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Eroica Fenice

La Tag: eventi napoli e dintorni contiene 240 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Alessandro Mendini: piccole fantasie quotidiane al Madre

Alessandro Mendini: piccole fantasie quotidiane dal 31 ottobre all’1 febbraio in mostra al Madre. Gli ambienti del Madre, Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, ospitano oggi le opere di Alessandro Mendini, architetto e designer. Napoli omaggia una delle voci più autorevoli del panorama artistico internazionale con la prima esposizione in un museo pubblico italiano dalla sua scomparsa nel 18 febbraio 2019. Un momento decisivo questo per Napoli, città amata da Mendini, e per il museo stesso, per la prima volta luogo espositivo di una mostra dedicata al design, a cura di Gianluca Riccio e Arianna Rosica. L’opera di Alessandro Mendini ha rappresentato fin dagli esordi negli anni ’70 un momento di espressione ideologica dalla funzione sociale (e non solo culturale) vivacemente controcorrente. Il concetto di design per Mendini esce dai severi ranghi imposti dalla logica positivista. Le radici del suo lavoro affondano nella critica al funzionalismo, al quale viene contrapposta la creazione di oggetti disfunzionali. Il manufatto diventa opera d’arte, in quanto luogo possibile in cui vivere un’esperienza straniante. Il design esce dagli spazi chiusi convenzionalmente immaginabili, aprendosi alla dimensione naturale e, ancora, a quella interiore di chi crea e di chi “utilizza”. La performatività degli oggetti è infatti data non solo dalla tridimensionalità che li rende inevitabilmente presenze attive, ma anche dalla richiesta fatta allo spettatore di prendere parte al processo di evenemenzialità dell’opera. Quest’ultima esiste in quanto prodotto (e spesso prodotto collettivo), ma anche in quanto oggetto di fruizione attiva. Alessandro Mendini era, e continua ad essere grazie alle opere oggi esposte al Madre, un animatore culturale e un artista a tutto tondo. La sperimentazione attraverso il corpo diventa momento necessario per la creazione, nonché oggetto di studio cardine insieme allo spazio e al rapporto tra gli elementi presenti in esso. Uno dei luoghi ideali di lavoro è stato per lui il suolo napoletano. Mendini ha collaborato con il progetto Metro Art nella realizzazione delle stazioni di Materdei e Salvator Rosa, e si è occupato del rifacimento della Villa Comunale. Il museo Madre attraverso il suo ultimo progetto espositivo intende ricalcare un legame emotivo forte, che è stato in grado di decorrere l’intera esperienza dell’artista milanese. Napoli velatamente compare in ogni tappa di Mendini: dal primo periodo di Radical design, a quello di Alchimia Futurismo, quando la ripresa di colori dalla solarità mediterranea dimostra la persistenza della suggestione data dalla frequentazione del territorio partenopeo. Alessandro Mendini ha vissuto la creazione come un momento ludico di sperimentazione continua di materiali, dalle stoffe all’oro, con il recupero della dimensione artigianale che il design di fine Novecento aveva sacrificato a favore di un piano funzionalista. Il Madre celebra un artista completo, grazie all’esposizione di alcuni disegni fino a oggi mai presentati al pubblico. Tra le opere principali dell’esposizione, il Mobile infinito: apparente pezzo da mobilio dalla forma bizzarra, il tavolino ospitato oggi negli ambienti museali del Madre rappresentava un punto di ritrovo per artisti diversi. Un aneddoto della vita di Mendini vuole infatti che l’artista avesse deciso di far recapitare questo oggetto-progetto nei […]

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Recensioni

Stand-up Comedy Napoli allo Slash+

A distanza di un bel po’ di tempo, si torna ad una serata di Stand-up Comedy, che si è svolta giovedì 15 Ottobre allo Slash+, per sentire i nuovi pezzi del pacchetto di comici “quattro più uno”: Vincenzo Comunale, Adriano Sacchettini, Davide DDL, Flavio Verdino ed Elena Mormile. Oltre ad esibirsi, questi ragazzi organizzano serate open-mic per Stand-up Comedy Napoli, il format locale gestito da The Comedy Club, che cura anche il management di comici come Filippo Giardina e Pietro Sparacino. Il lavoro, svolto in primis da The Comedy Club e dai ragazzi di Stand-up Comedy Napoli, sta portando a  grandi risultati nel panorama della stand-up comedy in Italia, spostando l’epicentro di questi spettacoli sempre più verso il meridione. Inoltre è interessante notare come nelle serate open-mic organizzate da Stand-up Comedy Napoli, ovvero spettacoli in cui le persone possono provare pezzi nuovi e inediti previa prenotazione, l’affluenza dei volti sul palco è molto eterogenea e con una grande rappresentatività di genere. Stand-up comedy allo Slash+ Torniamo adesso allo Slash+ e al quintetto protagonista della serata “Sentite questa puzza? C’è aria di lockdown”. Impossibile dare torto a questo dubbio che si sta insinuando silenziosamente nelle menti di molti e che proprio per questo motivo ha reso ancora più elettrizzante la sfida degli stand-up comedian. L’atmosfera tuttavia è quella giusta. Intima, luci soffuse, il palco e il microfono in mezzo. Trenta persone a distanza di sicurezza e il servizio impeccabile di cocktails del locale. Tra il pubblico si nota una certa familiarità e tra gli habitués anche qualche volto nuovo e incuriosito. A scaldare il pubblico ci pensa Vincenzo Comunale, chiarendo senza mezzi termini ai neofiti ciò a cui andranno incontro: una bella dose di sarcasmo e parole scurrili. Vincenzo Comunale è il comico del gruppo con più esperienza: oltre ad aver vinto per due anni consecutivi il “Premio Massimo Troisi”, di recente ha partecipato insieme a Valerio Lundini al programma “Battute” trasmesso su Rai2. Cavalleria vuole che ad aprire lo spettacolo sia proprio l’unica donna della serata, Elena Mormile, che in pochi minuti mette a tacere gli uomini in sala portando alla luce un aspetto risaputo ma taciuto della nostra quotidianità: il sexting durante il lockdown. I temi di Elena si fanno via via più pungenti, fino ad addentrarsi nei problemi tipici di un rapporto tra coniugi. A seguire Flavio Verdino e il suo rapporto con la droga. Sembra di vedere un ispettore della guida Michelin che enumera le qualità e i difetti di ciascuna delle sostanze. Le combinazioni che si possono fare sono numerosissime e coloratissime.  Punto centrale del suo monologo è rappresentato dalla difficoltà di togliersi di dosso le etichette che ci vengono assegnate. Lo switch di tema è rapido, sale sul palco Davide DDL. Sempre molto attento ai fenomeni politici e sociali, parla del concetto di “eterofobia”. Sottile, intellettuale e incisivo. Lo stile della narrazione è diretto e interessante. Adriano Sacchettini a seguire. L’uomo troppo buono che viene spesso friend-zonato ha trovato una soluzione: la pornografia. Un Don […]

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Food

Cenando sotto un cielo diverso: eccellenze in mascherina!

“Cenando sotto un cielo diverso” ha riunito ancora una volta i napoletani nel segno della solidarietà. Quest’anno l’evento ormai saldamente radicato sul territorio assume ancora di più le caratteristiche dell’eccezionalità. In tempi incerti (causa Covid) è riuscito lo stesso a collezionare consensi, a rispettare la salute di tutti gli ospiti e i puntualissimi propositi di beneficenza. Anche per questa edizione gli introiti sono stati destinati alla costruzione di un laboratorio ludico-didattico per malati schizofrenici e all’acquisto di giocattoli per i bimbi del reparto di nefrologia dell’ospedale Santobono Pausilipon. La scelta della location per la serata del 29 settembre è ricaduta su “Villa Alma Plena” nel casertano. Vibrazioni positive emanate dagli ampi e signorili spazi hanno accolto le persone, garantendo lo scorrere fluido e piacevole dell’evento. I tavoli imbanditi con i piatti dei numerosissimi e fedelissimi chef della kermesse hanno rispettato ampiamente le distanze di sicurezza e la vastità dei diversi ambienti esterni ha garantito la tutela dello spazio personale di tutti i presenti, evitando calche e sovraffollamenti. La mascherina (d’obbligo!) non ha impedito di fruire appieno e serenamente delle pietanze esposte, grazie a qualche tavolo appositamente disposto. “Cenando sotto un cielo diverso” tra innovazione e tradizione Si riparte quindi alla grande con gli eventi enogastronomici. “Cenando sotto un cielo diverso” non ha fatto che confermare il suo primato nell’ambito con proposte molto variegate e sempre di qualità. Dagli abbinamenti più ricercarti ai must have, dalle sperimentazioni ai classici della tradizione, il tutto bagnato dal ricco sapore di vini dalle diverse caratteristiche e provenienze. E come suggerisce il concept di questa edizione, “Il Buono dopo la tempesta“, una delle peculiarità che accompagna da sempre il format è la bontà dei prodotti. Il primo assaggio a sorprendere è stata la classica focaccina di “Pizzeria INFORNO Pizza Birra & Brasserie” in tre declinazioni. La prima realizzata con prosciutto crudo stagionato 12 mesi, fichi e cipolla rossa caramellata con zucchero integrale di canna. La seconda con provola affumicata, mortadella di Bologna IGP e pesto di pistacchi cotti a vapore. La terza con stracciatella di latte vaccino, alici e pomodorini gialli del Piennolo DOP. Intanto Salvatore Spuzzo, chef di Villa Alma Plena, ha presentato il suo piatto con guancia di vitello, sponge di bagna cauda, funghi porcini e consistenza di ortaggi. APCN Team con lo chef Alessandro Carello è venuto da Napoli per portare la sua pietanza a base di cubo di bufala, pomodoro bruciato e perlage di basilico. Tra tutti i piatti, due chicche da non perdere sono state le proposte arrivate da “Garage Gourmand” e dal “Brigante dei sapori”. Nel primo caso il piatto si crea su una battuta di manzo alla colatura di alici con una salsa lardiata, zabaione salato e una spugna di spinaci. Nel secondo un bignè al nero di seppia con stracciata di bufala e tonno affumicato con fichi e concassé di verdure. Sebbene riduttivo riportare solo alcuni di tutti gli assaggi portati all’attenzione, “Cenando sotto un cielo diverso” si è dimostrato ricco di possibilità e confronti culinari. Alcuni […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Christiane Löhr, incontri sensibili a Capodimonte

Il ciclo Incontri sensibili regala ai visitatori del Museo di Capodimonte una nuova ed intensa esperienza attraverso la mostra Christiane Löhr incontra Capodimonte, inaugurata lo scorso 26 settembre. L’esposizione, curata dal direttore del museo Sylvain Bellenger e da Laura Trisorio di Studio Trisorio in collaborazione con Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, porta per la prima volta a Capodimonte le opere dell’artista tedesca replicando il fortunato esperimento artistico di incontro tra artisti contemporanei e la collezione storica del Museo che da tre anni anima la sala degli incontri sensibili. L’incantevole vista del Belvedere di Capodimonte a fare da scenario e una luce candida e diffusa, che irrompe insolitamente nella sala 82 nonostante la giornata uggiosa, creano l’alchimia perfetta per l’esperienza di conoscenza e consapevolezza della Natura che la Löhr propone attraverso le sue installazioni. La semplicità delle forme geometriche, riprodotte attraverso essenziali elementi naturali, evocano il delicato equilibrio tra complessità e fragilità che scandisce il ritmo naturale del mondo vegetale. L’esuberanza e la vivacità della natura sono rese attraverso elementi organici fragilissimi, esili fili d’erba che sfidano la gravità ergendosi a comporre complesse cupole e virtuosi archi. Le fa eco, in questa poetica descrizione della vitalità del mondo naturale, l’opera “Ipomee e boules de neige sull’acqua” di Andrea Belvedere, apprezzato esponente del barocco napoletano. Il quadro del Belvedere cattura un fugace attimo al volgere della sera ritraendo un ramo fiorito che pende, spezzato, su di uno specchio d’acqua. Nella sua semplicità, la scena esalta e celebra la magia della natura attraverso l’intensità di luci e colori e la purezza delle forme. Protagonista assoluta di questo dialogo attraverso i secoli è un mondo che affascina attraverso la spontaneità e semplicità delle sue forme, un mondo che custodisce nei suoi equilibri un potere suggestivo. Ma è anche un mondo del quale si riconosce l’estrema fragilità, una natura che, come suggerisce Bellenger, è oggi più minacciata dall’uomo di quanto l’uomo sia mai stato da essa minacciato nel corso dei secoli. Il messaggio di consapevolezza che l’artista vuole trasmettere è dunque chiarissimo, il delicato equilibrio vitale della Natura è evidente davanti ai nostri occhi ed è in nostro potere decidere se preservarlo dai pericoli che lo minacciano. Le opere della Löhr comunicano la magia e l’incanto della natura tentando di catturarne la delicata essenza affinchè chi le ammira ne comprenda il valore e senta l’obbligo e l’urgenza di proteggerla. Per chi ha desiderio di immergersi in sensibili incontri, la mostra sarà visitabile al museo di Capodimonte fino al 10 gennaio 2021, negli stessi giorni e fino al 4 dicembre 2020 sarà possibile approfondire la conoscenza di Christiane Löhr alla mostra personale allestita presso lo Studio Trisorio.

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Eventi/Mostre/Convegni

Christiane Löhr allo Studio Trisorio di Napoli

Dal 25 settembre al 4 dicembre, la personale di Christiane Löhr in esposizione presso lo Studio Trisorio. Christiane Löhr, l’artista tedesca della mostra Trasparenze, ospitata presso il museo Madre, torna nella cornice napoletana con un doppio appuntamento. Dal 25 settembre lo Studio Trisorio, galleria d’arte napoletana in via Riviera di Chiaia, ospita la mostra personale Christiane Löhr. L’artista sarà inoltre presente in una doppia personale per il ciclo Incontri sensibili a cura di Sylvain Bellenger e Laura Trisorio al Museo e Real Bosco di Capodimonte. Il suo percorso in Italia ha visto tappe illustri nelle mostre collettive della Biennale di Venezia nel 2001, per mostre al MAMbo Museo d’Arte contemporanea di Bologna nel 2013, presso l’HangarBicocca di Milano e nella futura installazione permanente nella Chiesa di San Fedele della stessa città. Una fama internazionale che si irradia da Berlino, dove la casa editrice Hatje Cantz pubblica nell’estate 2020 una corposa monografia sull’artista tedesca. Lo studio dello spazio e del movimento perseguito da Christiane Löhr anima il percorso espositivo dello Studio Trisorio. La convergenza materica di semi, piante e crini di cavallo, costituisce la struttura primaria di composizioni che, pur nella loro apparente fragilità, si radicano con forza nelle teche che le preservano. La tensione verticale percepibile nelle venature frementi delle opere pittoriche, dal tratto nero ora sottile, ora marcato, dal fondo carta fino all’estremità opposta, è la riproduzione della direzione di crescita delle piante. Queste, come volte gotiche, si toccano in un punto, formando ambienti raccolti e inviolabili come spazi di culto, rendendo, pur nell’artificio, l’immagine pura e delicata del rigoglio della natura. Le opere di Christiane Löhr partono dal punto fermo della nascita alla leggerezza dell’estensione, creando un intimo e inviolabile spazio vitale. Lo Studio Trisorio è invaso dalla forza espressiva di questo reticolato, che si estende in un’installazione tridimensionale. Strutture cilindriche realizzate dall’intreccio continuo e ininterrotto di fili, da parete a parete, invadono la seconda stanza della galleria. Lo spettatore si potrà muovere intorno a fasci sottili ma saldi, senza poter mai davvero penetrare il mistero che li sottende. Queste strutture sembrano attraversare lo spazio e il tempo, forti dei legamenti che le sostengono, presentandosi allo spettatore come momento superficiale di un percorso più lungo e irriproducibile. Uno spazio di percorrenza, dunque, che è segnato da una zona sensibile e da una zona inespressa. Da ricordare a questo proposito un’ulteriore esperienza espositiva italiana, a Varese, dove il nome di Chistiane Löhr veniva associato alla capacità delle sue opere di dividere il vuoto, ad amplificare una distanza tra l’opera e chi la osserva. Il candore della galleria dello Studio Trisorio avvolge con cura e dedizione la delicatezza delle opere della Löhr. Un’aura protettrice le proietta in una dimensione altra, sacra, e per questo degna di devozione. Immagine: Studio Trisorio

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Mostra di Vincenzo Gemito al Museo di Capodimonte

Gemito, dalla scultura al disegno. La mostra di Vincenzo Gemito dal 10 settembre al Museo di Capodimonte. Gemito sulla ruota degli esposti dell’Annunziata, Gemito col nome sbagliato. Gemito al Real Istituto di Belle Arti, ma Gemito antiaccademico. Gemito e le impronte espressive sulle terrecotte, Gemito del bronzo. Gemito prima a Napoli, poi a Parigi. Gemito di Mathilde, Gemito di Annina. Gemito e il nuovo secolo, Gemito e la follia. Dal 10 settembre al 15 novembre tutto questo e ancora di più vivificherà lo spazio espositivo del Museo di Capodimonte. Per la curatela di Jean-Loup Champion, Maria Tamajo e Carmine Contarini si inaugura la mostra di Vincenzo Gemito: Gemito, dalla scultura al disegno. Il gemellaggio tra il museo napoletano, guidato dallo storico dell’arte e direttore Sylvain Bellenger, e il Petit Palais di Parigi ha restituito ai visitatori di tutto il mondo la storia dell’artista. La stagione invernale del 2019 lo aveva visto protagonista indiscusso della prima mostra fuori i confini nazionali a lui dedicata proprio presso il noto museo parigino. Oggi, le sculture e i disegni dell’artista sono esposti a Napoli, in una mostra che comprende prestiti illustri: dalla vicina collezione dell’Intesa San Paolo esposta notoriamente al Palazzo Zevallos Stigliano, ai tesori delle gallerie private e dei musei americani come il Getty Museum di Los Angeles. Il percorso diacronico lungo la vita dell’artista napoletano permette di percorrere le tappe fondamentali della formazione dell’uomo e della nascita del genio. L’esposizione, suddivisa in nove sezioni, ricrea la cornice euforica della sua vita, con l’accostamento delle sculture e dei disegni da lui firmati alle opere dei suoi interlocutori, ispiratori e artisti coevi: Antonio Mancini, Achille d’Orsi, Ettore Ximenes, Edgar Degas, Giuseppe De Nittis. Gemito è ben noto per aver insufflato l’anima dei suoi soggetti nei numerosi busti a loro dedicati, restituendo a noi oggi il volto degli amici Domenico Morelli, Mariano Fortuny, Giovanni Boldini. Una coralità che superava i limiti territoriali ritrovando la propria dimensione creativa nel viaggio perpetuo, ragione stessa delle svolte innovative che si susseguono nelle loro opere. L’obiettivo espositivo è stato quello di ricostruire l’ambiente vivace dell’atelier dell’artista, un uomo alla ricerca del contrasto chiaroscurale dei volti e delle figure che una perizia scultorea ha permesso di restituire nella loro più tangibile plasticità emotiva. Si percepisce così la tensione del Pescatorello sullo scoglio, la concentrazione di Giuseppe Verdi piegato sul suo spartito, la speranza di rivoluzione nello sguardo di Francesco Paolo Michetti. Due sezioni sono dedicate ai due grandi amori dell’artista: Mathilde Duffaud, modella francese di nove anni più grande, precocemente scomparsa per una malattia mortale; Anna Cutolo, detta Nannina, moglie e musa eterea prima di Domenico Morelli, e poi amante e compagna dall’inebriante ma terrena sensualità di Gemito. Quasi impietoso è il disegno di Anna morente esposto nella galleria di Capodimonte. Vincenzo Gemito è per la vulgata ‘o scultore pazzo, l’uomo dalle turbe irrisolvibili, sorrette da una tensione al perfezionismo che gli costa un periodo lungo di isolamento volontario dal mondo vivace nel quale prima era totalmente immerso. La sua […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Chiara Arturo e Cristina Cusani: Metonimie all’Intragallery

Metonimie, doppia personale di Chiara Arturo e Cristina Cusani, per la curatela di Federica Palmer, all’Intragallery dal 14 settembre al 7 novembre. La galleria per le arti contemporanee Intragallery riapre al pubblico con l’esposizione fotografica Metonimie. Lo spazio espositivo di Via Cavallerizza a Chiaia è la cornice delle fotografie di Chiara Arturo e Cristina Cusani. Dopo la formazione presso il Laboratorio Irregolare di Antonio Biasiucci, le due artiste collaborano al progetto Vicinanze, incentrato sullo studio dello spazio come luogo di continuo attraversamento tra realtà di confine, distinte ma dialoganti. La curatrice Federica Palmer pone il percorso sotto il segno della figura retorica di significato della metonimia: la fotografia è concepita come un macrocosmo, visitabile tramite un percorso visivo ed emotivo che dal soggetto ritratto permette di arrivare a un personalissimo ‘altro’, che diventa il secondo termine di paragone della relazione metonimica. Gli ambienti dell’Intragallery consentono al visitatore un’esperienza immersiva nei percorsi di ricerca fotografica maturati parallelamente dalle due artiste: da un lato, Fragmentum di Chiara Arturo, progetto nato dall’esperienza di residenza d’artista in Val di Lozio; dall’altro, Quando la neve di Cristina Cusani, uno spaccato sulla dimensione esistenziale dell’attesa, momento personale e al contempo universalizzato dal medium fotografico. La Val di Lozio non esiste se non nella sua frammentarietà. La località della Val Camonica è un cosiddetto comune sparso, privo di capoluogo e diviso in frazioni. Si aggiunge a questo la presenza sul territorio di una particolare pietra estremamente friabile, che si frantuma al tatto. Chiara Arturo matura in questa cornice Fragmentum, un progetto espositivo che si presenta come un polittico, i cui frammenti sono incastonati come gioielli in una cornice in bronzo. La sequenza narrativa segue l’andamento di una ricostruzione: dalla pietra frantumata alla pietra ricostituita. Per la prima volta nella sua ricerca fotografica, l’Arturo mostra nella sua opera la figura umana, accostata alla materia come memento della sua fragilità ma anche della sua possibilità di rinascita. Il percorso di Quando la neve prende avvio nel 2018. Cristina Cusani si interessa del significato etimologico del verbo ‘attendere’ («avere l’animo preparato, prepararsi all’arrivo di qualcosa»). L’attesa, in apparenza un momento di stasi e inattività, è in realtà occasione di preparazione. «La neve che copre il paesaggio sembra immobilizzare, ma la terra al di sotto intanto si prepara alla primavera.» L’attesa è la preparazione alla nascita e alla fioritura di qualcosa di nuovo. La Cusani sperimenta tecniche diverse, optando per fotografie digitali, analogiche, foto trovate, stampate in camera oscura, un’ecografia. Uno stesso evento fotografico, presentato su supporti diversi, implica esperienze sensoriali sempre nuove (il suo Autoritratto, riproposto in carta poster e fotografica, comunica questo senso di costante metamorfosi). Metonimie si apre con due percorsi autonomi, concludendosi con un dialogo ravvicinato tra le due artiste. Se prima Chiara Arturo e Cristina Cusani percorrevano con le proprie opere la stessa galleria, nel secondo ambiente dell’Intragallery condividono l’intimità dello stesso spazio cornice. Lo studio della materia e della sua plasticità trionfa nei dittici inediti del progetto Vicinanze, nonché in fotografie di grande formato che […]

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Napoli e Dintorni

Iliade – la Guerra di Troia, in scena al Castello Lancellotti

 Iliade – la Guerra di Troia: un classico in chiave moderna in scena al Castello Lancellotti  Le porte del Castello Lancellotti si aprono in una ventilata sera di fine luglio, per prestare le proprie mura a quelle più famose della storia: “Iliade – la Guerra di Troia” è il titolo dello spettacolo andato in scena sabato 25 luglio, con drammaturgia di Franco Nappi e Daniele Acerra, regia di Franco Nappi e con Chiara Vitiello, Franco Nappi, Daniele Acerra, Marco Serra e Andrea Cioffi. Un numero esiguo di attori (al fine di rispettare le norme relative all’emergenza sanitaria ancora in atto) reinterpreta il poema omerico in chiave modernizzante, tenendo sempre sotto braccio la falsariga antica: “Cantami, o Diva, del Pelide Achille, l’ira funesta“, i celebri versi dell’Iliade riecheggiano all’inizio e al termine dello spettacolo, ma poi il ceco narratore prende la parola e parla a noi, uomini del ventunesimo secolo, con parole attuali delle gesta lontane, radici da cui si innalza e si dirama tutta la poetica occidentale. Lo spettacolo è stato realizzato grazie alla collaborazione de Il Demiurgo con le associazioni Pro Lauro, Pro Loco e Feir. Iliade: la Guerra di Troia Attraverso la voce del ceco narratore i versi del poema prendono forma. In scena anche i due protagonisti e artefici del mitico scontro: Paride, figlio di Priamo nonché principe di Troia, e Menelao, re di Sparta, legittimo consorte di Elena, il pomo della discordia. Il volere divino ha stabilito che Paride, il principe valente, decidesse chi fosse la più bella tra le dee; lui sceglie però Elena e, innamoratosi di lei, la rapisce. Paride e Menelao dividono la scena e si alternano in un monologo che insieme benedice e maledice la donna amata da entrambi, strappata dall’uno all’altro. Elena è solo evocata ma presente nel drappo rosso che i due stringono: Paride con languido amore, Menelao con fame di vendetta. Un’altra donna funge, però, da bagliore che illumina la narrazione: rosse le sue vesti, morbide le ciocche, stringe al petto un fagotto nero, suo figlio. Una melodia anticipa i suoi passi; la sua ninna nanna è malinconica perché i suoi versi evocano un passato lontano, eroico ma tragico. La donna è Andromaca, moglie del valoroso Ettore, figlio di Priamo e fratello di Paride nonché capo dell’esercito troiano. La ninna nanna è la rievocazione di ciò che è accaduto, il ricordo del valore dei troiani e soprattutto di suo padre Ettore. Di lì innanzi, i protagonisti si alternano in scena come spettri di un passato già scritto dal fato. Nonostante questo però, come lo stesso narratore ricorda, questa è una storia di carne e sangue e quindi anche di cuori che battono, di sentimenti, di valori. Gli scontri, le alleanze e i patti rievocati seguono tutti le passioni degli uomini più che degli eroi: la decisione di scendere in guerra di Menelao e Agamennone, suo fratello e re di Micene, risponde all’esigenza di vendicarsi del torto subito ma soprattutto a quella di assediare e radere al suolo Troia; a […]

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Teatro

Lanificio 25: live del trio comico Ravenna, Tinti e Rapone

Luca Ravenna, Daniele Tinti e Stefano Rapone il 21 luglio al Lanificio 25. La stand up comedy non si ferma, nonostante le norme anti-covid e l’estate più strana da tanti anni a questa parte. Questo è il titolo che potrebbe giungere, senza particolari difficoltà, dalla serata di martedì 21 luglio, in cui il comico Luca Ravenna torna a Napoli, a distanza di mesi dal suo ultimo spettacolo. Milanese, ma romano d’adozione, lo stand up comedian è ormai un habitué del capoluogo partenopeo e dei suoi locali notturni, sempre più propensi a promuovere un genere che in Italia sta trovando una crescente diffusione. Accompagnato  stavolta da una coppia d’eccezione, Daniele Tinti e Stefano Rapone, colleghi ma prima di tutto amici accomunati dalla medesima passione e talento. La splendida cornice del Lanificio 25 ha ospitato lo spettacolo di Ravenna, Tinti e Rapone nell’ambito delle iniziative promosse dall’innovativa agenzia di promozione “The Comedy Club”. Un progetto che negli ultimi anni ha promosso in maniera sempre più vigorosa il genere della Stand Up Comedy a Napoli, ospitando i maggiori esponenti ed interpreti di questa comicità di origine anglosassone. Tra i prossimi appuntamenti di stand up comedy a Napoli,  da non perdere Venia Lalli, il 9 agosto ancora allo storico Lanificio 25, e Filippo Giardina, il 28 luglio nel cortile di San Domenico Maggiore. Luca Ravenna è tra i maggiori comici italiani della scena. Una satira dissacrante, la sua, che trae linfa vitale dalla vita quotidiana e che non presenta alcun tipo di filtro o di censura. Il comico milanese ha partecipato a due edizioni di Natural Born Comedians e due di Stand Up Comedy su Comedy Central. È stato protagonista della web-serie Non c’è problema su Repubblica.it, collaborando successivamente con il collettivo The Pills. È stato poi componente del cast della trasmissione Quelli che il calcio ed autore di podcast molto seguiti sulle varie piattaforme di ascolto, in particolare il varietà calcistico Tintoria ISS PRO 98, in collaborazione proprio con Daniele Tinti. Un curriculum corposo nell’ambito del mondo umoristico che farebbe invidia a molti. Come da tradizione, Ravenna, Tinti e Rapone hanno portato sul palco del Lanificio 25 il loro vissuto: quelle emozioni, incertezze e paure che viviamo tutti i giorni che il talento e la genialità di autori così brillanti permettono di trasformare in uno spettacolo esilarante. L’età adulta, il razzismo all’italiana, scoprire di avere un fratello brasiliano adottato e la paura di mettersi a nudo. Una vita sentimentale disastrosa e lo splendido appuntamento con una delle grandi protagoniste della Seconda Guerra Mondiale. E poi la famiglia e il rapporto con la droga, tema da cui sono stati tratti spezzoni già seguitissimi su Internet; la scoperta dell’amore nel letto di fianco al suo; l rapporto della madre con il tema della droga; la vita di un trentunenne che vede nascere i figli degli amici; la paura delle emozioni; un’analisi piuttosto suggestiva sulle differenze di genere delle funzioni cerebrali degli uomini e delle donne. Il trio si conferma così un talento satirico unico nel panorama […]

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Attualità

Premio Napoli 2020: annunciate le terne finaliste della 66esima edizione

Torna il Premio Napoli: annunciati i nove finalisti per le sezioni di Narrativa, Saggistica e Poesia della 66esima edizione del concorso. Per l’occasione la Fondazione lancia con Scabec il nuovo progetto I Luoghi di Napoli La Fondazione Premio Napoli rinnova l’appuntamento con il prestigioso Premio Napoli, storico riconoscimento letterario italiano giunto alla sua 66esima edizione. Il Presidente della Fondazione e della Giuria Tecnica del Premio, l’avvocato Domenico Ciruzzi, ha annunciato durante la conferenza stampa nella sede della Fondazione le terne finaliste per l’edizione 2020: dei 101 titoli candidati sono stati selezionati dalla Giuria Tecnica i nove i finalisti per le tre categorie di Narrativa, Saggistica e Poesia, tra cui spicca Einaudi Editore con più di un titolo. Per la Narrativa: Valeria Parrella, Almarina (Einaudi Editore); Remo Rapino, Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio (Minimum Fax); Igiaba Scego,La linea del colore (Bompiani). Per la sezione Saggistica: Sarah Gainsforth, Airbnb città merce (DeriveApprodi); Luciano Mecacci, Besprizornye (Adelphi); Davide Sisto, Ricordati di me (Bollati Boringhieri). Per la categoria Poesia: Igor Esposito, La memoria gatta (MagMata); Tommaso Giartosio, Come sarei felice (Einaudi Editore); Cesare Viviani, Ora tocca all’imperfetto (Einaudi Editore). I vincitori saranno selezionati attraverso il voto della Giuria Popolare che ogni anno si compone mediante le iscrizioni sul sito della Fondazione Premio Napoli, realizzando una piena sinergia tra città, Provincia, scuole e anche gli istituti carcerari di Poggioreale e Secondigliano. La premiazione avverrà nel corso della consueta cerimonia che si svolgerà a dicembre al Teatro Mercadante. Premio Napoli: le Sezioni Speciali Alle tre sezioni classiche si affiancano altre sezioni “speciali”, affidate al giudizio della sola Giuria Tecnica: “Internazionale”, “Premio Speciale di Cultura”, “Premio Scrittori per l’Europa” e “Premio Napoli Napoletani Illustri”. Della Giuria Tecnica, composta da quindici membri esperti, una folta rappresentanza è costituita da docenti universitari, tra cui Chiara Ghidini (Università L’Orientale di Napoli), Massimo Fusillo (Università degli Studi dell’Aquila), Bruno Moroncini (Università degli Studi di Salerno), Ermanno Paccagnini (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Matteo Palumbo (Università di Napoli Federico II), Monica Ruocco (Università L’Orientale di Napoli), Pasquale Sabbatino (Università di Napoli Federico II) e Paola Villani (Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa); ne fanno parte anche personalità del mondo culturale come gli scrittori Wanda Marasco, Lorenzo Marone e Antonella Cilento, l’autore e critico televisivo Stefano Balassone, lo sceneggiatore e regista Maurizio Braucci, i giornalisti Antonio Gnoli e Antonio Tricomi, i giuristi Alfredo Guardiano e Sergio Moccia, il medico e poeta Eugenio Lucrezi. I luoghi di Napoli Le attività della Fondazione non si limitano al premio letterario ma coprono un più ampio raggio, attraverso la promozione della riflessione culturale per la città, la provincia e l’intera area regionale. Avendo appena concluso FarSi Rivista, rassegna di incontri con le riviste letterarie e i litblog sulla critica e sulla divulgazione letteraria curato dalla Professoressa Chiara Ghidini e da Francesco Morra, la Fondazione presenta il nuovo ciclo di appuntamenti per quest’estate: I luoghi di Napoli. Magie e incanti. Con questa iniziativa Fondazione Premio Napoli e Scabec cureranno insieme il progetto […]

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