Moralistica greca: “il giusto mezzo” aristotelico

Moralistica greca: “il giusto mezzo” aristotelico

La moralistica greca è un aspetto fonte di profonde riflessioni all’interno della filosofia del popolo greco. Tra i filosofi che hanno discorso sull’agire morale vi è Aristotele, il quale ha elaborato la teoria etica del giusto mezzo.

La filosofia greca e il sapere morale

La filosofia nasce in Grecia intorno al VI secolo a.C. e annovera fra i suoi più antichi e celebri esponenti Socrate, Platone e Aristotele.
Il termine filosofia è dato dall’unione del verbo greco philèin “amare, desiderare” e della parola greca sophìa “sapere, sapienza”. Filosofia significa, quindi, “amore per il sapere”. Come ci suggerisce il duplice significato di philèin, amare implica nutrire un desiderio, una tensione verso l’oggetto del proprio amore che nel caso del filosofo è il sapere.
I filosofi greci cercano di raggiungere la piena conoscenza del mondo, della natura umana e dei suoi limiti. La tensione al conoscere non viene mai totalmente appagata. Celebre è, di fatti, la citazione socratica “so di non sapere”, la quale racchiudere la consapevolezza propria del pensiero greco che il sapere non è qualcosa di monolitico e di dato per sempre, ma è, secondo un’ottica critica, dinamico e mai definitivo e richiede per questo una ricerca costante e che non conosce resa.
Tra gli ambiti di riflessione della filosofia vi è la morale. La moralistica greca si interroga sull’agire etico dell’uomo, ovvero sul suo comportamento pratico nelle varie circostanze della vita.
La morale è più specificamente, l’insieme dei valori e delle norme che regolano il comportamento dell’uomo in relazione al mondo e agli altri. Sulla base della morale, quindi, vengono formulati giudizi di valore sull’azione umana, ciò implica una profonda riflessione sui concetti di bene e di male.
«Perché gli uomini agiscono?»; «Quando un’azione è buona?», «Cos’è la virtù?»; «Qual è il giusto comportamento da tenere in questa determinata situazione?»: queste sono alcune domande oggetto di studio della moralistica greca.

La riflessione morale aristotelica: la teoria del “giusto mezzo”

Il filosofo greco Aristotele (384 a.C. -321 a.C.) riflettendo sull’agire dell’uomo sostiene che esso è regolato dall’anima, che possiede ed organizza tutte le funzioni dell’essere umano. Secondo il filosofo  l’anima umana possiede tre diverse funzioni:
• La funzione vegetativa si esplica nelle attività necessarie al sostentamento quali riproduzione, crescita e nutrimento ed è propria delle piante.
• La funzione sensitiva consente di percepire tramite l’uso dei sensi e di muoversi. Essa appartiene specificamente agli animali.
• La funzione intellettiva permette di pensare e di volere. Essa caratterizza esclusivamente l’uomo.

Le virtù, ovvero le azioni umane orientate al bene, fanno riferimento alle ultime due funzioni dell’anima dell’uomo: sensitiva e intellettiva.
Le virtù proprie dell’anima sensitiva vengono definite etiche (da èthos che in greco significa “comportamento”) e secondo Aristotele l’uomo deve agire a seconda della situazione cogliendo il giusto mezzo fra due estremi.
Ad esempio, fra un comportamento codardo, che implica il difetto di audacia e l’eccesso di paura, e un modo di agire temerario, che è caratterizzato da un accesso di audacia, l’azione virtuosa, secondo il metro del giusto mezzo, è quella coraggiosa.
La teoria del giusto mezzo si rifà a uno dei cardini del pensiero greco: il niente di eccessivo (μηδεν ἄγαν), tale citazione è iscritta sul tempio di Delfi ed indica la disposizione propria dell’uomo saggio, che consapevole dei propri limiti e della complessità del mondo circostante, ricerca l’equilibrio e vive secondo misura rifuggendo gli eccessi. Tale virtù è, infatti, legata ad un altro valore fondamentale nel mondo greco: la conoscenza di sé; γνῶθι σαυτόν (anche esso iscritto sul tempio di Delfi).
I greci ci insegnano, ben prima della nascita della psicologia, che conoscere sé stessi costituisce la base per muoversi nel mondo in maniera virtuosa.

Le virtù dell’anima intellettiva vengono, invece, definite dinoetiche (diànoia in greco significa “pensiero razionale”) e sono la saggezza e la sapienza.
L’agire saggio e sapiente è, come già detto, quello dell’individuo, che conoscendo sé sesso e il mondo circostante riesce a raggiungere i propri fini e ad essere felice.
Secondo Aristotele la massima felicità a cui può aspirare l’uomo è la felicità contemplativa. La felicità, secondo il filosofo, si ottiene realizzando pienamente la propria natura e dato che l’uomo è un essere razionale egli sarà felice potendo vivere secondo ragione e perseguendo la conoscenza.

La filosofia e la moralistica greca come farmaco al nichilismo moderno

Nel libro L’ospite inquietante: il Nichilismo e i giovani il filosofo ed intellettuale Umberto Galimberti osserva come «un’ospite inquietante» si sia insediato nel mondo contemporaneo: si tratta del nichilismo.
Al giorno d’oggi gli uomini, e in particolare i giovani, sembrano sempre più disorientati, in quanto il profondo relativismo che domina i tempi moderni, ha fatto sì che venisse meno un sistema di valori saldo e certo. Secondo il filoso un farmaco, a questo sentimento di assenza di significato che caratterizza ogni cosa, è insegnare ai giovani l’arte del vivere come la intendevano i greci che «consiste nel riconoscere le proprie capacità e nell’esplicitarle e vedere fiorire sempre secondo misura».
Ritornano i concetti della consapevolezza di sé e della misura, i valori dominanti del pensiero greco, i quali a distanza di secoli costituiscono ancora una valida chiave di interpretazione del mondo.

 

Immagine in evidenza: pixabay.com

A proposito di Alessandra Nazzaro

Nata e cresciuta a Napoli, classe 1996, sotto il segno dei Gemelli. Cantautrice, in arte Lena A., appassionata di musica, cinema e teatro. Studia Filologia Moderna all'Università Federico II di Napoli.

Vedi tutti gli articoli di Alessandra Nazzaro

Commenta