21 maggio 1927: prima traversata aerea dell’Atlantico in solitaria

21 Maggio 1927: prima traversata aerea dell'Atlantico in solitaria

Il 21 maggio 1927 Charles Lindbergh compì la prima traversata aerea in solitaria, dell’Oceano Atlantico. Lindbergh frequentò nel 1924 la scuola militare di San Antonio in Texas. Dodici mesi dopo ottenne il brevetto.
Lindbergh, il 21 maggio, pilotando il suo monoplano leggero atterrò al Champ de Le Bourget nei pressi di Parigi.
Per quel volo, il primo della storia in solitaria, il giovane pilota rinunciò sia al paracadute, sia alla radiotrasmittente, ma portò con sé un termos di caffè, che rivelò essere “indispensabile”. Ad attenderlo all’arrivo c’erano più di 150.000 persone che lo portarono in trionfo.
Si trattò di un’ardua impresa, quella realizzatasi il 21 maggio 1927, soprattutto perché in quel periodo l’aviazione era ancora in evoluzione. Proprio grazie al pilota, quest’ultima iniziò a svilupparsi ulteriormente, arricchendosi di molti elementi. L’impresa di Charles Lindbergh fece crescere la sua fama a livello mondiale, tant’è che l’uomo ottenne riconoscimenti in tutto il mondo, non solo in America; in Francia fu proclamato “Uomo dell’anno” ed il Governo gli diede la Legion d’honneur.

21 maggio: un’ardua impresa destinata a segnare la storia per sempre

La passione di Charles Lindbergh per gli aerei, ebbe inizio nel 1912, quando vide per la prima volta un aeroplano a Washington, rimanendo profondamente colpito dalla sua grandezza e maestosità.
Il 21 maggio 1927 il pilota partì a bordo di un monoplano estremamente leggero e dopo ben trentatré ore di volo giunse a destinazione.
In seguito alla traversata del 1927, Lindbergh contattò la celebre casa di orologi Longines, per creare un orologio che potesse essere utile durante i voli. Nacque così il celebre “The Lindbergh Hour Angle Watch”, divenuto poi un’icona della casa di orologeria svizzera.

Ricordiamo che prima di Lindbergh, già altri piloti britannici avevano compiuto una traversata a bordo di un bombardiere modificato.
Ma nonostante l’episodio eclatante, i due non ottennero lo stesso clamore mediatico che ebbe il pilota americano partito il 21 maggio 1927.
In realtà, all’inizio nessuno aveva creduto nelle abilità di Lindbergh e gli stessi media del tempo lo davano per spacciato ancor prima della partenza. La particolarità e probabilmente anche la riuscita dell’impresa fu data dal monoplano stesso: un esemplare unico dotato di un grande serbatoio posizionato tra la cabina di pilotaggio ed il motore. Il pilota non aveva visione frontale e usava una sorta di periscopio. Il volo fu rimandato più volte per le condizioni meteorologiche avverse, che avrebbero messo a rischio la vita dell’uomo.
Dopo tante rinunce, critiche, beffe, tanti se e tanti ma, alle 7:52 del 20 maggio 1927, in assenza di vento, Lindbergh spiccò il volo. L’uomo, la notte che precedeva la partenza non aveva dormito e per non rischiare di addormentarsi fece sostituire il sedile da pilota con una sedia di vimini scomoda che non avrebbe favorito il sonno.

Il 21 maggio, alle 22:22 della sera, dopo 5.790 km, 33 ore, 30 minuti e 29 secondi di volo, lo Spirit of St. Louis atterrò all’aeroporto di Le Bourget, presso Parigi.

L’impresa era compiuta, con non poche difficoltà, molta stanchezza, ma in compenso immensa soddisfazione. Il 21 maggio 1927 è una data importantissima per la storia mondiale e nella cronologia dell’aviazione.

 

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

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