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Eroica Fenice

La Tag: recensione contiene 105 articoli

Food

Ristorante Innovative: tra tradizione e innovazione

È di inizio 2019 l’apertura del nuovo ristorante Innovative di Giuseppe Scicchitano, figlio di Assunta Pacifico, ‘a figlia d’o marenaro di cui l’omonimo ristorante ha raggiunto la notorietà per la sua eccellente zuppa di cozze, che il ristorante Innovative ripropone, per esaltarne la freschezza, cotte alla brace. Giuseppe, classe 1990, si pone l’obiettivo di portare avanti la tradizione di famiglia, con innovazione. E nel suo ambiente in via Foria 180/182, al primo piano del ristorante ‘A figlia d’o marenaro gestito da Assunta, le stanze dentro le stanze riportano la mente ad una tipica casa napoletana, ma arredata con sontuosità: cornici e statue dorate si stagliano su parati damascati, i tavoli dai bordi neri e dorati effetto marmo hanno decorazioni che richiamano le onde del mare. Il menù proposto da Giuseppe, realizzato dallo chef Sergio Scuotto, comincia con un cocktail di benvenuto accompagnato da mini bun di pesce con sfoglie di mela: all’ingresso del ristorante, infatti, il cocktail bar propone una selezione di drink classici, selezionati dall’International Bartender Association, nonché diversi Signature Cocktail, i cui nomi si rifanno alla cultura napoletana. A seguire, un’entrée di crudités di mare, con tartufi locali, gamberi, scampi ed ostriche San Michele del Gargano, il tutto accompagnato da una Falanghina spumantizzata extra dry dell’azienda Le Vignole. Un menù che richiama Napoli anche nell’estetica, come il gambero crudo avvolto in un sottile strato di provola affumicata, scottata al momento con un cannello e decorata con chips di patata, maionese al gin ed acqua di mare e maionese al blue lagoon, che con il suo color azzurro cielo ricorda la città partenopea. Ma ad incarnare appieno il principio di tradizione e innovazione è la cheesecake salata di mare, di invenzione dello stesso Giuseppe: un crumble di fresella costituisce la base per lo strato centrale di ricotta e quello superiore di tartare di gamberi e zest di limone. La cheesecake porta il nome di Maria, la nonna di Giuseppe, che “amava il pane con la ricotta”, rivisitato per l’occasione in un piatto gourmet. Ad accompagnare il piatto principale il Sommelier Pietro Marotta seleziona un Fiagre, un blend di vini 70% Fiano 30% Greco di Tufo di Taurasia dell’azienda vinicola Cantine Caggiano. Il primo piatto di spaghetti di mare è circondato da una corona di gamberi crudi, scottati alla fiamma direttamente al tavolo con un alcol di cereali ad alta gradazione. Sul finire, i due dessert: il cannolo scomposto, di chips di riso dolce, ricotta fresca e gocce di cioccolato e il curniciello, ricetta originale di Innovative commissionata alla pasticceria Poppella per la realizzazione, con crema diplomatica, cioccolato bianco e liquore strega su base di pasta frolla. A concludere il pasto un cocktail leggero di arrivederci: succo di pompelmo, lime, liquore alla nocciola e doppio rum, in un bicchierino decorato con un bordo di cacao dolce. Il lavoro di Giuseppe e del suo staff di giovani steward di sala, cuochi e barman viene supervisionato, con discrezione, da mamma Assunta, che qualcuno ha definito “il Maradona della ristorazione”. “Sarà lui il […]

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Libri

La casa della seta: il nuovo romanzo di Kayte Nunn

La casa della seta è il nuovo romanzo avvincente romanzo della celebre autrice Kayte Nunn, edito da Newton Compton Editori. Trama, personaggi e curiosità L’insegnante Thea Rust arriva in un collegio nella campagna britannica ma non ha idea di quello che l’attende. Da oltre centocinquanta anni, infatti, La casa della seta è un rifugio per ragazze che si trovano in situazioni difficili; un edificio antico, fitto di ombre e misteri , tanti, forse più di quelli che la protagonista riesce ad immaginare. È la fine del 1700 e Rowan Caswell lascia il suo villaggio per lavorare nella casa di un mercante di seta inglese. Si tratta di una realtà completamente nuova per lei e il suo talento erboristico attira fin da subito pericolose attenzioni. Negli stessi anni a Londra, Mary-Louise Stephenson sogna di diventare una designer di seta, un lavoro, fino a quel momento, appannaggio degli uomini. Ha con sé un brandello di stoffa preziosa, che probabilmente cambierà per sempre il suo destino. La casa della seta è un libro che incuriosisce sin dalla prima pagina, avvincente e coinvolgente al contempo, con protagoniste femminili in netta maggioranza rispetto a quelli maschili. Man mano che si legge, infatti, si ha la sensazione che siano le donne a “reggere il gioco”, mentre i personaggi maschili sembrano quasi subalterni. È come se solo le donne tessessero i fili intrecciati della narrazione, conferendole vivacità, colore e significato ed appassionando i lettori. Un romanzo, all’interno del quale il destino si diverte a mescolare le carte, che procede spedito, senza troppe divagazioni, semplice da leggere e difficile da lasciar andare una volta terminato. Tra passato e presente, tasselli storici, identità sovrannaturali, la narrazione diventa sin dalle prime pagine fortemente ammaliante. Ogni capitolo che compone il libro stupisce e lascia col fiato sospeso, in un’ambientazione che metaforicamente si sdoppia, tingendosi di diverse sfumature, travolgendo sia le protagoniste, sia il lettore. La casa della seta: la bravura nell’abile penna di Kayte Nunn La celebre autrice del libro La casa della seta, Kayte Nunn, riesce a creare una vera e propria alternanza di passaggi espositivi, descrittivi, narrativi, che conferiscono dinamismo al romanzo. Si tratta di un libro sicuramente studiato, dietro al quale si nascondono molti tasselli e parecchie intuizioni, nulla è lasciato al caso. Sicuramente c’è molto pathos nell’accurata descrizione della storia ma, al tempo stesso, è riscontrabile una forte precisione nell’attribuzione caratteriale ed identificativa dei personaggi, della donna-chiave del romanzo. Punti di vista, anafore e meccanismi interni, moralmente significativi, pesano, senza mai prevaricare la scena, in modo leggero, con parole che non si sovrappongono ai livelli propri della narrazione. La casa della seta si rivela nel complesso come un grande, un fitto mistero, che esplode quasi al termine della lettura, dopo un susseguirsi di depistaggi, ostacoli, impedimenti. Dal punto di vista analitico, possiamo affermare che La casa della seta è un libro costruito su una serie di connessioni tra ciò che esiste e ciò che invece è già presente nell’ambiente, nella propria mente, nell’inconscio. Leggendo la storia, si apprenderanno […]

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Libri

Il bosco. Istruzioni per l’uso: recensione del libro

Il bosco. Istruzioni per l’uso è un libro scritto da Peter Wohlleben e recentemente pubblicato in Italia per i tipi della casa editrice Garzanti per la traduzione a cura di Giuliana Mancuso. Il bosco. Istruzioni per l’uso: il testo Il bosco. Istruzioni per l’uso è letteralmente nelle intenzioni del suo autore «un manuale d’istruzioni per l’uso» che ogni lettore – frequentatore di boschi – può leggere – e perché no? – portare con sé per fruire e rispettare al meglio – quindi vivere – il bosco. Nelle prime pagine del testo, l’autore ci invita a fare un giro per il bosco, accompagnandoci idealmente nel verde profondo del paesaggio silvano; subito ci svela che il silenzio e l’invito alla quiete assoluta a cui siamo subito portati a pensare, cela un piccolo inganno: «I rumori prodotti da noi umani quando passeggiamo nel bosco non infastidiscono gli animali, dato che non investono il bosco intero, ma provengono da una sola fonte ben definita […] Quando passeggiamo per i sentieri cantando allegramente o conversando ad alta voce, segnaliamo alle altre creature che non stiamo cacciando». Segue una breve descrizione interessante sulle tracce della fauna boschiva che può diventare anche un divertente gioco per il frequentatore di boschi “investigatore silvano” e può indurci ad una seconda ricerca parallela alla prima: la ricerca di «indizi del passaggio di umani»; come ci assicura Peter Wohlleben «Se imparerete a leggerle, vedrete che vi divertirete a esaminare le tracce dei vostri simili». Dopo la descrizione della fauna, il libro prosegue con le proposte di osservazione e “studio” sulla flora boschiva: l’abete rosso, il pino, l’abete bianco, il faggio europeo, la quercia, la betulla, il larice, il frassino sono gli alberi su cui si concentrano le descrizioni e le riflessioni dell’autore; e ancora, le varie “vesti” dell’ambiente boschivo a seconda delle stagioni e dunque del paesaggio naturale che cambia nello scorrere ciclico della vita. Come scrive lo stesso autore in conclusione: «Questo libro non vuole essere un testo di consultazione, ma un invito a venire nel bosco […] Noi umani siamo parte integrante della natura che ci circonda, almeno quando ci muoviamo a piedi e abbiamo cura di lasciare i luoghi naturali che visitiamo come li abbiamo trovati. Spero allora che queste istruzioni vi abbiano fatto venire voglia di esplorare il bosco e vi auguro buon divertimento con le piccole e grandi meraviglie che può offrirvi». Immagine in evidenza: Garzanti

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Libri

Vesuviana State of mind di Giovanni Masturzo

Giovanni Masturzo, creatore e curatore della pagina Facebook “Circumvesuviana. Guida alle soppressioni e ai misteri irrisolti”, ha finalmente deciso di esaudire i desideri di quanti gli chiedevano di trasformare i suoi esilaranti racconti sulla vita da fruitore della Vesuviana in un vero e proprio libro. Nasce così Vesuviana State of mind. Guida semiseria al treno più pazzo del mondo, in vendita dal 14 Gennaio e già sold out su Amazon. Come si evince chiaramente dal titolo, il volume, edito da Rogiosi, si propone come una guida di sopravvivenza a quello che è a tutti gli effetti il mezzo di trasporto più frequentato (e più odiato) dai pendolari dell’hinterland vesuviano, e non solo. Estesa per circa 142 km, la Circumvesuviana nasce nel 1884, come collegamento tra la zona orientale e meridionale dell’area metropolitana di Napoli, toccando con le sue linee anche città di interesse culturale come Pompei, Ercolano e Sorrento. Nonostante nasca con le potenzialità per rappresentare un ottimo servizio di trasporto, allo stato attuale appare caratterizzata da convogli per lo più vecchi e malandati e la propensione a disservizi di varia natura, che spaziano dagli scioperi alla mancanza di materiale rotabile, che rendono il viaggio un’esperienza unica nel suo genere. Vesuviana state of mind. Il disagio di essere pendolari Vesuviana State of mind racconta con sagacità e una buona dose di ironico cinismo la frustrazione del pendolare che quotidianamente deve affrontare la titanica impresa di raggiungere la sua meta a bordo del magico convoglio bianco-rosso (o bianco-blu, nel caso del Treno Nuovo) ma, allo stesso tempo, funge da guida per quanti, ignari e sprovveduti, si accingano a mettervi piede per la prima volta nella loro vita. Per il viaggiatore occasionale, infatti, il pullulante microcosmo che la stazione rappresenta è quanto di più prossimo alle bolge dantesche e, non essendo avvezzo alla frequentazione di questi luoghi e dei personaggi che vi si possono incontrare, può essere assalito da sensazioni che vanno dalla rabbia allo sgomento. Certo, tali stati d’animo sono comuni anche tra i pendolari abituali ma, come lascia intendere anche l’autore in alcuni paragrafi, questi ultimi sono ormai talmente assuefatti alle stranezze della Vesuviana che non solo hanno imparato a conviverci, ma hanno messo a punto delle vere e proprie strategie salva-vita. Come Rambo nella jungla, l’utente medio ha imparato a districarsi tra venditori di calzini dispensatori di complimenti e camioncini dell’Avis e, come un monaco buddista, ha appreso l’arte di accettare con calma e pazienza gli infiniti ritardi e le mancanze di materiale rotabile. Per lui, quindi, la lettura di Vesuviana state of mind è un modo come un altro per riconoscersi, per sorridere di situazioni che, se guardate senza la lente dell’ironia, fanno provare solo tanta rabbia e frustrazione. Masturzo, invece, ci invita a osservare il tutto da una prospettiva diversa, mettendo in campo quello speciale tipo di resilienza tutta partenopea che vorrebbe trasmettere anche a tutti gli italiani. In un certo senso, con il suo libro, e prima ancora mediante la pagina Facebook, l’autore non vuole solo […]

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Libri

I tips di Cordelia: manuale ottocentesco per donne libere

Con “I tips di Cordelia“, FVE Editori spolvera lo scrigno letterario dell’Ottocento italiano e dà nuova vita ai consigli di Virginia Tedeschi-Treves, personalità ironica e moderna della nostra editoria. Con “I tips di Cordelia” FVE Editori inaugura la collana “Corsetti al rogo”, che raccoglie storie e opere delle donne di ieri e di oggi che si sono liberate dal vincolo dei corsetti, soprattutto quelli non metaforici. Apparentemente Cordelia offre alle giovani spose del 1882 un manuale essenziale per districarsi nel dedalo delle relazioni pre e post matrimonio: come scegliere (e non scegliere) un marito, come tenere a bada uno o più figli, come dominare il disordine, quali vantaggi offre il lavoro a maglia, perché la vita in campagna è piacevole. In realtà è molto di più ed è merito della personalità avanguardista e arguta di Virginia Tedeschi-Treves che si nasconde sotto lo pseudonimo di Cordelia. Sfruttando lo spazio che l’editoria del ‘900 stava iniziando ad offrire alle donne, la Tedeschi-Treves dispensa alle donne consigli lungimiranti e moderni, caldeggia il femminismo, invita ad assecondare la propria indole, incoraggia l’emancipazione e a crearsi un proprio stile. E così si scopre che il marito e la moglie perfetti non esistono, ma riflettere bene e a lungo, senza farsi illusioni, è la soluzione; i bambini non si tengono a bada ma si educano rispettando il loro carattere e per questo fine lo stesso sistema non vale per tutti; è fondamentale dominare il disordine ma senza che l’ordine domini la propria vita; il ballo e il divertimento sono una vera e propria necessità tanto quanto la pace della campagna; il lavoro a maglia e il ricamo sono una preziosa terapia per la mente che anche gli uomini dovrebbero praticare. I tips di Cordelia: il divorzio sarà una liberazione Tra I tips di Cordelia trovano spazio anche istanze a favore del divorzio, che “ora è una cosa che fa una certa impressione perché non ci siamo abituati, non sappiamo come ci si sta, da divorziati; ma poi, sono certa, ne riconosceremo tutti la sua utilità”; “quest’ancora di salvezza, una liberazione” giungerà in Italia solo nel 1970. I temi femminili diventano ne I tips di Cordelia un pretesto per indicare alle donne, forse inconsapevolmente, come fronteggiare il patriarcato con una buona dose di determinazione e rispondono alle timide domande che il Novecento iniziava a porre alle donne sul loro ruolo nella società: potevano lavorare, studiare, emanciparsi dalla casa? In un ideale ponte con il passato, l’opera letteraria di Cordelia è ardita quanto l’operazione editoriale che la riporta in libreria: per I tips di Cordelia, Valentina Ferri e Emma Zenzon hanno selezionato ciò che di Virginia Treves è più attuale e arguto, limato le espressioni troppo datate senza mai alterarne il pensiero e hanno sostituito ai capitoli gli hashtag. Il risultato è un piccolo manualetto che viene dal passato ma parla al futuro, una guida spiritosa e seria insieme per le giovani donne di ogni secolo, ma soprattutto un audace inno alla libertà e all’eroismo femminile.   Foto […]

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Libri

Antonio Penati e La costruzione di un sogno: il testo

La costruzione di un sogno. Le rotte e gli incontri del cutter Lycia e del suo comandante è il recente testo scritto da Antonio Penati (istruttore di vela d’altura, navigatore e cofondatore – insieme alla moglie – della casa editrice Edizioni Il Frangente «emanazione naturale della sua passione per il mare e per la cartografia») e pubblicato per la stessa casa editrice Edizioni il Frangente. La costruzione di un sogno. Le rotte e gli incontri del cutter Lycia e del suo comandante: il testo, di Antonio Penati La costruzione di un sogno. Le rotte e gli incontri del cutter Lycia e del suo comandante è il racconto di un viaggio intorno al mondo, di un giro del mondo in barca a vela; Antonio Penati ripercorre nel suo libro le tappe salienti della sua avventura per mare, della sua “costruzione di un sogno”: partendo dai ricordi a formare la premessa del suo libro – raccolta di memorie di viaggio – svolge cronologicamente il filo dei fatti e delle avventure vissute; marinaio appassionato ed esperto, l’autore del testo, realizza un diario di bordo odeporico, in cui confluiscono emozioni ed esperienze e gli elementi marini si fanno sostanza concreta di fianco alla sublime astrattezza del vago richiamo del mare, del sale, del vento di mare. Un amore che non conosce ostacoli o confini, come ogni vero amore trasmette, e la sua descrizione è minuziosa: questo restituisce Antonio Penati nel suo testo che intervalla scrittura e immagini, foto dirette di luoghi visitati, incontrati, restati nel petto dell’uomo di mare che non conosce patria se non il mare, che non conosce distanze se non le coste che trapuntano d’oro l’occhio che scorre e scintilla fra le onde, ora agitate, ora calme, ore in tempesta, ora in sereno. La costruzione di un sogno. Le rotte e gli incontri del cutter Lycia e del suo comandante è anche, in filigrana, il racconto di come – letteralmente – sia stata costruita l’imbarcazione e di come il sogno abbia preso struttura, concretezza: nella prefazione al testo, infatti, attraverso i paragrafi La ricerca dei perché, La svolta, Il sogno prende forma, Antonio Penati accompagna il lettore nei propri ricordi spiegando le vele della mente e indicando ai lettori la genesi della sua passione, del suo amore per il mare e la costruzione e il successivo varo delle sue imbarcazioni (in ordine: la Stefral (acronimo dei suoi «tre figli Stefano, Francesca e Alessandro»), la Stefral II, la Stefral III, la Lycia). «Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo», riprendendo una massima di Lao Tzu presente in epigrafe al capitolo Mediterraneo occidentale del testo, ed è una scelta che rispecchia in pieno lo spirito del testo di Penati: un viaggio per mare iniziato con un passo, un soffio di vento che spinge e che gonfia una vela, un polmone di corda e di tela, nel ventre azzurro del mare, profondo mistero di sale, di vita, di vento, d’azzurro, di sole. Fonte immagine in evidenza: https://www.frangente.com/libri/5637-art-LA_COSTRUZIONE_DI_UN_SOGNO.htm

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Libri

L’entusiasmo delle donne: recensione

L’entusiasmo delle donne è un libriccino scritto da autori vari, pubblicato dalla Buendia Books, con illustrazioni interne di Ernesto Anderle ed illustrazione di copertina di Marco Petrella. L’entusiasmo delle donne: il testo L’entusiasmo delle donne è una piccola e breve antologia in cui si vuol dare “spazio all’entusiasmo e alla vita”: è questo l’intento del libriccino che spiega testi in prosa e in versi, in sequenza alternata, mescolando voci, pensieri, parole, immagini, disegni, desideri, riflessioni. Un testo composito, un tratto di penna e matita che cerca e vuol disegnare o definire la forza vitale femminile, multiforme, cangiante, complessa, varia, l’entusiasmo delle donne, appunto. Atti di vita quotidiana, immagini comuni, scorci di realtà, ma pure sogni, prospettive oblique da cui partire o attraverso cui vivere, percorrendo le sfaccettature inafferrabile delle donne: un mistero, come misteriosa è la vita, come l’anima. La casa editrice Buendia Books e il Festival Giallo Garda e Tignale Summer Festival La casa editrice Buendia Books è una realtà editoriale piemontese («Siamo radicati sul territorio piemontese, nati tra le dolci colline e la città, e puntiamo alla valorizzazione degli autori che risiedono nella nostra regione, per seguirli da vicino e prenderci cura con passione e rispetto delle loro opere in tutte le fasi di lavoro, dalla selezione allo sviluppo dell’idea fino ala realizzazione e alla promozione»). Il loro simbolo, una piccola farfalla gialla: «Il nostro simbolo è una farfalla gialla, il primo insetto che si mostra non appena il gelo cala e le giornate si allungano». Dalla seconda di copertina: «Buendia Books è una casa editrice indipendente piemontese che propone un “nuovo-vecchio modo” di far libri: una realtà editoriale che è anche artigianato, manualità, creatività e labor limae, un marchio che si prende cura di ciascuna opera, dalla selezione allo sviluppo dell’idea-progetto fino alla realizzazione e alla promozione. L’opera che hai tra le mani è una FIASCHETTA, un formato snello pensato per storie da leggere in un sorso, è un PLIN, una storia ripiena di vita ed emozioni, è un NOVELLO, un testo inedito e contemporaneo». Il festival Giallo Garda è una manifestazione e un premio letterario internazionale che prevede e organizza serie di incontri con scrittori del genere giallo: prevede, inoltre, una “accademia” che consiste in uno spazio fisico e virtuale in cui vengono svolti corsi e seminari telematici su generi narrativi diversi, fra cui, ovviamente – dato il nome della manifestazione – il genere giallo. Il Tignale Summer festival nasce entro le attività organizzate e svolte dall’associazione culturale lombarda “Librarte Tignale”, che si occupa di «libri, arte, cibo, vino»: il Tignole Summer festival è un «incontro con gli autori per la presentazione di libri e degustazione di vini e prodotti locali». Fonte immagine in evidenza: https://www.buendiabooks.it/prodotto/l-entusiasmo-delle-donne-aa-vv/

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Libri

Il richiamo di Alma: alla ricerca di sè

Il richiamo di Alma, testo scritto da Stelio Mattioni e pubblicato per la prima volta nel 1980 dalla casa editrice Adelphi, è stato recentemente riedito per la casa editrice Cliquot (dicembre 2020) e corredato dalla prefazione di Chiara Mattioni e dalla postfazione di Gianfranco Franchi. Il richiamo di Alma: il testo Ne Il richiamo di Alma sembrano emergere, in patina, un certo filo d’afflato dannunziano, per talune atmosfere, taluni passaggi, talune suggestioni, e certi aspetti moraviani, in termini di conflitto e turbamento, in termini di noia, disprezzo, indifferenza. Labirinti di essenze e colori che svolgendosi psichedelici nella mente del giovane protagonista, prendono forma correndo lungo le vie di una città che si ramifica indistricata e forse indistricabile, dunque misteriosa. Chi è – o cos’è – Alma? Il protagonista mosso da un’indefinibile spinta vitale – una voce, un atto, un richiamo – non sa dirlo; cerca di raggiungerla, di possederne l’idea, ma ogni volta che avanza, arretra e ogni volta che egli arretra lei avanza, in una danza estenuante, in un cerchio “magico”, inafferrabile, ineffabile, come la stessa Alma è. E allora ecco aprirsi al lettore una serie di ammalianti domande: Chi è questa sembianza femminile che cambia, muta ad ogni passaggio e ad ogni sguardo, scorcio, si fa altro e rende altro il protagonista stesso? Chi è o cos’è Alma? Cosa rappresenta questa essenza impalpabile? Questa ragazza, questa bambina, questa donna, quest’essere, quest’entità fantastica e misteriosa che si aggira per Trieste e si fa essa stessa città, via, vento di bora, stradina, percorso, altura, percorso, panorama? E si fa ancora vita, emozione, pensiero e ritorna poi umana, ma pure eterea, impalpabile a volte e irraggiungibile, non raffigurabile, sfuggente, inafferrabile? Chi è – o cos’è – Alma, nell’identità in costruzione del giovane protagonista? Chi è o cos’è questa «creatura fantastica ed effimera che vive in una dimensione rarefatta, entrando solo a tratti in contatto con la realtà», o forma o idea sempre in trasformazione il cui unico segno distintivo uguale, perenne, è un anello a un dito di una leggera mano? La scrittura è leggera, lieve, lo stile permeato di realismo magico su cui influisce fortemente «la periferica collocazione geografica, Trieste» (come dalle parole di Chiara Mattioni in prefazione al testo) e che intende – ancora dalla parole della prefatrice – «la scrittura di storie che narrano fatti e circostanze verisimili, con premesse ordinarie e comuni, in cui all’improvviso irrompe un fatto imprevisto e sconcertante che spariglia le carte. E chi vi si trova davanti può credere che si tratti di un’illusione oppure di un fatto reale, ma allora questa realtà obbedisce a leggi a noi ignote». Metamorfosi, epifanie, rievocazioni fra «ricordo e sogno»: un libro che fa riflettere sulla sostanza «trascendente, irraggiungibile, inconoscibile» dell’ideale. Immagine in evidenza: ufficio stampa

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Libri

Roberta Calandra, il nuovo romanzo: Otto, tutti siamo tutti

Otto, tutti siamo tutti è un romanzo dell’autrice Roberta Calandra, edito da Croce. Nonostante nella prefazione il romanzo sia definito «un libro difficile», la lettura procede spedita, in modo piuttosto scorrevole, generando pagina dopo pagina, un immenso piacere e corroborando la curiosità del lettore. Otto: trama e contenuti del nuovo romanzo di Roberta Calandra Il numero Otto se posto orizzontalmente rappresenta il simbolo dell’infinito, e descrive al meglio questo romanzo. La storia, racconta infatti, le infinite possibilità che la vita ha in serbo per ognuno, fondandosi su un aspetto fondamentale per tutti, l’amore, inteso come forza inarrestabile. I protagonisti Elena e Giacomo, rivestono e rivivono otto esistenze differenti, continuando ad amarsi come il primo giorno, sempre con maggiore enfasi ed intensità, vivendo insieme alla storia che inevitabilmente trascorre. Un libertino e una rivoluzionaria prima, poi due poeti romantici dell’Ottocento, poi due prigioniere di un lager, ed infine, semplicemente un uomo e una donna, in una condizione diversa rispetto al ruolo iniziale. Elena è una bella donna di circa quaranta anni, dagli occhi chiari e dai boccoli dorati; accanto a lei, Giacomo, il suo uomo, giovane e ansioso al tempo stesso. Un romanzo, costellato da tante parti, ambientazioni, sentimenti, decisioni, istinti, desideri, emozioni incontrollabili che prendono forma pagina dopo pagina. La forte presenza storica nel romanzo, descrive l’amore, ma anche le difficoltà e la tristezza di determinati eventi, tra “genio”, “nascite” e “bello”. La parte storica, abilmente narrata, tra amore e sensazioni contrastanti, nell’orrore di “quel tempo”, è ben scandita. Entra dentro, attraverso gli occhi e s’imprime nella mente. Si legge di persone private della libertà, costrette a compiere azioni spregevoli. L’inizio nella fine e la fine dell’inizio: contrapposizioni e giustapposizioni di un romanzo L’abile penna dell’autrice Roberta Calandra riesce ad alternare momenti di apparente tranquillità, sentimentalismo, abbracci quotidiani, ad istanti terribilmente tragici, che nessuno mai vorrebbe vivere. Si legge, si vive insieme ai protagonisti, si piange delle loro disgrazie, ci si interroga. Tutto d’un fiato. Ad un tratto si legge in un passaggio del libro, «una strana scritta appare improvvisamente: NN, Notte e Nebbia»: la notte, che rappresenta la rinascita per le protagoniste del libro, e la Nebbia che fortunatamente non permette di comprendere cosa realmente accada. Otto è un romanzo senza nebbia alcuna, dove tutto appare chiaro, nessuna foschia. C’è un inizio ed una fine, e c’è l’inizio nella fine; può sembrare un controsenso, ma in realtà, leggendo Otto, si riuscirà a comprendere tutto ciò. Nulla è lasciato al caso, tutto è disposto, e dopo poche pagine anche il lettore sarà ben predisposto (mente e cuore) verso tale lettura. Il tempo che torna e accarezza ciò che è stato, un passato che ha il sapore del presente, presunti cambiamenti e frammenti di vissuto. Otto è un libro che prende, la sua struttura interna lo rende ben affine ai desideri dei lettori appassionati. I due personaggi principali sono sempre lì, come presenze, non di certo silenziose, che però assumono sembianze diverse.  Immagine: Roberta Calandra

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Cinema e Serie tv

Gli orologi del diavolo. La fiction ispirata alla storia di Gianfranco Franciosi

Nuovo prodotto Rai, in onda dal 9 novembre 2020 in quattro puntate in prima serata, Gli orologi del diavolo è una fiction impegnativa ispirata alla storia di Gianfranco Franciosi, primo infiltrato civile testimone di giustizia. Prodotta da Rai Fiction, in collaborazione con Mediaset España e Picomedia, la miniserie ha come protagonista il talentuoso Giuseppe Fiorello. È tratta dall’omonimo libro scritto a quattro mani da Franciosi e dall’inviato di Presa Diretta Federico Ruffo, pubblicato da Rizzoli nel 2015 e narrante la storia dell’eroe Franciosi, che, come infiltrato, contribuì nel 2008 all’operazione “Albatros”, il più grande sequestro di droga in Europa (oltre 9 tonnellate di cocaina) e al successivo arresto del boss galiziano Elías Piñeiro Fernandez, avvenuto nel 2011. Il titolo Gli orologi del diavolo deriva dai Rolex che il boss spagnolo regalava a Franciosi, uno per ogni affare avviato insieme, fino all’ultimo, ricevuto con tanto di minaccia annessa per il giorno in cui l’avrebbe ucciso vendicandosi. Girato tra la Liguria, la Puglia, Torino e il Lazio, la fiction si incentra sulla figura di Franciosi, qui Marco Merani (Beppe Fiorello), meccanico nautico dalle brillanti qualità, ritrovatosi invischiato suo malgrado in qualcosa più grande di lui: da un lato complice e testimone di uno dei maggiori traffici internazionali di droga, dall’altro infiltrato e testimone di giustizia. Gli orologi del diavolo. Trama Marco Merani è un meccanico specializzato nella costruzione di piccole imbarcazioni, lavorando nel suo cantiere a Bocca di Magra in provincia di La Spezia, nei pressi del fiume. Considerato il migliore nel suo campo, ciò desta l’attenzione di potenti narcotrafficanti spagnoli, capeggiati dal giovane boss galiziano Aurelio Vizcaino (Alvaro Cervantes). Questi richiede a Marco dei gommoni, atti a trasportare la merce e veloci al punto da poter seminare in mare le forze dell’ordine. Insospettito dalle richieste, Marco chiede aiuto e consiglio al suo amico poliziotto Mario (Fabrizio Ferracane), scoprendo che lo SCO di Genova segue da mesi i narcotrafficanti, senza sortire successo. A questo punto viene proposto a Marco di collaborare con la giustizia, per aiutarli nella cattura del boss. Merani si ritrova suo malgrado sotto copertura, infiltrato tra gli affiliati di Aurelio e divenendo per lui un punto di riferimento, quasi un fratello. Mecánico, così viene chiamato dal boss, si ritrova a condurre una doppia vita: costretto a mentire alla sua famiglia e agli operai ed entrando in qualcosa più grande di lui. «Un poliziotto senza distintivo e un delinquente senza soldi», così Marco/Franciosi si definisce, in bilico tra giustizia e illegalità. Perde la sua vita, se stesso, tra rinunce, arresti, viaggi tra Spagna e Sudamerica. E quegli orologi, le catene che lo vincolano ad Aurelio, senza possibilità di scampo. Deluso poi più volte dallo stesso Stato, attraversa un periodo di estrema confusione e demoralizzazione. Gli orologi del diavolo. Chi è Franciosi La storia di Gianfranco Franciosi, per gli amici Giannino, balza agli onori della cronaca nel 2014, grazie ai servizi dei programmi Presa Diretta e Le Iene, e nel 2015 con la pubblicazione del libro Gli orologi del diavolo, che […]

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