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Eroica Fenice

La Tag: cinema contiene 53 articoli

Cinema e Serie tv

Una sirena a Parigi. Trasposizione cinematografica del romanzo di Mathias Malzieu

Finalmente, dopo il lungo e buio lockdown, le sale cinematografiche riaprono le porte, donando la possibilità di riassaporare il gusto del buon cinema, nazionale e internazionale. E il 20 agosto 2020 l’occasione è ghiotta per gli amanti dell’amore, dell’incanto e della fantasia, con l’uscita nelle sale di Una sirena a Parigi. Si tratta dell’adattamento dell’omonimo romanzo di Mathias Malzieu, che si cala nei panni di regista, già scrittore e musicista. Malzieu è infatti la voce dei Dyonisos, gruppo rock originario di Valence, noto per il “fantastico” che alimenta i suoi brani. E la fantasia, unita all’incanto e alla sorpresa, anima l’incredibile storia d’amore protagonista della pellicola. Un amore capace di superare limiti e disillusione. Distribuito da Vision Distribution e Cloud 9, Una sirena a Parigi (Une sirène à Paris) si presenta come una sorta di favola romantica, ispirandosi però ad un grave evento che colpì Parigi nel 2016: la grande alluvione, che fece riversare i pesci sulle rive della Senna e disperse persone. Una sirena a Parigi. Trama La capitale francese fa da sfondo, con una forte tempesta che si abbatte sulla città, inondando le strade che divengono malinconiche e buie. In questa cornice romantica e uggiosa si inserisce la straordinaria vicenda d’amore tra il musicista Gaspard Snow (Nicolas Duvauchelle) e la dolce sirena Lula (Marilyn Lima). Gaspard è un cantante rock sentimentale che si esibisce nello strepitoso cabaret-cafè parigino sito su una chiatta, il Flowerburger. Simbolo di un mondo incantato, eccentrico e romantico, in cui il sogno, la sorpresa e la libertà d’espressione costituiscono il biglietto da visita e la molla ad una speranza che fuori di lì sembra ormai appassita. Nel cuore del giovane affascinante e tormentato alberga il gelo della disillusione, conseguenza di amori delusi e naufragati. Gaspard vive tra arte e abitudini, lottando per salvare l’amato locale dal fallimento e tenere vivo il ricordo della madre defunta, anima e ispiratrice di quella culla di musica, passione e libertà. In una notte come tante, uscendo dal locale, viene attratto da un incantevole canto, e seguendolo si imbatte in una sirena, Lula, arenatasi lungo la Senna, ferita e impaurita. Decide così di portarla a casa, sistemandola nella sua vasca da bagno, medicandola e prendendosene cura. Lula si sorprende del mancato effetto che ha su Gaspard, spiegandogli come gli uomini, udendo la sua voce, ne vengano travolti e trafitti, senza scampo, innamorandosi perdutamente. Ma Gaspard sembra essere immune all’amore, avendo chiuso il suo cuore, divenuto gelido come la neve che costituisce il suo cognome. Eppure l’amore riesce a porre limiti all’impossibile, abbattendo barriere e convinzioni fortificate, rendendo vulnerabili anche i cuori più duri.  Amore impossibile tra incanto e sorpresa «I sorprenditori sono quelli la cui immaginazione è così potente da renderli capaci di cambiare il mondo». È questa l’anima del Flowerburger, il locale in cui Gaspard si esibisce e trova possibilità d’esprimere in qualche modo un amore dilaniato, attraverso l’arte, la musica e la forza della speranza. E l’amore è il più grande, potente e stravagante dei sorprenditori. Giunge […]

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Cinema e Serie tv

Film da vedere in famiglia: la nostra selezione

Quali sono i film da vedere in famiglia? Ci sono film che mettono d’accordo proprio tutti, dai più grandi a più piccini. I film per la famiglia, quel nucleo che rappresenta il più grande ammortizzatore e microcosmo posto alla base dell’odierna concezione di società. Quei film che praticamente rappresentano un passaggio di crescita obbligato, senza il quale non si può veramente dire di essere entrati nell’età adulta. Si passa dalle commedie più esilaranti alle grandi opere d’animazione, passando per l’azione e l’avventura: ce n’è, insomma, davvero per tutti i gusti e tutte le salse. Non resta che preparare i popcorn e mettersi comodi sul divano, che la magia del cinema, con il suo carico di emozioni che non distingue fra le diverse età, è pronta ad aspettare. 5 film da vedere in famiglia Ritorno al futuro Evergreen del cinema d’animazione made in USA, Ritorno al futuro è una pietra miliare di tanti generi e sottogeneri che hanno fatto la storia della settima d’arte. Una pellicola che, grazie alla sapiente mano di Robert Zemeckis, è stata infatti in grado di spaziare con facilità dal registro comico a quello fantascientifico. E d’altronde, alzi la mano chi non abbia mai visto le vicende di Marty McFly e compagni comodamente seduto sul divano di casa. Il tema del viaggio del tempo, così frequente nel cinema degli ultimi anni (vedasi l’ultimissimo TENET) viene qui trattato con divertimento ed ironia, con una leggerezza mai comunque frivola a sé stessa e che ha reso il film così celebre a distanza di così tanti anni. D’altronde, viviamo in un’epoca in cui le sfumature tra generazioni si perdono, genitori e figli condividono molti più gusti cinematografici e musicali rispetto al passato: quale modo migliore di unire una tranquilla famigliola se non con un’immancabile visione di Ritorno al futuro? Jumanjii In una classifica del genere, non poteva mancare un film che prevedesse l’interpretazione di Robin Williams. Quando si pensa ad un film per famiglia, che possa divertire e commuovere, unendo generazioni anche distanti tra di loro, si fatica a trovare un attore più versatile del compianto americano. Da L’uomo bicentenario, passando per Mrs Doubtifre, si perdono infatti le pellicole e le opere che potevano rientrare in questo restrittissimo elenco. Jumanjii è una metastoria, un gioco nel gioco, che a distanza di più di vent’anni non smette di incantare ed appassionare: si vedano ad esempio i recenti remake che si avvalgono anche della presenza, fra gli altri, di “The Rock”, Dwayne Johnson. Una notte al museo Quello che si diceva del film precedente, vale anche per Una notte al Museo. Robin Williams, nei panni del presidente Roosevelt, è presente anche in quest’amatissima pellicola per grandi e piccoli. Ben Stiller è il guardiano notturno del museo di storia naturale di New York: un incarico come tanti, se non fosse che, di notte, tutte le statue e le figure di cera presenti nel museo prendono letteralmente vita. E così partono le bizzarre avventure al centro del film, in cui è possibile vedere dialogare […]

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Voli Pindarici

Macaulay Culkin compie 40 anni:cosa resta degli anni ’90?

Macaulay Culkin compie 40 anni. Il piccolo talento del cinema non è più tanto piccolo. Gli anni ’90 sono ormai un lontano ricordo? A long time ago in a galaxy far far away… In un universo parallelo, i Nirvana sono al loro tredicesimo album in studio, Non è la Rai ha sbancato l’ultima edizione del Telegatto e Willy è ancora il Principe di Bel-Air. Ma non qui, non oggi, non pochi giorni dopo il 26 agosto 2020. Può sembrare una data come tante ed invece non è affatto così. Il 26 agosto 2020 infatti, Macaulay Culkin ha compiuto 40 anni. Facendo un rapido calcolo, sono circa trent’anni che Kevin perde lo stesso identico aereo. È arrivato il momento di fare i conti con la dura realtà e accettare che non solo il tempo è passato, ma che niente è andato come ci si aspettava. La nostalgia per una decade che ormai non ci appartiene più non è certo cosa nuova. Fa parte dello spirito umano credere che il meglio sia sempre da ricercare alle spalle piuttosto che davanti a sé e non c’è Gil Pender che tenga. Ma è pur vero che le aspettative degli anni ’90 erano ben altre. Seriamente qualcuno pensava che un giorno Pamela Anderson avrebbe smesso di correre a rallentatore per le spiagge di Los Angeles? O che un giorno, alle 15:40, non ci sarebbe più stato Bim Bum Bam? Questi sono solo alcuni, piccoli esempi di come in realtà gli anni ’90 siano stati per tutti una grandissima illusione. Dalla Generazione X alla The Millennial Generation The millennials, o la “Generazione Y“, così come viene spesso definita, ha spazzato via ogni lascito della “superata” Generazione X.  I nati tra il 1990 e il 2000 sono fiori di un seme diverso. La forte esplosione della rete, gli SMS, Youtube. Nulla in confronto alle grandi emozioni degli anni ’90, con tutte le loro differenti declinazioni. Nel 1994 gli Oasis pubblicano il loro primo disco: “Definitely Maybe“, destinato ad entrare nella storia della musica mondiale. Nello stesso anno, in Italia si piangeva perché Mauro Repetto aveva appena lasciato gli 883. Ma questi sono dettagli. Quel che conta è che il 28 agosto 2009, quando Macaulay Culkin compiva 29 anni e 2 giorni, anche gli Oasis si sciolgono. La rock-band simbolo degli anni ’90 non riesce a reggere il peso dei Duemila. Cosa resta dunque di quegli anni? Primo indizio: non le videocassette. “Blockbuster” è fallita nel 2013. Dal 2019 sopravvive un unico negozio al mondo, presso la cittadina di Bend, in Oregon. Il mercato dei contenuti audiovisivi è oggi totalmente appannaggio delle piattaforme streaming o delle reti televisive. Si pensi solo a spiegare ad un diciassettenne del 1995 come condividere in 4 persone l’account Netflix! Secondo indizio: non la musica, o almeno, non tutta. Forse negli anni ’90 qualcuno si aspettava le Spice Girls in cima alle classifiche per anni, magari con una svolta rock sperimentale alla Beatles. E invece nulla, ifyouwannabemylover e poi il buio. Terzo indizio (che […]

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Attualità

Ischia Film Festival, a fine giugno la diciottesima edizione

L’Ischia Film Festival riparte per la sua diciottesima edizione nella cornice della meravigliosa isola del Golfo di Napoli. Un Festival ormai di respiro internazionale, dedicato alle location cinematografiche, e che ha selezionato, negli anni, film da tutto il mondo per valorizzare, attraverso il racconto, l’identità culturale e paesaggistica di un territorio. Durante la conferenza stampa di lancio dell’Ischia Film Festival 2020 (svoltasi online a causa delle limitazioni imposte dal Covid-19), l’ideatore e Direttore Artistico, Michelangelo Messina, ha illustrato il programma e i diversi ospiti che si avvicenderanno durante l’evento. Si tratterà di un’edizione “ibrida”, in parte anche online, che esplorerà il legame tra cinema e location secondo il format della rassegna, e che vedrà uno o più ospiti per serata raccontarsi al pubblico introducendo la visione dei film in programmazione nella sezione “Best of” (non competitiva). Il tutto nello splendido scenario del Castello Aragonese, su un isolotto di roccia nel limpido mare di Ischia. La manifestazione si svolgerà dal 27 giugno al 4 luglio, con la presenza di Marco D’Amore (il 4 luglio con il suo esordio da regista “L’immortale”), Giampaolo Morelli (il 2 luglio con il suo esordio da regista “7 ore per farti innamorare”), il cast dell’Amica Geniale, Francesco Di Leva (il 27 giugno con “Il sindaco del rione Sanità” di Mario Martone), Lillo Petrolo (il 28 giugno con “D.N.A. – Decisamente non adatti” che ha diretto con Claudio Gregori), Nando Paone (il 29 giugno con “Il ladro di Cardellini” di Carlo Luglio), Alessandro Roia (il 3 luglio con “Si muore solo da vivi” di Alberto Rizzi), Susy Laude (il 1 luglio con “Gli uomini d’oro” di Vincenzo Alfieri) e molti altri. Il premio alla carriera (andato, tra gli altri, a Ken Adam, Vittorio Storaro, Abel Ferrara, Pupi Avati, Amos Gitai, Pasquale Squitieri, John Turturro, Michele Placido) sarà assegnato durante la serata inaugurale del Festival a Sergio Rubini, attore, regista e sceneggiatore, che ha avuto il privilegio di lavorare con Fellini, Tornatore, Salvatores, Monicelli, Scola. «Siamo orgogliosi di poter annunciare la presenza dal vivo dei nostri ospiti di quest’anno, va a loro un sentito ringraziamento. – dichiara Michelangelo Messina – Come un ringraziamento va a tutta la macchina organizzativa che non si è fermata in periodo di Covid ed ha potuto completare la valutazione delle 700 opere giunte da tutto il mondo. Diamo così un bel segnale per la ripartenza del comparto cinema, partendo dallo straordinario osservatorio privilegiato dell’isola d’Ischia». Le proiezioni saranno gratuite, con un massimo di 100 ingressi (a differenza dei 300 abituali per rispettare l’obbligo del distanziamento) e si terranno nella Piazza d’Armi del Castello. Per accedere occorrerà prenotarsi sul portale. Il concorso, invece, si svolgerà interamente online e per visionare le opere (arricchite da video-interviste ai registi) basterà registrarsi sul sito dell’Ischia Film Festival. Su circa 700 opere pervenute alla Direzione, 79 sono le selezionate tra finzione e documentario, di cui 55 in concorso e provenienti da 31 Paesi in tutti il mondo, tra cui alcuni a bassissima produzione audiovisiva (come Bangladesh, Kirghizistan e […]

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Cinema e Serie tv

Sabine De Barra: la giardiniera del Re Sole

Sabine De Barra: un personaggio che anticipa la storia Cosa accadrebbe se un architetto di paesaggi, figlio di un famoso giardiniere di corte, per cui “anche l’anarchia è agli ordini del Re e il caos deve attenersi al bilancio” ricevesse dal suo sovrano l’incarico di realizzare i giardini di Versailles, “una finestra sulla perfezione, così le persone potranno vedere il meglio di loro stessi”, dove sta per trasferirsi il Re Sole con la sua corte? Cosa accadrebbe se il Re chiedesse a questo architetto, cresciuto a pane e classicismo, qualcosa di diverso, qualcosa che si allontanasse dalla placida monotonia del già visto e che offrisse un diletto con cui colmare il vuoto offerto dalla corte reale? Cosa accadrebbe se la scrivania di questo architetto, sfinito dal paragone con l’illustre genitore, dalla fretta, dal bilancio reale e da un matrimonio imposto in cui si pretende la sua fedeltà senza riceverla in cambio, fosse presa d’assalto da progetti che ripropongono solo ed esclusivamente la stessa cosa: ordine? E se poi arrivasse lei, Sabine De Barra. Il caos? Con questa premessa prende il via la pellicola di Alan Rickman Le regole del caos del 2014, basata su fatti parzialmente accaduti alla corte del Re Sole, per imbastire una storia che va al di là della semplice vicenda d’amore tra i due personaggi principali, per mettere in gioco le coincidenze degli opposti ma, soprattutto, per celebrare lei, la regina indiscussa della pellicola, su cui si regge tutta la dinamica narrativa, con tutti i risvolti interpretativi possibili: Sabine De Barra. Le regole del caos: la trama Anno 1682. L’architetto di paesaggi André Le Nôtre è l’artista a capo dei lavori per la realizzazione dei giardini di Versailles. Gli resta l’ultimo da assegnare, quello che in seguito verrà conosciuto come il Bosquet de Rocailles, una sala da ballo a cielo aperto con fontane e giochi d’acqua, storicamente realizzata dallo stesso Le Nôtre tra il 1680 ed il 1683. Tra i vari candidati, decide di commissionare questo “giardino delle rocce” a una paesaggista inconsueta, Sabine De Barra, che lo colpisce proprio perché profondamente diversa da tutti gli altri, con la segreta speranza di presentare al Re Sole una contaminazione di idee così diverse dal classicismo da sbalordire il Re, l’intera corte dell’epoca e le generazioni future. Il lavoro gomito e gomito, la complicità, la scoperta della personalità dell’altro, in una cornice quale può essere la sontuosa ricostruzione storica della corte di Versailles, con un Luigi XIV ormai stanco, invecchiato e soverchiato dalle formalità da lui rese modo di vivere, guideranno i due personaggi in una storia d’amore, movimentata dagli intrighi della moglie gelosa di Le Nôtre, dalla confusione di Sabine De Barra, che dovrà districarsi a corte, dal suo bizzarro incontro con il re in persona in un anonimo vivaio dove le regole sociali verranno per un momento abbattute e dalla passione che questa donna tormentata mette nel suo lavoro. La cornice storica André Le Nôtre, nato a Parigi nel 1613 e morto nella capitale francese nel 1700, è considerato il creatore del giardino […]

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Unorthodox: trovare l’uguaglianza nella diversità

Unorthodox è la nuova miniserie del momento. Prodotta da Netflix e creata da Anna Winger e Alexa Karolinski, racconta in quattro episodi la sorprendente vita di Ester “Esty” Shapiro, una 19 di fede ulta-ortodossa chassidica, e ci accompagna alla scoperta di realtà lontanissime e stupefacenti. Manhattan è sormontata, in alcune zone, da un sottilissimo filo, invisibile per molti e di vitale importanza per altri, l’Eruv. Si tratta di una recinzione spirituale che delimita il dominio privato della comunità ebraica. Infatti, durante lo Shabbat, il sabato, agli ebrei non è concesso alcun tipo di attività, se non la preghiera. Fra i tanti divieti c’è quello che impedisce di trasportare oggetti al di fuori della propria abitazione. Così, l’Eruv estende il domicilio anche agli spazi pubblici. In Unorthodox si percepisce chiaramente come questo divieto sia in realtà più esteso e più pesante di quanto appaia. Lo capiamo ripercorrendo, passo dopo passo, la vita di Esty, una ragazza obbediente e devota, istruita allo Zaddiqu, il giusto rispetto delle regole, ma che rivela fin da subito il suo essere “diversa” rispetto alla comunità in cui vive. Si tratta di un gruppo di ebrei del movimento Satmar che, alla fine della Seconda Guerra mondiale, si sono trasferiti a New York, nel quartiere di Williamsburg, con un intento ben preciso: rinchiudersi in se stessi, dopo le profonde ferite provocate dal contatto con il resto d’Europa, per dar nuova vita a sei milioni di ebrei, gli stessi persi nell’Olocausto. Proprio questo ripiegamento verso il passato e quest’aria di dovere trasportano la vita della comunità in un contesto atemporale, chiaramente avverso a tutto ciò che è diverso. La sensazione inconscia di difformità si sviluppa in Esty di pari passo alla storia. Le piccole limitazioni dell’infanzia vengono amplificate quando compie l’età da matrimonio, 18 anni, e si trasformano in macigni sempre più pesanti perché, asfissiata dal senso di responsabilità, capisce di essere in trappola. Ma è proprio quella diversità a offrirle una nuova opportunità. Esty scappa e raggiunge la più lontana delle realtà, quasi un mondo parallelo: Berlino. La nuova città rappresenta l’antitesi perfetta della comunità: non solo è il fulcro metaforico della strage nazista, ma è colorata, moderna e senza regole. Il luogo da cui, durante la guerra, erano scappati in milioni, diviene per lei la meta salvifica. Proprio a questo punto, quando Esty trapassa fisicamente la distanza del suo mondo da tutto il resto, entriamo in contatto con la sua pura sensibilità: quella di una giovane donna che vive il cambiamento con tutti i suoi timori, con le sue contraddizioni e con forti sofferenze, piuttosto che con un’eroina fantastica capace di stravolgere la sua vita senza battere ciglia. La protagonista percepisce il peso di quel filo invisibile che sembra essere attorcigliato a lei e che la rende fragile, come fatta di cristallo. Questo aspetto è sostenuto magistralmente dalla scelta e dall’interpretazione della protagonista, l’attrice israeliana Shira Haas. Appare, infatti, capace di interpretare il suo ruolo con la giusta dose di pathos, senza eccedere nel sentimentalismo patetico e […]

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Cinema e Serie tv

Film per la quarantena: 10 titoli che vi appassioneranno

Film per la quarantena: la nostra top 10! Il lockdown rappresenta una pagina buia della nostra storia ma guardandola da un’altra prospettiva può rivelarsi un’occasione. Il mondo si è fermato ma l’arte e la cultura possono colorare queste giornate grigie. Il cinema è il media che più riesce ad entrare in empatia con il pubblico e quindi ecco 10 film per la vostra quarantena! 1. Mad Max: Fury Road (2015, George Miller) Vi è piaciuto Happy Feet? Si, il film con i pinguini che ballano. Bene, dopo quella pellicola, George Miller ha realizzato Mad Max: Fury Road, un film ambientato in un mondo post apocalittico popolato da bande che scorrazzano nel deserto a bordo di auto modificate con armi di ogni tipo. Miller riprende la saga che lo ha reso famoso (Interceptor, 1979, con Mel Gibson) e ci racconta il percorso di redenzione di Max, interpretato da uno smagliante Tom Hardy. Mad Max: Fury road è una scarica di adrenalina. Colori accesi, motori ruggenti e personaggi sopra le righe vi faranno passare un paio d’ore che saranno, come nel film, una corsa in macchina. Dove vederlo: Netflix 2. Me and Earl and the dying girl (2015, Alfonso Gomez-Rejon) Ognuno di noi ricorda con nostalgia i giorni della scuola. Me and Earl and the Dying Girl ci riporta in quell’ambiente, ma in maniera più oggettiva: la scuola non è bella come tutti la ricordano, per alcuni è più dura che per altri. Con questa scenografia seguiamo le vicende di Greg, aspirante regista, di Earl e della povera Rachel, malata di cancro. Non sottovalutatelo, il tema sembra banale ma il modo in cui è trattato vi catturerà all’istante. Tra le citazioni cinematografiche e gli strampalati personaggi che abitano la pellicola vi troverete a ridere, piangere ed emozionarvi ad ogni scena. Dove vederlo: Rakuten, Chili 3. Snowpiercer ( 2013 Bong Joon-ho) Quest’anno Bong Joon-ho ha coronato la sua carriera con l’alloro massimo, l’Oscar con Parasite. Ma Snowpiercer non è da meno. Il mondo è colpito da una glaciazione e tutta la popolazione mondiale è rinchiusa in un treno che non si ferma e non si fermerà mai. Il treno è diviso in vagoni che rappresentano le varie classi sociali. È un tema cardine di molti film di Bong Joon-ho, la lotta di classe, ed in Snowpiercer trova tutta la sua ferocia. Un film action che fa riflettere e divertire. Un’intensa ora e mezza che vi toglierà il fiato. Dove vederlo: Netflix 4. L’isola dei cani (2018, Wes Anderson) Tutti i cani della città di Megasaki vengono esiliati su un’isola occupata da una vasta discarica. Il dodicenne Atari parte da solo in cerca del suo animale da compagnia, Spot. Su questa base, Wes Anderson scioglie una storia dolcissima, una storia di amicizia tra un cane ed un bambino. Tra citazioni al cinema orientale e una tecnica in stop-motion superba, è impossibile rimanere impassibili davanti ad Atari e la sua battaglia. Dove vederlo: Rakuten, Chili 5. Beginners (2010, Mike Mills) Una storia di vita normale: […]

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Libri

Sergio Leone: C’era una volta il cinema | Recensione

C’era una volta il cinema. I miei film, la mia vita è un libro di Sergio Leone, a cura di Noël Simsolo e tradotto da Massimiliano Matteri. Il testo, pubblicato nel 2018, è stato inserito dalla casa editrice Il Saggiatore fra i testi in fruizione digitale gratuita temporanea in seno all’iniziativa Solidarietà digitale. C’era una volta il cinema. I miei film, la mia vita: l’opera di Sergio Leone «Alla base di questo libro di interviste con Sergio Leone ci sono quindici anni di amicizia. Quindici anni di dialogo continuo, tra Parigi, Cannes e Roma. Quindici anni di festival cinematografici in trattorie romane o in piccoli bistrot del Marais, in ristoranti d’alta cucina o in casa di amici. Quindici anni di passeggiate al mercato delle pulci di Montreuil, di animate discussioni e di folli risate nei palazzi di Parigi o della Costa Azzurra; quindici anni di conversazioni telefoniche per parlare di cinema o per fissare appuntamenti con potenziali finanziatori. Quindici anni di convivenza che sono sfociati in questo libro, come una sorta di matrimonio di convenienza»: così apre la sua prefazione al libro l’attore, scrittore, storico del cinema, regista e sceneggiatore Noël Simsolo, interlocutore (e «amico fidato») di Sergio Leone lungo l’intervista-chiacchierata che compone il libro. Dopo una parentesi sulla vita personale – fra luci e ombre – del regista, l’intervista si rivolge nello specifico all’attività lavorativa di Sergio Leone che attraverso le domande di Simsolo ripercorre la sua carriera, dagli esordi e dai giudizi contrastanti della critica alla sua fama cinematografica. Il regista ricorda, fra l’altro, i rapporti con gli altri registi e i rapporti con gli attori delle sue pellicole: C’era una volta il cinema: i miei film, la mia vita è insomma una celebrazione della cinematografia di Sergio Leone. La genesi del libro è chiara già dalle prime pagine, in cui Noël Simsolo infatti scrive: «Una sera del 1986, durante una cena a due in una trattoria lionese di Parigi, ci è venuta l’idea di scrivere questo testo. Sergio aveva appena letto Il étaitune fois… Samuel Fuller, il libro di interviste che avevo realizzato con Jean Narboni, e mentre ne parlavamo ci siamo decisi a pubblicare le nostre conversazioni». Fra pensieri, giudizi e commenti personali, il testo ripercorre la carriera cinematografica del regista. Simsolo ricorda: «L’opera di Leone è anche ricordo: la maggior parte dei suoi film possiede una struttura che si basa su un ricordo segreto e ricorrente che si rivela nel finale attraverso un’orchestrazione polifonica. È tanto la memoria della storia del West o del tempo dei contrabbandieri di alcol quanto quella delle loro rappresentazioni nel cinema. C’è anche un’importante componente documentaristica. Scenografie, costumi, armi sono realizzati in ogni minimo dettaglio partendo da documenti fotografici dell’epoca. Curiosa coincidenza. Se il tempo – unico fattore decisivo per il cinema – conferma l’importanza del cinema di Leone, e se il tempo è il motore delle sue opere, la memoria rimane fondamentale. E resta coerente anche nei confronti della componente autobiografica». Il Saggiatore e le pubblicazioni di interviste “da […]

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Film in streaming da vedere e Serie Tv da non perdere

Durante un periodo in cui è “scesa la notte” sul nostro mondo, devastato dalla pandemia del Covid19, non ci resta che dar sfogo alla fantasia e all’immaginazione. Molti utilizzano i libri, altri il disegno, e altri ancora preferiscono aiutarsi con il cinema. Ecco dunque la lista di cinque film in streaming attuali da vedere e cinque serie da non perdere: Film in Streaming 1. Glass  Un film diretto da M. Night Shyamalan, in cui diciannove anni dopo i fatti di Unbreakable, ritroviamo il vigilante David Dunn (Bruce Willis) che con l’aiuto del figlio Joseph (Spencer Treat Clark), ormai ragazzo, dà la caccia a Kevin Wendell Krumb (James McAvoy), pericoloso assassino affetto da disturbo dissociativo dell’identità, su cui ha preso il sopravvento la sovrumana personalità che lui stesso definisce “la Bestia”. David e Joseph si mettono sulle tracce di quattro cheerleader rapite dall’assassino e riescono a liberarle dopo che David e la Bestia si affrontano ricorrendo a tutta la loro forza. Vengono però entrambi catturati dalle autorità e rinchiusi nell’ospedale psichiatrico dove si trova anche l‘Uomo di vetro, Elijah Price (Samuel L. Jackson), vecchio nemico di Dunn. Price è un uomo dalle straordinarie abilità mentali, condannato però in un corpo fragilissimo, le cui ossa si spezzano quasi semplicemente toccandole. A capo del reparto della struttura, dove si curano pazienti convinti di avere superpoteri, è la dottoressa Ellie Staple (Sarah Paulson), il suo compito è quello di convincere i tre uomini che le abilità che sostengono di avere sono frutto della loro immaginazione, dimostrandogli come quello che sono capaci di fare non è poi così insolito o inspiegabile razionalmente. Nessuno si rende conto del piano di Elijah, che sta agendo astutamente nell’ombra, cercando di manipolare tutti per condurre gli eventi all’inevitabile scontro tra i due superuomini. L’Uomo di vetro infatti vede in Kevin e David l’opportunità per rivelare al mondo l’esistenza di uomini straordinari come loro. Per vedere il film clicca qui : Infinity 2. Joker  Arthur Fleck vive con l’anziana madre in un palazzone fatiscente e sbarca il lunario facendo pubblicità per la strada travestito da clown, in attesa di avere il giusto materiale per realizzare il desiderio di fare il comico. La sua vita, però, è una tragedia: ignorato, calpestato, bullizzato, preso in giro da da chiunque, ha sviluppato un tic nervoso che lo fa ridere a sproposito incontrollabilmente, rendendolo inquietante e allontanando ulteriormente da lui ogni possibile relazione sociale. Ma un giorno Arthur non ce la fa più e reagisce violentemente, pistola alla mano. Mentre la polizia di Gotham City dà la caccia al clown killer, la popolazione lo elegge a eroe metropolitano, simbolo della rivolta degli oppressi contro l’arroganza dei ricchi. Si presenta con una carta, il Fleck di Todd Phillips, ma non è una carta da gioco: è il documento di una malattia mentale, che lo rende un emarginato, un rifiuto della società, come ci dice la prima sequenza del film, sovrapponendo al suo volto la cronaca di una città allo sbando, sommersa dalla spazzatura fisica e metaforica. Il film del 2019 ha consacrato Joaquin Phoenix con un […]

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Ultras, Lettieri e il suo primo lungometraggio

In anteprima per la stampa, il giorno 2 marzo è stato proiettato “Ultras”, il primo lungometraggio di Francesco Lettieri, famoso regista partenopeo conosciuto sia per i suoi cortometraggi sia, soprattutto, per i videoclip di artisti del calibro di Calcutta, Noyz Narcos, Thegiornalisti e Liberato, per citarne alcuni. C’è molta attesa riguardo l’uscita del primo lungometraggio targato Francesco Lettieri, fino ad oggi dedito alla regia di cortometraggi e videoclip musicali: il film, distribuito da Indigo Film e prodotto da Netflix in associazione con Mediaset, sarà proiettato in anteprima in sale cinematografiche selezionate, dal 9 al 10 marzo, mentre sarà disponibile nel catalogo Netflix a partire dal 20 dello stesso mese. Come ci fa sapere Lettieri stesso, Ultras è un film che vuole raccontare una storia d’amore tra un uomo e la sua squadra del cuore: quest’uomo è Sandro, cinquantenne capo degli Apache, gruppo di ultras con il quale ha condiviso, da sempre, la sua passione per la maglia azzurra della SSC Napoli e per la curva dello stadio; colpito da Daspo, Sandro avrà tempo per staccarsi dal mondo violento e passionale del tifo ultras, arrivando a veder vacillare quello che per una vita intera ha rappresentato un vero e proprio pilastro di fede, e comincerà a guardare oltre, scoprendo che forse la vita può ancora riservargli molto. Dall’altro lato abbiamo Angelo, adolescente che considera gli Apache la sua famiglia e che trova rifugio in questo gruppo, forse per sfuggire alla miseria della sua vita, fatta di un padre inesistente, un fratello morto anni prima, proprio durante gli scontri tra bande ultras, e una madre che non riesce a fare da genitore. Ultras: il dualismo dei Campi Flegrei Il set delle vicende messe in scena da Lettieri è l’area dei Campi Flegrei, vasta zona situata nel golfo di Pozzuoli, nota sin dall’antichità per la sua vivace attività vulcanica: l’occhio del regista ci presenta questa come una terra con un’anima dualistica, al contempo bellissima e maledetta, mitologica e degradata, onirica e da incubo, che riesce ad abbagliare i suoi figli con le sue doti da seduttrice, dietro le quali però si celano doni sgraditi quali la disoccupazione, la povertà, l’indigenza, quasi la perdita di umanità. Ed è forse anche a causa di questa condizione imposta per nascita che i protagonisti del film cercano riparo e rifugio in un altro tipo di fede, che è quella calcistica, ultras, a patto però di accettare le sue regole, i suoi codici di comportamento, i suoi dogmi, le sue gerarchie: essere un ultras non è un semplice passatempo, un hobby, è qualcosa di totalizzante, che agisce con forti ripercussioni anche, e soprattutto, sulla vita privata di coloro che decidono di immolare se stessi alla causa suprema del tifo e del supporto ad una squadra calcistica. Le scene più potenti e fluide del film sono proprio quelle corali, in cui sono tutti i personaggi ad agire insieme ed in contemporanea: dal punto di vista della regia, l’approccio risulta essere stilisticamente libero, in un alternarsi di molteplici tecniche, quali […]

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