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Eroica Fenice

La Tag: Campania contiene 47 articoli

Eventi nazionali

Salerno Letteratura, al via il festival culturale più importante del sud Italia

Salerno Letteratura: presentata la sesta edizione che si svolgerà dal 16 al 24 giugno   Presentata ufficialmente venerdì in conferenza stampa a Palazzo di Città a Salerno, la sesta edizione del Salerno Letteratura Festival, che si svolgerà dal 16 al 24 giugno: l’evento culturale più importante del sud Italia, che prevede la partecipazione di scrittori, giornalisti, filosofi, artisti ed intellettuali nazionali ed internazionali, sarà itinerante e percorrerà vicoli e piazze della città. Dopo aver ottenuto l’“EFFE label”, attestato europeo destinato alle manifestazioni più valide dal punto di vista culturale ed artistico dell’intero continente, Salerno Letteratura quest’anno ha riscosso anche il riconoscimento #EuropeForCulture, collocando Salerno tra i Patrimoni Culturali 2018. Fortemente sostenuto dal presidente della Regione Campania Vincenzo de Luca, il quale anni fa, aveva da subito ritenuto il progetto in grado di richiamare l’interesse di moltissimi appassionati di letteratura, il successo del laboratorio è il risultato di un lavoro attento e ben preciso. Infatti, come spiega la direttrice organizzativa Ines Mainieri, “quando si stanzia del denaro pubblico per un progetto, bisogna fare anche in modo che quel denaro pubblico poi torni in qualche maniera. Secondo me, a noi è tornato in termini di alto gradimento del pubblico. Investire eticamente in cultura significa restituire alla comunità almeno un po’ di quello che si è guadagnato. Inoltre abbiamo cominciato anche a costruire un nostro patrimonio immateriale, una sorte di ‘cassaforte’, come io la chiamo, che sono le collaborazioni artistiche che sono sempre in aumento”. Il sud Italia unito nel valorizzare la cultura Già associata ad altri festival del Vecchio Continente, come quelli portoghese, spagnolo, francese e irlandese, in questa sua ultima edizione la kermesse culturale acquista un altro importante partner, la Rete dei Festival del Sud. Tale progetto è frutto della collaborazione fra 25 manifestazioni che in questi anni hanno arricchito il panorama culturale di sei regioni italiane: Campania, Abruzzo, Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia. Merito di questa partnership è, per esempio, una delle novità dell’edizione 2018, nella quale è previsto un grande percorso monografico dedicato alla Basilicata: musica, danza, letteratura, cinema, teatro di stampo lucano, tenendo conto che Matera sarà capitale europea della cultura nel 2019. Il direttore artistico Francesco Durante si è detto soddisfatto della partecipazione di ospiti di ben 14 nazionalità diverse: “La cultura è fatta di apertura, altrimenti non è cultura. Quest’anno ‘Salerno Letteratura’ segna il suo record internazionale: la condivisione è la nostra ricchezza più grande”. In città sono attesi infatti autori come André Aciman, scrittore del romanzo ispiratore del film di Guadagnino vincitore dell’Oscar “Chiamami col tuo nome”; Michael Imperioli, attore e sceneggiatore della serie tv “I Soprano”; autori tedeschi e austriaci come Harald Gilbers e Wolfram Fleishhauer e tanti altri. Tra gli artisti italiani invitati invece, per citarne solo alcuni, i registi Pupi Avati e Cristina Comencini, il best seller Diego De Silva, il giornalista e scrittore Marco Damilano, il quale aprirà un dibattito insieme al governatore De Luca sulla fine della Prima Repubblica. Anche il sindaco Enzo Napoli ha accolto l’idea con entusiasmo: “La […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Poetry slam, Benevento “Sputa il Rospo”!

Poetry slam, scopri come è andata la finale campana L’1 giugno 2018 si è tenuta a Benevento, presso il Caffè dell’Orto – Fattoria Sociale Orto di Casa Betania, la finale Campania del campionato italiano del poetry slam Sputa il Rospo, curato da CASPAR – Campania Slam Poetry Associazione Regionale in collaborazione con la LIPS (Lega Italiana Poesia Slam), fondata il 30 novembre 2013. In sostanza cos’è il Poetry Slam? E’ un genere innovativo che nasce a Chicago nel 1984 con Marc Smith, operaio e poeta, che, attraverso incontri di lettura a voce alta in un jazz club di Chicago (il Get Me High Lounge), ha reso partecipi alla stessa scena poeta e pubblico. Ma il primo poetry slam nasce il 20 luglio 1986, sempre a Chicago, per poi estendersi a New York e a San Francisco. In Italia, invece, lo slam è arrivato con Lello Voce. Il Poetry Slam induce a guardare la poesia in modo differente, lontano dalla vecchia lettura di un componimento in forma fissa, o lontana dal tradizionale pastiche. Di solito nel comporre una poesia, i poeti prestano molta attenzione alla musicalità delle parole, allo scheletro della poesia stessa, ai rimaneggiamenti e all’idea dell’ordine che deve trattenere il caos del vissuto. La poesia slam, invece, lontana dalla definizione di “poesia rappata”, propone un procedimento poetico rivoluzionario che va a sovvertire i codici stilistici del canone letterario. I poeti che si cimentano in questo genere utilizzano uno schema diversificato, stranamente caotico e “pseudo-orale”, in cui la ritmicità del parlato coesiste con la dinamicità corporale. In questo senso la performatività poetica induce a creare un nesso inscindibile tra le parole e il corpo con il quale si dà consistenza alle immagini poetiche. La forza della poesia slam sta nella capacità di creare una dimensione poetica in cui partecipano non solo i poeti, ma anche il pubblico. I temi trattati, assolutamente attuali, producono uno spazio di condivisione nella accettazione dell’altro e allo stesso tempo c’è il tentativo di rompere qualche “schermo”. Poetry Slam, le regole Essendo una gara poetica, ci sono delle regole precise. E’ necessario un Emcee (Master of Ceremony) e cinque giudici presi dal pubblico che cambiano di volta in volta. Inoltre non sono ammessi vestiti particolari, né la musica o qualsiasi altro elemento scenico. Fondamentale è la libertà espressiva attraverso una lettura lenta o veloce, con sferzate violente o con pause. Importante però è non andare oltre i tre minuti, quale tempo a disposizione per la performance. L’1 giugno 2018 hanno gareggiato sette poeti provenienti da tutta la regione (Francesca Mazzoni, Davide Palmieri, Dop Amina, Antonio Di Lorenzo, Nello Luciano, Stella Iasiello e Vittorio Zollo), che, attraverso tre sessioni alternate e tre minuti a disposizione, hanno condiviso la loro “verità” in stili e forme differenti. Quindi un Emcee della serata (Andrea Maio),  cinque giudici, sette partecipanti, sette stili e sette punti di vista per due soli posti per accedere alla finale nazionale che si terrà a Genova il 16 e il 17 giugno 2018. Per il quarto […]

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Food

La Macellegria di Fuorigrotta festeggia i suoi cinque anni con un nuovo menù

Qualità e passione sono le armi vincenti in questi cinque anni dalla nascita del progetto “Macellegria”, il ritrovo perfetto per gli amanti della carne alla brace. Il ristorante, situato a via Formisano 15 a Fuorigrotta, nasce da un concept vincente dell’imprenditrice Donatella Bova, fautrice della prima macelleria/ braceria di Napoli. Il dualismo macelleria di giorno e  braceria di sera rende la Macellegria un unicum nell’ambito della ristorazione. I clienti possono essere liberi di  comprare la carne esposta, sedersi comodamente nella confortevole sala interna e lasciarsi cullare dagli intensi sapori della cucina d’ispirazione pugliese della Macellegria. La proprietaria Donatella Bova si è ispirata all’antico fornello pronto di Martina Franca e  “all’arrusti e mangia”con le braci allestite per strada. Il nuovo menù della Macellegria Il nuovo menù presentato  lo scorso giovedì 31 maggio alla Macellegria rappresenta un connubio perfetto tra innovazione e tradizione ed in grado di esaltare il gusto delle carne con aromi e ingredienti di qualità sopraffina. Un turbinio di leccornie in cui spiccano delle eccellenze come: la battuta al coltello ” mediterranea” e “siciliana” servito su letto d’ arancia condite con i sapori tipici del sud capperi, olive, acciughe. Di assoluto pregio  sono le bombette pugliesi della valle di Itria divise in quattro tipologia in base agli ingredienti: classica con caciocavallo e aromi; siciliana con panatura senza uovo, ai friarielli e al limone. Si riscopre la Sicilia attraverso “l’appanata”, la cotoletta palermitana cotta sulla brace con pecorino pepe e aromi e la cipollata catanese involtino di carne di maiale e caciocavallo e cipollata.  Un occhio di riguardo è doveroso per quanto riguarda il Soffritto rivisitato con carne di maiale allevato in Umbria e per la superba bistecca Fiorentina di podolica, in grado di esaltare le papille gustative del palato più difficile. Macellegria: i primi piatti e  la cucina per celiaci Eterogenea e ampia è la scelta che la Macellegria mette al servizio dei clienti. Il ristorante, aperto a pranzo dal giovedì al sabato, non si limita a servire solo carne alla brace, minestre alle verdure di stagione, e chips, ma offre la possibilità di scegliere alcuni primi piatti tipici della cucina napoletana, come la genovose e “lo scarpariello”e da provare assolutametente il bucatino con il soffritto rivisitato. Il progetto Macellegria è efficace, completo e meticoloso. L’idea di Donatella Bova è poter permettere anche a coloro che soffrono di intolleranze o celiachia di poter saggiare le specialità del suo ristorante. Il locale è, infatti dotato di una brace e una friggitrice esclusivamente dedicate ai celiaci, che possono gustare l’ hamburger calabrese con la nduja o quello borbonico con pesto, stracciata di mozzarella e pomodorini. Cordialità del servizio, pulizia e attenzione alle esigenze del cliente sono gli elementi essenziali per un pasto gaudente e rilassante.

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Cucina & Salute

Una mela al giorno toglie il medico di torno

La parola mela deriva dal latino malum, a sua volta risalente al greco mêlon, con radice –mal probabilmente indoeuropea, portatrice del significato “molle” o “dolce”. La sua etimologia è già indicativa di una delle caratteristiche più apprezzate della mela, cioè l’ottimo sapore zuccherino (fortunatamente) associato a un basso apporto calorico. È il frutto che per eccellenza ci fa compagnia tutto l’anno in quanto è il più destagionalizzato, e anche quello che ci regala più versioni di se stesso, poiché ne esistono circa 2000 varietà. Forse per questo, o anche per il suo essere un prodotto semplice ma assolutamente indispensabile, ha sempre esercitato un grande fascino nell’immaginario collettivo e nella narrativa, caricandosi di connotati simbolici. È proprio la mela il simbolo associato al peccato originale commesso da Adamo ed Eva. È la mela l’icona della città di New York, e anche quella scelta dall’azienda Apple. È proprio una mela, secondo la tradizione, ad essere caduta sulla testa di Isaac Newton facendogli scoprire la gravità, ed è proprio questa, ma ricoperta d’oro, che Paride assegnò ad Afrodite in qualità di dea più bella dell’Olimpo. La mela appartiene alla famiglia delle Rosacee. Ha un pomo definito globoso, è ombelicata e ha un colore che varia solitamente tra il rosso e il verde. Il picciolo è generalmente robusto e fissato alla sua forma tondeggiante in un incavo, alla cui estremità opposta si rintraccia la calicina. È uno dei primi alimenti che si consumano dopo il latte materno. Eppure sono in pochi a conoscere una verità sul suo conto: la mela è un falso frutto, in quanto solo il torsolo è il vero frutto, mentre la sua polpa succosa è il ricettacolo del fiore. Ma perché “Una mela al giorno toglie il medico di torno?” Sembra proprio che l’antichissimo proverbio sia stato convertito in verità scientifica: lo conferma uno studio condotto dal Dipartimento di Farmacia della Federico II, dal quale è stata siglata una collaborazione tra l’Università di Napoli e Il Consorzio della Melannurca. Proprio su questa specifica varietà della mela, la Melannurca, prodotto ortofrutticolo tipico della regione Campania, sono stati condotti studi ed esperimenti. I ricercatori hanno infatti estratto due nuovi prodotti nutraceutici in fase di sperimentazione da un campione selezionato di mele e appurato la loro efficacia terapeutica su diversi piani. In primo luogo la mela produce un significativo aumento del colesterolo buono a discapito di quello cattivo. Inoltre è da tenere in considerazione il suo effetto antidiabetico causato da un basso contenuto di zuccheri, il suo ruolo rinforzante per unghie e capelli, la sua utilità contro i calcoli renali in quanto combatte l’acidità di stomaco, e la sua ricchezza di fibre che svolgono numerose funzioni tra cui quella dello sbiancamento dentale. Non meno fondamentale risulta la sua duplice funzionalità: se consumata cruda è indicata per lenire la dissenteria, se consumata cotta invece è adatta a chi soffre di stipsi. Queste sono qualità tipiche di tutte le varietà della mela? Tutti i tipi di mela sono un farmaco naturale: la vitamina B1 che contiene aiuta a […]

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Napoli & Dintorni

Circumvesuviana: un anello di fuoco che scotta

Con la stagione autunnale e la ripresa delle attività lavorative o scolastiche è ritornato il calvario per eccellenza di tutti i napoletani che usufruiscono di mezzi di trasporto pubblici per gli spostamenti: la Circumvesuviana. In estate, perlopiù, ce ne dimentichiamo, perché si sa, è il veleno assunto in piccole dosi quotidiane a uccidere. In estate si monta sui mezzi pubblici occasionalmente, per una giornata a mare o una passeggiata a via Toledo. Ma quando si torna a indossare l’abito da pendolare e a dover usufruire ogni giorno di treni malridotti, in ritardo e sovraffollati, l’insofferenza giunge nuovamente a picchi altissimi. E a ragione: i vagoni del nostro trasporto quotidiano sono sempre più simili a carri per il bestiame. Danneggiatissimi, pericolosi, molto al di là di qualunque soglia di sicurezza personale. E ancora, teatro di atti di vandalismo, aggressioni, malesseri fisici, ritardi incresciosi. Rischiano di andare a fuoco in estate e di allagarsi in inverno, sono rottami che continuano a camminare a calci.  L’emblema dell’anti-igiene e dell’antimodernismo. C’era una volta… la Circumvesuviana Come al solito al fine di proporre soluzioni per il futuro è necessario conoscere il passato, le radici dove si è annidato il danno. La linea Napoli-Baiano della Ferrovia Circumvesuviana viene inaugurata nel 1885. È la prima linea interprovinciale della Campania e del Mezzogiorno in generale. Binario unico, trazione a vapore, i caratteristici colori bianco avorio e rosso granata: la Circumvesuviana è una promessa di modernizzazione, di progresso, di benessere sociale ed economico. Nel 1901 le aree servite dalla linea vengono estese fino a Sarno e viene inaugurata una nuova linea che serve i comuni di Portici, Ercolano, Torre del Greco, Torre annunziata e Pompei e che si riconnette alla linea Sarno, creando il caratteristico anello di fuoco che attornia il Vesuvio, da cui scaturisce il nome Circumvesuviana. Quattro anni dopo inizia l’elettrificazione, approdo a un concetto molto più avanguardistico di innovazione. I bombardamenti riconducibili alla seconda guerra mondiale e i danni causati dall’eruzione del Vesuvio del 1944 hanno reso necessari degli interventi di ricostruzione. Dagli anni Settanta del Novecento, la Ferrovia ha conosciuto nuove diramazioni, tratte e fermate, fino a essere inglobata dall’EAV nel 2012. La parola “ammodernamenti” in cui si inciampa diverse volte se si studia la storia della Circumvesuviana non inganni i lettori. I miglioramenti conseguiti sono l’equivalente di un cerotto per una persona con una frattura scomposta e quindi bisognosa di ingessatura. Progressi irrisori in un disegno che dovrebbe essere completamente rifatto perché pieno di falle che si sovrappongo in un solo, perpetuo danno quotidiano. Per rendersene conto basta una rapida occhiata alla Pagina Facebook dell’EAV, che tiene costantemente aggiornati gli utenti circa le micro e macroscopiche tragedie legate a un mezzo di trasporto ormai in avaria. Tragedie narrate come si narra di eventi normali, tutto sommato accettabili. Così si sorvola su lanci di sassi ormai quasi settimanali, aggressioni a controllori che osano chiedere il biglietto del treno, frequentissime rapine. Abusi e ingiustizie di natura diversa, di cui siamo a conoscenza e che sommessamente accettiamo come […]

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Napoli & Dintorni

Degusta – Festival del Pomodoro, dal 30 marzo al 2 aprile

Ritorna a Napoli – dopo il grande successo dell’edizione di novembre – “Degusta – Festival del Pomodoro Campano e dei saperi e sapori della Campania”. L’appuntamento è nel quartiere Vomero, in via Luca Giordano, dal 30 marzo al 2 aprile. La kermesse, organizzata dall’Associazione Eccellenza In Piazza, con il patrocinio del Comune di Napoli, celebra le eccellenze agroalimentari del territorio campano e le tradizioni culinarie della Pasqua. Quattro giorni di immersione tra i sapori e i profumi della Campania, un percorso sensoriale e culturale, un vero e proprio itinerario alla scoperta dei prodotti alimentari tipici dei nostri territori. Festival del Pomodoro, ma non solo “La scoperta del pomodoro ha rappresentato, nella storia dell’alimentazione, quello che, per lo sviluppo della coscienza sociale, è stata la rivoluzione francese”. Così Luciano De Crescenzo, nel suo inconfondibile stile, celebra la comparsa sulle nostre tavole del pomodoro. Protagonista, dunque, del Festival sarà il pomodoro, alimento che in tutte le sue varianti è sempre al centro della cucina partenopea. La manifestazione, ad ingresso libero, vedrà la partecipazione di diverse aziende campane del settore agroalimentare. Dalle 10.00 alle 22.00, sarà possibile degustare, conoscere e apprezzare una gamma variegata di sapori: dai grandi pomodori della Campania, come il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio, il pomodoro San Marzano, il Corbarino, il Fiaschello di Battipaglia fino alla Pasta di Gragnano IGP, l’Olio extravergine di Oliva, il vino Catalanesca del Vesuvio e i formaggi ovicaprini bagnolesi. E ancora: i salumi del Matese, la birra artigianale, i latticini vaccini dell’Irpinia, ricotte e caciocavalli fatti con latte campano, prodotti da forno e miele del beneventano, l’asprino di Aversa ed inoltre le specialità del Cilento (dal fico bianco alle soppressate, dal Carciofo di Paestum IGP al fagiolo di Controne). Tra i prodotti presentati, oltre a formaggi e salumi, anche farine antiche e creme cosmetiche come quella prodotta con la bava naturale di lumache. Un’importante iniziativa che rappresenta non solo l’occasione per assaggiare e degustare le prelibatezze del territorio campano, conosciute in tutto il mondo, ma anche un momento di cultura. “Degusta” sarà anche un percorso di informazione e conoscenza non solo delle produzioni tipiche ma anche degli usi e costumi popolari e tradizionali dell’alimentazione e della cucina napoletana e campana: sarà infatti possibile imparare la ricetta e la procedura per fare il piennolo, ossia come conservare appesi i pomodori; sarà possibile apprendere il processo di smielatura, e si potrà inoltre imparare come organizzare un piccolo orto domestico. Informazioni sul Festival del Pomodoro Quando: dal 30 marzo al 2 aprile 2017 Dove: Via Luca Giordano, Napoli Orario: dalle 10.00 alle 22.00 Prezzo: gratuito

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Fotostorie

San Martino: Il rosa e il grigio

Rosa come la bicicletta appoggiata ad un muro che affonda le sue crepe nel bianco. Grigio come la panchina che attende, all’ombra di balconi fioriti, “gnora” Titina che nel punto più caldo del meriggio sfrega con forza i panni al lavatoio. Rosa e grigio. Grigio e rosa. San Martino è l’odore di mille contrasti, l’apostrofo in neretto tra vecchio e nuovo. Lo vedi per le strade con gli edifici che non si affiancano. “Si tozzano”. Color pastello i più, gli altri, scavati nella roccia, non si vergognano a mostrare rughe e cartelli “affittasi” fin troppo polverosi. Lo intuisci in quella religiosità eccessiva che con un sospiro in più è quasi eresia. Lo accarezzi nelle parole di abitanti sempre con la valigia in mano, ma con le radici troppo salde per andare via. Lo respiri osservando l’anfiteatro in cui la storia della canzone italiana ha concesso più e più volte il bis, usato ormai solo come rifugio da giovani amanti clandestini. Ma questo contrasto, questo apostrofo è così armonioso e insolito nel suo insieme da lasciare il segno. Un segno silenzioso che si fa sentire quando torni a casa e vieni accolto dal caos della città. E ti manca inevitabilmente il rosa. E ti manca dannatamente il grigio. – San Martino: Il rosa e il grigio –

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Attualità

San Gennaro, il patrono di Napoli

Il 19 Settembre nel 305 d.C. moriva San Gennaro, vittima delle persecuzioni di Diocleziano e martire per la chiesa Cattolica. Da anni, è patrono del capoluogo campano e simbolo della comunità napoletana. Dal 1497 le sue spoglie sono conservate nel Duomo di Napoli, meta di turismo religioso e non religioso, che ogni anno attrae persone da tutto il mondo. Simbolo di speranza, San Gennaro non è solo il santo protettore di Napoli ma anche di altre città campane come Torre del Greco, Praiano, ma anche al di fuori dalla Campania come Folignano, provincia marchigiana. Ma chi è San Gennaro e perché vi si è così fedeli e devoti? In alcuni atti- tra cui quello vaticano- e in altre fonti leggiamo che San Gennaro nacque probabilmente a Benevento nel 272 d.C di cui fu anche vescovo. Si dice che il suo vero nome sia stato Procolo e che l’appellativo Gennaro sia il risultato delle influenze linguistiche di una parola che originariamente era “Ianuarius” che potrebbe essere ricondotto o alla “gens Ianuaria” cioè ad una famiglia della nobiltà romana dedita, in epoca pagana, al culto del dio Giano; o alla sua nascita nel mese di gennaio (“Ianuarius” per i latini). Nel 305 si recò a Pozzuoli insieme al diacono Festo e al lettore Desiderio per una visita pastorale. Alla notizia, il diacono di Miseno, Sossio si diresse nel luogo prescelto dal vescovo beneventano per assistere alla visita, ma purtroppo fu fermato dalle guardie romane e catturato perché cristiano. Venuto a conoscenza dell’accaduto, San Gennaro e i suoi compagni di viaggio si recarono presso il luogo dove tenevano imprigionato Sossio per intercedere sulla sua liberazione, ma la situazione gli si ritorse contro e anche loro tre furono arrestati e condannati. Ed è qui che iniziarono a compiersi i primi prodigi del futuro santo protettore di Napoli. Furono condannati ad essere gettati in pasto alle belve feroci nell’anfiteatro puteolano ma, quando nell’arena gli animali videro il volto di Gennaro, si rabbonirono improvvisamente e non attaccarono nessuno di loro. Fu così deciso che il vescovo venisse bruciato vivo in una fornace, ma anche questa volta si compì il prodigio: egli non perì fra le fiamme, ma ne uscì illeso. La terza condanna, senza prodigi, per lui fu fatale e consistette nella decapitazione. La sua salma fu portata nell’odierna Fuorigrotta e poi nella natia Benevento. Una donna, com’era usanza tra i cristiani, raccolse delle gocce del suo sangue che rivelarono un altro grande prodigio compiuto dal vescovo: la liquefazione. La prima testimonianza scritta della liquefazione del sangue di San Gennaro risale, come riporta il “Chronica Siculum”, al 17 Agosto 1389 Le ampolle in cui è raccolto il sangue vengono mostrate ai fedeli dall’arcivescovo in tre ricorrenze: la seconda domenica di maggio, il 19 Settembre e il 16 Dicembre. La liquefazione del contenuto dell’ampolla viene considerata di buon auspicio per la città di Napoli e i suoi abitanti, mentre il mancato scioglimento del sangue è segno di sciagure. Come riportano documenti e atti storici, in molteplici occasioni il santo ha aiutato […]

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Attualità

Le giornate FAI di Primavera

L’Italia è un paese dai mille volti e dalle mille contraddizioni. Possessore di un patrimonio artistico e paesaggistico ineguagliabile, unico nel suo genere. Presi dalle nostra problematica quotidianità e affascinati dalle alternative estere, ignoriamo ciò che ci circonda diventando abitanti passivi di una terra che trasuda civiltà e storia da ogni suo centimetro quadrato. Questa che sta per arrivare, però, è l’occasione giusta per riscattarci. La Primavera, infatti, è in arrivo e con essa le Giornate FAI di Primavera, un evento che si terrà dal 19 al 20 Marzo. Saranno visitabili 900 mete suddivise in 380 città e paesi della nostra penisola. L’evento, alla sua ventiquattresima edizione, è aperto a tutti ma gli iscritti al Fai potranno godere di speciali vantaggi e di visite esclusive. Un incentivo in più a iscriversi e contribuire, con il proprio apporto, alla salvaguardia di un paese che non ha mai dato la giusta importanza al suo patrimonio. FAI, storia della fondazione Il FAI, acronimo di Fondo Ambientale Italiano, nasce nel 1975 da un’idea di di Elena Croce, figlia di Benedetto Croce, realizzata dal gruppo di imprenditori e professionisti formato da Giulia Maria Mozzoni Crespi, Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli che firmarono l’atto costitutivo della fondazione, rigorosamente no-profit. Da 41 anni, il Fai si occupa della salvaguardia, della tutela, della restaurazione e delle protezione dell’ immenso patrimonio artistico e paesaggistico italiano grazie a una fitta rete formata da volontari, donatori, donazioni, concessioni e comodati d’uso. Luoghi visitabili in Campania Anche la Campania avrà un ruolo di primo piano. Offrirà la bellezza di ben 64 siti da visitare di cui 5 riservati esclusivamente agli iscritti al FAI: i sotterranei gotici della Certosa di San Martino (Napoli), biblioteca e chiostro dei Girolamini (Napoli), depositi Sing Sing del Museo Archeologico Nazionale, Castelluccia e percorsi aerei della Reggia (Caserta) e il Museo della ceramica “Alfonso Tafuri” (Salerno). Non solo i capoluoghi, anche la provincia avrà tanto da offrire. Si passa da antiche costruzioni romane come la Piscina Mirabilis (Bacoli), lo Stadio Antonio Pio (Pozzuoli) o l’antica villa romana presso la Masseria Carolis (Pollena Trocchia) a imponenti complessi poco conosciuti come il Castello Aragonese di Baia (Bacoli) e l’antica Cattedrale Santa Maria delle Grazie (Massa Lubrense). Chi invece predilige la natura e i panorami mozzafiato, non può non visitare la suggestiva Baia di Ieranto (Massa Lubrense), con la sua rocca che domina un ripido strapiombo sul mare. Luogo, tra l’altro, visitabile tutto l’anno. È l’occasione perfetta per coniugare il tempo libero con la scoperta della nostra storia e delle nostre radici. La primavera sta arrivando, la natura rinasce. Rinasciamo anche noi.

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Attualità

Tagli alla sanità nel Sud: la campagna dell’OMCeO

L’Ordine dei Medici di Napoli e di Bari hanno organizzato una forte campagna di sensibilizzazione per denunciare il definanziamento del governo e tagli alla sanità, soprattutto in Campania. Il messaggio è chiaro e arriva dritto al punto, ovvero che per chi ha un tumore, l’Italia non è il posto adatto, piuttosto bisogna puntare alla Norvegia. I cartelloni, che raffigurano una donna che convive con le conseguenze di una chemioterapia, sono affissi per le città dal 7 marzo, mentre l’OMCeO di Bari ha già riempito la pagina facebook di informazioni sulla loro iniziativa, sugli obiettivi, ma soprattutto sulle necessità e sulle difficoltà a cui la sanità sta andando incontro. Un desiderio di denuncia della situazione che si presume verrà a manifestarsi di qui a qualche anno: che possa davvero riuscire a curarsi solo colui che ne ha le possibilità economiche, senza considerare un eventuale aumento dell’incidenza delle malattie. Secondo i dati Agenas divulgati dall’Ordine dei medici di Bari, «l’Italia spende, pro-capite 3.027$, molto meno dei Paesi limitrofi quali Austria (4.593$), Francia (4.121$) e Germania (4.650$). Dal 2009 al 2012 la spesa sanitaria pro-capite in Italia è scesa dell’1,1% (Dati Ministero del Lavoro). In rapporto al PIL spendiamo in Sanità meno della Grecia: 8,8% contro il 9,2% (OCSE Health Statistics 2015) e siamo al 22° posto nella classifica EuroHealth Consumer Index 2015. Inoltre, si nota anche a livello nazionale una disparità territoriale nella distribuzione delle risorse investite in Sanità. La spesa sanitaria in Puglia nel 2014 è stata di 7,1 miliardi di euro, mentre a parità di popolazione una regione come l’Emilia Romagna ne ha spesi 8,7 miliardi». L’appello dei presidenti degli OMCeO di Napoli e Bari ai tagli alla sanità, soprattutto per il reparto oncologico Filippo Anelli, Presidente dell’OMCeO di Bari, lancia un appello: «Il Piano di rientro prima, la nuova legge di stabilità ora stanno comprimendo costantemente le risorse investite in Sanità e penalizzando soprattutto regioni del sud come la Puglia. […] Se continuiamo a effettuare tagli al sistema sanitario nazionale, non solo avremo una Sanità in cui chi può pagare si può curare e chi non se lo può permettere rinuncerà alle cure, ma potremo fare meno prevenzione e avremo nel complesso una popolazione con un’incidenza maggiore di malattie. Come Ordine chiediamo che sia applicato l’art. 3 della Costituzione italiana, secondo cui è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza dei cittadini». Alle sue parole, perentorio e risoluto, si accoda anche Silvestro Scotti, Presidente dell’OMCeO di Napoli, assieme a Bari capoluogo di una delle regioni maggiormente penalizzate, oltre al Lazio: «vanno cambiati i criteri di distribuzione dei fondi previsti dalla Legge Calderoli, secondo cui il finanziamento è stabilito in base a parametri come numero di abitanti e alle fasce d’età. La Campania presenta una media d’età più bassa ma l’aspettativa di vita è più bassa di tre-quattro anni, questi meccanismi vanno rivisti, bisogna tener conto di indicatori sociali, culturali, reddituali. Basta elemosina, bisogna cambiare, non è che la Sanità campana non funzioni ma semplicemente non ha i […]

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