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Eroica Fenice

La scrittura che esplode dal basso. Amoruso e Bukowski

La scrittura che esplode dal basso di Francesco Amoruso, rilegge l’opera di Charles Bukowski mettendo a fuoco gli aspetti meno conosciuti dell’autore.

Esce per Il Terebinto Charles Bukowski: la scrittura che esplode dal basso, il secondo saggio dello scrittore e cantautore Francesco Amoruso.

Francesco Amoruso, biografia

Nato a Villaricca nel 1988, Francesco Amoruso ha conseguito la laurea in Filologia Moderna all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Nel 2010 pubblica il romanzo di debutto Il ciclo della vita, edito dalla casa editrice Statale 11, mentre quattro anni dopo affianca l’attività di scrittore a quella di cantautore con l’uscita dell’album Il gallo canterino. Nel 2017 pubblica per La bottega delle parole Mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo, per la raccolta Racconti in viaggio. Nel 2019 pubblica invece How I Met Your Mother – La narrazione ai tempi delle serie TV, edito da Il Terebinto.

Attualmente svolge il ruolo di cultore della materia presso le cattedre di Letteratura moderna e contemporanea e Letteratura contemporanea presso l’Università Federico II ed è una delle figure principali che anima il seminario Scritture in transito, coordinato da Silvia Acocella, al cui interno è nata l’antologia di racconti Stanze pubblicata proprio quest’anno da Dante&Descartes e curata dallo stesso autore.

La scrittura che esplode dal basso: il Bukowski che non ti aspetti

Lo stesso seminario Scritture in transito è stato il palco, seppur virtuale, in cui Francesco Amoruso ha presentato il 24 aprile la sua ultima fatica: Charles Bukowski: la scrittura che esplode dal basso. L’America e il suo ubriacone.

Quando si nomina Charles Bukowski, l’immagine che ci viene in mente è sicuramente quella di un uomo il cui senso etico e morale di ognuno di noi marchia come pervertito, instancabile scommettitore alle corse dei cavalli e, ovviamente, ubriacone. Francesco Amoruso smantella sistematicamente questi e altri luoghi comuni che da sempre lo scrittore originario di Andernach, a 26 anni dalla morte, continua a portarsi sulle spalle.

La scrittura che viene dal basso si può considerare come una sorta di guida o invito alla lettura di Bukowski, suddiviso in tre capitoli che mettono al centro il rapporto tra il Bukowski essere umano e quello di autore e protagonista, dietro l’identità di Henry Chinanski, di quasi tutti i racconti della sua opera più famosa che è Storie di ordinaria follia, edita in Italia da Feltrinelli in due volumi: il primo dal titolo omonimo e il secondo che invece porta il nome di Compagno di Sbronze, contenete gli ultimi 20 racconti.

Quello che ne viene fuori è l’immagine di un Bukowski diverso da come lo si è sempre considerato: un uomo dall’infanzia e dalla giovinezza non facili, uno dei tanti sbandati ingannati dal mito dell’American Way of life (Bukowski era nato in Germania, non dimentichiamocelo) e che tramite le figure di ubriaconi, maniaci e nullafacenti che popolano le pagine delle sue opere dissacra con un notevole carico di ironia.

Il saggio tuttavia non si limita a questo. Molte pagine sono dedicate al rapporto tra Charles Bukowski e Marina, la sola figlia avuta dal matrimonio con la seconda moglie Francis Smith e verso cui si mostrò sempre tenero e affettuoso. Un lato umano messo in luce anche dal disegno che fa da copertina al saggio, opera di Chiara Nobis. Non manca poi la storia di Barfly, film del 1987 scritto da Bukowski stesso e diretto da Barbet Schroeder, la cui travagliata vicenda registica è narrata nel romanzo Hollywood, Hollywood! e, non meno importante, la dissacrante sfuriata nei confronti degli scrittori moderni che Bukowski fece durante l’ospitata a un talk show francese nel 1978.

Un uomo, prima che un autore (e un ubriacone)

La scrittura che viene dal basso è un’opera che Francesco Amoruso scrive come un omaggio a Bukowski, ma anche come un tentativo di liberarlo dalla gabbia costruita di stereotipi in cui egli stesso si è rinchiuso.

Scrostato dall’accademismo pedante che lo aborrisce e dagli adolescenti alla loro prima birra che lo idolatrano, l’autore ci regala un’immagine poco conosciuta e meno ordinaria del Bukowski “vecchio sporcaccione”: quella di un uomo come tutti noi.

 

Immagine copertina: ufficio stampa

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