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Eroica Fenice

La Tag: musica contiene 195 articoli

Musica

Abide, recensione dell’EP dei Nomotion

Recensione dell’Ep “Abide”, il nuovo lavoro prodotto dalla southern gothic rock band Nomotion e pubblicato da Mold Records. I Nomotion si formano nel 2014 a Udine, per poi stabilirsi nel Regno Unito. Hanno all’attivo la pubblicazione dell’EP Ritual Murders (2014) e dell’album Funeral Parade of Lovers (2019), due opere in cui il complesso friulano si contraddistingue per uno stile ascrivibile al “southern gothic rock”. Un genere dove le sonorità tipiche del country e del blues fanno da accompagnamento a brani dagli argomenti tetri e oscuri quali criminalità, povertà, alcoolismo, ma anche storie di fantasmi e rapporti con Dio e il diavolo. Se si ascoltano questi due lavori dei Nomotion tutte le regole appena elencate, identificate dal giornalista del Denver Post Riccardo Baca come “Denver Sound” (dal nome della città texana in cui si sono formate molte band del genere), sono ampiamente rispettate. Non sarà allora da meno l’EP Abide, pubblicato il 16 aprile di quest’anno per l’etichetta Mold Records. Come si legge anche nel comunicato stampa della band, in inglese Abide vuol dire “sottomettersi” o “ubbidire”. Proprio la sottomissione sembra essere il collante di tutti e cinque i brani, dominati da un’aura di oscurità e mistero. Abide. Recensione track by track Blooming and Dooming è la traccia iniziale, caratterizzata da un ritmo che si potrebbe definire “western”. Si tratta di una vera e propria marcia country, arricchita da assoli di chitarra elettrica che oltre a conferirle una sfumatura spettrale le danno un ritmo solenne che, lentamente, si eleva. Something out there vede la collaborazione di Rob Coffinshanker, vocalist dei The Coffinshakers e figura importante per la scena del death country svedese. Predominanti qui sono la potenza incalzante e il ritmo “cattivo” conferito dagli assoli dalle voci di Johnny Bergman, il cantante della band, e dello stesso Coffinshanker. Una breve parentesi di relativa tranquillità è conferita da Out of Blue, forse il brano migliore di tutto l’EP. Il suono di un pianoforte ci accompagna lungo questa ballata paragonabile a un viaggio nelle sfere celesti del paradiso per poi riprecipitare nelle sonorità cupe della chitarra elettrica e del basso, come se i Nomotion volessero rivendicare l’appartenenza al proprio genere e che questa sia nient’altro che una pausa dal, seppur breve, viaggio musicale che propongono. Contradiction ci riporta infatti con i piedi terra, con le tipiche tonalità country e dark che hanno aperto questo lavoro. A chiudere il cerchio è un’altra ballata, seppur decisamente più aggressiva rispetto a quella centrale: Elisabeth. Il brano, del quale è stato girato anche un videoclip dal laboratorio creativo Sonicyut, è una camminata distorta negli abissi della mente di una persona che cerca di fuggire dal proprio malessere esistenziale. A dominare è una melodia sommessa (seguendo sempre il fil rouge dell’EP, la sottomissione!) in cui si inserisce la voce femminile della cantante soul Brontë Shande. Abide è una passeggiata lungo le sonorità di un genere di nicchia, certamente non conosciuto nel nostro paese, ma che saprà colpire e stupire al primo ascolto anche chi non ne ha mai sentito […]

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Intervista a Giuseppe Galato e a uno dei suoi tanti alter ego, SOLO

Giuseppe Galato e Solo: chi è l’uno e chi è l’altro? Viaggio nell’universo di una delle personalità più influenti del Cilento In Cilento Giuseppe Galato è un’istituzione: musicista, scrittore, giornalista, artista poliedrico. Non c’è una sola cosa che Giuseppe Galato non abbia fatto. La sua è una delle voci più influenti di tutto il Cilento: riesce a mescolare acume, intelligenza e ironia, e soprattutto è apprezzato dal pubblico per la sua personalità brillante e il suo carisma. Nessuno saprebbe raccontare il suo universo meglio di lui in persona e quindi gli diamo la parola, in questo viaggio che trascende la sola persona di Giuseppe Galato e s’incarna nelle fattezze di uno dei suoi tanti alter ego, chiamato SOLO. Innanzitutto partiamo dalla domanda più semplice (o più difficile, “conoscendoti”). Chi è Giuseppe Galato? Dopo essere stato un giovane vecchio, Giuseppe Galato è, allo stato attuale, un vecchio giovane. È una persona che cerca di guardare al mondo con occhio critico, secondo i propri metri, ma con distacco e fare cinico. Per evitare delusioni, sfrutta il sarcasmo. E chi è SOLO? È uno dei (vari) alter ego di Giuseppe Galato. È un personaggio solitario, e che della solitudine ne ha fatto condizione propria, per poter sviluppare un discorso musicale personale. Come ti è venuta in mente l’idea di un progetto solista? E quando? Le canzoni ce le avevo da un bel po’. Ho cercato di mettere su una band, ma con scarsi risultati. Quindi, dopo vari tentativi, e annoiato dal non riuscire a trovare dei compagni di viaggio, ho deciso di fare da me. Cosa troviamo di diverso in questo progetto rispetto alle altre avventure musicali che hai intrapreso? Rispetto alla The Bordello Rock ‘n’ Roll Band, più o meno tutto: con loro faccio esclusivamente rock ‘n’ roll / r ‘n’ b / punk. Ha più punti in comune con i GianO, e cioè un’attitudine all’eclettismo, per cui non mi pongo limiti sui generi musicali che vado ad affrontare, facendo un po’ quello che mi gira per la testa, senza pensare “devo essere rock”, “devo essere pop”. Quali sono le tue influenze? Non basterebbe un articolo intero. Per questo ultimo brano di sicuro i Rolling Stones di “Their Satanic Majesties Request”, i Beatles più psichedelici e i Pink Floyd di Syd Barrett. Ma immagino che molto lo debba ai Radiohead e ai Muse, in generale, guardando agli altri miei brani. Parlaci di “Don’t shoot the piano player (it’s all in your head)”, dicendoci cose che non hai mai detto a nessuna rivista. Nessuno mi chiede mai del testo. Quindi, parliamo del testo. Il testo parla di schizofrenia: è diviso in due parti, la strofa in cui viene ritratto il protagonista in uno stato delirante, bloccato nel suo letto che vede la sua ombra ballare, e il ritornello, completamente distaccato dalla strofa, dove si parla di questo fantomatico pianista, che però non c’è. Infatti, nel brano il pianoforte compare solo dopo che il protagonista chiede “sta suonando, ma dov’è il pianoforte?”, per poi […]

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Gianfranco Mauto: come far rivivere Piero Ciampi

Gianfranco Mauto ci regala una doppietta di pubblicazioni interessanti. Un disco realizzato in studio dal titolo Il tempo migliore che di recente si arricchisce di un suo duplicato ma in versione acustica. Esce Il tempo migliore – Acustico dove, va sottolineato, gli stessi brani sono realizzati rigorosamente dal vivo con solo pianoforte e voce. La chicca è inoltre racchiusa in questo nuovo brano che non troviamo nel primo disco: si intitola Nero bianco e blu, uno scritto inedito del grande Piero Ciampi che Mauto musica su richiesta di una grandissima come Miranda Martino. Non contenti, in questa release acustica, i due duettano anche assieme per restituire una vita nuova alla penna di un riferimento assoluto della canzone d’autore italiana, mai troppo illuminato come forse meriterebbe. Il pop d’autore di Gianfranco Mauto si fa dunque suono di dettaglio pregiato nel tempo e nella bella saggezza. L’amore e il quotidiano incontrano la storia. Intervista a Gianfranco Mauto Un disco che si divide in due ed è quella la prima curiosità. Dopo la versione in studio, di Il tempo migliore esce la versione acustica di solo piano e voce. Perché? Le canzoni nascono in modi diversi, spesso in modo casuale, semplice, con un solo strumento o una melodia nella testa, e solo successivamente si colorano di arrangiamenti più o meno ricercati; ma nel momento in cui nascono così “nude” che conservano secondo me la loro forza, la loro “verità”, per questo ho voluto fermarle così, pianoforte e voce dal vivo, proprio per fermare nel tempo la loro ragione di essere. Una versione ricca della featuring di Miranda Martino che canta con te un testo inedito scritto da Piero Ciampi… Come nasce tutto questo? Ho conosciuto Miranda e siamo subito entrati in empatia. Lei è una donna ed una artista  eccezionale, piena di energia e sentimento, mi ha sempre raccontato con passione la sua vita ricchissima di esperienze ed incontri ed uno di questi con Piero Ciampi, suo amico, che, frequentando la sua casa romana negli anni ’70 decise, come gesto d’affetto, di regalarle una poesia. Un giorno Miranda mi ha chiesto di musicarla, da lì è nato tutto… Come hai trovato la musica giusta per questo brano? Mi sono avvicinato in punta di piedi a quelle parole scritte nel ’77 da questo grandissimo artista. Ho lasciato che quell’emozione provata nel leggerle la prima volta arrivasse sui tasti del pianoforte: quando l’ho fatta sentire a Miranda e lei si è commossa come me ho capito di aver forse interpretato nel modo migliore che potessi quelle sensazioni. Ad ascoltare i tuoi suoni, il mondo cantautorale di Ciampi come di tanta parte di quella scuola, è assai lontano da te. Come hai vissuto questo accostamento? Nonostante il grande onore che mi è stato concesso ho vissuto questa esperienza come un grande onere ed ho fatto l’unica cosa che potevo fare: rimanere me stesso, con il mio mondo musicale, cercando di rendere attuali quelle frasi e moderno il loro grande messaggio. Delle due anime, di quella in […]

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Giacomo EVA presenta il suo primo Ep: Sincero

Giacomo EVA, cantautore italiano, presenta il suo primo Ep intitolato “Sincero”, già disponibile in tutti gli store digitali. L’ artista ha partecipato a programmi di fama nazionale come XFactor e AMICI, è autore, tra gli altri, di Dear Jack e per Francesco Renga nel 2019 firma “Aspetto che torni” in gara al Festival di Sanremo. Tra i brani che compongono l’Ep, “Azzurro scontato”, in cui suoni melodiosi accompagnano la canzone, mentre la voce dell’artista, quasi come se stesse sussurrano, dà forma concreta a tutto, armonicamente. Voce e pianoforte si alternano in un “abbraccio forte e stretto” così come canta Giacomo EVA; un abbraccio musicale che arriva dritto al cuore con semplicità, grazie a parole che lasciano il segno e teneramente parlano d’amore. Un amore sognato, che si palesa attraverso le parole che compongono il testo di “Azzurro scontato”. Squarci di realtà, parole brevi e perfettamente collimanti, brandelli di vita, esistenza, pezzi di sè, dolore, paura, invincibile voglia di cure e silenzi: tutto converge verso un amore sognato. L’ amore sopra tutto e tutti; al di là di ogni possibile insufficienza quotidiana, lontano da tutte le tessere di un’esistenza a tratti difficili, logorante ma al contempo bella per altri aspetti. A chi non capita di vivere un momento di ansia, anche solo per una banalità che causa preoccupazione in noi? L’ansia, purtroppo oggigiorno è una costante e riguarda un po’ tutti. “Cara ansia”, altro singolo contenuto nell’Ep, è un brano che emoziona ad ogni nota. Giacomo EVA canta l’irrefrenabile voglia di vivere semplicemente, senza ricordi inquinati dall’ansia, che a volte toglie il fiato. Uno stato d’animo, una lettera rivolta a sé stesso. L’autore e cantate Giacomo EVA rivela di non aver timore a parlare del modo in cui combatte contro quel mostro chiamato “ansia” attraverso le proprie canzoni. “Solo che vorrei un pò di giorni senza che poi tu ritorni” riassume l’essenza del brano, meravigliosamente vero e tristemente realistico, che sembra accomunare tante… tantissime persone.  “I miei regali” è un brano che rappresenta un vero e proprio atto di sincerità da parte del celebre artista. Una canzone intrisa di sinfonie perfettamente accordate tra loro; nota dopo nota tutto si trasforma in emozione, scuotendo l’anima di chi ascolta. Giacomo EVA, autore che si identifica e che si contraddistingue per le varie sfaccettature che caratterizzano la sua musica, ha scritto un testo all’interno del quale un amore precario si fa spazio contro ogni uragano, trionfando grazie alla bellezza dei sentimenti. Sicuramente il timbro e la voce soave del cantautore aiutano a lasciarsi travolgere dalla melodia dei suoi brani. Due elementi fortemente caratterizzanti, che confluiscono in canzoni nelle quali è possibile riconoscersi. “Sincero”, oltre ad essere il titolo dell’Ep, è anche un brano ivi contenuto; ascoltando la canzone, ci si accorge che voce e pianoforte si alternano in una commistione perfetta. Il brano, dal sapore retorico e metaforico, così come gli altri, è un modo attraverso il quale Giacomo EVA racconta come un amore potrebbe guarire una malattia d’amore. Non è un gioco di parole, può sembrarlo, ma in realtà […]

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Non lo so: la musica sessuale di Sibode DJ

L’11 Maggio Simone Marzocchi, in arte Sibode DJ, pubblicherà per la casa discografica Brutture Moderne il suo terzo lavoro da solista, “Non lo so”. Il disco è dedicato a Mirko Bertuccioli, il compianto membro dei Camillas, una delle band di riferimento del pop psichedelico italiano. Il percorso che ha portato al disco è senza alcun dubbio tortuoso. Si parte innanzitutto dalla difficile coesistenza tra l’esuberanza artistica di Simone Marzocchi ed il rigore che contraddistingue la sua figura professionale. Sì, perché prima di essere Sibode DJ questo misterioso uomo, quando più gli fa comodo, assume le sembianze di compositore e musicista per l’orchestra Corelli e per il Teatro delle Albe di Ravenna. Questa esigenza espressiva si è ben presto tramutata in una necessità quasi epidermica, fino a divenire un’appendice dell’inerme corpo del povero Simone Marzocchi, ormai incapace di tenere a freno Sibode DJ che, in questo processo quasi di scissione molecolare, prende vita e “sibodizza” tutto ciò che lo circonda. Per capire che cosa si può trovare all’interno di questo disco si possono utilizzare le parole dell’autore stesso: “Roba forte, roba da ballare, roba da cantare e gridare, roba da stare lì piccoli piccoli, roba che ti fa respirare un po’ più profondo come quando mandi giù un pianto che non esce ma che c’è, roba scema, roba che fa ridere, roba che ci fai quello che vuoi, roba sexy, roba giusta”. Ed in effetti sono proprio tutte queste robe che si trovano dentro. Nel suo nuovo progetto infatti non c’è nessun riferimento classico, non c’è posto per la compostezza e il politically correct. E’ un folle flusso di coscienza, disordinato, a tratti affascinante, a tratti fastidioso ma, anche nel fastidio, si è colti da una sorta di fascino per l’oscuro perché, c’è poco da fare, per ascoltare questo disco bisogna rimboccarsi le maniche, sporcarsi la camicia ed entrare nell’oscura grotta che Sibode DJ ha progettato con le sue folli e psichedeliche sovrastrutture musicali. Il disco sin dalle prime note presenta interessantissimi riferimenti ad ambienti completamente disparati. Il brano di apertura ha delle melodie quasi classicheggianti, con un organo di vago ricordo bachiano di sottofondo ed un testo irriverente a fare da contorno. Segue “Sbagliato o No”, un bel brano che strizza l’occhio al cantautorato anni 70, con tanto di moog tipico di quell’epoca. “Meno male” ha una melodia tipicamente di pop psichedelico (e qui ci si riallaccia in qualche modo anche alla dedica al cantautore dei Camillas, venuto a mancare di recente causa covid) con un video ed una melodia molto anni ’80. “Suko” vede un altro stravolgimento sul tema proponendo una melodia che potrebbe funzionare perfettamente come sigla per un cartone animato giapponese dei primi anni 2000. “Gli Animali della Giungla” è invece un brano jazzato; sia le melodie che il testo riprendono fedelmente il tema annunciato nel titolo del brano tanto che i fiati presenti sembrano quasi simulare dei versi di elefanti. Già a questo punto del disco sono state raggiunte importanti vette di follia, stranamente però il […]

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Sfera Ebbasta non è l’artista italiano di punta: perché?

Sfera Ebbasta è l’artista italiano che ha venduto di più degli ultimi 10 anni. Così titolavano moltissimi articoli comparsi su diverse riviste musicali degli ultimi mesi. Ok lo straordinario successo di Sfera Ebbasta, ok l’incredibile lavoro di merchandising che c’è dietro le sue ultime pubblicazioni, ma addirittura arrivare a superare in vendite di artisti come Jovanotti, Tiziano Ferro, Vasco Rossi (insomma persone che negli ultimi anni hanno riempito stadi), è un qualcosa di quantomeno sospetto. Controllando nel dettaglio la metodologia utilizzata per l’attribuzione delle vendite ci si rende conto che il sospetto è più che fondato, anzi, sarebbe opportuno dire anche che i titoloni relativi alle vendite degli artisti negli ultimi  2/3 anni sono decisamente fuorvianti. Innanzitutto, risulta necessario specificare chi si occupa della gestione di questi numeri. La suddetta gestione è appannaggio della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), società che attraverso dei precisi modelli (che verranno a breve illustrati)  valuta il numero di copie vendute per ogni artista relativo sia ai singoli che agli album. La FIMI è anche la società che si occupa della attribuzione dei famosi dischi d’oro, di platino e di diamante, e quindi è inevitabilmente anche la società che fissa il numero di copie necessarie per potersi forgiare dei suddetti titoli. A causa della diffusione capillare dello streaming, il numero di copie fisiche vendute è però sceso drasticamente; motivo per il quale le vendite necessarie per ottenere un disco d’oro oggi sono lontane anni luce da quelle del passato. Per dare un’idea: prima del 1974 l’oro equivaleva ad un milione di copie, il platino a 10 milioni. Negli anni ’80 ci fu un primo collasso dell’industria discografica che portò l’oro ad essere attribuito per 250 000 copie ed il platino per 500 000. Oggi l’oro viene attribuito per 25 000 copie e il platino per 50 000. Per arrivare alla determinazione delle copie però il percorso è un po’ più tortuoso di quello del passato. La FIMI infatti nel 2019 ha pubblicato una nuova nota metodologica, facilmente consultabile sul suo sito ufficiale. Nella nota è specificato in che modo vengono conteggiati i risultati in termini di vendite degli artisti. Il numero di  copie vendute è ottenuto sommando il numero di copie fisiche, di quelle digitali e il numero di ascolti realizzati tramite gli abbonamenti streaming. E in che modo si tiene conto degli ascolti sulle varie piattaforme streaming? Dalla nota metodologica emerge che il conteggio viene effettuato considerando gli ascolti solo su servizi streaming in abbonamento premium, quindi sono esclusi tutti gli streaming gratuiti. Una volta fatto ciò si sommano gli ascolti relativi ai singoli brani di ogni disco, il numero ottenuto sarà diviso per un conversion rate di 1300, necessario per uniformare gli ascolti streaming alle copie vendute. L’unica eccezione è rappresentata dal caso nel quale c’è un disco che presenta un’unica traccia che ha più del 70% degli stream dell’intero album, in questo caso la traccia viene scartata per poter favorire una stima relativa all’ascolto dell’intero album e non di un singolo. Quindi, […]

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Grilli è l’ultima uscita di Lou Mornero

Il ritorno di Lou Mornero con Grilli Lou Mornero, cantautore milanese, è da poco uscito con un nuovo lavoro, “Grilli“, a cinque anni di distanza dall’omonimo EP, tra i prodotti più interessanti della recente scena indipendente italiana. “Grilli” è il frutto di nuova collaborazione con lo storico produttore di Lou, Andrea Mottadelli, e promette di ripetere il successo di quanto fatto in passato. Eroica Fenice ha avuto il piacere di parlare con Lou Mornero del suo nuovo disco, disponibile su tutte le maggiori piattaforme digitali, e quanto segue è il breve resoconto di quanto detto. Ciao Lou, come è nato “Grilli”? Raccontaci la genesi dell’album. Ciao Matteo, come forse sai, è passato del tempo dal precedente lavoro, si parla del 2017 e si trattava di un EP composto da cinque brani. E’ semplicemente riaffiorata la volontà di condividere canzoni inedite in un formato che ne contenesse un numero maggiore e così ne ho confezionate otto nella raccolta intitolata “Grilli”. Non si tratta esclusivamente di materiale nuovo; alcune canzoni infatti arrivano dal passato, anche parecchio in là, ma hanno trovato la giusta collocazione solo oggi. Qual è stato l’aspetto più complesso nel registrare l’album? Hai avuto qualche influenza in particolare? Sicuramente il fatto di lavorare a distanza con Andrea, la mente dietro agli arrangiamenti e alla produzione, non facilita le cose. Io a Milano e lui a Londra, immersi in lunghe sessioni di video call e con l’utilizzo di software che permettono di connettere i pc a distanza. In questo modo ne siamo venuti a capo prendendoci il tempo che ci è voluto, senza particolari pressioni. Questo forse l’aspetto più complesso, se si considera che tutto, eccetto “Ouverture”, è stato suonato e registrato nei nostri home studio evitando agilmente eventuali ostacoli dovuti alle recenti restrizioni che conosciamo bene. Parlando invece di influenze non me la cavo mai granché bene a citare nomi e cognomi. Ascoltando tanta musica diversa pesco inconsciamente un po’ di qua e po’ di là ed è un lato del mio far musica che reputo essenziale. Mi piace mischiare epoche, razze, culture e generi e fortunatamente è un approccio condiviso in egual misura anche da Andrea: per entrambi la musica è una questione che va oltre i generi e i tempi, appunto. C’è un filo comune che lega le canzoni di “Grilli”? Hai un processo creativo ben preciso che ti porta a modellare la tua musica? Il grande nesso tra le canzoni è la vita, di chi le scrive, che si narra al loro interno, l’intenzione sincera e umile di sviscerare i propri mondi attraverso un gusto e una poetica. Anche le musiche, pur spaziando ed esplorando sonorità diverse che ben si amalgamano tra loro, mantengono identità distinte e peculiari accomunate alla base dal livello di produzione che si rivela attraverso la varietà di suoni, accorgimenti e soluzioni che Andrea ha realizzato durante lo sviluppo di ogni canzone. Processi creativi consolidati non ne ho, nasce sempre un po’ tutto dal caso e dalla dose d’ispirazione che mi attraversa […]

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Damiano Davide: ecco l’anteprima il videoclip di Cold Spring

Il pianista, compositore e Direttore d’orchestra Damiano Davide ritorna sulla scena musicale con il videoclip di Cold Spring, uno dei brani presenti nel suo album d’esordio, Mirror, pubblicato lo scorso 29 gennaio per il roster New Generation di Apogeo Records. Oggi Damiano Davide racconta la traccia e in anteprima per Eroica Fenice presenta il suo videoclip: “Aprile è il mese più crudele perché genera lillà dalla terra morta mescolando memoria e desiderio”, dice T.S. Eliot. “E il risveglio della primavera, fredda e desolata purtroppo anche quest’anno, si fa ancora più drammatico nello sconforto di una foresta deserta ricoperta dalla neve. La sensazione di vuoto, il bianco senza vita e quelle poche note glaciali del pianoforte e del violoncello sottolineano l’incertezza del presente ma, allo stesso tempo, aumentano anche il desiderio per la luce e per i colori che arrivano, puntuali, insieme al primo sole di Aprile. Ecco che finalmente la bellezza di tanta solitudine diventa rinascita negli occhi di una donna al tramonto, che apre lo sguardo verso l’orizzonte insieme al suono chiaro e limpido del violino”. “Cold Spring, come l’intero album “Mirror” – racconta Damiano Davide – è nato nel periodo del primo lockdown tra il marzo e l’aprile del 2020. Quello che questo brano vuole raccontare è il deserto surreale di una stagione normalmente legata a sentimenti di rinascita, agli affetti, ma che l’anno scorso, e paradossalmente ancora di più quest’anno, è diventata l’immagine più forte dello sconforto collettivo. Il legame tra la musica e il video è molto stretto e c’è un rapporto diretto tra i suoni e gli elementi della natura: le note acute del pianoforte come se fossero gocce d’acqua, il violoncello grasso e corposo come i tronchi degli alberi e, infine, il suono del violino che arriva con la luce del sole, puntuale, sicura e limpida così come si spera sarà anche questa primavera appena cominciata”. Il videoclip di Cold Spring è stato girato a Landschaftspark Cospuden, la foresta che contorna il bellissimo lago di Cospuden a Lipsia, in Germania. Nello stesso luogo sarà ambientato il seguito di questo videoclip, con lo stesso paesaggio completamente trasformato dall’arrivo della primavera. Il video è stato scritto, diretto e prodotto da Damiano Davide e Enrico Catanzariti; anche le riprese sono a cura di Enrico Catanzariti, impreziosite dalla presenza dell’attrice Sofia Obregon Abularach.

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Teresa, il nuovo album di Marcello Giannini

Il 12 marzo è uscito l’album Teresa, quarta opera da solista di Marcello Giannini, disponibile in digitale e presto anche in versione vinile. L’album, prodotto da NoWords, è anticipato dall’omonimo singolo, in uscita con un video, curato da Loredana Antonelli, che tocca le corde giuste, malinconico senza mai essere triste, suggestivo ed evocativo come le note che accompagna. Teresa segue a distanza di un anno, che potrebbe tranquillamente contenerne dieci, l’uscita dell’album Delirium tremens ed è innanzitutto un omaggio alla nonna Teresa; ma Teresa è anche una sfida, un grido di vitalità nel forzoso silenzio dei palcoscenici, una sfida a tutte le restrizioni e costrizioni che da ormai un anno hanno fatto calare il sipario su tutte le forme di manifestazione artistica e culturale. Con Giannini c’eravamo lasciati un anno fa all’Auditorium Novecento, accalcati e festaioli, come in un’altra vita, a festeggiare un compleanno e un album che regalava grandi promesse, non ultima la promessa di rincontrarci presto ad ascoltarne le note con la stessa voglia di festa e buona musica. Ci ritroviamo dopo un altro compleanno con molta meno voglia di festa, o forse di più secondo gli umorali punti di vista, ma senza dubbio con una sete inappagata di creatività e speranza. E Giannini mantiene le sue promesse regalandoci un nuovo album che scorre coraggioso e cristallino come un rivolo tra impervie alture; perché coraggioso e faticoso è scrivere musica in un anno in cui tutto il mondo dell’arte è stato messo a tacere. Teresa aggiunge un nuovo tassello al percorso artistico di Marcello Giannini, che dopo e oltre le esperienze corali degli Slivovitz, dei Nu Guinea e dei Guru, ha ormai fatto molti passi attraversando poliedriche sperimentazioni e arricchendosi di preziosi spunti creativi. Con Teresa il sound di Giannini si allontana un po’ dalle sonorità jazzrock ed elettroniche per convergere verso strutture musicali più semplici ed essenziali, molto più vicine allo schema canzone ma sempre fedeli a quella cura e raffinatezza che è la cifra stilistica di Giannini. Tutti i brani hanno come genesi comune una traccia di batteria che si arricchisce attraverso la sovrapposizione di strati di melodie, ispirati alle sonorità rock e blues e sovrapposti senza mai alterare l’essenzialità della composizione. Non mancano le sperimentazioni e le contaminazioni di frammenti elettronici, così come è evidente in ogni traccia il tentativo di restituire la sensazione e il gusto di una composizione corale. Ed ecco che in ogni traccia trovano spazio ancora una volta strumenti e strumentisti diversi, dalle batterie di Marco Castaldo, Andrea De Fazio e Stefano Costanzo, alle percussioni di Michele Maione, il sax di Pietro Santangelo, l’armonica di Dereck di Perri, il violino di Riccardo Villari e ancora il contrabbasso di Paolo Petrella, nonché una traccia di basso elettrico di Stefano Mujura Simonetta. E allora non ci resta che lasciarci avvolgere dalle note di Giannini, nella speranza di rivederlo e rivederci presto dal vivo tra molto meno di un altro anno, accalcati e pieni di voglia di fare festa come un anno fa. https://www.facebook.com/marcello.giannini.1

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Vicenda Tenco: No, Luigi non amava giocare con le pistole

“Luigi Tenco, proprio su questo palco, giocando con una pistola andò incontro alla morte“ È in questo modo che la giornalista e conduttrice televisiva Barbara Palombelli ha descritto l’episodio della morte di Tenco nel suo monologo del 5 marzo sul palco dell’Ariston. Il suo intervento avrebbe dovuto rappresentare un’ode al femminismo, un invito all’autoaffermazione, un’apologia di indipendenza. Il tutto si è invece miseramente tradotto in un’autoreferenziale biografia realizzata incollando pezzi di storia tra loro totalmente slegati, come nemmeno il Christopher Nolan di Memento sarebbe mai riuscito a fare. Il collante utilizzato sono stati i vecchi brani di Sanremo, adattati al contesto in un modo che nel gergo giovanile verrebbe inevitabilmente additato come cringe. Infatti era quasi palpabile l’imbarazzo generale nel far emergere forzatamente brani che in maniera quasi impercettibile si ricollegavano al discorso. La forzatura che aleggiava attorno a queste randomiche inserzioni musicali ha, purtroppo, contraddistinto anche la descrizione dell’episodio della morte di Tenco, inserito nella narrazione a fine utilitaristico col solo scopo di lanciare l’ennesima pillola di autoreferenzialità. L’episodio in sé non ha alterato la vita della Palombelli, né era minimamente ricollegabile al tema del femminismo (sempre se è possibile trovare un tema in un puzzle di ricordi dati in pasto al pubblico). Quindi la prima vera domanda sarebbe: era necessario parlarne? La frase utilizzata per far riferimento a quell’episodio è quasi agghiacciante: “giocando con una pistola andò incontro alla morte”. In mezzo secondo è stata inutilmente umiliata la famiglia Tenco che, con immensa dignità, ha risposto al triste commento in una lettera poco dopo l’intervento. Signora Barbara Palombelli, diversi telespettatori ci hanno segnalato il suo monologo di venerdì 5 marzo u.s., andato in onda su Rai1 all’interno del Festival di Sanremo, attraverso cui ha diffuso notizie improbabili sulla vita di Luigi Tenco. Quindi, portati a vedere un’altra volta un programma che non ci entusiasma proprio perché rappresenta una manifestazione i cui rumors giornalistici pilotati del 1967 non si fecero scrupoli a relegare l’umanità di Luigi Tenco nell’ingiusta etichetta del ragazzo depresso, condizionando persino le sue numerose opere musicali per diversi decenni, con profonda amarezza abbiamo constatato quanto ancora perduri un certo tipo di superficialità giornalistica. Le sue parole, passando per il racconto diseducativo di una sua bravata adolescenziale, sono risultate come una forzatura per arrivare a parlare in modo inopportuno di Luigi Tenco: “pensate che Luigi Tenco proprio qui (al Festival) giocando con una pistola ha trovato la morte”. A ciò si aggiunga il fatto che questa ed altre sue gravi affermazioni sarebbero frutto di un’intervista con Gino Paoli che, come è noto a tutti e diversamente da Luigi Tenco, ha certamente cercato la morte per suicidio ma senza riuscirci (fortunatamente). Questo chiacchiericcio, pregno di ignoranza sull’argomento da una parte e di incoerenza dall’altra parte, non rende merito alla categoria dei giornalisti a cui apparterrebbe e nemmeno al servizio televisivo pubblico che ha deciso di farla esibire su Rai1, ma soprattutto non può essere considerato un criterio onesto alla base di affermazioni lesive come quelle che ha fatto […]

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