Negromanzia: cos’è, significato e la sua storia oscura

La negromanzia, cos'è e chi l'ha praticata

La negromanzia, cos’è realmente? Il termine è spesso fonte di confusione, ma la sua essenza è legata alla magia nera e a una specifica evoluzione storica della parola “necromanzia”.

Gli uomini sono sempre stati affascinati, incuriositi e giustamente terrorizzati dal concetto di morte e di vita nell’aldilà. Pratiche funebri e riti post-mortem hanno sempre accompagnato le civiltà, alimentando la convinzione di poter trarre benefici rivolgendosi e/o evocando anime dall’aldilà. È in questo contesto che nasce la negromanzia, come corruzione di una pratica ancora più antica.

L’evoluzione del termine: da necromanzia a negromanzia

In origine, l’unica pratica definita era la necromanzia (dal greco nekrós, “morto”, e manteía, “divinazione”), ovvero l’arte della divinazione tramite l’interrogazione dei morti. Nel Medioevo, a causa della condanna della Chiesa e di un’errata assonanza con il latino niger (“nero”), il termine si è trasformato. La negromanzia è diventata quindi sinonimo di magia nera e stregoneria, una pratica oscura che non si limitava a interrogare i morti, ma evocava anche demoni e forze oscure per scopi egoistici.

L’evoluzione del termine Significato e ambito
Termine originale (greco) Necromanzia: divinazione attraverso i morti. lo scopo è la conoscenza (predire il futuro, scoprire segreti).
Corruzione medievale (latino) Negromanzia: da “niger” (nero). magia nera in senso lato, evocazione di demoni e spiriti per ottenere potere, manipolare i vivi o compiere atti malevoli.

Storia della negromanzia nel Medioevo

La pratica era diffusa fin dalle primissime civiltà, in Egitto, Babilonia, Roma e Grecia. Poiché nel Medioevo evocare gli spiriti era ritenuto plausibile solo da Dio, qualsiasi azione finalizzata a simili obiettivi appariva agli occhi della Chiesa come demoniaca e veniva severamente condannata da trattati come il Malleus Maleficarum. Nonostante il divieto, la negromanzia veniva praticata in segreto. Sorprendentemente, molti tra i negromanti erano membri del clero (perché tra i requisiti vi erano l’alfabetizzazione e la conoscenza del latino) che, tramite queste pratiche, credevano di poter evocare angeli e demoni per raggiungere i propri scopi. I negromanti medievali avevano obiettivi precisi: convocare i morti per manipolare i vivi, occasionalmente facendo anche uso di corpi in decomposizione.

Johann Faust: il negromante più celebre

Tra i più noti negromanti di epoca medievale, è giusto citare Johann Faust, un alchimista e astrologo tedesco che si dilettava nell’occulto. Nato nei primi anni del 1500, il Faust storico fu descritto come un mago e imbroglione. Le sue “presunte” interazioni con demoni e morti lo resero soggetto di opere teatrali e letterarie. Christopher Marlowe, per esempio, lo ha reso l’antieroe nell’opera La tragica storia del Dottor Faust”.

La preparazione e i rituali del negromante

Per riuscire nella sua pratica il negromante si sottoponeva a un processo lungo e complesso. In molti casi, i praticanti dovevano seguire una vita ascetica: adottando una dieta specifica, restando celibi e indossando abiti specifici. Lo scopo di tale preparazione era volto a proteggere il negromante da eventuali incidenti durante l’evocazione. Molto spesso, in aggiunta, venivano richiesti dei capri espiatori, come uomini o donne ancora vergini. Tra i simboli più comuni della negromanzia, oltre ai consueti incantesimi e simboli, abbiamo l’uso del cerchio magico, all’interno del quale contenere lo spirito evocato, candele, una spada e/o un pugnale, simboli astrologici e figure geometriche come il pentagramma.

La negromanzia, che in sostanza allude alla magia nera, non è quindi da confondersi con la necromanzia, termine corretto per intendere la divinazione attraverso la morte. Sebbene gli autori medievali e molti contemporanei li usino come sinonimi, la differenza concettuale e storica rimane significativa.

Fonte immagine: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 07/09/2025

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A proposito di Martina Calia

Classe 1997, laureata in Mediazione Linguistica e Culturale e attualmente specializzanda in Lingue e Letterature europee e americane presso L'Orientale di Napoli. Lettrice accanita di romance in ogni sua forma, che a tempo perso, si cimenta nella scrittura creativa sia in italiano, ma soprattutto in inglese.

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