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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 864 articoli

Food

Villa Soglia: il nuovo format di Giuseppe Maglione e Bifulco

Villa Soglia, Macelleria Bifulco e Daniele Gourmet – Giuseppe Maglione sono le tre eccellenze riconosciute sul panorama della ristorazione che si sono unite per nuovo concept ambizioso in cui convivono le anime di tre imprenditori illuminati e di tre province: Salerno, Napoli e Avellino. Tre brand affermati che hanno deciso di radunare le forze per rilanciare la lussuosa residenza di Castel San Giorgio con un format che coniuga sperimentazioni di gusto, contaminazioni culturali e materie prime prelibate in un contesto onirico di rara bellezza. «Crediamo fortemente che l’unione delle forze in questo momento particolare possa arricchirci reciprocamente e rilanciare l’economia – esordisce Nobile Soglia, titolare di Villa Soglia – Per questo in una fase alquanto delicata ho deciso di investire in un progetto che coinvolge partners con un riconosciuto livello di eccellenza come Daniele Gourmet – Giuseppe Maglione e Bifulco Carni». A Villa Soglia la pizza di Giuseppe Maglione Dolcemente avvolti dalla magnificenza della natura, giovedì 2 luglio il romantico giardino di Villa Soglia, nata come abitazione dell’ultimo Principe di Salerno Ferrante Sanseverino e oggi un vero locus amoenus, ha accolto la stampa per la presentazione di questo nuovo format. Tre sono stati i menu degustazione previsti e curati da Bifulco Macelleria, punto di riferimento per carni certificate e ottimamente frollate, e da Giuseppe Maglione, titolare e pizza chef di Daniele Gourmet, presente con la sua brigata ‘in Villa’ per coordinare ogni dettaglio con dovizia di particolari. «È vero, può sembrare audace portare la pizza, storicamente un alimento povero, in una location così lussuosa, – spiega Giuseppe Maglione – ma ho sempre creduto nella pizza anche come strumento di mobilità sociale, di convivialità, di incontro tra ceti e culture, il risultato di un vero e proprio processo sociale di cui il pizzaiolo e il consumatore sono parte». Soglia, Bifulco, Daniele Gourmet è una triade già ben consolidata che basa la propria collaborazione su qualità e fiducia l’una verso gli altri. Un modo per reagire alla crisi post Covid-19 offrendo sempre il meglio, in totale sicurezza, ad una clientela esigente che non si accontenta del buono, ma in una cena ricerca anche atmosfera, bellezza, arte e cultura. Il nuovo format “In Villa”: il menu Dopo la visita della meravigliosa Villa cinquecentesca, lo staff ci ha accolto con un meraviglioso piatto composto da Crocchè di Patate di Avezzano e di patate violette, arancino con riso Arborio e riso integrale, frittatina napoletana con Mortadella Classica Presidio, Slow Food – Mozzarella panata e Montanara classica. Dopo, ancora come benvenuto, una Caponata di Tonno Manzetta dei Laghi con Pomodorini confit rossi&gialli e acciughe di Cetara. Abbiamo continuato con una carrellata di pizze squisite di Daniele Gourmet – Giuseppe Maglione e Bifulco Carni ci ha presentato un Filetto Manzetta dei Laghi frollatura 30 giorni con olio al fumo e cristalli di sale Maldon e Rib-Eye Angus frollatura 60 giorni ai carboni ardenti. «Insieme a Nobile Soglia e Macelleria Bifulco abbiamo previsto tre percorsi gastronomici – spiega Giuseppe Maglione – due proposte legate al mondo della pizza […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Lampi sulla Scena: Roberto D’Avascio tra Artaud e Kane

Lampi sulla scena, a cura di Roberto D’Avascio per Arci Movie, apre la tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival, la quarta diretta da Ruggero Cappuccio, realizzata con il sostegno della Regione Campania e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, guidata da Alessandro Barbano. Mentre a Palazzo Fondi il Festival iniziava nel segno del legame che unisce la drammaturgia catalana alla lingua napoletana e al Real Bosco di Capodimonte nel segno della musica travolgente dei Foja, il Cortile delle carrozze di Palazzo Reale ha ospitato per la sezione Progetti Speciali “Lampi sulla Scena”: due lezioni di storia del teatro a cura di Roberto D’Avascio, docente di Storia del Teatro presso l’Università degli Studi di Salerno e di Letteratura inglese presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Roberto D’Avascio: Da Antonin Artaud a Sarah Kane Un percorso umano tra le vicende personali e artistiche di due figure del mondo drammatico che hanno segnato la scena internazionale del teatro del Novecento: Antonin Artaud e Sarah Kane. Un narratore e un attore dialogano tra loro focalizzandosi sui momenti decisivi per la storia del teatro europeo. Un docente, Roberto D’Avascio, che con metodo didattico, avvolge l’attenzione dello spettatore in un percorso di due vite tormentate da demoni interiori e dal torchio del pregiudizio della società. Una linea rossa lega la crudeltà del teatro di Antonin Artaud alla scena rabbiosa della giovane Sarah Kane. Lampi sulla scena: prima lezione su Antonin Artaud L’appuntamento del 1 luglio è stato dedicato alla complessa personalità di Antonin Artaud, portato sulla scena dall’attore Gianni Sallustro. Colpito già a 4 anni dall’esperienza della meningite, che si vuole considerare la causa dei suoi problemi mentali, vive in maniera tormentata il rapporto fra malattia e sensibilità artistica, topos radicato nella cultura occidentale. Roberto D’Avascio, in solo un’ora e mezza, ci conduce nel contesto storico politico di Artaud, tra il rapporto con Parigi e i Surrealisti, l’internamento, la possessione, il rapporto con le droghe e l’incontro con il teatro balinese nel 1931 in occasione di una Esposizione coloniale, dal quale trasse parecchi spunti per i suo “Teatro della crudeltà”, una forma di teatro, descritta nella sua più importante opera Il teatro e il suo doppio. Per crudeltà non si intende sadismo, o l’attitudine a causare dolore, ma lo stimolo al sacrificio di qualunque elemento non concordante al fine della rappresentazione. Artaud riteneva che il testo avesse finito con l’esercitare una tirannia sullo spettacolo e in sua vece spingeva per un teatro integrale, che comprendesse e mettesse sullo stesso piano tutte le forme di linguaggio, fondendo gesto, movimento, luce e parola. “Il teatro è prima di tutto rituale e magico“, scriveva Artaud, “non è una rappresentazione. È la vita stessa in ciò che ha di irrappresentabile“. Artaud, conclude Roberto D’Avascio, invecchiò rapidamente, dando seri segni di squilibrio, oppure per tali furono prese le sue stranezze, i suoi dolori e finì in sanatori dove non gli lesinarono elettrochoc, impietosamente. Morì male, di un male terribile, di un cancro al colon, ma fino all’ultimo fu lucido e […]

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Napoli e Dintorni

Street Art Tour nel centro storico napoletano

La Street Art a Napoli ha il sapore del riscatto, della speranza, della passione, dell’umorismo e della denuncia sociale. Il centro storico napoletano è pieno zeppo di graffiti, murales, stencil e poster e questo non è un caso. Napoli è sempre stata una calamita per artisti di ogni genere e di qualunque provenienza. Banksy, ad esempio, è uno dei più famosi artisti di strada al mondo e, al suo passaggio, non ha potuto fare a meno di lasciare un segno in questa città. È in piazza Gerolomini che abbiamo la sua unica opera certa in Italia, la “Madonna con la pistola”, opera che abbraccia sacro e profano, fede mistica e delinquenza inarrestabile. Venerdì 26 giugno, Eroica Fenice è stata accompagnata dalla guida Erika Chiappinelli alla scoperta di alcune opere di Street Art del centro storico napoletano, tra cui proprio la Madonna di Banksy, il murales di“San Gennaro” di Jorit a Forcella, “Mission Impossible” di Roxy In The Box, “Pino Daniele” di Tvboy, le opere d’arte sommerse dall’acqua di Blub, gli stencil di Trallallà (padre dell’iconica ciaciona napoletana) e la serie “Ogni donna è una Madonna”. Siamo partiti da Piazza Bellini per imbatterci in una delle vie più lunghe del centro storico di Napoli, che divide quasi in due la città antica, Spaccanapoli. Una sorta di linea immaginaria che ha inizio ai Quartieri Spagnoli e s’interseca con Via Benedetto Croce, tagliando a metà Piazza del Gesù Nuovo, fino ad arrivare nel nucleo di Napoli, Via Nilo. Prosegue, poi, su San Biagio dei Librai fino al quartiere popolare di Forcella. Abbiamo percorso venti secoli di storia circa in un crocevia di culture e stili, nel centro più colorato, più chiassoso e più grande d’Europa. Street art in centro, tra mille culure e suggestioni Ma voi ce l’avete presente un centro storico? Un centro storico è un luogo preciso con dei confini netti, in una città normale. A Napoli invece è un dedalo di vicoli che ti portano in Magna Grecia, nell’epoca romana, bizantina, normanna, sveva, angioina, aragonese e borbonica. Questi “vicarielli” partenopei hanno addosso il profumo di una sfrenata ricerca della libertà, di un categorico rifiuto delle convenzioni sociali e di una passione per la vita fuori dal comune. Percorrerli significa gettarsi a capofitto in una specie di avventura nomade che permette di sperimentare esperienze diverse e scoprire modi totalmente nuovi per approcciarsi alla vita, a ogni passo. Agli amici di vecchia data, si aggiungono inevitabilmente nuove conoscenze lungo le viuzze napoletane, ed è possibile innamorarsi settanta volte nel giro di un’ora e mezza. Provare per credere. Pare di fuggire da una città all’altra, mentre la strada assume la funzione di vera e propria maestra di vita. Non una strada qualsiasi! Una strada impreziosita di pareti colorate che parlano, che raccontano le contraddizioni e le complessità di un popolo, della nostra società, ma che rivelano anche l’animo passionale e folkloristico della città. Chi passeggia in quella che è l’essenza di Napoli sembra essere sempre alla ricerca di qualcosa, quel qualcosa che è […]

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Food

Cantina La Barbera: autenticità e contemporaneità

Cantina La Barbera presenta una nuova veste, più leggera e contemporanea. L’omonimo palazzo ottocentesco del Vomero accoglie i clienti di Cantina La Barbera catapultandoli subito in un’atmosfera riservata, intima e serena. Il piccolo giardino segreto è curato nei minimi dettagli, con un suggestivo pergolato in fiore e le lampade da tipica route francese, perfetto per apertivi e cene romantiche o in compagnia. Ubicato in via Morghen 36/A, ti trasporta subito lontano, ancora prima di dar spazio al gusto. Chef Margotti e Ferrucci: Cantina La Barbera tra confronto e collaborazione Proprio l’attenzione al gusto ha spinto i due chef, Igor Margotti e Fabiana Ferrucci, a sviluppare una nuova proposta culinaria. I due si definiscono mente e braccio della cucina e rivelano che la completa collaborazione e il confronto sono il loro ingrediente segreto. Proprio da questo nasce l’idea di alleggerire il menù, anche e soprattutto in relazione alla stagione estiva, con la proposta di piatti freddi, come gli spaghettoni cold alla caprese in 2d e crumble di pane panko al profumo di limone. Di questo piatto la chef Fabiana Ferrucci parla con particolare soddisfazione: proporre un piatto di riciclo saporito fatto con acqua di pomodoro e acqua di mozzarella è l’esempio di un modo progressivo e intelligente di fare cucina. Accanto alle pietanze leggere, compaiono pietanze di mare. Il pesce è una vera novità in un locale storico, nato nel 1999, che ha reso nel tempo la carne e i formaggi il proprio punto di forza. Ritroviamo quindi una tagliatella con pesto di sedano, lampuga al grill e pomodorino nero aromatizzato al Lapsang e una bistecchina di lampuga crudo con scarola alla napoletana. Cocktail menù, la proposta di Francesco Esposito Tra le eccellenze del locale c’è sicuramente la carta dei vini, realizzata dal degustatore e sommelier Ais Steffen Wagner, autore delle frequenti serate di degustazione organizzate nella cantina del ristorante insieme ai produttori di vino. Ma anche sotto questo punto di vista, Cantina La Barbera si rinnova: dalla collaborazione con il bravissimo Francesco Esposito, nasce una proposta contemporanea di cocktail-menù, capace di esaltare e incorniciare le pietanze. Ritroviamo quindi l’”Islakula”, dolce e acido, da accompagnare agli antipasti e “Il conte in cantina”, un Negroni rivisitato con Grand Marnier e Vermouth extra dry, dal sapore corposo, per esaltare i primi e tanti altri ancora. Insieme alla dacquoise e mousse al tiramisù e al semifreddo alla mandorla e frutti di bosco, servito insieme al cocktail “Dalì”, la serata si conclude con parole di speranza, con la chiara volontà di tutto lo staff di esserci e di voler restare, di rinnovarsi insieme ai tempi ma di non perdere la propria autenticità. Addetto stampa: Laura Gambacorta

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Napoli e Dintorni

Needle Scampia e la rigenerazione urbana

In occasione del bando “Creative Living Lab II”, proposto da MIBACT e DGCCRU – Direzione Generale Creatività Contemporanea e Rigenerazione Urbana, insieme all’associazione Jolie Ruge, Banda Baleno e Stella Rossa 2006, è stato presentato il progetto “Needle Scampia”, patrocinato dal Dipartimento di Architettura – Diarc e dal Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II. Il progetto consiste nella costruzione di un processo partecipativo di rigenerazione urbana, dall’indagine territoriale fino alla realizzazione in auto-costruzione di opere di architettura leggera: dopo Workshop di Mappatura, Fotografia e Design, con studenti universitari e giovani ragazzi del quartiere, si è indagato il territorio a stretto contatto con gli abitanti del quartiere che hanno avuto l’occasione di scegliere quale area rigenerare e quali funzioni progettare nell’ultima fase di auto-costruzione. «Ci siamo proposti come obbiettivo principale la diffusione di un modello di sviluppo urbano in cui la riappropriazione da parte dei cittadini degli spazi condivisi, il tessuto connettivo di una comunità, rappresenti una prassi alternativa alla vendita del patrimonio pubblico a soggetti privati; consolidare ed implementare la consapevolezza degli abitanti di Scampia verso la valorizzazione, attivazione e gestione del territorio e delle sue risorse, in una visione di policy collettiva e partecipata, di auto-gestione/definizione dello spazio condiviso» – spiega Livia Pacera, membro del  collettivo di Agopuntura urbana Needle Napoli. Needle Scampia: le fasi del progetto Più precisamente il progetto si è articolato in varie fasi. Una prima fase che comprendesse il Workshop di “Indagine con la città”, utile a definire strategie territoriali per valorizzare il paesaggio e gli spazi aggregativi con l’individuazione dei nodi critici dove avviare il processo. Il corso ha visto la partecipazione di studenti di architettura e sociologia della Federico II e l’inclusione di giovani del quartiere di Scampia, tra cui gli alunni del Liceo Elsa Morante. Le attività sono state divise tra momenti di lavoro in aula e tavoli di confronto e raccolta dati con gli abitanti del quartiere e sono state programmate in sinergia con il corso di indagine fotografica (presentato in seguito). Tenendo conto degli usi attuali e potenziali di aree degradate e luoghi sociali si è attuata un’indagine strutturale di diversi spazi aperti interni al quartiere, indagine poi digitalizzata attraverso la trasposizione dei dati in Qgis, il cui esito è visibile nella Mappatura Online. Questa fase è stata seguita dal Workshop “Insieme si Scatta”, che si era preposto gli obbiettivi di aumentare la consapevolezza dei giovani sul territorio e approfondire le attività di Indagine con il territorio. Le lezioni, che si sono tenute presso il Centro Hurtado, hanno visto la partecipazione di un gruppo eterogeneo composto sia da studenti universitari che da giovanissimi abitanti del quartiere. Dopo una prima fase in cui si sono spiegate le basi tecniche della fotografia, si sono tenuti degli incontri con fotografi affermati sul territorio nazionale, per focalizzarsi su come l’Indagine Fotografica possa essere utile a incrementare la documentazione e quindi la consapevolezza del territorio. Le fotografie sono state pubblicate nella mappa online e saranno esposte, integrate ai manufatti auto-costruiti. La fase di indagine si è infine conclusa con l’individuazione […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Galleria Toledo riparte con Doppio Sogno: l’intervista a Laura Angiulli

Galleria Toledo riparte con Doppio Sogno: l’intervista alla direttrice Laura Angiulli La ripartenza di una rassegna teatrale dà un forte segnale di voler ritornare alla normalità. Se poi a ripartire è Galleria Toledo, allora napoletani e non saranno ancora più felici di vedere le loro sere d’estate piene di ottima cultura. Galleria Toledo riparte da Villa Pignatelli alla Riviera di Chiaia, storica location di rara eleganza e di molto affetto per gli abitanti di Napoli, con la ventesima edizione di “Doppio Sogno”, la rassegna estiva di cinema, musica e teatro in programma dal 25 giugno al 6 luglio; l’edizione 2020, dieci serate con film d’autore, concerti, incontri e azioni performative, è organizzata dal Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo con la direzione artistica di Laura Angiulli, Titolo di quest’anno è “Doppio Sogno – Remote Control, oltre la delimitazione” sui temi del confinamento, della costrizione coatta e della sofferenza del cambiamento: un titolo quanto mai pregnante in un periodo dove abbiamo dovuto modificare molto delle nostre vite. In attesa degli appuntamenti della rassegna, abbiamo intervistato la direttrice artistica Laura Angiulli: regista, insegnante, direttrice. Laura Angiulli è una donna che non ha bisogno di presentazioni: protagonista della vita culturale napoletana da oltre tre decenni, una vita non semplice, che lei affronta con l’arma più forte che ci sia: la conoscenza e la cultura. Nel 1991 apre un teatro ai Quartieri Spagnoli: una sala dove la parte migliore di Napoli si è incontrata, ha discusso ed incantato il pubblico. Il resto, è storia conosciuta per gli amanti e non. L’intervista a Laura Angiulli e la rassegna Doppio Sogno Buonasera Laura, grazie per averci concesso questa intervista. Come si sente il team di Galleria Toledo a far ripartire la rassegna? Emozionato? Siamo molto, molto emozionati: è il primo vero segno di normalità per noi far ripartire il tabellone, da Villa Pignatelli poi… un posto al quale siamo molto legati. Siamo sicuri che la rassegna sarà capace di incuriosire ed invogliare le persone. Come ha impiegato il tempo del lockdown? Io? Io non mi sono mai fermata! La cultura non si ferma, la scrittura degli spettacoli nemmeno. Devo dire che ci siamo fermati davvero sul più bello, stavamo per mettere in scena il Giulio Cesare di Shakespeare… quindi, puoi capire quanta amarezza c’è stata. Ma non è mancato il lavoro da fare. Inoltre, insegno Regia in un corso di laurea magistrale all’Accademia delle Belle Arti e quindi le mie lezioni sono andate avanti. Ho dovuto calcolare e studiare la modalità di lezione ancor meglio del solito, ma devo dire che c’è stata molta soddisfazione. E’ stato singolare e bello poter entrare nelle camere dei miei studenti attraverso le loro webcam, ci siamo ripromessi di incontrarci dopo il corso per poter condividere una pizza, finalmente dal vivo. Quindi, Lei cosa ne pensa? Ci sarà ancora spazio per fruire di didattica ed arte a distanza? Io penso decisamente di sì: va da sè che non potrà mai essere l’unico metodo, però ritengo che “misto” ad altre forme di fruizione della didattica sia un metodo […]

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Attualità

Ischia Film Festival, a fine giugno la diciottesima edizione

L’Ischia Film Festival riparte per la sua diciottesima edizione nella cornice della meravigliosa isola del Golfo di Napoli. Un Festival ormai di respiro internazionale, dedicato alle location cinematografiche, e che ha selezionato, negli anni, film da tutto il mondo per valorizzare, attraverso il racconto, l’identità culturale e paesaggistica di un territorio. Durante la conferenza stampa di lancio dell’Ischia Film Festival 2020 (svoltasi online a causa delle limitazioni imposte dal Covid-19), l’ideatore e Direttore Artistico, Michelangelo Messina, ha illustrato il programma e i diversi ospiti che si avvicenderanno durante l’evento. Si tratterà di un’edizione “ibrida”, in parte anche online, che esplorerà il legame tra cinema e location secondo il format della rassegna, e che vedrà uno o più ospiti per serata raccontarsi al pubblico introducendo la visione dei film in programmazione nella sezione “Best of” (non competitiva). Il tutto nello splendido scenario del Castello Aragonese, su un isolotto di roccia nel limpido mare di Ischia. La manifestazione si svolgerà dal 27 giugno al 4 luglio, con la presenza di Marco D’Amore (il 4 luglio con il suo esordio da regista “L’immortale”), Giampaolo Morelli (il 2 luglio con il suo esordio da regista “7 ore per farti innamorare”), il cast dell’Amica Geniale, Francesco Di Leva (il 27 giugno con “Il sindaco del rione Sanità” di Mario Martone), Lillo Petrolo (il 28 giugno con “D.N.A. – Decisamente non adatti” che ha diretto con Claudio Gregori), Nando Paone (il 29 giugno con “Il ladro di Cardellini” di Carlo Luglio), Alessandro Roia (il 3 luglio con “Si muore solo da vivi” di Alberto Rizzi), Susy Laude (il 1 luglio con “Gli uomini d’oro” di Vincenzo Alfieri) e molti altri. Il premio alla carriera (andato, tra gli altri, a Ken Adam, Vittorio Storaro, Abel Ferrara, Pupi Avati, Amos Gitai, Pasquale Squitieri, John Turturro, Michele Placido) sarà assegnato durante la serata inaugurale del Festival a Sergio Rubini, attore, regista e sceneggiatore, che ha avuto il privilegio di lavorare con Fellini, Tornatore, Salvatores, Monicelli, Scola. «Siamo orgogliosi di poter annunciare la presenza dal vivo dei nostri ospiti di quest’anno, va a loro un sentito ringraziamento. – dichiara Michelangelo Messina – Come un ringraziamento va a tutta la macchina organizzativa che non si è fermata in periodo di Covid ed ha potuto completare la valutazione delle 700 opere giunte da tutto il mondo. Diamo così un bel segnale per la ripartenza del comparto cinema, partendo dallo straordinario osservatorio privilegiato dell’isola d’Ischia». Le proiezioni saranno gratuite, con un massimo di 100 ingressi (a differenza dei 300 abituali per rispettare l’obbligo del distanziamento) e si terranno nella Piazza d’Armi del Castello. Per accedere occorrerà prenotarsi sul portale. Il concorso, invece, si svolgerà interamente online e per visionare le opere (arricchite da video-interviste ai registi) basterà registrarsi sul sito dell’Ischia Film Festival. Su circa 700 opere pervenute alla Direzione, 79 sono le selezionate tra finzione e documentario, di cui 55 in concorso e provenienti da 31 Paesi in tutti il mondo, tra cui alcuni a bassissima produzione audiovisiva (come Bangladesh, Kirghizistan e […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori

Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori. La Fondazione Premio Napoli, attiva dal 1961, promuove la ricerca nel campo della letteratura e delle scienze umane e sociali con l’obiettivo principale di promuovere l’immagine della città di Napoli e delle più famose città del territorio campano a livello nazionale ed internazionale. Napoli risulta essere, da oltre 100 anni, il capoluogo campano dove la cultura riesce ad esprimersi in tutte le sue forme sia letterarie che artistiche. Il Premio Napoli, giunto nel 2020 alla sua 66^ Edizione, ha pubblicato un bando di concorso per la selezione dei libri e sono stati selezionati 101 scrittori. Premio Napoli si articolerà in Narrativa Italiana, Poesia Italiana e Saggistica Italiana. Tutte i titoli che fanno parte della rosa dei candidati di Premio Napoli 2020 sono opere letterarie originali in lingua italiana, la cui prima edizione ricorre dal Marzo 2019 al 28 Febbraio 2020. La selezione dei libri avverrà ad opera di una Giuria Tecnica, presieduta da Domenico Ciruzzi, Presidente della Fondazione Premio Napoli. Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori 101 autori di narrativa, poesia e saggistica italiana concorrono per ottenere il Premio Napoli 2020. Con orgoglio la città di Napoli riprende, dopo questo periodo di emergenza sanitaria Covid-19, sottolineando l’importanza della cultura e mettendo in luce le capacità degli scrittori, in gran parte, di origine campana. Sezione Narrativa e Sezione Poesia Sono tantissimi e tutti talentuosi gli scrittori partecipanti della sezione narrativa. Ritroviamo ad esempio tematiche di ribellione, di riscatto sociale, di rinascita ed emancipazione femminile nel libro Falena di Anatriello Franco, Il Bambino Nascosto del regista Roberto Andò, Il treno dei bambini di Viola Ardone e Almarina di Valeria Parrella e L’amore altrove di Collu Cynthia. Inoltre, tematiche di amore, amicizia e impegno della parola data nel libro Una vita da raccontare di Giuseppe Pappalardo. Lo slancio, l’affermazione personale e le diverse visioni per osservare il mondo sono tematiche presenti in diverse raccolte di Poesie, partecipanti al Premio Napoli quali: Giardino della gioia di Maria Grazia Calandrone, Se ero più alto facevo il poeta di Ennio Cavalli, Le cose del mondo di Paolo Ruffilli, Dove non siamo stati di Giovanna Cristina Vivinetto e Le cose imperfette di Gianni Montieri che tratta la vita di persone sconosciute e su cosa riserverà il futuro. Sezione Saggistica Napoletanità di Gigi Fiore è uno dei libri di saggistica che descrive la nostra cultura partenopea. Un altro aspetto della città si ritrova nel libro Altrenapoli di Mario Pezzella, si evince il rapporto tra intellettuali e plebe a Napoli dal secondo dopoguerra. Tra gli altri titoli di questa sezione ritroviamo il testo Il genio dell’imperfezione, scritto dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, un ritratto dell’artista Leonardo Da Vinci inedito, uomo ed artista frizzante ed eclettico. Leonardo lo sguardo infinito di Giuseppe di Napoli, invece, descrive la bramosia di vedere oltre ciò che lo sguardo dell’artista suggeriva. Passato e presente a confronto le innovazioni non portano al progresso, ma ad un tramonto del futuro, tema del libro Il tramonto dell’avvenire di Paolo […]

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Napoli e Dintorni

Intervista a Nicola Dragotto, musicista che respira Napoli (e non solo)

Intervista a Nicola Dragotto, musicista che respira Napoli (e non solo) Ci sono musicisti che sai che non scompariranno dopo una canzone, dopo un album. Perché l’urgenza che li muove è pura e cristallina come l’acqua, come la pioggia d’estate: e proprio torrenziali sono le interviste che questi artisti rilasciano. Aggiungere qualcosa alle parole di Nicola Dragotto, così autentiche e pulsanti di vita, significherebbe snaturarle. Lasciamo quindi la parola a lui, un figlio di Napoli che respira la città (e non solo). La nostra intervista al poliedrico Nicola Dragotto 1) Ciao Nicola! Innanzitutto grazie di aver accettato di rilasciare questa intervista. Iniziamo con la domanda più banale (o forse la più interessante). Chi è Nicola Dragotto e come si presenterebbe a chi non lo conosce? 1)Innanzi tutto ringrazio Eroica Fenice per essersi ancora una volta interessata a me. Come mi presenterei? Nicola Dragotto è un artista imprestato all’avvocatura e comunque un privilegiato, presente ma non invadente, geloso della sua casetta in pietra viva sul fiume, mai a corto di pensieri in un mondo di… masterchef. 2) Come è stato il tuo esordio nel mondo della musica? Cosa ti ha spinto a lanciarti in quest’avventura? Hai qualche aneddoto da raccontarci? 2)Nonostante non sia “commercialmente famoso”, di aneddoti ce ne sarebbero davvero tanti da potere scrivere un libro. Il mio esordio nella musica è iniziato presto. A 10 anni, dopo avere passato anni prima una selezione per lo Zecchino d’oro, mio padre per la promozione in seconda media, mi pose davanti ad una scelta, da un lato bella e dall’altro dolorosa: la bicicletta o la chitarra. Inutile dire quale fu la vittima sacrificale. Purtroppo di lì a poco mio padre morì e la chitarra, quella che il prossimo agosto compirà 53 anni, la misi da parte per sette lunghi anni. Ma lei seppe aspettarmi. Avevo 18 anni e devo riconoscere, a detta di tutti, in possesso di una voce molto bella, ma non era sufficiente. Era sempre il chitarrista ad essere attorniato dalle ragazze. Fu così che proprio quando esordì Edoardo Bennato, feci anche io il mio esordio. La passione, ragazze a parte, era fortissima tanto da farmi cominciare a scrivere i primi testi e farmi cantare e suonare nelle feste dell’Unità, armato anche io di armonica e chitarra e durante i viaggi all’estero con gli amici per le strade e le piazze delle capitali europee che visitavamo. Devo dire che si guadagnava quel tanto da pagarsi il viaggio. Niente male. Ricordo una volta a Parigi, suonammo per un paio d’ore ed un Giapponese aveva posato nel fodero un pezzo da dieci franchi. La sorpresa grande fu quando stavamo per posare le chitarre ed andare via e lui, rimasto a guardarci, ci chiese di suonare nuovamente Yesterday, poggiando con delicatezza un altro pezzo da dieci franchi. Credimi, fu un’emozione che mi porto ancora dentro. Chissà cosa gli doveva ricordare. Poi la vita mi ha portato a scelte più borghesi e soprattutto ad un matrimonio troppo giovane. Poi la Laurea, l’esame di avvocato, […]

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Napoli e Dintorni

Monte Faito, l’evasione dalla monotonia cittadina

Domenica 7 giugno, il Progetto escursionistico VICO EQUENSE OUTDOOR ha accompagnato Eroica Fenice sul Monte Faito, il polmone verde emblema della catena montuosa dei Monti Lattari, il cui territorio si divide tra i comuni di Castellammare di Stabia e quello di Vico Equense. Alta 1.131 metri, la montagna è molto vicina al mare e offre diversi punti panoramici incredibilmente suggestivi. È composta prevalentemente da calcare e deve il suo nome alle foreste di faggi che la ricoprono: “Faito” è la denominazione popolare che deriva da “faggeta”; in antichità, invece, prese il nome di “Monte Tauro”. La sua ricchezza di boschi ha sempre fornito una notevole quantità di legna e sulle sue pendici sono presenti alcuni esemplari di faggi più longevi d’Italia, il cui diametro a volte supera i sei metri. Questi alberi, nati circa quattrocento anni fa, nel periodo invernale, fungevano da fosse, nelle quali veniva raccolta la neve con cui si ottenevano grossi blocchi di ghiaccio utili per la conservazione del cibo o da vendere nel periodo estivo. Monte Faito, fuga in una dimensione aliena Napoli. Domenica mattina. La sveglia è spietata, la meta lontana, le ore di sonno troppo poche. Il programma della giornata prevede un’escursione che attraverserà il cuore del Monte Faito, tra la splendida faggeta e alcuni punti panoramici con vista sulla penisola sorrentina, il golfo di Napoli e il Vesuvio. Così, a un orario improponibile, un insistente bip elettronico mi strappa al materasso. Sebbene il corpo sia fuori uso e la testa non pervenuta, riesco a trascinarmi in Circumvesuviana. Dopo una scrollata sulla home di Facebook e una prima manciata della giornata di selfie di animalisti, vegani, carnivori, i vari wow, sei forte, sei figo, che genio, scelgo di spiaccicare il volto sul finestrino, dove posso veder sfrecciare mare e monti, mentre mi bacia il sole. Sguinzaglio il mio cuore, che si sperde tra gli agrumeti, le viti e gli olivi e fragranze agrodolci di frutti e di fiori coprono improvvisamente il lezzo del treno. Scendo a Vico Equense, che m’incanta come il canto di una sirena con i suoi affacci a strapiombo sul mare e per un attimo credo di volerci restare e mandare all’aria i piani. Per un attimo, eh. L’idea del trekking in montagna è comunque troppo allettante e dopo un passaggio in autobus e uno strappo in auto, raggiungo finalmente il Faito. Zainetto in spalla, un paio di scarpe comode e una cima da conquistare ed ecco che il caotico mondo cittadino, l’ultimo modello di smartphone e l’aperitivo mattutino sono ormai un lontano ricordo di un’altra dimensione. Un passo dopo l’altro, seguo i profumi di bosco e mi lascio tirare per orecchie dalla natura, che m’impone di scrutarla e di non perdermi niente della sua potente energia ispiratrice. Arrivata al Belvedere, mi appare chiaro il motivo per cui il gigante dei monti Lattari è una delle mete più ambite da campani e turisti di ogni dove: mi ritrovo su uno strapiombo che dà sulla collina di Pozzano e che apre le […]

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