Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: cinema contiene 74 articoli

Attualità

Nomadland: la strada verso la guarigione dello spirito

Nomadland è un film del 2020 scritto, diretto, co-prodotto e montato da Chloé Zhao, che riporta sullo schermo l’adattamento cinematografico del libro della giornalista Jessica Bruder, Nomadland – Un racconto d’inchiesta (2017). L’articolo da cui inizia la storia venne pubblicato su Harper’s Magazine e si intitolava “La fine della pensione: quando non puoi permetterti di smettere di lavorare” e raccontava la storia di alcune persone – in particolare di una certa Linda May – dalla vita nomade, che si spostavano da un posto all’altro a bordo di veicoli in cui vivevano anche, per risparmiare mentre facevano lavori spesso stagionali. Nomadland è un film drammatico che ha un approccio quasi documentaristico e riesce a mettere nella finzione una buona dose di realtà. Ha vinto il Leone d’oro alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove è stato presentato in anteprima. Nei mesi successivi ha ricevuto altri premi tra i quali il Golden Globe per il miglior film drammatico e per la miglior regista, oltre a tre Premi Oscar, rispettivamente per il miglior film, la miglior regia e la migliore attrice protagonista. Trama di Nomadland La protagonista della storia, Fern ( interpretata da Frances McDormand), è una donna di sessant’anni che ha perso suo marito e il suo lavoro durante la Grande recessione che ha colpito gli Stati Uniti tra il 2007 e il 2013, periodo durante il quale la città mineraria in cui viveva si è sostanzialmente dissolta. In seguito alle grandi perdite la donna carica i bagagli sul suo furgone e decide di viaggiare per gli Stati Uniti vivendo nel suo veicolo. Durante il suo percorso, diventa più forte e trova una nuova vita, grazie all’incontro con una comunità di raduni tra nomadi, dove conosce Linda May e Swankie (due autentiche nomadi che interpretano loro stesse), instaura una forte amicizia con Dave e si lega ad altre persone che incrocerà nel suo viaggio. Un interminabile viaggio Il ritratto dello spirito nomade americano è messo in scena in questo road movie focalizzando l’attenzione sullo splendore dell’Ovest americano, dalle Badlands del South Dakota al deserto del Nevada, fino al Pacific Northwest. Luoghi sconfinati e deserti che lo spettatore guarda attraverso gli occhi della protagonista percorrendo un viaggio non solo fisico ma anche emozionale. Quella di Fern non può definirsi fuga dalla “realtà”, né l’adozione di uno stile di vita tribale e anticonformista; il continuo errare nasconde qualcosa di più profondo e ad emergere è il desiderio di esorcizzare il dolore. Si tratta di una  reazione ad un evento traumatico che accomuna la vita di Fern e degli altri nomadi della comunità, nessuno resta a lungo e dopo un incontro il flusso migratorio continua. Da sottofondo ai viaggi di Fern le musiche di Einaudi: qualcosa di poetico che accompagna la regia documentaristica della Zhao, quasi alla ricerca di un realismo incentrato su espressioni facciali, dialoghi brevi e lunghe pause scandite dal silenzio, interrotte dai suoni della natura. Il paesaggio predomina in tutta la sua forza come elemento principale del racconto e rappresenta […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

L’ultimo paradiso, su Netflix dal 5 febbraio

Recensione de L’ultimo paradiso di Rocco Ricciardulli La bellezza sa essere, a volte, un’arma a doppio taglio. Una luce che oscura la bravura. Non è il caso di Riccardo Scamarcio, celebre attore italiano, che ha dimostrato di avere, oltre a bellezza e fascino, grande bravura. Dopo aver vestito i panni di Vincenzo, nel film Il ladro di giorni di Guido Lombardi, approda su Netflix, come produttore, co-sceneggiatore e attore protagonista de L’ultimo paradiso di Rocco Ricciardulli (su piattaforma dal 5 febbraio). In pochi giorni si è piazzato tra i titoli più visti, fotografando scorci di un Sud soffocato dall’oppressione del caporalato, ma animato dalla ribellione dei braccianti. Ciccio Paradiso (interpretato da Riccardo Scamarcio) è un contadino intrappolato in un sistema che ha origini in un passato senza tempo, ma è soprattutto un sognatore, uno sciupafemmine innamorato delle donne e della vita, che cerca, a caro prezzo, di spogliarsi della sua condizione di lavoratore oppresso e marito infelice.  Siamo negli anni Cinquanta in Puglia, in un profondo Sud, baciato e bruciato dal sole, dove i padroni fanno il buono e il cattivo tempo. Compare Schettino (Antonio Gerardi) non è solo il padrone di Ciccio, ma è anche il padre di Bianca (Gaia Bermani Amaral), giovanissima donna di cui lui è innamorato: amore, sogni e diritti per cui combattere sono i fili narrativi di una vicenda che rimanda, inevitabilmente, a realtà ancora presente. Come afferma lo stesso Scamarcio: «La storia di questo film, pur essendo ambientata negli anni Cinquanta, non è così distante dalla nostra realtà. Lo sfruttamento esiste ancora oggi, solo che a pagarne le conseguenze sono gli extracomunitari che ricevono un salario pari a due euro all’ora.» Forse troppi gli spunti narrativi, forse per questo tutti poco sviluppati e spesso tendenti al cliché. Lasciati in superficie personaggi, vicende, aspetti che andrebbero approfonditi, o comunque meglio definiti, come Antonio (interpretato dallo stesso Scamarcio), fratello di Ciccio che, dopo sviluppi inattesi della sua storia, lascia il Nord, risucchiato dalla sua terra, dal suo passato e dalla necessità di rivalsa verso il suo stesso sangue. In una realtà ancestrale che non ammette cambiamento, in cui la vendetta resta l’unico modo di farsi giustizia, la sola via concessa è il vagheggiamento nel sogno, reso nel film da un finale dal sapore visionario.  Fonte foto: Netflix  

... continua la lettura
Attualità

Le 11 donne più coraggiose in Italia

Le 11 donne più coraggiose in Italia: scopriamole insieme “Non sarà mai tardi per cercare un nuovo mondo migliore se nell’impegno poniamo coraggio e speranza“. Questa frase, pronunciata da Sir Alfred Tennyson,  é indicativa per introdurre la mezione di 11 donne coraggiose, che hanno dato impulso alla storia italiana tra gli inizi del Novecento e gli anni 2000. Rita Levi Montalcini Rita Levi Montalcini è l’unica donna italiana che ha ricevuto il premio Nobel per la medicina nel 1986 e che ha varcato le porte dell’ Accademia Pontificia delle Scienze. Il suo valore morale è immenso e deriva dai suoi anni di studio e lavoro in laboratorio alla ricerca di nuove cure innovative come dimostra il film documentario interpretato da Elena Sofia Ricci. Oriana Fallaci Oriana Fallaci, una delle più importanti e conosciute giornaliste dei primi anni del Novecento, per la sua carriera e la sua intraprendenza è stata la prima donna ad andare al fronte in qualità di inviata speciale del suo giornale. In segno di indipendenza e affermazione dell’identità si tolse il chador tipico della cultura iraniana durante l’intervista rivolta a Khomeini. Grazia Deledda Ricordiamo anche la prima e unica italiana a vincere il Nobel per la letteratura nel 1926 per il suo modo di scrivere in maniera scorrevole argomenti di spessore e di grande interesse soprattutto nel mondo scolastico. Maria Montessori Celebre pedagogista, ha introdotto una modalità di insegnamento che é stata efficace per oltre 70 anni. E’ stata la prima donna a laurearsi in medicina in Italia nel 1896, periodo di povertà antecedente alle Guerre Mondiali. Margherita Hack La prima donna che ha assunto la carica di direttrice di un osservatorio astronomico in Italia a Trieste. Forte e combattiva, é stata spesso definita come icona dell’anticonformismo.  Nilde Iotti La prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati. Esempio di anticonformismo ed uguaglianza sociale, ha lottato per svariati anni per contrastare le discriminazioni contro le donne, realizzando in vita un’ ideale di donna che non fosse relegato soltanto all’ idea del focolare domestico. Le 11 donne più coraggiose in Italia Sophia Loren  Orgoglio partenopeo, Sophia Loren é stata dichiarata tra le più celebri attrici della storia del cinema, apprezzata in tutta Europa. Ha ottenuto l’ Oscar come miglior attrice nel film La Ciociara. Donna determinata e molto rigida con sé stessa, é stata capace di evolvere e di concretizzare le sue grandi passioni, grazie alla sua forte sensualità fisica ed al carattere dominante ed ironico. Carolina Kostner Carolina Kostner, giovanissima pattinatrice under 40, è considerata una delle più celebri star del pattinaggio artistico. Determinata e leggiadra, ha vinto consecutivamente campionati europei e mondiali. La migliore performance é del 2002 durante i mondiali di Nizza dove la sua vittoria é stata meravigliosa e celebre, nonostante siano trascorsi quasi 20 anni. Samantha Cristoforetti Laureata presso l’ Università Federico II di Napoli é la prima italiana nello Spazio, con la missione Futura dell’Esa. La sua carriera inizia da lontano nel 2009 quando é stata selezionata come astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Se anche gli Avengers si rifanno a Lucano

Il Bellum Civile, o Pharsalia, da considerarsi per importanza come il secondo poema epico della storia della romanità, preceduto solo dall’Eneide, è prodotto della mano di Marco Anneo Lucano, la cui prima pubblicazione risale al 61 d.C. circa. Captain America: Civil War, sequel di Captain America: The Winter Soldier, è il tredicesimo film del Marvel Cinematic Universe, scritto da Christopher Markus e Stephen McFeely,personaggio fumettistico ideato da Stan Lee, arrivato in Italia il 4 maggio 2016. Nonostante 1955 anni di distanza, un infinito quantitativo di progressi che vanno dall’età Medievale a quella Moderna, svariate Guerre mondiali, genoci e pandemie, un impianto socio-culturale completamente diverso ed il passaggio dalla scrittura alla rappresentazione cinematografica queste due produzioni si somigliano più di quanto è naturale credere. Certamente questo è dovuto alla rilevanza di un autore come Lucano, creatore di uno stile linguistico e, soprattutto, di una prospettiva di analisi storico-letteraria di cui, irrimediabilmente, subiamo le influenze, oltre che della tendenza presente dal giorno zero di reinventare e ricreare su topoi enormi, quali certamente il tema delle guerre interne. La guerra ed i personaggi: Cesare e Pompeo – Captain America e Iron Man Se quelle di Lucano si presentano come “plus quam civilia”, perché combattute tra parenti, ovvero Cesare e Pompeo, tra loro suocero e genero, quelle del mondo Marvel sono invece interne ad un gruppo di individui singolari ed eccezionali, gli Avengers, i Vendicatori, finora accomunati dalla volontà di combattere il male. Lo scontro avverrà tra quelli che diverranno i condottieri delle due fazioni, Iron Man, in vesti umane Tony Stark (Robert Downey Jr.) e Captain America, anche Steve Rogers (Chris Evans), non troppo lontani dai loro corrispettivi latini, Pompeo e Cesare. Se, infatti, Cesare – Captain America appaiono come comandanti decisi, incapaci di scendere a compromessi e certi di non essere sopraffatti, al contrario Pompeo – Iron Man si presentano più docili e concilianti, speranzosi di evitare uno scontro, psicologicamente più complessi e più coinvolti. In entrambi i casi, la vera minaccia si sviluppa all’interno delle fazioni: quando Cesare, superando il Rubicone, comincia la terribile avanzata verso Roma, incapace di sottostare al potere di ben due padroni e quando Captain America, rifiutando di firmare gli accordi di Sokovia, che approvavano il monitoraggio delle missioni dei supereroi da parte di un ente governativo, dichiara di essere in contrasto con Tony, da sempre figura di riferimento per le scelte degli Avengers. Ancora possiamo riconoscere una correlazione tra le figure intermedie: Giulia, moglie di Pompeo e figlia di Cesare, morta prematuramente, e da viva capace di “congiungere le mani armate”; Vedova Nera, il cui vero nome è Natasha Romanoff (Scarlett Johansson), con la testa dalla parte di Tony, ma con il cuore dalla parte di Steve. Certamente, però, le storie si concludono in maniera opposta, in quanto negli Avengers questo scontro non causerà una frattura tale da determinare la distruzione totale di una delle due parti, anche se vi si avvicinerà molto nello scontro conclusivo. Questo piccolo esperimento di comparazione potrebbe essere protratto ed allargato. […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Onward e la magia di farsi trasportare in un nuovo mondo

Disney Pixar torna con un nuovo film d’animazione Onward, questa volta nei piccoli schermi delle nostre case, per scaldarci il cuore con una nuova storia. Onward: una strada tortuosa per protagonisti e registi Un po’ come il viaggio dei due fratelli, neanche quello dell’uscita di questo film è stato tutto rose e fiori. Programmato inizialmente per il 6 marzo 2020 e rinviato successivamente al 19 agosto 2020, a causa dell’emergenza Covid sbarca su Disney plus il 6 gennaio 2021, disponibile senza costi aggiuntivi per tutti i suoi utenti. Il 22° lungometraggio d’animazione Pixar scritto e diretto da Dan Scalon (il suo secondo lavoro dopo Monster University del 2013) Onward segue la storia dei fratelli Ian e Barley, due elfi cresciuti in un mondo fantasy una volta ricco di magia, e ora abbandonato alle comodità della tecnologia. I due ricevono, per il sedicesimo compleanno di Ian un bastone magico, che darà loro la possibilità di evocare il padre morto tanti anni prima di malattia, per passare un’ultima giornata con lui. Per realizzare il loro sogno però, i due eroi dovranno affrontare un viaggio nelle loro terre, alla ricerca della pietra magica che permetta di attivare la magia. Riusciranno i due a completare la loro avventura e a rincontrare il padre? Magia per grandi e piccini La storia di Ian e Barley, ispirata al passato del regista, ha cercato di raccontare, ripercorrendo gli stereotipi del tipico “viaggio dell’eroe”, l’accettazione del dolore dovuto a una perdita. E così quello che ai più piccoli altro non sembra un buffo cartone ricco di animali fantastici, come manticore ed unicorni, ai più grandi ricorda che il dolore non può essere un punto fisso e che è necessario andare avanti. Il simpatico elfo blu protagonista, coi suoi modi timidi ma realistici di interagire con i suoi coetanei, nel rapporto conflittuale con il fratello, che dalla morte del padre funge da figura di riferimento, propone un modello quasi rappresentativo dei nuovi adolescenti. Ian intraprende un viaggio alla ricerca di qualcosa di già perso, di memorie da costruire con un padre che non ha mai avuto l’opportunità di conoscere, in cerca di un’infanzia che gli è stata strappata via. Quasi si antepone alla sua figura il personaggio del fratello: appassionato di videogiochi e giochi di ruolo, sempre pronto a citare una serie fantascientifica, Barley sembra quasi portare su di sé il ricordo dell’adolescenza degli anni ottanta, facendo sentire a casa anche i più grandi. Lui, che conserva ancora qualche ricordo dell’infanzia passata col padre, intraprende il viaggio per cercare di farsi perdonare dagli errori che sente di aver commesso. Ma il passato non può essere cancellato e non c’è nient’altro da fare, se non guardare al futuro. Ancora censure in casa Disney Come già avvenuto precedentemente per la Bella e la bestia, anche questo film è stato censurato in diversi paesi a causa di una citazione da parte di un personaggio che strizza l’occhio all’LGBTQ+ community. Questa volta parliamo di un personaggio secondario, una poliziotta ciclope che in una […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Film della New Hollywood: 4 titoli da vedere

Se state attraversando un momento di crisi esistenziale, fate affidamento su di noi –  che siamo in crisi da una vita – e sulle nostre proposte direttamente dai film della New Hollywood. Siete incastrati in un lavoro che odiate? NON avete un lavoro? I giorni scorrono tutti uguali in una routine che non avete scelto, ma che non siete in grado di interrompere? Ancora una volta siamo qui per voi. Vi proponiamo quattro film della New Hollywood degli anni ’70 (qui per una lista più approfondita sull’argomento) per dare voce alla disperazione del vostro quotidiano, per trovare conforto ai vostri problemi identificandovi con Dustin Hoffman e Robert De Niro. Ma anche con Woody Allen. Film della New Hollywood, le nostre scelte 1. Il laureato – Mike Nichols (1967)   La fine dell’università, che momento magico! I doveri da studenti sono finiti, è giunta l’ora di affacciarsi all’età adulta. Cosa attende i giovani neolaureati? Quelli della mia generazione, il Coronavirus. Ma anche Ben Braddok (Dustin Hoffman), che torna a casa dei genitori dopo gli anni del college, non sa cosa ne sarà della sua vita. A distrarlo dalle sue preoccupazioni arriva la signora Robinson (su cui Simon e Garfunkel hanno scritto la famosa canzone, colonna sonora del film), l’avvenente moglie di un collega del padre. 2. Harold e Maude – Hal Ashby (1971)   Un’altra coppia dal forte gap generazionale è quella di Harold, diciottenne dal totale disinteresse nei confronti della vita, e Maude settantanovenne, un’anziana hippie che vuole godersi al massimo il tempo che le rimane. Contro ogni aspettativa, ne viene fuori una storia d’amore così intensa che fa sembrare quelle di Harry e Sally, Bridget e Mark e di tutte le coppie iconiche dei classici delle romcom storielle da camping estivo. Provare per credere. 3. Provaci ancora, Sam! – Herbert Ross (1972)   Tratta dall’omonima opera teatrale del 1969 scritta da Woody Allen, il maestro della commedia esistenzialista ne interpreta anche in questo caso il ruolo principale, quello di Allan (vero nome di Allen) Felix, critico cinematografico reduce da un divorzio. A venirgli in soccorso, direttamente dal film Casablanca, sarà Humphrey Bogart che gli impartirà lezioni su come risolvere i suoi problemi con le donne. 4. Taxi Driver – Martin Scorsese (1976)   Ci sono alcuni personaggi di film, dichiaratamente fascisti, che non riescono a non affascinarci, come Ralph Fiennes in Schindler’s List o Christoph Waltz in Bastardi senza gloria. Uno di questi è anche Robert De Niro, che in Taxi Driver intepreta Travis Bickle, ex marine disoccupato, che rimedia ai suoi problemi di insonnia trovando lavoro come tassista notturno. Guidando nei quartieri malfamati di New York, deciderà di riportare ordine nei sobborghi a modo suo. Tra Harvey Keitel capellone e Jodie Foster in versione Lolita, non perdetevi il cameo dello stesso Scorsese come uno dei passeggeri a bordo del taxi di Travis. Altri film della New Hollywood:     Immagine di copertina: IMDB

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Kim Ki-duk: i 5 film per ricordare il regista sudcoreano

Kim Ki-duk, pluripremiato regista sudcoreano, è venuto a mancare l’11 dicembre a seguito di complicazioni legate al Covid-19. Abbiamo selezionato per voi cinque film per ricordarlo. Potremmo dire che la notizia della morte di Kim Ki-duk, a soli 59 anni, sia stata come un fulmine a ciel sereno, ma non è così. Il cielo non è sereno. Tra le altre cose, avevamo in lista un articolo fighetto su di lui per potervi far fare bella figura alle feste, ma invece niente: a sto giro vi beccate un articolo serio su uno dei più grandi maestri del cinema coreano contemporaneo. Questa volta è stato complicato. Selezionare solo cinque film della produzione di Kim Ki-duk significa tralasciare almeno un paio di capolavori all’interno di una produzione che parte dai tardi anni Novanta e che fino ad oggi conta circa un film all’anno, talvolta anche più di uno. Ci piacerebbe dire di avercela fatta. Ma no. Partite da questi e poi guardatene ancora, e ancora. 1. Pietà (2012) Leone d’oro al festival del cinema di Venezia, è forse il suo film più famoso in Italia. Kang-do conduce una vita solitaria e violenta nei quartieri poveri di Seoul, dove lavora come esattore di debiti per un malavitoso locale. Un giorno, una donna entra nella sua vita affermando di essere la madre che trent’anni prima l’ha abbandonato. 2. Ferro 3 – La casa vuota (2004) Leone d’argento alla migliore regia a Venezia, la pellicola segue le vicende di Tae-suk, giovane senza fissa dimora che vive intrufolandosi negli appartamenti altrui, prendendosi cura delle abitazioni mentre i proprietari sono assenti. Un giorno, introdottosi in una casa lussuosa, viene scoperto da una giovane casalinga vittima di abusi domestici, e se ne innamora. 3. L’arco (2005) Il film, interamente girato su una barca, racconta la storia di un pescatore che vive in completo isolamento dal mondo esterno, con la sola compagnia di una bellissima ragazza appena adolescente. Voci di corridoio dicono che lui l’abbia rapita da bambina e che ora stia attendendo la sua maggiore età per sposarla. Un giorno, tuttavia, dalla terraferma arriva qualcuno per lei. 4. Time (2006) Uno dei film meno conosciuti di Kim Ki-duk, il nostro regalo per voi. See-hee ama alla follia il suo ragazzo, a tal punto da essere terrorizzata al pensiero che lui possa stancarsi di lei e tradirla con altre donne. Per salvare il loro rapporto da una possibile monotonia, decide di cambiare il suo aspetto, radicalmente. 5. Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera (2003) In chiusura, forse l’opera più completa di Kim Ki-duk. La pellicola segue la vita di un monaco buddista, dall’infanzia alla vecchiaia: vediamo il protagonista affacciarsi al mondo, sbagliare, soffrire, gioire, imparare, in cinque stagioni di anni diversi che accompagnano la sua crescita. Un film sulla natura e i suoi cicli, sulla morte e il cerchio che la congiunge alla vita. Immagine: ScreenDaily

... continua la lettura
Teatro

Lello Marangio: l’Umorismo è in tutto ciò che ci circonda

Intervista a Lello Marangio.  Lello Marangio scrive comicità da oltre trent’anni. Umorista napoletano, ha lavorato per il teatro, per il cinema, il cabaret e la televisione. Tra i numerosi artisti che hanno portato in scena i suoi testi, Peppe Iodice, Paolo Caiazzo, Lino Barbieri, I Ditelo Voi, i Teandria, Nello Iorio, Enzo Fischetti e molti altri. Lucio Pierri, attore, regista e sceneggiatore, è la sua spalla più solida nella stesura di commedie teatrali di successo. Ma Marangio ha partecipato come autore anche in tantissime trasmissioni televisive: a partire da Zelig, passando per Colorando, fino ad arrivare a Made in Sud e Comedy Central. Il volume Aritmie Teoriche raccoglie i testi di quattro delle sue commedie. Successivamente, Lello Marangio ha pubblicato: nel 2017, Nel suo piccolo anche Marangio s’incazza; nel 2019, Al mio segnale scatenate l’infermo, che lo ha reso vincitore del premio “Lucio Rufolo”; nel 2020, Una Lunghissima Giornata di Merda, con il quale ha vinto il Premio Charlot per la Letteratura Umoristica. Lello Marangio, intervista all’autore Umorista. Marangio, Bergson disse che «al di fuori di ciò che è propriamente umano, non vi è nulla di comico». Lei è d’accordo? No. Con tutto il rispetto per il grande filosofo francese, io credo che la comicità non abbia bisogno di pensieri così estremi. La comicità può essere semplice e complessa nello stesso momento, e ha bisogno necessariamente di grossi talenti per esplicitarsi. Talenti che possono essere umani, ma anche “disumani” perché uomini come Totò o Charlot sono talmente fuori dal comune da potersi tranquillamente considerare “disumani”. E poi Bergson ha vissuto a cavallo fra l’800 ed il ‘900. Oggi le cose sono molto cambiate, anche la comicità. Da oltre trent’anni scrive per il teatro, il cinema, la televisione. In base alla sua esperienza, cos’è che suscita maggiormente il riso? La sorpresa, l’imprevisto, una risposta che spiazza, una situazione anomala a metà fra il reale e il surreale. Il contrasto fra l’alto e il basso, fra il congruo e l’incongruo. Gli accostamenti che non ti aspetti, anche il solo suono di certe parole, certi aggettivi fanno ridere. I gesti inconsulti, i movimenti strani, le parole fuori luogo. Come dicevo prima, tutto può far scattare una risata. L’importante è che riesca stupire. Oggi, le forme di comunicazione e dell’espressività artistica sono nuove e sempre più molteplici. Esistono, dunque, molteplici forme del comico per diversi canali di trasmissione? Cosa differenzia, ad esempio, la comicità teatrale da quella televisiva? La comicità nasce teatrale: l’antica ma sempre moderna Commedia dell’Arte era teatro itinerante. I grandi comici del passato si formavano sulle tavole del palcoscenico. A parte il già citato Antonio De Curtis, personaggi immortali come Peppino De Filippo, Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, hanno iniziato la loro carriera così. Successivamente hanno utilizzato anche la televisione e il cinema per farsi conoscere di più. Ma in teatro il comico non ha nessuna rete che lo protegge: o fai ridere o non fai ridere. E il pubblico se ne accorge, sempre. Se sei un bravo comico in teatro, lo […]

... continua la lettura
Attualità

Elliot Page, il coming out e perché bisogna parlarne

Alcune riflessioni da parte nostra sul perché parlare del coming out di Elliot Page. Il film di fantascienza che più ha segnato le ultime generazioni è il primo capitolo della trilogia di Matrix. Tutti ci siamo sentiti almeno una volta come Neo (Keanu Reeves, ma dobbiamo davvero dirlo?), intrappolati in una realtà che non ci appartiene e con l’obiettivo di “aprire gli occhi” sul mondo che ci circonda. Le registe della trilogia sono le sorelle Lana e Lilly Wachowski: due donne transessuali, precedentemente note come Larry ed Andy, il cui genio ha segnato l’immaginario collettivo dal 1999 ad oggi. È stata Lilly Wachowski, quest’anno, a confermare ufficialmente una delle già emerse teorie sulla chiave di lettura del film: la matrix è un’allegoria trans, è la metafora del vivere la propria vita in the closet per poi uscirne. Ne parliamo in occasione della notizia del coming out come transessuale di Elliot Page, conosciuto precedentemente come Ellen Page, protagonista dell’intramontabile film di formazione Juno, spalla di Leonardo di Caprio in Inception, nonché uno degli attori principali della serie Netflix The Umbrella Academy (e molto altro). Page ha fatto coming out il primo dicembre, con un lungo post su Instagram. Non è una novità: ogni volta che qualche personaggio pubblico fa coming out si generano sempre dibattiti e polemiche, persino quando a farlo è Gabriel Garko. Ma noi di Eroica non siamo tipi da gossip, quindi perché parlarne? Il Trans Day of Remembrance (TDoR) è stato il 20 Novembre. È il giorno in cui vengono “tirate le somme” annuali degli omicidi delle persone trans in tutto il mondo (nel 2020 ci sono state 350 vittime, secondo il sito ufficiale). A fare notizia in Italia, lo scorso settembre, sono stati Ciro Migliore, ragazzo transessuale, e la fidanzata Maria Paola Gaglione, vittime di un’aggressione a sfondo transfobico a Caivano (Napoli) da parte del fratello di lei che ha portato alla morte della ragazza. Sulle polemiche che sono scaturite dalla notizia, sugli articoli dei giornali con i pronomi sbagliati, sulle storpiature del nome di Ciro, non è il caso di speculare ancora. Ma quello che possiamo fare, per sensibilizzare su un argomento ancora non familiare a molti, è parlarne. Per mostrare supporto, fare informazione e dare visibilità ai diritti delle persone transgender per cui si combatte in tutto il mondo da decenni e che, sul panorama mediatico, emergono solo in occasione di eventi di cronaca. «Amo essere trans. Amo essere queer. E quanto più mi sto vicino e abbraccio pienamente chi sono, quanto più sogno, tanto più il mio cuore cresce e mi sento rinascere. A tutte le persone transgender che hanno a che fare con le molestie, con il rifiuto di sé, con gli abusi e con la minaccia della violenza ogni giorno: io vi vedo, vi amo e farò tutto ciò che potrò per cambiare questo mondo in meglio. Grazie per aver letto tutto questo. Con amore, Elliot Page.»

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Film thriller: 4 titoli da vedere se volete riarredare casa

Film thriller: 4 titoli da vedere se volete riarredare casa Se avete sempre desiderato che il vostro appartamento sembrasse il set di un film, vi consigliamo di leggere la nostra mini-guida all’arredo d’interni, direttamente dai migliori film thriller degli ultimi anni. Film thriller da vedere Cosa c’è di più rilassante, dopo una settimana di lavoro, di sedersi sul divano e mangiare pizza direttamente dal cartone mentre si seguono in televisione storie di rapimenti, brutali assassinii, vendette violente e sadiche torture? Siamo una specie strana. Se gli alieni ci visitassero, metterebbero la quarta in retromarcia. La cosa migliore, in ogni caso, è quando le vittime dei nostri film preferiti sono gente straricca, e gli schizzi di sangue vanno a finire sulle pareti di case elegantissime. Always classy, never trashy. Quattro film thriller, quattro location mozzafiato: il nostro team di esperti di cinema e arredo di interni ha accuratamente selezionato per voi le migliori pellicole degli ultimi anni con interni da sogno. Per un arredamento da scena del crimine sì, ma contemporaneo. (Causa mancanza di personale per emergenza da Covid-19 il team di esperti di cinema e arredo di interni è al momento costituito da me stesso).   1. Swallow – Carlo Mirabella-Davis (2019) Tutti conosciamo gli attacchi di fame da noia, e Hunter (Haley Bennett), protagonista della pellicola dell’esordiente Carlo Mirabella-Davis, è un po’ il simbolo di tutti noi. Ex commessa, ora moglie di un belloccio insipido ma pieno di soldi, Hunter passa le giornate girovagando tra le stanze della villa con piscina che non utilizza mai, ma proprio mai. Non so voi, ma anche io incomincerei a mangiare un po’ tutto quello che mi capita sotto tiro. Tappeti morbidi, divani accoglienti, mobili in mogano e tanti, tantissimi suppellettili per un arredamento che saprà stimolare il vostro appetito. 2. Parasite – Bong Joon-ho (2019) Vincitore dell’Oscar al miglior film straniero 2019 (ne abbiamo parlato qui), abbiamo visto tutti Bong Joon-ho gongolare di gioia con la statuetta in mano. Film sulla disparità di classe in Corea del Sud (ma che funziona un po’ ovunque), la casa-set della vicenda in realtà non esiste: è stata creata in studio appositamente per il film. Ma ciò non vi impedisce di ricrearla a modo vostro. Linee nette, arredamento minimal, parete-finestra direttamente sul giardino: l’ideale per ospitare vostri amici per una festa indimenticabile. 3. Gone Girl – David Fincher (2014) Un film che non ha bisogno di presentazioni. Se non l’avete visto, davvero, cosa state facendo? Avete priorità più importanti che ristrutturare casa. Perché è per questo che state leggendo questo articolo, no? La coppia Amy-Nick (Rosamund Pike e Ben Affleck) ci regala una delle migliori performance sullo stereotipo “moglie in carriera e marito perfetto idiota”, quasi ai livelli di Franca Valeri e Alberto Sordi. Ad oggi, resta il miglior film da guardare se vi siete appena lasciati col vostro ragazzo e siete assetati di vendetta. Non prendete Amy alla lettera, però. Per un arredamento country chic, American classic ed altre espressioni che sto usando a sproposito, […]

... continua la lettura