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Eroica Fenice

Denzel Washington e il suo barriere: non c'è due senza tre

BARRIERE di Denzel Washington: non c’è due senza tre

Il premio Oscar Denzel Washington nel film Barriere si è sdoppiato, come già aveva fatto nei suoi due precedenti lavori Antwone Fisher (2002) e The Great Debaters – Il potere della parola (2007), vestendo i panni del regista oltre che dell’attore. La trama è tratta da Fencesun’opera teatrale del drammaturgo americano August Wilson, rappresentata nel 1983 e vincitrice dei prestigiosi Premio Pulitzer per la drammaturgia e del Tony Award alla migliore opera teatrale.

Siamo nella Pittsburgh della seconda metà degli anni ’50. È qui che vivono Troy Maxson (Denzel Washington), netturbino, sua moglie Rose (Viola Davis), casalinga, e il loro figlio diciassettenne Cory (Jovan Adepo). La vita domestica scorre abbastanza tranquilla fino a quando il ragazzo non partecipa a un provino per il football che potrebbe, in caso di esito positivo, fargli vincere una borsa di studio per il college. È da questo punto in poi che l’equilibrio familiare si incrina fino a rompersi definitivamente con un crescendo di eventi. Troy, ex promessa del baseball della Negro League, ha visto la sua promettente carriera andare in fumo malgrado l’innegabile talento a causa, secondo quanto lui stesso sostiene con convinzione, del colore della sua pelle e non certo per essere ormai in là con gli anni per poter praticare quello sport. È per questo motivo che, adesso, cerca in tutti i modi di impedire che anche il figlio subisca la sua stessa delusione; è questo il suo primo passo falso o, per usare il gergo sportivo del quale si serve per esprimersi, il suo primo strike. Il secondo, invece, allontanerà la sua Rose da lui quando la donna, con la quale è sposato da 18 anni, accetterà di fare da madre alla bambina dell’amante del marito morta dopo il parto. L’ultimo strike di Troy coincide con il cacciare di casa il figlio soltanto perché il giovane ha osato dirgli ciò che pensa di lui durante un litigio, sfidando così la sua autorità genitoriale. 

Barriere : il confine esistente tra i limiti dell’animo umano

Candidato a 4 premi Oscar, Barriere è una pellicola di qualità costruita su lunghi dialoghi serrati, una selezione di poche ma ben selezionate canzoni a farle da colonna sonora e un girato che, per la maggior parte delle riprese, ha come sfondo la casa dei Marxson e, in particolar modo, il loro cortile. È qui, in questo ambiente intimo e privato, che Troy costruisce la recinzione materiale fatta di assi di legno per delimitarne i confini ed esterna le barriere interne che ha innalzato nel corso degli anni impedendogli di essere un padre affettuoso. Troy educa i suoi figli al rispetto in maniera rigida, quasi come un despota, intenzionato a inculcare in loro il senso del dovere a suon di rimproveri dai toni duri e senza un pizzico di dolcezza o comprensione.

Esemplare, in rifermento a questo suo modo di fare, è il lungo discorso che rivolge a Cory dopo che il ragazzo gli domanda perché non gli piaccia e che si conclude che queste significative parole che racchiudono il suo pensiero:

“… Non passare la vita a preoccuparti se piaci a qualcuno o no; faresti meglio ad assicurarti che si trattino come meriti…”

Le sue frasi evidenziano il distacco di Troy dai reali sentimenti che nutre per il figlio, ben trincerati dietro un muro necessario a mantenere il controllo su di lui così che Cory capisca, viva e si comporti secondo le sue regole anche a costo di mettere a repentaglio il loro legame.

Barriere, andare oltre per non fermarsi alle apparenze

Denzel Washington, la cui interpretazione è stata veramente notevole come quella della sua partner Viola Davis, è riuscito a trasmettere forte e chiaro il messaggio veicolato dal testo teatrale di Wilson: dietro i comportamenti di una persona, o nella maggioranza dei casi, c’è una spiegazione. Questo, però, non vuol certo essere un’invito ad accettare, o meglio, subire gli atteggiamenti degli altri – qualunque sia il loro ruolo nella nostra vita – passivamente, soprattutto quando ci si rende conto che non sono corretti e ci ledono in qualche modo.

Ciò che conta è, comunque provare ad andare oltre e venirsi incontro superando gli ostacoli, le barriere che si frappongono tra noi e le persone alle quali teniamo così da non avere in seguito dei rimpianti per non averlo fatto quando ne avevamo avuto l’opportunità.

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