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Eroica Fenice

La Tag: campania contiene 11 articoli

Attualità

Campania, ben 19 Bandiere Blu nel 2021

L’estate 2021 ha designato la Campania come seconda regione italiana premiata per la quantità di Bandiere Blu conferite, ovvero dei riconoscimenti annuali basati su ben precisi criteri di valutazione, garanzia di qualità dei mari e delle località costiere della penisola. Con le sue ben diciannove mete turistiche della provincia di Napoli e di Salerno, la Campania ha conquistato l’ambito conferimento surclassando la Toscana, che slitta al terzo posto, e attestandosi subito dopo la Liguria, la quale invece conta ben trentadue Bandiere. Nonostante le sole cinque province lambite dal mare, la Campania può annoverare un numero tanto considerevole di Bandiere Blu grazie alle splendide Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana, nonché al Cilento che, con le sue favolose insenature, regala scorci mozzafiato e soggiorni da sogno, vantando tredici Bandiere in meno di duecento chilometri di costa; qui si registra quest’anno la new entry di Camerota, nella quale sono stati inaugurati tre impianti di depurazione, unitamente alla presenza di altri importanti parametri di valutazione, come l’alta percentuale di raccolta differenziata, l’assenza di barriere architettoniche e i numerosi progetti di educazione ambientale. La Campania soddisfa pienamente i requisiti di attribuzione delle Bandiere Blu Innanzitutto, la Bandiera Blu è un riconoscimento conferito dalla Foundation for Environmental Education (FEE) ai siti costieri europei che rispettino alcuni criteri di qualità relativi ai parametri delle acque di balneazione e al servizio proposto. Fondata nel 1987, anno europeo per l’ambiente, la campagna è gestita in tutti gli stati europei dagli organi locali della FEE che, mediante un Comitato nazionale di giuria, realizzano dei controlli nelle cittadine candidate, che saranno poi proposte alla FEE Internazionale. La Bandiera è conferita per due meriti: quella relativa alle spiagge, che attesta la qualità delle acque di balneazione e dei lidi, e quella relativa agli approdi turistici, che garantisce la pulizia delle acque prossime ai porti e l’assenza di scarichi fognari. I requisiti previsti dal programma riguardano svariate aree tematiche: educazione ambientale, relativa all’affissione di informazioni sulla qualità delle acque, sugli ecosistemi locali e sui codici di condotta; qualità delle acque, in base alla quale la spiaggia deve rispettare totalmente i requisiti di analisi delle acque di balneazione; gestione ambientale, riguardante le condizioni igieniche del litorale; servizi e sicurezza, riguardanti il numero consono di guardaspiaggia ed equipaggiamento per il primo soccorso. Se ne evince, pertanto, che criteri fondamentali nell’assegnazione di tale conferimento siano la sostenibilità e l’impegno nell’educazione ambientale, garanzia di salvaguardia del nostro straordinario patrimonio turistico. Le spiagge Bandiera Blu 2021 in Campania Provincia di Napoli: Tra le isole del golfo di Napoli rientra Anacapri, mentre nella costiera sorrentina si fregiano della Bandiera Blu le località di Vico Equense, Piano di Sorrento, Sorrento e Massa Lubrense; ad esse si aggiunge Positano, tra le celebri località della costiera amalfitana. Anacapri: Faro/Punta Carena, Gradola/Grotta Azzurra; Massa Lubrense: Baia delle Sirene, Marina del Cantone, Marina di Puolo, Recommone; Piano di Sorrento: Marina di Cassano; Sorrento: Marina Grande, San Francesco; Vico Equense: Bikini, Scrajo Mare, Marina di Vico, Marina di Seiano Ovest Porto, Capo La Gala. Provincia […]

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Culturalmente

Caserta da scoprire tra itinerari ed escursioni

Caserta e i suoi dintorni presentano variegate opzioni di escursionismo lungo cammini mozzafiato, custodendo luoghi incantevoli, paesaggi incontaminati e itinerari naturali spesso non a tutti conosciuti, la cui salvaguardia costituisce non solo il fondamento di un sentimento di appartenenza per le comunità che vi vivono ma anche il presupposto per una reale consapevolezza del valore del patrimonio culturale locale: vi proponiamo, pertanto, una panoramica delle mete preferite dagli appassionati dell’avventura e del trekking. Caserta da scoprire: Roccamonfina e il suo Parco Il Parco Regionale Area Vulcanica di Roccamonfina e Foce Garigliano, ubicato nel cuore della provincia di Caserta, si estende per circa 11.000 ettari, fino al confine con il basso Lazio. Esso è sovrastato dall’apparato vulcanico del Roccamonfina, la cui passata attività oggi lascia spazio a coltivazioni di castagni, uliveti e vigneti, favoriti dalla composizione mineralogica dei suoli lavici. Il Parco ospita altresì una ricca avifauna di montagna, tra cui si annoverano esemplari di grande interesse, come l’airone rosso, la poiana e il gheppio, testimoni della funzionalità dell’ecosistema dell’area. La bellezza del luogo è amplificata da ruderi di antichi mulini e frantoi sparsi per il territorio, e dai resti delle “ferriere”, piccole fabbriche che hanno lavorato il ferro fino all’epoca borbonica.  La suggestiva cascata di Conca della Campania All’interno del Parco di Roccamonfina è possibile visitare i molti borghi presenti nell’area, luoghi caratteristici e carichi di sapori e tradizioni popolari: tra di essi figura Conca della Campania, le cui bellezze naturali ed architettoniche rappresentano un unicum nel panorama regionale e nazionale. Il territorio di Conca è particolarmente ricco di boschi cedui di castagno; inoltre nell’area vegetano il carpino bianco, l’acero campestre, la robinia, il pungitopo, la felce aquilina, il bucaneve e le primule. Il Rivo di Conca, che nasce alle falde del cratere spento del Roccamonfina, si tuffa in un alto dirupo, inarcandosi in una splendida cascata; nei pressi del fossato si trovano due antichi mulini ad acqua, ai quali si arriva attraversando una rete di viottoli ed un suggestivo ponte in pietra. Tora e Piccilli: le Ciampate del diavolo Si tratta di un’area, sita nel comune di Tora e Piccilli, in località Foresta, nelle vicinanze del Vulcano di Roccamonfina, in cui sono presenti delle impronte umane fossili, attribuite dalla tradizione popolare a un presunto demone che le avrebbe impresse nella lava ancora calda. Tali orme appartengono all’Homo heidelbergensis, ominide che viveva nella zona circa 350.000 anni fa: pertanto, questa datazione le aveva rese – fino alla successiva scoperta delle impronte di Happisburgh in Inghilterra – le impronte più antiche mai ritrovate di un ominide al di fuori dell’Africa. Nello specifico, esse sembrerebbero appartenere a un gruppo di tre individui disceso lungo il fianco della montagna, formato da fanghiglia calda, in seguito asciugato dal vento secco, che le ha preservate fino ai nostri giorni. Pietravairano, Teatro-tempio sannita: la perla della provincia di Caserta Scoperto nel 2000 sulla sommità dei Monte San Nicola, alle spalle del piccolo borgo di Pietravairano, è uno dei più belli e rari esempi di impianti del […]

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Culturalmente

Spiagge più belle di Procida: quali vedere assolutamente

Spiagge più belle di Procida: un iter mozzafiato Procida è la più piccola delle isole del Golfo di Napoli. Meno caotica e cara di Ischia e di Capri, è una vera e propria perla fatta di case colorate e spiagge caratteristiche; l’ideale per una vacanza all’insegna della tranquillità e del relax. Anche se piccole e raccolte, le spiagge di quest’isola di origine vulcanica sono molto belle e vale davvero la pena visitarle. Ecco quali sono le spiagge più belle di Procida da vedere. Spiagge più belle di Procida: Chiaiolella e Ciraccio Una delle spiagge più belle e conosciute di Procida è la spiaggia della Chiaiolella, il cui “vero” nome è Ciracciello. Compresa tra Punta Serra e il promontorio di Santa Margherita Vecchia, la Chiaiolella è il litorale più lungo e frequentato dell’isola, grazie anche ai suoi fondali bassi che permettono di nuotare in sicurezza. La costa è caratterizzata dalla presenza di aree rocciose e da altre ricoperte da una rigogliosa macchia mediterranea. La Spiaggia della Chiaiolella è separata da quella più grande di Ciraccio – di cui costituisce il prolungamento naturale – da due caratteristici faraglioni tufacei, che si sono formati a seguito di una frana del costone roccioso che in origine delimitava le due spiagge. Da qui è possibile godere di un panorama unico sulla vicina riserva naturale dell’Isolotto di Vivara e sull’isola d’Ischia. Alle spalle della spiaggia c’è anche una darsena su cui affacciano numerose strutture turistiche, bar e ristoranti. Una passeggiata in questi luoghi, soprattutto la sera, permette di godere dell’atmosfera magica di questo angolo dell’isola. Inoltre, per via della sua posizione geografica favorevole ai venti, questa è l’unica spiaggia che offre la possibilità di praticare il windsurf. La spiaggia di Ciraccio, più appartata e tranquilla rispetto alla Chiaiolellla, costituisce il tratto sabbioso più lungo di tutta l’isola di Procida e pertanto il più ricco di stabilimenti, anche se non manca la spiaggia libera. La Spiaggia della Corricella Insieme alla Chiaiolella, la spiaggia della Corricella, adiacente il ponte che collega Procida con la riserva naturale di Vivara, è tra le più note dell’isola capitale italiana della cultura 2022 , nonché una delle più riparate dal vento. Questa lingua di spiaggia sabbiosa è raggiungibile a piedi seguendo un sentiero fatto di scalinate scavate nella pietra verde caratteristica di quest’isola, oppure con una barca a noleggio direttamente dalla terraferma. Dalla spiaggia della Corricella, con una passeggiata, è possibile accedere anche alla fortezza di Terra Murata, una costruzione storica aperta per le visite guidate. Spiaggia della Silurenza Vicino al porto di Marina Grande, in via Roma (lato Grotte), sorge un’altra bellissima spiaggia di Procida, la Silurenza. Comoda e facilmente raggiungibile a piedi (percorrendo via Roma) ed in auto, la Silurenza è la spiaggia ideale per le famiglie con bambini. Tuttavia, è amata e frequentata anche da turisti che preferiscono tuffarsi dalla “Roccia Cannone” senza paura. La Silurenza offre uno stabilimento balneare e un bar-ristorante. Inoltre, a pochi metri è presente una pensione. Nella lista delle spiagge più belle di Procida […]

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Napoli e Dintorni

Terra Felix: 5+1 curiosità sulla Campania che non sapevi

Una meravigliosa terra da scoprire: storie, leggende e curiosità sulla Campania, terra felix La bellezza della Campania si cela non solo nelle cose che possiamo vedere (o assaggiare). Spesso, dietro ogni tradizione, dietro la superstizione, nelle ricette e nei miti ci sono storie che vengono tramandate di generazione in generazione. Sono proprio queste curiosità che la Campania cela che la rendono una regione così poco incline ai cambiamenti radicali che la costringerebbero a snaturarsi. Le curiosità che la riguardano toccano gli ambiti più disparati: dalla storia al mito, dalla cucina ai primati. Scopriamo insieme alcune interessanti curiosità sulla Campania! Il malocchio Da sempre, la nostra regione è emblema di contraddizioni. Tra queste è necessario annoverare certamente la capacità di coniugare la forte fede cattolica con la tendenza ad assecondare rituali legati alla superstizione. Il malocchio ne è un esempio. Nello specifico, il malocchio indicherebbe la presunta capacità di alcune persone che – mosse da sentimenti di odio o invidia – riescono a portare sfortuna solo con uno sguardo. Qual è, dunque la curiosità legata a questa pratica? Pare, infatti, che questa “capacità” venga trasmessa dalle nonne direttamente alle proprie nipoti, saltando una generazione. Tuttavia, bisogna stare attenti: se una persona dovesse disgraziatamente diventare vittima del malocchio, non avrà più questo tipo di facoltà da utilizzare o trasmettere. Il Munaciello Un’altra curiosità legata alle credenze che riguardano la Campania e, più nello specifico la città di Napoli, riguarda il celebre “Munaciello”. Tutti, o almeno tutti i campani, conoscono la leggenda di questo spiritello che vaga per le vie di Napoli portando talvolta bene, talvolta male. Non tutti, però, conoscono la sua storia e le sue origini. Esistono tre versioni che raccontano la nascita di questo personaggio. La prima è legata alla possibile vicenda di un giovane garzone vissuto durante la metà del ‘400, innamorato della figlia di un ricco mercante. I due, costretti a non poter stare insieme, riuscivano a vedersi clandestinamente, quando di notte il giovane si arrampicava per raggiungere la sua amata. In una di queste occasioni morì, cadendo. La ragazza, poco tempo dopo, diede alla luce un bambino che nacque deforme e che lei vestiva con un saio con cappuccio. Questo cominciò a provocare l’ilarità della gente che gli affibbiò il nomignolo “o’ munaciello”. La seconda versione deriva da un vecchio mestiere, quello del “pozzaro”, ovvero gli addetti alla manutenzione del sistema idrico. Conoscendo a menadito le strade del sottosuolo, erano perfettamente in grado di entrare all’interno delle case. In alcune rubavano preziosi, in altre s’intrattenevano con le donne della casa regalandogli i gioielli rubati. Spesso, accadeva anche che fossero le donne stesse a ripagarli con dei gioielli, attribuendo la sparizione al fantomatico “munaciello”. È per questo motivo che la leggenda racconta di un personaggio e ruba ma dona anche. Secondo l’ultima ipotesi, invece, la figura di questo personaggio potrebbe derivare da piccoli demoni che vagavano per la città lasciando in giro oggetti e monete. L’intento era di attrarre le persone per portarle con loro negli inferi. Beneventum […]

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Food

Boss delle pizze: un’influencer del food tutta campana

Quale lavoro si cela nel “dietro le quinte” di questa figura professionale digitale, oggigiorno in forte ascesa? Lo chiediamo alla boss delle pizze. Tra le nuove competenze del brulicante mondo dei blog tematici, si sta ritagliando una fetta – è proprio il caso di dirlo – sempre maggiore, quella del foodblogger, ovvero quella figura che, nutrendo passione per il mondo del cibo e della cucina, decide di aprire un blog tematico e trattare dell’argomento, adoperando i social media per relazionarsi con i propri utenti. Ebbene, Eroica Fenice ha avuto il piacere di intervistare “la boss delle pizze” Ersilia Cacace, nota foodblogger e giornalista partenopea di spiccata bravura, che annovera migliaia di followers su Instagram, dove cura una pagina in primo luogo dedicata alla pizza, ma nella quale ampio spazio è dedicato anche ad altri piatti della tradizione campana. Food e web: il binomio perfetto A quando risale la tua “comparsa” sul web? Risale alla mia iscrizione su Facebook alla fine del 2008: allora giravo già con una fotocamera (molto ancestrale!) in borsa e amavo fotografare i piatti che assaggiavo in giro per locali e pizzerie, che scovavo tramite Tripadvisor e che poi pubblicavo sul mio profilo privato. Finché nel 2015 ho aperto una pagina chiamata “Gran tour della pizza”, dove pubblicavo maggiormente pizze, perché è sempre stato il mio piatto preferito da quando ero piccola. Come hai iniziato la tua attività di foodblogger come “La boss delle pizze”? Nasce nel 2017 con la creazione della mia pagina Instagram “La boss delle pizze”, che, essendo stata notata fin da subito, mi ha consentito di ricevere i primi inviti nei locali e nei campionati in veste di giudice di gara. Il nome mi è stato scherzosamente attribuito da mio cognato per la mole di inviti che avevo iniziato a ricevere – in quel periodo era molto in voga il programma “Il boss delle cerimonie” – e io ho deciso di adottarlo, anche perché l’idea piacque fin da subito ai miei followers. Quando hai deciso di intraprendere un’attività lavorando con una pagina dedicata al food? Non è stata una decisione, perché mi ero da poco laureata in Lettere Classiche e avevo deciso di proseguire gli studi della Magistrale; parallelamente avevo iniziato a collaborare con il giornale “L’occhio di Salerno” – diventato nel 2017 “L’occhio”, coprendo tutte le cinque province campane – al fine di realizzare il mio sogno, coltivato da tempo, di conseguire il patentino da giornalista. Da quel momento, il comparto food mi ha attirata potentemente a sé, attraverso numerose collaborazioni con ristoranti, pizzerie e pub, nonché inviti a partecipare a importanti tornei sia campani che non, unitamente alla richiesta di una gestione social delle loro pagine; sicché ho deciso di allontanarmi mio malgrado dall’università, dato l’aumento degli impegni lavorativi. Si trattava di un settore che mi interessava molto, quindi mi sono facilmente lasciata trascinare al suo interno. Qual è il tuo rapporto con i social media? Non ne sono dipendente, ma sono il canale principale attraverso cui passa il mio lavoro, […]

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Napoli e Dintorni

Torre del Greco: città simbolo di distruzione e rinascita

Tra le rigogliose pendici del Vesuvio ed il golfo napoletano si staglia la città di Torre del Greco, anticamente chiamata Turris Octava poiché distante otto miglia romane dalla città di Napoli, un nome modificato in seguito per la peculiare produzione di vino ricavato da un tipo di uva greca. Una città che nel corso dei secoli è divenuta simbolo di rinascita, fragile ma al contempo indistruttibile, capace di rialzare sempre la testa dopo avversità di ogni genere e che con la sua invidiabile bellezza ha sedotto e accolto uno dei poeti più importanti della letteratura italiana: Giacomo Leopardi. Torre del Greco nasce nel calore dell’abbraccio di uno dei vulcani più pericolosi al mondo, lo “Sterminator Vesevo“, come cita il poeta nel suo celeberrimo componimento “La Ginestra” scritto nel 1836 presso Villa Ferrigni (attualmente chiamata Villa delle Ginestre), esaltando la semplicità ed il buon profumo del “fiore del deserto”, che senza opporre resistenza china il capo sotto il peso della distruzione, ma sempre pronta a germogliare invincibile nella sua delicatezza. Sebbene le innumerevoli eruzioni del Vesuvio abbiano di volta in volta annientato il suolo, i Torresi con forte fede non hanno mai preso in considerazione l’idea di spostarsi altrove ed abbandonare la propria terra in cambio di un’altra ubicazione: si rimboccano le maniche e ricostruiscono la loro città attribuendole il motto della fenice, uccello sacro agli antichi Egizi, “Post fata resurgo” (”Dopo la morte risorgo”). Le date che hanno segnato Torre del Greco Due sono le date delle eruzioni più importanti che hanno segnato il destino della città di Torre, quella avvenuta nel 1794 che troncò la cima del Vesuvio a causa della violenza eruttiva, e quella del 1861, anno che lega i Torresi ad una delle tradizioni più importanti, rimasta in vigore ancora oggi. Nel giugno del 1794 violente scosse di terremoto, seguite da un boato assordante, diedero inizio ad una delle eruzioni più devastanti per la città: sul versante occidentale del cono si formarono nuove fessure: alcune sputavano fuoco, altre invece pietre incandescenti e altro materiale piroclastico, mentre sui fianchi del vulcano scendeva lenta la lava viscosa che imponente si faceva spazio, annientando tutto ciò che trovava sul suo cammino per poi inghiottire lentamente la città nascosta sotto ad una nube densa di cenere. Arrivata al centro storico nel giro di sette ore, la lava vulcanica seppellì sotto di essa gran parte della città, eccetto il campanile della basilica di Santa Croce, che fu sotterrato dalla lava per 14 metri. Successivamente fu presa dai Torresi superstiti (circa 15000 riuscirono a mettersi in salvo con la fuga) e dall’allora vice parroco Vincenzo Romano (attualmente Santo) l’iniziativa di ricostruire la basilica e di innalzare il nuovo campanile partendo dai resti di quello precedente. Ancora oggi il vecchio campanile che per un terzo fu inghiottito dalla colata lavica è conservato all’interno di quello attuale, con l’orologio fermo alle tre del mattino, l’ora che segnò l’inizio di un incubo che finì dopo nove interminabili giorni. Anche quella del 1861 fu un’intensa eruzione distruttiva, […]

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Culturalmente

Venere Callipigia: la bellezza al di là di ogni stereotipo

La Venere Callipigia, simulacro di bellezza e sensualità, fu ritrovata acefala negli scavi della Domus aurea e acquistata dalla famiglia Farnese nel ‘500. La famosa statua, alta ben 160 cm, detta anche Afrodite Callipigia, è ospitata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Il canone della bellezza oltre ogni limite e al di là del tempo La Venere Callipigia rientra in quell’insieme chiamato Venere Preistorico, ossia tutte quelle statuine solitamente in pietra, o in marmo, dalla forma e dalle sembianze fortemente corrispondenti alla realtà, dette anche “steatopigie” o appunto “callipigie”. La denominazione è data dall’unione delle parole Kalòs, ossia bello e pyghè, che vuol dire natica. Con tale accezione, s’intende una donna bella, quindi in gergo “Veneri dalle grandi natiche”. In realtà, negli ultimi anni, i linguisti e gli esperti d’arte, hanno dichiarato che la parola è rara anche sui vocabolari antichi. Il termine è riportato dal Panzini, nella variante “cappilige”, che traduce: “dalla bella orbita posteriore”; egli stesso ricorda che “la interessante storia di Venere Callipigia è narrata da Ateneo”. La parola però è ritrovata anche in un precedente Panlessico italiano, dove è indicata come “callipiga” o “callipige”. Infine, forte attenzione viene attribuita anche ai sinonimi, ivi citati, “calliglota” o “calligluta”, dove il greco gloutòs significa, appunto, glutei. Al di là delle interpretazioni linguistiche che ancora causano dibattiti, l’Afrodite o Venere Callipigia viene rappresentata con le forme tipiche della sensualità femminile, che pervade e attira l’osservatore. Una statua da ammirare nella propria bellezza classica, in quei sinuosi movimenti dati dalla lavorazione del marmo, in quei dettagli che ne fanno un capolavoro senza tempo, sempre notevolmente apprezzato. Ammirando la Venere Callipigia, si noterà subito quella sorta di “danza” armonica e sinuosa, ottenuta grazie al drappeggio del lungo peplo che quasi tocca il suolo,  talmente definito da far sembrare il marmo leggero come un vero e proprio velo. L’ovale è contornato da bei quanto definiti boccoli, che accarezzano il viso, creando una serie di chiaro-scuri, grazie ai quali si apprezza ancor di più la suggestiva opera. Dopo un primo fugace sguardo, l’attenzione inevitabilmente ricadrà sui glutei, perfetti ed eleganti, simbolo di una dea che aiuta a riscoprire la bellezza di una donna propria del classicismo. Venere Callipigia: meraviglia senza tempo Attraverso un “gioco” di vedo non vedo, la Venere è immortalata (come accade in una fotografia) nell’istante in cui è intenta a sollevare il peplo. Un gesto tradizionalmente utilizzato per allontanare la sfortuna, che oggigiorno potrebbe sembrare provocatorio. In realtà, la Venere Callipigia è totalmente discostata da qualsiasi sfera sessuale, e rappresenta piuttosto una donna che con un folto velo di mistero e bellezza, si congiunge con quel canone di sopraffina ed irraggiungibile bellezza, priva di malizia. La parola “natica” ovviamente può dar adito a qualche banale battuta, o far sorridere qualcuno, ma quando si parla di arte, dovrebbe essere intesa come qualcosa che oltrepassa ogni ipotetica volgarità, cospargendosi di quel senso aulico che caratterizza il mondo della cultura, senza pregiudizio alcuno. Ricordiamo inoltre, che essendo il termine “Callipigia” un epiteto di […]

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Culturalmente

Pompei: un altro sensazionale ritrovamento

Una nuova rivelazione a nel Parco archeologico di Pompei, che si configura come una vera e propria miniera eterna, dall’inesorabile bellezza. Pompei: una “miniera di bellezza e suggestione” I lavori di scavo condotti nelle ultime due settimane hanno restituito due corpi integri di due fuggiaschi, due uomini, un patrizio e il suo schiavo, probabilmente, perfettamente conservati. Ricordiamo che il sito archeologico di Pompei è chiuso al pubblico, secondo quanto stabilito dalle nuove norme previste dal Governo Conte, ma continua a regalare emozioni. Emozione e soprattutto stupore: duemila anni dopo l’eruzione che rase al suolo il piano superiore di Pompei, il rinvenimento dei corpi di due abitanti della città. Una scoperta sensazionale che aggiunge enfasi e suggestione ad un sito archeologico così importante e rinomato, visitato ogni anno da milioni di turisti italiani e stranieri. Grazie alla tecnica dei calchi in gesso, i due corpi sono stati recuperati con la stessa tecnica ideata nel 1863 dall’archeologo Giuseppe Fiorelli ed enormemente affinata. Del gesso liquido versato sui corpi aiuta a ricostruirne forme e sembianze, restituendo un’immagine che permane nel tempo. La scoperta, recentissima, ha come sempre suscitato grande stupore in tutti, esponenti del mondo politico e culturale intervenute sulla questione e, tra questi, anche il Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini che ha definito il ritrovamento “stupefacente”. Ovviamente, anche il Direttore del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, ha commentato soddisfatto. “È un ritrovamento eccezionale. Le ultime settimane sono state febbrili; abbiamo avvertito la presenza di vuoti nella coltre di materiale piroclastico e da lì la sorpresa dei resti umani. C’erano le condizioni ottimali per provare a ottenere il calco delle vittime, e l’esperimento è pienamente riuscito”: ha dichiarato senza nascondere la propria soddisfazione per l’andamento dei lavori di scavo. I corpi provengono dalla villa suburbana di Civita Giuliana, sfavillante tenuta di epoca augustea con saloni e terrazze che guardano al mare. È ubicata all’esterno delle mura pompeiane circa settecento metri a nord-ovest. I due corpi, quasi adagiati con le mani giunte sul petto, sembrano riemergere da una terra addormentata, ma nella quale l’identità storica è molto forte. Un altro tassello importante si aggiunge alla suggestione pompeiana a tutto ciò che inevitabilmente appartiene al patrimonio culturale italiano e non solo della Campania. Immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/photos/pompei-italia-antica-romano-3704263/

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Culturalmente

Danze popolari: uno sguardo nel mondo e in Italia

Danze popolari: espressioni del popolo “Quando un vecchio danza, di vecchio in lui non ci sono che i capelli; il suo spirito è giovane ancora”. È così che Anacreonte parlava della danza, istinto, primordiale nell’uomo, che permette di esprimersi attraverso i movimenti del corpo, “abitando” uno spazio. Se ad oggi la danza appare come un’attività di svago, una disciplina sportiva o di spettacolo, nell’antichità era alla base di diversi riti devozionali, rivelandosi in molti momenti anche un modo diverso di pregare. Tutto questo può essere riassunto con una sola nozione: danze popolari. Ad oggi si contano diverse danze popolari ma vediamo le più importanti insieme. In Costa d’Avorio, il ballo più importante è quello in maschera Zaouli. I flauti e i tamburi accompagnano il danzatore, che batte forsennatamente i piedi a terra. Il suo volto è coperto da una maschera tradizionale dai toni variopinti. Ogni villaggio ha il suo danzatore personale che, come un atleta professionista, si esibisce durante celebrazioni ufficiali o funerali, con lo scopo di rafforzare la pace e garantire una buona produttività. Lungo la costa caraibica della Colombia, si balla la cumbia, che, dal termine kumb, significa “suono, rumore o frastuono, ballare“. Si tratta di un mix di seduzione e corteggiamento, arricchito da movimenti sensuali dei fianchi e da passi corti. Il partner maschile, solitamente con un fazzoletto annodato alla gola che agita in alcuni momenti precisi, danza generalmente intorno alla compagna, in una sorta di corteggiamento primordiale. Fino alla metà del XX secolo, la cumbia era considerata una danza sfacciatamente inadeguata per le classi alte, per cui veniva eseguita solo dai meno abbienti.  Oggi, nelle zone di Perù, Colombia, Argentina e molte altre, viene eseguita come “ballo di coppia”, stando uno di fronte all’altra, senza contatto fisico diretto, compiendo passi avanti ed indietro all’unisono. Da non confondere con la “cumbia villera”, una variante della musica folk colombiana nata nei quartieri poveri di Buenos Aires., che ha sonorità maggiormente commerciali e spesso testi che raccontano di esperienze criminali o di droga. L’Ucraina è il regno dell’Hopak. Danza tipica per russi ed ucraini, viene eseguita a partire dal XVI secolo perlopiù nelle comunità militari, dove i soldati vincenti celebravano spesso la vittoria mettendo in scena episodi della battaglia eseguiti con passi di danza, salti con spaccata e posture accovacciate, a braccia conserte. La danza “dei cosacchi” è il ballo “corporale” più conosciuto in Russia e coinvolge tutto il corpo: chi lo pratica deve essere abile nel maneggiare le armi, avere una corporatura robusta ed avere doti canore. In Brasile, invece, troviamo il “frevo”. I ballerini di questo ballo eseguono in sequenza circa 120 movimenti, inclusi quelli tipici delle danze acrobatiche e della capoeira. I “passistas” (i ballerini) indossano completi succinti dai colori più variegati e si esibiscono per lo più durante il carnevale pernambucano della città di Olinda. Considerata patrimonio dell’Unesco a partire dal 2012, le origini di questa danza si dice risalgano ai disordini che avvenivano in strada durante la celebrazione carnevalesca, per limitare i quali la marcia […]

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Attualità

Punto lettura Nati per leggere, festa per i sette anni

Il punto lettura Nati per leggere, situato all’interno del palazzo reale della biblioteca nazionale di Napoli, spegne la sua settima candelina con una piccola festa destinata ai più piccoli. Del programma Nati per leggere abbiamo avuto occasione di parlare un paio di volte su queste pagine, ma non fa mai male ricordarne la storia. Nato nel 1999 per volontà dell’Associazione Culturale Pediatri, l’Associazione Italiana Biblioteche e il Centro per la Salute del Bambino si è espanso lungo tutto il territorio italiano tramite una lunga catena di progetti legati da un unico obiettivo: favorire nei primi “1000 giorni” del bambino lo sviluppo intellettivo, linguistico, emotivo e razionale tramite attività legate alla lettura che coinvolgano tanto i lettori più piccoli quanto i genitori, favorendo così la solidità del rapporto familiare. Il programma giunge in Campania nel 2000 tramite la fondazione di un punto lettura Nati per leggere dapprima situato al PAN e in seguito spostato nel palazzo reale della Biblioteca Nazionale di Napoli, un cuore pulsante da cui si diramano arterie lungo il territorio campano che sono rappresentate da altri punti lettura e progetti in luoghi come San Giovanni a Teduccio o il carcere minorile di Nisida, zone dove il diritto all’infanzia è messo a repentaglio da situazioni di disagio legate alla criminalità o all’intolleranza. Non a caso il funzionario della Biblioteca Nazionale e responsabile del punto Iole Massarese ha ribadito questo punto, ricordando il potere inclusivo di un’attività come la lettura capace di «mettere più ponti per abbattere le diversità». Punto lettura “Nati per leggere”, un compleanno speciale Così  un gruppo nutrito di bambini provenienti da Napoli e zone limitrofe, tra cui San Giovanni a Teduccio, sono stati gli invitati di questo settimo compleanno festeggiato il 22 novembre, con un seguito di genitori, zii, nonni e parenti vari. Dopo essersi muniti di un passaporto speciale “per viaggiare tra le storie”, i piccoli ospiti hanno avuto accesso alla biblioteca del punto lettura Nati per leggere e seduti tutti assieme hanno potuto godere di storie narrate dai volontari del programma che hanno assunto il ruolo di cantastorie coinvolgenti. Terminata la lettura i bambini hanno poi potuto soffiare sulla candela di una gustosa torta, proprio come in un compleanno degno di questo nome. Con questa divertente e simpatica attività, Nati per leggere si conferma come una realtà importante per il territorio e per tutti quei bambini a cui vanno garantiti i diritti al gioco, all’infanzia e soprattutto (mantra del programma) «diritto alle storie». Perciò anche noi di Eroica Fenice facciamo gli auguri al punto lettura di Napoli, per altri sette anni e più di attività che invoglino alla lettura come linfa vitale per sviluppare la curiosità e la fantasia dei bambini. Ciro Gianluigi Barbato Fonte immagine copertina: https://www.facebook.com/events/552314848867701

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