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Eroica Fenice

La categoria Concerti contiene 26 articoli

Concerti

Fabrizio Moro, il concerto all’Arenile è un successo!

Dopo aver inaugurato il Pizza Village, Fabrizio Moro torna a Napoli: sabato 28 luglio 2018 il cantautore romano si è esibito a Coroglio, nello splendido Arenile Reload, per l’ennesima tappa di una tournée che lo sta portando in giro per l’Italia. Fabrizio Moro, accompagnato dalla sua consolidata band di talentuosi musicisti, ha cantato per i fan – in uno spettacolo di oltre due ore – i suoi più grandi successi, tratti da ben 12 fortunati album di una carriera in crescendo, iniziata ormai più di 20 anni fa. Brano di apertura è stato “Tutto quello che volevi“, tratto da “Pace“, raccolta di brani in cui il cantautore racconta sé stesso, le sue paure e le angosce che attanagliano l’umanità intera, portate alla luce anche nel singolo “Sono anni che ti aspetto“, canzone tanto apprezzata dal pubblico. Ma il romano ha portato sul palco anche le sue gioie e le sue aspirazioni che si ritrovano specialmente nella canzone più bella di Sanremo del 2017, “Portami via”, nella quale prega la figlia di essere condotto per mano dall’amore, “da qui all’eternità“. Altro storico pezzo eseguito, simbolo del suo impegno sociale e civile, è “Pensa“, dedicato alle vittime di Mafia e Camorra, con il quale ha vinto la cinquantasettesima edizione del Festival di Sanremo nella categoria Giovani, e che ieri è stato cantato a squarciagola da tutti; L’attualità è al centro dei suoi testi, così come appare evidente in “Fermi con le mani“, che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, morto in circostanze ancora poco chiare durante la custodia cautelare al carcere Regina Coeli, e “Non mi avete fatto niente“, denuncia nuda e cruda della condizione esistenziale che la società post attentati sta affrontando, che gli ha permesso di trionfare ancora, insieme con il cantautore Ermal Meta, al Festival. Fabrizio Moro e il suo viaggio all’Arenile di Napoli Un concerto, quello di ieri sera, intimo e suggestivo, un viaggio che scava sia nelle fragilità costitutive dell’essere  sia nei nodi problematici della realtà che vengono dipanati e portati alla luce nelle sue strofe con semplicità ed efficacia. Fabrizio Moro, che punta a diventare un riferimento per la musica italiana così come Ligabue e Vasco Rossi, non è solo politica e impegno. Ma anche amore, gioia e rock. Un cantante e un autore che non si inserisce – per sua fortuna – nell’attuale offerta musicale nazionale dove prevale la banalità e la ricerca del rapido quanto inutile successo commerciale a “tempo determinato”, avvicinandosi, invece, alla grande tradizione cantautorale italiana. Il viaggio di ieri sera si è concluso con la canzone “Pace” appartenente all’omonimo album, che ci restituisce il riflesso di chi è oggi Fabrizio Moro. “Cerco solo il modo di trovare la Pace che non ho“, bisbiglia mentre la cerca ma nel contempo vaga. “Ho programmato la mia dieta e gli impegni/che da domani avrò/Faccio la spesa dentro a un centro commerciale/mentre osservo la bellezza e mi ripeto/dovrei approfondire quello che non so”. Ma senza pace interiore non si va da nessuna parte, non si […]

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Bruno Bavota “A nudo” per Pausilypon: suggestioni all’imbrunire

Bruno Bavota ha incantato Napoli   Sabato 23 giugno, gli spettatori di Pausilypon: suggestioni all’imbrunire hanno avuto il piacere di assistere allo spettacolo “A nudo”  del pianista e compositore Bruno Bavota. Pausilypon: suggestioni all’imbrunire, uno degli appuntamenti più raffinati ed amati del panorama culturale Campano, torna ad animare le serate estive di Napoli, con la sua decima edizione. La rassegna del parco archeologico del Pausilypon, curata dal centro studi interdisciplinari Gaiola onlus, con la direzione artistica di Serena Improta, d’intesa con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, è riuscita nel corso di questi anni a conquistare il cuore degli spettatori, sempre pronti a lasciarsi trasportare dalle incantevoli suggestioni artistiche che di volta in volta vengono presentate. Il parco archeologico del Pausilypon, si contraddistingue come uno dei siti archeologici più belli e suggestivi della città di Napoli. Questo meraviglioso complesso, ricchissimo di storia, si estende dal promontorio di Trentaremi al vallone di Gaiola. L’accesso all’area è costituito dalla meravigliosa GROTTA DI SEIANO, traforo di epoca Romana lungo circa 700 metri. Giunti nel cuore del sito, è possibile ammirare i resti della villa del Pausilypon, fatta erigere nel I sec a.C ed in particolare l’area dei teatri, una meravigliosa terrazza naturale che da sul mare, sulla quale sono eretti due edifici per spettacoli, un teatro ed un edeion, strutture restaurate ed utilizzate tutt’oggi per la rassegna curata da Gaiola onlus. Bruno Bavota per Pausilypon: suggestioni all’imbrunire Il pianista e il compositore napoletano, Bruno Bavota, paragonato da molti a Ludovico Enaudi per la forza ed intensità delle sue composizioni; con il concerto “A nudo” ha presentato al pubblico la sua musica nella sua più intima essenza. Dispensando di ulteriori artifici sonori, l’artista, mediante il solo piano, ha offerto agli spettatori un concerto di straordinaria bellezza, in cui l’autore ha messo “a nudo” la propria anima.  L’artista, che nel corso della serata ha suonato alcune opere estrapolate dai suoi album “il pozzo d’amor”, “La casa sulla luna”, “The secret of the sea”, Mediterraneo” e “Out of the blue”, vanta successi e riconoscimenti di altissimo livello. Infatti Bruno Bavota, nonostante la sua giovane età, è riuscito a conquistare aziende come la Apple, la quale ha scelto di inserire il suo brano “Passengers” nel video celebrativo dei 20 anni della divisione design, ed il regista premio Oscar Paolo Sorrentino, che ha scelto il brano “If only my heart were wide like the sea” per la colonna sonora della famosissima serie tv “The Young Pope”. In un’intervista rilasciata in merito al concerto che ha avuto luogo sabato 23 giugno, Bavota ha affermato di essere onorato e felice di poter portare la sua musica in un luogo come il parco Archeologico del Pausilypon, “uno scenario unico, come unico è  il concerto in solo piano che proporrò”. Nel corso della serata, il compositore ha dichiarato che non è solito proporre questa tipologia di spettacolo, e che probabilmente questo sarà l’ultimo concerto di solo piano della sua carriera. Bavota riconosce che questa esperienza, sarà per lui, […]

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Mimas Music Festival: intervista a Luciano Ruotolo

Dal 21 al 31 agosto, nell’isola di Procida, si terrà il Mimas Music Festival, un evento organizzato dall’Associazione musicale Mousikè, cofondata dal maestro di pianoforte Luciano Ruotolo, che vedrà piacevolmente impegnati studenti e studiosi dell’arte musicale. Il festival sarà articolato in giornate in cui sarà possibile apprendere da maestri di musica di fama internazionale, e suonare al loro fianco, in un percorso che non solo avrà per protagonisti giovani talenti, ma che darà anche la possibilità a quanti vorranno e potranno di perfezionare praticamente la loro conoscenza musicale. In occasione dei preparativi per il Mimas Music Festival, abbiamo intervistato il pianista Luciano Ruotolo, direttore artistico del Festival. Intervista al maestro Luciano Ruotolo Luciano, tu sei cofondatore dell’Associazione Mousikè e della Accademia Musicale Europea: vuoi parlarci nello specifico degli intenti di questi due progetti, delle iniziative promosse e delle manifestazioni culturali in cui siete impegnati? L’Associazione Mousikè è stata fondata con il Soprano Romina Casucci e nasce nel 2008 con lo scopo di creare un nuovo circuito musicale fondato sull’eccellenza e sulla valorizzazione di giovani musicisti, rendendoli protagonisti all’interno dello scenario nazionale ed internazionale attraverso l’ideazione di rassegne, laboratori, masterclass, corsi ordinari di alta formazione musicale ed è impegnata nella divulgazione della musica considerata come un mezzo necessario alla crescita ed alla formazione sociale. All’interno dello Splendido Palazzo Venezia Napoli, ex sede dell’Ambasciata Veneta nel Regno di Napoli, abbiamo fondato per questo scopo l’Accademia Musicale Europea. La volontà di essere protagonista, oltre che partecipe, di un lavoro che abbracciasse musica e canto a Napoli e che si spingesse fuori dai confini nazionali, mescolando antico e moderno, nostrano e straniero: come è nata l’idea e cosa ti ha spinto a portarla avanti? Sono profondamente convinto che la Musica detta ‘Classica’ ha una potenza in grado di arrivare a chiunque, senza differenze e Napoli è stata la culla della Musica e riferimento in tutto il mondo. Vogliamo riportare la nostra realtà al livello che merita mettendo tutte le nostre capacità al meglio. Il Canto è la prima forma di Musica che ognuno di noi attua, non a caso la grande scuola pianistica Napoletana nasce da L’Arte del Canto applicata al Pianoforte di S. Thalberg. Questi sono stati i primi due grandi binari dai quali è partito il nostro progetto. L’occasione per questa intervista è nata in seguito alla notizia dell’organizzazione del Mimas Music Festival: quali sono i punti salienti dell’evento e come si articolerà nello specifico? Prima di tutto voglio esprimere la mia gioia per questo progetto perché amo particolarmente Procida, sede del Festival. Il titolo “Mimas” l’ho scelto per richiamare l’origine primordiale e mitica dell’isola rievocando il Titano sepolto nella leggenda a Procida. Abbiamo proposto la collaborazione all’Amministrazione di Procida trovando un entusiasmo particolare che ci ha portato a creare questo momento insieme; voglio ringraziare l’Assessore Nico Granito ed il Consigliere con delega al Turismo Giovanni Scotto di Carlo per la grande disponibilità. Il Festival si svolgerà dal 21 al 31 agosto con Maestri e studenti provenienti da diverse parti del Mondo, […]

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I Moderup alla Casa della Musica, idolatria della periferia

Il concerto dei Moderup alla Casa della Musica di Napoli è stato un evento atteso dal pubblico, dalla critica e dalla cittadinanza. Oggi, nella nostra città, la musica sembra essere al servizio della denuncia sociale. La trap e il rap soprattutto fanno leva su un pubblico di giovani e giovanissimi immersi nella realtà della provincia napoletana abbandonata al proprio destino decadente. Il palcoscenico è una passerella che i Moderup condividono con i colleghi del rap Prima di dare il via al loro primo live in un importante palazzetto della scena musicale napoletana, i Moderup concedono ad altri rapper emergenti la possibilità di esibirsi e soprattutto di riscaldare il pubblico. Il pubblico però non è quello delle grandi occasioni. Una contenuta folla di fan si è infatti recata al palazzetto. Tocca ai Rowins Expert, Samurai Jay, VMonster accendere la serata. I cantanti si esibiscono incitando costantemente i presenti ad utilizzare i loro cellulari, ad illuminarli con le torce degli smartphone. La necessità di riscaldare l’atmosfera si percepisce dalle loro parole e dal modo in cui si presentano. L’esibizione dei Moderup, denuncia o celebrazione?  Quando ci si reca ad un evento di artisti trap come loro, si sa che ci si ritroverà davanti all’ambiguità comunicativa che caratterizza molto spesso questo genere. Denuncia o celebrazione? Riscatto o desiderio di fama? Influenza negativa o positiva per i giovani? Alla Casa della Musica non c’erano tanti giovani napoletani. C’erano molti ragazzini (bambini addirittura), adolescenti e qualche adulto. Enzo e Gino (i Moderup) vengono da Miano, uno dei quartieri più degradati di Napoli e ci ricordano per provenienza territoriale i Co’ Sang.  I due salgono sul palco indossando delle tute sgargianti color acido. Arrivano sulla scena a bordo di due motorini TMax. Dietro di loro ci sono tre ragazze che indossano abiti seducenti e che ballano in modo provocante. Il volume della casse è altissimo e il riverbero del suono diventa da subito fastidioso per l’udito. Si fa fatica ad ascoltare ciò che cantano i due ragazzi di Miano. Eppure vorresti ascoltare con attenzione quelle parole di denuncia, quel racconto di uno stato emotivo travagliato che è stato annunciato dai maxischermi prima dell’inizio del concerto. Denuncia o celebrazione? Influenza positiva o negativa?  Si potrebbero scrivere chilometri e chilometri di righe sulla questione senza venire mai a capo del problema. Eppure c’è un’immagine di questo concerto che mi rimane ancora impressa. Quella di un bambino che corre lungo il palazzetto imbracciando il suo cellulare. Prima va sotto al palco a fare una diretta Facebook del live, poi si lancia a giocare con i fratelli sulle scale dell Casa della Musica. Il bambino compie questo giro di euforia e noia durante l’intera serata. “Cosa starà pensando quel bambino?”, ti domandi mentre lo osservi muoversi in maniera frenetica. Difficile è fare critica sulla musica del Moderup. Sarebbe necessario riascoltare i loro brani e leggere tra le righe di una narrazione sociale profondamente arida. C’è forse bisogno di avere i necessari strumenti di percezione per non cadere nella solita retorica della […]

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Concerti

Accademia Musicale Europea in concerto

Si è svolto il 5 giugno 2018 presso il Palazzo Venezia (via Benedetto Croce 19, Napoli) il concerto degli allievi dell’Accademia Musicale Europea. La performance, che abbracciava intrattenimento e formazione, ha visto esibirsi bambine e bambini, ragazze e ragazzi, uniti dal sogno e la passione per la musica. Accademia Musicale Europea: il concerto tra musica classica e ritmica Durante il concerto, riprendendo le parole del Maestro Luciano Ruotolo, inteso come «una festa per valorizzare i talenti e la passione musicale», gli allievi hanno dato dimostrazione di ottime doti musicali, concentrandosi su diversi strumenti, come pianoforte e chitarra, e mantenendo sempre un fermo contatto con la tradizione napoletana tramite il mandolino. Non mancano tratti di sperimentalismo grazie alla sezione di musica ritmica, in cui, tenendo presente la scansione, appunto, del ritmo, ogni oggetto può diventare strumento musicale. In particolare, gli allievi, le cui età andavano dai dieci ai vent’anni circa, che si sono esibiti sono stati Niccolò Molteni (chitarra), Simone Iavarone (piano), Melissa Volpe (piano), Federico e Mattia Raimo (mandolino e chitarra), Maria Cristina Serio (piano), Rino Candela (chitarra), Lucas Isak (piano), Gabriella Intignano (piano) e Lorenzo Unich (piano). Tra i musicisti interpretati Mozart, Müller, Beethoven, Schubert, Cimarosa, Debussy e Chopin mostrando come la formazione degli allievi si basi, oltre che sull’esecuzione tecnica, anche sulla conoscenza della storia della musica. A tutto questo si sono accompagnate interpretazioni di canzoni cult moderne, come Every breath you take di Sting e Sweet Dreams degli Eurythmics. Ciò che è, comunque, emerso è la grande dedizione che hanno gli allievi per la musica, dalle classiche tecniche di esecuzione allo sperimentalismo musicale. Accademia Musicale Europea: il progetto L’Accademia Musicale Europea nasce in seno all’associazione culturale Mousikè, fondata dal soprano Romina Casucci e dal pianista Luciano Ruotolo. L’Accademia, che vede come insegnati Carla Senese (mandolino), Chiara De Sio Cesari e Federica Chello (violino), Riccardo Del Prete (chitarra), Giovani Pacenza (ritmica) e lo stesso Luciano Ruotolo (piano), ha lo scopo di divulgare la musica soprattutto presso le giovani menti e avvicinarle a questa complessa sfaccettatura dell’arte. Il valore formativo non si ferma ai corsi musicali o laboratori per i più piccoli. L’Accademia Musicale Europea ha anche lo scopo di preparare i giovani ad esami di ammissioni presso Conservatori; inoltre, essa accompagna i suoi allievi anche attraverso un percorso professionale musicale fatto di progetti e rassegne, che li porta fino in sala di registrazione, mostrando anche una panoramica del mondo del lavoro musicale. Una divulgazione che non è solo mera tecnica, ma conoscenza della musica classica e di tradizione, portando, dunque, avanti, come ha testimoniato il concerto, una vera e propria missione culturale.

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Gli Eugenio in Via Di Gioia entusiasmano la Casa Della Musica

Gli Eugenio in Via Di Gioia sono approdati, ieri 24 Maggio, alla Casa Della Musica per realizzare il primo concerto nella città partenopea, in occasione del tour del loro nuovo album Tutti su per terra. Noi di Eroica eravamo lì per potervelo raccontare. Eugenio in Via Di Gioia, il concerto A giudicare dalle foto postate sulle pagine social della band torinese ci si sarebbe aspettati una grande affluenza o, quanto meno, un pubblico abbastanza folto. Invece, già dalla fila ai cancelli, si intuiva che saremmo stati davvero pochi e così è stato. Ma poco importa, il numero esiguo non ha di certo influito negativamente sulla riuscita dello spettacolo che anzi, del calore e della stravaganza dei pochi presenti, ha sicuramente giovato. È come se fosse stato un raduno tra vecchi amici, in campo tanta allegria e voglia di divertirsi. Il concerto inizia alle 22, gli Eugenio in Via Di Gioia si presentano sulle note di Silenzio. Una breve presentazione e subito hanno l’occasione di interagire con il pubblico. Doveroso menzionare un bizzarro ma simpaticissimo ragazzo che, presentatosi come Gigi D’Alessio, per tutta la durata del concerto, ha esternato il suo amore per la band con frasi piene d’amore e carnalità. Il tutto, mentre la sua fidanzata, rigorosamente presentata come Anna Tatangelo, cercava inutilmente di trattenerlo. Un’atmosfera divertentissima e anche abbastanza surreale che ha rallegrato non poco i presenti. Il concerto va avanti e il gruppo continua attingendo a brani tratti da tutto il loro repertorio: Prima di tutto ho inventato me stesso, Giovani illuminati, Emilia, Selezione Naturale, Sette camicie, Ho perso, Pam, Obiezione, Egli, La punta dell’iceberg… E anche due piccoli tributi a due pezzi da novanta della storia della musica: Beethoven e Gigi D’Agostino. A colpire il grande entusiasmo e soprattutto la  complicità che c’è tra gli “Eugenii” che, tra un brano e l’altro, ma anche durante i brani, danno vita a numerosi scherzi e siparietti, aggiungendo tanta teatralità allo spettacolo. Dopo Chiodo fisso e il lancio di una prugna (no, non è il nome di una canzone, hanno davvero lanciato una prugna sul palco), scendono dal palco, radunando in cerchio gli spettatori. Il concerto finisce proprio così, con gli Eugenio in Via Di Gioia letteralmente abbracciati dai loro fan mentre suonano Perfetto uniformato e Re fasullo d’Inghilterra. Eugenio in Via Di Gioia, considerazioni sulla band e sul concerto Gli Eugenio in Via Di Gioia stupiscono non solo per la vitalità sul palco ma anche per le scelte musicali e testuali delle loro canzoni. Propongono un nuovo folk, ripescando strumenti un po’ dimenticati come la fisarmonica, conciliandolo con sonorità decisamente più moderne. A completare il tutto, testi con un imprinting molto scherzoso e giocoso, quasi fiabesco, che offrono però tantissimi spunti di riflessione su temi incentrati sul rapporto uomo-tecnologia e uomo-natura. Proponendo delle interessanti chiavi di lettura con le quali interpretare il nostro mondo.  

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Hear my voice, Gnut al Teatro Sannazaro con il suo EP

Una camicia a quadri, un paio di jeans e un codino. Una chitarra e una voce intima, quella di Claudio Domestico, in arte Gnut. Ieri, 23 maggio, tra il velluto rosso e i palchetti dello storico Teatro Sannazaro di Napoli, si è consumata una serata interessante, che più che un concerto, sembrava una chiacchierata tra amici. A renderlo possibile la semplicità del cantautore napoletano, che, con timidezza e simpatia, impugnando la sua chitarra, Ciaccarella, che, a occhio e croce, ha cinquant’anni, non ha soltanto cantato i suoi pezzi, ma ha raccontato cosa ci fosse dietro le parole e le note che lo hanno reso noto e tanto amato tra i giovani, e non solo. E così, ci ha fatto entrare nella sua stanza, ci ha portato sul suo letto, dal quale, mentre fuori pioveva a dirotto, è dovuto scappare perchè si stava “scrivendo sotto”. Ha raccontato tanti aneddoti, storie di vita familiare, nonni “cantanti” e nonne “manager”, amicizie. Perchè è vero che l’arte e la musica nascono così, per strada, nutrite dalla vita che ci capita, mentre nemmeno ce ne accorgiamo. Gnut, chitarra e cuore sul palco La prima parte del concerto, ha visto Gnut cantare e suonare accompagnato dalla sua band, e poi, in solitaria, nei suoi “never green”. Pezzi che raccontano la nostra generazione, sogni, speranze, delusioni. Pezzi in cui è facile scorgersi e riconoscersi, in nome di quei sentimenti semplici e universali che Claudio mette in musica, come l’amore. E proprio il parlare dell’amore ha risucchiato sul palco un ospite speciale, l’amico e poeta Alessio Sollo e la sua verve inconfondibile. A ritmo di battute e risate complici su quell’amore, che, a detta di Sollo, “se l’avessa fa nu’ poco con l’amicizia e dovrebbe imparare qualcosa da questa“, è partita la canzone L’ammore over, una delle quattro perle dell’EP Hear My Voice, nato proprio dall’incontro fortunato tra la musica di Gnut e le parole di Sollo. Ambizioso progetto registrato alla fine del 2017 in uno studio a Cevennes, in Francia. Con una timbrica che rimanda a nomi come Elliot Smith e Bon Iver, vi prendono vita sono storie d’amore, tradimenti, serenate e il fascino inconfondibile di una città come Napoli che fa da irrinunciabile scenario. Immancabile la presenza di altri nomi noti agli amanti del genere, come Andrea Tartaglia e Roberto Colella, che, uniti in un abbraccio, prima ancora che in un coro, hanno chiuso una di quelle serate che dovrebbero ripetersi più spesso, che ti fanno capire quanto di bello può fare la musica quando va oltre la musica stessa. Hear My Voice, una scommessa tutta napoletana. Sicuramente vincente.

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Nino D’Angelo 6.0, lo scugnizzo riabbraccia la sua città

Reduce da concerti di incredibile successo Nino D’Angelo non si ferma e continua con Il Concerto Nino D’Angelo 6.0, nato l’anno scorso per festeggiare il suo sessantesimo compleanno. Sabato 19 maggio, quasi un anno dopo l’inizio del tour allo Stadio San Paolo, è ritornato a Napoli per poter nuovamente cantare davanti al suo popolo. Ad ospitarlo ancora il Teatro Palapartenope, gremito di persone di ogni età pronte ad accogliere l’eterno “scugnizzo”. Noi di Eroica Fenice eravamo lì e vogliamo raccontarvelo. Nino D’Angelo 6.0, il concerto Sono le 21.20, due signore confabulano: Nino D’Angelo ha messo su un po’ di pancia ma questo non le scoraggia, sono convinte che sia ancora bravissimo e, soprattutto, ancora bello. È questo il clima che si respira nel teatro, qualche dubbio c’è ma non tale da scalfire la granitica certezza di assistere a un grande spettacolo. 21:30, ora il pubblico, un po’ impazientito, invoca a gran voce il suo beniamino. Passano pochi minuti e Nino è proprio lì, a braccia aperte per stringere a sé il calore del pubblico e cullarsi sulle note di, guarda caso, Ventuno e Trenta. L’urlo della platea è ora assordante, il sound della band è massiccio e deciso, si passa da ritmi rock ad altri più distesi. Brani come Batticuore, Si turnasse a nascere, Jammo Ja, Chesta Sera, Sotto ‘e stelle si susseguono uno dopo l’altro non senza che Nino abbia più volte dimostrato il suo affetto al pubblico:” Evviva l’amore, vi amo!”. Lo ripeterà più e più volte, sdraiato, disteso, in ginocchio, a braccia spalancate, in ogni modo. Trova anche il tempo per ironizzare sulla passionalità “carnale” di alcune sue canzoni che forse, data l’età, non gli sono più consone. I suoi sessant’anni non sono però un freno ma uno stimolo a tuffarsi a capofitto nell’adrenalina del concerto perché:” non bisogna accontentarsi delle cose materiali, quelle si scassano, i sentimenti no”. Inarrestabile, salta da un lato all’altro del palco, assorbendo l’energia del pubblico in delirio. Solo un piccolo guasto tecnico lo ferma ma, con molta esperienza, non lascia che il tempo trascorra inerte e intrattiene il pubblico, ingraziandoselo anche:” Il mio pubblico non va a vedersi Nino D’Angelo, ma va a cantare con Nino D’Angelo”. Risolti i problemi tecnici si riprende a suonare: Senza giacca e cravatta, Jesce Sole, A mio padre, Io vivo e tante altre fino ad approdare a Napul’è, un omaggio a Pino Daniele. Questo tributo segna un po’ una svolta nello spettacolo entrato nella sua fase finale. A prendersi la scena, adesso, i brani che hanno fatto da colonna sonora ai film come Pop-Corn e patatine, Pronto si Tu? A giacc e pell e ‘Nu jeans e ‘na maglietta durante la quale, sceso tra il pubblico, rischia seriamente di rimanere schiacciato per il troppo affetto. Dopo aver anche esaudito alcune richieste, si cinge le spalle con la bandiera del Napoli e termina il tutto con Napoli Napoli. Nino D’Angelo 6.0, considerazioni Questo concerto mi ha stupito non poco. Troppo spesso rinchiuso nell’immagine del caschetto biondo e […]

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Jovanotti sarà presto a Napoli per “Pino è”

Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, si esibirà a Napoli il 7 giugno 2018, allo Stadio San Paolo, e molti aspettano con ansia quella data, visto che sarà un concerto dedicato a Pino Daniele, e saranno presenti i più famosi cantanti italiani. Il Lorenzo Live Tour 2018 e il concerto “Pino è” Il nuovo tour di Jovanotti è iniziato a febbraio, e la sua prima tappa è stata Milano, per poi passare a Rimini, Firenze, Torino, Bologna, Roma, Acireale, Verona ed Eboli. Il 7 di giugno, si esibirà allo Stadio San Paolo di Napoli, prima di proseguire con Padova ed altre città europee. Il tour finirà a Milano, a luglio. In questo tour, la sua scaletta prevede ventotto canzoni, e tra queste ce ne sono sei tratte dal suo ultimo album, uscito nel 2017: Oh, vita! Sbagliato Chiaro di Luna In Italia Sbam! Fame   Il concerto del 7 giugno, tuttavia, non fa parte del tour di Napoli. In questa data, Jovanotti ed altri importanti nomi, come Fiorella Mannoia, Claudio Baglioni, Emma, Elisa o Biagio Antonacci, saranno i protagonisti dello spettacolo “Pino è”, dove omaggeranno il Pino nazionale, scomparso ormai da più di tre anni. In un post rilasciato su Facebook e rilanciato anche sul suo sito web personale, nel 2015 il cantante ha scritto “La sua musica quando ero al liceo mi ha liberato e illuminato, e da grande la sua amicizia mi ha fatto diventare un musicista”. Di conseguenza, Jovanotti non poteva non partecipare ad un concerto dedicato alla memoria del cantautore napoletano, che lo ha ispirato, nonostante il suo impegno con il tour. Jovanotti, comunque, aveva già omaggiato il cantautore napoletano nel 2016, durante il concerto del 6 gennaio, a Caserta, ad un anno della sua scomparsa, cantando la sua canzone “Je’ so’ pazzo”, riscuotendo grandi applausi dal pubblico, dal quale, durante la sua esecuzione, si è elevato un coro che faceva “Pino! Pino! Pino”. Il video di questa esibizione è stato poi postato su Youtube e sulla pagina Facebook di Jovanotti. Per maggiori informazioni sul concerto e per conoscere la scaletta leggi questo articolo. È possibile acquistare il biglietto del concerto di Napoli fino al 4 giugno, pagando dai trenta agli ottantacinque euro (il costo varia a seconda della posizione dei posti). Jovanotti cittadino onorario di Palinuro Vista la sua permanenza ad Eboli, dal 25 al 28 maggio, Jovanotti non poteva mancare di ritornare a Palinuro, una frazione del comune di Centola, sempre nella provincia salernitana, dove il cantante, come lui stesso racconto, passava l’estate, e si recava nella discoteca Il Lanternone, dove ha scoperto di voler diventare un cantante. Dopo il suo concerto del 26 maggio, il sindaco di Palinuro, Carmelo Stanziola, ha contattato il musicista, invitandolo per conferirgli il titolo di cittadino onorario, come dimostrazione dell’affetto di tutta la cittadinanza. Sembra, inoltre, che il sindaco e Jovanotti si conoscessero già allora, visto che il primo lavorava in un’altra discoteca in cui il cantante si recava a ballare con i suoi amici, Il Ciclope. Pur essendo romano, […]

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Mannarino, il re di Roma conquista l’Augusteo

Mercoledì all’Augusteo l’impero è caduto sotto scroscianti applausi. Non poteva che iniziare da “Roma”, inno malinconico dedicato alla sua amata città, il viaggio musicale in cui Alessandro Mannarino ha condotto gli spettatori del teatro partenopeo per due splendide serate. Arena dopo arena, sold-out dopo sold-out, il cantante romano torna a Napoli, città che ne ha visto crescere il talento con numerosi concerti nel corso degli ultimi anni. Ma quello che è salito ieri sul palco è sicuramente l’incarnazione più matura di un musicista che ha saputo reinventarsi e rimettere in discussione il suo modo di fare musica. Mannarino ora è un artista completo, un cantautore metropolitano eclettico e mai banale, in grado di dar voce, con la stessa grinta e la stessa ispirazione, alle sue due anime, quella più folk e danzereccia, che connotava i suoi primi lavori, e quella “blues” e politicamente impegnata che abbiamo potuto apprezzare nei suoi due ultimi dischi. Mannarino, tra catarsi e poesia La scaletta proposta ha visto vecchi successi e bravi nuovi riarrangiati per l’occasione in maniera egregia – soprattutto “Marilù”, “Rumba Magica” e “Malamor” – e coerente non solo alla location ma anche agli intenti narrativi. Arricchite da sonorità di “confine”, le storie raccontate si incastrano alla perfezione in un mosaico di degrado globale, di baracche, prigioni e totem da scardinare, a cui riesce a contrapporsi con efficacia soltanto la spinta vitalistica dell’amore. La catarsi è completa e funziona solo se condivisa, e allora dopo aver incantato la platea con le sue rime più crude, nell’ultima mezz’ora Alessandro sceglie di abbattere la quarta parete e di ballare, saltare e brindare insieme al suo pubblico intonando le sue strofe più gioiose. L’impero è già crollato L’evoluzione di Mannarino è tangibile ascoltando i suoi ultimi tre dischi in parallelo. In “Al Monte“, infatti, aveva lasciato i panni di stornellatore dei perduti amori di “Supersantos” per occuparsi di tematiche di forte rilievo politico e sociale. Canzoni come “Scendi giù”, ispirata alla vicenda di Stefano Cucchi, e “Gli animali”, in cui cita George Orwell, ne sono l’emblema. Nell’ultimo suo lavoro, “L’impero crollerà“ – che dà anche il nome al tour – continua su questa falsa riga per quanto concerne i contenuti mentre nel contempo prosegue spedito nella sua ricerca musicale. Lo ritroviamo, perciò, a scatenarsi nuovamente, ma in giacca, cravatta e sombrero. A differenza dei suoi colleghi che hanno iniziato quell’inevitabile quanto apparentemente necessario processo di omologazione verso i sound made in USA, Mannarino rivolge la chitarra più a meridione, contaminando il romanesco con le sonorità del Sud America. Il suo è un ritorno alle origini in tutti i sensi. I colori e i carnevali di quelle terre lontane, difatti, non sono che la eco delle danze a piedi nudi di quel ragazzo che correva sul lungomare di Ostia e sognava un giorno di fare della sua arte il suo lavoro. Un ragazzo che oggi si è fatto poeta e uno dei più amati cantori dalla sua generazione. “La notte è scura Ma io e te ci ripariamo”. Grazie Alessà! […]

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