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Eroica Fenice

Chanson de Roland

Chanson de Roland tra alterità e genere

La Chanson de Roland è la più importante canzone di gesta epica in antico francese, in varietà anglonormanna, che narra le gesta di Orlando, paladino e nipote di Carlomagno, in lotta contro i Saraceni che avevano, storicamente, occupato la Spagna.
Vista la rilevanza dell’opera, i temi trattati sono stati frequentemente oggetto di studio. Particolarmente interessante e moderno appare, rispetto alla tradizionale visione classica della Chanson de Roland, il saggio di Sharon Kinoshita “Pagans are wrongs and Christians are right”: Alterity, Gender and Nation in the Chanson de Roland (‘I pagani hanno torto e i cristiani hanno ragione: alterità, genere e nazione nella Chanson de Roland). La trattazione si concentra sull’analisi delle differenze all’interno del Chanson de Roland che si identificano nella contrapposizione tra Cristiani e Saraceni e nella marginalizzazione delle figure femminili.
Kinoshita sottolinea come la differenziazione che viene spesso attribuita ai due gruppi religiosi all’interno dell’opera risieda in realtà solo nelle differenze di credo. Pagani e Cristiani parlano la stessa lingua, presentano la stessa gerarchizzazione di classe e credono in entità superiori e lottano in nome dei loro favori.
Questa contrapposizione è enfatizzata dalle posizioni speculari delle uniche due donne presenti nell’opera: da un lato Aude, la cristiana che muore in nome della fedeltà per Orlando, e dall’altro Bramimonde, la regina saracena che è disposta a convertirsi e a rinunciare alla sua stessa comunità.
Riporto qui di seguito la traduzione delle parti più importanti del saggio di Kinoshita.

Parte I
La ChR assume quest’eminenza nell’epica francese per il contesto del XIX secolo, grazie a Gaston Paris: la nascita di un sentimento nazionale francese che mirasse a sostituire l’umiliazione subita dalla guerra franco-prussiana nella Terza Repubblica. In particolare, l’ufficializzazione dell’annessione dell’Algeria, nuova colonia francese in Sud-Africa, sottolineò il ruolo civilizzatore del colonizzatore francese.
In generale, l’Europa viene vista come un regno moderno, nazionale e illuminato, in opposizione all’oriente visto come statico, decadente e dispotico. Per sottolineare questa dicotomia, gli europei presero a sostegno le tesi della differenza biologica innata della razza.
Bartlett ritiene che nel Medioevo questa differenza non si basasse sulla razza ma sui costumi, caratterizzati dal fatto che questi ultimi potevano, diversamente dai primi, essere cambiati sia di generazione in generazione, sia individualmente.
Nonostante nella ChR sia forte il richiamo alla fisionomia ‘nera’, questa rappresentazione non è esemplificativa della visione medievale dello straniero.
Le categorie principali sono i Saraceni e i Cristiani. I Saraceni non vengono, tuttavia, identificati con la razza ma con la cultura e per questo risultano quasi indistinguibili dai Cristiani, se non per i nomi. Entrambi parlano la stessa lingua, gli accampamenti hanno gerarchie, immaginano gli dei come dispensatori di favori in cambio di devozione. Fondamentalmente, differiscono solo per la religione.
Infatti, come i Cristiani sono definiti tali poiché vassalli di Carlomagno, così ai Saraceni, anche loro nobili vassalli, basterebbe convertirsi per identificarsi completamente nei cristiani.
Questo potenziale della conversione non è mai realizzato, quindi tutti i personaggi pagani dell’opera sono destinati a morire, guardando con sospetto la possibilità di cristianizzazione come puro espediente per sopravvivere.
Questo disinteresse nella conversione rispecchia la realtà storica ma contemporaneamente farebbe crollare il fondamento di opposizione del poema. Inoltre, poiché la morte di Orlando e la battaglia finale conducono alla creazione di una comunità franco-cristiana che si evolve da una società feudale a una monarchica, la non conversione dei Saraceni è necessaria affinchè i Cristiani diventino Franchi.
A seguito dei contatti stranieri e interni agli stessi cristiani avvenuti tramite le crociate, il nome Franchi, prima Latini, viene utilizzato per unificare tutti gli uomini d’occidente.
Nella battaglia finale, la distinzione tra i vari gruppi di cristiani, che lascia fuori alcuni come greci e armeni, sottolinea la difficoltà degli occidentali a rapportarsi con una differenza culturale piuttosto che religiosa.

Parte II
Undici anni dopo la sua conferenza inaugurale “La Chanson de Roland e la nazionalità francese“, Gaston Paris affermò che il “cortese amore” era tema predominante del romanticismo francese medievale. Secondo lui, il romanticismo ha esemplificato un’estetica letteraria in cui l’amore cortese implica la sottomissione della passione sessuale alla ragione.
Per il suo ruolo nell’emergente ideologia del nazionalismo, la ChR è venuta a determinare cosa fosse considerato epica: la filosofia di valore e sacrificio di sé sul campo di battaglia, la distinzione dualista tra cristiani e pagani era considerata normativa del genere maschile. Così, la sua “emarginazione” di Aude e Bramimonde sembrava stabilire l’epopea come un genere maschile, predominante rispetto al ruolo femminile, relegato alla mediazione delle relazioni maschili: Aude segnala la tensione tra Oliviero e Orlando, mentre la conversione di Bramimonde simboleggia la vittoria di Carlo Magno su Marsilio.
Al contrario, il romanticismo fu fissato come il genere dell’incontro con il cavaliere feudale – donna, mistificata come l’oggetto necessariamente sfuggente del maschio desiderio cavalleresco. Finché queste opposizioni binarie non sono state esaminate, il ruolo delle donne in contesti epici e storici e ideologici era destinato a rimanere invisibile.

Aude e Bramimonde sono centrali nel dramma maschile del tradimento di Gano, la morte di Orlando e la vendetta di Carlomagno.
Il poco spazio a loro riservato, rispetto a quello solito delle altre canzoni di gesta, ne sottolinea il ruolo ideologico.
Bramimonde, la regina saracena, è il personaggio in cui l’alterità viene presentata e superata. Ironicamente, la sua importanza ideologica viene oscurata dal fatto che l’attenzione si concentra sulla razza o sul genere: in realtà, non è mai attribuita a uno dei due gruppi ma è definita “femmina pagana”.
Intervenendo al posto del marito, si sostituisce alla funzione rivoluzionaria dell’uomo saraceno, con rabbia estrema.
In una società che si basa sulla fede e sulla lealtà feudale niente è più dannoso delle accuse della stessa Bradimonde: definisce i suoi dei cattivi, perché permettono la morte dei Saraceni, in contrasto al grande miracolo compiuto dal Dio cristiano nella vendetta di Carlomagno; poi denuncia la gerarchia politica dei Saraceni ed espone la corruzione dell’ordine feudale pagano.

Parte III
Il battesimo di Bramimonde la relega definitivamente nel mondo franco-cristiano. Il suo ruolo è quello di ristabilire le differenze tra Saraceni e Cristiani, che erano quasi divenute indistinguibili.
Accomunanta a Aude, la differenziazione tra le due donne risulta fondamentale per la risoluzione del poema.
Aude decide di morire piuttosto che assicurare la stirpe perché il suo amore non è trasferibile, dimostrando la sua fedeltà nei confronti di Orlando pari solo a quella che Orlando aveva nei confronti di Carlo. Il suo ruolo ideologico è quello di rifiutare i compromessi. Contrariamente, quello di Bramimonde è accettarli.
Infatti, quest’ultima si converte e rinuncia alla sua patria per amore dell’ordine religioso e sociale a cui aspira. Nel farlo, però, rinuncia alla sua fierezza e indipendenza di donna, poiché le donne cristiane sono accondiscendenti.
Il suo ruolo diventa fondamentale nella giustificazione della guerra portata avanti da Carlo: la sua denuncia funge da motivazione ed è per questo che è l’unica tra i Saraceni a restare in vita, diventando simbolo di vittoria.

In conclusione, la ChR vuole dimostrare come Francia e Europa siano in realtà non solennità geografiche ma costrutti ideologici con alle spalle una complicata storia di conquiste e di colonizzazioni.

 

Fonte immagine: Wikipedia.

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