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Eroica Fenice

La Tag: musica contiene 92 articoli

Musica

Parco Lambro: intervista al gruppo musicale

La consistenza sonora dei Parco Lambro, dal 2014 a oggi Risonanze jazz per i Parco Lambro, gruppo musicale nato nel 2014 da menti già attive nel panorama musicale italiano. Come affermano i suoi membri, nella scelta del nome risuona il senso di appartenenza alla vivacità di un mondo in fermento, sotto l’aspetto musicale e non. L’esperienza caotica degli anni ’70 presso il Parco Lambro, favorita dal fervore della redazione del Re Nudo, è il ricordo indelebile del delirio scoppiato nel parco milanese, la cui eco non poteva restare inascoltata nel territorio nazionale. Re Nudo, fondata da Andrea Valcarenghi, è il cuore di quegli anni, animata da intellettuali ed artisti della controcultura. Scegliere di creare nel nome del Parco Lambro ancora oggi vuol dire rivivere la cultura underground, contro la pedanteria di un moralismo ipocrita. Un Festival musicale, quello del 1974, che ha visto sul palco artisti come Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Lucio Dalla, Giorgio Gaber. E ancora, l’esplosione dello scandalo del Festival del 1976, le urla dei giovani. Sulla copertina dell’Espresso per l’occasione si legge: «Com’è difficile essere giovani». Se la musica possa davvero incarnare tutto questo, i Parco Lambro lo dimostrano dal 2014, chiedendo all’ascoltatore di ritrovare (per mai dimenticare) le proprie radici nella forza pulsionale della controtendenza. Radicarsi, però, per fiorire, in una posa elativa che proietta il gruppo italiano in una dimensione internazionale. Nel 2017 esce il loro lavoro di debutto per l’etichetta Music Force, Parco Lambro. Su una superficie solida elettronica per vibrazioni sonore di euforia e smodatezza, trionfa l’eccitazione del movimento allucinato, un concertato sfrenato di energia e fermezza. Tra jazz e rock, psichedelica e progressive, punk e metal, cercare di individuare un unico genere musicale, etichettare cosa si ascolta quando ci si approccia ai Parco Lambro non permetterebbe di restituire la complessità reale delle loro vibrazioni. Sette pezzi poliedrici, densi, di una notevole consistenza sonora. La band, nata in uno scantinato di Bologna dall’idea di cinque menti udinesi, comprende Giuseppe Calagno (chitarra elettrica, basso elettrico, microbrute); Mirko Cisilino (farfisa, nordlead, synth, moog, tromba, trombone); Clarissa Durizzotto (sax contralto, clarinetto, effetti, voce); Andrea Faidutti (chitarra elettrica, basso elettrico); Alessandro Mansutti (batteria). Una formazione che passo tutt’altro che inosservata e che conferma la poliedricità e versatilità dei Parco Lambro. Lo spirito jazz dell’improvvisazione, alla base delle prime esperienze del gruppo, sopravvive, innervandosi degli impulsi accolti negli anni. Le prove nello scantinato approdano così alle registrazioni nel 2016, rendendo possibile nell’attimo della contingenza sonora di un album un’energia maturata nel tempo. Intervista ai Parco Lambro Quando e come è nato il vostro ardore per le vicende del Parco Lambro? Dare questo nome al gruppo è stata un’idea di Clarissa, la sassofonista. Ovviamente la musica e l’avanguardia rock italiana che fu protagonista di quell’evento è nel nostro DNA, in particolare gli Area, ma ci piaceva molto anche rievocare nella nostra musica il caos e l’anarchia che hanno caratterizzato i festival del Parco Lambro, quindi immaginare il rumore che fanno organizzazione e ideali quando scontrandosi con la realtà […]

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Teatro

Teatro Trianon Viviani: Le indimenticabili canzoni di Napoli

La serata del primo novembre, Eroica Fenice si è addentrata nel cuore di Napoli dove, al Teatro Trianon Viviani (il primo teatro popolare campano), ha assistito alla messa in scena del primo titolo del cartellone firmato dal direttore artistico uscente Nino D’Angelo: Quelle del Festival… Le indimenticabili canzoni di Napoli. Uno spettacolo suddiviso in due tempi, presentato da Edda Cioffi e prodotto da Sud promotion. È stata una serata all’insegna della promozione e della valorizzazione delle indimenticabili canzoni napoletane. Protagonisti dieci artisti: Giusy Attanasio, Alessia Cacace, Luciano Caldore, Gino Da Vinci, Enzo Esposito, Mavi Gagliardi di Sud 58, Alfredo Minucci, Teresa Rocco, Antonio Siano e Lino Tozzi. Ha diretto l’orchestra Peppino Fiscale, che ha curato anche gli arrangiamenti musicali. Maurizio Palumbo, ideatore e regista dello spettacolo, ha inserito nella scaletta anche celebri brani presentati da interpreti partenopei al festival di Sanremo. «È una sorta di gemellaggio tra il festival di Napoli e quello di Sanremo, nel ricordo della manifestazione che si tenne nel 1932 nel casinò municipale della città ligure, il “festival della Canzone partenopea”, ideato e organizzato da Ernesto Murolo, il poeta autore di “Serenata napulitana”, padre di Roberto Murolo». Al Teatro Trianon Viviani, Napoli resiste attraverso la musica e si racconta La musica partenopea sa del profumo degli aranci e dei limoni di Sorrento, c’immerge nel blu del mare che bagna il Golfo, evoca l’austerità del Vesuvio, parla d’amore e denuncia una cruda realtà. Tra il patrimonio della canzone e il napoletano esiste un’identità totale che va oltre le distinzioni sociali, economiche e culturali. Nei meandri di Forcella, uno dei quartieri napoletani maggiormente martoriati dalla malavita, al Teatro Trianon Viviani, si celebra la bellezza della canzone napoletana, una produzione che si afferma a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. La canzone napoletana è oggi famosa in tutto il mondo e si fa linguaggio universale. Chi non ha sentito, almeno una volta nella vita, il ritornello di O’ sole mio? La diffusione della canzone napoletana ha raggiunto livelli internazionali, basti dire che, spostandoci all’estero, possiamo ad esempio ascoltare Funiculì Funiculà in occasione del cambio di guardia al palazzo Reale di Danimarca. Popoli diversi, uomini del passato, del presente e del futuro possono far capo alla musica per intendersi. Essa è ovunque e ognuno di noi se la porta dentro. «Per noi il mondo non ha confini, siamo tutti clandestini». La musica ci unisce e ci rende più forti. La bellezza ci porta in salvo, sempre. Di seguito, la scaletta musicale: primo tempo 1. Antonio Siano – ‘O Vesuvio (1967) 2. Giusy Attanasio – Segretamente (1960) 3. Luciano Caldore – Perdere l’amore (Sanremo 1988, Massimo Ranieri) 4. Enzo Esposito – ‘A pizza (1966) 5. Mavi Gagliardi – Tu si’ na cosa grande (1964) 6. ospite 7. Alfredo Minucci – E mo’ e mo’ (Sanremo 1985, Peppino di Capri) 8. Lino Tozzi – Scriveme (1966) 9. Alessia Cacace – Tuppe tuppe, Marescia’ (1958) 10. Gino Da Vinci – Vienme ‘nzuonno (1959) 11. Teresa Rocco – Malinconico autunno (1957) 12. medley secondo tempo 1. […]

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Musica

Konrad e il suo ultimo album, "Luce" | Intervista

Nato a Bari nel 1975, Alessandro Konrad Iarussi, in arte Konrad, cresce in una famiglia dalla grande vivacità artistica e questo lo spinge fin da ragazzino ad appassionarsi alla musica. Dagli anni ’90 è pienamente immerso in questo mondo: pubblica con gli Hype il suo primo disco, Sottosopra; con i Radiolondra, prima dello scioglimento nel 2008, partecipa a Spazio Giovani, Arezzo Wave e Sanremo Rock; diventa anche il protagonista di un film del regista Carlo Fenizi, Effetto Paradosso; nel 2013 entra nel roster dell’etichetta discografica Music Force con cui pubblica nel 2013 Carenza di Logica e ultimo, pubblicato lo scorso maggio Luce, un album che l’autore definisce l’antitesi del precedente lavoro. Dopo le tante e vive esperienze musicali, Luce è un lavoro che mette un po’ il punto al passato e lo mette in ordine, in modo tale da poter voltare pagina e raccontare un nuovo inizio: quello segnato dalla nascita di sua figlia. Il disco si sviluppa attraverso una prosa scarna ed essenziale, accompagnata da sonorità che uniscono il folk al rock americano degli anni ’90, il grunge di Seattle, per intenderci. Tutto questo ce lo ha raccontato lo stesso Konrad, durante la nostra intervista. Intervista a Konrad La tua è una famiglia di artisti, questo che importanza ha avuto nel tuo percorso musicale?  Mio nonno dipingeva, come mio padre e mia zia, che è anche scrittrice.Mio fratello è bassista, i miei cugini suonano. Mia nonna suonava la fisarmonica e sua sorella insegnava pianoforte. Questo è assolutamente normale ed è questo il punto, fare arte per noi è una cosa qualsiasi. Naturale. Cosa puoi raccontarmi degli anni con i Radiolondra? -potresti ritornare sulle cause che portarono allo scioglimento del gruppo? Anni belli ma soprattutto formativi. Ci siamo sciolti perché… Shhhh… Segreto… Ma sicuramente posso dire che siamo rimasti tutti grandi amici e con l’ex chitarrista Valerio Fuiano ho prodotto il nuovo album Luce. Cosa puoi raccontarci invece della tua esperienza da attore? Un gioco. Divertente. Ma io sono un musicista, un cantautore, non un attore. Perché Luce è la perfetta antitesi a Carenza di Logica? Perché è un disco logico. Racconta me, la mia vita, il mio amore, la mia musica ideale. In Carenza di Logica ho sperimentato generi musicali che non sono miei. Cosa hai voluto raccontare con quest’ultimo album? La felicità. La felicità dopo un dolore. La felicità di aver incontrato Giuliana. La felicità per la nascita di LUCE (mia figlia). La capacità di superare le difficoltà. Qual è il sound che hai ricercato per comporlo? Il giusto mix tra i cantautori italiani e quelli di Seattle. Ti esibirai dal vivo prossimamente? Prossima data certa il 27 dicembre a Foggia. Progetti futuri? Ho finito di scrivere il nuovo disco… Voglio registrarlo. È una bomba.   Fonte immagine: ufficio stampa Music Force. 

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Musica

Tradizione E Tradimento, il nuovo album di Niccolò Fabi

Uscito l’11 ottobre, Tradizione E Tradimento è il nuovo album di Niccolò Fabi per la Universal Music Italia. Facciamo finta per un attimo di essere sulla cima di un faro in Mozambico. Tutti, o quasi tutti perché magari qualcuno non ama la fotografia, scattano foto al mare cercando in quel blu qualcosa di eccezionale. È normale, è quello che probabilmente farebbero un po’ tutti. Il po’ è dovuto al fatto che potrebbe esserci qualcuno che invece si sofferma «sull’intersezione tra il pavimento, di un blu-verde estremamente forte, e la balaustra, rossa» iniziando a scattare tante fotografie dato che sembra di «vedere un punto di incontro tra terra e cielo». In realtà il punto di incontro lo potresti vedere con la linea dell’orizzonte ma no, sei Niccolò Fabi e quella foto diventerà la copertina del tuo nuovo album perché «questo è il ruolo dell’arte e della poesia: farci scoprire qualcosa che è sotto i nostri occhi ma noi non cogliamo». Dopo una pausa artistica, Niccolò Fabi è tornato offrendo un disco, Tradizione E Tradimento, che percorre un sentiero già tracciato da Una somma di piccole cose, album che rappresenta sicuramente una vetta artistica difficilmente replicabile. Con una semplicità musicale e una sincerità emotiva devastante Una Somma di piccole cose resta il migliore album di Fabi che prova infatti a preservare quella dimensione introspettiva. Era difficile, e forse anche sbagliato, ricreare tutte le condizioni dell’album precedente ed ecco che Niccolò Fabi in Tradizione E Tradimento prova a tradirsi allontanandosi da sé stesso. «È un disco sulla ricerca di un equilibrio all’interno di un cambiamento tra la memoria e la prospettiva. La scelta difficile tra cosa conservare e cosa lasciare andare, come evolversi e trasformarsi rispettando la propria identità. Come trarre forza da ciò che ci è stato consegnato come tradizione e allo stesso tempo avere il coraggio di tradire quel percorso». Più che nei testi, la distanza è nella musica che a tratti vira anche verso un’elettronica d’ambiente toccando corde differenti. Un processo creativo a tratti burrascoso che ha poi trovato un equilibrio naturale grazie all’accompagnamento artistico di Roberto Angelini, Pier Cortese e Alberto Bianco. L’album è stato registrato e mixato da Riccardo Parravicini ed è arricchito dalla collaborazione di Daniele Rossi, Fabio Rondanini, Max Dedo e Costanza Francavilla. Tradizione E Tradimento è l’undicesimo album in studio di Niccolò Fabi. L’uscita dell’album è stata anticipata dai singoli Io sono l’altro e Scotta che con le restanti 7 tracce costruiscono un disco di 37 minuti che è nato tra Roma e Ibiza. Sarà possibile ascoltare Tradizione E Tradimento dal vivo dal 29 novembre quando Fabi arriverà nei teatri accompagnato da Roberto Angelini, Pier Cortese, Alberto Bianco, Daniele Rossi e Filippo Cornaglia. Immagine: Universal Music

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Musica

Lucio Dalla – Legacy Edition: quarant’anni dopo la prima pubblicazione

«Lucio Dalla fece un mezzo miracolo. Il 1979 fu l’anno in cui uscirono The Wall dei Pink Floyd, London Calling dei The Clash, Highway to Hell degli AC/DC e lui riuscì a inserirsi in mezzo a questi dischi incredibili. Questo non è un disco, è il disco». Queste le parole con cui Stefano Patara, responsabile di Sony Music Italia, ha introdotto Lucio Dalla – Legacy Edition, la rimasterizzazione del disco “Lucio Dalla” quarant’anni dopo la sua prima pubblicazione. Presentato in anteprima mercoledì 23 ottobre alla Sony Music di Milano, il disco è arricchito da 3 bonus track in versione inedita registrate nello studio di registrazione del castello di Carimate (Como): Angeli, Stella di mare in uno slang di inglese maccheronico e Ma come fanno i marinai con Francesco De Gregori. Dal 25 Ottobre, l’album sarà disponibile sia in versione CD con un libretto di 24 pagine; sia in versione LP rimasterizzato nell’innovativo formato 24bit/192 KHZ, che comprende il cd con un libretto di 12 pagine e una stampa speciale. Di quest’ultima versione saranno disponibili soltanto mille copie Dal 6 dicembre, ma ordinabile già da ora, saranno disponibili altre mille copie del cofanetto con l’LP, questa volta in pasta bianca. I booklet sono stati curati e disegnati dal fumettista marchigiano Alessandro Baronciani, che ha trasposto su carta le suggestioni visive della musica di Dalla, e contengono anche dei contributi di Dente, Colapesce e Dimartino che raccontano i loro ricordi legati all’album. Il lavoro anticipa il progetto editoriale di TV Sorrisi e Canzoni e La Gazzetta dello Sport, in collaborazione con Pressing Line, che dal 3 dicembre pubblicheranno a cadenza bisettimanale tutti i 22 lavori del cantautore bolognese in vinile, correlati da fascicoli con racconti inediti e interviste ai principali artisti che hanno collaborato con lui. La conferenza di presentazione di Lucio Dalla – Legacy Edition Nell’elegante e avveniristico edificio della Sony, adornato dai dischi d’oro e platino dei tanti artisti dell’etichetta discografica, si è svolta la conferenza di presentazione di Lucio Dalla – Legacy Edition, introdotta dai responsabili di Sony Music Italia Stefano Patara e Paolo Maiorino. Sono intervenuti il critico musicale John Vignola, come moderatore, Maurizio Biancani, autore della rimasterizzazione, Alessandro Colombini, storico produttore musicale di Lucio Dalla, e Alessandro Baronciani autore delle illustrazioni dei booklet e delle animazioni del video Angeli. Il progetto è nato per poter celebrare il quarantesimo anniversario del disco Lucio Dalla, un lavoro che segnò un’importante svolta nella carriera dell’artista. Pubblicato dopo Come è profondo il mare (1977) e prima di Dalla (1980), Lucio Dalla è uno dei tre dischi che costituiscono il trittico che, a detta di molti, segna la vetta artistica della sua carriera. Lo spartiacque che pose fine al periodo di sperimentazione con il poeta Roberto Roversi e che gli conferì fama nazionale. Il disco è stato rimasterizzato grazie al ritrovamento in Germania (dove la Sony conserva la maggior parte dei propri master) di alcuni nastri originali risalenti proprio alle registrazioni fatte nel 1979 nella sala di registrazione del castello di Carimate. […]

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Musica

The Niro si racconta, tra Jeff Buckley e originalità -Intervista

Intervista a The Niro: Davide Combusti dà la voce a Jeff Buckley, raccontandosi e rimanendo se stesso Davide Combusti, classe 1978, è la personalità che palpita dietro l’involucro di The Niro, anche se spesso i confini tra crisalide ed essenza si sfiorano e coincidono. Cantautore e polistrumentista dal respiro internazionale, ha iniziato la sua carriera con un’intensa e fortunata attività live, dividendo addirittura il palco con Amy Winehouse. Ha inoltre collaborato con Chris Hufford, manager dei Radiohead e l’artwork del suo omonimo album di debutto porta la prestigiosa firma di Mark Costabi, autore di cover dei Ramones e dei Guns’n’Roses. Il 4 ottobre è uscito un disco con cinque inediti di Jeff Buckley, “The Complete Jeff Buckley and Gary Lucas songbook”. Assieme al chitarrista Gary Lucas, c’è The Niro, che presta la voce a questa parte di repertorio di Buckley. Abbiamo provato a penetrare i confini del vasto e dissonante universo di Davide/The Niro. A lui la parola. Ciao Davide, grazie per aver accettato di rilasciare quest’intervista. Partiamo con la domanda più semplice, o forse la più difficile. Chi è The Niro e come lo descriveresti a chi lo incontra per la prima volta? The Niro è un cantautore e nasce a Roma. Sono da poco quarantunenne e ho sempre amato la musica. Il mio primo strumento è stato la batteria, perché mio papà era un batterista, e verso i sei anni ho cominciato a suonare la batteria. Verso i tredici ho cominciato con la chitarra, e verso i ventidue o ventitré anni ho cominciato a scrivere canzoni. Il primo progetto di band si chiamava appunto The Niro, poi la band si è disgregata e sono rimasto soltanto io, e siccome nel circuito indipendente romano mi chiamavano tutti The Niro, mi è rimasto appiccicato questo nome. E come mai questo nome? Da cosa è nato? Il nome nasce dalla passione per il cinema che ho sempre avuto, e dal fatto che, quando ho fatto ascoltare le prime composizioni agli amici, ho detto loro che sembrava musica da film. Mi sembrava simpatico fare un tributo al cinema: non avevamo pensato all’inizio a The Niro, ma a Bogart, però era stato già preso da una decina di band nel mondo, mentre The Niro, con questo gioco di parole, non esisteva. E poi comunque aveva un significato sia per gli italiani che per un pubblico internazionale. Spulciando un po’ il web, si evince che hai collaborato con un sacco di artisti, tra cui Amy Winehouse e il manager dei Radiohead. Qual è l’artista che più ti ha insegnato qualcosa e ti è rimasto nel cuore? Il manager dei Radiohead, Chris Hufford, mi chiese di partecipare a un suo progetto, e lì mi piacque molto il fatto che lui avesse avuto molto rispetto nei miei confronti, e questo mi fece pensare che, talvolta, delle situazioni “grandi” sanno essere molto più semplici e rilassate di situazioni più piccole. La cosa bella che ho imparato è che bisogna osare sempre e soprattutto, proprio perché la musica […]

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Musica

Ronin – Bruto Minore: intervista a Bruno Dorella

Il 16 settembre è uscito l’album Bruto Minore dei Ronin (BlackCandy Produzioni), otto brani originali ed una cover degli Hun-Huur-Tu, tutti strumentali.  La nuova formazione è composta da Nicola Manzan, Roberto Villa, Alessandro Vagnoni e Bruno Dorella (fondatore della band), che abbiamo intervistato. Registrato allo studio analogico L’Amor Mio Non Muore di Roberto Villa col contributo di Giulio Favero, Bruto Minore è ispirato ai componimenti poetici di Giacomo Leopardi ed al tema della sconfitta. Intervista Bruno Dorella, fondatore dei Ronin L’ultimo album dei Ronin, Bruto Minore, è solo strumentale, registrato in analogico. Scelte singolari, da dove derivano? Il gruppo nasce come strumentale, inizialmente era una musica per colonne sonore immaginarie, poi sono arrivate anche le colonne sonore vere e quindi abbiamo distinto maggiormente il lavoro per il cinema da quello per le registrazioni degli album. Però l’idea di rimanere molto cinematografici e molto strumentali è rimasta nel tempo. Per quanto riguarda la registrazione analogica il nostro nuovo bassista, Roberto Villa, ha uno studio a Forlì chiamato L’amor mio non muore, caratterizzato dal fatto di lavorare esclusivamente in analogico su nastro. Avevamo otto piste a disposizione quindi è stata un’esperienza un po’ diversa rispetto a quella che fa la maggior parte dei gruppi al giorno d’oggi: suonare tutti insieme e cercare una performance convincente come si faceva una volta. Da un lato è un po’ anacronistico, dall’altro dà anche una grande soddisfazione. Una volta finita la take di registrazione il pezzo è pronto, ci si mette un po’ di più a trovare la performance giusta ma una volta che l’hai trovata praticamente il pezzo è finito, dopo c’è poco o niente da fare e la pasta sonora è decisamente più calda, più avvolgente, esattamente com’erano i dischi di una volta. Un’altra scelta singolare è la cover degli Hun-Huur-Tu, da dove è venuta questa idea? Dobbiamo risalire agli anni ’90, un giorno vedo su Rumore la recensione di un disco che si chiama “Voices From The Distant Steppe” del gruppo SHU-DE che viene descritto come il grind della steppa. L’utilizzo della voce che fanno questi gruppi tuvani, mongoli e del nord della Cina veniva descritto dalla rivista come un approccio metal, grind alla musica etnica di quelle parti. Si chiama throat singing, pemette di far uscire diverse note risonanti da un’unica emissione vocale, si va da questo suono gutturale di partenza anche a delle risonanze altissime, escono due, tre, quattro note da una sola emissione vocale. Il pezzo in particolare mi è subito piaciuto: fin da quando l’ho sentito, diversi anni fa, ho pensato di farne una cover con i Ronin e questo mi è sembrato l’album giusto dove inserirla. Passiamo ai temi dell’album, come mai la sconfitta, il fato e il suicidio come via d’uscita? Ci può essere una vittoria sul Fato, un’alternativa? No, non credo. L’indifferenza se non addirittura l’ostilità dalla parte della natura e del divino nei confronti dell’uomo viene vista da Leopardi e dall’eroe come un affronto o comunque come una cosa difficilmente accettabile. Mentre invece il Fato […]

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Musica

Tonia Cestari racconta la nostra generazione con un nuovo singolo

Arriva Senza Destinazione, l’ultimo singolo di Tonia Cestari, classe 1990, campana, ma conosciuta nello stivale grazie al suo brano Capate nel Muro, finalista del Premio Bianca d’Aponte 2015. Il singolo, approdato su tutte le piattaforme digitali il 17 settembre, con annesso videoclip ad opera del videomaker Frè, prelude l’uscita di un album omonimo, che presto verrà suonato live. Senza Destinazione è un brano dal sapore fresco, polistrumentistico, che rimane impresso nella mente, anche grazie al ritornello pop, gradevole e ricordabile. Andando oltre la superficie musicale, si scorge un testo dal forte impatto, poiché specchio della quotidianità che la generazione dei giovani d’oggi è costretta a vivere: l’ansia di dover trovare il proprio posto nel mondo, ad un ritmo standard e aziendale. La libertà di camminare con il proprio passo, di respirare seguendo il proprio battito, di vivere nel proprio ritmo, è questo che Tonia Cestari racconta, nel giusto mix di verità e leggerezza. Per conoscerla meglio, le abbiamo fatto qualche domanda. Intervista a Tonia Cestari Senza destinazione è il tuo nuovo singolo. Cosa rappresenta per te questo brano? Quali delle esperienze accumulate negli anni ti hanno portata a questa filosofia? “Senza destinazione” è la scelta di essere se stessi, cercare la propria felicità nel presente, il viaggio ideale in cui obiettivi e sogni corrispondono. Spesso si rischia di essere schiacciati tra la pressione delle generazioni precedenti nell’indicarci un percorso convenzionale per realizzarci  e la velocissima realtà attuale, così innaturale per l’essere umano. Siamo sempre tutti messi a confronto: numeri, punteggi, titoli sono un’ossessione, siamo costretti a correre e sgomitare per arrivare primi, altrimenti ci si sente inadeguati e in ritardo. Non a caso l’ansia è un problema tipico della nostra generazione. Bisogna attivare dei filtri verso questi stimoli che ci vogliono sempre migliori di come siamo e riscoprire che il vero traguardo è ben più vicino: la serenità a fine giornata, aver saputo cogliere l’attimo,  aver dato il giusto valore al presente e dedicato del tempo a chi lo merita. Insomma, aver fatto il possibile per migliorarsi e star bene, senza rimpianti. Senza destinazione abbatte i traguardi irraggiungibili, li scompone e ne mette i pezzi sotto il nostro naso giorno per giorno. Ci sono stati dei momenti della mia vita in cui ho pensato di essere nel posto sbagliato, in cui potevo esplodere e scappare. Quando i nostri obiettivi coincidono con i nostri sogni il passo per raggiungerli è più forte, non è mai tempo sprecato. Sappiamo di aver fatto il possibile per noi stessi, anche in vista del futuro che ci piacerebbe vivere, e come va va! Nel ritornello canti “anche se fuori piove, farò un giro in macchina per temperare la mia tensione, senza destinazione”. Mi riporta alla mente quell’idea di libertà e di dover ritagliarsi degli spazi propri all’interno della nostra vita caotica. Tu quanto credi siano importanti questi momenti “senza sapere dove” per una cantautrice? “Senza sapere dove” libera il nostro percorso da ogni aspettativa, perché va bene avere delle aspirazioni e un piano valido per […]

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Musica

Out of the Past: la musica contemporanea di Gian Marco Castro

1995, Sicilia: sono queste le coordinate spazio temporali di Gian Marco Castro, pianista dall’età di 11 anni, compositore di premiate colonne sonore e di musica contemporanea. Ha all’attivo un EP “Healing” e un album intitolato Out of the past, uscito con l’etichetta discografica INRI Classic: due tasselli di un puzzle che aspetta il proprio completamento con un concept album. Al centro di questa trilogia, il tema del viaggio: un viaggio che interseca ispirazioni e esperienze, fondendo il modello di piano solo all’elettronica. Gian Marco Castro, come ti sei avvicinato alla composizione? Cosa significa per te comporre? Ho iniziato come pianista ed ho intrapreso lo studio del pianoforte ad 11 anni, quando frequentavo le scuole medie. Sono poi entrato al conservatorio e da quel momento c’è stato un cambio repentino di idee: mi sono dapprima avvicinato alla composizione, poi alle colonne sonore e alla musica contemporanea, approcciando un nuovo percorso di studio fatto di elettronica e elettroacustica. A 18-19 anni ho composto demo per colonne sonore: è così che ho conosciuto Riccardo Cannella, regista di Palermo, con cui ho collaborato per alcuni suoi lavori. Grazie a lui ho avuto modo di ascoltare Richter, appassionandomi sempre più alla musica contemporanea; infatti è dal 2016 che scrivo brani strumentali contemporanei. Out of Past è il mio ultimo album, secondo di una trilogia che ha come tematica il viaggio e che aspetta il 2020-2021 per concludersi con l’ultimo progetto: un concept album. Riguardo la composizione, per me è un continuo trasformare le mie emozioni in musica; tutto influenza la mia ispirazione ed il mio stile compositivo: i luoghi che visito, le persone, gli eventi, ciò che mi circonda. Gian Marco Castro, uscire con INRI Classic è un grande biglietto da visita. Quali sono stati i passi che ti hanno permesso questa collaborazione? Ero su Instagram, sono incappato nelle stories di Levante, siciliana come me, di cui apprezzo tanto la musica; curioso di sapere da quale etichetta fosse prodotta, ho poi avuto modo di scoprire che la INRI aveva anche un reparto neoclassico. Così ho inviato il materiale alla INRI Classic, credendo fosse un messaggio spedito per caso, invece dopo circa due mesi ho ricevuto una risposta: erano interessati alla mia musica e mi hanno richiesto altre demo. Da lì un contratto, un’esperienza molto entusiasmante, che mi ha dato fiducia, perché quando un’etichetta così importante apprezza la tua musica, davvero avverti di essere sulla strada giusta. La mia idea era quella di produrre un EP, la INRI mi ha chiesto un album e per me è stata un richiesta positiva: ho arricchito il mio progetto, trasformandolo con brani composti appositamente, che ormai sono i preferiti di tutto il disco. Se dovessi scegliere due brani del tuo album per far entrare l’ascoltatore nel tuo mondo, quali sceglieresti? Sceglierei Through your eyes poiché è un brano piano solo: sono nato come pianista, il pianoforte è la base della mia musica;  affiancherei a questa scelta Fall is coming, un brano che ha il pianoforte, ma anche gli archi, […]

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Musica

C.R.E.O., il concorso per giovani musicisti under 35

Promosso da  Machiavelli Music il concorso C.R.E.O. è una call for artist per musicisti o gruppi di musicisti di musica strumentale under 35 residenti in Italia. Creato con la partecipazione di Artemista, un’associazione culturale no-profit che si occupa di progetti artistici, culturali, ambientali e socio-educativi, e finanziato con il sostegno del MiBACT e di SIAE, il progetto permetterà ai sei musicisti, o ai sei gruppi, selezionati di trascorrere 14 giorni nel centro culturale di Artemista di Spessa (Pavia), una suggestiva location immersa nel verde, in un’antica cascina ristrutturata adibita ad ostello e sede di tanti workshop e progetti culturali. L’ideale per sviluppare nel migliore dei modi le proprie idee.  Un’ottima occasione di crescita e formazione professionale, ma, soprattutto, di confronto tra i musicisti che potranno, non solo confrontarsi tra di loro, ma anche essere seguiti da professionisti del settore. La Machiavelli Music, infatti, lavora da 30 anni nell’ambito della post-produzione per l’audiovisivo, la musica per la comunicazione, ovvero, opera ovunque ci sia bisogno di sincronizzare la musica alle immagini: musica per pubblicità, cinema, TV, documentari e siti web. Il team di professionisti seguirà i ragazzi nel percorso di creazione. Un brano di ciascun artista (o gruppo) sarà inserito in un album che sarà poi pubblicato dalla stessa Machiavelli Music su tutti i maggiori store digitali. L’album andrà ad aggiungersi ai tantissimi cataloghi di musica gestiti dalla compagnia. Oltre all’occasione di pubblicazione, si aggiunge la possibilità di suonare in un concerto che sarà trasmesso in live streaming. Ad ogni partecipante spetterà una borsa di studio, 600 euro in caso di artista singolo o duo e 1200 euro in caso di gruppi di più di due persone. C.R.E.O, come partecipare e i criteri di scelta Attivo dall’11 settembre, gli aspiranti producer potranno presentare la propria candidatura entro il 10 ottobre inviando all’indirizzo [email protected]: il modulo della richiesta di partecipazione compilato in tutte le sue parti e scansionato insieme al documento d’identità, una scheda che descriva il progetto artistico, un’altra scheda con il curriculum vitae del candidato e il file audio con il provino (non verrà valutata la qualità della registrazione). La giuria addetta a scegliere i sei candidati valuterà le proposte secondo i seguenti criteri: Parametri tecnici (intonazione, timing, omogeneità del gruppo), punteggio: da 0 a 5; Musicalità (espressività, qualità del suono, carattere dello strumento), punteggio: da 0 a 5; Curriculum artistico, punteggio: da 0 a 4; Originalità, punteggio: da 0 a 6. Ogni candidato potrà raggiungere un massimo di 20 punti. Un’occasione rara «Penso che sia importante che ci siano queste opportunità perché non ce ne sono molte. Il bando nasce proprio dalla constatazione del fatto che ci siano poche opportunità per i giovani artisti», Elisa Boccaccini, responsabile della comunicazione di Machiavelli Music, ci racconta C.R.E.O. con queste parole.  A questo si aggiunge un’altra esigenza: «C.R.E.O nasce dall’esigenza di scoprire nuovi talenti musicali», un’opportunità che può portare giovamento sia ai giovani producer che alla Machiavelli Music. In questo modo possono portare avanti un’esperienza innovativa di formazione e crescita.  Il tutto viene arricchito […]

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