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Eroica Fenice

La Tag: recensione libri contiene 84 articoli

Libri

Pierfranco Bruni e La leggenda nera | Recensione

Nato in Calabria, archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, Pierfranco Bruni ricopre numerosi incarichi istituzionali riguardanti la cultura e la letteratura anche all’estero. Dopo la pubblicazione di saggi, racconti, raccolte di poesie e romanzi, occupandosi soprattutto di letteratura italiana ed europea del Novecento, è oggi in libreria con La leggenda nera. L’Inquisizione tra storia e cinema, pubblicato dalla Ferrari editore. Cos’è la leggenda nera? Il saggio breve di Pierfranco Bruni Un saggio breve ma pieno di parentesi e considerazioni storico-filosofiche quello del Professore Pierfranco Bruni, che si dipana attraverso i secoli alla ricerca dei momenti topici della “leggenda nera” dell’Inquisizione. Prima però di addentrarci nelle attente valutazioni di Pierfranco Bruni sull’Inquisizione tra storia e cinema, è utile ricordare cos’è la “leggenda nera” e cosa è stato detto a riguardo. Siamo nel Cinquecento quando contendendosi l’Atlantico, l’Inghilterra inizia una dura lotta propagandistica contro la nemica Spagna, allora centro nevralgico di grande potenza; al fine di limitarne sia la grandezza politica che la nomea di terra di conquistatori, secondo una recente teoria revisionista, la verità sull’Inquisizione – che secondo la documentazione storica funzionava come un qualsiasi tribunale – sarebbe stata distorta per infamare l’Impero spagnolo, che ben presto assunse le caratteristiche di una realtà terrificante e crudele. Al termine Inquisizione quindi venne ben presto affiancato quello di “leggenda nera”, a causa delle sue procedure di giudizio, dell’utilizzo indiscriminato della violenza e delle torture inferte agli imputati, privi di qualsivoglia possibilità di difesa. Una visione alla quale ha partecipato anche la Chiesa ufficiale, per stabilire l’ordine tra il giusto e lo sbagliato. Infatti, tuttora nei libri di storia ci viene insegnato che l’Inquisizione fu davvero così atroce e va considerata come un’eccezione. Passeggiando attraverso un percorso che va dai fatti storici, tra l’Inquisizione spagnola e poi cattolica, Pierfranco Bruni compie, senza dimenticare il rigore logico e accademico, un confronto con quella parte della cinematografia che si è occupata della “leggenda nera”; dando ovviamente risalto alle eclatanti condanne tra le più celebri come quella inferta a Giordano Bruno e Galileo Galilei, l’autore vi inserisce nell’excursus anche la caccia alle streghe, legata alla violenza e alla persecuzione proprie dell’Inquisizione. «C’è uno stretto legame tra Inquisizione e immaginario. […] È doveroso affidarsi ai fatti, alle storie, alle cronache, ma il più delle volte diventa necessario percepire, intuire e lasciarsi catturare dalle emozioni di una storia, di un vissuto, di un destino. Inquisire è accusare, ma non significa avere ragione». Piacere, innocenza e fuoco. Sono questi tre concetti che Pierfranco Bruni dice di ritrovare nella cinematografia dedicata alla “leggenda nera”; ciò sottintende come, alla luce di tutto il saggio, l’arte può imbellettare il tragico e rappresentarlo come il bello: ed è alla fine proprio ciò che fa un film o un libro, con l’immaginazione, la fantasia, la “spettacolarizzazione”. Come utile confronto tra Inquisizione e cinema, con lo zampino sempre presente della letteratura, nel saggio è citato Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud, il celebre film tratto – si deve assolutamente sottolineare  che fu liberamente tratto – […]

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Padre Enzo Fortunato: Francesco il ribelle | Intervista

Padre Enzo Fortunato, frate minore conventuale, giornalista e autore della biografia Francesco il ribelle, ci ha concesso un’intervista. Leggi qui cosa ci ha detto! Edito da Mondadori, Francesco il ribelle (pagg. 121, € 16,50) è una biografia sulla figura di San Francesco d’Assisi di Padre Enzo Fortunato, frate minore conventuale, giornalista per diverse testate giornalistiche – fra cui Avvenire e Huffington Post – nonché direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi. Con quest’opera, come scrive nell’Introduzione l’illustre Segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin, «Padre Enzo ha voluto mostrarci tutta l’attualità del pensiero e dell’azione di Francesco». Attraverso le ricche testimonianze letterarie e pittoriche – in sovraccoperta, per esempio, troviamo La rinuncia agli averi di Giotto – viene tratteggiata la figura del «ribelle obbediente». Dinanzi agli occhi del lettore, prendono forma i luoghi che ha visitato, gli incontri che ha fatto, i gesti e le parole semplici con cui ha annunciato il suo messaggio di pace. In seguito alla presentazione del libro, che si è tenuta a Sessa Aurunca durante la prima edizione de I Dialoghi del Pronao, noi di Eroica Fenice lo abbiamo intervistato. L’intervista a Padre Enzo Fortunato Nel sottotitolo del suo libro, scrive che Francesco «ha segnato il corso della storia». Deriva da ciò la volontà di scrivere una nuova biografia sulla figura del santo? Il libro nasce dalla spinta di un frate anziano che mi chiedeva come mai, fra le tante cose da me scritte, non vi fosse una biografia su san Francesco. Perciò, è innanzitutto un debito verso l’intera comunità francescana del Sacro Convento di Assisi. Ma c’è anche un altro aspetto, il rapporto con la storia. Sono partito da alcune domande: perché san Francesco risulta, dopo ottocento anni, ancora così attuale? Perché è ancora tanto amato? A questi interrogativi ho tentato di rispondere attraverso una sfaccettatura inesplorata, quella della ribellione, che per molto tempo è stata taciuta anche in ambito ecclesiale. Perché Francesco fu un ribelle? Francesco è stato un ribelle perché ha compreso, già ai tempi, che pur nascendo originali si rischia di morire come fotocopie. Ha voluto conservare tutta la sua originalità, sia all’interno della chiesa, sia nella società. La vera ribellione di Francesco parte dal cuore familiare, dal rifiuto di vivere la prima realtà-fotocopia col padre. Nella società contemporanea è possibile essere ribelli? Certo. La più grande forma di ribellione, in una epoca che pare compromessa, la si può trovare vivendo con rettitudine. Lo stesso Francesco, oggi, non si sarebbe stancato di dire che l’altro è un fratello, che l’altro ci appartiene e che siamo responsabili tanto del nostro destino quanto di quello del nostro vicino. Come si lega la figura di Papa Francesco con quella del santo di Assisi? Credo che papa Francesco stia attingendo a piene mani dal serbatoio francescano. Basti pensare all’elevata caratura degli ultimi viaggi che ha compiuto, fra Marocco, Egitto ed Emirati Arabi, o alla sottoscrizione con i musulmani di una idealità francescana, la fraternità universale. E, ancora, all’idea di una chiesa povera per i poveri, sobria ed essenziale. […]

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Daniel Albizzati e il suo esordio: Le avventure di Mercuzio

Le avventure di Mercuzio è il libro d’esordio di Daniel Albizzati per la Fazi Editore Mercuzio, giovane di ventitré anni, è il protagonista di una vicenda ambientata a Roma, la città eterna e, come appare in maniera evidente lungo tutto il romanzo, degli eterni contrasti. Quale scenario migliore, dunque, per muovere le fila di quello che sin da subito ci appare un personaggio volutamente anacronistico e antisociale, che vive in una stanza-cella dalle pareti singolari, composte da libri che si arrampicano fino al soffitto, e che addirittura impediscono la deambulazione all’interno della stanza, talmente è fitta la loro presenza. Il protagonista ne è circondato esternamente, ma al contempo sembra essere stato risucchiato dalle pagine che divora avidamente ogni giorno, e che sembrano essere la sua unica occupazione. In ogni parola che pronuncia vi è il riferimento ai maestri del sapere letterario, filosofico e storico. Ogni cosa che il protagonista tocca sembra assumere per osmosi letterarietà. Il suo vivere all’intero dei romanzi lo porta a vestirsi e ad atteggiarsi come i famosi hidalgos delle avventure che legge ogni giorno, e come non riconoscere in lui il folle Mercuzio shakespeariano, o il protagonista delle avventure narrate da Cervantes. Indubbiamente questo personaggio stride enormemente con la realtà nella quale dice di vivere; il romanzo, infatti, non è affatto ambientato nel XVIII o XIX secolo, bensì nell’epoca contemporanea, della quale Mercuzio sembra essere totalmente ignaro, come se avesse troncato ogni rapporto con il mondo esterno. I suoi occhi, così abituati ai mondi di finzione dei romanzi classici, una volta che il protagonista deciderà di immergersi nella realtà esterna, percepiranno la Roma contemporanea come una vera e propria giungla, popolata da indigeni appartenenti a chissà quale tribù selvaggia. In questo mondo così distante dai suoi libri, il Mercuzio di Daniel Albizzati sembrerà sprofondare nel più nero degli abissi, ma il provvidenziale intervento di un peculiare fornaio, Virgilio, lo risolleverà, guidandolo per i meandri di questa ingestibile realtà. Tra locali stravaganti, diciottesimi, zone poco raccomandabili, popolate da personaggi di dubbia connotazione, Mercuzio ci propone una nuova lettura della nostra realtà, mettendone in luce le intrinseche contraddizioni. Nel delirio di danze ipnotiche, al pari di un girone qualsiasi dell’inferno dantesco, anche Mercuzio incontrerà la sua Beatrice, che sembrerà rappresentare allo stesso modo una visione salvifica e irreale. A questo punto Virgilio impiegherà tutte le sue forze per rieducare Mercuzio alla società contemporanea, alla conquista tramite i social, che sembrano aver cambiato i sentimenti stessi delle persone, tutte volte a creare un improbabile avatar virtuale privo di qualsiasi difetto, e mentre «la tv una volta accesa, spegne le persone», Mercuzio impara che «una foto non scattata è un ricordo che non c’è» e che in giro vi è un nuovo tipo di droga, i like su Facebook. Mercuzio è sempre più spaesato, ma la presenza di Virgilio lo condurrà al porto sperato. Al contempo però il loro rapporto si fa sempre più ambiguo; chi è in realtà Virgilio? Perché dedica tutto il suo tempo a Mercuzio, arrivando ad […]

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Serena Patrignanelli e il suo primo romanzo La fine dell’estate (Recensione)

Da pochissimo in libreria il romanzo d’esordio di Serena Patrignanelli, menzione speciale al Premio Calvino nel 2017, La fine dell’estate. Dopo A misura d’uomo di Roberto Camurri e Napoli mon amour di Alessio Forgione, la NN editore pubblica il terzo titolo del progetto “Innocenti” dedicato alla narrativa italiana. Serena Patrignanelli, romana diplomata alla scuola Holden di Torino, sceneggiatrice e redattrice di programmi televisivi, esordisce come scrittrice con questo romanzo; copertina e titolo evocativo ma che, in realtà, è solo la chiusa del fulcro principale del testo, di un finale amaro che la Patrignanelli ha saputo con sapienza costruire mattone dopo mattone, personaggio dopo personaggio, rivelando al lettore storie ed intrighi, tutti svelati alla conclusione, quando l’estate davvero finisce. I protagonisti, ma probabilmente più personaggi di apertura e chiusura, sono due inseparabili amici, Augusto e Pietro, che vivono insieme la quotidianità del Quartiere come in simbiosi, l’uno il completamento dell’altro, uno parentesi dell’altro. Annoiati dall’ozio di un’estate che sta per iniziare, decidono di costruire una macchina a gasogeno, senza sapere come. Così, l’uno pianificando, l’altro lasciandosi trasportare dalle idee del momento, danno inizio al romanzo, due personalità diverse e per questo complementari: «Augusto aveva le vertigini. […] Ma da un altro punto di vista gli piaceva pensarci, risalire dal particolare al generale, gli piaceva scoprire l’aspetto che un pezzo avrebbe avuto semplicemente costruendolo. […] Pietro invece s’era annoiato a morte. Aveva scoperto una certa soddisfazione nel lavoro, che non si era aspettato. […] Ma di tutto il resto non sentiva il bisogno, e lasciava che Augusto pontificasse a piacere […]». Tutto all’insegna della “scoperta”, una parola che nell’immaginario di un ragazzino risuona spesso, soprattutto quando senza scuola e senza responsabilità, possono dare sfogo alla creatività, progettando massimi sistemi ma che invece sono solo giochi, eppure così importanti. Il pratone e la Quercia, dove spontaneità e gioco la fanno da padrone. I rapporti così solidi ma anche così labili di bambini alla soglia dell’adolescenza sono caratteristiche che definiscono anche gli altri amichetti dei due; dal piccolo Giulietto a Tommaso e Michele, che agli occhi degli altri è il leader, il più saggio di tutti. Fino alla componente femminile del gruppo, che si aggiunge solo in un secondo momento quando arrivano al Quartiere due sorelle, la piccola Clementina e Semiramide, che sconvolgerà gli equilibri tra i due protagonisti. Infine c’è Virginia, la bambina reclusa dalla pelle bianchissima, vittima delle turbe mentali del padre Mario che la costringe a non uscire mai di casa, e per questo soggetta a ordire scappatoie tra le più terribili – ma che non vengono mai esplicitate in parole nel testo -, per poter vivere finalmente libera, o almeno come crede che sia la libertà. A fare da sfondo alle vicissitudini dei ragazzi, c’è una sottostoria che Serena Patrignanelli plasma in modo che possa dare supporto alle loro avventure e fantasie. Infatti, la prima componente adulta entra nella storia quando Pietro e Augusto, avendo bisogno di una macchina per poter iniziare il loro progetto, chiedono aiuto a Sorchelettrica, una […]

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Fumetti erotici, un viaggio nelle illustrazioni per adulti

Fumetti erotici: i capolavori dell’eros a matita. Dove immagine, arte e scrittura d’autore si fondono.  I fumetti erotici, che per un vizio di genere possono facilmente scadere nella banale e pruriginosa perversione, costituiscono un mare magnum in cui è necessario fare una scrematura. Va precisato, infatti, che non è così facile trovare, all’interno di questa eterogenea produzione, grandi capolavori della letteratura. Accostandosi al genere anche il lettore meno critico si accorgerà della debolezza degli intrecci e dell’inverosimiglianza delle trame. Ma è altrettanto vero che il pubblico affezionato a questo genere è probabilmente alla ricerca di sensazioni ed emozioni forti più che di suggestioni artistico- letterarie. Il nostro viaggio all’interno del genere dei fumetti erotici comincia da una delle produzioni più notevoli del recente panorama fumettistico: le “Lost girls- Ragazze perdute” di Alan Moore e Melinda Gebbie (pubblicato in Italia nel 2008). Tre protagoniste femminili di altrettanti capolavori della letteratura a cavallo tra ‘800 e ‘900, ovvero Alice (Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie), Dorothy (Il mago di Oz) e Wendy (Peter Pan) si incontrano nel 1913 per caso in un lussuoso albergo austriaco, l’Himmelgarten, sulle rive del lago di Costanza. Le protagoniste hanno età diverse come sono diverse le loro personalità: Alice è una donna ormai più che matura, borghese e risoluta, Dorothy è un’esuberante ventenne, Wendy è poco più che adolescente e forse per questo ancora timida e repressa. Le tre donne, nei tre volumi che compongono l’opera, (Ragazze cresciute, Isole che non ci sono, Grande e terribile), libere da pudori e vincoli morali, si confrontano e si raccontano esperienze sessuali che vanno dalla scoperta del sesso e del piacere alle più torbide espressioni e inclinazioni sessuali, fino ad invischiarsi in temi più spinosi e controversi come la pedopornografia, i perversi giochi sessuali adolescenziali, le molestie, il feticismo. Se le illustrazioni di Melinda Gebbie sono fiabesche, e per questo fredde e infantili, del tutto diverse sono invece le proposte di uno dei più famosi maestri del genere: Milo Manara. Nei quattro capitoli della saga “Il gioco”, pubblicati tra il 1983 e il 2001, la giovane e conturbante Claudia Cristiani, giornalista e moglie del vecchio e ricco avvocato Cristiani, è vittima dei ricatti e degli esperimenti del crudele e viscido dottor Fez, ideatore di un congegno in grado di stimolare pulsioni erotiche nella donna. Fez e gli altri subdoli e spietati personaggi maschili che entreranno in possesso del congegno, lo utilizzeranno per demolire l’incrollabile fedeltà, il profondo senso del pudore e la ritrosia al sesso della giovane donna e per scatenare in lei una irrefrenabile libido. Le immagini proposte da Manara sono estremamente realistiche, a tratti voyeuristiche, e perciò sensualissime, anche se le trame risultano a volte forzate, se non addirittura surreali.   In questa breve rassegna, non si può non inserire la celebre Valentina dell’ormai defunto Guido Crepax. Valentina compare per la prima volta nel 1965 sulla rivista Linus, e da quel momento il suo aspetto retrò e raffinato la rende una delle più riconoscibili icone della fumettistica […]

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Il Ramo Più Preciso Del Tempo: Intervista a Ketti Martino

La raccolta poetica Il Ramo Più Preciso Del Tempo della scrittrice Ketti Martino è un testo edito da Oèdipus (2018) con postfazione di Costanzo Ioni. Tutte le poesie puntano l’ attenzione sul tempo e i mutamenti, l’ alternanza tra le delusioni e le evoluzioni che il tempo riserva. Questa straordinaria raccolta di poesia Il Ramo Più Preciso Del Tempo è ricca di vuoti, silenzi e riflessioni, è una navigazione verso le nuove frontiere sociali ed espressive che l’uomo è in grado di  percorrere attraverso il tempo. L’insieme di queste poesie rappresenta un viaggio interiore che ciascun essere umano compie, denso di rielaborazioni delle significative esperienze personali e sociali. Il focus delle poesie è l’interazione e la cooperazione tra lo sguardo, la memoria il pensiero e la comunicazione e dona a ciascun lettore numerosi spunti di riflessione. I versi di questa raccolta poetica Il Ramo Più Preciso Del Tempo della scrittrice napoletana Ketti Martino si presentano come un labirinto di emozioni con versi dalla struttura complessa che accompagnano il lettore in un percorso tra partenze e arrivi, tra lasciare e tenere, tra realtà e sospensione onirica (Tempo Soggettivo e Tempo Oggettivo). Tramite le rime della poetessa Ketti Martino si osservano le diverse e numerose vicende della vita, i profondi cambiamenti nel bene e nel male. Dalla raccolta poetica Il Ramo più Preciso Del Tempo traspare la profonda sensibilità dell’autrice Ketti Martino, l’originalità degli argomenti e delle metafore adoperate. È una poesia avvolgente, molto espressiva che narra momenti di intima riflessione dell’autrice. Queste poesie hanno il grande potere di trasmettere ai lettori sia la bellezza che la profondità e permette ai sentimenti di compiere un viaggio nel tempo, concetto centrale di questa raccolta, tramite bellissime metafore. La raccolta poetica Il Ramo Più Preciso Del Tempo – Intervista alla scrittrice Ketti Martino 1. Cosa vorresti comunicare ai lettori con la scelta del titolo “Il Ramo Più Preciso del Tempo?” Il titolo di un libro è sempre un forte indicatore di quanto si va poi a dire nelle pagine, pertanto, nella scelta di questo titolo, che adopera un verso dell’ultimo testo della raccolta, si è cercato di suggerire, se non una chiave di lettura, almeno delle coordinate rispetto a quanto poi il lettore si troverà dinanzi nel corso della lettura. L’apparire enigmatico del titolo è un effetto, voluto o meno, connaturato al carattere stesso del Tempo, indecifrabile di per sé in quanto sfugge a qualsivoglia definizione, se non banale. Infatti alla domanda su cosa fosse il Tempo filosofi, letterati, fisici, nel corso dei secoli, si sono prodotti in un campionario di risposte tanto varie quanto lontane tra loro, benché tutte accomunate dall’interesse e dal fascino per questo immenso mistero che ci avvolge tutti. 2. Puoi indicarci quale valore viene attribuito al tempo e al mondo nella strofa: “Il mondo, nel taglio verticale della tenda; arancio, l’occhio addormentato. Corre per vie erbose il tempo, annega la stagione nell’incanto?” È un testo che appartiene alla prima sezione del libro, Liturgia della casa, in cui l’attenzione al […]

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Fuoco al Cielo, un romanzo di Viola Di Grado

Fuoco al cielo è il nuovo romanzo della giovane scrittrice, classe ’87, Viola Di Grado, edito da La nave di Teseo. Un romanzo freddo e tiepido allo stesso tempo, raccolta di luoghi agghiaccianti e quasi dispersi, cornici inafferrabili quelli in “fuoco al cielo” raccontati con la delicatezza che contraddistingue la scrittrice e con un meticoloso lavoro di scrittura e linguaggio. Catapultati in una periferia della Siberia, ai confini di questo paese troviamo un villaggio Musljumovo, una “città segreta” luogo di catastrofi nucleari durante i periodi ’50 e ’60. I protagonisti, volti indissolubili e forti, sono Vladimir un infermiere arrivato da Mosca, e Tamara un’insegnante nata all’interno dello stesso villaggio, ormai abituata allo scorrere della sua vita che negli occhi vede solo l’abitudine del disastro della sua terra, se di abitudine si può parlare. Accompagnati, a penna tesa e scrittura leggera in fuoco al cielo, viviamo la passione travolgente tra i due personaggi scalfiti indissolubilmente da questa terra lapidaria e ferita. Un racconto forte e deciso che parla del male della storia, quel male che conosciamo pagina dopo pagina, anche dentro le persone che ce la raccontano. Una terra completamente rasa al suo nella sua natura e che trascina con sé le vite dei pochi abitanti rimasti, anch’essi ormai malati nel corpo e nell’anima; ma tra le mille pericolose sfaccettature della storia forse è l’amore l’unica salvezza? Vladimir e Tamara provano a raccontarcelo in fuoco al cielo, dove l’autrice minuziosamente ed ossessivamente ricostruisce l’agghiacciante storia di quei posti resi intoccabili per il resto del mondo. L’autrice collega e ricollega i posti in una narrazione ordinata ed attenta anche ai tempi storici necessariamente da scandire in fuoco al cielo. Fuoco al cielo, una lotta tra natura e civiltà È una forte agitazione quella che scorre tra le pagine del romanzo della giovane scrittrice, una continua lotta tra la natura fredda ormai morta e la civiltà che tenta la sua rinascita con un dolore che porta fino all’odio; una mutazione genetica anche dell’essere quella che incontriamo nei personaggi: incattiviti da coloro che hanno scritto la storia in quel periodo, ma in combutta con l’amore che è sentimento necessario dell’uomo. “Vladimir la prendeva in braccio come una ragazzina. Si ac­coppiavano a terra, sulle assi irregolari, sulle briciole di torta kievskij, nell’angolo della casa dove arrivava il sole, vicino al catino. Credevano che i corpi fossero un dono di Dio, tane per­fette per mettersi al riparo dagli agguati della mente. Era un modo sicuro di amare, stare sulla pelle per non stare nell’abis­so, e lei aveva l’abisso nella testa, dappertutto, un fondale nero.”  E quale il destino dei personaggi che con affanno provano a tessere le fila del loro “nuovo mondo”? Come si fa a ristabilire l’ordine in luogo che forse non esiste più? Come si fa a vivere se l’unica speranza che resta è morire? Le risposte nell’agghiacciante bellezza di questo romanzo di Viola di Grado.   http://www.mangialibri.com/libri/fuoco-al-cielo?fbclid=IwAR0or5lz-9inznjFwJorqryCIiOESwgXh1wIOunzTBuLpsP1bOaXqy5nY38

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Pietro Treccagnoli e il suo nuovo libro: Salva con nome

Presentato il 10 aprile a laFeltrinelli di Piazza dei Martiri a Napoli, Salva con nome è il nuovo libro di Pietro Treccagnoli Con lo scrittore e giornalista Pietro Traccagnoli si inaugura una nuova collana della Alessandro Polidoro Editore. I MiniPerkins sono piccoli gioielli, come i racconti meravigliosi contenuti in Salva con nome. In copertina, oltre alle inconfondibili bande nere, identità grafica forte della casa editrice napoletana, uno sfondo azzurro Napoli su cui si staglia un castello fiammante, simbolo della focosa napoletanità condensata in questo piccolo ma profondo volume. Pietro Treccagnoli non credeva avrebbe pubblicato il materiale grezzo poi confluito in Salva con nome. I racconti qui raccolti sono per lui come le carte d’autore che si ritrovano postume in bauli impolverati o nelle cartelle virtuali sul desktop. Sono testi sparsi, frammenti di un’esperienza letteraria inediti o precedentemente impressi sui fogli de Il Mattino, giornale che lo ha visto attivo protagonista per circa un quarantennio. Il senso del postumo. Fabrizio Coscia, critico letterario e lettore di Pietro Treccagnoli, coglie un senso profondo nella disomogeneità di questa raccolta in frammenti, un grumo di verità. Salva con nome è un libro personale, intimo, più che per i riferimenti biografici, per il manifesto della sua concezione della scrittura. Salvare con nome è il suo gesto principale: associato ai file del computer, corrisponde più profondamente al nominare le cose e le persone. Dare un nome comporta un’evocazione, una materializzazione, e così un fissaggio nella memoria di ciò che si indica con il verbo. Tramite la soluzione dell’autofiction, gioco letterario e verità biografica godono di vita attiva nei racconti di Pietro Treccagnoli. Un romanzo familiare mai scritto ma snocciolato nei frammenti di Salva con nome, fino alla consapevolezza della necessaria vecchiaia. Una consapevolezza improvvisa, che si connette ancora al desiderio di imprimersi nella memoria di chi verrà. Il percorso di questa coscienza al tramonto si apre con un racconto sulla figura materna, intrecciata alla storia della sua lingua madre, il napoletano, e ai racconti così trasmessi, nel pieno gusto dell’oralità. La madre è associata all’elemento nutritivo e al racconto, binomio essenziale e programmatico della vicenda letteraria di Pietro Treccagnoli. Salva con nome si chiude nel nome del padre, associato questa volta al silenzio, al raccoglimento, e all’amnesia. Insieme alle figure dei genitori, le dramatis personae della famiglia Treccagnoli, gli zii e il nonno. La storia personale è però intrecciata inesorabilmente a quella di Napoli, che sia quella di un mistico atavismo o la città novecentesca ai tempi della guerra. In questa cornice si muovono gli avi contadini, personaggi del mondo fatato della sua infanzia. L’oralità, tradotta in racconto, consente il recupero del tempo perduto, di un mondo scomparso che proustianamente diventa un tempo infine ritrovato per il tramite della memoria. Raccontare per Pietro Treccagnoli Salva con nome è una resa dei conti con i fantasmi del passato. L’immediatezza della forma breve di Pietro Treccagnoli consente incontri prima d’ora impossibili, a partire da quello con il padre. Proprio dall’assenza, dalla morte, attinge la sua autorità. Ripercorre il […]

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Ti ritroverò: il nuovo romanzo di Natale Vulcano (Recensione)

Ti ritroverò è il nuovo romanzo di Natale Vulcano pubblicato da Ferrari editore. Lo abbiamo recensito!  Ti ritroverò è un romanzo intriso di umanità, dove un amore contrastato dalla lotta di classe fa da sfondo a numerose vicende storico-politiche. La protagonista appartiene ad una classe sociale alta, e di fatto è una baronessa, al contrario lui è un popolano che vive di stenti e fatica. Dopo un fugace, ma profonda storia d’amore le loro vite continueranno su binari diversi, fino a ritrovarsi dopo una lunga separazione, dimostrando che spesso l’amore vero resiste ad ogni avversità.   Ti ritroverò di Natale Vulcano è un romanzo avvincente e profondo, che regala una fotografia autentica del Novecento Il romanzo di Natale Vulcano è caratterizzato da diversi ambienti, in particolare da due facce opposte. L’una ritrae l’ambiente aristocratico e sfarzoso della nobiltà, l’altro i paesaggi rurali dei campi, dei fiumi, delle spiagge e del ranch. È proprio in quest’ultimo scenario quasi western che si apre e si chiude il romanzo. Numerosi sono gli accenni storici durante tutta la narrazione: con la precisa nomina di date, riportano alla mente del lettore situazioni storiche e momenti di crisi riconducibili ad intere generazioni. Sono chiari esempi il bombardamento del 1943 e la marcia su Roma delle squadre fasciste. Il sentimento di oppressione, molto forte nell’intera narrazione è dovuto sia per la differenza di classi, sia per ragioni storico-politiche. Infatti molto presente è il tema del fascismo, in particolare il clima di terrore in cui le persone erano costrette a vivere, terrore che imbavagliava le bocche e le coscienze del popolo. Molto forte in Ti ritroverò è la differenza sociale tra poveri e ricchi. Restituisce una fotografia autentica di quei tempi. Piccoli, grandi e donne, erano tutti impegnati nel lavoro agrario alle dipendenze dei ricchi. La diseguaglianza sociale diventa quasi insopportabile in alcuni passi della narrazione. Infatti Amanda, figlia del barone Respighi dapprima avvezza a trattare da pari la gente appartenente al popolo, sotto direttive di sua madre, e sotto la rigida scolarizzazione ecclesiastica, crescerà viziata ed egoista, reincarnando i peggiori cliché della nobiltà: «puzzi di terra, non sei alla mia altezza». Solo la vicinanza con Giulio Ambrosi, ragazzo del popolo umile e coscienzioso, saprà risvegliare nella giovane le idee pure della fanciullezza, abbandonando l’impari dislivello tra ricchi e poveri che la società del tempo si era imposta. Il ruolo della donna a quei tempi è raccontato in maniera esaustiva e a tratti quasi violenta. Le donne infatti, al di là della classe sociale di cui facessero parte, erano in qualche maniera soggetto passivo della loro stessa vita. Le donne appartenenti alle classi sociali più basse, lavoravano nei campi nella raccolta delle olive, si occupavano delle faccende di casa e nella crescita dei figli. Spesso erano vittime di soprusi sessuali da parte dei potenti, e numerose erano le gravidanze extra coniugali che erano costrette a tacere a opera dei signorotti più abbienti. Le donne appartenenti alla nobiltà, invece, erano spesso costrette a stringere matrimoni di convenienza suggeriti ardentemente […]

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Sognando Bologna di Riccardo Bassi | Recensione

Riccardo Bassi, autore di Sognando Bologna, è uno scrittore e imprenditore milanese. L’autore si divide tra la famiglia, il lavoro, lo sport e la scrittura, passione che coltiva da sempre. La sua professione principale si svolge nell’ambito informatico, inoltre collabora come referente partnership nel progetto Milan Academy. Sognando Bologna è una sorta di romanzo giallo, a tratti pink-noir, che racconta le difficoltà economiche e sociali di un gruppo di ragazzi.  L’autore, non a caso, sceglie il capoluogo dell’Emilia Romagna come culla del proprio racconto, poiché fulcro dello sviluppo della cultura italiana, della musica, dello sport e della cucina. La prefazione del libro è a cura di Luca Bonaffini e la copertina è uno scatto del figlio di Luca Carboni, Samuele. Sognando Bologna è la storia di una comitiva di ragazzi, le cui vite si intrecciano e si slacciano a causa di una serie di sorprendenti ed inaspettati eventi. Protagonista indiscusso del racconto è Kevin, la cui vita è irrimediabilmente legata a quella di tre ragazze, Alice, Sara e Giulia con cui intrattiene relazioni amorose diverse tra loro ma tutte importanti allo stesso tempo. Le tre ragazze sono completamente diverse, per cui Kevin non sa verso quale delle tre proiettarsi. Il filo conduttore della narrazione è, dunque, il rapporto che lega Kevin alle tre donne, sullo sfondo di una Bologna piena di bellezza, contraddizioni e criminalità. Sognando Bologna di Riccardo Bassi Un alone di mistero caratterizza la storia ed i personaggi che s’incontrano e si scontrano tra il posto di lavoro e la palestra che frequentano. Alice, giovane donna dal passato turbolento, viene presentata come la dama di compagnia di una contessa che improvvisamente viene colta dall’Alzheimer. La malattia procede a ritmo irrefrenabile, e quindi la donna è chiamata a redigere il proprio testamento. Ma Alice in realtà non è una dama di compagnia: è un’agente segreto ingaggiato per proteggere la contessa, il suo patrimonio e un anello dal valore di due milioni di euro da eventuali malfattori. Protagonisti mutevoli, poiché dietro alle loro vite apparentemente normali e tranquille, si celano una serie di misteri e colpi di scena del tutto inattesi. Sognando Bologna si apre in maniera lenta: nelle prime pagine predominano descrizioni delle vite e delle abitudini dei personaggi principali. Il lessico è chiaro e la narrazione procede scorrevole e in maniera lineare. È solo verso la metà del racconto che la storia prende una piega inaspettata: costanti colpi di scena incuriosiscono il lettore portandolo a giungere al termine della storia in breve tempo.

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