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Vulcani

Vulcani in Campania, quali sono e perchè affascinano così tanto?

Vulcani in Campania, alla scoperta di queste strutture geologiche complesse e del rapporto morte-nascita tra le comunità situate nella provincia di Napoli

In Campania gli studiosi dell’IGNV hanno individuato tre complessi vulcanici: si tratta dei Campi Flegrei, del complesso Somma-Vesuvio e dell’isola di Ischia. A questi si aggiungono l’Isola di Procida, che eruttò ben 22.000 anni fa e il vulcano a Roccamonfina, nel nord del casertano, oggi estinto.

Il complesso Vesuvio-Monte Somma, tra i vulcani più noti in Italia e nel mondo

Il complesso vulcanico Vesuvio-Monte Somma è tra i più noti nel nostro Paese e nel mondo, grazie al fatto che offre al Golfo di Napoli il suo celebre paesaggio rappresentato sulle cartoline. In realtà, un rapporto di morte e di vita lo lega alle comunità alle sue pendici – si ricordi che prima dell’eruzione del 79 d.C., nella quale Plinio il vecchio perse la vita (e Plinio il giovane raccontò tale vicenda in una lettera rivolta all’amico Tacito), il vulcano non aveva la sua forma attuale: era coperto di vegetazione e aveva un picco come una semplice montagna, il che lo rendeva innocuo agli occhi dei Romani dell’epoca -.

Ma già in passato tale luogo incantevole era diventato sinonimo di morte: è il caso dell’Eruzione del Monte Somma, avvenuta nel II millennio a.C. che distrusse un piccolo villaggio dell’età del bronzo a Nola (chiamata “la Pompei preistorica”). Dal 2001, gli studiosi ricostruirono la triste vicenda di una delle primissime eruzione di questo complesso vulcanico. Seguirono altre eruzioni molto più conosciute come quella del 1631 (con l’intervento di San Gennaro tramite una processione promossa dal vescovo, il quale acquietò il vulcano) e quella del 1944 (con foto scattate dall’esercito americano; era ancora in corso la Seconda Guerra Mondiale).

I Campi Flegrei e il Lago d’Averno, le porte dell’Ade descritte da Virgilio

Altro luogo suggestivo ma sempre di origine vulcanica è il complesso dei Campi Flegrei (flegreo deriva da flègo che in greco vuol dire “brucio”), una zona molto estesa dai quartieri napoletani di Pianura e Fuorigrotta fino ai comuni di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida. Proprio in questa zona è situato il Lago d’Averno (Avernus in latino è l’adattamento dell’originario greco άορνος cioè “senza uccelli” a causa della mancanza di volatili nelle zone per via delle esalazioni di gas), che secondo la mitologia era l’accesso al regno di Ade per i Greci (Plutone per i Romani), immagine canonizzatasi col sesto libro dell’Eneide di Virgilio, nella descrizione dell’ascesa dell’eroe troiano Enea nel Regno dei Morti. Anche questa località continua ad attrarre turisti come il complesso Vesuvio-Somma; tra i punti di interesse la Casina Vanvitelliana, il Parco Archeologico di Cuma (con il leggendario antro della Sibilla cumana) e il Parco Archeologico di Baia sommersa.

Per quanto riguarda le eruzioni di questa area, la più antica risale a 39000 anni fa (si tratta del fenomeno dell’Ignimbrite Campana, cioè 150  km^3 di magma sommersero 30.000 km^2 di superficie) fino alla nascita di Monte Nuovo avvenuta nel 1538 e testimoniato da diverse fonti dell’epoca.

Un insolito sospettato, l’Isola di Ischia

Chiude l’elenco dei vulcani campani la famosa isola di Ischia che, come il caso dell’Islanda, ha saputo trarre vantaggio dalle sue origini vulcaniche per dedicarsi al turismo termale. L’ultima eruzione nota, secondo gli studi dell’IGNV, risale al 1302 con la colata lavica dall’Arso

Infatti l’isola è parte integrante di un complesso vulcanico maggiore, che si eleva per 900 metri dal fondo del Mar Tirreno. Inoltre, il monte Epomeo (alto 787 metri sul livello del mare) non è un vulcano, piuttosto “si è formato a causa del sollevamento di rocce depositate sul fondo di una caldera situata nella parte centrale dell’isola, grazie alla spinta esercitata da una intrusione magmatica.”

Quale fascino hanno trasmesso questi vulcani: il caso di Leopardi, De Sade e Virgilio

Questi vulcani hanno suscitato un fascino in molti visitatori che, trovandosi in Campania, non hanno saputo resistere ad una riflessione sull’importanza che questi vulcani hanno nei confronti della popolazione nonostante siano simbolo di morte.

È il caso di Giacomo Leopardi che prese spunto dalle colate del Vesuvio per la sua riflessione sul titanismo umano contro la forza della Natura, oppure quello del marchese De Sade, che reputava i dintorni di Napoli “come i luoghi più belli al mondo dove la “distruzione e il caos dei vulcani inclinano l’anima a imitare la mano criminale della natura”. Anche il poeta Virgilio rimase affascinato dalla terra vulcanica nei pressi di Napoli e l’epitaffio sulla tomba nel Parco Verigliano a Napoli racconta queso aspetto con le seguenti parole: “Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope […]” cioè “Mantova mi generò, la Calabria (inteso il Salento) mi rapì, ora Napoli mi tiene”.

Insomma, nonostante la preoccupazione di un possibile risveglio del Vesuvio o dei Campi Flegrei, tali luoghi continuano a sprigionare la propria magia nell’immaginario collettivo sia dei locali che dei visitatori.

Fonte immagine di copertina: Pixabay

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