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Eroica Fenice

La Tag: smartphone contiene 16 articoli

Fun e Tech

Applicazioni per modificare le foto, 4 consigli

Le 4 applicazioni per modificare le foto più efficienti e facili da utilizzare Scattare fotografie è una passione che accomuna sempre più persone, soprattutto da quando esistono dei dispositivi, come gli smartphone, che permettono di immortalare momenti, frammenti di vita, scenari fantastici, in un solo gesto e con semplicità. Sono sempre più numerosi coloro che ogni giorno cercano applicazioni per modificare i propri scatti, che sia il colore, o semplicemente il formato. A tal proposito le applicazioni per modificare le foto sono innumerevoli, sempre più facili da utilizzare e spesso gratuite. Le migliori 4 applicazioni per modificare foto 1. Snapseed Al primo posto si posiziona Snapseed, un’applicazione particolarmente intuitiva e soprattutto molto utile a chi possiede un profilo Instagram. Grazie a questa applicazione, infatti, è possibile non solo ritoccare le fotografie, dalla luminosità, al formato, ma anche ritoccare esteticamente la foto stessa. Dunque, una serie di effetti che renderanno lo scatto ancor più bello e più appetibile per il web. Facile da utilizzare, efficiente e scaricabile gratuitamente. 2. VSCO Al secondo posto, troviamo VSCO, molto conosciuta, soprattutto dai possessori di iPhone. Questa applicazione si avvale di molti filtri, diversi tra loro, che permettono di utilizzare cromie ed effetti eleganti e simpatici al tempo stesso. Funziona come una sorta di social network sulla cui piattaforma è possibile cercare e seguire le persone che realizzano gli scatti più belli, ma senza la possibilità di scrivere o commentare. Leggermente più difficile da utilizzare rispetto alla precedente, è scaricabile gratuitamente. 3. Photolab Un’altra applicazione degna di nota, che offre agli utenti anche la possibilità di inserire cornici alle proprie foto, è Photolab, che si posiziona al terzo posto. Consente di editare le fotografie in modo abbastanza intuitivo, con numerose possibilità di scelta, dalle cornici, agli adesivi. Elaborare degli scatti fotografici con questa applicazione è semplice e soprattutto divertente, con effetti di ritocco basici o più elaborati. L’applicazione è scaricabile in modo gratuito. 4. Aviary Per chi invece desidera un’applicazione che offra più possibilità, al quarto posto c’è Aviary. Risulta essere più impegnativa da utilizzare rispetto alle precedenti, poiché consente di agire modificando in modo avanzato lo scatto. Aviary è una applicazione molto scaricata, che permette non solo di applicare gli effetti base, ossia quelli per modificare luminosità, contrasto, ed esposizione della foto, ma anche di ritoccare l’immagine. Inoltre, si possono aggiungere degli effetti grafici molto interessanti, cancellare determinati elementi della foto che non piacciono e al contempo regolare l’immagine. Applicazione gratuita su dispositivi iOS, ma alcuni effetti in essa contenuti sono a pagamento. Ben quattro applicazioni degne di nota, conosciute e annoverate tra le più scaricate sia su dispositivi iOS che Android. La scelta è vasta, l’applicazione scelta dipenderà dal modo in cui l’operatore intenderà agire sulla fotografia.

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Fun e Tech

Arriva Xiaomi, azienda cinese alla conquista dell’Italia

“Prodotti sorprendenti, prezzi onesti”: con questo slogan, Lei Jun, fondatore dell’azienda cinese Xiaomi, definisce la peculiarità della sua società. Fondata nel 2010, la compagnia orientale che produce smartphone, tablet e apparecchi di domotica, finora non ha venduto ufficialmente i suoi prodotti in Europa o in Italia, dove erano acquistabili solo d’importazione con la ROM cinese da sostituire con ROM globali. Quest’anno però, Xiaomi debutta formalmente nel nostro Paese con la conferenza stampa prevista il 24 maggio e l’inaugurazione, il 26 maggio, del suo primo negozio a Milano. L’azienda è pronta a partire alla conquista del mercato italiano, prima con smartphone e braccialetti fitness, per poi allargare sempre di più la sua offerta di apparecchiature tecnologiche, le cui caratteristiche fondamentali appaiono evidenti: design elegante, buoni materiali, ottime prestazioni, ma senza il superfluo. Oltre agli smartphone infatti, ultimamente Xiaomi si è distinta anche nella fabbricazione di altri dispositivi elettronici, dei quali i più popolari sono il Mi Band (braccialetto capace di calcolare il dispendio di energia durante l’attività fisica), il Mi Smart Scale (bilancia pesapersone elettronica), powerbank, router wifi, una videocamera digitale, un depuratore d’acqua, un purificatore d’aria e vari altri apparecchi. Lei Jun, CEO Xiaomi, ovvero l’alter ego dagli occhi a mandorla di Steve Jobs L’onestà dei prezzi sarebbe garantita dal fatto che i guadagni sull’hardware di Xiaomi non superano il 5%. Come dichiara Lei Jun, “Se il margine netto supera il 5%, restituiremo l’eccedenza ai nostri utenti. È nostra convinzione che offrire un’esperienza utente di qualità elevata e costante nel tempo sia più importante che perseguire profitti hardware una tantum. Concentrarsi sull’efficienza è più importante dei profitti a breve termine. Siamo fiduciosi che il mantenimento di profitti ragionevoli diventerà inevitabilmente una tendenza del settore; insistere ciecamente per ottenere margini più elevati non sarà sostenibile”. Chiaro quindi, l’intento di rivolgersi ad una fascia media o bassa, andando a sostituire i produttori classici, come Samsung, Huaweii, Lg, OnePlus, che ora puntano su modelli top. Ispirandosi allo stile di Steve Jobs, Jun si pone l’obiettivo di diventare il primo produttore al mondo nel giro di uno o due lustri. Effettivamente, in otto anni la compagnia ha raggiunto un fatturato di 16 miliardi di dollari e nel 2017 ha venduto 92,4 milioni di smartphone, passando da startup a colosso. Xiaomi ha firmato l’intesa con Ck Hutchison per distribuire i suoi modelli nei 3 Group Stores in Australia, Danimarca, Hong Kong, Irlanda, Italia, Svezia e Regno Unito. Nonostante l’ingresso negli Stati Uniti sia ostacolato dalle limitazioni sulle importazioni dalla Cina, la società si piazza comunque al quarto posto nella classifica mondiale dei produttori. Costruire un ecosistema globale per uno sviluppo a lungo termine Tra periferiche mobili, smartphone, droni, bici da corsa connesse alla tv intelligente, attualmente sono oltre 100 milioni i prodotti dal marchio arancione già acquistabili in tutto il mondo, che si gestiscono con le app Xiaomi. “La costruzione di un ecosistema globale ci ha fornito maggiori opportunità di sviluppo a lungo termine, ha ampliato i nostri confini e ha ulteriormente rafforzato le nostre […]

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Attualità

Smartphone: la dipendenza dalle notifiche come dall’oppio

«La dipendenza dall’uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro che acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore». Queste le parole di Erik Peper, professore di educazione alla salute presso l’università di San Francisco e autore dello studio condotto su questo tema. I risultati di sondaggi e statistiche, pubblicati dal giornale NeuroRegulation, fanno suonare il campanello d’allarme… di nuovo! Le notifiche dello smartphone creano dipendenza proprio come l’oppio Uso o abuso? Uno dei temi più ricorrenti della nostra società è legato proprio ai pro e i contro dell’utilizzo delle nuove tecnologie. Per ogni fattore positivo la questione ne ha uno negativo e il risvolto del progresso tecnologico, in  questo caso, è legato alla dipendenza. A evidenziare come l’abuso di smartphone sia simile a quello di sostanze stupefacenti è NeuroRegulation, giornale ufficiale dell’ International Society of Neurofeedback and researches. Erik Peper – primo autore di questo studio – ha condotto un sondaggio su 135 studenti prima di giungere a delle conclusioni piuttosto radicali. Di questi 135 studenti, quelli che usavano continuamente il cellulare avevano livelli più elevati di senso di isolamento, depressione e ansia. Inoltre, mentre compivano attività abituali come mangiare e studiare, guardavano sempre lo smartphone, distraendosi e ottenendo un rendimento dimezzato per entrambe le occupazioni. Causa di questo comportamento sarebbe l’arrivo di push e notifiche che ci fanno sentire come se fossimo obbligati a guardarle. Il nostro cervello, stimolato dagli impulsi delle notifiche del cellulare , avverte il messaggio di pericolo imminente. L’SOS però, in questo caso, ci avvisa delle cose più banali e, come ha affermato Erik Peper, ci dirotta. Sfruttando così i nostri recettori di pericolo, usiamo nel modo sbagliato quello che prima era sfruttato per la sopravvivenza. Non a caso il sondaggio condotto in questo ambito dimostra che la maggior parte di persone che hanno questo comportamento soffrono d’ansia. Phoneliness: la solitudine da smartphone Gli smartphone ormai sono parte integrante della nostra vita, basti pensare che guardare lo schermo del nostro cellulare è probabilmente l’ultima cosa che facciamo prima di addormentaci e la prima al risveglio. Il risultato degli ultimi studi dimostra che la dipendenza creata da queste nuove tecnologie rende queste ultime una vera  propria droga e quindi, quella che finora era pronunciata come sentenza apocalittica, adesso ha anche una base scientifica. Lo studio dà rilievo ad un’importante patologia sviluppatasi di pari passo alla diffusione degli smartphone  ovvero la cosiddetta phoneliness.  La “phone-loneliness” è però curabile. Non possiamo aspettarci che il mercato faccia qualcosa: del resto i segnali neurologici che il nostro cervello ci invia quando arriva una notifica sono pilotati proprio da chi ha la possibilità di farci leva per guadagnare. Dunque il primo passo per disintossicarci sarà riconoscere le nostre potenzialità e capire che, così come possiamo smettere di fumare, possiamo anche disattivare le notifiche sul nostro smartphone e controllarle quando più opportuno.

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Nerd zone

Servizi sms a pagamento. Come difendersi

Da pochi giorni alcuni servizi che sono stati sempre sfruttati in modo completamente gratuito, sotto forma di servizi sms, sono diventati a pagamento. Moltissimi utenti non hanno provveduto a disattivare il relativo servizio e quando si vedranno addebitare i relativi costi non potranno eccepire che non c’è stata la “giusta informazione”. Ma intanto, per vicende che almeno per il momento sono legate ad un recente passato, l’Antitrust ha aperto le indagini per verificare se effettivamente esiste la possibilità che quattro dei principali operatori (ovvero Telecom, Vodafone, Wind e H3g) abbiano svolto pratiche scorrette di mercato, addebitando costi relativi a servizi non richiesti, oppure proposti senza specificare che si trattava di servizi a pagamento, dopo un periodo di prova gratuito e non. Le segnalazioni sono state fatte direttamente dagli utenti che si sono sentiti colpiti nella fiducia e nel portafogli da questi comportamenti, all’associazione dei consumatori Codacons che, a sua volta, ha esposto la questione all’antitrust, preparando anche la modulistica necessaria per poter aderire all’azione legale necessaria a recuperare i costi pagati e non dovuti. I fatti risalirebbero al periodo che va dal dicembre 2012 al giugno 2014 (Telecom Italia), dell’ottobre 2013 al giugno 2014 (Vodafone), dall’ottobre 2013 al maggio 2014 (Wind) da maggio 2013 a giugno 2014 (H3G). Le indagini dell’Autorità garante “della concorrenza e del mercato” procedono, ma intanto torna in evidenza, come detto, un problema che continua a creare disguidi e esborsi che si sfaldano sulla questione della “scelta consapevole” del tipo di servizio ottenuto, rispetto a quello offerto, e della certezza dei prezzi applicati. Purtroppo non si tratterà certamente dell’ultima volta in cui verrà sollevato il malcontento degli utenti di un servizio ‘a rischio’ come quello della telefonia sia fissa che mobile, ma per evitare di ritrovarsi tra questi basterà seguire i consigli degli esperti che ricordano delle semplicissime regole e cioè: l’offerta Adsl (solo traffico dati o anche voce) ricevuta deve essere chiara, e nel caso si tratti di una proposta non richiesta, non deve spingere ad una sottoscrizione immediata (nonostante le pressanti sollecitazioni bisogna sempre leggere con attenzione la proposta precontrattuale); non bisogna farsi conquistare dal fascino delle proposte che “con qualche euro in più” promettono un trattamento premium, ma se si sceglie una tariffa all inclusive ci si deve accertare che contenga ciò di cui si ha veramente bisogno eliminando tutto ciò che è superfluo; nel caso di servizi gratuiti in prova, bisogna ricordare di disattivarli pressoché immediatamente e comunque senza aspettare la scadenza della data in cui dovrà essere esercitata la disattivazione stessa, dato che i due terzi degli utenti (secondo i dati ufficiali) normalmente non provvede in tempo alla sospensione dei servizi succitati.   Jundra Elce

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Nerd zone

BlackBerry sempre più ai margini del mondo della telefonia

Nata nel 1980 a Waterloo in Ontario (Canada), la BlackBerry Limited è sempre stata, fino a pochi anni fa, una società all’avanguardia nel mercato tecnologico. Produttrice di dispositivi wireless e di telefonia mobile, è stata per molto tempo una pioniera in campo tecnologico. Con i suoi prodotti ha tracciato delle rotte fondamentali per il recente fenomeno di digitalizzazione. Questi prodotti, inoltre, sono stati dei veri must per i liberi professionisti e uomini d’affari, diventando quasi un simbolo di un’intera categoria. I giorni gloriosi sono ormai lontani però, la società della “Mora” ha fatto registrare numerosi rossi in bilancio negli ultimi anni, emblemi di una strategia aziendale non più efficace come un tempo. Stando agli ultimi bilanci noti, quelli del 2013, l’azienda avrebbe un utile negativo di ben 646 milioni di dollari. Situazione delicata, aggravatasi ulteriormente dopo l’addio al sistema operativo di BlackBerry di piattaforme importanti come Whatsapp e Facebook. L’addio del social più diffuso al mondo è stato annunciato dal suo stesso creatore: l’app di Facebook non può più essere scaricata sui sistemi operativi BB OS 7.1 e BB10 se non come re-indirizzamento alla pagina browser web dello smartphone, processo decisamente meno immediato e comodo. Questi però, sono solo gli effetti di una crisi della società iniziata già diversi anni fa. BlackBerry, l’inizio della crisi Ripercorrendo la storia recente della società della Mora, non si può che focalizzare l’attenzione sul 2007, l’anno in cui la Apple sconvolse il mercato degli smartphone lanciando il suo iPhone, e al 2008, l’anno in cui fu creato l’App Store. Due eventi cruciali che hanno cambiato radicalmente il mondo della telefonia. Da allora il marchio canadese ha perso terreno, anno dopo anno, nei confronti delle rivali, attuando strategie aziendali inadatte ai mercati. Ad oggi BlackBerry non ricopre nemmeno l’uno per cento del mercato degli smartphone. Queste cifre esigue hanno convinto Zuckerberg a voler interrompere la partnership, in quanto un bacino d’utenza così limitato non avrebbe portato profitto. Nel 2012, per porre rimedio alla progressiva svalutazione dei titoli finanziari, i due fondatori, Mike Lazaridis e Jim Balsillie, sono stati esclusi dalla carica di CEO, ruolo ereditato da Thorsten Heirs. Neanche Heirs ha saputo però rialzare le sorti della società, ignorando il ruolo sempre più preminente dei social, e lanciando il sistema operativo BB10, ad oggi altamente obsoleto. Svolta importante si è avuta con il sostituto di Heirs, John S. Cen. Importante non tanto nei risultati ma quanto nel provare le difficoltà del momento. Cen ha infatti lanciato il BlackBerry Priv, dotato di sistema operativo Android. Si preannuncia così un futuro non molto florido per l’azienda canadese, sempre più spersonalizzata e in mano ai colossi della telefonia.

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Attualità

Trasporti in Campania: biglietto digitale via sms

Parliamo di trasporti in Campania e, straordinariamente, non parliamo di ritardi. Per una volta, ad essere approdato ai nostri binari è un treno che non attendevamo e che, inoltre, arriva in anticipo. Sarà forse un ennesimo segno di come le cose più belle arrivino quando meno le si aspetta? Ed eccola, scintillante sotto i tuoi occhi una traccia di progresso, una comodità che allontana disagi e fa svanire uno dei tanti stress che colpiscono gli uomini con la valigia. È di pochi giorni fa, infatti, l’annuncio dell’Azienda Napoletana Mobilità circa l’introduzione in Campania del biglietto digitale. Progettato in collaborazione con il Consorzio Unico Campania, l’innovativo servizio di Mobile Ticketing sarà per i primi momenti valido sui mezzi di superficie (tram, filobus e bus) e sulla Funicolare di Chiaia (nelle stazioni di Parco Margherita e Cimarosa). Una volta terminata la prima necessaria fase di sperimentazione, sarà poi possibile acquistare il biglietto digitale anche per poter usufruire delle restanti linee Anm. E il tutto, sarà estremamente semplice: basterà scaricare, sui nostri smartphone, l’app Unicocampania e selezionare la corsa per la quale si vuole acquistare il titolo di viaggio. Entrando nella sezione “acquista ticket”, si riceverà immediatamente sul cellulare il biglietto, che non necessiterà di alcuna obliterazione. Nel caso si volesse accedere ai servizi della Funicolare, si riceverà un codice QR che, una volta avvicinato il cellulare al tornello, renderà automaticamente possibile aprirlo. Un’altra possibilità per acquistare il biglietto digitale è di inviare un sms al numero 4868680 con il testo ANM e il numero di palina o linea o il testo ‘’ANM FCH’’ per la funiculare di Chiaia per ricevere, in pochi istanti, il biglietto digitale richiesto. Quest’ultimo però deve essere acquistato, improrogabilmente, prima di salire a bordo e il viaggio deve iniziare, ritardi eventuali permettendo, entro dieci minuti dall’acquisto telematico del biglietto. Il costo di quest’ultimo sarà di 1 euro, a cui si aggiungerà il costo dell’invio messaggio che dipenderà ovviamente dall’operatore telefonico del richiedente e dal suo piano tariffario. La tecnologia dunque svolge ancora, seppur non lo faccia sempre, il ruolo primario per cui è venuta al mondo, ossia quello di facilitare la vita. È innegabile infatti il disagio arrecato agli aspiranti pendolari dalle innumerevoli stazioni fuori uso, dai botteghini chiusi, dalle obliteratrici mal funzionanti e dai biglietti esauriti con la stessa rapidità con cui vanno a ruba gli ingressi ai concerti. Di’ no allo stress, sì allo smartphone!

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Attualità

Candelora 2016: la devozione ai tempi di Facebook

Candelora 2016, il nostro racconto – Giornata meteorologicamente strana e preoccupante quella della Candelora 2016. Un sole caldo, troppo caldo, sovrastava la piazza antistante il santuario di Montevergine, in provincia di Avellino, lo scorso 2 Febbraio. La folla accorsa per salutare Mamma Schiavona, decisamente entusiasta del bel tempo, per un giorno intero ha finto che fosse solo una bella giornata e non le conseguenze disastrose di un mondo che stiamo distruggendo. Il clima ce lo sta dicendo in tutti i modi possibili. Ma la gioia era nell’aria, le tammorre suonavano, le bocche cantavano, i piedi ballavano. Il 2 Febbraio, per la Chiesa cattolica, coincide con la presentazione al Tempio di Gesù, chiamata anche Candelora dal momento che, in questo giorno, vengono benedette le candele, simbolo di luce. Al santuario di Montevergine, ad Ospedaletto, ogni anno, per la Candelora, migliaia di fedeli e non, fin dalle prime luci dell’alba, si recano per portare il loro omaggio a Mamma Schiavona che tutto concede e tutto perdona, per chiederle grazie, per renderle grazie. Tra di loro, anche i musicanti e i ballatori della tradizione del sud Italia, specialmente della Campania. Armati di tammorre, siscarielli, chitarre e vino, intonano canti e ballano: per devozione, per riscaldarsi, per pregare. Ma i veri protagonisti sono loro, i femminielli: tutta la comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) ha indicato mamma schiavona (la madonna nera) come loro protettrice. Candelora 2016: tra leggenda e nuove tecnologiche usanze La leggenda racconta, infatti, che nel 1256, fu proprio Mamma Schiavona a salvare una coppia omosessuale che, avendo dato scandalo, fu legata ad un albero e abbandonata agli stenti. Questo miracolo fu visto come un segno, un braccio teso alla tolleranza, un voler sottolineare la nostra uguaglianza. Eppure, ogni devozione ha la sua era. E il 2016, anche nella spiritualità, si dimostra essere l’era di Facebook. La piazza del santuario si divide tra gente che balla e suona e gente che, telefonini alla mano, fotografa e condivide. Niente di strano. L’atmosfera è così gioiosa e colorata, divertente e rilassante che un ricordo di quella giornata è giusto conservarlo. Candelora 2016 e le messe 2.0 Ma c’è davvero da storcere il naso quando lo stesso scenario si ritrova in Chiesa, nel santuario, durante la messa. Un tappeto di cellulari accesi, come accendini ad un concerto, per filmare la cerimonia delle candele o i canti a mamma schiavona. Fotografare o filmare cosa, non si è capito davvero. E chi è lì con l’attrezzatura giusta, il motivo giusto, per un reportage professionale, per lasciare alle generazioni che verranno materiali tramite i quali informarsi, chi ha la conoscenza di una professione che con discrezione assimila e racconta con immagini e video, qualche giorno fa si è visto costretto a spegnere le macchine da ripresa, relegato all’angolo da chi con avidità e spintoni doveva riprendere con uno smartphone uno stralcio di testimonianza sbiadita, mossa e insensata. Un trofeo ecclesiastico da condividere con amici virtuali. Sembra proprio che non ci sia limite al dover mostrare testimonianza dell’esserci stati, anche […]

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Fun e Tech

Ludus latino, l’app per imparare il latino

Est modus in rebus. Orazio ci ricorda che c’è un metodo corretto di rapportarsi alla vita e alla sua traversie. Tra queste potremmo annoverare anche la scuola, coi suoi obblighi e le sue opportunità. Gianluca Sinibaldi, che con Orazio litigava sui banchi del liceo, ha pensato che un modo per svecchiare la scuola fosse portare nelle aule impolverate un tocco di modernità. Ha così creato Ludus. Imparare il latino giocando con ludus app Rosă, rosae, rosae, rosam, rosā, rosā. Una litania che in molti di sicuro ricorderanno, chi con un guizzo di piacere, chi con terrore e ribrezzo. Stiamo parlando del latino, la lingua del grande impero di Roma, gioia e dolore per gli studenti, molti dei quali la considerano una lingua morta, un inutile spreco di tempo. Gianluca Sinibaldi, un ingegnere e programmatore italiano che durante gli anni del liceo non riusciva proprio a studiare questa materia (“Prendevo solo 3 o 4”), ha creato più di un anno fa un’applicazione per tablet e smartphone che viene in aiuto a tutti coloro che fanno fatica a raggiungere il “tiratissimo” 6 nei compiti in classe di latino. Si chiama Lvdvs (si legge “ludus”) e il suo scopo è quello di insegnare il latino attraverso prove e giochi che siano divertenti, o quanto mento piacevoli. “Gli studenti portano comunque lo smartphone in classe: se non puoi batterli sul loro terreno, tanto vale allearti con loro”, racconta l’ingegnere romano pensando alle lamentele dell’amica insegnante che gli ha dato involontariamente lo spunto per il progetto. Lvdvs porta una ventata di novità in un panorama didattico spesso stantio, tuttavia non con lo scopo di sostituire il docente bensì di integrarne lezione e spiegazioni: “Il gioco è solo il mezzo, il fine è didattico”. Non aspettatevi un Google Traduttore o uno Splash Latino. Lvdvs non è un traduttore, è un allenatore. Come usare Ludus latino L’utilizzo di quest’app (qui) è molto semplice, infatti basta scaricarla e creare un proprio account. Eseguite queste veloci operazioni si può iniziare a lūdĕre, pardon, a giocare. Il software propone 12 differenti livelli, con gradi di difficoltà crescenti, in ognuno dei quali si trovano degli esercizi a tempo che chiedono il riconoscimento di determinate parti di frase: bisogna riconoscere quale parola è il verbo, quale il soggetto e via così. In caso di errore, il programma si comporta proprio come farebbe un insegnante: sottolinea lo sbaglio e suggerisce l’eventuale correzione. Il tutto viene, quindi, concepito e riadattato secondo le logiche dei giochi virali da smartphone: interfaccia grafica semplice e gradevole, prove a tempo con i punteggi assegnati in base ai secondi impiegati per risolvere i quesiti, livelli di difficoltà crescenti, classifiche, possibilità di sfidare i propri amici. I primi 3 livelli prevedono il ripasso della prima declinazione, del verbo essere, degli aggettivi di prima classe e dei complementi di unione e compagnia. L’ultimo livello, per chi sarà in grado di raggiungerlo, richiederà la conoscenza della quinta declinazione e del verbo “eo”. Insomma, lo scopo principale è quello di imparare il latino divertendosi e magari smetterla di copiare […]

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Fun e Tech

Schiavi di smartphone: la nuova dipendenza

Avete mai sentito parlare di nomophobia o smartphone-zombie? Si tratta di termini coniati di recente che fanno riferimento alla dipendenza da smartphone di cui, a quanto pare, stiamo diventando schiavi un po’ tutti. Se vi capita di portare in giro sempre un caricabatterie in borsa, se siete sempre alla ricerca di una presa elettrica disponibile in ufficio o in un’aula universitaria o se siete stati così sapienti da comprarvi una power bank da portare sempre con voi per evitare di rimanere  con lo smartphone scarico e isolati dal mondo, forse il termine nomophobia vi sembrerà meno lontano di quello che credete. La parola  deriva dall’espressione inglese “no-mobile-phone phobia” e indica la paura di restare senza il proprio telefono, perdendolo o rimanendo senza credito o batteria. Il secondo termine, smartphone-zombie, si riferisce, invece,  a quella pratica secondo la quale, specialmente giovani e giovanissimi, si ritrovano a camminare per strada e prendere mezzi pubblici senza mai alzare lo sguardo dallo smartphone e senza prestare attenzione alla propria incolumità. Forse non ci crederete ma in paesi come la Cina e il Giappone questo fenomeno è così preoccupante da aver prodotto, negli ultimi anni, numerosi incidenti che coinvolgono pedoni o ciclisti. Proprio partendo da questo fenomeno, uno studente cinese, Xie Chenglin,  ha realizzato un ironico corto sullo sconsiderato uso dello smartphone che ha vinto  un premio come miglior corto della Central Academy of Fine Arts di Pechino.  Nel corto, volutamente provocatorio, la vita dei personaggi scorre senza che essi alzino mai lo sguardo dallo smartphone e provocando per strada e sul luogo di lavoro incidenti di vario tipo: ognuno è così proiettato sul piccolo schermo che ha tra le mani da perdere completamente il contatto col mondo circostante e provocare, come una sorta di reazione a catena, una serie di piccole catastrofi che, naturalmente,  qualcuno si diverte a immortalare con un selfie. Ma è proprio vero che stiamo diventando tutti schiavi di smartphone? Ora, seppure non saremo davvero così ossessionati dal nostro cellulare da entrare nel panico quando ci ritroviamo senza batteria e seppure non causeremo davvero incidenti mortali per una sorta di malattia che ci spinge a controllare, scrivere e messaggiare continuamente con lo smartphone, viene, tuttavia, da riflettere su quanto gli smatphone abbiano cambiato la nostra vita. Facendo a meno di banali discorsi sulla nostalgia dei tempi antichi, ammettiamo onestamente che la tecnologia ha migliorato la nostra vita. Gli smatphone ci permettono di stare in contatto contemporenamente con molte persone, di programmare impegni e di svolgere nello stesso tempo azioni diverse. Siamo diventati tutti multitasking e, escluso alcuni “puri” che ancora resistono senza connessione di rete sul proprio telefono cellulare, quasi tutti ormai non possiamo fare a meno di questo strumento che usiamo per lavoro, necessità, piacere, scelta, abitudine ma anche noia. Fateci caso: siete in autobus, per strada  o in un bar con gli amici e sono tutti a testa bassa a guadare quei piccoli schermi che hanno tra le mani dimostrando così totale disinteresse verso il mondo e chi li circonda. Mi è capitato più volte di osservare da esterna coppie […]

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Attualità

Smartphone e dipendenza: nomofobia

Il pranzo domenicale in famiglia è senza dubbio il momento che preferisco nella mia settimana. Non lo è più, però, da quando il mio smartphone ha avuto un incontro ravvicinato, molto ravvicinato, con una bacinella piena d’acqua. Panico. Ansia. Non ero assolutamente pronta a rassegnarmi a salutarlo! Mi venne in mente un articolo letto mesi prima, secondo il quale il riso avrebbe potuto asciugare l’acqua entrata nei circuiti e salvare l’insalvabile. Così, lo ripongo in una ciotola colma di riso per 24 ore. 24 ore terribili. Mi sentivo una madre in apprensione per il proprio figlio sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico. Ma poi il “miracolo” ( “Esiste o’ miracolo miracolo e o’miracolo sulamente!” come diceva Massimo Troisi in ” Ricomincio da tre” , e questo era sicuramente un ” miracolo miracolo! ): il cellulare ha ripreso a funzionare esattamente come prima. Non mi sembrava vero… ed infatti non lo era. A poco a poco diverse funzioni sono venute meno: l’altoparlante, il tasto centrale ( che poi è l’unico..) e sullo schermo c’era un’inquietante macchia che da bianca diventava azzurra e che si espandeva a vista d’occhio: il cellulare mi stava lentamente dicendo addio. A mali estremi, estremi rimedi e sono ricorsa, perciò, all’assistenza specializzata, che avrebbe preso il mio smartphone in un attimo e chissà quando me lo avrebbe restituito e in che condizioni. Col passare delle ore, mi sono resa conto di accusare un vero e proprio malessere che non era dovuto all’eventualità, ormai scongiurata, di dover acquistare nuovamente il mio smartphone, bensì alla sua assenza. Infatti, si è palesata una vera e propria dipendenza dal mio telefono che ero arrivata ad usare per qualsiasi cosa, anche per consultare il codice civile durante lo studio. Non riuscivo proprio a fare a meno del mio smartphone. Ho acceso dunque il pc che, a parte che per pochissime cose, non utilizzavo da tempo immemore e mi sono documentata: quella da cui sono affetta è una vera e propria patologia psichica che si chiama “Nomofobia”, abbreviazione di “no-mobile-phone fobia”. Sono stati svolti, infatti, diversi studi su questo argomento a cura del Dott. David Greenfield, professore di Psichiatria presso l’Università del Connecticut, che è riuscito ad identificarne i sintomi, nei quali mi ci rispecchiavo appieno: quando non si ha il proprio smartphone a portata di mano si è colti da disperazione; quando lo si ha, lo si controlla continuamente e lo si sente squillare anche se non ha emesso suoni. Ma perchè? Esiste una spiegazione scientifica: la dopamina è una sostanza chimica prodotta dal nostro corpo, quando ci accade qualcosa di positivo, il cervello ne rilascia una piccola dose, che agisce come ricompensa dal corpo. La nomofobia è causata proprio da una cattiva regolazione della dopamina associata all’uso dello smartphone. La sensazione di essere dipendenti dal proprio telefono è talmente diffusa, che in giro sul web si trovano anche diversi test per valutare il proprio livello di assuefazione! La dipendenza da smartphone è, dunque, una vera e proprio psicopatologia, al pari delle […]

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