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Eroica Fenice

La Tag: eventi napoli e dintorni contiene 235 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Mostra di Vincenzo Gemito al Museo di Capodimonte

Gemito, dalla scultura al disegno. La mostra di Vincenzo Gemito dal 10 settembre al Museo di Capodimonte. Gemito sulla ruota degli esposti dell’Annunziata, Gemito col nome sbagliato. Gemito al Real Istituto di Belle Arti, ma Gemito antiaccademico. Gemito e le impronte espressive sulle terrecotte, Gemito del bronzo. Gemito prima a Napoli, poi a Parigi. Gemito di Mathilde, Gemito di Annina. Gemito e il nuovo secolo, Gemito e la follia. Dal 10 settembre al 15 novembre tutto questo e ancora di più vivificherà lo spazio espositivo del Museo di Capodimonte. Per la curatela di Jean-Loup Champion, Maria Tamajo e Carmine Contarini si inaugura la mostra di Vincenzo Gemito: Gemito, dalla scultura al disegno. Il gemellaggio tra il museo napoletano, guidato dallo storico dell’arte e direttore Sylvain Bellenger, e il Petit Palais di Parigi ha restituito ai visitatori di tutto il mondo la storia dell’artista. La stagione invernale del 2019 lo aveva visto protagonista indiscusso della prima mostra fuori i confini nazionali a lui dedicata proprio presso il noto museo parigino. Oggi, le sculture e i disegni dell’artista sono esposti a Napoli, in una mostra che comprende prestiti illustri: dalla vicina collezione dell’Intesa San Paolo esposta notoriamente al Palazzo Zevallos Stigliano, ai tesori delle gallerie private e dei musei americani come il Getty Museum di Los Angeles. Il percorso diacronico lungo la vita dell’artista napoletano permette di percorrere le tappe fondamentali della formazione dell’uomo e della nascita del genio. L’esposizione, suddivisa in nove sezioni, ricrea la cornice euforica della sua vita, con l’accostamento delle sculture e dei disegni da lui firmati alle opere dei suoi interlocutori, ispiratori e artisti coevi: Antonio Mancini, Achille d’Orsi, Ettore Ximenes, Edgar Degas, Giuseppe De Nittis. Gemito è ben noto per aver insufflato l’anima dei suoi soggetti nei numerosi busti a loro dedicati, restituendo a noi oggi il volto degli amici Domenico Morelli, Mariano Fortuny, Giovanni Boldini. Una coralità che superava i limiti territoriali ritrovando la propria dimensione creativa nel viaggio perpetuo, ragione stessa delle svolte innovative che si susseguono nelle loro opere. L’obiettivo espositivo è stato quello di ricostruire l’ambiente vivace dell’atelier dell’artista, un uomo alla ricerca del contrasto chiaroscurale dei volti e delle figure che una perizia scultorea ha permesso di restituire nella loro più tangibile plasticità emotiva. Si percepisce così la tensione del Pescatorello sullo scoglio, la concentrazione di Giuseppe Verdi piegato sul suo spartito, la speranza di rivoluzione nello sguardo di Francesco Paolo Michetti. Due sezioni sono dedicate ai due grandi amori dell’artista: Mathilde Duffaud, modella francese di nove anni più grande, precocemente scomparsa per una malattia mortale; Anna Cutolo, detta Nannina, moglie e musa eterea prima di Domenico Morelli, e poi amante e compagna dall’inebriante ma terrena sensualità di Gemito. Quasi impietoso è il disegno di Anna morente esposto nella galleria di Capodimonte. Vincenzo Gemito è per la vulgata ‘o scultore pazzo, l’uomo dalle turbe irrisolvibili, sorrette da una tensione al perfezionismo che gli costa un periodo lungo di isolamento volontario dal mondo vivace nel quale prima era totalmente immerso. La sua […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Chiara Arturo e Cristina Cusani: Metonimie all’Intragallery

Metonimie, doppia personale di Chiara Arturo e Cristina Cusani, per la curatela di Federica Palmer, all’Intragallery dal 14 settembre al 7 novembre. La galleria per le arti contemporanee Intragallery riapre al pubblico con l’esposizione fotografica Metonimie. Lo spazio espositivo di Via Cavallerizza a Chiaia è la cornice delle fotografie di Chiara Arturo e Cristina Cusani. Dopo la formazione presso il Laboratorio Irregolare di Antonio Biasiucci, le due artiste collaborano al progetto Vicinanze, incentrato sullo studio dello spazio come luogo di continuo attraversamento tra realtà di confine, distinte ma dialoganti. La curatrice Federica Palmer pone il percorso sotto il segno della figura retorica di significato della metonimia: la fotografia è concepita come un macrocosmo, visitabile tramite un percorso visivo ed emotivo che dal soggetto ritratto permette di arrivare a un personalissimo ‘altro’, che diventa il secondo termine di paragone della relazione metonimica. Gli ambienti dell’Intragallery consentono al visitatore un’esperienza immersiva nei percorsi di ricerca fotografica maturati parallelamente dalle due artiste: da un lato, Fragmentum di Chiara Arturo, progetto nato dall’esperienza di residenza d’artista in Val di Lozio; dall’altro, Quando la neve di Cristina Cusani, uno spaccato sulla dimensione esistenziale dell’attesa, momento personale e al contempo universalizzato dal medium fotografico. La Val di Lozio non esiste se non nella sua frammentarietà. La località della Val Camonica è un cosiddetto comune sparso, privo di capoluogo e diviso in frazioni. Si aggiunge a questo la presenza sul territorio di una particolare pietra estremamente friabile, che si frantuma al tatto. Chiara Arturo matura in questa cornice Fragmentum, un progetto espositivo che si presenta come un polittico, i cui frammenti sono incastonati come gioielli in una cornice in bronzo. La sequenza narrativa segue l’andamento di una ricostruzione: dalla pietra frantumata alla pietra ricostituita. Per la prima volta nella sua ricerca fotografica, l’Arturo mostra nella sua opera la figura umana, accostata alla materia come memento della sua fragilità ma anche della sua possibilità di rinascita. Il percorso di Quando la neve prende avvio nel 2018. Cristina Cusani si interessa del significato etimologico del verbo ‘attendere’ («avere l’animo preparato, prepararsi all’arrivo di qualcosa»). L’attesa, in apparenza un momento di stasi e inattività, è in realtà occasione di preparazione. «La neve che copre il paesaggio sembra immobilizzare, ma la terra al di sotto intanto si prepara alla primavera.» L’attesa è la preparazione alla nascita e alla fioritura di qualcosa di nuovo. La Cusani sperimenta tecniche diverse, optando per fotografie digitali, analogiche, foto trovate, stampate in camera oscura, un’ecografia. Uno stesso evento fotografico, presentato su supporti diversi, implica esperienze sensoriali sempre nuove (il suo Autoritratto, riproposto in carta poster e fotografica, comunica questo senso di costante metamorfosi). Metonimie si apre con due percorsi autonomi, concludendosi con un dialogo ravvicinato tra le due artiste. Se prima Chiara Arturo e Cristina Cusani percorrevano con le proprie opere la stessa galleria, nel secondo ambiente dell’Intragallery condividono l’intimità dello stesso spazio cornice. Lo studio della materia e della sua plasticità trionfa nei dittici inediti del progetto Vicinanze, nonché in fotografie di grande formato che […]

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Napoli e Dintorni

Iliade – la Guerra di Troia, in scena al Castello Lancellotti

 Iliade – la Guerra di Troia: un classico in chiave moderna in scena al Castello Lancellotti  Le porte del Castello Lancellotti si aprono in una ventilata sera di fine luglio, per prestare le proprie mura a quelle più famose della storia: “Iliade – la Guerra di Troia” è il titolo dello spettacolo andato in scena sabato 25 luglio, con drammaturgia di Franco Nappi e Daniele Acerra, regia di Franco Nappi e con Chiara Vitiello, Franco Nappi, Daniele Acerra, Marco Serra e Andrea Cioffi. Un numero esiguo di attori (al fine di rispettare le norme relative all’emergenza sanitaria ancora in atto) reinterpreta il poema omerico in chiave modernizzante, tenendo sempre sotto braccio la falsariga antica: “Cantami, o Diva, del Pelide Achille, l’ira funesta“, i celebri versi dell’Iliade riecheggiano all’inizio e al termine dello spettacolo, ma poi il ceco narratore prende la parola e parla a noi, uomini del ventunesimo secolo, con parole attuali delle gesta lontane, radici da cui si innalza e si dirama tutta la poetica occidentale. Lo spettacolo è stato realizzato grazie alla collaborazione de Il Demiurgo con le associazioni Pro Lauro, Pro Loco e Feir. Iliade: la Guerra di Troia Attraverso la voce del ceco narratore i versi del poema prendono forma. In scena anche i due protagonisti e artefici del mitico scontro: Paride, figlio di Priamo nonché principe di Troia, e Menelao, re di Sparta, legittimo consorte di Elena, il pomo della discordia. Il volere divino ha stabilito che Paride, il principe valente, decidesse chi fosse la più bella tra le dee; lui sceglie però Elena e, innamoratosi di lei, la rapisce. Paride e Menelao dividono la scena e si alternano in un monologo che insieme benedice e maledice la donna amata da entrambi, strappata dall’uno all’altro. Elena è solo evocata ma presente nel drappo rosso che i due stringono: Paride con languido amore, Menelao con fame di vendetta. Un’altra donna funge, però, da bagliore che illumina la narrazione: rosse le sue vesti, morbide le ciocche, stringe al petto un fagotto nero, suo figlio. Una melodia anticipa i suoi passi; la sua ninna nanna è malinconica perché i suoi versi evocano un passato lontano, eroico ma tragico. La donna è Andromaca, moglie del valoroso Ettore, figlio di Priamo e fratello di Paride nonché capo dell’esercito troiano. La ninna nanna è la rievocazione di ciò che è accaduto, il ricordo del valore dei troiani e soprattutto di suo padre Ettore. Di lì innanzi, i protagonisti si alternano in scena come spettri di un passato già scritto dal fato. Nonostante questo però, come lo stesso narratore ricorda, questa è una storia di carne e sangue e quindi anche di cuori che battono, di sentimenti, di valori. Gli scontri, le alleanze e i patti rievocati seguono tutti le passioni degli uomini più che degli eroi: la decisione di scendere in guerra di Menelao e Agamennone, suo fratello e re di Micene, risponde all’esigenza di vendicarsi del torto subito ma soprattutto a quella di assediare e radere al suolo Troia; a […]

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Teatro

Lanificio 25: live del trio comico Ravenna, Tinti e Rapone

Luca Ravenna, Daniele Tinti e Stefano Rapone il 21 luglio al Lanificio 25. La stand up comedy non si ferma, nonostante le norme anti-covid e l’estate più strana da tanti anni a questa parte. Questo è il titolo che potrebbe giungere, senza particolari difficoltà, dalla serata di martedì 21 luglio, in cui il comico Luca Ravenna torna a Napoli, a distanza di mesi dal suo ultimo spettacolo. Milanese, ma romano d’adozione, lo stand up comedian è ormai un habitué del capoluogo partenopeo e dei suoi locali notturni, sempre più propensi a promuovere un genere che in Italia sta trovando una crescente diffusione. Accompagnato  stavolta da una coppia d’eccezione, Daniele Tinti e Stefano Rapone, colleghi ma prima di tutto amici accomunati dalla medesima passione e talento. La splendida cornice del Lanificio 25 ha ospitato lo spettacolo di Ravenna, Tinti e Rapone nell’ambito delle iniziative promosse dall’innovativa agenzia di promozione “The Comedy Club”. Un progetto che negli ultimi anni ha promosso in maniera sempre più vigorosa il genere della Stand Up Comedy a Napoli, ospitando i maggiori esponenti ed interpreti di questa comicità di origine anglosassone. Tra i prossimi appuntamenti di stand up comedy a Napoli,  da non perdere Venia Lalli, il 9 agosto ancora allo storico Lanificio 25, e Filippo Giardina, il 28 luglio nel cortile di San Domenico Maggiore. Luca Ravenna è tra i maggiori comici italiani della scena. Una satira dissacrante, la sua, che trae linfa vitale dalla vita quotidiana e che non presenta alcun tipo di filtro o di censura. Il comico milanese ha partecipato a due edizioni di Natural Born Comedians e due di Stand Up Comedy su Comedy Central. È stato protagonista della web-serie Non c’è problema su Repubblica.it, collaborando successivamente con il collettivo The Pills. È stato poi componente del cast della trasmissione Quelli che il calcio ed autore di podcast molto seguiti sulle varie piattaforme di ascolto, in particolare il varietà calcistico Tintoria ISS PRO 98, in collaborazione proprio con Daniele Tinti. Un curriculum corposo nell’ambito del mondo umoristico che farebbe invidia a molti. Come da tradizione, Ravenna, Tinti e Rapone hanno portato sul palco del Lanificio 25 il loro vissuto: quelle emozioni, incertezze e paure che viviamo tutti i giorni che il talento e la genialità di autori così brillanti permettono di trasformare in uno spettacolo esilarante. L’età adulta, il razzismo all’italiana, scoprire di avere un fratello brasiliano adottato e la paura di mettersi a nudo. Una vita sentimentale disastrosa e lo splendido appuntamento con una delle grandi protagoniste della Seconda Guerra Mondiale. E poi la famiglia e il rapporto con la droga, tema da cui sono stati tratti spezzoni già seguitissimi su Internet; la scoperta dell’amore nel letto di fianco al suo; l rapporto della madre con il tema della droga; la vita di un trentunenne che vede nascere i figli degli amici; la paura delle emozioni; un’analisi piuttosto suggestiva sulle differenze di genere delle funzioni cerebrali degli uomini e delle donne. Il trio si conferma così un talento satirico unico nel panorama […]

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Attualità

Premio Napoli 2020: annunciate le terne finaliste della 66esima edizione

Torna il Premio Napoli: annunciati i nove finalisti per le sezioni di Narrativa, Saggistica e Poesia della 66esima edizione del concorso. Per l’occasione la Fondazione lancia con Scabec il nuovo progetto I Luoghi di Napoli La Fondazione Premio Napoli rinnova l’appuntamento con il prestigioso Premio Napoli, storico riconoscimento letterario italiano giunto alla sua 66esima edizione. Il Presidente della Fondazione e della Giuria Tecnica del Premio, l’avvocato Domenico Ciruzzi, ha annunciato durante la conferenza stampa nella sede della Fondazione le terne finaliste per l’edizione 2020: dei 101 titoli candidati sono stati selezionati dalla Giuria Tecnica i nove i finalisti per le tre categorie di Narrativa, Saggistica e Poesia, tra cui spicca Einaudi Editore con più di un titolo. Per la Narrativa: Valeria Parrella, Almarina (Einaudi Editore); Remo Rapino, Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio (Minimum Fax); Igiaba Scego,La linea del colore (Bompiani). Per la sezione Saggistica: Sarah Gainsforth, Airbnb città merce (DeriveApprodi); Luciano Mecacci, Besprizornye (Adelphi); Davide Sisto, Ricordati di me (Bollati Boringhieri). Per la categoria Poesia: Igor Esposito, La memoria gatta (MagMata); Tommaso Giartosio, Come sarei felice (Einaudi Editore); Cesare Viviani, Ora tocca all’imperfetto (Einaudi Editore). I vincitori saranno selezionati attraverso il voto della Giuria Popolare che ogni anno si compone mediante le iscrizioni sul sito della Fondazione Premio Napoli, realizzando una piena sinergia tra città, Provincia, scuole e anche gli istituti carcerari di Poggioreale e Secondigliano. La premiazione avverrà nel corso della consueta cerimonia che si svolgerà a dicembre al Teatro Mercadante. Premio Napoli: le Sezioni Speciali Alle tre sezioni classiche si affiancano altre sezioni “speciali”, affidate al giudizio della sola Giuria Tecnica: “Internazionale”, “Premio Speciale di Cultura”, “Premio Scrittori per l’Europa” e “Premio Napoli Napoletani Illustri”. Della Giuria Tecnica, composta da quindici membri esperti, una folta rappresentanza è costituita da docenti universitari, tra cui Chiara Ghidini (Università L’Orientale di Napoli), Massimo Fusillo (Università degli Studi dell’Aquila), Bruno Moroncini (Università degli Studi di Salerno), Ermanno Paccagnini (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Matteo Palumbo (Università di Napoli Federico II), Monica Ruocco (Università L’Orientale di Napoli), Pasquale Sabbatino (Università di Napoli Federico II) e Paola Villani (Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa); ne fanno parte anche personalità del mondo culturale come gli scrittori Wanda Marasco, Lorenzo Marone e Antonella Cilento, l’autore e critico televisivo Stefano Balassone, lo sceneggiatore e regista Maurizio Braucci, i giornalisti Antonio Gnoli e Antonio Tricomi, i giuristi Alfredo Guardiano e Sergio Moccia, il medico e poeta Eugenio Lucrezi. I luoghi di Napoli Le attività della Fondazione non si limitano al premio letterario ma coprono un più ampio raggio, attraverso la promozione della riflessione culturale per la città, la provincia e l’intera area regionale. Avendo appena concluso FarSi Rivista, rassegna di incontri con le riviste letterarie e i litblog sulla critica e sulla divulgazione letteraria curato dalla Professoressa Chiara Ghidini e da Francesco Morra, la Fondazione presenta il nuovo ciclo di appuntamenti per quest’estate: I luoghi di Napoli. Magie e incanti. Con questa iniziativa Fondazione Premio Napoli e Scabec cureranno insieme il progetto […]

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Attualità

Al Castello Lancellotti il debutto di Riccardo III

Riccardo III di William Shakespeare messo in scena l’11 luglio ha regalato agli spettatori un ricordo sognante in una cornice suggestiva come quella del Castello Lancellotti di Lauro, l’ambientazione perfetta per l’interpretazione regale, nella tiepida atmosfera di una sera d’estate. Un quadrato di stelle a chiudere la scena incorniciata dalle mura del castello. L’evento apre il festival Shakespeare’s summer dream, interamente dedicato alla figura di William Shakespeare, progetto estivo de Il Demiurgo in collaborazione con Pro Loco Lauro. Il Castello Lancellotti apre le sue porte, come già gli anni scorsi, e si converte in palcoscenico en plain air per una reinterpretazione modernizzante, a tratti ironica e scanzonata, del classico Riccardo III di Shakesperare. Il Castello sorge a pochi chilometri da Nola, su una collina del Vallo di Lauro, risalente addirittura all’anno 1000, la prima testimonianza concreta però è databile intorno al 1277. Riccardo III al Castello Lancellotti Il riadattamento del dramma shakespeariano pone al centro dell’attenzione il sovrano spietato e senza remore Riccardo III. La regia è di Andrea Cioffi e Francescoantonio Nappi. Il palcoscenico sono i gradini d’entrata del cortile del castello, poche luci ad illuminare la scena e lo sfondo dell’imponente torre del castello. Solo cinque attori –Franco Nappi, Alessandro Balletta, Sara Guardascione, Andrea Cioffi e Antonio D’Avino– si calano di volta in volta nelle vesti degli svariati personaggi del dramma: lo storpio sovrano, i fratelli re Giorgio e re Edoardo, le regine madri, il duca di Buckingham, Lord Hastings. Riccardo III sappiamo essere il dramma che chiude la tetralogia dedicata al regno di Enrico VI d’Inghilterra. Lo sfondo storico è quello dei conflitti di potere per la successione al trono d’Inghilterra che seguono la fine della Guerra delle due Rose, tra i Lancaster e gli York nel 1400. La scena si apre infatti con la regina madre mentre, come spettri, gli attori si aggirano al canto di “Dispera e muori” preludio della conclusione del dramma. Riccardo, duca di Gloucester, sembra apparentemente elogiare e sostenere il fratello nonché sovrano Edoardo; in realtà svelerà sin da subito i suoi pensieri più reconditi di invidia e sete di sangue, palesati ancor prima che lo diventino attraverso le sue azioni, attraverso i monologhi che avvicinano il personaggio al pubblico. Le trame affinché Riccardo possa finalmente ascendere al trono includono dunque l’assassinio di chiunque intralci il suo percorso; per questo arriverà a mettere fratello contro fratello; Giorgio verrà imprigionato su ordine del fratello Edoardo e quindi messo fuori gioco dallo stesso Riccardo. La perversione e il fascino del male si concretizzano nel suo matrimonio con Lady Anna, vedova Lancaster: assassinati il marito e il suocero, riesce a sedurre la donna e a sposarla, per poi ucciderla non appena avrà la possibilità di stipulare un matrimonio più conveniente. L’ascesa al trono non è ancora compiuta e di conseguenza non lo è la scia di sangue che Riccardo sembra trascinare assieme alla gamba storpia; dopo la morte del fratello e sovrano Edoardo ordinerà la morte dei figli ancora in fasce e arriverà a sbarazzarsi anche […]

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Food

Villa Soglia: il nuovo format di Giuseppe Maglione e Bifulco

Villa Soglia, Macelleria Bifulco e Daniele Gourmet – Giuseppe Maglione sono le tre eccellenze riconosciute sul panorama della ristorazione che si sono unite per nuovo concept ambizioso in cui convivono le anime di tre imprenditori illuminati e di tre province: Salerno, Napoli e Avellino. Tre brand affermati che hanno deciso di radunare le forze per rilanciare la lussuosa residenza di Castel San Giorgio con un format che coniuga sperimentazioni di gusto, contaminazioni culturali e materie prime prelibate in un contesto onirico di rara bellezza. «Crediamo fortemente che l’unione delle forze in questo momento particolare possa arricchirci reciprocamente e rilanciare l’economia – esordisce Nobile Soglia, titolare di Villa Soglia – Per questo in una fase alquanto delicata ho deciso di investire in un progetto che coinvolge partners con un riconosciuto livello di eccellenza come Daniele Gourmet – Giuseppe Maglione e Bifulco Carni». A Villa Soglia la pizza di Giuseppe Maglione Dolcemente avvolti dalla magnificenza della natura, giovedì 2 luglio il romantico giardino di Villa Soglia, nata come abitazione dell’ultimo Principe di Salerno Ferrante Sanseverino e oggi un vero locus amoenus, ha accolto la stampa per la presentazione di questo nuovo format. Tre sono stati i menu degustazione previsti e curati da Bifulco Macelleria, punto di riferimento per carni certificate e ottimamente frollate, e da Giuseppe Maglione, titolare e pizza chef di Daniele Gourmet, presente con la sua brigata ‘in Villa’ per coordinare ogni dettaglio con dovizia di particolari. «È vero, può sembrare audace portare la pizza, storicamente un alimento povero, in una location così lussuosa, – spiega Giuseppe Maglione – ma ho sempre creduto nella pizza anche come strumento di mobilità sociale, di convivialità, di incontro tra ceti e culture, il risultato di un vero e proprio processo sociale di cui il pizzaiolo e il consumatore sono parte». Soglia, Bifulco, Daniele Gourmet è una triade già ben consolidata che basa la propria collaborazione su qualità e fiducia l’una verso gli altri. Un modo per reagire alla crisi post Covid-19 offrendo sempre il meglio, in totale sicurezza, ad una clientela esigente che non si accontenta del buono, ma in una cena ricerca anche atmosfera, bellezza, arte e cultura. Il nuovo format “In Villa”: il menu Dopo la visita della meravigliosa Villa cinquecentesca, lo staff ci ha accolto con un meraviglioso piatto composto da Crocchè di Patate di Avezzano e di patate violette, arancino con riso Arborio e riso integrale, frittatina napoletana con Mortadella Classica Presidio, Slow Food – Mozzarella panata e Montanara classica. Dopo, ancora come benvenuto, una Caponata di Tonno Manzetta dei Laghi con Pomodorini confit rossi&gialli e acciughe di Cetara. Abbiamo continuato con una carrellata di pizze squisite di Daniele Gourmet – Giuseppe Maglione e Bifulco Carni ci ha presentato un Filetto Manzetta dei Laghi frollatura 30 giorni con olio al fumo e cristalli di sale Maldon e Rib-Eye Angus frollatura 60 giorni ai carboni ardenti. «Insieme a Nobile Soglia e Macelleria Bifulco abbiamo previsto tre percorsi gastronomici – spiega Giuseppe Maglione – due proposte legate al mondo della pizza […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Lampi sulla Scena: Roberto D’Avascio tra Artaud e Kane

Lampi sulla scena, a cura di Roberto D’Avascio per Arci Movie, apre la tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival, la quarta diretta da Ruggero Cappuccio, realizzata con il sostegno della Regione Campania e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, guidata da Alessandro Barbano. Mentre a Palazzo Fondi il Festival iniziava nel segno del legame che unisce la drammaturgia catalana alla lingua napoletana e al Real Bosco di Capodimonte nel segno della musica travolgente dei Foja, il Cortile delle carrozze di Palazzo Reale ha ospitato per la sezione Progetti Speciali “Lampi sulla Scena”: due lezioni di storia del teatro a cura di Roberto D’Avascio, docente di Storia del Teatro presso l’Università degli Studi di Salerno e di Letteratura inglese presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Roberto D’Avascio: Da Antonin Artaud a Sarah Kane Un percorso umano tra le vicende personali e artistiche di due figure del mondo drammatico che hanno segnato la scena internazionale del teatro del Novecento: Antonin Artaud e Sarah Kane. Un narratore e un attore dialogano tra loro focalizzandosi sui momenti decisivi per la storia del teatro europeo. Un docente, Roberto D’Avascio, che con metodo didattico, avvolge l’attenzione dello spettatore in un percorso di due vite tormentate da demoni interiori e dal torchio del pregiudizio della società. Una linea rossa lega la crudeltà del teatro di Antonin Artaud alla scena rabbiosa della giovane Sarah Kane. Lampi sulla scena: prima lezione su Antonin Artaud L’appuntamento del 1 luglio è stato dedicato alla complessa personalità di Antonin Artaud, portato sulla scena dall’attore Gianni Sallustro. Colpito già a 4 anni dall’esperienza della meningite, che si vuole considerare la causa dei suoi problemi mentali, vive in maniera tormentata il rapporto fra malattia e sensibilità artistica, topos radicato nella cultura occidentale. Roberto D’Avascio, in solo un’ora e mezza, ci conduce nel contesto storico politico di Artaud, tra il rapporto con Parigi e i Surrealisti, l’internamento, la possessione, il rapporto con le droghe e l’incontro con il teatro balinese nel 1931 in occasione di una Esposizione coloniale, dal quale trasse parecchi spunti per i suo “Teatro della crudeltà”, una forma di teatro, descritta nella sua più importante opera Il teatro e il suo doppio. Per crudeltà non si intende sadismo, o l’attitudine a causare dolore, ma lo stimolo al sacrificio di qualunque elemento non concordante al fine della rappresentazione. Artaud riteneva che il testo avesse finito con l’esercitare una tirannia sullo spettacolo e in sua vece spingeva per un teatro integrale, che comprendesse e mettesse sullo stesso piano tutte le forme di linguaggio, fondendo gesto, movimento, luce e parola. “Il teatro è prima di tutto rituale e magico“, scriveva Artaud, “non è una rappresentazione. È la vita stessa in ciò che ha di irrappresentabile“. Artaud, conclude Roberto D’Avascio, invecchiò rapidamente, dando seri segni di squilibrio, oppure per tali furono prese le sue stranezze, i suoi dolori e finì in sanatori dove non gli lesinarono elettrochoc, impietosamente. Morì male, di un male terribile, di un cancro al colon, ma fino all’ultimo fu lucido e […]

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Napoli e Dintorni

Napoli, ripartono le visite guidate di Heart of the city

È il 6 giugno, sabato pomeriggio: ripartono i tour organizzati da Heart of the city a Napoli, per godere insieme del patrimonio culturale e naturalistico del posto. Appuntamento in Piazza Plebiscito, ore 16.45. Il sorriso dei partecipanti è coperto dalla mascherina anti-covid, ma l’emozione è tangibile negli occhi. La sera in cui è calato il buio per le strade delle nostre città è ormai un brutto ricordo o forse no. Tutto ciò che sappiamo è che abbiamo finalmente varcato la soglia della porta di casa per uscire in un mondo in cui, purtroppo, non ci sentiamo più al sicuro e questo ci rende confusi e felici (per dirla alla Consoli!). Siamo usciti dalla nostra bolla e ora proviamo, con non poca fatica, a condurre una vita semi-normale. Napoli, malocchio del mondo Solo tre mesi fa la tv ha annunciato una specie di tuono, cospargendo l’odore di un gran temporale tra le mura domestiche di ognuno di noi. Edizione straordinaria. “Parla il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte”. “Emergenza Coronavirus”: “Dichiarato lo stato di pandemia”. Pandemia. Una parolina che ha risucchiato in fretta e furia la quotidianità di ognuno di noi, dalle cose più grandi a quelle più piccole, rubandosi un caffè al bar, una stretta di mano, un abbraccio. Un assassino invisibile ha assunto il volto di un amico, di un passante e di una qualsiasi persona, recludendoci in casa, agli arresti domiciliari. Oggi siamo in piazza Plebiscito, pronti a percorrere stradine insolite, per scoprire vicoli, scalinate e vie dimenticate insieme alle loro storie. Distanziati di almeno un metro e con le bocche e i nasi coperti, ci piazziamo al centro della piazza intorno alla nostra guida, come quei bambini che formano un cerchio e si apprestano a girare in tondo, per cantare una filastrocca. Con la differenza che noi non ci teniamo per mano e, al posto di una filastrocca, abbiamo tutti in mente una personalissima preghiera volta a scacciare il virus da questa città, che è il malocchio del mondo. Le due statue equestri di Carlo III di Borbone (iniziatore della dinastia borbonica) e di suo figlio Ferdinando I – realizzate dal Canova e dal suo allievo Antonio Calì – sembrano salutarci e darci il “bentornati” in strada. All’estremità della piazza più importante di Napoli, la scultura di Carlo V d’Asburgo pare prendere davvero vita per chiedere (come vuole la leggenda) chi abbia fatto la pipì lì davanti e posso giurare di aver visto Carlo III risorgere per rispondere di non saperne nulla, mentre Gioacchino Murat confessa di essere lui il colpevole. Sento con le mie orecchie Vittorio Emanuele II minacciarlo di tagliargli il membro, proprio come sono soliti raccontare i napoletani a un turista che si trova per la prima volta in città. Napoli ci sembra risuscitare e, insieme a lei, si ridestano anche i nostri cuori. Superata piazza del Plebiscito, arriviamo davanti alla Chiesa di Santa Lucia a mare, fondata secondo la tradizione da una nipote di Costantino e detta così perché costruita sulla riva del mare. […]

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Attualità

Napoli non si spegne – Light mob – Sabato 14 marzo

Napoli non si spegne  Organizzato da Spazio Tangram in collaborazione con il suo direttore artistico Michele Del Vecchio , il “Light mob – Napoli non si spegne” avrà luogo la sera di sabato 14 marzo, prevedendo di dar “luce” e “leggerezza” – entrambe traduzioni del termine inglese “light” – ai cuori delle municipalità napoletane. Ed è proprio alle municipalità che l’appello si estende, incoraggiando le aree partenopee a partecipare a questo evento che si svolgerà ovviamente nell’aera domestica, in vista delle restrizioni governative, e che prevedrà l’accensione e lo spegnimento delle luci esterne e interne della propria abitazione in modo intermittente per la durata di due minuti. Va bene anche affacciarsi ad una finestra o ad un balcone ed accendere e spegnere la torcia del cellulare. Il tutto è stato organizzato a seconda delle municipalità di appartenenza ed il programma indica l’orario a loro dedicato per trasformarsi in “aree intermittenti”. Programma Gli appuntamenti saranno disposti tra le ore 20:00 e le ore 20:30 di sabato 14 e il programma è il seguente: h.20:00: MUNICIPALITA’ 1 + MUNICIPALITA’ 10 (Chiaia, Posillipo, San Ferdinando + Bagnoli e Fuorigrotta) h.20:05: MUNICIPALITA’ 2 + MUNICIPALITA’ 9 (Avvocata, Montecalvario, Mercato, Pendino, San Giuseppe, Porto+Soccavo, Pianura) h.20:10: MUNICIPALITA’ 3 + MUNICIPALITA’ 8 (San Carlo all’Arena, Stella + Piscinola-Marianella, Chiaiano, Scampia) h.20:15: MUNICIPALITA’ 4 + MUNICIPALITA’ 7 (San Lorenzo, Zona Industriale, Vicaria, Poggioreale + Miano, Secondigliano, San Pietro a Patierno) h.20:20: MUNICIPALITA’ 5 + MUNICIPALITA’ 6 (Vomero, Arenella + Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, Barra) TUTTI INSIEME h.20:30: gran finale tutti insieme, tutte le municipalità, quartieri, ecc, spegneremo ed accenderemo le luci TUTTI INSIEME alle 20:30 per cinque minuti! Intervista al direttore artistico Michele Del Vecchio Com’è nato l’evento? << Nato per caso pochi giorni fa. Ero al telefono con un amico fotografo, Paolo Liggeri, e riflettevamo sulla bellezza di Napoli, anche di notte. Poi il discorso si è spostato sulle difficoltà di questo periodo e di quanto sia importante la forza della rete e delle connessioni che si creano tra le persone. Di lì è stato un attimo immaginare “Napoli non si spegne”. Quindi le luci della città che si accendono e si spengono in continua intermittenza, un po’ come si fa con gli accendini e gli smartphone ai concerti>> Perché è nato? <<L’evento è impostato in modo che le dieci munipalità di Napoli che rappresentano tutti i quartieri siano “accoppiate” due a due per accendere e spegnere contemporaneamente le luci di casa, un modo per far sentire vicini anche quartieri distanti tra loro. L’idea è che è proprio nelle difficoltà che bisogna essere più uniti >> Quale è il messaggio che intende esprimere alla nazione in questo momento così delicato? <<E’ un momento difficile per tutti in Italia, non vogliamo sottovalutare la portata del dramma, ma cercare di alleviare un po’ la pesantezza di questi momenti, può solo giovarci. Lo facciamo attraverso le parole di Italo Calvino: “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni […]

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