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Eroica Fenice

La Tag: eventi napoli e dintorni contiene 201 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Omaggio a Fellini: Benevento chiude la kermesse

L’”Omaggio a Fellini” si chiude col finissage della mostra fotografica dell’Accademia Julia Margaret Cameron, “Dialogo con la città”, nel Museo del Sannio, a Benevento. L’incontro, finale, per confrontarsi e ringraziare tutti coloro che hanno collaborato per realizzare una manifestazione, ideata e curata da Carmen Castiello, l’”Omaggio a Fellini”, che ha scaldato la città sannita nelle scorse settimane. Dapprima la visione del film La Strada di Fellini presso Palazzo Paolo V, la realizzazione dell’omonimo balletto al Teatro romano il 1 settembre, con la partecipazione della straordinaria Orchestra Filarmonica di Benevento, diretta dal M. Beatrice Venezi e dell’Accademia di fotografia Julia Margaret Cameron, che ha curato la fotografia durante le prove generali dello spettacolo, il backstage della prima e gli scatti dello spettacolo. Le tre uscite fotografiche con l’Accademia e i ballerini della Compagnia Balletto di Benevento, all’alba, con la ballerina Odette Marucci, la Gelsomina del balletto La strada; nella scuola di danza di Carmen Castiello, con fotografie esposte nel foyer del Teatro romano, in occasione del balletto, e per le strade della città sannita, con la partecipazione del trombonista Alessandro Tedesco, del sassofonista Umberto Aucone e del fisarmonicista Flavio Feleppa, che hanno suonato musica dal vivo. Proprio tra gli scatti di quest’ultima uscita sono state selezionate le fotografie oggetto della mostra “Dialogo con la città”, con la direzione artistica di Rosanna De Cicco.  La signora della danza di Benevento amata dalla sua città «La musica di Nino Rota, che Fellini definiva perfetta, tanto era struggente – ha raccontato Carmen Castiello, emozionata nel raccontare la sua esperienza con l’Omaggio a Fellini, – ha contribuito a  metterci in gioco così tanto, che il pubblico, durante lo spettacolo, ha avvertito ed approvato perché noi abbiamo voluto parlare di una memoria bellissima, di un’Italia che non tornerà più. Il fatto che molte persone si siano commosse durante la messa in scena della processione mi fa capire che abbiamo bisogno di semplicità, di ritornare a quello che era un modo di vivere così bello, naturale, semplice; noi con la danza ci abbiamo provato! Unirsi poi con le altre realtà di Benevento credo sia stato proprio la nota vincente di questo spettacolo, perché si è creata una collaborazione bellissima ed in questo momento fare rete è una cosa fondamentale, così è nato l’”Omaggio a Fellini”, La strada, la nostra strada». «La presenza di Michele Salvezza è stata un punto di partenza perché, quando è stato visto il film, ci ha fatto scoprire delle cose che chi non è esperto di cinema non sa. Noi abbiamo fatto nostre le sue parole: abbiamo lavorato con La strada sull’impronta dell’emozione, senza ragionarci, tutto ciò che lui ci ha detto lo abbiamo messo sulla scena e la cosa bella è che il pubblico lo ha compreso e lo ha portato con sé» ha continuato la Castiello, ringraziando il film-maker Michele Salvezza. «L’approccio di Carmen Castiello è stato sicuramente giusto, d’altronde è stato lo stesso Fellini a dire che c’è bisogno ogni tanto di cercare di sentire; sentire in maniera molto personale, molto […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Suggestioni all’imbrunire torna a Napoli con l’XI edizione

Con la sua undicesima edizione torna a colorare il panorama artistico partenopeo il format Pausilypon. Suggestioni all’imbrunire. Un evento che annualmente si concentra in poche serate per dare tutto il meglio di sè e diffondere l’arte con grazia ed eleganza. Il Palazzo Reale di Napoli ha ospitato all’interno delle sue stanze la conferenza stampa dedicata a questo appuntamento che i napoletani hanno imparato ad amare ed aspettare. La manifestazione si svolge grazie al Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus insieme alla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli. Dal 14 settembre al 6 ottobre saranno 4 gli appuntamenti da non perdere, ognuno comprensivo di un percorso attraverso la Grotta di Seiano, godendo del panorama che regala la posizione elevata dell’area e dei vini offerti dall’Associazione Ager Campanus. Gli spettatori verranno accompagnati fino all’area dei teatri dove si svolgeranno di volta in volta le performance. Il programma di Suggestioni all’imbrunire La rassegna si apre il 14 settembre con un ospite d’eccezione, Michele Placido, che insieme a Gianluigi Esposito ed Antonio Saturno condurranno i presenti in un viaggio poetico sulle note delle più belle canzoni napoletane. Serata d’onore è un recital in forma di dialogo con gli spettatori. Dalle opere dei grandi poeti nazionali a estratti di scrittori napoletani, si fa omaggio alla cultura italiana senza dimenticare le singole identità. L’appuntamento successivo si svolgerà il 22 settembre e sarà all’insegna dell’empatia e della passione. Storie di tango con la voce di Lello Giulivo, la fisarmonica di Rocco Zaccagnino e il contrabbasso di Aldo Vigorito darà vita ad un concerto-spettacolo che fa rivivere le atmosfere di Buenos Aires. Il tango argentino la farà da padrone attraverso le performance dei ballerini e la scelta musicale basata sui brani di Carlos Gardel e di altri famosi testi letterari inerenti al tango. Si prosegue con il 28 settembre che saluta il mese insieme ad Emanuele Giannini, Giovanni Di Giandomenico e Lihla. Paesaggi sonori coinvolge diversi artisti e cela inevitabilmente momenti di improvvisazione come filo conduttore tra le diverse discipline. Dal gong al violoncello, dal piano alla danza, ogni espressione troverà il suo spazio e la sua forma d’essere. Infine Suggestioni all’imbrunire saluta gli spettatori anche per quest’anno con l’ultimo appuntamento previsto il 6 ottobre con Prenda del alma. Si tratta del concerto di Luciano Biondini e Mauro De Leonardo, rispettivamente fisarmonicista e chitarrista. Il nome della serata riprende quello del loro ultimo disco, ma svela anche il fulcro della loro musica facendo riferimento ad una vecchia serenata messicana. Tra sonorità provenienti dal Sud America e omaggi ad Antonio Carlos Jobim, proseguirà il concerto che ingloberà al suo interno anche brani di autori jazz contemporanei. Suggestioni all’imbrunire tutti gli anni celebra insieme all’arte anche la bellezza, svolgendosi nel suggestivo Parco del Pausilypon. Un modo per tornare a contatto con i propri antenati romani ma anche con se stessi. Fonte immagine: suggestioniallimbrunire.org

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Eventi/Mostre/Convegni

Ibiza e il Flower Power in esclusiva al Nabilah

Il Flower Power è un evento ispirato al movimento hippie degli anni ’60 che da quasi 40 anni si svolge presso la discoteca più famosa di Ibiza. L’8 settembre, a partire dalle 11 del mattino fino a tarda notte, il party ha fatto tappa al Nabilah, una delle location più cool della movida campana, per festeggiare il suo 39° compleanno in anteprima esclusiva. La direzione artistica è di “Made in Italy Ibiza”, l’agenzia di eventi musicali italiana più famosa dell’isola spagnola, nota a livello internazionale per le feste che organizza. Il Flower Power: potere ai fiori! L’espressione “potere ai fiori” fu coniata nel 1965 dal poeta Allen Ginsberg, diventando lo slogan del movimento hippie, nato come rivoluzione pacifica contro la guerra in Vietnam, promossa dal governo USA. I giovani attivisti erano soliti mettere fiori nei fucili, protestare contro l’uso delle armi e promuovere l’amore come forma di dialogo per evitare guerre e conflitti, nella prospettiva di un mondo migliore in cui vivere. Le vere e proprie “capitali” di questa corrente socio – culturale furono San Francisco, Goa e Ibiza, dove il primo Flower Power del Pacha ebbe luogo nell’estate del 1980, grazie ad un’idea del DJ Piti. Il suo obiettivo era quello di “contrabbandare” dischi, portando negli altoparlanti del club un ampio repertorio di musica d’avanguardia che in quel periodo era raro ascoltare. In questi 39 anni, il Flower Power ha portato in pista al Pacha di Ibiza diverse generazioni unite dall’amore per la musica e dallo spirito di pace e gioia degli anni ’60. Una festa unica che si rinnova ogni estate e che continua a trasmettere la sua energia positiva, per celebrare la pace e l’amore! Festa e dress code da Ibiza Il Flower Power, nato come appuntamento estivo, grazie al suo successo è diventato un appuntamento settimanale al Pacha dove, a partire dal mattino, si vedono gruppi di hippie sfilare lungo le spiagge con chitarre e tamburi, rendendo l’atmosfera allegra e suggestiva. Per l’occasione, il Nabilah ha organizzato un evento esclusivo, allestendo la terrazza con drappeggi colorati, simboli della pace, il tipico yellow submarine dei Beatles e il logo con le ciliegie che contraddistingue il Pacha. Non potevano inoltre mancare il cosiddetto Hippie bus della Wolksvagen e gli stand con accessori e abiti vintage, tra cui giubbotti della Harley Davidson, camicie con colori sgargianti, stivali da cowboy in pelle e maglie con stampe di gruppi heavy metal. Il dress code era, infatti, quello tipico degli anni ’60 e ’70: stampe floreali, abiti bianchi, gonne ampie e lunghissime, pantaloni a zampa, maxi dress, sandali, occhialoni da sole, camicie in denim e ghirlande tra i capelli. Assolutamente vietato il nero! Oltre all’area bar c’erano anche punti ristoro, come lo stand di Panamar, dove era possibile gustare il panino Santantonno a base di tartare di tonno rosso, friarielli saltati alla napoletana, maionese alle acciughe e rucola croccante, e quello di Isabella De Cham, vincitrice dei premi “Miglior pizza dell’anno 2019” del Mattino e “Migliore proposta di fritti 2018” secondo la classifica di […]

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eventi in campania

Federico Fellini e La strada: il balletto a Benevento

La strada, balletto tratto dall’omonimo film di Federico Fellini, con musiche di Nino Rota, ha conquistato letteralmente il pubblico che ha assistito allo spettacolo, inserito nel progetto “Omaggio a Fellini”, svoltosi domenica sera, nella suggestiva cornice del Teatro romano di Benevento. L’evento, ideato e curato da Carmen Castiello, fondatrice nonché direttore artistico della Compagnia Balletto di Benevento, con la partecipazione dell’Orchestra Filarmonica di Benevento (OFB) e dell’Accademia di Fotografia Julia Margaret Cameron, ha previsto la regia di Linda Ocone e la supervisione di Beppe Menegatti e la partecipazione di due grandi artisti, Carla Fracci e Giancarlo Giannini, testimoni del grande patrimonio culturale che vanta il nostro Paese, che hanno avuto entrambi il piacere e l’onore di conoscere l’immenso Federico Fellini. Una lode per due realtà importanti del nostro territorio, la Compagnia di danza e l’OFB, di cui essere fieri, da parte dell’Assessore alla Cultura di Benevento, Rossella Del Prete. «La trasposizione in danza di una delle pagine della letteratura cinematografica italiana più apprezzate nell’ultimo secolo ha richiesto un percorso di conoscenza, di approfondimento, durato circa un anno» ha spiegato l’Assessore Del Prete, ringraziando Ferdinando Creta, direttore del Teatro Romano, per aver permesso e promosso il grande fermento che anima in questo periodo il teatro e ricordando che «i primi ad entrarvi, per ripulirlo da erbacce e riconsegnarlo alla vita culturale della città, sono stati proprio i ballerini della Compagnia e i professionisti dell’OFB». La strada: un progetto per omaggiare Federico Fellini  «L’idea di realizzare un’opera e un balletto mettendo insieme realtà artistiche di giovani danzatori e musicisti sanniti nasce affinché i nostri artisti abbiano la possibilità di esprimere il loro talento». Carmen Castiello spiega con queste parole la genesi dell’ “Omaggio a Fellini”. «La Compagnia Balletto di Benevento e l’OFB sono una risorsa e un vanto per la nostra città; la loro collaborazione e la loro sinergia potranno essere un nuovo punto di partenza per donare alla città quel titolo di Benevento città della cultura tanto caro al territorio». L’OFB, l’orchestra più giovane per composizione in Italia, la cui specificità ed il cui talento non finiremo mai di apprezzare, gode della direzione onoraria di Sir Antonio Pappano, della direzione artistica del Maestro Francesco Ivan Ciampa, musicista di fama internazionale, e della presidenza onoraria di Mons. Pasquale Maria Mainolfi. Con un organismo direttivo under 35, l’Orchestra Filarmonica, guidata domenica sera dall’energico e carismatico direttore d’eccellenza Beatrice Venezi, ha saputo incantare gli spettatori riproponendo dal vivo le immortali melodie di Nino Rota. Il progetto “Omaggio a Fellini” ha previsto, nell’arco della settimana precedente allo spettacolo, anche la proiezione della pellicola La Strada presso Palazzo Paolo V, a Benevento, primo vero successo di Federico Fellini, del 1954, e primo film ad essere premiato con un Oscar nella categoria “Film straniero”, proprio nell’anno di apertura della sezione, e un’uscita fotografica con l’Accademia Julia Margaret Cameron ed i ballerini della Compagnia Balletto di Benevento per le strade della città sannita. «La strada diventa luogo di contatto tra danza, musica, fotografia, ricollegandosi così al film, in cui essa […]

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Recensioni

A te, Masaniello al Real Orto Botanico con Nico Ciliberti

“Pe’ cheste zizze ianche m’anno afferrata, Masaniè… pecchè nun ce stai tu che me difiende… pe’ zizze Masaniè… pe’ zizze…” mormora Bernardina, “’a reggina d’e sarde”, violata da quel popolo che l’aveva amata solo poche ore prima. Si è chiuso così “A te, Masaniello”, lo spettacolo messo in scena al Real Orto Botanico di Napoli dal 20 al 22 luglio, scritto e diretto da Annamaria Russo in occasione della rassegna Brividi d’Estate 2019. È l’estate del teatro sotto le stelle: su una scenografia piramidale si muovono con naturalezza Nico Ciliberti, Marianita Carfora, Salvatore Catanese, Cristiano Di Maio, Alfredo Mundo, Riccardo Maio, Rita Ingegno, Paolo Rivera, Marige Maya Grasso, Diego Guglielmelli, di fronte ad un pubblico che ha occupato tutte le sedie e applaude, commosso. “A te, Masaniello” si propone come un’opera rigorosa, che unisce la prosa e il canto popolare e suscita nello spettatore le sensazioni più disparate. Tra sorrisi e commozione la platea a stretto contatto con i recitanti, partecipa alla rivolta del ceto povero napoletano, apprezzando in un finale struggente l’interpretazione di Nico Ciliberti, napoletano d’adozione e alle prese con il suo primo spettacolo in dialetto, e di Marianita Carfora che, nei panni di Bernardina, supera se stessa nel monologo straziante ai piedi di Masaniello. Omaggio alla storia del teatro napoletano, “A te, Masaniello” nasce dalla voglia di raccontare il percorso di un sogno, che nasce, splende e muore nelle tenebre della disillusione. Bellissimo e disperato, come una stella cadente in una rovente serata di luglio. È la storia di un popolo oppresso dal potere dispotico che, volendosi ribellare all’imposizione delle tasse, decide di ricorrere alla forza e alla violenza. Annamaria Russo firma la regia affidando all’audace Nico Ciliberti  la complessità del “capopolo” più famoso della storia napoletana, che a soli ventisette anni riuscì a regalare un sogno ai napoletani. Un sogno bello da far paura, tanto che i suoi concittadini decisero di distruggerlo, di rinnegarlo. I giorni sono quelli del vicereame spagnolo, delle insopportabili “gabelle”, della miseria e della rivoluzione del 1647.  Sette giorni sono  bastati a costruire una epopea popolare, una storia di poveri che si ribellano ai ricchi, di ricchi che sanno aggirare e impadronirsi di un potere mai davvero perduto, di voltagabbana dalla doppia faccia, di un clero servile e bugiardo, di entusiasmi e illusioni, tradimenti,  sangue versato e una lotta, mai conclusa, tra nobili e popolo. Il popolo napoletano, ridotto alla fame dalla pressione fiscale del vice regno spagnolo, scatena una rivolta violentissima. A capeggiare l’insurrezione Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello, un pescatore. Napoli lo nomina Generalissimo della popolazione, e lo segue con cieca fede per sette giorni, mettendo a ferro e fuoco la città, costringendo i nobili ed il viceré a riparare a castel Sant’Elmo, per sfuggire alla violenza dell’assalto. Sono i sette giorni della rivoluzione dei “pezzenti”, sette giorni leggendari durante i quali, il governo si arrende alla forza del popolo e accoglie, senza condizioni, tutte le richieste del generalissimo. Tra i vicoli, le strade, le piazze riecheggia un solo grido: libertà. Il […]

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Food

Pizzeria Da Zero: come in cinque anni si rivaluta il Cilento

Pizzeria da Zero: si nasce in Cilento e si va ovunque Il Cilento, zona della Campania molto famosa per le località balneari “nasconde” anche molto altro. È una terra ricca di tradizioni e di riti, soprattutto per quanto riguarda la gastronomia. È sempre necessario ricordare che il Cilento è la culla della cosiddetta dieta mediterranea, denominazione che comprende uno stile di vita invidiato in tutto il globo, con alla base il consumo di prodotti stagionali come ortaggi, frutta e verdura, pochissima carne, prodotti ittici, olio extravergine d’oliva e la salubrità eccelsa dell’ambiente dove si vive. Pizzeria da Zero: il fatturato e la crescita La storia di Pizzeria da Zero parte da un piccolo paesino del Cilento, con meno di diecimila abitanti: parliamo di Vallo della Lucania. Un rapporto strettissimo con le aziende locali, i piccoli agricoltori e le coltivazioni del posto, in alcuni casi anche salvandone alcuni tra questi e portandoli in giro per l’Italia. Alla fine del 2018, il gruppo Da Zero ha fatturato più di 3 milioni di euro e non ha intenzione di fermarsi. Il gruppo della pizzeria Da Zero si propone di raggiungere (e forse, anche di superare) i 5 milioni di euro entro quest’anno. Ha ben ragione di credere nell’impresa, visto l’andamento più che positivo delle cinque sedi sparse su territorio nazionale: oltre a Vallo della Lucania, pizzeria da Zero ha ben due sedi a Milano, una a Matera ed una a Torino. Una diffusione su territorio nazionale che non solo ha portato nuova linfa e vigore nel mondo pizza, ma anche nella manodopera: infatti, più del 60% degli operatori della pizzeria Da Zero (nelle sue varie sedi) è di provenienza cilentana. Pizzeria da Zero: gli inizi Paolo De Simone, responsabile della produzione e dello sviluppo, racconta gli esordi: «Ci siamo resi conto, cinque anni fa, che la tradizione gastronomica del Cilento non era ben valorizzata. Allora abbiamo pensato di portare in scena i prodotti della nostra terra, includendo tantissimi presidi Slow Food. La pizza proposta, come idea e modalità, è quella della pizza napoletana. Ad oggi, con le nostre cinque pizzerie attive, siamo arrivati ad un totale di circa 700mila pizze sfornate.» Pizzeria da Zero: la pizza Primula Palinuri Con l’hashtag #DaZeroaCinque, il gruppo ha presentato la pizza Primula Palinuri, omaggio a tutto tondo alla propria terra. La pizza è guarnita con mozzarella di bufala, pesto di rucola, cacioricotta di capra cilentana, pomodorino giallo, olio EVO, basilico e riprende appunto i colori del fiore di cui porta il nome. Inoltre- come tengono a sottolineare- è un invito a scoprire, apprezzare e valorizzare gli artigiani che hanno messo a disposizione gli ingredienti di prima qualità. Giuseppe Boccia, infatti, sottolinea come moltissimi parlino di cibo “Made in Italy” senza avere ben preciso di cosa si parli. Inoltre, aggiunge, c’è necessità di valorizzare la “Dieta Mediterranea” come fattore attrattivo turistico, visto che moltissimi viaggi e vacanze vengono fatte appunto anche in base alle mete del “mangiar bene”. [Foto copertina: Credit Enzo Finizola]

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Napoli e Dintorni

Bio… Dinamico: la scommessa dell’agricoltura biodinamica

Bio… Dinamico: divulgare, promuovere e valorizzare i prodotti dell’agricoltura biodinamica. Giovedì 18 luglio, nel complesso monumentale di Santa Chiara si è tenuto il terzo appuntamento con il tour in 6 tappe del progetto Bio… Dinamico promosso da AmicoBio, con il patrocinio del Fondo Europeo per lo Sviluppo Rurale, la Repubblica Italiana, la Regione Campania e la collaborazione di APAB. Le città toccate dal tour di seminari tematici sono Milano, Roma, Napoli, Bologna, Firenze e Santa Maria Capua Vetere. Se nelle tappe di Milano e Roma sono stati approfonditi i temi della sostenibilità, della tutela dell’ambiente e del paesaggio, della valenza dell’agricoltura biodinamica come patrimonio dell’agricoltura italiana, la tappa napoletana ha affrontato il tema Ricerca e formazione in agricoltura biologica e biodinamica. Ad intervenire sul tema della necessità di incrementare la ricerca e la sperimentazione nel settore biologico e biodinamico sono stati esperti del settore della formazione: Dott. Filippo Diasco, Direttore generale delle politiche agricole, alimentari e forestali della Regione Campania; Dott. Enrico Amico, Imprenditore e Presidente gruppo Amico Bio; Prof. Giuseppe Celano Professore associato presso l’Università degli Studi di Salerno; Prof. Massimo Fagnano, Professore associato di Agronomia ed Ecologia Agraria presso il Dipartimento di Agraria della Facoltà di Napoli Federico II; Dott. Francesco Giardina esperto agronomo collaboratore di Coldiretti; Dott. Carlo Triarico, Presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica; Dott.ssa Roberta Cafiero Dirigente MIPAAFT. A seguire, lo chef Simone Salvini ha tradotto il discorso teorico in un cooking show in cui prodotti provenienti da agricoltura biodinamica e ricette tradizionali campane sono stati rielaborati e trasformati in capolavori dell’arte enogastronomica. Che cos’è l’agricoltura biodinamica e perché è necessario investire in questo settore? Ad aiutarci a comprendere cosa sia l’agricoltura biodinamica e come essa possa costituire una svolta nel sistema della produzione agricola globale possono essere utili alcuni stralci del documentario in uscita, che è sintesi dell’intero progetto di AmicoBio: la biodinamica è un’agricoltura che non solo non avvelena il pianeta, ma crea un’interazione tra tutti gli esseri viventi e costituisce la speranza di creare, davanti ad un disastro ecologico incombente, una realtà nuova. Obiettivi della biodinamica sono la biodiversità, la riduzione dell’impatto ambientale della produzione agricola, l’integrazione tra produzione agricola e allevamento zootecnico con modalità che rispettino e promuovano la fertilità e la vitalità del terreno e allo stesso tempo le qualità tipiche delle specie vegetali e animali, il rispetto de ritmi della natura e dei cicli cosmici e lunari, l’eliminazione di fertilizzanti minerali sintetici e di pesticidi chimici. Il metodo biodinamico, quindi, prevede che la fertilità e la vitalità del terreno debbano essere ottenute con mezzi naturali come compost prodotto da concime solido da cortile, materiale vegetale come fertilizzante, rotazioni colturali, lotta antiparassitaria meccanica e pesticidi a base di sostanze minerali e vegetali. Insomma il progetto dell’agricoltura biodinamica propone un ritorno a metodi naturali, a ritmi meno serrati e ad una produzione meno invasiva per l’ambiente, ma pur sempre compatibilmente con le richieste del mercato globale. Ricerca e formazione nel campo della biodinamica. La ricerca in questo campo, se in Europa fa passi da gigante […]

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Napoli e Dintorni

Rione Sanità: visita de Il Miglio Sacro, tra malasorte e mille culure

Nella mattinata di domenica 14 luglio, Eroica Fenice si è tuffata nei “mille culure” del Rione Sanità, prendendo parte alla visita guidata “Il Miglio Sacro”. Ad accompagnarci Ivan, membro della Cooperativa La Paranza, che presiede un itinerario lungo un miglio, alla scoperta dei tesori nascosti di questo quartiere. ll Rione Sanità, le suggestioni, le emozioni e il coraggio di cambiare le cose La visita parte dalle Catacombe di San Gennaro (affidate nel 2006 alla Cooperativa La Paranza, grazie all’intercessione dell’Arcidiocesi di Napoli e del Parroco della Basilica di Santa Maria della Sanità) e arriva a Piazza Cavour. Si passa per la Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio, una San Pietro in miniatura, la Basilica di San Gennaro extra moenia, l’affascinante Cimitero delle Fontanelle, la cripta delle Catacombe di San Gaudioso, la Basilica S. Maria della Sanità, il Palazzo Sanfelice, che è un esempio magistrale di architettura, ricordo del passato glorioso e nobile della zona, e il Palazzo dello Spagnuolo, uno dei principali simboli di barocco napoletano, costruito nel 1738 su progetto dell’architetto Ferdinando Sanfelice, per volere del marchese Nicola Moscati. La sigla de La Paranza abbraccia molte vite recuperate del Rione Sanità, un posto che la storia vuole maledetto, conosciuto come l’ombelico della camorra ma che resiste grazie alle meraviglie artistiche, al fascino e alla bellezza che lo contraddistinguono. La bellezza cambia la vita delle persone e la Sanità ne è un validissimo esempio Questo quartiere è stato da tanti evitato per troppo tempo ma, grazie a questi folli visionari, uniti dall’amore per la città di Partenope, sta vivendo una vera e propria rivoluzione, volta alla tutela del bello. La Paranza raggruppa ragazzi che hanno sogni, progetti e ideali e che, giorno dopo giorno, compiono un miracolo in questo luogo difficile. Lo fanno valorizzando il territorio, incentivando il turismo e fornendo un’alternativa a chi non ricordava neanche più di esistere. Procedendo per le strade di questa “periferia al centro di Napoli”, la città assume le sembianze di un’ostrica ferita da un granello di sabbia. Quando un granello di sabbia s’insinua in un’ostrica, questa viene lacerata. Allora, per proteggersi, secernerà strati di se stessa intorno al corpo estraneo e, dopo qualche anno, la conchiglia custodirà al suo interno un gioiello unico e irripetibile. Napoli, in effetti, non è altro che il frutto del dolore e sputa dalle sue viscere sanguinanti innumerevoli perle preziose. Tra queste, il Rione Sanità è di sicuro fra le più belle. Nella Sanità bene e male si confondono e sono palpabili le contraddizioni della città e del suo popolo. Un popolo passionale, di cuore ma molto scaltro, che fa dell’astuzia la sua arma di difesa perché, in fin dei conti, «cca nisciun è fess!». Il popolo partenopeo è un popolo che resiste, che crede nella felicità, anche se la “ciorta” non lo bacia mai. “Donna Cuncetta” è un nome simbolo di questa gente. È il nome di una popolana molto conosciuta nel quartiere, secondo la leggenda. Il nome di una donna anziana e stanca che viene eternizzata […]

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Recensioni

Una pura formalità di Annamaria Russo, il dramma dei ricordi

Nella cornice del Real Orto Botanico va in scena, per la rassegna “Brividi d’Estate” organizzata da “Il Pozzo e Il pendolo“, il dramma dei ricordi e delle identità sospese di Una pura formalità (regia di Annamaria Russo). Riadattamento teatrale dell’omonimo film di Giuseppe Tornatore, Una pura formalità è un intenso rompicapo che gioca con il tema del ricordo sovrapponendo identità reali e surreali nella dolorosa ricerca della verità. “Per non morire di angoscia o di vergogna, gli uomini sono eternamente condannati a dimenticare le cose sgradevoli della loro vita, e più sono sgradevoli, prima s’apprestano a dimenticarle! … Ricordare, ricordare è come un po’ morire.” Notte fonda e cupa, il silenzio caricato di tensione dal rombo dei tuoni e dall’impetuoso scroscio di una pioggia torrenziale. La luce si accende su una scena spoglia ed essenziale, una solitaria stazione di polizia di un remoto paesino di campagna, il sordo ticchettio della pioggia che gocciola dal soffitto riecheggia esasperando l’ansia dello spettatore. Sulla scena irrompono due figure, un agente di polizia conduce un uomo infreddolito e fradicio di pioggia. L’uomo è stato fermato in un bosco dove vagava sotto la pioggia incessante, l’uomo non ha documenti e fornisce spiegazioni contraddittorie e confuse del suo stato. Poco lontano, nel medesimo bosco e nella medesima notte viene rinvenuto un cadavere dal volto sfigurato. Si apre così quello che all’apparenza è un mistero di cui tutti, spettatore incluso, sembrano conoscere la soluzione tranne l’accusato. Onoff è uno scrittore di grande fama, ad interrogarlo per una “pura formalità” un commissario che ama e conosce profondamente tutte le sue opere. Nella spasmodica ansia di un convulso interrogatorio i dettagli della faccenda emergono con apparente chiarezza facendo risaltare per stridente contrasto i vuoti di memoria e le contraddizioni di Onoff. Le macchie di sangue sugli indumenti dello scrittore, l’inquietudine che traspare da ogni suo gesto, la reticenza ed imprecisione di tutte le sue risposte, il tentativo di fuga dell’accusato, l’arma del delitto, tutti i tasselli sembrano incastrarsi alla perfezione inchiodando Onoff alle sue responsabilità. Ma nel corso dell’interrogatorio, i dubbi dello spettatore invece di dipanarsi si fanno più densi, le identità e i ruoli si confondono e nulla è più come appariva all’inizio. La vittima sconosciuta assume identità diverse, l’editore, l’agente, la seconda moglie dello scrittore diventano personaggi sovrapponibili, volti sconosciuti immortalati in fotografie che lo scrittore scatta per fissare i ricordi della sua vita. Il ruolo di accusatore ed accusato diventano confusi e l’atteggiamento ambiguo del commissario spinge lo spettatore a mettere in dubbio l’intero impianto accusatorio. La stessa identità dell’accusato è messa in dubbio, la sua biografia, che il commissario conosce nei minimi dettagli, è in realtà frutto di una costruzione fittizia funzionale all’immagine pubblica che lo scrittore è costretto a dare di sé. Il suo stesso nome e la sua opera più famosa si rivelano una finzione. Entrambi rubati ad un barbone che lo scrittore considera suo maestro. Il dramma che attanaglia Onoff e tiene con il fiato sospeso lo spettatore troverà la sua soluzione […]

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Recensioni

Lettera a un bambino mai nato. Madre, sost. femminile singolare

Lettera a un bambino mai nato. Madre, sost. femminile singolare: Il pozzo e il pendolo ci regala nuovi “Brividi d’estate” con la lettura di “Lettera a un bambino mai nato”. L’Orto Botanico, una scenografia essenziale, luci basse, ombre, la voce di Rosalba Di Girolamo, le parole di Oriana Fallaci, musica. “Stanotte ho saputo che c’eri”. “Essere madre non è un mestiere e nemmeno un dovere, essere madre è un diritto”. Lettera a un bambino mai nato è la paradossale celebrazione della vita, della scelta di dare la vita pur continuando ad essere, ad esistere come donna oltre che come madre. Lettera a un bambino mai nato è la storia di una una donna che prima è stata una figlia non desiderata e che ora è madre di un figlio non cercato. Rosalba Di Girolamo mette in scena il dubbio, il ripensamento, la lacerante scelta tra essere donna e essere madre, poiché l’essere madre a volte esclude la possibilità di essere donna. 3 settimane: 2 mm e mezzo eppure il tuo cuore, in proporzione, è 9 volte più grande del mio. Questo essere che ancora non esiste è presente e la sua sola presenza le impone di donargli la vita anche se c’è un padre che medita su come disfarsene; di metterlo al mondo anche se il mondo è un mondo difficile, un mondo di uomini, un mondo che pensa al maschile; di farlo nascere anche se questo bambino potrebbe non volerlo, perché farlo nascere è la cosa giusta. A 5 settimane sei 3 mm, simile ad una larva, un essere senza volto e senza cervello, un essere che ignora di esistere. La protagonista è una donna continuamente preda del dubbio e di umori variabili e discordanti, che vede in questo bambino, in questo essere che “le ruba se stessa”, che “respira il suo respiro“, una minaccia alla sua esistenza come donna, come giornalista.  6 settimane: un pesciolino con le ali, la scienza mi ha dato la certezza che esisti. Questa donna farà un figlio senza un uomo in un mondo fatto su misura per gli uomini: allora lei dovrà proteggere se stessa e il suo bambino dagli sguardi scandalizzati, dal biasimo e dalla silenziosa condanna del farmacista che le vende la luteina, del sarto a cui chiede un cappotto più “abbondante” per l’inverno che verrà, del commendatore “che aveva grandi progetti per lei”, della sua amica sposata al quarto aborto in 3 anni. Nonostante ciò, il solo pensiero di uccidere questo bambino la uccide: lo proteggerà da tutto e da tutti, ma non da se stessa.  2 mesi: l’embrione diventa feto. Le cose si complicano. Il commendatore ha un progetto cucito addosso a lei, il medico le impone il riposo. La tenerezza della maternità non scalfisce la fierezza di essere donna. Essere donna mentre si è madre sta diventando sempre più difficile; scegliere diventa sempre più doloroso.  3 mesi: 6 cm e 8 grammi Il padre che voleva disfarsene, che cercava soluzioni ad un “crimine” commesso in due, ci ripensa: questo bambino […]

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