Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: animali contiene 8 articoli

Napoli & Dintorni

Pet Pride, la prima edizione a Napoli

Con il patrocinio del Comune di Napoli, e molti sponsor tra i quali il Consorzio Centro commerciale naturale e Radio Marte, il 6, 7 ed 8 ottobre, si svolgerà, presso la Galleria Principe di Napoli, la prima edizione del Pet Pride Napoli, un evento imperdibile dedicato ai nostri amati animali ed ai loro padroni! Il Napoli Pet Pride ha aperto ufficialmente le proprie porte ieri venerdì 6 ottobre, dalle ore 11.00 alle ore 19.00. Ha avuto luogo la presentazione dell’iniziativa e a seguire l’apertura degli stand e dell’info-point, dove sarà possibile richiedere informazioni circa il programma della manifestazione ed in particolare circa la possibilità di iscrivere i propri animali alle sfilate dei giorni successivi. Oggi e domani 8 ottobre, a partire dalle ore 11.00 fino alle ore 20.00, sarà possibile assistere a dimostrazioni ed approfondimenti circa i più svariati temi relativi al mondo animale, tra i quali la pet therapy, l’utilizzo dei cani per combattere lo spaccio di sostanze stupefacenti, il rapporto tra animali e moda, le nuove tecniche di toelettatura e molto altro ancora. In particolare saranno presenti veterinari pronti a dare informazioni e chiarimenti su vaccini, profilassi e micromappatura. L’innovativa iniziativa merita attenzione non solo per l’interesse suscitato nei confronti degli amanti del mondo animale, ma anche e soprattutto per la sua capacità di valorizzare ed utilizzare in modo proficuo uno spazio cittadino di grandissima bellezza ed importanza storica, quale la Galleria Principe Di Napoli.  Al Napoli Pet Pride la sfilata sarà aperta a tutti A differenza delle solite sfilate canine, quelle che avranno luogo oggi e domani presso il pet pride, non riguarderanno solo i cani di specifiche razze: l’iniziativa è infatti volta a tutti i pelosi indipendentemente dalla razza di appartenenza. Finalmente, insomma, una sfilata per cani dove il pedigree lascerà spazio alla simpatia e alla capacità dei nostri amici a quattro zampe di accattivarsi le grazie dei giudici. Per partecipare alla sfilata sarà necessario pagare una quota di iscrizione di 10 euro, ed al termine della manifestazione gli animali proclamati vincitori riceveranno dei premi. Infine ma non meno importante, il ricavato derivato dalla sfilata sarà donato in beneficenza ad associazioni di volontariato che si occupano di prestare cure ed assistenza agli animali randagi presenti sul territorio campano. Il Pet Pride Napoli, sarà il luogo perfetto dove poter condividere la propria passione per gli animali, divertirsi e soprattutto aiutare i pelosi meno fortunati.  

... continua la lettura
Attualità

Mummie animali “a tu per tu” al Museo Egizio di Torino

Un team di ricercatori e restauratori del Museo Egizio di Torino, insieme con la Soprintendenza, ha avviato uno studio approfondito sulle 120 mummie di animali conservate nella celebre collezione, fiore all’occhiello della città. Tale lavoro è stato recentemente svelato agli occhi curiosi dei visitatori, essendo trasferito e reso fruibile all’interno della Sala 10, alla quale si accede percorrendo la galleria dei sarcofagi: uno spazio che normalmente ospita i reperti della regina Nefertari, in questo momento esposti all’Ermitage di San Pietroburgo nell’ambito della mostra “Nefertari e la Valle delle Regine”. Come spiega Marco Rossani, collection manager del Museo, «si è deciso di approfittare di quella sala temporaneamente vuota per mostrare ai visitatori il restauro delle mummie animali; pensiamo possa essere un modo per far capire che il Museo è una realtà viva, dinamica, in continuo movimento e trasformazione».  Il progetto sulle mummie animali, realizzato in collaborazione con l’Eurac di Bolzano e il Gruppo Horus Usa, ha avuto inizio nel 2015, quando tali reperti organici sono stati inventariati e sottoposti all’esame della Tac nonché a svariate analisi, quali radiografie e analisi al carbonio 14, finalizzate ad individuare la razza e l’età degli animali, la composizione delle resine e dei pigmenti, le tecniche di imbalsamazione e la disposizione delle bende. I risultati saranno pubblicati a cura dell’archeologa ed egittologa pakistana Salima Ikram, che collabora allo studio torinese e che è co-direttrice dell’Animal Mummy project al Museo Egizio del Cairo. Gli elementi chimici rilevati nei campioni di tessuto delle mummie animali hanno rivelato la presenza di grassi animali, oli, cera d’api, gomma di zucchero, bitume, e resine di pino, materiali di imbalsamazione usati per gli umani, il che denota la medesima sofisticazione e riverenza delle mummie umane per le mummie animali. La scoperta delle mummie animali nei siti egizi  Nel 1888, scavando nella sabbia vicino al villaggio di Istabl Antar, un contadino egiziano scoprì per caso una grande fossa comune, non contenente resti umani, bensì un numero strabiliante di corpi di felini, mummificati e sepolti da migliaia di anni; era l’epoca in cui le spedizioni archeologiche, in una sorta di “caccia al trofeo”, dragavano il deserto alla ricerca di monili provenienti da tombe regali, con cui poter abbellire ville e musei in Occidente. I migliaia reperti di animali mummificati scoperti nei siti sacri di tutto l’Egitto, dunque, erano ritenuti semplici scarti, d’importanza irrisoria. Oggi, tuttavia, gli addetti agli scavi si rendono conto di quanto essi che essi costituiscano un’espressione della vita quotidiana degli antichi Egizi; grazie al contributo della già citata Salima Ikram, egittologa specialista di archeologia zoologica, è stato avanzato un nuovo filone di ricerca a partire dalla collezione di mummie animali, che stava languendo nel Museo Egizio cairota, il quale rappresenta una sorta di ponte tra l’umanità odierna e quella antica: «Chi guarda questi animali può pensare: “però, il Faraone aveva un animale domestico come ce l’ho io”, e da figure lontane 5.000 anni e più, gli antichi Egizi diventano persone in carne e ossa». Alcuni di questi animali dovevano tenere compagnia al defunto […]

... continua la lettura
Cucina & Salute

Forasacchi, questi sconosciuti! Sintomi e conseguenze dell’attacco di un forasacco

Forasacchi e forasacco, un pericolo per i nostri amici a quattro zampe È una calda giornata di giugno, sala di attesa della clinica veterinaria. Numerosi quattro zampe, insieme ai loro padroni, passano davanti, chi per una semplice visita di controllo, chi per una vaccinazione, chi per una medicazione. D’un tratto, l’apparente stato di quiete che domina viene spezzato da uno schiamazzo proveniente dal parcheggio: è una donna sulla quarantina che cerca, affannosamente , di portare all’interno della clinica il proprio Cocker Spaniel, evidentemente impossibilitato a camminare ed a respirare. I medici veterinari accorrono immediatamente, e di lì, di corsa in sala operatoria. In tali circostanze si possono fare numerose ipotesi, ma la sorpresa si ha quando, a distanza di qualche frazione di ora, si vede comparire di nuovo la donna, questa volta col volto colmo di sollievo. La diagnosi è “Perforazione del polmone destro causata da penetrazione di forasacchi”. L’estrazione Cos’è un forasacco? Perché è così pericoloso? Sebbene il nome possa sembrare ironico, non stiamo trattando dei classici insetti che attaccano i nostri amici a quattro zampe, bensì di un nemico di gran lunga più subdolo. I Forasacchi si presentano come spighe di frumento che, fin tanto che sono freschi e verdi, crescono liberamente ed innocuamente nei prati o per le strade, ma che, una volta seccati ed assunto il tipico colore giallastro, diventano armi letali per il cane, in quanto sfruttano il manto dell’animale per depositare e far spargere i propri semi. Essi appaiono in concomitanza con i comuni insetti come zecche e zanzare, ovvero con l’arrivo del caldo, con picchi da giugno a settembre. Sebbene  non sempre l’attacco di un forasacco rappresenti un pericolo mortale, la nocività della loro presenza dipende strettamente dal luogo che colpiscono e, soprattutto, dalla tempestività dell’intervento post-aggressione. Difatti, data la loro singolare conformazione, essi possono insinuarsi in differenti siti, tra cui i più frequenti sono rappresentati dalle zampe, orecchie, occhi, gola e naso. Per quanto sia richiesta la rimozione subitanea anche nei primi tre casi (con particolare attenzione alle orecchie ed agli occhi, in quanto potrebbero provocare rottura del timpano e problemi alla vista), è negli ultimi due che la celerità dell’azione può rivelarsi fatale, come nel caso sopracitato. Tenendo in considerazione dunque cosa siano, quali conseguenze comportino e quali siano le zone di rischio – in sostanza qualsiasi zona in cui si possa portare il proprio cane a passeggio -, ci si domanda quali siano i sintomi e quali gli interventi richiesti da parte del proprietario che, inerme, si accorge del problema. Forasacchi: difesa, sintomi ed intervento È indubbio che, per quanto detto sopra, è pressoché impossibile difendere il proprio animale dall’attacco, in quanto i forasacchi non solo possono crescere nelle parti più disparate, ma si rivelano anche di difficile riconoscimento. Ragion per cui, le uniche armi di difesa sono rappresentate dal controllo dell’intero manto del cane una volta rientrati. Fondamentale importanza è tener presente che l’attacco porta con sé numerosi sintomi, quali possono essere lo starnuto (nel caso del naso), scuotimento della testa (orecchie), […]

... continua la lettura
Attualità

L’iniziativa di San Francisco: nei negozi di animali saranno venduti solo cani e gatti abbandonati

“Il cane è il miglior amico dell’uomo”, recita un proverbio d’immemorabili tempi, conosciuto in una piccola cittadina del sud Italia, quanto in una metropoli come San Francisco, nella California dei sogni. Dalla strada alla luce: San Francisco offre speranza e soccorso Tanti sono i provvedimenti che città grandi e piccole hanno messo in atto per limitare lo sfruttamento e il traffico illegale di animali. L’ultima iniziativa, che ha piacevolmente sorpreso gli amanti delle bestiole più affettuose che il mondo conosca, nasce dalla mente di Katy Tang e affonda le sue radici proprio a San Francisco, dov’è stata recentemente introdotta una nuova legge che prevede che nei negozi di animali siano venduti solo cani e gatti abbandonati o provenienti da canili cittadini. Vietata e punita con salatissime multe sarà anche la vendita di cuccioli di età inferiore alle otto settimane (come già previsto in altre città statunitensi come San Diego, Boston e Los Angeles tra le tante). Centinaia di animali di tutte le taglie e razze vengono ogni giorno accolti nelle case di chi li sceglie come membro jolly della famiglia: una compagnia per i più piccoli e non solo, una voce che riempie un appartamento troppo grande per una persona soltanto, una vita che dà gioia, di cui prendersi cura. Chi penserebbe mai, allora, di far del male (far violenza) ad un ”amico” così, per un proprio tornaconto? Trattare una creatura alla stregua di un oggetto di plastica, senza riguardi né attenzioni, maltrattandola, forzandola il più delle volte a restare per lunghi tragitti in gabbie sporche, dalle microscopiche dimensioni, nell’impossibilità di compiere anche il minimo movimento: criminale chi vive di questo orrore, criminale chi sa e non denuncia. Gli animali più deboli non sopravvivono a questa tratta di egoismo e noncuranza, i più forti, invece, non vincono niente. Che venga diffuso e seguito il buon esempio di San Francisco! Il comune di San Francisco ha scandito ad alta voce il suo NO a chi tratta gli animali come merci e oggetti senz’anima, ha offerto una seconda opportunità ai cuccioli domestici dal destino avverso, a quelli di cui ci si stanca, quelli che subiscono l’abbandono; a quelli che sono brutalmente trattati come macchine sforna-cuccioli, separati dai figli a loro volta venduti quando hanno perso ormai ogni valore; a quelli che meritano un bambino che giochi con loro, una persona che faccia loro da amico, non solo da padrone, mai da sfruttatore.

... continua la lettura
Attualità

Intervista a Il Rifugio di Camilla

Il Rifugio di Camilla ad Avellino è nato nel 2011 inizialmente per la comune passione animalista di un gruppo di amici e la disponibilità di un terreno privato offerto da uno di essi, nel quale fu ospitata temporaneamente una cucciolata di 11 cagnolini con le loro due mamme, che erano in pericolo su una strada a scorrimento veloce qui ad Avellino. L’arrivo nel rifugio di una splendida, allegra e determinata cagnolina, chiamata Camilla ha influenzato invece la scelta del nome, poiché il carattere della cagnolina rappresentava al meglio i volontari e la voglia di continuare questa missione. Intervista a Il Rifugio di Camilla  Quali sono le vostre principali attività? Ci dedichiamo alla salvaguardia, al salvataggio e all’adozione degli animali abbandonati e randagi nel nostro territorio. Quando è possibile ospitiamo gli animali nel nostro piccolo rifugio, con la speranza di farli adottare, qualora questo non fosse possibile li accudiamo e monitoriamo in strada. Quanto sono importanti i social network in un attività come la vostra? I social network in questi anni ci hanno aiutato a diffondere la nostra causa e ci hanno permesso di far adottare tanti animali. Abbiamo conosciuto anche diversi volontari in Italia con cui abbiamo scambiato idee, opinioni ed esperienze sul volontariato e sull’impegno che comporta. Grazie a queste collaborazioni, ormai in tutta Italia noi, dalla piccola cittadina di Avellino, facciamo raggiungere i nostri “pelosetti” nella loro nuova casa in tutto il CENTRO ITALIA; NORD ITALIA e TUTTA la CAMPANIA, assicurandoci l’idoneità della famiglia. Voi del Rifugio avete delle vere e proprie mascotte: Omero e Chicca. Si, la storia di Omero e Chicca ha segnato un po’ tutti noi del Rifugio. Abbiamo accolto Chicca nel 2012, era una cagnolina diffidente che, essendo stata chiusa in canile da quando aveva appena due mesi, non aveva mai conosciuto il contatto uomo-cane. Omero invece è stato ‘salvato’ dal canile lager di Domicella, in provincia di Avellino e due anni dopo il suo arrivo al Rifugio ha subito un intervento agli occhi. Due cani sofferenti, soli, scartati perché l’una era troppo paurosa, l’altro senza occhi. Tuttavia Chicca in Omero ha trovato il suo compagno fidato, il suo punto fermo. Fin quando lui non le stava accanto lei non si muoveva, non mangiava, tremava. Mangiavano dalla stessa ciotola, dormivano addossati nella stessa cuccia, facevano i bisogni insieme. Vivevano l’una per l’altro. Nel novembre 2015 una famiglia ha deciso di adottare entrambi e finalmente adesso vivono la vita che meritavano da sempre, l’uno accanto all’ altra. Come è avvenuto il salvataggio di Omero da quel canile lager? Dall’apertura de Il Rifugio di Camilla, l’intervento a Domicella è l’ episodio che ricordiamo con maggiore tristezza. Il canile è stato sequestrato e chiuso l’1 ottobre 2012. Arrivavano volontari da ogni parte… I cani non mangiavano da giorni e vivevano nei loro escrementi, molti di loro purtroppo erano addirittura morti. In quell’occasione ci fu una catena di solidarietà in tutta Italia e anche noi nel nostro piccolo demmo il nostro contributo accogliendo 13 cani che abbiamo fatto adottare […]

... continua la lettura
Attualità

Pet’s bar e Neko cafè: movida a quattro zampe

Se fino a qualche decennio fa l’attenzione della società nei confronti dei nostri amici a quattro zampe era molto scarsa, adesso può considerarsi notevolmente aumentata grazie soprattutto a campagne di sensibilizzazione contro l’abbandono e a leggi che ne regolano la presenza negli spazi pubblici. É appunto del 2010 un’ordinanza che ne sancisce il libero accesso in ristoranti, bar, negozi, uffici, a patto che i cani siano portati al guinzaglio, e qualora servisse indossino la museruola, e i gatti siano all’interno di un trasportino. Ma, seppur raggiunti importanti obiettivi in merito, la questione ha superato qualsiasi aspettativa. Sulla scia di un’iniziativa nata nel 2012 a Newcastle, che ha aperto le porte al primo pub al mondo per cani, a Sesto Fiorentino, nello stesso anno, apre il primo bar per cani in Italia: se nel primo caso il nostro amico potrà assaporare insieme al padrone biscotti, dessert e birra, nel caso toscano dovrà accontentarsi di croccantini ed acqua fresca. Qualora, invece, il nostro amico abbia anche voglia di socializzare, dal 2014 esiste il luogo che fa per lui: il Bau Bar di Torino ha creato un ambiente familiare dove non solo il nostro cane avrà l’opportunità di gustare menù ad hoc ma anche di giocare spensierato con altri cani in una delle sale arredate su misura per loro. Per quelli dal palato più fine, invece, si consiglia di raggiungere al più presto Berlino e recarsi al famosissimo Pets Deli, ristorantino chic per animali che, oltre ad offrire una vasta scelta tra menu di terra, di mare e addirittura vegetariano, dà anche la possibilità di intrattenersi nel confortevole salottino per familiarizzare con altri animali e padroni. Per gli amanti dei gatti, invece, è da considerare il RistoMiao di Gussago che permetterà al nostro amico di degustare squisite crocchette e morbide mousse. I Neko Cafè e l’ultima frontiera I Neko Cafè sono bar nei quali si avrà la possibilità di sorseggiare caffè e bere aperitivi in compagnia di teneri felini. L’espressione è di origine giapponese e il termine “neko” vuol dire, appunto, “gatto”. L’idea di creare questo tipo di locale è stata favorita da recenti scoperte scientifiche che hanno segnalato come le fusa dei gatti rallentino il ritmo cardiaco, abbassino la pressione, guariscano i reumatismi e facciano bene all’artrite. Il primo Neko Cafè al mondo aprì nel lontano 1998 a Taiwan che mantenne l’esclusiva fino al 2004, anno in cui Osaka decise di seguirne l’esempio. Dal Giappone, l’originale novità, passando per gli Usa con il Miao di Boston, arriva nel 2012 a Vienna dove si dà vita al primo Neko Cafè in Europa, seguito nel 2013 dal Cafè des chats nel quartiere Marais di Parigi, da La gatoteca di Madrid, poi da Berlino, Budapest, Londra. In Italia il primato va al Miagola Cafè di Torino aperto nel 2014 che invita i clienti con il simpatico slogan “Vieni a gustare un buon caffè o un gattuccino in compagnia dei nostri a-mici gatti“. A Roma, invece, se i gatti ci affiancheranno nella nostra cena vegana o raw nel locale Romeow, a Milano è attesa per la […]

... continua la lettura
Fotostorie

Hanno giudicato il mio amore

Hanno giudicato il mio amore per voi. Hanno detto che non è reale perché mangio carne e pesce, formaggi e uova. Lo ha giudicato chi crede che basti modificare un singolo aspetto della vita per salvarvi dalle ingiustizie. Hanno giudicato l’amore. Lo ha fatto chi vive in case sicure costruite sulla vostra natura. Ha giudicato il mio amore chi vive in macchina inquinando l’aria che respirate, che respiriamo. Hanno giudicato l’amore. Lo hanno fatto nell’intimità della loro bellezza usando creme testate sugli animali. Hanno giudicato il mio amore. Lo hanno fatto nella paura di un cancro curato con medicinali sperimentati sulla vostra pelle. Hanno giudicato il mio amore. Lo hanno fatto credendo che basti non mangiare carne per avere una coscienza pulita. Ha giudicato il mio amore chi crede nella superiorità delle proprie idee, non avendo l’umiltà di rispettare quelle altrui. E non ha senso, non ha giustizia, non ha pudore chi ama gli animali dimenticandosi dell’umanità, della fratellanza, del rispetto comune e reciproco, dell’umiltà. Hanno giudicato il mio amore per voi e io vi amo ancora di più. Hanno giudicato il mio amore. Eppure l’amore non si giudica. Chi ama davvero questo lo sa bene. Roberta Magliocca – Hanno giudicato il mio amore – – Hanno giudicato il mio amore –  

... continua la lettura
Attualità

Pet therapy: gli animali ci aiutano a guarire

Il termine pet therapy indica una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico. Nei bambini con particolari problemi, negli anziani e in alcune categorie di malati e di disabili fisici e psichici il contatto con un animale può aiutare a soddisfare certi bisogni (affetto, sicurezza, relazioni interpersonali) e recuperare alcune abilità che queste persone possono aver perduto. Fu lo psichiatra infantile, Boris Levinson, a enunciare per la prima volta, intorno al 1960, le sue teorie sui benefici della compagnia degli animali, che egli stesso applicò nella cura dei suoi pazienti. Levinson constatò che prendersi cura di un animale può calmare l’ansia, può trasmettere calore affettivo, e aiutare a superare lo stress e la depressione. La pet therapy non è quindi una terapia a sé stante, ma una co-terapia che affianca una terapia tradizionale in corso. Lo scopo di queste co-terapie è quello di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra collaborazione spontanea. La presenza di un animale permette in molti casi di consolidare un rapporto emotivo con il paziente e, tramite questo rapporto, stabilire sia un canale di comunicazione paziente-animale-medico sia stimolare la partecipazione attiva del paziente. L’ intervento degli animali, scelti tra quelli con requisiti adatti a sostenere un compito così importante, è mirato a stimolare l’attenzione, a stabilire un contatto visivo e tattile, un’interazione sia dal punto di vista comunicativo che emozionale, a favorire il rilassamento e a controllare ansia ed eccitazione, ad esercitare la manualità anche per chi ha limitate capacità di movimento, a favorire la mobilitazione degli arti superiori, ad esempio accarezzando l’animale, o di quelli inferiori attraverso la deambulazione con conduzione dell’animale la cui presenza rende gli esercizi riabilitativi meno noiosi e più stimolanti. I pazienti vengono abituati a “parlare” con l’animale e ad esprimere le proprie emozioni. Al fine di realizzare una pet therapy in linea con le ricerche della zooantropologia e cioè non svincolata dalla conoscenza scientifica, si è deciso nel 2000 di realizzare un tavolo di lavoro tra tutti coloro che a vario titolo negli ultimi dieci anni si erano occupati di pet therapy. Ne è sorto un progetto definito Carta Modena, per la sede che ha ospitato i lavori, teso a sancire i principi ed i valori dell’approccio relazionale ossia dell’utilizzo della relazione uomo animale a scopo beneficiale. Anni prima, più precisamente nel 1981, è stata fondata negli Stati Uniti la Delta Society, che si occupa di studiare gli effetti terapeutici legati alla compagnia degli animali. Oggi la pet therapy, che solo recentemente ha ottenuto il giusto riconoscimento, trova ampia applicazione in svariati settori socio-assistenziali, tra i quali: case di riposo, ospedali, comunità di recupero. Pet therapy: gli animali ci aiutano a guarire

... continua la lettura