Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: Teatri in Campania contiene 278 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

TrentaTram: Festival per giovani compagnie teatrali

TrentaTram è il titolo di una bella iniziativa, quest’anno alla sua I edizione, nata al TRAM (Teatro Ricerca Arte Musica) di Napoli e in cartellone dal 10 al 27 maggio. Un festival che vede in scena 11 spettacoli, scelti tramite un bando pubblico sul territorio nazionale italiano, interpretati e diretti da artisti e registi tutti al di sotto del trentesimo anno di età. Come espresso dal direttore artistico del TRAM, Mirko Di Martino, il TrentaTram ha l’intento di «dare visibilità ai giovani, di sostenerli e incoraggiarli nel loro percorso di crescita» dato che il «teatro del futuro è nelle mani delle giovani compagnie teatrali»: bene così, dare un’opportunità a questi artisti e dedicare uno spazio dedicato esclusivamente per loro. TrentaTram: la scena ai giovani, il voto al pubblico e agli esperti Il concorso teatrale si sviluppa in maniera per certi versi analoga a quanto accaduto con un’altra bella e interessante iniziativa svoltasi al TRAM, le “sfide” di Teatro Match: in questa manifestazione, vengono messi a confronto due autori teatrali, “difesi” tramite una serie di letture di brani estratti dai loro testi, tramite una serie di spezzoni cinematografici o riprese video in teatro di rifacimenti d’autore e tramite la “difesa” in loco, nella sala del Teatro di due “difensori”, con il pubblico presente munito di palette colorate per votare. TrentaTram, presenta un meccanismo di voto analogo per certi versi, con la presenza ancora una volta del pubblico, affiancato, però, da una giuria di “esperti del settore”. Come descritto in cartella stampa, le modalità delle votazioni saranno, così, molto semplici e chiare: “A valutare gli spettacoli in concorso ci saranno due giurie, una composta da esperti del settore e l’altra da spettatori: la compagnia vincitrice potrà portare in scena il proprio spettacolo nella stagione 2018/19 del TRAM. Ci saranno, inoltre, premi e riconoscimenti per le diverse categorie artistiche”. TrentaTram: il programma Il programma degli spettacoli proposti spazia tra rivisitazioni, libere ispirazioni, reinterpretazioni e testi inediti, scritti ex novo: un cartellone vario e interessante, come spesso il TRAM ha proposto e propone ai suoi spettatori. Ecco di seguito gli spettacoli in concorso: 10 maggio, ore 21.00:    6 marzo 1938 di Guglielmo Lipari 11 maggio, ore 21.00:    Audizione di Chiara Arrigoni 12 maggio, ore 21.00:    Capinera di Rosy Bonfiglio 13 maggio, ore 18.00:    Potrebbe avere effetti indesiderati di Rebecca Furfaro e Raimonda Maraviglia 17 maggio, ore 21.00:    Fortuna di Alessandro Sesti 18 maggio, ore 21.00:    3some di Tommaso Fermariello 19 maggio, ore 21.00:    L’imbroglietto di Niccolò Matcovich 20 maggio, ore 18.00:    Destinazione nota di Noemi Giulia Fabiano 25 maggio, ore 21.00:    La regola di Elia di Antonio Magliaro 26 maggio, ore 21.00:    Bagarìa di Francesco Rivieccio 27 maggio, ore 18.00:    Specchio rotto di Sharon Amato I biglietti del festival possono essere acquistati e prenotati direttamente dal sito. Si ricorda, anche, la possibilità di offerte con l’acquisto di una tessera valevole per il Festival. Per questa informazione si rimanda a uno dei contatti del botteghino presenti sul sito del teatro TRAM.

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Presentazione del volume “Dopo Eduardo” al Mercadante

Lunedì 23 aprile, al foyer del Teatro Mercadante di Napoli, si è tenuta la presentazione del libro Dopo Eduardo – Trenta anni di Nuova Drammaturgia a Napoli, curato dalla giornalista Luciana Libero e sponsorizzato dalla Fondazione Eduardo De Filippo. Il libro, primo volume della Collana Teatro della Serie Oro della casa editrice Apeiron, ideata e diretta dalla giornalista Anita Curci, è stato presentato dalla stessa Casa Editrice Apeiron e dal Teatro Stabile di Napoli. Il volume Dopo Eduardo – Trenta anni di Nuova Drammaturgia a Napoli Il libro, curato dalla giornalista, studiosa e critica teatrale Luciana Libero, è un’antologia critica sul teatro a Napoli dagli anni ‘80 del 1900 fino ai giorni nostri. Il volume segue nelle intenzioni il precedente testo di Luciana Libero in cui la studiosa aveva raccolto riflessioni critiche e indagini proprio sulla Nuova Drammaturgia napoletana. Con Dopo Eduardo – Trenta anni di Nuova Drammaturgia a Napoli, si ampliano i discorsi ritornando e rinnovando questioni e riflessioni intorno all’argomento del teatro post-eduardiano. La presentazione di Dopo Eduardo – Trenta anni di Nuova Drammaturgia a Napoli La presentazione, scandita in letture di brani a cura degli autori e di attori e moderata da Sergio Marra, responsabile dell’Ufficio stampa del Teatro Stabile di Napoli, si è aperta con i saluti di Luca De Fusco, regista e direttore dello stesso Teatro Stabile, e con gli interventi del critico teatrale Giulio Baffi, della giornalista Titti Marrone, del drammaturgo napoletano Manlio Santanelli, della giornalista Anita Curci e della stessa Luciana Libero. La presentazione è proseguita con letture di brani tratti da Scannasurice di Enzo Moscato, da Saro e la rosa di Francesco Silvestri, Donne di potere di Fortunato Calvino, L’abito della sposa di Mario Gelardi e Mal’essere di Davide Iodice: nell’ordine, hanno prestato le loro voci, tra gli altri, e le loro interpretazioni, Imma Villa, Maria Basile Scarpetta, Rosaria De Cicco, Rita Montes, Roberta De Pasquale, Gennaro Maresca e gli interpreti e autori del lavoro collettivo, di trascrittura – riscrittura, Mal’essere. Aspetti del libro Dopo Eduardo – Trenta anni di Nuova Drammaturgia a Napoli approfonditi durante la presentazione Durante la presentazione del volume gli aspetti su cui si è soffermata l’attenzione sono stati soprattutto la presenza imprescindibile in senso teatrale della parola e della presenza dello stile e dei concetti eduardiani e della poderosa mole, come ricorda Luca De Fusco, di drammaturgia napoletana di qualità in età contemporanea. Le riflessioni si sono catalizzate intorno a quello che è, teatralmente, il post-Eduardo, la concezione del teatro e della drammaturgia negli anni successivi al maestro De Filippo. «Tradizione e tradimento», come ha metaforicamente espresso Manlio Santanelli, un’indagine fra ciò che è e ciò che è stato, un tentativo di lettura che intrecci e differenzi, al tempo stesso, passato e presente teatrale. Una «autobiografia generazionale condivisa», come ha detto Titti Marrone, della grande famiglia teatrale, fatta di ritmi e suggestioni, di vibrazioni e movimenti, di frenesia, riflessioni e vivacità.

... continua la lettura
Recensioni

Varietà – per sfuggire al destino: al teatro Sancarluccio

Varietà – per sfuggire al destino è uno spettacolo in scena dal 20 al 22 aprile, al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli, scritto e diretto da Gennaro Monti e interpretato da Matteo Mauriello, Laura Lazzari, Sonia De Rosa e con la partecipazione del maestro Gerardo Buonocore, al pianoforte, direttore, questi, delle musiche e degli arrangiamenti. Lo spettacolo Varietà – per sfuggire al destino Varietà – per sfuggire al destino si presenta, come di consueto negli spettacoli interpretati da Matteo Mauriello, una riuscita e ben congegnata contaminazione fra diversi stili e generi in cui in aggiunta a più riprese dialogano apertamente e piacevolmente canto e recitazione, pantomima e musicalità.  E, come di consueto, Matteo Mauriello non si fa mancar niente entro la varietà delle maschere sceniche e mimiche di cui, di volta in volta, di spettacolo in spettacolo, dispone trasformandosi in un camaleontico interprete al fianco dei suoi altrettanto camaleontici compagni sul palcoscenico, Laura Lazzari, Sonia De Rosa e Giovanni Monti. Varietà – per sfuggire al destino: gli interpreti L’energia nello spettacolo non è risparmiata: veloci scambi di battute, un susseguirsi di gesti, parole, ritmi, musiche, queste sapientemente arrangiate dal maestro Gerardo Buonocore, il tutto alternato a momenti di  riflessione metateatrale sui vezzi e i “patimenti” del mestiere della recitazione. Gli interpreti tutti e Gennaro Monti, autore dei testi di Varietà – per sfuggire al destino, oltre che interprete dello stesso, hanno portato in scena una riflessione sulla “psicopatologia” che può colpire un attore, la sua necessità di spazio, spazio scenico, e il suo bisogno di “farsi strada” in mezzo ad altri. Tutto ciò, in un livello di sostrato interpretativo, suggerisce un messaggio particolare e attento: il silenzio e la malinconia, se non anche il dolore e la solitudine, che può celarsi dietro a un evento apparentemente allegro e “dionisiaco”, costruito ad hoc affinché sia tale. Varietà – per sfuggire al destino: i messaggi La trama dello spettacolo, molto semplice ma non per questo superficiale, si muove intorno alle vicende di un manipolo di attori che, per un “gioco” del destino, un “colpo di dadi” della fortuna, si ritrovano, in una dolce amara “girandola” di brani da recitare, in un turbinio di pezzi l’uno successivo all’altro. E dopo tutte le voci, le luci, i suoni, i rumori, Varietà – per sfuggire al destino si chiude così come si era aperto, in un gioco di opposizione fra ciò che è e ciò che appare: il buio che scende, l’immobilità e il silenzio.

... continua la lettura
Teatro

Venezia e le sue “sere di Carnovale” brillano al Mercadante

Una delle Ultime Sere di Carnovale, di Carlo Goldoni, per la regia di Beppe Navello, realizzato dalla Fondazione Teatro Piemonte Europa, dopo aver calcato e conquistato i più imponenti palcoscenici italiani, è in scena al Teatro Stabile di Napoli dal 13 al 18 Marzo. Tratta dall’omonima commedia di Carlo Goldoni, costituisce la terza tappa di un’ideale trilogia che, dopo l’Alfieri de Il divorzio e il Marivaux de Il Trionfo del Dio Denaro, spinge alla riflessione su temi sociali con disincantata ironia. Una delle ultime sere di Carnovale, l’ultima commedia scritta da Goldoni a Venezia La scenografia impeccabile di Francesco Fassone, costruita sui colori tenui delle stoffe, degli ampi vestiti settecenteschi,, dei drappeggi, delle decorazioni degli interni, trascina con garbo nella Venezia vivace e carnevalesca del XVI secolo. Venezia. Elemento topografico protagonista di questa storia e della storia personale e autorale di Goldoni, nell’immaginario collettivo indissolubilmente legato alla laguna, eppure grande sperimentatore, capace di dare una vena internazionale al teatro italiano del ‘700. Una delle ultime sera di carnovale è l’ultima commedia scritta da Goldoni nella sua città natale, prima di partire per Parigi e portare qui la sua Comméedie Italienne. E infatti il grande tema dell’intreccio è il desiderio di evasione, lo spirito di avventura e di scoperta che spinge a lasciare quella città imponente, che si configura come rifugio e distrazioni con le sue feste, i suoi banchetti, i suoi carnevali. Tutto riporta alla struttrua della commedia carnevalesca veneziana del ‘700. Innanzitutto la scelta di mantenere il dialetto veneziano originale. Scelta coraggiosa, nello scenario del teatro odierno che punta sempre più spesso allo sperimentalismo, alla ricerca di modernità o a proporre rivisitazioni innovative (ma non sempre efficaci), quella di mantenere il purismo della tradizione. I personaggi sono le tipiche maschere della Commedia dell’Arte. L’amatore, Momolo, la serva curiosa, Polonia, il padre apprensivo, Zamaria, la ragazza capricciosa, Domenica, Il ragazzo innamorato, Anzoletto. La pièce si apre con una situazione festosa. Fervono i preparativi per la cena di Carnevale organizzata da Sior Zamaria, commerciante di stoffe, Tra loro il giovane Anzoletto, disegnatore stanco dei ritmi lavorativi di Venezia, innamorato di Domenica, che si scopre essere stato chiamato nella località immaginaria di Moscovia per esercitare la sua professione di disegnatore. L’amore di Angioletto e Domenica viene così stravolto da questa notizia improvvisa e dalla decisione del ragazzo di partire per onore, per volontà di crescere e di scoprire il mondo (tema molto attuale oggi). Quando Angioletto chiede a di poter sposare Domenica e portarla con lui a Moscovia, si apriranno soluzioni inedite e risvolti inaspettati nella trama che Goldoni raffigura sempre con vivacità, brio ed entusiasmo eppure sempre aperta alla riflessione. Tutti i personaggi “giocano insieme” creando una macro situazione corale che li spinge ad incontrarsi, a completarsi anche nelle diversità, costruendo un variegato gioco ad incastro, come se danzassero tutti nella delicatezza dei colori della scena. Complice il talento della compagnia composta da attori giovanissimi e versatili, capaci di calarsi in ruoli espressivi non facili da sostenere. Il tema attuale del giovane costretto a lasciare la sua città, Venezia, e […]

... continua la lettura
Recensioni

Regine sorelle al Nuovo Teatro Sancarluccio

Dal I al 4 febbraio è andato in scena, al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli, lo spettacolo Regine sorelle, scritto e diretto da Mirko Di Martino e interpretato da Titti Nuzzolese. Lo spettacolo Regine sorelle Lo spettacolo ruota intorno alle figure di Maria Antonietta, moglie di re Luigi XVI di Francia, e di Maria Carolina d’Asburgo, moglie di re Ferdinando di Borbone di Napoli. La storia, narrata e portata in scena al Nuovo Teatro Sancarluccio dallo spettacolo Regine sorelle, rivolge uno sguardo sulle due donne, nel loro rapporto di sorelle, prima, e di regnanti e mogli di regnanti poi. Ma la scrittura di Di Martino non si sofferma solo sull’aspetto storico delle due regine: lo spettacolo, infatti, si propone di offrire uno sguardo interiore e intimo verso le due figure. Due sorelle che, come il testo scritto e proposto da Mirko Di Martino ricorda, sono state privatamente legate e che per vicende storiche e politiche si sono ritrovate allontanate. Due regine, diverse nei loro comportamenti, ma entrambe si opposero alla Rivoluzione francese: una direttamente, con la presa della Bastiglia e del potere da parte dei giacobini, l’altra in forma indiretta con le vicende legate alla Rivoluzione della Repubblica Partenopea del 1799. Lo spettacolo Regine sorelle non si presenta come uno spettacolo che ha intenzioni strettamente storiografiche. L’approccio è di tipo evenemenziale: i fatti storici non sono analizzati nel loro rapporto causa-effetto nel senso storico del termine, e i fatti narrati, su cui si svolge gran parte dello spettacolo, sono quelli paralleli alle circostanze intime delle due regine. Questo sguardo interiore che la scrittura di Mirko Di Martino ha voluto portare in scena, e che Titti Nuzzolese intensamente interpreta sul palcoscenico, si mescola ad uno stile e quindi ad una volontà di enfatizzare questo aspetto della dimensione privata delle due donne e il loro rapporto di sorelle. Si è finora parlato sempre di due figure distinte, per quanto unite, di due donne, ma sul palco del Nuovo Teatro Sancarluccio con Regine sorelle l’interprete di entrambe è una sola attrice, Titti Nuzzolese. E la stessa attrice ha anche interpretato altre figure profondamente legate alle due regine. Si pensi ai loro rispettivi consorti, o alle cameriere di Maria Carolina e alle dame di compagnia di Maria Antonietta, in cui è possibile rintracciare una corrispondenza fra i due mondi regali, quello napoletano e quello francese, evidenziando le differenze e i tratti d’unione fra i due regni. La scenografia, rievocando, nell’idea, un salotto di corte si divide tra i ritratti delle due regine alle quali peraltro corrispondono distinti temi luminosi volti a marcare la cesura fra le due intimità messe contemporaneamente in scena sul palco.

... continua la lettura
Teatro

La musicista di Auschwitz, il Teatro Eidos in scena a Benevento

La musicista di Auschwitz, la nuova produzione della compagnia Teatro Eidos, scritta e diretta da Virginio De Matteo e liberamente tratta dal libro autobiografico di Esther Béjaran, La ragazza con la fisarmonica, è andato in scena in prima assoluta presso il Teatro De Simone, a Benevento, in occasione del Giorno della Memoria. Il 25, 26 e 27 gennaio, alle ore 10,00, lo spettacolo, che ha partecipato alla rassegna storica AnGHIngò Scuola, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Benevento e curata dal Teatro Eidos, è stato oggetto di visione da parte delle scuole. Oltre alla replica serale del 27, alle ore 20,30, la pièce sarà poi rappresentata il 30 gennaio a Orsogna (CH), il 31 a Osimo (AN) e il 5 e 6 febbraio ad Ariano Irpino (AV). La musicista di Auschwitz  si apre con un palcoscenico in penombra e due figure al limitar della scena con una fisarmonica e una chitarra in mano, che accompagnano il pubblico all’interno dello spettacolo teatrale, condotto abilmente su due livelli che si armonizzano tra di loro. Il dialogo tra i due musicisti in primo piano, Eduarda Iscaro, nei panni della protagonista Esther, la fisarmonicista, e il chitarrista, Vincenzo De Matteo, permette di conoscere la vicenda personale della Bèjarano e della sua famiglia e di sollevare spunti di riflessioni sulla Storia, testimone silenziosa dei drammi umani che si svolgono nel suo divenire e, nello specifico, durante gli anni della seconda guerra mondiale. Le scene recitate da Mimmo Soricelli e Raffaella Mirra, che prendono vita alle spalle dei due musicisti, invece, ripropongono episodi-chiave dell’esistenza di Esther e suscitano il coinvolgimento e l’empatia nel pubblico, consentendogli di entrare nel mondo più intimo della protagonista. Bestialità come principio che lega alla vita Lo spettacolo narra le vicende di Esther dall’adolescenza alla deportazione ad Auschwitz, dalla liberazione all’approdo in Palestina e poi al ritorno in Germania, dove riprenderà la carriera di musicista. Ebrea tedesca, riesce a salvarsi la vita mentendo al medico Josef Mengele che cercava una fisarmonicista per l’orchestra del campo polacco, dov’era stata deportata. Nonostante sapesse suonare solo il pianoforte, che non risultava esserci ad Auschwitz, Esther riesce in qualche modo a trovare gli accordi giusti e a entrare nell’orchestra femminile del campo: l’unica formazione di sole donne di tutti i lager nazisti. Lo fa rispondendo a quello che è l’istinto di sopravvivenza di ciascun essere umano nel momento in cui si sente in pericolo e – soprattutto – rivelando la natura del principio che guidava l’esistenza condannata delle vittime della prigionia e dello sterminio: la bestialità. Bestialità che si esprimeva nell’incapacità di poter soddisfare i bisogni minimi dell’esistenza civile e nell’annientamento di quelli che erano i desideri, i sogni, le speranze di chi aveva come interesse prioritario il controllare che la vicina non avesse in bocca un tozzo di pane più grande del proprio. Principio di bestialità, pertanto, completamente snaturato di qualsiasi slancio vitale ma che rispondeva solo ed esclusivamente alla salvaguardia della propria esistenza. Secondo il Teatro Eidos ad Auschwitz la musica usata come strumento […]

... continua la lettura
Recensioni

Teatro Delusio, un’opera di Familie Flöz al Bellini

Al Teatro Bellini di Napoli, dal 23 al 28 gennaio, andrà in scena Teatro Delusio, straordinario spettacolo di Familie Flöz, la compagnia tedesca divenuta famosa in tutto il mondo per le grottesche maschere che contraddistinguono le sue rappresentazioni. Spesso al teatro, rapiti dalla magia degli spettacoli, dimentichiamo che alle spalle degli attori vi è un mondo fatto di persone, duro lavoro e sogni. Nascoste dietro al sipario vi sono storie magnifiche che meritano di essere raccontate ed è questo l’obiettivo che viene raggiunto con la rappresentazione portata in scena da Familie Flöz. Con Teatro Delusio, la scena diventa backstage ed il backstage è messo in scena Il palcoscenico passa in secondo piano perché il vero spettacolo sarà ciò che accade dietro le quinte. Mentre sul palco si susseguono rappresentazioni di vario genere, celati dal sipario, i tecnici di scena Bernard, Bob ed Ivan, saranno i veri protagonisti dello spettacolo. Le loro storie, per quanto diverse, sono ricche di passione ed intensità, ciascuna con una propria morale. Bob, forte e determinato, dovrà fare i conti con il suo desiderio di riconoscimento; Bernard, uomo dall’animo sensibile, abituato a rifugiarsi nella letteratura, sperimenterà una nuova forma di felicità grazie ad una ballerina un po’ svampita; ed infine, Ivan, capo del backstage, pagherà a caro prezzo il suo eccessivo attaccamento al lavoro. Ciò che maggiormente caratterizza gli spettacoli di Familie Flöz è la peculiare concezione del teatro, che contraddistingue questa compagnia. Essa, infatti, mette in scena spettacoli dove la comunicazione è fatta di mezzi che vengono “prima” del linguaggio parlato. Gli attori affrontano la sfida di dover esprimere emozioni e stati d’animo estremamente complessi senza parlare e soprattutto senza poter mostrare il proprio viso; essi, infatti, indossano grottesche maschere che ne nascondono completamente il volto. La scelta di utilizzare queste maschere, tanto peculiari quanto magnifiche, non solo ha catturato l’interesse del pubblico, ma ha anche permesso agli attori di mostrare pienamente il proprio straordinario talento. I pittoreschi “volti” indossati dai protagonisti, per quanto rigidi ed inanimati, sono riusciti a trasmettere una miriade di emozioni. Con Teatro Delusio, la compagnia tedesca è riuscita a raccontare una storia senza il bisogno di parole. I tre interpreti, Andrès Angulo, Johannes Stubenvoll e Thomas van Ouwerker, grazie alla loro grandissima versatilità, sono stati capaci di interpretare ben 29 personaggi, rendendo perfettamente l’idea di un affollato e caotico backstage. Familie Flöz ha portato sul palco uno spettacolo poetico, dove le maschere hanno preso vita, ed ilarità e tristezza si sono alternate seguendo un ritmo incalzante.

... continua la lettura
Teatro

Il mito contemporaneo di Cassandra alla Galleria Toledo

L’attualità del Mito è un aspetto imprescindibile della letteratura antica. Come rendere contemporaneo il messaggio del mito sul palcoscenico è un’abilità che appartiene agli attori e agli sceneggiatori. Cassandra è una delle figure più potenti della mitologia greca. Il suo destino di donna profetica a cui nessuno vuole prestare ascolto la condanna ad una fine misera. Il suo dolore scaturito da una guerra che lei stessa avrebbe potuto fermare è il peso che deve sopportare da sola nelle stanze della sua angoscia. La prima di Cassandra variazione sul mito n.2 al Teatro Galleria Toledo di Napoli è un violento e sublime precipitare nell’anima di una donna emarginata dalla società. Il soggetto teatrale realizzato e diretto da Laura Angiulli si materializza su un palco dalla scenografia minimale. Due sono i colori preminenti sulla scena: il nero degli abiti della protagonista e il bianco delle pareti che simboleggiano il vuoto dei suoi giorni. Sul palco del Teatro Galleria Toledo sono in scena tre Cassandra La “Trinità” di Cassandra è realizzata grazie all’eccellente recitazione delle attrici: Alessandra D’Elia (Cassandra contemporanea, pronta ad essere uccisa) che intona i testi composti da Enzo Moscati, Caterina Spadaro (Cassandra del passato, quella del mito di Eschilo e dell’Iliade) e Caterina Pontrandolfo (Cassandra del canto, in greco e in napoletano). Tre immagini che si dispongono in maniera parallela, che si compenetrano senza mai sovrapporsi. La figlia di Priamo è un prepotente simbolo della devastazione di ogni guerra generata dalla società umana. La sua bellezza l’ha portata a perdere la libertà. Troppo amata da Apollo, incapace di gestire il rifiuto della più bella figlia di Priamo, viene condannata dal dio a ricevere il dono della profezia con conseguente impossibilità di essere ascoltata dalle persone che la circondano. Nessuno crede a Cassandra, tutti giudicano in maniera superficiale i suoi oracoli. Lei predice l’avvento degli Achei a Troia, lei predice la rovinosa fine di Ettore, lei conosce già il suo destino di morte. Le musiche di Enrico Cocco e Angelo Benedetti avvolgono il palco in un’atmosfera sospesa, in cui luci opache illuminano i passi della protagonista che si addentra nel buio della sua esistenza. Le tre attrici abitano il palco con una presenza scenica capace di rapire lo sguardo degli spettatori. “A tutti i costi io volli il dono della veggenza – dice la Cassandra del presente – la lingua del futuro ha in serbo per me una sola frase: sarò colpita a morte”. “Achille la bestia” è l’immagine della sua ossessione che si è trasformata in dolore perenne. Dolore per non essere stata in grado di fermare una guerra che ha devastato la sua Troia. La società l’ha costretta a vaneggiare, a farneticare tra i corridoi del palazzo, mentre lo strazio per il suo non essere ascoltata la divora. La drammaturgia si incentra sulla fragilità femminile, sull’angosciante nichilismo della guerra. La dignità sottomessa di Cassandra diventa il simbolo dell’arrendevolezza dell’essere umano (i Troiani erano predisposti ad essere vittime a causa della loro natura), incapace di fronteggiare le avversità. Echi di smarrimento esistenziale si sprigionano […]

... continua la lettura
Recensioni

Le Funambole di Rosario Sparno danzano leggere al Piccolo Bellini

Le Funambole, di Rosario Sparno, è in scena al Piccolo Bellini dal 9 al 14 Gennaio. Con Antonella Romano e Rosario Sparno, si tratta dell’adattamento teatrale del romanzo del 2007 di Andrea Camilleri, Maruzza Musumeci (Sellerio). Leggero, come il titolo che gli è stato dato, Le Funambole è  un “cunto” siciliano, raccontato come una favola moderna. La Sicilia. Trinacria. Terra del mare, delle leggende e delle sirene di Ulisse, che con le loro voci incantavano gli uomini, portandoli alla pazzia. Nido della cultura greca e della classicità. E terra del colore, del popolo, dei suoni leggeri, dell’evocazione. Terra dove si incontrano l’antico e il moderno. E la classicità e la contemporaneità che prendono vita in una veste molto particolare in questo spettacolo. In uno scenario marino quasi tridimensionale, con i pesci sullo sfondo e il corpo stilizzato di una sirena al centro della scena, un uomo e una donna conversano, intrecciando ceste di vimini, in una tipica scena siciliana di paese o di campo. Vigata, città di campagna, 1985. ‘Gnazio Manisca è un uomo solido, legato alla terra e ai valori concreti della campagna che ha coltivato sin da ragazzino. Muratore, abituato a maneggiarla quella terra consolatrice e sicura, su di essa ha costruito la sua casa e tutta la sua vita. Giunto all’età di 47 anni, ‘Gnazio crede sia arrivato il momento di maritarsi. Si rivolge così alla gnà Pina, una sorta di maga e sensale di matrimoni che gli trova una giovane bellissima e misteriosa, Maruzza Musumeci. Bella come poche altre, con una bocca rossa rossa, una vita sottilissima e una voce incantevole. ‘Gnazio resta immediatamente incantato dalla sua bellezza, ma la ragazza ha una particolarità: è convinta di “non essere fatta come una donna”, ma come un pesce. Una sirena, precisamente. Maruzza è nata nell’acqua, ha bisogno dell’acqua per essere felice. Vive con la bisnonna Menica e insieme a lei canta soavi canzoni che incantano gli uomini che ascoltano la sua voce. Inizia così un percorso di accettazione e di cambiamento. ‘Gnazio, uomo concreto e con poca fantasia, dapprima convinto che Maruzza fosse pazza – e che non ci fossero dubbi su questo – le si avvicina, aprendosi a lei e alle sue abitudini bizzarre, cambiando la sua vita per lei, trasformando la sua villa di cemento in una casa nell’acqua. Tutto diventa così più colorato e poetico. Si realizza incontro del cielo e della terra, dell’acqua e dell’aria. Le sirene riprendono sulla terra il posto che l’Ulisse omerico aveva tolto loro, si muovono come corpi fluttuanti ma sono umane e come tali mostrano i loro sentimenti e i loro desideri. Le Funambole di Rosario Sparno è  l’incontro del mito e della fantasia. Quella delle favole antiche, con la forza lavica della terra siciliana, aspra e brulicante di cose da raccontare. In una veste intimistica e confidenziale, quella propria della terra siciliana – con i suoi rumori, i suoi vocii, le parole scambiate nelle stradine assolate, i vicoli caldi, le espressioni colorite che questo spettacolo bene ha saputo riproporre – emerge […]

... continua la lettura
Recensioni

Tragodia di Ettore Nigro al Teatro Elicantropo

Tragodia, spettacolo in scena al Teatro Elicantropo dal 14 al 17 Dicembre, di Emanuele D’Errico per la regia di Ettore Nigro,  mette in scena una comicità fresca e  sapientemente costruita. È sorprendente nel suo intreccio narrativo perché parte dalle situazioni quotidiane e raggiunge risvolti inaspettati e assurdi. Ci troviamo di fronte a un misto di situazioni paradossali che spingono ad andare oltre l’ovvio, a  interrogarci su quanto l’ovvio corrisponda davvero al giusto o se sia meglio scappare dall’ovvio; e, in questo misto di interrogativi, giocare sul detto e sul non detto. Tragodia punta moltissimo sull’evocazione e sulla metafora, tanto da sembrare una moderna favola dark. Guglielmo Belati (e il nome è estremamente evocativo) inizia il suo racconto in una particolare sala d’attesa, aspettando il numero 90 e chiacchierando del più e del meno con alcuni amici dal corpo di uomo e il volto di animale. Maschere di riempimento, figure stilizzate. Guglielmo, come un narratore onnisciente, racconta a quelle figure mute e al suo pubblico, la sua crisi interiore: A un passo dal matrimonio, vuole rompere il fidanzamento decennale con Teresa (e chiudere il rapporto con il padre che non lo sopporta) perché si è innamorato di una capra. “Come può un uomo innamorarsi di una capra?” “Questa è una pazzia!” Il giudizio della gente non ammette repliche: “Sei confuso, stai semplicemente cercando di evadere dai tuoi problemi!”. Ma cosa rappresenta davvero quella capra? L’evasione, il desiderio di libertà, l’incontro con il diverso. E il desiderio di comunicare con lei racchiude in sé la volontà di instaurare una comunicazione più autentica con l’altro, forse inevitabilmente destinata a fallire. A quel punto, il nostro eroe delle piccole cose inizia un viaggio verso “l’ammore overo” o più semplicemente verso “la verità”. Un viaggio che, probabilmente, può davvero configurarsi come evasione dalla realtà e fuga da  tutto l’ovvio del mondo. Un viaggio che spinge a confrontarsi con il diverso, ad andare oltre i propri limiti e dunque a porsi degli interrogativi: “È quello che voglio veramente? E se avessi sbagliato tutto? Tutto questo è più grande di me. Forse sarebbe stato meglio lasciare tutto e prendere la strada più facile.” Un viaggio alla ricerca della vera comunicazione tra gli esseri viventi. Siano essi animali o capre, poco importa. Un viaggio che porterà a capire che in realtà il confine non è davvero così netto. Uomini e capre. Capre e uomini. Non sono poi così diversi. Sembrano tutti uguali, ma in realtà ognuno ha il suo ruolo in questo mondo, dove il più piccolo viene inesorabilmente divorato dal più grande, sia esso uomo o capra. Inizia allora, in questa Tragodia, un processo di trasformazione in cui l’uomo diventa capra. O forse semplicemente nel suo stato naturale originario, senza i preconcetti della società, le barriere, le brutture. La capra è libera di muoversi come meglio crede, esprimersi nella sua comunicazione elementare,  volta a soddisfare bisogni primari. Eppure anche nel mondo animale esistono le gerarchie. E anche qui c’è chi gioca il ruolo della vittima e quello del carnefice. Così dopo il […]

... continua la lettura