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Eroica Fenice

La Tag: arte contiene 8 articoli

Culturalmente

La Zattera della Medusa, analisi del dipinto di Géricault

Analisi de La zattera della Medusa, celebre dipinto del pittore francese Théodore Géricault risalente al 1818-1819 Théodore Géricault nacque nel 1791 da una famiglia di stampo borghese che gli permise di avere un’ottima formazione. Ebbe la possibilità di studiare presso gli studi pittorici di Carle Vernet e Pierre-Narcisse Guérin e di completare gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Parigi. Nel 1812 espone al Salon del Louvre la sua prima opera, Ufficiale dei cavalleggeri della Guardia imperiale alla carica. Fin da subito Géricault mette in chiaro la missione che caratterizza la propria arte: la riproduzione sì della storia a lui contemporanea, soprattutto le guerre napoleoniche, come facevano i suoi colleghi, ma concentrandosi su quelli che sono i personaggi secondari: da soldati semplici a ufficiali sconosciuti, figure i cui nomi si sono persi nella matassa della storia e le cui azioni hanno contributo al successo o meno di determinate imprese. Al 1816 risale il suo viaggio in Italia dove studiò le sculture di Michelangelo, i dipinti di Raffaello Sanzio e quelli di Caravaggio. Altre famosissime opere di Géricault sono la serie delle monomanie (o “degli alienati”, 1822-23), ritratti a mezzobusto di persone affette da disturbi psichici relativi a un comportamento ossessivo che sfocia nella follia. Il pittore era molto interessato a questo tema, come dimostra il fatto che si concentra sulle espressioni facciali di questi uomini e donne, forse pazienti di un manicomio, in un periodo in cui la medicina inizia a interessarsi alla cura dei disturbi della mente. L’opera che però viene associata automaticamente all’artista è La Zattera della Medusa, realizzata tra il 1818 e il 1819 ed esposta al Louvre. La genesi dell’opera è legata a un fatto di cronaca che all’epoca suscitò molta impressione: il naufragio della fregata La Méduse. La Zattera della Medusa, antefatto Nel giugno del 1816 La Méduse partì da Rochefort in direzione di Saint-Louis, sulle coste del Senegal. Capo della spedizione era Hugues Duroy de Chaumareys, un capitano con poca esperienza nei viaggi marittimi. Il 2 luglio del 1816 la fregata si incagliò su un banco di sabbia a 160 chilometri di distanza al largo della Mauritania. A nulla servirono i tentativi di discagliare l’imbarcazione e il 5 luglio una parte dell’equipaggio si imbarcò sulle sei scialuppe di salvataggio. Per i restanti 150 passeggeri fu costruita una zattera che venne trainata dalle scialuppe sotto la guida di Chaumareys. La zattera iniziò ad affondare per il peso degli uomini e la cima che la teneva legata alle altre navi crollò. Iniziò così un’odissea lunga 13 giorni: nella sola prima giornata morirono 20 persone (alcune si suicidarono) e dalla nona iniziarono a registrarsi episodi di cannibalismo. Questo terribile incubo si concluse il 13 luglio quando i dieci superstiti furono soccorsi da un battello. Cinque di loro morirono durante la notte. I giornali dell’epoca dedicarono ampio spazio all’episodio che, come è facile immaginare, suscitò enorme scandalo in patria. Il capitano Chaumareys venne processato per aver abbandonato a morte sicura i componenti dell’imbarcazione e fu condannato a […]

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Culturalmente

Stanza di Eliodoro: l’arte e la magia di Raffaello nei Musei Vaticani

La Stanza di Eliodoro è una delle quattro Stanze di Raffaello presenti nei Musei Vaticani in Vaticano, chiamate così poiché affrescate dal grande pittore urbinate e dagli allievi della sua bottega. Queste stanze sono state affrescate dal 1508 al 1524 e, oltre alla Stanza di Eliodoro, vi sono anche la Stanza della Segnatura, la Stanza dell’Incendio di Borgo e la Sala di Costantino. Da ovest a est si susseguono una serie di ambienti di forma rettangolare, che presero il nome dagli affreschi situati. La Stanza della Segnatura, la Stanza dell’Incendio e la Stanza di Eliodoro sono coperte da volta a crociera e misurano circa 7 m per 8 m, mentre la Sala di Costantino 10 m per 16 m. Stanza di Eliodoro:  tra arte e magia di Raffaello Mentre era in completamento la Stanza della Segnatura, nell’estate del 1511 Raffaello iniziò ad elaborare i disegni per la decorazione della stanza successiva, destinata a sala delle udienze. La decorazione ebbe luogo tra la seconda metà del 1511 e il 1514 e è costituita da quattro affreschi su ogni parete: Cacciata di Eliodoro dal tempio (1511-1512); Messa di Bolsena (1512); Liberazione di san Pietro (1513-1514); Incontro di Leone Magno con Attila (1514). Sul soffitto sono rappresentati quattro episodi biblici che evocano la protezione di Dio al popolo di Israele, legati alle scene sottostanti. Ecco un’analisi nel dettaglio delle opere presenti nella Stanza di Eliodoro: Cacciata di Eliodoro dal tempio: mostra un miracolo che salva la Chiesa da un nemico interno. La scena ha una configurazione dinamica, con il cavaliere invocato dal sacerdote al centro, Onia, che irrompe a punire il profanatore Eliodoro, inviato dal re Seleuco IV Filopatore. Assiste alla scena a sinistra, sulla portantina, Giulio II in persona, proprio come si assisterebbe ad una presentazione teatrale. La pacata serenità della Scuola di Atene appare già lontana e la drammatica azione punta a coinvolgere emotivamente il riguardante. Se nella Stanza della Segnatura tutti i personaggi avevano movenze sciolte e naturali, qui iniziano a comparire quelle torsioni e quelle esasperazioni gestuali che, ispirate da Michelangelo Buonarroti, preannunciano il manierismo. Messa di Bolsena: racconta il miracolo eucaristico di Bolsena, a cui il papato era storicamente molto legato, poiché avvenuto in un momento di forti conflitti dottrinali sul mistero dell’incarnazione del Corpus Domini. Raffaello creò una scena bilanciata con cura con una contrapposizione tra il tumultuoso gruppo di fedeli a sinistra, sottolineato da strappi luministici, e la pacata disposizione cerimoniale dei personaggi della corte papale a destra, dalle tonalità coloristiche calde e corpose. Liberazione di san Pietro: composta da tre episodi concatenati, ma fortemente unitari, e tutta giocata sui contrasti di luce, tra l’ambientazione notturna e la visione luminosa dell’angelo divino. Il primo papa, soccorso e portato al trionfo nel momento più difficile delle sue tribolazioni, è raffigurato al centro nel carcere soccorso dall’angelo, mentre a sinistra un gruppo di guardie, nelle cui armature si accendono i riflessi dell’apparizione sovrannaturale e delle fiaccole, assiste impotente alla scena. A destra Pietro è già libero, condotto per la […]

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Teatro

Teatro Bellini e il suo Piano Be per la nuova stagione autunnale

Il Teatro Bellini riapre i battenti – in seguito ai lunghi mesi di lockdown – con un piano B (o, meglio, “piano Be”) per la nuova stagione autunnale. La presentazione è avvenuta in conferenza stampa, nel pomeriggio di venerdì 26 giugno, in presenza e in streaming – nel rispetto delle norme anti-Covid -. A fare gli onori di casa, i co-direttori artistici del Teatro, Daniele e Gabriele Russo. Come per gli altri teatri (e per il mondo dello spettacolo in generale), anche il Teatro Bellini ha dovuto reinventarsi nell’immaginare la “ripartenza” e affrontare non solo le difficoltà di gestione che le misure precauzionali e sanitarie impongono, ma anche il senso di incertezza e di immobilismo che caratterizza questa nuova fase della pandemia. « Mi piace guardare alla nostra proposta, Il “Piano Be”, a cui volutamente non segue il dubitativo “or not to BE” – spiega Gabriele Russo –  come se lo osservassimo dal futuro, come se fra vent’anni, guardandoci indietro, ci chiedessimo: cos’hanno fatto gli artisti, le maestranze, il pubblico, il teatro tutto per rispondere alla distanza sociale richiesta dalle misure sanitarie? » Quello che ha fatto il Teatro Bellini è, innanzitutto, annullare tutta la programmazione per la prossima stagione e, subito dopo, costruirne una nuova a partire dal “Glob(e)al Shakespeare” del 2017, chiamando il pubblico a partecipare ad un’esperienza complessiva fatta di spettacoli e artisti fra i più innovativi della scena contemporanea. L’obiettivo è, innanzitutto, rendere il teatro un vero e proprio rifugio e non un luogo tabù durante la pandemia.   « Per chi guida un’Istituzione Culturale – prosegue Daniele Russo – è difficile immaginare nuove prospettive che abbiano valore artistico e che, al tempo stesso, possano generare nuove opportunità sia lavorative che di incontro. » Per questo, il Teatro Bellini, ha scelto di ripensare i propri spazi, re-immaginare la presenza del pubblico in termini di orari e rafforzare le collaborazioni, arrivando ad un totale di 54 giorni di programmazione, con 15 spettacoli per 99 repliche in sala grande, 9 spettacoli per 40 repliche al Piccolo Bellini, 9 spettacoli di danza e 9 spettacoli per ragazzi, 8 concerti, 27 appuntamenti con il progetto “Adiacente possibile”, 2 teatri “ospiti” che gestiranno una sala e circa 150 tra artisti e tecnici impegnati nei lavori.   Teatro Bellini, i progetti: Adiacente Possibile, Be Jennifer, Piccolo Bellini, BeQui “Adiacente Possibile” sarà uno dei punti cardine della stagione autunnale, sotto la cura di Agostino Riitano, che spiega così il progetto: « L’adiacente possibile è una specie di futuro in sospensione dello stato delle cose, un insieme di nessi causali da intrecciare per reinventare il presente. Si sostanzierà in uno schermo che, come uno squarcio nello spazio fisico del teatro, darà libero accesso al tempo presente, accogliendo e restituendo immagini in presa diretta: un flusso di realtà che non imbriglieremo nelle convenzioni dei linguaggi performativi, ma proveremo ad utilizzare per verificare collettivamente le infinite possibilità di ricombinazione della realtà. » Nel “Piano Be” del Teatro Bellini sarà, inoltre, previsto lo spettacolo “Le cinque rose di Jennifer” […]

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Culturalmente

Ritratti a matita: quando nascono e come si realizzano

Ritratti a matita: cosa sono e quando sono nati I ritratti a matita sono delle rappresentazioni solitamente, come suggerisce il nome stesso, di volti, di persone, particolarmente realistici. Il ritratto è definito come una rappresentazione di un modello reale, di un essere (una persona) da parte di un artista che si impegna a riprodurre i tratti o le espressioni caratteristiche. Ricordiamo che la matita, strumento fondamentale per la realizzazione dei ritratti, come è conosciuta attualmente, fu creata nella seconda metà del XVI secolo, in Inghilterra, dove venne scoperto un giacimento di grafite pura. L’attuale forma della matita si deve a due italiani, Simonio e Lyndiana Bernacotti. Si tratta di una anima di grafite inserita in un profilo cilindrico o esagonale, solitamente di pioppo. Per quanto concerne le matite colorate, esse hanno fatto la loro comparsa solo all’inizio del XX secolo. Prima, si usavano dei pastelli di cera colorati. Le matite colorate sono state inventate da un altro produttore tedesco (la cui azienda è tuttora leader nel mercato), Johann-Sebastian Staedtler. Nell’arte, il ritratto a matita non è esclusivamente una mera riproduzione meccanica delle fattezze, ma un vero e proprio processo creativo, che mette in gioco anche la sensibilità artistica di chi lo realizza. Storicamente, il ritratto si è affermato in epoca medievale fino a raggiungere una completa dignità artistica nel Rinascimento, soprattutto grazie ai pittori italiani e dell’Europa settentrionale. Naturalmente nel corso del tempo si è evoluto, in base a tecniche e formule stilistiche differenti e sempre più avanzate. L’uso della “sanguigna”, la matita più utilizzata per i ritratti Una delle tecniche più utilizzate per realizzare dei ritratti a matita, è quella con la matita sanguigna. La tecnica nasce nel Rinascimento e l’esempio più conosciuto è l’autoritratto di Leonardo Da Vinci, famosissimo, e soprattutto molto importante poiché ha cambiato per sempre il significato di quel genere artistico. Proprio la matita, da molti artisti è stata definita una sorta di “bacchetta magica” che consente di realizzare e “toccare”, con caratteri pari alla realtà, perfettamente collimanti tra loro, oltre che lo sguardo (nel caso di un ritratto) anche l’anima nascosta dietro ad esso. Come si realizzano i ritratti a matita? Per disegnare dei ritratti a matita è necessario avere una buona concentrazione, sfruttare bene la luce a disposizione e provare e riprovare con tenacia, affinando man mano la propria tecnica. Non esistono delle regole ben precise: il disegno è un’abilità per la quale si è portati o meno, è questione di predisposizione o inclinazione alla materia, ma è possibile, tramite un buon corso, migliorare e realizzare progetti sempre più ambiziosi! Dopo aver cominciato a delineare un ritratto, bisogna captare attentamente i punti di luce attraverso le zone più luminose che permetteranno di risaltare i caratteri somatici della persona ritratta. Nei ritratti a matita, la luminosità ma anche le zone d’ombra sono molto importanti, poiché determinano il successo dell’opera, dandole un tocco di originalità. Quando si disegna un ritratto a matita bisogna utilizzare un tratto leggero che non sarà poi difficile da cancellare qualora ci […]

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Culturalmente

Lo stile gotico, uno sguardo alla sua nascita

  Proveniente dalla Francia, ecco le caratteristiche principali dello stile gotico, un modus operandi che si riversa in tutte le arti che conosciamo. Il gotico è una fase della storia dell’arte che da un punto di vista geografico, vede la luce nella regione di Parigi, per poi diffondersi in tutta l’Europa. Il gotico fu un fenomeno che interessò diversi settori della produzione artistica, arrivando persino alle cosiddette “arti minori”: oreficeria, intaglio di avorio, vetrate, tessuti… La parola si rifà ad un’origine rinascimentale, e di fatto significa “barbaro”. Il gotico si identifica come l’arte dei monarchi e della borghesia ricca. La nascita ufficiale dello stile viene considerata la costruzione del coro dell’Abbazia di Saint-Denis a Parigi, consacrata nel 1144. In quel frangente, l’architettura gotica voleva diventare un mezzo per arrivare a Dio. Le novità di tale stile si diffusero con modi e tempi diversi arrivando però in diversi stati: Inghilterra, Germania, Spagna, Italia, Austria, Boemia, Ungheria, Polonia e molti altri. In epoca gotica vi fu uno stretto rapporto tra arte e fede cristiana, ma fu anche il periodo nel quale rinacque l’arte laica e profana. In epoca medioevale l’architettura gotica era chiamata opus francigenum, mentre fu identificato come “stile dei goti” (antico popolo germanico) per la prima volta da Giorgio Vasari nel XVI vedendo in esso lo stile contrapposto a quello classico greco-romano. Il gotico in quanto stile, si fonda su caratteristiche specifiche: una di esse, si direbbe la più importante, è il fatto secondo il quale a partire da questo stile le costruzioni si basavano sul “verticalismo” visto come passaggio dal terreno al divino. La facciata generalmente era serrata da due alte torri, gli archi rampanti circondano il corpo della chiesa, allargando la base d’appoggio, scaricando il peso della struttura. Con il tempo, tali orpelli divennero anche elementi decorativi. La luce è una delle caratteristiche principali di questo stile, ed è simbolo della trascendenza divina. Le vetrate sono immense e colorate, la luce che trapela da esse è calda ed intensa. I colori predominanti sono il blu, il giallo, il rosso e il verde, ma fondendosi tra di loro regalano una gamma infinita di sfumature. Le scene in genere presentano i temi delle Sacre Scritture, dando ai fedeli più ignoranti la possibilità di capire la Bibbia attraverso l’iconografia delle vetrate. Tutte le cattedrali sono rivolte verso est cioè verso la luce. Uno dei monumenti gotici più iconici è senz’ altro la Cattedrale di Parigi, che nel corso degli anni ha subito danni gravissimi durante gli incendi della rivoluzione francese. La pianta è a croce latina, la facciata è percorsa dalla galleria dei re di Giuda e di Israele, interamente rifatta. Sul portale principale è possibile ammirare la raffigurazione del giudizio universale, dove le anime vengono giudicate da Gesù e gli angeli supplicano la loro salvezza. Vi è anche la galleria delle chimere, note come gargouilles che hanno la funzione di doccioni. L’interno è a 5 navate. Gli archi rampanti circondano la cattedrale che è tra le più vaste di Francia. […]

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Culturalmente

Gotico in Italia: un viaggio tra i più suggestivi capolavori della penisola

Il gotico in Italia si trova in maniera diversa rispetto al luogo di origine ovvero la Francia, ma soprattutto si diffuse molto tempo dopo gli altri stati europei. Il vettore principale è costituito dagli edifici dell’ordine benedettino cistercense, che dalla zona di origine borgognona, in Francia, si è espanso in tutta l’Europa occidentale. Ma il gotico italiano, o anche ” gotico temperato ”, assume caratteristiche diverse rispetto non solo alla Francia, ma anche all’Inghilterra, alla Germania e alla Spagna. In particolare non viene recepita l’innovazione tecnica e l’arditezza strutturale delle cattedrali francesi, preferendo mantenere la tradizione costruttiva consolidata nei secoli precedenti ed anche dal punto di vista estetico non trova un grande sviluppo lo slancio verticale di questa architettura. Se vogliamo collocare questo stile in un arco temporale possiamo dire che vi è una fase iniziale nel XII secolo con lo sviluppo dell’architettura cistercense, seguita da una seconda fase, dal 1228 al 1290 di ” primo gotico ”, per poi passare ad una terza fase, dal 1290 al 1385 di ” gotico maturo ” e concludere con l’ultima fase dal 1385 al XVI secolo, il cosiddetto ” tardo gotico ”. Gotico in Italia: le tre basiliche più belle ed affascinanti Fra le opere più interessanti di gotico c’è certamente la Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta, il principale luogo di culto cattolico di Orvieto, in provincia di Terni, capolavoro dell’architettura gotica in Italia centrale. La costruzione fu avviata nel 1290 per volontà di papa Niccolò IV con lo scopo di dare degna collocazione al Corporale del miracolo di Bolsena. Disegnato in stile romanico da un artista sconosciuto, in principio la direzione dei lavori fu affidata a fra Bevignate da Perugia a cui succedette ben presto, prima della fine del secolo, Giovanni di Uguccione, che introdusse le prime forme gotiche. Ai primi anni del Trecento, lo scultore ed architetto senese Lorenzo Maitani assunse il ruolo di capomastro dell’opera. Questi ampliò in forme gotiche l’abside ed il transetto e caratterizzò, pur non terminandola, l’aspetto della facciata come appare ancora oggi. Alla morte del Maitani, avvenuta nel 1330, i lavori erano tutt’altro che conclusi. Il ruolo di capomastro venne assunto da vari architetti-scultori che si succedettero nel corso degli anni, spesso per brevi periodi. La Basilica o il Monastero di Santa Chiara, è invece uno degli edifici più importanti e complessi del culto monumentale napoletano. Situata in via Benedetto Croce, si tratta della più grande basilica gotico-angioina della città; è caratterizzata da un monastero che comprende quattro chiostri monumentali, gli scavi archeologici dell’area circostante e diverse altre sale nelle quali è ospitato l’omonimo Museo dell’Opera, che a sua volta comprende nella visita anche il coro delle monache, con resti di affreschi di Giotto, un grande refettorio, la sacrestia ed altri ambienti basilicali. Si ricordi poi la Basilica di San Petronio, la chiesa più grande di Bologna: domina l’antistante piazza Maggiore e, nonostante sia ampiamente incompiuta, è una delle chiese più vaste d’Europa. Le sue imponenti dimensioni (132 metri di lunghezza, 60 di larghezza, con […]

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Attualità

Act Lab 3.0, un’alternativa culturale e artistica per i giovani del rione Sanità di Napoli

In queste giornate cupe e grigie di novembre, illuminate solo dalle precoci e intermittenti illuminazioni natalizie che fanno capolino in alcune strade cittadine, un ulteriore spiraglio di luce si irradia dal cuore di Napoli, quello che sembra tenersi su da sé, talvolta abbandonato a se stesso; è dal rione Sanità che, per il terzo anno consecutivo le attività del “Laboratorio di Artigianato, Creatività e Tradizioni-ACT Lab 3.0” propone un modello alternativo di società a partire dai più piccoli, offrendo una speranza di vita concreta e differente. Il tutto è possibile grazie all’attività dell’associazione “Napoli inVita – Persone, Idee, Opere per lo sviluppo sociale della Città” sostenuti dai fondi dell’Otto per mille alla Chiesa Valdese, in collaborazione con l’associazione “Crescere insieme“, il collettivo teatrale “Delirio Creativo“ e l’istituto scolastico Maestre Pie Filippini, come ci spiga in presidente della associazione capofila Luigi Mingrone. Tanti i progetti già consolidati come corsi di ceramica e arte presepiale, artigianato della carta, teatro e canto, oltre a quelli nascenti, che puntano alla riscoperta del territorio napoletano attraverso un laboratorio outdoor volto a promuovere un turismo responsabile, grazie all’intervento di guide turistiche esperte che promuoveranno la conoscenza dello straordinario patrimonio storico artistico partenopeo da parte dei giovani che potranno poi sviluppare una documentazione autonoma del materiale raccolto e delle esperienze a diretto contatto con ciò che li circonda. Uno sguardo attento e vigile quello dei collaboratori a questo straordinario progetto che preservano e insegnano come accudire ciò che di più prezioso ci viene donato: le nostre radici, accogliendo non solo i ragazzi per rubarli alla strada, ma chiunque sia respinto ai margini della società, offrendo una possibilità concreta per impiegare il proprio tempo trasmettendo il sapere e i mestieri antichi, che come quello degli artigiani presepiali, affondando le proprie radici nella nostra città. Il progetto si pone come una vera e propria attività terapeutica e una possibilità alternativa, perché nessuno si senta mai condannato a un destino che non è quello che avrebbe scelto. Attraverso l’arte dunque si strappa il fiore della gioventù napoletana a una corruzione epidemica ma non insanabile come dimostrano le parole e gli sguardi di coloro che si impegnano ogni giorno in queste attività, nonché gli splendidi risultati artistici di questi laboratori, da quelli materiali quali pastori e vere e proprie sculture in ceramica, all’artigianato in carta, ai disegni multicolori dei bambini che prendono parte ai laboratori, capaci in questo modo di esternare l’arcobaleno di colori che si portano dentro. “Sembra sempre impossibile finché non viene fatto” è lo slogan dell’associazione “Napoli inVita”, che sembra concretizzarsi nelle azioni di queste associazioni che sono realmente idee persone e opere, dimostrando che la cultura, etimologicamente “coltivare, prendersi cura”, ha bisogno di pazienza per attecchire, ma che piantando piccoli semi e irrigandoli a piccole dosi si può ottenere un grande risultato. E come un vento che si insinua lento tra i vicoli stretti e affollati del rione Sanità, l’ACT Lab 3.0 sparge tutt’intorno piccoli semi di luce che sanano, appunto. Il segreto che ci trasmettono è […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Neapolitan Holidays, Bill Beckley allo Studio Trisorio

Cosa accadrebbe se il presente incontrasse il passato? Cosa se il moderno rispondesse all’antico? Succede proprio questo nell’ultima personale di Bill Beckley, Neapolitan Holidays, inaugurata il 29 ottobre presso lo Studio Trisorio (in Via Riviera di Chiaia, 215) che, come sempre, si distingue nel panorama artistico partenopeo per l’originalità delle sue proposte.  Una raccolta di vecchie cartoline, datate agli anni 1915/1976 e ritrovate nel baule di una famiglia napoletana: questo lo spunto narrativo da cui prende forma il progetto Neapolitan Holidays.  Neapolitan Holidays, soggiorni napoletani Fedele ai dettami della Narrative Art, corrente dell’arte concettuale degli anni ’70 che associa immagini fotografiche a testi narrativi, l’artista americano immagina che quelle antiche cartoline ricevano risposte inviate da un moderno cellulare. Alla grafia irregolare e sinuosa della penna affianca i caratteri della testiera; al fronte delle cartoline, stampe tanto più affascinanti quanto più ricoperte dalla patina del tempo trascorso, affianca fotografie scattate a Napoli nei suoi soggiorni. A colori sbiaditi Bill risponde con toni vividi e sgargianti: un cortocircuito di significato tra immagini e testi realizzati in spazi e tempi molto lontani. “Qualunque cosa possa dire, ogni cartolina proclama “Sto pensando a te”. Lo spazio è limitato, l’immagine su un lato, il testo sull’altro. Nei lavori di Beckley questi elementi si fondono sullo stesso piano. Linguaggi diversi diventano frammenti di nuove storie”. E così, il bianco delle pareti della galleria è spezzato da pannelli colorati, coloratissimi alcuni, che, se uniti all’immaginazione, diventano passepartout per mondi narrativi, contenitori di storie in cui è bello perdersi tra date, orari, lettere, scorci, immagini. Elementi eterogenei, eppure indissolubili parti di un tutto.  Un dialogo inimmaginabile che diventa possibile nell’occhio e, ancor prima, nella mente del geniale Bill Beckley, presente, martedì, all’opening della mostra, con la sua inseparabile compagna, una reflex, in spalla e quel fascino che lo contraddistingue.  La mostra sarà visitabile fino al 31 gennaio 2020. NON PERDETELA!

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