Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Concerti contiene 19 articoli

Concerti

Nino D’Angelo 6.0, lo scugnizzo riabbraccia la sua città

Reduce da concerti di incredibile successo Nino D’Angelo non si ferma e continua con Il Concerto Nino D’Angelo 6.0, nato l’anno scorso per festeggiare il suo sessantesimo compleanno. Sabato 19 maggio, quasi un anno dopo l’inizio del tour allo Stadio San Paolo, è ritornato a Napoli per poter nuovamente cantare davanti al suo popolo. Ad ospitarlo ancora il Teatro Palapartenope, gremito di persone di ogni età pronte ad accogliere l’eterno “scugnizzo”. Noi di Eroica Fenice eravamo lì e vogliamo raccontarvelo. Nino D’Angelo 6.0, il concerto Sono le 21.20, due signore confabulano: Nino D’Angelo ha messo su un po’ di pancia ma questo non le scoraggia, sono convinte che sia ancora bravissimo e, soprattutto, ancora bello. È questo il clima che si respira nel teatro, qualche dubbio c’è ma non tale da scalfire la granitica certezza di assistere a un grande spettacolo. 21:30, ora il pubblico, un po’ impazientito, invoca a gran voce il suo beniamino. Passano pochi minuti e Nino è proprio lì, a braccia aperte per stringere a sé il calore del pubblico e cullarsi sulle note di, guarda caso, Ventuno e Trenta. L’urlo della platea è ora assordante, il sound della band è massiccio e deciso, si passa da ritmi rock ad altri più distesi. Brani come Batticuore, Si turnasse a nascere, Jammo Ja, Chesta Sera, Sotto ‘e stelle si susseguono uno dopo l’altro non senza che Nino abbia più volte dimostrato il suo affetto al pubblico:” Evviva l’amore, vi amo!”. Lo ripeterà più e più volte, sdraiato, disteso, in ginocchio, a braccia spalancate, in ogni modo. Trova anche il tempo per ironizzare sulla passionalità “carnale” di alcune sue canzoni che forse, data l’età, non gli sono più consone. I suoi sessant’anni non sono però un freno ma uno stimolo a tuffarsi a capofitto nell’adrenalina del concerto perché:” non bisogna accontentarsi delle cose materiali, quelle si scassano, i sentimenti no”. Inarrestabile, salta da un lato all’altro del palco, assorbendo l’energia del pubblico in delirio. Solo un piccolo guasto tecnico lo ferma ma, con molta esperienza, non lascia che il tempo trascorra inerte e intrattiene il pubblico, ingraziandoselo anche:” Il mio pubblico non va a vedersi Nino D’Angelo, ma va a cantare con Nino D’Angelo”. Risolti i problemi tecnici si riprende a suonare: Senza giacca e cravatta, Jesce Sole, A mio padre, Io vivo e tante altre fino ad approdare a Napul’è, un omaggio a Pino Daniele. Questo tributo segna un po’ una svolta nello spettacolo entrato nella sua fase finale. A prendersi la scena, adesso, i brani che hanno fatto da colonna sonora ai film come Pop-Corn e patatine, Pronto si Tu? A giacc e pell e ‘Nu jeans e ‘na maglietta durante la quale, sceso tra il pubblico, rischia seriamente di rimanere schiacciato per il troppo affetto. Dopo aver anche esaudito alcune richieste, si cinge le spalle con la bandiera del Napoli e termina il tutto con Napoli Napoli. Nino D’Angelo 6.0, considerazioni Questo concerto mi ha stupito non poco. Troppo spesso rinchiuso nell’immagine del caschetto biondo e […]

... continua la lettura
Concerti

Mannarino, il re di Roma conquista l’Augusteo

Mercoledì all’Augusteo l’impero è caduto sotto scroscianti applausi. Non poteva che iniziare da “Roma”, inno malinconico dedicato alla sua amata città, il viaggio musicale in cui Alessandro Mannarino ha condotto gli spettatori del teatro partenopeo per due splendide serate. Arena dopo arena, sold-out dopo sold-out, il cantante romano torna a Napoli, città che ne ha visto crescere il talento con numerosi concerti nel corso degli ultimi anni. Ma quello che è salito ieri sul palco è sicuramente l’incarnazione più matura di un musicista che ha saputo reinventarsi e rimettere in discussione il suo modo di fare musica. Mannarino ora è un artista completo, un cantautore metropolitano eclettico e mai banale, in grado di dar voce, con la stessa grinta e la stessa ispirazione, alle sue due anime, quella più folk e danzereccia, che connotava i suoi primi lavori, e quella “blues” e politicamente impegnata che abbiamo potuto apprezzare nei suoi due ultimi dischi. Mannarino, tra catarsi e poesia La scaletta proposta ha visto vecchi successi e bravi nuovi riarrangiati per l’occasione in maniera egregia – soprattutto “Marilù”, “Rumba Magica” e “Malamor” – e coerente non solo alla location ma anche agli intenti narrativi. Arricchite da sonorità di “confine”, le storie raccontate si incastrano alla perfezione in un mosaico di degrado globale, di baracche, prigioni e totem da scardinare, a cui riesce a contrapporsi con efficacia soltanto la spinta vitalistica dell’amore. La catarsi è completa e funziona solo se condivisa, e allora dopo aver incantato la platea con le sue rime più crude, nell’ultima mezz’ora Alessandro sceglie di abbattere la quarta parete e di ballare, saltare e brindare insieme al suo pubblico intonando le sue strofe più gioiose. L’impero è già crollato L’evoluzione di Mannarino è tangibile ascoltando i suoi ultimi tre dischi in parallelo. In “Al Monte“, infatti, aveva lasciato i panni di stornellatore dei perduti amori di “Supersantos” per occuparsi di tematiche di forte rilievo politico e sociale. Canzoni come “Scendi giù”, ispirata alla vicenda di Stefano Cucchi, e “Gli animali”, in cui cita George Orwell, ne sono l’emblema. Nell’ultimo suo lavoro, “L’impero crollerà“ – che dà anche il nome al tour – continua su questa falsa riga per quanto concerne i contenuti mentre nel contempo prosegue spedito nella sua ricerca musicale. Lo ritroviamo, perciò, a scatenarsi nuovamente, ma in giacca, cravatta e sombrero. A differenza dei suoi colleghi che hanno iniziato quell’inevitabile quanto apparentemente necessario processo di omologazione verso i sound made in USA, Mannarino rivolge la chitarra più a meridione, contaminando il romanesco con le sonorità del Sud America. Il suo è un ritorno alle origini in tutti i sensi. I colori e i carnevali di quelle terre lontane, difatti, non sono che la eco delle danze a piedi nudi di quel ragazzo che correva sul lungomare di Ostia e sognava un giorno di fare della sua arte il suo lavoro. Un ragazzo che oggi si è fatto poeta e uno dei più amati cantori dalla sua generazione. “La notte è scura Ma io e te ci ripariamo”. Grazie Alessà! […]

... continua la lettura
Concerti

Festival MANN, Roberto Vecchioni canta al cuore dei suoi “ragazzi”

Il 22 sera Roberto Vecchioni ha tenuto un concerto nel Salone della Meridiana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L’evento rientra tra quelli previsti dal FestivalMANN – Muse al Museo in 8 giorni dedicati alle più disparate espressioni artistiche e personalità d’eccezione. Il cantante durante questa edizione del Festival è stato anche nominato ambasciatore del Museo Archeologico dal Direttore del Museo Paolo Giulierini. Roberto Vecchioni è salito sul palco e l’evento ha assunto i connotati di una serata trascorsa tra vecchi amici che si rincontrano dopo tanto tempo. Un uomo tra gli uomini, non un mito, che ha portato con sé tutta la sua umanità, il suo carico di emozioni, mostrandosi senza maschere né difese sterili. Il peso dell’età, che pure avanza, non ha arrestato la sua marcia e sempre in groppa al suo Ronzinante lotta per la difesa dei sentimenti, dell’umanità, delle bellezze che l’uomo è capace di compiere, della poesia interna di tutti i suoi eterni “ragazzi”. Il professore rivolge uno sguardo gentile alla platea e non vede adulti – chi più, chi meno – seduti ad ascoltarlo, ma vede cuori senza età e con l’anima negli occhi pendere dalle sue labbra, in una magia di corrispondenze e commozioni. Festival MANN, Roberto Vecchioni canta il mito e l’animo umano Il concerto prosegue senza fretta, senza banali orpelli, senza spettacolarizzazioni e resta fedele allo stile essenziale del cantante. Tra le varie esibizioni dialoga con le persone sedute avanti a lui, scherza, racconta aneddoti di vita personale e ogni tanto sale in superficie l’attitudine da professore. Discorre del mito, che è l’essenzialità stessa delle cose, il racconto della scelta primordiale delle azioni e delle sensazioni che abbiamo tutti. Il mito è parola, nel momento in cui il suono invade il mondo, si propaga e da parola diventa storia. E quando nei suoi racconti raggiunge il climax dell’attenzione, quasi con incuranza, abbandona il discorso e si mette a cantare, con la leggerezza di un bambino nel cambiare gioco. La splendida Sala della Meridiana si riempie delle note e delle parole di Roberto Vecchioni e si mescola ai quadri, alle statue, alla storia, passato e presente. L’odore di marmo e bronzo ammoniscono che la storia non è morta ma è ancora viva, che noi siamo membri della razza umana e nutriamo gli stessi sentimenti e dubbi e paure e passioni degli antichi. Ed ecco che il professore torna a parlare dell’umanità, che nasce dai dubbi, dai problemi e dal volerli risolvere con la propria forza e il proprio senso della vita. Tra una canzone e una lezione si insinua la donna, tema caro a Vecchioni, sempre presente nelle sue canzoni e nelle sue riflessioni. Il suo conclamato amore per le donne gli ha portato, quasi per destino, solo nipotine e lui approfitta del concerto per omaggiarle ancora una volta. «Le donne hanno quel sentore di qualcosa di più alto – dice – di qualcosa che viene direttamente da Dio. L’amore di una donna è universale, è qualcosa che ti prende tutta perché tu […]

... continua la lettura
Concerti

Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè: Le rondini e la Nina al Festival Mann

Con un evento all’insegna della grande musica d’autore, il Festival Mann 2018 ha ospitato, venerdì 23 marzo, un concerto dal titolo Le rondini e la Nina, una serata in onore di due delle personalità che più hanno segnato il panorama della musica italiana, Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè. Da un’idea di Gaetano Curreri (voce e leader degli Stadio) e del trombettista Paolo Fresu, sulle note del sax di Raffaele Casarano e del pianoforte di Fabrizio Foschini, nasce Le rondini e la Nina, un concerto che porta insieme sulla scena due dei più grandi artisti italiani attraverso le loro più famose canzoni, rivisitate e riproposte al pubblico nella suggestiva cornice della sala della Meridiana del Museo Archeologico di Napoli. Due figure apparentemente lontane, eppure così vicine, rivivono attraverso le parole di Gaetano Curreri, il quale, tra una nota e l’altra, ricorda il suo straordinario rapporto con Lucio, «un amico, un maestro, un padre amato e odiato» e la sua ammirazione per Fabrizio, conosciuto soprattutto grazie ai racconti di Vasco. E così, attraverso un viaggio che ripercorre i racconti e le storie messe in musica dai due grandi autori, si passa dai sogni di Anna e Marco alle languide viole de La canzone dell’amore perduto, fino all’amore che scoglie ‘o sang’ dint’ e vene su quella terrazza del golfo di Sorrento descritta nella straordinaria Caruso. Volando con Le rondini e la Nina Segue poi il racconto di Curreri dell’esperienze a Sanremo con Lucio, un genio «intuitivo, brillante e sempre pieno di idee», anche severo ed esigente, ma da sempre un punto di riferimento. Un uomo semplice, attento alle piccole cose e capace di planare sulla vita dall’alto, come racconta ne Le rondini, alla quale fa da contraltare la Nina di De Andrè in Ho visto Nina volare, i due capolavori che hanno dato il titolo a questo evento e che meglio ne racchiudono  l’essenza. Ma la caratteristica che forse più avvicina Dalla e De Andrè è sicuramente la sensibilità unica con la quale i due cantautori hanno dato la parola agli umili e ai perdenti, raccontando storie di emarginazione con la naturalezza e la semplicità di cui solo loro erano capaci. Ed ecco che ci si trova a passeggiare per la Via del Campo di Fabrizio, tra figure di donne che si materializzano davanti ai nostri occhi e descrizioni impressionistiche che accompagnano lungo una strada che arriva fino a La sera dei miracoli di Lucio, per concludere con una delle ultime storie da raccontare, Una storia sbagliata, quella dedicata a Pier Paolo Pasolini, la cui morte segnò profondamente i cantautori del tempo ed in particolare De Andrè, «quasi come fosse mancato un parente stretto». Una serata del Festival Mann all’insegna della rivisitazione in chiave jazz di capolavori senza tempo, in accordo con uno dei desideri che Lucio ebbe nell’ultima parte della sua vita e che confessò a Gaetano Curreri: abbandonare il panorama attuale della musica leggera e ritornare al jazz.

... continua la lettura
Concerti

La prima volta di Eminem in Italia: il suo Revival tour approda a Milano

Lo  scorso 29 gennaio il famoso rapper americano Eminem ha annunciato l’arrivo del suo Revival Tour in Italia, il prossimo 7 luglio, mandando in estasi milioni di fan. Si tratta della sua prima data italiana in carriera. A parte la partecipazione come ospite al Festival di Sanremo del 2001 e all’edizione 2004 degli MTV European Music Awards di Roma, infatti, Marshall Mathers non ha mai tenuto un concerto nel nostro paese. Per il suo debutto live in Italia è stata scelta l’AREA EXPO – Experience Milano. Revival: l’ultima fatica del rapper di Detroit                    Dopo 250 milioni di dischi venduti, 15 Grammy Awards e tanti altri premi vinti – tra cui l’Oscar nel  2003 per la migliore canzone ,“Lose Yourself”, colonna sonora di “8 Mile”, film incentrato sulla sua vita e sulla sua carriera – , a 45 anni Eminem è ancora il rapper più conosciuto e apprezzato al mondo. A dimostrazione di ciò anche l’entusiasmo con cui è stata accolta l’uscita della sua ultima fatica discografica, Revival, nono album in carriera per lui, pubblicato il 15 dicembre 2017, a distanza di quattro anni dall’ultimo disco di inediti. Tuttavia l’album non ha raggiunto unanimità di pareri tra pubblico e critica. Revival – prodotto, manco a dirlo, da Dr. Dre e in parte da Rick Rubin – contiene 19 tracce in cui  l’hip pop duro e ribelle, a cui Eminem ci ha abituati, si mescola a generi opposti che vanno dal pop al rock, passando per il gospel. Slim Shady si è infatti avvalso della collaborazione di diversi artisti, tra cui alcuni dei più importanti nomi dell’attuale scena musicale internazionale, inserendo nel disco diversi duetti. Tra gli altri, spiccano i nomi di Beyoncé – con cui duetta nel brano “Walk on Water”, scelto come singolo di lancio del disco e presentato per la prima volta dal vivo ai recenti MTV EMAs – Ed Sheeran, P!nk e Alicia Keys. La scelta di avvicinarsi maggiormente al mondo del pop però convince poco. Dal punto di vista strettamente musicale, infatti, la presenza di vari artisti e l’incontro tra generi diversi,  in questo caso, è forse più un male che un bene. Revival può dirsi tutt’altro che  innovativo. Non presenta infatti grosse novità rispetto ai precedenti lavori, anzi il rapper di Detroit fa addirittura qualche passo indietro: le basi non sono particolarmente ricercate, al contrario suonano banali, datate e a tratti fastidiose, tanto da costringere l’ascoltatore a passare alla traccia successiva dopo pochi secondi di ascolto. L’intero disco risulta spompato come lo stesso Eminem. Anche testi e sample utilizzati sono piuttosto standardizzati: Marshall Mathers affronta diversi temi, tutti però più o meno già familiari – si va dalle problematiche personali (vedi “Castle”e “In your head)  alla feroce critica all’amministrazione Trump, passando per il racconto di un’overdose che poteva costargli  la vita – e sceglie di campionare  pezzi di artisti classici dell’ hip-hop quali EPMD Masta Ace, Schoolly D, Run–DMC, Beastie Boys,  e della scena pop-rock quali Cranberries, Barry White e Joan Jett. Insomma, del rapper irriverente, arrabbiato e sarcastico e, delle basi […]

... continua la lettura
Concerti

Le stelle sono rare, il primo album delle Mujeres Creando (Apogeo Records)

Lo sfondo nero le avvolge, la calda luce sul palco le illumina. Cinque donne: alla voce Assia Fiorillo, alla chiarra Claudia Postiglione, al violino Igea Montemurro, alla fisarmonica Giordana Curati, alla batteria Marisa Cataldo. Insieme sono le Mujeres Creando. Davanti ad una platea gremita, nell’Ex Asilo Filangieri, spazio aperto dedicato alla cultura, le Mujeres Creando hanno presentato il loro primo disco, Le stelle sono rare, prodotto dall’etichetta discografica napoletana Apogeo Records, con la direzione artistica di Ernesto Nobili, anch’egli presente sul palco nelle vesti di bassista. Non è l’unico special guest della serata, infatti dopo pochi brani entra in scena anche la pianista Elisabetta Serio. Preceduto dall’uscita del primo singolo “Per sempre ancora”, l’album Le stelle sono tare è un viaggio composto da dieci tracce, piene di colori e sfumature di suono. Fin dal primo ascolto ci si immerge in un mondo fatto di gipsy jazz, cambi ritmici dominanti ed un sound potente come una freccia, che colpisce il bersaglio e non lascia indifferenti. C’è posto per ogni sperimentazione, a partire dalla lingua: si inizia con l’italiano, passando poi per lo spagnolo, il dialetto napoletano, concludendo con l’inglese. In un mondo così variopinto come quello delle Mujeres, è riservato un posto d’eccezione all’amore, protagonista assoluto dei testi del quintetto napoletano: un tema sfiorato con delicatezza da E je parlo ‘e te, un brano dall’atmosfera rarefatta, ma che non perde mai il sound che contraddistingue le Mujeres. Forse la vera ricchezza è proprio che le Mujeres Creando sanno come distinguersi e sono chiaramente identificabili, grazie al particolare set strumentale ed al minuzioso lavoro nella costruzione dei brani, in cui i cambi di tempo sono la ciliegina sulla torta, che impreziosisce ancor di più il loro mondo musicale. Nel disco tra Rosaspina, unicum strumentale dell’album e Once More, ultima traccia, che vede la collaborazione con Elisabetta Serio, vi è Remedios, cover di Gabriella Ferri del 1974, riportata in vita come colonna sonora del film Saturno Contro. Le stelle sono rare, il lavoro delle “donne che creano” Devono il loro nome al movimento femminista boliviano fondato nel 1992 da Julieta Parades, Maria Galindo e Monica Mendoza. Mujeres Creando, ovvero Donne che creano. Una band tutta al femminile originale, una mosca bianca del panorama musicale napoletano e non solo, cinque artiste che insieme hanno “creato” una bella atmosfera, un unico suono dal suono unico. L’album Le stelle sono rare è stato realizzato grazie ad una campagna di crowdfunding, ad oggi è disponibile sia nel formato standard che digitale.

... continua la lettura
Concerti

Labrano e Dragotto aprono la rassegna del Be Quiet al Piccolo Bellini

Labrano e Dragotto inaugurano la rassegna del Be Quiet al Piccolo Bellini Buio. Impreziosito da luci che affiorano colpendo volti e svelando silenzi, tra la penombra e il chiaroscuro. Il piccolo corpo vibrante e raccolto della platea sussulta, diventa un’unica cosa con l’evanescenza del palco, la tappezzeria ricamata, le locandine storiche che costellano l’ambiente e il rosso delle sedie. Il buio e i giochi di luce disegnano punti luminosi sul piccolo corpo della platea del Piccolo Bellini, che respira quasi dallo stesso stomaco degli artisti, così vicini alla pelle del pubblico da poterla sfiorare. Il 23 novembre sono stati due gli artisti che hanno giocato con le penombre e i chiaroscuri dell’animo del pubblico, Nicola Dragotto e Luciano Labrano, che hanno inaugurato la rassegna del Be Quiet al Piccolo Bellini. Labrano e Dragotto, che cos’è il Be Quiet ?  Ingabbiare un concetto nei codici retorici o nelle gabbie della parola è un’operazione ardua, specie se si tenta di incapsulare un’idea nelle strette maglie dei nostri codici linguistici: Be Quiet è un agglomerato di sinapsi, processi creativi e condivisione partecipativa. Un movimento sorto nel 2012 dal magma della scena underground napoletana da un’idea dell’artista Giovanni Block, che, tra i tanti riconoscimenti di cui si fregia, ha ricevuto la Targa Siae/Club Tenco del Premio Tenco come miglior autore emergente e il primo premio assoluto del Festival Musicultura, nonché un premio speciale dall’Università delle Marche per il miglior testo, oltre a tanti altri premi, progetti e iniziative che lo rendono un componente davvero prezioso della scena musicale odierna. Be Quiet è un circuito che ingloba e raccoglie una rete di pubblico, appassionati, addetti ai lavori, musicisti e cultori della musica d’autore e ha trovato, da due anni a questa parte, la propria casa di penombre, luce e chiaroscuri al Piccolo Bellini. Il corpo fremente e musicale che ribolle nelle nudità di Napoli viene così sviscerato, portato alla ribalta e messo in diretta comunicazione col pubblico, giacché ognuno di loro, a rotazione e nel corso della rassegna, calcherà il palco per esternare se stesso e le proprie contraddizioni. Labrano e Dragotto, lo spettacolo Giovedì 23 novembre, Nicola Dragotto è stato il primo artista a salire sul palco: trovarsi a diretto contatto con un artista del genere è come fronteggiare una di quelle personalità che sembrano nate dalle scintille dei migliori personaggi goldoniani, con una spruzzata di fascino brillante alla Paolo Conte. Figura  senz’altro carismatica, quella di Dragotto, che è salito sul palco tenendo in pugno il pubblico senza far calare mai l’attenzione: si è svelato e denudato, pur rimanendo in pantaloni, camicia, maglia e scarpe, spogliandosi del proprio mestiere di avvocato, stracciando le vesti dell’inquadramento sociale e mostrando la sua carne pura, in una sorta di processo di disvelamento pirandelliano. Dragotto canta le tracce del suo album L’Ultima Causa (lo sentite anche qui il pirandellismo?), e porta al Piccolo Bellini una ventata di resistenza, perché resistere è l’imperativo categorico del cantautore, che ha parlato al pubblico di fuga (ma dove si va? dove si […]

... continua la lettura
Concerti

Maldestro al Teatro Sannazaro: musica che abbatte i muri

Il cantautore napoletano Maldestro apre al Teatro Sannazaro, il 15 novembre, la rassegna “Sound of the City” a cura dell’etichetta Jesce sole, scegliendo di concludere proprio a Napoli, la città che per lui è “casa”, il tour “I Muri di Berlino” che lo ha visto impegnato nel 2017 in giro per l’Italia. A fare da cornice al grande ritorno di Maldestro (nome d’arte di Antonio Prestieri) nella città che lo ha generato, è un palcoscenico d’eccellenza, quello del Teatro Sannazaro, conservando dentro di sé le tracce di nomi che hanno fatto la storia del teatro e calando le note del giovane cantautore napoletano in un’atmosfera intensa e suggestiva. Dopo la voce calda e graffiante di Irene Scarpato che apre il concerto, la musica e le parole di Maldestro guidano il pubblico attraverso un vortice di emozioni, per abbattere i muri e demolire ogni barriera che opponiamo – o ci è opposta – nella vita di tutti i giorni. Con l’accompagnamento di Diego Leanza (chitarre), Luigi Pelosi (basso), Roberto Porzio (tastiere) e Andrea De Fazio (batteria), si passa dal ritmo concitato di “Sopra al tetto del comune”, alle note ebbre di “Dannato amore”, tratte dal disco d’esordio “Non trovo le parole” del 2015, con le quali Maldestro regala parole e sensazioni che avvolgono il pubblico come un abbraccio, in cui ciascuno inevitabilmente si ritrova. Maldestro e storie che raccontano di noi Tra racconti di convivenze sbagliate, false partenze ed aspettative future, la musica di Maldestro racconta di noi e delle peripezie emotive che ogni uomo si trova ad affrontare. Storie quotidiane, situazioni in cui ciascuno si imbatte nel corso della propria vita, dubbi ed angosce tutte “umane”, ma anche canzoni di speranza e di rinascita, come “Canzone per Federica“, con la quale ha esordito allo scorso Festival di Sanremo, classificandosi secondo tra le Nuove Proposte e ricevendo il Premio della critica “Mia Martini”, ed il grande successo “Abbi cura di te“, tratto dall’ultimo album “I Muri di Berlino”. Ma in questa atmosfera densa di emozioni c’è spazio anche per momenti di spontanea comicità, grazie all’ingresso in scena di Alessio Sollo e Claudio Gnut, che, insieme con Maldestro, con chitarre acustiche e pianoforte, eseguono un’insolita versione della sigla del cartone animato Candy Candy, tra la generale ilarità del pubblico. E dopo l’uscita di scena dell’artista ed il consueto rientro per il bis, gli ultimi brani proposti da Maldestro sono canzoni mai eseguite dal vivo, un regalo che il cantautore decide di fare al pubblico di Napoli, per festeggiare il suo ritorno a casa.              

... continua la lettura
Concerti

Alvaro Soler in concerto all’Arena Flegrea

Nella calda serata di sabato 22 luglio l’ETES Arena Flegrea di Napoli ha ospitato per il Noisy Naples Fest il cantautore spagnolo Alvaro Soler, in vetta alle classifiche estive ormai da due anni con i singoli El mismo sol e Sofia, e di recente con Yo contigo, tu conmigo. Quest’ultimo singolo farà parte della colonna sonora del film d’animazione Cattivissimo Me 3, nelle sale italiane dal 24 agosto. Indiscusso protagonista delle radio, il giovane cantautore non si è limitato a questo: ha infatti partecipato come giudice alla scorsa edizione del talent show televisivo X-Factor, dove ha conquistato il pubblico italiano, questa volta in veste di giudice, con la sua professionalità, portando al successo il gruppo dei Soul System. Alvaro Soler ha scelto il capoluogo partenopeo come unica tappa meridionale del suo Summer Tour 2017, successo annunciato, dopo i quattro sold out delle tappe invernali a Roma e Milano. Nella data napoletana, il cantautore ha presentato i celebri singoli e brani dell’album Eterno agosto (2015), disco oro in Italia, incontrando l’entusiasmo e il calore delle giovani fans partenopee. Musica e divertimento sotto le stelle con Alvaro Soler Alvaro Soler appare come il classico ragazzo della porta accanto, dal viso pulito e l’abbigliamento informale. È nella sua energia e nel sorriso coinvolgente che risiede il segreto del suo successo, ma soprattutto nella forza comunicativa della sua musica e, più in generale, della sua persona. L’impressione che si ha assistendo ad un concerto di Alvaro Soler è quella di partecipare ad una festa tra amici, dove tutti si conoscono e vi è una certa sintonia tra i partecipanti. Palpabile la complicità tra l’artista e la talentuosa band che lo accompagna, ma anche tra questi e il pubblico, che partecipa all’esibizione e ne è parte integrante, invitato a cantare e ballare assieme agli artisti sul palco, a godere tutti insieme di una serata di leggerezza e benessere, spensieratezza e libertà. Quella offerta da Alvaro Soler e dalla sua band è stata una serata estiva di puro divertimento, in un’atmosfera gioiosa e leggera, con musica allegra e ballabile sotto le stelle, che non risulterebbe fuori posto in una festa in spiaggia ma che riesce, invece, a trasportare il pubblico con la mente e con il cuore alle vacanze e alle calde notti d’agosto in cui tutto sembra possibile.

... continua la lettura
Concerti

Jarabe de Palo all’ Arena Flegrea musica di passione e vita

La band spagnola Jarabe de Palo, guidata dal cantante Pau Donés, ha ripercorso nel concerto all’Arena Flegrea di Napoli, il 14 luglio, 20 anni di lavori, liberando l’energia e la leggerezza della loro musica, coinvolgendo il pubblico di Napoli con la loro carica di vitalità. Il loro tour è stato chiamato 50 palos per un gioco di parole in lingua spagnola: oltre a richiamare il nome del gruppo, la parola “palos” significa anche compleanno, Pau Donés ne ha compiuti 50 proprio l’anno del ventennale della creazione de La Flaca, album di debutto del gruppo, che ottenne un grande successo internazionale. La serata musicale all’ arena flegrea è stata aperta da Lemandorle, duo pop – punk e dalla cantautrice Claudia Megré, sola sul palco, chitarra e voce graffiante. Alle 22 è iniziato il concerto dei Jarabe de Palo: oltre un’ ora e mezza di canzoni dai ritmi e colori cangianti, da quelle di romantica passionalità a quelle danzanti e vivaci, da quelle in cui lasciarsi trasportare da parole e melodie avvolgenti, a quelle in cui immergersi nell’ intensità delle emozioni. Quiero ser poeta (Voglio essere poeta) è tra le prime in scaletta e conduce verso i ritmi sostenuti e latini la poetica dei Jarabe de Palo. Il pubblico napoletano è già coinvolto, ma è alla quinta canzone, Depende, che inizia a partecipare in coro al concerto. Depende con metafore e versi è una riflessione e celebrazione in musica della libertà di scegliere la propria filosofia di vita, nel  ed è il singolo che consacrò il gruppo in Italia. A seguire canzoni dai ritmi danzanti, e Pau Donés dimostra sul palco di essere in buona forma fisica, accompagnando le note a piccole danze. I sei musicisti sul palco sono in armonia tra loro, appassionati nell’ esecuzione e la voce di Pau “scorre” nel bel fiume musicale che riproducono. Arriva poi il momento delle canzoni romantiche: Fumo, interpretata nell’ album con Checco Silvestre dei Modà, Mi piace come sei, incisa nell’ ultima versione con Noemi e Completo Incompleto. Sono canzoni intense, di presa di coscienza, di apertura ai sentimenti, di ricerca. Pau le dedica a tutte le donne. Si passa poi all’intensa calma delle parole e della melodia di Agua, che sembra sospendere il tempo all’ Arena flegrea ed entrare nell’anima di chi ascolta. In un cambio di atmosfera La Flaca accende e fa alzare il pubblico: il primo grande successo dei Jarabe de Palo resta indimenticabile per i fans Come un pittore è la canzone, scritta insieme ai Modà nella versione italiana, in cui Pau racconta i vari colori dell’ anima. A far ballare arriva poi Bonito, in cui Pau canta che nonostante sventure e tristezze «todo me parece bonito». Canzone scritta anni fa e che racconta bene ancora oggi Pau. Pau con la sua anima forte, mai sfiduciata, anche quando è stata colpita da un tumore. Alla fine del concerto Pau si rivolge al pubblico e racconta di essere stato colpito da questo male, ma di essere stato operato e di […]

... continua la lettura