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Eroica Fenice

La categoria Napoli e Dintorni contiene 749 articoli

Napoli e Dintorni

Trekking in Campania: le mete più suggestive

La Campania, terra ricca di paesaggi montuosi e di mete balneari tra le più belle d’Italia, offre molteplici opportunità per gli amanti del trekking, custodendo luoghi incantevoli, paesaggi incontaminati e riserve naturali spesso sconosciute a chi vive immerso nei ritmi frenetici della città. Tra le mete preferite dagli appassionati dell’avventura e dei percorsi tortuosi fra mare e montagna, la Campania propone diverse opzioni di escursionismo nel territorio lungo percorsi mozzafiato, di cui vi proponiamo una carrellata. I luoghi del trekking in Campania Trekking sul Monte Faito Il Monte Faito, costituito prevalentemente da calcari e dolomie depostesi in mare, con i suoi 1.131 metri è la vetta più alta dei Monti Lattari, da cui si gode una vista ineguagliabile sulla penisola sorrentina, sulla costiera amalfitana, sul golfo di Napoli e sul Vesuvio. L’incantevole itinerario naturalistico consente percorsi di trekking attraverso faggete secolari ed antiche neviere, nelle quali per secoli la popolazione locale ha immagazzinato il ghiaccio da utilizzare durante la calura estiva. Il Canyon dell’Inferno, il Sentiero dei Monaci e il Tratturo di San Pasquale L’affascinante percorso di trekking ad anello nel Parco regionale del Matese attraversa parte della Valle dell’Inferno fino a Valle Orsara, continua lungo il Sentiero dei monaci fino al campanile di San Pasquale, per poi ritornare a Piedimonte attraverso l’antico tratturo, uno dei “cammini storici d’Italia”, dove la natura irrompe in tutta la sua forza e bellezza. È indubbiamente una delle zone più suggestive e selvagge del Matese, con tratti boschivi, panorami vertiginosi, ruderi di pastori, dove è possibile imbattersi nelle aquile, che vi nidificano: un’avventura in uno dei canyon più profondi d’Europa, caratterizzato da altissime pareti rocciose, sorgenti, grotte e cascate. La Valle del Tusciano e la grotta di San Michele È senza dubbio una delle mete più importanti degli antichi itinerari religiosi europei, ubicata tra i monti Picentini, nel salernitano. Il sentiero, che attraversa il vallone del fiume Tusciano e il monte Raione, tra macchia mediterranea, boschi, olivi, sorgenti e fabbriche medievali, consente di raggiungere la suggestiva Grotta di San Michele ad Olevano, al cui interno gruppo di monaci orientali edificarono un un complesso religioso di IX-­X secolo, contenente preziosi affreschi. Il percorso di trekking tocca numerosi punti di interesse storico e ambientale, tra cui i ruderi dell’antica cartiera amalfitana, orgoglio tutto campano, e le spettacolari gole del Tusciano, circondate da impressionanti pareti a picco. Gole, forre e sentiero delle miniere a Cusano Mutri Ubicata sul versante sud del Matese, inglobato nell’antico Sannio Pentro, oggi al confine tra Campania e Molise, offre aree naturali e siti di interesse naturalistico lungo il corso del fiume Titerno, ricche di sentieri, grotte, forre e gole, alcune raggiungibili tramite un apposito sentiero guidato, altre visitabili con l’ausilio di guide esperte, mediante imbracature collegate a delle corde di acciaio fissate nella roccia. L’incantevole paesaggio circostante comprende anche gallerie esplorative e di estrazione della bauxite spesso affiorante in superficie, da sempre chiamata “pietra rossa” dalla popolazione locale. Il Ponte Tibetano di Laviano Inaugurato solo nel 2015, il ponte sorge sul massiccio […]

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Napoli e Dintorni

Port’Alba: il varco dei libri nel cuore di Napoli

Port’Alba è una delle porte antiche della città di Napoli, collocata sul lato sinistro di piazza Dante, e il suo storico arco simboleggia l’ingresso verso il centro storico della città, nel decumano maggiore; in origine vi era ubicato un vecchio torrione di guardia e la zona era soprannominata “Largo delle Sciuscelle” per la notevole presenza di alberi di carrube. Essa trae il proprio nome da don Antonio Álvarez de Toledo, duca del comune spagnolo di Alba de Tormes, nobile e statista del Regno di Spagna e del vicereame di Napoli, discendente del celebre viceré Don Pedro de Toledo, che ne dispose l’erezione nel 1625 all’interno dell’antica murazione angioina: la popolazione, infatti, per poter transitare più agevolmente verso la parte interna della città, oltre le mura greche, aveva praticato un pertuso, ovvero un’apertura posticcia nel torrione originario, che il duca d’Alba provvide diverse volte a far chiudere; tuttavia, di fronte alla resistenza degli abitanti della zona che continuavano a riaprirlo, si vide costretto a rendere l’apertura “ufficiale”, affidando la realizzazione dell’opera all’architetto Pompeo Lauria, che fregiò la porta con i tre stemmi di Filippo III di Spagna, della città di Napoli e del Viceré, il funzionario reale a governo del vicereame. Port’Alba: un varco nella storia  Qualche anno dopo, nel 1656, il pittore Mattia Preti, uno dei più importanti esponenti della pittura napoletana, aggiunse alla costruzione alcuni affreschi raffiguranti la Vergine con San Gennaro e San Gaetano e la scena dei moribondi appestati; molto dopo, nel 1781, vi fu collocata la statua di San Gaetano, ubicata in origine nella Porta dello Spirito Santo – che costituiva l’ingresso da nord e dall’area collinare alla città sorto in sostituzione dell’antico accesso duecentesco – demolita nel corso del Settecento a causa dei problemi che causava al “traffico” del tempo, ma anche per le sue precarie condizioni di stabilità; sia gli affreschi che la statua non sono più esistenti. Nel 1797 furono eseguiti dei lavori di rifacimento e di ampliamento che resero la porta così come appare attualmente, mentre l’iscrizione che vi fu posta e che menzionava Ferdinando IV di Borbone fu abbattuta nel corso dei rivolgimenti della Repubblica Napoletana del 1799. Vi hanno avuto luogo, nel corso dei secoli, svariati fatti di cronaca, come la morte di Maria ‘a rossa, giovane donna dai capelli rossi che, regredita mentalmente e fisicamente a causa del suo amore perduto, e in conseguenza di ciò evitata e segnalata da tutti come la “strega di Port’Alba”, fu condannata a morte dall’Inquisizione, rinchiusa in una gabbia sospesa a un gancio sotto l’arco della Porta e lasciata morire di fame e di sete, pronunciando parole di minaccia che qualcuno sostiene di aver sentito riecheggiare tutt’oggi, proferite da un’ombra che di notte si aggira nel luogo. Port’Alba: l’angolo dei libri senza tempo La porta, luogo di passaggio per raggiungere Piazza Bellini ed addentrarsi nel centro storico di Napoli, immette all’omonima via Port’Alba, celebre per il mercato librario che vi si svolge e i cui edifici risalgono al Settecento. Una volta varcata la […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Lacci gassosi, ovvero frammenti di un discorso poetico

In un percorso verso la dissoluzione della parola, la mostra Lacci gassosi, ordito del cielo (14 giugno / 14 luglio presso il Palazzo Fondi di Napoli) a cura di Giuseppe Cerrone, con ideazione allestimenti di Sara Galdi, porta l’osservatore a riflettere sulla crasi dell’uomo del Novecento, raccontata dall’arte, dipinta dalla poesia. Mediante un’attenta commistione di arte, cinema, musica, teatro, poesia e riferimenti a intellettuali tra cui Robert Bresson, Carmelo Bene e Leo De Berardinis, Lacci gassosi è un’esposizione che palesa la dolorosa autoaffermazione dell’uomo nella solitudine degli altri uomini, un viaggio dall’ordine al disordine (con accettazione di esso), dalla comunità all’individuo, dall’armonia al rumore. La mostra, inserita nel programma del Napoli Teatro Festival 2019, relativizza l’uomo con se stesso, diviene momento di estraniamento dalla realtà grazie anche all’impostazione dell’allestimento “scenico” che rimanda a un tema ferroviario. Le strutture tubolari metalliche richiamano, infatti, a tale ambiente, ampliando la suggestione grazie anche alle cornici di schermi e opere a mo’ di finestrini di un treno. Si ha la sensazione di viaggiare, e il silenzio rotto dai passi conferisce realtà plastica al viatico degli astanti. Il crollo del superuomo: I e II Stazione Come spiegano Sara Galdi e Giuseppe Cerrone, Lacci gassosi nasce dal bisogno individuale e collettivo di ritrovare se stessi nel turbinio di eventi che hanno caratterizzato il secolo breve. (In questo senso, proprio la ferrovia, modernamente intesa, rappresenta la grande metafora dell’uomo contemporaneo, sempre in movimento e sempre più distaccato dalla sua coscienza). Il punto di non ritorno passa attraverso gli eventi della seconda guerra mondiale, in particolare a quelli che ruotano intorno ad Auschwitz, e Lacci gassosi riflette sulla disgregazione delle forze morali dell’uomo, assurgendo proprio Auschwitz a simbolo oramai immutabile dell’apocalisse. Una “rivelazione” (in senso rovesciato rispetto a quello giovanneo) che determina la sconfitta rispetto ai valori superomistici prebellici di stampo nietzschiano, d’annunziano o, prima e meglio ancora, dostoevskiano. Come accennato, Lacci gassosi è un’esposizione che sovrappone diverse arti, e, a tal proposito, in riferimento al crollo dei suddetti valori, Giuseppe Cerrone instaura un attento collegamento tra arte, cinema e teatro, per cui, ad esempio, l’opera pittorica di Orazio Faraone, in cui, attraverso una rappresentazione minimalista della “caduta nel bianco” dell’animo umano cagionata dal male endemico dell’uomo d’oggi costituito dal simbolo Auschwitz, si incontra con la trasmissione della videoperformance dei Motus, A place [that again], che riflette in termini essenziali sulla prigionia dell’uomo nei suoi disvalori, nella solitudine e nel silenzio. Altro tratto d’interesse è la trasmissioni dei brani della pellicola del 1959 di Robert Bresson, Pickpckets, in cui il protagonista definisce il suo superomismo attraverso il ladrocinio, salvo poi, prendere coscienza della sua condizione di semplice essere umano. Il vuoto delle parole: III Stazione Si tratta di una frammentazione che, dall’intima coscienza, si riflette nel linguaggio. Pier Paolo Pasolini afferma che la morte della comunicazione sta nel non voler farsi comprendere, e l’individualismo generato dalla “rivelazione” si traduce in afasia. Inoltre, ai brani di pellicole sono giustapposte poesie di Giuseppe Cerrone (raccolte in Lacci gassosi, ordito del […]

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Napoli e Dintorni

Rione Sanità: visita de Il Miglio Sacro, tra malasorte e mille culure

Nella mattinata di domenica 14 luglio, Eroica Fenice si è tuffata nei “mille culure” del Rione Sanità, prendendo parte alla visita guidata “Il Miglio Sacro”. Ad accompagnarci Ivan, membro della Cooperativa La Paranza, che presiede un itinerario lungo un miglio, alla scoperta dei tesori nascosti di questo quartiere. ll Rione Sanità, le suggestioni, le emozioni e il coraggio di cambiare le cose La visita parte dalle Catacombe di San Gennaro (affidate nel 2006 alla Cooperativa La Paranza, grazie all’intercessione dell’Arcidiocesi di Napoli e del Parroco della Basilica di Santa Maria della Sanità) e arriva a Piazza Cavour. Si passa per la Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio, una San Pietro in miniatura, la Basilica di San Gennaro extra moenia, l’affascinante Cimitero delle Fontanelle, la cripta delle Catacombe di San Gaudioso, la Basilica S. Maria della Sanità, il Palazzo Sanfelice, che è un esempio magistrale di architettura, ricordo del passato glorioso e nobile della zona, e il Palazzo dello Spagnuolo, uno dei principali simboli di barocco napoletano, costruito nel 1738 su progetto dell’architetto Ferdinando Sanfelice, per volere del marchese Nicola Moscati. La sigla de La Paranza abbraccia molte vite recuperate del Rione Sanità, un posto che la storia vuole maledetto, conosciuto come l’ombelico della camorra ma che resiste grazie alle meraviglie artistiche, al fascino e alla bellezza che lo contraddistinguono. La bellezza cambia la vita delle persone e la Sanità ne è un validissimo esempio Questo quartiere è stato da tanti evitato per troppo tempo ma, grazie a questi folli visionari, uniti dall’amore per la città di Partenope, sta vivendo una vera e propria rivoluzione, volta alla tutela del bello. La Paranza raggruppa ragazzi che hanno sogni, progetti e ideali e che, giorno dopo giorno, compiono un miracolo in questo luogo difficile. Lo fanno valorizzando il territorio, incentivando il turismo e fornendo un’alternativa a chi non ricordava neanche più di esistere. Procedendo per le strade di questa “periferia al centro di Napoli”, la città assume le sembianze di un’ostrica ferita da un granello di sabbia. Quando un granello di sabbia s’insinua in un’ostrica, questa viene lacerata. Allora, per proteggersi, secernerà strati di se stessa intorno al corpo estraneo e, dopo qualche anno, la conchiglia custodirà al suo interno un gioiello unico e irripetibile. Napoli, in effetti, non è altro che il frutto del dolore e sputa dalle sue viscere sanguinanti innumerevoli perle preziose. Tra queste, il Rione Sanità è di sicuro fra le più belle. Nella Sanità bene e male si confondono e sono palpabili le contraddizioni della città e del suo popolo. Un popolo passionale, di cuore ma molto scaltro, che fa dell’astuzia la sua arma di difesa perché, in fin dei conti, «cca nisciun è fess!». Il popolo partenopeo è un popolo che resiste, che crede nella felicità, anche se la “ciorta” non lo bacia mai. “Donna Cuncetta” è un nome simbolo di questa gente. È il nome di una popolana molto conosciuta nel quartiere, secondo la leggenda. Il nome di una donna anziana e stanca che viene eternizzata […]

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Napoli e Dintorni

Universiadi 2019: Napoli è pronta per il futuro

Cerimonia di chiusura Universiadi 2019 allo Stadio San Paolo di Napoli | Recensioni La 30esima edizione delle Universiadi si è conclusa con una spettacolare cerimonia di chiusura nella città di Napoli. Cornice della serata è stato lo Stadio San Paolo, gremito di spettatori e amanti dello sport. Le Universiadi 2019 suggellano la volontà della capitale del Sud Italia di ripartire dalla propria cultura e dallo sport. 60 edifici ristrutturati lasciati in eredità ai giovani della Campania “Abbiamo riqualificato più di 60 strutture sportive” ha affermato il Commissario straordinario delle Universiadi, Gianluca Basile. Salito sul palco del San Paolo, Basile ha voluto sottolineare il senso più importante delle Universiadi 2019: la rinascita delle strutture sportive campane. “Facendo squadra, abbiamo vinto tutti. Napoli è pronta per essere al centro di eventi internazionali, questo è solo un arrivederci. Qui troverete sempre bellezza e accoglienza – ha aggiunto, riferendosi agli atleti provenienti da tutto il mondo – e impianti sportivi incastonati in un contesto storico e artistico millenario“. Le parole di Basile sono state riprese nel discorso del Presidente Internazionale della Fisu, Oleg Matytsin: “Grazie a tutti. Andiamo via da questa città ispirati“. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha consegnato la bandiera delle Universiadi al sindaco di Chengdu, città della Cina che ospiterà l’evento sportivo nel 2021. Dopo il passaggio del testimone, il braciere italiano si è spento e anche il Vesuvio, posto alle spalle del palco, ha smesso di emettere lava, illuminandosi di brillanti gocce blu. Avevamo visto la rappresentazione artistica del Vulcano partenopeo accendersi di fuoco nel corso della cerimonia di apertura delle Universiadi dello scorso 3 luglio, grazie ad un calcio dato ad una palla incandescente dal capitano del Napoli Calcio, Lorenzo Insigne. Universiadi 2019: record di 44 medaglie vinte dagli Azzurri Hanno sfilato in ordine, ma mescolati tra loro, le centinaia di atleti che hanno gareggiato nei giorni di sfide agonistiche delle Universiadi 2019. In questo modo hanno salutato la città di Napoli, il popolo e gli organizzatori che li hanno ospitati. Uniti e non divisi, senza distinzione di confini né di razze. La festa del San Paolo si è svolta nel segno dell’allegria e della volontà di accomunare i popoli. I The Jackal hanno presentato la serata, tra gag e discorsi di alta riflessione. “In un momento storico dove è facile dividersi, stasera abbiamo capito che se vogliamo fare qualcosa di buono, dobbiamo farlo solo uniti“. La moglie di Pietro Mennea, Manuela Olivieri, ha ricordato quanto il successo di Mennea sia partito proprio dalle Universiadi. “Il suo record nella corsa è ancora imbattuto dopo 40 anni. Grazie per aver dedicato questa manifestazione alla memoria di mio marito“. Presente al San Paolo anche il Premier Giuseppe Conte che ha affermato: “Questa è stata una grande prova per Napoli e per l’Italia intera“. Danze, spettacoli pirotecnici, musiche e momenti di divertimento hanno intrattenuto il pubblico composto da adulti e bambini e soprattutto gli atleti, ai quali è stata dedicata questa grande festa. Sul palco, inoltre, si sono esibiti cantanti […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Premio Eccellenze del Sud: torna con l’ottava edizione

Si è svolta l’ottava edizione del Premio Eccellenze del Sud ad Ercolano, nella suggestiva cornice di Villa Signorini dal fascino antico. La premiazione è un’occasione per festeggiare insieme i doni che il territorio offre sia in campo gastronomico che umano. Sono state infatti numerose le persone omaggiate per l’impegno mostrato nel valorizzare il Sud, molte delle quali col tempo sono riuscite a diventare anche simbolo stesso di questa nuova attenzione volta ad un territorio ricordato troppo spesso per le sue negatività e sempre troppo poco per la voglia di riscatto e per la lotta verso il riconoscimento del bello che porta con sé. “Premio Eccellenze del Sud” è ormai un appuntamento fisso nel panorama campano che riunisce i cittadini in un unico gesto d’amore verso la propria terra. Quest’anno per l’ottava edizione l’evento è stato affidato alla cantautrice Shara e al Maestro pizzaiolo Salvatore Di Matteo della napoletana Pizzeria dei tribunali, mentre la conduzione si è svolta egregiamente grazie al noto Luca Abete e alla giornalista Lorenza Licenziati. “Premio Eccellenze del Sud” una festa per tutti La serata si è svolta tra assaggi di pizza e fritture in un angolo appositamente allestito. Salvatore Di Matteo ha avuto modo di presentare agli ospiti una nuova frittatina di pasta in versione “total gourmet”, mentre il Maestro pizzaiolo Luciano Sorbillo ha colto l’occasione per proporre una nuova pizza dedicata al padre Rodolfo e per allietare gli ospiti a fine cena con una pizza dessert. L’elegante cena, invece, si è svolta grazie al lavoro dietro le quinte di Salvatore Di Matteo e del Resident Chef di Villa Signorini Vincenzo Borriello che, in linea con l’anima dell’evento, ha scelto un menù improntato ai sapori della cucina mediterranea. Mentre il dolce di fine pasto è stata una chicca del Maestro pasticciere Mario Di Costanzo con le sue mini-porzioni colorate. Un evento che si delinea come una vera e propria festa per tutto il Sud e come tale è stata gestita alternando le numerose premiazioni a momenti di svago e divertimento. Uno degli spazi dedicati alla musica è stato lasciato al giovane cantautore Patrizio Santo, che ha voluto in questo modo offrire il suo contributo alla campagna sociale “Non ci ferma nessuno” sensibile alla positività da trasmettere ai giovani. In tutta la sua potenza di voce si è esibita anche Shara con i suoi brani inediti grazie anche all’accompagnamento del pianista Enrico Sforza, del chitarrista Simone Picella, del bassista Luigi Castiello, del batterista Mauro D’Ambrosio, della violinista Stella Manfredi e del sassofonista Alessio Castaldi. Il culmine dell’intrattenimento si è verificato con la salita sul palco del comico Paolo Caiazzo che con il suo comic show si è guadagnato le risate del pubblico e il premio per la categoria “Personaggio tv”. La stilista Susi Sposito, invece, ha ritagliato uno spazio dedicato alla sfilata e alla moda con il fashion project “Il coraggio di essere Frida” lungo due anni che in autunno terminerà con una mostra di pezzi unici. Le premiazioni e i premiati “Premio Eccellenze del Sud” ha […]

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Food

Festival degli Artisti del Gusto alla Tenuta dei Normanni di Salerno

Nata da un’idea di Angela Merolla, si è tenuta lo scorso martedì 9 luglio, alla Tenuta dei Normanni di Salerno, la prima edizione del Festival degli Artisti del Gusto. Il Festival degli Artisti del Gusto ha riunito i protagonisti degli articoli e dei reportage fotografici del mensile enogastronomico L’Arcimboldo: un percorso wine e food itinerante con musica live, ambientato in una location ricca di fascino immersa nell’area naturalistica che fu riserva di caccia dei Normanni, a cui fa da sfondo un maestoso anfiteatro. Con la partecipazione del giornalista, scrittore e conduttore televisivo Enzo Landolfi, il festival si è pregiato anche della presenza dello Scultore-Artista del Ferro Nunzio Cogliano. La festa dei sapori campani Una serata esclusiva, dove poter degustare prodotti tipici regionali di altissima qualità: dallo “Scarpariello scustumat’” proposto dall’Osteria VinoRosso, ribattezzato così per l’abbondanza di pomodori previsti nella ricetta, al “Ragù che pensa” di Gennaro Galeotafiore, che ha bisogno di ben 4 giorni di cottura. Tanti gli sponsor che hanno supportato la manifestazione: la “Luigi Castaldi Group”, da circa 50 anni leader nella distribuzione Food&Beverage, tra i migliori produttori di prodotti d’eccellenza campani per genuinità, qualità e ricercatezza; Eden Banqueting di Poggiomarino NA, che si è occupata dell’organizzazione con la sua squadra di professionisti in grado di creare atmosfere uniche, innovative ed eleganti; la Goeldlin Collection azienda sartoriale, produttrice di abiti da lavoro sita al CIS di Nola in provincia di Napoli, che ha provveduto alle divise per i protagonisti food; il “Gruppo La Piccola Napoli” con il suo team di pizzaioli diretti dal Presidente Paco Linus e dal vice Enzo Fiore; l’Associazione Provinciale Cuochi Napoli, guidati dal Presidente Giuseppe Sorrentino. Un viaggio nel gusto e nei sapori della nostra terra, il cibo ed il vino visti nell’ottica della qualità e della naturalezza, sapori inconfondibili della tradizione gastronomica campana, che ancora una volta ha dimostrato di essere unica al mondo. Fonte immagine: https://www.google.com/url?sa=i&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiai9SK6K_jAhVQz4UKHckSDQ8QjB16BAgBEAQ&url=http%3A%2F%2Fwww.lumagazine.it%2F2019%2F07%2F02%2Fa-salerno-il-9-luglio-il-festival-degli-artisti-del-gusto%2F&psig=AOvVaw09VHgb5MBvxtxiy71gXawB&ust=1563035750384271

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Eventi/Mostre/Convegni

Alessio Arena: live al Nitsch con la musica del ritorno

Bello il clima napoletano, che si fa perdonare del gran caldo pomeridiano con una bellissima brezza in una domenica di luglio, giusto in tempo per godere della musica del cantautore Alessio Arena. Il cantautore si è esibito la scorsa domenica 7 luglio 2019 su quella che è una delle terrazze più belle di Napoli, presso la Fondazione Morra – Museo Nitsch, a Vico Lungo Pontecorvo. La serata con la musica di Alessio Arena rientra nel ciclo di eventi dal titolo Sunset [email protected] – rassegna di musica al tramonto. Da metà giugno a metà settembre, la terrazza con panorama mozzafiato del Museo Nitsch vede protagonista la musica d’autore. I primi due appuntamenti sono stati dedicati alla musica di Gnut&Sollo e Giovanni Block. Alessio Arena è stato il protagonista di questo terzo appuntamento; la rassegna vedrà ancora sul palco-terrazzo Fabiana Martone il 21 luglio e la chiusura con Scapestro il 15 settembre. Le serate iniziano con un plot ben definito: alle ore 19.00 c’è una visita libera e gratuita del museo Nitsch, tenuto vivo grazie alle opere della fondazione. Il museo Hermann Nitsch rappresenta un’unicità nel panorama museale campano, vera e propria fucina delle arti contemporanee. Il resto della serata è affidato all’estro della musica. Alessio Arena: la presentazione di Atacama! in trio Alessio Arena ha colto l’opportunità della sua unica data napoletana di questa tornata estiva per presentare a Partenope il suo ultimo lavoro, uscito in maggio: Atacama!, viscerale disco che si piazza esattamente a metà tra la musica d’autore e la world music, così come il poliedrico creatore è sia autore della musica che scrittore di libri. Alessio Arena è uno dei “classici e contemporanei” chansonnier, proveniente dal quartiere Sanità di Napoli, che prende a piene mani dalle esperienze vissute in giro per il Sudamerica ed inciso tra il Cile, Barcellona e Napoli. A loro modo, ciascuna terra è stata ed è la “sua” casa e nella musica questa connotazione è fortissima. Per l’occasione, Alessio Arena si è esibito in trio: oltre alla sua voce, alla chitarra ed al chitarrino napoletano troviamo Arcangelo Michele Caso al violoncello e mandoloncello e Michele Maione alle percussioni. La musica di Alessio Arena è un mondo a cui avvicinarsi piano. Un mondo sommerso, intimo e “fragile”. Fragile, non nel senso di “poterlo rompere facilmente”: dimensioni così profonde sono quasi impossibili da rompere, dimensioni così intime sono così radicate nella natura dell’uomo da essere inscindibili da essa stessa. Fragile perché, una volta entrate nella loro sacralità, bisogna starci attenti. È necessario non banalizzare il viaggio, il deserto, l’amore e il ritorno. Temi universali che Alessio Arena ha trovato sia nell’altro emisfero – e parliamo del Sud America – che nel suo ritorno alla città partenopea. Alessio Arena, con una bravura tecnica e vocale davvero invidiabile, ci accompagna nel suo viaggio intimo e profondo e quasi fa invidia la sintonia che gli altri musicisti della serata trovano con lui. Anzi, non c’è niente da far invidia, perché ci hanno letteralmente trasportato con loro, nel viaggio attraverso […]

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Napoli e Dintorni

Parchi giochi della Campania: scopriamoli insieme

Tutti i parchi giochi della Campania da visitare I parchi giochi sono i luoghi più amati dai bambini ma piacciono molto anche agli adulti.  Luoghi ideali per trascorrere un’intera giornata all’insegna dell’allegria e dello spasso e scordare per un momento i problemi quotidiani. La Regione Campania vanta la presenza sul territorio di moltissimi parchi divertimento. Scopriamoli insieme, da quelli più famosi ai meno conosciuti. Parchi giochi Napoli e provincia Parchi giochi della Campania si comincia con… Edenlandia Sapevate che la Regione Campania, insieme all’Emilia Romagna, ha uno dei parchi divertimenti più antichi d’Italia? Stiamo parlando dell’Edenlandia, il famoso parco situato nel quartiere Fuorigrotta, in viale Kennedy. Seppur facente parte di un progetto che risale al periodo fascista (nella Mostra d’Oltremare era previsto un parco giochi da affiancare alle celebrazioni delle conquiste italiane. Gli archi che accolgono i visitatori all’entrata del parco erano nel progetto ispirati alla firma di Mussolini), il parco divertimenti fu inaugurato il 19 giugno del 1965 grazie all’impegno dell’imprenditore Oreste Rossotto. Nello specifico, Edenlandia è nata dall’idea di Cesare Rosa che ha creato le giostre Autopista del sole, Cascate del Niagara (i tronchi) ed altre attrattive. Successivamente nel gruppo di Edenlandia è entrato a far parte Luigi Fachero con mansioni di direttore. Il nome Edenlandia fu scelto in quanto si pensò ad un luogo adatto sia ad adulti che bambini. Negli anni settanta il parco era un’attrattiva turistica a livello nazionale ed internazionale, fin quando poi nel 1975 aprì Gardaland, che a metà degli anni ottanta divenne il parco divertimenti italiano più famoso. Così, a partire dagli anni Ottanta in poi Edenlandia iniziò a registrare un calo di pubblico, fino ad arrivare ad un periodo di forte crisi. Nel 2003 la società Park&Leisure, gestita da Cesare Falchero, prende in gestione il parco, lo zoo e l’ex cinodromo di Napoli. Nel 2010 la stessa società introduce nuove giostre al parco. Tuttavia, a causa di un debito di 13 milioni di euro, il 13 ottobre del 2011 arriva la richiesta di fallimento da parte della Mostra d’Oltremare, proprietaria del terreno, alla società “Park and Leisure”. Nel novembre dello stesso anno il tribunale decreta la prosecuzione delle attività sino al 31 maggio 2012. Nel frattempo però, la struttura, comprendente Edenlandia, lo zoo di Napoli e l’ex cinodromo, viene messa a disposizione da Mostra d’Oltremare con un bando internazionale del 24 maggio 2012. Il bando viene vinto nel 25 gennaio 2013 dalla società Brain’s Park/Clair Leisure. Il parco viene chiuso per consentire l’inizio dei lavori il 31 gennaio 2013. Tuttavia nel marzo dello stesso anno l’investitore rinuncia definitivamente al progetto a causa di strutture abusive nel parco. Per i dipendenti della struttura inizia un periodo di cassa integrazione. Arriviamo al 13 ottobre 2015 quando il parco insieme all’ex Cinodromo Domitiano viene acquistato da un gruppo di imprenditori locali raggruppati sotto il marchio di New Edenlandia S.p.A. A dicembre partono i lavori di ristrutturazione del parco, curati dal project designer Giuseppe Klain e viene fissata la data di riapertura del parco per […]

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Napoli e Dintorni

Miseno, amena terra tra mito e leggenda

Dall’alto del lieve poggio che s’avanza sul mare formando Capo Miseno, si vedono perfettamente il Vesuvio, il golfo di Napoli, le isole di cui è disseminato e la campagna che si distende da napoli sino a Gaeta; insomma la regione dell’universo ove i vulcani, la storia, la poesia hanno lasciato più tracce.  Madame de Staël   È risaputo che i Campi Flegrei, dal greco phlegraios, ardente, sono ammantati da un alone di mistero e fantasticheria. Quando si arriva a Bacoli, accoglie i visitatori un cartello con su scritto Terra di mito e storia, che già la dice lunga. Punto estremo della penisola flegrea è Capo Miseno, un’altura tra Miseno e Bacoli, che, con i suoi 164 metri di altezza, offre una vista mozzafiato per tutti gli amanti dei panorami, che abbraccia il golfo di Napoli, le isole di Procida e Ischia e segna, in un certo senso, il confine tra il golfo di napoli e quello di Gaeta. Miseno, una terra dove la storia incontra il mito Non è la sola bellezza paesaggistica a rendere Miseno un luogo ameno; nelle sue acque si nasconde, infatti, una tradizione mitologica di un certo rilievo. Miseno deve il suo nome al trombettiere di Enea che, avendo osato sfidare Tritone nel suono della tromba, era stato gettato in mare e in seguito annegato. Il suo corpo fu ritrovato in mare da Enea, che decise di seppellirlo sotto un enorme cumulo di terra, Capo Miseno, quasi a voler ricreare una tomba in memoria del prode compagno. Così ne parla Virgilio, nel VI libro dell’Eneide: Ma il pio Enea sovrappone un sepolcro di mole imponente/all’eroe, con i suoi arnesi, il remo e la tromba,/sotto un areo monte che ora è chiamato Miseno,/dal suo nome, e in perpetuo ne serba il suo nome nei secoli. Il porto di Miseno era, nell’antichità sede permanente di una parte della flotta romana, che sfruttava un doppio bacino naturale, quello più interno (detto Maremorto o Lago Miseno), dedicato ai cantieri e alla manutenzione navale e quello più esterno era, invece, il porto vero e proprio. Miseno fu luogo assai ricercato dagli imperatori anche per la villeggiatura. Proprio a Miseno si trovava Plinio, quale comandante della flotta, quando scoppiò la terribile eruzione del 69 d. C. che gli costò la vita. Estese rovine si osservano ancora sulla cima del promontorio, Capo Miseno, costituito di tufo giallo alla base e di tufo grigio nella parte più alta, su cui campeggia un enorme faro, punto di riferimento per la navigazione notturna.  Oggi Miseno è una famosa località balneare, le sue spiagge, a partire da giugno, sono affollate da ombrelloni rossi, arancioni, blu, a righe e da migliaia di bagnanti, che trovano nelle acque flegree ristoro dalla calura estiva. Di sera, invece, accoglie la movida, a ritmo di musica e drink. Una cittadina dalle origini millenarie in cui il vecchio si fonde con il nuovo, l’antico con il moderno.    Fonte foto: https://pixabay.com/it/photos/sea-boat-summer-vintage-beautiful-2480919/

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