Leggi fascistissime: cosa sono e cosa imponevano

Leggi fascistissime: cosa sono e cosa imponevano

Con il termine leggi fascistissime si fa riferimento ad una serie di norme giuridiche, ispirate dal giurista Alfredo Rocco, emanate tra il 1925 e il 1926. Questi provvedimenti diedero inizio a una vera e propria trasformazione dell’ordinamento giuridico del Regno d’Italia, segnando il passaggio definitivo da un sistema liberale a uno Stato autoritario a partito unico.

La loro approvazione fu accelerata dal clima politico seguito al delitto Matteotti e al celebre discorso di Benito Mussolini alla Camera il 3 gennaio 1925, con cui si assunse la responsabilità politica e morale di quanto accaduto, annunciando la stretta repressiva.

Elenco delle principali leggi fascistissime e cosa imponevano

Sfruttando il clima creato dagli attentati subiti, Benito Mussolini, introdusse le suddette leggi fascistissime, provvedimenti eccezionali per la “difesa dello Stato” che portarono a compimento il concetto di dittatura. Di seguito sono elencati i provvedimenti più significativi.

Legge e data Cosa imponeva
Legge n. 2263 del 24 dicembre 1925 Attribuiva al “Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato” poteri vastissimi, rendendolo responsabile solo di fronte al Re e non più al Parlamento.
Legge n. 100 del 31 gennaio 1926 Concedeva al potere esecutivo (il Governo) la facoltà di emanare norme con valore di legge, scavalcando di fatto il potere legislativo del Parlamento.
Legge n. 237 del 4 febbraio 1926 Sostituiva i sindaci e le amministrazioni comunali elettive con la figura del Podestà, nominato direttamente dal governo con Regio Decreto.
Legge n. 2029 del 25 novembre 1926 “Provvedimenti per la difesa dello Stato”, che introduceva la pena di morte per gli attentati contro i regnanti e il Capo del Governo e istituiva il Tribunale Speciale per la Sicurezza dello Stato.

Le conseguenze: la fine dello stato liberale

Nell’ambito delle leggi fascistissime, la Camera dei deputati sarà progressivamente esautorata fino alla sua sostituzione nel 1939 con la Camera dei fasci e delle corporazioni, la cui composizione e la portata reale dei poteri ne escluderanno i caratteri di effettiva titolarità della rappresentanza nazionale e di cotitolarità del potere legislativo.

Chiuso ogni spiraglio di libertà e licenziati gli ultimi direttori non fascisti dei quotidiani del tempo, ha inizio così la “fascistizzazione della stampa”: ogni notizia doveva essere approvata dal fiduciario di Mussolini. In una società diventata un regime, le leggi fascistissime prevedevano una serie di provvedimenti volti a contrastare qualsiasi pensiero o ideologia non allineata.

Dal punto di vista politico e sociale, questi provvedimenti portarono a:

  • L’abolizione della libertà di stampa e di associazione: Mussolini, in passato giornalista, conosceva bene il potere dell’opinione pubblica. Già nel 1923 aveva iniziato un’azione di controllo dei giornali, culminata con la soppressione di ogni voce critica.
  • La fine della democrazia interna e locale: le direttive venivano decise dall’alto, sia a livello nazionale che locale con l’introduzione del Podestà.
  • Il Partito Nazionale Fascista (PNF) come partito unico: tutti gli altri partiti e movimenti politici furono sciolti e dichiarati illegali. Lo stesso PNF venne progressivamente svuotato di ogni funzione dialettica interna.
  • Ampliamento dei poteri dei prefetti: divennero il principale strumento di controllo del governo sul territorio.
  • Istituzione del confino politico: una misura di polizia per allontanare e isolare gli oppositori senza un processo formale.
Prima pagina di un giornale dell'epoca fascista
Fonte immagine: L’Eroica Fenice. Prima pagina di un giornale dell’epoca fascista.

Gli strumenti della repressione fascista

Per stroncare ogni forma di opposizione, considerata un focolaio pericoloso per la stabilità del regime, furono creati organi repressivi specifici, tra cui:

  • L’OVRA (Opera Vigilanza Repressione Antifascista): la temuta polizia politica segreta, incaricata di sorvegliare, schedare e reprimere ogni attività antifascista.
  • Un Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato: composto da membri della Milizia e delle Forze Armate, giudicava i reati politici con procedure sommarie e senza possibilità di appello, comminando pene severe, incluso il carcere e la pena capitale.

La fascistizzazione della società: scuola e gioventù

La politica totalitaria, la scarsa considerazione dei diritti civili e dei valori umani, il controllo liberticida dell’informazione e la propaganda determinarono l’opposizione di molti intellettuali. Ovviamente anche la scuola subì il peso del controllo del regime: gli insegnanti dovevano iscriversi alle associazioni di partito e il loro operato era sorvegliato. Una maggiore autonomia fu concessa alle università, ma a partire dal 1931 anche i professori universitari furono obbligati a giurare fedeltà al regime.

L’attenzione nei confronti dei giovani era mirata a far sì che diventassero dei buoni “fascisti” e soldati. Proprio per questo, anche il loro tempo libero doveva essere dedicato alla disciplina. A tal proposito venne istituita l’Opera Nazionale Balilla (ONB), un’organizzazione volta a inquadrare i ragazzi dagli 8 ai 18 anni in attività sportive e paramilitari. I giovani venivano così educati fin da piccoli al culto del Duce e all’obbedienza cieca al regime.

Il ruolo del Re e il totalitarismo incompiuto

Di fatto, con le leggi fascistissime finiva lo Stato liberale e aveva inizio il fascismo vero e proprio. Esse condussero ad uno Stato di dittatura completa, anche se secondo alcuni storici il totalitarismo mussoliniano rimase sempre “incompiuto”.

Mussolini stesso dovette stringere dei compromessi con le istituzioni preesistenti. Il Re, Vittorio Emanuele III, rimaneva formalmente il Capo dello Stato, all’interno del quale il Duce era “solo” il Capo del Governo. Il Senato restava di nomina regia e l’esercito giurava fedeltà al Re, non a Mussolini. Questo dualismo di poteri si rivelerà decisivo il 25 luglio 1943.

Dove approfondire: archivi e contatti

Per chi desidera consultare documenti originali e approfondire accademicamente il periodo, il punto di riferimento principale in Italia è l’Archivio Centrale dello Stato. Qui sono conservati gli atti del governo e delle istituzioni di quel periodo storico.

  • Indirizzo: Piazzale degli Archivi, 27 – 00144 Roma (RM)
  • Telefono: 06 545481
  • Sito web per consultazione: www.acs.beniculturali.it

Le leggi fascistissime furono una tappa fondamentale per instaurare la dittatura in Italia e rappresentarono un modello per molti altri aspiranti dittatori in Europa. Ricordiamo che il fascismo nacque in un contesto di malcontento diffuso e in un momento economicamente difficile, elementi che favorirono lo sviluppo di leggi volte a contrastare gradualmente ogni forma di opposizione.

Immagine in evidenza: Wikipedia

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