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Eroica Fenice

La Tag: recensione libri contiene 103 articoli

Libri

La guerra di tutti, il ritorno di Raffaele Alberto Ventura

Dopo il successo riscontrato con Teoria della classe disagiata, Raffaele Alberto Ventura torna nelle librerie con La guerra di tutti, un’analisi del presente tra populismi, terrore e crisi della società liberale. Edito da Minimum Fax, il libro di Ventura si presta ad essere una lente per capire cosa ci sta accadendo ma anche un riassunto parziale del decennio che si sta per concludere. Il 10 gennaio 2019 Repubblica pubblica un articolo firmato da Alessandro Baricco in cui l’autore sostiene che il patto tra le élites e la gente è andato in pezzi perché nessuno è più disposto a concedere privilegi, potere e ricchezza ad una minoranza che non è riuscita a costruire un mondo migliore, come promesso, e che non si assume più la «responsabilità di costruire e garantire un ambiente comune in cui sia meglio per tutti vivere». Scrive Baricco: «Che piaccia o no, le democrazie occidentali hanno dato il meglio di sé quando erano comunità del genere: quando quel patto funzionava, era saldo, produceva risultati. Adesso la notizia che ci sta mettendo in difficoltà è: il patto non c’è più». Il venir meno di quel patto è un problema perché quel tacito accordo era il collante di un ordine ormai in disfacimento. Nei paragrafi successivi del suo articolo Baricco evidenzia delle cause. L’«idea di sviluppo e di progresso [delle élites] non riesce a generare giustizia sociale, distribuisce la ricchezza in un modo delirante», sostiene Baricco. Nel mentre, i nuovi device hanno dato a tutti la possibilità di informarsi, comunicare ed esprimere le proprie idee. Diritti che fino a pochi anni fa erano privilegi delle sole élites. Il ragionamento si conclude invitando le èlites a reagire allo sterile There Is No Alternative per tornare a pensare ad un nuovo mondo con determinazione, pazienza e coraggio. Le parole di Baricco hanno suscitato un certo interesse ed animato un bel dibattito forse grazie al tema principale di cui tutti da un po’ di tempo ormai vediamo l’ombra senza però avere il coraggio di accendere la luce. Descrivere il disfacimento dell’ordine costituito può essere doloroso ed impegnativo. Doloroso perché il collasso del nostro mondo non può che portare a situazioni già verificatesi in passato e che sono state risolte a caro prezzo. Impegnativo perché i sintomi di un fenomeno così complesso sono numerosi e da rintracciare nei vari livelli del sapere. È quello che ha provato a fare Raffaele Alberto Ventura ne La guerra di tutti, 308 pagine ricche di note a piè di pagine per la gioia di chi ne aveva sentito la mancanza nel precedente lavoro, e in cui si spazia da Rihanna al pensiero di Rousseau e Hobbes, senza tralasciare le avventure dei supereroi del Marvel Cinematic Universe. La guerra di tutti, una miriade di narrazioni non condivise Il problema dell’incapacità delle élites di offrire un mondo migliore è che nel lungo termine una gran parte della popolazione occidentale ha iniziato a rifiutare deliberatamente quel sapere perché appartenente ad una classe dominante e percepito come strumento di oppressione. Rifiutare […]

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Libri

Di che cosa parla veramente una canzone: la recensione

Se cercate su google “di che cosa parla veramente una canzone”, non troverete soltanto svariati consigli sulle interpretazioni dei testi dei brani più famosi; oppure diverbi su cosa sia migliore tra il cantare e basta, o il raccontare il pezzo prima di suonarlo; non vi comparirà solo l’omonima canzone dei Tre Allegri Ragazzi Morti, perché se scorrerete un po’ più in basso, avrete l’occasione di scoprire un piccolo libro (91 pagine) di Raffaele Calvanese, che ha proprio questo titolo qui: Di che cosa parla veramente una canzone edito da Scatole Parlanti. L’autore, nato a S.Maria Capua Vetere, classe 1981, è speaker radiofonico e giornalista musicale: se ne intende quindi di canzoni, di testi, di ascolti; infatti è proprio uno speaker radiofonico, il protagonista dei capitoli di apertura e chiusura del libro, un uomo che a bordo della sua macchina si riallaccia ai ricordi della vita e di come la radio gliel’abbia salvata, la vita. Negli altri capitoli, invece, viene posta al centro della scena una canzone ed attorno ad essa si crea una storia fittizia, data dal racconto delle persone ospiti del programma dello speaker. La struttura narrativa è organizzata mediante una cornice ed annessi racconti che si distanziano l’uno dall’altro, sia per protagonisti, che per localizzazione spazio temporale: in alcuni testi è presente un riferimento storico, in altri ci si basa principalmente sulle emozioni, ma in ogni caso il libro di Calvanese si contraddistingue per essere una vera e propria miniera d’oro di nuovi ascolti: da Vasco Brondi con Le ragazze stanno bene a Satelliti di Mao; da Silvestri con la sua famosissima Occhi da Orientale fino ad arrivare ai 24 Grana, legati maggiormente al libro (Francesco di Bella ha scritto la prefazione): un mix di generi, tutti canzoni rigorosamente made in Italy, tante storie scritte con una penna moderna, essenziale, semplice. “Di che cosa parla veramente una canzone”, considerazioni Leggere un libro di 91 pagine è sempre un’arma a doppio taglio: essendo molto breve, lo si divora in poche ore, ma delle volte, terminato in apnea l’atto di lettura, si rimane a bocca asciutta, con pochi riferimenti chiari. Per questo motivo, da onnivora di libri quale sono, ho preferito poi rileggere alcune delle storie presenti. In un primo momento, sembra disorientare il non avere un protagonista fisso, cambiare costantemente pronome tra una racconto e un altro, dover cercare tra le righe la carta di identità di ogni racconto, eppure, grazie alle parole cucite e alle storie costruite, quello che resta è proprio l’impalcatura di un brano, riferimenti, colori, emozioni, che fanno poi aprire velocemente Spotify e cliccare riproduci. Così, sembra quasi di trovarsi nella stessa casa di Chiara e Sara, nel capitolo due, mentre Le luci della centrale elettrica cantano «forse si trattava di affrontare quello che verrà, come una bellissima odissea di cui nessuno di ricorderà»; ci appare evidente la sensazione emotiva di amarsi senza intrappolarsi del terzo capitolo, dove Satelliti di Mao nel ritornello ricorda «vorrei averti qui con me, ma senza stringerti, vicini come due […]

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Cristina Henríquez, Anche noi l’America. Una storia di speranza e immigrazione

Una storia corale di immigrazione e speranza si intreccia al quotidiano della famiglia Rivera, giunti negli Stati Uniti dal Messico. In libreria la nuova edizione di Anche noi l’America, romanzo di Cristina Henríquez, pubblicato in Italia dalla NN editore e tradotto da Roberto Serrai. Human rights, freedom, justice, equality. Parole che risaltano sullo sfondo a stelle e strisce della copertina italiana di “The book of Unknown Americans”, un titolo che annullandosi raddoppia nella traduzione di Roberto Serrai, ispirato ad una potentissima poesia di Langston Hughes, come si legge nella nota del traduttore: «vedranno la mia bellezza e ne avranno vergogna: anch’io sono l’America». Io sono America, noi siamo America. Un tempo e ancora oggi, purtroppo, dove c’è chi deve ribadire la propria appartenenza e i propri diritti, contro muri immaginari e una politica che sembra andare a ritroso. Una realtà mondiale, come è corale questo romanzo. E quale storia potrebbe essere più attuale di Anche noi l’America? Ci sono Alma, Arturo e Maribel Rivera, una famiglia messicana che compie la traversata guardando indietro con occhi malinconici e in avanti colmi di speranza. La loro scelta però è atipica rispetto alla maggior parte dei latinoamericani che tentano di fare fortuna attraversando illegalmente e disperatamente il confine; infatti, i coniugi Rivera giungono nel Delaware per iscrivere la figlia Maribel ad una scuola adatta alla sua condizione di salute, dopo l’incidente che le ha causato una lesione cerebrale e un conseguente ritardo mentale. Qualsiasi possibile confronto temporale, come afferma il personaggio di Alma nel romanzo, si trova tra il “prima” e “dopo” l’incidente: la gioia della famiglia dipende da Maribel, e tutto vibra nella speranza di guarigione, nella speranza che la sua essenza possa essere restituita al presente. Così, la famiglia varca il confine, segue la legge, compila moduli, aspetta. Difficile non pensare al recente evento di cronaca, la foto che immortala padre e figlia morti nel Rio Grande mentre tentavano di abbandonare il Paese. L’ostacolo è dietro l’angolo, il sapore della sconfitta sembra essere più forte che mai. Gli anni di Anche noi l’America sono però un pochino precedenti agli attuali eventi; è il tempo in cui Obama veniva eletto Presidente, pronto ad inaugurare una nuova era per gli Stati Uniti e il mondo intero, al suono di human rights, freedom, justice, equality, per dare voce all’emarginato, e scrivere un nuovo capitolo della storia in cui al termine “immigrato” l’accezione cambia. A rifletterci, quanto può cambiare il corso del tempo in una manciata di anni? Se questo romanzo fosse stato scritto poco dopo? Cosa ne sarebbe stato della famiglia Rivera e degli altri componenti descritti da Cristina Henríquez? Forse non molto: l’adolescente Mayor Toro, figlio di Rafael e Celia giunti da Panama negli Stati Uniti quindici anni prima, si sarebbe comunque innamorato follemente di Maribel, sarebbe comunque riuscito a guardare nel profondo dei suoi occhi senza giudicarla, accompagnandola nei pensieri e aspettando il suo sorriso come unica ragione di vita. E ad interrompere l’idillio, ad infrangere il sogno americano, la storia d’amore […]

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L’anno nuovo, lo sconcertante romanzo di Juli Zeh

L’anno nuovo di Juli Zeh: leggi qui la nostra recensione! È in libreria da giugno “L’anno nuovo” di Juli Zeh, un nuovo romanzo edito Fazi Editore tradotto dal tedesco da Madeira Giacci. Già autrice di bestseller, la scrittrice tedesca riconferma il suo talento con un romanzo che è una “sorpresa” in tutti i sensi. Juli Zeh ci narra la storia di Henning, padre a tempo pieno di due bambini e marito di una donna molto dedita al lavoro, Theresa. Tutto sembra  “funzionare” nella sua monotona vita, ma Henning sente che qualcosa non va, un senso di pesantezza lo soffoca. “Per Henning la vita era diventata una sequenza di stati interiori, cattivi, pessimi, più o meno buoni. Bel tempo e successi lavorativi non lo rallegravano più. Restavano dietro le quinte. A volte guardava Theresa o i bambini, ma non provava nulla”. In più c’è la “COSA” che lo perseguita: ogni volta che lo assale è simile a un mal di stomaco, talvolta assume le sembianze di un attacco cardiaco. Ma non è nulla di tutto questo, gli attacchi di panico sono qualcosa che oltre a logorarlo dentro, gli stanno rovinando la vita. Una svolta, attende, però, Henning Femés: c’è qualcosa in questo villaggio di Lanzarote, dove la coppia ha deciso di trascorrere le Feste, che lo aspetta da sempre. A decidere di festeggiare il Natale e il Capodanno alle isole Canarie è stato lui stesso, un posto ideale per le sue escursioni in bici. Il ciclismo è per lui puro relax, in bici sembra riuscire a combattere, seppure per poco, la COSA. Il mattino del primo dell’anno è deciso a raggiungere il picco più alto dell’isola, ma l’impresa lo ha sfinito e in cerca di aiuto, si imbatte nella casa di Lisa. Una sensazione strana lo pervade tutto, conosce quella casa, ci è già stato e lentamente  inizia a ricordare come allucinato. La descrizione di un’esperienza da brividi prende il posto del racconto, è il tuffo in qualcosa di raggelante. La scena è quella di una casa vacanze ora diventata un tremendo inferno: due bambini abbandonati a se stessi, la fame, la sete, la paura infantile dei mostri della notte, la speranza spossante del ritorno di una salvezza. L’orrido e la violenza possono impossessarsi anche di due bambini che seguono l’istinto di sopravvivere, seppure piccoli, troppo piccoli. “Sono state più le volte che l’ha portata in braccio e trascinata di quelle che la sorella ha camminato da sola. L’ha sgridata e implorata, le ha promesso premi e l’ha minacciata, l’ha strattonata per le gambe e per le braccia, l’ha spinta e l’ha presa a calci …” L’anno nuovo,  forse il miglior romanzo di Juli Zeh Non ci vuole molto a riconoscere l’abilità di una scrittrice il cui romanzo thriller-psicologico, nei punti più letterariamente validi, attraverso immagini vivide e potentissime, ci riporta a quelle di Saramago nella sua Cecità. Forse un paragone azzardato, eppure spiega come quella allucinazione (non è la prima) offerta da uno dei momenti di panico che contrassegnano la […]

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Giuseppe Raudino in Stelle di un cielo diviso | Recensione

Stelle di un cielo diviso è il nuovo libro di Giuseppe Raudino per l’Alessandro Polidoro Editore. La collana dei piccoli gioielli Perkins è una finestra sul mondo: dalle grandi Londra e Parigi alla realtà circoscritta ma complessa di Cipro. Intreccio di Storia e intimità è Stelle di un cielo diviso di Giuseppe Raudino, docente di comunicazione, antropologia culturale e ricerca sociale dell’Università di Scienze Applicate di Groningen. Stelle di un cielo diviso di Giuseppe Raudino: cambiare per vivere Indossati i panni di un io donna, Cathy, letta nelle sue gambe irrobustite dal perpetuo moto, ma anche nella sua testa leggera, «una donna in viaggio da sola, una donna che è fragile per definizione», Giuseppe Raudino dà voce a chi fa la Storia. Tra «scarpe smaltate e bicchieri scintillanti», Cathy viene a conoscenza dell’evoluzione ideologica della sua terra natia, Cipro, parla con i politici in politichese, comprendendo, spesso amaramente, quanto la divisione culturale sia accettata perché deterministicamente immutabile. L’insistenza su sguardo e memoria è indizio del modo che la protagonista ha di muoversi nel mondo. «Io adesso vedo solo blu, un blu intenso e abbacinante che va dal turchese vicino la riva al lapislazzuli più lontano». Il potere evocativo del colore impresso sulla retina genera un immediato legame con il ricordo di un tempo, un passato di amore e di rinuncia. Quindi sguardo e memoria così come memoria di uno sguardo. «Capii anche che nel suo guardarmi come un oggetto c’era un senso di ammirazione estetica mista a stupore». Le figure sensuali del suo passato si aggirano nei luoghi ritrovati nel presente, e ogni luogo ha la sua anima. «Ho imparato che la vita, quaggiù, segue il ritmo delle passioni che attraversano il cuore della gente». Cipro pulsa, Londra corre. Nella ricerca costante dell’ardimento, Cathy evade dalla sua piccola realtà d’origine conoscendo il grande mondo. Con la sua voce Giuseppe Raudino analizza il bivio che costantemente si presenta in una vita in transito, tra Londra, Cipro, Parigi. Il presente e il passato. «In fondo allontanarsi mi era sembrata una scelta naturale, come se avesse dovuto accadere insieme a tutte le altre cose che costituiscono l’ordine dell’universo». La partenza comporta la rinuncia della propria terra e del primo travolgente amore per Yasim, inevitabilmente vivo nel ricordo, evocato da oggetti feticcio e da un tremore indelebile. Partire, separarsi. «A volte la vita te la puoi cambiare radicalmente anche in meno di dieci minuti, anche in un istante, addirittura, ma bisogna stare al gioco». Stelle di un cielo diviso di Giuseppe Raudino è un libro sul potere vivificante del cambiamento, sulla pagina calda della vita raccolta e su quella scottante della Storia, sul senso della ricerca di cos’altro possa esserci al di là di una frontiera, al di là di un’abitudine.

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La stagione della Strega di J. L. Herlihy, edizioni Centauria (Recensione)

Una storia di rivoluzione che, anche se anacronistica, permette di rivivere le fantasie e i desideri di una intera generazione. Attraverso gli occhi di una diciassettenne “figlia dei fiori”, James Leo Herlihy con La stagione della Strega racconta i tumultuosi anni a cavallo tra il Sessanta e il Settanta che cambiarono la storia in America: pubblicato in Italia da edizioni Centauria. New York, 1969. La ribelle diciassettenne Gloria Random fugge dalla tranquilla cittadina di Belle Woods, Michigan, lontano dalle grinfie religiose e borghesi della mamma, presa più a preoccuparsi di ciò che pensa la gente della sua vita piuttosto che occuparsi di essa. Insieme al suo inseparabile miglior amico John raggiungerà la Grande Mela, in cerca di un cambiamento che la aiuti ad affrontare quello verso l’età adulta, in una città che possa davvero essere la più grande testimonianza di una rivoluzione in atto, quella hippie, contro la politica di Nixon e l’ingiustificata guerra in Vietnam. La stagione della Strega è, sin dalle prime pagine, un romanzo che gioca su una lotta rivoluzionaria per niente lontana dall’autore. Un viaggio trascendentale che, seppur sviluppato in pochi mesi in forma di diario della giovane protagonista, arricchisce per la sua narrazione esaltante, contraddittoria, piena di desideri e amore, sotto il motto molto più che sintetizzante “peace and love”; proprio come i pensieri di Gloria, anzi Strega, e quella che fu la sua generazione in America negli anni Settanta. Come ci dice anche nella postfazione il traduttore Massimo Gardella, da buon drammaturgo e personalità controcorrente qual’era Herlihy, scrittore e attore sia per il teatro che al cinema, tutta la storia e i vari personaggi che Strega incontrerà durante questa esperienza sono avvolti in una drammatica quanto esagerata realtà, fatta di filosofiche osservazioni, necessarie dissertazioni sul mondo che sta cambiando, sulla crudeltà latente e sulla possibilità di creare un futuro pieno di pace, partendo da una reclusa comunità come era allora quella hippie. E se oggi chi non ha vissuto quel momento storico la ricorda solo come “droga, sesso e rock ‘n’ roll”, l’autore ci mostra invece la lotta di un’intera generazione speranzosa e bisognosa di migliorare il futuro per sé e per le generazioni a venire: una lotta che probabilmente fu incomparabile e davvero rivoluzionaria. Fulcro e voce di questa comunità è dunque Gloria e il suo amico omosessuale Roy, aka John, che sentendosi inadatti ai tempi così fuori controllo come quelli che viveva la società americana, scelgono (ma in realtà sapevano da sempre di appartenere) la minoranza, alla ricerca l’una del padre mai conosciuto, l’altro per disertare l’esercito e la guerra in Vietnam. Con loro pochi dollari, sufficienti dopo una serie di allucinanti e psichedeliche peripezie per farli accogliere in una casa comune a New York, in Canal Street, dove la cultura hippie predomina, governata da una Madre e un Padre, Doris e l’ex psichiatra Peter, di una piccola famiglia di fratelli e sorelle. “La cultura hippie” nell’ultimo libro di James Leo Herlihy, edito da Centauria Insieme a loro Jeanette, Archie, Sally Sunflower, […]

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Canzoniere dell’assenza di Antonio Spagnuolo (Recensione)

Il Canzoniere dell’assenza (Kairós Edizioni) di Antonio Spagnuolo è una raccolta di circa settanta componimenti dedicati alla memoria della donna amata, Elena. La stessa che, nella prefazione, Silvio Perrella definisce “la Beatrice in carne ed ossa” del poeta. “L’incontro con Elena è stato baciato dalla grazia e adesso quella grazia è interdetta”: Elena è andata via troppo presto per un problema di cuore. Il Canzoniere dell’assenza ha modo di esistere solo dopo che Antonio Spagnuolo ha già assolto al “compito di  dire l’assenza”. I componimenti della raccolta prendono forma in momenti diversi, nascono sparsi, separati. È solo successiva l’idea di farne un libro. Tuttavia le premesse (ir)razionali alla genesi di queste poesie sono univoche e soprattutto chiare fin dall’incipit: nel Canzoniere dell’assenza la creazione poetica cerca di dare forma all’informe, mettere ordine al caos portando alla luce il passato fino a ricostruire anche in falso le visioni del ricordo. Allora il reale e l’onirico si alternano e si inseguono svelando una nuova energia della mente che non è che il desiderio di un corpo che non è più tangibile carne. Le forme dell’assenza: Canzoniere dell’assenza di Antonio Spagnuolo “L’assenza della persona amata è il baratro incolmabile che si apre ogni sera, quando fra le coltri la mano inutilmente cerca quella carne che per decenni ha concesso il profumo della sublimazione…” Ora che Elena non c’è più, la sua assenza prende il suo posto ed occupa ogni spazio, assume tutte le forme possibili: il sogno, il disincanto, l’illusione, l’allucinazione. Nella solitudine agghiacciante di una vita spezzata, visioni: “Ti rivedo nuda nell’azzurro del cielo”. Il silenzio diventa caleidoscopio di ricordi e si ridesta color di limone l’illusione che la poesia possa vincere il tempo in eternità . Nell’antico terrore di vivere senza memorie,  non c’è spazio neppure per il pianto ora che la mente è intenta a ripercorrere il passato, in cerca di mani e carezze, palpiti, affanni – “ Chiudo gli occhi per sognare il tuo labbro”- i versi sono un bluff crudele, l’unica via per “non cadere invano tra gli artigli del dubbio dell’eterno”. Incastri di incisive e subordinate delineano sensazioni: “ La carezza del tempo ha il rintocco / di una musica lieve, modulata”,  “Eri la variopinta farfalla che ritorna […] nell’odore del balsamo / dei tuoi capelli intrecciati dal dubbio”; “ Ripete l’erotismo del piede richiami violenti, / per riprendere il tocco della pelle / che avvolge vertigini di schegge”. È l’incanto di memorie che ti appaga. Ma sillabare la morte è incontrare il mistero della dissoluzione di un corpo. Nel Canzoniere dell’assenza i motivi ricorrenti come il sogno, la solitudine, il dubbio, il ricordo, le ombre vengono esasperati in un vortice di pensieri assillanti, in bilico sulle ossa vissute e ormai stanche di Antonio Spagnuolo che con i suoi versi –  fitti di enjambement, metafore e analogie – cerca, nell’esercizio d’andare a capo, di ricucire le ore che hanno ferito il corpo e distolto ogni leggerezza. I drammi del canzoniere, oltre a quello irrimediabile della perdita definitiva […]

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Il libro di Talbott di Chuck Palahniuk | Recensione

Il talento artistico di Chuck Palahniuk colpisce ancora, questa volta con un romanzo dai forti connotati postmodernisti, Il libro di Talbott, edito lo scorso gennaio dalla Mondadori (Traduzione di Gianni Pannofino). Una perla che cattura e tiene incollati alle pagine per alcuni giorni, regalando atmosfere suggestive, situazioni intriganti e personaggi unici. Dalla volontà di distruggere la società capitalista, alla condanna del mondo della moda, alla stregoneria, all’accusa dell’edificazione urbana incontrollata, alla denuncia dei reality, Chuck Palahniuk approda ancora una volta a quella che sembra essere la sua urgenza: denunciare. Questa volta, Palahniuk mira a smascherare le teorie complottiste di cui sono intrise le menti degli americani e le contraddizioni della società odierna. Una società che sembra entrare negli ultimi spasimi di un’umanità, che non riesce più ad occuparsi adeguatamente della sua terra, che è ormai incapace di governare se stessa. Il libro di Talbott è una nuova realtà dai risvolti inquietanti, narrata mirabilmente con il classico stile asciutto e deciso di Palahniuk. Non mancano pennellate sarcastiche e dialoghi sorprendenti in una trama quasi impossibile da riassumere, che intreccia molte, molte sorprese. È certo che Palahniuk, con quest’opera, si riconferma un autore magnetico e dal grande talento. Quella del nuovo romanzo di Palahnuk è, infatti, una storia ben congegnata e ben scritta, pregna di personalità differenti e di meravigliose chicche. L’atmosfera di suspense creata dall’autore riesce ad assorbire completamente il lettore dal principio alla fine, che si ritrova a leggere tutto d’un fiato, nonostante le quattrocento pagine circa. Il libro di Talbott: il Giorno dell’Aggiustamento Molti immaginano che ci sarà un Giorno del Giudizio a ristabilire la giustizia. Ci ritroveremo davanti al trono di Dio e saremo giudicati in base alla nostra condotta. In compenso godremo della serenità in Paradiso o saremo tormentati all’Inferno. Palahniuk immagina, invece, il “Giorno dell’Aggiustamento”, che rimedierà tutte le storture della società. Si tratta di una grande congiura contro l’élite intellettuale. Ci troviamo negli Stati Uniti e la nazione si sta preparando alla rivoluzione. Abbiamo a che fare con una sorta di aspirante dittatore/guru new-age, le cui massime vengono amplificate dai media. «Immagina che Dio non esista, che non ci sia né paradiso, né inferno. Ci sono soltanto tuo figlio e suo figlio e il figlio di suo figlio e il mondo che tu lascerai loro (…)» Abbiamo anche un libro nero-blu, una sorta di pamphlet profetico che racconta di questo “Giorno dell’Aggiustamento”, in cui a pagare saranno i pezzi grossi. Anzi, le loro orecchie. E poi abbiamo una lista su Internet, i “Meno Amati d’America”, contenente i nomi dei giornalisti, dei politici e dei professori universitari, che devono ricevere tremila voti per rimanere in classifica. Dovrà nascere una nuova civiltà. Gli Stati Uniti verranno divisi. Cosa ne uscirà? Caucasia. Dei bianchi. Blacktopia. Dei neri. Gaysia. Degli omosessuali. Un’immagine forte, di quelle che s’imprimeranno per sempre nella memoria del lettore la si troverà alla fine del libro, dove una donna nutre un uomo affamato con un salsicciotto fatto della sua stessa carne. Un messaggio d’amore e […]

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Attacco dalla Cina, il nuovo thriller di Michael Dobbs (Recensione)

Attacco dalla Cina, il nuovo libro di Michael Dobbs pubblicato dalla Fazi Editore, è il secondo capitolo de La serie di Harry Jones. Dopo Il giorno dei Lord, in questo nuovo thriller politico l’autore attinge elementi reali dalla storia recente e li rielabora per raccontare scenari di guerre cibernetiche e conflitti internazionali. Michael Dobbs è l’autore di House of Cards, trilogia su cui sono basate due famose serie televisive. Tanto House of Cards, miniserie televisiva britannica del 1990 trasmessa dalla BBC in quattro puntate, quanto House of Cards – Gli intrighi del potere, serie di cinque stagioni prodotta dal 2013 al 2018 da Netflix, sono infatti ispirate dall’omonima trilogia. Nato nel 1948, Michael Dobbs è stato il capo dello staff del Partito Conservatore durante l’ultimo governo Tatcher e dal 2010 è membro della Camera dei Lord. Riguardo il contenuto delle sue opere, Dobbs afferma: «Nei miei romanzi racconto la sola cosa che conosco bene, la politica per com’è e per come deve essere: spietata e crudele. Lì sta la sua grandezza». L’ultimo romanzo di Michael Dobbs Una serie di attacchi informatici provenienti dalla Cina rischiano di mandare nel caos il mondo occidentale. Gli attacchi  non lasciano tracce e  potrebbero mandare il mondo in “cortocircuito” perché non rendono evidente la presenza di un problema ma si limitano a produrre informazioni, valori e comportamenti errati. Se inizialmente i leader delle principali potenze occidentali possono pensare a dei banali malfunzionamenti, sul lungo termine appare evidente la presenza di una regia nemica. Per far fronte a quella che potrebbe essere una terza guerra mondiale combattuta con input informatici, i principali leader occidentali si riuniscono in gran segreto per prendere delle decisioni. Convocati con urgenza dal Primo Ministro britannico, la Presidente degli Stati Uniti d’America e il Presidente russo, accompagnati rispettivamente da un consigliere e dal genero, si riuniscono in un castello in Scozia completamente isolato dal resto del mondo dove saranno accolti ed accuditi da un’anziana signora e dal nipote. Il Premier britannico decide di farsi accompagnare da Harry Jones, integerrimo ed insolente ex militare pluridecorato già presente nel precedente romanzo, Il giorno dei lord. Mentre in Scozia i leader del mondo occidentale provano a trovare un accordo, in Cina gli informatori vengono torturati e gli ambasciatori sequestrati nell’attesa di sferrare un attacco cibernetico in grado di distruggere linee energetiche, centrali nucleari, mercati finanziari e sistemi informatici sanitari. Data la biografia di Michael Dobbs e i suoi importanti incarichi politici, è impossibile non rinvenire nelle pagine di Attacco dalla Cina tanti elementi reali del presente e del passato prossimo che rendono la lettura un gioco per capire il confine tra realtà e finzione. Certo, Dobbs ci fa conoscere personaggi frutto della fantasia, ma è comunque divertente pensare che in quella finzione ci sia qualcosa di veritiero. Il thriller di Dobbs dimostra che nell’attuale immaginario collettivo il grande nemico è la Cina e non più la Russia. Una Cina che vuole dare un colpo di spugna ad un passato di guerre, soprusi e violenze nel momento in […]

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Jacaranda di Nini Sanna, un’avventura oceanica (Recensione)

Paolo Ferrante è un abile uomo di mare, e come tale ha un forte spirito libertino e non conforme a quella stabilità che può offrire la terraferma. Per questo, sempre in viaggio, diventa se stesso solo quando è il richiamo della navigazione a coordinare la sua traiettoria di vita. Un giorno accetta l’incarico come primo ufficiale a bordo dello Jacaranda, desideroso di riprendere la via in mare e di lasciare Singapore. Su questo scapestrato mezzo di trasporto, però, ben presto capirà di essere incappato in un intrigo, che metterà a dura prova la sua moralità e il suo senso del dovere. Jacaranda è il nuovo romanzo di Nini Sanna, un giallo interessante e marinaresco, pubblicato da Il Frangente edizioni. Siamo negli anni Sessanta, quando la guerra in Vietnam è sulla bocca di tutti. D’altronde, un evento storico che viene ricordato da lontano, poiché è il mare a dominare sulla narrazione, fulcro principale delle pubblicazioni di questa casa editrice. Lo è anche per l’autore Nini Sanna, nome d’arte di Salvatore Sanna Cherchi, marinaio e scrittore. Marinaresca, poi, è anche la terminologia usata durante tutto il corso del romanzo e della navigazione, che rende molto più reali i personaggi e sorprendenti i fatti avvenuti. La storia prosegue quando Paolo, preso l’incarico sul cargo Jacaranda, impara a conoscere i colleghi a bordo: l’attraente Veronica Cowen, che scoprirà essere la figlia dell’armatore che ha ordinato la missione per il trasporto di alcune casse dal contenuto sospetto; un incompetente comandante, che sembra essere lì solo per un caso fortuito, o magari spinto da qualche aspirazione nascosta; il surveyor, un supervisore che da subito Paolo ritiene non necessario e che, proprio per questa presenza ingiustificata, sarà il primo elemento che lo inizia ad insospettire; e infine Manuel, suo compagno di bevute che determinerà lo svolgersi degli eventi successivi, e il personaggio che rispecchia più di tutti lo spirito più libertino di quel lavoro. Jacaranda di Nini Sanna, un giallo a bordo di una nave Accanto agli intrighi che alcuni componenti a bordo sembrano orchestrare, Nini Sanna ingaggia una narrazione degna di un avventuroso viaggio in mare: quando la nave salpa, tutto è nelle mani di questo elemento, e l’uomo non può nulla, soprattutto se tenta di dominarlo e di vincerlo. Dopo avere scoperto che il comandante, in accordo con altri membri dell’equipaggio, governa il buonumore dei marinai attraverso un mercato illecito di oppio, Paolo si troverà a dover prendere la situazione in mano quando la nave si ritroverà sulla traiettoria di un ciclone. La natura, forte, possente, che tutto può decidere, sarà una congiura tanto grande quanto quella che si sta consumando a bordo. Cosa succederà allo Jacaranda? All’autore Nini Sanna non sfugge qui la necessità di un deus ex machina, che sta proprio nell’esperienza del primo ufficiale, ben presto in combutta con se stesso, alle prese con la sua coscienza e a mettere sul tavolo da gioco tutte le immagini e i ricordi della sua vita oltre alle decisioni prese. Parallelamente al ricordo di una […]

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