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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 751 articoli

Food

Di Pizza: il format della pizza fa tappa a Salerno

Di Pizza è il nuovo format di eventi che ha l’obiettivo di far incontrare le pizzerie più rappresentative del territorio con un selezionato pubblico di esperti di settore, giornalisti, blogger e opinion leader del mondo food. Avrà sette appuntamenti che attraverseranno l’Italia. Per ogni città verranno individuate le sette realtà pizzaiole d’eccellenza che saranno protagoniste dell’evento, con performance live e momenti di presentazione della propria attività e confronto con media e appassionati del settore, per raccontarsi e migliorarsi. Dopo la tappa di Milano l’8 novembre 2019 e quella di Salerno (1° aprile 2019), arriverà a maggio a Verona. Di Pizza: come nasce? È un evento a marchio Dissapore (www.dissapore.com) e della neonata realtà Garage Pizza: insieme, questi due modi totalmente innovativi di raccontare il cibo si propongono di indagare nelle eccellenze riconosciute e meno riconosciute di tutta Italia, entrando nelle pizzerie, mostrando un nuovo modo di comunicare il cibo e la persona. Garage Pizza sarà dalla mentalità mobile oriented, senza sacrificare la scrittura, spesso dimenticata. Di Pizza: tappa a Salerno – 1° aprile, I Borboni (Pontecagnano Faiano) La seconda tappa  (la prima in Campania) si è svolta il 1° aprile a Pontecagnano Faiano: ospiti della pizzeria I Borboni, c’è stata l’esibizione dei “Magnifici Sette” e la premiazione dei “Sottosopra”, cioè di altri sette tra i migliori pizzaioli di Salerno e provincia. Presenti anche gli sponsor delle tappe: Molino Denti (con la sua selezione di farine per pizza e panificazione), Birrificio Balabiott (con la sua nuova linea di birre), Salvatore Martusciello Wines (con il suo Gragnano), Solania srl (con la sua selezione di pomodori: San Marzano DOP, pomodoro pelato lungo, pomodoro giallo), Fior d’Agerola (con latticini e formaggi). Buffet dolce offerto dalla Pasticceria Palumbo, di Roccapiemonte, specializzata in creazione farcite al pomodoro, tra le quali la famosa zizzinella: uno scrigno ripieno di ricotta di bufala e con perline di confettura al pomodoro San Marzano. Dopo un abbondante finger food ed un altrettanto abbondante “menu caldo” dedicato a mini arancini in varie declinazioni offerto dai padroni di casa, si è passati rapidamente all’esibizione dei sette pizzaioli chiamati: Madia – con Francesco Miranda: datterino giallo, provola affummicata, pancetta arrotolata di Gioi Cilento, scaglie di cacioricotta di capra, fili rossi di peperoncino In Voga – con Fabio di Giovanni: pizza con crema di zafferano, chips di riso e foglia d’oro edibile; L’oro di Napoli – con Pierino Cardonia: pizza con pomodoro San Marzano DOP, mozzarella di bufala e perline di mozzarella di bufala; La locanda dei feudi  – con Francesco Capece: pizza con pomodoro, sbriciolata di salsiccia pezzente, barilotto di bufala e basilico ‘o sarracin – con Angioletto Tramontano: pizza con base di crema di zucca, salsiccia rossa di Castelpoto, melanzane arrostite, mozzarella misto bufala, rughetta. I Borboni – con Daniele Ferrara e Valerio Iessi: pizza con fondo di pomodoro giallo, all’uscita: stracciata di bufala, maionese di riccio di mare, pesto di menta con noci di Sorrento e zeste di limone. Resilienza – con la crew intera di Gennaro Coppeta: pizza con provola, pesto […]

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Food

Pastiera napoletana: storia e consigli per gli acquisti

Pastiera napoletana: già il nome è godurioso, nulla manca a questo dolce partenopeo ricco di ingredienti e sapore. Tradizionalmente preparato durante la Pasqua (e quindi, in primavera), intorno a questo dolce ruotano leggende, storie e aneddoti. Sovente, la pastiera napoletana originale è preparata in casa da veri team di maestri pasticcieri casalinghi: è una preparazione lunga e laboriosa, dove i differenti ingredienti richiedono attenzione e maestria. C’è chi compra il grano per il ripieno ancora da cuocere, c’è la crema da fare, la sottile pastafrolla, la ricotta da setacciare. Una ritualità che non sembra scomparsa nel tempo, anche a fronte della miriade di dolci pasquali proposta, tra i primi uova di cioccolato e colombe. Pastiera napoletana: miti, leggende e qualche risata Un piatto così abbondante rimanda facilmente ai miti di Cerere, alle funzioni celebrative primaverili di rinascita. Molte le storie, alcune davvero leggendarie, che ruotano intorno alla nascita della pastiera napoletana. La prima fa risalire il nostro dolce addirittura alla sirena Partenope, dandogli così una connotazione pagana: gli abitanti del golfo, per ingraziarsi la sirena che aveva scelto quel luogo dove abitare, le inviarono sette bellissime fanciulle cariche di doni della natura: farina, grano, zucchero, ricotta, acqua di fiori d’arancio, uova, spezie. La sirena mischiò insieme gli ingredienti: da qui nacque la nobilissima pastiera napoletana. Ancora una leggenda lega la pastiera napoletana al mondo dei pescatori: le mogli di questi ultimi, a quanto pare, solevano lasciare doni al mare affinché i loro mariti ritornassero (e a reti piene, s’intende). Cesti ricchi di doni (grano, farina, ricotta, fiori d’arancio, uova) venivano lasciati sulla riva. Un mattino, dopo questo solito rituale, le donne non solo videro i loro mariti tornare, ma il mare aveva mischiato gli ingredienti e dato loro un dolce particolarissimo. Qui è decisamente chiaro il simbolismo degli ingredienti: il grano la fecondità, le uova la vita che nasce, la farina la ricchezza, i fiori d’arancio il profumo della terra, lo zucchero la dolcezza. Altra leggenda, forse più veritiera, attribuisce la creazione della pastiera napoletana alle monache di un indefinito convento a San Gregorio Armeno, nelle viscere di Napoli. Qui le sorelle cercavano un dolce per celebrare la morte e la resurrezione del Cristo: nell’impasto degli ingredienti, ognuno con la propria simbologia, crearono un dolce che affascinò i pellegrini, oltre che riempire le strade del centro storico di un odore inebriante. I patrizi erano ben contenti di ricevere pastiere in dono! Forse, aveva proprio ragione Ferdinando II, rivolgendosi a sua moglie Maria Teresa d’Asburgo-Teschen: “magnatell ‘na risata!“ Infatti, la regina, che non rideva mai, si lasciò scappare un sorriso di compiacimento addentando la pastiera napoletana, della quale il marito era molto ghiotto. Pastiera napoletana: alcune delle migliori interpretazioni dei pasticcieri napoletani e campani – Diteci la vostra pastiera napoletana preferita! Antica pasticceria Giovanni Scaturchio Dire Scaturchio è dire, praticamente, la casa della pastiera napoletana. La Napoli bene da secoli ormai acquista esclusivamente la pastiera di questa Antica Pasticceria che, oltre a produrre un dolce di assoluto garbo e rispetto, ne […]

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Napol e Dintorni

Galleria Borbonica, tour in zattera nei meandri di Napoli

Galleria Borbonica di Napoli: visita guidata tra fascino e mistero | Opinioni Domenica 31 marzo, alle ore 19.30, la Galleria Borbonica di Napoli ha fornito una grande occasione per avventurarsi nel mondo della speleologia, in un percorso sotterraneo che trasuda storia, venuto alla luce grazie all’amore per la propria terra dei volontari dell’Associazione Culturale Borbonica Sotterranea. Armati di casco arancione e torcia, i partecipanti, dopo un gustoso e ospitale aperitivo, sono stati guidati in una meravigliosa visita in zattera sulla falda acquifera sotterranea che scorre sotto la galleria abbandonata della linea L. T. R. (Linea Tranviaria Rapida, mai completata) e in un percorso suggestivo, lungo l’intreccio di storie che la terra dei Napoli custodisce gelosamente nei suoi meandri. Galleria Borbonica: Napoli tra luci e ombre Napoli è una città in bilico tra luci e ombre. Lo si capisce volgendo uno sguardo oltre la foschia del cielo che domina il suo mare, per intravedere l’isola di Capri, o attraversando la luminosa Galleria Umberto I, per ritrovarsi catapultati in quartieri senza aria, dalle case lesionate dall’umidità. Basta passeggiare per le strade del suo centro storico per assorbire la passione, ma anche l’ansia che trasmette la grandiosità e la sofferenza di una storia che accomuna una popolazione unica nel suo genere. Napoli è immersa nella semioscurità. È un chiaroscuro di vicoli e piazze, di odori e sentimenti, di strati vecchi e strati nuovi e non ci si può fermare in superficie per godere della sua miriade di volti, perché il ventre di Napoli cela tesori ancor più affascinanti. Il sottosuolo di questa città chiassosa, infatti, ha inghiottito silenziosamente tesori, storie, cunicoli, pozzi, cisterne e gallerie. La Galleria Borbonica è un piccolo capolavoro d’ingegneria civile commissionata dal re Ferdinando II di Borbone (progettato da Enrico Alvino nel 1853), che voleva assicurarsi, in caso di sommosse, una via di fuga da Palazzo Reale verso il mare e garantire all’esercito la possibilità di un rapido spostamento dalle cisterne situate nell’odierna Piazza del Plebiscito. Si tratta di un lavoro mai portato a termine per le difficoltà incontrate durante gli scavi e per gli sconvolgimenti politici al tempo dei Borbone. Nel 1943 fu utilizzata come rifugio antiaereo e, successivamente, come deposito di veicoli sequestrati e affidati in custodia al Comune di Napoli. Lungo il percorso, infatti, è possibile ammirare auto e moto d’epoca. Ci sono persino i pezzi di un monumento scolpito in memoria di Aurelio Padovani, fondatore del fascio napoletano, smantellato e occultato alla caduta del regime. Attraverso un breve cunicolo è stato possibile ammirare lavorazioni idrauliche di eccezionale fattura e una piccola cisterna dove sono visibili le croci incise dai “pozzari”, utilizzate come strumento per tutelarsi dai pericoli legati al loro lavoro. Nel frattempo, è stato possibile godere della narrazione della guida della fascinosa leggenda del “Munaciello”, spiritello delle case, benevolo e dispettoso, identificato proprio con questi “pozzari”, che usavano le vie sotterranee e avevano libero accesso alle abitazioni, dove spesso solevano derubare i proprietari e “consolare” le signore sole, per poi sparire sotto il mantello […]

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Food

Nocciole Papa: il primo store consacrato alla nocciola

Nocciole Papa: il primo store interamente dedicato alla nocciola | Opinioni A San Vitaliano, un paesino della provincia napoletana, “Nocciole Papa store”, il primo store interamente dedicato alla nocciola, frutto tipico di questa zona e prodotto d’eccellenza campano, festeggia i primi 6 mesi di attività. Siamo stati lì per celebrare questo lieto evento e per conoscere meglio questo frutto, tipico delle nostre zone e delizioso in tutte le sue sfaccettature. Veniamo accolti da Pasquale Papa, l’ideatore dello store, nonché nipote del produttore primo, quindi terza generazione di produttori, dal 1970 siti a Roccarainola, che dopo il proseguimento dell’attività da parte del padre, sta dando un nuovo volto all’azienda, al passo con le nuove tecnologie e con il fine ultimo di diffondere il prodotto campano, nonché valorizzarlo nella terra  dalla quale trae le sue remote origini. Infatti Pasquale Papa ci tiene a sottolineare che il nome originario dell’albero da frutto è Corylus avellana, conservando nell’etimologia l’origine della pianta stessa, ovvero Avella, un paesino della provincia di Avellino, a scapito della falsa attribuzione piemontese. La passione della famiglia e la volontà, al contempo, di preservare e diffondere il valore di questo prodotto traspare in tutte le scelte attuate dall’ideatore. L’attenzione è al minimo dettaglio, come è evidente varcando la soglia dello store, che ci conduce in una dimensione al contempo naturalistica e di design ultra moderno, conciliando, dunque, tradizione e contemporaneità; l’arredamento infatti richiama la pianta originaria del nocciolo, con una ramificazione in legno che, partendo dalle radici, del parquet, si dirama fino al soffitto, per culminare in due rami che, esattamente come in natura, sorreggono il frutto. Il verde e il legno sono i colori dominanti e la sensazione è esattamente quella di penetrare in un vero e proprio noccioleto. Nonostante il trascorrere delle generazioni, tale scelta dimostra l’attaccamento del nipote alla propria famiglia. Nulla è lasciato al caso e, per rimarcare l’origine della nocciola, la linea dei prodotti in box reca sul fronte, con un logo fine ed elegante, la regione d’origine del prodotto stesso, la nostra Campania. Le nocciole Papa appartengono a diverse varietà, tutte campane appunto, delle quali la più famosa nonché certificata è la Giffoni e si sta lavorando per certificare anche le altre varietà. Nocciole Papa: tra gusto e salute L’idea dello store non è solo quella di rimarcare e dunque valorizzare le origini del prodotto ma vi è anche la volontà di proporre un prodotto nostrano e soprattutto a km 0, che ha notevoli vantaggi sulla salute, come ci ricorda il medico chirurgo Antonio Notaro, riportando studi condotti su centenari che consumavano prevalentemente prodotti provenienti dal proprio paese d’origine. La frutta secca in particolare, nelle giuste dosi, è un prodotto che può essere consumato e declinato a tutto pasto, oltre che per la sua duttilità e capacità di adattarsi a pietanze dolci e salate, anche per i nutrienti che contiene. Abbiamo inoltre avuto l’occasione di avere un saggio di tale peculiarità della nocciola, grazie alla bravura dello chef Marco C. Merola, della nuova Pasticceria Contemporanea di […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Convegno Cultura Mannara 2019 – Mutazioni culturali

Convegno Cultura Mannara 2019 – Mutazioni culturali Questa iniziativa nasce dall’idea di voler analizzare le mutazioni culturali-artistiche e dalla necessità di promuovere un nuovo modo di esprimere l’arte conservata nei Musei. Le realtà culturali partenopee, l’artigianato d’eccellenza e l’arte della tradizione si fondono alle tecnologie digitali per dare un nuovo impulso alla fruizione delle arti. All’interno della manifestazione Cultura Mannara dal 20 al 25 Marzo 2019 é stato organizzato il 22 Marzo un convegno dall’Associazione Pro Loco Capodimonte e III Municipalità in partnership con il Museo Archeologico Nazionale, il cui argomento centrale é stato il fondamentale utilizzo delle tecnologie al servizio delle arti, per creare uno spazio di confronto sulle modalità di gestione del patrimonio storico-artistico attraverso il linguaggio delle nuove tecnologie digitali.  L’ introduzione al Convegno é stata la seguente: «La mutazione culturale é la nuova sfida del Museo Archeologico (MANN)   il passato ed il presente, la tradizione e l’innovazione si devono incrociare per avere uno sguardo moderno ed una nuova chiave di lettura delle arti. Il linguaggio tecnologico interagisce con le tradizioni culturali, quindi bisogna promuovere il cambiamento e creare una connessione tra l’arte e le tecnologie. Il logo strepitoso che ritroviamo nella locandina del programma Cultura Mannara é stato ideato dall’architetto Manco che ringrazio insieme al direttore del Museo Archeologico Nazionale (MANN) Paolo Giulierini che ha ben compreso l’intento e l’ anima del progetto innovativo.» Il direttore Paolo Giulierini interviene così: «É la seconda edizione di questo progetto culturale voluto dalla dott.ssa Francesca Ferrara, dott.ssa Nara Lattero e dott. Rosario Manco. L’idea é quella di compiere una metamorfosi positiva della struttura del Museo MANN per far comprendere la sua importanza archeologica. Le opere del MANN e le eccellenze napoletane artigianali devono essere valorizzate tramite il linguaggio moderno e tecnologico. Verrà proposta una riflessione culturale sugli oggetti unici del patrimonio artigianale che sarà ospitato all’interno del Museo. Ci sarà una task force che prevede l’esportazione di prodotti di alto livello di artigianato alle mostre d’arte dei musei europei. L’obiettivo é di considerare l’artigianato come una nuova forma d’arte da ospitare nel Museo. È molto importante puntare sulla qualità partenopea, si deve creare sinergia tra la tecnologia e le opere d’arte per far comprendere a tutti che non esiste dicotomia tra tecnologia ed opere d’arte museali.“ Il professore dell’ Università Luigi Vanvitelli Ludovico Solima ha proseguito il Convegno Cultura Mannara 2019 – Mutazioni culturali: «Deve sussistere un rapporto tra tecnologia ed arte. Bisogna fondarsi su quattro principi tecnologici che possono essere adoperati al servizio delle arti museali: Internet of Things, Big Data, Artificial Intelligence e Global 3D Printing. Internet of Things mira a creare una connessione digitale tra gli oggetti e sarà sviluppato in un futuro prossimo 2020-2022. Internet of Things é capace di creare Information Asymmetry, Suggest Itineraries e Smart Objects che permette la creazione di  una forte connessione tra i visitatori e le opere d’arte ad esempio le mostre in 3D, metodi ottimali per creare percorsi artistici-museali suggestivi. Big Data e Analyticssono dispositivi fondamentali che servono per […]

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Napol e Dintorni

Napoli muore dal ridere con Innamorato perso di Enrico Brignano

Dopo aver già fatto tappa in altre città d’Italia collezionando successi su successi, l’ultimo spettacolo di Enrico Brignano arriva anche a Napoli. “Innamorato perso” è una dichiarazione d’amore alla vita ed un ringraziamento sincero e spontaneo al pubblico, che lo ha supportato in questi suoi quasi 30 anni di carriera. Brignano sale sul palco del Teatro Palapartenope di Napoli un po’ timoroso – lo scopriremo solo a fine spettacolo, perché tanta bravura e tanti anni di esperienza non lo fanno minimamente notare – ma bastano le prime battute per farsi accogliere dal cuore dei napoletani. Uno spettacolo onesto, che per questo 2019 ha scelto l’amore come tematica centrale. In tempi dominati dall’odio, dalla prevaricazione, dall’indifferenza al dolore degli altri e del Pianeta stesso, Brignano vuole riportare tutti ai tempi puri dell’infanzia, quando a dominare erano i sentimenti e la bontà d’animo, l’amore, appunto. Comincia così, tra una dichiarazione d’amore paterno a sua figlia Martina e una strizzatina d’occhio alla compagna, a riportare alla mente i primi amori tra i banchi di scuole, le prime illusioni e delusioni. Brignano coinvolge, cattura, conquista Lo spettacolo procede per due ore senza mai perdere l’attenzione del pubblico e cavalcando l’onda quando si verificano inaspettati malfunzionamenti e imprevisti, riuscendo ad utilizzarli per sommare soltanto altro brio all’esibizione. Due ore di risate a pancia piena e lacrime agli occhi in cui è riuscito tramite la risata anche ad accarezzare tematiche attuali ed urgenti. Dall’inquinamento della plastica che uccide i mari, la Brexit e l’atteggiamento anglosassone in generale nei confronti dell’Europa, all’inquinamento che sporca e inorridisce la nostra capitale, Roma, e molto altro. Accompagnato da un formidabile e scattante corpo di ballo, è riuscito dove spesso i comici italiani falliscono: regalare al pubblico una comicità pulita ed elegante senza scadere nel volgare, nel mimo esasperato e nel qualunquismo satirico. Le luci hanno accompagnato i vari momenti dell’esibizione con sfondi molto colorati e luminosi, immagini moderne con un pizzico di vintage ed effetti molto delicati, che non distoglievano mai l’attenzione dallo spettacolo in atto. Le tematiche sono state tante e i complimenti si sprecano per i tempi comici, le pause riflessive al momento giusto e dalla durata perfetta, l’alternanza studiata ed armonica tra momenti di “ripresa”, di sorriso e di risata esplosiva. Uno show che è proseguito perfetto dal primo all’ultimo momento. Oltre la varietà delle battute, le intramontabili personificazioni della donna di turno tra madre e compagna, i dialetti sempre complici e rispettosi, Brignano omaggia Napoli, inserendo ogni volta possibile riferimenti ai cittadini partenopei, che apprezzano la premura. Lo show-man è davvero innamorato perso, ha trasmesso il suo amore per la vita a tutti i presenti in sala e ha chiuso lo spettacolo con un saluto speciale all’amico Fabrizio Frizzi, in occasione dell’anniversario della sua dipartita, mandandogli una risata e un caldo pensiero.   Fonte immagine: https://i0.wp.com/www.toscanaeventinews.it/wp-content/uploads/2019/01/brignano_foto-2019-pic-e1548753167223.jpg?resize=730%2C548&ssl=1

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Culturalmente

Titti Marrone: intervista alla giornalista raccontatrice

E’ lunga la carriera della napoletana Titti Marrone, difficile da riassumere in una sola intervista. Ce ne vorrebbero un paio soltanto per raccontare la sua lunga carriera ne “Il Mattino”, dal 1980 al 2013, con collaborazione attuale. Dal 1996 insegna all’università storie e tecniche del giornalismo. Come narratrice e saggista, è altrettanto prolifica: dai libri sulla questione Sud (Riforma agraria e questione meridionale, ed. De Donato), oppure sulla Shoah (Meglio Non sapere, ed. Laterza). Per la libreria “Iocisto“, la libreria di tutti, ha curato l’antologia di autori vari “Ho sete ancora”. Abbiamo avuto occasione di intervistare Titti Marrone prima della sua partecipazione alla giornata di festa per la riapertura della libreria iocisto, prevista per sabato 30 marzo, dei quali siamo media partner. In questa occasione, sarà presentato il suo ultimo lavoro “La donna capovolta” (Iacobelli editore, 16,00 euro), e selezionato tra i 52 romanzi da proporre per il prossimo Premio Strega dal gruppo Gli amici della domenica. Due righe per descrivere Titti Marrone: dall’inizio fino ad ora. Una giornalista raccontatrice. Una che ama pazzamente il suo mestiere, che lo ha cominciato a fare più di trent’anni fa interrompendo un percorso di lavoro universitario sulla storia contemporanea per poi accorgersi che in effetti le due cose non erano affatto diverse. Una che dalla passione per la storia ha mutuato, anche quando scrive romanzi, il bisogno di ispirarsi guardando in faccia la realtà. In cosa è cambiato il ruolo del giornalismo in questi anni? Nel fatto di essere ancora più importante di prima per capire chi siamo. Con lo sviluppo della rete, tutti postano contenuti  di ogni tipo online, e questo può creare l’illusione del “siamo tutti giornalisti”. Invece il dilagare stesso delle fake news sta a dirci quanto necessario sia il filtro professionale del giornalista. Di conseguenza… com’è cambiato il giornalismo in questi anni? La carta stampata è stata detronizzata e si direbbe sul viale del tramonto. Il giornalismo online è quello del futuro ma per ogni tipo di giornalista aumentano la responsabilità nel dare notizie e la necessità di essere attrezzati con tutti i possibili strumenti. Come si approda dal giornalismo alla narrativa? Nel mio caso ha coinciso con la voglia di raccontare storie sempre attinte o suggerite dalla realtà, ma con un linguaggio dal respiro più ampio che allo stesso tempo riflettesse anche la mia voglia di guardarmi dentro. Parliamo un po’ del suo ultimo romanzo “La donna capovolta”: è stato indicato tra le selezioni per il Premio Strega. Il Venerdì di Repubblica lo ha definito: “Un romanzo che capovolgerà diverse certezze”. Da dove nasce? Cosa ha sentito la necessità di raccontare? Nasce dall’osservazione della realtà, poi del tutto trasfigurata in una narrazione di fantasia.  I temi sono molti e li affronto in modo ironico, a volte comico: la paura di invecchiare; la difficile integrazione di un tipo particolare di migranti che crediamo molto inserite nelle nostre famiglie e invece sono dolorosamente sradicate dalle loro; la complessità del rapporto tra donne, spesso incapaci di comunicare realmente; il perdurare dei […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Rido dunque sono: intervista a Rodolfo Matto

Rido dunque sono. Degli umani aspetti del ridere: dalla risata incondizionata al Clown di Rodolfo Matto è un libro scritto da Rodolfo Matto e pubblicato su Amazon. In occasione della sua presentazione (che si terrà a Napoli nell’ambito della “festa di riapertura della libreria IoCiSto”), abbiamo intervistato l’autore. Rido dunque sono: intervista a Rodolfo Matto Gentile Rodolfo, lei è attore, regista, Clown, insegnante di yoga della risata, gelotologo. Vuol parlarci nel dettaglio delle sue attività di ricerca e sperimentazione? Come dico sempre “Io nacqui Clown”. Come del resto tutti gli esseri umani, siamo nati liberi, senza condizionamenti, maestri dell’empatia e con lo stupore come porta di conoscenza del mondo. Poi con la crescita cominciamo a controllare e a controllarci per difenderci e ne perdiamo in leggerezza ed equilibrio. Dopo aver vissuto un momento estremamente forte, come il terremoto dell’Ottanta, ho deciso di non voler rinunciare alla leggerezza come stile di vita, e da allora è iniziato il mio divertente percorso. Prima la scoperta del mio Clown, poi l’incontro con i temi del sociale, e poi la mia ricerca sul benessere attraverso il ridere, dalla Clownterapia allo Yoga della Risata. Un percorso scandito dalla straordinarietà, quella degli incontri e quella dei luoghi. Condividere la leggerezza e lo straordinario potere dello spirito della risata con chi sta vivendo una condizione difficile, mi ha portato a vivere la gioia in contesti apparentemente lontani, dagli ospedali alle carceri, dalla scuola ai centri anziani, dai dipartimenti di salute mentale ai centri di accoglienza per profughi. E la costante che mi ha sempre guidato è lo stupore dell’incontro, è la bellezza di permettere all’altro di vivere il “qui ed ora” di incontrare se stesso per quello che in realtà è, senza sintomi, pesi ed aggettivi. Creare incontri nel territorio del “non inferno” come diceva Italo Calvino. In questi anni ho scoperto che ridere ci rende liberi, liberi dai vincoli, dalle paure e dal dolore, perché ridere è di quanto più umano possiamo fare nella nostra vita. È innato ed è il primo atto che compiamo nella nostra vita quando da neonati ci accorgiamo di essere vite a loro stanti, di essere individui. Solo noi uomini ridiamo, siamo sul vertice della scala evolutiva perché abbiamo la posizione eretta, perché siamo capaci di articolare un linguaggio strutturato e perché ridiamo. Ridere è una cosa seria, concreta che ci trasforma sia da un punto di vista psicologico sia, soprattutto, da un  punto di vista fisico e fisiologico, come è ampiamente dimostrato dalla PNEI (PsicoNeuro Endocrino Immunologia). Quello che faccio oggi è occuparmi di ben-essere attraverso il ridere, utilizzando la clownterapia, la terapia del ridere, lo Yoga della risata, tenendo gruppi che lavorano sulla “Sostenibile leggerezza dell’essere”, vivendo la sottile utopia di una reale rivoluzione ridanciana. Perché solo in un mondo fatto di relazioni autentiche nutrite dalla profondità della leggerezza, in un mondo in cui si potrà affermare una civiltà fondata sull’empatia, in cui tutti hanno la consapevolezza della propria umanità, tutti avremo la speranza di vivere la nostra propria […]

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Food

Antico Casale dei Mascioni, l’intervista a Ileana Liguori

Intervista a Ileana Liguori, wedding planner e organizzatrice di eventi, in occasione di “Incontri di Primavera” all’Antico Casale dei Mascioni. Un’atmosfera non comune, che gratifica i sensi ed eleva lo spirito, accoglie chi decide, nel giorno più importante della sua vita, di salire sin sopra all’Antico Casale dei Mascioni, location incastonata – come un diamante prezioso – nella rigogliosa natura. Fra i sentieri sinuosi del borgo esalano piacevoli profumi primaverili; i cipressi, i pioppi e i melograni – di cui il parco è ricco – danno forma ad un paesaggio che, per l’eterea bellezza che trasmette, difficilmente può essere dimenticato. Ancora più straordinario è l’arredamento delle sale che, pur rispettando lo stile fastoso originario, offrono all’ospite grande versatilità: dalla raffinata Sala delle Trame Bianche fino al Salone delle Feste, dove si mostra, maestoso, l’antico camino della struttura. Nel corso dell’evento di domenica 24 marzo, dal titolo Incontri di Primavera – Matrimoni enogastronomici, in collaborazione con le Cantine Telaro, abbiamo avuto il piacere di porgere alcune domande a Ileana Liguori, esperta wedding planner e organizzatrice di eventi, nonché figlia dei proprietari dell’Antico Casale dei Mascioni. L’intervista a Ileana Liguori Quando e come è nato l’Antico Casale dei Mascioni? Il Casale è una struttura che, di fatto, è nata nel 2000. Quasi per gioco, in realtà, perché era la casa in campagna della nostra famiglia. Mio padre ha comprato questo terreno, dove c’era un vecchio rudere che è stato ristrutturato, nel lontano 1999. Dopodiché, sono successe due cose parallele: da un lato, la struttura diventava, a mano a mano, troppo grande e dispendiosa; dall’altro, mio padre, che è stato medico fino al 2005, ha improvvisamente deciso di diventare ristoratore. È da qui che è partita la nostra splendida avventura. In vista, nel suggestivo Casale, vi sono dei cimeli. Si suppone una grande passione di famiglia? Proprio così. Nella famiglia di mio padre c’è questa tradizione legata alle seterie di San Leucio. I nostri antenati erano, infatti, produttori di raffinati tessuti in seta. Molti oggetti che si trovano nelle sale della struttura, come gli antichi telai per la tessitura e le collezioni pregiate, provengono proprio da questi antichi setifici. Insomma, nel Casale c’è tutta la nostra storia. Come è suddivisa la struttura? La struttura ha tre macro-ambienti. Il primo è la parte inferiore, con l’antico casale e una prima sala. Qui c’è una zona che chiamiamo “percorso enogastronomico”, dove organizziamo il buffet e gli antipasti dei matrimoni. Poi c’è la zona principale, con una serie di sale che si aprono una nell’altra. Infine, la zona della piscina, dove organizziamo il taglio della torta e il buffet dei dolci. Oltre questo, c’è una parte di campagna, ancora inesplorata, per la quale abbiamo dei progetti. Progetti di che tipo? A questa location, che è ben organizzata per i matrimoni, vorremmo affiancare una struttura che abbracci anche il pranzo degustazione o un evento più intimo. Nella zona inferiore, quindi, con annesso albergo, centro benessere e spa. Sull’onda di “Incontri di Primavera”, avete in programma altri novità? […]

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Incontri di Primavera, il menù esclusivo dell’Antico Casale dei Mascioni

Si è tenuto domenica 24 marzo, alle ore 12:00, l’evento Incontri di Primavera – Matrimoni enogastronomici dell’Antico Casale dei Mascioni, location per matrimoni di rara raffinatezza, immersa nella vegetazione lussureggiante di Squille di Castel Campagnaro, in provincia di Caserta. L’Antico Casale dei Mascioni La storica dimora, che è stata restaurata mantenendo immutato l’autentico fascino del passato, appartiene alla famiglia Liguori, una delle più prestigiose di Terra di Lavoro. Da oltre un secolo, infatti, si dedica alla produzione e alla trasformazione di preziosi tessuti in seta di San Leucio. Pertanto al Casale, Raffaele e Onorina – i proprietari – hanno pensato bene di trasferire alcune delle attrezzature e degli oggetti che meglio raccontano il loro mondo: gli antichi telai per la tessitura, la macchina da scrivere Olivetti, le collezioni in seta pregiata. Il vero punto di forza del Casale sta, però, nella sua versatilità: ad allestimenti rustic chic ed informali, come il Salone delle Feste, si affiancano atmosfere classiche e regali, come quelle della Sala dalle Trame Bianche o quella degli Specchi. Le ampie vetrate della location – così come il Belvedere degli Angeli, che affaccia sulla vallata del Volturno – consentono di godere di panorami incantevoli. Sotto il minuzioso lavoro di Ileana, esperta wedding planner e organizzatrice di eventi, figlia dei proprietari, qualsiasi esigenza e gusto degli ospiti possono, effettivamente, essere esauditi. Incontri di Primavera – Matrimoni enogastronomici All’evento hanno preso parte la stampa e gli amanti del buon cibo, che hanno potuto gustare le proposte primaverili dell’executive chef Salvatore Sabatino e del pastry chef Onofrio Annunziata. Per accompagnare il percorso enogastronomico, il Casale ha promosso la collaborazione con le Cantine Telaro, che hanno messo a disposizione alcuni dei loro pregiati vini, abbinati dai sommelier alle diverse portate proposte. All’aperitivo in piscina, accompagnato dal Malafemmena Rosè 2018 e dal Tefrite Brut 2018, è seguito il pranzo vero e proprio. La prima proposta del Casale, consistente nell’uovo marinato al fumo con perle dell’orto in doppia consistenza, ha soddisfatto sia i più tradizionalisti, sia gli amanti del gourmet. Alla portata, è stato sapientemente affiancato un bicchiere di Fiano Le Cinque Pietre 2018. A seguire, come primi piatti, gli chef hanno preparato uno squisito risotto di primavera con vellutata di bufala, impreziosito da chips di maialino croccante, e dei tortelli allo zafferano con crema di asparagi e polvere di speck. Ad accompagnare queste due proposte una Falanghina Vendemmia Tardiva 2018. Degno di encomio, per ricercatezza e qualità, il brasato di maialino al ristretto di porto, su un soffice di patate e verdure di stagione, associato al rosso Bariletta 2018. A concludere degnamente la giornata, come dessert, un cremoso al cheesecake su streusel di mandorle e mela golden. In abbinamento al dolce, il Passito di Falanghina Le Cinque Pietro 2017. Sinceramente stupiti dalla travolgente bellezza della location – ideale per chi vuole allontanarsi dallo stress cittadino – dalla impeccabile qualità dei prodotti, nonché dall’accuratezza con cui vengono selezionate le materie prime, non possiamo che consigliarvi di vivere questa esperienza presso l’Antico Casale dei Mascioni. PH: Marco Baldassarre

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