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Eroica Fenice

La Tag: eventi napoli e dintorni contiene 188 articoli

Teatro

Carmine Del Grosso al Kestè. Una comedy tra amici

Si è esibito sabato 18 alla Stand Up Comedy del Kestè di Napoli il comedian beneventano Carmine Del Grosso. Il suo spettacolo intitolato #Solo si è presentato come una vera e propria chiacchierata tra amici. Confidenze e confronti sulla realtà quotidiana dei trentenni sono state messe a nudo su un palco intimo. Carmine Del Grosso, un uomo semplice e atipico del Sud Carmine sale sul palco intorno alla mezzanotte. Un orario insolito per lui, non abituato ad esibirsi così tardi. “Sono di Benevento, l’Isernia del Sud. Qualcuno ci è mai stato?”. Le sue prime parole denotano subito un tono colloquiale, dimesso, fraterno. Lo show si apre con riflessioni personali sul meteo che sta cambiando. “Ho rischiato davvero di non essere qui stasera a causa di una brutta influenza intestinale dovuta ai cambiamenti climatici. Quante stagioni ci sono in una settimana?”. Le considerazioni sul clima impazzito si soffermano sul personaggio di Greta, la piccola attivista svedese che allarma la società col problema del Global Warming. “Come fa una ragazza di 16 anni a parlare davanti ai politici? Noi italiani chi avremmo potuto mandare al Parlamento Europeo? Il ragazzino di ‘saluta Antonio?’”.  Da uomo del Sud trapiantato al Nord, Del Grosso ci racconta di quanto viaggi spesso scegliendo le soluzioni low cost. Ryan Air e Flixbus sono la sua prima scelta. “Una volta ho viaggiato su un Flixbus (che è la Ryan Air degli autobus) e l’autista era così umile da averci detto: vi ringrazio per avermi fatto viaggiare con voi”. Dalle incertezze degli spostamenti con i mezzi di trasporto, Del Grosso passa alla “follia dei social network” e all’influenza che questi assumono nella nostra società. “Avete notato quelle immagini condivise su Facebook dove la gente scrive ‘Amen’ per fare in modo che, ad esempio, un bambino africano non venga mutilato? Immagino il social media manager di Facebook che va in Africa e ferma un’esecuzione dicendo: Stop! Siamo arrivati a 1000 like!“. La vita del trentenne è davvero strana per Carmine: “Sia gli adulti che i bambini mi danno del Lei”. Racconta di avere mille paranoie, di andare la mattina presto in palestra insieme agli anziani e di divertirsi a stare la sera a casa guardando Un Giorno in Pretura alla televisione.  Ed è ancora più strano per lui essere del Sud ma vivere da astemio: “Quando devo chiedere ad una donna di uscire non so come fare dato che non bevo. Cosa le offro? Del cibo?”. Carmine e la sua vita da single al Nord “Perché una persona del Sud va a vivere al Nord? Parliamoci chiaramente. Lo fa solo per la carriera!”. Milano è per Del Grosso la città del marketing, dove tutto è in vendita, anche le cose più brutte. La gente non ha il tempo di innamorarsi  e lui non sa come relazionarsi in una città così frenetica. “Il mio coinquilino gay ha una vita sentimentale più felice della mia. Lo invidio!”. La ricerca del successo in una società competitiva porta, inevitabilmente, alla perdita dell’umiltà e della semplicità. “Posso […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Silvian Heach spring/summer 2019, la nuova collezione è pronta!

Pop Tropicale Party: collezione spring/summer 2019 di Silvian Heach nello store di via Nisco. Nello store Silvian Heach di via Nisco è ufficialmente cominciata l’estate: la collezione Silvian heach spring/summer 2019 con i suoi colori vividi e vitaminici spazza via il grigio di queste piovose giornate di maggio. Per presentarci la sua nuova collezione, Silvian Heach ha organizzato un evento nel cuore del quartiere Chiaia: il party Silvian Heach in mood Pop Tropicale, punto di incontro per fashion hunter, amiche, clienti, shopaholic, gente a caccia di tendenze o anche semplicemente passanti attratti dagli accattivanti colori e dalla musica di un evento che ha i contorni di un fashion mob. L’evento si è tenuto venerdì 17 maggio dalle 18 fino alle 21, nella sede di via Nisco: a scaldare il clima ancora un po’ freddo di questo maggio così incerto ci hanno pensato il soudtrack del dj Marco Piccolo, che ha sapientemente mixato pop, indie ed elettronica, il dolci della pasticceria Gay Odin e il bar catering di Matteo di Stasio con i suoi drink dal sapore tropical, per rimanere in tema! Tra la folla di invitati e curiosi in & out store, le modelle in outfit Silvian Heach hanno svelato alcuni pezzi della collezione Spring Summer 2019. La collezione presentata è in linea con l’identità del brand: giovane, grintosa e versatile. Colori acidi e freddi, come il menta, il giallo, il fuxia, stampe floreali, fantasie optical, audaci e inediti mix, intramontabili black and white campeggiano su un backdrop fatto di piante tropicali e animali wild e si fondono con l’atmosfera jungle e safari che fa da cornice all’evento e alla collezione stessa. Silvian Heach, inoltre, presenta una novità: il denim customizzato. Il jeans, con bande laterali a contrasto, si apre alla personalizzazione: con la calligraphy, tendenza design e street attualissima, il jeans porta sul lato posteriore maxi lettering nei colori bianco, nero, rosso o blu metal, con cui customizzare e dare identità al proprio jeans. Il servizio di customizzazione gratuito, può essere effettuato negli store, presso i rivenditori del brand e sul sito del brand www.silvianheach.com.

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Teatro

Carmine Del Grosso, un comedian beneventano al Nord

Carmine Del Grosso si esibirà domani alle ore 22.00 alla Stand Up Comedy del Kestè di Napoli Carmine, oltre ad essere un comedian, è anche autore e speaker radiofonico. Il suo show #Solo, uno spettacolo tra amici si presenta, appunto, come una semplice “chiacchierata tra amici” in cui dialogare e confrontarsi sui problemi della nostra società. Vincitore del Premio Ottovolante nel 2012, Del Grosso fa parte della StandUp Comedy di Sky Italia. Lo abbiamo intervistato prima della performance. Ciao, Carmine. Ci parli di te e della tua comicità? Sono beneventano e vivo a Milano da 5 anni. Ho scoperto la comicità a Roma dove ho frequentato l’Accademia Teatrale e alcuni laboratori comici. Sono sia autore che attore comico. Ho collaborato come autore per la Rai e attualmente faccio parte del team della StandUp Comedy di Sky Italia. Sto girando l’Italia con lo spettacolo intitolato #Solo. La mia comicità si basa sulla visione della realtà attraverso gli occhi dissacranti di un trentenne. Molte delle cose che racconto sono autobiografiche e altre parlano del nostro rapporto coi social network. Sono un campano atipico. Il mio accento e il mio stile di vita non vengono riconosciuti come campani. Sono astemio e non mangio molti carboidrati.  Credi ci siano delle differenze tra la Comedy Americana e quella Italiana? Mi fa piacere rispondere a questa domanda, perché, di solito, mi viene chiesto soltanto se c’è differenza tra il cabaret e la comedy. Noi abbiamo una tradizione diversa da quella americana, parlo di usi e costumi, di modi di fare. Veniamo dalla Commedia dell’Arte. C’è soprattutto una linea generale che tutti i comici del Mondo seguono: salire sul palco con i panni di se stessi. I monologhi possono essere satirici, oppure analizzano semplicemente la realtà quotidiana. Questo è il clima che troviamo ovunque, cambia solo il metodo. La percezione dell’arrivo della comedy in Italia è stata distorta. Si pensava fosse una sorta di satira accelerata e quindi si è creata una frattura comunicativa. Solo grazie a Netflix, negli ultimi 5 anni, siamo arrivati ad un’espansione verso un pubblico di giovani ed è questo il vero successo della comedy italiana. I ragazzi prima non andavano più agli spettacoli dei comici. Pensi che le barriere tra la comicità del Nord  e quella del Sud Italia siano state superate? A me piace quando ci si prende in giro sulle proprie origini. Molto probabilmente ci sono ancora delle differenze tra Nord e Sud ed è giusto che ci siano, parlo di differenze culturali. La comicità si basa su un’alterazione della realtà. Quindi se io sono nato a Napoli e voglio prendere in giro una persona che è nata a Milano lo faccio. L’importante è che ci sia parità tra i due. Quando un milanese mi sfotte chiamandomi terrone, non me la prendo perché cerco di sfotterlo di conseguenza. Bisogna essere alla pari nella presa in giro, non deve esserci alcun scalino tra le due parti. Abbiamo invece superato l’idea che chi è nato al Sud abbia una marcia in meno. Puoi […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Eugenio Giliberti all’Intragallery: indici.casa.volo

Dal 16 maggio all’11 luglio la mostra indici.casa.volo di Eugenio Giliberti alla galleria per le arti contemporanee Intragallery Quando Eugenio Giliberti parla di artista abitante, a chi fa riferimento? L’artista nasce e cresce con il mondo, per poi sublimare la sua essenza in forma estetica, immortalando il mortale. Il pensiero non muore con il corpo, e carta, tela, spartito lo imprimono e incidono nel corso della storia. Se anche il supporto è perituro, si ricorre alla voce. Quando ci si ammutolisce, persiste la memoria. L’artista di Eugenio Giliberti è poi abitante. L’abitato, il luogo della vita, è segnato dal passaggio dell’artista, l’abitante. La mostra indici.casa.volo rappresenta un tassello espositivo del mosaico pensato da Eugenio Giliberti per la città di Napoli. Fino all’11 luglio sarà esposta all’Intragallery la prima tappa del più ampio Voi siete qui/ vico Pero/ Giacomo Leopardi – progetto di artista abitante. Collaborando anche con la Fondazione Morra e con la galleria Dafna di Santa Teresa degli Scalzi, il maestro Giliberti realizzerà un’installazione site specific presso il palazzo che echeggia degli ultimi passi del poeta di Recanati. Ad animare il progetto che vedrà la rivitalizzazione del palazzo di Vico Pero, il valore riconosciuto alla memoria. L’interesse per il palazzotto di Vico Pero è nutrito dal contatto quotidiano che Eugenio Giliberti intrattiene con la zona in cui abita ormai da anni. L’archeologia metropolitana nasce da qui, l’artista sfoglia la città strato per strato. Esposta in mostra la doppia ricostruzione della Napoli di oggi e di quella di Leopardi. Sfogliate lungo il percorso di scavo anche le carte, come rivela Eugenio Giliberti: «fogli pieni di numeri, gli indici tematici dello Zibaldone». L’artista ha lavorato sulle note polizzine, gli indici numerici ideati da Leopardi per la suddivisione della sua opera. Eugenio Giliberti e indici.casa.volo L’intreccio di corrispondenze è stato la linea guida del lavoro di Eugenio Giliberti. Per ogni cifra dell’indice tematico, uno dei colori fondamentali tratto dalla scala cromatica. «Ho seguito poi pedissequamente l’ordine dei numeri che sono presenti negli elenchi leopardiani. Alla base di tutto, le combinazioni di colori». Passaggio successivo, la suggestione sinestetica nata dall’intreccio di menti: l’encausto dell’artista Giliberti dialoga con la musica elettronica. «Abbiamo elaborato un sistema di traduzione della sensazione luminosa in sensazione sonora». La mostra indici.casa.volo segue già nel titolo le tappe d’artista. Gli indici, riconoscibili sui quattro quadri organizzati nei temi di teorica delle arti, lettere, ec., trattato delle passioni, della natura degli uomini e delle cose, memorie della mia vita; la casa, quella ricostruita dal plastico dove campeggia via Santa Teresa, quella dei lavori su carta, riproduzioni degli autografi sui palazzi della città; il volo infine, quello di un omino che come su un carillon, nella sua gestualità patetica, si ispira all’operetta morale sul volo degli uccelli. «Mi interessava astrarmi dalle considerazioni sulla realtà fisica del poeta. Questo è un omino generico, quasi atletico. Sulla grande curva, che non chiude, partiamo dalle lettere ai numeri, dai numeri ai colori, dai colori alle note musicali e poi all’animazione tridimensionale». Con Stefano Silvestri e […]

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Teatro

La comicità noir di Valerio Lundini alla Stand Up Comedy del Kestè

Si è esibito domenica 12 al Kestè di Napoli il comedian romano Valerio Lundini. Con il suo spettacolo Penultima Tappa del Tour Mondiale, Lundini ha portato in scena una comicità noir e surreale fatta di scene quotidiane e luoghi comuni. Valerio Lundini, un comedian dalla risata intuitiva “A volte cerco di raccontare cose che mi sono accadute rendendole divertenti”. Valerio Lundini “gestisce” un’ora e più di spettacolo con uno stile estremamente personale. Gli episodi di vita personale, protagonisti dello show, sono narrati attraverso una naturalezza impacciata mista ad un tono lento e surreale. Lo spettatore deve addentrarsi nei tempi comici di Valerio Lundini che si esprimono con una voce volutamente imprevista. L’italiano medio è il bersaglio preferito di Valerio, il classico cittadino grottesco che si crogiola nella sua ignoranza infastidendo coloro che gli sono attorno. Nel quiz a premi Duce non Duce, un irritato presentatore prova a dialogare con Giovanni da Guidonia, un giocatore tipo che non si sforza di capire il senso del gioco a cui sta partecipando ma approfitta dei cinque minuti di notorietà che la radio gli concede per parlare della sua vita e dei suoi amici. Nell’approfondimento giornalistico di una puntata di Ted Talk, un presentatore altezzoso ci spiega quanto siano diventati dannosi per la nostra società i social network. L’uso smodato di Facebook e delle altre piattaforme vincola la vita dell’essere umano fino ad imprigionarla in una cella. L’impossibilità dell’uomo di staccarsi dalla dipendenza dai social è un allarme dal quale dobbiamo fuggire. Anche in questo pezzo comico lo stereotipo dell’utente normale è oggetto di sberleffo. Il tono serioso e sconcertato di Lundini suscita una risata indotta nello spettatore, causata principalmente da tempi scenici imprevisti. Brillante è la gag sui tabù che mortificano il concetto di sesso nella nostra società. Il comedian ci spiega quanto sia irrazionale far passare per normale il messaggio che ruota attorno alle relazioni serie e rendere immorale la naturalezza dei rapporti sessuali. E lo fa attraverso una narrazione ribaltata che intreccia i ruoli e i significati dei contenuti. Una Stand Up Comedy metateatrale ed alternativa La peculiarità della comedy di Valerio Lundini sta tutta nella sua capacità di rendere metateatrale il proprio spettacolo. Lo show di Valerio è fatto di sketch supportati da video ed immagini. La sua “narrazione nella narrazione” serve a far cadere la quinta parete del palcoscenico. Ma anche il velo della realtà circostante svanisce davanti ai nostri occhi, per rendere più comprensibile il no sense che ci circonda. Tra giornalismo da sciacalli, eccessivi atteggiamenti della comunità contemporanea e prese di posizione di nicchia, Valerio Lundini propone una comicità poco italiana. Punta ad uno stile internazionale che si pone a metà strada tra il gusto retrò e quello futuristico. Ed è per questo motivo che il gradito ritorno di Lundini a Napoli appoggia pienamente il lavoro sperimentalista che il Kestè sta effettuando sulla Stand Up Comedy. Puntare sulla comicità naturale per dare voci a narrazioni coinvolgenti e giovanili. Riunirsi davanti ad un comedian è oggi, per il pubblico, sinonimo […]

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Food

Al So Zen di Pompei l’Oriente incontra l’Occidente

 So Zen, il piccolo gioiello del Tiberius | Riflessioni A Pompei, proprio vicino ai suoi scavi rinomati in tutto il mondo, sorge il Tiberius e la sua terrazza So Zen, dalle atmosfere e dai colori orientali. Pasquale Nina e Karine Compain, proprietari e manager del Tiberius, si sono lanciati in questa nuova ed originale idea: ricreare sulla terrazza del complesso un giardino marocchino in cui ospitare i propri ospiti alle ultime luci del tramonto. Un lounge bar che si presta a molte cose diverse a seconda dei giorni della settimana in cui ci si vuole recare. Serate dedicate al mondo arabo con spettacoli di danza del ventre, tatuaggi henné e narghilè analcolico, ma anche notti moderne accompagnate dalla musica del dj set. Drink e cucina gourmet per l’inaugurazione della terrazza So Zen In occasione dell’inaugurazione del So Zen, sono stati proposti diversi assaggi provenienti dalla drink list e dal menù del locale. La serata si è svolta tra cuscini piatti e piccoli tavolini etnici, luci soffuse e leggeri gazebi, che hanno fatto viaggiare i presenti nel lontano Marocco. Un piccolo banchetto di dolci del pastry chef Graziano Notarnicola ha accolto i presenti tra i più disparati colori e sapori; creme con estratti di frutti e i più classici bignè sono stati accompagnati da un leggero spumante in apertura della degustazione. Piccoli assaggi di cucina ad opera dello chef Francesco Lombardo e del suo staff hanno deliziato i palati. Innovative le combinazioni di carne e pistacchio, ma anche le rielaborazioni di creazioni generalmente ascrivibili alla cucina giapponese e qui rivisitate secondo i gusti e i prodotti della cucina mediterranea. Il menù del So Zen mette a disposizione del cliente una vasta scelta di cocktails. Il bartender manager Marco Carrara si è esibito nella preparazione di diversi cocktail di benvenuto il cui minimo comune denominatore era la presenza di elementi legati all’alimentazione mediterranea ma trasposti in drink. Un esempio ne è la sua nuova invenzione ispirata alla classica pizza napoletana: il Ciliegino, ottenuto con gin maré, sciroppo di pomodorino e lime, il tutto guarnito da profumate foglie di basilico. Con tecniche di aromatizzazione e gustose spume, i diversi drink hanno sorpreso e conquistato; tra tutti si ricorda il Dolce So Zen dalla leggera spuma di champagne in contrasto con i sapori un po’ più aspri del cocktail stesso. Al So Zen è possibile bere quanto mangiare, infatti la terrazza all’aperto è provvista anche di un piccolo forno per cucinare le classiche pizze napoletane. Proprio con una fumante Margherita si è conclusa l’inaugurazione, offrendo soltanto uno sguardo sull’ampia scelta del menù, che unisce i piatti della cucina mediterranea e alcune pietanze arabe (prime fra tutte le tajine e l’hummus). La terrazza del Tiberius si presta davvero a diversi tipi di serata grazie allo sguardo dei proprietari che hanno saputo unire gli aspetti migliori della cultura araba e di quella mediterranea. Sono state sapientemente ricostruite le suggestive atmosfere arabe e proposti alcuni dei sapori marocchini ma stemperati dai classici prodotti mediterranei e dalla tradizione […]

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Recensioni

Bruciati di Stefano Ariota, omosessualità e lutto allo ZTN

Venerdì, 3 maggio è andato in scena al teatro ZTN lo spettacolo “Bruciati” di Antonio Mocciola, con la regia di Stefano Ariota. Sul palco i tre attori Marina Billwiller, Ivan Improta e Simone Alfano hanno regalato agli spettatori una performance fuori dalle righe. La scena, segnata dalla virulenza della nudità dei corpi, ha infiammato un ambiente volutamente scarno in un’atmosfera lancinante e perturbante che ha guidato una concitata e doppia narrazione in un solo ed esile piano scenico. Un plauso va anche agli Assistenti alla  regia Massimo Di Stasio e Marco Gremito e all’arredamento scenico dell’arch. Tullio Pojero. “Bruciati” di Stefano Ariota, lo spettacolo dalle molteplici narrazioni come frutto di una realtà delirante Una donna dondola sotto le forti braccia di due uomini, vomita parole sconnesse, insensate come nenie maligne. Erompono tra la platea dei ghigni diabolici, risate schizzate come suoni stridenti in un silenzio assoluto. Dei suoni cadenzati e inquietanti di campane a lutto squarciano la tela del silenzio e si propagano tra gli interstizi della mura del teatro e scagliano pezzi di note di follia, dolore, morte. L’incipit di “Bruciati” è una ferita sanguinante, uno strappo lancinante che desta il sublime, una doccia di fuoco che sveglia dal sopore della quotidianità. Lo spettacolo di Antonio Mocciola è pregno e grondante di una forza primigenia. Un piano scenico diviso in due accoglie i tre protagonisti Anna, Ilario e Marco. Anna e Ilario sono due coniugi e hanno un figlio di nome Andrea che non compare mai nella scena. Tuttavia, La vita di coppia dei due è per Ilario una mordace copertura, poiché Ilario è omosessuale ed è da sempre innamorato di Marco. I due amanti sono costretti a vedersi di nascosto, in stanze d’albergo, poiché Ilario non ha il coraggio di lasciare sua moglie. Ilario teme il giudizio e vuole proteggere suo figlio Andrea da una situazione scomoda e decide di portare avanti una doppia vita. L’incontro dei due amanti è inserito in un angolo del palcoscenico. I due compaiono nudi sul piano scenico condiviso contemporaneamente con Anna, la quale appare congelata, obnubilata da una tetra immobilità, sfumata dall’ombra delle luci concupiscenti puntate sui due uomini. I due corpi si muovono sontuosi, avvinghiati in un unico corpo inscindibile, fusi dal sudore  bollente del piacere carnale. Le scena appare allucinata dalla passione più viscerale e si libera delle vestigia morali e moralistiche della società. Pur amando Marco, tuttavia Ilario è imprigionato nella sua gabbia domestica, condivisa con la moglie che non ama e odia con tutto se stesso. Le mura della casa sono pareti di una prigione di ipocrisia, un luogo infernale, dove la moglie si muove a scatti, come un carillon, quasi  fosse azionata da una cordicina. Proprio da qui che lo spettacolo sembra non completamente lineare, diviene insoluto. Proprio a partire dalle mura domestiche di Ilario e Anna che trapelano brandelli di inquietudine: Ilario risulta frustrato, oppresso dalla sua non vita, si scaglia contro la moglie che si comporta, tuttavia, normalmente, scoppia in fragorose risate isteriche che trapelano […]

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Teatro

Stand Up Comedy: intervista a Sofia Gottardi

In vista della serata del 5 maggio che la vedrà protagonista sul palco del Kestè, abbiamo avuto l’occasione di chiacchierare con Sofia Gottardi, giovane e divertente comedian. Classe ’96, Sofia Gottardi fa dei suoi difetti materiale per la sua comicità, realizzando in questo modo un contatto con l’altro. Sofia Gottardi, l’intervista Cominciamo con la domanda più banale di tutte: come ha iniziato Sofia Gottardi a fare stand up comedy?   Semplicemente a me è sempre piaciuto scrivere e stare sul palco, soprattutto fare la cretina è qualcosa che mi si addice. Nel 2014 ho fatto vedere un monologo al mio professore di improvvisazione, che ho scritto quando avevo 15, e lui mi ha consigliato di fare un laboratorio comico a Vicenza, e lì una mia amica mi ha fatto un video che ha fatto il giro di varie persone che facevano stand up comedy, ovvero poche. Ho fatto fatica a portare determinate tematiche in quanto nel 2014 eravamo ancora in pochi. Quando poi la stand up comedy ha iniziato a prendere piede ho avuto meno freni. Nel 2016 ho fatto il mio primo spettacolo di un’ora e in seguito ho partecipato ai programmi televisivi di Natural Born Comedians e Comedy Central News su Comedy Central. In questi giorni ho registrato un monologo per Audible e….ho paura di non aver imboccato la domanda (ride) Ti prendi in giro molto spesso, perché questa autoironia?   Ognuno ha il suo stile, tuttavia ritengo ci voglia più coraggio a prendere in giro sé stessi che gli altri, perché per farlo devi capirti al meglio, e ti assicuro che con tutta la propria volontà è molto difficile. Spesso abbiamo bisogno degli altri per farlo, è difficile essere consapevoli dei propri difetti. Quindi la tua comicità è anche un modo per cercare il contatto con l’altro?   Esattamente. Io personalmente ho sempre desiderato il contatto con gli altri, sono sempre stata una ragazza un po’ strana, un po’ bizzarra…e lo sono tutt’ora, solo che prima non avevo la stand up comedy con cui sfogare e quindi avevo qualche difficoltà nell’interagire con gli altri. Fare comicità è anche un modo per dire “io sono così, cercate di capirmi, se c’è qualcuno che è come me sappi che non sei solo ” o magari c’è qualcuno che è anche peggio. Un altro elemento ricorrente nelle tue battute è la condizione della donna.   Certo. Io penso innanzitutto che non deve esserci questa separazione della comicità per uomini e per donne. Io spesso tratto temi che riguardano la donna, ma non lo faccio perché prediligo un pubblico femminile. Semplicemente faccio comicità su cose che conosco, e spero che al pubblico interessi. Se un uomo parla di sesso le donne sono sempre state curiose di sentire cosa ha da dire. Solo che c’è bisogno di una certe elasticità per l’uomo che ascolta la donna perché io da uomo sarei spaventato da una persona che sanguina e non muore, oppure sarei curiosa. Com’è essere una donna nel mondo dello stand up […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Massimo Troisi e Ricomincio da 25: l’omaggio al genio

Nel venticinquesimo anno dalla morte di Massimo Troisi (4 giugno 1994) il magazine digitale Hot Corn si è unito a Casa Lavazza per realizzare l’evento unico Ricomincio da 25, con lo scopo di rendere omaggio a un attore senza tempo Mercoledì 17 aprile proprio a Casa Lavazza, a Palazzo Marigliano Frank Matano, star giovane dal web al grande schermo, ha raccontato la sua immensa passione per Troisi prima di presentare al Cinema Modernissimo la proiezione del film Ricomincio da tre. Il dibattito, moderato da Andrea Morandi, direttore di Hot Corn, è stato impreziosito dall’intervento dell’Assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele. «Massimo è la comicità, è vero, – dice Nino Daniele – ma per me è sempre stato la poesia. Penso che la comicità era per lui indispensabile per sdrammatizzare l’enorme emozione della vita. Massimo dice ai giovani: dovete essere voi stessi, cercare il vostro linguaggio». A Frank Matano il compito di raccontare, attraverso vicende biografiche e curiosi aneddoti, il «suo» Troisi, uomo e artista, poeta e filosofo in un confronto sul tema della comicità al cinema tra passato e presente. «La comicità di Troisi è meravigliosa perché fa ridere, ma non troppo e non diventa mai patetica. Ci sono personaggi che prescindono il tempo e lo spazio e si proiettano nell’infinito». Ricomincio da tre di Massimo Troisi torna sul grande schermo Subito dopo il talk, il ritorno sul grande schermo di Ricomincio da tre, film di esordio di Troisi con Lello Arena e Lorenza Marchegiani al Cinema Modernissimo. «Invidio molto chi vedrà il film per la prima volta» – dice Frank Matano. La risposta dei napoletani non tarda: è subito sold out, cinquemila mail in una settimana, tutto per rivedere un vecchio film datato 1981, praticamente un’era geologica fa. Ricomincio da tre fu un grande successo di pubblico e di critica, premiato con due David di Donatello per il miglior film e il miglior attore, diventato un film cult per la sua comicità irresistibile. Massimo Troisi ancora una volta tratta in modo leggero tematiche importanti, come il tradimento o la gelosia. Alcune trovate del regista e dell’attore hanno fato la storia del cinema, come la scena della corsa a perdifiato attorno al palazzo di Firenze per incontrare Marta, la ragazza di cui Getano era innamorato: scena che , infatti, è stata citata e ripresa anche la Roberto Benigni ne La Vita è bella. In sala si ride come fosse la prima volta, accompagnati da un pizzico di nostalgia per la scomparsa prematura di uno dei più grandi attori italiani. Una risposta prevedibile quella dei napoletani, ma non scontata. Massimo Troisi è un eroe popolare, riflesso di una città e di un popolo, ma non un fenomeno unicamente napoletano. Massimo Troisi non ha etichette, non ha confini, né limiti. Nella sua carriera, purtroppo breve (muore a 41 anni) ha giocato un campionato a parte , come top player assoluto, degno compare di altri due grandi fuoriclasse della Napoli degli anni ottanta: Diego Armando Maradona e Pino Daniele. Troisi non […]

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Cinema e Serie tv

Voce ‘e Sirena: intervista a Sandro Dionisio

Voce ‘e Sirena è il recente lungometraggio (prodotto da C.eT.R.a nel 2017) girato dal regista Sandro Dionisio e interpretato da Cristina Donadio, Rosaria De Cicco e Agostino Chiummariello. In occasione della proiezione del lungometraggio al cinema Delle Palme, abbiamo intervistato il regista. Voce ‘e Sirena: intervista a Sandro Dionisio Il filo narrativo lungo cui si svolgono le vicende di Voce ‘e Sirena è l’episodio dolorosissimo dell’incendio a Città della Scienza. In quali termini il bisogno d’espressione emotiva ha preso forma e corpo nella trama registica del lungometraggio? Lo shock visivo ed emotivo che ha provocato in me il bisogno di realizzare Voce ‘e Sirena si è presto tramutato nel  bisogno di  cercare una ragione alla ciclica necessità che Napoli ha di mortificare la propria invincibile bellezza. Ho pensato così ad un dialogo filosofico tra due anime della città, quella popolare borghese, per porre domande più che dare risposte e, nel contempo, tracciare una narrazione non convenzionale della storia di Partenope attraverso le sue icone e le sue voci nobili. Ovviamente altro protagonista del mio racconto sono state le rovine ancora fumanti del rogo: un teatro di allucinata bellezza che ha distanziato il mio racconto oltre che dare alle performance di tutta la troupe un pathos ed una potenza imprevedibile nel kì momento della scrittura del progetto. In Voce ‘e Sirena scorrono, parallele e intrecciate a un tempo, i vissuti di due donne (impersonate da Cristina Donadio e Rosaria De Cicco) e testimonianze “dal vero”; come ha fuso insieme, il disegno registico, queste voci alle «voci più nobili e antiche della storia millenaria della città»? Da anni il mio percorso artistico mi ha portato a sperimentare la contaminazione linguistica e semantica alla ricerca di un nuovo modello di cinema che io chiamo “crossover” più aderente, rispetto al racconto classico, alle realtà meticce della contemporaneità. Il concetto codificato negli anni della nouvelle vague di cinema antitrama mi è sembrato particolarmente attuale e declinabile in contesti di un cinema d’autore low budget volto a pedinare e stanare il reale in vorticoso movimento. Reale, quotidiano, mitologico: come trovano voce e armonia nel suo lungometraggio queste grammatiche del Vero? Da Basile a De Simone a Moscato, Partenope è patria del realismo magico e ogni manifestazione del reale nasconde e comprende nel racconto della Città elementi mitologici o ancestrali: così ho dato voce a progressivi svelamenti dei miei personaggi che rivelassero dietro le fattezze realistiche l’anima misterica e mitologica della città che prende il suo nome da una Sirena. Qual è stato il rapporto che si è creato fra regista e attore durante le riprese? Quali le emozioni profonde che vi hanno legati? Voce ‘e Sirena è stato scritto pensando ai volti ed al temperamento degli attori che lo hanno interpretato; senza la preziosa disponibilità di Rosaria De Cicco, Cristina Donadio e Agostino Chiummariello il film non sarebbe mai stato realizzato. Tutti amici e collaboratori delle mie imprese cinematografiche da  anni: con i tre protagonisti abbiamo rinnovato e saldato un sodalizio umano oltre che artistico grazie […]

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