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Eroica Fenice

5 poesie famose brevi che devi conoscere

5 poesie famose brevi che devi conoscere

5 poesie famose, brevi e di veloce lettura, analizzate nel dettaglio 

La poesia è, fra le varie forme d’arte, quella più potente ed evocativa. Molteplici sono gli autori che, con virtuosa essenzialità e purezza, sono riusciti ad esprimere al meglio una condizione esistenziale, il dolore causato dall’atrocità della guerra o, più semplicemente, un amore passionale o tumultuoso. Gettando uno sguardo al mondo antico e proseguendo fino al Novecento – dove, attraverso l’utilizzo del verso libero, la poesia si abbrevia drasticamente – abbiamo selezionato per voi cinque brevi poesie famose.

Poesie famose brevi, le nostre scelte

Ed è subito sera – Salvatore Quasimodo

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Tratta dalla raccolta dell’esordio Acque e terre del 1930, è tra le poesie più note del poeta siciliano, che può essere considerato uno dei maggiori interpreti dell’ermetismo. Sul piano stilistico, infatti, si può riscontrare un certo distacco nei confronti della lingua parlata; piuttosto, la parola si chiude in se stessa, ponendosi al lettore come oscura, difficile, incomunicabile. Nel giro di tre versi, sono condensati i motivi della solitudine, della precarietà della vita, dello sfiorire delle illusioni: Quasimodo, infatti, afferma che pur vivendo «sul cuor della terra» e quindi in mezzo agli uomini, fra gli affetti, le emozioni e i sentimenti, ciascuno è solo. L’uomo viene stimolato dal «raggio di sole», cioè dalla ricerca di pienezza interiore e di felicità, ma questa si mostra ben presto vana: il «raggio», come è espresso dal termine «trafitto», diviene una specie di dardo, portatore di morte. E così, al sopraggiungere improvviso della oscurità notturna, rapida si presenta anche la fine della vita: «ed è subito sera».

Allegria di naufragi – Giuseppe Ungaretti

E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare

La lirica, che apre la sezione dell’Allegria intitolata Naufragi, presenta un titolo ossimorico che ha un significato chiaramente esistenziale; lo stesso Ungaretti ha parlato, a tal riguardo, di «un’allegria che, quale fonte, non avrà mai se non il sentimento della presenza della morte da scongiurare». Come molte altre poesie, anche questa è stata composta nei luoghi in cui si stava combattendo la Prima Guerra Mondiale. Reca, perciò, l’indicazione del luogo e della data in cui ha preso forma: Versa il 14 febbraio 1917. Il messaggio sembra rivolgersi, al tempo stesso, all’intera umanità e al poeta che, dell’umanità, rappresenta la coscienza più profonda. Centrale è il motivo del viaggio, sviluppato a partire dai poeti simbolisti, che è qui inteso metaforicamente come tensione verso l’assoluto, verso una conoscenza suprema che solo la poesia può soddisfare. Pertanto, nonostante la condizione precaria («il naufragio») e di solitudine («un superstite»), bisogna dimostrare la caparbietà del «lupo di mare». Occorre ripartire, anche se la meta appare oscura e irraggiungibile.

Odi et amo – Catullo

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

[Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia.
Non lo so, ma sento che ciò accade, e mi tormento.]

Si tratta del Carmen LXXXV, il più conosciuto dell’intero Liber. Composto da un solo distico elegiaco, la poesia ha per oggetto l’amore altalenante del poeta per Clodia, una nobildonna romana, moglie di Quinto Cecilio Metello ed evocata con il nome di Lesbia. Nel primo verso, si esemplifica uno dei tòpoi più comuni della letteratura, cioè l’ambivalenza dei sentimenti che l’amore provoca («Odi et amo»). Inoltre, il dolore che ne deriva appare rafforzato, nel verso di chiusura, dalla consapevolezza che tale condizione è indipendente dalla volontà umana: non può sottrarsi, cioè, al dolore.

Mio fratello aviatore – Bertold Brecht

Avevo un fratello aviatore.
Un giorno, la cartolina.
Fece i bagagli, e via,
lungo la rotta del sud.

Mio fratello è un conquistatore.
Il popolo nostro ha bisogno
di spazio; e prendersi terre su terre,
da noi, è un vecchio sogno.

E lo spazio che s’è conquistato
è sui monti del Guadarrama.
E’ di lunghezza un metro e ottanta,
uno e cinquanta di profondità.

La lirica, che risale all’epoca della guerra civile spagnola del 1936, dà una chiara idea della poesia brechtiana, distante dalle tendenze innovative del Novecento. Il poeta tedesco si oppone sia al lirismo di ascendenza simbolista, sia alle complesse costruzioni delle poesie della neo-avanguardie. Piuttosto, è un componimento politicamente e civilmente impegnato, che mira a far riflettere criticamente e che usa, perciò, uno stile e un linguaggio semplice. Attraverso una lapidaria sentenza e un amaro sarcasmo, Brecht attacca i miti del nazismo, il diritto dello Herrenvolk, il popolo superiore e conquistatore, che hanno portato soltanto alla morte di molti uomini: la conquista del giovane aviatore nazista è la sua fossa, «di lunghezza un metro e ottanta, uno e cinquanta di profondità».

Anch’io – Giorgio Caproni

Ho provato anch’io.
è stata tutta una guerra
d’unghie. Ma ora so. Nessuno
potrà mai perforare
il muro della terra.

Concludiamo la nostra carrellata di poesie famose e brevi con Caproni, incubo della maturità di qualche anno fa. In questa lirica Caproni esprime, con una certa amarezza, una verità inequivocabile: l’impossibilità di andare oltre le apparenze, di penetrare il limite del reale, di scavare in profondità e carpire la sostanza sfuggente delle cose. La realtà ulteriore ed inconoscibile rappresenta, pertanto, l’esistenza di un aldilà e la condizione disarmante che si prova dinanzi a questo. Il verso che chiude il componimento, che dà anche il titolo alla raccolta in cui esso è contenuto, è un riferimento alla prima terzina del canto X dell’Inferno di Dante: «Or sen va per un secreto calle, / tra ‘l muro de la terra e li martiri, / lo mio maestro, e io dopo le spalle».

Poesie famose, alcuni consigli 

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