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Eroica Fenice

La Tag: musica contiene 119 articoli

Musica

Arianna Poli e il secondo EP: Grovigli

Ferrara, classe 1999, Arianna Poli è una cantautrice emergente italiana, che il 20 marzo ha pubblicato il suo secondo lavoro musicale: Grovigli, un EP composto da tre brani, due inediti ed una cover de Le luci della Centrale Elettrica. Dopo un tour che ha portato il suo precedente album, Ruggine, in giro per l’Italia, Arianna torna con un nuovo progetto, che mette in risalto la dimensione acustica e minimale. Un lavoro di sottrazione che dà luce alla voce e alle parole. Registrato a Ferrara presso lo studio SONIKA, prodotto da Samuele “Samboela” Grandi, Grovigli ha il merito di essere un EP asciutto quanto basta, ideale per porsi sulla linea di confine tra il cantautorato d’autore e l’indie. Intervista ad Arianna Poli Qual è l’esigenza di voler far uscire un EP di tre canzoni, di cui una versione acustica di un brano del disco precedente e una cover de Le luci della centrale elettrica. Cosa vuoi comunicare con Grovigli? Prima di Grovigli, io e Samuele, fonico e musicista che mi accompagna nella produzione e nel tour, avevamo registrato e pubblicato un EP di sei canzoni: Ruggine nel 2018. Quando abbiamo iniziato a suonare, ci siamo ritrovati a produrre brani un po’ casualmente, senza l’intenzione di farne un disco per poi andare in tour; per questo abbiamo arrangiato con tanti strumenti, molti dei quali non suoniamo dal vivo. Dopo averlo pubblicato, c’è stato un tour di un anno e mazzo, una sessantina di concerti dove abbiamo suonato con i nostri strumenti e con le nostre forze. Da qui ci siamo resi conto che le canzoni si erano un po’ plasmate e avevano subito un cambiamento. Grovigli infatti è nato perché avevo l’esigenza di riscoprire i brani suonati durante i concerti, in una dimensione che fosse più fedele al live e più fedele a come mi sento di suonare io, esprimendo meglio il senso di ciò che sto cantando. Sono solo tre brani perché volevo si creasse un ponte, tra l’EP precedente, Ruggine, e quello che verrà in futuro. Ruggine, il disco precedente – Grovigli, attuale EP, due titoli che comunicano situazioni da prendere in mano per evitare che si ossidino, o per snodarle da eventuali intrecci. Se è vero che un disco è il completamento dell’altro, qual è il fil rouge che collega i due album? Dal 2018 al 2020, quindi da Ruggine a Grovigli, cosa è rimasto e cosa invece è cambiato? Il fil rouge è il tour: mi sento molto cambiata e penso di aver maturato un modo di suonare diverso dai primi passi mossi live. Il titolo Grovigli traduce il mio pensiero, nell’idea di costruire canzoni più asciutte, rinnovando i brani, avendo come punto fermo gli arrangiamenti portati sulle note del tour. Le canzoni sono rimaste le stesse, perché al centro non c’è un cambiamento ma un processo di maturità: all’inizio quando andavamo a fare i primi concerti, io e Samuele non ci conoscevamo bene a livello musicale; concerto dopo concerto siamo poi riusciti a capirci e sviluppare una […]

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Bipuntato e l’interessante esordio con Maltempo

Nell’immensa galassia del panorama indie italiano è nata una nuova stella, che porta il nome di Bipuntato e del suo album d’esordio: Maltempo. Dietro lo pseudonimo di Bipuntato si nasconde Beatrice Chiara Funari, ex voce dei Diamine divenuta nota nell’ambiente romano grazie alle collaborazioni con il rapper Carl Brave nei brani E10 e Scusa di quest’ultimo, a cui sono seguite aperture di concerti di vari artisti e la partecipazione allo Sziget Festival di Budapest, il più importante festival estivo dell’Europa dell’est. Maltempo, l’album d’esordio uscito il 6 marzo, rappresenta la consacrazione di un lungo cammino che coincide con il suo esordio da solista. Maltempo. Album dalle sonorità “umorali” Il minimo comune denominatore che lega tutti le canzoni dell’album è, come si può benissimo capire fin dal primo ascolto, il tempo che scorre. Un tempo che non ricopre il ruolo di entità indipendente, ma che influenza il destino di ogni singolo individuo: stiamo parlando delle meteoropatia che la stessa cantautrice, in un’intervista rilasciata per Insidemusic, definisce come «uno stato d’animo» o anche «un modo di vedere la vita». Lungo questa matrice si dipanano gli otto brani dell’album, dai titoli che lasciano ben poco all’immaginazione: Meteo, Previsioni, Della notte, Maltempo, giusto per citarne alcuni. Sono tutti brani che risentono di varie influenze a livello musicale. La melodia accattivante e accessibile di Maltempo, la canzone che dà il titolo all’album, ricorda molto il pop. In brani come Cassetti, Circostanze e Previsioni a dominare sono le sonorità R’n’B che ricordano moltissimo il Neffa degli anni ’90, mentre qualche traccia di blues unita a tastiere synth pop colora la già citata Della notte, una malinconica riflessione su un amore conclusosi e di cui non restano che cocci, immagini spezzettate e istantanee sbiadite. Immagini di un amore finito Proprio i testi rappresentano l’altro punto d’interesse di questo album. Bipuntato (o B. , come preferisce firmarsi), dimostra di saper usare molto bene la penna, anche se la materia dei brani è pressoché identica: le riflessioni sulla fine di un rapporto. Un tema già anticipato dalla copertina dell’album, uno scatolone di fazzoletti che richiamano quelli di una nota marca e che, come si è detto sopra, viene espresso tramite prelievi di frammenti della propria memoria e in sincronia con il tempo nuvoloso e a tratti piovoso in cui si possono inserire. Un buon esempio è Meteo, brano in cui la cantautrice ricorda gli attimi trascorsi con la persona amata tramite elementi (per citare le stesse parole di Bipuntato) “di poco conto“: un vecchio messaggio sul cellulare, il ricordo di lui impegnato in varie faccende…tutte cose che vengono incamerate in una «una valigia di parole che non ho detto» e che oramai hanno perso la loro importanza. Lascia stare, il brano di chiusura, testimonia l’impronta intimista di cui l’album è cosparso. Il ritornello rasenta la classica diatriba odi et amo (Lascia stare/Davvero, non importa, lascia stare/Ti amo, non ti amo, non è questo l’importante/Sono un mostro da evitare e questo basterà alla gente) che descrive benissimo la paura di […]

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Acini, Paolo Saporiti: il mondo che ruota intorno al live

«Siamo di fronte ad un lavoro, che live può avere un ottimo riscontro, anche per la scelta degli strumenti, che ben si presta all’esecuzione dal vivo», così scrivevo tempo addietro, nella recensione del disco Acini di Paolo Saporiti. Ad oggi, un concerto live è diventato un vero e proprio disco, fisico e digitale, suonato in trio, in maniera asciutta come il cantautorato vuole. Uscito il 21 febbraio per Orange Home Records, Acini Live è realizzato da Paolo Saporiti insieme al chitarrista Alberto Turra e il batterista Lucio Sagone. L’album è frutto di un live, registrato in presa diretta, che dà la possibilità di comprendere il respiro di una sessione dal vivo di Saporiti: attraverso i commenti dei brani, il rumore di sottofondo, gli scricchiolii degli strumenti, ci si immerge in qualcosa che va oltre l’acustico. Cosa c’è dietro Acini nella versione live? Qual è stata l’esigenza di fare una versione diversa da quella in studio? L’aspetto di questo disco è una forma di celebrazione a quello che è successo. Acini era un disco campionato, fatto in studio, ciò che mi interessava di più era portarlo in giro, insieme al chitarrista Alberto Turra e al battterista Lucio Sagone. Live dopo live sono arrivato, insieme ai musicisti, ad una qualità della sensazione molto alta, avvertivo il bello che accadeva sul palco. L’idea, quindi, è stata quella di fissare un momento, abbastanza inconsapevole di quale sarebbe stato il risultato; sicuramente ero convinto di quello che stava succedendo e di quello che io e gli altri stavamo suonando, ma la riprova del voler stampare l’album in questo modo è stata ascoltare il disco ed essere sicuro di star camminando per la strada giusta. Come affronti un live? Quali canzoni non possono mancare mai, e cosa non può mancare mai in un tuo live? Mi piace molto essere sul pezzo, vale a dire, suonare i brani del disco che ho composto; ho sempre suonato anche canzoni di lavori futuri e ripreso dai dischi vecchi, facendo una scelta tra diversi brani che mi piacciono. Un esempio è Rotten Flowers, che non è presente nel disco live a causa di un problema tecnico. Sono solito, a fine concerto, staccare l’alimentazione e finire in acustico, ed è valso anche per questo concerto qui: ero solo con la chitarra in mezzo al pubblico, ma purtroppo il condizionatore era acceso ed ha disturbato la registrazione. In un mio live non può mancare questa versione acustica; si può condividere l’emozione sottile, è un nuovo linguaggio, che provoca e trasforma: abbassando la soglia del rumore, la gente ti concede un nuovo modo di suonare. Un cantautore, deve essere una persona che chitarra e voce riesce a sostenere una situazione, quindi suonare con gli strumenti che hai. C’è un rituale che fai prima di salire sul palco, come acquisti la concentrazione prima di buttarti nell’esperienza del live? Vari rituali: dato che arrivo dal teatro, sono passato dal tai-chi, continuando con il training di stampo teatrale. In questo momento, mi concedo una sambuca prima […]

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Canzoni spagnole: 5 da ascoltare assolutamente

Ami la musica spagnola? Ti consigliamo 5 canzoni spagnole che devi assolutamente conoscere! La musica spagnola con i suoi ritmi allegri, frizzanti ed orecchiabili è fortemente apprezzata dal pubblico italiano ed è super ascoltata in radio o tramite YouTube. Qui riportiamo la nostra top 5! 5 canzoni spagnole da ascoltare assolutamente Si tú no vuelves di Miguel Bosé Nonostante siano trascorsi 20 anni dal debutto della canzone Si tú no vuelves, il famoso cantante Miguel Bosé l’ha riproposta in diverse occasioni e trasmissioni, perché risulta essere particolarmente gradita da un pubblico di tutte le età. Si può dire che sia il testo che la sonorità rappresentano un fenomeno mainstream che ha una rapida diffusione. Il testo è stato scritto nel 2006 da Miguel Bosé, in partnership con Lanfranco Ferrario e Massimo Grilli, ed è un brano contenuto nell’album Bajo el Signo de Caín del cantante. In Italia ebbe un grande successo, conquistando nel giro di poche settimane la seconda posizione in classifica. Nel 2007 viene eseguito un remake assieme alla cantante Shakira, riproposto nell’album Papito. Si tu no vuelves è una canzone dal ritmo lento e melodico, raggiunge un climax al centro ma, soprattutto, quando Shakira termina la canzone. Shakira non usa il suo tipico timbro di voce, ma uno più leggero, più sinuoso, quasi un sussurro. Un inno all’amore ed alla condivisione, insomma, come ben esprimono le parole del ritornello “Y cada noche vendrá una estrella / e ogni notte verrà una stella A hacerme compañía / a farmi compagnia Que te cuente como estoy / e ti racconterà come sto Y sepas lo que hay / affinché tu sappia ciò che accade“. Malo di Bebe Canzone tratta dall’album Pafuera telarañas, è quella vincente per la cantante Bebe e le conferisce una grande popolarità in Italia.  Nel 2005 Bebe ottiene 5 nomination ai Latin Grammy Awards vincendo un Grammy come miglior nuovo artista. Conquista cinque dischi di platino in Spagna, restando per oltre 100 settimane in cima alle classifiche spagnole. Con il successo di Pafuera telarañas, Bebe inizia un lungo tour in giro per il mondo. Nel 2006 il singolo Malo debutta anche in Italia e si rivela subito un grande successo. Gli italiani fin da subito la considerano un vero tormentone estivo; il brano, con il suo ritornello facilmente orecchiabile, in realtà ha un testo molto significativo e triste, che fa riflettere su un tema che esiste da oltre 30 anni ed è fortemente attuale: il tema della violenza domestica sulle donne. Il titolo, infatti, è la chiave per comprendere il significato del testo: Malo, in spagnolo, significa cattivo. La Libertad di Alvaro Soler “Recuerdo el momento /Ricordo il momento Nos fuimos a buscar / Siamo andati a cercare Un mundo más allá / Un mondo oltre La libertad (La libertad) / La libertà La libertà” Questa è la traduzione delle parole-chiave di una delle canzoni spagnole di Alvaro Soler più popolari nell’estate 2019 La Libertad. Un inno alla libertà, alle nuove scoperte ed all’entusiasmo, che può animare il […]

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Marco Sentieri: passione, gavetta e sacrifici | Intervista

Si è fatto conoscere al grande pubblico con Billy Blu, brano che gli ha permesso di partecipare alle fase finale della gara delle Nuove Proposte di Sanremo 2020, ma Marco Sentieri è lungi dall’essere un esordiente. Prima di interpretare la canzone scritta e composta da Giampiero Armenti (autore di grandi classici della canzone italiana come Perdere l’amore), il cantante originario di Casal di Principe (CE) si è esibito in lungo e in largo per lo stivale con la band Due Quarti, aprendo decine di concerti per artisti come Clementino, Rocco Hunt e i Neri per Caso. Anni di sudore e sacrifici ma soprattutto di passione, quella che ha spinto Marco a inseguire il suo sogno: la musica. Una carriera costruita attraverso la gavetta non solo in Italia ma anche in Romania dove Marco Sentieri ha vinto due festival internazionali nel 2016 George Grigoriu e Dan Spataru ed è arrivato tra i dieci finalisti dell’X-Factor Romania, dove spesso viene chiamato come ospite in diverse trasmissioni.  Oggi, Marco Sentieri si appresta ad iniziare un ciclo di incontri nelle scuole per la sensibilizzazione sul bullismo e sul cyberbullismo, dei quali tiene molto a parlare e che, come ci ha raccontato durante la nostra intervista, ha subito in prima persona. Intervista a Marco Sentieri  Ti sei fatto conoscere al grande pubblico con la tua partecipazione a Sanremo Giovani, non sei però un esordiente assoluto ed hai alle spalle una lunga carriera, vuoi parlamene? Ho iniziato da piccolissimo, amavo tantissimo cantare già a 5-6 anni. Ogni qualvolta avevo l’opportunità cantavo al karaoke, al piano bar, feste private… queste cose che succedono in famiglia ed io venendo dal sud si festeggia ad ogni cerimonia. Poi verso i 12 anni, ho iniziato a farlo più seriamente iniziando ad incidere dei brani grazie al sostegno della mia famiglia e verso i 16 ho iniziato con i primi live seri, le prime band. Sono andato avanti facendo tante esperienze, tanta gavetta, tante feste di piazza, pub… Nel 2016 ho partecipato ad X-Factor in Romania dove tra l’altro ho anche vinto due festival internazionali (George Grigoriu e Dan Spataru, nda). Come sei capitato in Romania? La mia etichetta discografica è rumena (Divas Music Production, nda) e mi trovavo lì per rappresentare l’Italia per dei festival internazionali e durante un day-off dove non avevamo nulla da fare e quindi andammo nell’albergo accanto al nostro dove stavano facendo le audizioni per X-Factor. Da lì mi richiamarono fino ad arrivare alle fasi finali, sono stato tra i dieci finalisti. È stata una cosa molto casuale ma è stata un’esperienza che ha contribuito tantissimo ad arricchire il mio bagaglio artistico. Hai inoltre aperto tantissimi concerti per artisti come Clementino, Rocco Hunt, i Neri per Caso… Sì nel mio lungo periodo di gavetta ho fatto spesso da apripista e anche queste cose qui mi hanno dato tanta tanta esperienza. Quando mi chiedevano a Sanremo “Marco come mai sei così sereno, così sicuro di te?” probabilmente ero così anche grazie ai tantissimi live fatti anche davanti anche […]

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Cantanti blues, i più famosi di sempre

Viaggio alla scoperta dei cantanti blues più famosi, attraverso un percorso tra i sottogeneri più importanti di questa musica. Nato attorno al XVIII secolo, il blues è un genere poetico-musicale che riuniva tutti quei canti intonati dagli schiavi afroamericani nei campi di lavoro del sud degli Stati Uniti. Il segno distintivo è l’atmosfera malinconica, tanto nella melodia quanto nei temi trattati nelle canzoni: delusioni d’amore, carcere, fame, sofferenza, lontananza dalle persone amate o dalla propria terra d’origine che è l’Africa. Non a caso il nome stesso del genere deriva dal modo di dire to have the blue devils, traducibile in “avere i diavoli blu” e corrispondente al nostro “essere tristi/infelici”. Col passare degli anni il blues ha cambiato più volte faccia, svestendosi delle umili origini con cui è nato per abbigliarsi con le luci sfarzose della fama lungo tutto il globo, conferendo scintilla vitale a gran parte della musica contemporanea. Il rock, il pop, il rap e tanti altri generi non esisterebbero, se non ci fosse stato il blues a fare loro da base. Chiuso questo piccolo cappello introduttivo, che non è da considerarsi esaustivo, imbarchiamoci su di un immaginario battello fluviale, proprio come quelli che attraversavano il Mississippi sulle cui coste nacque e si sviluppò questa musica, e scopriamo quali sono i cantanti blues (o per usare un termine del settore, bluesman) che hanno fatto la storia, attraverso una carrellata tra i sottogeneri più celebri. Cantanti blues. Skip James e il Delta Blues Il Delta, nato attorno agli anni ’20 e ’30 del ventesimo secolo, viene considerato il primo genere di blues vero e proprio, oltre a essere quello che lo ha prelevato dallo stato di canto popolare per iniziarlo alla commercialità musicale. Il nome deriva dalla zona in cui gran parte dei suoi cantanti erano nati: il Delta, situato lungo il fiume Mississippi a nord di Memphis e a sud di Yorktown. Tra gli interpreti maggiori va citato Skip James, chitarrista e pianista annoverato tra i maggiori cantanti blues. Dopo aver fatto i lavori più disparati, tra cui il contrabbando di alcolici, vinse un concorso indetto dalla Paramount Records che gli fece firmare un contratto. Durante una sessione in studio del 1931 registrò brani che poi sarebbero divenuti celebri tra cui Devil got my woman, dove si riconoscono i segni distintivi della sua musica: il tono cupo e rassegnato della melodia scandito dal pizzicare le dita sulle corde di chitarra, tecnica da lui stesso brevettata, i testi oscuri e morbosi, la voce tendente al falsetto e spettrale, quasi a voler enfatizzare il carattere misterioso di Skip James. Egli, in seguito alla grande depressione che colpi gli States negli anni ’20, si eclissò misteriosamente, senza lasciare tracce di sé fino agli anni ’60 dove, prima di morire per via di un cancro, si esibì in poche occasioni. Cantanti blues. Il Chicago Blues Come suggerisce il nome, il Chicago blues si formò principalmente a Chicago, dove gli afroamericani giunsero dagli stati del sud tra gli anni ’40 e ’50, per […]

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Afar Combo: con Majid continua il viaggio musicale partito dall’Africa

Gli Afar Combo riprendono il viaggio con il loro secondo album Majid per l’etichetta discografica Music Force e Toks records. Dopo il primo disco omonimo AFAR COMBO, il gruppo si conferma un quartetto che funziona: Mirko Cisilino alla tromba, Alan Malusà Magno alla chitarra elettrica, Roberto Amadeo al contrabbasso e Marco D’Orlando alla batteria. Un connubio di musicalità apolidi sognanti e concrete, violente e sentimentali allo stesso tempo, nomadi e sempre consapevoli di sé che creano visioni sonore inaspettate per un viaggio musicale che supera i confini di genere. Con Majid, gli Afar Combo hanno sviluppato un lavoro discografico dinamico dai cambi di stile repentini che rivelano un lavorio mentale recondito: basati su idee e prospettive diverse, i gusti e le ambizioni musicali dei quattro componenti si mescolano e convergono in un prodotto necessariamente originalissimo. Afar Combo, con Majid continua il viaggio musicale partito dall’Africa Partiti dall’Africa con il loro primo album chiamato non a caso Afar Combo (un nome che rimanda alle popolazioni nomadi africane), dopo aver fatto la prima fondamentale tappa del loro cammino musicale quale la tradizione jazzistica più classica e “convenzionale”, gli Afar Combo lasciano il punto di partenza per continuare un viaggio tra generi che si fa più urban e suggestivo. La maturità musicale del quartetto udinese è dimostrata nella ideazione e elaborazione più colta di questo secondo album caratterizzato dalla coesione interessante di strumenti diversi (chitarra elettrica e tromba, batteria e contrabbasso) e dalla coerenza concettuale che rimane intatta dall’inizio alla fine. La musica di Majid risale dai “bassifondi metropolitani” e si espande coinvolgendo regioni musicali lontane. Nove tracce, nove posti remoti fatti di sole note: Rokia, In fila, Paesaggio, Detto al mare, L’oracolo, Majid, Barca a vela, Ferrage, Bulga bulga. Una miscela di rock, blues, jazz, sound soft e ruvido, musica dalla potenzialità di colonna sonora (L’oracolo ne è un esempio lampante), ma anche di ispirazioni e contaminazioni più lontane. Majid è il nome di Majid Bekkas un musicista originario del Marocco a cui Mirko, Alan, Roberto e Marco hanno dedicato il titolo dell’album e di una track al suo interno. Rokia è invece dedicata a Rokia Traorè, un musicista del Mali. Una pietanza speziata che ha gli odori e i sapori di ogni dove: così potremmo definire Majid riprendendo le parole degli stessi Afar Combo. Ogni onnivoro musicale dovrebbe assaggiarla per soddisfare ogni senso, uditivo e non, e appagare l’immaginazione che corre lontano e si libera da forzature o schemi di ogni sorta. Come forse accade raramente, il lavoro degli Afar Combo è fresco e sincero, non dà conto al mercato. Majid è un prodotto di nicchia che mantiene perciò intatta la propria purezza, ma soprattutto da non sottovalutare. Fonte immagine di copertina: AfarCombo su Facebook.

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Eventi/Mostre/Convegni

Aladino Di Martino: un ricordo dal Conservatorio di Napoli

Signore dell’arte Artista della vita. Una manifestazione in ricordo di Aladino di Martino il 21 febbraio al Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli. «Trent’anni che non ci sei». Inizia così la sua narrazione Patrizia Di Martino, figlia del compositore molisano. Eppure, continua, questa assenza è solo della sua fisicità, perché «tu resti nel cuore di tutti». Aladino Di Martino è nelle parole di sua figlia, nello sguardo emozionato di sua moglie, nel ricordo dei tanti alunni dei conservatori di Foggia e di Napoli, di quelli che lo hanno ascoltato a lezione di composizione, e di coloro che, troppo giovani, lo hanno conosciuto attraverso la sua musica, innamorandosi dell’idea intramontabile di arte che tutti oggi associano al suo nome. Aladino Di Martino è stato Signore dell’arte, nobilitato dal suo esserle totalmente devoto, fino a padroneggiarla e a diventare, utilizzando le parole a lui dedicate da Domenico Sapio, «un maestro dalla serena grazia delle persone grandi». Il suo approcciare libero e semplice alla materia e alla didattica è il segno riconoscibile dell’umiltà di questo magnanimo, ricordato ieri, 21 febbraio, attraverso la sua musica. Aladino è poi Artista della vita. Patrizia Di Martino è stata voce narrante degli episodi del percorso del padre. La vita del compositore potrebbe essere scandita in due momenti: dalla Puglia, come direttore dell’“Umberto Giordano”, liceo musicale nel 1932 e poi, grazie a lui, Conservatorio, a Napoli, come maestro e successivamente direttore del Conservatorio “San Pietro a Majella”; dalla prima famiglia, stroncata dalla tragica scomparsa della moglie, alla seconda, da cui nascerà Patrizia Di Martino, cresciuta nella cura consapevole di quell’inestimabile eredità che è stata l’educazione paterna, docente dal 2009 proprio presso il Conservatorio “Umberto Giordano”, nonché attrice dal 1993 di teatro, cinema e fiction, attualmente impegnata ne L’amica geniale. Uno dei più prestigiosi allievi di Aladino Di Martino, Riccardo Muti, dice di lui: «un compositore eccellente, grande insegnante, un uomo di bontà infinita». Aladino Di Martino e la scuola meridionale Adesso il nome di Aladino Di Martino spicca sulla porta di una delle aule del Conservatorio di Napoli, insieme ai grandi della generazione napoletana che ha vivificato la musica in un tempo di pieno rinnovamento. Un periodo vivace nella cultura della città, afferma Paola De Simone, autrice del libro Il signore della musica. Vita ed arte del maestro Aladino Di Martino, un tesoro documentario dell’esperienza artistica del compositore. Ricordare oggi quel tempo senza percepirlo come remoto e distante è chiaro manifesto della consapevolezza di un segno lasciato dalle guide fondamentali, modelli di musica e vita, di cui si ha ancora bisogno per innovare. Aladino Di Martino era attento alle novità del suo tempo, in una spinta verso il modernismo, senza trascurare un lavoro di artigianato costante nei confronti delle opere della tradizione. La scuola di questi pionieri ha rappresentato un serbatoio di storia, che riconosce le sue origini ma vive la rivoluzione, ricercando un linguaggio compositivo nuovo. Nell’opera del nostro, questo si traduce in un suono delicato mai stucchevole, in una linea melodica piena ed elegante. Un […]

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I Joe D. Palma sono Ok, Tutto Ok | Intervista

Affermano di essere stati rapiti dal fascino delle donne di Gubbio, sirene di questa piccola città di mare in Umbria…No aspettate, c’è qualcosa che non va! Parliamo di Giorgio Cagnin (chitarra, voce), Matteo Stanco (chitarra, voce), Alvise Mutterle (basso), Giacomo Raffaelli (batteria), Andrea Gomiero (tastiere, voce) che insieme formano i Joe D. Palma. Tutto Ok è il loro nuovo lavoro discografico pubblicato lo scorso novembre per La Clinica Dischi. ‘Tutto ok’ come espressione di un mood, di un approccio alla vita della quale non si riesce bene ad afferrare il senso. È una condizione di disagio contrastata con ironia e un po’ di leggera disillusione. «Ma chi l’ha detto poi che è coscienza o moralità?». Il disco prende forma in nove tracce tra scene quotidiane, attese interminabili, aspettative disattese e citazioni del wrestling che puntellano il suo vestito sonoro dancefloor, dalla spiccata attitudine elettronica. Un sound convincente  che in questi anni è stato apprezzato anche su tanti palchi in giro per l’Italia dato che i Joe D. Palma hanno aperto molti concerti per i Pinguini Tattici Nucleari, Coma Cose, Frah Quintale e Giorgieness.  Di questo e di altro ancora abbiamo avuto occasione di parlare stesso con i Joe D. Palma, durante la nostra intervista. Intervista ai Joe D. Palma Come nasce il gruppo? Il gruppo nasce dall’idea di Giorgio e Matteo di fare un po’ quello che gli pareva, suonare quello che non avevano mai potuto scrivere con gli altri progetti che avevano. Prima che uscisse il primo EP siamo stati probabilmente il gruppo che ha cambiato più membri della storia, sarebbe interessante fare un concerto con tutti ragazzi che abbiamo conosciuto. Poi nel 2017 sono arrivati Raffa, Alvi e Gomez e sono effettivamente nati i Joe D. Palma. Com’è nato l’album? È nato a Padova principalmente a casa di Gomez, tra i tramezzini di mamma Stella e i tentativi di far parlare il suo cane Sciro, è stato un processo abbastanza lungo, ma alla fine aveva imparato a dire un sacco di cose. Poi da quando siamo entrati in studio dai ragazzi di La Clinica Dischi il tutto ha iniziato a prendere una dimensione più precisa, dalle pre-produzioni ai mix è stato un gran bel viaggio. Cosa avete voluto raccontare? Abbiamo voluto raccontare quei piccoli disagi quotidiani che stanno dietro le persone normali, in cui i ragazzi della nostra generazione possono trovare un po’ di familiarità, magari in quei richiami malinconici alla nostra infanzia e agli oggetti che l’hanno caratterizzata. Rimane comunque un racconto leggero, ci piace stare sereni, alla fine sta tutto nel titolo dell’album. Qual è stata la ricerca musicale? È stata la cosa più lunga ma anche quella più interessante. Trovare una dimensione che ci caratterizzasse comunque come una band a livello proprio di sound, che non è così semplice nel panorama musicale italiano, riuscire ad unirlo con lo stile che Giorgio ha nello scrivere, che tende al cantautorale. A noi piace l’idea di suonare come una band poco italiana, speriamo di riuscirci. Cosa potete dirmi […]

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Sanremo 2020: cosa resterà di questa musica

Riassumere 5 giornate di Festival di Sanremo in un unico articolo è un impegno arduo, oltre che un grande sforzo di memoria; proprio così, dato che questo 70esimo Festival di Sanremo è un’edizione senza tagli, che non bada allo scorrere dei minuti e cerca in ogni modo di trovare un compromesso tra show e kermesse canora. Si avvicendano sul palco ospiti su ospiti, Amadeus presenta con impegno, Fiorello si muove con disinvoltura tra una gag e l’altra, Tiziano Ferro canta ogni volta che può, sfilano 1

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