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Trump

Trump e Clinton. Due americani a confronto

I risultati delle primarie di martedì scorso contribuiscono a creare grande interesse nei confronti delle elezioni negli Stati Uniti. Si è assistito all’uscita di scena del repubblicano Marco Rubio, ma anche al concretizzarsi di quello che è stato previsto da molti: il sopravvento di Donald Trump da un lato e di Hillary Clinton dall’altro come contendenti finali per la corsa alla Casa Bianca.

Partendo dal presupposto che la campagna elettorale è ancora lunga e che tutto può succedere, è d’obbligo analizzare come l’America sia vista da questi due personaggi e cosa hanno in serbo per essa.

Donald Trump, il grande censore (e provocatore)

“Make America great again”, letteralmente: “Rendi l’America di nuovo grande”. Questo è il Leitmotiv della corsa presidenziale di Donald Trump, imprenditore e personaggio politico che ha annunciato la sua ascesa politica nel novembre 2015.

Il programma politico di Trump richiama, almeno in gran parte, alla linea conservatrice tipica del partito repubblicano. Innanzitutto un aumento delle spese per finanziare le campagne militari, una ferma opposizione ai diritti degli omosessuali, il diritto di possedere armi in casa, la lotta all’immigrazione clandestina con la costruzione di un muro sulla frontiera messicana. Proprio l’immigrazione rappresenta, però, uno dei punti chiave del programma politico di Trump, cosa che non gli impedisce di essere immune dalla discutibilità.

Più che per le doti politiche, Donald Trump è divenuto famoso per le provocatorie dichiarazioni che lancia durante i suoi comizi e che sono divenute un marchio di fabbrica. Dall’aspro “botta e risposta” avuto con il pontefice Francesco I alla proposta di vietare l’accesso ad internet in alcuni stati. Dalle ammesse simpatie verso Benito Mussolini (espresse in una sua frase condivisa su Twitter) alle dure parole nei confronti dei messicani: “Quando il Messico manda la sua gente, non manda i migliori. Ci manda persone che hanno un sacco di problemi e che se li portano dietro. Portano droga. Portano il crimine. Sono stupratori”.

Nonostante le accuse di istigazione alla violenza e i tentativi dello stesso partito repubblicano di fermare la sua corsa, Trump ha un successo che aumenta giorno dopo giorno. Forse perché, lo stesso Trump punta più sul consenso dell’ americano medio, che si riflette proprio nelle sue posizioni integraliste e a cui si rivolge, piuttosto che alla definizione di un vero e proprio programma politico. Da questo dato si può capire come riesca quasi sempre ad avere il consenso di gran parte degli stati americani, comizio dopo comizio.

Hillary Clinton, uguaglianza e progresso prima di tutto

Moglie dell’ex presidente Bill, Hillary Clinton ha annunciato la sua candidatura per il partito democratico il 12 aprile del 2015.

Alla linea nazionalista e conservatrice di Trump, la Clinton ne oppone una che mette al centro la necessità di venire incontro anche ai ceti sociali più deboli della popolazione. “Stiamo ancora lottando per uscire dalla crisi e i benefici della ripresa non sono per tutti.” Queste parole, pronunciate durante il primo comizio dei democratici tenutosi a New York il 15 giungo 2015, riassumono le intenzioni di colei che potrebbe divenire il primo presidente donna degli USA.

Innanzitutto c’è la necessità di combattere le discriminazioni contro i gay, le lesbiche e le minoranze razziali, oltre che a richiedere una riforma che salvi dal reato di clandestinità migliaia di immigrati. Sul lato dell’economia la Clinton predilige una politica che non favorisca soltanto le classi più abbienti, ma anche gli strati più bisognosi. Interessante anche la proposta di rispettare i limiti di emissione di carbonio nell’aria già fissati dal presidente uscente Barack Obama, in modo da proseguirne la linea ecologistica.

Uno dei punti  forti della suo programma è, però, il riconoscimento dei diritti delle donne, definiti dei veri e propri diritti umani. Si tratta quindi di un programma che incontra le simpatie delle femministe, degli immigrati e della comunità omosessuale e transgender.

Alla luce di tutto questo, è difficile stabilire chi la spunterà alla fine. Tutto dipenderà da due fattori: la paura del diverso e il rintanarsi nelle proprie convinzioni da una parte, il coraggio di guardare avanti e di creare un luogo libero e pacifico per tutti i cittadini dall’altro. La prevalenza dell’uno sull’altro ci mostrerà il nuovo volto dell’America.

Ciro Gianluigi Barbato