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Eroica Fenice

La Tag: campania contiene 5 articoli

Culturalmente

Venere Callipigia: la bellezza al di là di ogni stereotipo

La Venere Callipigia, simulacro di bellezza e sensualità, fu ritrovata acefala negli scavi della Domus aurea e acquistata dalla famiglia Farnese nel ‘500. La famosa statua, alta ben 160 cm, detta anche Afrodite Callipigia, è ospitata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Il canone della bellezza oltre ogni limite e al di là del tempo La Venere Callipigia rientra in quell’insieme chiamato Venere Preistorico, ossia tutte quelle statuine solitamente in pietra, o in marmo, dalla forma e dalle sembianze fortemente corrispondenti alla realtà, dette anche “steatopigie” o appunto “callipigie”. La denominazione è data dall’unione delle parole Kalòs, ossia bello e pyghè, che vuol dire natica. Con tale accezione, s’intende una donna bella, quindi in gergo “Veneri dalle grandi natiche”. In realtà, negli ultimi anni, i linguisti e gli esperti d’arte, hanno dichiarato che la parola è rara anche sui vocabolari antichi. Il termine è riportato dal Panzini, nella variante “cappilige”, che traduce: “dalla bella orbita posteriore”; egli stesso ricorda che “la interessante storia di Venere Callipigia è narrata da Ateneo”. La parola però è ritrovata anche in un precedente Panlessico italiano, dove è indicata come “callipiga” o “callipige”. Infine, forte attenzione viene attribuita anche ai sinonimi, ivi citati, “calliglota” o “calligluta”, dove il greco gloutòs significa, appunto, glutei. Al di là delle interpretazioni linguistiche che ancora causano dibattiti, l’Afrodite o Venere Callipigia viene rappresentata con le forme tipiche della sensualità femminile, che pervade e attira l’osservatore. Una statua da ammirare nella propria bellezza classica, in quei sinuosi movimenti dati dalla lavorazione del marmo, in quei dettagli che ne fanno un capolavoro senza tempo, sempre notevolmente apprezzato. Ammirando la Venere Callipigia, si noterà subito quella sorta di “danza” armonica e sinuosa, ottenuta grazie al drappeggio del lungo peplo che quasi tocca il suolo,  talmente definito da far sembrare il marmo leggero come un vero e proprio velo. L’ovale è contornato da bei quanto definiti boccoli, che accarezzano il viso, creando una serie di chiaro-scuri, grazie ai quali si apprezza ancor di più la suggestiva opera. Dopo un primo fugace sguardo, l’attenzione inevitabilmente ricadrà sui glutei, perfetti ed eleganti, simbolo di una dea che aiuta a riscoprire la bellezza di una donna propria del classicismo. Venere Callipigia: meraviglia senza tempo Attraverso un “gioco” di vedo non vedo, la Venere è immortalata (come accade in una fotografia) nell’istante in cui è intenta a sollevare il peplo. Un gesto tradizionalmente utilizzato per allontanare la sfortuna, che oggigiorno potrebbe sembrare provocatorio. In realtà, la Venere Callipigia è totalmente discostata da qualsiasi sfera sessuale, e rappresenta piuttosto una donna che con un folto velo di mistero e bellezza, si congiunge con quel canone di sopraffina ed irraggiungibile bellezza, priva di malizia. La parola “natica” ovviamente può dar adito a qualche banale battuta, o far sorridere qualcuno, ma quando si parla di arte, dovrebbe essere intesa come qualcosa che oltrepassa ogni ipotetica volgarità, cospargendosi di quel senso aulico che caratterizza il mondo della cultura, senza pregiudizio alcuno. Ricordiamo inoltre, che essendo il termine “Callipigia” un epiteto di […]

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Culturalmente

Pompei: un altro sensazionale ritrovamento

Una nuova rivelazione a nel Parco archeologico di Pompei, che si configura come una vera e propria miniera eterna, dall’inesorabile bellezza. Pompei: una “miniera di bellezza e suggestione” I lavori di scavo condotti nelle ultime due settimane hanno restituito due corpi integri di due fuggiaschi, due uomini, un patrizio e il suo schiavo, probabilmente, perfettamente conservati. Ricordiamo che il sito archeologico di Pompei è chiuso al pubblico, secondo quanto stabilito dalle nuove norme previste dal Governo Conte, ma continua a regalare emozioni. Emozione e soprattutto stupore: duemila anni dopo l’eruzione che rase al suolo il piano superiore di Pompei, il rinvenimento dei corpi di due abitanti della città. Una scoperta sensazionale che aggiunge enfasi e suggestione ad un sito archeologico così importante e rinomato, visitato ogni anno da milioni di turisti italiani e stranieri. Grazie alla tecnica dei calchi in gesso, i due corpi sono stati recuperati con la stessa tecnica ideata nel 1863 dall’archeologo Giuseppe Fiorelli ed enormemente affinata. Del gesso liquido versato sui corpi aiuta a ricostruirne forme e sembianze, restituendo un’immagine che permane nel tempo. La scoperta, recentissima, ha come sempre suscitato grande stupore in tutti, esponenti del mondo politico e culturale intervenute sulla questione e, tra questi, anche il Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini che ha definito il ritrovamento “stupefacente”. Ovviamente, anche il Direttore del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, ha commentato soddisfatto. “È un ritrovamento eccezionale. Le ultime settimane sono state febbrili; abbiamo avvertito la presenza di vuoti nella coltre di materiale piroclastico e da lì la sorpresa dei resti umani. C’erano le condizioni ottimali per provare a ottenere il calco delle vittime, e l’esperimento è pienamente riuscito”: ha dichiarato senza nascondere la propria soddisfazione per l’andamento dei lavori di scavo. I corpi provengono dalla villa suburbana di Civita Giuliana, sfavillante tenuta di epoca augustea con saloni e terrazze che guardano al mare. È ubicata all’esterno delle mura pompeiane circa settecento metri a nord-ovest. I due corpi, quasi adagiati con le mani giunte sul petto, sembrano riemergere da una terra addormentata, ma nella quale l’identità storica è molto forte. Un altro tassello importante si aggiunge alla suggestione pompeiana a tutto ciò che inevitabilmente appartiene al patrimonio culturale italiano e non solo della Campania. Immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/photos/pompei-italia-antica-romano-3704263/

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Culturalmente

Danze popolari: uno sguardo nel mondo e in Italia

Danze popolari: espressioni del popolo “Quando un vecchio danza, di vecchio in lui non ci sono che i capelli; il suo spirito è giovane ancora”. È così che Anacreonte parlava della danza, istinto, primordiale nell’uomo, che permette di esprimersi attraverso i movimenti del corpo, “abitando” uno spazio. Se ad oggi la danza appare come un’attività di svago, una disciplina sportiva o di spettacolo, nell’antichità era alla base di diversi riti devozionali, rivelandosi in molti momenti anche un modo diverso di pregare. Tutto questo può essere riassunto con una sola nozione: danze popolari. Ad oggi si contano diverse danze popolari ma vediamo le più importanti insieme. In Costa d’Avorio, il ballo più importante è quello in maschera Zaouli. I flauti e i tamburi accompagnano il danzatore, che batte forsennatamente i piedi a terra. Il suo volto è coperto da una maschera tradizionale dai toni variopinti. Ogni villaggio ha il suo danzatore personale che, come un atleta professionista, si esibisce durante celebrazioni ufficiali o funerali, con lo scopo di rafforzare la pace e garantire una buona produttività. Lungo la costa caraibica della Colombia, si balla la cumbia, che, dal termine kumb, significa “suono, rumore o frastuono, ballare“. Si tratta di un mix di seduzione e corteggiamento, arricchito da movimenti sensuali dei fianchi e da passi corti. Il partner maschile, solitamente con un fazzoletto annodato alla gola che agita in alcuni momenti precisi, danza generalmente intorno alla compagna, in una sorta di corteggiamento primordiale. Fino alla metà del XX secolo, la cumbia era considerata una danza sfacciatamente inadeguata per le classi alte, per cui veniva eseguita solo dai meno abbienti.  Oggi, nelle zone di Perù, Colombia, Argentina e molte altre, viene eseguita come “ballo di coppia”, stando uno di fronte all’altra, senza contatto fisico diretto, compiendo passi avanti ed indietro all’unisono. Da non confondere con la “cumbia villera”, una variante della musica folk colombiana nata nei quartieri poveri di Buenos Aires., che ha sonorità maggiormente commerciali e spesso testi che raccontano di esperienze criminali o di droga. L’Ucraina è il regno dell’Hopak. Danza tipica per russi ed ucraini, viene eseguita a partire dal XVI secolo perlopiù nelle comunità militari, dove i soldati vincenti celebravano spesso la vittoria mettendo in scena episodi della battaglia eseguiti con passi di danza, salti con spaccata e posture accovacciate, a braccia conserte. La danza “dei cosacchi” è il ballo “corporale” più conosciuto in Russia e coinvolge tutto il corpo: chi lo pratica deve essere abile nel maneggiare le armi, avere una corporatura robusta ed avere doti canore. In Brasile, invece, troviamo il “frevo”. I ballerini di questo ballo eseguono in sequenza circa 120 movimenti, inclusi quelli tipici delle danze acrobatiche e della capoeira. I “passistas” (i ballerini) indossano completi succinti dai colori più variegati e si esibiscono per lo più durante il carnevale pernambucano della città di Olinda. Considerata patrimonio dell’Unesco a partire dal 2012, le origini di questa danza si dice risalgano ai disordini che avvenivano in strada durante la celebrazione carnevalesca, per limitare i quali la marcia […]

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Attualità

Punto lettura Nati per leggere, festa per i sette anni

Il punto lettura Nati per leggere, situato all’interno del palazzo reale della biblioteca nazionale di Napoli, spegne la sua settima candelina con una piccola festa destinata ai più piccoli. Del programma Nati per leggere abbiamo avuto occasione di parlare un paio di volte su queste pagine, ma non fa mai male ricordarne la storia. Nato nel 1999 per volontà dell’Associazione Culturale Pediatri, l’Associazione Italiana Biblioteche e il Centro per la Salute del Bambino si è espanso lungo tutto il territorio italiano tramite una lunga catena di progetti legati da un unico obiettivo: favorire nei primi “1000 giorni” del bambino lo sviluppo intellettivo, linguistico, emotivo e razionale tramite attività legate alla lettura che coinvolgano tanto i lettori più piccoli quanto i genitori, favorendo così la solidità del rapporto familiare. Il programma giunge in Campania nel 2000 tramite la fondazione di un punto lettura Nati per leggere dapprima situato al PAN e in seguito spostato nel palazzo reale della Biblioteca Nazionale di Napoli, un cuore pulsante da cui si diramano arterie lungo il territorio campano che sono rappresentate da altri punti lettura e progetti in luoghi come San Giovanni a Teduccio o il carcere minorile di Nisida, zone dove il diritto all’infanzia è messo a repentaglio da situazioni di disagio legate alla criminalità o all’intolleranza. Non a caso il funzionario della Biblioteca Nazionale e responsabile del punto Iole Massarese ha ribadito questo punto, ricordando il potere inclusivo di un’attività come la lettura capace di «mettere più ponti per abbattere le diversità». Punto lettura “Nati per leggere”, un compleanno speciale Così  un gruppo nutrito di bambini provenienti da Napoli e zone limitrofe, tra cui San Giovanni a Teduccio, sono stati gli invitati di questo settimo compleanno festeggiato il 22 novembre, con un seguito di genitori, zii, nonni e parenti vari. Dopo essersi muniti di un passaporto speciale “per viaggiare tra le storie”, i piccoli ospiti hanno avuto accesso alla biblioteca del punto lettura Nati per leggere e seduti tutti assieme hanno potuto godere di storie narrate dai volontari del programma che hanno assunto il ruolo di cantastorie coinvolgenti. Terminata la lettura i bambini hanno poi potuto soffiare sulla candela di una gustosa torta, proprio come in un compleanno degno di questo nome. Con questa divertente e simpatica attività, Nati per leggere si conferma come una realtà importante per il territorio e per tutti quei bambini a cui vanno garantiti i diritti al gioco, all’infanzia e soprattutto (mantra del programma) «diritto alle storie». Perciò anche noi di Eroica Fenice facciamo gli auguri al punto lettura di Napoli, per altri sette anni e più di attività che invoglino alla lettura come linfa vitale per sviluppare la curiosità e la fantasia dei bambini. Ciro Gianluigi Barbato Fonte immagine copertina: https://www.facebook.com/events/552314848867701

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Attualità

Circo con animali: stop dalla Regione Campania

Circo senza animali. Questo l’obiettivo della mozione approvata lo scorso 7 ottobre dal Consiglio Regionale della Campania. Il testo della proposta è stato presentato dal consigliere regionale dei Verdi e membro della Commissione Sanità Francesco Emilio Borrelli, con la richiesta di accogliere sul territorio Campano soltanto gli eventi circensi che non vedano protagonisti tigri, leoni e altre specie animali. Nella mozione, presentata lo scorso gennaio, si chiedeva, inoltre, una “rapida approvazione dei decreti attuativi previsti dall’art. 2 della Legge 175/2018, che punta alla revisione delle disposizioni nei settori delle attività circensi e degli spettacoli viaggianti finalizzata al superamento dell’utilizzo degli animali nel loro svolgimento”. “Da anni sto conducendo la battaglia per un circo senza animali, una battaglia di civiltà per sottrarre migliaia di animali ad un destino di schiavitù e infelicità.” – ha dichiarato Borrelli – “L’ho iniziata durante la mia esperienza di assessore a San Giorgio a Cremano quando, nel 2013, ottenni l’emanazione di un’ordinanza che vietava l’attendamento dei circhi che proponevano spettacoli con l’impiego di animali. L’approvazione della mozione in Campania è un passo importante, ma la battaglia deve essere traslata sul piano nazionale e coinvolgere tutto il Paese. Sono stato già contattato da alcuni consiglieri regionali di Calabria e Marche, spero che a breve possano muoversi anche le altre regioni. Vietare l’impiego degli animali nei circhi è un provvedimento di buon senso, che non ha colore politico”. La Giunta regionale inviterà ora il Governo a prevedere una ricollocazione, entro 2 anni, degli animali nei circhi presso strutture idonee. “La vita degli animali nel circo” – si legge nel testo della mozione – “è incompatibile con le loro caratteristiche etologiche. La detenzione, l’addestramento e l’esibizione in spettacoli circensi comporta il più delle volte sofferenze e maltrattamenti degli animali”. Un tema importante, a cui si è tentato di dare una risoluzione per molto tempo, ha finalmente avuto un riscontro positivo. Il circo con gli animali, infatti, è sempre stato un tema caldo non solo per le associazioni animaliste, ma per tutte le persone che hanno a cuore il rispetto degli animali, molto spesso incatenati e obbligati a vivere in spazi inadatti alla loro specie. In più, il loro addestramento è purtroppo più simile a una tortura. Negli ultimi mesi anche alcuni sindaci, come Josi Gerardo Della Ragione del Comune di Bacoli e Giorgio Zinno del Comune di San Giorgio a Cremano, avevano mostrato il loro sdegno nei confronti di queste attività. Nel resto del mondo, il circo senza animali esiste già da tempo ed è molto apprezzato grazie alla bravura di acrobati, trapezisti, illusionisti, clown e giocolieri. Nella maggioranza dei Paesi Europei esistono divieti parziali o totali sull’impiego degli animali nei circhi. In Grecia, a Cipro e a Malta, ad esempio, sono completamente vietati. Alcuni divieti parziali, relativi agli animali selvatici, sono da poco presenti nei Paesi Bassi, in Norvegia e in Belgio.

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