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Eroica Fenice

La categoria Culturalmente contiene 905 articoli

Culturalmente

La Thomas Dane Gallery ospita Alexandre Da Cunha

Napoli, Quartiere Chiaia. In Via Francesco Crispi, al civico 69, si nasconde in un piano di Villa Ruffo, elegante palazzo ottocentesco, una preziosa galleria d’arte: la Thomas Dane Gallery. Completamente ristrutturata dal gallerista inglese Thomas Dane e inaugurata nel 2018, con i suoi ampi interni bianchi e le sue preziose vetrate che affacciano sul verde da una parte e sulle sinuosità del Vesuvio dall’altra, la Thomas Dane Gallery offre un perfetto spazio espositivo, adatto ad ospitare ogni forma di arte contemporanea: dalla pittura alla scultura, dalla fotografia all’arte cinematografica.  Innamorato di Napoli e della bellezza delle sue imperfezioni, del suo patrimonio storico e culturale, seducente agli occhi di chiunque, Dane vede nel suo nuovo spazio un ponte verso l’Europa, un crocevia di nomi internazionali del sistema artistico contemporaneo.  Attualmente in mostra, con una sua personale, l’artista di fama mondiale Alexandre Da Cunha, originario di Rio de Janeiro. Curata in dialogo con Jenni Lomax, ex direttrice del Camden Arts Centre di Londra, la mostra Arena pone l’accento sul rapporto spaziale degli oggetti nella progressione delle stanze della galleria. Gli oggetti sono costantemente rielaborati dallo sguardo dell’artista che supera la staticità dei materiali, ne modifica le forme, senza sminuirne il significato, creando una lettura più comprensiva del readymade, che anima la realtà degli oggetti vissuta e delle comunità o degli individui che li hanno utilizzati.   Tra le opere in mostra, Kentucky (2020), teste di mocio di cotone tinto per lavare a terra, sono trasformate dalla fantasia dell’artista in un tessuto unico sospeso in diagonale dal soffitto. O ancora Marble (2020), un anello di gomma gonfiabile drappeggiato con un tessuto che si raccoglie sul pavimento in un posizionamento del materiale sottile e intuitivo, sfidando la percezione di quello che potrebbe essere duro o morbido al tatto.   Alexandre Da Cunha sfida il valore implicito degli oggetti. Nella sua attenta disposizione di materiali e oggetti – che siano domestici, utili o usa e getta – rivaluta le gerarchie dell’attenzione e della percezione analizzando con cura il gioco di sagoma, forma, colore.  In un momento buio come questo, in cui la cultura soffre e la necessità della bellezza si impone prepotente, forte è la speranza di poter tornare presto a camminare nel mezzo di una mostra, guardare un’opera e restarci fermi davanti a immaginare, persi tra dettagli e significati nascosti.    Orario della galleria:  Da martedì al venerdì dalle 11.00 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 19.00, sabato dalle 12.00 alle 19.00 Oppure su appuntamento Per maggiori info:  +39 081 1892 0545 [email protected] (Photo credit Amedeo Benestante)

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Culturalmente

Francesco Arena | otto angoli, in mostra allo Studio Trisorio

Qual è la parte di una stanza che più passa inosservata? Gli angoli. Sono proprio gli angoli le coordinate in cui si muove il viaggio artistico di Francesco Arena, la cui ultima personale è stata inaugurata il 19 febbraio 2021 presso lo Studio Trisorio (in via Riviera di Chiaia), fiore all’occhiello delle gallerie d’arte napoletane.  Otto angoli, otto opere diverse. Ad occupare l’angolo più occidentale dello spazio Extreme Occident (2013), un libro di Marc Chadourne, trovato casualmente dall’artista, che, cercandone poi una copia, ha trovato Extreme Orient (2017), posizionato nell’angolo più orientale dello spazio. Alle pagine cartacee degli estremi, si aggiungono tanti altri materiali: bronzo, alluminio, rame. Tutti rimandano ai concetti di spazio e tempo, tutti rimandano a profondi significati politici, storici, letterari e sociali. Le vicende collettive si intrecciano a quelle individuali dell’artista e sono tradotte in unità di misura che determinano le dimensioni e il senso delle sue opere.  Il peso di un blocco di bronzo lucidato a specchio crea un ossimoro con la delicatezza di un fiore, spinto dal blocco ad assecondare la geometria del muro. Peso e leggerezza, pieno (del blocco) e vuoto (dell’angolo) sono gli opposti che animano l’opera Fiore curva (2020). “Si scalda solo per quello che non sa”, “Quello che sa lo lascia freddo”, “Se sa di qualcosa, ma non può appurare che cosa sia, è allettato a saperlo”. Alluminio lucidato a specchio e scritte sono gli elementi essenziali del Trittico del sapere (2020) che impone all’attenzione tra frasi prese in prestito dal romanzo I calabroni di Peter Handke. Elle capovolta (2020), alta tre metri una L capovolta, in rame, recita una frase di Auguste de Villiers de L’Isle-Adam: Nous nous en souviendrons de cette planéte/Ce ne ricorderemo di questo pianeta, scelta da Leonardo Sciascia come epitaffio per la sua tomba. Gli angoli, che sono anche la base dell’architettura, sono necessari allo sviluppo delle opere. Un tubo Innocenti, lungo sei metri, piegato ad angolo retto e quindi aderente al muro, che il genio di Arena fa contenere un nastro, estensione fisica, concreta di una canzone dei Nirvana. Nome dell’opera Endless, Nameless (2020). Ancora una volta lo Studio Trisorio, che ha da poco aperto in via Carlo Poerio 110 un secondo spazio espositivo destinato ad opere storiche e nuove degli artisti della galleria, propone un artista notevole che, con il suo sincretismo artistico tra memoria e presente e giocando con materiali di ogni genere, veicola messaggi allegorici e profondi.   Francesco Arena | otto angoli, in mostra fino al 10 aprile 2021. Non perdetelo! Foto di Francesco Squeglia

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Bommarè a Cercola, a gran voce, porta il mare in cucina

Bommarè: il meglio del mare a tavola Apre a Cercola il ristorante Bommarè, il meglio del mare a tavola. Un nuovo indirizzo per appassionati di crudi e crostacei, di ostriche e tartare. Pescato fresco dal mare nostrum e prodotti di pregio provenienti da mari più lontani come il King Crab e il caviale Beluga. Il locale grida al mare in ogni dettaglio: dalle scelte cromatiche degli interni alle vasche per i crostacei e il banco dei pesci a vista. Il progetto Bommarè è figlio del lavoro e delle esperienze dello chef Vincenzo Esposito, dell’imprenditore Vincenzo Amabile e del direttore Gianluca Carbone. La ricercatezza, i dettagli, la qualità dei prodotti e la passione per il mare sono chiaramente percepibili nell’intervista a Vincenzo Esposito e Vincenzo Amabile. Quanto c’è di innovativo e quanto di tradizionale nei piatti? E in che proporzione equilibra queste due tendenze? Non c’è innovazione senza tradizione. La conoscenza della cucina tradizionale è alla base di tutto, del resto non si può fare innovazione se non si ha ben chiara la cucina delle proprie radici. Io ad esempio ho impresso nella memoria l’odore del ragù della domenica, oppure il ricordo di quando da bambino andavo al porto con mio padre per aspettare i pescherecci che rientravano. Con pochi soldi compravamo il pesci “poveri” che poi nelle mani di mia nonna diventavano piatti indimenticabili, lavorati con maestria, utilizzando marinature e fritture oppure prodotti usati per creare primi piatti eccezionali con spaghetti rigorosamente “sciulatielli”. Oggi nella cucina del Bommarè la filosofia è divisa tra 50 e 50: alla tradizione mi piace aggiungere sempre un tocco di innovazione acquisita mediante esperienze di lavoro pregresse, l’impiego di attrezzature e tecniche moderne oltre che un pizzico di personale estro creativo. Bommarè richiama al mare e al mondo acquatico a gran voce, e la scelta di costruire un’eccellenza specializzata nella cucina di mare dimostra un forte legame con esso. Da cosa nasce questo rapporto speciale? E come lo vive? Ho la fortuna di vivere tra il mare e la bellezza del Vesuvio. Il mare mi trasmette calma, serenità e quando penso a quello che ci offre si attiva un meccanismo di voglia di fare, provare, creare. È parte del mio modo di vivere. Chi ha la fortuna come me di vivere vicino al mare può capire perfettamente quello che provo. Gli interni del locale, firmati da uno studio napoletano, mostrano attenzione ai colori, cura e ricercatezza dei dettagli e giochi di equilibri. Tutto ciò come viene riportato nelle preparazioni e nei piatti? La mia cucina è strettamente interconnessa con il lavoro di interior svolto dallo studio We+Falconio Oranges. Lo si può notare ad esempio nell’attenzione che mettiamo nella ricerca di pescato di alta qualità, nella curare delle intensità cromatiche, Nei piccoli dettagli che fanno la differenza e nel tentativo di trovare sempre una forma di continuità e di rimando tra la presentazione del piatto e il design del locale. (Vincenzo Esposito) Cosa significa aprire un ristorante di alta gamma, con prospettive ambiziose e numerose eccellenze in un […]

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Una nuvola di pizza in pala: la nuova idea di Johnny Take Uè

Evolversi per superare la crisi, innovare per interessare la clientela. Johnny Take Uè riformula la classica proposta della pizza in pala ispirandosi alle nuove frontiere che stanno rivoluzionando il mercato gastronomico, unendo la qualità della tradizione alle nuove frontiere dello street food: nasce così il nuovo format “Pizza in pala, focaccia & pane” che ha inaugurato il 4 febbraio in Via Nazionale Appia, 172 a Casagiove in provincia di Caserta. Questa è la nostra intervista ai founder Francesco Esposito e Giovanni della Corte, e al primo affiliato del format Johnny Take Uè pizza in pala Enrico Esposito. Cosa vi ha spinto ad inaugurare in un periodo così difficile? Avevamo una grande voglia di presentare il nostro progetto consapevoli di dover affrontare difficoltà di mercato e restrizioni che limitano le potenzialità di qualsiasi attività. Dopo tutto siamo molto contenti del risultato e dell’entusiasmo con cui le persone si sono approcciate a Johnny pizza in pala. Complimenti sia per il prodotto sia per il locale e questo ci ha dato grandi soddisfazioni. Quali i punti di forza? Ne abbiamo tanti… Alta qualità della materia prima partendo dalle farine speciali a tutti i condimenti e dall’attenzione ai dettagli. Ci è piaciuto abbinare la qualità al piacere del palato e alla salute perché la vogliamo raccontare anche in chiave healthy. I nostri impasti e le farine speciali che utilizziamo (tradizionale nuvola, integrale, multicereali, grani antichi, curcuma & zenzero) ci piace definirle come l’evoluzione della pizza classica. Perché avete scelto Caserta? Abbiamo avuto subito la possibilità di incontrare un imprenditore di Caserta che ha creduto nelle grandi potenzialità del format ed aveva a disposizione un locale in top location. Bello confrontarsi in una città come Caserta dove la pizza è cultura, ne è diventata negli anni distretto di premiati pizzaioli. Bella sfida per noi introdurre un prodotto nuovo e ricercato. Quali sono i prossimi passi? Siamo attivi come franchising, ed abbiamo in cantiere già tante nuove aperture con Torino, Napoli, Firenze, Acireale, Caltannisetta e tante altre trattative in corso. Nei prossimi due anni stimiamo circa 20 aperture. Che consigli vi sentite di dare a chi fa impresa nel food in questo momento storico? In Italia ci sono imprenditori incredibilmente bravi che hanno scritto la storia del food italiano che tutto il mondo ci invidia. Sarebbe complicato dispensare consigli a gente super esperta e che ha fatto e farà ancora cose meravigliose perché presto ritorneremo a raccontare belle storie. Noi abbiamo solo portato una ulteriore idea e proposta allo scenario e mercato esistente cercando di lavorare sulla personalizzazione, qualità e bontà in un format dal layout nuovo, conviviale e con un atmosfera rilassante e… che crea dipendenza! (o meglio ci speriamo).

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Ristorante Innovative: tra tradizione e innovazione

È di inizio 2019 l’apertura del nuovo ristorante Innovative di Giuseppe Scicchitano, figlio di Assunta Pacifico, ‘a figlia d’o marenaro di cui l’omonimo ristorante ha raggiunto la notorietà per la sua eccellente zuppa di cozze, che il ristorante Innovative ripropone, per esaltarne la freschezza, cotte alla brace. Giuseppe, classe 1990, si pone l’obiettivo di portare avanti la tradizione di famiglia, con innovazione. E nel suo ambiente in via Foria 180/182, al primo piano del ristorante ‘A figlia d’o marenaro gestito da Assunta, le stanze dentro le stanze riportano la mente ad una tipica casa napoletana, ma arredata con sontuosità: cornici e statue dorate si stagliano su parati damascati, i tavoli dai bordi neri e dorati effetto marmo hanno decorazioni che richiamano le onde del mare. Il menù proposto da Giuseppe, realizzato dallo chef Sergio Scuotto, comincia con un cocktail di benvenuto accompagnato da mini bun di pesce con sfoglie di mela: all’ingresso del ristorante, infatti, il cocktail bar propone una selezione di drink classici, selezionati dall’International Bartender Association, nonché diversi Signature Cocktail, i cui nomi si rifanno alla cultura napoletana. A seguire, un’entrée di crudités di mare, con tartufi locali, gamberi, scampi ed ostriche San Michele del Gargano, il tutto accompagnato da una Falanghina spumantizzata extra dry dell’azienda Le Vignole. Un menù che richiama Napoli anche nell’estetica, come il gambero crudo avvolto in un sottile strato di provola affumicata, scottata al momento con un cannello e decorata con chips di patata, maionese al gin ed acqua di mare e maionese al blue lagoon, che con il suo color azzurro cielo ricorda la città partenopea. Ma ad incarnare appieno il principio di tradizione e innovazione è la cheesecake salata di mare, di invenzione dello stesso Giuseppe: un crumble di fresella costituisce la base per lo strato centrale di ricotta e quello superiore di tartare di gamberi e zest di limone. La cheesecake porta il nome di Maria, la nonna di Giuseppe, che “amava il pane con la ricotta”, rivisitato per l’occasione in un piatto gourmet. Ad accompagnare il piatto principale il Sommelier Pietro Marotta seleziona un Fiagre, un blend di vini 70% Fiano 30% Greco di Tufo di Taurasia dell’azienda vinicola Cantine Caggiano. Il primo piatto di spaghetti di mare è circondato da una corona di gamberi crudi, scottati alla fiamma direttamente al tavolo con un alcol di cereali ad alta gradazione. Sul finire, i due dessert: il cannolo scomposto, di chips di riso dolce, ricotta fresca e gocce di cioccolato e il curniciello, ricetta originale di Innovative commissionata alla pasticceria Poppella per la realizzazione, con crema diplomatica, cioccolato bianco e liquore strega su base di pasta frolla. A concludere il pasto un cocktail leggero di arrivederci: succo di pompelmo, lime, liquore alla nocciola e doppio rum, in un bicchierino decorato con un bordo di cacao dolce. Il lavoro di Giuseppe e del suo staff di giovani steward di sala, cuochi e barman viene supervisionato, con discrezione, da mamma Assunta, che qualcuno ha definito “il Maradona della ristorazione”. “Sarà lui il […]

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L’isola d’Ischia e la tradizione dei Piennoli di pomodoro

L’isola d’Ischia si distingue nel mondo per le diversità morfologiche, culturali, storiche e gastronomiche che la contraddistinguono, confluendo in un territorio senza tempo. Gastronomia, tradizione e storia dell’isola d’Ischia Famosi sono i cosiddetti “Piennoli di pomodoro”, realizzati sin dai tempi antichi, secondo tecniche particolari e suggestive, tramandate da una generazione all’altra. Sull’isola d’Ischia, il pomodorino del Piennolo è famoso e in qualsiasi ristorante o abitazione si vada a mangiare, si potrà assaporare il gusto antico di tale alimento, in un mix di storia e bontà. Per quanto riguarda i “Piennoli” c’è però da fare una distinzione di natura etimologica, infatti, essendo un termine dialettale, c’è chi lo chiama “Piennolo” e chi invece lo definisce “Piennulo”. Il periodo di realizzazione è solitamente l’estate, quando fa caldo e quindi si hanno a disposizione pomodorini rossi e ben maturi. Gli abitanti di Ischia rivelano che ad essere utilizzate sono le cosiddette “schiocche”, ossia i primi grappoli di pomodorini. Ciò perché la possibilità di un improvviso temporale sarebbe inevitabilmente dannosa e potrebbe compromettere la raccolta, rendendo vana la maturazione dei Piennoli che, ricordiamo, permettono di avere i frutti, quantomeno nell’accezione più scientifica del termine, a disposizione durante i mesi freddi. La gastronomia di Ischia si differenzia proprio per la ricchezza e la varietà di elementi a disposizione; tutto ciò che un tempo rappresentava fonte di sostentamento per le famiglie dell’isola, oggi è un vanto per quanti conservano tali tradizioni. Nel corso del tempo, essendo il territorio dell’isola molto fertile, gli abbondanti raccolti di pomodori richiedevano una tecnica di conservazione che ne preservasse l’integrità nel tempo. Si pensò a diverse soluzioni, tra le quali le conserve, la preservazione in bottiglia, essiccati o in barattolo (le cosiddette bottiglie di pomodoro) ed infine la scelta ricadde sul rinomato e tutt’oggi apprezzatissimo Piennolo. Passeggiando lungo le strade interne di Ischia, è impossibile non notare dei pergolati in legno, tettoie o semplicemente pareti in tufo verde, tipico dell’isola, dai quali come una cascata scendono enormi “grappoli” di pomodori, intrecciati l’uno con l’altro. Come realizzare “U Piennolo”  Dopo aver raccolto le prime “schiocche” di pomodori ben maturi, ovviamente coltivati secondo tecniche biologiche, senza prodotti chimici, esse vengono posizionate su un filo di canapa, legato a cerchio; in questo modo verrà fuori un grande grappolo, il cui peso varia in base alla grandezza dei pomodori, appeso poi alle pareti o alle tettoie di cui prima facevamo menzione, in luoghi ben asciutti, protetti dalla pioggia e ventilati. Tale metodo permetterà di conservare a lungo i pomodorini e soprattutto è un’ottima soluzione per garantire quel sapore dolce e al tempo stesso lievemente acidulo che caratterizza “U Piennolo” Una curiosità circa la realizzazione del Piennolo riguarda lo spago o la corda utilizzati per crearlo; ad Ischia, infatti, si usano anche i rami di ginestra. Questa scelta permetterà di avere un duplice vantaggio: con la ginestra basta un unico avvolgimento perché i pomodori aderiscano perfettamente al ramo. Il secondo vantaggio è che i pomodorini sono abbastanza distanziati tra loro e ciò crea una maggiore distribuzione e […]

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Lievitati artigianali VS lievitati industriali

Lievitati artigianali VS lievitati industriali: chi vincerà questo confronto? Oggi non siamo qui a parlare male delle produzioni industriali perché, come vedremo, non sono tutte da demonizzare. Certo è vero che le produzioni industriali sono note per l’intensività delle produzioni che causa l’impiego di processi che velocizzano e che, quindi, snaturano gli alimenti. Oggi vorremmo parlare di come fare scelte alimentari di valore a partire da quelle occasioni tipiche in cui, per una volta, non ha senso rifugiarsi nella “comodità” del cibo industriale. Il Natale, un compleanno o un’occasione speciale sono tutti momenti adatti a scegliere qualcosa di più pregiato da mangiare, dando uno sguardo all’etichetta e sostenendo le attività artigianali storicamente in forte competizione con quelle industriali. Conservazione e ingredienti: le differenze da cogliere Abbiamo iniziato questo approfondimento con ottime intenzioni, ovvero senza voler scatenare una guerra di principio verso gli alimenti a produzione industriale. Non è detto che consumarli sia sbagliato se non con qualche accortezza. Innanzitutto nei supermercati ci sono spesso interi scaffali dedicati ai produttori di zona che andrebbero preferiti, soprattutto per supportare le piccole attività locali. In secondo luogo dovresti imparare a leggere l’etichetta nutrizionale, prendendo le distanze da tutto ciò che potrebbe arrecare un danno alla tua salute e anche all’ambiente. Per esempio nei lievitati industriali sono spesso presenti generici aromi, conservanti e coloranti che fanno sì che questi possano durare molto a lungo. Al contrario i lievitati artigianali hanno una breve data di scadenza, superata la quale degradano velocemente. Questo è un chiaro segno di genuinità e di freschezza degli ingredienti dal momento che all’interno di lievitati artigianali non trovi nulla al di fuori di uova, lievito madre, zucchero, burro e farina. Ogni tanto possiamo cambiare abitudini Quindi siamo tutti d’accordo sul fatto per cui il supermercato non sia un posto malvagio in cui c’è solo cibo spazzatura ma un grande centro in cui puoi trovare un po’ di tutto. Per quel che riguarda i lievitati la differenza è netta perché quelli industriali sono solitamente confezionati con cartone e involucro in plastica e compaiono sui banchi molto prima delle festività. La comodità di poterli acquistare anche tre settimane prima di Natale o Pasqua è indubbia ma, una volta tanto, potresti provare a cambiare abitudini a meno che non ci siano particolari esigenze nutrizionali. Per esempio alcuni lievitati industriali sono pensati per chi non può mangiare glutine o lattosio, oppure ci sono tante nuove versioni vegane che fanno capolino sul mercato. Le colombe artigianali, invece, così come i panettoni e tutti gli altri lievitati di alta pasticceria, hanno una tiratura molto limitata. Ogni anno le grandi pasticcerie italiane producono sempre maggiori quantità di lievitati ma questi non arriveranno mai ad eguagliare i numeri di quelli industriali. È per questo che potresti rischiare anche di non trovarli dal momento che hanno una tiratura limitata. Per andare sempre sul sicuro, dal momento che vanno a ruba, potresti scegliere la tua colomba artigianale su SaporideiSassi.it, dove trovi la più ampia selezione dei migliori lievitati artigianali del nostro […]

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Napoli e Dintorni

Il chiostro delle clarisse, Spaccanapoli e Santa Chiara

Il Chiostro delle Clarisse a Napoli, e in generale l’intero complesso monumentale di Santa Chiara, prospiciente alla grande Chiesa del Gesù Nuovo, costituisce un elemento rappresentativo della cultura napoletana, nonché delle sue vicende incastonate fra le pieghe della Storia del Novecento. Il Chiostro delle Clarisse e il Monastero di Santa Chiara Camminare lungo Spaccanapoli è sempre un’esperienza suggestiva in quanto l’occhio che ritrae gli angoli del Decumano Inferiore nota sempre la presenza di qualcosa di nuovo che in precedenti passeggiate era sfuggita. Non ci si riferisce ai marchi di rinnovati e rinomati negozi che adescano fiumi di turisti con la promessa di sapori e profumi tradizionali, ma a quei silenziosi che attendono un curioso passante che si fermi a osservare la sua bancarella: ecco il vecchio che rivende antiche locandine delle passate edizioni della Festa di Piedigrotta, o volumi di Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo, ecco il giovane intento a disegnare quadretti di nature morte o animali, ed ecco lo spigliato venditore che offre, a quegli stessi turisti, in varie dimensioni un flaconcino sigillato trasparente, certificando che esso contiene realmente “aria di Napoli”; tendendo poi l’orecchio, oltre il chiacchiericcio e gli schiamazzi, si percepiscono voci femminili e fisarmoniche che così cantano: “Sta donni, comme de’ i’ fari p’amà sta donni? Di rose l’ei ’a fa nu bellu ciardini ’ndorni ’ndorni lei a annammurari…”. Ed ecco apparire, circondata di uditori, una donna che danza e suona, posseduta dal ritmo della sua taranta; e, più avanti ancora, superato il Palazzo Venezia e il Palazzo Filomarino, residenza di don Benedetto Croce, una voce tenorile così ricorda: “Dimane? Ma vurria partì stasera. Luntano no, nun ce resisto cchiù. Dice ch’ è rimasto sulo ’o mare, che è ’o stesso ’e primma, chillu mare blu…”. Lì, di fronte la Basilica di Santa Chiara, ben vestito ed alto c’è chi ancora pensa Napoli com’era e a Napoli com’è. Oggi ricostruita, Santa Chiara, il cui complesso ebbe origine nel Trecento con la costruzione di una vera cittadella ospitante allora due conventi (uno maschile, per i francescani, e uno femminile, per le clarisse), fu vittima dei bombardamenti del 4 agosto 1943, che lo ridussero quasi in cenere. Tale e tanta fu la disperazione che, tra la folla, sopraggiunse anche don Benedetto dalla vicina dimora a contemplare in lacrime la ferita inflitta al cuore di Napoli. Salvo fu, per fortuna, il chiostro delle clarisse maiolicato e le “riggiole” (le piastrelle) che lo compongono. Esso è testimone delle trasformazioni che nel corso del tempo attraversarono Napoli dal Medioevo ad oggi: originariamente in stile gotico, per la volontà angioina che commissionò la strutture nel XIV secolo, subì trasformazioni ad opera di Antonio Vaccaro nella prima metà del Settecento, per cui si fusero i riferimenti all’arte gotica con gli elementi della cultura architettonica e pittorica barocca. A testimonio di questo intreccio, ecco gli affreschi di Storie francescane, che si leggono camminando lungo il porticato, o il giardino verdeggiante con le Fontane dei leoni, vera e propria Arcadia, in cui si assiste […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Napoli suona ancora:la napoletanità in progetto online

Napoli suona ancora è Il grande progetto sulla Musica ideato da Arealive e sostenuto dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. Attraverso performance online, Napoli suona ancora fonderà due delle iconografiche caratteristiche della nostra città: la bellezza sempre sorprendente di luoghi e siti ormai famosi e l’inimitabile musica napoletana. Inaugurato nel weekend passato da una clip di Francesco Di Bella, ogni giorno con performance alle 14.00 e alle 18.00, Napoli suona ancora presenterà spettacoli musicali realizzati al PAN|Palazzo delle Arti di Napoli, occasionalmente trasformato in una sala concerti. Sarà possibile goderne attraverso le pagine social dell’Assessorato, del progetto e dai canali Youtube dedicati. Marco Zurzolo, Dario Sansone, Maldestro, Roberto Colella, Ebbanesis, Fiorenza Calogero, Flo, Maurizio Capone, Fede ‘n’ Marlen e Gianni Lamagna sono solo alcuni dei nomi che hanno aderito a questo grande progetto che ci permetterà di spaziare tra i generi, che vanno dal jazz al rock, al cantautorato alla musica popolare, e di lasciarci respirare, attraverso suggestive riprese, l’aria di Napoli. Dal 20 gennaio alle performance artistiche registrate si aggiungeranno delle “cartoline digitali”, realizzate in esterno nei più bei luoghi partenopei, con l’intento di promuovere turisticamente il nostro patrimonio culturale e musicale. Ripercorreremo gli stretti vicoli della città fino a giungere al Palazzo dello Spagnolo, passando per la Chiesa della Sanità e il Chiostro di San Domenico percorrendo via Filangieri e, attraversando i cavalli di Piazza Plebiscito, raggiungeremo la collina del Vomero nel Piazzale di San Martino. Senza dimenticarci, ovviamente, del nostro prezioso mare, ripreso da Castel dell’Ovo. Per concedere a un così bel progetto un meritato finale, a fine mese verrà mandato in onda uno show radio-televisivo a cura di CRC, media partner ufficiale, dal titolo “Frequency speciale Napoli suona ancora“, trasmettendo il 30 gennaio i dj-set registrati dalla terrazza del Maschio Angioino e, nella serata di domenica 31, andrà in diretta televisiva un programma creato ad hoc con tanti ospiti ed esibizioni. La città, la musica e molti dei suoi illustri interpreti saranno una boccata d’aria fresca per tutti gli amanti di Napoli e non solo, per un settore gravemente penalizzato, simboleggiando la volontà intrinsecamente napoletana di non lasciarsi mai schiacciare dalle difficoltà. Immagine in evidenza: ufficio stampa

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Spice Caliente. Recensione forno elettrico per pizza

Recensione del forno elettrico per pizza Spice Caliente L’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato difficile, ma ha avuto anche i suoi risvolti positivi. Il lockdown ha aumentato il tempo a disposizione per dedicarci alla cucina e molti di noi si sono cimentati nell’impastare e preparare pizze, le cui foto hanno invaso i più importanti social network per molti mesi. Riprodurre però gli stessi sapori e la stessa consistenza delle pizze tipiche di una pizzeria non è un’operazione scontata, dati i limiti dei forni casalinghi che presentano una struttura diversa dai quelli che si trovano nelle cucine di ogni pizzeria. Giungono così in nostro aiuto dei validi sostituti come il Forno pizza spice Caliente, prodotto dall’azienda Spice Electronics. Spice Caliente. Descrizione del prodotto Fin dalla sua fondazione nel 2014, Spice Electronics si è distinta nel proporre prodotti per la cucina di alta qualità e a basso costo, con un occhio di riguardo anche all’ambiente usando materiali biodegradabili: portapranzo, borracce, essiccatori per gli alimenti, affettatrici, scaldavivande e forni elettrici per preparare pizze hanno conferito a questo marchio giovane un ruolo di prestigio all’interno del settore. Spice Caliente incontrerà i favori di tutti coloro che amano preparare pizze in casa. Questo piccolo forno dal colore rosso accesso è costituito da un piano di cottura dal diametro di 32 centimetri e realizzato in pietra refrattaria, la stessa con cui sono costruiti i forni delle pizzerie e che, allo stesso modo, assorbe l’umidità rendendo la pizza fragrante. Questo risultato che si può ottenere in soli cinque minuti (tre, nel caso di pizze surgelate). Il forno elettrico Spice Caliente è adatto per cuocere molti altri alimenti come carne, panini, piadine, castagne, toast, torte salate e calzoni. È inoltre dotato di un termostato utile per regolare la temperatura (fino a 400 gradi) e ha una potenza pari a 1200 watt. I materiali con cui il forno è realizzato fanno sì che non vengano rilasciati fumo o cattivi odori e, rispetto a quello casalingo, il consumo di corrente è ridotto al minimo. La sua struttura in acciaio inox lo rende un prodotto resistente anche agli urti più pesanti. L’acquisto di Spice Caliente è quindi consigliato a tutti gli amanti dei prodotti genuini e fatti con le proprie mani. Il vantaggio di poter avere nelle proprie case un forno elettrico capace di cuocere pizze come nelle più rinomate pizzerie costituisce un valido motivo per l’acquisto. Il prezzo si aggira sugli 82 euro, ma se si vuole acquistare il forno con un set di due palette di alluminio e un libro di ricette la spesa si aggira attorno ai 92 euro. Inoltre, qualora il prodotto dovesse risultare difettoso o danneggiato, Spice Electronics offre una garanzia diretta a domicilio di 48 ore che prevede la sostituzione dei pezzi difettosi. Se anche voi volete stupire i vostri amici o i vostri familiari preparando una pizza come sanno fare i veri pizzaioli, non bastano solo acqua, farina e lievito. Vi serve anche il forno Spice Caliente, se volete fare un […]

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