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Eroica Fenice

Caserta da scoprire tra itinerari ed escursioni

Caserta e i suoi dintorni presentano variegate opzioni di escursionismo lungo cammini mozzafiato, custodendo luoghi incantevoli, paesaggi incontaminati e itinerari naturali spesso non a tutti conosciuti, la cui salvaguardia costituisce non solo il fondamento di un sentimento di appartenenza per le comunità che vi vivono ma anche il presupposto per una reale consapevolezza del valore del patrimonio culturale locale: vi proponiamo, pertanto, una panoramica delle mete preferite dagli appassionati dell’avventura e del trekking.

Caserta da scoprire: Roccamonfina e il suo Parco

Il Parco Regionale Area Vulcanica di Roccamonfina e Foce Garigliano, ubicato nel cuore della provincia di Caserta, si estende per circa 11.000 ettari, fino al confine con il basso Lazio. Esso è sovrastato dall’apparato vulcanico del Roccamonfina, la cui passata attività oggi lascia spazio a coltivazioni di castagni, uliveti e vigneti, favoriti dalla composizione mineralogica dei suoli lavici. Il Parco ospita altresì una ricca avifauna di montagna, tra cui si annoverano esemplari di grande interesse, come l’airone rosso, la poiana e il gheppio, testimoni della funzionalità dell’ecosistema dell’area. La bellezza del luogo è amplificata da ruderi di antichi mulini e frantoi sparsi per il territorio, e dai resti delle “ferriere”, piccole fabbriche che hanno lavorato il ferro fino all’epoca borbonica. 

La suggestiva cascata di Conca della Campania

All’interno del Parco di Roccamonfina è possibile visitare i molti borghi presenti nell’area, luoghi caratteristici e carichi di sapori e tradizioni popolari: tra di essi figura Conca della Campania, le cui bellezze naturali ed architettoniche rappresentano un unicum nel panorama regionale e nazionale. Il territorio di Conca è particolarmente ricco di boschi cedui di castagno; inoltre nell’area vegetano il carpino bianco, l’acero campestre, la robinia, il pungitopo, la felce aquilina, il bucaneve e le primule. Il Rivo di Conca, che nasce alle falde del cratere spento del Roccamonfina, si tuffa in un alto dirupo, inarcandosi in una splendida cascata; nei pressi del fossato si trovano due antichi mulini ad acqua, ai quali si arriva attraversando una rete di viottoli ed un suggestivo ponte in pietra.

Tora e Piccilli: le Ciampate del diavolo

Si tratta di un’area, sita nel comune di Tora e Piccilli, in località Foresta, nelle vicinanze del Vulcano di Roccamonfina, in cui sono presenti delle impronte umane fossili, attribuite dalla tradizione popolare a un presunto demone che le avrebbe impresse nella lava ancora calda. Tali orme appartengono all’Homo heidelbergensis, ominide che viveva nella zona circa 350.000 anni fa: pertanto, questa datazione le aveva rese – fino alla successiva scoperta delle impronte di Happisburgh in Inghilterra – le impronte più antiche mai ritrovate di un ominide al di fuori dell’Africa. Nello specifico, esse sembrerebbero appartenere a un gruppo di tre individui disceso lungo il fianco della montagna, formato da fanghiglia calda, in seguito asciugato dal vento secco, che le ha preservate fino ai nostri giorni.

Pietravairano, Teatro-tempio sannita: la perla della provincia di Caserta

Scoperto nel 2000 sulla sommità dei Monte San Nicola, alle spalle del piccolo borgo di Pietravairano, è uno dei più belli e rari esempi di impianti del tipo teatro-tempio a tre celle in ambiente sannitico, che costituisce un motivo di enorme vanto per la provincia di Caserta. Le strutture sono poste su due terrazze a quote differenti, la cui scenografia è amplificata dallo splendido panorama: sulla terrazza superiore è situato il tempio, un edificio a pianta rettangolare costituito da un pronao che permette l’accesso a tre cellae, dove presumibilmente erano disposte le statue delle divinità venerate; a una ventina di metri più in basso è ubicato il teatro, del quale si conservano la cavea semicircolare, ricavata sfruttando il pendio naturale della collina, e la scaena, collocata lungo il margine meridionale della terrazza. Il santuario di Pietravairano, insieme a quello molisano di Pietrabbondante, costituisce una preziosa testimonianza materiale della conquista romana del territorio della Campania settentrionale.

L’eremo di San Martino sul monte Massico

Ubicato a Falciano del Massico, il monastero di S. Martino è ascrivibile al 703-729, allorquando Romualdo II, duca di Benevento, concesse al monastero il possesso del Monte Massico ma è presumibile che esso fosse sorto in precedenza, giacché Gregorio Magno riferisce che intorno all’eremita si radunarono alcuni discipuli per condividerne la vita penitente. Dopo vari vicissitudine storiche, il cenobio fu definitivamente abbandonato nell’XI secolo a seguito della traslazione del corpo di San Martino nella Cattedrale di Carinola ad opera del vescovo Bernardo. La struttura è raggiungibile attraverso un percorso a piedi di circa 10 km in 3 ore, che procede dalla Panoramica di Falciano del Massico, lungo un dislivello di 400 metri. L’itinerario per raggiungerlo è di gran fascino paesaggistico, attraverso campi coltivati ed uliveti, antichi sentieri immersi tra arbusti, leccete ed ardue salite, fino al sommitale pianoro prativo, sede del piccolo luogo di culto da cui è possibile ammirare un eccezionale panorama.

La Cipresseta di Fontegreca: ai confini tra Caserta e il Molise

È un’oasi completamente immersa nella natura incontaminata, incastonata fuori dalla città e dai percorsi turistici di massa, nel Parco Regionale del Matese, in una zona ricca di oliveti, vigneti e falde acquifere, dove si è creato un bosco verticale di cipressi. Il sentiero che attraversa la Cipresseta di Fontegreca è ben strutturato e agevole, percorribile anche dai meno esperti. Il bosco è attraversato dal fiume Sava, che fluisce a precipizio dalla montagna, attraversando rocce e vegetazione, e formando nel suo percorso una moltitudine di cascatelle e pozze di acqua fresca e cristallina, dove è possibile anche immergersi. Esso rappresenta, pertanto, un piccolo paradiso terrestre tutto da esplorare. Inoltre il borgo, sorto alle pendici del monte La Rocca, è ricco di abitazioni storiche, scorci sorprendenti e scale che si diramano lateralmente, formando labirinti di vicoletti, porticine ed archi.

Il borgo montano di Letino

Il piccolo borgo montano, rientrante nel Parco Regionale del Matese, prende il nome dal fiume Lete ivi ubicato ed è inserito in un contesto naturalistico incontaminato di grande bellezza. Esso è situato su un lungo sperone di roccia sul versante meridionale del Matese, in posizione centrale e panoramica tra il lago di Gallo e il lago di Letino. Una passeggiata per le stradine del centro storico conduce alla parrocchiale di San Giovanni Battista, con facciata e campanile in pietra, per poi finire sul punto più alto, dominato dal Castello e dal Santuario di Santa Maria del Castello, di forme sette-ottocentesche.

Eremo di San Salvatore di Monte Maggiore

L’Eremo rappresenta una delle mete più suggestive da raggiungere nel territorio del Medio Volturno. Il monastero benedettino, realizzato intorno all’anno Mille, è un monastero-fortezza, sospeso per tre lati sul vuoto, armato per proteggere la comunità monastica mediante un robusto muro di cinta. Alcune fonti storiche affermano che vi abbia soggiornato Sant’Anselmo D’Aosta, arcivescovo di Canterbury, uno dei massimi esponenti del pensiero medievale di area cristiana, in virtù del pacifico isolamento del luogo. Il panorama goduto dall’eremo, costruito su speroni di roccia a strapiombo, consente agli escursionisti di immergersi nella contemplazione della natura.

Il sentiero dei Colli tifatini

Un viaggio nel culto micaelico è quello del pellegrino impegnato nell’itinerario che da Maddaloni porta a Sant’Angelo in Formis, di circa trenta chilometri, i cui luoghi di culto presenti sono stati per lo più edificati su preesistenti templi pagani presenti nella zona del Monte Tifata, riconvertiti e dedicati a San Michele, che i Longobardi vincitori avevano elevato a loro protettore. La vista è molto ampia e consente di spaziare dalla penisola sorrentina al Vesuvio, al Partenio, al Taburno-Camposauro, al Matese, ai monti Trebulani oltreché alla città di Caserta e alla piana Campana: una tappa imperdibile per gli amanti dell’escursionismo della Terra di Lavoro

Immagine in evidenza: https://www.youtube.com/watch?v=P2wvUvu8Dec

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