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Eroica Fenice

La Tag: recensione contiene 135 articoli

Libri

La violinista di Auschwitz: un romanzo di Ellie Midwood

La violinista di Auschwitz è il nuovo romanzo di Ellie Midwood edito da Newton Compton. Un romanzo storico che però ha molto da raccontare e che ha tanto da insegnare, in una lettura che si configura come avvincente ed interessante al tempo stesso; un libro che fa riflettere su ciò che stato, una “fetta” di storia dolorosa che non deve più ripetersi. La trama “Ad Auschwitz ogni giorno è una durissima lotta per la sopravvivenza. Alma è la detenuta 50381, il numero tatuato sulla sua pelle. È rinchiusa con migliaia di altre donne, portata via dai suoi affetti, circondata da un filo spinato che non le lascia scampo. Una realtà estremamente lontana alla sua vita precedente. Era una violinista, incantava il suo pubblico con note melodiche e soavi che riempivano il cuore. D’un tratto purtroppo la dura e terribile presa dell’Olocausto ha invaso l’Europa e nulla ha potuto salvarla. Quando la responsabile del campo femminile nomina Alma direttrice dell’orchestra, lei è tentata di rifiutare. Poi accade qualcosa. Così… improvvisamente. Proprio come quella realtà terribile nella quale si trova rinchiusa da un giorno all’altro. Qualcosa scombussola ancor di più, la sua esistenza provata, e soprattutto privata di ogni identità”. La violinista di Auschwitz: una storia straziante si fa spazio tra le pagine del romanzo “Rasata come una pecora e identificata da un numero anziché da un nome”, si legge in un passo de La violinista di Auschwitz. Eppure lei, Alma, appare sin da subito come un personaggio forte, caratteristica che rende ancor più avvincente il romanzo che ricordiamo, essendo di caratura storica, delinea i contorni di un preciso quanto drammatico momento storico. La storia è straziante, lacera il cuore, e ancora oggi ci si chiede “perché”?! Perché tutto quell’orrore, quei massacri, quello spettro malvagio e senza senso alcuno. È grazie a romanzi come questi che quella realtà spesso descritta dai libri di storia, riesce ad entrare dentro ogni persona, fino all’anima. Si delinea, grazie alla narrazione precisa e quasi analitica, il profilo di una protagonista, Alma, che insegna  a cercare, e se possibile vedere, la bellezza anche tra le macerie. Alma cattura l’attenzione, ciò che quotidianamente vive ed osserva, mette in subbuglio il cuore, avvicinandola fortemente al lettore. Si legge di giornate scandite da una routine disarmante, pranzi e cene a base di “zuppa”, acqua sporca all’interno della quale i più “fortunati” trovavano una rapa marcia, poi silenzi improvvisamente squarciati da grida disarmanti, donne dagli occhi vuoti. Le parole del romanzo rendono perfettamente l’immagine di tutto ciò, di quegli attimi infiniti che i protagonisti, per lo più donne, vivono e che infiammano il cuore dei lettori. Accade che tutto ciò, la narrazione così vivida di particolari e attenzione alla descrizione di eventi e comportamenti, soprattutto femminili, entra dentro. Quel blocco asettico e maledetto un giorno assunse un velo di normalità (se così la si può chiamare) quando improvvisamente Alma cominciò a suonare. Le donne non ancora costrette a letto le fecero spazio nel blocco 11, quello delle sperimentazioni, osservandola con timida dolcezza, con […]

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Libri

Frequency: la serie di Renato Garofalo

Frequency è una serie di episodi narrativi – che si prestano alla trasposizione cinematografica – scritta da Renato Garofalo e pubblicata a partire dal 2017 tramite piattaforma di autoedizione. Frequency: sintonizzazioni e frequenze pericolose La trama del testo segue un doppio filo: da un lato, una storia all’apparenza semplice, lineare; dall’altro, una catena di fatti che amplia a dismisura l’iniziale linea narrativa; un gruppo di amici deve scoprire che sta succedendo: strappati letteralmente alla loro quotidianità, si ritrovano di colpo in un mondo fatto di intrighi, bugie, segreti, squallore e depravazione in cui poco – davvero poco – è ciò che sembra; incontreranno, in questo loro viaggio al centro del male, compagni di viaggio e d’avventura che li aiuteranno e che diventeranno parte di una nuova famiglia allargata; ma, come si diceva, avanzando nella lettura si scopre che la semplicità iniziale è solo un’apparenza e che la storia si fa maggiormente complessa, pagina dopo pagina: attraverso complicazioni varie, garbugli, colpi di scena e intrecci di trama che dalla linea d’azione principale portano il lettore verso altre linee e altri intrecci, l’autore allunga, dilata la narrazione dei fatti tenendo il lettore sempre sospeso fra le pagine, nella lettura e nell’immaginario. Lo stile è veloce, l’azione procede svelta, le digressioni portano avanti o indietro, non “spezzano” affatto il ritorno, il ritmo narrativo, piuttosto lo dilatano senza forzature; il linguaggio è semplice, diretto, in linea con questo tipo di narrazioni. L’assunto di fondo su cui si concentra l’autore è la teoria della correlazione quantistica (in chiave fantascientifica), la quale si innesta, a sua volta, su un canovaccio scenico che apre la stesura della serie narrativa ad un intreccio di esiti ulteriori. Cosa accadrà ai ragazzi della storia? Ostico a riassumere, in poche righe, ciò che Frequency produce nel lettore: pagine scritte che se immaginate portano davvero a rocambolesche immagini cinematografiche (e non è un caso, infatti, che l’autore confessi in quarta di copertina di essersi lasciato ispirare dal cinema di una certa impronta: fra i registi «Ridley Scott, John Carpenter e Sam Raimi […] Quentin Tarantino», fra i supervisori agli effetti speciali, l’artista surrealista «Hans Ruedi Giger»). Cosa accadrà, quindi? Il lettore, se vorrà, potrà scoprirlo leggendo i passi di questa strutturata serie narrativa. Un consiglio, che seppur ovvio, mi sento di dare: non partite dall’ultimo episodio, ma iniziate da subito a recuperare fin dal primo numero della serie; questo perché la storia non è affatto slegata e nei vari capitoli della serie, fin dal primo numero, l’autore ha inserito elementi e dettagli fondamentali che segnano passaggi cruciali nell’economia del testo: la storia, dunque, segue un lungo continuuum narrativo e temporale e per essere fruita come nelle intenzioni dell’autore è importante che sia letta dall’inizio per evitare “di perdere il filo” e inficiare la comprensione in toto della serie. Renato Garofalo: l’autore Renato Garofalo è uno scrittore e un amico fraterno. Frequency è un progetto, un’idea di scrittura, che parte da lontano: la trama è figlia di rimaneggiamenti vari che partivano dall’idea di […]

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Antonio Perone, la sua ricerca poetica: ’A felicità

’A felicità. Poesie in vernacolo napoletano (stampato da Grafica Cirillo nel 2020) di Antonio Perone, originario di Scafati, è un volumetto di versi eterogeneo per forme e contenuti, tenuti insieme dalla varietà della realtà quotidiana e dalla lingua dialettale. ’A felicità di Antonio Perone: l’ego letterario nella vita quotidiana L’elemento peculiare della silloge, ovvero il voler porre il vissuto e il pensiero personale dell’autore al centro dell’attenzione del lettore, è messo in evidenza da Maria Teodosio, che ne firma la Presentazione: «Antonio Perone […] ha un’unica passione: raccontarsi in versi». In altre parole l’intenzione di Perone sembra coincidere con una esclusiva volontà di parlare di sé: il risultato finale pare tendere a una definizione personale del più vivo sentimento della felicità che è tema centrale e titolo del libro; così, in proposito Maria Teodosio: «’A felicità, uno stato d’animo su cui [Perone] si interroga continuamente attraverso versi che seguono un rigoroso rispetto della metrica». E, ancora, costruzioni classiche in una lingua napoletana costruita a posteriori: questo sembra emergere dalle parole spese da Denise Ugliano nella sua Guida alla lettura: «Il poeta mostra innanzitutto di padroneggiare diverse forme metriche […]. L’endecasillabo, verso tipico della poesia italiana, è sapientemente utilizzato, ma non mancano sperimentazioni in settenari, ottonari, novenari, decasillabi», inoltre «alcuni componimenti mostrano la modernità e la freschezza del verso sciolto»; a tal proposito, infatti, si vedano poesie come Vurrìa, ’N antico turmiento, Rose ’e cristallo, Ciccillo mbriachella, Cielo cinnerino, ’E marcangegne, che sono scritte in quartine ora di endecasillabi ora in ottonari di rime alternate, mentre, in altre, il verso sembra inarcarsi ritmicamente in quello successivo (Verusca, Nu suonno, ’O ffuoco d’ ’a vita, ’O viecchio, ’O zi’ niscuno). La metrica tradizionale ritorna, inoltre, nei sonetti (ad esempio ’O strano suonno, ’O struìto, Pentimento, ’E figlie), che, insieme alle altre liriche, abbracciano tematiche tipiche, si diceva, e centrali della realtà quotidiana vissuta da Perone. Realtà quotidiana che sembra filtrata da una lente di nostalgia attraverso cui leggere in trasparenza le liriche e, prima di esse, la Guida che sente di offrire Denise Ugliano a chi vorrà leggerla: «Una possibile chiave di interpretazione […] vede quattro tipologie di temi che in realtà a volte si intrecciano: riflessioni sul proprio vissuto, la quotidianità e il confronto con i tempi passati, l’amore, messaggi universali all’umanità». Riflessioni e variazioni sul tema Tematicamente, inoltre, le poesie di Antonio Perone, pervase e mascherate a tratti di profonda malinconia, si rivelano essere, nostalgicamente e amaramente, constatazioni di mancata o non raggiunta felicità. Talora con versi in ‘chiaroscuro’, i concetti rivolti alla ’ricerca della felicità’ tendono a seguire una forma di narrazione poetica che dà al lettore e all’autore la sensazione di essere giunto al termine dell’itinerario, salvo poi apparire dinanzi agli occhi la consapevolezza del carattere fugace e inafferrabile della felicità stessa. Un esempio per tutti possono essere le quartine della poesia ’A casa mia, in cui alla mera apparenza che pervade versi e ritornelli si contrappone la lapidaria consapevolezza, talvolta espressa in toni moraleggianti, di una felicità […]

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Nero Lucano: il testo di Piera Carlomagno

Nero Lucano è la recente pubblicazione di Piera Carlomagno per i tipi della Solferino Libri (collana Giallo Solferino). Nero Lucano: il testo Nero Lucano è un testo ambiguo: le storie si mischiano in un dedalo di vicende in cui è difficile raccapezzarsi; ci provano i protagonisti della squadra chiamata ad indagare e a far luce sugli efferati e misteriosi delitti consumati, ma la luce è ben lungi dall’accendersi fra le trame scurissime – nere – di questa storia messa su da Piera Carlomagno. Partiamo dal titolo: “nero lucano” perché storia nera ambientata in Lucania, ma non solo la Lucania dalle bianche pietre fa da scenario alle vicende, o meglio, non è solo la Basilicata ad essere al centro della narrazione: lo è anche il nord, rappresentato da una strana donna strettamente legata alla trama principale. Un miscuglio di trama e sottotrame minime che si riflette nel linguaggio scelto: un misto di italiano e dialetto messo qua e là affidato a brevi frasi o a singole parole ed espressioni intercalati in altri contesti. Una storia “torbida”, riprendendo l’espressione usata in seconda di copertina, che porterà l’anatomopatologa protagonista dell’indagine verso una discesa nel male, in un baratro vertiginoso fatto di «diverse sfumature di nero: dentro e fuori». Un fatto macabro che si snoda lungo l’arco di quattro settimane (da un immaginato 18 gennaio ad un altrettanto immaginato 14 febbraio), ma che affonda le radici nel passato, tempo addietro, intrecciandosi a vicende fosche e affari loschi; una storia, quella imbastita nelle intenzioni di Piera Carlomagno, che oscilla funerea fra il passato e il presente e fra passato e presente tiene intrappolati i personaggi in una tela velenosissima, se non letale. Anche la città diventa protagonista nelle parole dell’autrice: ella non relega assolutamente il paesaggio lucano a un mero sfondo narrativo, piuttosto lo eleva al rango narrativo di paesaggio-paesaggio all’interno dei movimenti degli altri personaggi; case, pietre, luci, ombre, silenzi si muovono, si spostano, si rincorrono insieme ai pensieri e alle azioni dei personaggi che diventano comprimari di questa “storiaccia” nera. Piera Carlomagno: l’autrice Piera Carlomagno è laureata in cinese e giornalista professionista e scrive sul quotidiano «Il Mattino»; è autrice di altri libri, oltre Nero Lucano (maggio 2021); fra questi: Una favolosa estate di morte (edito per Rizzoli) per il quale ha vinto il “Premio Romiti” di «Ombre», sezione Emergenti al Caffeina Festival di Viterbo; è, inoltre, direttrice artistica del SalerNoir Festival (alla VII edizione nel corrente anno 2021). Fonte immagine in evidenza: casa editrice Solferino

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Libri

Dalle stalle alle stelle: una vita attraverso il mare

Dalle stalle alle stelle è il recente testo scritto da Irene Moretti in memoria di Luigi Nava, per i tipi della casa editrice Il frangente edizioni. Dalle stalle alle stelle: la trama Dalle stalle alle stelle si apre con un Inizio che è, in definitiva, una fine: l’inizio di un brutto periodo, della consapevolezza di un male che attanaglia e si impadronisce della felicità, dei sogni, della vita. Irene Moretti apre il libro con un attacco scarno, secco: «Arriviamo in ospedale» e questa frase, che segna l’inizio della fine, a posteriori carica il cuore di un dolore pesantissimo. Il ricordo si riaffaccia dolorosissimo laddove le pagine autobiografiche sembrano rivivere di voce propria nel nodo d’amore intrecciato dalle parole dell’autrice, compagna del protagonista di queste memorie: Luigi Nava. Un racconto scritto in due, il racconto di un amore e della vita che, seppur innesto di storie e pagine scritte a distanza di tempo, fluiscono unite come l’amore; amore per il mare e amore fra innamorati: sguardi tesi verso la stessa direzione -sguardo che ritorna negli occhi di Luigi Nava ritratto nella toccante fotografia scelta per la copertina di questo libro intimissimo- fatta di vento, di sale, di mare, ma spezzata tragicamente dal tempo. Un libro che ripercorre aneddoti e occasioni pulsanti di vita e di emozioni vissuti e provati dal protagonista insieme alla moglie, al figlio e ai suoi compagni e amici di bordo e di avventura: fra di loro, pensieri speciali sono rivolti ad Antonio Penati: «Luigi, più basso e magro, e Antonio, più alto e con più chili addosso, ricci e barba abbondanti per entrambi, vicendevolmente si chiamavano “fratellino” e “fratellone”». «Dalle stalle alle stelle è il titolo che Luigi aveva pensato di dare al suo lungo racconto quando aveva cominciato a scrivere, a mano, i ricordi salienti della sua vita. Oltre duecento pagine fitte fitte che iniziano con le umili origini contadine della sua famiglia. La tenacia, la determinazione e la passione che metteva in tutto ciò che faceva lo avrebbero portato gradualmente a diventare uno skipper professionista di alto livello. Il vissuto della sua infanzia, fino alla giovinezza, è però il leitmotiv, l’elemento cardine che unisce tutte le sue esperienze e che sta alla base del suo successo»: così Irene Moretti chiarisce ai lettori il motivo, la scelta, del titolo di questo libro, fatto di vissuto, ricordo, emozioni, genuinità. Le pagine che si avvicendano sono un susseguirsi di sentimenti e di parole miste di amore, pianto, ricordi. Una tensione particolare – ovviamente – verso il male oscuro e amarezza verso «alcuni illustri oncologi, quelli che si vedono in televisione, quelli esperti della vita altrui che poi della vera vita altrui se ne strafregano, quelli che neanche ti guardano in faccia, infilano il dischetto con le immagini della tua tragedia nel computer e sparano sentenze senza conoscerti, senza sapere o chiedere chi sei, come ti senti»; una constatazione lucida sulla desolante miseria umana di taluni che addolora e che stringe il cuore del lettore intorno alla sofferenza di […]

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Il taglio dell’angelo: giallo d’ambientazione ospedaliera

Il taglio dell’angelo è un recente testo scritto da Claudio Coletta e pubblicato dalla casa editrice Fazi editore lo scorso maggio; il testo, che si inserisce nel cuneo editoriale dei testi afferenti al genere del romanzo giallo d’ambientazione ospedaliera, si consuma tutto lungo la linea – sottile come una lama di bisturi – della tensione e dello sconcerto. Il taglio dell’angelo: il testo di Claudio Coletta Il taglio dell’angelo è un testo che già dalle prime pagine consuma la sua duplice tensione emotiva: un primario, poco aggiornato sui fatti di cronaca, trascorre le sue giornate lavorative più fra le carte di una burocrazia ospedaliera che fagocita la pratica medica che fra le corsie che accolgono i pazienti bisognosi di cure; questa situazione genera un senso di smarrimento nel primario la cui coscienza viene – come potrà leggere in dettaglio il lettore – definitivamente scossa da un caso di cronaca a lui vicinissimo: il decesso improvviso e apparentemente inspiegabile di un ragazzo straniero. Inizia così la narrazione di questo giallo – con diverse venature nere, come il lettore potrà accorgersi – che vedrà protagonista e coprotagonista (il primario succitato, il dottor Lorenzo Baroldi, e il suo amico poliziotto, l’ispettore di polizia Nario Domenicucci) a indagare spalla a spalla; ciò che verrà a galla sarà una storia torbida, fatta di aberrante strazio e sconcertante miseria umana. Duplice tensione, si diceva, in apertura a questo articolo. Duplice è anche la scelta che appare operata da Claudio Coletta tra forma e contenuto: un testo che riguarda – al di là del tema poliziesco – un ambiente ospedaliero, medico, tutto pregno di scienza sanitaria, ma al contempo un testo impaginato con scansione in parti identificate da illustrazioni dei tarocchi, che ben delineano il mistero e il caso. Per comprendere appieno quanto detto si può citare un passo tratto dalle Note e ringraziamenti scritte dall’autore, che ben può sintetizzare la genesi del testo: «Questo romanzo, o almeno buona parte di esso, si è affacciato alla mia mente diversi anni fa, quando il fenomeno della cosiddetta immigrazione clandestina […] imperversava nei media con immagini e storie davanti alle quali era impossibile rimanere indifferenti. Più volte, in quei mesi, mi sono chiesto come dare voce a tante esistenze devastate […] Sentivo di non esserne semplicemente capace […] Finché, una mattina d’inverno […] il quotidiano «La Repubblica» ha pubblicato un articolo in cui si raccontava un episodio sconvolgente avvenuto in Francia con i suoi strascichi giudiziari […] Ritengo doveroso ricordare che molto di quanto viene raccontato in queste pagine, protagonisti compresi, è frutto della mia fantasia, come dev’essere in un romanzo. Non lo è però il nucleo centrale della storia, quello è stato davvero, e potrebbe tornare a verificarsi in qualsiasi parte del mondo e in mille modi diversi, ovunque dovesse venir meno il rispetto della dignità umana, quale sia il colore della pelle e il paese di nascita». Claudio Coletta firma, con Il taglio dell’angelo, un libro che affronta temi e ambientazioni a lui professionalmente vicini: oltre che […]

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Libri

Un requiem tedesco: l’ultimo capitolo della trilogia di Berlino

Un requiem tedesco. La trilogia berlinese di Bernie Gunther volume III è un libro scritto da Philip Kerr e recentemente pubblicato dalla casa editrice Fazi editore (per la traduzione di Luca Merlini). Un requiem tedesco: il terzo episodio della trilogia di Philip Kerr Un requiem tedesco è il terzo – dunque ultimo – volume de La trilogia berlinese di Bernie Gunther scritto da Philip Kerr, preceduto da Violette di marzo e Il crimine pallido, rispettivamente primo e secondo episodio della saga e tradotti in italiano entrambi da Patrizia Bernardini. Seguendo naturalmente l’evoluzione della trama dal primo episodio di questa trilogia poliziesca, il lettore si ritrova nuovamente a distanza ravvicinata con l’investigatore privato – veterano di guerra ed ex poliziotto – Bernie Gunther, in una torbida spirale di corruzione, scorrettezze, inganni e falsità seguendo il doppio filo del presente e del passato. Ma cos’è vero? Cos’è assoluto? Cosa c’è di falso, di menzognero? E ancora: tutto ciò che sembra è o appare? E del tangibile? Cosa ne è? L’autore di Un requiem tedesco, partendo da alcuni assunti storici, imbastisce una trama che è tutta foschia e bruma del corso dei secoli; una storia che rimanda alla Storia – pagine sanguinose di una guerra aberrante come tutti i conflitti umani e mondiali – fatta di intrighi, di strategie, di spionaggio e controspionaggio: nulla è come sembra – o forse davvero poco – in un labirintico, frenetico e inquietante sfondo geo-politico che è la Berlino del dopoguerra – post II guerra mondiale – in una tentacolare rete vischiosissima – e rischiosissima – di inganni. Cronologicamente il testo fa riferimento – come del resto i due precedenti afferenti alla trilogia – alla prima metà dello scorso secolo, in cupo e dilaniante, oltre che aberrante, clima nazista (ben lontano dalla norma dell’ideologia socio-politico-filosofica comunista) prima, e di estremismo dittatoriale comunista poi; ancora uno sfondo sociale e politico pervade, quindi, le storie narrate dalla mente e dalla penna dello scrittore Philip Kerr: agonia e atrocità che dal primo episodio della trilogia – ambientato nel 1939 – arriva al 1947, mantenendo inalterati i grovigli di trama e di colpi di scena di strategie che, chi ha letto i precedenti libri de La trilogia berlinese di Bernie Gunther, conosce bene. In epigrafe al testo, evocativo, un estratto della poesia Un requiem tedesco di James Fenton che riporto, trovando in esso un diretto collegamento con l’avvio della storia, una sorta di breve pagina introduttiva che rapisce il lettore direttamente all’interno della storia (che pure riporto di seguito): «Non ciò che hanno costruito. Ma ciò che hanno abbattuto. Non le case. Ma gli spazi vuoti tra le case. Non le strade che ancora ci sono. Ma le strade che non ci sono più. Non i ricordi che si riaffacciano. Non ciò che hai annotato. È ciò che hai dimenticato, ciò che devi dimenticare. Ciò che devi portare avanti, dimenticando tutta la tua vita» (James Fenton, Un requiem tedesco); «Di questi tempi, se sei un tedesco trascorri l’esistenza in purgatorio già prima […]

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Libri

Il viaggio perfetto: tante pagine, tante mete

Il viaggio perfetto. Oltre 300 destinazioni per ogni profilo di viaggiatore è un testo di Paco Nadal presente fra le recenti pubblicazioni della casa editrice Newton Compton editori (per la collana Manuali e guide) e per la traduzione dallo spagnolo in italiano a cura di Andrea Russo. Il viaggio perfetto: il testo Il viaggio perfetto. Oltre 300 destinazioni per ogni profilo di viaggiatore – citando le parole spese in Prefazione al libro da Javier Reverte – «è una guida modellata su tutte le necessità e i capricci, sul proprio piacere e sulle proprie inclinazioni»; dopo un corposo indice – che ricorda una sorta di catalogo di viaggio molto esteso – il testo entra nel vivo per asservire al proprio compito: dare consigli di viaggio al turista giramondo che si avventura nella lettura delle pagine del libro. Si offrono, così, consigli sulle vacanze a tema «per superare la crisi dei trenta», «per dimenticare una delusione amorosa», «per viaggiare coi bambini», «per coppie molto innamorate», «per allentare lo stress quotidiano», «per donne sole», «viaggi zaino in spalla», «per ammirare la fauna», «viaggi per rimorchiare», «per prepensionati con voglia di divertirsi», «per pensionati con voglia di vedere il mondo», «per scapoli», «con un gruppo di amici», «per appassionati di romanzi», »per chi viaggia alla ricerca del senso della vita», «lune di miele», «per amanti dell’architettura coloniale», «per amanti della natura», «per amanti delle città e della vita urbana», «per amanti delle culture indigene», «per gli amanti delle perle archeologiche», «per gli amanti dei treni», «per amanti delle immersioni», «per appassionati delle grandi camminate», «per gente schifosamente ricca», «per la crisi dei quaranta», «per chi cerca la solitudine»,  «per chi non ama le crociere», «per perdersi in un’isola inaccessibile», «per chi crede che l’Africa sia piena di pericoli», «luoghi da vedere almeno una volta nella vita»: davvero tanto! Come già dai titoli dei capitoli prima elencati è facilmente comprensibile, l’autore utilizza uno stile diretto e vicinissimo, più che alla forma scritta, alle forme e ai registri linguistici propri dell’oralità e di un certo grado di totale informalità: questo permette il realizzarsi una certa complicità e fiducia fra l’autore e i lettori che potranno essere indotti a seguitare i consigli di Paco Nadal spinti dalla curiosità o davvero da un genuino trasporto nei confronti delle sue parole. Paco Nadal sembra divertirsi a scrivere questo testo (fra gli indizi che lo mostrano: le digressioni varie su fatti personali occorsi in viaggio) e chi vorrà potrà farsi guidare e ispirare dalle mete da lui suggerite, davvero tantissime e percorse dalle sue scarpe abituate (per diporto e per lavoro) a viaggi, traversate, cammini. Paco Nadal, viaggiatore appassionato e professionista del settore, sembra scrivere proprio uno di quei listini presenti nelle agenzie di viaggio sparsi un po’ dovunque, con la differenza per cui invece di proporre un numero esiguo di mete e direzioni di viaggio, “srotola” un faldone di più di 300 destinazioni; leggendolo, scorrendo pagine e illustrazioni, ho immaginato questo: un libro in cui si trovano condensati i […]

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Cinema e Serie tv

Black Widow, la recensione del film Marvel con Scarlett Johansson

Black Widow, la recensione dell’ultimo film del MCU con Scarlett Johansson, quando il genere super-eroico incontra Mission Impossible In un momento di ripresa del settore cinematografico dopo una lunga chiusura, a causa della seconda ondata di Covid-19, ad aiutare il box-office italiano c’è l’ultimo film del Marvel Cinematic Universe. Si tratta di Black Widow, diretto da Cate Shortland, sceneggiato da Eric Person e Jac Shaeffer e basato sul personaggio creato da Stan Lee, Don Hack e Don Rico nel 1964. La pellicola, accolta in modo positivo dalla critica, sperimenta insieme alla classica formula dei Marvel Studios anche il modello di Mission Impossible e Jason Bourne, unendo il genere super-eroico allo spy-thriller. La trama di Black Widow, tra gli eventi di Captain America Civil War e Avengers Infinity War Dopo gli avvenimenti di Captain America: Civil War, Natasha Romanoff (alias Vedova Nera), è ricercata per essersi opposta al Trattato di Sokovia e per aver tradito Tony Stark per Steve Rogers. Durante la sua fuga, la femme fatale interpretata da Scarlett Johansson dovrà fare i conti col proprio passato. Rincontrerà la “sorella” Yelena Belova e i “finti genitori” Alexei/Red Guardian e Melina per un viaggio verso la “Stanza Rossa” per scoprire il proprio passato. I personaggi del film; Scarlett Johansson, Florence Pugh e David Harbour promossi Il primo merito va a Scarlet Johansson e alla sua performance nella quale riesce a bilanciare le sue ottime doti di recitazione con i combattimenti intrisi di arti marziali, confermandosi sia come attrice adatta per film d’autore (come Vicky, Cristina e Barcellona, A Marriage Story, The Prestige e Jojo Rabbit) ma anche per pellicole d’azione (la sua esperienza come Vedova Nera ma anche in film come Ghost in the Shell o Lucy di Besson). Altra piacevole sorpresa è il personaggio di Yelena interpretato dalla giovanissima Florence Plugh, che sa rubare la scena e confermarsi  come attrice polivalente (veniva dai successi di critica come Piccole Donne e Midsommar- Il villaggio dei dannati). David Harbour ci regala un simpatico personaggio che riesce a smorzare la tensione e strappare una risata al pubblico, e c’è la voglia di rivederlo di nuovo nel futuro del Marvel Cinematic Universe. Invece Rachel Weisz interpreta un personaggio molto particolare che a tratti può sembrare un nemico o un traditore ma in realtà aiuterà le nostre protagoniste nella loro missione. Per quanto riguarda i nemici della pellicola, anche Taskmaster ruba la scena alle protagoniste del film, grazie al suo silenzio e alle sue abilità da assassino dopo aver memorizzato i combattimenti di molti eroi come Hawkeye, Captain America e Black Panther. Unica nota dolente tra i personaggi è il cattivo di Ray Winstone: siamo lontani dal fascino di Loki di Tom Hiddleston, dal timore generato da Thanos interpretato da Brolin, dal vendicativo e megalomane Mysterio di Jake Ghyllenhaal e dal cattivo tormentato Erik Killmonger di Michael B. Jordan ma molto meglio di altri villain malriusciti come Malekith di Christopher Eccleston. Nonostante ciò, comunque riesce a trasmettere, con la sua prepotenza e arroganza, un sentimento di […]

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Libri

Lorenzo Bastioli, il nuovo romanzo: Istruzioni vocali

Istruzioni vocali è il nuovo libro di Lorenzo Bastioli, edito da Scatole Parlanti. «In una società dove la condizione umana si perde nel (talvolta esagerato) benessere della modernità, per vincere le imminenti elezioni comunali, un partito politico inventa un microchip sottocutaneo che permette di gestire il linguaggio dell’uomo. Da ciò scaturisce uno scenario che rende perfetta la comunicazione, all’interno del quale un ragazzo si mette alla ricerca di una donna scomparsa nel nulla, provocando una serie di eventi a catena. L’incursione, inaspettata di una forza onnisciente, desta ulteriore scompiglio nella già troppo alienata realtà, creando una visione piuttosto ambivalente, in cui tutto si mescola e si confonde.» Un libro estremamente interessante, la cui narrazione mescola realtà e sentori, verità e confusione, delineati da un linguaggio semplice e coinvolgente. Istruzioni vocali di Lorenzo Bastioli: tra verità, realtà e sistema Come sottolinea Lorenzo Bastioli, una serie di piccoli dettagli, spesso anche involontariamente, confondono, modellano e plasmano la volontà dell’uomo. Questo è quanto accade nel corso della narrazione, ogni piccola cosa sembra importante e forse lo è realmente, ma dopo poco è come se quella determinata cosa perdesse la propria identità, trasformandosi in altro, donando nuove emozioni, suggestioni e scatenando una serie di interrogativi. Il lettore non potrà fare altro che lasciarsi trasportare da quanto legge, in modo semplice, provando ad immedesimarsi nella storia, seguendo passo passo i vari procedimenti mentali, sociali, economici, razionali e non, che intessono la trama narrativa. Leggi, uomini, il cosiddetto Centro di comunicazione sociale, e persino le nubi in cielo, compongono i frammenti di un libro sicuramente ben strutturato, particolare, che offre una visione complessiva sul mondo a trecentosessanta gradi. Istruzioni vocali “detta” una serie di particolari ed elementi essenziali ai quali spesso non si fa riferimento, frequentemente inosservati o bistrattati. Ed è così che leggendo c’è tempo per riflettere, per pensare a quanto possano essere importanti alcune cose, e assolutamente insignificanti altre. Istruzioni vocali mette nero su bianco lo sviluppo delle facoltà umane insite in ogni individuo, con una narrazione che procede per tappe… o almeno così sembra. Inizialmente la narrazione si presenta chiara e lenta, costellata da tanti elementi (forse troppi) e si identifica con una serie di momenti collocati in successione, anche se non consequenziali. Dopo questa prima fase, il lettore sarà travolto da una serie di tasselli incatenati l’uno all’altro, che daranno dinamicità al romanzo. Ogni informazione, immagine che si prefigura attraverso il testo, personaggio, dal più umile al più ricco, è “impacchettata” in un vero e proprio setting, che crea una struttura globalmente logica ed interessante, che tiene viva l’attenzione alimentando la curiosità ad ogni capitolo. Il finale, dato da una serie di affermazioni, segue lo stesso andamento, percorrendo quanto l’autore scrive nel corso del romanzo, senza trascurare nulla ma in modo essenziale.   Immagine in evidenza: Scatole Parlanti

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