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Eroica Fenice

La Tag: recensione contiene 105 articoli

Musica

I Settembre debuttano con l’album Grattacieli di Basilico

‘Grattacieli di basilico’ è l’album d’ esordio del duo campano Settembre, pubblicato il 25 settembre 2020 dall’etichetta romana Oltre Le Mura Records. Si tratta di un progetto che prende vita grazie a un crowdfunding sulla piattaforma libera Produzioni Dal Basso e ritardato nella sua uscita attesa in primavera per via del generale caos Covid. Eppure, a dispetto del nome del duo e del coerente mese di lancio, il disco dà una ventata di calore tiepido, di desiderio di viaggio, di scoperta e d’amore, oltre ad infondere una tranquillità quasi onirica particolarmente auspicata in questo particolare periodo storico. Grattacieli di Basilico dei Settembre Angela Cicchetti e Ivan Imperiali sono entrambi campani, ma si conoscono a Roma, nel quartiere del Pigneto, dove si innamorano l’uno della musica e dell’essenza dell’altro.  La voce di Ivan per prima incanta Angela, che pur attualmente fa da solista nel duo, con il partner alla chitarra classica. I due si spostano nella frenetica metropoli londinese, dove diventano effettivamente una band, inizialmente omaggiando la tradizione cantautoriale italiana suonando in giro per locali. Nel 2018 il ritorno in Italia vede l’ammissione al Conservatorio Jazz di Salerno e la costituzione di un piccolo studio di registrazione nelle campagne di Teggiano, il Red Temple Studio, dove si dedicano pienamente al progetto, così che i primi singoli escono già nel 2019. I Settembre si fanno per prima notare proprio nel 2019, aggiudicandosi il primo posto al Music Indie Contest organizzato dal NEM (Nuove Energie Musicali), arrivano in finale al premio Donida e partecipano ad Area Sanremo. Nonostante quest’ultima esperienza non sia valsa nessuna vittoria, la loro presenza ingombrante non ha tardato a farsi notare, così che a quella son seguite partecipazioni a programmi storici quali il Barone Rosso di Red Ronnie e Rai StereoNotte. Grattacieli di Basilico è stato scritto, prodotto e mixato interamente dal duo, mentre il mastering è stato affidato a Julian Lowe, direttamente dai Metropolis Studios di Londra. L’album è un onesto omaggio alla tradizione musicale italiana, di cui sono chiari gli influssi, acquisiti e sapientemente mescolati in modo da inserirsi in maniera delicatissima tra passato e innovativa sperimentazione presente. I due giocano bene con le influenze e aggiungono una nota poetica, fatta di motivi soprattutto autobiografici, lasciandoci immergere nella genuina spontaneità del loro amore e dunque in universi distanti, in atmosfere fantastiche al di fuori dello spazio e del tempo, come solo l’amore sincero (in questo caso unitamente alla buona musica) è in grado di fare. La musica richiama così la partecipazione all’intensità del rapporto che lega Angela ed Ivan, la cui esperienza è raccontata in maniera romantica e potente: l’innamoramento si fa motivo di evasione in una realtà accessibile ai due soli amanti, sospensione del tempo, dimensione dell’irrazionale. Quasi invidiamo i Settembre e il loro amore, che ci fa sognare, magari identificarci, ma sicuramente ci spinge alla ricerca, in linea con il tenero richiamo che riecheggia in ‘Luna e Luca’, terza traccia dell’album: ‘Ma dove sei amore mio? Ti troverò a modo mio’. Il sound è suggestivo […]

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Libri

Cacciateli! Concetto Vecchio ricorda quando gli italiani sono stati migranti

In “Cacciateli!” Concetto Vecchio rispolvera la storia dimenticata degli italiani emigrati in Svizzera durante il boom economico: autobiografia e reportage si intrecciano nell’opera che ha vinto il Premio Estense 2020. In “Cacciateli!” Concetto Vecchio rispolvera la storia dimenticata degli italiani emigrati in Svizzera durante il boom economico: tra autobiografia e reportage scava nel ricordo di quegli anni difficili e di grande trasformazione per il continente europeo. Cosa succedeva in Italia nel 1970? Al Bano e Romina Power si sposavano a Cellino San Marco, il Parlamento approvava lo Statuto dei lavoratori e la popolazione con un vero e proprio plebiscito diceva sì al divorzio. Intanto un’altra categoria di italiani, gli emigrati in Svizzera, sempre nel 1970 attendeva l’esito di un voto di un Paese straniero: un referendum che avrebbe potuto espellere dalla Svizzera 300mila lavoratori, quasi tutti italiani, rei di “inforestierire la nazione”, secondo le traduzioni dell’epoca affaticate da un simile concetto. L’appuntamento alle urne era per il 7 giugno 1970 e la tensione sociale aumentava di giorno in giorno, anche sfociando in episodi di violenza. Chi e cosa abbiano condotto la Svizzera, Paese con una delle più fiorenti economie al mondo, ad un voto dai così marcati caratteri xenofobi e razzisti ce lo racconta in “Cacciateli!” Concetto Vecchio, edito da Feltrinelli nel 2019 e di recente vincitore dell’ultima edizione del Premio Estense. Con Cacciateli! Concetto Vecchio torna nei luoghi in cui è nato e ha vissuto fino ai 12 anni per vedere cosa resta delle baracche, delle fabbriche e delle vite di quegli emigrati come lo furono i suoi genitori Pippa e Melo. James Schwarzenbach: prima popstar populista In Cacciateli! Concetto Vecchio definisce “prima popstar populista” James Schwarzenbach, promotore del referendum anti-italiano, la cui battaglia fu una crociata solitaria per riscattarsi in nome della salvezza dell’identità culturale svizzera. Editore colto ma senza successo, emarginato nella sua stessa famiglia, con un passato da grande ammiratore dell’Italia e con una madre dalle lontane origini italiane: a partire da questo intraprende una crociata anti-italiana in cui si gioca tutto. Corteggiato dalle élites della destra elvetica, viene eletto come unico rappresentante in Parlamento del partito di ultradestra dal nome programmatico Nationale Aktion. Diviene l’emblema del volto più scuro ed ostile della Svizzera e desta l’attenzione della stampa internazionale e soprattutto italiana: Enzo Biagi lo intervisterà evidenziando le sue contraddizioni, alle quali Schwarzenbach con ostinazione cercherà di resistere. È il faccia a faccia con il nemico degli italiani, chiamati con disprezzo mangia-spaghetti oppure Tschingg, dal suono che gli svizzeri sentivano quando gli italiani pronunciavano “cinque” giocando al gioco della morra, accusati di puzzare, o insidiare le donne, o comprare troppa cioccolata al supermercato. O ancora di abbassare i salari svizzeri, di invadere la nazione e di sfruttare il suolo della Svizzera per la costruzione di nuove case, ospedali e scuole. Le accuse erano le più disparate, vere o presunte.   Cacciateli! Concetto Vecchio: Emigrare per vivere In Cacciateli! Concetto Vecchio ricostruisce la campagna referendaria che condusse alle urne gli uomini svizzeri – un precedente referendum […]

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Libri

David James Poissant, La casa sul lago è il suo primo romanzo

Dopo il successo della raccolta di racconti “Il paradiso degli animali”, David James Poissant torna con un romanzo, “La casa sul lago” (titolo originale Lake Life), collegato proprio a un paio di quei racconti. L’edizione italiana è a cura della NN Editore. La trama La famiglia Starling decide di trascorrere un weekend nella loro casa delle vacanze sulle rive di Lake Christopher nel North Carolina, l’ultimo della loro vita. Lisa e Richard Starling, due professori della Cornell University giunti ormai a fine carriera, infatti, comunicano ai figli, Michael e Thad – rispettivamente commesso in un negozio e aspirante poeta – che intendono trasferirsi a vivere in Florida e vendere la casa. Notizia difficile da mandar giù per i due fratelli che non accettano di doversi separare dalla casa che, sin dall’infanzia, è stata la meta fissa di tutte le loro estati. Ad incupire ancora di più l’atmosfera in casa Starling, dopo la notizia della vendita dell’appartamento, è un evento tragico: un bambino annega nel lago sotto i loro occhi, Michael si tuffa per salvarlo, ma i suoi tentativi risultano vani. Questo triste accadimento fa vacillare l’apparente equilibrio familiare, costringendo tutti i membri della famiglia a guardare le proprie vite da un’altra prospettiva e a svelare le proprie paure e debolezze, oltre che segreti, bugie e tradimenti, da cui nessuno è immune, nemmeno i componenti acquisiti della famiglia, Diane, moglie di Michael, e Jake, fidanzato di Thad. David James Poissant racconta l’America odierna “La casa sul lago” è il primo romanzo di Poissant. Si divide in quattro parti, corrispondenti ai giorni del fine settimana (venerdì – giorno in cui avviene l’incidente al lago – , sabato, domenica e domenica sera), e 40 capitoli, per un totale di 341 pagine. Si tratta di un romanzo sull’America di oggi. David James Poissant non si risparmia e tocca con tatto vari argomenti. Con un abile intreccio parla di famiglia, vita, morte, fede, perdono, non dimenticando di fare menzione anche dell’odierna situazione politica americana. Il filo conduttore del libro è l’amore, un sentimento forte ed imprevedibile, soggetto a mutamento, ma che resiste al tempo che passa. L’amore come elemento salvifico a cui affidarsi per ricominciare a vivere. Quello proposto dall’autore è un racconto minuzioso e denso di particolari, che pone attenzione soprattutto alla complessa psicologia di tutti i personaggi coinvolti. Poissant analizza nel dettaglio le personalità e le vite dei suoi protagonisti, consegnando al lettore una narrazione autentica e diretta.  La casa sul lago è un libro ben fatto, che ha molto da dire e vale la pena leggere. Chi è David James Poissant David James Poissant vive a Orlando e insegna alla University of Central Florida. Ha scritto diversi saggi e racconti che sono apparsi su New York Times, Chicago Tribune e numerose antologie e hanno ricevuto numerosi premi, tra cui l’Alice White Reeves della National Society of Arts & Letters. Con la raccolta “Il paradiso degli animali” ha vinto il Florida Book Award 2014 ed è stato finalista al Los Angeles Times Book […]

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Libri

Mi hanno rapito gli zingari, un romanzo in cui il pregiudizio si ribalta

  “Mi hanno rapito gli zingari” è un romanzo di Christian Scorrano e Marina Pirulli, edito da AUGH! Edizioni, che narra la straordinaria avventura, realmente accaduta, di un ragazzo italiano, Luigi, che trovatosi in viaggio verso la Grecia si imbatterà in un mondo di cui non aveva conoscenza, se non attraverso una serie di stereotipi. Mi hanno rapito gli zingari: la trama Il giovane italiano Luigi parte alla volta del mare della Grecia ma il suo viaggio termina quando, in piena notte, finisce dentro un fosso su una mulattiera della campagna macedone e il mattino seguente si ritrova circondato da un gruppo di zingari: in trappola, senza auto e senza mezzi, non ha altra scelta che seguirli. Inizia così il suo soggiorno a Shutka, sobborgo di Skopje in cui risiede la più grande comunità rom al mondo. Le prime pagine del romanzo scorrono con un ritmo forsennato, descrivendo un protagonista che tramuterà una disdetta in una magnifica opportunità di vita. Interessante è il modo in cui viene chiamata la sua automobile, “Misericordia”, date le sue pessime condizioni. L’auto sembra incarnare una sorta di metafora vivente. Attraverso il precario mezzo di trasporto, infatti, Luigi compirà un viaggio fatto di speranze, paure e momenti condivisi. Poco importa se le sue condizioni non appaiono ottimali. Il suo approdo definitivo sarà la “città degli zingari” conosciuta anche con il nome di Shutka. La paura e lo smarrimento dei primi momenti troveranno origine nei pregiudizi radicati dell’Occidente, in particolare in quelli dell’italiano medio. Il protagonista si sentirà più volte minacciato e risucchiato nella spirale dei cliché sui rom, fino ad un risvolto “stranger friendly”, tutto da scoprire. La cosa che più risalta agli occhi è senz’altro il legame familiare dei rom che pagina dopo pagina si esprime nella sua potenza maggiore: Luis non sarà un prigioniero, come suggerisce il titolo, e neppure un ospite. La città degli zingari diverrà per Luis una vera e propria Neverland, così come suggerisce lo stesso protagonista. Intensi saranno i profumi dei cibi, le atmosfere calorose dei mercati rionali, il traffico caotico e un sistema personalizzato per la raccolta dei rifiuti. A dispetto di ciò che si pensa, a Shutka ogni cosa funziona ma lo fa in un modo diverso rispetto a quello consuetudinario. Come nei migliori film ci troveremo dinanzi a diversi personaggi sfaccettati: il capo famiglia single, i figli adolescenti, la nonna brontolona e molti altri. Accanto ad essi, si avvicenderanno anche personaggi “extra”. Luis conoscerà, grazie ad una serie di interessanti eventi, Diva la ragazza del Monzambico, Felix il reporter schizzinoso, fino ad arrivare a Frank il tedesco dal cuore buono. Ognuno di essi, quasi come l’aggiunta di una spezia, darà un nuovo sapore ad un calderone di vivande che di per sé era già interessante a modo suo. Le culture si intrecceranno più volte, scambiandosi di posto, senza mai voler primeggiare le une sulle altre. Si parlerà in modo autentico ma leggero anche di due argomenti molto importanti. Il romanzo, infatti, farà riferimento alla prostituzione di Juvita, un’adolescente […]

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Libri

Reed Hastings e Erin Meyer raccontano Netflix | Recensione

L’unica regola è che non ci sono regole (Netflix e la cultura della reinvenzione) è il nuovo saggio di Reed Hastings e Erin Meyer edito da Garzanti editore che racconta Netflix. La trama Non è mai esistita, prima d’ora, un’azienda come Netflix. E non solo perché ha rivoluzionato l’industria dello spettacolo, o perché è in grado di fatturare miliardi di dollari l’anno, o perché le sue produzioni sono viste da centinaia di milioni di persone in quasi 200 paesi. Quando Reed Hastings ha avviato la sua attività, che nel 1997 consisteva nel vendere e noleggiare dvd per corrispondenza, ha infatti sviluppato principi radicalmente nuovi e controintuitivi: a Netflix, gli stipendi sono sempre più alti dei concorrenti. A Netflix, il punto non è lavorare tanto. In questo libro per la prima volta Reed Hastings, con l’autrice bestseller Erin Meyer, descrive la geniale filosofia alla base del suo progetto e della sua vita, e narra storie inedite su tentativi, passi falsi ed errori compiuti, offrendo l’affascinante e completa immagine di un sogno che non smette mai di reinventarsi. Il libro parte con l’entusiasmante racconto di una Netflix all’epoca a “portata di stanza”. A fare da sfondo è la famigerata Blockbuster, l’azienda che noleggiava cassette e predisponeva punizioni per chi non portava in tempo indietro i suoi prodotti. È l’analisi attenta e curiosa di come un colosso epocale come Blackbuster non sia riuscito a stare a passo con i tempi, mentre una piccola realtà come Netflix sia stata investita dal lusso e dall’onere di un cambiamento d’epoca consistente. Il libro espone un entusiasmamene racconto circa i cambiamenti che Netflix ha subìto: si è passati dai dvd ai servizi di streaming, da produzioni esterne fino a quelle interne, basti pensare alla famigerata Stranger things. Fino a toccare argomenti come “l’espansione”. Netflix, infatti, partendo dagli USA si è estesa in tutto il mondo. Il libro racconta principalmente la “cultura Netflix”, ovvero una sorta di decalogo a voce alta su come una piccola azienda sia stata capace di tanto successo. La cultura Netflix ci viene raccontata come una sorta di storia in cui le leggi non scritte appaiono come una lama a doppio taglio. C’è da puntare, infatti, l’attenzione su alcuni termini: sincerità e densità di talento. Nella sua complessa narrazione, infatti, c’è la chiara spiegazione di come per l’azienda sia essenziale il concetto di “feedback”. Dire la verità, anche a discapito delle gerarchie aziendali, sembra essere infatti, la base di tutto. Così come il concetto di densità di talento: secondo lo studio Felps, infatti, il comportamento di uno riesce ad influenzare quello dell’intero gruppo. Va da sé che maggiore è la concentrazione di talento in un numero ristretto di persone, maggiori saranno i risultati positivi riguardo un progetto. Ritornando al concetto di feedback, è importante sottolineare come non siano mai necessari quelli volti a screditare il lavoro altrui, quanto piuttosto è necessario rispettare la legge delle A. Occorre infatti, aiutare con il proprio suggerimento, essere attuabile, apprezzarlo, accettarlo o respingerlo a seconda dei casi, ma […]

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Musica

All that’s jazz al Torchio: un viaggio lontano e potente

Sabato 12 settembre, alle ore 20.00, il Teatro Cerca Casa e l’Associazione Il Torchio hanno presentato a Somma Vesuviana “All that’s jazz – Un viaggio musicale”, un concerto-spettacolo ideato e interpretato da Maria Rosaria De Medici, accompagnata dal pianoforte di Mariella Pandolfi e dal contrabbasso di Massimo Mercogliano. Lo Spazio Torchio si presenta subito come un posto speciale: alle pendici del Vesuvio, illuminato da candele e lampadine, ricco di vino locale e di tanta familiarità. L’accoglienza è in piena linea con il principio cardine del Teatro Cerca Casa che si prefissa il compito di lavorare completamente a favore delle compagnie teatrali, svincolando il teatro da quella formalità che per tanto tempo lo ha relegato a una dimensione elitaria. Così, l’idea di un cartellone itinerante che giri per gli appartamenti della Campania e che diventi anche nuovo metodo di conoscenza dei luoghi, oltre che della gente. Infatti, chiunque ha la possibilità di ospitare almeno 30 persone è invitato ad offrire la propria casa, scegliere lo spettacolo che più preferisce e diventare, così, parte della famiglia. Per fortuna le iniziative sono riprese post-Covid, senza danni, sfruttando spazi grandi e all’aperto. Così Il Torchio ci ha dato il benvenuto e ci ha permesso di intraprendere un bellissimo viaggio, quello di All that’s jazz, presentato subito in tutta la sua complessità perché è difficile relegarlo in una sola definizione: la presenza di un pubblico è jazz, il non sapere cosa succederà è jazz o anche, solo e mai banalmente, l’entusiasmo e la felicità sono jazz. Tra musica, parole, video e letture si rivivono le Jazz Parade di New Orleans, così potenti da travolgerci e farci dimenticare, per qualche minuto, tutto quello che stavamo facendo. E ancora le esperienze personali, la vita musicale, le motivazioni e i caratteri straordinari delle più influenti figure del jaz, da Louis Armstrong a Paul Desmond e Dave Brubeck, da Thelonious Monk a Ella Fitzgerald e ancora dal Bebop al Cool Jazz. La storia continua ma l’entusiasmo non scema. Tutti, inconsciamente, con movimenti e gesti impercettibili partecipano a quel processo di continua creazione che è il jazz, incessante e potente, volenteroso di afferrare il momento, in piena linea col Carpe diem o semplicemente con la voglia di viverlo. “All that’s jazz – racconta Maria Rosaria De Medici – è un viaggio sulle onde del ‘suono dei continenti’ perché è il mare quello che unisce. Lungo le rotte oceaniche si incrociano navi cariche di suoni… vengono dall’Africa e dall’Europa e vanno verso il ‘mondo nuovo’. Da New Orleans a Salvador de Bahia i suoni della tradizione americana si portano dentro le radici africane e le influenze europee. All that’s jazz… “ L’antropologia, quella che definisce i popoli, diviene collante di elementi lontani che insieme combaciano alla perfezione perché prodotto della stessa specie, quella umana. Questo spettacolo-viaggio ti arriva diretto e potente, ti rende spettatore e partecipe, ti educa, ti mette alla prova e ti saluta lasciandoti impregnato di quella stessa sensazione di felicità di cui si nutre il jazz e, più […]

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Libri

Pierre Lemaitre: L’abito da sposo, un noir psicologico | Recensione

L’abito da sposo è il libro vincitore del premio Goncourt 2013, scritto da Pierre Lemaitre, edito da Fazi Editore per la collana Darkside. La trama Chi è veramente Sophie? Sappiamo che ha trent’anni ed è la babysitter di Lèo, il figlio di una coppia di ricchi parigini. La giovane donna sembra non avere una vita privata, si dedica totalmente al bambino, il resto è un mistero. Ma sappiamo che è ossessionata da una doppia identità, dimentica cosa ha fatto poche ore prima e vive in un costante stato di oblio. Una sera la mamma di Leo rientra tardi e trova Sophie addormentata davanti alla tv, le propone di restare a dormire e lei accetta. Il mattino dopo la ragazza si risveglia sola in casa e fa una terribile scoperta: Lèo è stato strangolato nel sonno, proprio accanto a lei. Lo sconcerto è profondo e la soluzione che le si prospetta è una sola: una fuga senza meta, via da Parigi, lontano da tutto, per provare a ricostruirsi una vita. Il libro parte con un ritmo incalzante, permettendo al lettore di trovarsi nel bel mezzo di eventi adrenalinici che si susseguono di continuo. La protagonista è Sophie, una giovane trentenne la cui vita sembra scandita dalla solitudine e dal vuoto esistenziale. Il suo impiego principale è quello di badare al piccolo Lèo, figlio della Parigi bene. La giovane, se dapprima sembrerà avere un ottimo rapporto col minore che assiste, in un secondo momento, anche a causa delle sue continue perdite di memoria, non tarderà nell’avere momenti di tensione e incompatibilità. Lèo è un bambino socievole, sveglio ed attivo, la cui unica colpa, sembrerà essere quella di appartenere a due genitori troppo dediti al lavoro. La prima parte del libro, riguarda gli eventi funesti intorno alla sua piccola figura. Lèo, infatti, sarà assassinato da una persona misteriosa, che dapprima sembrerà essere Sophie, per poi lasciare spazio a diversi dubbi. Il macabro inizio, riguardo la morte del bambino, fornisce al romanzo un gusto ampiamente noir, senza dimenticare l’intrico psicologico che predomina l’intera narrazione. In seguito all’assassinio e alla sfilza di dettagli cruenti, segue la tipica fuga “dei colpevoli”. Sophie si troverà combattuta tra il costituirsi e il combattere per la propria presunta innocenza. Non mancheranno momenti di sottomissione per raggiungere obiettivi pragmatici di libertà. Il romanzo prosegue con una serie di omicidi che alla base sembrano essere riconducibili ad un solo colpevole. Interessante anche le attività volte per “rifarsi una vita”, le fughe lontano da casa, le bugie e gli escamotage tattici con una Parigi di sfondo che aumenta la fascinazione delle cose. Sophie diventerà Marianne LeBlanc, e con la nuova identità ricorreranno le infinite possibilità di una nuova vita. La donna, infatti, per assicurarsi l’agio della tranquillità si rivolgerà ad un’agenzia matrimoniale, una delle poche soluzioni per trovare un uomo “normale”. Scelta, quella dell’agenzia, che darà scacco matto allo sviluppo della storia, che di lì a poco diventerà ancora più intricata. Il romanzo è suddiviso in tre parti principali: Sophie, Frantz e […]

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Libri

La frontiera spaesata: recensione del testo

La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani è il titolo del recente testo – pubblicato lo scorso luglio –  scritto da Giuseppe Samonà, edito per i tipi di Exorma Edizioni ed inserito nella collana “Scritti Traversi”. La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani: il testo La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani è innanzitutto un percorso “messo su carta”, una sorta di piccola mappa raccontata, in cui i luoghi e le storie si mescolano; allora l’idea di frontiera si riformula divenendo sintesi del suo contrario ontologico e semantico: una frontiera, dunque, «che non è una linea ma uno spazio disteso, fluido, dai contorni sfumati, in cui coabitano e si mescolano genti, lingue e culture». «Dove iniziano? Dove finiscono i Balcani?», si chiede l’autore e la sua non può essere una domanda geograficamente intesa; non i Balcani come monti chiaramente definiti dal punto di vista geografico, bensì i Balcani come idea, come agglomerato, come luogo di incontro di lingue, culture, paesi, che ivi coabitano. È «un tenersi all’elastico», riprendendo le parole dell’autore che evidentemente allude ai legami e alle influenze che coesistono fra i popoli “dei confini”. Una lettura “di sbieco”, “di traverso”, in cui si resta sempre in equilibrio precario fra un “cis-” e un “trans-”, fra un al di qua e un al di là del Balcani: una realtà plurima che l’autore più volte descrive come “indefinibile”. La penisola balcanica Dei popoli balcanici, dei paesi balcanici, spesso si dice come se fosse una sola grande identità, una sola grande realtà monoculturale; ciò che invece risalta attraverso le pagine di questa insolita guida di viaggio è il contrario: l’attenzione è posta sulla pluralità, sul mosaico di genti e di luoghi e sulle loro identitarie peculiarità, sul carattere policulturale, che non è annullamento del tutto in favore del singolo, piuttosto identificazione del singolo nel tutto. Geograficamente, la catena montuosa dei Balcani attraversa la Serbia e la Bulgaria, ma, per estensione, con il termine Balcani si indica tutto il territorio della penisola balcanica di cui fanno ora parte gli Stati indipendenti della Bulgaria, della Grecia, di parte della Turchia, della Croazia, della Serbia, del Montenegro, della Macedonia, della Slovenia, dell’Albania, della Bosnia-Erzegovina, del Kosovo, della Romania e della Moldavia (Romania e Moldavia ritenute da alcuni storici confacenti parte della penisola balcanica in termini storico-politici). Le vicende storiche che hanno attraversato questi popoli e le loro azioni di indipendenza si sono svolte lungo un arco temporale della durata di diversi secoli e hanno portato alla costituzione di un mosaico di popolazioni separate politicamente ma correlate da taluni profondi tratti storici e socio-culturali. Giuseppe Samonà: l’autore del testo Giuseppe Samonà è dottore in Storia delle religioni antiche, ha insegnato a Parigi, New York e Montréal, è cofondatore della rivista franco-italiana Altritaliani e condirettore della rivista transculturale franco-canadese ViceVersa; fra i suoi libri, oltre a La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani, si leggono, fra gli altri: Gli itinerari sacri dell’aedo: Ricerca storico-religiosa sui cantori omerici, Il […]

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Libri

Un giro di giostra: il romanzo di Roberto Colantonio

Un giro di giostra è il nuovo libro dello scrittore Roberto Colantonio, edito da GM Press. Un giro di giostra: sinossi del libro “Novembre 1992. La Prima Repubblica sta morendo sotto i colpi di “Mani Pulite”. Inizia lo sciopero dei dipendenti del Monopolio di Stato sui tabacchi; è l’epoca d’oro del contrabbando delle “bionde”, agevolato dal continuo stato di guerra nei Balcani, sull’altra sponda dell’Adriatico. Niente e nessuno sarebbe stato più come prima dopo questo gigantesco giro di giostra. Giuseppe, detto Jo, torna a Lava, il suo paese natale, alle pendici del Vesuvio, dopo aver inutilmente tentato la fortuna altrove. Rincontra il suo amore di sempre, Maria, che ha sposato il suo migliore amico. Insieme, i tre tenteranno il colpo che gli permetterebbe di lasciarsi Lava alle spalle.” https://www.gmpress.it/prodotto/un-giro-di-giostra/ “Fu come uno sparo”, si legge in un passo del breve ma intenso libro di Roberto Colantonio; una narrazione semplice, scorrevole che entra nella mente, conducendo inevitabilmente a riflettere. Le parole che compongono le pagine del libro sono quasi come degli “spari” che uno dopo l’altro, quasi a raffica, si posizionano lì, in una scrittura che abilmente racconta di un ragazzo tornato al proprio paese di origine, in Campania. Lava, il paesino dagli orrendi fili di plastica colorati posizionati davanti alle porte d’ingresso a fare da tenda e a togliere l’aria. La sensazione era quella di trovarsi in un grande zoo, col mostro (il Vesuvio) che dall’alto osservava tutto. Il protagonista di “Un giro di giostra”, Giuseppe, detto Jo, è piuttosto controverso, si potrebbe definire ermetico nel suo modo d’essere e comportarsi. Osserva quel paesino dal quale partì, con lo spirito di chi vorrebbe rivoluzionare tutto. Un paese buio, in cui tutto è spento, ma non le descrizioni minuziose dell’autore, Roberto Colantonio. Jo non chiede consigli, sembra quasi non voler agire e pensa, tanto, spesso e intensamente con rammarico a ciò che è stato e ciò che probabilmente non potrà più essere. Il titolo del libro probabilmente rappresenta un po’ la metafora dell’esistenza, una giostra che fin quando gira, diverte e riesce a cancellare, seppur per poco tempo, i pensieri, i problemi, i rimorsi, quasi confondendo la mente per poi fermarsi e far ritorno alla realtà, bella o brutta che sia. Una giostra sulla quale si decide di salire e dalla quale necessariamente bisogna poi scendere. Un po’ come le situazioni che Jo, il protagonista del libro, vive con gli altri personaggi, che gli fanno da spalla, in un ambiente che pullula di emozioni, suggestioni e rimembranze. La redazione di Eroica Fenice ha avuto il piacere di intervistare l’autore del libro intitolato “Un giro di giostra“, Roberto Colantonio, che con gentilezza e premura ha risposto a qualche domanda. L’intervista all’autore Roberto Colantonio Salve Signor Roberto Colantonio, innanzitutto complimenti per il libro. Come prima cosa Le chiedo, da cosa e come nasce l’ispirazione di scrivere un libro breve ma così ricco di significato, con una storia così “particolare”? “La ringrazio per le belle parole. Il libro ha avuto una gestazione molto lunga ed […]

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Libri

Il Blu delle rose, la favola distopica di Tony Laudadio

Recensione del libro Il blu delle rose, di Tony Laudadio edito da NNeditore. Un romanzo straordinario che affaccia su un futuro distopico. La Trama de Il blu delle rose In un mondo non troppo diverso dal nostro, dominato dalla tecnologia e da un clima imprevedibile, la scienza ha finalmente stabilito che criminali si nasce: il gene C, responsabile della vio­lenza nei comportamenti, è stato indivi­duato e grazie al controllo delle nascite imposto dalla legge, la società è ormai pacificata. La scienziata Elisabetta Russo, che ha contribuito alla rivolu­zionaria scoperta, non nutre dubbi sulle pratiche di selezione genetica del governo, nonostante le proteste degli oppositori. A venticinque anni dall’en­trata in vigore della legge Genesi, però, una serie di eventi drammatici scuote le sue certezze mettendo in pericolo la sua stessa vita. Ed è soltanto grazie alla premura di Nghele e all’amore del gio­vane Lionel che Elisabetta trova il co­raggio di ribellarsi alle regole e ai limiti che lei stessa si è imposta. Il blu delle rose. La luce della speranza in un mondo soffocante Il romanzo è una favola distopica dalle tinte fantascientifiche. La protagonista principale è Elisabetta Russo, una genetista la cui scoperta principale, insieme ad altri ricercatori, è il gene C. La donna è forte, determinata e ligia al suo dovere. È un personaggio femminile molto dinamico, e le diverse vicende di cui è protagonista metteranno in risalto la sua forza d’animo, oltre che una spiccata intelligenza. Le vicende riguardano un tempo futuro dove la criminalità può essere determinata ancor prima della nascita, attraverso analisi specifiche sul feto stesso. Ciò ha provocato una frattura sociale, tra oppositori e favorevoli. Per eliminare la criminalità è necessaria, infatti, l’interruzione della gravidanza, nel caso si presentasse il gene C. Gli oppositori prendono il nome di gruppo Erode, considerato dai più una semplice cellula terrorista. Accanto agli oppositori si staglia un gruppo di persone ampiamente favorevole, che oltre a individuare la criminalità, si diverte nel gioco di fare “Dio” con la modificazione dei tratti genetici, rendendo i nascituri poco più che bambole tutte uguali. Il mondo di Laudadio è una realtà dove le temperature esterne sono molto alte, le precipitazioni sono spaventose e negli edifici si prediligono temperature ostili. Accanto al personaggio principale di Elisabetta ci saranno altrettante figure importanti. Prima fra tutte Nghele, il giardiniere della sua casa in collina che a poco a poco diventa, per la protagonista, un vero e proprio padre e punto di riferimento. L’uomo vive a contatto con la natura, è buono e gentile. Con la madre di Elisabetta, Grazia, si indagherà l’argomento del “tempo che passa”. Nel mondo futuro, infatti, l’aspettativa di vita sembra essersi dilatata a dismisura: è il caso della donna che pur avendo 70 anni ne dimostrerà molti di meno, grazie anche ai prodigi della scienza. L’argomento tempo sembra essere uno di quelli cardini della nostra società moderna, dove si fa sempre più fatica ad accettare il tempo che passa ricercando espedienti che possano ridurre il problema. Il romanzo prenderà una piega diversa […]

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