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Eroica Fenice

La Tag: serie tv contiene 24 articoli

Cinema e Serie tv

Easy, Chicago e relazioni sotto la lente di Joe Swanberg

Easy: la nuova stagione della nota serie tv su Netflix! Easy non è una serie come le altre. Assolutamente. Innanzitutto per il cast: un cast corale che comprende attori e attrici del calibro di Orlando Bloom, Elisabeth Reaser, Emily Ratajkowski. In secondo luogo, per la lavorazione che ha condotto all’uscita delle tre stagioni su Netflix: l’autore, produttore e regista Joe Swanberg (uno degli inventori del cosiddetto filone “mumblecore“, caratterizzato da improvvisazione dei dialoghi, recitazione naturalistica e un uso ridotto di location) ha tenuto segreto il tutto per molto tempo, rendendolo pubblico solo al termine delle riprese. La sua intenzione era quella di filmare, almeno la prima stagione, in completa libertà, senza senza essere osservato, girando la città di Chicago in lungo e in largo e con la possibilità di improvvisare ciò che stava prendendo corpo sul set. Proprio di Chicago è, infatti, il ritratto che, nonostante la coralità delle storie raccontate, l’autore intende realizzare. Una scelta comunque inusuale nel mondo delle serie tv, dove gli scenari preponderanti sono New York e Los Angeles. E ancora, Easy non è una serie come le altre perché è una serie antologica: ogni episodio è a se stante (può essere visto indipendentemente dalla volontà di completare l’intera stagione), e ogni episodio ha un titolo realizzato con stile e immagine differenti. Esplora le vicende di personaggi diversi che si destreggiano tra l’amore, le relazioni, la tecnologia e i problemi quotidiani della vita adulta. Una coppia con due figli che cerca una nuova intesa sessuale riappropriandosi di ruoli di genere stereotipati e convenzionali; una ragazza che si innamora di una vegana e prova a seguire il suo stile di vita per non sentirsi inferiore; due fratelli che realizzano una piccola distilleria di birra illegale; una coppia che cerca di avere un figlio, con l’intrusione di un amico (ed ex ragazzo della moglie); un “graphic novelist” di mezza età che si confronta con una “selfie artist”; una coppia di bell’aspetto che cerca di rivitalizzare la propria vita sessuale attraverso l’uso dell’app Tinder. Si tratta di trame moderne, spesso introspettive, anche provocatorie, sicuramente riconducibili a momenti di vita di coppia che moltissimi vivono quotidianamente, e che catturano le paure di entrambi i sessi, l’infedeltà, il terrore per il futuro, senza che emerga però alcun punto di vista giudicante. Lo strumento di analisi è il sesso, in tutte le sue forme, come semplice divertimento, come dovere coniugale da risanare disperatamente, come tabù da rompere, adultero, sicuro e incerto, etero e lesbico, a pagamento. In ogni caso, le diverse scene non hanno alcun filtro, con una verosimiglianza in cui è facile immedesimarsi, e sono state premiata dalla critica come “sex positive“. Infine, Easy è anche denuncia sociale, con uno sguardo alle tecnologie che rasentano l’assurdo, che incentivano la mera apparenza a discapito di un’etica che risulta necessaria nelle parole, ma mai coerente nei fatti. E Swanberg è molto attento nel suo approccio alle diversità che intende rappresentare: Danielle MacDonald, ad esempio, non appare in alcun modo come “cicciona emarginata”, ma come teenager […]

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Insatiable: nessun futuro per la serie Netflix su Patty Bladell

“Insatiable” sì, “Insatiable” forse, “Insatiable” no. Alla fine no, non ci sarà un futuro per la serie Netflix, ma forse… forse, vale la pena parlarne comunque. Premessa: chi scrive ha assolutamente amato la serie, così come tutto il genere “divertente”, che rasenta l’assurdo, con un pizzico di black humour. Il pacchetto è arrivato dagli Stati Uniti nel 2018, ideato da Lauren Gussis (con alle spalle titoli come “Dexter” e “Once upon a time”) e diretto da Julie Hampton. Protagonista è Debby Ryan, una giovane attrice e cantante di Huntsville, Alabama. Immediata è stata anche la diffusione della seconda stagione, nell’ottobre del 2019, dopo la quale Netflix ha deciso definitivamente di cancellare la produzione. Ma andiamo con ordine. Patty Bladell è un’adolescente con problemi di sovrappeso, bullizzata dagli altri studenti che frequentano la sua scuola. A farle da “spalla”, una madre un tantino “evanescente” e un’amica lesbica, Nonnie, che ha in comune con la protagonista un’inarrestabile passione per Drew Barrymore. A invertire le sorti della giovane Patty è un incidente che le causa un ricovero e l’impossibilità di mangiare cibi solidi per tre mesi. Patty perde trentasei chili e diventa bellissima ma soprattutto con un’insaziabile sete di vendette per tutte le torture subite. In particolare, diventano ben presto la sua ossessione principale i concorsi di bellezza, ai quali partecipa grazie al sostegno di quello che è a tutti gli effetti il co-protagonista della serie, l’avvocato Bob Armstrong. Addirittura, secondo Mark A. Perlgard del “Boston Herald”: “Patty è importante ma non è il piatto principale di “Insatiable”. Stranamente e in modo cruciale, il suo punto di vista spesso si perde, ignorato o trascurato, almeno nei primi episodi. Il fulcro di questa commedia oscura è Bob Armstrong“. “Insatiable” è stata ispirata da un articolo dello scrittore Jeff Chu, “The Pageant King of Alabama”, pubblicato sul “The New York Times Magazine”. Chu ripercorre la storia di Bill Alverson, un avvocato statunitense che ha “allenato” moltissime reginette di bellezza, vincitrici dei più importanti concorsi americani. In aggiunta a quelle di Alverson, diverse vicende del racconto si basano sulle esperienze adolescenziali della stessa Gussis. Tuttavia, nel mese di luglio del 2018, più di centomila persone hanno firmato una petizione online su Change.org per chiedere a Netflix di cancellare la serie, accusata di “fat-shaming”, ovvero di derisione nei confronti di persone in stato di sovrappeso/obesità. L’attrice Alyssa Milano, che interpreta il ruolo di Coralee, moglie di Bob Armstrong, ha risposto su Twitter: “Non stiamo svergognando Patty. Stiamo affrontando (attraverso la commedia) il danno che si verifica dal fat-shaming”. E insomma, chi scrive non può che dirsi d’accordo.   Foto in evidenza: https://www.netflix.com/it/title/80179905

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Unorthodox: trovare l’uguaglianza nella diversità

Unorthodox è la nuova miniserie del momento. Prodotta da Netflix e creata da Anna Winger e Alexa Karolinski, racconta in quattro episodi la sorprendente vita di Ester “Esty” Shapiro, una 19 di fede ulta-ortodossa chassidica, e ci accompagna alla scoperta di realtà lontanissime e stupefacenti. Manhattan è sormontata, in alcune zone, da un sottilissimo filo, invisibile per molti e di vitale importanza per altri, l’Eruv. Si tratta di una recinzione spirituale che delimita il dominio privato della comunità ebraica. Infatti, durante lo Shabbat, il sabato, agli ebrei non è concesso alcun tipo di attività, se non la preghiera. Fra i tanti divieti c’è quello che impedisce di trasportare oggetti al di fuori della propria abitazione. Così, l’Eruv estende il domicilio anche agli spazi pubblici. In Unorthodox si percepisce chiaramente come questo divieto sia in realtà più esteso e più pesante di quanto appaia. Lo capiamo ripercorrendo, passo dopo passo, la vita di Esty, una ragazza obbediente e devota, istruita allo Zaddiqu, il giusto rispetto delle regole, ma che rivela fin da subito il suo essere “diversa” rispetto alla comunità in cui vive. Si tratta di un gruppo di ebrei del movimento Satmar che, alla fine della Seconda Guerra mondiale, si sono trasferiti a New York, nel quartiere di Williamsburg, con un intento ben preciso: rinchiudersi in se stessi, dopo le profonde ferite provocate dal contatto con il resto d’Europa, per dar nuova vita a sei milioni di ebrei, gli stessi persi nell’Olocausto. Proprio questo ripiegamento verso il passato e quest’aria di dovere trasportano la vita della comunità in un contesto atemporale, chiaramente avverso a tutto ciò che è diverso. La sensazione inconscia di difformità si sviluppa in Esty di pari passo alla storia. Le piccole limitazioni dell’infanzia vengono amplificate quando compie l’età da matrimonio, 18 anni, e si trasformano in macigni sempre più pesanti perché, asfissiata dal senso di responsabilità, capisce di essere in trappola. Ma è proprio quella diversità a offrirle una nuova opportunità. Esty scappa e raggiunge la più lontana delle realtà, quasi un mondo parallelo: Berlino. La nuova città rappresenta l’antitesi perfetta della comunità: non solo è il fulcro metaforico della strage nazista, ma è colorata, moderna e senza regole. Il luogo da cui, durante la guerra, erano scappati in milioni, diviene per lei la meta salvifica. Proprio a questo punto, quando Esty trapassa fisicamente la distanza del suo mondo da tutto il resto, entriamo in contatto con la sua pura sensibilità: quella di una giovane donna che vive il cambiamento con tutti i suoi timori, con le sue contraddizioni e con forti sofferenze, piuttosto che con un’eroina fantastica capace di stravolgere la sua vita senza battere ciglia. La protagonista percepisce il peso di quel filo invisibile che sembra essere attorcigliato a lei e che la rende fragile, come fatta di cristallo. Questo aspetto è sostenuto magistralmente dalla scelta e dall’interpretazione della protagonista, l’attrice israeliana Shira Haas. Appare, infatti, capace di interpretare il suo ruolo con la giusta dose di pathos, senza eccedere nel sentimentalismo patetico e […]

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Tiger King: conosciamo meglio la serie del momento

Tiger King, su Netflix la docuserie già diventata cult | Opinioni Chi lo avrebbe mai detto che una serie incentrata sul commercio privato di animali esotici negli Stati Uniti potesse diventare uno dei programmi streaming più visti di sempre? Eppure, in tempi di pandemia globale ed isolamento domiciliare forzato, tutto questo è realmente possibile. Tiger King, docuserie in sette puntate su Netflix, è il prodotto del momento. Joe Exotic, protagonista della serie, negli Stati Uniti è diventato un vero e proprio personaggio di culto. Basti pensare alle fantomatiche trattative avviate dai coniugi più famosi d’oltreoceano, Kim Kardashian e Kanye West, per rilasciarlo dal carcere federale dove sta scontrando 22 anni di reclusione. Il colosso fondato da Reed Hastings ha ordinato la produzione di un’ulteriore puntata evento, che, come dichiarato da Jeff Lowe, uno dei protagonisti della serie, dovrebbe essere diffusa a breve. Vero e proprio mattatore di Tiger King, che gli deve probabilmente gran parte del proprio successo, Joe Exotic è un losco figuro a dir poco strampalato. Genuino cowboy dell’America rurale, quella della Bible Belt, mal vista dalle grandi città costiere e che ha contribuito prepotentemente all’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, Joe è un redneck, bianco, razzista, gay ed amante delle armi, che più eccentrico non si potrebbe. Ha un look stravagante (da sottolineare il mullet ossigenato fuori moda da decenni) e nel suo curriculum può vantare una doppia candidatura alla presidenza degli Stati Uniti e dello stato dell’Oklahoma. E, fatto che diventa lo spunto di Tiger King, è il proprietario di uno zoo privato ricco di animali esotici, tra cui spiccano centinaia di tigri che sfornano in continuazione teneri cucciolotti, future attrazioni del parco giochi di Joe. Numeri pazzeschi, sottolineati nel finale della docuserie: se nei soli Stati Uniti si contano tra le cinquemila e le diecimila tigri in cattività, nel resto del mondo non ve ne sono più di quattromila. Ma Tiger King non è un documentario che porta avanti una causa animalista, considerando quanto tutto l’universo da Joe e dagli eccentrici protagonisti della serie sia da condannare. La forza della serie risiede probabilmente nella progressiva ed inarrestabile perdita di interesse per quello che in realtà dovrebbe essere il tema portante: le tigri. I felini infatti cedono man mano la scena, nel corso delle puntate che scorrono velocissime, a un’intricata vicenda fatta di omicidi, sette esoteriche e incroci abominevoli tra animali. Durante i sette appuntamenti non c’è letteralmente un’inquadratura, un fotogramma già visto o che si possa definire inerente a qualsivoglia tradizione documentaristica. Tiger King ed i suoi volti: Joe Exotic e la sua nemesi Carole Baskin In particolare, nel corso della narrazione diviene essenziale lo scontro tra Joe Exotic e la sua nemesi, Carole Baskin, una perfida milionaria che porta avanti la sua crociata onorevole contro l’eccentrico protagonista ed il suo business, ma che in realtà si scopre invischiata in una serie di episodi a dir poco controversi. Come tutta la vicenda inerente al suo ex marito scomparso in circostanze mai chiarite. Una trama complessa, […]

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Film in streaming da vedere e Serie Tv da non perdere

Durante un periodo in cui è “scesa la notte” sul nostro mondo, devastato dalla pandemia del Covid19, non ci resta che dar sfogo alla fantasia e all’immaginazione. Molti utilizzano i libri, altri il disegno, e altri ancora preferiscono aiutarsi con il cinema. Ecco dunque la lista di cinque film in streaming attuali da vedere e cinque serie da non perdere: Film in Streaming 1. Glass  Un film diretto da M. Night Shyamalan, in cui diciannove anni dopo i fatti di Unbreakable, ritroviamo il vigilante David Dunn (Bruce Willis) che con l’aiuto del figlio Joseph (Spencer Treat Clark), ormai ragazzo, dà la caccia a Kevin Wendell Krumb (James McAvoy), pericoloso assassino affetto da disturbo dissociativo dell’identità, su cui ha preso il sopravvento la sovrumana personalità che lui stesso definisce “la Bestia”. David e Joseph si mettono sulle tracce di quattro cheerleader rapite dall’assassino e riescono a liberarle dopo che David e la Bestia si affrontano ricorrendo a tutta la loro forza. Vengono però entrambi catturati dalle autorità e rinchiusi nell’ospedale psichiatrico dove si trova anche l‘Uomo di vetro, Elijah Price (Samuel L. Jackson), vecchio nemico di Dunn. Price è un uomo dalle straordinarie abilità mentali, condannato però in un corpo fragilissimo, le cui ossa si spezzano quasi semplicemente toccandole. A capo del reparto della struttura, dove si curano pazienti convinti di avere superpoteri, è la dottoressa Ellie Staple (Sarah Paulson), il suo compito è quello di convincere i tre uomini che le abilità che sostengono di avere sono frutto della loro immaginazione, dimostrandogli come quello che sono capaci di fare non è poi così insolito o inspiegabile razionalmente. Nessuno si rende conto del piano di Elijah, che sta agendo astutamente nell’ombra, cercando di manipolare tutti per condurre gli eventi all’inevitabile scontro tra i due superuomini. L’Uomo di vetro infatti vede in Kevin e David l’opportunità per rivelare al mondo l’esistenza di uomini straordinari come loro. Per vedere il film clicca qui : Infinity 2. Joker  Arthur Fleck vive con l’anziana madre in un palazzone fatiscente e sbarca il lunario facendo pubblicità per la strada travestito da clown, in attesa di avere il giusto materiale per realizzare il desiderio di fare il comico. La sua vita, però, è una tragedia: ignorato, calpestato, bullizzato, preso in giro da da chiunque, ha sviluppato un tic nervoso che lo fa ridere a sproposito incontrollabilmente, rendendolo inquietante e allontanando ulteriormente da lui ogni possibile relazione sociale. Ma un giorno Arthur non ce la fa più e reagisce violentemente, pistola alla mano. Mentre la polizia di Gotham City dà la caccia al clown killer, la popolazione lo elegge a eroe metropolitano, simbolo della rivolta degli oppressi contro l’arroganza dei ricchi. Si presenta con una carta, il Fleck di Todd Phillips, ma non è una carta da gioco: è il documento di una malattia mentale, che lo rende un emarginato, un rifiuto della società, come ci dice la prima sequenza del film, sovrapponendo al suo volto la cronaca di una città allo sbando, sommersa dalla spazzatura fisica e metaforica. Il film del 2019 ha consacrato Joaquin Phoenix con un […]

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Storia del nuovo cognome, secondo capitolo de “L’amica geniale” di Elena Ferrante

A più di un anno dallo straordinario successo televisivo partenopeo de L’amica geniale, ispirato al romanzo di Elena Ferrante, dal 10 febbraio 2020 è ritornato ad emozionare su Rai Uno la storia di grande amicizia tra Lila e Lenù, con il secondo capitolo della tetralogia Storia del nuovo cognome, ancora diretto da Saverio Costanzo. Un’autentica serie evento, trasmessa in anteprima mondiale, così attesa dopo il successo del primo capitolo che ha conquistato nel 2018 non solo Napoli, ma l’Italia e il mondo intero. Merito della trama, così come della talentuosa interpretazione delle protagoniste Gaia Girace (Lila) e Margherita Mazzucco (Lenù) insieme agli altri attori, dell’ambientazione e del linguaggio, che hanno reso la storia così vera e genuina. Le due attrici hanno sostenuto una prova più che convincente, grazie ad una recitazione intensa, vibrante e spontanea che, in maniera eccellente, ha descritto le storie di miseria, lotta, tradimenti, sfiducia e crescita di due bambine divenute poi donne tra difficoltà, audacia, rassegnazione e volontà di svolta. Storia del nuovo cognome. Trama Come anticipato, Storia del nuovo cognome è il secondo capitolo della storia di Lila e Lenù , la storia di questa straordinaria amicizia raccontata da Elena Ferrante nei suoi quattro romanzi e riadattata dalla Rai per la prima visione mondiale in TV, grazie all’egregia regia di Saverio Costanzo. La seconda serie de L’amica geniale riporta lo spettatore tra le strade del rione, tra i drammi socio-familiari, tra la voglia di emergere e strapparsi alla Napoli decadente di Elena e quella di rinnegare il “nuovo cognome” di Lila. Il periodo narrato pone al centro la fase adolescenziale e la prima età adulta delle protagoniste. Alla fine della prima stagione il pubblico ha lasciato Lila nel giorno del suo matrimonio, pronta a credere in una rimonta sociale e familiare e nell’amore, ma già affacciata alle prime amare consapevoli disillusioni. E la seconda stagione inizia da qui, dalla vita di Lila intrappolata a Napoli nel ruolo di moglie e in quel cognome che detesta giorno dopo giorno, quello del marito Stefano Carracci (Giovanni Amura), vittima tra l’altro di una violenza tipica della forma mentis maschilista fortemente in auge negli anni del dopoguerra e ancor più in certi ambienti infimi e piatti come quello che fa da sfondo alle vite di Lila e Lenù, il Rione Luzzatti di Gianturco. Dall’altra parte c’è Lenù, desiderosa di sfuggire al marcio della propria città e soprattutto all’ombra della sua “amica geniale”, che incombe sulla sua personalità, come un limite dal quale sembra non riuscire mai a liberarsi. Lila giunge a rassegnarsi alla sua condizione e a un destino già scritto, mentre Elena cerca consolazione e salvezza negli studi, decidendo dopo la maturità di proseguire con l’Università alla Normale di Pisa, imparando ad acquisire maggiore sicurezza di sé e farsi strada nel mondo, tra delusioni d’amore e voglia di emergere. Storia del nuovo cognome. La frustrazione di Lila tra lotta e consapevolezza Sin dalla prima stagione non sembrano esserci dubbi: Lila è l’amica geniale! Dotata di intelligenza fuori dal […]

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Locke & Key: la graphic novel di Joe Hill su Netflix

Locke & Key, la nuova serie targata Netflix in uscita il 7 febbraio 2020, è tratta dall’omonima graphic novel (genere verso il quale ultimamente la piattaforma sembra essere particolarmente predisposta) scritta da Joe Hill, figlio di Stephen King, e disegnata da Gabriel Rodriguez. Locke & Key: la trama La storia segue le vicende della famiglia Locke, composta da madre e da tre figli reduci dal tragico assassinio del padre, evento che li costringe a trasferirsi nella vecchia casa di famiglia in Massachusetts. Si tratta di una casa antica, sontuosa ed elegante che subito desta all’occhio dello spettatore una sensazione sinistra. Una casa che effettivamente nasconde segreti, non estranei alla memoria del padre di famiglia ormai deceduto. Nella Key House sono presenti molte porte. Ciascuna di esse custodisce un segreto, che può essere svelato solo dalle chiavi giuste. Chiavi nel vero senso della parola: piccoli oggetti di fattura antica ed originale che il piccolo Bode Locke (Jackson Robert Scott) riesce a percepire e a riportare alla luce, insieme alla loro natura magica. Il bambino, dotato di fremente curiosità, inizia ad usare le chiavi con pericolosa disinvoltura, attirando l’attenzione di una misteriosa figura che ne è attratta ed è pronta a tutto per entrarne in possesso. Locke & Key: tra il fantasy e il drama La trama oscilla tra il dramma vissuto dalla famiglia, i cui componenti cercano di affrontare il lutto ognuno a proprio modo, e la fantasia: la madre Ellie (Darby Stanchfield) trova conforto nell’alcool; il fratello maggiore Tyler (Connor Jessup) si rifugia in se stesso, silenziando i suoi sentimenti per adempiere al compito di fratello maggiore; la sorella Kinsey (Emilia Jones) risulta maggiormente ribelle rispetto al fratello e il piccolo Bode trova, invece, consolazione nella ricerca delle chiavi magiche. Sarà lui infatti il primo a sentirle e, dopo una iniziale incredulità ed una serie di espressioni dubbiose, riuscirà ad aprire le porte su questo mistero anche al fratello e alla sorella. Possibile componente metaforica Chissà che non si possa attribuire proprio alle chiavi l’accesso verso una via di conforto per la tragedia della famiglia Locke! Un modo per superare il dramma e l’eco del passato, visto che il nome dell’antagonista è proprio Eco, il cui ruolo nella vicenda ha come unico scopo quello di rincorrere la famiglia per ottenere le chiavi: come se l’ “eco” di un passato non lontano minasse la via di fuga dei Locke (dal sostantivo “lock” – serratura, blocco), permesso proprio dall’uso delle chiavi stesse. Una componente nella trama che suggerisce questa possibile teoria la ritroviamo nella madre Ellie, che tende a dimenticare le chiavi e la loro importanza nonostante la sua presenza in occasioni collegate alle chiavi stesse. Le ricorderà solo sotto l’effetto di una discreta dose di alcool. Ciò potrebbe sottolineare che la via d’accesso verso il conforto, per la signora Locke, è conseguente all’uso (sbagliato) dell’alcool e che è solo in tal modo che la donna può riuscire a percepire il potere delle chiavi. Conclusione  Concludo la recensione di Locke & Key […]

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Dracula: recensione miniserie BBC/Netflix

Dracula, la nuova serie tv in onda su Netflix in co- produzione con la BBC. Leggi qui la nostra recensione!  Mark Gatiss e Steven Moffat con questa miniserie passano dal giallo all’horror, dal lavoro sulla serie Sherlock alla storia misteriosa del vampiro che noi tutti conosciamo, Dracula. La firma dei due è riconoscibile in primo luogo dalla durata: come con Sherlock, anche Dracula prende forma in pochi episodi, solo 3, ma dall’estensione di un vero e proprio film (di 1 ora e 30 minuti ciascuno). In secondo luogo entrambi si dilettano nella scelta di un personaggio iconico a livello mondiale per poi stilizzarlo a proprio piacimento, senza però distanziarsi troppo dalla trama originale di Bram Stoker. Moffat e Gatiss amano giocare con il proprio pubblico seminando piccoli easter egg, indizi, citazioni, momenti sorprendenti e ribaltamenti improvvisi: infatti in Dracula da un inizio che si presenta fedele alla trama originale si passa ad uno svolgimento intrigantemente diverso. Dalle atmosfere lugubri e vampiresche del primo episodio di Dracula, con il suo racconto a ritroso, i cunicoli del castello in Transilvania e la spaventata testimonianza di Jonathan Harker (John Heffernan), inizia ad aprirsi a qualcosa di inconsueto, strano ma plausibile, per poi ricorrere ad un plot-twist che stravolge tutto e dà una nuova dimensione alla serie. Tutto questo senza tralasciare quelli che sono i principi che reggono il personaggio ed il suo mondo. Un gioco di altalene che oscillano tra ciò che il pubblico si poteva aspettare e poteva pretendere da una serie su Dracula e la volontà autoriale di raccontare una storia diversa. Tutto questo è stato possibile grazie ad un buon connubio tra attori talentuosi e la strepitosa qualità dei dialoghi. La serie tv Dracula e il confronto tra due leggende Dracula è un micro-universo costruito ad arte, con una sua visione estetica ben precisa. L’accuratezza degli ambienti, i giochi di luce e i movimenti di macchina vanno a confondere ancor di più il pubblico, che si ritrova ad esplorare generi e tecniche differenti in un continuo gioco di rimandi e citazioni. Tutto ciò fa da impalcatura di contorno a ciò che è il cuore del prodotto: il continuo confronto tra Dracula (Claes Bang)  e suor Agatha (Dolly Wells), trasposizione al femminile di Abraham Van Helsing . Più che una sanguinosa battaglia tra il bene e il male, si tratta di una lotta tra due menti, due personalità, due intelletti simili, ma contrastanti su certi aspetti. Due personaggi impeccabili nella loro interpretazione, di una personalità affascinante, magnetica, che proprio per la qualità della loro scrittura sottolineano quanto poi, dopo ottime idee, il finale finisca per risultare quasi poco convincente. Non tanto per le intenzioni di fondo, che portano al culmine della revisione critica del personaggio, quanto per le modalità di esecuzione, un po’ sbrigative e superficiali, che lasciano ben poco di quello che poteva essere un prodotto di maggior valore. Fonte immagine: https: //bloody-disgusting.com/tv/3599012/bite-photos-netflixs-dracula-series/attachment/0435_dracula_20march19rv/

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Modern Love: tutte le sfumature dell’amore

Amazon Prime Video sfodera una nuova serie tv da un profondo spessore umano, un cast stellato e una storia romantica dai tratti moderni. Si tratta, appunto, di Modern Love, una serie statunitense diretta da John Carney, composta da otto episodi di circa trenta minuti l’uno. Le varie storie narrate sono indipendenti tra di loro e accomunate solo dallo sfondo sempre stupefacente di New York City. Variano fortemente anche nei generi: amori perduti o dal finale incerto, amicizie speciali e passioni ormai mature. Tutti i racconti sono affrontati in maniera lineare e diretta, senza colpi di scena e, soprattutto, senza il tipico tono smielato delle commedie rosa. Le storie si rifanno a una rubrica del New York Times, che di settimana in settimana racconta spezzoni di vite comuni. Così la città diventa anch’essa protagonista: mostra una faccia diversa di volta in volta, allineandosi ai sentimenti dei personaggi, sostenendo ogni loro avventura e confermandosi come lo sfondo perfetto per ogni passione. Il risultato finale appare più che soddisfacente. Il merito è sicuramente dei dialoghi, dal tono colloquiale, ma ricchi di significato, capaci di porci importanti domande sulla vita, ma senza appesantirci o infastidirci. Il cast stellato che questa serie vanta ha fatto il resto: Tina Fey (Mean Girls), Anne Hathaway (Il diavolo veste Prada), Dev Patel (The Millionaire), Cristin Milioti (la Tracy di How I met your mother), Andy Garcia (Il padrino- parte III) e molti altri hanno interpretato alla perfezione il ruolo a loro assegnato, rispettando quella naturalezza che pare circondare tutta la produzione. I vari temi trattati, però, fanno sì che certi episodi appaiano più forti e coinvolgenti di altri. Tra quelli che hanno riscosso più successo c’è sicuramente il terzo, intitolato “Prendimi come sono, chiunque io sia” e interpretato proprio da Anne Hathaway: qui, la storia d’amore tra un uomo e una donna si infittisce di una sensibilità che diventa denuncia di una condizione psichica poco accettata e conosciuta. L’amore passionale diventa, allora, self-love, nel difficile percorso di accettazione che ognuno di noi compie. La stessa profondità vanta l’ultima storia, “La corsa diventa più dolce vicino all’ultimo giro”, che racconta delicatamente la nascita di un rapporto d’amore intorno agli 80 anni, quando la vita ha ormai un sapore maturo ma non ancora stantio. Di puntata in puntata, così, Modern Love tiene forte il filo dell’equilibrio, che non tende né verso un hollywoodiano e banale lieto fine, né verso una drammaticità opposta e quasi scontata. Modern Love centra l’obiettivo, sempre e solo raccontare l’amore, in ogni sua forma, con una lucidità e un realismo che ti fanno venire voglia di conoscerne il seguito, come se anche tu fossi seduto su una panchina di Central Park ad ascoltare un conoscente che si confida.   Foto in evidenza: Locandina serie tv (https://www.cinemagay.it/serie-tv/modern-love/)

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Thirteen reasons why – terza stagione | Recensione ed opinioni

Prima di far luce sulla terza stagione di Thirteen reasons why è bene riassumerne le “puntate precedenti”. Il titolo della serie rinvia alle tredici ragioni per le quali la protagonista della prima stagione Hannah Baker (Katherine Langford) sceglie di togliersi la vita. Queste sono legate principalmente alle difficoltà di essere adolescenti quali il bullismo, le violenze, le molestie e le insicurezze. Tali cause verranno incise e racchiuse dalla stessa Hannah in tredici cassette, ciascuna dedicata alla storia del ragazzo o della ragazza che ha contribuito al nascere della sua decisione. Per queste caratteristiche pressoché uniche, la seconda stagione non era stata accolta con molto entusiasmo, ma nonostante ciò i tredici episodi hanno spiegato la storia dal punto di vista dei “carnefici”, attraverso un processo giudiziario voluto dalla madre di Hannah. In questo modo, sebbene con molta lentezza, la seconda stagione è riuscita ad istillare una profonda riflessione sui comportamenti ed i segreti che un essere umano è in grado di supportare. La terza stagione di 13 (Tredici) e il suo non stare al passo … La terza stagione purtroppo non riesce a stare al passo con le sue sorelle più grandi, sebbene resti fedele alla morale della seconda, dimostrando che nessuno è linearmente buono o cattivo e che non esiste mai una unica e tragica versione della storia. In questi tredici episodi la tematica di base si perde più volte in colpi di scena, twist e segreti di vario genere che distraggono lo spettatore, portandolo a distaccarsi dalle tematiche principali. Inoltre c’era veramente bisogno che il bullo Bryce Walker (Justin Prentice) facesse una brutta fine o sarebbe stato meglio vederlo percorrere una direzione diversa da quella intrapresa sin dall’inizio? Chi ha già visto le prime stagioni sa bene che per far funzionare Tredici è necessaria una voce narrante, una che conosca diversi punti di vista. Ed è qui che entra in scena Ani (Grace Saif) “la ragazza nuova”. Figlia della badante del nonno di Bryce Walker e nuova studente alla Liberty High, Ani convive con “lo stupratore”, riuscendo ad osservarlo al di là delle critiche e degli insulti: vede in realtà un ragazzo con una vita tanto agiata quanto emotivamente complicata, motivo per il quale è riuscito a guadagnarsi un simile soprannome. Per puro caso, Ani viene accolta nel gruppo di Clay, Justin, Jessica e di tutti i protagonisti delle stagioni precedenti. La strategia di introdurre nel sistema qualcuno che non avesse vissuto gli eventi trascorsi garantisce una nuova luce a Clay come a Bryce. Il trailer inganna svelando subito la morte del bullo, mentre la serie si prende più tempo per arrivarci, unendo flashback del passato al presente in modo da scoprire cos’è successo, per far forse innamorare di nuovo Clay, per supportare la rinascita di Jessica dopo le violenze subite, per far scoprire a Tyler un amico in più dopo la tentata e mancata strage e per mostrare a tutti come anche un mostro come Bryce possa nascondere in sé un essere umano. Il cattivo di Thirteen reasons why lo […]

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