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Eroica Fenice

La Tag: filosofia contiene 5 articoli

Culturalmente

Libero arbitrio: siamo davvero noi a scegliere?

Quando parliamo di libero arbitrio ci rifacciamo a un concetto antichissimo, tramandato da secoli. Essenzialmente esso rappresenta la capacità di ogni singolo individuo di scegliere liberamente, senza l’influenza di forze esterne. Dunque, sia il pensiero che le azioni della persona sono svincolate da qualsiasi tipo di predestinazione. Un po’ di storia Nel Cinquecento, a distanza di un anno, Erasmo da Rotterdam pubblica il  De libero arbitrio e Martin Lutero il  De servo arbitrio. Sono gli anni della Riforma, del tentativo di un riavvicinamento alla religione tradizionale da parte dei credenti, e la questione della volontà assume un ruolo centrale nel dibattito tra quelli che furono, rispettivamente, maestro e allievo. A raccogliere l’eredità di questa crepa sono gli scienziati contemporanei e le loro scoperte. Già negli anni ottanta il neuroscienziato statunitense Benjamin Libet si cimentò in una serie di esperimenti con l’obiettivo di dimostrare la non sussistenza del libero arbitrio. In sintesi, Libet collegò diversi soggetti a un elettroencefalografo, chiedendogli di muovere un dito in qualsiasi momento, quindi a loro discrezione. Il risultato fu sorprendente: gli strumenti di laboratorio scoprirono che la scelta consapevole dei soggetti veniva preceduta dall’attività cerebrale, con un distacco di 300 millisecondi. Prendendo in prestito qualche termine filosofico, potremmo dire che la scelta è frutto di un processo inconscio. Compatibilismo e libero arbitrio Ed è a questo punto che si inserisce la dottrina del compatibilismo. Secondo questa tesi le nostre scelte consapevoli, in realtà, non sono altro che frutto di una catena casuale di processi neurali. A un risultato simile arrivò anche Francis Bacon quattro secoli fa, parlando del ruolo cruciale dell’esperienza nella vita umana. Dunque la messa in crisi del libero arbitrio, almeno in chiave compatibilista, non deve spaventare perché non intacca l’importanza delle scelte che compiono tutti gli individui sin dall’alba dei tempi; semplicemente si tratta di un cambiamento di prospettiva. Così il luogo e il tempo di nascita, le relazioni sociali, l’istruzione e l’educazione ricevuti finiscono per assumere un ruolo ancor più determinante e influente sulla nostra vita. Determinate esperienze, combinate a una predisposizione innata, conducono a precisi comportamenti, definendo così la personalità dell’individuo, da cui derivano i sogni, le paure, i talenti e le passioni di ognuno.  Si delinea, così, un individuo ancora padrone del proprio destino ma particolarmente attento al mondo che lo circonda perché, se siamo frutto di esperienze e relazioni, allora puntare su quelle positive potrebbe rivelarsi fondamentale per il nostro benessere e felicità.   Fonte immagine: Freepik.

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Nerd zone

Cyberpunk: il mondo distopico è diventato una realtà odierna ?

Cyberpunk, quale lezione filosofica abbiamo appreso da questo genere, nonostante l’avviso di una realtà distopica e imminente ? Alcuni topoi del genere cyberpunk sono le metropoli futuristiche sovraffollate, quartieri multietnici, giornate di pioggia e il cielo grigio ma anche piccoli hacker che combattono contro multinazionali e la tecnologia sempre più invadente. Le origini di questo termine risalgono al racconto omonimo di Bruce Bethke pubblicato nel 1983. Il nome nasce dalla fusione del termine “cyber” (relativo alla parola cibernetica) e “punk”, che vuole soffermarsi sull’aspetto critico e di denuncia degli scrittori contro l’uso negativo della tecnologica, riprendendo il nome del famoso movimento di denuncia giovanile. Il cyberpunk, che vanta tra i suoi antenati gli scrittori George Orwell, Aldous Huxley e Philip K. Dick, continua ancora oggi ad affascinare, ma una domanda sorge spontanea. Tale movimento di critica ha predetto la nostra (e futura) realtà oppure no? Cyberpunk: il rapporto tra uomo, macchina e ambiente circostante in Blade Runner Lo scrittore Philip K. Dick pubblicò nel 1968 un romanzo, “Il cacciatore di androidi” (Do Android Dreams of Electric Sheep?). Tale opera ha ispirato il film Blade Runner di Ridley Scott e il seguito Blade Runner 2049 di Denis Villenueve. Il futuro descritto nel mondo di Blade Runner (1992 per il romanzo e 2019 per il film) è pessimista. La città di Los Angeles è una megalopoli caotica simile a realtà come Tokyo o Hong Kong, multietnica e il tempo è sempre piovoso (anche a causa dell’inquinamento). La popolazione dei bassifondi parla il city-speak, una lingua creola nata in seguito all’arrivo di immigrati, mentre un corpo speciale di poliziotti, i Blade Runner, si occupano di dare la caccia ai “replicanti”, androidi creati per colonizzare nuovi mondi che sono scappati. Rivendendo il “futuro-passato di Blade Runner”, possiamo accorgerci quanto la nostra realtà somigli al mondo di Dick e Scott. Effettivamente le metropoli sono da tempo luoghi caotici e ci sono stati casi di lingue creole nate con l’immigrazione oppure interazioni linguistiche come il caso dello spanglish. Anche l’ambiente colpito dai cambiamenti climatici ha delle somiglianze con quanto sta accadendo oggi. Lo scorso anno, nel mese di settembre, il cielo di San Francisco si è tinto di arancione a causa degli incendi che divamparono in California. Il paesaggio apocalittico ricorda molte scene del film Blade Runner 2049. La tecnologia ci possiede, la lezione (attuale) di Matrix Un decennio dopo il primo Blade Runner, un altro film cyberpunk ha scosso il suo pubblico sui pericoli della tecnologia e sul rischio che le macchine, dopo aver preso coscienza di sé, possano sottomettere il genere umano. Si tratta di Matrix, pellicola d’azione delle sorelle Wachowski con Keanu Reevs, Carrie-Anne Moss, Hugo Weaving e Laurence Fishburne. Omaggiando il mito della Caverna di Platone, la filosofia cartesiana, religioni asiatiche, ma citando anche manga e film di arti marziali, Matrix vuole essere un monito per lo spettatore. Gli esseri umani non hanno consapevolezza di ciò che realmente sta succedendo, conducono una vita tranquilla, nelle loro faccende quotidiane, ignari di essere sotto […]

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Cinema e Serie tv

Batman di Christopher Nolan, un viaggio tra cinema, fumetti e filosofia

Batman di Christopher Nolan, alla scoperta della trilogia dedicata al celebre eroe della DC dove il cinefumetto incontra la filosofia Christopher Nolan, regista britannico autore di film come Inception, Dunkirk, Interstellar, The Prestige e Memento, è noto al grande pubblico per la trilogia dedicata al Crociato Incappucciato. Si tratta della serie di film costituiti da Batman Begins (2005), Il Cavaliere Oscuro (The Dark Knight, 2008) e Il Cavaliere oscuro- Il ritorno (The Dark Knight Rises, 2012) dove il cinema action incontra lo stile del filmmaker inglese. Nonostante l’apprezzamento anche da parte del pubblico nerd, la “Trilogia del Cavaliere Oscuro” è un’opera filosofica che risente del pensiero di Nietzsche e di molti pensatori. Batman Begins: lo scontro tra il bene e il male Batman Begins racconta le origini del cavaliere oscuro concepito da Nolan, ispirandosi al graphic novel “Batman:Year One” di Frank Miller e David Mazzucchelli. Un giovane Bruce Wayne, deciso a vendicare l’omicidio dei genitori gira il mondo per apprendere come lottare contro il crimine. In Asia incontra Henri Ducard (che poi si rivela essere Ra’s al Ghul) e la misteriosa Setta delle Ombre. Il personaggio, interpretato da Liam Neeson, rappresenta un concetto distorto della giustizia. Costui vorrebbe applicare il pugno di ferro uccidendo i criminali e arrivando a distruggere città se non vi fosse rimedio di salvarle.“Non è pazzo nel modo in cui lo sono tutti gli altri cattivi di Batman, non è deciso a vendicarsi… in realtà lui sta cercando di guarire il mondo con mezzi molto drastici” queste sono le parole dello sceneggiatore David Goyer, il quale (durante una dichiarazione su The Age) riferisce di “esseri ispirato a Osama bin Laden” per la ri-modellazione del personaggio. Lo scontro vede due modelli diversi di giustizia, da un lato la possibilità di redenzione come quella proposta da Bruce Wayne/Batman e dall’altro lato la distruzione totale del male come quella di Duncard/Ra’s al-Ghul. In seguito si aggiunge il tema della paura. E’ il caso di Bruce Wayne che sceglie un costume “ispirato ai pipistrelli” perché vuole che la sua fobia per i chirotteri sia condivisa anche da altri essendo “i criminali superstiziosi”. Il tema torna anche col personaggio del professor Jonathan Cane, alias Spaventapasseri, che usa un gas allucinogeno e una maschera per spaventare i suoi nemici. E’ il percorso di superamento della paura che porta il protagonista a maturare e diventare un “super-eroe nietzschiano” che si eleva oltre gli altri. Il Cavaliere Oscuro: la follia e l’anarchia di Joker Con il successivo film, si introduce il concetto di caos e di follia incarnati dal Joker di Heath Ledger. Nolan ci propone una sua versione del celebre clown criminale, lontano dal gangster di Jack Nicholson del Batman di Tim Burton. Il film si ispira a “Batman: il lungo Halloween” di Jeph Loeb e Tim Sale ma cita anche il graphic novel “The Killing Joke” di Alan Moore. Qui Joker rappresenta la follia, il caos, un uomo che si lascia andare agli istinti irrazionali il quale si abbatte su Gotham, un […]

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Libri

Costruisci te stesso, i saggi di Michel de Montaigne

Costruisci te stesso, i saggi di Michel de Montaigne Michel de Montaigne nacque a Pèrigord nel 1533 e morì a Saint-Michel-de-Montaigne nel 1592. Scrittore e filosofo francese, iniziò lo studio dei classici in tenera età. Studiò presso il Collegio di Guyenne a Bordeaux, successivamente filosofia nella stessa città e diritto a Tolosa. Nel 1554 entrò nella magistratura a Périgueux, divenne poi consigliere del parlamento di Bordeaux. L’avvenimento che segnò profondamente la sua esistenza fu l’amicizia con Étienne de La Boétie, iniziata nel 1558. Dal 1570, ritiratosi nelle sue terre, si dedicò agli studi, alla meditazione e alla composizione degli Essais. Gli scritti di Montaigne sono contrassegnati da un pessimismo e da uno scetticismo rari al tempo del Rinascimento. Citando il caso di Martin Guerre, egli pensa che l’umanità non possa raggiungere la certezza e rigetta le proposizioni assolute e generali. Secondo Montaigne, non possiamo prestare fede ai nostri ragionamenti perché i pensieri ci appaiono senza atto di volontà: non sono sotto il nostro controllo. Perciò, nella Apologia di Raymond Sebond, egli afferma che noi non abbiamo ragione di sentirci superiori agli animali. Costruisci te stesso di Montaigne Costruisci te stesso di Montaigne è un insieme di saggi la cui lettura ci porta a comprendere che, per gli uomini, è quasi del tutto impossibile dare un’immagine di sé definitiva e priva di sfaccettature. Soffermandosi sui ragionamenti operati dall’autore, è possibile rendersi conto del fatto che Montaigne giunge alla più totale perdita di se stesso e prova a venirne fuori operando un’attenta analisi del proprio passato. Ci ritroviamo dunque di fronte alla composizione di una sorta di puzzle letterario, in cui l’autore prova a raggiungere una totalità in cui ogni pezzo funge da incastro per l’altro che si andrà ad inserirgli accanto. Montaigne analizza a fondo le esperienze basilari della vita di ogni essere umano: la vita coniugale, l’amore, l’amicizia, il rapporto tra padri e figli, il ruolo delle abitudini nella vita dell’essere umano. Costruisci te stesso di Montaigne è un tentativo di operare una sorta di controllo sulla nostra esistenza, nonostante ciò sia del tutto impossibile, alla luce del fatto che non possiamo dominare le nostre vite. “Siamo nati per cercare la verità, il possederla spetta a un potere più grande. Essa non è nascosta nel fondo degli abissi, ma piuttosto innalzata ad altezza infinita nella conoscenza divina. Il mondo non è che una scuola di ricerca. Non è importante chi raggiungerà la meta, ma chi farà la corsa più bella. Può fare lo sciocco sia chi dice la verità sia chi mente. È importante il modo, non i contenuti”.   Fonte immagine: ufficio stampa.

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Libri

La scuola dei teen: un libro per capire la filosofia in pillole

La scuola dei teen, edito da Les Flâneurs Edizioni vuole essere un appassionante riassunto della filosofia umana, ed è il frutto di un lavoro compiuto da tre artisti: Francesco Monteleone e Alessio Rega con le illustrazioni di Giuseppe Inciardi. La filosofia, l’ “amore della sapienza”, è il mezzo per raggiungere la Verità, ovvero la chiave per la libertà. Su tale concetto fondamentale e inconfutabile si basa questo compendio per ragazzi, con lo scopo di invo­gliare i giovani lettori a interrogarsi, a dubitare, a non accettare mai alcuna idea senza prima aver indagato a fondo. Studiare e riflettere rappresentano, oggi come in passato, un grande privilegio: è proprio per questo che l’autore, sostenendo la necessità di un approccio al ragionamento filosofico sin dalla scuola primaria, pro­pone una godibilissima raccolta di vite di filosofi, cor­redata di divertenti illustrazioni, in cui la loro biografia si intreccia con le arti visive – pittura e scultura – e la cinematografia a essa ispirate. Il libro parte con una spiegazione semplice dei concetti filosofici dell’umanità. Si sottolinea, da subito, infatti, di come sia importante per la mente avere davanti agli occhi le immagini di un testo, poiché esse servono ad imprimere in maniera definitiva i concetti testuali. Il primo filosofo su cui si pone l’attenzione è Salomone. Attraverso di lui, si indagherà il concetto di “concubine e mogli”. La sua filosofia sembra essere ereditata da suo padre David, il quale, sposò Betsabea, già moglie di un altro uomo. I suoi concetti filosofici si allacciano a tali libertà. Con Apollo e il suo motto “conosci te stesso” verremo a capo di una filosofia pagana, fatta di riti e questioni misteriose. “Il Responso” di Apollo, si stagliava nella società come unico modo per comprendere la realtà circostante. Con Socrate saremo testimoni di un suicidio. Il filosofo, infatti, avendo ereditato da sua madre “la voglia di far nascere la verità nell’animo umano” diventerà il maestro dei giovani. Tale influenza, preoccuperà al tal punto, da ordinarne l’uccisione. Con Platone si svilupperà il concetto di “Accademia”, lo studioso infatti, sarà il primo a fondare una scuola filosofica. Seguito dal suo discepolo Aristotele, il quale, con grande maestria contribuì alla crescita di Alessandro Magno. Con Agostino e Giordano Bruno, ci si immergerà in argomenti di maggior matrice religiosa. Il primo, infatti, dopo una lunga vita di vizi e peccati si convertirà al cattolicesimo, mentre il secondo pregno di idee innovative, fu bruciato sul rogo dall’Inquisizione romana. Sarà Cartesio ad approfondire argomenti più storici. Con lui si parlerà di indulgenze e dell’esigenza di rinnovare la chiesa cattolica. Kant sembrerà uno dei filosofi più vicini all’uomo standard: egli avrà una vita abitudinaria, fatta di routine e gesti schematici. Per lui, insieme alla tranquillità, due cose saranno essenziali nella vita: le stelle e la morale. Con Kant, anche Schopenhauer, spiegherà gli eventi della vita in maniera semplice. Piacere e dolore, nella sua dottrina sembreranno avvicendarsi molteplici volte, dando un senso al dolore e alla serenità umana. A dare note politiche al libro, sarà senz’altro la […]

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