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Eroica Fenice

Cinema e Serie tv

Film cult da vedere assolutamente, i nostri 10 consigli

Quanti film hanno fatto sognare intere generazioni, divenendo icone, autentici film cult da vedere e rivedere! La cinematografia. Un universo colmo di emozioni di iridate sfumature. Territorio di scoperte e sentimenti inediti, dove il semplice movimento di immagini registrate su pellicola catapulta l’anima in una dimensione che trova coerenza con la propria intima realtà. Amore, riflessione, divertimento, tristezza, sgomento, inquietudine, terrore, tutto questo può contenere un film, che diviene pertanto una forma d’arte, oltre che propriamente d’intrattenimento. Ci sono pellicole cinematografiche divenute pietre miliari, grazie a scene particolari, ad argomenti mai trattati in precedenza, e che pertanto abbattono le pareti del pudore e gli schemi da troppo tempo stabiliti e definiti. Grosso merito è attribuibile alle colonne sonore che impreziosiscono la trama, o una scena, fotografandola in maniera indelebile negli occhi, nella mente e nel cuore. Ecco che determinati film divengono talvolta un vero culto. Si definisce pertanto film cult, o cult movie, quell’opera cinematografica che supera il livello del successo per giungere a quello di icona sociale. Tale definizione abbraccia anche le pellicole che, pur non avendo avuto enorme clamore, hanno un pubblico ristretto, una ristretta cerchia di fedeli affezionati che provano una stima paragonabile ad un’adorazione religiosa, un culto appunto, espressione di una subcultura. Ma questo straordinario successo o venerazione attribuiti ai film cult giunge in genere a posteriori, dopo molto tempo intercorso dalla loro prima uscita e pubblicazione. E questa loro definizione emerge in maniera del tutto spontanea, grazie ad un elemento, una canzone, un personaggio o una scena che rendono l’intera pellicola memorabile. A tal proposito esiste una classificazione di film cult, partendo dai cosiddetti “film d’autore”, ovvero film-feticcio che hanno incantato generazioni di cinefili. Fino ai “film d’exploitation”, pellicole che puntano ad un’estetizzazione forte, estremizzando scene di sesso e di violenza. Come non menzionare a tal riguardo Il Padrino, lo straordinario capolavoro di Francis Ford Coppola. Un’ulteriore straordinaria categoria abbracciata dai film cult concerne quella dei “film generazionali”, offrendo appunto uno spaccato generazionale che faciliti l’identificazione soprattutto dei giovani spettatori. A tal riguardo sono da menzionare La febbre del sabato sera, Il tempo delle mele, L’attimo fuggente, per citarne alcuni. In questa sede verrà presentata e consigliata una serie di film cult da vedere assolutamente. Film cult da vedere. La top 10 degli intramontabili Come dimenticare il piccolo e dolcissimo extraterrestre, che ha reso cult uno dei film generazionali più belli degli anni ’80, grazie al celebre amarcord E.T. telefono – casa. E.T. – L’Extraterrestre (1982) è il capolavoro di Steven Spielberg, con al centro la particolarissima e preziosa amicizia tra un piccolo alieno, abbandonato per sbaglio sulla Terra, e il bambino Elliot. Un’amicizia indistruttibile, anche dopo il ritorno di E.T. nello spazio. E cult è la scena del volo sulle biciclette di Elliot con E.T. e i suoi amici al seguito sullo sfondo di un’enorme e bianchissima Luna. E se E.T. – L’Extraterrestre insegnava il valore dell’amicizia oltre limiti e pregiudizi, La Storia Infinita mostrava attraverso le vicende e i particolari dialoghi il potere […]

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Culturalmente

Cos’è l’amore? Il parere della scienza

Cos’è l’amore? «La vera essenza dell’amore consiste nell’abbandonare la coscienza di sé, nell’obliarsi in un altro se stesso e tuttavia nel ritrovarsi e possedersi veramente in quest’oblio. Quindi è identificazione del soggetto in un’altra persona, è il sentimento per cui due esseri esistono solo in una unità perfetta e pongono in questa identità tutta la loro anima e il mondo intero». Così il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel si esprimeva in Lezioni d’estetica nel diciannovesimo secolo, cercando di definire uno dei sentimenti più complessi che l’umanità sperimenta da sempre. L’amore è il Sole intorno a cui ruotano i pianeti dell’arte, del cinema, della letteratura. Filosofi, scienziati e psicologi hanno da sempre cercato di contestualizzarlo e definirlo in concetti più o meno validi. Storie d’amore tormentate, amori platonici, amore visto come semplice strumento necessario alla riproduzione del genere umano (secondo la visione pessimistica del filosofo tedesco Arthur Schopenhauer); amore per la natura, per la famiglia, per il partner e per le proprie inclinazioni e talenti. Già nell’antica Grecia vennero individuate quattro forme primarie dell’amore: quello parentale-familiare (storge), l’amicizia (philia), il desiderio erotico e romantico (eros) e l’amore prettamente spirituale ed incondizionato (agape). La vasta gamma di sfumature e significati attribuiti all’amore rendono sempre più imbarazzante la possibilità di poterlo circoscrivere ed irretire in teorie filosofico-scientifiche. Ciò nonostante psicologi, biologi, scienziati e matematici hanno arditamente accolto la sfida svelando questioni ed aspetti per molto tempo sepolti dal mantello del mistero Cos’è l’amore. Le teorie scientifico-psicologiche Cos’è l’amore? Secondo la maggior parte degli psicologi ci sarebbero tre fasi principali nell’amore che un rapporto di coppia inevitabilmente sperimenta: infatuazione (o innamoramento), attrazione e attaccamento. Nella prima fase il motore è l’attrazione fisica con l’istinto sessuale. Qui il nostro mesencefalo (l’area cerebrale che controlla i riflessi visivi ed uditivi) rilascia dopamina, un neurotrasmettitore che produce piacere ed euforia. In questa fase l’amore è quasi meramente materiale. Sembra inoltre bandita la capacità critica e di considerazione del giudizio sociale, proprio come se occhi e orecchi fossero coperti da veli rosa! Segue, con l’intensificarsi del rapporto di conoscenza, una maggiore importanza attribuita alla cultura e al pensiero del partner, accostandosi alla sua interiorità. Accanto alla dopamina verranno rilasciate noradrenalina e feniletilammina, responsabili di insonnia, riduzione dell’appetito ed energia sconfinata. Tale fase di innamoramento comincia ad accostarsi alla componente più matura. Si passa infine all’attaccamento, in cui intanto il rilascio di ormoni come l’ossitocina dona la meravigliosa propensione a prendersi cura dell’altro e ci si sente al sicuro al suo canto. Un’ulteriore teoria scientifica, fondata su studi psicologici, pone in auge il “Modello triangolare dell’amore”. Espresso dallo psicologo statunitense Robert Sternberg tra il 1986 e il 1988, propone un modello trifasico nelle relazioni affettive: la Triangular Love Scale o Triangular Theory of Love. Le componenti essenziali che descrivono tale teoria e che definirebbero un’ideale relazione amorosa sono la passione (caratterizzante l’attrazione fisica), l’intimità (fase dell’innamoramento consolidato) ed ultima ma fondamentale pratica dell’impegno. A tal riguardo lo psicologo tedesco Erich Fromm dichiara che l’amore non è per tutti, […]

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Culturalmente

Frasi d’amore in napoletano. Quando il cuore si esprime in musica e versi

Frasi d’amore in napoletano: un modo estremamente incisivo e teatrale per esprimere i propri sentimenti! Vedi Napoli e poi… È ormai sempre più acclamata la bellezza della lingua napoletana, universo melodioso di colore, musicalità, arte e tradizione. Assodata la componente divertente dell’ex dialetto, il napoletano assume la capacità espressiva di un romanticismo carnale e passionale, dolce e iconografico, là dove l’amore si posa e chiede degna manifestazione della sua essenza. Non c’è nulla di più incisivo di frasi d’amore in napoletano, così variegate, poetiche e viscerali da sostituire spesso degnamente quelle recitate in lingua italiana. Nell’esprimere alla persona amata il nostro amore per lei potrebbe prevalere la dolcezza, come in «Sì ‘o core mio» (Sei il mio cuore), ovvero la vita, il tutto. Ancora la lingua napoletana potrebbe tingersi di un colore più folle, con frasi passionali come «Me so’ ‘mbriacat e’ te» (Sono ubriaco di te), presi e confusi come prevede lo stato di ubriachezza. Ma nelle frasi d’amore napoletane possono accendersi dei toni assoluti e teatrali, come in «Sì tutt ‘a vita mia» (Sei tutta la mia vita) e in «Te cerco comm ‘a ll’aria» (Ti cerco come l’aria), come una realtà imprescindibile, di cui non ci si può privare. L’argomento amore è così complesso e iridato da trovare inserimento nell’ampio panorama della poesia e della canzone napoletane, da quelle dell’intramontabile tradizione alle più recenti non meno incisive. Frasi d’amore in napoletano. Le poesie d’amore Ecco dunque alcune frasi d’amore napoletane estrapolate dalla penna di autori del calibro di Totò (Antonio De Curtis) e Salvatore Di Giacomo, seguite da traduzione. Veri e propri inni struggenti, dolci ed amari, veste smaccata del più bel sentimento che esista. «Ammore perduto m’ha ditto stu core, ca tard ha saputo tu ch’ire pe’ mmé» (Amore perduto mi ha detto questo cuore, che ha capito tardi tu cosa significavi per me). (Da Ammore perduto di Totò). È qui espressa la consapevolezza struggente di un amore perduto, non avendo compreso prima tutta la sua importanza. «Ammore, ammore mio, chist’uocchie tuoie songo ddoje feneste aperte, spalancate, ‘ncopp’ ‘o mare; m’affaccio e veco tutte ‘e ccose care» (Amore, amore mio, i tuoi occhi sono due finestre aperte, spalancate sul mare; mi ci affaccio e vedo tutte le cose care). (Da A Franca di Totò). Romanticismo d’essenza, dove gli occhi divengono specchio dei sentimenti ed oggetto d’amore. «Si putesse parlà stu core, quanta cose vulesse dì, ma chiagnenno pe’ lu dulore, io m’ ‘o scippo, pe’ n’ ‘o sentì!» (Se questo cuore potesse parlare, quante cose vorrebbe dire, ma piangendo per il dolore, io lo strappo per non sentirlo!). (Da ‘A retirata di Salvatore Di Giacomo). L’azione simulata del cuore strappato dal petto indica dolore assordante ed incapacità di continuare a straziarsi per un amore perduto o non corrisposto. Frasi d’amore in napoletano. Canzoni d’amore Se le poesie e le frasi in napoletano sono già intrise di sentimento, le canzoni offrono uno dei più vasti repertori cui poter attingere nel formulare le più compiute, struggenti e passionali frasi […]

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Culturalmente

Colonne sonore famose, le 10 indimenticabili

Colonne sonore famose? La nostra top 10 Quante colonne sonore memorabili sono stampate sul cuore e nei ricordi! Quante musiche e parole sussurrate ci riconducono a quella scena del nostro film preferito o ad una situazione che noi stessi abbiamo vissuto! Il potere evocativo della musica trova spiegazione nel forte impatto emotivo che suscita nel cuore e nella mente dell’ascoltatore. Le sensazioni stimolate sono spesso più nitide delle parole e la spirale, in cui si ha la sensazione di precipitare, è un dolce baratro che lega corpo e spirito, materia e trascendenza. La musica e i testi che la completano donano alla mente la capacità di creare collegamenti a immagini, luoghi e situazioni vissute impressi indelebilmente sulla pelle. Ed ecco che la folkloristica Zorba evoca la Grecia, mentre il suono di un sassofono ascoltato in un parco al tramonto ci fa pensare a New Orleans! Così agiscono le colonne sonore nella mente. Hanno il potere di condurre i ricordi ad una scena memorabile di un film o di un musical, rendendola nitida e attribuendole un significato prezioso, perché profonde sono le emozioni innescate. Le colonne sonore costituiscono parte integrante dell’audiovisivo, in grado di lanciare messaggi più immediati delle pure immagini. Generalmente indicate con la sigla inglese OST (Original Soundtrack, “traccia sonora originale”, dove “originale” indica l’espressa composizione per una determinata opera). Colonne sonore. Etimologia e curiosità Il termine “colonna sonora” nasce in ambito cinematografico, dove il suono spesso è registrato sulla pellicola cinematografica in senso longitudinale in un’area ben delimitata, che può essere chiamata appunto “colonna”. Le colonne sonore sono dunque i contenuti sonori registrati in tale area, significato esteso poi ad una qualunque opera composta da immagini e musica. Precedentemente all’innovazione tecnica del sonoro, i film erano accompagnati di norma da musica eseguita dal vivo. La prima registrazione di musiche da utilizzarsi per una pellicola cinematografica ebbe luogo nel 1916 ad opera di Victor Schertzinger,  ma la vendita di colonne sonore di film divenne consuetudine soltanto a partire dagli anni trenta. Colonne sonore famose: le 10 difficili da dimenticare  Diversi capolavori cinematografici e musical sono rimasti nel cuore anche e soprattutto grazie alla divina capacità dei brani musicali sottesi di immortalarne fascino e spessore. Ecco le nostre 10 colonne sonore famose preferite. Partiamo con magica Reality di Richard Sanderson che ha agito da Cupido per milioni di teenager negli anni ottanta, incantati dalla tenera storia di Vic e Mathieu, protagonisti de Il tempo delle mele. Che dire della travolgente What a Feeling, cantata da Irene Cara nelle scene d’apertura e chiusura di Flashdance nel 1983. Ancora i memorabili cult quali Top Gun e Dirty Dancing, acclamati a suon di romanticismo e passione rispettivamente sulle note di Take my breath away di Berlin e Hungry Eyes di Eric Carmen. Impossibile non far pulsare il cuore al ritmo dei passi di un affascinante Patrick Swayze e di una dolce Jennifer Grey. Emozionanti, fino a perdere la capacità di stoppare le lacrime, le intramontabili colonne sonore di Nuovo Cinema Paradiso (1988) e Il […]

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Cinema e Serie tv

Titanic compie vent’anni. Uno sguardo alla pellicola tra curiosità e retroscena

Appuntamento imperdibile per gli appassionati del film record d’incassi e tela di una delle storie d’amore più indimenticabili del cinema: Titanic torna a far sognare il pubblico in occasione del suo ventennale dalla prima uscita nelle sale cinematografiche italiane. La seconda pellicola più vista al mondo, superata solo da Avatar, figlie entrambe del talentuoso regista James Cameron, usciva nelle sale cinematografiche americane il 19 dicembre 1997 e l’Italia avrebbe atteso soltanto un mese per seguire la travolgente storia d’amore tra Jack (interpretato da un giovanissimo Leonardo DiCaprio) e Rose (interpretata da Kate Winslet). La QMI Stardust, in occasione dunque del ventennale dell’uscita del film, ne ha proposto tre giornate di programmazione, nelle sale delle principali città d’Italia, fissate per 8, 9 e 10 ottobre 2018. Titanic, rimasto vent’anni fa in vetta alla classifica per settimane e in molti cinema italiani in proiezione per ben sei mesi, torna a donare suspense e a cullare l’anima sulle meravigliose note di My Heart Will Go On, interpretata da una magistrale Céline Dion, impreziosendo una pellicola dallo spessore già “titanico”. La trama del film cult, riproposto nel corso degli anni puntualmente dalla Mediaset, affascina donando ogni volta emozioni inedite. Ormai è scolpita nei cuori la storia del transatlantico britannico più famoso e sfortunato, proprietà della White Star Line, affondato nelle gelide acque dell’Oceano Atlantico nell’aprile del 1912 dopo una fatale collisione con un iceberg. È in questa drammatica cornice che si inserisce la passionale e tormentata storia d’amore tra Jack Dawson – artista di strada squattrinato, che vince il viaggio a bordo del Titanic grazie ad una mano fortunata a poker – e Rose DeWitt Bukater – una ragazza ricca e un po’ bisbetica, forte e coraggiosa, in viaggio verso l’America con sua madre ed il ricco e detestato fidanzato Cal Hockley. Viva nella mente dopo vent’anni l’immagine dello sguardo di Leonardo DiCaprio che disegna Rose che indossa solo il Cuore dell’Oceano. Come sempre viva è la speranza, ad ogni nuova visione del film, di veder virare abbastanza il Titanic per non urtare l’iceberg! Una pellicola che ha investito tanto (oltre 285 milioni di dollari) e ha incassato tanto (quasi 3 miliardi di dollari), ma soprattutto ha conquistato platealmente i cuori degli spettatori, che oggi, a distanza di vent’anni, possono ancora sognare e ricordare una storia da Oscar. Ben 14 nomination infatti e 11 statuette ottenute. Se la storia del transatlantico e la trama d’amore in cui si inserisce sono ormai ben note, ciò che desta ulteriore interesse sono i vari retroscena e le curiosità che intessono un apparato grandioso come questo straordinario prodotto di James Cameron. Titanic. Curiosità e retroscena Il ritrovamento del relitto del Titanic ha contato ben settantatré anni: è avvenuto nel settembre 1985 grazie a un team di ricercatori francesi e inglesi, che ne scovarono una parte a Sud di Newfoundland, a circa 12.000 piedi di profondità. Antecedentemente al suo annuncio, Titanic avrebbe dovuto assumere il titolo Ice Planet, in quanto il regista James Cameron aveva girato filmati di iceberg al largo della […]

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Voli Pindarici

Avere un sogno… oggi!

«Io ho un sogno… che un giorno gli uomini si solleveranno e capiranno che sono fatti per vivere da fratelli… che tutti gli uomini rispetteranno la dignità dell’essere umano. Sogno che un giorno la giustizia scorrerà come l’acqua e la rettitudine come un fiume irruente». Così Martin Luther King scriveva negli anni ’60, urlando a gran voce un bisogno urgente di giustizia e la sconfitta di ogni sentimento razzista e belligerante. Erano quelli gli anni della speranza, del sangue che ribolliva vivo nelle arterie. Gli anni della più grande rivolta giovanile che la storia dell’uomo abbia sperimentato. Quel sogno di ieri i giovani di oggi lo hanno ereditato, ma lo hanno spogliato di entusiasmo e coraggio. E nel momento storico in cui quel sogno diviene più urgente, vien meno la speranza di lotta, la voglia di crederci davvero, come un tempo ci hanno creduto davvero loro, i figli della rivoluzione. Avere un sogno oggi equivale ad abolire le barriere dell’ipocrisia e del falso buonismo. Avere un sogno oggi equivale a impugnare un’arma più tagliente dei coltelli e più letale di cannoni e fucili, il coraggio cioè di vivere davvero, lottando strenuamente per le cose che contano: un amore che non faccia male, un lavoro che non risieda oltre le frontiere della propria terra, la dignità d’essere uomini e donne in un mondo in cui diritti e doveri non abbiano una veste formale, ma basi solide su cui costruire un futuro degno d’essere vissuto. Il bisogno di cambiamento brucia e arde come il sole cocente di mezzodì. E quel cambiamento risiede negli sguardi giovani di chi sperimenta la piaga della disoccupazione. Risiede nel cuore di ragazze e ragazzi costretti a lasciare affetti, amore, terra e cuore pur di approdare alle rive di una stabilità economica, deponendo spesso sogni ed ambizione. Risiede nel cuore e nella sofferenza di quanti vedono scomparire davanti ai propri occhi cari e conoscenti, risucchiati dal cemento dell’indifferenza e della corruzione. Vite spezzate, desideri tarpati, adulti colpevoli e giovani disillusi. È questa la cospicua eredità del XXI°. Questa la ricchezza che colma vuoti fittizi e mai dona autentica serenità. Ma la pena colossale risiede nell’attuale inerzia, nella superficialità, nel disincanto, nemici di quell’attivismo un tempo motore efficace per capovolgere abitudini e situazioni intollerabili. La futura “generazione d’idioti” di cui parlava Einstein è già qui, presente intorno a noi e siamo proprio noi, ciascuno coinvolto in prima persona. Perché quel che cede sotto i nostri piedi è innanzitutto la dignità e il rispetto personale prima che sociale. Ciò che manca a noi giovani oggi è quella scintilla che smuove le coscienze, che turba gli animi di quanti brancolano nell’errore. Ciò che manca è un vivo desiderio di rivalsa e di giustizia, quello in cui i nostri coetanei di mezzo secolo fa credevano davvero. Manca la pazienza, manca la capacità di comprendere la sana tempistica del momento dell’audacia e quello della riflessione. E così precipitiamo nel baratro della disperazione, in una dimensione in cui l’arduo sacrificio non viene ricompensato, bensì […]

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Cinema e Serie tv

Mamma Mia! Ci risiamo. Il ritorno esplosivo di musica ed energia

Mamma Mia! Here we go again. L’amarcord musicale che torna a risuonare con clamore ed entusiasmo nel vivace sequel cinematografico diretto da Ol Parker e distribuito da Universal Pictures. Ebbene, il 6 settembre 2018 ritorna nelle sale il fortunato successo che solo dieci anni fa ha incassato più di seicento milioni di dollari, con al timone la regista Phyllida Lloyd e sulla scena la straordinaria Meryl Streep nei panni di Donna Sheridan. Si ritorna così a ballare, cantare e sognare sulle favolose note degli ABBA, con una location mozzafiato, l’isola greca di Kalokairi, che fa da cornice idilliaca ad una storia di nostalgia, gioia e amore per la vita. In realtà un’isola fantastica, il cui nome in greco significa “estate”, in quanto inesistente. Il film è stato infatti girato tra le isole di Skíathos e Skópelos e la penisola del Pelio. Mamma Mia! Ci risiamo. Trama Le vicende si susseguono in un intreccio parallelo tra presente e passato. Avanti e indietro nel tempo per comprendere aneddoti e situazioni non esplicati in Mamma Mia. Nel presente Sophie Sheridan (Amanda Seyfried), figlia di Donna, intona un canto nostalgico rievocando i momenti felici trascorsi con la madre venuta a mancare da qualche mese. Intanto, per renderla fiera di sé, si impegna a ristrutturare la vecchia fattoria in cui Donna era giunta giovanissima colma di entusiasmo e desideri da realizzare. Mentre i preparativi per l’inaugurazione del magnifico Hotel Bella Donna imperversano, il pubblico viene catapultato ripetutamente nel misterioso passato di Donna, interpretata in giovane età dall’energica e sensuale Lily James. Neolaureata presso la prestigiosa Università di Oxford e nel cuore un sogno di libertà ed evasione che giungerà a compimento in un luogo da fiaba, pur tra difficoltà e cuore infranto. In terra greca Donna conoscerà l’amore e due ragazzi, i tre probabili padri di Sophie. Sorprese, magia, decisioni difficili fanno da sfondo a questo intramontabile successo; il tutto condito dalle frizzanti coreografie eseguite sulle note dei più cantati successi degli ABBA insieme ad inediti non conosciuti nella precedente pellicola. Mamma Mia! Ci risiamo. L’intramontabile successo degli ABBA in un cine-sequel vivace e colorato Un tripudio di colori ed entusiasmo coinvolgente accompagnano i protagonisti ed il pubblico in un vortice di allegria contagiosa. Un successo cominciato negli anni ’70 con l’esordio della band svedese, gli ABBA, che nel 1974 incantò con l’esecuzione all’Eurofestival del brano Waterloo, oggi ripreso nel film. Da allora le canzoni degli ABBA hanno continuato a risuonare ovunque, finché giunse il temuto momento dell’oblio, dal quale vennero salvati grazie all’interesse di Catherine Johnson che mise in scena il fortunato musical che concesse agli ABBA una seconda chance, riscoprendo e offrendo al mondo la loro straordinaria musica, fervente negli anni della disco music e mai dimenticata nelle successive generazioni. Proprio dal musical la regista Phyllida Lloyd trae ispirazione per l’acclamato Mamma Mia uscito nel 2008. L’eredità passa poi ad Ol Parker che ripropone un sequel forse atteso, consegnando al pubblico un prodotto ben riuscito e travolgente. Le adrenaliniche Dancing Queen, When I […]

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Culturalmente

Narghilè. Origine, diffusione, effetti

Narghilè. Origine, diffusione, effetti Il fumo, arma grigia per eccellenza diffusa e radicata, mostra un altro volto dai toni orientali nella figura del narghilè. Frequentemente chiamato anche šīša (pronunciato “sciscia”), termine d’origine turca che significa “bottiglia”, è uno strumento adottato in gran parte dei Paesi arabi. Narghilè. Composizione   Il narghilè si compone di un contenitore d’acqua che funge da base, spesso in vetro, al cui interno viene fatta passare una spirale che consente al fumo di raffreddarsi prima di giungere alla bocca del fumatore attraverso un tubicino flessibile. L’acqua filtrerebbe meglio le sostanze tossiche (monossido di carbonio e nicotina) contenute nel tabacco, riducendo nel fumatore gli effetti dannosi derivanti dalla dipendenza da nicotina, e con essi il rischio di malattie, cui normalmente è esposto che fuma sigarette. Insomma il fumo arriverebbe freddo in gola dopo essere stato “raffreddato” dall’acqua. Il fumo può avere due matrici. Generalmente è prodotto da un tipo di tabacco, noto come Virginia, impregnato di melassa. Più tabacco si andrà a mettere, maggior tempo durerà la fumata. Non resterà poi che mettere la carta stagnola sopra il braciere, per coprirlo completamente “a tappo”. Andrà preso un ago o uno spillo e fare tanti buchi nella carta stagnola. Il tabacco dunque è tenuto sotto carta stagnola bucherellata, posta alla sommità del collo del narghilè, sulla quale viene poggiato del carbone acceso. Quando questo diventerà rosso e smetterà di fumare si è finalmente pronti per aspirare (o non aspirare) il fumo attraverso il tubicino. Ma esistono in commercio anche nuovi tipi di melassa, molto meno dannosi, carenti di tabacco e nicotina. Il fumo aspirato risulta più leggero al consumatore, anche perché addolcito dalle fresche essenze degli aromi di svariati gusti, dalla fragola al limone, dall’anguria al mango, dal miele al mirtillo, ecc. Sostanzialmente esistono tre tipi di tabacco da narghilè: il tabacco umidificato puro, come il tumbâk, quello con concentrazione di tabacco rinforzata; il tabamel con tabacco; il tabamel senza tabacco, poco fa descritto, quello ovvero più leggero. Narghilè. Origine e diffusione   Il narghilè ha origine egiziana. La sua antica composizione prevedeva una noce di cocco che fungeva da ampolla base e come tubicini delle canne di bambù. Ma la maggior flessibilità dell’attuale narghilè ne ha decretato il successo e la più ampia diffusione. In Nord Africa, Turchia e nei Paesi Mediorientali fumare il narghilè è una specie di rituale simboleggiante unione, amicizia e fratellanza. L’avvento della globalizzazione sperimenta la diffusione di narghilè anche in Occidente. In Italia non è certamente usato come le sigarette, ma è possibile trovarlo in alcuni locali o acquistarne uno da tenere in casa, creando un nuovo strumento di socializzazione e compagnia con amici e conoscenti nelle calde sere d’estate. La “water pipe” guadagna una sorprendente popolarità soprattutto tra i giovani della fascia generazionale compresa tra i diciotto e i ventiquattro anni. Low cost e socializing sono i principali motori che spingono i young consumers a prediligere il narghilè come valida alternativa alle normali sigarette. Il boom, come spiegato dagli esperti, va […]

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Viaggi e Miraggi

Sharm el Sheikh… non solo mare! Attrazioni e tour consigliati

Vacanze all’insegna del relax unito allo spirito d’avventura e alle meraviglie naturali? Sharm el Sheikh, in Egitto, è il luogo giusto! Situata tra il deserto della penisola del Sinai e il Mar Rosso, è rinomata per i paesaggi mozzafiato dipinti del marrone delle rocce e del deserto e del turchese delle acque cristalline. Ma Sharm è anche brivido, cultura e vita notturna. La vacanza adatta ad uno spirito poliedrico. Sharm el Sheikh. L’incantevole barriera corallina Tra i gioielli di cui vanta  Sharm el Sheikh si pone senza dubbio sul podio la fantastica barriera corallina, iridata da caleidoscopiche forme di flora e fauna uniche in territorio egizio. Il sito per eccellenza dov’è possibile ammirarla praticando del sano snorkeling è il Parco Nazionale di Ras Mohamed. Situato tra il Golfo di Suez e il Golfo di Aqaba, all’estremo sud della Penisola del Sinai, a circa 20 Km a sud di Sharm el Sheik. Una riserva naturale di 480 Km, in cui terra arida e mare limpido si fondono. Qui la vita sottomarina è un’esplosione di incanto e splendore tra le circa duecento specie di coralli, mille di pesci, quarantacinque di stelle marine, venti di ricci e ancora molluschi e crostacei. Ma prima di raggiungere via terra questo straordinario spettacolo naturale è necessario passare attraverso la suggestiva Porta di Allah. Una costruzione di cemento eretta come simbolo di armistizio tra Israeliani ed Egiziani. La sua particolarità consiste nella mastodontica scritta che la costituisce “Allah”, leggibile sia da sinistra verso destra (in ebraico) sia da destra verso sinistra (in arabo). Una volta oltrepassata la Porta si raggiunge la costa del Golfo di Suez. Lì, munendosi di pinne, maschera e boccaglio, ci si immerge tra le meraviglie del fondale osservando la vita marina che si muove sotto i nostri corpi. Spostandosi all’interno del Parco è possibile raggiungere il Lago Magico, che incanterà gli sguardi con le sue sfumature tra il turchese e lo smeraldo. Si tratta di una piscina naturale di acqua salata oggetto di leggende sulla fertilità e la realizzazione di desideri espressi attraverso piccoli rituali, come il compiere sette passi per entrare in acqua. Attrazioni, deserto e folklore Se le escursioni sottomarine scuotono le emozioni più recondite, la vista di Sharm el Sheikh dall’alto di un paracadute è un’esperienza sensazionale, che dipinge l’animo dei colori della spensieratezza in un’esplosione di gaia fanciullezza. La Sharm delle acque cristalline e della colorata barriera corallina incontra la vivacità delle attrazioni nel deserto. Tra queste emerge la Motorata, escursione a bordo di quad, abbigliandosi con kefieh e occhiali da sole, su piste battute nel deserto e tra le rocce, con sosta nella Valle dell’Eco per divertirsi con foto bizzarre e giochi di voce. Segue la sosta in tenda beduina, con la possibilità di gustare il caldo tè preparato dai beduini, utilizzando erbe come la Marmarìa e la Samoa utili per curare mal di pancia e diabete. Particolarissimi i monili, essenze e gioielli artigianali da loro preparati con cura. Un’esperienza incredibile in una realtà distante anni luce dal […]

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Cinema e Serie tv

“Resta con me” di Baltasar Kormákur, Il survival movie tratto da una storia vera

«Ho girato mezzo mondo per trovarti. Adesso non ti lascio andare». La frase emblema del travolgente ed appassionante Resta con me. Il nuovo avventuroso lavoro di Baltasar Kormákur, distribuito nelle sale cinematografiche il 29 agosto 2018 e prodotto da STX Entertainment. Protagonisti la bravissima e determinata Shailene Woodley (già famosa con Colpa delle stelle e la trilogia Divergent) e l’affascinante Sam Clafin (già conosciuto con Scrivimi ancora e Io prima di te). Resta con me. Trama Tami Oldham Ashcraft e Richard Sharp. Lei americana originaria di San Diego in California, ventiquattrenne impegnata in lavori occasionali che le consentono di spostarsi per il mondo senza fissa dimora. Lui inglese e trentatreenne skipper esperto, che ha girato il mondo in barca a vela rigorosamente solo. Due spiriti liberi con in comune l’irrefrenabile desiderio di libertà e voglia di esperienze indimenticabili cucite sulla pelle. Il loro incontro a Tahiti, nella Polinesia francese, risulterà fatale, scoprendosi anime gemelle e travolti da un amore incommensurabile. Quando a Richard viene offerta la possibilità di un importante incarico, consistente nel riportare la lussuosa barca a vela Hazana di una coppia di amici facoltosi a San Diego per diecimila dollari e un biglietto di ritorno in prima classe, chiede a Tami di seguirlo nell’avventura, per poi proseguire insieme il loro tour per il mondo con la barca a vela da lui costruita. Inizialmente restia per il ritorno a casa che rinviava da tempo, Tami accetta la proposta, allettata dall’idea di una spericolata e sensazionale avventura attraverso l’Oceano Pacifico. Ma la traversata si trasformerà in un incubo quando il potente uragano Raymond si scaglierà con tutta la sua furia devastante su Hazana travolgendola e lasciando la giovane coppia innamorata alla deriva. Di lì l’inizio della lotta alla sopravvivenza che svela Tami come autentica eroina, dotata di coraggio, intelligenza e determinazione, ma sopra ogni cosa incitata dalla voce interiore dell’amore per Richard, àncora di salvezza e motore per sopravvivere alle paure ed incertezze. La destinazione finale sarà la spiaggia di Hilo, nelle Hawaii, dopo 41 giorni di navigazione alla deriva, con viveri insufficienti, ferite, trauma cranico e barca priva di vela e motore. Aiutata dai soli venti e correnti, Tami supererà brillantemente una prova che cambierà la sua vita, ma che non eclisserà la sua passione. Resta con me. Storia e ambientazione Ciò che rende questo survival movie così coinvolgente è la biografia che lo sottende. Resta con me è infatti interamente tratto dalla vera storia di Tami e Richard accaduta nel lontano 1983 nei medesimi luoghi narrati nella pellicola cinematografica. Quasi vent’anni dopo i drammatici eventi infatti la Oldham decide di raccontare la sua storia in un libro intitolato Red Sky in Mourning: A True Story of Love, Loss and Survival at Sea, pubblicato nel 2002. Ed ecco che il disaster movie, legato al survival movie, trova compiutezza con la narrazione della love story dei protagonisti, vera ed autentica proprio come la racconta Tami attingendo ai ricordi di quei momenti terribili così come a quelli dell’amore profondo vissuto con […]

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Culturalmente

Modi di dire e frasi in napoletano: origine delle più famose

Frasi in napoletano, scopriamo insieme quelle più famose e che hanno reso celebre il dialetto napoletano.  Il dialetto napoletano vanta una viscerale tradizione di gestualità, proverbi e modi di dire, dotati di tale bellezza e musicalità da acquisire una propria identità nazionale ed internazionale, oltre che propriamente partenopea. Lingua, si ricordi, e non più mero dialetto, come affermato dall’Unesco, grazie alla sua innata e storica capacità di diffusione e conservazione di modi di vita, arte e genuinità. E insieme alla spiccata arte del gesto, che accompagna la parola e la completa, la lingua partenopea offre un vasto repertorio di tipici modi di dire napoletani che, nel corso del tempo, hanno contribuito a renderla sempre più unica e preziosa. Tali modi di dire napoletani affondano le loro radici nella storia, grazie anche all’influsso delle dominazioni straniere, ma anche nella tradizione religiosa, artistica, etimologica e folcloristico-onomatopeica. Il risultato è una ricca e colorita gamma di frasi napoletane, spesso anche intraducibili per l’efficacia del messaggio originale che intendono trasmettere. Andiamo ad elencare alcuni delle più famose frasi in napoletano, ormai radicate nella quotidianità partenopea e non. Frasi in napoletano. Origini storico-religiose Alcuni termini come buatta (barattolo) o sciantosa (cantante esibizionista) derivano dalla pronuncia dei termini francesi “boit” e “chanteuse”; o ancora ammuìna (confusione) e ‘ngarrà (indovinare), che derivano dai verbi spagnoli “amohinar” e “engarràr”. Ma uno tra i più diffusi modi di dire in napoletano, che affonda le sue radici nella storia, anche dal punto di vista religioso, è A Santa Lucia nu passe ‘e gallina, a Sant’Aniello nu passe ‘e pecuriello. Il chiaro riferimento è ai due santi, l’una siciliana e l’altro campano, vissuti a circa due secoli di distanza, eppure così vicini nell’immaginario della tradizione linguistica napoletana. Il 13 dicembre, in cui si festeggia Santa Lucia, indica il giorno più breve dell’anno, che dunque si allunga di poco come poca è la distanza tra i passi di una gallina. Il 14 dicembre, in cui si commemora Sant’Aniello, indica invece il giorno in cui cominciano a seguire giornate più lunghe come maggiore è il passo compiuto da un agnellino. Cerchi la perfetta frase napoletana d’amore? Leggi “10 frasi d’amore in napoletano“ Origini storico-etimologiche con traduzione italiano – napoletano Nella lingua napoletana si è soliti definire una persona sveglia e spiccatamente astuta ed intelligente con l’espressione Figlio ‘e ‘ntrocchia. In tutto il mondo viene recepita come offesa, mentre in terra napoletana assume quasi le tinte di un complimento. ‘Ntrocchia è una parola napoletana che indica una “prostituta”, ma nel senso positivo del termine. Un figlio di prostituta è colui che ha dovuto imparare a vivere per strada e cavarsela senza poter contare su aiuti altrui. Inoltre, la prostituzione è il mestiere più antico del mondo e già praticato nell’antica Roma, dove le prostitute, scendendo la notte in strada, utilizzavano per riscaldarsi piccole torce chiamate “antorcule”. Di qui la frase napoletana sopra indicata che si traduce con “figlio di lucciola”. Altre due citazioni napoletane che trovano spiegazione nell’etimologia dei termini utilizzati sono Chillo tene l’arteteca e E’ fernuta ‘a […]

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Voli Pindarici

Se il tempo fosse denaro: un patrimonio da conservare

La clessidra verde scandisce il tempo e i suoi inesorabili istanti. Le ore costituiscono ricchezza. I giorni, un patrimonio da preservare con parsimonia. Un ghetto. L’élite. Due facce della stessa medaglia. Figli di un cuore che divorzia dalla mente. Esigenza comune, ma capricciosa priorità. La vita. Esistenza improntata al terrore e alla speranza. Esistenza inscritta in un destino disegnato sulle tracce della sicurezza e della corruttibilità. Lui, Will, operaio in una fabbrica che produce apparecchi in cui viene immagazzinato il tempo, e lei, Sylvia, giovane privilegiata residente nella zona più ricca della città. Will con la sua sete di giustizia e Sylvia cristallizzata nella sua gabbia dorata. Due mondi apparentemente opposti, distanti anni luce in termini di possibilità guadagnate e concesse. Il tempo ha il colore del denaro, perché è denaro. Nel ghetto c’è chi giunge a derubare ed ingannare, perché ogni ora vissuta può essere l’ultima. L’élite sembra destinata all’eternità, vivendo un tempo eccessivo per sé e vitale per loro. Ma quell’incontro avrebbe segnato finalmente una nuova era. L’era della mortalità comune, che segue la morte dell’eternità. L’era in cui la ragione e la giustizia cominciano a percorrere lo stesso sentiero. Qualcosa stava cambiando e lei era pronta a barattare il suo tempo infinito, lottando con lui, nel tentativo di sovvertire il sistema, e provando per la prima volta l’adrenalina e l’eccitazione di un condannato a morte. Will, con l’obiettivo di vendicare sua madre, le mostrerà il brivido della lotta alla sopravvivenza in un’esistenza in cui la ricchezza è la vita stessa. Sylvia, con l’intento di impartire una lezione morale a suo padre, si guarderà dentro scoprendo di avere un coraggio fino a quel momento assopito. Gli amici nel ghetto continuavano a morire, mentre l’élite sorrideva egoista e sarcastica della fine altrui. Determinazione e coraggio unirono le proprie forze per concedere nuove chance di serenità, arginando il terrore di non riuscire a contemplare nuove albe. Non occorreva più sacrificare il tempo di molti per soddisfare i capricci di pochi. Perché di tempo ce n’era a sufficienza per tutti. E con tempo sufficiente era possibile sfamare i bambini e gli adulti con la gioia di poter vedere il domani e riuscire ad amare ed abbracciare le persone amate. La vita acquisiva un nuovo significato, un senso di tranquillità e gratitudine contro la corsa forsennata alla sopravvivenza. Ma sopra ogni cosa, il tempo sufficiente per tutti insegnava ora, a quell’élite viziata e dispotica, l’importanza del vederlo scorrere inesorabile, comprendendo e scoprendo un tesoro prima sottovalutato. Una ricchezza incommensurabile, divina e mortale insieme. Perché non esiste denaro senza tempo sufficiente. Un tempo da vivere senza rimpianti e senza remore. Perché un giorno volgerà al termine e il cuore dovrà provare soddisfazione nell’averlo impiegato rettamente e completamente. Via dunque le bende dall’anima e dalla mente. Perché il tempo è denaro e la vita stessa.

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Viaggi e Miraggi

Parigi. Ville Lumière, amore, arte e spirito bohémien

Cosa visitare a Parigi? Consigli e indicazioni per un fine settimana nella città dell’amore Parigi. Cité d’amour. Terra d’incanto, curiosità, cultura, arte e joie de vivre. È una meta che sicuramente non può mancare nella lista dei viaggi e weekend fuori porta di un buon viaggiatore. Spesso, e non a torto, considerata “la città dell’amore” per i suoi panorami mozzafiato dall’alto della Tour Eiffel, dell’Arc de Triomphe, della Torre della Cattedrale di Notre Dame e lungo la splendida Senna. Ma Parigi è una metropoli moderna e cosmopolita, romantica e anche misteriosa, con uno spirito gaio e bohémien che la rendono unica nel vasto panorama delle capitali europee. Parigi e il romanticismo Nella magnifica città, patria di artisti, successi cinematografici e musicali, è impossibile annoiarsi; ma soprattutto è impossibile non innamorarsi. Il profumo dei croissants appena sfornati, il brulicare di artisti di strada e il fascino notturno della città illuminata rendono irresistibile la “Ville Lumière”. La magia nasce dal cuore della città, l’Île de la Cité, una delle due isole fluviali della Senna. Questa ospita la Cattedrale di Notre Dame, maestosa architettura gotica costruita a partire dal 1163 e completata nel 1344. Entrata nell’immaginario collettivo grazie all’omonimo romanzo di Victor Hugo (1831) prima e dopo con il successo del musical Notre Dame de Paris di David e Clemente Zard, con al centro la tormentata storia d’amore tra Quasimodo ed Esmeralda. La bellezza delle vetrate interne rapisce l’occhio dell’osservatore, ma ciò che desta stupore è il pazzesco panorama visto dall’alto della torre, a cui si accede attraverso 378 gradini a chiocciola che inibiranno le forze ma, una volta giunti in cima, la meraviglia spodesterà la fatica. Lì tra le guglie e i misteriosi demoni in pietra cominceranno a risuonare nella testa le straordinarie musiche di Riccardo Cocciante scritte per il musical. Uno spettacolo indimenticabile! Tra una passeggiata e l’altra attraverso boulevards e bistrot, assaggiando prelibatezze quali omelette e i coloratissimi macarons, ci si sposta nella città trafficata ed affollata con la metropolitana, che con le sedici linee permette di raggiungere quasi ogni destinazione a Parigi e dintorni. Ma per i sognatori ed i romantici non può certamente mancare il tour parigino effettuato sui bateaux-mouches. I famosi traghetti utilizzati un tempo esclusivamente per il trasporto merci e divenuti una delle principali attrazioni turistiche a partire dal 1867 in occasione dell’Esposizione Universale. Le architetture e i colori della città visti dalla Senna non hanno prezzo. Da ogni angolo di Parigi in cui ci si trovi, dal basso o dall’alto, di giorno o di notte, è impossibile non ammirare la splendente bellezza della Tour Eiffel. Salire in cima, attraverso i 1665 scalini o in ascensore, è un’esperienza irrinunciabile. Luogo per eccellenza di viste mozzafiato, sguardi innamorati, promesse scambiate e fascino sublime! Il gioiello in ferro del progettista Gustave Eiffel, destinato ad una precoce demolizione, dopo la sua costruzione in occasione dell’Esposizione Universale del 1889, sembra osservare e proteggere l’intera città come una madre elegante e premurosa. Lì sulla sua cima ci si carica di eccitazione […]

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Notizie curiose

Bambole voodoo. Origini, culto e rituali

Bambole voodoo. Origini, culto e rituali Il culto voodoo (o vudù) ha origine tradizionalmente dalla diaspora africana avvenuta nel XVI° e trova attuale collocazione nel voodoo di Haiti e New Orleans. Si tratta di un culto sincretistico, in quanto combina elementi ancestrali dell’animismo della tradizione africana, praticato nel Benin prima del colonialismo, con concetti ed elementi del Cattolicesimo. Bambole voodoo. Origini e culto I riti voodoo in realtà venivano compiuti già nell’antichità romana, quando l’elemento simbolico per eccellenza, ossia la bambola, era chiamata kolossai e realizzata con componenti di metallo malleabili. Il culto voodoo nella sua versione moderna sorge invece intorno al XVIII° ad Haiti, durante la colonizzazione dell’isola da parte dei Francesi. Qui vennero condotti numerosi schiavi importati dall’Africa di cui appunto le pratiche religiose e le credenze si fusero nel tempo con la religione cattolica praticata dagli indigeni. Da tale integrazione trae dunque origine il voodoo, dal quale si sviluppano le pratiche di magia bianca o nera con le bambole, le dagide, che da tale culto traggono il nome di “bambole voodoo”. Il culto originale prevede però sacrifici animali (come galli, maiali, tori ecc.), nei quali alle vittime si chiede il consenso tramite l’accettazione del cibo loro offerto. Scopo del culto voodoo è comunque quello di chiedere alla divinità o spiriti di intercedere per arrecare effetti benefici o malvagi alla persona destinataria delle proprie intenzioni o desideri. Pertanto le figure determinanti per la pratica del culto sono le divinità voodoo di origine africana, i Loa, spesso assimilate a figure religiose del cristianesimo, come i santi. Una funzione preminente è quella del Papa Legba, intermediario tra mondo divino e mondo terreno. Nessuna magia di per sé è buona o cattiva; la finalità che si intende conseguire colorerà il rituale “magico”. Il colore nero indica la “magia cattiva”, in quanto richiama l’oscurità; il bianco di contro è tradizionalmente legato alla luce, dunque alla “magia buona”. La magia nera affonda le sue radici nella Hỳbris, un evento tipico della tragedia e della letteratura greca. Il termine significa letteralmente “tracotanza”, “superbia”. La Hỳbris è dunque un evento accaduto nel passato e destinato ad avere ripercussioni drammatiche nel tempo presente. Si tratta di una “colpa” di cui il personaggio si macchia, perché con superbia ha violato le leggi divine immutabili, in quanto aspira a conoscenze superiori alle quali un semplice umano non potrebbe accedere. La magia e i rituali voodoo connessi hanno carattere positivo in origine. La brama di potere che coglie chi prende ad eseguire rituali di questo tipo può facilmente corromperne l’animo. La magia bianca è tipicamente benevola, di protezione, di guarigione ed è quella in cui si cerca riparo al di là del proprio credo religioso. Contrariamente a quella nera, che mira appunto a creare disagi, ferite psichiche, paura e danni al prossimo, oltre che a se stessi. La convinzione erroneamente diffusa consiste nel credere che le bambole voodoo e il culto ad esse associato siano puro strumento di magia nera. L’origine di questa sorta di religione ci ricorda invece […]

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Cinema e Serie tv

Michael Sucsy ritorna con “Ogni giorno” (Recensione)

Il 14 giugno 2018 giunge nelle sale cinematografiche a deliziare il pubblico con la sua dolcezza e sensibilità Ogni giorno, il nuovo film di Michael Sucsy. Ogni giorno, il cui titolo originale è Every Day, viene distribuito da Eagle Pictures e tratto dall’omonimo romanzo di David Levithan, con protagonista Rhiannon (Angourie Rice). Ogni giorno di Michael Sucsy . Trama Rhiannon è una teenager sedicenne che si innamora di un’anima o personalità misteriosa chiamata “A”, che ogni giorno abita un corpo diverso, sempre della stessa età, mai della stessa persona. Attratta da Rhiannon, una brava ragazza semplice e matura per la sua età, “A” si palesa a lei ogni giorno con sembianze diverse, così da rapirle il cuore grazie alla sua personalità delicata e al suo cuore gentile. Rhiannon vive con la sua famiglia, non esente da problemi, ed è fidanzata con Justin (Justice Smith), il tipico ragazzo egocentrico che presta poca attenzione al loro rapporto, non riuscendo a valorizzarlo come meriterebbe. Un giorno Rhiannon coglie una diversità nel suo ragazzo che la avvicina ancor più facendola sentire più amata del solito. Ma il giorno seguente Justin torna quello di sempre. Una situazione analoga si paleserà a Rhiannon nei giorni successivi con altri coetanei, ragazzi e ragazze, finché si troverà a dover fare i conti con una bizzarra ma straordinaria verità, che la porrà di fronte a scelte mature ed estremamente complicate. Ogni giorno. Dal romanzo al film Ogni giorno è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo fantasy sentimentale di David Levithan. Pubblicato nel 2012, entra nella classifica dei best seller nel New York Times ed elogiato per la delicatezza e l’empatia che lo caratterizzano, disegnando un ritratto deciso dell’amore che prescinde da limiti fisici ed etnici. Il film riprende fedelmente tale tematica, insistendo sul concetto dell’amore profondo e disinteressato, senza maschere e pregiudizi. Un monito ad amare le persone per chi sono e non per ciò che sono. A differenza del romanzo, Sucsy ha focalizzato il punto di vista della storia su Rhiannon e non su “A”, su questa ragazza ancora adolescente ma già alle prese con una storia complicata ed inverosimile. La bravura del regista risiede nella scelta consapevole dei protagonisti che a turno vestono i panni di “A”. Gli attori selezionati infatti sono sì giovani, ma emotivamente adulti, così da carpire l’importanza del ruolo affidato e riuscire ad interpretarlo con una grande profondità d’animo. Anche stavolta Sucsy è riuscito a toccare i cuori del pubblico, proprio come era già riuscito con La memoria del cuore nel 2012. Michael Sucsy. Polimorfismo d’intenti La determinazione di Rhiannon è il motore della straordinaria vicenda, in quanto la sua mente aperta le consente di approcciarsi alla verità, pur tra perplessità e sofferenze. Qui risiede la concezione del vero amore, pronto ad abbattere le barriere dell’ipocrisia e dell’egoismo, a trascendere i limiti estetici ed assumere il rischio di essere tacciato di promiscuità dalla comunità. Ma in realtà, proprio come il polimorfismo di “A”, anche la natura di Ogni giorno sembra un po’ ingannevole. Infatti sotto […]

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Musica

Andrea Sannino presenta Andrè, un nuovo album dalla forte identità partenopea

Andrea Sannino ritorna con  il nuovo album André, scopriamolo insieme Continua l’energico e coinvolgente percorso artistico di Andrea Sannino, il giovane cantautore partenopeo che, dopo i precedenti successi, lancia il nuovo album André. Prodotto e distribuito dalla Zeus Record, con la produzione artistica di Mauro Spenillo e Pippo Seno, Sannino ha presentato il suo nuovo orgoglio il primo giugno 2018 a Napoli, presso lo spazio eventi della Feltrinelli in Piazza dei Martiri. Ad anticipare l’uscita del disco è Lassame cu’ tte, una ballata romantica già oggetto di oltre 100 mila views in meno di 24 ore a partire dal 18 maggio 2018, insieme al videoclip targato Francesco e Sergio Morra. André. Figlio del percorso di crescita umana e artistica di  Sannino “Mr Abbracciame”- il cantante campano è soprannominato così in seguito al forte successo di Abbracciame – è diventato ormai un’icona nel panorama del repertorio dei brani melodici napoletani e italiani. È un giovane di talento con un immenso e contagioso desiderio di emergere e parlare al cuore della gente attraverso la musica. Artista poliedrico, nonostante la giovane età, esordisce nel 2010 scrivendo e componendo Senza Accordi insieme al musicista Emanuele Nerino. Giunge poi nel medesimo anno il suo successo con il musical C’era una volta… Scugnizzi, dove vestei panni del coraggioso prete Don Saverio. Da qui comincia a farsi strada con il suo talento, non solo come cantante, ma anche come attore e ballerino. Un vero showman, con il palcoscenico al suo servizio ed un pubblico che ne acclama il carisma e l’energia. Dal 2014 al 2015 è ancora tra i protagonisti di un musical scritto e diretto da Alessandro Siani, Stelle a metà, al fianco di Sal da Vinci. Nel 2015 pubblica Abbracciame, brano da milioni di visualizzazioni e ormai stabilmente ai vertici delle classifiche di Spotify dedicate alla musica napoletana. Abbracciame anticipa il suo primo album uscito il primo Dicembre 2015, Uanema, composto da 15 brani inediti che scaldano i cuori del pubblico ormai innamorato della sua schietta simpatia e del suo carismatico talento. André: il nuovo album che urla identità partenopea A tre anni di distanza dall’esordio discografico, Andrea Sannino torna con André, un lavoro ancor più personale dei precedenti, proprio a partire dal titolo! L’album raccoglie 14 brani che ripercorrono il suo personale stile, frutto di un lungo lavoro di ricerca, scrittura e produzione. Un lavoro importante, perché rappresenta una crescita umana e artistica. Tutto parte già dal titolo André, in risposta a chi voleva cambiargli gli orizzonti già dal primo disco, oggetto di enorme successo forse proprio per la viscerale peculiarità partenopea. Una vera dichiarazione d’identità, e così lui presenta questa scelta consapevole alla rubrica Music&TheCity: «Una sorta di ripicca ironica verso chi.. quando qualcosa parte da Napoli ti fa sempre la classica affermazione: “Però adesso ci vuole un brano in italiano!“; cioè quasi a dire che se lo fai in napoletano è qualcosa di serie B. Allora io per ripicca, non solo i 14 brani sono tutti in napoletano, ma mi sono tradotto anche il nome: da […]

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Fun e Tech

Iliad Italia: il nuovo operaore mobile low cost

Iliad Italia è il nuovo gestore telefonico pronto ad imporsi nel nostro Paese. Ci riuscirà?   Iliad Italia è qui! Nell’era della dittatura tecnologico-informatica, con la connessione Internet inesorabilmente in tasca e il mondo a portata di clic, gli operatori della telefonia mobile scendono in campo armati di offerte aggressive per accaparrarsi una sempre crescente utenza. E nel momento in cui la concorrenza diviene quasi spietata Iliad fa capolino lanciando in Italia offerte appetibili urlando low cost. Iliad debutta a Milano lo scorso 29 maggio come quarto operatore telefonico italiano, occupando il posto lasciato libero dopo la fusione tra Wind e Tre, promettendo un cambiamento radicale nelle offerte della telefonia mobile in Italia, mirando alla trasparenza e alla semplicità. Cos’è Iliad Italia? Iliad Italia nasce come filiale di Iliad S.A., società francese fondata dall’imprenditore Xavier Niel nel 1990 per emergere nel panorama francese delle tariffe ad alto costo, soprattutto per Internet. La madre italiana è la Iliad Holding S.p.A. nata nel 2016, che controlla al 100% Iliad Italia S.p.A. E da gennaio 2018 viene designato Benedetto Levi quale amministratore delegato di Iliad Italia, allo scopo di guidare la giovane filiale italiana di Iliad. Il gemellaggio Francia-Italia avviene tramite investimenti di cospicua somma da parte della società francese comprendenti i costi di acquisizione delle frequenze radio da Wind-Tre e dallo Stato Italiano. È anche attivo il servizio clienti Iliad, che risponde al numero 177. Iliad. Offerte e costi Iliad mira innanzitutto ad una copertura in 4G+ di qualità, sbaragliando i limiti economici e la bassa trasparenza delle offerte propinate dagli altri operatori. In Italia la prima offerta presentata segue l’impronta francese. Ma cosa offre Iliad di così speciale da sedurre l’utenza italiana? Ebbene la tariffa presentata comprende chiamate illimitate in Italia e all’estero, SMS illimitati e 30 GB di traffico Internet in 4G+, con l’aggiunta di 2 GB per chi viaggia in Europa (specifici per l’estero e non cumulabili ai 30 GB). Il tutto al solo costo di 5,99 € mensili (per il primo milione di utenti aderenti) più 9,99 € di attivazione SIM. Un neo può essere considerato il fatto che esauriti i 2 GB (validi per navigazione all’estero) si pagano 0,00732 € ogni MB, ovvero 7,32 € a GB. Il solo costo basta a far venire l’acquolina. Ma l’offerta non si esaurisce alla sola cifra allettante. Iliad include opzioni che con altri operatori prevedono costi aggiuntivi: segreteria telefonica, hotspot e altri servizi. L’impegno che Iliad si propone è quello della durata della tariffa, che sembra non avere scadenza per gli stessi abbonati. Una differenza interessante che contraddistingue Iliad dagli altri operatori, i quali, come evidente, si riservano sempre più frequentemente di cambiare unilateralmente le loro offerte già attive verso i clienti, lasciando agli stessi esiguo margine decisionale. Iliad. Acquisto e abbonamento Le SIM di Iliad possono essere acquistate online sul sito dell’azienda oppure tramite le “simbox”, distributori automatici che la società dovrà installare in diverse città italiane. Per ora presenti in numero esiguo, come la sola città di Torino […]

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