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Eroica Fenice

La Tag: eventi napoli e dintorni contiene 102 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Laurea Honoris Causa a Dacia Maraini a L’Orientale

L’Università degli Studi di Napoli L’Orientale  ha conferito una Laurea Honoris Causa a Dacia Maraini in “Letterature e culture comparate”.  Mercoledì 17 Settembre, nell’elegante cornice della Sala Conferenze di Palazzo Du Mesnil, la rettrice dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, Elsa Morlicchio, coadiuvata dai membri del senato accademico, Augusto Guarino (Direttore del Dipartimento di Studi Letterari, Linguistici e Comparati) e Donatella Izzo (Coordinatrice del corso di laurea magistrale in Letterature e culture comparate), ha conferito la Laurea Honoris Causa a Dacia Maraini in “Letterature e culture comparate”. Dacia Maraini: una donna, un universo Impossibile tracciare in pochi vocaboli un profilo esaustivo della Maraini, una scrittrice dagli innumerevoli interessi che si è cimentata con le più disparate tipologie di scrittura: è stata ed è tutt’ora una poetessa, una drammaturga, una saggista e una sceneggiatrice. Con la sua inesauribile vena narrativa, ha collezionato nel corso del tempo tantissimi premi, come il Premio Strega nel 1999 con la raccolta di racconti Buio, ma anche tantissime onorificenze come il titolo di Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana il 9 Gennaio 1996 e il titolo Ordine del Sol Levante, Raggi in Oro con Rosetta il 3 Novembre 2017. Ultimo, almeno per ora, la Laurea Honoris Causa in “Letterature e culture comparate”. Un’onorificenza che non ha voluto premiare Dacia Maraini come autorità culturale o accademica ma ha voluto celebrare i valori e i principi della sua letteratura fatta di ardore e passione civile, di apertura e solidarietà verso il mondo, verso l’altro e il diverso. Valori che l’Ateneo ha voluto suggellare con questa cerimonia per indicare una strada ai suoi studenti, per offrirgli un modello e dunque quale modello migliore di una donna dalla insaziabile curiosità intellettuale che ha saputo conciliare e far vivere insieme tutte le culture conosciute durante i suoi viaggi. Laurea Honoris Causa a Dacia Maraini: una storia iniziata nella Terra del Sol Levante Nata a Fiesole nel 1936, figlia dello scrittore e antropologo Fosco Maraini e della pittrice nonché aristocratica Topazia Alliata, Dacia ha trovato fin da subito un grande incentivo creativo nelle due figure genitoriali che le hanno trasmesso- come ama definirli- il “male” del viaggio e il “morbo” della scrittura. La sua arte va infatti oltre qualsiasi mero esercizio o pratica tecnica/artistica ma si lega visceralmente alla sua vita: a quella caparbia capacità, quasi un’ostinazione, di farsi ambasciatrice di pace anche in seguito a una catastrofe. Catastrofe che ha vissuto da bambina in prima persona dal 1943 al 1946, quando fu internata insieme alla famiglia nel campo di concentramento di Nagoya ma che forse, più di qualsiasi esperienza, ha conferito alla sua scrittura un intrinseco dialogismo: il potere di dialogare e aprirsi assiduamente al confronto con la realtà contingente. La prima donna insignita di una Laurea Honoris Causa a L’Orientale Quella di ieri non è stata di certo la prima Laurea Honoris Causa conferita dall’Ateneo- in passato l’hanno ricevuta personaggi illustri come Giorgio Napolitano e François Mitterrand- ma è stata la prima laurea ad honorem conferita […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Ad Aversa la quattordicesima edizione del Premio Bianca d’Aponte

Premio Bianca d’Aponte Città di Aversa si legge a chiare lettere sulle locandine rosse nei pressi del Salone Romano del Teatro Cimarosa di Aversa, location di una bellezza che sorprende, che ospiterà il 26 e 27 ottobre la quattordicesima edizione del festival e concorso dedicato alla canzone d’autore femminile: il Premio Bianca d’Aponte. La cantautrice prematuramente scomparsa quindici anni fa continua a vivere nell’anima della manifestazione a lei dedicata: un’occasione per ricordare una delle voci più belle a cui il casertano (proprio la città di Aversa) ha dato i natali e un’opportunità per le cantautrici che conservano nel cassetto un testo in italiano o in dialetto da condividere, da far conoscere. Tra le 150 donne che hanno risposto al bando di partecipazione al concorso, il Comitato di garanzia del premio (formato da produttori, giornalisti, cantautori) ne ha selezionate soltanto 10, che parteciperanno alle finali di sabato 27 ottobre (al Teatro Cimarosa, ingresso libero su prenotazione obbligatoria). I premi in palio sono, quest’anno più che mai, appetibili: alla vincitrice del premio assoluto, il Premio Bianca d’Aponte, andrà una borsa di studio di 1.000 euro offerta dalla cooperativa nazionale DOC Servizi, il premio della critica, invece, dedicato allo storico direttore artistico Fausto Mesolella, sarà di 800 euro. Sono poi previste menzioni d’onore per il miglior testo, la migliore musica e la migliore interpretazione con numerosi riconoscimenti esterni, tra cui la possibilità di un tour di otto concerti (finanziato con i fondi previsti dalla legge 93/92). Le dieci finaliste di quest’anno del Premio Bianca D’Aponte Argento da Brindisi con il brano “Goccia” Roberta De Gaetano da Messina con “Va tutto benissimo” Francesca Incudine da Enna con “Quantu stiddi” Irene da Napoli con “Call center” Kim da Padova con “Un cane e una moglie” Meezy da Foggia con “Temporale” Giulia Pratelli da Pisa con “Non ti preoccupare” Chiara Raggi da Rimini con “Lacrimometro” Chiara Ragnini da Genova con “Un angolo buio” Elisa Raho da Roma con “Bello” Inoltre, solo durante la serata finale, presentata da Max Tommasi di Radio1 Rai e Carlotta Scarlatto, sarà possibile acquistare la compilation della quattordicesima edizione del Premio: il ricavato della vendita sarà poi interamente devoluto ad Emergency. Le novità della quattordicesima edizione del Premio Bianca d’Aponte In un clima di rispetto per l’impostazione data al premio dal suo storico direttore artistico Fausto Mesolella, scomparso nel marzo del 2017, a prendere il suo posto è il collega contrabbassista Ferruccio Spinetti, con il quale ha fatto parte del gruppo pop-jazz Piccola Orchestra Avion Travel, vincitrice del Festival di Sanremo nel 2000 con “Sentimento”. È stato lui ad aver voluto fortemente la talentuosa Simona Molinari come madrina di quest’edizione. La cantante di “In cerca di te” e “La felicità” (brano con cui ha partecipato al festival di Sanremo del 2013 in duetto con Peter Cincotti) ha scelto, come consuetudine per le madrine del concorso, il brano di Bianca d’Aponte (che sarà inserito nel cd compilation di questa edizione) da interpretare sul palco della serata conclusiva: la scelta è caduta su “Bagarozzo Re”. […]

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Food

Terra mia, l’innovativa gastronomia nel cuore del Vomero

Terra mia, nuovo progetto gastronomico nel cuore del Vomero, da martedì 9 Ottobre ha aperto ufficialmente i battenti. Scoprite con noi la sua innovativa formula per vivere un’esperienza gustosa e di grande qualità! Martedì 9 Ottobre, in via Kerbarker 80, nel cuore del Vomero, la gastronomia Terra mia ha aperto i battenti al pubblico con un grande evento inaugurale. Il locale, nato da un progetto di Marco De Cesare, chef e e già proprietario del ristorante Amabile di Cercola, e di Antonio Elefante, patrono della nota Pizzeria dell’Angelo nel centro storico di Napoli, vuole sorprendere con due particolarità. Lo chef, infatti, cucinerà in vetrina, dialogando con gli avventori, per creare un vero e proprio show cooking permanente. Inoltre, la gastronomia cambierà volto di sera, trasformandosi in una paninoteca gourmet, ricca di proposte sempre in linea con la stagionalità degli ingredienti utilizzati per le farciture. I panini saranno di volta in volta dedicati a un personaggio del mese, appartenente al patrimonio artistico e musicale napoletano. Un connubio vincente, insomma, per gustare buon cibo e conoscere meglio il panorama culturale del nostro territorio. L’idea di creare un vero e proprio show culinario nasce anche dall’esigenza, sempre più in voga, di associare l’immagine dello chef ad un’icona pop, capace cioè di trascinare il pubblico nel proprio mondo e far conoscere la sua arte mediante un contatto diretto visivo. Nell’epoca di Masterchef e altri noti programmi televisivi, cucinare vuol dire anche diventare protagonista della scena sociale del Paese e dare riconoscimento, voce e fisionomia a chi ci regala emozioni in cucina. La cucina è così messa “in vetrina“, esposta come in un museo, dando l’opportunità ai passanti di assistere ai processi di lavorazione e invogliando a una sosta dal sapore tutto partenopeo. Lo chef Marco De Cesare ha fieramente commentato il progetto: “Ho scelto di cucinare a vista per riuscire a trasferire ai nostri clienti non solo la qualità delle nostre proposte menù, tutte cucinate con primizie locali, ma anche per il valore culturale dei piatti della nostra tradizione”. L’atmosfera ludica e creativa, inoltre, ben si addice all’estetica del locale, che con accese e colorate piastrelle vietresi, luci a vista e quadretti della tradizione, accoglie piacevolmente il cliente. Piatti della tradizione e show cooking per la gastronomia-bottega “Terra mia”, nel cuore del Vomero La formula d’asporto, con uno spazio arredato con qualche posto a sedere per fermarsi a mangiare, funziona a pranzo e a cena, proponendo un menù che segue il ritmo delle stagioni. Si alternano proposte di carne, pesce e verdure, sempre in accordo con la tradizione e la dinamica dello show cooking. Pasta e patate, genovese, braciola di cotica, preparazioni vegetariane: queste sono solo alcune delle proposte gustose. Nelle ore serali, invece, la gastronomia si trasforma in paninoteca, con una selezione di panini farciti a km 0, i cui nomi cambieranno a seconda della variazione della ricetta (e dunque della stagionalità del prodotto offerto). Lo chef, presente all’evento inaugurale, si è dilettato a intrattenere il pubblico condividendo tecniche, ingredienti, segreti e aneddoti di piatti […]

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Food

Archivio Storico, il premium bar del Vomero stupisce ancora!

L’Archivio Storico, situato nel cuore del Vomero, a due passi da piazza Vanvitelli, è  un premium bar che ormai non ha più bisogno di grandi presentazioni: dal 2013 è una delle mete più ambite in termini di bartendency e mixology, il posto ideale per bere un cocktail a regola d’arte o per scegliere un vino da un’insolita e ricercata cantina mentre si assaporano i piatti recuperati dai ricettari dei Borbone. Varcata la soglia di un enorme quadro che funge da porta scorrevole, ci si ritrova  protagonisti di una vera e propria passeggiata nella storia, una storia che incrocia anche la grande creatività dell’architetto e designer francese Philippe Starck a cui è ispirata la sala bar, caratterizzata dalla disposizione piacevolmente disordinata di quadri sistemati sotto il soffitto, tra le cui cornici pendono lampadari neri. Fra antichi trattati e stampe d’epoca, ogni sala è dedicata a uno dei cinque re Borbone del Regno delle due Sicilie e in un attimo si viene proiettati in un’altra dimensione temporale, libera dai rumori e dal caos della Napoli moderna. A rendere ancora più piacevole questo affascinante tuffo nella storia della “Napoli che fu” sono le idee innovative, ma allo stesso tempo saldamente legate alla tradizione, di Salvatore D’Anna. Salvatore è bar manager della struttura e autore di una drink list in parte diversa dalle precedenti, il cui filo conduttore è l’energia dei sapori della tradizione. Si tratta di cocktail da poter apprezzare soli o in compagnia in orario aperitivo domenicale, cena settimanale e post-cena e che raccontano a chi li degusta la storia, la cultura, le tradizioni della Napoli Borbonica e di quella moderna. Archivio Storico, ecco la nuova lista di drink Cinque le sezioni del nuovo menù: la “classica” contenente i cocktail più apprezzati negli scorsi anni (come il “Clover club” ottenuto con Gin, Vermouth dry, succo di limone, sciroppo di lampone e albume); la sezione “Le Grand Tour”, formata da cocktail le cui ricette sono state ideate da bartender di diverse nazionalità ed ovviamente adattate al concept dell’Archivio Storico che prevede l’utilizzo di prodotti “homemade” (come lo “Smoked Mango Margarita” con Tequila, liquore d’arancia, sciroppo al mango, succo di lime e spezie); la sezione dedicata alle “degustazioni verticali”, ove sono proposti assaggi in sequenza di diverse etichette di rum e whisky; la sezione “Pour les bons vivants”, dedicata ai cocktail Martini; ed, infine, la sezione denominata “Le ricette dell’Archivio”, contente i drink “new entry”, un omaggio alla napoletanità, ai sapori nostrani (alcuni sono ottenuti con prodotti a km 0), alla storia del Regno di Napoli. Tra i cocktail proposti ritroviamo il “Babà Punch” con Rum Jamaicano, Rum Speziato, Oleo Saccarhum, Pisto mix, succo di limone, the, cannella, arancia;  il “Crisommola Negroni” al sapore dell’albicocca del Vesuvio preparato con Jin  Aperol, Vermouth dry, liquore all’albicocca, Orange bitters;  l’”Espresso fizz” con Rum chiaro, liquore al caffè, zucchero, succo di limone, soda al caffè espresso;  il “Piennolo” realizzato con Vodka, Bloody Mary e succo di pomodorini del Piennolo, un cocktail che ricorda molto la napoletanità e […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Marco D’Amore e Medici senza Frontiere a Ricomincio dai Libri 2018

La quinta edizione di “Ricomincio dai Libri 2018” è ufficialmente iniziata. Fra gli ospiti più attesi della fiera del libro di Napoli, ospitata presso il Museo Archeologico Nazionale, c’è stato senza ombra di dubbio l’attore Marco D’Amore, celebre per aver dato il volto a “Ciruzz l’immortal” nella serie tv Gomorra (prodotta da Sky e giunta ormai alla quarta stagione). L’attore partenopeo ha preso parte all’incontro organizzato da Medici senza Frontiere per presentare “Fuori Campo“, il secondo rapporto svolto dall’organizzazione internazionale sugli insediamenti informali di migranti e rifugiati in Italia, prestando la propria voce per leggere le testimonianze raccolte dall’associazione durante il periodo di ricerca. Storie al limite, di persone costrette a vivere in condizioni igienico sanitarie praticamente inesistenti, uomini e donne dimenticati dalla società. L’incontro, tenutosi presso la Sala Conferenze del Mann, ha radunato persone di diversa età. Giovanissimi, studenti, donne anziane. Tutti interessati a capire e conoscere questo buio aspetto della realtà. I dati presentati sono davvero allarmanti: ogni anno in Europa arrivano migliaia di rifugiati, in fuga da carestie, guerre e morte certa. La maggior parte di queste persone finisce nei Centri d’accoglienza statali, da cui però sembra essere molto difficile allontanarsi per costruire una solita realtà. Marco D’Amore, non solo portavoce ma anche interprete delle vite dei rifugiati L’attore inizia raccontando la storia di Mustafa, un rifugiato che dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie per stabilirsi in Italia non riesce però a trovare un lavoro fisso. E così, trova rifugio in una delle tante case prefabbricate e circondate da metallo, nei pressi del Centro d’accoglienza in provincia di Foggia. Un piccolo borgo, circondato dal nulla dove anche i servizi primari vengono a mancare. “Ora sono libero ma so già che non potrò andare da nessuna parte, sono stanco di dovermi nascondere in treno perché non ho il biglietto. Si stava meglio dentro” queste le sue parole, quelle di un uomo stanco e senza speranza. Infatti, molti dei rifugiati intervistati da Medici senza Frontiere sono lavoratori stagionali, che durante i mesi estivi lavorano i campi per soli 20/25 euro al giorno. Altri ancora, soprattutto nelle grandi città come Roma, vengono pagati addirittura 0,30 centesimi per cucire le etichette sui giubbotti. Vite davvero al limite. Ed è proprio nella capitale, che le occupazioni di edifici abbandonati da parte di somali, eritrei ed altri rifugiati sono quasi all’ordine del giorno. Uno di questi è un palazzo su via Costia, nei pressi del Raccordo Anulare. O ancora, l’ex sede del giornale “La Stampa“, anche questo occupato. Addirittura dei migranti hanno trovato rifugio dal freddo delle strade in un’ex fabbrica di penicillina, una delle più grandi d’Europa, dove sono ancora presenti vari agenti chimici e buona parte della struttura contiene amianto. A Roma i poliziotti quindi sono continuamente impegnati in varie operazioni di sgombero. Anche alle frontiere la situazione non è migliore: Marco D’Amore narra le vicende di un altro migrante, desideroso di ricongiungersi con il fratello residente a Londra, quest’uomo tenta per ben 3 volte di oltrepassare la frontiera ma puntualmente viene rifiutato. Da […]

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Ricomincio dai Libri 2018, al via oggi la fiera del libro di Napoli

“Ricomincio dai Libri 2018” è il nome della Fiera del Libro di Napoli che si terrà dal 5 al 7 ottobre presso una prestigiosa e suggestiva  location: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Ricomincio dai Libri 2018 non è alla sua prima edizione, ma si tratta della quinta edizione consecutiva di questa fiera che rappresenta un interessante evento culturale, ad ingresso gratuito, di grande spessore per la città di Napoli, che mira a diffondere la cultura attraverso libri presentati durante le conferenze da autori di livello nazionale. Gli autori, tra cui Giuseppe Montesano, Fabio Genovesi e Maurizio De Giovanni, saranno lieti di presentare in fiera i loro testi per comunicare il loro messaggio culturale, affinché possa essere fonte di ispirazione e di riflessione per coloro che assisteranno alle conferenze. Per i bambini, invece, numerose associazioni organizzeranno attività ludiche e culturali. Intervista agli organizzatori della fiera Ricomincio dai Libri 2018 Con la speranza che l’evento del 2018 ospitato nel cuore di Napoli abbia lo stesso successo della scorsa edizione, Eroica Fenice, in qualità di media-partner della Fiera, si è impegnata a conoscere ed approfondire in anteprima la tematica centrale, che sarà il fil rouge di questo evento culturale. Il tema affrontato quest’anno è quello delle “frontiere” inteso sia in senso geopolitico, che sociale, che emotivo. Abbiamo intervistato due membri dello staff della fiera Ricomincio dai Libri, Roberto Malfatti e Valentina Barile e ne abbiamo parlato con loro. Perché quest’anno è stato scelto il tema delle frontiere come argomento centrale di Ricomincio dai Libri? Sono cinque anni che andiamo in questa direzione: il nostro primo obiettivo quando abbiamo cominciato a progettare questo sogno è stato impegnarci a restare umani, sempre dentro e fuori Ricomincio dai Libri, per cui la prima cosa da fare quest’ anno era evidenziare maggiormente la cura e l’attenzione verso la pagina più drammatica che si sta scrivendo nella storia italiana ed europea degli ultimi anni. Secondo la previsione degli organizzatori, quale frontiera tra quella geopolitica, sociale ed emotiva coinvolgerà maggiormente i lettori che parteciperanno alla fiera? Il programma è ben strutturato, tutti gli incontri hanno il giusto dosaggio tematico, coinvolgono tutti le tre sfumature del tema. Incontri con le scuole, incontri che vedono il dialogo tra genitori e figli, incontri legati a tematiche generazionali in modo molto trasversale, libri ed autori che parlano di storie vere, forti, libri reali che vanno a solleticare tutti e tre i punti di vista che abbiamo legato alle Frontiere Lorenzo Marone è il nuovo direttore editoriale della fiera. Come è entrato a far parte del progetto? I legami creativi, le amicizie si coltivano e diventano solide con il passare del tempo e la stima cresce con lo scorrere degli anni. E’ successo, tra gli altri, con Lorenzo Marone, grande amico delle prime edizioni; è sempre stato al nostro fianco e quando un anno fa ci siamo seduti per mettere un altro mattoncino reale nei nostri sogni, abbiamo pensato a lui come capitano di questa squadra. La sua umiltà, la sua spontaneità e poi la sua semplicità, […]

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Le opere di Lucio Salzano a San Martino: “Le dimensioni dell’arte”

“Le dimensioni dell’arte: Segni nella Certosa”: le opere dell’artista Lucio Salzano al Museo Nazionale di San Martino dal 23 settembre al 7 ottobre 2018 San Martino s’illumina di evanescenze: Lucio Salzano, regista, autore di format di successo, artista e pittore dallo stile originale, porta “Le dimensioni dell’arte- Segni nella Certosa” al Museo Nazionale di San Martino dal 23 settembre al 7 ottobre, in collaborazione con il Polo Museale della Campania e con il coordinamento scientifico della dottoressa Rita Pastorelli. L’opera di Lucio Salzano è variegata e poliedrica, e definirla sarebbe come cercare di ingabbiare il mare entro stretti argini: quello stesso mare che circonda il Museo Nazionale di San Martino che contiene i suoi quadri, e che si presta a diventare una sublime e sfumata cornice per la sua arte. Non si può non pensare al mare, osservando i quadri di Lucio Salzano, perché l’azzurro fluisce in tutte le sue opere, in tutte le sue declinazioni più mistiche e violente: azzurro calmo e rasserenante, ma anche cobalto elettrico e blu impetuoso e dalla forte carica espressionistica. Lo stile di Lucio Salzano: il blu onirico abbracciato dal Mar Mediterraneo Osservando i quadri di Lucio Salzano viene naturale immaginarli come oggetti di scena: alcuni sono circondati da drappi blu, che li ornano come se fossero attori pronti a godersi le luci della ribalta, e si stagliano nel corpo del Ninfeo della Certosa uno dopo l’altro, raccontando una storia che sa d’azzurro e sogni stratificati in una memoria sepolta chissà dove, forse tra le luci e le penombre di un’infanzia dimenticata. I suoi quadri sembrano essere stati partoriti per essere esposti proprio intorno al blu calmo del mare che circonda il Museo di San Martino, ed è difficile pensare ad una loro concezione al buio di una stanza. Viene più spontaneo pensare ad un en plen air, se solo dall’Impressionismo non fosse trascorso tutto il Novecento. La luce del mare li inonda, e regala ai quadri una tinta onirica e drammatica al tempo stesso, un chiarore metafisico che permette allo spettatore di spaziare e navigare tra i colori e le tonalità. L’arte si nutre della contaminatio, dello scambio tra linguaggi diversi, e il sincretismo è il filo conduttore dell’opera di Lucio Salzano. Musica e teatro sono parte integrante della sua arte: la breath guitar di Antonio Onorato ha accompagnato dal vivo i quadri dell’artista durante la performance di inaugurazione del 23 settembre, creando un sapiente amalgama e superando i paletti che l’immaginario collettivo attribuisce  a ciascuna delle diverse arti. Cosa vuole intendere Lucio Salzano col titolo “Le dimensioni dell’arte”? “Le dimensioni dell’arte” è un titolo audace e provocatorio, perché è il ritratto di un’arte che si interroga, che scava in se stessa e che ragiona criticamente sulle proprie “dimensioni”. Il mercato tende a catalogare, attribuire dimensioni, schedare e assegnare valori a qualsiasi opera d’arte, snaturando l’essenza stessa del suo significato che per statuto, non risiede in una rigida cifra o in una misura impersonale. Lucio Salzano, intitolando il suo progetto “Le dimensioni dell’arte”, semplifica la questione e […]

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Napoli & Dintorni

Il backstage del San Gennaro Day, tra premi e artisti

Per il San Gennaro Day giunto alla sesta edizione l’appuntamento è il 24 settembre sul sagrato del Duomo. La chiesa fa da spettacolare cornice ad un evento unico, durante il quale si conferiscono premi in onore di San Gennaro a personalità appartenenti al mondo della musica, del cinema, dello spettacolo e dell’imprenditoria che portano alto l’onore partenopeo in Italia e nel mondo. Quest’anno è stato istituito anche un premio in onore di Bud Spencer, al fine di commemorare un attore formidabile, famosissimo per la sua violenza comica a fin di bene. La direzione artistica e l’idea sono di Gianni Simioli, che ha avuto modo di adunare questo consesso imperdibile grazie soprattutto all’appoggio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli. San Gennaro Day: noi di Eroica siamo andati a vedere cosa succedeva dietro le quinte Una kermesse a tutto tondo quella del San Gennaro Day: attori, cantanti e volti noti popolano il dietro le quinte immerso sin da subito in un’attività frenetica e caotica. Così noi di Eroica abbiamo avuto l’occasione per una sera di stare a stretto contatto con loro e vivere il mondo dello spettacolo al di qua del confine col palco. Abbiamo avuto modo di comprendere quanto duro lavoro ci sia dietro uno spettacolo di intrattenimento come questo, quanta organizzazione, ma soprattutto quanta emozione è necessaria per tenere alto il ritmo. Tra le personalità di spicco erano presenti Mimmo Borrelli, definito dalla critica uno dei più grandi drammaturghi contemporanei, Franca Leosini, giornalista partenopea che ha guadagnato stima e apprezzamenti anche tra i più giovani, Biagio Izzo che non ha bisogno certo di presentazioni e poi Pio e Amedeo che con la loro comicità vulcanica hanno scatenato il pubblico. Grande ospite d’onore Luciano de Crescenzo, premiato per la carriera longeva in onore del suo compleanno. Siamo riusciti ad intervistare Salvatore Esposito, famosissimo ormai per il ruolo di Genny Savastano in Gomorra e protagonista nel film Puoi baciare lo sposo. Si è detto entusiasta ed onorato di essere presente al San Gennaro Day, dal momento che è un’occasione per assaporare le sue radici partenopee. Il ricordo va anche a Bud Spencer, attore importantissimo per la sua formazione artistica. Tra i cantanti Tony Tammaro, Luchè, Enzo Gragnaniello, il quale ci ha confidato a breve uscirà il suo nuovo album ricco di riferimenti colti, e Francesco di Bella, a cui è stato dato il premio per la sua carriera ventennale. A noi di Eroica si è detto immensamente grato per questo riconoscimento arrivato a tributare una carriera che il più delle volte è stata sotterranea e la cui massima bellezza è stata raggiunta in un momento di basso successo della musica indipendente. Il 25 ottobre uscirà il suo terzo album da solista. Il miracolo che si augura? Una svolta positiva per quanto riguarda la società tutta, in un frangente politico che non fa sperare al meglio. Come non parlare poi di Assunta Pacifico, timoniere da sempre del ristorante A’ figlia d”o Marenar, scintillante nel suo abito nero, perfettamente a suo agio tra le grandissime personalità […]

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Bibite Sanpellegrino: il Bar Meraviglia in tour a Napoli

Il “Bar Meraviglia in tour” di Bibite Sanpellegrino è una fornace di pietanze raffinate e gustose della tradizione italiana, condite di esperienze che coinvolgono i cinque sensi dei suoi ospiti, ai quali, in un certo senso, ricorda che mangiamo e beviamo tutti i giorni e non lo facciamo solo per sopravvivere. Mangiamo e beviamo innanzitutto per vivere Prendete il Golfo di Napoli nel momento in cui il tramonto ha già infuocato cielo e mare. Distendete un velo di auspicata tranquillità su questo paesaggio da cartolina. Metteteci suoni flebili e lasciate riecheggiare solo il dialetto locale. Ecco. In uno scenario del genere spicca uno scorcio variopinto, la Rotonda Diaz, trasformata dal “Bar Meraviglia in Tour” di Bibite Sanpellegrino in un quadro di acquerelli. Special Guest: Francesco Di Bella La serata esplode in una cascata di emozioni che arricchiscono la bellezza di una situazione tanto ammaliante. Il 3 settembre il “Bar Meraviglia in Tour” di Bibite Sanpellegrino ha dato inizio a una settimana imperdibile di eventi, che terminerà il 9 settembre, portando il gusto unico delle Bibite Sanpellegrino e gli assaggi della tradizione culinaria italiana in un luogo benedetto da un’atmosfera da favola. Si tratta di un’esperienza lanciata dal brand icona dello stile e della tradizione delle bibite italiane Bibite Sanpellegrino, inaugurata a Milano per la prima volta nel 2017 e divenuta ora itinerante. La “meraviglia” è il fil rouge dell’experience temporary bar di questo coloratissimo spazio all’aperto. Tavolini realizzati con le ceramiche di Caltagirone dai colori tutti mediterranei, un bancone ispirato alle cassette delle arance, cocktail alcolici e analcolici dello storico marchio di Bibite Sanpellegrino, degustazioni e buona musica conducono grandi e piccini ad assaporare la grandezza delle piccole cose. Il “Bar Meraviglia in tour” di Bibite Sanpellegrino ci regala un’esperienza intensa che ci fa respirare un’aria vibrante, viva, energica La musica di Francesco Di Bella, scelta accuratamente per l’apertura dell’evento, sublima intime riflessioni sulla nostra tradizione, che ha millenni di storia alle spalle, un sapore antico e un fascino esclusivo. Quello della “tradizione” è un tema che sta molto a cuore all’ex leader dei 24 Grana. Ci definisce tutti “nani sulle spalle dei giganti” e ribadisce, per l’occasione, l’importanza della conoscenza del passato che ci serve a non brancolare nel buio e a fondare il proprio pensiero su delle radici più concrete. Il cantautore imbastisce un’atmosfera ricca di sensazioni belle e appagamento, carica di ipnotizzante armonia. Le sue note cullano il gusto aspro e frizzante di una Limonata, quello incomparabile delle arance di Sicilia, il piacere della freschezza della frutta e tutti gli assaggi Made in Italy, trasformando ogni alimento in energia psicologica, una volta ingerito. “Gustare qualcosa con un po’ di musica può fare esplodere il gusto per la vita.”  Queste le parole di Francesco Di Bella. Il made in Italy si racconta e s’identifica attraverso le sue eccellenze culinarie, riconosciute come tali all’unanimità Se il condimento di queste si estende poi alla dimensione musicale, inevitabilmente, ogni nostro senso si fa parte integrante di uno scenario tanto incantevole, dove […]

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Napoli & Dintorni

Frida Kahlo, l’omaggio del Teatro alla Deriva VII edizione

Tanto si è detto, tanto si è costruito su Frida Kahlo, un personaggio del ‘900 di così grande spessore. Tante canzoni, tanti film (impossibile dimenticare la Frida interpretata da Salma Hayek), tanti adattamenti sulla sua vita di artista ma anche di donna: trasgressiva, irriverente, passionale, caparbia, una vincente pur nel suo immenso dolore e la sua lotta personale contro i numerosi ostacoli che il destino le ha purtroppo inferto. Più di tutto ciò che riguarda la sua pittura, o la sua terra, il Messico, si è raccontato moltissimo del suo grande amore, perché si sa che non c’è Frida senza Diego. E questo vale anche per l’adattamento del Teatro alla Deriva al “teatro sulla zattera” delle terme Stufe di Nerone a Bacoli, dove ieri è andato in scena Frida Kahlo, testo e regia di Mirko De Martino e presentato dal Teatro dell’Osso. I due soli attori sul palcoscenico/zattera, che hanno impersonato Frida (Titti Nuzzolese) e Diego Rivera (Peppe Romano), iniziano a esporre la loro storia d’amore fin dal principio, presentando prima brevemente ed eloquentemente il corso di eventi principali, come l’incidente sull’autobus della pittrice messicana o la collaborazione di Diego al partito comunista. Storie quasi rivissute anche a mo’ ricordo, ogni volta che l’interlocutore diventa lo spettatore, a partire dalla narrazione del loro primo incontro – tramite una specie di discorso indiretto che si alterna per tutta la rappresentazione con i dialoghi tra i due. Un espediente che aiuta sia chi non conosce il vissuto di Frida sia per chi invece vuole rivivere ancora una volta i ricordi di un’artista, e donna, così straordinaria. Lo spettacolo si dimostra convincente per prima cosa soprattutto per la capacità di aver raccontato nel breve tempo di una rappresentazione, non solo il susseguirsi degli accadimenti tra Frida e Diego, ma anche per essere stati capaci nel delineare il profilo dei due senza tralasciare nessun aspetto che abbia influito in questa grande e tormentata storia d’amore. E in special modo, avere dato più spazio alla figura di Diego: anch’egli pittore messicano, pittore del popolo, attraverso la sua arte riuscì ad ottenere un grande successo anche all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, dove ottenne importanti commissioni come quella al Rockfeller center di New York, ma viene ricordato proprio per avere dato una forte impronta sociale alle sue opere. Frida Kahlo, tra arte e vita Di racconto in racconto, i due protagonisti prendono forma insieme, e facilmente i due attori riescono a trasmettere quello che fu il loro legame, così travagliato a causa dell’infedeltà cronica di lui e del grande temperamento di Frida, una donna nel suo essere rivoluzionaria e controcorrente. Perché ogni quadro di Frida è indissolubilmente legato ai momenti più importanti della sua vita, come molti a Diego, e la regia ha sapientemente sottolineato questo aspetto permettendo a Frida di descrivere in prima persona, attraverso le parole, ogni quadro, al momento giusto: un tassello di vita che va ad intersecarsi con un tassello della sua arte. Un esempio è la descrizione di uno dei quadri più famosi […]

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