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Eroica Fenice

La Tag: Musica contiene 217 articoli

Musica

La recensione di Vinacce, il nuovo album di PaoloParòn

Paoloparòn, nome d’arte di Paolo Paròn, è un artista dal lungo curriculum, che vanta all’attivo diversi album. Il suo ultimo progetto è la pubblicazione del disco intitolato Vinacce, il quale porta con sé un sottotitolo necessario per comprendere l’intero album: Canzoni per inadeguati. Il cantautore esordisce insieme all’Orchestra Cortile con la quale ha pubblicato due ep e si è aggiudicato diversi  premi, lanciando un album dal titolo Ondis di glerie, fino a poi andar via dal progetto nel 2011. Da solista Paoloparòn entra nella scena cantautoriale attraverso l’online, con un EP omonimo di cinque brani in cui si fonde il genere della ballad al cantautorato anni ’70 alla Lolli. La gavetta di Paloparòn prosegue nel 2015 attraverso la formazione di un trio reso possibile grazie alla presenza della batteria di Stefano Bragagnolo e delle mani sul basso e sul contrabbasso di Roberto Amedeo. Il disco Vinacce è stato registrato nello studio del musicista e produttore Jvan Moda, in Friuli, attraverso un processo corale di rielaborazione dei brani da parte dei componenti del trio. Vinacce, il nuovo disco di Paolo Paròn Proiettiamo tutto il disco come se ci trovassimo all’interno di un quadro di Dalì, a metà tra il surrealismo e il pensiero che fa riflettere, mettiamoci anche un pizzico di poesia maledetta alla Baudelaire, fondiamo il tutto con il secolo in cui ci troviamo, stanco di continue riprese e discussioni. Tra una voce spesso disarmonica, ma disarmonicamente intrigante, e un sound lasciato libero dalle correzioni, si assiste alla poca stabilità del percorso armonico, che influenza l’intero disco, rendendolo difficile da terminare. È pur vero che si tratta di un genere complesso quello del teatro canzone, arduo sia da costruire che da recepire, ma purtroppo la scena musicale di oggi richiede, anche nel genere di nicchia, una musicalità che possa restare impressa, in modo da ricordare quanto ascoltato: cosa che non accade con Vinacce. È un vero peccato, perché tutto quanto costruito intorno all’album è davvero di grande effetto, ma paga la poca comunicabilità e l’altrettanta incapacità degli ascoltatori di comprendere fino in fondo il progetto. Ad aprire il disco di PaoloParòn è il titolo Mani Adatte, dalla forte contaminazione rock, dove la voce modula in simbiosi con il ritmo della batteria, talvolta sforzandosi più del dovuto. Sicuramente il testo è il punto di forza della prima traccia. Paga la sperimentazione di più generi mista ad un testo che non ha un momento di culminazione, ma prosegue senza sosta. Alla settima stazione di questo percorso musicale vi è il brano che dà il nome al disco, Vinacce, una ballad tranquilla, con accordi e riff che ricordano la calma e l’astuzia dei Dire Straits e il cantato emulatore di Lolli. Molto interessante anche questa volta il testo, di grande originalità, anche per l’uso dei vocaboli di cui il cantautore di serve. Chiudo con Ai tempi delle chat, un ingresso di chitarra che prosegue nella sua volontà acustica, per portare alle orecchie una storia ormai raccontata dai più, senza però la forte condanna, ma l’amara consapevolezza.  

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Musica

Gto, 25 anni di carriera celebrati con Super, il sesto album

Il 20 aprile 2018 è uscito su etichetta Music Force “Super”, il sesto album dei Gto. A 5 anni dall’ultimo disco, “Little Italy”, la band folk rock umbra, formatasi nel 1993, ha pubblicato questo nuovo lavoro, completamente autoprodotto, per celebrare i 25 anni di carriera. Il folk’n’roll dei Gto                La sesta fatica di Stefano Bucci (voce), Romano Novelli (chitarra, mandola, armonica, cori), Luigi Bastianoni (chitarra, fisarmonica, cori), Giampiero Passeri (basso), Alessandro Bucci (batteria), anticipata dal singolo “La Rambla”, è un concentrato di energia folk rock, con sfumature pop, dove i suoni acustici si fondono con quelli elettrici. Ritmi veloci e tanta grinta convogliati in 13 tracce. Soft ballad come “L’amore è una scelta” si alternano a brani “elettrici”  quali “Di Notte Sabato alle Tre”, traccia che racconta, esattamente come La Rambla, la vita notturna. Un album in cui coesistono dunque anime diverse, in perfetta armonia: l’energia del rock’n’roll anni ’50 incontra la tradizione del folk italiano e la vitalità della musica mediterranea. Non a caso, come hanno dichiarato, la loro musica è stata definita “folk’n’roll”. Curiosità: perché Gto e perché Super Se vi state chiedendo come mai la scelta di intitolare un album Super, ecco come i Gto, interrogati sull’argomento, hanno risposto:  “Alla fine abbiamo tirato fuori questo titolo. Banale? Scontato? Per niente. “Super” è la parola che usiamo di più quando andiamo in giro a suonare. Sì, perché il nostro Fiat ducato Panorama dell’87 va a benzina. “Super”. “Ma non va a gasolio?” “No, va a super”. D’altronde, anche il nome del gruppo rimanda ai motori. Gto infatti è l’acronimo di Gran Turismo Omologata; si tratta di una tipologia di macchina sportiva veloce, ”fatta per viaggiare, quindi il Rock”, ha spiegato la band. “Gto era anche la scritta che c’era su un carro che vedevamo sempre passare e ci saltavamo su da bambini, quindi il Folk”, hanno concluso. Il sound tipico dei Gto è una miscela di rock e folk, con venature country, ma  Super, pur conservando le caratteristiche delle origini della band umbra, presenta più sfumature rock-pop. Tuttavia, si tratta di sonorità lontane dalla musica delle nuove generazioni. I Gto restano fedeli alla tradizione e a un’idea di musica ormai quasi del tutto superata. Quello del gruppo perugino è un disco dal sound spensierato che racconta storie che rimandano al vissuto quotidiano. Per gli amanti del gruppo, ma, in generale, per gli amanti della buona musica; per chi ha una visione globale dell’arte musicale.

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Musica

Musica anni ’70, le canzoni e gli artisti che hanno segnato un’epoca

Calendario dello smartphone alla mano: inizia il nostro viaggio nella musica anni ’70. Impostiamo l’anno al 1979 e immaginiamo di tornare a quel lunedì 31 dicembre di quattordicimilacentosedici giorni fa per intraprendere un incredibile tour nella canzone degli anni Settanta. Scanzonati, brilli, incoscienti, indossiamo camicie a fiori, jeans a zampa di elefante, minigonne strette, zeppe vertiginose o sandali rasoterra, con ornamenti artigianali che variano dalle piume, alle conchiglie, alle pietre. Stiamo viaggiando nella parte posteriore di un furgone aperto, sotto lo sguardo di Madre Natura. Abbiamo deciso di aspettare la mezzanotte in discoteca per lasciarci alle spalle i memorabili anni Settanta celebrandoli con le canzoni del decennio, le cui note saranno gocce di miele che addolciranno il sapore salato delle lacrime di commozione, inevitabili per l’occasione.  Stiamo appunto per salutare un’epoca che, oltre a vantare mode estreme, stravaganze notturne, provocazioni e conquiste, è costellata da nomi che sono entrati mirabilmente nella Storia della Musica. Dietro le lenti specchiate di occhiali che celano sopracciglia nere, folte e definite, il buttafuori ci lancia uno sguardo di assenso e noi, finalmente, accediamo al locale notturno. “Noi siamo figli delle stelle, senza storia, senza età, eroi di un sogno; noi stanotte figli delle stelle, ci incontriamo per poi perderci nel tempo”. Non possiamo fare a meno d’immaginare di essere accolti dall’intramontabile “Figli delle Stelle” di Alan Sorrenti che, con la sua carica d’energia, ci ricorda che siamo quelli che sognano di cambiare il mondo. Tutti polvere di stelle, senza se e senza ma. La canzone lascia poi spazio a un sovrapporsi di sintetizzatori e chitarre che improvvisano e discorrono fortemente distorti da effetti eco e di riverbero. Si tratta della breve traccia strumentale dei Pink Floyd, “Any Colour You Like” con la quale sembra che la band ci dica: “You are the master of your universe and your own destiny. Make it any colour you like”. Non è un caso, gli anni Settanta sono un simbolo della libertà. Siamo capitati, infatti, in un periodo che concede ancora spazio al sogno e all’amore. Canzoni anni ’70, non poteva mancare Lucio Battisti È il momento ora di una quelle canzoni anni ’70 che diventerà patrimonio musicale di tante generazioni. Noi che veniamo dal 2018 lo sappiamo bene, perché immancabilmente abbiamo sentito riecheggiare le sue parole laddove ci sia stato qualcuno a imbracciare una chitarra. Dal fiore, alle rocce, al mare verde, al prato, al mare nero, la “Canzone del Sole” evoca un passato e un’innocenza infantile ormai sfumati. Lucio Battisti ci fa ballare su note intrise di nostalgia, ma a ricreare un’atmosfera deliziosamente “freak” è l’allegria coinvolgente di un gruppo funk statunitense, che ha rivoluzionato la musica da ballo, pescando dalla tradizione funky e rhythm’n’blues. Stiamo parlando degli Chic. Ecco che la tipa col carrè dai perimetri lineari e geometrici si alza dalla poltroncina e ricomincia a saltellare e ballare, spinta dalle buone vibrazioni di “Le Freak”, che infonde uno spirito di leggerezza nell’aria. Quest’ultimo viene istantaneamente spezzato da un brano tagliente e pruriginoso, “Pazza Idea” di Patty Pravo, canzone […]

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Interviste

Notte della Tammorra Napoli tanti ospiti e non solo musica

Torna l’atteso appuntamento con la Notte della Tammorra a Napoli, sabato 8 settembre in Piazza del Plebiscito alle ore 21. Tradizionalmente la notte della Tammorra si svolge a Ferragosto, ma quest’anno per motivi legati al crollo del ponte di Genova, si è preferito rimandare l’evento. Tanti gli ospiti che parteciperanno alla famosa Notte della Tammorra: Carlo Faiello Ensemble con Saverio Coletta, Fulvio Gombos, Francesco Manna, Gianluca Mercurio, Pasquale Nocerino e Francesco Sicignano. A seguire, Marcello Colasurdo, Antonella Morea, Patrizia Spinosi e Fiorenza Calogero. In occasione della sua partecipazione alla Notte della Tammorra, Fiorenza Calogero, ha risposto ad alcune domande circa l’importanza della musica folkloristica e sulle caratteristiche proprie della tradizione musicale napoletana, alla quale rivela di essere emotivamente legata. Notte della Tammorra, intervista a Fiorenza Calogero Sicuramente è risaputo che il folk è una delle tradizioni più antiche di Napoli, cosa rappresenta per te e quanto conta nel tuo repertorio? Il repertorio folk  mi è appartenuto, sin da quando ho iniziato a lavorare da professionista con il maestro Roberto De Simone; la mia è stata una scelta,  seguire un unico ramo che fosse quello della tradizione, della musica folk appunto e del cantare nella mia lingua. Ho scelto di seguire un’unica strada, costruendo poi una sorta di percorso di ricerca, di rivalorizzazione della musica della mia città e della lingua della mia terra. Personalmente ho scelto di seguire una coerenza per uno stile che amo tanto e che mi intriga da sempre. Nonostante lo faccia da 25 anni, non passa un giorno che io non scopra nuove cose, nuovi repertori, brani, e artisti. Dunque, si può dire che io stessa mi ritenga “fedele nei secoli” per quanto riguarda la musica napoletana e quindi la musica folk. La musica Folk, è un’espressione musicale che metonimicamente “significa” e rappresenta una città. La musica tradizionale è il fulcro della Notte della Tammorra, durante la quale ogni artista può esprimersi con canti, balli, deliziando sinfonicamente i presenti, dando sfogo alla propria voce interiore. La canzone napoletana può essere considerata un bene culturale, in quanto “testimonianza di civiltà”, una vera e propria incursione di suoni, ritmi, canti e danze in riva al mare, un raduno di tamburi, percossi per scacciare via i demoni che giornalmente possono tormentare, una serie di canti che spaziano tra amore e poesia, dediche e metafore devozionali, ma anche danze dinamiche, portatrici di bellezze celate e spesso dimenticate: tutto questo caratterizzerà la Notte della Tammorra di Napoli. La notte della Tammorra sarà una grande notte di festa con tanta musica e tanti artisti, cosa si prova a prendere parte ad un evento di tale portata e così tanto coinvolgente? La notte della Tammorra è un evento a cui sono molto legata, non è la prima volta che partecipo; l’evento nasce dall’intelligenza e dalla grande passione di Rachele Cimmino, quindi dall’Associazione Il Canto di Virgilio, Carlo Faiello, perché è giusto che a Napoli come in Puglia si possa inneggiare la taranta. È giusto che a Napoli si possa dare spazio a quello che […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Bibite Sanpellegrino: il Bar Meraviglia in tour a Napoli

Il “Bar Meraviglia in tour” di Bibite Sanpellegrino è una fornace di pietanze raffinate e gustose della tradizione italiana, condite di esperienze che coinvolgono i cinque sensi dei suoi ospiti, ai quali, in un certo senso, ricorda che mangiamo e beviamo tutti i giorni e non lo facciamo solo per sopravvivere. Mangiamo e beviamo innanzitutto per vivere Prendete il Golfo di Napoli nel momento in cui il tramonto ha già infuocato cielo e mare. Distendete un velo di auspicata tranquillità su questo paesaggio da cartolina. Metteteci suoni flebili e lasciate riecheggiare solo il dialetto locale. Ecco. In uno scenario del genere spicca uno scorcio variopinto, la Rotonda Diaz, trasformata dal “Bar Meraviglia in Tour” di Bibite Sanpellegrino in un quadro di acquerelli. Special Guest: Francesco Di Bella La serata esplode in una cascata di emozioni che arricchiscono la bellezza di una situazione tanto ammaliante. Il 3 settembre il “Bar Meraviglia in Tour” di Bibite Sanpellegrino ha dato inizio a una settimana imperdibile di eventi, che terminerà il 9 settembre, portando il gusto unico delle Bibite Sanpellegrino e gli assaggi della tradizione culinaria italiana in un luogo benedetto da un’atmosfera da favola. Si tratta di un’esperienza lanciata dal brand icona dello stile e della tradizione delle bibite italiane Bibite Sanpellegrino, inaugurata a Milano per la prima volta nel 2017 e divenuta ora itinerante. La “meraviglia” è il fil rouge dell’experience temporary bar di questo coloratissimo spazio all’aperto. Tavolini realizzati con le ceramiche di Caltagirone dai colori tutti mediterranei, un bancone ispirato alle cassette delle arance, cocktail alcolici e analcolici dello storico marchio di Bibite Sanpellegrino, degustazioni e buona musica conducono grandi e piccini ad assaporare la grandezza delle piccole cose. Il “Bar Meraviglia in tour” di Bibite Sanpellegrino ci regala un’esperienza intensa che ci fa respirare un’aria vibrante, viva, energica La musica di Francesco Di Bella, scelta accuratamente per l’apertura dell’evento, sublima intime riflessioni sulla nostra tradizione, che ha millenni di storia alle spalle, un sapore antico e un fascino esclusivo. Quello della “tradizione” è un tema che sta molto a cuore all’ex leader dei 24 Grana. Ci definisce tutti “nani sulle spalle dei giganti” e ribadisce, per l’occasione, l’importanza della conoscenza del passato che ci serve a non brancolare nel buio e a fondare il proprio pensiero su delle radici più concrete. Il cantautore imbastisce un’atmosfera ricca di sensazioni belle e appagamento, carica di ipnotizzante armonia. Le sue note cullano il gusto aspro e frizzante di una Limonata, quello incomparabile delle arance di Sicilia, il piacere della freschezza della frutta e tutti gli assaggi Made in Italy, trasformando ogni alimento in energia psicologica, una volta ingerito. “Gustare qualcosa con un po’ di musica può fare esplodere il gusto per la vita.”  Queste le parole di Francesco Di Bella. Il made in Italy si racconta e s’identifica attraverso le sue eccellenze culinarie, riconosciute come tali all’unanimità Se il condimento di queste si estende poi alla dimensione musicale, inevitabilmente, ogni nostro senso si fa parte integrante di uno scenario tanto incantevole, dove […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Note sensoriali e vista sul mare al Bar Meraviglia: intervista a Viviana Montanarella e Francesco Di Bella

Il Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino approda presso la Rotonda Diaz per coinvolgere ogni senso in una dimensione conviviale, che si nutre di tasting experience, del gusto delle Bibite Sanpellegrino e assaggi della tradizione culinaria italiana, del profumo del mare partenopeo, della vista del suo golfo e della musica di Francesco Di Bella. Tutto ciò rimanda al simposio greco e al convivio romano che già coniugavano il mero atto di nutrirsi e dissetarsi a un’attività sociale, che prevedeva anche la danza, la poesia, e persino l’eros. Abbiamo avuto modo di chiacchierare con Viviana Montanarella, Senior Brand Manager Bibite del Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino, e Francesco Di Bella, cantautore italiano.   Intervista a Viviana Montanarella, Senior Brand Manager Bibite del Bar Meraviglia   Viviana, come nasce l’idea di fondere i cinque sensi per conquistare le papille gustative della gente? Quali sono le finalità del Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino?   Con le Bibite Sanpellegrino stiamo cercando di fare un processo di riposizionamento. Nella mente delle persone l’aranciata Sanpellegrino era “l’aranciata per i bambini”, noi invece con questo progetto vogliamo far vedere ai consumatori che c’è un modo “adulto” per bere questo tipo di bibite. Non sono unicamente per i più piccoli, ma se servite con cura o messe in un’atmosfera del genere, in un ambiente che coinvolge tutti i sensi e offre ai consumatori un’esperienza, come un concerto, si può avere un modo “adulto” di consumare. Quindi, anche un consumatore adulto quando esce con gli amici può ordinare una bibita del genere. È nato con questo obiettivo il progetto del Bar Meraviglia. Quando abbiamo pensato al concerto abbiamo pensato a quello che è il nostro mondo. Le Bibite Sanpellegrino hanno un Dna mediterraneo perché sono fatte con ingredienti mediterranei, quindi le arance, i limoni e i chinotti di Sicilia. Volevamo che tutti i colori delle Bibite Sanpellegrino venissero portati in giro per mostrarli ai consumatori per dare quel tocco particolare, in modo che chi vive un ambiente del genere lo riconosce e si rende conto che quella non è una bibita qualsiasi, ma una bibita Sanpellegrino.   Dopo le tappe di Milano, Roma, Ortigia, Venezia e Napoli, quali saranno le prossime tappe del Bar Meraviglia?   Noi siamo partiti col progetto del Bar Meraviglia da Milano e abbiamo aperto per sei mesi un bar che aveva questi spazi, fatto in questo modo. È stato un esperimento che è piaciuto molto, tanta gente è venuta a visitarlo e l’anno dopo abbiamo pensato di raggiungere anche gli altri consumatori, quindi è diventato itinerante. Siamo partiti, appunto, da Roma, siamo stati in Sicilia, a Venezia e ora siamo a Napoli. Per quest’anno è l’ultima tappa, riguardo l’anno prossimo dobbiamo capire quale sarà l’evoluzione. È  in fase di studio.   Mi spiegheresti il motivo dell’attribuzione del nome “Meraviglia” al bar di Sanpellegrino?   Tutta la nostra comunicazione è basata sulla “meraviglia”. Dal 1932, anno in cui è stata prodotta la prima aranciata, racchiudiamo tutti quelli che sono gli ingredienti del Mediterraneo in quella […]

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Tommaso Paradiso e Fabio Rovazzi, la nuova frontiera dei tormentoni estivi

Tormentoni estivi, parliamone! Il contenuto del seguente articolo è ironico, il lettore è dunque gentilmente invitato a non indignarsi e a non prendere seriamente niente di ciò che è scritto. Sono ovunque, ci inseguono, non c’è modo per fuggirli o anche soltanto evitarli: sono i tormentoni estivi! Ogni anno, con l’arrivo della primavera, decine e decine di cantanti spagnoli e sudamericani si destano dal sonno letargico per invadere il mercato musicale con le loro canzoni (tutte uguali!) sulla bellezza dell’estate: i balli, gli amori, le passioni… Li vedi ballare sulle spiagge, sulla sabbia bollente senza alcuna difficoltà. Hanno per tutta la durata del videoclip un sorriso a 32 denti stampato in faccia perché loro non sono persone normali. Una qualsiasi persona normale, in quelle condizioni, suderebbe o inciamperebbe rovinosamente, ma loro no perché non sono umani: sono cyborg creati dall’industria discografica! Come se non bastassero i vari J Balvin, Alvaro Soler, Daddy Yankee, Luis Fonsi (quello di Despacito, il cyborg latino-americano più potente di sempre), anche l’industria discografica italiana ha deciso di passare al lato oscuro e seguire le orme della musica latino-americana, la più grande fabbrica al mondo di tormentoni estivi preconfezionati. Ci siamo dovuti sorbire Baby-K e J-Ax & Fedez che, per fortuna, non canteranno più insieme per un po’ (speriamo a lungo). Quest’ultimi tra una ventina/trentina d’anni saranno probabilmente ricordati come gli Al Bano & Romina Power del XXI secolo. Possiamo già immaginare un distopico film di un ormai ottuagenario Checco Zalone, che sulle note di Italiana di J-Ax & Fedez, si indigna con il ristoratore norvegese di turno, reo di non portare rispetto alla cultura italica. Qualcosa negli ultimi anni, però, è cambiato, l’azione pervasiva e dissacrante del web che, originariamente, avrebbe dovuto contrastare i grandi monopoli industriali musicali, li sta invece cambiando. A poco a poco, il liquame informatico postmoderno sta ricoprendo l’industria, potenziandola, rendendola ancora più pericolosa di prima, creando dei mostri ancora più paurosi: Tommaso Paradiso e Fabio Rovazzi. Sì, proprio loro, apparentemente innocui ma decisamente più malvagi di qualunque altro cantante. Tommaso Paradiso, l’uomo vaporwave  dei tormentoni estivi postmoderni Si presenta come un belloccio, tutto passione e romanticismo. Si narra che sia nato da un amore galeotto tra Jerry Calà e Sophie Marceau (la protagonista de Il tempo delle mele), ma in realtà fonti attendibili-di cui non possiamo svelare il nome- ci hanno svelato in esclusiva che Tommaso Paradiso è nato da un progetto militare segreto di un nucleo della Democrazia Cristiana ancora in vita. Il suo compito è quello di ristabilire l’egemonia culturale del partito ormai estinto. Ha iniziato a mostrare il suo potere con Completamente nel 2016, ma è stato un tentativo che non ha portato grandi frutti. La svolta è arrivata l’anno scorso con Riccione. Gli anni ’80 sono risorti e sono tornati a prendersi ciò che gli apparteneva. Insieme agli anni ’80 è ritornata la riviera romagnola, troppo a lungo accantonata per altre località moderne e più esotiche. Paradiso, a colpi di vaporwave, synth anni 80 e amori […]

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Chester Bennington, un ricordo ad un anno dalla scomparsa

È trascorso un anno da quella calda serata di luglio in cui, scorrendo la home di Facebook con la solita aria annoiata, ci siamo ritrovati davanti ad una notizia che ci ha lasciato increduli: Chester Bennington, il cantante dei Linkin Park, era morto. Prima un susseguirsi di «Ma no, sarà la solita bufala messa in giro da qualche cretino!» e di «Che cavolo state dicendo?», poi, una volta che la notizia è stata ufficializzata anche dalle maggiori testate, un rassegnarsi alla verità amara e tragica. Qual giorno, è andato via un pezzo fondamentale della generazione degli anni ’90. Quando In the End e Numb erano nella mente di tutti Che si è o meno amanti del rock e del metal, è indubbio che i Linkin Park abbiano segnato una buona parte delle tappe della nostra giovinezza. In quegli anni di transizione tra la disperazione del grunge e la frenesia delle boybands, loro si inserivano nel mezzo. Chester Bennington e Mike Chioda sono stati due pionieri di quello che è conosciuto come nu-metal, ma quando si è giovani non si bada tanto al genere musicale. Bastava sentire una loro canzone e subito ci si “gasava” a mille, in un periodo in cui lo streaming e il download di musica (fatta eccezione per il caso Napster) ancora non esistevano e uno dei pochi metodi a disposizione per ascoltare le proprie canzoni preferite era quello di sintonizzarsi il pomeriggio su MTV. Si attendeva stoicamente, fino a quando il veejay si degnava di passare Crawling, In the end, Somewhere I belong e Numb. Queste e altre canzoni non sarebbero quel che sono senza la potente voce di Chester, quella rabbia e quella disperazione che uscivano da un’anima segnata nel profondo, un ruggito che incitava a non arrendersi e farsi forza, ad affrontare la vita a muso duro. Per chi viveva quell’inferno interiore che l’adolescenza comporta, la voce di Chester Bennington era quasi catartica: esprimeva quello che non si aveva il coraggio di dire. La voce di Chester Bennington continua a vivere E quando quel 20 luglio dell’anno scorso Chester si è tolto la vita, non se ne è andato solo il frontman di uno dei gruppi più rappresentativi del suo genere e degli anni ’90. Se ne era andato uno dei pilastri della giovinezza di molti, un personaggio che ha segnato profondamente nel bene e nel male. A dispetto di chi in quegli acuti vedeva solo un’accozzaglia di grida gratuite e senza tempo, molti giovani vi vedevano l’incarnazione di una rabbia repressa e di una voglia di riscatto ineguagliabili. I moralisti dell’ultim’ora e certi giornalisti solo di nome, alla vigilia della sua scomparsa, non hanno perso occasione di sparare giudizi sulla sua condotta di vita e si sono avventati su di lui, come avvoltoi pronti a spolpare la carcassa di turno. Le loro parole, pronunciate soprattutto sul presunto cattivo messaggio che un genere come il metal può veicolare perché associato con ignoranza al satanismo, sono durate quanto dovevano. La voce di Chester Bennington, quella durerà […]

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Cinema & Serie tv

Dalia de las Hadas, intervista ad Anna Mirabile e agli attori della serie

Dalia de las Hadas (Dalia delle fate) è una serie musicale per teenager scritta e diretta dalla giornalista, scrittrice e sceneggiatrice Anna Mirabile. In onda su La5 dall’11 Giugno, dal lunedì al venerdì alle 13:40, la fiction parla del sogno della giovane Dalia (Miriam Planas), abbandonata dalla madre adottiva a 4 anni e cresciuta con il padre Walter, di diventare una cantante. La serie, girata tra Buenos Aires e l’Italia, vanta un cast internazionale composto da un perfetto mix di attori già esperti ed affermati nel mondo della telenovela come Florencia Ortiz ( “Il mondo di Patty”, “Violetta”, “Esperanza mia”, “Somos familia”, “Muneca brava”), Sol Moreno (“Mujeres Asesinas”, “Peter Punk”, “Soy Luna”, “La Antena”), Paula Brasca (“Vite rubate”), Aida Flix (“El secreto de Puente Viejo”, “Gran Hotel”, “Matilde Navalón”) e Nicolas Maiques ( “Rebelde Way”, “Floricienta”, “Peter Punk”, “La Trinity”) che ha inoltre composto e scritto le canzoni in spagnolo della serie; e altri attori giovanissimi come il quindicenne Tiziano Colabucci alla sua prima esperienza in una telenovela musicale, Ian Lucas di 18 anni con già alle spalle esperienze in “Soy Luna” e “Once” e la stessa protagonista Miriam Planas, anche lei di 18 anni, che ha recitato in tre film: “Psychophony”, “Paranormal Xperience 3D”, “Barcelona nit d’estiu”. Il 2 Luglio, in occasione del PromoDay della serie alla libreria Open di Milano, abbiamo avuto l’occasione di intervistare telefonicamente Anna Mirabile e molti degli attori della serie. Ecco a voi. Dalia de las Hadas, intervista ad Anna Mirabile Lei è una giornalista professionista, scrittrice, produttrice, soggettista e una sceneggiatrice. Cosa l’ha spinta a realizzare una telenovela musicale come Dalia de las Hadas? Ho un trascorso di giornalista Rai dove sono rimasta fino al 2010, ma ho sempre coltivato questo sogno della telenovela teen. Ti posso raccontare un aneddoto su questo: quando ero piccola sul balcone di casa di mia madre, dove c’erano una serie di scope, avevo messo dei cartoncini con dei nomi a ogni scopa creando dei personaggi; e ogni giorno giravo una puntata di una telenovela. Per dirti quanto è antico questo sogno. Quindi, appena ho avuto l’opportunità di realizzare questa telenovela, l’ho voluta fare con gli attori che secondo me meglio la rappresentavano, quindi con l’Argentina in prima linea. Anche se poi la protagonista è spagnola e ci sono italiani, colombiani, peruviani… Però insomma, che l’Argentina fosse in prima linea era molto importante perché per me la telenovela è argentina. Rimanendo in tema telenovela, ci sono delle differenze o delle analogie tra la fiction italiana e quella sudamericana? Secondo me non c’è nessun collegamento perché la fiction italiana tende molto a rappresentare la realtà nei suoi aspetti anche più crudi, con un grande disincanto a volte. Mentre, la componente sudamericana, anche nelle serie tv più drammatiche, è sempre portata al trascendere la realtà: a vedere lo straordinario nell’ordinario. C’è molto più spazio per la fantasia e anche per la fede, la speranza e l’immaginazione. Diciamo che gli attori sudamericani hanno le briglie più sciolte, gli italiani invece sono più […]

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Musica

“Simply”, l’album d’esordio del giovanissimo Horus Black

Il nome fa pensare ad una rock-metal band, ma in realtà Horus Black è un giovanissimo, nonché italianissimo cantautore. Riccardo Sechi, questo il suo vero nome, è nato infatti a Genova nel 1999. Lo scorso 11 maggio è uscito il suo primo album dal titolo “Simply”, su etichetta Sonic Factory. Horus Black: gli anni ’50-’70 incontrano il pop contemporaneo         Se dovessimo utilizzare una sola parola per descrivere l’album di debutto di Horus Black, quella sarebbe “contaminazione”, sì, perché in “Simply” convivono atmosfere vintage che rimandano al rock’n’roll anni ’50 e a quello psichedelico anni’ 70 e alle atmosfere del pop contemporaneo. Sono evidenti infatti le influenze di diversi artisti che hanno fatto la storia della musica dalla seconda metà degli anni ’50 fino alla prima metà dei ’70: Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Tom Jones, i Rolling Stones, I Turtles, i Memphis Hornes, i Doors, i Led Zeppelin, i Queen. All’interno dell’album coabitano dunque diversi stili: rock’n’roll/rockabilly, funk, rock psichedelico, pop, ballate. Non mancano però anche influenze classiche. Questo è dovuto, ha spiegato Horus Black, al fatto “di essere figlio di due violinisti classici e nipote di un trombettista classico”. Classica è anche l’impostazione nel canto. Il modo di cantare di Riccardo Sechi ci riporta infatti indietro nel tempo e ricorda, in modo particolare, quello di Elvis. «Non sono un amante di sintetizzatori o suoni finti in quantità imbarazzanti – ha dichiarato il giovane cantante –  anche se nel caso siano usati in maniera giusta possono sicuramente aggiungere molto”. Simply è in definitiva un disco dal sapore antico ma che strizza l’occhio anche al “digitale” e, dunque, a sonorità più moderne. Il “vecchio” si mescola perfettamente al nuovo e il risultato è un’esplosione di classe e gusto. Simply: 10 entusiasmanti tracce                      Sono 10 in totale i brani che compongono la prima fatica discografica del giovane Riccardo Sechi. In apertura la traccia che dà il titolo all’album, “Simply”, un pezzo che racconta la fine di un’avventura d’amore. Il protagonista, rimasto solo, ancora innamorato, promette che resterà per sempre ad aspettare la lei che gli ha spezzato il cuore. A seguire “We are alone tonight”, un pezzo di stampo rock, dai suoni decisi e dall’energia dirompente. La terza traccia, “Lonely melody”, è una ballata dalla melodia struggente e malinconica, una “melodia solitaria” per parafrasare il titolo. Il brano racconta dell’impossibilità di raggiungere l’amore di una ragazza, perché quest’ultima è innamorata di un altro che però le procura solo dispiaceri. Il protagonista resta così nella sua solitudine e tutto ciò che può fare è cantare, gridando la sua disperazione. Si ritorna a ballare con “I know that you want”, un pezzo funky e dinamico grazie all’azione combinata di sezione ritmica, fiati, archi e coro. Si balla ancora con “Sophie”, un brano, tra i più travolgenti dell’album, che ci riporta alla fine degli anni ’50; lo stile è infatti quello tipico delle canzoni rock’n’roll/rockabilly dell’epoca. “Sophie – spiega il cantante genovese – è stata scritta in un periodo in cui un mio amico faceva […]

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