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Eroica Fenice

La Tag: recensione contiene 49 articoli

Teatro

La ballata del carcere di Reading: lì dove muore ogni speranza

La ballata del carcere di Reading al Ridotto del Mercadante dal 14 al 17 novembre. Roberto Azzurro, a due anni dal processo di Oscar Wilde, torna al Mercadante con La ballata del carcere di Reading. Azzurro Lo spettacolo apre la programmazione 2019/2020 della piccola sala al primo piano del Teatro Mercadante. Il lamento di un prigioniero dal carcere di Reading Una scena essenziale: una sedia rosa, pochi mattoni accantonati da prigionieri costretti ai lavori forzati, scarne tavole di legno. Un Wilde provato da due anni di prigionia guadagna la scena recitando la preghiera eucaristica. Il Wilde in scena non è che la carcassa consumata e logora del dandy dissoluto ed edonista che fu: di quel dandy resta un tight nero e un fiore verde all’occhiello. Da qui in poi si scioglie un lungo e dolente lamento pieno di pena, privo di speranza ma intriso di fede. Wilde davanti all’imminente fine di un condannato, Charles Thomas Wooldridge, che aveva ucciso sua moglie con un rasoio, si interroga sulla condizione umana dei prigionieri, sulla urgenza del perdono e sulla barbarie della legge che, invece, scritta dall’uomo per l’uomo, condanna alla prigionia e alla pena di morte. Roberto Azzurro non interviene su La ballata del carcere di Reading, non la rielabora, ma ci entra dentro, restituendo abilmente, con uno sguardo allucinato e una voce tremante e delirante, ogni sentimento che abbia animato e ispirato questo testo. Lo sgomento, il pentimento misto alla nostalgia per una vita di piaceri e di eccessi, la rabbia furente e l’orgoglio ferito, la sofferenza, la rassegnazione davanti al lento spegnersi del suo spirito, la flebile fede che lo tiene in vita, la consapevolezza che dal carcere non si esce vivi, seppur in vita. Ogni uomo uccide ciò che ama, eppure nessuno di loro deve morire. Quell’uomo aveva ucciso ciò che amava e per questo doveva morire. Eppure ogni uomo uccide quel che ama. Ognuno ascolti, dunque, ciò che dico: alcuni uccidono con sguardo d’amarezza, altri con una parola adulatoria. Il codardo uccide con un bacio, l’uomo coraggioso con la spada. […] L’uomo gentile uccide col coltello, perché più ratto giunga il freddo della morte. […] Ogni uomo uccide ciò che ama, eppure nessuno di loro deve morire. Ognuno di noi uccide ciò che ama, ognuno è un malfattore che va perdonato: se è vero questo assunto, allora, chi ha commesso un più grave delitto avrà bisogno di un più grande perdono. La legge, invece, rinchiude il colpevole in una gabbia dove non c’è possibilità di espiazione, di recupero, ma solo la lenta morte della della speranza prima che sia il corpo stesso a perire. Nel carcere non crescono fiori che possano alleggerire l’animo dei condannati, ma solo erba velenosa. Il carcere non ha colori se non il nero della notte, delle ombre e il grigio acciaio delle sbarre e delle catene. Il carcere, trasforma in paglia il fieno, sfigura nel corpo e nello spirito, arrugginisce la catena di ferro della vita. Nel carcere si vive in una perenne […]

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Libri

Il caso Léon Sadorski, il thriller poliziesco di Romain Slocombe

Esce oggi in libreria nella collana Darkside, Il caso Léon Sadorski, un thriller poliziesco che porta la firma di Romain Slocombe pubblicato da Fazi Editore. Siamo nell’aprile del 1942 a Parigi. La capitale francese è soggetta all’occupazione dell’invasore tedesco e nella ville lumière vige un opprimente clima di terrore. Tra i bombardamenti degli inglesi, gli attentati a opera della Resistenza a danno dei nazisti, i continui arresti degli ebrei deportati nei campi di concentramento, i traffici illeciti e le sempre più frequenti delazioni dei cittadini ormai gli uni contro gli altri, i membri delle forze dell’ordine lavorano a pieno regime collaborando con la Germania. Léon Sadorski, ispettore principale aggiunto di polizia, ha deciso da ben prima che i tedeschi occupassero il suo Paese da che parte stare: anticomunista e antisemita fino al midollo, svolge il suo dovere con fin troppo zelo impegnandosi ad arrestare quanti più comunisti, gollisti e israeliti possibili al fine di epurare la Francia da questi soggetti considerati indegni di esistere e verso i quali – soprattutto gli ultimi – Sadorski prova un evidente odio che traspare dalle sue parole durante l’interrogatorio da parte della Gestapo in seguito al suo inspiegabile arresto con conseguente incarcerazione nella prigione berlinese di Alexanderplatz: “[…] i giudei, anziché servire una patria, un paese, fanno come le prostitute, si mettono al servizio di tutti i paesi, dopo aver rifiutato, per duemila anni, d’integrarsi in una popolazione… È la mentalità di questa razza puttana che ha sabotato il nostro esercito e provocato la nostra sconfitta in poche settimane, davanti alla vostra Wehrmacht equipaggiata per bene e liberata dagli ebrei! […]” Sarà in seguito a questa prigionia che l’approfittatore, avido, codardo e corrotto poliziotto, una volta rientrato in Patria, si dedicherà – seppur con delle evidenti incoerenze – con maggiore foga a svolgere il suo lavoro in una Parigi che, in parte, è diventata lo specchio della bassezza di uomini e donne simili a lui. Il caso Léon Sadorski : quando il noir incontra la storia Finalista al Premio Goncourt e Goncourt des Lycéens, con Il caso Léon Sadorski, Slocombe propone ai lettori, attraverso la controversa e deprecabile figura del protagonista, un “cattivo” che ben incarna l’antieroe: un uomo meschino, insensibile al dolore altrui – anche quando sembra mostrare un lato compassionevole e umano, in realtà, pensa unicamente al proprio tornaconto – il cui interesse primario è quello di svolgere al meglio il suo lavoro eseguendo gli ordini – che siano arrivati dai suoi superiori o dai nazisti poco importa – nella più totale noncuranza delle conseguenze che le sue scelte avranno sulle vite di altre persone. Sadorski è un personaggio di fantasia ma che ben rappresenta la realtà di buona parte della polizia francese di quegli anni: individui ossessionati dalla giustizia – intesa, ovviamente alla loro maniera – fino ad arrivare ad accanirsi senza pietà contro i nemici dello Stato; facilmente corruttibili – anche dai favori e dal denaro degli ebrei che tanto odiavano – nonché inclini alla minaccia e alla menzogna pur […]

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Cinema e Serie tv

Let it snow: innamorarsi sotto la neve, un film targato Netflix

Basato sul romanzo young adult dal titolo omonimo uscito nel 2015 – in Italia è edito da Rizzoli – e scritto da Maureen Johnson, John Green e Lauren Myracle, Let it snow: innamorarsi sotto la neve è un film diretto dal regista Luke Snellin con un cast formato da giovani – per lo più famosi – attori e attrici americani, trasmesso a partire dall’8 novembre su Netflix. A Gracetown è la Vigilia di Natale e gli abitanti della città si apprestano a festeggiare questa ricorrenza, quando una tormenta di neve cambia i piani di alcuni dei suoi giovani abitanti. Keon (Jacob Batalon) programma di dare una festa a casa sua ma il ritorno dei genitori, ignari delle sue intenzioni, lo costringe a cercare un altro posto dove farla. Tobin (Mitchell Hope) cerca il momento giusto per dichiararsi all’amica d’infanzia Angie (Kiernan Shipka) della quale è innamorato da sempre ma che sembra essere presa dal bell’universitario JP (Matthew Noszka). Dorrie (Liv Hewson), impiegata presso il Waffle Town, si dichiara a una coetanea che, però, si comporta con lei in maniera ambigua. Addie (Odeya Rush), migliore amica di Dorrie, crede che il fidanzato Jeb (Mason Gooding) la tradisca ed è talmente presa dalle sue paranoie da rischiare di rompere il rapporto che la lega alla ragazza. Julie (Isabela Merced) è rimasta bloccata su un treno dove incontra Stuart (Shameik Moore), celebre pop star in incognito che si unirà a lei e alla sua famiglia per i festeggiamenti. Le storie – che troveranno un epilogo proprio nei locali del Waffle Town – saranno introdotte dalla voce narrante di un altro personaggio, la strana donna che guida il carroattrezzi ricoperta di alluminio (Joan Cusack), in quella che ha tutte le caratteristiche della commedia romantica natalizia. Let it snow: innamorarsi sotto la neve, tre storie d’amore tra imprevisti e risate Luke Snellin è riuscito, grazie a una trama leggera, eppure significativa, e a un cast variegato ma che ben si amalgama nell’insieme narrativo, ad anticipare l’arrivo dell’atmosfera natalizia sul grande schermo. Le tre storie d’amore – tra i due migliori amici, tra le due coetanee gay e tra i due sconosciuti – sono state rese nel film nella maniera più semplice e spontanea, seppure non manchino imprevisti e incomprensioni, e per questo più autentica possibile. I protagonisti – lo sono tutti a turno – sono ragazzi e ragazze alle prese con quelle problematiche che, nella realtà, si ritrovano in molte altre storie: una lunga amicizia che, a volte, per uno dei due o per entrambi, è qualcosa di più e potrebbe diventarlo ma, spesso per paura di perdere sia l’amico/a sia l’eventuale partner, non si esterna; l’ammettere di essere gay rischiando di non essere compresi e, magari, derisi e/o emarginati dagli altri; l’impossibilità di credere che un personaggio famoso possa essersi innamorato di una persona comune; tutte queste storie trovano riscontro nella vita vera. Ed è proprio questo il grande pregio di Let it snow: essere, a una prima impressione, la solita smielata commedia romantica […]

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Libri

Graffi, il romanzo di esordio di Claudia Squitieri | Recensione

Graffi di Claudia Squitieri: un romanzo edito Capponi editore. Leggi qui la nostra recensione! Campana, classe ’71, Claudia Squitieri ha esordito con “Graffi”, un romanzo che racconta la storia di Diana e Serena, amiche sin dall’infanzia unite dallo stesso destino di essere orfane. In Graffi è Diana a ripercorrere le sue memorie in prima persona, alternandole a brevi componimenti poetici, profonde riflessioni e uno scambio epistolare tra lei e Serena, l’ancora alla quale ricorre quando “le onde diventano troppo alte”. Serena è come uno specchio per Diana: è il destinatario di quelle lettere intrise di paure, dubbi, sconforto ma anche di consigli, dritte, rassicurazioni. Forse Serena è Diana stessa, l’altro sé, che riconosce come tale solo alla fine. Graffi ci appare allora come un lungo e urlante monologo con la coscienza necessario per far chiarezza nell’anima e nella mente di Diana che attraverso il percorso romanzato della sua esistenza, riesce finalmente a guardare con oggettività la sua intera vita, sciogliere dubbi irrisolti, ritrovare la pace con se stessa. Claudia Squitieri racconta in Graffi qualcosa che conosce bene: l’adozione La protagonista di Graffi si lascia andare al racconto della sua vita, a partire dall’infanzia, passando per il duro distacco da Serena che viene adottata, riscoprendo l’astio tra sé e sua mamma, ormai morta, per poi essere travolta dalla paura della scoperta di essere stata adottata. Tutto è minato da squarci di analisi personali e ondate di emozioni. Graffi è, per questo, un romanzo scorrevole in cui la semplicità si fonde con profondità riflessiva. Claudia Squitieri è accomunata a Diana e Serena dalla stessa esperienza d’adozione. Con il suo romanzo, ha voluto raccontare qualcosa che conosce bene per descriverne tutte le emozioni che provoca con sincerità, senza filtri né artifici retorici. «L’adozione crea un’interruzione – come quella della spina strappata dall’interruttore. Per creare il contatto ci vuole un po’ di tempo, e non sempre si riesce a recuperare il cavo». Ma cosa vuol dire, scoprire di essere stata adottata? Il confronto con l’abbandono si palesa per Diana quando lei è già adulta. Di fronte a questa notizia, però, si riscopre fragile come una bambina, stordita tra la consapevolezza dell’aver sempre saputo tutto e il rumore di una vita che si disgrega in un istante azzerando e dilatando all’infinito il tempo passato. Schiacciata dalla necessità di reinterpretare le certezze acquisite nella pergamena degli anni passati nell’ansia di perderle del tutto, la protagonista di Graffi acquista lucidità solo attraverso la voce di Serena, l’unica al mondo che riesce a comprenderla. E Claudia Squitieri, portavoce di entrambe, riesce a rendere nitida la sensazione di un abbandono e lo smarrimento di chi non può che vedere la sua intera esistenza come un unico grande inganno. «Un fulmine in testa provocherebbe meno sconquasso di questa notizia. Molti troverebbero esagerato questo paragone, ma gli altri non sanno cosa vuol dire sentirsi morire. Tu e io invece sì, conosciamo la vertigine che ti coglie all’improvviso e la sensazione che ne deriva, lo smarrimento che si insedia nella mente, la […]

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Teatro

Il Maestro più alto del mondo, TSO e abusi al Tram

Recensione dello spettacolo di Mirko De Martino “Il maestro più alto del mondo” con protagonista Orazio Cerino Massimiliano Malzone Giuseppe Casu Giuseppe Uva Franco Mastrogiovanni Lettere. Sintagmi. Morfemi ammucchiati per formare parole, per comporre nomi. E questi nomi, anche se spesso ce ne dimentichiamo, hanno delle storie, delle urla nascoste in cassetti che la coscienza collettiva tende a dimenticare. Da qui l’importanza del riportare in superficie, della denuncia, in qualsiasi forma essa sia fatta. Ci ha pensato e ci pensa il cinema – più mainstream e di facile comprensione – ma negli ultimi anni anche numerosi drammaturghi ci hanno provato, e con ottimi risultati. Un esempio perfetto ci è stato fornito ieri sera da “Il maestro più alto del mondo”, spettacolo di debutto della nuova stagione del Teatro Tram e che ha visto protagonista la storia di Franco Mastrogiovanni raccontata dal copione di Mirko Di Martino e dallo smisurato talento attoriale di Orazio Cerino. Il Maestro più alto del mondo, Franco Mastrogiovanni e il mare Tutto parte dal mare e non può che essere così. Da una fuga verso il sole e la libertà di essere, al di là delle dicerie della gente, anarchici, strambi, smisuratamente insensati. Tutto parte da lì, dall’evitare un posto di blocco per l’ennesimo TSO imposto senza una reale ragione, e finisce nel più atroce e crudele dei modi. Con la contenzione, con la solitudine, con i morsi della fame e gli schiaffi della sete. Legato mani e piedi, Franco Mastrogiovanni spirerà in ospedale il 4 agosto del 2009, dopo 87 ore di ingiustificata agonia. La sua morte ha tanti responsabili ma, come spesso accade, nessun colpevole. Tutti eseguivano ordini, si dirà, nessuno può essere perseguito. In uno spazio scenico sempre più claustrofobico, lo spettacolo segue con precisione le vicende senza mai dare la parola al maestro elementare, le cui urla rimangono in sottofondo. Uno straordinario Orazio Cerino ha dato voce e spessore, infatti, a tutte le figure che hanno gravitato intorno alla terribile vicenda di Franco e ha narrato con passione ed enfasi una tragedia che ha tanti sconfitti e nessun vincitore. Il primo e grande sconfitto di questa vicenda è lo Stato. Uno Stato che nelle sue burocrazie, nei suoi dettami e poi nella sua giustizia, si è dimostrato cieco, sordo e ottuso. E Franco Mastrogiovanni è solo uno delle sue vittime innocenti. Vittime innocenti e poi dimenticate, come se quei nomi, quasi che quei nomi non siano altro che lettere, sintagmi, morfemi ammucchiati così, tristemente a caso.

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Libri

Le mezze verità, un romanzo dell’autrice inglese Elizabeth Jane Howard

È uscito da poco nelle nostre librerie Le mezze verità, un romanzo della prolifica scrittrice inglese Elizabeth Jane Howard – ideatrice della saga de I Cazalet – a cura di Fazi Editore. May si è da poco risposata con il Collonello Herbert, un uomo dal carattere particolare a tratti inquietante e con il quale vive in una grande casa – acquistata dalla donna – nelle campagne del Surrey. Entrambi hanno dei figli dai precedenti matrimoni: Alice, figlia di Herbert, sta per convolare a nozze con Leslie Mount – un uomo con una famiglia ingombrante che, tuttavia, non ama ma che rappresenta per lei l’opportunità per allontanarsi dal padre dispotico – mentre, Oliver ed Elizabeth sono i figli poco più che ventenni di May. Il primo, intelligente e sarcastico, ma incapace di trovare o mantenere un lavoro, è deciso a sposare una donna ricca che lo mantenga; la seconda, invece, prova a rendersi indipendente offrendosi di cucinare per persone abbienti. Ed è proprio grazie a una cena in casa del “nuovo ricco” John Cole che la giovane trova, proprio in quest’ultimo, l’amore nonostante la differenza d’età e l’insofferenza della figlia sua coetanea Jennifer. Le storie dei personaggi, tutti protagonisti, si sviluppano nelle tre parti di cui il romanzo si compone, con un susseguirsi di mezze verità che, alla fine, troveranno ognuna la propria rivelazione. Le mezze verità e la malinconia e ironia dell’amore Come nei suoi altri lavori, anche in questo romanzo Elizabeth Jane Howard riconferma il suo innato talento nel descrivere nella maniera più minuziosa possibile i caratteri dei personaggi da lei creati: la confusione di May; la cattiveria di Herbert; l’immaturità di Oliver; la solitudine di Alice; il bisogno di amore di Elizabeth. Ed è proprio all’amore che la scrittrice rivolge la sua attenzione mostrandolo in tutte le sue forme con quella che è la palese intenzione di distinguere cosa è l’amore da ciò non lo è. Fondendo ironia e malinconia, speranze e realtà, mezze verità e verità intere, il tutto condito da una scrittura scorrevole nella forma, leggera ma non banale nei contenuti, la Howard ha dato vita a una storia che, grazie anche a degli inaspettati colpi di scena, si legge con interesse, piacere e un pizzico di curiosità che cattura e mantiene viva l’attenzione fino alla fine. In Le mezze verità ogni personaggio giunge, a un certo punto, al suo personalissimo bivio dove il fare i conti con se stessi diventa un’esigenza da soddisfare a ogni costo per potersi comprendere, perdonare e accettare così da poter andare avanti serenamente con la propria vita. [Fonte immagine: Sito Fazi Editore]

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Libri

Buongiorno ragazzi, il libro di Valentino Ronchi

Esce oggi per la Fazi Editore il nuovo libro di Valentino Ronchi, “Buongiorno ragazzi”. Tutti gli scrittori, o i poeti, come in questo caso, iniziano spesso a scrivere spinti dalla volontà di “sfogar l’interna doglia” attraverso le parole. La morte inaspettata del professore di greco, che ha indubbiamente influenzato il percorso dell’autore, è la scintilla che spinge il Ronchi a intraprendere un viaggio introspettivo e l’autore, come i grandi poeti che studiava al liceo, lo rende noto nel “proemio”, la sede topica della comunicazione delle intenzioni dell’autore.  La notizia dà “il La” ad un viaggio a ritroso tra i ricordi che legano i giovani adulti, compagni di classe, che si ritrovano insieme dopo aver appena imboccato ognuno la propria strada, “con i figli nei telefonini e nei portafogli”. L‘evento porta però involontariamente a riguardare i propri compagni come una volta, “con il Rocci sotto al braccio, che nello zaino proprio non ci entra”. E così, come nella mente si accavallano pensieri suscitati da stimoli diversi, esattamente allo stesso modo si distribuiscono le parole sulla pagina del Ronchi. La poesia sembra quasi una prosa spezzata, che deve andare a capo e che talvolta deve interrompersi, per continuare alla pagina seguente, o dopo un po’, come a seguire il flusso incostante del pensiero; le emozioni del passato comportano un salto indietro e si alternano al presente, in un continuo tira e molla; sembrano venir fuori e concretizzarsi nei versi come un’esigenza impellente che ha bisogno di essere espressa esattamente come la si prova. I dettagli di un passato neanche troppo lontano, che sembra anzi a portata di mano, sono vividi e si presentano al lettore esattamente come nella mente e nell’animo del poeta. Come spesso accade, è la morte l’unica in grado di spezzare la quotidianità e capace di avvicinare persone altrimenti inevitabilmente distanti. Buongiorno ragazzi, lo stile dell’autore Il linguaggio dell’autore non è distante da quello quotidiano, anzi talvolta si riduce all’ essenziale, come quello di un dialogo interno e personale con se stessi, ridotto all’osso e per niente poetico; la rima è bandita, e qualora ci sia, è scusata dall’autore, come a ribadire la sua inadeguatezza. Nella poesia del Ronchi il passato sembra subire una rilettura a posteriori, come se alcuni momenti fossero premonizioni di ciò che avverrà nel presente, come nel caso del corteo degli studenti che sembra prefigurare quello in cui si ritroveranno insieme molti anni dopo, in nome del professore venuto a mancare.  Il verso diviene prosa libera, che include vecchi discorsi diretti che divengono parte integrante della prosa-verso. E il passato diviene presente nella figlia di un vecchio amore che porta il nome che avrebbero dato alla loro, di figlia. L’incontro tra i vecchi compagni è una continua evocazione di un passato comune, che si fonde con il presente, come fosse accaduto solo un momento fa. E tutto viene letto “alla Omero”, come il professore aveva tentato allora di insegnare, come forse solo oggi, da adulti, riescono a comprendere. E Laura, uno dei personaggi femminili che […]

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Musica

Tradizione E Tradimento, il nuovo album di Niccolò Fabi

Uscito l’11 ottobre, Tradizione E Tradimento è il nuovo album di Niccolò Fabi per la Universal Music Italia. Facciamo finta per un attimo di essere sulla cima di un faro in Mozambico. Tutti, o quasi tutti perché magari qualcuno non ama la fotografia, scattano foto al mare cercando in quel blu qualcosa di eccezionale. È normale, è quello che probabilmente farebbero un po’ tutti. Il po’ è dovuto al fatto che potrebbe esserci qualcuno che invece si sofferma «sull’intersezione tra il pavimento, di un blu-verde estremamente forte, e la balaustra, rossa» iniziando a scattare tante fotografie dato che sembra di «vedere un punto di incontro tra terra e cielo». In realtà il punto di incontro lo potresti vedere con la linea dell’orizzonte ma no, sei Niccolò Fabi e quella foto diventerà la copertina del tuo nuovo album perché «questo è il ruolo dell’arte e della poesia: farci scoprire qualcosa che è sotto i nostri occhi ma noi non cogliamo». Dopo una pausa artistica, Niccolò Fabi è tornato offrendo un disco, Tradizione E Tradimento, che percorre un sentiero già tracciato da Una somma di piccole cose, album che rappresenta sicuramente una vetta artistica difficilmente replicabile. Con una semplicità musicale e una sincerità emotiva devastante Una Somma di piccole cose resta il migliore album di Fabi che prova infatti a preservare quella dimensione introspettiva. Era difficile, e forse anche sbagliato, ricreare tutte le condizioni dell’album precedente ed ecco che Niccolò Fabi in Tradizione E Tradimento prova a tradirsi allontanandosi da sé stesso. «È un disco sulla ricerca di un equilibrio all’interno di un cambiamento tra la memoria e la prospettiva. La scelta difficile tra cosa conservare e cosa lasciare andare, come evolversi e trasformarsi rispettando la propria identità. Come trarre forza da ciò che ci è stato consegnato come tradizione e allo stesso tempo avere il coraggio di tradire quel percorso». Più che nei testi, la distanza è nella musica che a tratti vira anche verso un’elettronica d’ambiente toccando corde differenti. Un processo creativo a tratti burrascoso che ha poi trovato un equilibrio naturale grazie all’accompagnamento artistico di Roberto Angelini, Pier Cortese e Alberto Bianco. L’album è stato registrato e mixato da Riccardo Parravicini ed è arricchito dalla collaborazione di Daniele Rossi, Fabio Rondanini, Max Dedo e Costanza Francavilla. Tradizione E Tradimento è l’undicesimo album in studio di Niccolò Fabi. L’uscita dell’album è stata anticipata dai singoli Io sono l’altro e Scotta che con le restanti 7 tracce costruiscono un disco di 37 minuti che è nato tra Roma e Ibiza. Sarà possibile ascoltare Tradizione E Tradimento dal vivo dal 29 novembre quando Fabi arriverà nei teatri accompagnato da Roberto Angelini, Pier Cortese, Alberto Bianco, Daniele Rossi e Filippo Cornaglia. Immagine: Universal Music

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Recensioni

Il mercante di Venezia: uno scontro tra culture

Il mercante di Venezia: va in scena dal 25 al 27 ottobre alla Galleria Toledo lo scontro tra la magnanimità cristiana di Antonio e la sadica crudeltà dell’ebreo Shylock. Laura Angiulli porta Il mercante di Venezia di Shakespeare alla Galleria Toledo. Venezia, XVI secolo. Una scenografia di un nero cupo, spezzato solo da uno specchio d’acqua che allaga la scena e nel quale si muovono i personaggi. Scene e personaggi diversi, luoghi lontani, vicende varie convivono sulla stessa scena. Bassanio, forse a seguito di commerci non proprio fruttuosi, è rimasto al verde e con un mucchio di debiti. La soluzione ai suoi problemi gli appare quando Portia, giovane e ricchissima orfana, è in cerca di marito. Bassanio, mosso da un amore già vivo nei confronti di Portia nonchè dal desiderio di vedere dissolto ogni suo debito grazie al denaro della bella ereditiera, decide di affrontare la lotteria a cui sono legate le sorti matrimoniali della donna. Per farlo ha bisogno, però, di una cospicua dote. Con l’aiuto del devoto amico Antonio, il mercante di Venezia, Bassanio ottiene un prestito dal sadico e avido Shylock, odioso e odiato usuraio ebreo, che chiederà in cambio la più crudele delle penali: allo scadere dei tre mesi stabiliti per il risarcimento del debito, Shylock, secondo regolare contratto, potrà sottrarre una libbra di carne dal corpo di Antonio. Da questo momento avrà inizio una serie di peripezie che porteranno Bassanio a rischiare di perdere la donna amata e Antonio sul punto di perdere la sua vita per non venir meno al contratto sottoscritto con Shylock. L’antisemitismo nell’opera di Shakespeare Il mercante di Venezia Il dramma di Shakespeare appare come una dark comedy nella quale netto è lo scontro tra personaggi positivi e personaggi negativi. Ma ciò che colpisce del dramma è il fatto che negatività e positività non appartengano ai personaggi stessi, non provengano dal loro animo ma dal popolo e dalla cultura alla quale appartengono. Forte è la sensazione che in Shylock si annidi, non una naturale e personale malvagità, ma un rancore atavico, congenito nel popolo ebraico, plasmato da secoli di pregiudizi e torti subiti, corroborato da uno smodato desiderio di denaro e ricchezza, che porta l’ebreo a comportarsi come un “cane strozzino”, ad assecondare quella “selvaggia e ansiosa brama di rovinare un uomo”. Questi istinti così bassi e meschini che animano le azioni di Shylock lo porteranno al punto da alienarsi anche l’affetto di sua figlia Jessica. Daltronde il sentimento antisemita che pervade già l’originale shakespeariano è figlio del clima giudeofobico dell’Inghilterra elisabettiana: ricorre nella produzione del periodo un’ostilità nei confronti della comunità ebraica inglese, ostilità che si percepisce, ad esempio, anche ne L’ebreo di Malta di Marlowe, che deriva da decenni di persecuzioni ed emarginazione. A fare da contraltare alla sadica malvagità di Shylock c’è una serie di personaggi che portano in scena una vasta gamma di sentimenti puri, disinteressati, delicati e potenti allo stesso tempo. Jessica, figlia di Shylock, rinnegherà suo padre e la sua religione per sposare il cristiano […]

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Libri

Voto di sangue, un romanzo della scrittrice britannica Emma Orczy

Esce oggi in libreria, nella collana Le strade curata da Fazi Editore, il secondo volume dal titolo Voto di sangue appartenente al ciclo – che si compone di dodici romanzi – creato dall’autrice britannica di origini ungheresi Emma Orczy e che ha dato vita e fama al personaggio conosciuto come La Primula Rossa. Siamo in Francia nel 1784 e il giovane e agiato borghese Paul Déroulède, dopo essere stato accolto – unicamente per le sue ricchezze – tra gli aristocratici, è costretto, per averne involontariamente offeso la dama, a sfidarsi a duello con il giovane Visconte De Marny. Quest’ultimo, accecato dall’ira e dall’alcool, ha la peggio e viene ucciso, senza colpe, dal rivale. Il vecchio padre del ragazzo, affranto per il dolore ma incapace di poter vendicare la morte del suo unico erede perché malato, costringe la giovane figlia quattordicenne Juliette a giurare su Dio di portare a termine in qualsiasi modo la punizione contro l’assassino dell’amato fratello maggiore. Passano gli anni e nel Paese, dopo la Rivoluzione, domina il Terrore – un periodo sanguinario instaurato da Robespierre – durante il quale il popolo francese affamato e assetato di giustizia, mal sopporta gli “aristos”. Tra questi vi è la giovane Juliette che, non più ragazzina ma giovane donna, riesce con un’abile stratagemma a essere accolta in casa del rispettato e stimato cittadino-deputato Déroulède con l’intenzione di onorare la promessa fatta al genitore. Trattata con amore e rispetto dai membri della famiglia dell’uomo contro il quale deve vendicarsi, la ragazza si trova a essere ogni giorno sempre più combattuta sul da farsi fino al prendere una decisione che, senza l’intervento del nobile inglese Sir Percy Blakeney e la lega de La Primula Rossa, potrebbe costare cara non soltanto a Déroulède ma anche a lei stessa. Voto di sangue e il ritorno de La Primula Rossa Con le avventure de La Primula Rossa – il cui primo romanzo che ne compone il ciclo, “La Primula Rossa”, apparve nel 1905 – la baronessa Emma Orczy ha creato un personaggio che è riuscito a entrare a pieno titolo nell’universo degli eroi letterari senza tempo. In ogni suo romanzo, come anche in Voto di sangue, questo eroe reazionario, perché incapace di sopportare gli eccessi di violenza nati dalla Rivoluzione e perpetrati negli anni a essa successivi, dà prova del suo incredibile ingegno – dote che gli consente di portare a termine con successo le missioni che lo vedono coinvolto. La trama è costruita su un susseguirsi di rivelazioni e colpi di scena che lasciano il lettore con il fiato sospeso in quella che è una storia in cui l’amore sembra essere destinato a soccombere ai doveri legati a un onore di casta ormai morto ma che il cui spirito continua a perseguitare chi vive nel presente. Un presente dove la delazione è all’ordine del giorno; dove gli stenti e la disperazione portano il popolo a invocare per i traditori del Paese e degli ideali rivoluzionari di essere condotti “à la lanterne” più vicina – i […]

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