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Eroica Fenice

A. Penny

La vita ritrovata di Penny A.

La vita ritrovata è il primo libro, pubblicato sotto lo pseudonimo di A. Penny con Cavinato editore, di una scrittrice emergente napoletana.
Il romanzo inizia con la narrazione della nascita di Marisa, che sopravvive nonostante le aspettative, e continua a sopravvivere, scampando a varie situazioni di pericolo fisico e psicologico.
I primi capitoli sono impregnati delle tradizioni napoletane, con un linguaggio semplice -quasi infantile- che, seguendo forse l’età della protagonista, ricorda quello dei libri di Sarah Key.
La campagna napoletana fa da sfondo alle avventure di Marisa e del fratello Gianni, all’amore della bambina per il padre, creando dei personaggi che, se di certo sono tipici e a tratti stereotipati, fanno affiorare un sorriso sulle labbra ed immergere il lettore nei ricordi della propria infanzia. Il libro è ricco di descrizioni poco utili ai fini della narrazione e di personaggi che vengono semplicemente nominati, o che fanno una sola apparizione, senza lasciare tracce nel lettore.
Il libro continua con una corsa veloce nell’infanzia e nell’adolescenza di Marisa, cariche di gioia e di genuinità, ma ad esse si contrappone la distruzione della campagna dove la ragazza è cresciuta a causa della costruzione di una fabbrica di amianto. Nel frattempo la protagonista raggiunge l’età adulta ed inizia il periodo buio del libro, dove le tradizioni e il paesaggio napoletano si perdono e si entra in un’ambientazione anonima e poco caratterizzata.

La vita ritrovata, uno sguardo sul dolore di due donne secondo A. Penny

Il testo offre vari spunti di riflessione su argomenti di attualità, che non vengono però sviluppati dall’autrice in modo esaustivo, rimanendo potenzialità inespresse lasciate a caso tra le pagine. A. Penny sembra non conoscere l’esistenza dei sottointesi, lascia poco o nulla all’immaginazione, soffermandosi sulla descrizione dei particolari meno rilevanti, ma rimanendo sempre distaccata dalla narrazione – complice ma non del tutto colpevole l’utilizzo della terza persona –, mettendo il lettore in una posizione di osservatore che non riesce ad entrare del tutto nel racconto.
Nella seconda metà del libro conosciamo la figlia di Marisa, Sara, ormai adulta. Se la madre ha avuto una bella infanzia, quella di Sara ha coinciso con il resto della vita di Marisa, costellata dalle perdite e da una carenza affettiva che la porta a rifugiarsi negli uomini più disparati. Le due protagoniste, nonostante le grandi difficoltà, riescono a superare ogni problema della vita senza alcun processo catartico: le sofferenze semplicemente spariscono con il tempo e, se queste nel libro semplicemente non vengono approfondite, i momenti di gioia sono invece resi con un insieme di frasi fatte e luoghi comuni.
Nel complesso si nota che La vita ritrovata sia la prima esperienza dell’autrice, che avrebbe dovuto evitare di lasciarsi andare a tecnicismi che poco si addicono al linguaggio infantile della prima parte e a quello frammentario della seconda.

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