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Eroica Fenice

La Tag: curiosità contiene 7 articoli

Notizie curiose

Le piramidi in Italia: le ipotesi sulla loro costruzione

Le piramidi sono costruzioni architettoniche che accompagnano il percorso dell’uomo da sempre. Ogni terra, ogni epoca è rimasta affascinata da questo solido dalla forma ascendente, tanto da declinarlo in diversi modi e per le diverse occasioni. Nonostante le piramidi siano il simbolo egiziano per eccellenza, diverse popolazioni antiche e antichissime hanno lasciato queste costruzioni in tutto il mondo: dalla Cina all’America, dall’Antartide all’Italia. Ebbene sì, esistono delle piramidi in Italia che, declinate in altre forme, dimensioni e tecniche di produzione, costituiscono una parte di storia forse ancora non ben indagata. Le piramidi in Italia: da nord a sud dello stivale Le piramidi esistono nel mondo sotto forme diverse: forma tipica, a gradoni, romboidali, forma allungata, a cono. Tutte hanno però la forma piramidale che tende verso l’alto con sezione sempre stingente. Esse sono sempre ricondotte a delle funzioni religiose o astronomiche. Il monte, del resto, è sempre stato simbolo di trascendenza per la sua tendenza all’alto, un elemento comune per ogni popolo e cultura. Molte piramidi hanno anche tanti aspetti in comune: sono orientate come i punti cardinali o ad esempio seguono la posizione delle costellazioni più importanti a seconda delle divinità venerate dalle popolazioni che le hanno costruite. Ci sono diversi siti in cui sorgono delle vere e proprie piramidi in Italia, da nord a sud dello stivale. In Lombardia sono state trovate le tre Piramidi di Montevecchia, all’interno del Parco del Curone a Rovagnate, in provincia di Lecco. Nel 2001 tre colline piramidali sono state individuate nonostante per lungo tempo esse siano rimaste coperte dalla vegetazione. Le tre colline presentano caratteristiche alquanto bizzarre per essere opera della natura: hanno tutte misurazioni molto simili per la base, l’altezza e i gradi di pendenza. Le piramidi di Montevecchia sono della tipologia a gradoni e sembrano essere state modellate nella roccia. Anche il loro orientamento è stato paragonato alle piramidi d’Egitto, allineate con le tre stelle centrali della cintura di Orione. Non mancano altri casi nel Settentrione. In Emilia Romagna – precisamente in provincia di Reggio Emilia – è stata individuata la Piramide di Vessallo, scoperta nel 2009. La sua base è quadrata e quasi regolare con i lati all’incirca di 100 metri e un’altezza di 40 metri. Anche in Friuli sono state trovate tre colline piramidali che sembra abbiano lo stesso orientamento delle piramidi di Giza. Le piramidi di Cividale sorgono inoltre in una zona in cui sono presenti delle mura megalitiche e un ipogeo riconducibili alla popolazione celtica. In molti casi le ricerche non sono state molto approfondite e nella ricostruzione della storia di queste architetture ci sono ancora molte lacune. Il caso della piramide di Bomarzo a Viterbo Un’altra piramide è presente proprio nella capitale d’Italia. Che ci fa una piramide a Roma? Si tratta della Piramide Cestia, che sembra essere l’ultima sopravvissuta di altre tre costruzioni. Questo monumento, dall’altezza e dimensioni più ridotte delle consuete piramidi, è un monumento funerario fatto costruire da Caio Cestio Opulone all’incirca un decennio prima dell’anno zero. Per la sua intera altezza […]

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Notizie curiose

I grattacieli più alti al mondo: la top 5!

Quali sono i grattacieli più alti al mondo? Si tratta di giganti che tutti guardiamo con stupore, i cosiddetti “megagrattacieli”, che si ergono a centinaia di metri di altezza e che si sfidano nell’obiettivo di toccare il cielo, frutto di imprese architettoniche che, con le loro altezze vertiginose, hanno fatto la storia. La scalata verso il cielo Molti ritengono che il primo grattacielo al mondo – nel senso moderno del termine – sia stato l’Home Insurance Building, costruito nel 1885 e con soli 55 metri di altezza. Il primo ad aggiudicarsi un record vero è proprio è stato l’Empire State Building, costruito nel 1931 e rimasto per oltre 40 anni il grattacielo più alto del mondo. Oggi tuttavia i suoi 381 metri di altezza sono stati scavalcati, e di molto, da altri colossi, la cui costruzione è avvenuta proprio con l’obiettivo di superare delle vere e proprie sfide architettoniche. Oggi, scorrendo la classifica dei grattacieli più alti al mondo, troviamo tantissimi edifici situati in Cina e Medio Oriente, mentre gli Stati Uniti conservano comunque un posto molto alto in classifica con il One World Trade Center di New York – sesto nella classifica dei grattacieli più alti. Oggi i grattacieli nella top 10 più alti al mondo superano i 500 metri ma il primo posto è detenuto da un edificio che supera gli 800, staccandosi di ben 200 metri dai suoi competitors. Top 5 dei grattacieli più alti al mondo Innanzitutto la classifica tiene conto di diverse categorizzazioni per definire quale è l’altezza maggiore raggiunta. I grattacieli vengono definiti i più alti al mondo per altezza strutturale, ossia dalla base al punto architetturale più alto dell’edificio, comprendendo guglie, statue e altri componenti integrati nell’architettura. Ciò significa che antenne, pinnacoli e altri elementi classificati come non integrati non vengono considerati nel computo dell’altezza. Questo sistema di classificazione va a discapito di alcuni edifici, tra cui ad esempio la Sears Tower di Chicago, che viene molto penalizzata. Tuttavia sono esistenti anche tanti tipi di classificazioni minori che tengono in considerazione anche altri elementi.  Ecco quali sono i cinque grattacieli più alti al mondo: Lotte World Tower. Il più basso tra i cinque grattacieli più alti al mondo si trova a Seoul – Corea del Sud – è stato ultimato nel 2017. Si tratta di un palazzo con ben 123 piani che è situato vicino al fiume Han. Il suo profilo affusolato si contrappone alle vicine montagne del sito. Ping An Finance Centre. Il quarto grattacielo più alto al mondo si trova nella città di Shenzhen in Cina, nazione con ben tre posti occupati nella top 5. Con i suoi 599 metri e 115 piani è di certo un gigante dell’architettura. L’edificio, progettato dallo studio Kohn Pedersen Fox Associates, è il secondo grattacielo più alto della Cina. Il Ping An Finance Center era originariamente destinato a raggiungere i 660 metri di altezza grazie alla guglia, ma le restrizioni imposte dall’aviazione lo hanno ridotto. Abraj Al Bait. Questo grattacielo costruito nel 2012 si trova […]

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Notizie curiose

Le sette meraviglie del mondo naturale: la classifica

Le sette meraviglie del mondo naturale: scopriamole insieme. Il pianeta Terra è ricco di bellezze mozzafiato e tesori da proteggere. La natura ci ha regalato numerosi spettacoli ma, tra tutti, ne esistono alcuni che si sono aggiudicati un posto nella classifica delle sette meraviglie del mondo naturale. La classifica delle (nuove) meraviglie Anche in questo caso, come per le nuove sette meraviglie del mondo, la classifica è stata redatta a seguito di un concorso indetto a scopo di lucro dalla società svizzera Open World Corporation. Si parla di “nuove” meraviglie in analogia alla prima lista delle sette meraviglie del mondo (antico) redatta nel III secolo a.C. da Antipatro di Sidone e di cui fanno parte delle opere architettoniche oggi quasi del tutto scomparse. Nel 2007 la Open World Corporation aveva rilasciato la classifica finale delle nuove meraviglie architettoniche del mondo moderno. Il concorso ha avuto tantissimo successo ed è per questo che la società ne ha indetto un altro per decretare invece quali fossero i siti naturali più belli. Anche in questo caso, come nel precedente, sono stati gli utenti che hanno partecipato alle votazioni a decretare le vincitrici del concorso. Alla campagna hanno preso parte più di 220 Paesi, con un totale di 440 siti naturali proposti a concorrere. Le candidate italiane erano il monte Cervino, sulle Alpi Occidentali, e il Vesuvio, entrambe arrivate nella classifica dei 28 finalisti ed entrambe non sopravvissute ai round finali. La classifica, finalmente pubblicata nel 2011, due anni dopo il lancio del concorso, è stata risultato di ben 500 milioni di voti. Quali sono le sette meraviglie del mondo naturale? La Foresta Amazzonica. Come poteva mancare il Polmone della Terra? Si tratta del resto di un’area non nuova ai record mondiali. Essa si estende per ben 9 stati americani: Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana Francese, Guyana, Perù, Venezuela e Suriname, raggiungendo una superficie totale di 4500 km quadrati. È senza dubbio la più grande foresta tropicale al mondo e, da sola, rappresenta la metà delle foreste pluviali esistenti. È anche la dimora del Rio delle Amazzoni, il corso d’acqua più grande al mondo. E infine la foresta ospita il maggior numero di specie animali e vegetali al mondo, conservando una biodiversità più unica che rara (solo tra gli insetti si contano più di 2,5 milioni di specie differenti!). La Baia di Ha Long in Vietnam, il luogo “dove il Drago scende in mare”. Questa baia è un’insenatura del Golfo di Tonchino caratterizzata da circa 3000 isolette calcaree. La leggenda vuole che la Baia si sia formata quando, durante uno scontro tra Cina e Vietnam, gli dei mandarono in soccorso questi ultimi dei draghi che crearono questa sorta di muraglia naturale sputando non lava ma enormi gioielli, che corrispondono agli isolotti. In effetti si tratta senza dubbio di gioielli; quasi tutte le isole sono aree incontaminate dall’uomo e l’intero sito è patrimonio dell’UNESCO dal 1994. Tra tutte le isole solo le due più grandi, Tuan Chau e Cat Bat, sono abitate e presentano delle […]

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Culturalmente

Sculture in legno: l’arte dell’intaglio

Una bella prova di creatività e un lavoro che richiede tempo e dedizione: quella delle sculture in legno è un’arte tanto antica quanto eterna. Che si tratti di un cucchiaio o di una casetta dell’albero, è un processo che richiede gli strumenti giusti e le giuste nozioni. Come nascono le sculture in legno? Le sculture in legno si ottengono tramite intaglio, una tecnica antica che consiste nella creazione dell’oggetto tramite sottrazione del materiale in eccesso da un blocco iniziale grezzo. Si tratta di una tecnica antichissima, forse la più antica tra quelle utilizzate dall’uomo per la creazione dei propri strumenti da caccia. Infatti, prima ancora di avere un intento artistico, l’intaglio del legno era utilizzato per fabbricare utensili per la vita di tutti i giorni: manici per strumenti in pietra, impugnature di oggetti di utilizzo comune, strumenti di ogni tipo. Pian piano con l’evoluzione dell’uomo anche gli impieghi dell’intaglio del legno si sono evoluti. Dalla sua natura utilitaristica e pratica, le sculture si sono evolute fino ad assumere valenza in campo artistico e creativo. Già i Greci e i Romani hanno prodotto sculture in legno di grande valore. Gli strumenti necessari per realizzare le sculture in legno Quali sono gli strumenti che consentono di esprimere quest’arte? Le mani dell’uomo hanno bisogno di una serie di utensili. La prima cosa da fare è sgrossare il legno ossia ridurre il materiale grezzo a una prima forma togliendo parti inutili o eccedenti. Lo strumento tradizionale per sgrossare era il saracco, la classica sega da legno. Oggi si utilizza per lo più l’elettrosega che consente di svolgere il tutto più velocemente e con meno fatica. Altri attrezzi usati sono l’ascia (un’accetta con la lama di traverso) e il coltello a due manici che si impiega sui pezzi posizionati orizzontalmente. Per tutti i lavori di sgrassatura serve poi la sgorbia, reperibile in diverse larghezze e misure; è un particolare tipo di scalpello con la lama a profilo rotondo o a V. Lo scalpello dritto invece segna la fine dei tagli e spiana le superfici. Per cavare il legno da punti particolarmente ostici si usano le cosiddette sgorbie a cucchiaio, dalla classica forma concava. Per la sgrossatura si utilizza anche la zappetta, una piccola zappa appunto, con tagliente dritto o curvo. Il taglio che ne deriva è molto pulito. Il coltellino da intaglio è invece uno strumento realizzato proprio per modellare il legno. Di solito questi coltellini hanno lame fisse e impugnature lunghe e ergonomiche. Il coltello da intaglio deve essere d’acciaio temperato (non inossidabile) e con lama non troppo lunga, ma saldamente conficcata nel manico. Sgorbia e scalpello Indispensabile durante l’intaglio è l’uso del mazzuolo, l’iconico “martello” utilizzato in falegnameria per battere sullo scalpello. Questo strumento è quindi necessario per controllare la profondità di azione dello scalpello e per evitare di imprimere troppa forza. Lo scalpello è invece il classico utensile che serve per asportare parti di materiale in forma di schegge. Di scalpelli ne esistono tanti e variano a seconda di materiali e forme. […]

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Culturalmente

Sorci Verdi: quali sono le origini del famoso modo di dire?

Sorci verdi, le origini di uno dei più famosi e curiosi accostamenti appartenente a uno dei più comuni modi di dire della lingua italiana                                                             “Ehi, ti faccio vedere i sorci verdi!” Indubbiamente, quando vogliamo pavoneggiarci prima di gareggiare con qualche amico o anche con qualche acerrimo nemico non c’è frase più azzeccata. Nella nostra lingua non è possibile sostituire questa frase con un’altra che abbia la stessa forza, lo stesso valore di spettro agonistico che oramai si conforma con la visione allucinata di fantasiosi e lisergici topi verdi che raffigurano lo spavento, il quadro di una sconfitta. La visione fantastica di sorci dal pelo verde richiama il mondo infantile, conferendo un’immagine profondamente paradossale. Tuttavia sarebbe interessante capire cosa si nasconde dietro questi simpatici animaletti che vivono negli umori inconsolabili dei perdenti. Dunque, qual è la vera storia che ha dato vita a questi sorci verdi e li ha catapultati nell’immaginario e nei modi di dire degli italiani? Sorci verdi, origine della definizione Pare che i sorci verdi siano apparsi per la prima volta negli anni trenta del secolo scorso, stampati sulla fusoliera di un aeroplano adibito al bombardamento. Erano tre, ritti sulle zampe posteriori, con un’espressione allegra e due di loro intenti a conversare. Gli aerei erano quelli della 205ª Squadriglia da bombardamento della Regia Aeronautica, appartenente al 41º Gruppo BT (bombardamento terrestre) del 12º Stormo, inquadrato nella Terza Squadra aerea. L’origine di questo modo di dire è da ricercare in questa storica squadriglia di bombardieri. L’idea di utilizzare tre sorci verdi da parte della squadriglia, come distintivo di reparto, pare che risalga ai tempi della guerra civile spagnola . Il sottotenente Aurelio Pozzi disegnò il famoso simbolo dopo aver ascoltato un sottufficiale tuonare con arroganza: «Domani annamo su Barcellona e la famiglia vede le sorci verdi!», che stanno a significare il risultato di uno spavento estremo. La competizione può essere intesa anche come battaglia, odio, guerra o essere profondamente insana. Alle origini del nostro detto, appunto, vi è anche una certa arroganza nazionale tipica del periodo fascista. L’importante è che da ora in poi, quando tireremo in ballo i sorci verdi in piena boria agonistica, ci faremo assalire da po’ d’inquietudine sapendo delle loro famose trasvolate e soprattutto dei grigiori e delle nefandezze della guerra. Fonte immagine copertina: https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2F205%25C2%25AA_Squadriglia_da_bombardamento&psig=AOvVaw2ZP4xDFndb61gsGPg5vkck&ust=1585590566337000&source=images&cd=vfe&ved=2ahUKEwjhwf-kn8DoAhURkqQKHZenBTUQr4kDegUIARDnAQ      

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Riflessioni culturali

Lingua napoletana: 6 imperdibili curiosità

La lingua napoletana, riconosciuta idioma dall’UNESCO, affascina da sempre filologi e studiosi, per la perfetta commistione tra suono e significato. La lingua napoletana è l’identità di Napoli e degli abitanti della città. Ma al contempo, rappresenta un incommensurabile patrimonio che si arricchisce di sfumature e soprattutto di curiosità differenti e al contempo utili. La lingua napoletana: curiosità Tra le prime curiosità, ricordiamo che il napoletano, così come l’italiano, deriva dal latino e dal greco. Le parole che compongono la lingua napoletana, hanno un legame profondo con il latino medievale. Proprio questa identità storica così importante, rimanda alla seconda curiosità sulla lingua napoletana, ossia, una notizia che rende orgogliosi: l’Università di Buenos Aires ha inserito nel proprio corso di studi, uno che si basa proprio sulla conoscenza del napoletano come lingua. Tutto ciò inteso come possibilità per gli studenti argentini di conoscere un idioma il cui lessico è molto simile allo spagnolo. La lingua napoletana, ha subito molteplici influenze, mantenendo però la propria forma originaria, la propria identità. Col trascorrere degli anni, la lingua napoletana è diventata principale componente, protagonista di opere artistiche, come le più famose canzoni di Murolo, Pavarotti, Ranieri, Villa. Canzoni, ancora oggi cantate in tutto il mondo e che insegnano quanto una lingua possa in realtà oltrepassare i confini, con semplicità, arrivando dritta al cuore. Sempre dal punto di vista prettamente linguistico, un’altra curiosità riguarda l’aspetto fonetico della lingua napoletana. Infatti, sembrerebbe esserci un accostamento con la fonetica tedesca. Il fenomeno potrebbe risalire all’influsso della breve denominazione austriaca dal 1707 al 1733. Si tratta della consonante – S che posizionata prima di determinate consonanti assume la pronuncia di sch. La quarta curiosità riguardante la lingua napoletana è l’esistenza di alcune parole intraducibili, ossia delle locuzioni ideologiche, dei proverbi o modi di dire di uso comune, appartenenti alla tradizione profondamente radicate nell’identità storica di una comunità. Tra queste, “intalliarsi”, che non ha una vera e propria definizione, ma significa perdere tempo, non fare ciò che si dovrebbe. Un’altra simpatica curiosità, che però fa riflettere molto, è quanto affermato in un’intervista dell’agosto del 2019, a Napoli, dalla diplomatica Mary Ellen Countryman, console degli Stati Uniti: «Il napoletano mi piace perché sembra che ti dia la possibilità di esprimere intere situazioni in pochissime parole. È molto sintetica. Ma l’elemento che mi attrae di più è la musicalità, resa famosa in tutto il mondo dalle canzoni».  Ricordiamo come ultima curiosità che l’Accademia della Crusca, dopo aver attentamente selezionato i termini chiave della lingua napoletana, ha preso in esame la redazione di un vocabolario, attualmente in commercio, e consultabile da tutti. Ciò a dimostrazione che la lingua dei napoletani, il dialetto, è qualcosa che non smette di affascinare ed incuriosire, e soprattutto è in costante aggiornamento. Immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/vectors/uomo-cerca-parole-libro-black-29749/

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Culturalmente

CalcioNapoli, storia e curiosità del club partenopeo

Il CalcioNapoli è da sempre spesso associato all’espressione dei tifosi “la mia lei è del 1926”. In realtà, in principio fu la polisportiva “Virtus Partenopoea” a partecipare ai tornei calcistici FGNI. E, nel 1905, fu annunciata la fondazione di una squadra di calcio cittadina, il “Football Club Partenopeo”, in cui giocavano i figli dei fondatori de Il Mattino, Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao. La squadra disputava le gare al Vomero, presso la funicolare di Chiaia. L’affermazione del gioco del calcio a Napoli risale, invece, al novembre del 1905, con la fondazione della sezione Reale Club Canottieri Italia, che l’anno seguente cambiò il proprio nome in Naples Foot-Ball Club. Il Naples vinse alcune competizioni minori come la Coppa Lipton, la Coppa Salsi e la Coppa Noli da Costa, disputò alcuni campionati ufficiali della Federazione di Seconda e di Terza Categoria e fu successivamente ammessa al campionato di Prima Categoria, con la decisione della F.I.G.C. di aprire alle squadre del centro-sud. Dopo la sospensione del campionato a causa della Prima Guerra mondiale, il giovane industriale napoletano, Giorgio Ascarelli, che aveva ereditato la società calcistica da Emilio Reale, decise di costituire l’Associazione CalcioNapoli, della quale fu il primo Presidente nella storia, ma la cui prima stagione nella Divisione Nazionale fu di estrema pochezza. I sostenitori della squadra, infatti, decisero di sostituire il cavallo rampante nello stemma della società con un modesto somaro, ancora oggi simbolo della squadra partenopea. Dopo la morte di Ascarelli, negli anni ’30, il Napoli si rinforzò ingaggiando all’incredibile cifra di 250.000 lire il calciatore Enrico Colombari, da allora soprannominato “banco e’ Napule” dai tifosi partenopei. Il campionato 1932-1933 fu il primo in cui gli azzurri sfiorarono lo scudetto. Nel 1936 la società fu rilevata dall’armatore Achille Lauro che, per risanare il bilancio, a cedette i calciatori più importanti, sancendo così la retrocessione della squadra in Serie B. Nel frattempo lo Stadio “Arturo Collana” del Vomero divenne la nuova “casa” della squadra. In seguito allo scioglimento della società dovuto alle difficoltà riscontrate durante la Seconda Guerra mondiale, ne nacquero due distinte: la Società Sportiva Napoli, promossa dal giornalista Arturo Collana, e la Società Polisportiva Napoli, fondata dal dott. Gigino Scuotto, dalla cui fusione nel gennaio del 1945 si costituì l’Associazione Polisportiva Napoli, che riprese poi la denominazione definitiva di A.C. Napoli. Il 6 dicembre del 1959, il Napoli inaugurò il nuovo Stadio “San Paolo” (per la partita Napoli – Juventus) a Fuorigrotta e, proprio in quegli anni, conquistò la Coppa Italia, il primo trofeo della storia della squadra. Nel 1969, finita la grande stagione di potere della famiglia Lauro, Corrado Ferlaino assunse la presidenza della società ormai ridotta sull’orlo del dissesto finanziario. Nonostante le difficoltà, la squadra riuscì a vincere la sua seconda Coppa Italia e la Coppa di Lega Italo-Inglese, primo successo dei partenopei in ambito internazionale. L’inizio degli anni 1980 fu segnato dalla riapertura ai giocatori stranieri. Il Napoli ingaggiò dal Vancouver il libero Ruud Krol, già campione d’Europa con l’Ajax e pilastro difensivo dei Paesi Bassi. Ma non bastò. Il Presidente Ferlaino era deciso a portare la […]

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