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Eroica Fenice

Feticismo, tutto ciò che c'è da sapere

Feticismo, tutto ciò che c’è da sapere

Quanto spesso si sente parlare di feticismo e quanti uomini in particolare si definiscono feticisti! È in realtà un concetto complesso, che affonda le radici nella psicologia di età infantile, così come nella letteratura e nelle tradizioni multietniche. Andiamo ad analizzarne le caratteristiche.

Feticismo: cos’è

Il feticismo è una delle forme più comuni e conosciute di perversione sessuale, consistente nello spostamento del desiderio sessuale dalla persona fisica a un suo sostituto; tale può essere identificato con una parte del corpo stesso, una qualità, un indumento, un’azione o qualsiasi altro oggetto inanimato. Sostanzialmente il feticista prova un’attrazione sessuale anomala, in quanto esula dai canoni della sessualità tradizionale, che presuppone i genitali come oggetti libidici fondamentali. Come tale, il feticismo rientra nell’ambito delle “parafilie”, quei disturbi caratterizzati da ricorrenti fantasie, impulsi e comportamenti sessuali, che creano disagio e/o implicano sofferenza o umiliazione. Altri esempi di parafilia sono infatti il sadismo e masochismo sessuale, la pedofilia e il voyeurismo (consistente nel raggiungimento dell’eccitazione sessuale osservando persone nude, che si spogliano o compiono atti sessuali).

Particolare l’etimologia del termine, derivante dal portoghese fetiço (artificiale, sortilegio). In pratica, i mercanti di schiavi usavano questo termine per riferirsi agli indigeni africani che adoravano “feticci”, ossia oggetti di culto venerati dalle popolazioni locali.

Studi e ricerche condotti dallo psichiatra Robert Stoller dimostrano come il feticismo sia largamente prevalente negli uomini rispetto alle donne, in quanto molto più propensi ad associare una certa carica erotica a una determinata zona fisica femminile o a indumenti particolari, come l’intimo fatto di pizzo, cuoio e bustini.

Feticismo: manifestazioni e categorie

Lo psicologo e ipnotista francese Alfred Binet suggerì due forme in cui il feticismo può manifestarsi: come “amore spirituale” o “amore plastico”.

La prima categoria concerne la devozione per specifici fenomeni mentali e comportamentali, tra cui il gioco dei ruoli. La seconda categoria concerne invece la devozione verso oggetti materiali, come appunto parti del corpo o oggetti inanimati. Tra i due concetti, quello dell’amore plastico è il più tipico: per alcuni feticisti, vedere, sentire, annusare, inghiottire o palpare l’oggetto d’attrazione genera libido ed eccitazione almeno quanto il coito ordinario.

In relazione al modo in cui il feticismo si manifesta è possibile designare tre categorie di feticisti.

I feticisti oggettivi, per i quali il feticcio inanimato (ad esempio un perizoma o calze) simboleggia una persona inaccessibile.

I feticisti somatici, per i quali è una parte del corpo (ad esempio i piedi o le natiche) a simboleggiare una persona desiderata e irraggiungibile.

Infine, i feticisti astratti, per i quali l’attrazione sessuale è innescata da una caratteristica fisica, implicante inferiorità o debolezza, atta a soddisfare le loro fantasie narcisiste di superiorità.

Tutte le tipologie di feticisti possono inoltre agire secondo tre diverse modalità: quella attiva, in cui il feticcio viene attivamente usato dal feticista; quella passiva, in cui è un’altra persona ad usare il feticcio sul feticista; infine la modalità contemplativa, attraverso cui il feticista si limita a trarre piacere dalla pura contemplazione del feticcio.

Un ruolo importante nelle dinamiche feticistiche gioca il canale sensoriale coinvolto principalmente.

Il canale visivo, quello più diffuso e sperimentato, oltre a presupporre il voyeurismo, ha spesso un ruolo primario: la visione diviene peculiare nel diffuso feticismo dei piedi o delle scarpe. A tal proposito il riferimento al “dangling” (cioè quando si fa dondolare al piede una calzatura parzialmente indossata) diviene naturale. Ma la visione entra in gioco anche quando il piacere è innescato da atti corporei quali urinare, defecare, starnutire o fumare, da considerarsi “singolari” e di dubbio gusto nelle consuete pratiche sessuali.

I canali olfattivo e gustativo sono più direttamente implicati nell’adorazione di varie parti del corpo.

Il canale tattile è principalmente espresso nelle forme di feticismo in cui l’attrazione sessuale è legata alla necessità di indossare e/o far indossare abiti in latex. Oppure adoperare oggetti sul corpo desiderato, atti ad innescare sensazioni intense legate al piacere, come l’utilizzo di ghiaccio o prodotti molto caldi.

Il canale uditivo, infine, è più raramente riscontrabile ed è legato allo scatenarsi di una serie di sensazioni ed emozioni in presenza dello scoppio di un palloncino.

Riguardo alla natura del feticcio, si distinguono tre diverse categorie da cui questo deriva: da specifiche parti del corpo umano (piedi, seno, natiche, mani, gambe, ascelle, peli, ombelico), da fluidi o escreti biologici (sangue, sudore, saliva, urina, feci) e da oggetti inanimati come gli indumenti (biancheria intima, calze, guanti, scarpe, stivali). Proprio gli indumenti, legati al gioco di ruoli, nell’immaginario fetish hanno notevole rilevanza: si pensi alle uniformi (già accompagnate dalla componente di fascinazione collegata al ruolo sociale o all’attività che simboleggiano) indossate dalle infermiere, dagli appartenenti alle forze dell’ordine, dalle cheerleader, fino all’abbigliamento stereotipato dell’insegnante o della segretaria, con tailleur attillati, tacchi ed occhiali da vista.

Feticismo dei piedi: dalla letteratura alla subcultura

A prescindere dalle categorie di feticismo e feticisti e dai ruoli e tendenze, è fuor di dubbio che la forma di feticismo più diffusa è quella legata all’adorazione dei piedi.

Il ruolo peculiare che esercitano piedi e scarpe nell’universo feticistico non deve sorprendere, in quanto l’attenzione erotica maschile manifestata verso tali oggetti nel corso della storia è ben nota. In Cina, ad esempio, dal X° si diffuse la tradizione del Loto d’oro, consistente nel fasciare i piedi delle donne, fin dalla tenera età, costringendo a una dimensione piccola e a una forma apprezzata dagli uomini cinesi.

Ma la fascinazione e l’attrazione sessuale legate ai piedi femminili ha alla base anche una teoria che suggerisce un nesso tra l’aumento delle malattie sessualmente trasmissibili e una maggiore centralità sessuale assunta dal piede come forma di sesso sicuro. Tale teoria trova sostegno nella correlazione tra l’esplosione di epidemie di gonorrea e sifilide in Europa e un maggiore riferimento in letteratura proprio al piede femminile. L’incremento di tale forma feticistica si nota poi in tempi recenti, in concomitanza dei casi di AIDS verificatisi tra gli anni ’80 e ’90.

La carica libidica innescata alla vista dei piedi affonda le sue radici anche in epoca vittoriana, quando il piede femminile era coperto dalle scarpe sotto lunghi ed ampi strati di abiti. Pertanto bastava scorgere una caviglia per innescare l’eccitazione degli uomini di fronte all’oggetto del desiderio comunemente celato.

I piedi, oggetto del feticismo più diffuso, assurgono al ruolo di protagonisti nel panorama letterario. Lo scrittore e giornalista francese del XVIII° Restif de la Bretonne in Le notti di Parigi (1788-1794) narra dell’insana passione che spinge alcuni uomini a rubare le scarpe di signore sorprese a passeggiare lungo le strade della capitale francese.

E ancora, lo scrittore giapponese del XX° Jun’ichirō Tanizaki ne Il Tatuaggio – Shisei (1909) esprime chiaramente la centralità erotica dei piedi, che si impongono quale strumento di sottomissione maschile nei confronti dell’onnipotente carica libidica femminile.

Intorno al feticismo dei piedi ruota un’autentica subcultura fetish. Esistono e vengono organizzati eventi destinati ad ospitare incontri tra adulti consenzienti, finalizzati ad esecuzioni di pratiche fetish, definiti “play party”. I locali che li ospitano, e che spesso richiedono un rigoroso dress code a tema, sono suddivisi in varie aree, dove è possibile consumare bevande e socializzare, assistere a particolari esibizioni e poter addirittura “praticare” nell’apposita area.

E come per qualsiasi moda che si rispetti, anche quella fetish è interessata da tendenze rigorose e particolari: abiti appariscenti in pelle e latex, calze nylon, scarpe con tacchi vertiginosi e stivali di vario tipo. Il colore predominante è il nero, in minor misura anche il rosso. Riscontrato l’utilizzo del corsetto e, come anticipato, di divise e uniformi particolari. Tra le icone dell’immaginario fetish collettivo, con tuta attillata in pelle di colore nero e armata di frusta, è senz’altro il personaggio di Catwoman.

Patologia e trattamento

Un certo grado di feticismo può rientrare nella sfera della normale sessualità, specialmente quando il desiderio di intrattenere un rapporto sessuale con la persona amata non è immediatamente esaudibile. È il caso della lontananza, ad esempio, a causa della quale un indumento intimo può assurgere a feticcio.

In aggiunta dunque ad una consueta e condivisa condotta sessuale, un comportamento feticistico minore non viene considerato un disturbo, in quanto privo di quel disagio e disfunzionalità che lo definiscono. Abitualmente, infatti, un certo grado di feticismo rientra nell’ambito della normale sessualità, se praticato allo scopo di rendere più piccanti e divertenti i rapporti sessuali con il partner. Si pensi al bondage o all’uso di determinati dress code atti a valorizzare particolari parti del corpo, come l’uso di perizoma, reggicalze, intimo in pizzo e (perché no!) manette.

La condizione diventa patologica solo quando il feticcio giunge a sostituirsi completamente al coito, divenendo oggetto sessuale esclusivo, per un periodo di almeno sei mesi. Inoltre, il feticismo diviene patologico quando l’orientamento di ricorrenti impulsi e fantasie coinvolge partner non consenzienti, e quando risulta compromessa la capacità di affezionarsi e provare coinvolgimento emotivo e sessuale con un partner consenziente.

Tra le cause dell’insorgere di atteggiamenti e comportamenti feticistici si annovera la teoria secondo cui il feticismo sarebbe una forma di fissazione infantile a un “oggetto di tipo transizionale”, cioè a un elemento che simboleggia la situazione di intimità, protezione e soddisfazione, tipica della relazione del bambino con la madre o con una peculiare parte di essa (ad esempio, mani che dispensano carezze, seno che nutre, voce che consola ecc.).

Tra i possibili trattamenti consigliati per esorcizzare pensieri e comportamenti feticistici divenuti patologici, si annovera la terapia cognitivo-comportamentale quale approccio diffuso. Tale terapia consente di insegnare al paziente il modo di identificare ed evitare i presupposti del comportamento feticistico, sostituendo le fantasie che coinvolgono il feticcio con altre non feticistiche.

È possibile inoltre far ricorso anche alla psicoterapia introspettiva, che mira alla risoluzione di un conflitto inconscio.

Infine, se la psicoterapia e la terapia comportamentale non dovessero condurre a risultati sperati, è doveroso appellarsi alle terapie farmacologiche, attraverso la prescrizione di antiandrogeni e inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, per diminuire il desiderio sessuale.

In definitiva il mondo del feticismo è vario e complesso, con impulsi e desideri sessuali che vanno dalla brontofilia (piacere provato durante i temporali) all’emetofilia (eccitazione provocata dal vomito); o ancora la tricofilia (piacere generato dalla visione dei peli) e il pigmalionismo (eccitazione per le statue).

 

Foto di Espressolia da Pixabay

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