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Eroica Fenice

La Tag: cinema contiene 42 articoli

Cinema e Serie tv

Film psicologici da non perdere: la nostra top 10!

La top 10 dei film psicologici da non perdere! I film fanno ormai parte della nostra esistenza e riflettono, divertono, indagano, commuovono, turbano lo spettatore che, incollato allo schermo, non cessa di scegliere le pellicole cinematografiche per trascorrere il proprio tempo, coccolarsi, divertirsi, crescere. La psiche umana, e in particolare i suoi meandri più nascosti, sono da sempre fonte di inesauribile curiosità e fascino, non solo per gli specialisti del settore ma anche per tutta una serie di appassionati e curiosi. E, nell’indagare proprio la psiche umana, dove non arrivano gli studi accademici, arriva il cinema che, con i suoi film psicologici, arricchisce la trama con ingredienti narrativi che spesso creano capolavori. In alcuni di questi film è proprio la psiche ad essere protagonista, mentre in altri la vicenda si svolge intorno a personalità complesse, difficili,  spesso controverse o con proprio disturbi. Ecco dieci fra i migliori film psicologici, assolutamente da vedere! 1) Il silenzio degli innocenti Il silenzio degli innocenti è uno dei film psicologici più famosi della storia del cinema. Diretto nel 1991 da Jonathan Demme, vinse cinque premi Oscar, narrando la storia di Clarice Starling (Jodie Foster), una studentessa modello che vorrebbe entrare nell’FBI, che viene mandata dal suo capo a parlare con il dottor Hannibal Lecter (Anthony Hopkins), segregato in una cella di massima sicurezza per aver aggredito e divorato alcuni suoi pazienti. Clarice deve convincere il dottore a darle indizi su un caso che terrorizza il paese: Buffalo Bill, un misterioso serial killer, uccide e scuoia delle ragazze per poi abbandonarne i cadaveri. Intuendo le sofferenze passate della giovane agente, tuttavia, Lecter fa un patto con lei: l’aiuterà con l’indagine in cambio di un viaggio nei suoi ricordi più intimi e tormentati. Tra i due si verrà quindi a creare una forte intimità psicologica, comunicata soprattutto attraverso lo sguardo, vero protagonista della pellicola. Questo ambiguo legame se da un lato conquista ed incuriosisce lo spettatore, dall’altro lo turba per la sua stranezza. 2) Arancia meccanica Considerato da molti come il “film psicologico per eccellenza”, questa pellicola del 1971 di Stanley Kubrick è basata sull’omonimo romanzo di Anthony Burgess, scritto nel 1962. Non è per tutti i gusti ma, ad oggi, risulta scioccante esattamente come negli anni della sua uscita. Ambientato in una società distopica segnata da un’escalation di violenza giovanile, Arancia meccanica nasconde la satira sociale dietro oscenità di ogni genere, polemizza con lo Stato, accentua l’ossessione erotica, trasfigura l’arte e coinvolge numerosi disturbi mentali. Non è un caso che Buñuel abbia definito Arancia Meccanica come «l’unico film in grado di spiegare davvero cosa sia il mondo moderno».  Alex DeLarge (Malcolm McDowell) è il leader di una banda criminale, i Drughi, con i quali si diverte a compiere furti, gravi aggressioni e violenze anche di carattere sessuale. Quando viene arrestato, Alex sceglierà di sottoporsi ad un innovativo programma di “rieducazione” della durata di due settimane: il trattamento Ludovico, che però non sortirà l’effetto desiderato fino in fondo. 3) Shining Shining, film di Stanley Kubrick del 1980, è un horror inquietante, che gioca tutto sulla pura psicologica, in […]

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Jojo Rabbit, al cinema satira e nazismo secondo Waititi

“Lascia che tutto ti accada: bellezza e terrore. Si deve sempre andare: nessun sentire è mai troppo lontano.” (Rainer Maria Rilke, “Sento le cose cantare”) Nelle sale dallo scorso 16 gennaio, Jojo Rabbit è un film diretto ed interpretato da Taika Waititi. Liberamente tratto dal romanzo del 2004 Come semi d’autunno (Caging Skies) di Christine Leunens, il film vede come protagonisti, oltre lo stesso Waititi, il giovane Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie, Rebel Wilson, Stephen Merchant, Alfie Allen, Sam Rockwell e Scarlett Johansson. Il film è la storia di Jojo (Roman Griffin Davis), un bambino di dieci anni nazista che s’innamora di una ragazzina ebrea, Elsa (Thomasin McKenzie), che la madre Rosie tiene nascosta in casa, inizialmente a sua insaputa. Nella Germania nazionalsocialista del 1945 il giovane ariano trascorre le sue giornate in compagnia di Adolf Hitler, l’amico immaginario che appare a più riprese nel corso dell’opera. Una sorte di mentore ideale, un simpatico spunto che ricorda l’Humphrey Bogart di Provaci ancora, Sam, con risvolti ancora più satirici. Il dittatore spiega infatti al ragazzino che gli ebrei sono mostri perché i loro antenati si accoppiavano con i pesci oppure sfoga tutta la rabbia per la vittoria dell’oro olimpico di Jesse Owens alle olimpiadi di Berlino ’36. Accecato dall’odio nazista e completamente affabulato dal pensiero unico, Jojo si infuria ancora di più quando scopre che la madre Rosie lavora per la Resistenza. Se le apparizioni di Waititi, che interpreta Hitler, coincidono con i momenti più spassosi del film, il personaggio della Johansson invece rappresenta il lato umano in tanta follia razzista e degenerativa. Divisa tra l’amore per il proprio figlio e quella per la libertà, Rosie finirà con il pagare a caro prezzo questa scelta. Una prova molto convincente la sua, non a caso ha ricevuto una nomination come miglior attrice non protagonista. Oltre a questa, il film ha ricevuto le candidature per il miglior film,per la miglior sceneggiatura non originale, per la scenografia, per il  montaggio e per i  costumi. Un altro dei punti forti della pellicola è senz’altro il personaggio di Sam Rockwell, il capitano Klenzendorf. Presente fin dalle primissime scene, intento ad iniziare il giovane Jojo alla dottrina nazista, il capitano mostrerà i suoi aspetti più disumani ma anche una certa sensibilità. Un’altra prova importante per Rockwell, che dalla vittoria dell’Oscar nel 2018 (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri) è tra gli attori più ricercati a Hollywood. Il giovane Jojo Rabbit e il suo amico Hitler Taika Waititi rappresenta il nazismo in maniera spiccatamente satirica, esasperandone tantissimi aspetti per metterlo quanto più possibile in ridicolo. Infatti, al contrario di altre opere che guardano allo stesso periodo con un occhio infantile, non vengono omessi i giochi di parole e le battute più crude: basta pensare a come Elsa venga ridicolizzata dagli ufficiali della Gestapo. Un distacco radicale dall’opera letteraria originale che invece presenta toni più drammatici. Il sanguinario cancelliere viene presentato sotto le mentite spoglie di un amico immaginario paranoico e schizofrenico come solo un dittatore che si rispetti possa […]

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Greta Gerwig e il nuovo adattamento cinematografico di Piccole donne

Piccole donne torna ad incantare con la nuova e potente versione cinematografica della regista statunitense Greta Gerwig. Prodotta dalla Columbia Pictures e distribuita da Sony Pictures (per la pellicola originale) e Warner Bros. Entertainment Italia, la storia che ha sedotto adulti e piccini, ragazze e ragazzi torna nelle sale cinematografiche dal 9 gennaio 2020. Tratto dall’omonimo romanzo di Louisa May Alcott, il film di Greta Gerwig ha già ottenuto vari riconoscimenti, tra cui due candidature ai Golden Globe e cinque ai BAFTA. Piccole donne. Trama Piccole donne è la versione cinematografica del capolavoro Little Women scritto da Louisa May Alcott e pubblicato in due volumi, il primo nel 1868 e il secondo nel 1869 con il titolo Little Women, or Meg, Jo, Beth and Amy. La storia, ampiamente conosciuta ed apprezzata, è quella delle sorelle March, Meg (Emma Watson), Jo (Saoirse Ronan), Beth (Eliza Scanlen) e Amy (Florence Pugh). Quattro giovani donne, unite da un legame indissolubile e dalla determinazione a inseguire i propri sogni, pur tra le mille difficoltà e i problemi generazionali, economici e sociali, sullo sfondo della Guerra di secessione americana (1861-1865). Tra le quattro, la personalità più irriverente e carismatica è senza dubbio quella di Jo, che si distingue dalle altre per la sua indole indipendente e tomboy, alla perenne ricerca della libertà, che difende a spada tratta contro i dogmi sociali e l’invadente tradizione che considerano il matrimonio l’unica possibilità di scalata sociale e personale per la donna. Femminista convinta e ambiziosa scrittrice, Jo sprona continuamente le sorelle a credere in se stesse e nelle proprie potenzialità, ribellandosi a quel rigido sistema sociale che inibisce sogni e desideri. Un cast d’eccezione giunge ad interpretare le tenaci giovani donne, tra cui Emma Watson – amatissima nella saga di Harry Potter, vestendo i panni di Hermione Granger, e nel fantastico adattamento cinematografico La bella e la bestia (2017), in cui è la dolcissima e tenace Belle. Ma la protagonista indiscussa è Saoirse Ronan – già collaboratrice della Gerwig in Lady Bird (2017), esordiente in Espiazione (2007) e acclamata dalla critica in Brooklyn (2015). Come non notare il talentuoso Timothée Chalamet, che veste i panni di Laurie, galante amico innamorato di Jo, indimenticabile nello straordinario Call me by your name – Chiamami col tuo nome (2017). Piccole donne. L’inaspettato successo letterario Come accennato, Piccole donne è l’adattamento cinematografico del celebre romanzo di Louisa May Alcott, che giunge in Italia diviso in Piccole donne e Piccole donne crescono, il secondo caratterizzato da un arco temporale più vasto del primo. Il successo di Little Women (questo il titolo originale) fu incredibile, sorprendendo la stessa autrice, non credendo fino in fondo inizialmente nella qualità e bellezza del suo lavoro. Il libro si inscriveva nella tradizione della letteratura per ragazzi, prendendo contemporaneamente in prestito elementi dai romanzi d’amore ed esaltando il femminismo insito nell’indole della Alcott. L’autrice fece poi seguire due sequel Little Men (1871) e Jo’s Boys (1886). L’interesse suscitato dal capolavoro di Louisa rese l’opera trasversale, coinvolgendo non solo i ragazzi […]

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La Dea Fortuna. Il nuovo e personalissimo capolavoro di Ferzan Özpetek

A due anni da Napoli velata (2017), Ferzan Özpetek torna ad emozionare il pubblico raccontando i misteri e i tormenti dell’animo umano nel nuovo lavoro La Dea Fortuna. L’attesa di ogni nuovo film del regista turco – naturalizzato italiano – genera sempre patos e gioia, grazie agli enigmi, i turbamenti e i momenti magici che costellano le sue storie. Il suo modo “dolce-amaro” di declinare l’amore e la bellezza in ogni singolo aspetto e momento di vita rende i suoi lavori unici e peculiari. Dalle particolari colonne sonore all’originalità dei personaggi e delle trame, Özpetek è un’autentica garanzia: mirando dritto ai cuori, seducendoli attraverso il coraggio e la passione. La Dea Fortuna è il tredicesimo  lavoro di Ferzan, prodotto da Warner Bros Entertainment Italia, R&C Produzioni e Faros Film ed è nelle sale cinematografiche dal 19 dicembre 2019.  Il film vede ancora protagonista Stefano Accorsi, già collaboratore del regista italo-turco in Fate ignoranti e Saturno contro. L’eccellente cast viene completato da Edoardo Leo, Jasmine Trinca, Filippo Nigro (anche lui in Le fate ignoranti e La finestra di fronte) e l’immancabile portafortuna di Ferzan, Serra Ylmaz, voluta in ben sette film. La Dea Fortuna. Trama La storia pone ancora una volta al centro l’amore. Si tratta di un amore consolidato in quindici anni, quello di Arturo (Stefano Accorsi) – uno scrittore insoddisfatto, un tempo aspirante docente, ora costretto a ripiegare come traduttore – e Alessandro (Edoardo Leo) – idraulico gioviale ed empatico -, ma sempre più stancamente trascinato. La fiamma della passione, al principio divampata, sembra abbandonarsi progressivamente ad una deriva senza speranza, facendo precipitare la coppia in una crisi senza spiragli di risalita. Giunge a dare una sferzata a questo rapporto Annamaria (Jasmine Trinca), migliore amica di Alessandro, che lascia in custodia alla coppia per qualche giorno i suoi due figli di nove e dodici anni Sandro (Edoardo Brandi) e Martina (Sara Ciocca), a causa di personali problemi di salute. L’ingresso delle due giovani vite in quelle di Arturo e Alessandro smorzerà la spenta routine, portando un pizzico di magia e inducendo i due ad una scelta folle, un po’ irrazionale se vogliamo, ma autentico motore d’amore. La Dea Fortuna. I luoghi del set e le colonne sonore La vicenda del film si svolge nella città adottiva di Ferzan, Roma, in particolare a Palestrina, dov’è sito il Santuario della Fortuna Primigenia (luogo di lavoro per Annamaria), da cui il film trae titolo. Un bel ritorno nella città eterna, dopo Rosso Istanbul – ambientato nella sua patria natale – e Napoli velata – il cui intreccio si snodava fra i luoghi e le vie più famosi di Napoli. E Napoli fa ancora una volta capolino, grazie al bellissimo scorcio del Golfo con il Vesuvio in una scena della pellicola durante un viaggio da Roma in Sicilia dei protagonisti. E la Sicilia stessa diviene luogo del set, con le riprese girate tra Villa Valguarnera a Bagheria e la zona Vergine Maria di Palermo. Location suggestive, che incantano gli sguardi e incatenano i […]

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Pinocchio. Il nuovo capolavoro di Matteo Garrone

Ad oltre un anno dalla riuscitissima prova di Dogman (2018) – che valse a Matteo Garrone vari riconoscimenti, tra cui il Nastro d’argento e il David di Donatello come Miglior Film -, il regista romano torna ad emozionare il pubblico con una tra le favole italiane più note ed intramontabili al mondo, Pinocchio. Prodotta dalla casa Archimede insieme a Rai Cinema, Le Pacte, in associazione con Recorded Picture Company, e distribuita nelle sale cinematografiche da 01 Distribution il 19 dicembre 2019, la pellicola si basa sul romanzo di Carlo Collodi – pseudonimo del giornalista toscano Carlo Lorenzini – Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, pubblicato prima a puntate sul Giornale per bambini tra il 1881 e il 1882, successivamente come vero romanzo pubblicato nel 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi. Pinocchio. Excursus cinematografico della storia Colma di pathos, allegria, caleidoscopio di personaggi, la storia di Pinocchio seduce nel tempo diversi registi. A cominciare da Giulio Antamoro con il suo Pinocchio uscito nel 1911, muto e con protagonista l’attore francese adulto Ferdinand Guillaume. Si giunge poi nel 1940 al colossal d’animazione Disney, che ha fatto sognare grandi e piccini. Nel 1972 la televisione ripropone la fantastica storia di Pinocchio attraverso uno sceneggiato in sei puntate Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini, con protagonista il piccolo Andrea Balestri nei panni di Pinocchio e uno straordinario Nino Manfredi in quelli di Geppetto. Nel 2002 ci prova Roberto Benigni, raggiungendo un grandioso risultato, con un forte coinvolgimento emotivo grazie alla sua magnifica interpretazione nei panni del burattino più famoso al mondo, e grazie alle meravigliose e melanconiche musiche di Nicola Piovani. Pinocchio. Trama E proprio Benigni è stato scelto da Garrone per il nuovo adattamento cinematografico, vestendo stavolta i panni di Geppetto, il povero falegname toscano che decide di fabbricare per sé un burattino senza fili, che possa fargli compagnia e dargli vanto. In corso d’opera, Geppetto si accorge che il pezzo di legno che modella a mo’ di burattino si anima, dotato di parola, movimento ed espressione. Decide così di battezzarlo Pinocchio, interpretato dal giovane Federico Ielapi, un burattino che si rivela subito disobbediente, spirito libero, insofferente al rispetto delle regole e allo studio. Pinocchio, lungo il suo percorso, vivrà una miriade di avventure, dall’esperienza al Teatro dei Burattini a quella nel Paese dei Balocchi, e conoscerà volti amici – come la dolce Fata Turchina, interpretata da Alida Baldari Calabria (da bambina), e Marine Vacth (da adulta). Ancora i famosi truffatori Gatto e Volpe, interpretati rispettivamente da Rocco Papaleo e da Massimo Ceccherini. Come dimenticare la voce della coscienza, il Grillo Parlante (Davide Marotta) e il giovane ed indomito Lucignolo (Alessio Di Domenicantonio), suo compagno di giochi e cialtronerie? Ognuno dei personaggi che costella le avventure di Pinocchio sarà edificante nel forgiare il suo carattere e assumere consapevolezza del fatto che alla felicità e alla serenità si giunge attraverso rispetto, dedizione e sacrificio, mirando a divenire un bambino vero (metafora del raggiungimento di tale condizione), grazie ai consigli della Fata. […]

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L’Immortale di Marco D’Amore, la conferenza stampa all’Hotel Vesuvio

Prodotto da Cattleya con Vision Distribution, in collaborazione con Sky Timvision e distribuito dalla stessa Vision Distribution, è al cinema il film di Marco D’Amore ‘L’Immortale’, presentato in conferenza stampa all’Hotel Vesuvio di Napoli. In pochi giorni ha già conquistato il pubblico sbancando al botteghino. Quasi 2 ore di intense e contrastanti emozioni che terranno il pubblico col fiato sospeso, in un vortice di suggestioni in cui solo un personaggio come Ciro Di Marzio, interpretato magistralmente dall’attore e regista Marco D’Amore, è in grado di trascinare: tutto questo è “L’Immortale”, una pellicola nata come spin-off della celebre serie tv Gomorra di cui, appunto, ‘il boss di Secondigliano’ è il pilastro principale. Un capitolo completamente a parte quindi, che racconta la storia di Ciro partendo dall’infanzia fino al dramma della sua tragica esistenza, fatta di paura e morte. Un’esistenza frutto di ciò che gli è accaduto da quando è nato, delle persone che hanno segnato il suo percorso e che lo hanno reso ciò che è: il male assoluto. Ambientato tra la Napoli degli anni ’80 post-terremoto e la moderna capitale lettone Riga, la storia collega perfettamente la quarta e la quinta stagione della serie televisiva: Ciro, sparato al petto dal suo unico amico Genny Savastano, in realtà non è morto e la sua “seconda vita” è un’occasione per ripercorrere con la memoria il suo vissuto fino a quel momento. Da quando nel 1980, a soli 21 giorni, viene ritrovato vivo sotto le macerie dei palazzi distrutti dal terremoto, episodio con cui si guadagnerà il soprannome di Immortale, all’infanzia passata in strada, tra furtarelli, fame e povertà, fino all’ultima guerra tra clan. Sopravvissuto anche stavolta, sarà costretto a rifugiarsi sul Baltico che farà da sfondo alla sua nuova vita criminale, condannato per l’ennesima volta all’immortalità, in un mondo, il suo, dove vivere è mille volte peggio che morire. Marco D’Amore parla del suo ‘L’Immortale’: “Una vetta insormontabile o un abisso senza fondo, tutto questo è il personaggio di Ciro Di Marzio” Durante la conferenza stampa di presentazione, preceduta dall’anteprima proiettata al Cinema Metropolitan di via Chiaia, il regista e protagonista Marco D’Amore ha presentato il resto del cast: Giuseppe Aiello, che interpreta Ciro Di Marzio da bambino, Giovanni Mastarella, Gennaro Di Colandrea, Marianna Robustelli, Valentina Elia, Martina Attanasio, Salvo Simeoli, Nunzio Coppola e Nello Mascia. «Ciro è un essere umano totale, conflittuale, tridimensionale. Ha, a mio avviso, la potenza dei grandi protagonisti della letteratura teatrale come l’Amleto o lo Jago di Shakespeare, il Caligola di Camus. In questi anni trascorsi spalla a spalla con lui, l’ho amato ed odiato, l’ho compreso e condannato, l’ho sognato e ne ho avuto l’incubo. Questa ossessione mi ha fatto immaginare infinite storie possibili che ne ampliassero il racconto, ne indagassero le origini. Una di queste ha preso il sopravvento, mi ha fatto pensare a un viaggio di andata e ritorno che a partire dalla narrazione seriale conducesse gli spettatori dalla televisione al cinema e dal cinema alla televisione. Un film assolutamente autonomo e indipendente, rivolto […]

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‘’Yesterday” di Danny Boyle: Il fascino indiscreto dei Beatles tra commedia e satira

Recensione del nuovo film di Danny Boyle e Richard Curtis: Yesterday Cosa succederebbe se i Beatles non fossero mai esistiti ed sentissimo oggi per la prima volta i loro più grandi successi? L’unica cosa che, probabilmente, resterebbe invariata è che il pubblico li amerebbe, perché niente è così semplice, geniale, magico. Niente è come i Beatles. Questa la versione che emerge dal film “Yesterday”, scritto da Richard Curtis e diretto da Danny Boyle, due firme di prestigio, ed arrivato nelle sale il 26 Settembre. Il titolo del film e la sua storia richiamano alla mente la famosa scena in “Non ci resta che piangere” in cui Massimo Troisi, riportato indietro nel tempo di cinque secoli, conquista una graziosa fanciulla proprio cantandole “Yesterday” e dicendole di averla scritta lui. Già da quella scena emerge l’essenza del film di Danny Boyle, nel quale Jack, il protagonista, cantautore fallito, fa la stessa cosa, ma per la conquista di un immenso successo mondiale. Jack è sostenuto quasi unicamente dalla sua amica d’infanzia, Ellie, innamorata di lui. Improvvisamente, una sera, durante dodici secondi di blackout generale, il ragazzo viene investito da un bus e si risveglia in ospedale. Appena uscito dall’ospedale, insieme ai suoi amici, decide di suonare una canzone con la nuova chitarra che gli hanno regalato. Una grande chitarra esige una grande canzone. Sceglie così un classico, ossia ‘’Yesterday’’ dei Beatles. Tutti restano estasiati, come se avessero sentito quella canzone per la prima volta ed infatti presto Jack scoprirà che è proprio così: dopo il blackout della sera precedente, i Beatles e le loro canzoni sembrano non essere mai esistite. Dopo il panico iniziale Jack ha un’idea brillante: far passare come propri i capolavori dei Beatles. Il mondo impazzisce per lui e comincia così il suo ingresso nel mondo nella musica, della popolarità, che lo portano sempre più lontano dalla sua vita precedente e sempre più in vetta nella scala del successo mondiale. Il film resta di base una commedia leggera, che si muove bene tra il fantastico e il musical. Nel finale, l’incontro in una casa sul mare con un big dei Beatles determina la vittoria dei buoni sentimenti e dell’amore sul cinismo dell’industria musicale (contro cui si riversa una sottile satira) e sui falsi miti della fama e del denaro. Il film, che non si rivolge solo ai fan del gruppo, lascia una sottile gioia a chi la memoria non l’ha ancora persa e coglie il meglio nei dettagli. L’idea di fondo del film non è originale (Oltre alla già citata scena di Troisi, anche I francesi David Blot e Jérémie Royer in una graphic novel del 2011 intitolata proprio “Yesterday”, creano un protagonista franco-americano che, nato nel giorno della morte di John Lennon, si risveglia nella New York del 1961 con tutte le canzoni dei Beatles in testa), ma proprio per questo conferma l’influenza dei Beatles sulla musica e sull’arte futura. Tra i vari omaggi al gruppo, ricordiamo anche quello presente in “I Love Radio Rock”, in cui Curtis aveva […]

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“Le vite di Ousmane”: Intervista al regista Andrea Piretti

“Le vite di Ousmane” è un documentario girato tra Ischia e Caserta che ripercorre la quotidianità di due uomini, Ousmane e Pako: Ousmane suona uno strumento, mentre Pako è in una compagnia teatrale. Il regista ci accompagna in una bella storia di vita, rivalsa ed integrazione. Eroica Fenice ha avuto il piacere di intervistare il regista del cortometraggio Andrea Piretti. Intervista a Andrea Piretti, regista de “Le Vite di Ousmane” Ciao Andrea, presentati a chi non ti conosce Ciao a tutti. Lavoro nell’ambiente cinematografico ormai da qualche anno, in particolare nell’ambito della scrittura e della regia. Da un paio d’anni ho iniziato a girare documentari e “Le vite di Ousmane” è il mio secondo lavoro in questo senso. Perché hai scelto di raccontare una storia d’integrazione e com’è stato? Grazie alla società di produzione Prometeo Film ho avuto la possibilità di concentrarmi su temi sociali che potessero attirare l’attenzione del pubblico. Considerando soprattutto il particolare momento storico nel quale ci troviamo! Non mi sono concentrato sui rapporti tra i personaggi e il mondo esterno, ho preferito raccontare le loro storie e il loro legame con gli altri attraverso le loro azioni dirette. Caserta e Ischia cosa significano per Ousmane e Pako? Ousmane e Pako sono due personaggi (reali, trattandosi di documentario) che hanno molti punti in comune: entrambi amano la Campania come se fosse casa loro e desiderano integrarsi nella nostra società. Caserta e l’isola di Ischia sono due luoghi molto diversi tra loro ma entrambi aperti a questo tipo di culture. Per entrambi, questi spazi sono un terreno in cui coltivare le loro passioni e farsi conoscere.  Hanno entrambi velleità artistiche, quanto sono importanti la moda e il teatro per loro? La possibilità di farsi conoscere attraverso le loro peculiarità artistiche è il punto focale di tutto il racconto. In qualsiasi campo artistico la contaminazione è sempre vista di buon occhio. Quindi la loro cultura e il loro mondo interiore trovano terreno fertile qui da noi. Moda e teatro sono i loro pass-partout per l’Italia e soprattutto per gli italiani. In cosa si sbaglia, in Italia, quando si parla d’integrazione? Non sono sicuro di poter dare una risposta precisa a questa domanda. Il problema parte dalla politica e da una comunicazione sbagliata e approssimativa rispetto al tema dello straniero. Nonostante questo credo che il primo passo debba arrivare dall’istruzione e quindi dalla scuola. Non a caso la terza linea narrativa del documentario è incentrata proprio sull’integrazione tra i più piccoli. Giovani di seconda generazione che crescono nei Quartieri Spagnoli di Napoli diventando a tutti gli effetti napoletani e quindi italiani. Cosa ne pensi del clima che si respira in questi tempi? Come già detto è qualcosa di molto complesso da analizzare. Non sono mai stato a favore di chi individua facilmente un problema in qualcosa o qualcuno. Sia da un lato che dall’altro. Nel documentario, è evidente, si parla di integrazione, voglia di comunicare qualcosa, di conoscere l’Altro. Tutto ciò spesso spaventa ma superato questo ostacolo le possibilità di […]

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Napoli e Dintorni

Festival del cinema di Castel Volturno: la II edizione

Festival del cinema di Castel Volturno: la seconda edizione Nei giorni fra l’11 novembre e il 15 dello stesso mese, si è svolta la II edizione del Festival del cinema di Castel Volturno; alla rassegna è seguita una serata di gala – durante la quale sono stati assegnati i premi della stessa rassegna – svoltasi all’“IMAT” (Italian Maritime Academy Technologies). Così come da comunicato stampa, si riportano le parole di Fabrizio Monticelli, Amministratore Unico dell’Istituto IMAT: «L’IMAT ha sposato questo progetto dalla prima edizione; quando gli organizzatori ce ne hanno parlato, abbiamo subito intuito che potesse essere un’idea estremamente interessante per la valorizzazione del territorio. Non a caso anche il nostro progetto è basato sulla responsabilità sociale d’impresa che tende a valorizzare i contenuti migliori del territorio». La II edizione del Festival e il premio speciale “Carlo Croccolo” La rassegna del cinema di Castel Volturno, presentata per questa II edizione da Fabiana Sera, si è aperta con una proiezione di commemorazione verso l’attore (e direttore artistico – insieme a Daniela Cenciotti – della I edizione del festival del cinema di Castel Volturno) Carlo Croccolo e con l’organizzazione (allestita dagli studenti dell’Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castel Volturno) di una mostra a lui dedicata; ricordando l’attore, inoltre, è stato istituito un premio speciale, a lui intitolato, che è stato consegnato ad un giovane talento che, secondo il pensiero dello stesso Carlo Croccolo, maggiormente possa incarnare l’idea di artista “a tutto tondo”; in questa occasione, si è scelto di assegnare il premio “Carlo Croccolo” alla “cantattrice” Viviana Cangiano, giovane talento partenopeo conosciuta, tra le altre cose, per aver preso parte alla recentissima pellicola di Mario Martone Il Sindaco del Rione Sanità e per aver formato, insieme alla collega Serena Pisa, il fortunato duo Ebbanesis con cui le due artiste propongono particolari rivisitazioni (per arrangiamenti, stili, ritmi, contaminazioni musicali)  delle canzoni della tradizione canora e musicale partenopea; a consegnare il premio è stata la direttrice artistica della II edizione del festival, Daniela Cenciotti (moglie di Carlo Croccolo) che, come ricordato nel comunicato stampa, ha dichiarato: «Abbiamo scelto di dare questo riconoscimento a  Viviana  perché è una ragazza dai più talenti che si esprimono tanto su di un palcoscenico quanto dietro una macchina da presa. Siamo molto felici che questo primo premio dedicato a Carlo Croccolo lo riceva lei convinti che incarni perfettamente lo spirito artistico di Carlo e con l’augurio di una lunga, e sempre più florida, carriera».   Festival del cinema di Castel Volturno: la serata di premiazione Le premiazioni sono state intervallate da momenti musicali in cui si sono esibiti la cantrattrice Patrizia Spinosi e il musicista Michele Bonè. Di seguito l’elenco dei premi di categoria e dei premiati: –Miglior lungometraggio: The Uncle di Hiyoung-Yin Kim; -Migliore fotografia a Francesco Morra per Uocchie c’arraggiunate di Paolo Cipolletta; -Migliore sceneggiatura ad Alfredo Mazzara e Matteo Festa per Ragù noir di Alfredo Mazzara; -Miglior attore a Stefano Fresi per Nina di Sabina Pariante; -Migliore attrice a Svetalana Bukhtoyarova  per Because a little […]

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Teatro

L’attore napoletano Sergio Del Prete si racconta

Novembre, in un pomeriggio uggioso e una Napoli che non sa reagire alla pioggia, Eroica Fenice incontra Sergio Del Prete, giovane attore napoletano. Pantaloni grigi, maglietta bianca e una semplicità disarmante. Facile entrare in sintonia con lui, complice un caffè, come la tradizione napoletana impone. Fare l’attore è una scelta professionale o una scelta di vita? Sicuramente una scelta di vita, la scelta di un tipo di vita. Inizi, paradossalmente, in nome di un sano egoismo, facendo cose che ti danno una certa soddisfazione emotiva, ma fare l’attore è, deve essere, un lavoro di altruismo, di generosità verso quel pubblico spesso sottovalutato. Sposare questo tipo di vita inevitabilmente ti condiziona nelle scelte umane, nei rapporti personali. Il non avere programmi rende complicato affrontare l’ordinarietà.  Quando hai capito che “dovevi” fare questo? L’ho capito quando ho provato a fare altro ma la mente correva sempre al teatro. Ho iniziato, per caso, in un laboratorio teatrale a scuola. Poi nel periodo dell’Università, dove mi iscrissi forse erroneamente, più provavo a immaginarmi in altri contesti, più il mio bisogno di vita emotivo, sentimentale, mi trascinava sul palcoscenico, su quelle tavole dove ho trovato la mia forma quando non avevo ancora un’idea ben chiara di chi, cosa fossi. È lì che ho trovato me stesso, il mio posto nel mondo. Una malattia da cui, per fortuna, non sono più guarito.  E nel sorriso dei suoi occhi mentre descrive cosa prova quando si apre il sipario, che forse, come lui dice, nun se po’ capì, si legge un amore viscerale, prepotente, quasi contagioso.  Qual è il primo ruolo che hai interpretato? Quanto sei cambiato da allora? Ho iniziato vestendo i panni di Gennarino, un personaggio di De Filippo, avevo sedici anni. Fino a un attimo prima che si aprisse il sipario, non ero assolutamente consapevole di cosa stessi per fare, la prima battuta mi ha risucchiato in un vortice emotivo. A sedici anni la carica emotiva era molto forte, recitare significava per me uscire allo scoperto. Intanto sono cresciuto, cambiato, sono diventato consapevole: l’attore non deve emozionarsi, deve emozionare. Non nego che la scarica elettrica c’è sempre, ma l’emozione ha un’altra direzione: è di chi ti sta di fronte, non tua. Tra i ruoli che hai interpretato, c’è un personaggio che ti è rimasto sulla pelle? Che in qualche modo ti ha segnato?  Sicuramente il personaggio di uno spettacolo al quale sono particolarmente legato, di cui ho curato anche la regia insieme a Roberto Solofria: Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori. Un travestito che affronta un percorso quasi onirico tra personaggi che vivono nel sottosuolo. Mi ha segnato, perché ha determinato la mia personale visione del teatro, che deve essere, a mio avviso, essenziale. L’essenzialità appartiene al mio modo di vivere, di essere. Questo spettacolo ha cambiato, o meglio, ha valorizzato alcune parti di me, la mia sensibilità, cosa inevitabile quando ti trovi a scandagliare personaggi di questo tipo, messi a nudo nel loro essere persone più che personaggi. Simboli in cui ognuno può trovare qualcosa di sé, che rendono […]

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