Gabriele Romagnoli: Solo bagaglio a mano | Recensione

Solo bagaglio a mano, Gabriele Romagnoli | Recensione

Solo bagaglio a mano è un libro del giornalista, scrittore e sceneggiatore italiano Gabriele Romagnoli, edito da Feltrinelli nel 2015.

«Il futuro è una valigia da aprire accettando ogni possibile contenuto. Possiamo provare a prepararcela da noi, ma senza esagerare, appesantirci, illuderci. Potrei dire che questo è un piccolo manuale di resistenza umana. O il prologo alla creazione di una nuova specie: più leggera, mobile, che sfugge a ogni schema e quindi sopravvivrà alle mutazioni in corso».

Gabriele Romagnoli, biografia

Gabriele Romagnoli è nato a Bologna nel 1960 ed è laureato in giurisprudenza. Il suo esordio letterario avviene con il racconto Undici calciatori nel 1986 e nel 1993 scrive il suo primo libro, Navi in bottiglia, 101 microracconti, mentre la sua raccolta di monologhi Il vizio dell’amore del 2007 viene trasformata in una serie di cortometraggi trasmessi successivamente su Fox Life. Come giornalista lavora da inviato a New York per La Stampa ma ha collaborato anche con Vanity Fair, La Repubblica e ha diretto GQ.

Solo bagaglio a mano, trama

Solo bagaglio a mano inizia con Gabriele Romagnoli che racconta il proprio funerale. L’autore infatti si è recato a Naju, in Corea del Sud, per vivere un’esperienza offerta dalla Korea Life Consulting, una società che mette in scena finti funerali per dipendenti di grandi aziende come la Samsung. L’obiettivo di tali funerali è diminuire il tasso dei suicidi in Corea del Sud, che è uno dei più alti del mondo, mettendo le persone di fronte alla realtà della propria morte. Con una tunica bianca priva di tasche, perché al mondo si arriva senza nulla e allo stesso modo si va via, Gabriele Romagnoli inizia a riflettere sulla sua ipotetica morte, ma soprattutto sulla vita.

Se nulla viene via con noi nel momento della morte, perché dovremmo farci appesantire da qualcosa in vita? È questo il punto di partenza per comprendere che il viaggio e il bagaglio sono solo una metafora dell’attraversare la vita portandosi dietro il necessario, abbandonando i rimorsi per una vita non vissuta, i ricordi non necessari, acquisendo la consapevolezza di ciò che possediamo e non ci serve, per liberarci di tutto ciò che è superfluo. Tramite aneddoti personali, interviste, racconti di cronaca e tanto altro ancora, Gabriele Romagnoli ci ricorda che bisogna essere flessibili e pronti al cambiamento perché, in un mondo dove tutto è relativo, è inutile affollare il proprio “bagaglio” con le proprie bussole, ma bisogna imparare ad aprirsi al diverso e all’ignoto per orientarsi.

«E poi, quando finisce, arriva qualcuno a dirti: ti sia lieve la terra. Fallo tacere. Ti sia lieve la vita. Per attraversarla, ho un unico insegnamento. Credetemi: solo bagaglio a mano».

Secondo uno studio fatto su 100 ottantenni, in media in una vita di 80 anni, ne trascorriamo 23 a dormire, 6 a mangiare, 26 a giocare con i figli le ore di felicità da ricordare sono solo 46. Con Solo bagaglio a mano Gabriele Romagnoli tenta di far riflettere i lettori su ciò che è essenziale nella vita per essere leggeri, liberi e chissà, magari far sì che la felicità duri più di 46 ore.

Fonte immagine: Feltrinelli 

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Benedetta De Fenzo (1995) studia Coreano e Giapponese presso l'Università di Napoli L'Orientale. Nel tempo libero si dedica alle sue passioni principali: la cucina, la musica, gli animali e la letteratura.

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