facendo sì che le scoperte di chi legge siano le stesse dei protagonisti del racconto. Nella seconda metà del libro – senza dubbio quella più avvincente – le cose iniziano a cambiare: un lettore scaltro potrebbe intuire il finale prima ancora che lo facciano i protagonisti. Attenzione alla mancata sospensione della realtà e alle insidie di una lettura cosciente. A dare particolarità a questo romanzo sono senza dubbio i dialoghi, pomposi ed irreali, che ben si addicono all’atmosfera di una favola gotica, pur risultando stridenti nel momento in cui a parlare sono persone normalissime, le stesse che deridono il fantasticare di Isotta e il suo modo di essere. Nel complesso, Favola gotica è un ottimo libro, dalle atmosfere cupe ma suggestive, leggero ma coinvolgente e soprattutto ricco di colpi di scena. Un romanzo che invoglia alla lettura di nuove storie simili, oltre al resto della narrativa della Vitale, in attesa del prossimo titolo per questa collana, che si prospetta originale e piena di opere ben scritte. Cos’altro aggiungere? Per i romantici: oltre ad essere perfetto per gli amanti del genere gotico, è anche condito da coinvolgenti storie d’amore.

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Libri

Daniela Azzone e il suo primo libro “Voglio essere una top model”

Daniela Azzone esordisce con Voglio essere una top model, ecco la nostra recensione Voglio essere una top model è il primo romanzo di Daniela Azzone, famosa modella degli anni Novanta. Il libro, edito LeggerEditore, narra del percorso di una ragazza, “non più bambina e non ancora donna”, travolta da una folgorante carriera a soli sedici anni, costretta a destreggiarsi tra i problemi familiari e sentimentali e la dura vita di regole e proibizioni che una top model è costretta a seguire. Il libro è contemporaneo e attuale nella storia e nei modi in cui viene narrata – si pensi ad esempio al fatto che la giovane protagonista parla spesso di WhatsApp – e l’andamento di grande scorrevolezza, gradevole e semplice sebbene mai banale – complice anche l’utilizzo della prima persona e del tempo presente. Anche se le storie molto spesso coincidono e si sovrappongono, certo Voglio essere una top model rappresenta un’autobiografia romanzata di Daniela Azzone. Il titolo potrebbe ingannare, dissuadendo una fetta di lettori che sceglie un libro solo per la sua copertina. Voglio essere una top model è invece un prodotto ben scritto e non banale, soprattutto se si considera il punto di vista interno che ci viene offerto su quella che è la vita di una top model, troppo lontana dalla vita comune perché chiunque possa immaginarne i sacrifici, i confronti, le proibizioni, le rinunce e le regole ferree a cui sottostare per inseguire il proprio sogno. Daniela Azzone ci racconta se stessa nel romanzo Voglio essere una top model, un libro godibile, fresco, adatto per l’estate Daniela ci racconta quanto il lavoro sia faticoso, quanto sia difficile conoscere qualcuno e farsi conoscere davvero, riuscire a capire di piacergli per ciò che si è e non per ciò che si fa, col timore di venire esibite come un trofeo. Racconta di orari assurdi, ore intere nella stessa posizione e a contatto con fotografi non sempre gentilissimi, ma c’è di più. Parla delle molestie subite da suo padre e della debolezza di sua madre, di come non ha mai lasciato che questo interferisse con la sua vita, con il suo modo di vedere gli uomini. Parla del suo rapporto con l’amica Giulia, che non è finito quando nella sua vita sono entrate altre ragazze, modelle anche loro. Parla dei ragazzi, in particolare Lorenzo, calciatore, ma anche persone che appaiono e nel giro di una pagina spariscono nell’oblio. Voglio essere una top model  di Daniela Azzone è un libro ricco di eventi e situazioni, sovraccarico di vita, ma semplice e scorrevole. La lettura perfetta da portare con sé d’estate, magari sotto l’ombrellone. Daniela Azzone, il libro [amazon_link asins=’8865086580′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’387e0758-5c07-11e8-a2cf-f54695373778′]

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Libri

L’isola delle femmine, Lanzetta e il femminicidio

L’isola delle femmine è una raccolta di racconti di Peppe Lanzetta, edito da Cento Autori, che parla di uno degli argomenti più discussi e condannati del momento: il femminicidio. Un termine estremamente delicato, da prendere con le pinze, che solleva nell’opinione pubblica molte obiezioni. Femminicidio non indica l’omicidio di una donna, ma l’omicidio di una donna in quanto tale, per motivi legati alla gelosia, alle manie di possesso. L’omicidio di una donna perché considerata un oggetto di cui disporre a proprio piacimento. Le storie crude e spietate di vita vera raccontate da Lanzetta riescono a far capire bene questo termine. Egli riesce ad indagare a fondo nelle motivazioni che hanno spinto i carnefici delle sue protagoniste a compiere quei gesti, in quello che c’è dietro al reato di femminicidio, rendendo quest’opera un’importante testimonianza. I brevi racconti da cui è composto L’isola delle femmine presentano scene di sesso cruento, parentesi che sfociano in qualcosa di più della narrativa nella letteratura erotica. “L’isola delle femmine”, un’importante testimonianza sul femminicidio e sulla sua totale inammisibilità Il messaggio del libro voleva sicuramente essere: “il femminicidio non è mai la soluzione, una donna non merita mai questo, indipendentemente da quali siano le sue azioni”, ma di fronte al comportamento delle protagoniste l’autore le giustifica, arrivando a santificare ad esempio Olimpia, che porta la sua amante a casa pretendendo che il marito l’accetti, che accetti anche un rapporto a tre, e demonizzando lui per non aver capito, prima ancora che compia l’atto demoniaco, prima ancora che compia l’omicidio. E così il messaggio di questo libro sfocia in una difesa degli ideali femministi, indipendentemente da quali siano state le azioni della donna in questione e dell’amoralità che l’ha spinta a perseguirli. O anche Lucia, che esce con un ragazzo una decina di volte, poi lo lascia e viene uccisa. Lo meritava? Sicuramente no. Per questo non meritava di morire, ma di certo se fosse stato un uomo a comportarsi come lei tutti sarebbero stati a dire che lui era uno stronzo. E allora sì, perché non dirlo? Lucia era una stronza, ma è morta. E questo non lo merita nessuno. E così l’autore, quasi nel tentativo di difendere le protagoniste de L’isola delle femmine, paradossalmente le rende antipatiche all’occhio del lettore, portando coloro che ancora sono ingabbiati nella visione del mondo secondo la quale “le femministe si credono superiori” ad avvalorare la loro ipotesi. Invece bisogna avere il coraggio e la chiarezza di ammettere che sì, le donne – gli esseri umani – possono sbagliare, e sbagliano in continuazione. E niente cancella i loro sbagli. In ogni caso la questione de L’isola delle femmine e del femminicidio è un’altra: l’omicidio non è mai ammissibile, né perdonabile, né giustificabile. ——————— L’isola delle femmine. 22 racconti sul femminicidio è disponibile su Amazon. Clicca qui per acquistarlo!

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Eventi/Mostre/Convegni

Poesia gay oggi: tra esperienze e performance

“Poesia gay oggi” è un incontro, nell’ambito del Campania Queer Festival, tenutosi venerdì 24 giugno a Il tempo del vino e delle rose, un grazioso caffè letterario – di nome e di fatto, basta guardare il menù nel quale le colazioni hanno i nomi di scrittori famosi – situato a piazza Dante. Il luogo è piccolo, accogliente, e soprattutto caldo, tanto che l’incontro verrà spostato all’esterno, dove, però, la situazione non sembra migliorare nonostante gli ombrelloni che fanno ombra. Si ha l’impressione di entrare in un circolo chiuso, dove tutti si conoscono già o – come nel più grande dei cliché – hanno l’abilità di fare amicizia all’istante. I due lettori, nonché autori, delle poesie sono Luca Baldoni e Marco Simonelli, entrambi originari di Firenze. Luca è il primo a parlare, leggendo poesie che riguardano la sua giovinezza trascorsa in Irlanda, citando anche personaggi importanti come Mary Robinson, prima presidente della Repubblica Irlandese, a cui viene dedicata un’intera poesia. Quella di Baldoni è una poesia rivoluzionaria, che ci riporta nell’ottica secondo la quale l’omosessualità è ancora oggi una battaglia. Il modo di leggere dell’autore è incerto e poco espressivo, e la sua poesia può essere definita più che altro prosa poetica, che ha di poetico ben poco. “La poesia gay oggi”, un salto nell’anima di Marco Simonelli e Luca Baldoni, una letteratura carica di emozioni Arriva il turno di Marco che, più poetico e drammatico, racconta un’esperienza di vita diversa da quella di Luca, una storia di sofferenza carica di non detti, e di detti che sono anche fin troppo forti e violenti, recitati con voce impassibile e poco espressiva, capace di sfatare ogni stereotipo con amara ironia. La situazione cambia quando si passa alla poesia erotica, sfacciata e spiritosa, che potrebbe essere la stessa sia pronunciata da un uomo che da una donna, che urla che l’amore è sempre amore, ma si fa forte della diversità, richiede di essere uguale solo nel rispetto. Le rime di Marco Simonelli caricano e trasportano, sono come un suono martellante che arriva in ogni caso, il finale è pronunciato dall’autore come un orgasmo alla fine di un rapporto. Seguono poi poche poesie di Emanuela Esposito, lette da Antonio Gerola: sono timide e mistiche, come la presenza della donna alle spalle del lettore. Poesie nostalgiche che richiamano l’adolescenza libera dell’artista, alludendo silenziosamente ad un presente meno roseo. Una delle spettatrici, Federica Russo, legge a sua volta alcune delle sue poesie, commoventi nella loro acerbità. Alla fine dell’incontro, i cui momenti salienti sono stati evidenti perché quasi facevano dimenticare il caldo che continuava a tormentare gli spettatori, Luca risponde ad una domanda importante: perché questa necessità di etichettare, di definire la loro “poesia gay”, e non semplicemente poesia d’amore? Perché, spiega l’autore, la letteratura per essere studiata ha bisogno di essere analizzata, catalogata, divisa. Abbiamo la poesia italiana come quella francese, quella ermetica come quella romantica, poeti fiorentini come siciliani. Tutto questo non limita né determina, ma semplicemente indica una caratteristica fondamentale che rende più facile comprendere uno specifico stile […]

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Libri

I disegni dell’orto botanico di Napoli

“Non è un tascabile”, è l’inizio dell’intervento di Nora Puntillo – nota giornalista napoletana – durante la presentazione del libro “I disegni dell’orto botanico di Napoli”, opera di Domenico Natale, tenutasi nell’orto botanico di Napoli il 10 giugno. Come darle torto, verrebbe da pensare osservando il libro 30×24 cm; ma in realtà l’opera ha la fortuna di essere una di quelle in cui ci si immerge, lasciandosi trasportare in un mondo lontano e in un’epoca diversa, e che costringe anche le persone che hanno sempre considerato noiose la storia, l’arte e le scienze a rivalutare questi ambiti, che nel libro si intrecciano come se fossero uno solo. Il trattato non è altro che la descrizione minuziosa dei ritratti dal vivo (così chiamati – come specifica Angela Tecce -perché si differenziano dai ritratti dal vero, dato che vengono eseguiti con avanti il soggetto, e non soltanto una sua rappresentazione, fisica o mentale che sia) commissionati da Michele Tenore ad un gruppo di disegnatori a partire dal 1838. Michele Tenore era l’allora direttore dell’orto botanico, e grazie a lui fu intrapreso un lavoro molto importante per un’epoca in cui non esistevano fotografie e in cui l’unica opera sulle piante giunta a quei tempi risaleva al I secolo, scritta in greco dal romano Dioscoride. Bisogna poi anche considerare che ogni precedente opera, comprese quelle andate perdute, faceva riferimento a piante esclusivamente medicamentose, o comunque tossiche o velenose, mentre Michele Tenore si pose l’obiettivo di classificare ogni genere di pianta presente nell’orto, anche quelle in un certo senso ornamentali. “I disegni dell’orto botanico di Napoli”, un’opera a metà tra l’arte, la storia e le scienze Oltre queste notizie, che sono di dominio pubblico e facilmente reperibili, Domenico Natale ha compiuto un lavoro di ricerca di dimensioni immani, arrivando anche a scoprire fatti ed aneddoti personali di Michele Tenore, del suo amico Domenico Cirillo e della maggior parte dei disegnatori delle oltre 160 tavole, tra cui il figlio mai riconosciuto Achille Bracco, ma anche Michelangelo Valletta e Giuseppe Lettieri, per citare i più importanti. Interessante è ogni parte del volume, a partire da quella tecnica, che tratta di come i disegni originali siano stati realizzati, a quella artistica, che si riferisce alle tecniche utilizzate e che comprende anche un elogio ai disegnatori, considerati alla stregua di veri e propri artisti, e a quella scientifica, che si riferisce ovviamente all’anatomia delle piante, ai loro nomi e al modo in cui molti siano intrecciati con le persone che le hanno scoperte. Gli interventi di Paolo De Luca, Eleonora Puntillo e Angela Tecce alla presentazione sono riusciti a cogliere il succo del libro, a far venire voglia a chiunque non l’abbia letto di scoprire quei segreti del passato che riguardano anche il nostro presente. E a me, che il libro già l’ho letto, hanno fatto venir voglia di riaprirlo.

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Eventi/Mostre/Convegni

Giornata mondiale del gioco: una piazza di colori

Sia lodato ogni genitore di Napoli che la mattina del 28 maggio ha guardato i propri figli e ha detto «Sapete che facciamo oggi? Andiamo alla giornata mondiale del gioco». E così dalle dieci alle due l’intera piazza del Plebiscito si è riempita di bambini, ma anche adulti, che si divertivano nelle nove aree tematiche che erano state allestite. Il progetto si chiama “Una città per giocare” e questa è solo una delle tante iniziative in programma. Al di là dei vari giochi in legno, come ad esempio un rudimentale hokey da tavolo o un complicatissimo percorso a ostacoli da far seguire ad una biglia, alla Giornata mondiale del gioco era presente, in ogni area, un addetto che illustrava le varie attività e si assicurava fossero svolte in tutta sicurezza. Nell’area dedicata a “Gioco e Arte” era possibile creare i propri braccialetti personalizzati, decorare disegni e partecipare al mega collage, il tutto con materiali di riciclaggio come pezzetti di cavi elettrici, ma anche legumi, pasta e cereali. Nell’area denominata “Gioco e Corpo” vi era la presenza di un percorso a ostacoli, oltre che di vari giocattoli, anch’essi in legno, come trampoli o skateboard, ed aveva il merito di essere l’unica zona della piazza dove i bambini potessero realmente mettersi in moto, e sfruttare non solo la mente, ma anche – appunto – il corpo, dedicandosi a giochi che i loro genitori credevano solo un lontano ricordo della loro infanzia. In aree come “Gioco e Scienza” e “Gioco e Sana Alimentazione” c’erano momenti di apprendimento: nella prima infatti era possibile osservare dal vivo una tarantola e un millepiedi gigante (quest’ultimo poteva anche essere toccato), mentre uno degli addetti allo stand spiegava il ciclo di vita dello scarabeo rinoceronte e rispondeva alle domande più svariate, mentre i più piccoli giocavano  con le bolle di sapone. Nella seconda area, invece, due uomini interrogavano a proposito della stagionalità degli ortaggi e poi offrivano pane e marmellata, o succhi di frutta. Giornata mondiale del gioco, un modo per far vivere ai propri figli una giornata lontana dalla tecnologia Erano inoltre presenti alcune associazioni no profit, come “L’isola che c’è”, intenta a vendere braccialetti per sostenere il proprio progetto di aiuto ai bambini diversamente abili. Le altre aree (oltre a quella denominata “Gioco e Musica”, dove i bambini erano alle prese con i più svariati strumenti musicali), erano principalmente adibite al disegno e alla creatività, popolate da persone con diverse età e modi di pensare. E se sicuramente due pensieri solidali vanno alla bambina che, mentre colorava il suo delfino, si sentiva dire dalla mamma che bisognava assolutamente farlo blu o grigio, perché i delfini sono fatti così, e all’uomo che invece aveva a che fare con una cocciutissima bambina che per la sua farfalla non accettava suggerimenti, non si può che essere grati a tutti questi genitori, che anche solo per un giorno, anche se domani i loro figli saranno di nuovo in preda all’assuefazione da televisione e videogiochi, hanno cercato di fargli vivere una giornata diversa. E […]

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Libri

Gesù metropolitano, romanzo di Elio Serino

Un giorno qualsiasi, in una qualsiasi località italiana che – dice l’autore – ognuno è libero di immaginare dove si trovi, Marco, otto anni, muore. Così si apre Gesù metropolitano, il nuovo libro di Elio Serino, autore già conosciuto per altri lavori, tra cui Il ghigno del potere, con cui nel 2014 arrivò terzo al premio nazionale Megaris. Marco muore, e il libro si chiude in quel momento, già nel primo capitolo, mentre i genitori, Francesco e Chiara, si trovano a fare i conti con una vita che non sarà più la stessa, con la necessità di rimettere in ordine le loro priorità, mettere in discussione le loro scelte. I due, entrambi provenienti da quelle che si possono definire “buone famiglie”, hanno lasciato tutto in nome dei loro ideali, della voglia di non conformarsi alla massa, e invece di diventare prototipi di quello che i loro genitori avrebbero voluto (Francesco un medico, Chiara sposata con un buon partito), sono diventati prototipi di derelitti. Persi nel vortice della droga, della violenza e della prostituzione, assistono inermi alla morte del loro bambino di otto anni, che li accompagnerà nel corso del romanzo cercando di infondere loro coraggio e fiducia, sottoforma di svariati personaggi. Gesù metropolitano: tra accettazione e perdono, vita e morte Le dinamiche del libro sono veloci, a tratti surreali, così come i dialoghi, forti critiche all’ipocrisia  e alla corruzione ma poco adatti ad essere pronunciati da ogni personaggio che incontriamo nel racconto. Se sembra più che logico che Francesco, dopo la morte di Marco ed in preda a una crisi di astinenza, si rifugi dai suoi genitori, appare invece più confuso il modo in cui Chiara si incontri-scontri con sua zia Ada, che non vedeva da tempo, e il modo in cui questa le offra ospitalità per quelli che saranno lunghi anni. Le vite dei due vanno avanti, in un cammino di rinuncia a quello che erano, di accettazione, di perdono reciproco e soprattutto di fede. Sembra essere proprio la fede il messaggio principale del romanzo, chiaro probabilmente a tutti fin già dal titolo, ma che non si riesce a cogliere per quanto risulta marginale nella narrazione. Gesù metropolitano: Cristo secondo Elio Serino La figura di Cristo si può rivedere, per i lettori più fantasiosi, in quella dello stesso Marco, la cui morte è stata necessaria per salvare i genitori dalla vita in cui si erano relegati, che avrebbe finito per ucciderli. È dunque grazie al figlio che Francesco capisce che il suo posto nel mondo è dove può aiutare gli altri, mentre Chiara diventa un’ imprenditrice di successo, si sposa e ha altri bambini: tutto senza mai dimenticare Marco, che rimane una presenza fissa mentre le vite di genitori vanno avanti, senza mai farlo, fino alla morte, dove Marco è lì ad accoglierli, per ricongiungersi con loro. Un libro forte, commovente e ben scritto, che inserisce in modo disinvolto nella trama l’argomento della corruzione delle sfere più alte, e parla di come ognuno di noi, anche nel suo piccolo, […]

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Fun e Tech

Textalyzer: l’etilometro per i messaggi made in USA

Il suo nome è Textalyzer e in italia si potrebbe tradurre come “messaggiometro”. Altro non è, in parole povere, che un controllore dei messaggi inviati dal telefono che secondo alcune ricerche se inviati durante la guida aumenterebbero di ben quattro volte il rischio di incidenti. Un rischio che il governo statunitense non è disposto a correre, dopo aver rilevato che gli incidenti in auto hanno subito negli ultimi due anni un’impennata dell’8%, motivo per il quale una proposta di legge sta cercando di far inserire Textalyzer nei controlli stradali della polizia, esattamente come un normale etilometro. Questo tipo di controllo, oltre a registrare l’invio di messaggi, analizza anche i dati di social network, chiamate, ogni attività compiuta sul telefono in breve tempo, e se non mancano le polemiche di chi crede che la privacy possa essere messa fortemente a rischio, l’azienda produttrice (la Cellebrite, con sede a Israele) assicura che il trattamento dei dati personali non è compreso nel funzionamento di Textalyzer, che si limiterà a definire se, nel lasso di tempo analizzato, sia stato compiuto qualche movimento dal cellulare. Si spera che presto l’etilometro per messaggi, come è stato definito, arrivi anche in Italia, dove – si ricorda – il codice stradale prevede sanzioni fino a 646 euro per chi utilizza il cellulare mentre guida, oltre alla decurtazione di cinque punti dalla patente. Textalyzer, l’apparecchio per capire se un guidatore è “sbronzo di sms” Si invitano comunque i guidatori prudenti a restare tranquilli. Textalyzer è infatti anche capace di rilevare le attività dove – come nel caso di chiamate o registrazioni vocali – è stata utilizzata la funzione vivavoce o gli auricolari. Niente multe, dunque, per chi semplicemente parla al telefono senza compromettere la funzionalità manuale per reagire a eventuali imprevisti stradali. Solo una riflessione diventa obbligatoria alla luce di questi fatti: quella derivante dall’utilizzo degli smartphone può arrivare a essere considerata una vera e propria dipendenza? Nel momento in cui esiste una legge che ne impedisce l’uso e l’esistenza di questa legge non basta a scongiurare il pericolo, tanto da dovere inventare un sistema che smascheri i “social-dipendenti”, la risposta sembra non essere altra che “sì”. E allora alziamo per un momento gli occhi dai nostri cellulari, e concentriamoci su quello che stiamo facendo, che sia guidare, camminare o fare una chiacchierata con qualcuno. In un mondo in cui già ci sono innumerevoli pericoli, la cosa più biasimevole che un essere umano può fare è diventare egli stesso pericoloso, per gli altri e soprattutto per se stesso.

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Libri

“Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore”, il romanzo di Susanna Casciani

“Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore” è il titolo del primo libro, edito Mondadori, di Susanna Casciani, autrice emergente ma già largamente conosciuta dal pubblico, al punto da rendere introvabile il suo romanzo, rilasciato nelle librerie il 22 marzo, e a farlo andare in ristampa a soli due giorni di distanza. L’autrice tiene infatti da molto tempo una pagina Facebook molto famosa, da cui il libro prende il nome, nonché numerosi blog sparsi in giro per la rete, e anche per chi non riconosce il suo nome, o  la sua pagina, almeno una delle sue numerosi citazioni sarà sicuramente nota. Il libro parla della storia d’amore tra Anna e Tommaso, che, come si legge nella prima pagina, “c’erano una volta”, ma ora non ci sono più, perché non stanno più insieme. E quindi Anna, che ha perso Tommaso perché l’amore è finito, ma solo da parte di lui, inizia a scrivere un diario pur di non smettere di parlargli. Il tempo del racconto è segnalato non dalle date ma da quanto è passato dalla rottura, dapprima ore, poi giorni che si distanziano sempre di più tra di loro fino ad arrivare alla guarigione definitiva, al momento in cui Anna, che per più di un anno ha aspettato Tommaso, riesce a dire no e a ricominciare a vivere, pur amandolo ancora. Un romanzo su quanto sia doloroso ma bello ricominciare, su come essere se stessi e vivere senza “mettere in un ripostiglio il cuore” di Susanna Casciani Primo tra i libri di Susanna Casciani, questo vuole più di tutti lanciare un inno alla distruzione delle abitudini, quando queste non ci rendono felici. “Da tempo sapeva che lui non l’amava più, ma avevano fatto dei progetti” scrive infatti la Casciani, e la sua protagonista capisce questo lentamente, alternando momenti di disperazione, di follia, di lucidità, momenti in cui decide di annullare i sentimenti “mettendo in un ripostiglio il cuore”, togliendosi così anche la possibilità di provare tutte le cose belle della vita. Lo stile è scorrevole, la prima e la terza persona si alternano ad intervalli piuttosto lunghi, creando nel diario di Anna un piacevole intermezzo in cui si parla dell’inizio della sua storia con Tommaso, di tutto il bene che si sono fatti prima di iniziare a farsi del male, e di come quel bene non si dimentichi in ogni caso. Un piccolo appunto va fatto ai dialoghi, a tratti irrealistici ma comunque abbastanza sporadici da permettere al lettore di non farci caso. Un buon libro per chi ama il genere introspettivo, anche se a tratti nella lettura mi sono ritrovata a chiedermi: “Se non conoscessi già Susanna, se non la stessi cercando, trovandola in ogni singola riga di questo romanzo, leggerlo mi piacerebbe comunque così tanto?” Questo non lo so. Ai lettori l’ardua sentenza.

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