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Eroica Fenice

La Tag: musica contiene 182 articoli

Musica

Moltheni ritorna con il nuovo album Senza Eredità

Senza Eredità è l’ultimo album di Moltheni “Senza Eredità” è il nuovo album di Umberto Maria Giardini, in arte Moltheni, da poco disponibile su tutte le maggiori piattaforme di distribuzione. Un’uscita attesissima quella del cantautore marchigiano, a più di undici anni di distanza dal suo ultimo progetto, “Ingrediente Novus”. L’album è infatti una vera e propria chiusura di un cerchio, iniziato ormai anni addietro che porta con sé collaborazioni e progetti di una carriera, fino a questo momento, invidiabile. Moltheni è infatti considerato tra i padri fondatori della scena alternativa ed indipendente italiana, gettando le basi per il movimento indie rock, che poi ha riscosso tanto successo nel nostro paese. Tante sono infatti le collaborazioni di cui si è avvalso l’artista marchigiano, e che testimoniano una stima ed un apprezzamento trasversale da tutto il panorama musicale nostrano: tra i tanti, si annoverano infatti Afterhours, Verdena e Franco Battiato. Eroica Fenice ha avuto l’occasione di parlare con Moltheni, proprio in occasione dell’uscita di “Senza Eredità”. Umberto, da dove nasce il progetto Moltheni? Nasce a Milano nel 1996, ma si concretizza a Bologna nel 1998, grazie all’interessamento di Francesco Virlinzi e della sua etichetta Cycloper records di Catania. Successivamente nel 2005 nasce un idillio tra il progetto e la Tempesta dischi con la quale sono ancora legato. Senza Eredità è il tuo ultimo album, frutto di una lunga gestazione durata un anno e passa. Qual è stata la difficoltà maggiore che hai incontrato durante la lavorazione del disco? La difficoltà maggiore è stata quella di reperire tutto il materiale, che era andato praticamente perduto. Tuttavia Nica Lepira e Massimo Roccaforte mi hanno dato una grossa mano, poi la memoria e qualche demo ritrovato in cantina hanno chiuso il cerchio, dandomi un idea vaga di quello che poteva essere il lavoro definitivo. Successivamente a questa fase è subentrato il problema di completare quello che restava di aperto (alcuni testi, arrangiamenti di alcuni brani), ma nei mesi tutto è scivolato programmaticamente senza intoppi. Le difficoltà si sono equiparate al gusto di lavorare. In Senza Eredità parli di un mancato retaggio, una successione che doveva avvenire e invece non c’è stata. A cosa alludi nello specifico? Parlo di qualcosa che non c’è più e che non lascia nessuna eredità, null’altro. C’è davvero poco da intendere e con significati nascosti. L’eredità in qualsiasi sua forma è qualcosa che può esserci ma anche no. Nel mio caso non lascio nulla a nessuno, poiché non c’è nessuno che la riceverebbe. A che stato evolutivo è la scena alternativa e indipendente italiana, secondo te? Il panorama attuale è ben diverso da quello in cui hai mosso i primi passi, e sei un punto di riferimento per qualsiasi giovane voglia ripercorrere una carriera musicale di questo genere. Non lo so. C’è una canzone in “Senza Eredità” alla quale sei più legato delle altre? Mi affeziono poco ai miei brani, è un limite che ho sempre avuto, sono molto più attratto dalla musica altrui, specie quella passata. Nere geometrie paterne è […]

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Riproduzione musicale: dal carillon a Spotify | Parte 2

Nella puntata precedente siamo partiti dagli albori della riproduzione musicale per arrivare al secondo dopoguerra, corrispondente al momento della nascita della globalizzazione del mercato discografico. Sempre per ripercorrere quello detto in precedenza è giusto ricordare come tutti i sistemi di riproduzione analizzati si basassero su di uno schema che si è fedelmente ripetuto: la successione di incisione e riproduzione. Questo algoritmo resterà una costante anche per questa seconda puntata, seppur adattato a contesti tecnologicamente più avanzati. Quindi, ora che è stata recuperata la valigia contenente gli strumenti base per poter proseguire il percorso nella storia della riproduzione musicale, è giusto che si vada avanti. Ci eravamo lasciati con microfoni e nastri magnetici, e da lì ripartiremo. Anche perché, a dirla tutta, qualcos’altro da aggiungere c’è. Un esempio su tutti: nel 1963 la Philips rilascia sul mercato le prime musicassette. L’impatto che ebbero sul mercato all’inizio non fu travolgente, il vinile continuò per diversi anni ad essere il mezzo più adoperato. Nonostante ciò però la nascita della musicassetta segnò l’inizio di un altro cambiamento epocale. La musicassetta infatti trascinò con sé una serie di innovazioni che crearono uno tsunami tecnologico destinato a modificare profondamente i connotati della routine dell’epoca. Nel 1968 sempre la Philips infatti rilascia sul mercato le prime autoradio capaci di leggere le musicassette. Quest’ultime grazie alla loro maneggevolezza condussero per la prima volta alla possibilità di poter ascoltare comodamente la musica fuori casa. L’utilizzo su larga scala dell’elettricità e del magnetismo per la riproduzione permisero di superare l’ingombro di strumenti capaci di “leggere” un disco solo seguendo le traiettorie imposte da un’incisione fisica. Nel 1979 la Sony introdusse il primo walkman, il precursore dell’iPod. Questa successione di avvenimenti permetterà di comprendere come fosse possibile che la vendita di musicassette stentò i primi anni per poi acquisire un’impennata successivamente. Infatti non fu solo la semplicità di incisione ad influire, ma soprattutto la possibilità di poter ascoltare ovunque la musica senza le restrizioni imposte dagli strumenti di riproduzione. Le innovazioni di questi anni ovviamente sono enormi ed ebbero un impatto devastante sulla quotidianità, anche se in quello stesso anno, il 1979, ci fu un’altra scoperta destinata ad alterare profondamente il mercato discografico: il CD. La paternità del compact disc è divisa tra Philips e DuPont, il primo disco reso commerciabile in questo formato fu la “Sinfonia delle Alpi” di Strauss mentre il primo disco pop fu “The Visitors” degli ABBA. Come più volte accennato nella prima parte di questo percorso, i sistemi di riproduzione devono essere prima incisi e poi riprodotti. E’ questa la costante che ci stiamo trascinando a partire dalle incisioni dei blocchi di cera dell’800 fino ad arrivare ai CD degli anni ’80. Per capire come scalfire questo nuovo oggetto per prima cosa è necessario capire di cosa si sta parlando. Il compact disc non è altro che un pezzo di plastica policarbonata. Nel processo di creazione la plastica viene deformata generando dei piccolissimi buchi (detti bumps) che ne determineranno l’incisione. A questo punto si arriva al […]

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Pino Marino: facendo i conti con i nostri “Tilt”

Pino Marino: intervista al cantautore romano Nuovo disco per il cantautore romano Pino Marino, una delle penne a cui va un riconoscimento importante nella recente storia italiana della canzone d’autore. Ad artisti come lui anche il merito di rendere la musica fulcro principale di impegnative attività sociali e collettive. Ed oggi è tempo anche di un nuovo bellissimo disco dal titolo “Tilt”, anche disponibile in una bella release in vinile. Canzoni che denunciano e che scuotono con violenza (a tratti) le tante violazioni di morale e di umanità, di quotidiani tilt in cui stiamo cadendo e in cui trasportiamo di peso le nuove generazioni inermi a tanto decadentismo. Preziose anche le sue collaborazioni, da Ginevra di Marco a Tosca fino all’attore Vinicio Marchioni che a chiusa del disco recita i tanti tilt, le frasi cardine di tutte le canzoni del disco poggiate con grazia ed eleganza su una base circolare e sospesa disegnata per l’occasione anche da Fernando Pantini e Fabrizio Fratepietro. Sono 20 gli anni di grande carriera che si celebrano oggi con un lavoro che davvero ha il dovere di raggiungere ogni possibile via di incontro. Un disco importante, in cui la canzone e la sua parola tornano ad essere valori importanti. Nuovo disco, denuncia sociale che non passa per il sottile. Domanda difficile, forse, ma così mi viene: quanta poesia hai messo in gioco per non essere troppo severo ma senza smussare la punta delle frecce? La poesia (ammesso se ne abbia) si mette in gioco sempre tutta, perché non è possibile usarne un po’, esattamente come non è possibile dire: “ti amo un po’”. (Sorrido ma non mi vedete). E la poesia non è meno severa della prosa, tutt’altro, è solo più chirurgica e meno dispersiva, ammesso che nel mio caso possa essere scomodato questo termine. Diciamo che un linguaggio più carico di visioni, rispetto all’aridità di immaginario che siamo costretti a subire dal nostro circostante contemporaneo, è stato il modo per parlare della nostra condizione in maniera esplicita e in soli 34 minuti. Questa la durata di Tilt. Bellissima copertina. Bellissima foto. L’hai scelta dopo aver scritto il disco o in qualche modo ti ha ispirato parte della scrittura? Quello straordinario scatto di Emad Nassar, fatto a Gaza nel 2015, l’avevo visto nel 2016 quando gli venne attribuito un prestigioso premio fotografico. L’avevo messo in una cartella di immagini da rivedere nel tempo. Quando si è formato il concept che poi ho sintetizzato nel titolo, cercavo un’immagine che riuscisse a rappresentarlo e riaprendo quella cartella è stato evidente quale fosse. Sono stato poi molto felice che Emad, messo a conoscenza di questo progetto discografico, abbia voluto partecipare sostenendolo e concedendomi la possibilità di averla come copertina del mio e del nostro Tilt. Fuggire dalle cose inutili: questo è il significato primo che mi arriva da tutto. Pensi sia questa una soluzione? Scartare, senza fuga, le cose inutili o nocive. Comprenderle per capire cosa abbia generato i Tilt da cui dobbiamo spostarci rilanciando con altre possibilità, […]

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Pandora dei Tristema: intervista alla band simbolo del Cilento

I Tristema: una band cilentana che si  è distinta sempre di più nel corso degli anni Se dovessimo scegliere una band cilentana che si è distinta sempre di più nel corso degli anni sceglieremmo senza esitazioni proprio i Tristema. Parlare di loro in terza persona significherebbe non farvi conoscere pienamente il loro universo, accontentarsi di tinte sbiadite, non rendere loro giustizia: è molto più efficace dare direttamente ai Tristema la parola, cogliere tutta l’esperienza dalla loro viva voce. Il loro nuovo album, “Pandora” è appena uscito, e questa è l’intervista ai Tristema, simbolo del Cilento che produce musica di qualità, originale e innovativa: una bandiera dei talenti nostrani. Buongiorno, grazie per aver accettato di rilasciare questa intervista. Iniziamo con la domanda più semplice, o forse la più difficile. Chi sono i Tristema e come si presenterebbero a chi non li conosce? Ciao Monica, grazie a te per questo spazio. I Tristema sono quattro ragazzi provenienti da diversi paesi del Cilento, accumunati dalla sconfinata passione verso la musica, soprattutto per quella Rock. Abbiamo deciso di mettere su questo progetto intorno al 2005, e fin da subito ci siamo catapultati nella creazioni di brani inediti, arrivando ad oggi con il terzo album tra le mani. Perché avete scelto la figura mitologica come ispirazione per il concept del vostro nuovo album? Come potete declinarla al periodo storico che stiamo vivendo? Un disco, se ci pensi, è come un contenitore, una sorta di “vaso” che al suo interno contiene infinite sensazioni, emozioni, storie, mesi di lavoro e di sacrifici. In “Pandora” si affrontano diverse tematiche che abbiamo deciso di associare alla storia mitologica greca, ma soprattutto, è un richiamo costante a quello che stiamo vivendo anche in questo periodo storico. Sembra quasi che tutti i mali di questo vaso siano usciti allo sbaraglio e abbiano invaso la nostra terra; ma fortunatamente, all’interno di questo vaso, c’è anche la Speranza. Non a caso il nostro primo singolo è “Pillole di felicità”, un vero e proprio inno all’ottimismo. La copertina del vostro album è molto particolare: cosa simboleggia? Il nostro intero Artwork è stato realizzato dall’artista Elisa Anfuso. Ognuno di noi può immergersi in questa dimensione surreale, abbracciando le sensazioni che queste opere trasmettono; sicuramente ascoltando l’album e ammirando il lavoro di Elisa, si percepisce fin da subito che si tratta di un viaggio onirico. Cosa ne pensate della situazione musicale in Cilento e che consigli dareste a un giovane che vuole intraprendere questa strada? Il Cilento, così come gran parte del sud Italia, è stracolmo di persone piene di talento con una forte voglia di esprimersi e di confrontarsi. Dovremmo forse stare tutti un po’ più attenti nel ricercare e supportare queste realtà che purtroppo, a causa delle poche opportunità che il nostro territorio offre, sono destinate a scomparire. L’unico consiglio che ci sentiamo di dare, sarà forse un po’ scontato, ma quando si decide di intraprendere la via della musica, bisogna avere determinazione, con la consapevolezza che bisogna investire molto tempo, soldi e tanta […]

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Cristallo, l’intervista: synth al servizio del 2021

Dall’8 Dicembre 2020 è disponibile su tutte le piattaforme il nuovo EP della cantautrice Francesca Pizzo, in arte Cristallo. La sua ultima fatica è “Piano B” (Blackcandy Produzioni) e raffigura un’intima rappresentazione cantautorale che sviscera una serie di tematiche di potente impatto, soprattutto in un periodo di forti assenze come quello che siamo costretti a vivere oggi. L’artista per raccontare in modo estremamente efficace e moderno problematiche assai complesse si è servita di sonorità che vanno da un’impostazione cantautorale “classica” anni ’60, ad una elettronica molto anni ’80. Abbiamo avuto l’onore di incontrarla per poter riflettere insieme sul lavoro da poco pubblicato; di seguito la nostra intervista a Cristallo. L’intervista a Cristallo 1) Dai suoi testi emerge un’enorme voglia di rivalsa. Per questo motivo le chiedo: “Piano B” parla della Cristallo del 2020 o fa riferimento ad un vissuto adolescenziale che ne ha ispirato la scrittura? – Credo che questa versione di me stessa oggi risenta molto, nel bene e nel male, di tutte le esperienze del mio passato. Attraverso quanto vissuto anni addietro oggi mi trovo a scrivere questo tipo di testi. 2) In che modo descriverebbe l’analogia con la figura della falena che lei propone nel ritornello del brano omonimo? – La falena è un animale notturno attratto dalla fonte di luce. Quando ci si innamora si somiglia molto alla falena, che desidera solo uscire dalle tenebre per trovarsi in prossimità di quella luce. 3) In che modo crede (qualora lo credesse) che il periodo di pandemia possa aver alterato la sua sensibilità artistica? – L’impatto di questa situazione così complessa è stato importante per tutti. Credo che per molti artisti si sia verificato un vero e proprio blocco creativo. Io resisto scrivendo meno del solito e scegliendo di farlo solo nei momenti di grande necessità. Gli stimoli sono diminuiti sensibilmente e come tutti mi trovo a fare di necessità virtù. 4) Nel disco ho colto riferimenti internazionali alla darkwave anni ’80 e ai primi Depeche Mode. Si sente, artisticamente parlando, un po’ figlia degli anni ’80? – Mi sento in cammino. Piano B racchiude i primissimi brani che ho scritto appena iniziato il mio percorso solista. Le sfumature anni ‘80 fanno parte del mio trascorso con il duo Melampus, in cui ho suonato per anni. Le restanti sonorità sono l’inizio di un percorso nuovo, forse più consapevole. Fonte immagine: Facebook.

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Musica

La Belle Dame #2 : Valerio Bruner canta la donna

Recensione dell’album La Belle Dame #2 del musicista Valerio Bruner. «Realizzare questo album, insieme a cinque artiste della scena musicale indipendente napoletana, è stato il mio atto di resistenza e la mia dichiarazione d’intenti verso una causa, qual è appunto la violenza sulle donne, in cui tutti siamo chiamati a fare la nostra parte perché riguarda ognuno di noi. Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che la musica non è mai soltanto musica, ma è uno strumento che abbiamo a disposizione per provare, e perché no, riuscire a cambiare quelle cose che non vanno.»  Queste le parole con cui Valerio Bruner, eclettico cantautore napoletano, ha presentato il suo album La Belle Dame #2, uscito ufficialmente il 25 novembre 2020, data significativa, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, causa che da sempre Valerio sostiene con la sua musica, che di donne parla e che, in questa seconda versione dell’album, di donne è fatta. Creature sensibili, fragili, che si rialzano sempre nonostante le difficoltà, e per questo così maledettamente affascinanti.  Dopo l’EP Down the river (2017), registrato completamente in versione acustica, il 20 aprile è uscito La Belle Dame, che è poi approdato a una nuova versione, La Belle Dame #2, in cui Valerio affida a talentuose cantanti le sue parole. Parole che raccontano quella capacità tutta femminile di servirsi della forza che, per definizione, appartiene al nostro universo. E così, dopo il tentativo di camminare in scarpe di donne, ha deciso di rendere le donne le vere protagoniste del suo lavoro. Encomiabile la scelta di devolvere l’intero ricavato della vendita del disco in beneficenza, a supporto de Le Kassandre contro la violenza di genere, associazione attiva a Napoli, a dimostrare la potenza della musica, che, in buone mani, sa essere strumento sapiente. L’album è disponibile, in formato digitale, sulla piattaforma Bandcamp al seguente link: https://valeriobruner.bandcamp.com/album/2020. Come premio bonus e come ringraziamento, si riceveranno, una volta acquistata la copia, i video live delle sessioni di registrazione presso gli studi del Soundinside Basement Records di Napoli. Sveliamo qualche curiosità de La Belle Dame #2 chiacchierando con Valerio Bruner. Come e quando nasce l’idea di affidare le tue parole a voci femminili? È un’idea che mi intrigava artisticamente. Essendo loro, le donne, le protagoniste dei miei brani, ero curioso delle sfumature che avrebbero dato alle mie parole. È un’idea che mi interessava da un punto di vista sociale: dare voce e supportare il mondo femminile che, da sempre, è per me casa.  È stato difficile individuare le compagne di questo nuovo viaggio? Alcune le conoscevo già. Di Annalisa e Federica mi piacevano molto le vocalità. Di Alessandra mi colpì il modo in cui suonava. La collaborazione con Marilena è nata da un bel giro della vita. Caterina mi è stata presentata dall’etichetta. Abbiamo vissuto un bel viaggio, intenso fondere il percorso creativo di ognuno di noi. Ho trovato delle cantanti incredibili, ho trovato delle amiche. Chi è la donna che hai scelto per la copertina? Un’amica, una donna che […]

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Culturalmente

Musica e letteratura, spazio a Fabrizio De André

Fabrizio De André: il cantore-poeta Quello tra musica e letteratura è una fusione antica quanto il mondo. Se intendiamo come prima forma letteraria quella del canto che si accompagnava all’esecuzione musicale, ecco che per reperire le prime attestazioni di questo connubio dobbiamo risalire agli albori della storia umana. Già nella Genesi, infatti, (4, 21 – IV secolo a. C.) si fa riferimento a un discendente di Caino, Jubal, definito il “padre” di tutti coloro che suonavano la lira; e più tardi, nell’Esodo, (15, 1 – 21), Mosè e gli ebrei, in occasione della sconfitta del Faraone, cantano un inno al Signore, accompagnati dal tamburello suonato da Miriam assieme alle altre donne. E quando il popolo israelita andò in esilio a Babilonia, portò con sé una raccolta di 150 salmi, orazioni religiose attribuite a re David, da recitare con l’accompagnamento di strumenti a corda. Ma già al X sec. a. C. risaliva il celeberrimo “Cantico dei Cantici”, una schermaglia amorosa tra un uomo e una donna alla quale fu attribuito un significato allegorico, come un dialogo d’amore tra l’uomo e Dio. Analizzando il contesto sette-ottocentesco e gli sviluppi più rilevanti della fusione tra musica e poesia, Calvin Brown (capostipite della ricerca musico-letteraria) spiega in maniera chiara il suo punto di vista sul rapporto che regola le due arti. “Musica e letteratura (…) sono simili in quanto ambedue sono arti che giungono a noi attraverso l’udito, che si estendono nel tempo e che richiedono un’ottima memoria per la loro comprensione. (…) La musica è l’arte del suono in e per se stesso, del suono “in quanto” suono. Le note musicali hanno tra loro relazioni complesse, ma non hanno relazioni con niente che si trovi al di fuori della composizione musicale (…). La letteratura, d’altro canto, è un’arte che utilizza suoni ai quali sono stati arbitrariamente apposti significati estrinseci. (…) Il poeta, con strumenti della sua tecnica come il metro, la rima, l’assonanza e l’allitterazione, riesce nella pratica a creare un’intima analogia col lavoro del compositore: ma il fatto che i gruppi di suoni su cui egli opera non si limitino a creare solo semplici sensazioni uditive, ma possiedono ben precisi significati esterni, rende sotto molti aspetti i suoi problemi completamente differenti”. Fabrizio De André, la musica e l’impronta letteraria Nel panorama italiano, il cantautore che più di chiunque altro può essere avvicinato alla professione di poeta è Fabrizio De André. La capacità “pittorica” di rappresentare una scena, una situazione con poche parole estremamente precise fanno di De André un artista a tutto tondo. Sono tanti i testi della sua produzione che possono essere analizzati sia dal punto di vista musicale che da quello poetico. In molte occasioni lo chansonnier ligure si ispira alla letteratura: nel 1971 pubblica l’album Non al denaro non all’amore né al cielo, interamente ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Possiamo definire quest’album il “Dark Side” della canzone italiana: è il terzo concept di De André, imparentato con il nuovo rock italiano, e si tratta di […]

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Riproduzione musicale: dal carillon a Spotify | Parte 1

Dal carillon a Spotify: storia della riproduzione musicale. Era meglio quando si stava peggio? Proviamo a rispondere ad una delle più classiche domande esistenziali dell’uomo vedendola dal punto di vista del misterioso mondo della riproduzione musicale. Gli anni ’20 del 2000 sono un’epoca nella quale si ha a disposizione tutto. Non appena si ha l’intenzione di riprodurre un brano istantaneamente basta fare una ricerca Spotify, e quindi che si tratti dell’ultimo disco di Sfera Ebbasta o di una sonata di Bach, basta digitare il nome del brano richiesto sulla barra di ricerca, tasto play e il gioco è fatto. È stato in pratica realizzato il sogno di qualunque ragazzino degli anni ’90, quando nacque lo streaming e si cercava in tutti i modi di fregare il potere forte delle case discografiche trovando soluzioni alternative che non obbligassero all’acquisto del CD. Perfetto, tutto stupendo. Eppure qualche dubbio sul fatto che oggi si sia assolutamente liberi di potersi aprire a qualsiasi orizzonte musicale comunque rimane. Vediamo un attimo per quale motivo. Immaginiamo un cliente in una pizzeria. Cosa c’entra la pizzeria in tutto questo? Datemi un secondo. Si siede, arriva il cameriere col menù e lo poggia sulla tavola raffinatamente addobbata. È un manuale di 50 pagine che a confronto l’Ulisse di Joyce sembra una lista della spesa. A quel punto succede l’inevitabile:  sommerso da un’overdose di lieviti, ordina una margherita. «Quale delle nostre 37 margherite differenti?», potrebbe obiettare il malcapitato cameriere che le ha dovute imparare tutte a memoria. «Facciamo una cosa, scegli tu, mi fido di te.» Ed ecco scaricata la patata bollente della selezione dei 37 differenti tipi di pizza margherita. Tornando finalmente alla spinosa questione della riproduzione musicale: è veramente certo il fatto che avere a disposizione un’infinità di materiale multimediale aiuti effettivamente la variabilità nella selezione musicale? Non è che forse, come in pizzeria, appiattito dalla marea di materiale a disposizione, l’utente in realtà trovi conforto nel porto sicuro della top 100 Spotify? Un attimo, ovviamente la riflessione non ha come conclusione quella che si dovrebbe imporre un regresso tecnologico e riportare tutti gli ascoltatori all’ancestrale acquisto del materiale discografico. È che, come spesso accade nelle grandi svolte, ci sono dei pro e dei contro, e a volte questa distinzione non appare nitidamente ai nostri occhi. Per questo motivo la prima cosa da fare è cercare di capire prima cosa sia accaduto. Quindi a questo punto, dato che ci troviamo, prendiamola molto alla larga. Storia della riproduzione musicale in pillole La più antica forma di riproduzione musicale è senza alcun dubbio quella del pentagramma, la quale vede i suoi albori già in epoca medievale. Ovviamente mediante questa tecnica era possibile, seguendo la grammatica musicale, riprodurre un brano seguendo le indicazioni tramandate all’interno del pentagramma stesso. Siamo ancora molto lontani quindi dal concetto moderno di “riproduzione musicale”. Ci si inizia ad avvicinare nel ‘700, quando per la prima volta si svilupparono oggetti che automaticamente erano in grado di poter riprodurre un determinato brano, i carillon. Nel 2020 il carillon […]

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I migliori dischi del 2020 per Eroica Fenice

E’ stato l’anno che è stato. Proprio per questo però è giusto trovare conforto nelle poche piccole cose che possono ancora emozionarci. In un anno che ci ha obbligato ad allontanarci gli uni dagli altri, ad evitarci, in alcuni casi ad alienarci, trovare qualcosa che possa continuare a tenerci insieme risulta di importanza quasi vitale. In virtù di quanto detto la redazione di Eroica Fenice è felice di offrire quelli che, a giudizio degli articolisti coinvolti, sono i migliori dischi pubblicati in questo difficile anno, nella speranza che possano essere una solida base sulla quale poter costruire un 2021 differente. Di seguito si riportano  5 liste di 10 dischi selezionati da differenti membri della nostra redazione.   Adriano Tranchino Scritto Nelle Stelle – Ghemon 1920 – Achille Lauro Cip ! – Brunori Sas Cosa Faremo Da Grandi? – Lucio Corsi GarbAge – Nitro Heaven To A Tortured Mind – Yves Tumor The Slow Rush – Tame Impala Death Of An Optimist – Grandson Plastic Hearts – Miley Cyrus There Is No Year – Algiers     Maria Laura Amendola Rough And Rowdy Ways – Bob Dylan The New Abnormal – The Strokes Cip! – Brunori Sas Banzai (Lato blu) – Frah Quintale Future Nostalgia – Dua Lipa Scritto Nelle Stelle – Ghemon The Slow Rush – Tame Impala Gigaton – Pearl Jam 3.15.20 – Childish Gambino Mr. Fini – Gué Pequeno     Giuliana  Aversano  The Slow Rush – Tame Impala Thundercat- It Is What It Is Halsey-Manic Circles – Mac Miller Contatto – Negramaro Notes On A Conditional Form – The 1975 Take Time – Giveon 3.15.20 – Childish Gambino Gigaton – Pearl Jam Chromatica – Lady Gaga     Maria Grazia Costagliola In questa storia che è la mia vita – Claudio Baglioni This is Elodie – Elodie Rough And Rowdy Ways- Bob Dylan Day Father Of All Motherfuckers- Green Day Contatto – Negramaro Dna – Ghali Future Nostalgia – Dua Lipa Mr. Fini – Guè Pequeno Folklore- Taylor Swift Nuda – Annalisa     Matteo Pelliccia Merce Funebre – Tutti fenomeni Feltch The Bolt Cutters – Fiona Apple Songs And Instrumentals – Adrianne Lenker We Are Sent Here By History – Shabaka And The Ancestors The New Abnormal – The Strokes Cinema Samuele – Samuele Bersani L’Ultimo A Morire – Speranza Untitled – Sault Serpentine Prison – Matt Berninger Microphones In 2020 – The Microphones

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