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Eroica Fenice

La Tag: Eventi Napoli e dintorni contiene 87 articoli

Napoli & Dintorni

Frida Kahlo, l’omaggio del Teatro alla Deriva VII edizione

Tanto si è detto, tanto si è costruito su Frida Kahlo, un personaggio del ‘900 di così grande spessore. Tante canzoni, tanti film (impossibile dimenticare la Frida interpretata da Salma Hayek), tanti adattamenti sulla sua vita di artista ma anche di donna: trasgressiva, irriverente, passionale, caparbia, una vincente pur nel suo immenso dolore e la sua lotta personale contro i numerosi ostacoli che il destino le ha purtroppo inferto. Più di tutto ciò che riguarda la sua pittura, o la sua terra, il Messico, si è raccontato moltissimo del suo grande amore, perché si sa che non c’è Frida senza Diego. E questo vale anche per l’adattamento del Teatro alla Deriva al “teatro sulla zattera” delle terme Stufe di Nerone a Bacoli, dove ieri è andato in scena Frida Kahlo, testo e regia di Mirko De Martino e presentato dal Teatro dell’Osso. I due soli attori sul palcoscenico/zattera, che hanno impersonato Frida (Titti Nuzzolese) e Diego Rivera (Peppe Romano), iniziano a esporre la loro storia d’amore fin dal principio, presentando prima brevemente ed eloquentemente il corso di eventi principali, come l’incidente sull’autobus della pittrice messicana o la collaborazione di Diego al partito comunista. Storie quasi rivissute anche a mo’ ricordo, ogni volta che l’interlocutore diventa lo spettatore, a partire dalla narrazione del loro primo incontro – tramite una specie di discorso indiretto che si alterna per tutta la rappresentazione con i dialoghi tra i due. Un espediente che aiuta sia chi non conosce il vissuto di Frida sia per chi invece vuole rivivere ancora una volta i ricordi di un’artista, e donna, così straordinaria. Lo spettacolo si dimostra convincente per prima cosa soprattutto per la capacità di aver raccontato nel breve tempo di una rappresentazione, non solo il susseguirsi degli accadimenti tra Frida e Diego, ma anche per essere stati capaci nel delineare il profilo dei due senza tralasciare nessun aspetto che abbia influito in questa grande e tormentata storia d’amore. E in special modo, avere dato più spazio alla figura di Diego: anch’egli pittore messicano, pittore del popolo, attraverso la sua arte riuscì ad ottenere un grande successo anche all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, dove ottenne importanti commissioni come quella al Rockfeller center di New York, ma viene ricordato proprio per avere dato una forte impronta sociale alle sue opere. Frida Kahlo, tra arte e vita Di racconto in racconto, i due protagonisti prendono forma insieme, e facilmente i due attori riescono a trasmettere quello che fu il loro legame, così travagliato a causa dell’infedeltà cronica di lui e del grande temperamento di Frida, una donna nel suo essere rivoluzionaria e controcorrente. Perché ogni quadro di Frida è indissolubilmente legato ai momenti più importanti della sua vita, come molti a Diego, e la regia ha sapientemente sottolineato questo aspetto permettendo a Frida di descrivere in prima persona, attraverso le parole, ogni quadro, al momento giusto: un tassello di vita che va ad intersecarsi con un tassello della sua arte. Un esempio è la descrizione di uno dei quadri più famosi […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Wine&Thecity 2018: l’ebbrezza creativa torna a Napoli per l’undicesima volta

“Siamo arrivati all’undicesimo anno e devo confessarvi che arrivati al decimo, l’anno scorso, ho pensato di chiudere tutto: è forse la richiesta di tanti partecipanti a motivarci ad andare avanti”, ha esordito così Donatella Bernabò Silorata, una delle menti creatrici di Wine&Thecity, alla conferenza di presentazione, tenutasi al PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) nella mattina del 24 Aprile, dell’undicesima edizione della fortunata rassegna partenopea che ha eletto protagonisti il vino, la cultura e creatività. “Coltiviamo ebbrezza creativa” recita il sottotitolo della manifestazione, che quest’anno si svolgerà dal 3 al 25 Maggio con un ricchissimo programma di eventi dal comun denominatore: il vino. Come ha sottolineato anche l’assessore Annamaria Palmieri durante la conferenza stampa, il valore aggiunto di Wine&Thecity sta nell’essere il connubio perfetto tra la cultura del gioco e la cultura del vino, con una coloratissima Napoli a fare da sfondo (e prima attrice). Abituati a pensare al vino come un eccesso a cui stare attenti, la manifestazione propone, da undici anni, una diversa prospettiva: il vino come strumento, come punto di partenza per liberare idee, creare. Perfetto sembrerebbe, a tal proposito, essere il tema scelto per questa undicesima edizione: il gioco. Dice tanto anche soltanto la grafica scelta per la locandina: tanti mattoncini dello storico Tetris che fanno spazio al volo di palloncini, è l’ebbrezza che rompe le regole, è il divertimento che Wine&Thecity chiama a sé. Wine&Thecity: il programma e le novità Giornate di degustazioni, cultura e divertimento aspettano gli amici di Wine&Thecity. Il team creativo (interamente in rosa) creativo composto da Donatella e Irene Bernabò Silorata, Giustina Purpo, Marina Martino, Claudia Colella, Paola Cotugno, Teresa Caniato, Francesca Belmonte e Carmen Cozzolino, con l’aiuto dei tanti sponsor che hanno sostenuto il progetto, ha redatto un programma vario e interessante, che mette al bando la noia e accoglie chiunque voglia mettersi alla prova, voglia godersi una Napoli nuova col suo volto unico e sempre sorprendente, chiunque, cercando divertimento, spera sempre di trovare qualcosa in più. Il programma dettagliato giorno per giorno lo si trova sul sito ufficiale di Wine&Thecity, ma vi segnaliamo comunque alcuni dei più intriganti appuntamenti di questa edizione. Si parte il 3 Maggio al Museo Nitsch con un incontro sulla figura di Dioniso e della suo ruolo nella letteratura greca, una vera e propria lezione tenuta da Cesare Pietroiusti e Andrea Lanini, con la collaborazione di Iacopo Seri, in cui l’unico vincolo da rispettare per intervenire durante il discorso sarà bere un bicchiere di vino! Ruolo centrale avranno anche le colossali scalinate di Chiaia, che il 15, il 18 e il 19 saranno occupate da curiosi e performances artistiche, così come sui generis sarà l’inedito talk cooking show del 14 Maggio con il pluristellato chef Gennaro Esposito al Palazzo San Teodoro. Inoltre, i partecipanti non vengono lasciati soli neanche a colazione: con il buongiorno di Wine&Thecity, nella settimana dal 14 al 19 Maggio, in un circuito di bar selezionati chiunque presenterà l’apposito coupon avrà offerta una tazza di caffè o un cappuccino. Mentre, in collaborazione […]

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Eventi/Mostre/Convegni

8 Sfumature di Giulietta per il Festival Mann

8 Sfumature di Giulietta, con la regia di Riccardo Rombi e, sul palco, Virginia Billi, Giorgia Calandrini, Rosario Campisi, Francesco Franzosi e Alba Grigatti nei panni caleidoscopici di Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, gli amanti morti e immortali della tragedia di Shakespeare. La messinscena rientra nel programma del Festival Mann, una tradizione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che per una settimana diventa mecenate di artisti, letterati, musicisti, attori. Nella Sala del Teatro, piccola ed accogliente, gli spettatori osservano incuriositi questo innovativo esperimento centrifugo e centripeto nei confronti del canone tradizionale. 8 quadri di 8 autori La pièce mostra al pubblico otto quadri, otto varianti di uno stesso momento colmo di tensione, interpretandoli alla luce di altrettanti autori teatrali della storia delle arti: la scena del balcone, la riflessione sul nome, il desiderio di aversi, la forza dell’abbandono, una consapevole follia, una diatriba dell’anima fra onore e sentimento. Tutto questo emerge in 8 Sfumature di Giulietta, otto versioni differenti che si concentrano in particolar modo sul personaggio femminile interpretato da Billi-Calandrini-Grigatti. È la donna a guidare le redini di questi dialoghi che, partendo dalla celeberrima scena del balcone di Shakespeare, viaggiano nel tempo e assumono nella forma, ma non nella sostanza, linguaggi, movenze, pensieri di nuovi intellettuali di ogni tempo. Ogni quadro di 8 Sfumature di Giulietta attraversa il tempo e le fucine intellettuali del mondo: le tracce inconfondibili di Beckett, che lasciano lo spettatore spiazzato nell’eterna domanda “Sono io eternamente ignorante o questo è del tutto incomprensibile?”; le impossibili domande esistenziali di Pirandello; un’aggressività di toni e movimenti invece assolutamente più moderni e graditi al pubblico più giovane; per arrivare a quadri che sembrano una parodia vera e propria, annoiata, di una retorica trita e ritrita che trova la sua giusta applicabilità, e si esaurisce, nel momento shakespeariano. 8 Sfumature di Giulietta, un momento introspettivo Sulla scena sono pochi gli oggetti: per 8 Sfumature una rosa, un blocco scuro che diventa all’occorrenza armadio, balcone, prigione, nascondiglio, luogo di soliloquio e corrispondenza fra gli amanti. Giulietta si trasforma in donna sofferente, femme fatale, eroina disturbata, coraggiosa predatrice, e a questo mondo femminile caleidoscopico corrisponde un Romeo rude, gentile, sottomesso e in un quadro addirittura ribelle contro il topos rinnega-il-tuo-nome. 8 Sfumature di Giulietta imita, ribalta, trasforma, innova, distrugge di volta in volta quei dialoghi che sono entrati nella coscienza collettiva degli spettatori. Il Festival Mann continua fino alla sua ultima giornata ad accogliere turisti, spettatori, amatori di tutta Italia, ma girando per il Museo Archeologico non è raro ascoltare lingue di tutto il mondo, provando un orgoglio tutto partenopeo per la macchina messa in moto in modo magistrale. E 8 Sfumature di Giulietta, col suo caleidoscopio fra antico e moderno, si inserisce a pieno titolo nello spirito della manifestazione. regia Riccardo Rombi con Virginia Billi, Giorgia Calandrini, Rosario Campisi, Francesco Franzosi, Alba Grigatti luci Laura De Bernardis scene Beatrice Ficalbi assistente alla regia Ulpia Popa progetto video Andrea Santese produzione Catalyst

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Teatro

Teatro Polifunzionale di Ischia e gli sfida-Match d’improvvisazione teatrale

Trasformare un palcoscenico in una monumentale città romana, oppure in un bizzarro supermercato, o ancora, in un castello gotico, questo è quanto riescono a fare i cosiddetti “improvvisatori” durante un match di improvvisazione teatrale. L’improvvisazione, appunto, è una fusione tra teatro e gioco: un match, dove tutto ciò che vedi un istante prima non c’era, non esisteva e un istante dopo non esisterà più. Si pensa che la “improvvisa”, come si dice in gergo, sia qualcosa che viene quasi naturale, che rappresenti una dote straordinaria insita in chi improvvisa appunto, ma ovviamente non è così: l’improvvisazione è una questione di mestiere, così come affermava saggiamente Dario Fo, “bisogna avere una pratica chiara, occorre aver dentro delle -metope-, per parafrasare gli antichi, ossia degli andamenti, averli già pronti, quasi in riserva e pronti ad essere utilizzati”. In questo contesto, la scena si trasforma in luogo di alterco, dove il compito dell’attore-improvvisatore è quello di saper reggere il confronto con il pubblico, senza poter far riferimento ad un copione già scritto. Ed è così che, dopo il divertente esordio delle precedenti edizioni, ad Ischia è tornato in scena, gli scorsi sabato 28 e domenica 29 gennaio, al Teatro Polifunzionale, l’originale show recitativo ed artistico, con una scricchiolante ed esilarante due-giorni di match all’insegna della improvvisazione teatrale, con Luigi Mennella e la Compagnia STRANI TIPICI dell’Associazione Culturale “Laboratorio Artisti Precari”. L’ambiente scenografico è quello di una partita di hockey su ghiaccio, sport nazionale in Canada, paese in cui negli anni ’70 sono nati i Match dalla fortunata idea di due attori appassionati di hockey, in cui le due squadre si sfidano a vicenda su temi sconosciuti. La dinamica teatrale e narrativa è piuttosto semplice e intuitiva: in scena si contrappongono due squadre di giocatori chiamati a contendersi la vittoria improvvisando su temi a loro sconosciuti, mentre un rigoroso arbitro, assegna a proprio piacimento, categorie, tempi, dinamiche ed anche i più improbabili falli. Dopo la lettura del tema le squadre hanno soltanto 20 secondi di tempo per trovare un’idea di partenza e creare, dal nulla, una cornice narrativa che sia idonea a quanto chiesto, che rispetti i temi, le categorie e soprattutto che sappia allietare il pubblico. Alla fine di ogni improvvisazione l’arbitro potrà segnalare ed assegnare dei “falli”, ossia degli errori di tecnica teatrale (ad esempio: fuori tema, mancanza d’ascolto, cliché…) ed i capitani delle squadre dovranno dare delle spiegazioni che siano plausibili e anche divertenti creando un ulteriore momento di spettacolo. Il vero protagonista delle serate è il pubblico, chiamato a suggerire ai vari concorrenti i temi da recitare improvvisando e votando con dei cartoncini forniti all’inizio della serata, dopo ogni improvvisazione per l’una o per l’altra squadra, nel caso di sabato e domenica, le due squadre contrapposte erano Rossi vs Blu e Belli vs Brutti, entrambe di Ischia. Improvvisazione teatrale, un racconto immediato con il corpo Dunque nella patinoire del Teatro Polifunzionale di Ischia si sono affrontate due squadre briose, dai componenti Match di improvvisazione teratrale ironici e divertenti; creare una […]

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Libri

Van Helsing: via alla saga di Gianmario Mattei

Van Helsing – Una questione di famiglia: questo il titolo dell’opera di Gianmario Mattei, primo capitolo di una saga gothic-horror firmata Edizioni 2000diciassette, presentata sabato 2 dicembre al ‘Paiolo’ di Telese Terme, con la partecipazione di Pasquale Carlo (giornalista Il Mattino), Maria Pia Selvaggio (Direttore Editoriale Edizioni 2000diciassette), Marzio Di Mezza (giornalista Direttore neifatti.it), Rosa Caruso (blogger La Fenice Magazine) e del Delegato alla Cultura del Comune di Telese Terme, Giovanni Liverini. L’evento ha previsto la visione di un trailer realizzato da Gaia Studio, accolta in maniera entusiasta dal pubblico, e un’introduzione di Pasquale Carlo, che ha evidenziato quanto Edizioni 2000diciassette, casa editrice telesina nata l’anno scorso per la ferma volontà di due donne, Maria Pia Selvaggio e Maria Grazia Porceddu, e con all’attivo già diciassette uscite, abbia portato una ventata di aria nuova nel territorio in un periodo asfittico. La Selvaggio ha poi introdotto Van Helsing – Una questione di famiglia e si è definita ‘conquistata’ sia dall’entusiasmo dell’autore Gianmario Mattei, che ha convinto Edizioni 2000diciassette a scommettere sull’opera, sia dall’originalità di cui essa si fa portavoce, per l’approccio originale allo sviluppo in chiave romanzesca dell’eterno scontro tra Bene e Male. Van Helsing, infatti, ripropone questo tema in una delle storie più accattivanti della letteratura, quella di Dracula di Bram Stoker, che ha consacrato il personaggio del ‘vampiro’ nell’immaginario collettivo come incarnazione di tutte le pulsioni perverse dell’animo umano e che, a seconda delle varie epoche e delle varie voci, è stato dipinto come disumano, seduttivo, romantico. Mattei, nondimeno, rovescia gli equilibri e sceglie di narrare la storia di Boudjewin Van Helsing, antenato di Abraham, antagonista del conturbante Dracula di Stoker. Il Male non cambia nei secoli ma cambia la maniera in cui si presenta In Van Helsing lo scrittore racconta il Male visto con gli occhi di un uomo del ‘400, già singolare perché si affida alla ragione e non alla fede, come le consuetudini tardo medievali avrebbero fatto invece presagire, e che, coinvolto in una tragedia immane, decide di intervenire, restando fedele a se stesso, avvicinandosi quindi al mondo soprannaturale usando la ratio e perseguendo rettitudine e verità. L’indagine del periodo storico entro cui si svolge la storia narrata e della genesi letteraria di Van Helsing  diventano, dunque, imprescindibili per lo scrittore. Mattei ambienta la sua vicenda tra il 1396 ed il 1470 in Olanda, paese laico, pur sotto il controllo del duca di Borgogna, che gode di un fiorente commercio mercantile in un momento i cui altri Paesi, al tramonto del Medioevo, subiscono le conseguenze distruttive della guerra dei Cent’anni. La Storia interviene anche nell’indagine su Vladislav III Hagyak (Vlad), figlio di Vlad II Dracul, voivoda di Valacchia e membro dell’Ordine del Drago, fondato per proteggere il cristianesimo nell’Europa orientale ma noto anche come Țepeș (in rumeno: l’Impalatore), per la predilezione ad impalare i nemici. La sua brutalità e il suo patronimico lo rendono una fonte d’ispirazione accattivante per Stoker nella creazione del protagonista  di Dracula (1897). Dal punto di vista letterario, invece, al contrario di quel che accade col Frankenstein, o il moderno Prometeo (1818) di Mary Shelley, […]

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Napoli & Dintorni

L’OFB a Montesarchio con il concerto “D’una lucida follia”

L’Orchestra Filarmonica di Benevento (OFB) colleziona un altro successo per la stagione concertistica 2017. L’OFB si è resa protagonista lunedì 24 aprile, alle ore 21.00, presso l’Auditorium “Eduardo De Filippo” di Montesarchio, dell’ esibizione intitolata “D’una lucida follia”, sotto la direzione del Maestro Bruno Aprea, famoso musicista di origine napoletana.La serata ha visto in programma la Sinfonia n.3, D. 200 in Re maggiore di F. Schubert e la Sinfonia n.2, op. 36 in Re maggiore di L. van Beethoven. La Sinfonia n. 3 in re maggiore D 200 fu composta da Franz Schubert  tra il 24 maggio e il 19 luglio 1815, pochi mesi dopo il suo diciottesimo compleanno. La prima esecuzione avvenne il 19 febbraio 1881 a Londra, anche se è probabile che essa fu eseguita privatamente nel corso delle Schubertiadi, incontri di amici musicisti intorno al compositore, e fu pubblicata nell’anno 1884. La lunghezza di questa sinfonia è di circa 21-23 minuti ma, pur essendo di tutte le opere schubertiane la più concentrata, dato che venne scritta in appena nove giorni perché il musicista lavorava contemporaneamente ad altre opere, è in quattro movimenti: 1. Adagio maestoso – Allegro con brio, 2. Allegretto in sol maggiore, 3. Vivace, 4. Presto vivace, e cattura in maniera incisiva l’attenzione dell’ascoltatore per tutta la sua durata, soprattutto grazie alla sua architettura vivace, spensierata, pulita, con un ritmo che spesso sembra richiamare la danza. La Sinfonia n. 2 in re maggiore Op. 36 di Ludwig van Beethoven, composta fra il 1800 e 1802, fu eseguita il 5 aprile 1803 al Theater an der Wein di Vienna, diretta dal compositore e ha una durata di 37 minuti. Sono gli anni della scoperta della malattia che porterà il musicista alla sordità; ecco quindi come i contrasti, ritmici, melodici e metrici, sono indice della romantica “souffrance” dell’autore. Anche questa sinfonia è in quattro movimenti: 1.Adagio molto – Allegro con brio, 2. Larghetto in A maggiore, 3. Allegro-Trio, 4. Allegro molto, e proprio nel primo e nell’ultimo movimento Beethoven esprime maggiormente queste “cupe tensioni”, in particolare negli allegri, mentre nel resto della composizione, fluida e scorrevole,  secondo il compositore francese Berlioz, “gli effetti più belli si succedono senza confusione e sempre in una maniera inaspettata”. “Dimentica la cera e le piume e costruisci ali più solide”: slogan dell’OFB Ricordiamo che L’OFB nasce nel 2014 su iniziativa di talentuosi musicisti sanniti e che si colloca come organo dell’Associazione “I Filarmonici di Benevento”, che consta 83 iscritti tra associati e collaboratori e ha come Presidente l’Ing. Pasquale Narciso e come Presidente Onorario Mons. Pasquale Maria Mainolfi. Il direttore artistico dell’orchestra è il Maestro Francesco Ivan Ciampa, musicista di fama internazionale che ha da sempre promosso le attività dell’Ofb e sotto la cui direzione essa ha esordito nel 2015 presso il Teatro Massimo di Benevento. Bruno Aprea, direttore artistico della serata, inizia lo studio del pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma e esordisce come pianista, per poi debuttare come direttore d’orchestra nel 1970,carriera che lo porterà ad esibirsi in Europa, Stati Uniti, Sud America e Sudafrica, vincendo nel 1977 il premio Kusevickij negli […]

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Libri

Antonio Tessitore e la lotta contro la sla: “La mia vita. Senza parole”

La Domus Mata di Guardia Sanframondi ha ospitato la presentazione del libro “La mia vita. Senza parole” scritto da Antonio Tessitore, malato di Sla da quattordici anni, con il giornalista del “Roma”, Mario Pepe, edito da Tullio Pironti. L’evento, svoltosi sabato 21 ottobre alle 15.30, con il patrocinio del Comune di Guardia, è stato sponsorizzato da Vivisol ed Erbagil. Un leone nella gabbia della Sla Il progetto- ha spiegato l’autore, definito da molti un leone – nasce dall’esigenza di voler raccontare la storia di un uomo che, nell’immaginario comune, dovrebbe stare chiuso a casa nel suo letto, ma che in realtà è in campo per far capire che ci sono tante persone che lottano per una società migliore, più attenta ai bisogni di chi soffre, i cosiddetti ultimi, che tali non sono perché capaci di dare lezioni di umanità agli altri. Nel libro Antonio è mosso dalla speranza di stimolare le coscienze sulle tematiche connesse alla Sla e spera di aver dato una visione quanto più completa di quello che è un vissuto quotidiano, drammatico ma che, come nel suo caso, rappresenta anche un incentivo per andare avanti in una battaglia ogni giorno più difficile. Dopo l’intervento del moderatore Gianfrancesco Coppo, giornalista de Il Mattino, che ha definito il libro “di piacevole lettura ma forte” all’incontro è intervenuto Luca Matano, membro del direttivo dell’Aisla Caserta, di cui Tessitore è presidente, un’associazione che raccoglie ammalati di Sla, sostiene le famiglie nel quotidiano ed aiuta anche nel confronto con le istituzioni, spesso pigre e inoperose. Successivamente Giovanni Piccirillo, Neurologo Hermitage Napoli, Michele Martucci, Pneumologo Maugeri Telese Terme e Rosetta Di Cerbo, Presidente Rotary Club Valle Telesina, hanno trattato l’argomento dal punto di vista strettamente medico e hanno posto l’accento sull’empatia, caratteristica imprescindibile del rapporto col paziente. Una finestra di Antonio Tessitore sul mondo di Antonio Abbiamo avuto la possibilità di raggiungere l’autore per rivolgergli alcune domande. Il tuo secondo libro tratta delle percezioni che le altre persone hanno di te, Antonio, mentre il primo narra delle tappe salienti che ti hanno accompagnato dalla scoperta della patologia ad oggi: c’è un momento preciso, un episodio durante il quale hai scelto deliberatamente di non lasciare il tuo destino nelle mani della Sla, ma piuttosto di lottare, diffondendo informazioni su questa patologia e raccogliendo fondi per la ricerca? Quando mi hanno diagnosticato la malattia, non mi sono lasciato prendere dallo scoramento nemmeno per un istante ed ho subito pensato ad affrontare la battaglia con la massima determinazione. La mia voglia di far valere i diritti degli ammalati fu espressa nella mia entrata in motocicletta fin dentro la sede dell’Asl di Caserta. Ecco, se c’è un episodio simbolico di quella che è la mia voglia di lottare, può essere proprio questo. Dal momento della scoperta della diagnosi, com’è cambiato Antonio nel suo rapporto con gli altri? Certamente la malattia ha alimentato, se così si può dire, una diffidenza verso gli altri che io mi porto comunque come tratto della mia personalità. Questo, però, allo stesso tempo mi ha aiutato a capire meglio gli altri e ad essere maggiormente […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Giovanni Mancini: “Una vita per l’arte”, retrospettiva a Guardia Sanframondi

Domenica 20 agosto alle ore 19, presso la Galleria Domus Mata (Museo delle Arti e delle Tradizioni Attive) di Guardia Sanframondi (Benevento), è stata aperta al pubblico “Una vita per l’arte”, la retrospettiva dedicata a Giovanni Mancini, per non dimenticare l’opera e l’uomo, scomparso il 2 gennaio del 2016. Artista poliedrico, Mancini è stato innanzitutto uno scultore guardiese, che ha coerentemente esercitato negli ultimi decenni di fine secolo e nei primi del nuovo, da sempre amante del disegno e della grafica ma appassionato anche di pittura, di restauro e di fotografia. La forza creatrice ed innovatrice delle sue opere è sempre stata imprescindibile dalla tradizione, da cui ha preso le mosse, ma anche da un diligente studio e da una profonda conoscenza delle tecniche e dei materiali che, tra l’altro, lo hanno portato ad avere una grande curiosità per la storia artistica della sua terra e ad esercitare un ruolo attivo nella salvaguardia di numerosi beni culturali dei suoi luoghi natii. Infine è stato un Maestro, nel senso etico del termine, convinto che la didattica e la trasmissione di competenze alle nuove generazioni siano l’anello di congiunzione tra passato e futuro e gli elementi fondanti per un mondo artisticamente più maturo. L’immaginazione di Giovanni Mancini fa rivivere le pietre della sua Domus Dopo un’accoglienza commovente da parte della moglie Caterina Tarantino, la serata ha visto l’intervento del sindaco di Guardia Sanframondi, Floriano Panza. Ricordando la presenza di Mancini attraverso le splendide mura del monumentale Palazzo Piccirilli, che egli ha comprato e restaurato per dare vita alla sua Domus MATA – luogo che la famiglia dell’artista custodisce in maniera decisa e rispettosa delle idee del Maestro, in un modo che Mancini avrebbe approvato – il sindaco ha dichiarato che l’amministrazione comunale intende prendere il testimone dell’attività dell’artista, che ha riportato l’attenzione su Guardia e sulla sua terra natìa, scegliendo innanzitutto un’opera di Mancini come logo ufficiale dei Riti settennali 2017 e poi promuovendo un FONDO MANCINI, per mettere a disposizione di tutti coloro che vogliono entrare nei temi curati dal Maestro le sue opere ed anche volendo delle copie, per promuovere e socializzare l’arte e la cultura. Giovanni Mancini: talmente piccolo da poter essere grande e talmente grande da poter essere sempre piccolo La mostra e il catalogo che lo accompagna, Edizioni Gangemi, sono stati progettati e curati da un team di studiosi (Giovanna Cassese, Luigi Fiorletta, Loredana Rea, Gabriella Spizzuoco, Donato Marrocco, Gianluca Mancini e Caterina Tarantino) e sottolineano la complessità e l’unità concettuale di un’attività, la quale sembra una narrazione di segni che prendono corpo nello spazio. Abbiamo parlato di Giovanni Mancini con Luigi Fiorletta, direttore dell’Accademia delle belle Arti di Frosinone. Professor Fiorletta, lei ha partecipato al progetto della mostra e del catalogo. Come hanno avuto origine queste iniziative? Io mi sono adoperato per l’allestimento della mostra perché, essendo stato molto legato a Giovanni nel periodo in cui ha insegnato all’Accademia di cui sono direttore, per me era doveroso dare il mio contributo. Sono, inoltre, sicuro che Giovanni […]

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Napoli Expò Art Polis, al PAN è in mostra la napoletanità

Al via la terza edizione della rassegna artistica Napoli Expò Art Polis, con il tema Miti Storie e Leggende della Nostra Città, dalla Magna Grecia ad oggi. L’idea è stata curata da Daniela Wollman dell’associazione CreativiAttivi. Le collaborazioni per realizzare questo grande progetto sono molte dal giornalista Luigi Necco allo lo storico e critico d’arte Gianpasquale Greco, con Bruno Cuomo per le referenze fotografiche e l’allestimento e con la direzione artistica di Alessandro Incerto. La curatrice Daniela Wollmann spiega come N.e.a.polis aggiunge una grande offerta culturale all’estate Napoletana già ricca di eventi. «La volontà è stata quella di portare in mostra la storia della Magna Grecia e di Napoli in particolare. Napoli Expò Art Polis ha come grande obiettivo quello di dare visibilità agli artisti napoletani. Abbiamo voluto mettere insieme la ricchezza artistica della nostra città, partendo dal mito di Partenope per arrivare allo sfottò di Patanè nei confronti del Calcio Napoli. Tutto quello che identifica il napoletano, dal sacro al profano, è in mostra nelle sale del PAN». Nella grande collettiva, per la qualità dei lavori, ad alcuni artisti presentano una loro personale, un grande valore aggiunto che sottolinea il grande livello qualitativo delle opere in mostra. «Gli artisti in mostra sono tanti, più di settanta! A qualcuno di loro è stato dedicato più spazio. Salvatore Ciaurro con cinque temi con i quali costruisce i suoi percorsi visivi e Francesco Verio con le sue opere di omaggio a Totò. In una delle sale è possibile trovare inoltre il “libero autodidatta” Pasquale Manzo che con il suo circo dei Pucinovo gioca con il carattere rivoluzionario della maschera napoletana e la sua ricerca dell’essere per elevarsi con leggerezza». Tra gli artisti che sicuramente suscitano più interesse e curiosità, al Napoli Expò Art Polis è in mostra Edoardo Bennato. Pochi conoscono l’architetto/musicista anche per le sue produzione nel campo dell’arte figurativa. «Edoardo Bennato è un artista eclettico che qui ha presentato una serie dai suoi lavori degli anni ’80, tra le quali la copertina de “La Torre di Babele”. Tra  più recenti dell’artista ci sono due opere della serie “In Cammino” dedicato al fenomeno dei migranti. In occasione di una prossima personale al Napoli Expò Art Polis è in mostra Adele Ceraudo, Lady Bic, che presenta un suo lavoro con il quale tocca il tema delle donne violate». La possibilità di accedere a Napoli Expò Art Polis è stata data a chiunque ha avuto la volontà di mettersi in gioco sottoponendo il proprio lavoro all’associazione CreativiAttivi. «Napoli Expò Art Polis è anche una vetrina che dà grande visibilità a chi riesce ad essere selezionato per parteciparvi. Numerosi sono gli artisti che grazie a quest’iniziativa hanno avuto la possibilità di crescere». «Il lavoro dei CreativiAttivi non si ferma mai. Dal 26 settembre al 1 ottobre sarà esposta Napoli Arte e Rivoluzione dove tutte le rivolte di Napoli, da Masaniello ad oggi, saranno le protagoniste dei progetti che gli artisti potranno presentare fino al 15 settembre». Oltre all’esposizione con in mostra 72 artisti fino al 26 agosto, […]

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Eventi/Mostre/Convegni

NaDir, Napoli Direzione Opposta Festival

Arriva alla sua terza edizione il NaDir/Napoli Direzione Opposta Festival, evento musicale indipendente e completamente autofinanziato, nato nel 2015 dalla collaborazione dei collettivi sociali gestiti dalla rete Scacco Matto e dal CAP80126. Via alla danze giovedì 29 giugno nella Polifunzionale di Soccavo (Napoli) e serata finale sabato 1 luglio. NaDir, gli artisti Dopo il successo dei primi due anni, culminato con la partecipazione dei Ministri, quest’anno il festival si preannuncia più scoppiettante che mai con una scaletta di artisti che unisce i grandi nomi della musica alternativa italiana a quelli dei gruppi emergenti del nostro territorio. Ecco il programma: Giovedì 29 Giugno – Toccherà a L’Erba sotto l’asfalto aprire il concerto della prima serata e scaldare l’atmosfera per le due band successive: Gomma e i Gazebo Penguins. Due dei gruppi indie più in voga del momento. Ospiti d’onore nel finale i One Dimensional Man di Pierpaolo Capovilla (Il Teatro degli Orrori). Venerdì 30 Giugno – Seconda serata all’insegna della musica elettronica con giovani artisti emergenti: Fugama, Luk, /Handlogic e Birthh. Chiuderà la serata il rapper Mecna. Sabato 1 Luglio – Finale con il botto per l’ultima sera dai tratti decisamente più rock. Apriranno i Travel Gum e La Bestia Carenne. Toccherà poi ai Sula Ventrebianco riscaldare il pubblico per i Marlene Kuntz. NaDir, non solo musica Sarà una grande festa, ma il NaDir non è soltanto un festival musicale. Obbiettivo dell’evento è infatti quello di “[…]creare una piattaforma alternativa di produzione artistica con un’attitudine che fa proprie l’etica Do It Yourself e lo spirito dell’underground. […] contrapponendo la cooperazione all’individualismo competitivo e il valore artistico senza compromessi alle logiche del profitto, offrendo contemporaneamente gli standard di qualità più elevati e rifiutando ogni forma di autoreferenzialità minoritaria”. A tale scopo, durante ogni giornata, saranno proposti dibattiti e tavole rotonde su temi di politica e attualità. NaDir, quindi, come spazio musicale, sociale ma anche come spazio ricreativo e di aggregazione. La mattina saranno organizzati tornei di calcetto e altre attività ludiche per i più piccini. Ci saranno inoltre esibizioni circensi, performance teatrali, mostre fotografiche e un’area mercato dedicata all’artigianato e all’autoproduzione. Chi vorrà potrà anche usufruire dell’area campeggio, dove poter piantare la propria tenda, e dell’area ristoro. NaDir, in direzione opposta Parte dal basso e viaggia in direzione opposta questo festival musicale, diventato ormai importantissimo, che attraverso la musica, la creatività e l’aggregazione vuole restituire dignità a quelle zone periferiche da troppo tempo in mano all’incuria e allo spreco.

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