Presepi napoletani: i 5 più belli

Presepi napoletani

Sui presepi napoletani che altro dire? Che altro aggiungere agli eminenti compilatori del Presepe napoletano o alle sottili e interessanti osservazioni di Roberto De Simone nel Presepe popolare napoletano? Quante pagine di scrittori, eruditi e accademici aggiungono molto o poco a quanto noto. E quale può essere un criterio per ordinare i presepi napoletani, che non sia meramente artistico? In questo pesa fortemente la soggettività di chi scrive.

Si potrebbe partire dalla turistica San Gregorio Armeno, la “via dei presepi”, ma si lascerebbero fuori le altre bottegucce sparse per la città; o partire dalla magnificenza delle sculture di Sanmartino o Gori, fino alla regalità degli allestimenti del presepe Cuciniello, ma questo potrebbe significare dimenticarsi della spontaneità popolare. Un criterio valido potrebbe quindi basarsi su un sentimento di “appartenenza” e “affettività” reciproca tra l’immaginario popolare e il sogno del presepe.

Quali sono i presepi napoletani più belli?

Nome del presepe Caratteristica distintiva
Presepe di via dell’Anticaglia Museo a cielo aperto simbolo di appartenenza collettiva
Presepe di don Placido Devozione incentrata sulla figura materna e umana
Presepe di Santa Chiara Magnificenza settecentesca con scenette di vita quotidiana
Presepi di Santa Marta Presenza della grotta con le anime pezzentelle
Presepe Cuciniello Massima espressione dell’arte presepiale monumentale

Il presepe di via dell’Anticaglia

Tra i presepi napoletani oggi si conta quello esposto allo sguardo di tutti i passanti, che possono lasciare una qualsiasi offerta, devoluta poi ai poveri. Da piazza San Gaetano, salendo per il vico Cinquesanti, si sbocca in via dell’Anticaglia. Pochi minuti e il piccolo presepe, “dedicato alla Madonna e al popolo”, si apre agli occhi in una botteguccia: oggi museo a cielo aperto, ieri bottega di un umile artigiano, l’artefice ha attinto per la sua opera all’immaginario collettivo per divenire esso stesso parte di quella medesima tradizione. La scenografia circolare si sviluppa verticalmente, devota di immagini e messaggi dei visitatori. Più che tentare una descrizione, invitiamo a prendere parte al piccolo pellegrinaggio. Perché ammirarlo? Poiché è il simbolo genuino e spontaneo di un’appartenenza collettiva all’immaginario popolare.

Dove si trova: Via dell’Anticaglia, 12, 80138 Napoli NA. È visibile permanentemente in una piccola bottega lungo la strada.

Il presepe di don Placido

Un sentimento di forte devozione affettiva lega a questa basilica, a lato del Largo dei ss. Marcellino e Festo. Il presepe è legato alla figura dell’“Apostolo di Maria”, Placido Baccher, che dopo un’ingiusta prigionia ebbe in sogno la visione della Madonna che gli predisse la scarcerazione. Da lì la commissione al pastoraro Nicola Ingaldi di pastori a grandezza naturale ritraenti la scena della Natività. Ci pare una Natività impregnata di un profondo sentimento familiare, in particolare materno, che ridimensiona il valore religioso a quello umano della nascita. Sospeso tra una dimensione simbolica e una quotidiana, il presepe di don Placido testimonia una devozione incentrata su una Madre più propriamente umana che divina.

Dove si trova: Basilica santuario del Gesù Vecchio, Via Giovanni Paladino, 38, 80138 Napoli NA.

Il presepe di Santa Chiara

All’ombra del celebre chiostro maiolicato si trova un presepe dalla magnificenza settecentesca. È diviso in tre ordini orizzontali sui quali troneggia al centro la maestosa Natività, pregna di significati religiosi, come in uso dalla tradizione aristocratica. Le figure più importanti sono attribuite ai maggiori artisti del tempo, tra cui spicca quel Giuseppe Sanmartino che modellò il Cristo velato. La profondità paesaggistica resta comunque subordinata al ritratto del popolo offerto dalle azioni fluide e dalle scenette dinamiche dei pastori. Basta infatti calare lo sguardo dal paradiso ideale della Nascita all’inferno reale della vita quotidiana, quasi a sancire quella emblematica idea per cui Napoli sia un paradiso abitato da (poveri) diavoli. Per approfondimenti storici è possibile consultare il sito dell’UNESCO riguardante il centro storico di Napoli.

Dove si trova: All’interno del Complesso Monumentale di Santa Chiara, Via Santa Chiara, 49/C, 80134 Napoli NA. La visita è inclusa nel biglietto d’ingresso al museo.

I presepi della chiesa di Santa Marta

Un sentimento particolare è legato a questa chiesetta barocca all’incrocio tra vico San Sebastiano e Spaccanapoli. Nel periodo natalizio ospita ed espone di anno in anno il virtuosismo scultoreo di pastori contemporanei, scenette realiste e minuzia di particolari. La caratteristica che maggiormente affascina si trova nel fondo della chiesa, dove nella rappresentazione scenica era situata sotto la Natività una grotta fiammeggiante con anime nude in atto di pentimento. Quanto è curioso e affascinante ammirare oggi un presepe votato alle Anime pezzentelle! Tradizione vuole che, dopo l’arrivo dei Magi, l’intera scenografia sia svuotata e popolata solo di queste anime purganti in attesa della redenzione.

Dove si trova: Chiesa di Santa Marta, Via Benedetto Croce, 80134 Napoli NA. Le esposizioni sono tipicamente temporanee durante il periodo natalizio.

Il presepe Cuciniello al museo di San Martino

Poteva mai mancare il celebre presepe di Michele Cuciniello? Si tratta, come accade per i presepi sette-ottocenteschi, di un senso di appartenenza diverso da quello popolare: finanziati da aristocrazia e borghesia, sono stati talvolta elementi di arredo o collezionismo. Donato al Museo di San Martino dallo stesso Michele (appassionato collezionista di pastori), il Cuciniello è considerato, con giusta ragione, parte di un patrimonio storico-artistico nazionale. I simboli legati alla devozione popolare sembrano subordinati ai valori ufficiali, se pur è possibile rintracciare il lungo e silenzioso cammino della tradizione. Di fronte al valore storico e artistico di un’opera di tale foggia, considerata una delle massime espressioni dell’arte presepiale napoletana, possiamo soltanto inchinarci.

Dove si trova: Museo Nazionale di San Martino, Largo S. Martino, 5, 80129 Napoli NA.

Fonte immagine per l’articolo sui Presepi napoletani: Pixabay

Articolo aggiornato il: 19/12/2025

Altri articoli da non perdere
La gogna mediatica: il processo sommario del web
La gogna mediatica: il processo sommario del web

Negli ultimi anni è sicuramente capitato a ciascuno di noi di imbattersi in una gogna mediatica, in veste di spettatori Scopri di più

Il modello della grammatica valenziale nella prassi didattica
Il modello della grammatica valenziale nella prassi didattica

Nel modello valenziale, il verbo regola la struttura della frase nella quale esso è sempre presente e ne costituisce il Scopri di più

L’amore secondo la Bibbia: significato, esempi e insegnamenti
L'amore secondo la Bibbia

In un'epoca in cui le relazioni sono spesso superficiali, l'idea di vivere l'amore secondo la Bibbia può sembrare anacronistica. Molti Scopri di più

Le lingue semitiche ed indoeuropee, cosa sono
Lingue semitiche ed indoeuropee

Le civiltà del Vicino Oriente e dell'Europa antica si sono sviluppate parlando lingue appartenenti a due grandi "famiglie": le lingue Scopri di più

Cos’è il burqa: differenza con niqab, storia e significato
Burqa

Il burqa ha un significato profondo, sia dal punto di vista culturale che religioso. La parola deriva dall'arabizzazione del termine Scopri di più

Il calcio femminile e la cultura della rappresentazione nei media
Il calcio femminile e la cultura della rappresentazione nei media

Si è parlato spesso di come rappresentare un soggetto culturalmente marginalizzato all’interno dei contesti mediatici equivalga a dargli maggiore spazio Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

Vedi tutti gli articoli di Salvatore Di Marzo

Commenta