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Eroica Fenice

La Tag: cinema contiene 69 articoli

Cinema e Serie tv

The Fountain-l’Albero della Vita, recensione con spoiler e analisi del cult filosofico

The Fountain- l’Albero della Vita, la recensione e l’analisi di un piccolo cult filosofico che ha molto da insegnare al pubblico   The Fountain- l’Albero della Vita è il terzo film diretto dal regista Darren Arronofsky dopo “Pi-il teorema del delirio” (1998) e “Requiem for a Dream” (2000). La pellicola, che offre molti spunti interessanti per un dibattito filosofico tra gli spettatori, fu un flop al botteghino ma nel corso degli anni riuscì a guadagnarsi il titolo di cult. La vicenda segue tre storie d’amore ambientate in tre epoche diverse. Thomas Creo è un noto ricercatore che, assieme al suo team, sta sperimentando una cura contro il cancro. Infatti sua moglie Izzi, pittrice e scrittrice, è affetta da tale male. Mentre trascorre le proprie giornate a casa, la donna sta scrivendo un romanzo d’amore intitolato “The Fountain”. Ambientato tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500, il romanzo parla del conquistador Tomàs Verde, partito per il nuovo mondo su volere della regina Isabella, alla ricerca di un albero dai poteri curativi nella giungla del Nuovo Mondo. La terza vicenda è quella di “Tommy l’uomo del futuro” che vive in una dimensione onirica-futuristica assieme al suo albero mentre aspetta di avvicinarsi alla stella morente Xibalbà… The Fountain, la recensione del cult di Darren Aronosfky The Fountain è un progetto epico realizzato dal giovanissimo Aronofsky dove si affronta il tema di “eros e thànatos”, tre storie ambientate in mondi lontani ma unite dallo stesso tema. Hugh Jackman (famoso per aver interpretato Wolverine nella saga degli X-Men ma anche aver preso parte in film come Australia, The Greatest Showman, I miserabili e Prisoners) e Rachel Weisz interpretano i protagonisti di questo dramma filosofico nei panni di Thomas e Izzi. I punti di forza del film sono le immagini; Aronosfky ha usato poca CGI, le scene dove abbiamo intensi colori ed esplosioni sono fotografie di reazioni chimico-biologiche, d’altronde il regista si è ispirato a 2001:Odissea nello Spazio di Kubrick, che è un notevole esempio di cinema che parla per immagini, oltre alle musiche curate dal musicista Clint Mansell. L’unica grande pecca del film secondo alcuni critici è la sua ambizione, il progetto nasceva con un budget maggiore (70 milioni di dollari e un cast con Brad Pitt e Cate Blanchett), a causa dei ritardi e dei costi troppi alti da investire in un progetto del genere, Aronosfky ha dovuto “ritoccare la sceneggiatura” adattandola ad un budget più modesto rispetto a quello precedente. Solo così la Warner Bros diede il via libera al progetto. Passato, presente e futuro: l’epica storia di Thomas e Izzi tra simboli e filosofia (attenzione agli spoilers) Ma cosa vuole significare l’opera di Aronosfky? Cosa accomuna le tre storie d’amore in diverse epoche? In realtà la vicenda di Thomas Creo e di Izzi, di Tomàs Verde e la regina Isabella e quella di “Tommy” e del suo albero sono legate dallo stesso filo conduttore. Il primo motivo che lega le vicende è quello dell’Albero della Vita, presente in molte religioni. […]

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Culturalmente

Sherlock Holmes. Una, nessuna e centomila vite del celebre detective

Sherlock Holmes; “Una, nessuna e centomila vite” del detective inglese creato dal medico Arthur Conan Doyle a fine Ottocento Sherlock Holmes è tra i personaggi più noti della letteratura di consumo. Nato dalla penna dello scrittore (e medico) Arthur Conan Doyle, il celebre detective di fine Ottocento e il suo assistente Watson hanno incontrato un vasto successo tra i lettori di tutte le epoche. Perciò altri autori hanno voluto riprendere il mito del detective inglese riscrivendo le sue storie in nuovi contesti (come il genere horror o fantascientifico) oppure creando nuovi personaggi ispirati a Holmes. L’aspetto che l’immaginario collettivo ha di Sherlock Holmes non proviene dagli scritti di Doyle In realtà l’aspetto con il quale Sherlock Holmes è entrato nell’immaginario quotidiano non è conforme con la descrizione lasciataci da Doyle (e Watson, autore dei manoscritti sulle avventure col collega). Lo Sherlock originario non indossa il famoso berretto, non fuma soltanto la pipa e non ha mai pronunciato: “Elementare, Watson!” piuttosto frasi simili per complimentarsi col dottore. Tutti questi sono tutti elementi provenienti da scritti apocrifi oppure dalle rappresentazioni teatrali e i film muti. Le riscritture del detective di Baker Street tra romanzi, serie tv, film e fumetti Sherlock Holmes ha subito diverse riscritture anche tra diversi media, che hanno rivisto e riletto il personaggio in numerose chiavi di lettura. Tra i casi più celebri, la scrittrice Nancy Springer con la serie di romanzi young adult “The Enola Holmes Misteries” (in Italia sono editi soltanto i primi tre volumi). La serie vede protagonista Enola, sorella minore di Sherlock e Mycroft, che aspira a diventare come il fratello maggiore specializzandosi nella ricerca di persone scomparse. Dalla serie di romanzi si è ispirato il film omonimo distribuito da Netflix con Millie Bobby Brown. Un altro caso è quello dello scrittore e fumettista britannico Neil Gaiman, autore del racconto “Uno studio in smeraldo”, pubblicato nel 2003 ma inserito nella raccolta Cose Fragili (Fragile things), la storia è un pastiche letterario fra il giallo di Doyle e il genere horror di H.P Lovecraft. Sherlock e Watson devono risolvere un misterioso omicidio connesso alle spaventose creature extradimensionali descritte dall’autore americano nei suoi racconti. Inoltre, a inizio Novecento, lo scrittore francese Maurice Leblanc riprese la figura di Sherlock Holmes per creare la nemesi del suo personaggio, il ladro Arsène Lupin. Pur di superare il copyright sul detective di Doyle, Leblanc sposto la “S” iniziale, così creò Herlock Sholmes, l’investigatore inglese che vuole catturare il ladro gentiluomo francese. Invece nel medium televisivo, due adattamenti possono essere analizzati come riscritture del personaggio.  Nel primo caso è la serie tv della BBC “Sherlock”. Ambientata nella Londra contemporanea, John Watson è un ex-medico militare che è tornato a casa dopo una missione in Afghanistan. In seguito, dovrà condividere l’appartamento con il misterioso Sherlock Holmes e tra i due nascerà un profondo legame che li unirà in diverse indagini. Martin Freeman e Benedict Cumberbatch hanno interpretato il celebre duo di Baker Street con una serie tv breve ma acclamata dalla critica. Sempre […]

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Cinema e Serie tv

Cinema epico è in crisi? In realtà la risposta giusta è no!

Cinema epico è in crisi? In realtà la risposta è un no ! La storia di un genere che ha raccontato le geste dell’umanità tra capolavori e flop Il cinema epico è in crisi? Questa è una domanda molto interessante per un genere che comprende, per la maggior parte dei casi, kolossal di Hollywood basati su avvenimenti storici, episodi mitologici o religiosi. Il cinema epico conobbe il suo massimo splendore tra gli Anni Cinquanta e Sessanta, con capolavori come “I dieci comandamenti “(1956), “Ben-Hur “(1959), “Spartacus “(1960),” Lawrence d’Arabia” (1962) e “Cleopatra” (1932). Adesso è davvero in stato di decadenza? Il cinema epico tra Mel Gibson e Ridley Scott, William Wallce contro Massimo Decimo Meridio Nel 1996 usci nelle sale “Braveheart- Cuore Impavido” di Mel Gibson dedicato alla storia di William Wallace, l’eroe nazionale della Scozia del XIII secolo che affrontò l’invasione inglese. In seguito al grande successo della pellicola, Gibson tornerà a recitare in un nuovo dramma storico, “Il Patriota” di Roland Emmerich ma gli esiti furono diversi. Il film ottenne un discreto successo. ma le recensioni furono principalmente negative a causa di una vicenda “maggiormente romanzata” che rifletteva solo il punto di vista degli indipendentisti raffigurando l’esercito inglese come totalmente malvagio. Nel frattempo, un altro film epico riuscì a riscuotere successo sia tra la critica cinematografia e il pubblico (nonostante il parere contrario di molti storici antichi). Si tratta del film “Il Gladiatore” di Ridley Scott con Russel Crowe e Joaquin Phoenix nei rispettivi panni di Massimo Decimo Meridio e dell’imperatore Commodo. Anche se vi sono diversi errori storici come la morte di Commodo nell’arena contro il protagonista oppure l’uccisione di Marco Aurelio per mano del figlio, la pellicola fu elogiata per la sua eleganza e per la capacità degli attori protagonisti di inscenare il dramma umano. Dopo il successo del Gladiatore, che incassò 465 milioni di dollari su un budget di 107 milioni (come riportato da Box Office Mojo), Scott tornò a cimentarsi col genere epico senza arrivare agli stessi risultati. E’ il caso delle pellicole “Le Crociate-Kingdom of Heaven” (2005) e “Robin Hood” (2010) che ottennero pochi consensi tra il pubblico e recensioni generalmente negative. Nel frattempo anche Mel Gibson tornò col genere epico, ma con un diverso approccio. Puntò su film a basso budget contro il modello kolossal di Scott. Così arrivarono nelle sale “La Passione di Cristo” (uscito nel 2004, costato 30 milioni ne incassò 612 milioni) e “Apocalypto”(2006, costato 15 milioni ne incassò 120 milioni), il primo racconta la vicenda della crocefissione di Gesù mentre il secondo si concentra sui Maya. Purtroppo Gibson dovette affrontare le accuse di razzismo per i questi due film, in particolar modo per la rappresentazione degli “Ebrei come assetati di potere” e i Maya come “un popolo selvaggio dedito a guerre e sacrifici”. I vari tentativi di Hollywood; il caso di Troy, Alexander, King Arthur e 300 Nel frattempo, anche altri registi di Hollywood provarono a cimentarsi nel genere preferendo il modello blockbuster con attori noti. E’ il […]

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Batman di Christopher Nolan, un viaggio tra cinema, fumetti e filosofia

Batman di Christopher Nolan, alla scoperta della trilogia dedicata al celebre eroe della DC dove il cinefumetto incontra la filosofia Christopher Nolan, regista britannico autore di film come Inception, Dunkirk, Interstellar, The Prestige e Memento, è noto al grande pubblico per la trilogia dedicata al Crociato Incappucciato. Si tratta della serie di film costituiti da Batman Begins (2005), Il Cavaliere Oscuro (The Dark Knight, 2008) e Il Cavaliere oscuro- Il ritorno (The Dark Knight Rises, 2012) dove il cinema action incontra lo stile del filmmaker inglese. Nonostante l’apprezzamento anche da parte del pubblico nerd, la “Trilogia del Cavaliere Oscuro” è un’opera filosofica che risente del pensiero di Nietzsche e di molti pensatori. Batman Begins: lo scontro tra il bene e il male Batman Begins racconta le origini del cavaliere oscuro concepito da Nolan, ispirandosi al graphic novel “Batman:Year One” di Frank Miller e David Mazzucchelli. Un giovane Bruce Wayne, deciso a vendicare l’omicidio dei genitori gira il mondo per apprendere come lottare contro il crimine. In Asia incontra Henri Ducard (che poi si rivela essere Ra’s al Ghul) e la misteriosa Setta delle Ombre. Il personaggio, interpretato da Liam Neeson, rappresenta un concetto distorto della giustizia. Costui vorrebbe applicare il pugno di ferro uccidendo i criminali e arrivando a distruggere città se non vi fosse rimedio di salvarle.“Non è pazzo nel modo in cui lo sono tutti gli altri cattivi di Batman, non è deciso a vendicarsi… in realtà lui sta cercando di guarire il mondo con mezzi molto drastici” queste sono le parole dello sceneggiatore David Goyer, il quale (durante una dichiarazione su The Age) riferisce di “esseri ispirato a Osama bin Laden” per la ri-modellazione del personaggio. Lo scontro vede due modelli diversi di giustizia, da un lato la possibilità di redenzione come quella proposta da Bruce Wayne/Batman e dall’altro lato la distruzione totale del male come quella di Duncard/Ra’s al-Ghul. In seguito si aggiunge il tema della paura. E’ il caso di Bruce Wayne che sceglie un costume “ispirato ai pipistrelli” perché vuole che la sua fobia per i chirotteri sia condivisa anche da altri essendo “i criminali superstiziosi”. Il tema torna anche col personaggio del professor Jonathan Cane, alias Spaventapasseri, che usa un gas allucinogeno e una maschera per spaventare i suoi nemici. E’ il percorso di superamento della paura che porta il protagonista a maturare e diventare un “super-eroe nietzschiano” che si eleva oltre gli altri. Il Cavaliere Oscuro: la follia e l’anarchia di Joker Con il successivo film, si introduce il concetto di caos e di follia incarnati dal Joker di Heath Ledger. Nolan ci propone una sua versione del celebre clown criminale, lontano dal gangster di Jack Nicholson del Batman di Tim Burton. Il film si ispira a “Batman: il lungo Halloween” di Jeph Loeb e Tim Sale ma cita anche il graphic novel “The Killing Joke” di Alan Moore. Qui Joker rappresenta la follia, il caos, un uomo che si lascia andare agli istinti irrazionali il quale si abbatte su Gotham, un […]

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La donna alla finestra, la recensione dell’ultimo film di Joe Wright

Recensione del film La donna alla finestra di Joe Wright, tra omaggi a Hitchcock, una trama semplice e personaggi poco profondi. La donna alla finestra è un thriller diretto dal regista inglese Joe Wright (reduce del successo di L’ora più buia del 2017) con Amy Adams, Gary Oldman, Anthony Mackie e le nuove star Brian Tyre Henry, Wyatt Russel (il figlio di Kurt) e Fred Hechinger. Il soggetto di questo film proviene dal romanzo di A.J. Finn pubblicato nel 2018. La donna alla finestra: la trama e la storia travagliata del film di Joe Wright La protagonista del film è Anna Fox, una psicologa che soffre di agorafobia (disagio in ambienti esterni non familiari), rinchiusa nella propria dimora dopo un incidente. Nonostante la sua vita sembri monotona, la protagonista assisterà ad un orrido omicidio nel palazzo di fronte, dove si è trasferita una nuova famiglia. Il capofamiglia Alistair Russel nega di aver ucciso la moglie mentre suo figlio Ethan nasconde qualcosa di strano. Nel frattempo, le indagini condotte da Anna si fanno più insistenti, fino ad una terribile scoperta… Il film, una produzione della 20th Century Fox, sarebbe dovuto uscire nelle sale a maggio 2020 dopo un primo posticipo (era fissato per la fine del 2019) ma la pandemia causata dal Covid-19 ha impedito la proiezione nelle sale. La Walt Disney, dal 2019 proprietaria della Fox, ha venduto i diritti di distribuizione del film anziché inserirlo nel catalogo di Disney+. Così la pellicola è arrivata a maggio 2021 sulla piattaforma di streaming Netflix. I punti a favore del film: lo sviluppo, la scenografia e la colonna sonora Joe Wright mostra la sua capacità nella regia regalandoci delle bellissime inquadrature. La trama ci permette di approfondire il comportamento di Anna per poi, nel mezzo dello svolgimento, offrire la spiegazione al suo comportamento. Ottime anche la colonna sonora di Danny Elfman (noto per le musiche di Spider-Man e Batman), la fotografia di Bruno Delbonel e la scenografia di Kevin Thompson. I punti a sfavore del film: una trama poco originale e stereotipi del genere Nonostante il film sia un piccolo omaggio a Hitchcock (in particolar modo si fa riferimento alla pellicola La finestra sul cortile) e a molti classici del genere, esso non presenta alcuna novità. La sceneggiatura non approfondisce gli altri personaggio presenti nella vicenda; molti si riducono a stereotipi presenti nei tipici film thriller e gialli. Altro problema riguarda la vicenda. Nonostante l’idea di ambientare la storia in un unico luogo, ossia la casa di Anna Fox (forse una citazione ad una delle unità aristoteliche della tragedia), il film non presenta altri spunti originali. La donna alla finestra non si rivela essere una ventata fresca per il genere bensì un ritorno ai cliché classici. In conclusione, il film è una visione piacevole per una serata a nervi tesi con Netflix ma anche una vera occasione sprecata per Amy Adams o Gary Oldman. Un peccato per un film-maker che si è contraddistinto per classici contemporanei come Orgoglio e pregiudizio, Espiazione e […]

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Attualità

Nomadland: la strada verso la guarigione dello spirito

Nomadland è un film del 2020 scritto, diretto, co-prodotto e montato da Chloé Zhao, che riporta sullo schermo l’adattamento cinematografico del libro della giornalista Jessica Bruder, Nomadland – Un racconto d’inchiesta (2017). L’articolo da cui inizia la storia venne pubblicato su Harper’s Magazine e si intitolava “La fine della pensione: quando non puoi permetterti di smettere di lavorare” e raccontava la storia di alcune persone – in particolare di una certa Linda May – dalla vita nomade, che si spostavano da un posto all’altro a bordo di veicoli in cui vivevano anche, per risparmiare mentre facevano lavori spesso stagionali. Nomadland è un film drammatico che ha un approccio quasi documentaristico e riesce a mettere nella finzione una buona dose di realtà. Ha vinto il Leone d’oro alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove è stato presentato in anteprima. Nei mesi successivi ha ricevuto altri premi tra i quali il Golden Globe per il miglior film drammatico e per la miglior regista, oltre a tre Premi Oscar, rispettivamente per il miglior film, la miglior regia e la migliore attrice protagonista. Trama di Nomadland La protagonista della storia, Fern ( interpretata da Frances McDormand), è una donna di sessant’anni che ha perso suo marito e il suo lavoro durante la Grande recessione che ha colpito gli Stati Uniti tra il 2007 e il 2013, periodo durante il quale la città mineraria in cui viveva si è sostanzialmente dissolta. In seguito alle grandi perdite la donna carica i bagagli sul suo furgone e decide di viaggiare per gli Stati Uniti vivendo nel suo veicolo. Durante il suo percorso, diventa più forte e trova una nuova vita, grazie all’incontro con una comunità di raduni tra nomadi, dove conosce Linda May e Swankie (due autentiche nomadi che interpretano loro stesse), instaura una forte amicizia con Dave e si lega ad altre persone che incrocerà nel suo viaggio. Un interminabile viaggio Il ritratto dello spirito nomade americano è messo in scena in questo road movie focalizzando l’attenzione sullo splendore dell’Ovest americano, dalle Badlands del South Dakota al deserto del Nevada, fino al Pacific Northwest. Luoghi sconfinati e deserti che lo spettatore guarda attraverso gli occhi della protagonista percorrendo un viaggio non solo fisico ma anche emozionale. Quella di Fern non può definirsi fuga dalla “realtà”, né l’adozione di uno stile di vita tribale e anticonformista; il continuo errare nasconde qualcosa di più profondo e ad emergere è il desiderio di esorcizzare il dolore. Si tratta di una  reazione ad un evento traumatico che accomuna la vita di Fern e degli altri nomadi della comunità, nessuno resta a lungo e dopo un incontro il flusso migratorio continua. Da sottofondo ai viaggi di Fern le musiche di Einaudi: qualcosa di poetico che accompagna la regia documentaristica della Zhao, quasi alla ricerca di un realismo incentrato su espressioni facciali, dialoghi brevi e lunghe pause scandite dal silenzio, interrotte dai suoni della natura. Il paesaggio predomina in tutta la sua forza come elemento principale del racconto e rappresenta […]

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Cinema e Serie tv

L’ultimo paradiso, su Netflix dal 5 febbraio

Recensione de L’ultimo paradiso di Rocco Ricciardulli La bellezza sa essere, a volte, un’arma a doppio taglio. Una luce che oscura la bravura. Non è il caso di Riccardo Scamarcio, celebre attore italiano, che ha dimostrato di avere, oltre a bellezza e fascino, grande bravura. Dopo aver vestito i panni di Vincenzo, nel film Il ladro di giorni di Guido Lombardi, approda su Netflix, come produttore, co-sceneggiatore e attore protagonista de L’ultimo paradiso di Rocco Ricciardulli (su piattaforma dal 5 febbraio). In pochi giorni si è piazzato tra i titoli più visti, fotografando scorci di un Sud soffocato dall’oppressione del caporalato, ma animato dalla ribellione dei braccianti. Ciccio Paradiso (interpretato da Riccardo Scamarcio) è un contadino intrappolato in un sistema che ha origini in un passato senza tempo, ma è soprattutto un sognatore, uno sciupafemmine innamorato delle donne e della vita, che cerca, a caro prezzo, di spogliarsi della sua condizione di lavoratore oppresso e marito infelice.  Siamo negli anni Cinquanta in Puglia, in un profondo Sud, baciato e bruciato dal sole, dove i padroni fanno il buono e il cattivo tempo. Compare Schettino (Antonio Gerardi) non è solo il padrone di Ciccio, ma è anche il padre di Bianca (Gaia Bermani Amaral), giovanissima donna di cui lui è innamorato: amore, sogni e diritti per cui combattere sono i fili narrativi di una vicenda che rimanda, inevitabilmente, a realtà ancora presente. Come afferma lo stesso Scamarcio: «La storia di questo film, pur essendo ambientata negli anni Cinquanta, non è così distante dalla nostra realtà. Lo sfruttamento esiste ancora oggi, solo che a pagarne le conseguenze sono gli extracomunitari che ricevono un salario pari a due euro all’ora.» Forse troppi gli spunti narrativi, forse per questo tutti poco sviluppati e spesso tendenti al cliché. Lasciati in superficie personaggi, vicende, aspetti che andrebbero approfonditi, o comunque meglio definiti, come Antonio (interpretato dallo stesso Scamarcio), fratello di Ciccio che, dopo sviluppi inattesi della sua storia, lascia il Nord, risucchiato dalla sua terra, dal suo passato e dalla necessità di rivalsa verso il suo stesso sangue. In una realtà ancestrale che non ammette cambiamento, in cui la vendetta resta l’unico modo di farsi giustizia, la sola via concessa è il vagheggiamento nel sogno, reso nel film da un finale dal sapore visionario.  Fonte foto: Netflix  

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Attualità

Le 11 donne più coraggiose in Italia

Le 11 donne più coraggiose in Italia: scopriamole insieme “Non sarà mai tardi per cercare un nuovo mondo migliore se nell’impegno poniamo coraggio e speranza“. Questa frase, pronunciata da Sir Alfred Tennyson,  é indicativa per introdurre la mezione di 11 donne coraggiose, che hanno dato impulso alla storia italiana tra gli inizi del Novecento e gli anni 2000. Rita Levi Montalcini Rita Levi Montalcini è l’unica donna italiana che ha ricevuto il premio Nobel per la medicina nel 1986 e che ha varcato le porte dell’ Accademia Pontificia delle Scienze. Il suo valore morale è immenso e deriva dai suoi anni di studio e lavoro in laboratorio alla ricerca di nuove cure innovative come dimostra il film documentario interpretato da Elena Sofia Ricci. Oriana Fallaci Oriana Fallaci, una delle più importanti e conosciute giornaliste dei primi anni del Novecento, per la sua carriera e la sua intraprendenza è stata la prima donna ad andare al fronte in qualità di inviata speciale del suo giornale. In segno di indipendenza e affermazione dell’identità si tolse il chador tipico della cultura iraniana durante l’intervista rivolta a Khomeini. Grazia Deledda Ricordiamo anche la prima e unica italiana a vincere il Nobel per la letteratura nel 1926 per il suo modo di scrivere in maniera scorrevole argomenti di spessore e di grande interesse soprattutto nel mondo scolastico. Maria Montessori Celebre pedagogista, ha introdotto una modalità di insegnamento che é stata efficace per oltre 70 anni. E’ stata la prima donna a laurearsi in medicina in Italia nel 1896, periodo di povertà antecedente alle Guerre Mondiali. Margherita Hack La prima donna che ha assunto la carica di direttrice di un osservatorio astronomico in Italia a Trieste. Forte e combattiva, é stata spesso definita come icona dell’anticonformismo.  Nilde Iotti La prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati. Esempio di anticonformismo ed uguaglianza sociale, ha lottato per svariati anni per contrastare le discriminazioni contro le donne, realizzando in vita un’ ideale di donna che non fosse relegato soltanto all’ idea del focolare domestico. Le 11 donne più coraggiose in Italia Sophia Loren  Orgoglio partenopeo, Sophia Loren é stata dichiarata tra le più celebri attrici della storia del cinema, apprezzata in tutta Europa. Ha ottenuto l’ Oscar come miglior attrice nel film La Ciociara. Donna determinata e molto rigida con sé stessa, é stata capace di evolvere e di concretizzare le sue grandi passioni, grazie alla sua forte sensualità fisica ed al carattere dominante ed ironico. Carolina Kostner Carolina Kostner, giovanissima pattinatrice under 40, è considerata una delle più celebri star del pattinaggio artistico. Determinata e leggiadra, ha vinto consecutivamente campionati europei e mondiali. La migliore performance é del 2002 durante i mondiali di Nizza dove la sua vittoria é stata meravigliosa e celebre, nonostante siano trascorsi quasi 20 anni. Samantha Cristoforetti Laureata presso l’ Università Federico II di Napoli é la prima italiana nello Spazio, con la missione Futura dell’Esa. La sua carriera inizia da lontano nel 2009 quando é stata selezionata come astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) […]

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Se anche gli Avengers si rifanno a Lucano

Il Bellum Civile, o Pharsalia, da considerarsi per importanza come il secondo poema epico della storia della romanità, preceduto solo dall’Eneide, è prodotto della mano di Marco Anneo Lucano, la cui prima pubblicazione risale al 61 d.C. circa. Captain America: Civil War, sequel di Captain America: The Winter Soldier, è il tredicesimo film del Marvel Cinematic Universe, scritto da Christopher Markus e Stephen McFeely,personaggio fumettistico ideato da Stan Lee, arrivato in Italia il 4 maggio 2016. Nonostante 1955 anni di distanza, un infinito quantitativo di progressi che vanno dall’età Medievale a quella Moderna, svariate Guerre mondiali, genoci e pandemie, un impianto socio-culturale completamente diverso ed il passaggio dalla scrittura alla rappresentazione cinematografica queste due produzioni si somigliano più di quanto è naturale credere. Certamente questo è dovuto alla rilevanza di un autore come Lucano, creatore di uno stile linguistico e, soprattutto, di una prospettiva di analisi storico-letteraria di cui, irrimediabilmente, subiamo le influenze, oltre che della tendenza presente dal giorno zero di reinventare e ricreare su topoi enormi, quali certamente il tema delle guerre interne. La guerra ed i personaggi: Cesare e Pompeo – Captain America e Iron Man Se quelle di Lucano si presentano come “plus quam civilia”, perché combattute tra parenti, ovvero Cesare e Pompeo, tra loro suocero e genero, quelle del mondo Marvel sono invece interne ad un gruppo di individui singolari ed eccezionali, gli Avengers, i Vendicatori, finora accomunati dalla volontà di combattere il male. Lo scontro avverrà tra quelli che diverranno i condottieri delle due fazioni, Iron Man, in vesti umane Tony Stark (Robert Downey Jr.) e Captain America, anche Steve Rogers (Chris Evans), non troppo lontani dai loro corrispettivi latini, Pompeo e Cesare. Se, infatti, Cesare – Captain America appaiono come comandanti decisi, incapaci di scendere a compromessi e certi di non essere sopraffatti, al contrario Pompeo – Iron Man si presentano più docili e concilianti, speranzosi di evitare uno scontro, psicologicamente più complessi e più coinvolti. In entrambi i casi, la vera minaccia si sviluppa all’interno delle fazioni: quando Cesare, superando il Rubicone, comincia la terribile avanzata verso Roma, incapace di sottostare al potere di ben due padroni e quando Captain America, rifiutando di firmare gli accordi di Sokovia, che approvavano il monitoraggio delle missioni dei supereroi da parte di un ente governativo, dichiara di essere in contrasto con Tony, da sempre figura di riferimento per le scelte degli Avengers. Ancora possiamo riconoscere una correlazione tra le figure intermedie: Giulia, moglie di Pompeo e figlia di Cesare, morta prematuramente, e da viva capace di “congiungere le mani armate”; Vedova Nera, il cui vero nome è Natasha Romanoff (Scarlett Johansson), con la testa dalla parte di Tony, ma con il cuore dalla parte di Steve. Certamente, però, le storie si concludono in maniera opposta, in quanto negli Avengers questo scontro non causerà una frattura tale da determinare la distruzione totale di una delle due parti, anche se vi si avvicinerà molto nello scontro conclusivo. Questo piccolo esperimento di comparazione potrebbe essere protratto ed allargato. […]

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Onward e la magia di farsi trasportare in un nuovo mondo

Disney Pixar torna con un nuovo film d’animazione Onward, questa volta nei piccoli schermi delle nostre case, per scaldarci il cuore con una nuova storia. Onward: una strada tortuosa per protagonisti e registi Un po’ come il viaggio dei due fratelli, neanche quello dell’uscita di questo film è stato tutto rose e fiori. Programmato inizialmente per il 6 marzo 2020 e rinviato successivamente al 19 agosto 2020, a causa dell’emergenza Covid sbarca su Disney plus il 6 gennaio 2021, disponibile senza costi aggiuntivi per tutti i suoi utenti. Il 22° lungometraggio d’animazione Pixar scritto e diretto da Dan Scalon (il suo secondo lavoro dopo Monster University del 2013) Onward segue la storia dei fratelli Ian e Barley, due elfi cresciuti in un mondo fantasy una volta ricco di magia, e ora abbandonato alle comodità della tecnologia. I due ricevono, per il sedicesimo compleanno di Ian un bastone magico, che darà loro la possibilità di evocare il padre morto tanti anni prima di malattia, per passare un’ultima giornata con lui. Per realizzare il loro sogno però, i due eroi dovranno affrontare un viaggio nelle loro terre, alla ricerca della pietra magica che permetta di attivare la magia. Riusciranno i due a completare la loro avventura e a rincontrare il padre? Magia per grandi e piccini La storia di Ian e Barley, ispirata al passato del regista, ha cercato di raccontare, ripercorrendo gli stereotipi del tipico “viaggio dell’eroe”, l’accettazione del dolore dovuto a una perdita. E così quello che ai più piccoli altro non sembra un buffo cartone ricco di animali fantastici, come manticore ed unicorni, ai più grandi ricorda che il dolore non può essere un punto fisso e che è necessario andare avanti. Il simpatico elfo blu protagonista, coi suoi modi timidi ma realistici di interagire con i suoi coetanei, nel rapporto conflittuale con il fratello, che dalla morte del padre funge da figura di riferimento, propone un modello quasi rappresentativo dei nuovi adolescenti. Ian intraprende un viaggio alla ricerca di qualcosa di già perso, di memorie da costruire con un padre che non ha mai avuto l’opportunità di conoscere, in cerca di un’infanzia che gli è stata strappata via. Quasi si antepone alla sua figura il personaggio del fratello: appassionato di videogiochi e giochi di ruolo, sempre pronto a citare una serie fantascientifica, Barley sembra quasi portare su di sé il ricordo dell’adolescenza degli anni ottanta, facendo sentire a casa anche i più grandi. Lui, che conserva ancora qualche ricordo dell’infanzia passata col padre, intraprende il viaggio per cercare di farsi perdonare dagli errori che sente di aver commesso. Ma il passato non può essere cancellato e non c’è nient’altro da fare, se non guardare al futuro. Ancora censure in casa Disney Come già avvenuto precedentemente per la Bella e la bestia, anche questo film è stato censurato in diversi paesi a causa di una citazione da parte di un personaggio che strizza l’occhio all’LGBTQ+ community. Questa volta parliamo di un personaggio secondario, una poliziotta ciclope che in una […]

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