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Eroica Fenice

La Tag: serie tv contiene 36 articoli

Culturalmente

Sherlock Holmes. Una, nessuna e centomila vite del celebre detective

Sherlock Holmes; “Una, nessuna e centomila vite” del detective inglese creato dal medico Arthur Conan Doyle a fine Ottocento Sherlock Holmes è tra i personaggi più noti della letteratura di consumo. Nato dalla penna dello scrittore (e medico) Arthur Conan Doyle, il celebre detective di fine Ottocento e il suo assistente Watson hanno incontrato un vasto successo tra i lettori di tutte le epoche. Perciò altri autori hanno voluto riprendere il mito del detective inglese riscrivendo le sue storie in nuovi contesti (come il genere horror o fantascientifico) oppure creando nuovi personaggi ispirati a Holmes. L’aspetto che l’immaginario collettivo ha di Sherlock Holmes non proviene dagli scritti di Doyle In realtà l’aspetto con il quale Sherlock Holmes è entrato nell’immaginario quotidiano non è conforme con la descrizione lasciataci da Doyle (e Watson, autore dei manoscritti sulle avventure col collega). Lo Sherlock originario non indossa il famoso berretto, non fuma soltanto la pipa e non ha mai pronunciato: “Elementare, Watson!” piuttosto frasi simili per complimentarsi col dottore. Tutti questi sono tutti elementi provenienti da scritti apocrifi oppure dalle rappresentazioni teatrali e i film muti. Le riscritture del detective di Baker Street tra romanzi, serie tv, film e fumetti Sherlock Holmes ha subito diverse riscritture anche tra diversi media, che hanno rivisto e riletto il personaggio in numerose chiavi di lettura. Tra i casi più celebri, la scrittrice Nancy Springer con la serie di romanzi young adult “The Enola Holmes Misteries” (in Italia sono editi soltanto i primi tre volumi). La serie vede protagonista Enola, sorella minore di Sherlock e Mycroft, che aspira a diventare come il fratello maggiore specializzandosi nella ricerca di persone scomparse. Dalla serie di romanzi si è ispirato il film omonimo distribuito da Netflix con Millie Bobby Brown. Un altro caso è quello dello scrittore e fumettista britannico Neil Gaiman, autore del racconto “Uno studio in smeraldo”, pubblicato nel 2003 ma inserito nella raccolta Cose Fragili (Fragile things), la storia è un pastiche letterario fra il giallo di Doyle e il genere horror di H.P Lovecraft. Sherlock e Watson devono risolvere un misterioso omicidio connesso alle spaventose creature extradimensionali descritte dall’autore americano nei suoi racconti. Inoltre, a inizio Novecento, lo scrittore francese Maurice Leblanc riprese la figura di Sherlock Holmes per creare la nemesi del suo personaggio, il ladro Arsène Lupin. Pur di superare il copyright sul detective di Doyle, Leblanc sposto la “S” iniziale, così creò Herlock Sholmes, l’investigatore inglese che vuole catturare il ladro gentiluomo francese. Invece nel medium televisivo, due adattamenti possono essere analizzati come riscritture del personaggio.  Nel primo caso è la serie tv della BBC “Sherlock”. Ambientata nella Londra contemporanea, John Watson è un ex-medico militare che è tornato a casa dopo una missione in Afghanistan. In seguito, dovrà condividere l’appartamento con il misterioso Sherlock Holmes e tra i due nascerà un profondo legame che li unirà in diverse indagini. Martin Freeman e Benedict Cumberbatch hanno interpretato il celebre duo di Baker Street con una serie tv breve ma acclamata dalla critica. Sempre […]

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Nerd zone

Super-eroi: alla scoperta degli antenati degli odierni paladini della legge

Super-eroi, in occasione dell’uscita nelle sale di Black Widow e The Suicide Squad, alla scoperta dei primi paladini della giustizia Al momento i super-eroi dominano il mondo dei nerd. Nei prossimi giorni usciranno nelle sale i film Black Widow e The Suicide Squad mentre Netflix con le serie tv The Umbrella Accademy e Jupiter’s Legacy sfida Amazon Prime Video con The Boys e Invincible. In tutto questo, molti si pongono una domanda: da dove e quando nascono i supereroi? Chi sono i super-eori ? Quando hanno fatto la loro prima apparizione ? Il vocabolario Treccani propone come definizione di supereroe la seguente: “Personaggio immaginario, nato nell’ambito dei fumetti per ragazzi e poi trasferito nel cinema, dotato di forza muscolare, di capacità sensoriali e talvolta di capacità intellettuali straordinarie e sovrannaturali, che si assume il compito di proteggere l’umanità da catastrofi naturali o accidentali e […], di combattere pericolosi e astuti criminali, di fronte ai quali le regolari forze dell’ordine risultano impotenti” Se pensassimo a tutto il nostro bagaglio culturale, in tutte le epoche non sono mancati individui del genere. È il caso degli eroi dei miti greci come Ercole, Giasone e Ulisse oppure personaggi più antichi come Gilgamesh o quelli dell’età medievale tra cui re Artù, Rolando e Robin Hood. Nonostante ogni epoca avesse i suoi “super-eroi”, i più prossimi a quelli attuali comparvero solo all’inizio del secolo scorso. Tarzan e John Carter, i due super-eroi di Edgar R. Burroughs Edgar Rice Burroghs, scrittore americano e autore di molti romanzi fantastici e avventurosi, pubblicati a puntate su riviste (le famose pulp fiction), è, secondo molti, il padre dei moderni super-eroi. Nel 1912 comparve John Carter nelle pagine del romanzo “Sotto le lune di Marte” mentre due anni dopo nacque Tarzan delle scimmie. John Carter, ex-soldato dell’esercito confederato, viene teletrasportato sul pianeta Marte dove scopre che lo scontro tra due civiltà ha contribuito alla fine del pianeta. Qui, il nostro eroe, trovandosi in un’atmosfera diversa dalla nostra, sviluppa dei poteri come super-forza e capacità di compiere grandi salti. Diverso è il caso di Tarzan, alias John Clayton visconte di Greystoke III. Figlio di due superstiti di un ammutinamento, i coniugi Greystock non riuscirono a sopravvivere nella giungla, lasciando il proprio figlio nelle mani dei “mangani”, una specie di gorilla. Il bambino riesce ad adattarsi nella giungla, sviluppando una notevole forza e resistenza nonché abilità tattiche. Le due creazioni di Burroghs hanno contribuito alla nascita di Superman.Infatti il supereroe kryptoniano è stato abbandonato dai genitori originari, proprio come Tarzan, e su un pianeta alieno ha sviluppato i superpoteri come John Carter. McCulley e il primo super-eroe con identità segreta e costume, il caso di Zorro Nel 1919 nasce un altro personaggio molto apprezzato grazie a film e serie tv. Si tratta di Don Diego de la Vega, conosciuto col nome di Zorro e creato dallo sceneggiatore e scrittore Johnston McCulley. La sua prima apparizione è nel romanzo “La Maledizione di Capistrano”, anche esso pubblicato a puntate sulla rivista All-Story Weekley. Siamo nella […]

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Cinema e Serie tv

Leonardo. La fiction Rai sul grande genio del Rinascimento italiano

Dopo il glorioso successo della fiction I Medici, la Rai pone i riflettori su un altro grande personaggio, protagonista del panorama artistico rinascimentale italiano: Leonardo da Vinci. Nasce così la nuova fiction Leonardo, ideata da Frank Spotnitz e Stephen Thompson. Diretta da Daniel Percival e Alexis Sweet, la nuova serie debuttante il 23 marzo 2021 su Rai1 è una co-produzione internazionale, scegliendo come protagonista l’affascinante Aidan Turner, a cui si affianca un cast brillante, tra cui la venticinquenne Matilda De Angelis (nel ruolo di Caterina da Cremona, personaggio semi-creato) e Freddie Highmore (nel ruolo costruito dell’ambizioso ufficiale del Ducato di Milano Stefano Giraldi). Annunciata nel 2018, la fiction pone al centro la vita del genio intramontabile Leonardo da Vinci, focalizzando l’attenzione sulla creazione delle sue opere, sui tormenti e i dissidi interiori che ne accompagnano la creazione, e soprattutto sul carattere ermetico e tenacemente ambizioso dell’artista toscano. Come suggerisce la stessa terminologia del genere televisivo, la serie trae ispirazione da fonti, personaggi e fatti storici, ma sugli schermi viene comunque proposta una storia originale e soprattutto romanzata, tra l’altro girata non sul suolo toscano, bensì tra gli Studi di Formello (dov’è stata accuratamente ricostruita la Firenze del Rinascimento), Tivoli e la Lombardia, e accompagnata dalle piacevoli note di John Paesano. Progetto ambizioso e coraggioso la fiction Rai Leonardo, dovendo competere con i precedenti mirabilmente realizzati e riusciti, tra cui La vita di Leonardo da Vinci (1971) di Renato Castellani, e Io, Leonardo (2019) di Jesus Garcés Lambert. Ancora ampiamente presente ne Il codice da Vinci (2006) diretto da Ron Howard sul soggetto di Dan Brown. Insomma il poliedrico artista nativo di Vinci ha interessato nel tempo scrittori, registi e produttori, affascinando contemporanei e posteri con la sua vita colma di genio e successo, pur tra ombre, dissidi e incomprensioni, a causa della sua personalità eterea, ambiziosa e precocemente brillante. Ecco perché l’obiettivo di Spotnitz e Thompson diviene quasi una sfida, attirando non poche critiche per alcune scelte effettuate e per vari elementi che si discostano dalla realtà storica. Tutto comincia proprio dalla trama… Leonardo. Trama Una trama originale nella cornice e in alcuni riferimenti storico-biografici. Milano 1506. Leonardo da Vinci viene accusato dell’omicidio di Caterina da Cremona. Così comincia quest’inedita storia ideata da Spotnitz e Thompson. Il famoso artista viene dunque interrogato da Stefano Giraldi, l’ufficiale del Ducato di Milano, a cui inizia a raccontare la sua vita, proprio a partire dal suo primo incontro con Caterina nella bottega di Andrea del Verrocchio. Giraldi, affascinato dall’incredibile personalità dell’artista, sospetta la sua possibile innocenza, e determinato indaga per scoprire l’assoluta verità sull’omicidio. Ma analizziamo le controversie… Leonardo. Le deformazioni storico-biografiche della fiction e la realtà storica La fiction in onda su Rai1 ha riscosso un notevole successo, se si contano i quasi sette milioni di telespettatori incollati allo schermo, curiosi di seguire le vicende del più grande maestro di tutti i tempi. Ma la stessa ha attirato, come anticipato, non poche polemiche, concernenti l’attinenza ai fatti storico-biografici dell’artista, la spettacolarizzazione della […]

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Cinema e Serie tv

Ted Mosby e la ricerca del vero amore

Ted Mosby: chi è? Ted Mosby è il personaggio della sitcom americana “How I Met Your Mother”, interpretato dall’attore Josh Randor. La sua storia melodrammatica ha accompagnato le serate, i pomeriggi e forse un’intera generazione di persone con la sua personalità alquanto particolare, facendo diventare lo stesso Ted Mosby un tipo di personalità. Ted è un architetto di New York e vive con i suoi migliori amici, Marshall e Lily. Il suo sogno è progettare un grande edificio nella Big Apple, ma la cosa che più cerca e brama è l’amore. Quell’amore folle e folgorante che incanta che porta al matrimonio e alla creazione di una famiglia, l’amore eterno. Pensa di averlo trovato non appena conosce Robin Scherbatsky, una giornalista canadese trasferitasi a New York. Ma non appena Ted le dice “Ti amo” al primo appuntamento, lei lo respinge, eppure lui, caparbio, fa di tutto per conquistarla e alla fine si fidanzano ma, tra le varie peripezie dei diversi episodi, capiranno di essere troppo diversi per stare insieme e si lasceranno. Da quel corno blu regalatole per riconquistarle il cuore, la serie proseguirà alla ricerca del suo vero amore. L’evoluzione di Ted Da qui in poi seguiranno una serie infinita di amori che Ted pensa di aver trovato, l’anima gemella in tutte le dozzine di donne che incontrerà e per cui perderà la testa. Tra queste, la sua futura sposa e madre dei suoi figli, Tracy McConnell, è il motore narrativo di tutta la serie. Viene mostrata per la prima volta nell’episodio finale dell’8a stagione, anche se viene nominata fin dal primo episodio, e vari “indizi” sulla sua identità e che la riguardano sono rivelate nel corso della serie. Ted le aveva già intravisto i piedi nell’appartamento di una sua studentessa con la quale esce per qualche tempo, e aveva per sbaglio preso il suo ombrello giallo. Ma Ted la vede per la prima volta al matrimonio di Barney e Robin, in cui è la bassista della band: i due si parleranno alla stazione di Farhampton e due giorni dopo inizieranno a uscire insieme. Ted le chiederà di sposarlo al faro di Farhampton, anche se i due si sposeranno solo nel 2020. Lei morirà a causa di una malattia nel 2024. Eppure, nonostante il tempo, egli non smetterà, nel suo cuore, di amare Robin. Spinto dai figli, alla fine dell’ottava stagione, si presenta sotto casa della donna con in mano il corno blu che aveva rubato il giorno del loro primo appuntamento, facendo intuire che i due hanno ancora una possibilità di avere un futuro insieme. L’amore e Ted Ted è innamorato dell’amore stesso, ha disperatamente bisogno di questo sentimento, tanto da elemosinarlo in ogni persona che incontra. Questa sua personalità lo porta ad essere quasi un parassita dell’amore, mente a se stesso pur di provare questo sentimento, a volte anche a discapito degli altri. Il personaggio però, si evolve tra le stagioni, magari odiato o amato dal pubblico, e lo si vede crescere e raggiungere una più acuta consapevolezza […]

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Cinema e Serie tv

Boris ricalca un’amara realtà socio-politica

A distanza di dieci anni dalla messa in onda su Fox dell’ultima stagione, la ‘fuoriserie’ italiana Boris fa ancora parlare di sé, a maggior ragione a seguito dell’annuncio attesissimo di una quarta stagione, accolto con trepidazione dai fan. Certo non sarà semplice dare un seguito degno al lavoro degli sceneggiatori Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, essendo peraltro il loro prodotto perfettamente concluso e chiarissimo negli intenti già nelle prime tre stagioni. É complicato dare una definizione alla serie, poiché descriverla come comica o satirica appare indegnamente riduttivo. La sua potenza sta nella maniera sagace e graffiante di delineare le caratteristiche non solo della televisione e del cinema nostrano, ma di un intero paese. Boris è denuncia politica e sociale, sincera e disinibita e il suo suscitare risate è solo il pretesto per una presa di coscienza amara sulla realtà italiana. Boris fornisce un nitidissimo spaccato tragicomico della società italiana e di alcune sue falle. Racconta l’Italia dei compromessi e degli arrampicatori sociali, dell’arrivismo e delle raccomandazioni, dei soprusi e delle umiliazioni. Il quadro è quello di un set televisivo, in cui si lavora alle riprese de ‘Gli occhi del cuore 2’, tipica sitcom all’italiana dall’ambientazione ospedaliera, il cui protagonista Stanis La Rochelle è proprio ironicamente lo stesso Piero Sermonti noto al pubblico per l’interpretazione del dottor Guido in ‘Un medico in famiglia’. Le dinamiche del set ricalcano molto una società frustrata, divisa tra il sognatore che si trova a scendere a compromessi per pagarsi da vivere e il mediocre che si limita a fare poco e male, cullandosi sugli allori del posto di lavoro fisso e garantito. Questa frustrazione si risolve in una piramide di sopraffazione, per cui ognuno bistratta il sottoposto: Biascica con ‘lo schiavo’ Lorenzo, così come Arianna con l’ultimo arrivato, lo stagista Alessandro. Con la sua personalità timorosa, Alessandro incarna perfettamente lo stallo e l’incertezza delle nuove generazioni che stentano a tenersi al passo con le dinamiche di una società che non li sostiene e svilisce i sogni e le aspettative per il futuro: così Alessandro si presta a tutto e accetta quel che può, tenendo a mente una meta che probabilmente neanche esisterà. La televisione non fa altro che riflettere, con i contenuti proposti, i connotati per molti versi discutibili del pubblico cui si rivolge, risultando inondata da produzioni mirate ad un intrattenimento frivolo, che susciti una risata facile e che distolga dal dramma socio-politico in cui attualmente versiamo. Il punto principale è che questo è proprio quel che desidera l’italiano medio, che tendenzialmente preferisce programmi anche insulsi e di bassa qualità, che tuttavia gli offrano una via di fuga e di svago. Ma la televisione italiana non vuole forse gettare in pasto al pubblico la propria vittima, come Lorenzo per Biascica? Ci troviamo spesso di fronte a spettacoli televisivi spazzatura, con protagonisti personaggi eccentrici e discutibilissimi, che divertono e soprattutto nutrono l’ego del telespettatore, che, paralizzato davanti allo schermo, trova qualcuno con cui confrontare la propria mediocrità e sollevarsene, traendo soddisfazione dalla constatazione […]

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Grace and Frankie: storia di un’esilarante amicizia

Grace and Frankie, Jane Fonda e Lily Tomlin. Due apparentemente male appaiate amiche, unite improvvisamente a causa delle rispettive crisi coniugali, dovute al coming out e al dichiarato amore tra i rispettivi ex coniugi. Due donne settantenni, che affrontano tutte le problematiche relative all’avanzamento dell’età e all’adeguarsi ai tempi che corrono. Due donne agli antipodi, dunque, che decidono di unire le forze per superare le difficoltà della loro nuova vita da coinquiline, single e pensionate. Grace è elegante, rigida, un po’ cinica, Frankie è eccentrica, hippie, divertente, spiritualista. Il divorzio di Grace e Frankie da Robert e Sol – che nascondevano la loro relazione da circa vent’anni – genera dei turbamenti in entrambe le famiglie, spinte tuttavia dal forte desiderio di raccogliere i pezzi e superare il trauma. Nel corso delle sei stagioni visibili su Netflix, le due protagoniste cercano di ritagliarsi degli spazi personali in cui reinventarsi come donne e come amiche, nonostante le continue incursioni dei figli e le difficoltà di coppia tra Sol e Robert. In particolare, metteranno su un’attività con lo scopo di infrangere il tabù della masturbazione femminile in età avanzata. “Vybrant” sarà il loro prodotto, e genererà più di un conflitto a causa delle loro differenze ideologiche e caratteriali. Le differenti dinamiche relazionali sono il fulcro della narrazione. Non solo il rapporto esilarante tra Grace e Frankie, ma anche quello tra i due ex mariti, Robert e Sol, e tra i figli delle due coppie, Mallory e Brianna, Coyote e Bud. Recentemente, Netflix ha annunciato l’uscita di una settima stagione conclusiva della serie. «Siamo felici che “Grace and Frankie” tornerà per la sua settima e anche ultima stagione» – hanno dichiarato le due protagoniste in un comunicato – «Siamo davvero grate che il nostro show sia riuscito ad affrontare questioni che hanno interessato così tanto la nostra straordinaria generazione. E i suoi figli. E, sorprendentemente, anche i loro figli. Ci mancheranno queste due vecchie ragazze, Grace e Frankie, come mancheranno a molti dei loro fan, ma c’è ancora tempo. Abbiamo superato tante cose – speriamo solo di non durare più a lungo del pianeta». In effetti, Fonda e Tomlin (nominate agli Emmy Awards come migliori attrici) hanno dato vita a una storia divertente e appassionante, che – di stagione in stagione – ha moltiplicato il suo pubblico includendo non solo la terza generazione, ma anche quelle più giovani. Jane Fonda ha anche fornito qualche aggiornamento sui piani di produzione della settima stagione sul suo blog personale (su cui tratta argomenti legati alla battaglia contro il cambiamento climatico che ha a cuore ormai da anni). Le riprese di “Grace and Frankie 7” (che ripagherà l’attesa del pubblico con ben 16 episodi) inizieranno a giugno 2021, per garantire le necessarie condizioni di sicurezza sul set e in attesa che la campagna vaccinale negli Stati Uniti dia i suoi frutti.

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You: la serie Netflix su stalking e ossessioni sentimentali

You. “Un ragazzo pericolosamente affascinante e profondamente ossessivo ricorre a misure estreme per entrare nelle vite delle persone che lo attraggono“. Questa la descrizione breve di una serie che – dopo il debutto nel 2018 su Lifetime – è sbarcata su Netflix, riscuotendo successo e polemiche. Eppure, i suoi protagonisti sono così simili a noi: studiano, lavorano, hanno sogni, amici e relazioni, social network sui quali condividere le proprie vite. You – basato sull’omonimo romanzo di Caroline Kepnes – ruota attorno agli incontri di Joe (Penn Badgley), inizialmente responsabile di una storica libreria di New York e reduce da una relazione che sembra avergli spezzato il cuore. Prima con Beck, che studia poesia tra un gruppo di amiche stupidine e superficiali; poi – nella seconda stagione – con Love, dopo il trasferimento a Los Angeles. Relazioni che mostrano la vera essenza del protagonista: un pericoloso, folle e ossessionato stalker, spinto dalla voglia di amare, possedere e “difendere” le sue partner da quello che reputa un “mondo cattivo”. Un apparentemente perfetto fidanzato e amico con la capacità di nascondere i demoni interiori che lo tormentano fin da quando era ancora solo un ragazzino e che emergono nel corso della seconda stagione. La voce narrante del protagonista aiuta a farci capire la prospettiva sugli eventi, ci fa entrare nella sua inquietante psiche al punto che, in più momenti, le sue terribili azioni sembrano da considerarsi sotto una luce positiva, mentre l’imprevedibilità delle situazioni che affronta di volta in volta riesce a tenere alta la tensione nel corso delle puntate. Inoltre, Badgley sostiene questa struttura con un carisma tale da rendersi apprezzabile nonostante sia fondamentalmente un sociopatico, in grado di uccidere e pianificare azioni terribili a sangue freddo. Cresciuto senza l’affetto dei propri genitori, Joe crede che l’unica strada per costruire una relazione stabile sia fare terra bruciata attorno alla donna che attira le sue attenzioni e, dunque, liberarsi di presunti compagni, amiche e di tutto ciò che potrebbe ostacolare il loro legame. Il risultato è quello di un thriller psicologico, che ha catalizzato l’attenzione – secondo i dati di Netflix – di addirittura 40 milioni di abbonati nelle prime quattro settimane di permanenza sulla piattaforma. Non è mancata, ovviamente, la polemica sulla pericolosità di rendere un assassino una figura romantica. Ci è cascata l’attrice Millie Bobby Brown, che in una Instagram stories, ha decretato: “Joe non è uno psicopatico, non è uno stalker. È innamorato!“. Travolta dalle critiche, ha poi rettificato: “Ho dato un giudizio affrettato, avevo visto solo i primi due episodi. In effetti lui è uno stalker. Ma la serie è bellissima“. Tuttavia, il numero di donne affascinate dalla personalità di Joe ha raggiunto numeri così preoccupanti che il protagonista stesso, Penn Badgley, si è sentito in dovere di intervenire. Badgley in più di una intervista aveva confessato di aver rifiutato il ruolo quando i due produttori, Sara Gamble e Greg Berlanti, glielo avevano proposto per la prima volta perché “mi piaceva il progetto, ma non Joe. Lo detestavo. E […]

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Nanette: la stand up comedy di Hannah Gadsby

Nanette, la stand up comedy di Hannah Gadsby: ironia su uno spaccato di vita al femminile Succede per caso di imbattersi in alcune storie, quelle degli altri. Sono di poco conto, piccole, lontane da quello che uno si aspetta o da quello che uno sa di solito. Su Netflix la stand up comedy di una comica inglese, Hannah Gadsby, racconta la sua storia attraverso uno spettacolo intitolato Nanette. È uno spaccato di vissuta quotidianità femminile, una porta spalancata sul mondo, a volte complesso per la componente femminile e rivolto alle donne omosessuali. Perché Hannah è lesbica, lo dice apertamente nel suo show, lo ha detto ai suoi familiari e ci fa persino uno spettacolo a riguardo. Tra una battuta sferzante e l’altra rivela quanto sia difficile muoversi spesso in un contesto di uomini e crescere in posti dove la diversità è a fatica contemplata. Il suo coming out, la paura che ne è derivata, il dolore di esperienze traumatiche personali non sono però storie isolate. Capita spesso di sentirsi sbagliati, incompresi, di sembrare fuori tempo, come dirà lei parlando di Van Gogh, uno dei più grandi post-impressionisti del secolo che non riusciva a sentirsi come gli altri e che in tutta la sua vita ha venduto un solo quadro. Che spreco, si potrebbe dire. Eppure è successo e succede di continuo quando non si hanno sempre punti di riferimento. Nanette è una stand up comedy un po’ diversa, con l’obiettivo di spiegare come i racconti di vita delle persone siano un po’ quelli di tutti, né più né meno. Che tutti vivono le stesse ansie, le stesse paure, confinati a volte in un senso di inadeguatezza enorme. Questo è amplificato per le donne che si ritrovano ancora a dover combattere pregiudizi, opinioni precostituite e confezionate dalla società, senza possibilità di opporsi. Ma è un senso di inadeguatezza che poi accomuna le persone, indistintamente, davanti ad atti di ignoranza o di violenza. Hannah Gadsby, nel suo monologo, una soluzione sembra quasi avercela: nonostante la sua sia la storia di una donna che ha sofferto, trovare connessioni con gli altri ha permesso di trasformare la sua sofferenza in un racconto da condividere, addirittura in un pezzo di cabaret. E non si tratta di semplice solidarietà ma proprio di legami, forti, duraturi che superano ogni possibile incomprensione, perché basati sull’affetto, sull’accettazione che non è sacrificio ma apertura naturalissima. “Van Gogh era riuscito a dipingere i girasoli perché aveva un fratello che lo amava e non solo per il suo genio” dirà a un certo punto. È il senso di ogni cosa, pure davanti a quelle più amare della vita. Hannah Gadsby ne parla semplicemente, con la sua mezza risata e gli occhi pieni di forza. La forza di una donna che ha sofferto ma che non è diventata cattiva per la malignità gratuita di altri, anzi ha imparato a rimettersi in piedi e in piedi, letteralmente, poi a raccontarlo.   Immagine in evidenza: https://www.netflix.com/it/title/81054700

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Attualità

Elliot Page, il coming out e perché bisogna parlarne

Alcune riflessioni da parte nostra sul perché parlare del coming out di Elliot Page. Il film di fantascienza che più ha segnato le ultime generazioni è il primo capitolo della trilogia di Matrix. Tutti ci siamo sentiti almeno una volta come Neo (Keanu Reeves, ma dobbiamo davvero dirlo?), intrappolati in una realtà che non ci appartiene e con l’obiettivo di “aprire gli occhi” sul mondo che ci circonda. Le registe della trilogia sono le sorelle Lana e Lilly Wachowski: due donne transessuali, precedentemente note come Larry ed Andy, il cui genio ha segnato l’immaginario collettivo dal 1999 ad oggi. È stata Lilly Wachowski, quest’anno, a confermare ufficialmente una delle già emerse teorie sulla chiave di lettura del film: la matrix è un’allegoria trans, è la metafora del vivere la propria vita in the closet per poi uscirne. Ne parliamo in occasione della notizia del coming out come transessuale di Elliot Page, conosciuto precedentemente come Ellen Page, protagonista dell’intramontabile film di formazione Juno, spalla di Leonardo di Caprio in Inception, nonché uno degli attori principali della serie Netflix The Umbrella Academy (e molto altro). Page ha fatto coming out il primo dicembre, con un lungo post su Instagram. Non è una novità: ogni volta che qualche personaggio pubblico fa coming out si generano sempre dibattiti e polemiche, persino quando a farlo è Gabriel Garko. Ma noi di Eroica non siamo tipi da gossip, quindi perché parlarne? Il Trans Day of Remembrance (TDoR) è stato il 20 Novembre. È il giorno in cui vengono “tirate le somme” annuali degli omicidi delle persone trans in tutto il mondo (nel 2020 ci sono state 350 vittime, secondo il sito ufficiale). A fare notizia in Italia, lo scorso settembre, sono stati Ciro Migliore, ragazzo transessuale, e la fidanzata Maria Paola Gaglione, vittime di un’aggressione a sfondo transfobico a Caivano (Napoli) da parte del fratello di lei che ha portato alla morte della ragazza. Sulle polemiche che sono scaturite dalla notizia, sugli articoli dei giornali con i pronomi sbagliati, sulle storpiature del nome di Ciro, non è il caso di speculare ancora. Ma quello che possiamo fare, per sensibilizzare su un argomento ancora non familiare a molti, è parlarne. Per mostrare supporto, fare informazione e dare visibilità ai diritti delle persone transgender per cui si combatte in tutto il mondo da decenni e che, sul panorama mediatico, emergono solo in occasione di eventi di cronaca. «Amo essere trans. Amo essere queer. E quanto più mi sto vicino e abbraccio pienamente chi sono, quanto più sogno, tanto più il mio cuore cresce e mi sento rinascere. A tutte le persone transgender che hanno a che fare con le molestie, con il rifiuto di sé, con gli abusi e con la minaccia della violenza ogni giorno: io vi vedo, vi amo e farò tutto ciò che potrò per cambiare questo mondo in meglio. Grazie per aver letto tutto questo. Con amore, Elliot Page.»

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Cinema e Serie tv

Gli orologi del diavolo. La fiction ispirata alla storia di Gianfranco Franciosi

Nuovo prodotto Rai, in onda dal 9 novembre 2020 in quattro puntate in prima serata, Gli orologi del diavolo è una fiction impegnativa ispirata alla storia di Gianfranco Franciosi, primo infiltrato civile testimone di giustizia. Prodotta da Rai Fiction, in collaborazione con Mediaset España e Picomedia, la miniserie ha come protagonista il talentuoso Giuseppe Fiorello. È tratta dall’omonimo libro scritto a quattro mani da Franciosi e dall’inviato di Presa Diretta Federico Ruffo, pubblicato da Rizzoli nel 2015 e narrante la storia dell’eroe Franciosi, che, come infiltrato, contribuì nel 2008 all’operazione “Albatros”, il più grande sequestro di droga in Europa (oltre 9 tonnellate di cocaina) e al successivo arresto del boss galiziano Elías Piñeiro Fernandez, avvenuto nel 2011. Il titolo Gli orologi del diavolo deriva dai Rolex che il boss spagnolo regalava a Franciosi, uno per ogni affare avviato insieme, fino all’ultimo, ricevuto con tanto di minaccia annessa per il giorno in cui l’avrebbe ucciso vendicandosi. Girato tra la Liguria, la Puglia, Torino e il Lazio, la fiction si incentra sulla figura di Franciosi, qui Marco Merani (Beppe Fiorello), meccanico nautico dalle brillanti qualità, ritrovatosi invischiato suo malgrado in qualcosa più grande di lui: da un lato complice e testimone di uno dei maggiori traffici internazionali di droga, dall’altro infiltrato e testimone di giustizia. Gli orologi del diavolo. Trama Marco Merani è un meccanico specializzato nella costruzione di piccole imbarcazioni, lavorando nel suo cantiere a Bocca di Magra in provincia di La Spezia, nei pressi del fiume. Considerato il migliore nel suo campo, ciò desta l’attenzione di potenti narcotrafficanti spagnoli, capeggiati dal giovane boss galiziano Aurelio Vizcaino (Alvaro Cervantes). Questi richiede a Marco dei gommoni, atti a trasportare la merce e veloci al punto da poter seminare in mare le forze dell’ordine. Insospettito dalle richieste, Marco chiede aiuto e consiglio al suo amico poliziotto Mario (Fabrizio Ferracane), scoprendo che lo SCO di Genova segue da mesi i narcotrafficanti, senza sortire successo. A questo punto viene proposto a Marco di collaborare con la giustizia, per aiutarli nella cattura del boss. Merani si ritrova suo malgrado sotto copertura, infiltrato tra gli affiliati di Aurelio e divenendo per lui un punto di riferimento, quasi un fratello. Mecánico, così viene chiamato dal boss, si ritrova a condurre una doppia vita: costretto a mentire alla sua famiglia e agli operai ed entrando in qualcosa più grande di lui. «Un poliziotto senza distintivo e un delinquente senza soldi», così Marco/Franciosi si definisce, in bilico tra giustizia e illegalità. Perde la sua vita, se stesso, tra rinunce, arresti, viaggi tra Spagna e Sudamerica. E quegli orologi, le catene che lo vincolano ad Aurelio, senza possibilità di scampo. Deluso poi più volte dallo stesso Stato, attraversa un periodo di estrema confusione e demoralizzazione. Gli orologi del diavolo. Chi è Franciosi La storia di Gianfranco Franciosi, per gli amici Giannino, balza agli onori della cronaca nel 2014, grazie ai servizi dei programmi Presa Diretta e Le Iene, e nel 2015 con la pubblicazione del libro Gli orologi del diavolo, che […]

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