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Eroica Fenice

La Tag: recensione contiene 23 articoli

Libri

Favola di New York l’ultimo, strabiliante romanzo di Victor LaValle

Esce oggi in Italia nella collana Le Strade di Fazi Editore, con la traduzione dall’inglese a cura di Sabina Terziani, Favola di New York, l’ultimo romanzo frutto del sorprendente scrittore americano – vincitore di alcuni tra i più prestigiosi premi letterari del suo Paese – Victor LaValle. Apollo Kagwa cresce con la giovane madre single Lillian di origini ugandesi nella città di New York. Del padre, Brian West, scomparso nel nulla quando lui era solo un bambino, non gli è rimasto nient’altro che una scatola con dei libri e un incubo ricorrente e apparentemente privo di significato che lo tormenta anche durante l’età adulta. Divenuto, ormai, un giovane uomo, Apollo lavora come commerciante di libri antichi e con la donna della quale si è innamorato e che ha sposato, la bibliotecaria Emma Valentine, ha il suo primo figlio chiamato Brian come il nonno paterno. Sarà proprio la presenza del piccolo a spezzare il perfetto equilibrio creatosi nella coppia e, tra i due, a manifestare maggior disagio unito a comportamenti incomprensibili per Apollo, sarà Emma che arriverà a compiere un gesto tanto atroce quanto impensabile, eppure non impossibile, per una giovane donna che è diventata madre. Da quel giorno la vita di Apollo cambierà in maniera radicale. Tuttavia, la determinazione e l’impellente bisogno di scoprire cosa abbia portato la donna che amava a fare ciò che ha fatto distruggendo la loro famiglia e le loro vite, daranno al protagonista la forza di intraprendere un viaggio che avrà dell’inverosimile ma che sarà necessario iniziare e, soprattutto, portare a termine per ricominciare a vivere. Favola di New York, una originalissima fiaba anticonvenzionale e dark intrisa di magia e mistero Nel suo romanzo, Victor LaValle da libero sfogo a un’immaginazione che resta costantemente in bilico tra ciò che è concreto, tangibile e ciò che è leggenda, favola appunto. Gli elementi fantastici si mescolano, penetrandovi a fondo, con la realtà della metropoli di New York nella quale coesistono da sempre luci e ombre e dove non tutte le storie hanno un “e vissero tutti felici e contenti”. Il personaggio di Apollo non ha provato questa felicità familiare da figlio a causa dell’assenza del padre e, una volta avuta la propria famiglia e dopo essere divenuto a sua volta genitore, deve faticare non poco per riottenerla e preservarla. Questo perché nel libro, ambientato nell’America contemporanea dove nulla viene regalato o può essere dato per scontato, emergono tutte le difficoltà legate all’essere genitori in un mondo in cui sembra non sia rimasto più spazio per certezze e sicurezze di alcun genere. Considerato come uno fra i migliori libri dell’anno da testate del calibro di “Time”, “The New York Times” e “USA Today”, Favola di New York invoglia e propone ai lettori di lasciarsi andare alle emozioni che questa storia magica e misteriosa racchiude tra le sue pagine. Una storia che non risparmia niente a nessuno, neanche l’inimmaginabile e, anzi, è proprio quest’ultimo che travolge e conquista chiunque la legga a patto di mantenere sempre sia lo sguardo […]

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Libri

Odissea veneziana, un romanzo di Giulio Querini (Recensione)

Pubblicato da Fazi Editore nella collana Le Strade, Odissea veneziana è l’ultimo e appassionante romanzo dello scrittore Giulio Querini. Sono i primi anni del 1500 e il trentaquattrenne Lorenzo Donin è un giovane medico veneziano ritrovatosi, dopo una serie di incredibili peripezie, al servizio dell’enigmatico pascià turco Rashid Takish il quale lo conduce con sé a Costantinopoli. Qui Lorenzo intende, dopo aver ottenuto il permesso di frequentare la biblioteca del palazzo, approfondire i suoi studi sulla peste, la terribile malattia che devasta il suo tempo. Tuttavia l’unico testo che realmente potrebbe aiutarlo e agevolarlo nel suo intento, il terzo volume dell’opera del medico e scienziato Polibo di Kos allievo di Ippocrate e vissuto nel IV secolo, risulta essere introvabile. Dopo aver chiesto aiuto al pascià, viene a sapere che il prezioso libro è stato portato via dal fratello recatosi ad Alessandria. Sarà proprio in questa città che, mesi dopo, dovrà recarsi Rashid per partecipare a un concilio decidendo di portare il giovane con sé come suo consigliere. Dopo essere riuscito a incontrare il fratello del pascià, Lorenzo scopre che il libro che sta cercando è nelle mani del monaco greco Dimitris allontanato dall’Egitto e mandato in esilio sulla piccola isola di Stampalia a largo della costa turca. Senza perdersi d’animo, il protagonista raggiunge la sua nuova destinazione e, nonostante la diffidenza della gente del posto, entra nelle grazie del conte Andrea Querini, discepolo del religioso, che lo informa della partenza del suo maestro per la Sicilia. Lorenzo, che sull’isola ha conosciuto la pastorella Diotima, malgrado il legame con la ragazza, decide di proseguire il viaggio iniziato mesi addietro animato dal desiderio di trovare e potersi confrontare con l’unica persona che potrebbe aiutarlo a proseguire gli studi e scoprire una cura per la terribile “morte nera”. Odissea veneziana: la perenne tensione tra il noto e l’ignoto In questo suo affascinante romanzo, l’autore descrive in maniera approfondita e precisa le vicende del protagonista arricchendo la trama con aneddoti e particolari che la rendono, agli occhi del lettore, ancora più invitante. Querini non fa mistero della vita di Lorenzo, anzi, fa sì che il giovane parli sinceramente e senza omettere nulla di sé a chiunque sia disposto ad ascoltarlo o gli ponga delle domande. Accorgimento questo che consente di poter comprendere meglio ciò che lo spinge a proseguire il suo viaggio, a non curarsi dei disagi e dei pericoli, a lasciare l’amore pur di ottenere quanto si è prefissato. Lorenzo, come l’Ulisse omerico, non può e non riesce a fermarsi; deve, ogni volta, andare oltre, superare i limiti perché sente e sa, considerata la sua storia personale e ascoltando la sua coscienza di medico, che non può fare altrimenti. Eppure, la mente torna là dove il suo cuore ha provato sentimenti fino ad allora a lui sconosciuti ed è in quel momento che l’uomo comune potrebbe prendere il sopravvento sull’uomo di scienza. La bellezza e particolarità di Odissea veneziana è da ricercarsi proprio in questo continuo oscillare, sapientemente creato dalla penna di Giulio […]

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Libri

Gli appunti necessari di Frank Iodice (Recensione)

Gli appunti necessari è un libro dello scrittore napoletano Frank Iodice. Si tratta del settimo romanzo dedicato alle avventure del dottor Fontaine. Il testo è stato pubblicato nel 2012 e rientra in un programma di distribuzione gratuita nelle scuole a cura dell’organizzazione no-profit Articoli Liberi. Tuttavia è prevista una ripubblicazione del romanzo in una nuova versione e per un altro editore. Nell’attesa, ripercorriamo la vicenda narrata dalla valida penna di Iodice. La trama La storia è incentrata sulla vita di due personaggi principali, quella dell’artista parigino André Colbert e quella della pianista di origini italiane Marie Dumas . André si è appena trasferito da Parigi a Nizza. È ricercato dalla polizia per la sparizione di alcuni appunti sottratti al ministro della Salute e accusato dell’omicidio di un funzionario. Ad indagare è il commissario Antonino Bellofiore, un uomo rozzo e romantico, incapace di innamorarsi, che conduce una vita ai limiti del surreale, rischiando di farsi ammazzare tutti i giorni. Intanto il ministro della Salute delega un ispettore dell’Igas, Philippe Zappalà, per controllare l’andamento delle indagini. Tuttavia si tratta di indagini fittizie in quanto sia il ministro sia Zappalà conoscono il vero movente del furto e dell’omicidio. Fondamentale per far emergere la verità sarà il contribuito dello psichiatra parigino Marcel Fontaine, amico di Colbert. Nel frattempo, a Nizza, Colbert incontra Marie Dumas, una pianista jazz che lavora in un’agenzia artistica e ha un figlio di quattordici anni. Marie lo aiuta ad inserirsi nell’ambiente locale e diventa la sua musa ispiratrice; lo segue travolta da una pericolosa e inspiegabile passione. Marie, però, è una donna sposata e Colbert, che ha appena lasciato una moglie e un figlio a Parigi, non ha alcuna intenzione di rovinare un altro matrimonio. L’artista non sa però che il matrimonio di Marie Dumas è sul viale del tramonto… La penna originale di Frank Iodice È un romanzo senza dubbio originale quello di Iodice che ha dato vita ad un intreccio astuto ed intrigante. Gli appunti necessari è un libro scorrevole e piacevole da leggere: ben scritto e strutturato. La forza del romanzo sta soprattutto nell’abilità descrittiva dell’autore. Iodice, in particolare, è bravo nel descrivere alla perfezione le vie e i quartieri francesi, di Nizza in questo caso; città che lo scrittore conosce molto bene in quanto da anni vive in Francia (oggi con la sua famiglia abita a sud della Francia). Leggendo si ha spesso la sensazione di assistere in prima persona ad alcune scene narrate o di passeggiare per le vie della città francese, talvolta deserte, talvolta affollate. La trama de Gli appunti necessari è curata nei minimi dettagli ed è tutta da scoprire. Un romanzo poliziesco, ma anche d’amore che tiene incollato il lettore alle pagine. Consigliato soprattutto agli amanti del genere suspense. Frank Iodice: note sull’autore Frank Iodice è originario di Napoli e ha iniziato a scrivere sin da piccolo, quando giocava a riscrivere il finale dei libri, di cui leggeva la versione in spagnolo o in francese e infine quella in italiano. A 12 anni, seguiva suo […]

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Cinema e Serie tv

Joe Berlinger alla regia di Ted Bundy – Fascino criminale

Uscito il 9 maggio per la regia di Joe Berlinger, Ted Bundy – Fascino criminale è l’adattamento cinematografico del libro The Phantom Prince: My Life With Ted Bundy – la prima edizione è del 1981 – scritto da Elizabeth Kendall. Seattle, 1969. Lo studente universitario di legge Theodore “Ted” Bundy (Zac Efron) conosce, iniziando con lei una lunga relazione, la giovane madre divorziata Elizabeth “Liz” Kendall (Lily Collins). Cinque anni dopo viene denunciata, nello stato di Washington e in Oregon, la scomparsa di numerose ragazze e, in seguito alla diffusione di un identikit del rapitore, Ted viene arrestato nel 1975. Gli anni seguenti sono un susseguirsi di accuse provenienti da altri stati del Paese fino a quando, nonostante sia riuscito a fuggire alcune volte, l’uomo arriva al processo durante il quale decide di assumere la propria difesa. Nel frattempo Liz ha iniziato a bere lasciando che l’amore che ancora prova per l’ormai ex compagno, la logori insieme ai sensi di colpa per essere stata proprio lei a denunciarlo. Nel frattempo il processo non volge a favore di Ted che viene condannato alla sedia elettrica. Dieci anni dopo – Liz si è sposata con Jerry (Haley Joel Osment) mentre Ted ha trovato nella vecchia amica Carole Ann (Kaya Scodelario) la sua compagna – Liz riceve una lettera dal suo ex e decide di andare a fargli visita in prigione decisa a scoprire se sia stato realmente lui a commettere quegli atroci delitti o se, per causa sua, un innocente sia stato condannato a morte. Ted Bundy – Fascino criminale di Joe Berlinger: un avvincente thriller biografico Nel film di Joe Berlinger, malgrado ci si aspetti di vederne molte considerato che il protagonista è stato uno dei più pericolosi serial killer americani – le vittime accertate furono più di 30 ma si pensa che possano essere state almeno il doppio – le scene violente si riducono a una soltanto. Questo perché Joe Berlinger si è concentrato principalmente su Ted – dimenticatevi lo Zac Efron tutto zucchero, miele e muscoli dei suoi lavori precedenti – che è stato presentato in modo talmente normale da essere, per questo, intrigantemente disturbante e, aspetto non meno rilevante, sul suo rapporto con Liz e le conseguenze di quest’ultimo sulla donna. Azzeccata la scelta di inserire immagini e video dell’epoca sulla vicenda – non dimentichiamoci che Joe Berlinger ha firmato diversi documentari per il piccolo e il grande schermo – che si incastrano alla perfezione nel film permettendo allo spettatore di sentirsi partecipe di fatti accaduti anni e anni e addietro. Perfette, poi, le tante inquadrature in primissimo piano che contribuiscono a dare maggiore enfasi ai momenti in cui la tensione emotiva raggiunge il suo apice. Da lodare, inoltre, sono le impeccabili interpretazioni offerte dai due protagonisti così come dal resto del cast. Una menzione speciale e doverosa va al grande John Malkovic che ha vestito i panni del giudice Edward D. Cowart il quale, a conclusione del processo, rivolse all’imputato queste potenti, sentite e terribili parole: «Riconosco […]

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Musica

Caleido: “E poi ci rido su” è l’album di debutto

Caleido: “E poi ci rido su”, un album sul Non Amore  |  Recensione “E poi ci rido su”, uscito il 5 aprile scorso, è l’album d’esordio dei Caleido, una band toscana nata nel 2016, formata da Cristiano Sbolci Tortoli (voce e chitarra), Leonardo Nesi (batteria), Alessandro Rizzo (piano e tastiere), Lorenzo Carfì (chitarra) e Guido Frosini (basso). Il disco – scritto da Cristiano Sbolci Tortoli, registrato dai Caleido con Alessandro Di Sciullo e prodotto da Vladimir Eduardo Costabile (La Lumaca Dischi) – contiene 10 brani pop-rock legati da un filo conduttore: il “Non Amore”, quello infranto, quello non corrisposto, quello finito. “E poi ci rido su”: sentimenti a suon di indie pop I Caleido cantano la forza, la rabbia, l’amore, la disperazione, l’eroismo e i ricordi, i viaggi e il sesso delle prime volte, in maniera sincera ed elegante, attraverso sonorità decise ma raffinate. Il disco è stato anticipato dal singolo “Chiara”, pubblicato lo scorso 8 febbraio. “Chiara” rappresenta un’adolescente insoddisfatta che cerca di colmare un grande vuoto con un “troppo pieno”, che in realtà non esiste, e che non fa altro che accrescere ciò da cui lei tenta di scappare. Chiara soffre per un “non amore” che, hanno spiegato i Caleido, “non è l’opposto del sentimento in sé, bensì una mancanza costante e dolorosa, un sentimento a sé stante, da cui la ragazza cerca disperatamente di fuggire (in moto) con le lacrime che le bagnano il volto e le mani che le impediscono di vedere il sole che, attorno a lei, continua a splendere. Il dolore, in questi casi, acceca tutto, fa vedere piovoso anche un cielo terso e ogni stimolo esterno diventa sterile ed insignificante”. “Questo è ciò che succede a Chiara, che invano tenta di scappare da un amore non corrisposto che la rincorre, che si ripresenta nella sua mente nonostante rincorra futili sensazioni svestite e stupide amicizie per impiegare il suo tempo, nella speranza che davvero la facciano sentire meglio. Con la voglia di esser sexy per un mondo che non la apprezza e un chewing-gum in bocca, Chiara sancisce il ritorno agli anni ’80, che nell’ultimo periodo son tornati, idealizzati dalla poetica indie-pop, in cui i Caleido facilmente si collocano”, hanno concluso i Caleido. Il brano, tra i più forti dell’album, è accompagnato da un videoclip diretto dalla regista Marta Fonti. Altro pezzo forte del disco, decisamente radiofonico, è il brano d’apertura, “Polaroid”, energico e malinconico allo stesso tempo: la malinconia è quella trasmessa da una polaroid, unico ricordo di una storia ormai finita. “Torno a casa tra i pensieri di una sera/di te resta una Polaroid”. Tutto l’album racconta, come detto, del “Non-Amore”, tranne “Miele”, la seconda traccia – nonché secondo singolo estratto – , un brano dalla melodia trascinante che parla infatti di un amore “in corso”. “E poi ci rido su” rispecchia in pieno le sonorità tipiche dell’indie italiano degli ultimi anni; in particolare, gli arrangiamenti e l’utilizzo massiccio delle tastiere ricordano vagamente lo stile dei Baustelle. La voce e il modo di […]

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Libri

Il colore del nostro cielo, l’imperdibile romanzo di Amita Trasi

Pubblicato in Italia da Giunti Editore, Il colore del nostro cielo è lo splendido romanzo che ha segnato l’esordio letterario della scrittrice indiana Amita Trasi. Mukta è una bellissima bambina indiana dalla pelle color del miele e dagli occhi verdi splendenti come due gemme preziose e, proprio grazie a queste sue particolarità che non passano certo inosservate, nel villaggio in cui vive, così come è stato per sua madre e per sua nonna prima di lei, avrà l’onore di diventare una devadasi ossia una serva della Dea. Tuttavia, se in un lontano passato esserlo era una fortuna, questo compito ha in seguito assunto lo spiacevole significato di entrare a far parte della schiera di prostitute di cui gli uomini del villaggio si servono per soddisfare il proprio piacere. Nonostante la nonna di Mukta, andando contro la volontà della madre che arriverà a perdere la vita per proteggere la figlioletta innocente da questo atroce e orribile destino, la venda a una donna che si occupa di “reclutare” le future schiave, la bambina riuscirà a mettersi in salvo grazie all’intervento di un uomo che la porterà lontano a vivere con sua moglie e sua figlia Tara. Tra le due, malgrado la differenza di casta, si instaurerà un rapporto di sincera amicizia osteggiato, tuttavia, dalla madre di Tara che non sopporta la presenza di Mukta nella propria casa. In seguito a un attentato in cui la donna perde la vita dopo essere uscita per sbrigare delle faccende di cui avrebbe dovuto occuparsi la ragazzina, Tara arriva a tal punto a odiarla da chiedere a un teppista di rapirla. Passano undici lunghi anni dalla notte in cui Mukta è stata portata via da uno sconosciuto e Tara, da allora, non ha avuto più pace. Per questo motivo è partita dagli Stati Uniti, dove si era trasferita con il padre, per tornare in India con l’intenzione di ritrovare l’amica perduta alla quale, col tempo, scoprirà di essere legata più di quanto avrebbe mai potuto neanche lontanamente immaginare. Il colore del nostro cielo di Amita Trasi: la purezza dell’amicizia sincera L’India è uno dei tanti Paesi dove essere donna equivale a una condanna. Lo sa bene l’autrice Amita Trasi – impegnata a collaborare con diverse organizzazioni umanitarie per contrastare il fenomeno della tratta di esseri umani – e lo sanno bene le due protagoniste, in particolar modo Mukta che, come tante, troppe, sue coetanee, prova sulla sua pelle cosa significhi appartenere al “sesso debole”. Eppure, nonostante le privazioni, gli abusi, l’indifferenza e le crudeltà patite, Mukta si aggrappa con tutte le sue forze a quell’unica speranza che le consente di non lasciarsi andare, soccombendovi, a un destino che altri hanno disegnato per lei: la piccola, ma seppur possibile, eventualità di ricongiungersi con l’amica Tara. E, come lei, anche quest’ultima non demorde malgrado il tempo passato, lo sconforto, le poche possibilità di ritrovarla, sostentata dalla forza di quell’amicizia pura che le lega l’una all’altra al di là degli anni, al di là delle differenze, al di là […]

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Libri

È tempo di ricominciare, il ritorno dell’autrice Carmen Korn

Esce oggi in libreria l’atteso romanzo È tempo di ricominciare, il secondo volume che compone la trilogia ideata dalla scrittrice tedesca Carmen Korn la cui pubblicazione, così come il primo libro Figlie di una nuova era, è sempre a opera di Fazi Editore. La guerra, siamo sempre ad Amburgo ma nel marzo del 1949, è ormai finita da anni ma i suoi devastanti effetti sono ancora ben visibili negli occhi e nei cuori di coloro i quali sono sopravvissuti e cercano di tornare alla normalità provando a superare le difficoltà quotidiane e a non farsi sopraffare dal dolore per i danni e le perdite subiti. Henny, supportata dal compagno Theo, dai figli Klaus e Marike e dalle amiche di sempre Lina e Ida, continua a cercare l’amica d’infanzia Käthe che sa, sente – o meglio, spera di non essersi sbagliata e averla confusa con un’altra – essere ancora viva. Quest’ultima, consapevole che proprio l’ex marito di Henny ha denunciato lei e la sua defunta madre ai nazisti e distrutta per la sorte toccata al marito Rudi deportato in Russia, non riesce a fidarsi credendola complice di quella crudele delazione e a tornare dalle persone che, innocenti, la aspettano ogni giorno. Pian piano, le vite di tutte e quattro le protagoniste riprendono il loro corso e, man mano che si prosegue nella lettura, per ognuna di loro e per i loro figli, amici più cari, amori e nuovi personaggi, tempi nuovi e nuovi fatti storici si susseguono in Germania così come nel resto del mondo fino ad arrivare alla fine dei turbolenti anni ’60. È tempo di ricominciare : epoche e generazioni a confronto Grazie a una narrazione che segue lo scorrere cronologico del tempo, l’autrice mostra al lettore non soltanto i cambiamenti che il suo scorrere provoca nei personaggi del romanzo, ma anche quelli che si verificano storicamente soprattutto nella Germania dell’epoca ma anche in Paesi lontani. Così, con sapienza e semplicità, Carmen Korn continua a offrire uno sfondo reale alla sua storia descrivendone gli effetti sui suoi protagonisti e le loro reazioni. Le quattro donne – le cui vicende sono il cuore pulsante della trama – sono affiancate da compagne, amiche, figlie, nipoti nonché da altrettante figure maschili di primaria importanza, che, proprio come loro, si inseriscono in un contesto storico ricco di avvenimenti e cambiamenti: dallo sbarco sulla Luna alla costruzione del Muro di Berlino;,dagli assassini di personaggi del calibro di Martin Luther King e John Fitzgerald Kennedy, alle agitazioni studentesche. Il riferimento a questi e altri eventi unito a quanto vivono nel loro quotidiano le protagoniste e i loro cari, contribuirà a rendere ancora più intima l’atmosfera che pervade È tempo di ricominciare rafforzando l’impressione avuta in precedenza con il primo romanzo, di essere entrati a far parte di una grande famiglia allargata dove ognuno conta e può liberamente decidere di (ri)cominciare a vivere come meglio crede senza che vengano meno l’amore, l’aiuto e la presenza dei suoi componenti.  

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Libri

La strega di Cetona, l’accattivante romanzo di Andrea Gasparri

Pubblicato lo scorso 28 marzo da IoScrittore, La strega di Cetona è l’ultimo romanzo dell’avvocato romano Andrea Gasparri. L’avvenente e appassionata contadina Melusina, figlia della strega di Cetona, Berta, è intenzionata a conquistare il bel Lorenzo conteso tra lei e la detestata figlia del mugnaio Bianca. Tuttavia, nonostante i due convolino a nozze, l’uomo la tradisce dopo poco con la rivale che, da quell’unico incontro, rimane incinta. I genitori di Bianca pretendono che Lorenzo si assuma le proprie responsabilità e quest’ultimo, spinto più dall’interesse economico che dall’onore, abbandona senza alcun rimorso la sposa. Dopo la nascita del bambino, che non sembra affatto sano, Melusina e Berta vengono accusate di stregoneria dopo una furibonda lite tra le parti chiamate in causa cui segue la morte del neonato. La loro fuga non dura a lungo e, in seguito alla sua cattura, alle torture e al processo, Berta viene condannata al rogo per stregoneria. Rimasta sola Melusina, continua a nascondersi sul monte Cetona dove progetterà la propria vendetta e diventerà una strega. Eleonora Monaldi è una giovanissima nobildonna di Castel della Pieve piena di sogni, ma il destino ha in serbo per lei la vita monastica e non quella avventurosa e libera che sperava di avere una volta sposata. Costretta a prendere i voti presso il monastero di Santa Lucia, la ragazza, diventata Suor Mansueta, si trova a essere vessata da quella che diventerà la nuova Badessa e cerca conforto nel confessore, Padre Agostino. Il religioso, però, ha ben altre mire nei suoi confronti e, consapevole del proprio ascendente sulla sua preda, finisce per ottenere ciò che vuole realmente da lei che pochi mesi dopo aspetterà un figlio dal prete. Per evitare lo scandalo la Badessa e Padre Agostino architetteranno un piano nel quale, oltre all’ingenua Eleonora/Mansueta, si troverà a essere coinvolta anche la strega Melusina. La strega di Cetona e il fascino del proibito secondo Andrea Gasparri A fare da sfondo alla suggestiva storia nata dalla penna di Andrea Grimaldi è un’epoca storica nella quale prevalgono la fede, in netto contrasto con la superstizione, e l’ingiustizia che accomuna entrambe. Le protagoniste sono vittime della cattiveria e della prepotenza degli altri: Melusina, colpevole di essere la figlia di una fattucchiera – denunciata da quegli stessi compaesani che si sono rivolti a lei per avere il suo aiuto – ed Eleonora la cui famiglia, in mancanza di una dote adeguata al suo rango per un probabile matrimonio, l’ha rinchiusa in convento. Si tratta di due donne tormentate che si aggrappano alla vita come meglio possono cercando di sopravvivervi, malgrado i torti e le umiliazioni, finendo con l’esserne sopraffatte seppure in maniera diversa. Le loro disavventure vengono narrate con uno stile ricco che aggiunge valore alle descrizioni degli animi e dei caratteri di tutti i personaggi che animano la trama esaltandone, in particolar modo, i difetti e i vizi tesi a mostrare quanto fascino eserciti sulle loro decisioni e indole ciò che è proibito. Il proibito che attira, seduce e che, alla fine, presenta un […]

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Cinema e Serie tv

Gomorra 4, boom di spettatori per i primi due episodi

Gomorra 4, la serie tratta dal romanzo di Roberto Saviano, ha tenuto col fiato sospeso più di 1 milione di spettatori per il suo debutto su Sky Atlantic. I primi due episodi (prodotti con Cattleya e Fandango, in collaborazione con Beta Film) sono andati in onda venerdì 29 marzo, con un dato di permanenza di spettatori per l’intera serata del 77%, il 12% in più rispetto alla media della terza stagione. Sui social network, hanno generato un totale di 267.700 interazioni e l’hashtag ufficiale #Gomorra 4 è entrato nella classifica dei trending topic italiani su Twitter. Protagonista indiscusso dell’inizio della quarta stagione di Gomorra è Salvatore Esposito, nel ruolo di Genny Savastano. Genny, dopo la morte dell’amico fraterno Ciro, è costretto a ristabilire gli equilibri tra i diversi clan della città e, per farlo, favorisce l’ingresso in scena di un nuovo giocatore, il boss dei “Levante”, potente famiglia dell’area Nord di Napoli, a lui unita da un legame di sangue. Genny, però, lontano dalle guerre sanguinose di camorra, si reinventa come imprenditore, avviando un grandissimo progetto per la costruzione di un aeroporto, ma scontrandosi con tutte le difficoltà del muoversi in modo “pulito”. Ritroviamo alla regia Francesca Comencini, con le musiche dei Mokadelic alternate alla voce di periferia di Franco Ricciardi. Sembra forte il riferimento ai film Il ladro di cardellini di Carlo Luglio nel primo episodio, e Veleno di Diego Olivares nel secondo. Tema centrale della seconda parte, infatti, lo sversamento di rifiuti tossici nell’area tra Napoli e Caserta, la cosiddetta “Terra dei Fuochi”. L’episodio mette in evidenza le conseguenze sulla salute delle persone che il fenomeno ha prodotto, la dinamica che porta allo sviluppo dei roghi tossici e la connivenza di alcuni proprietari terrieri locali con i fautori dell’avvelenamento. Ritroviamo anche dialoghi forti, efficaci, forse privati dell’effetto di quelle frasi che avevano caratterizzato le prime stagioni, quelle che avevano divertito e lanciato veri e propri trend sui social network (anche grazie alle divertentissime parodie dei The Jackal) e molto diffuse anche nel linguaggio dei giovani napoletani (e non solo). Ritroviamo infine, così come li avevamo lasciati, tutti i personaggi di Gomorra 3: da Enzo Sangueblù, interpretato da Arturo Muselli e il suo braccio destro Valerio (Loris De Luca) fino a Patrizia, personaggio della bravissima Cristiana Dell’Anna. Proprio Patrizia è candidata ad assumere un ruolo centrale in Gomorra 4, ristabilendo un protagonismo femminile (come lo era stato per Maria Pia Calzone e Cristina Donadio, interpreti di Donna Imma e Donna Annalisa “Scianel”), che si rifa, però, alle stesse dinamiche di potere, di violenza e di sopraffazione prettamente maschili. Grande assente, Marco D’Amore, che ha interpretato nelle prime tre stagioni Ciro Di Marzio, e che ritroveremo nei prossimi episodi in un ruolo inedito, quello di regista.

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Libri

Solo uno stupido sabato sera di Luca Puggioni (Recensione)

Solo uno stupido sabato sera è il primo romanzo dell’emergente Luca Puggioni, classe 1994. Il romanzo è stato pubblicato dalla casa editrice Scatole Parlanti di Viterbo, che fa parte del gruppo editoriale Alter Ego e si propone la promozione della letteratura italiana, spaziando attraverso diversi generi e ponendo grande attenzione soprattutto alle realtà emergenti. Questo romanzo, di 170 pagine, è strutturato come una pulp story che si svolge in sole 24 ore, densa di omicidi sanguinosi e scene splatter, di probabile derivazione tarantiniana, e apparentemente privi di senso. Protagonista di Solo uno stupido sabato sera è colui che si fa chiamare Salvatore Marianella. Dietro questo nome si nasconde un uomo dalle molteplici identità, una delle quali è quella di Ranedo, proprietario di una grande azienda informatica, che offre ad un ragazzo qualsiasi un’imbarazzante somma di denaro, senza un evidente motivo. Poco dopo, però, il giovane scopre che dietro questa misteriosa operazione si cela un motivo ben preciso: quello che lui conosce come signor Ranedo è un killer, un uomo che uccide con nonchalance, per il semplice gusto di farlo, e i soldi sarebbero dovuti essere il suo pagamento per smembrare e far sparire il cadavere di un uomo che si trovava nel bagagliaio della Porche dorata del suo “datore di lavoro”. Tuttavia, qualcosa, in quel sabato sera, va storto, e il ragazzo si ritrova con una pallottola in testa, morto stecchito. Per ripulire il disastro, Ranedo/Marianella chiama Sofia (che lo ha conosciuto quando si faceva chiamare Paolo), una specialista nel campo e sua ex moglie, incapace di dire di no a quest’uomo tanto irritante quanto brillante. Terzo ed ultimo personaggio centrale della storia è Nikolaj, potente e spietato come Ranedo e intenzionato a distruggerlo. Nel corso del romanzo si scoprirà che le vite di Nikolaj e Ranedo sono legate a doppio filo, a causa di un passato comune. Solo uno stupido sabato sera. La noia di vivere 2.0 Solo uno stupido sabato sera potrebbe sembrare un romanzo pulp-noir in cui unici punti di interesse siano i fiumi di sangue (inutilmente versati) e le sagaci battute di Salvatore Marianella alias Ranedo alias Paolo. In realtà, questo lavoro poggia le sue fondamenta su qualcosa di più  profondo: nucleo e motore delle azioni del protagonista è infatti la noia. Gli omicidi, i continui cambi di identità, appaiono come meri tentativi di sfuggire al senso di inedia che pervade l’animo di un uomo che, avendo già  tutto, non ha più  nulla da chiedere alla vita. Ranedo è  la metafora della società odierna, o meglio, di una parte di essa. Quella parte che ottiene ogni cosa senza  sforzo e senza fatica; quella parte che non ha più la reale capacità  di desiderare qualcosa, che non sa più  provare sensazioni autentiche. Anche per questa  realtà quotidiana, come per l’esistenza del signor Ranedo, la noia si traduce in male di vivere, in pulsione autodistruttiva che spinge oltre i limiti consentiti. Eppure, anche il superare tale limite imposto, non produce quel senso di completezza e di ebbrezza che […]

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