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Eroica Fenice

Araba fenice, Cerbero e Medusa: gli animali mitologici tra folklore e tradizione

Creature mitologiche: tra folclore e leggenda

Cerbero, l’araba fenice, Medusa, la Lamia, la nure-onna, la futakuchi-onna: scopriamo insieme le più famose creature mitologiche

Le creature mitologiche vengono rappresentate come esseri formati dall’unione di animali diversi, o  di un animale e un essere umano. Certamente gli ibridi mitologici sono una rappresentazione misterica della cultura di partenza. Un esempio è la fenice, o l’araba fenice, che differisce tra la cultura egiziana e greca. Il Bennu egiziano, rispetto alla φοίνιξ greca, infatti, veniva raffigurato più come un airone cenerino, o inizialmente un passero, lontano, quindi, dalle striature rosse e tropicali dell’aquila reale greca. La fenice egiziana, inoltre, non risorgeva dalle sue ceneri, bensì dalle acque.

L’araba fenice

Dalle favole di Erodoto e Tacito sembra che l’Epifania della fenice sia stata trascurata, così come il motto: Post fata resurgo (“dopo la morte torno ad alzarmi”). Erodoto scriveva che un uccello dall’aspetto di aquila con piumaggio d’oro e cremisi, «ogni cinquecento anni volava dall’Arabia ad Eliopoli trasportando in un uovo la salma del padre per seppellirla nel Tempio di Ra, Dio-Sole».

E ancora Tacito si riferiva ad un’aquila che si costruiva un nido in Arabia, dal quale, trascorsi cinquecento anni, sarebbe nata un’altra Fenice che avrebbe ucciso il padre, bruciandolo, per costruire poi un nuovo nido altrove. Queste sono favole lontane dalla rappresentazione di un uccello che sorge dalle sue ceneri e quindi che aspira al simbolismo di rinascita, anche egiziano. Il folklore giapponese certamente non è scevro da fascinazioni mitologiche e misteriche. Anche qui la fenice, dal nome Ho-ho o Karura, è una grande aquila dorata sputa fuoco con gemme magiche sul capo e che simboleggia l’arrivo di una nuova era. Tra le creature mitologiche questa è, ovviamente, la nostra preferita.

Cerbero

Il folklore ha in sé figure più diverse e agghiaccianti prese dal mito e rielaborate. Cerbero, ad esempio, è un mostro mitologico, figlio di Tifeo ed Echidna rappresentato con tre teste e con dei serpenti sulla pelle, priva di pelo, che ad ogni latrato sibilano in modo agghiacciante. L’animale è il custode degli Inferi con il compito di bloccare l’accesso ai vivi e negare la fuga ai morti. Infatti nel VI libro dell’Eneide Cerbero si oppone alla discesa agli Inferi di Enea e viene calmato da Sibilla con una focaccia di miele intrisa di erbe soporifere.

Altro noto riferimento è nel VI canto dell’Inferno della Commedia dantesca nel quale Cerbero, posto al III Cerchio dei golosi, scuoia i condannati con i suoi artigli. Le tre teste rappresentano allegoricamente i tre segni del vizio di gola.

Medusa

Anche Medusa è collocata da Dante fra i demoni a guardia della città di Dite nel IX canto dell’Inferno, evocata dalle tre Furie allo scopo di pietrificare Dante. Medusa, con Steno e Curiale, è una delle tre Gorgoni, figlia di Forco e Ceto, divinità marine. La donna e le sorelle, infatti, presso la cultura più antica, venivano rappresentate come delle figure orrende, dalla testa rotonda e incorniciata dalla chioma serpentina, la bocca larga, le zanne di bestie, le mani di bronzo e a volte con una barba corta. Solo più tardi vennero rappresentate come donne bellissime. La capacità delle Gorgoni è pietrificare con lo sguardo il malcapitato.

Il folklore giapponese: la futakuchi-onna

Passiamo ora alle creature mitologiche della tradizione nipponica. L’aspetto serpentino caratterizza anche la futakuchi-onna (“donna dalle due bocche”), nel folklore giapponese fu una matrigna che lasciò morire di fame il figliastro, sfamando solo i suoi figli. Si narra che un giorno un taglialegna accidentalmente ruppe l’ascia che colpì la donna dietro la nuca. In questo modo lo spirito del figliastro poté entrare nel corpo della matrigna, generando dalla ferita una bocca famelica da nutrire continuamente. Qui il figliastro ripeteva alla donna di chiedere perdono per la sua colpa. Ecco perché la futakuchi-onna è raffigurata con due bocche, una del viso e l’altra è dietro la nuca, che si apre mostrando le labbra, i denti e la lingua nascosti da capelli serpentini che devono portare cibo alla bocca.

La nure-onna

Anche la nureonna (“donna bagnata”), sempre dal folklore nipponico, è uno yokai dall’aspetto draconico o anfibio raffigurata con il corpo di serpente e la testa di donna. Si tramanda che la donna di notte, fingendo di annegare, attiri gli uomini mostrando solo la bellezza del viso e i lunghi capelli sull’acqua, così da poter trascinare gli uomini sul fondo del mare. Tra le varie versioni del mito, in una si racconta che la nure-onna, una volta trovata la preda, emerge dall’acqua e la paralizza con il suo sguardo, in modo da trascinarlo in acqua per divorarlo succhiandogli il sangue con i denti da serpente.

La lamia

Nella mitologia greca, la lamia possiede una capacità affine alla nure-onna.  Il vampirismo della lamia, metà donna e metà bestia, infatti, nasce dalla gelosia di Era, moglie di Zeus. Lamia, regina della Libia e figlia di Belo, aveva catturato il cuore di Zeus, e per vendicarsi, Era aveva fatto uccidere tutti i suoi figli. Dalla strage si salvò solo Scilla, un mostro marino della cultura greca. Da questo episodio, Lamia iniziò a divorare tutti i bambini di altre madri, succhiandone il sangue per poi ingoiarli.

Questo spiega la definizione aristofanea ricondotta al termine “esofago”. Le lamie, così come le arpie, le menadi e le empuse sono creature femminili che divorano i bambini e alle quali è stata negata la maternità: «Siano verosimili le cose che s’inventano per dilettare;/nessun racconto può pretendere d’essere creduto in tutto ciò che vorrà:/è assurdo che la strega Lamia partorisca vivo il fanciullo che ha mangiato.» (Orazio, Ars Poetica, vv 338-340)


Araba fenice, Cerbero e Medusa, libri di riferimento sulle creature mitologiche

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