La negromanzia: cos’è e chi l’ha praticata

La negromanzia, cos'è e chi l'ha praticata

La negromanzia, cos’è realmente?

Gli uomini sono sempre stati affascinati, incuriositi e giustamente terrorizzati dal concetto di morte e di vita nell’aldilà. Pratiche funebri, culto e cura del defunto, riti post-mortem hanno sempre accompagnato le civiltà, dalle più antiche fino a quelle moderne.

L’origine della negromanzia parte proprio da tutto questo, dal passaggio del defunto tra la vita e la morte, che ha inevitabilmente inscenato nella mente delle persone la convinzione di poter trarre benefici rivolgendosi e/o evocando anime dell’aldilà.

Per negromanzia s’intende l’arte della divinazione; è un termine che sta ad indicare l’evocazione dei morti da parte dei vivi. Molto spesso è stata associata alla magia nera e alla stregoneria, in quanto l’evocazione dei defunti aveva un motivo frequente e simile, ovvero quello di estrapolare informazioni, proprio come accade con la divinazione. Negromanzia e divinazione sono stati spesso utilizzati come sinonimi, ma è più giusto dire che l’una è parte dell’altra. A differenza dei mezzi odierni, con i quali si contattano gli spiriti dall’aldilà, la negromanzia si prefigge obiettivi più precisi e pratici: predire il futuro, scoprire segreti nascosti, scovare criminali, o addirittura resuscitare qualcuno.

La negromanzia è stata praticata fin dalle primissime civiltà, e lo è ancora oggi; sempre presente nel corso della storia, è stata praticata in Egitto, a Babilonia, Roma, Grecia, Persia e Caldea, insieme allo sciamanesimo, pratica invece legata al culto degli antenati. All’epoca, infatti, era solito credere nella sopravvivenza dell’anima oltre la morte, e che essa potesse, in qualche modo, apparire e interferire nella storia dei vivi, in modo positivo o negativo. Poiché nel Medioevo evocare gli spiriti era ritenuto plausibile solo da Dio, qualsiasi azione finalizzata a simili obiettivi appariva agli occhi della Chiesa come demoniaca, oltre che severamente condannata, ma nonostante il divieto, veniva praticata in segreto. Sorprendentemente a quanto si possa credere, molti tra i negromanti erano membri del clero (perché tra i requisiti della negromanzia vi erano l’alfabetizzazione e la conoscenza del latino) che, tramite queste pratiche, credevano che con l’aiuto di Dio potessero evocare angeli e demoni per raggiungere i propri scopi egoistici. I negromanti medievali avevano obiettivi simili: convocare i morti per manipolare i vivi e occasionalmente facendo anche uso di quei corpi ormai in fase di decomposizione.

Le tecniche utilizzate per comunicare con gli spiriti dell’aldilà erano molto simili a quelle di un comune esorcismo ortodosso, e molto spesso includevano l’utilizzo di allucinogeni. Tra i più noti negromanti di epoca medievale, è giusto citare Johann Faust, un alchimista tedesco che si dilettava nell’occulto e, in particolare, nella negromanzia. Nato nei primi anni del 1500, il Faust storico fu descritto come un mago, astrologo e imbroglione. Le sue “presunte” interazioni con i morti lo resero soggetto di opere teatrali e persino di opere. Christopher Marlowe, per esempio, lo ha reso l’antieroe nell’opera La tragedia del dottor Faust”.

La negromanzia: fase di preparazione

Per riuscire nella sua pratica il negromante non si sottoponeva a un processo poi tanto breve e semplice, anzi molto spesso quelle stesse pratiche hanno avuto svolte traumatiche e tortuose. In molti casi, i negromanti dovevano sottoporsi ad una vita molto difficile, adottando una dieta specifica, restando celibi e lontano dalle donne per periodi di tempo prefissati, indossando abiti specifici e avere la testa rasata. Lo scopo di una tale preparazione era volta a proteggere il negromante da eventuali incidenti durante l’evocazione. Solamente se l’anima fosse stata pura e sottomessa, Dio l’avrebbe protetta. Molto spesso, in aggiunta, venivano richiesti dei capri espiatori, di solito anime pure, come uomini o donne ancora in possesso della loro verginità. Tra i simboli più comuni della negromanzia, oltre ai consueti incantesimi e simboli, abbiamo l’uso del cerchio, all’interno del quale contenere lo spirito che sarà evocato, candele, una spada e/o un pugnale, simboli astrologici e figure geometriche come il pentagramma.

La negromanzia, che in sostanza allude alla magia nera, non è da confondersi con la necromanzia, termine coniato per intendere la magia operata sulla morte. Gli autori medievali e molti anche nel mondo contemporaneo sono però abituati ad utilizzarli come sinonimi, nonostante la sottilissima, seppur significativa differenza. Entrambe, però, restano forme di divinazione, che utilizzano approcci differenti.

 

Fonte immagine: Wikipedia

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A proposito di Martina Calia

Classe 1997, laureata in Mediazione Linguistica e Culturale e attualmente specializzanda in Lingue e Letterature europee e americane presso L'Orientale di Napoli. Lettrice accanita di romance in ogni sua forma, che a tempo perso, si cimenta nella scrittura creativa sia in italiano, ma soprattutto in inglese.

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