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Eroica Fenice

La Tag: teatri in campania contiene 294 articoli

Teatro

La stagione 2019/2020 della ”Grande magia” al Teatro Stabile di Napoli

Presentata il 16 aprile 2019 al Teatro Mercadante di Napoli, la ”stagione della grande magia” così chiamata la programmazione 2019/2020 del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale diretto da Luca De Fusco e presieduto da Filippo Patroni Griffi. Ai tre palcoscenici standard (Teatro Mercadante, Ridotto e Teatro San Ferdinando), si aggiungono altre due location singolari ovvero la Basilica di Santa Maria della Sanità ed il Museo Madre. Una ricca programmazione quella della stagione 2019/2020 al Teatro Stabile, piena di riscritture e rivisitazioni di classici teatrali, capolavori del Novecento, drammaturgia contemporanea, progetti ed eventi extra a partire da ottobre 2019 fino a maggio 2020. Grandi registi e grandi attori solcheranno i palchi dello Stabile come Lluis Pasqual, Arturo Cirillo, Enzo Moscato e anche Nando Paone, Cristina Donadio, Lello Arena, Mimmo Borrelli e tanti altri ancora. Fare teatro, non spettacolo Questo è il rinnovato impegno per la stagione 2019/2020 del Teatro Stabile che Luca De Fusco dirige e di cui, in conferenza stampa, ha sottolineato i notevoli progressi dall’inizio della sua direzione e la continua dedizione nell’assicurare al suo pubblico spettacoli di altissima qualità. La stagione inizia al Teatro San Ferdinando con lo spettacolo, fuori abbonamento, La grande magia, in scena dal 17 ottobre al 10 novembre 2019 e che riprende il capolavoro di Eduardo De Filippo, per la regia di Lluis Pasqual con in scena Nando Paone, Claudio di Palma, Alessandra Borgia, Gino De Luca, Angela De Matteo, Gennaro Di Colandrea, Luca Iervolino, Ivana Maione, Dolores Melodia, Francesco Procopio, Antonella Romano, Luciano Saltarelli e Giampiero Schiano. In contemporanea andrà in scena al Teatro Mercadante, dal 23 ottobre al 10 novembre 2019, La tempesta, di William Shakespeare per la regia di Luca De Fusco ed interpretato da Eros Pagni, Gaia Aprea, Alessandro Balletta, Silvia Biancalana, Paolo Cresta, Gennaro Di Biase, Gianluca Musiu, Alessandra Pacifico Griffini, Alfonso Postiglione, Carlo Sciaccaluga, Francesco Scolaro, Paolo Serra ed Enzo Turrin. Continua poi al Teatro Mercadante con L’onore perduto di Katharina Blum tratto dal romanzo di Heinrich Boll con l’adattamento di Letizia Russo per la regia di Franco Però ed interpretato da Elena Radonicich, Peppino Mazzotta, Filippo Borghi, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos. Sempre al Teatro Mercadante, in scena dal 27 novembre all’8 dicembre 2019, La panne di Friedrich Durrenmatt, per la regia di Alessandro Maggi e con Nando Paone, Vittorio Ciorcalo, Stefano Jotti, Alberto Fasoli e Giacinto Palmarini. Allo stesso tempo, dal 28 novembre all’8 dicembre 2019, andrà in scena al Teatro San Ferdinando, lo spettacolo Festa al celeste e nubile santuario, testo e regia di Enzo Moscato e con Cristina Donadio, Vincenza Modica, Anita Mosca e Giuseppe Affinito. Segue al Teatro Mercadante, dal 10 al 15 dicembre 2019, Il maestro e la margherita di Michail Bulgakov, riscrittura di Letizia Russo per la regia di Andrea Baracco e con Michele Rondino, Francesco Bonomo, Federica Rosellini, Giordano Agrusta, Carolina Balucani, Caterina Fiocchetti, Michele Nani, Alessandro Pezzali, Francesco Bolo Rossini, Diego Sepe e Oskar Winiarski. Per il periodo natalizio, invece, al Teatro San Ferdinando, dal 20 […]

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Teatro

Emanuele Tirelli parla di amore al Caos Teatro

Sabato 6 e domenica 7 aprile è andato in scena lo spettacolo L’amore è bello, l’amore fa schifo (e le donne in Shakespeare) di e con Emanuele Tirelli, ultimo appuntamento della stagione teatrale del CaosTeatro di Villaricca (NA), che chiude così come aveva aperto, con una rappresentazione sull’amore. A lezione d’amore da Emanuele Tirelli L’amore è bello, l’amore fa schifo è una lezione-spettacolo sull’amore. Più che a teatro, infatti, sembra di essere in un’aula didattica. Emanuele Tirelli, autore e giornalista, porta in scena un’interessante lettura del grande sentimento, durante la quale mescola paradossali ed esilaranti vicende personali ai personaggi delle tragedie shakespeariane – con particolare riferimento alle figure femminili minori (Ofelia, Desdemona, Cordelia, Ermione) – e alle riflessioni sul desiderio e sulla coppia di noti filosofi quali Deleuze, Lacan, Nietzsche e Schopenhauer. Ad accompagnare Tirelli sul palco, il musicista Ciro Staro che partecipa alla conversazione con suoni, battute e simpatiche espressioni facciali. Entrambi indossano t-shirt con illustrazioni di Giuseppe Cristiano, tra i più grandi illustratori e storyboard artist d’Europa (ha lavorato, tra le altre cose, a video di Moby, Madonna e Radiohead, e a serie come CSI NY), e curatore della locandina dello spettacolo. Che cos’è l’amore? Come si può definire l’amore e ciò che comporta?  Come si fa a capire se si ama realmente qualcuno? Da questi apparentemente semplici interrogativi e dalla passione per le opere shakespeariane nasce il lavoro di Emanuele Tirelli. Attraverso una chiave diretta e conviviale e con l’ausilio dei personaggi del Bardo, l’autore si avventura nell’ardua impresa di decifrare quell’immenso sentimento che è l’amore. «Tutto – spiega lui – in una dimensione pop. Lo stesso Shakespeare era pop e, al Globe Theater di Londra, del quale era socio e partecipava felicemente agli utili, i suoi spettacoli erano seguiti anche dalla parte economicamente e culturalmente più bassa della popolazione. Oggi, invece, lo consideriamo una materia pienamente comprensibile solo per le persone più colte, con la cultura che non apre alla sua bellezza ma si chiude in sé stessa: un discrimine che si discrimina da solo». Ne scaturisce un’impegnativa, ma al contempo originale e divertente riflessione che conduce ad una sola certezza: l’amore non ha definizioni. È praticamente impossibile arrivare a dare un’unica definizione all’amore. L’amore può condurti in paradiso ma anche scaraventarti all’inferno, può essere meraviglioso o fare schifo; può renderci raggianti e invincibili oppure rappresentare la tragedia più grande e noiosa che ci sia mai capitata.  E chi meglio di Shakespeare, grande drammaturgo, ma in un certo senso anche fine psicologo, ha saputo interpretare le contraddizioni dell’amore? Ecco che Tirelli si sofferma sulle donne delle grandi tragedie del drammaturgo e poeta inglese e sulla loro visione dell’amore. Si parte da Ofelia, uno dei personaggi femminili della tragedia Amleto. La giovane aristocratica ha una visione idilliaca dell’amore, finché non resta delusa da Amleto, il quale rinnegherà i suoi sentimenti per lei, invitandola a chiudersi in convento. Anche Desdemona era innamorata di Otello, fin quando non si rende conto di chi fosse davvero suo marito e muore per […]

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Teatro

Pietro Sparacino e il suo Open Mic al Kestè

Domenica 7 aprile sono andati in scena al Kestè in Largo san Giovanni Maggiore Pignatelli Pietro Sparacino e i partecipanti al suo workshop, regalando ai presenti una serata piena di risate e di satira, ingredienti principali della Stand Up Comedy. Open Mic con Pietro Sparacino La serata è stata condotta da Pietro Sparacino, volto noto della Stand Up Comedy italiana, che facendo le veci di presentatore ha scaldato il pubblico in sala con le sue nuove freddure e ha dato il via allo spettacolo, introducendo i comedians che hanno partecipato al suo workshop di due giorni: il primo della lista è stato Vincenzo Comunale, habitué del Kestè che ha portato in scena la sua ipocondria, rinnovando il concetto di art attack. Dopo è stato il turno di Simone Del Re, che per inaugurare la sua prima volta sul palco ha parlato del singolare disturbo che gli conferisce capacità fuori dal comune: l’anorgasmia. Il testimone è poi passato ad Adriano Sacchettini, che ha suscitato ilarità nel pubblico ammettendo di aver portato «un monologo mancato» basato sulla sfiga, elemento caratterizzante della sua vita. Dopo è toccato a Flavio Verdino, che ha fatto un tuffo nel passato portandoci nella sua infanzia dominata dalla presenza di Alberto Manzi con Non è mai troppo tardi, passando poi per la pubertà con il monologo di Bruno Chessa e l’iniziazione che ogni giovane uomo affronta con il preservativo. Unica donna della serata e reginetta del Kestè Abbash, Gina Luongo ha “difeso” la politica del ministro degli Interni spiegando le vere motivazioni alle base delle sue scelte, parlandoci anche del suo approccio al buddhismo. Gina ha poi lasciato il palco ad un nuovo e promettente volto della Stand Up Comedy: Davide Pariante, che facendo del suo cognome una garanzia ha spiegato al pubblico le regole ferree che vigono tra i militari. Restando sempre in tema di imposizioni, Davide DDL ha intrattenuto il pubblico parlandoci del flagello di chi costringe gli altri ad ascoltare messaggi vocali lunghissimi e, conscio di far parte di questa categoria, ha coinvolto il pubblico in uno scherzo che probabilmente minerà l’amicizia con il suo migliore amico. Altro volto noto agli avventori del Kestè è Stefano Viggiani, che ha parlato della disoccupazione come strumento di rivolta verso la società e di come ha coinvolto in questa ribellione anche i genitori, educandoli al nuovo credo. A concludere la serata è stato Dylan Selina con un monologo sull’omosessualità, mettendo in scena gli stereotipi legati alla sua sua sessualità ma anche i lati comici legati a questi concetti. Ancora una volta la Stand Up Comedy ha saputo far divertire senza però scadere nel banale o nella comicità fine a se stessa, dimostrando anche l’utilità che il workshop di Pietro Sparacino ha avuto sia sui nuovi comedians che sui veterani.   Fonte foto: https://www.facebook.com/events/1840872796019049/  

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Recensioni

TITO/GIULIO CESARE, la parodia del potere, l’atroce morte del tiranno

Mercoledì, 13 marzo al Teatro Bellini è andato in scena TITO/GIULIO CESARE, due riscritture originali di due tragedie di Shakespeare, contenuti in due atti dello stesso spettacolo: il primo atto, “TITO” è una riscrittura della prima tragedia di Shakespeare “Tito Andronico” di Michele Santeramo e la regia di Gabriele Russo con Roberto Caccioppoli, Antimo Casertano, Fabrizio Ferracane, Martina Galletta, Ernesto Lama, Daniele Marino, Francesca Piroi, Daniele Russo, Leonardo Antonio Russo, Filippo Antonio Russo, Isacco Venturini e Andrea Sorrentino; il secondo atto “GIULIO CESARE. Uccidere il tiranno” è una riscrittura del “Giulio Cesare” di Shakespeare di Fabrizio Sinisi e la regia di Andrea De Rosa con Nicola Ciaffoni, Daniele Russo, Rosario Tedesco, Isacco Venturini e Andrea Sorrentino. TITO/GIULIO CESARE, due riscritture che dialogano tra di loro fra parodia, metateatro e  rappresentazione della violenza Una fervido clima di tensione si annida tra gli anfratti del palcoscenico. Una faglia recide il tronco greve della tradizionale tragedia shakespeariana e segna una frattura da cui zampillano i bagliori di una contemporaneità che è nella sua essenza una reiterazione di meccanismi che sono rimasti indenni. Il potere arido, la tirannia, la violenza emergono dalle faglie del palco e sono costanti nelle due riscritture e negli adattamenti, seguendo meccanismi che sono rimasti inalterati. Gli spettacoli dei registi Daniele De Rosa e Gabriele Russo sono nella loro essenza profondamente attuali, anche ponendo in auge due classici shakespeariani. Colgono aspetti particolari dei meccanismi del potere e della violenza ad essa correlata, ponendo una lente d’ingrandimento che abbia uno spessore universalistico. Eradicano dalle svariate implicazioni di tipo prettamente drammatico, poetico, psicologico di William Shakespeare e delle sue canonizzate tragedie dei fenomeni che possono essere considerati universali e perpetui nella società, espandendoli come una enorme macchia d’olio con una regia mirata a infondere e dimostrare l’epifania di meccanismi che oggi più che mai sembrano interessarci di prima persona: il potere e le implicazioni più truculente che in esso si nascondono, la tirannia, l’autoreferenzialità, l’ossessione verso il carisma e l’apparenza, l’annichilimento della società. Non è un caso che il Tito di Russo sia un personaggio atipico, che abbia perso tutto l’orgoglio da condottiero del Tito Andronico shakespeariano e sia divenuto un uomo pigro, stanco, inetto che, dopo la  campagna contro i goti e dopo aver portato con sé i prigionieri, abbia voluto congedarsi dagli uffizi del potere, ignaro del popolo che lo avrebbe voluto imperatore, e ora vorrebbe solo starsene comodo su una poltrona a leggere e ad ascoltare musica leggera. Questo Tito non conserva nulla di ciò che caratterizza un condottiero romano: tutte le sue azioni e decisioni sono prese quasi controvoglia, senza una particolare ragione, ma solamente perché è costretto a esserlo per uno status quo ben impostato. Tito ha lo sguardo cinico, divorato dal tedio, tormentato dal senso di responsabilità che non sente nemmeno più suo. Difatti, Tito risulta essere un inetto, tanto da decidere di affidare le sorti dell’impero a Saturnino. Non risulta difficile, dunque intravedere in questo Tito l’uomo contemporaneo, annegato nel nichilismo. Tito è un condottiero […]

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Teatro

Ramona Tripodi e Marco Messina: Paradiso Mancato

Paradiso Mancato di Ramona Tripodi e Marco Messina in scena al TIN: la nostra recensione Paradiso Mancato è il titolo dell’opera teatrale scritta a quattro mani da Ramona Tripodi e Marco Messina (responsabile della drammaturgia sonora) con Marco Palumbo, Adriana D’Agostino, e Raffaele Ausiello (in videoproiezione).  Lo spettacolo, autoprodotto da Inbilico Teatro in collaborazione con l’Asilo, è andato in scena sabato 3 e domenica 4 febbraio al TIN di Napoli, il Teatro Instabile fondato da Michele Del Grosso. L’elogio della dannazione In scena, nella penombra del palcoscenico del piccolo Teatro Instabile (location perfetta per creare le suggestioni dell’inferno dantesco), solo un grande letto posto al centro e un musicista taciturno ai comandi elettronici. Siamo nell’altro mondo, precisamente all’Inferno: è da qui che comincia un viaggio conosciuto ai più, quello del poeta Dante che, guidato da Virgilio e mosso dalla ricerca di Madonna Conoscenza, intraprenderà un percorso negli abissi della perdizione morale e intellettuale tra le anime del secondo cerchio, quello dei lussuriosi, presieduto dal demone Minosse. Ma quella di Ramona Tripodi e Marco Messina non è una messa in scena della Divina Commedia, né tanto meno un’esaltazione delle virtù umane e dell’amore: al contrario, è un elogio della dannazione che ha come protagonista un Dante insolito ed eccentrico, con cappello e cappotto di pelliccia. Un punto di vista diverso, quello della regista Ramona Tripodi, che pone il focus sulla dannazione dell’anima che brucia per passione (o forse per amore?) o, ancor peggio, per l’assenza di entrambi. Protagonisti di questo amore mancato, non possono che essere loro, Paolo e Francesca, personaggi chiave del V canto dell’Inferno di Dante, condannati ad essere travolti in eterno da una bufera incessante. L’Inferno o Paradiso Mancato di Ramona Tripodi e Marco Messina Ma nel Paradiso Mancato, la pena dei due amanti è forse ancora più terribile di quella inflitta dall’Inferno dantesco: Paolo e Francesca giacciono nello stesso letto, ma l’uno non c’è per l’altra, non si possono vedere né toccare, sentono solo le proprie voci riecheggiare nelle tenebre della casa di Minosse, colui che vede e conosce tutto, il burattinaio infernale che manovra i vivi e i morti. E proprio Dante, vivo tra i morti, è il veicolo attraverso il quale Minosse gioca tra realtà e illusioni, ponendo tutti i personaggi di fronte alla proiezione di se stessi o a ciò che essi credono reale. In questo, anche Beatrice, musa e ispiratrice di Dante, avrà un ruolo centrale: sarà lei a guidare il cammino interiore del Poeta, alla ricerca della verità. L’intera trama è giocata su una doppia vicenda: da un lato Dante, spinto dall’amor cortese per Beatrice, che compie un cammino di redenzione alla ricerca della conoscenza; dall’altro Francesca e Paolo, condannati a scontare la pena per non essere riusciti a resistere alle tentazioni della carne. Il letto posto al centro della scena è la prigione oscura dei due amanti, il luogo in cui si consuma la punizione di Francesca, in preda a una sofferenza senza fine nella quale non può fare a meno di dannarsi […]

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Teatro

E pecchè, pecchè, pecchè? Pulcinella in Purgatorio al Teatro San Ferdinando

Giovedì, 17 gennaio al Teatro San Ferdinando è andato in scena lo spettacolo “E Pecchè, E Pecchè, E Pecchè. Pulcinella in purgatorio” con la drammaturgia di Linda Dalisi e l’ideazione e la regia di Andrea De Rosa. A calpestare le tavole del palcoscenico gli attori pulcinella Massimo Andrei, Maurizio Azzurro, Rosario Giglio, Marco Palumbo e Isacco Venturini, che in un tripudio di gesti spasmodici, ripetitivi, di una recitazione forsennata, caustica hanno congelato la scena in un purgatorio di continui ritorni mimici e gestuali, roteando intorno ad un perno umano, una donna immobile,  silenziosa e misteriosa in modo inquietante,  interpretata dall’attrice Anna Coppola, intenta a perpetuare una speranza di un futuro arrivo, sotto la luce languida dei riflettori a rischiarare l’opacità nascosta sotto al velo dell’esistenza. “E Pecché? E Pecché E Pecché” – Pulcinella in Purgatorio: l’intera esistenza in scena Il silenzio è predominante, il silenzio è inframmezzato da gemiti, da movimenti corporei regolari, da calpestii e scricchiolii fradici di insensatezza. Il silenzio erompe tra gli interstizi della platea, borbotta tra i suoi ghirigori labirintici, serpeggia carezzando anime di spettatori in sintonia, smuove respiri ansimanti di figure mascherate e flutti di polvere di sabbia, innalza odori mistici, nubi catartiche smosse dal tonfo del senso. Davanti agli occhi unanimi della platea il palcoscenico è un Purgatorio, un luogo distopico, preso forma tra le frattaglie dell’esistenza umana. È incasellato in un mondo onirico, incastrato a metà tra un fulgido paradiso salvifico e il mondo terrestre, dove vi si scorge la polpa torbida di una bruma che obnubila il senso, giganteggia il dubbio umano verso l’esistenza. Questo è lo spazio claustrofobico in cui si muovono, in ciclici movimenti regolari, ritmici, lenti, teatrali, i quattro pulcinelli dello spettacolo “Pulcinella in Purgatorio”, che ruotano intorno ad un passaggio bloccato, in una drammaturgia sciamanica, cercando di carpire un segnale, cercando di ascoltare ed evocare voci di salvezza, striscianti tra l’ipogeo di un fondo sabbioso. Tuttavia, è il quinto pulcinella a stemperare le calcificate figure sovrumane, ad asciugare un clima mistico ed enigmatico con un umorismo tutto umano. Sbuca tra la platea, chiede indicazioni, sprofonda anch’esso nell’ade di un’attesa, profondamente spaesato. Il pulcinella in Purgatorio interroga continuamente gli altri, chiede dove è finito, se per caso è morto, dove è possibile trovare del cibo per mangiare. I dialoghi risultano esilaranti, di un’ilarità e comicità tutta napoletana. Il quinto pulcinella sbeffeggia gli altri, non si dà la pace, non riesce ad acquietarsi in una condizione di eterna attesa, ma anche incrostata in un perenne e ossessiva ricerca del senso, vidimata e accomunata da una domanda: ” E perché? “. Vi è sopra al palco, imperniata tra le schegge pungenti delle tavole, scantonata tra la pelle raschiosa del fondo sabbioso, l’intera esistenza umana, torchiata dall’insensatezza. Il regista in uno sforzo catartico crea una materia scenica che è emblema dell’esistenza. Marchiando a fuoco sugli occhi diafani del pubblico, attraverso la luce dei riflettori, crea delle figure emblematiche, motori atavici dell’uomo, incarnandole in personaggi umani quali la legge, il dogma, la morte, l’umorismo, […]

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Teatro

New Magic People Show: i nuovi mostri

New Magic People Show sbarca al teatro Sannazaro di Napoli per la prima volta il 14 Dicembre Nato da un libro di Giuseppe Montesano, a sua volta originato da una raccolta di articoli sul “Mattino”, la scena del New Magic People Show è tutta nelle mani di quattro attori dell’impareggiabile scena napoletana: Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi e Luciano Saltarelli. Nel 2007 nel suo libro Giuseppe Montesano su un ritmo vertiginoso da commedia nera chiamava in causa il suddito televisivo, il consumatore globale, lo schiavo della pubblicità, e poi i venditori di qualsiasi genere, di spiagge, di aria e di anime. Dieci anni dopo New Magic People Show riprende la satira mordente e amara nei confronti della crisi sociale ed è alle prese con i falsi miti del denaro e della corsa verso i nuovi status simbol: dalla scena emergono brandelli minuscoli di valori, coscienza, umanità, colti con spirito ironico, dissacrante e pittoresco. Accanto ai figli di papà scansafatiche con il Ferrarino in garage e all’avvocato sordido e imbroglione ora si materializzano nuovi mostri: la ragazza che pretende il regalo di Halloween e la signora in vacanza che reclama di vedere con il wi-fi Barbara D’Urso durante l’escursione nel deserto. New Magic People Show è un tragicomico romanzo dell’Italia malata, uno spietato ritratto dei giorni d’oggi, feroce e colorito avanspettacolo pop, affollato da drogati di denaro e vanterie, gaudenti che hanno seppellito l’amore e la passione, prigionieri che si illudono di essere liberi. I quattro protagonisti, abilissimi nell’impersonare nevrotici personaggi di ogni sesso ed età, portano sulla scena dialoghi da cui emerge l’imbarbarimento morale e intellettuale: l’umanità si è arresa a un demone che tenta costantemente di ipnotizzarla, per esempio attraverso numerosi mass-media, di trasformare gli uomini in automi denaro-dipendenti ammassati l’uno sull’altro, privandoli di ogni spazio vitale. Lo spettacolo tratteggia una demenzialità collettiva desiderosa solo di apparire e mai di essere, una tragica malattia di cui si possono cogliere i segni nel regresso culturale sottilmente mascherato come evoluzione e progresso. È un lento sprofondare verso una vita senza senso, priva di spazi fisici e intellettuali e di luce. Sulla scena, infatti, quattro figure e nessuna scenografia: gli attori si ammassano in un metaforico microspazio, rappresentato da un tavolino, che simboleggia proprio la diminuzione della libertà di scegliere e muoversi nel mondo, nonostante ci sia presentato ogni giorno facilmente raggiungibile e senza confini. I protagonisti recitano gomito a gomito come fossero sardine in una scatola mentale, ricreando la sensazione, quindi, di mancanza d’aria, mancanza di luce, il blackout dell’umanità. New Magic People Show è un susseguirsi di piccole grandi satire che, dietro l’aspetto fortemente ludico, mettono in guardia sul baratro in cui stiamo scivolando. “Io vorrei tornare indietro, ma come si fa?” domanda sconfitto Andrea Renzi nella penombra della scena, fissando lo spettatore, che si sente accusato e, forse, tenterà anche d rispondere. Il teatro ancora una volta si propone di smuovere le coscienze, indurre ad una riflessione, condannare l’ignoranza, soprattutto quella esibita con protervia. Con grande maestria quattro […]

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Teatro

Fluctus – Storia d’Oltre Oceano al teatro Salvo D’Acquisto: intervista alla compagnia Chevordì

La nuova compagnia teatrale Chevordì porterà in scena mercoledì 12 dicembre alle ore 21:00 al teatro Salvo D’Acquisto lo spettacolo Fluctus – Storia d’Oltre Oceano, liberamente ispirato al celebre monologo teatrale di Alessandro Baricco, Novecento, che narra l’affascinante storia dell’omonimo pianista che visse tutta la sua vita su una nave, senza mai toccare terra, facendo del microcosmo della nave e della sua musica il suo universo. Ma Fluctus, la storia di Novecento rivisitata dalla compagnia Chevordì, ci racconta la magia di questa leggenda da un punto di vista differente, in un susseguirsi di flashback e ricordi di chi l’uomo che visse sospeso sull’acqua e che faceva volare le dita sul pianoforte lo ha conosciuto. Ci siamo fatti raccontare quest’esperienza da Chiara Primavera, sul palco insieme alla compagnia Chevordì Come nasce la vostra compagnia? La nuova compagnia Chevordì rinasce nel 2018, dopo aver fatto il suo primo debutto sulla scena nel 2017 con una commedia brillante. Dato il grande successo si è poi deciso di rifondarla con nuovi componenti e un obiettivo di crescita, che ci ha portato anche alla decisione di trovare una nuova dimensione espressa attraverso un genere diverso, puntando alla prosa impegnata. Novecento è già un monologo teatrale: quali sono state le maggiori difficoltà nell’approcciare al testo teatrale di Baricco per ricreare qualcosa di nuovo e diverso? È come se questo qualcosa di nuovo e diverso si fosse impresso nella nostra immaginazione fin dalla prima lettura: vedendolo non come un monologo, ma come un potenziale mezzo per espandere il carattere di Novecento e raccontare tutte le sue sfumature attraverso una e più voci allo stesso tempo. Fluctus indaga il personaggio di Novecento per come appare agli occhi di chi lo ha conosciuto: da dove nasce questa idea? Vogliamo raccontare di Novecento come essere umano e non come leggenda: per farlo diamo voce a chi lo incontrò su quella nave e lo conobbe come persona e non come personaggio. Il pianoforte ha un ruolo fondamentale nel testo di Baricco. Che ruolo ha la musica nel vostro spettacolo? La musica è il perfetto anello di congiunzione, visto come eredità che Novecento ha lasciato ad ogni persona che è salita sul Virginian. In questo modo vive ancora nella memoria di chi ha ascoltato la sua musica e attraverso di essa. Progetti futuri della compagnia? In progetto ci sono altre repliche di Fluctus in una delle chiese sconsacrate più belle di Napoli, al centro storico. Inoltre vogliamo continuare la nostra collaborazione con l’ONLUS Bambini senza confini e intraprendere una partnership con una rete di scuole e licei a Napoli e provincia. Il resto è tutto da vedere, siamo pronti a cogliere ogni occasione e aperti a tutto. Non ci resta che augurare in bocca al lupo alla compagnia Chevordì ed invitarvi ad assistere allo spettacolo e lasciarvi travolgere ed emozionare dalla poesia di questa storia senza tempo! – Fluctus – Storia d’Oltre Mare Data unica: mercoledì 12 dicembre, ore 21:00 Teatro Salvo D’Acquisto, via Morghen, 58. Con, in ordine di apparizione: Antonio Aliberto Chiara Primavera […]

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Teatro

Poker con Francesco Montanari, una mano vincente al Teatro Sannazaro

“Poker” , l’opera teatrale di Patrick Marber, autore inglese noto anche per il suo lavoro di grande successo “Closer”, da cui è stato tratto anche un film hollywoodiano, è al Teatro Sannazaro dal 7 al 9 dicembre, con in scena Francesco Montanari e i ragazzi della Compagnia Gank per la regia di Antonio Zavatteri. “Poker” con Francesco Montanari: la mano o il giocatore? Prima di ogni altra cosa, c’è il giocatore. La mano, si, è fondamentale per la riuscita del punto, ma senza il giocatore, senza le sue qualità e il suo talento, persino due Assi diventano la peggior combinazione possibile. Questo lo vediamo spesso nel teatro come nel poker, dove ci ritroviamo spesso a constatare la bontà di un testo, di una interpretazione o di una dinamica regia, i quali presi singolarmente, senza l’armonia più totale tra tutte le parti chiamate in causa, rischia spesso di rivelarsi una delusione inaspettata, una buona partenza conclusa in malo modo. La versione di “Poker” presentata da Francesco Montanari al Teatro Sannazaro è messa in scena nella sua forma più originale e prima, scegliendo con saggezza di non cadere in una rivisitazione che avrebbe deprivato di molto la natura dell’opera. Non bluffano mai attori e regista, con una riproduzione italianizzata dove il “Check” è il “Passo” ma lasciano sapientemente quel gusto anglosassone all’opera, la quale potrebbe essere adattata ovunque, ma mai bene come in un sottoscala di un locale trendy della City. Questo dualismo, queste due facce della stessa realtà che si combinano e alternano il giorno e la notte, mettendo in luce le ombre dei rapporti quotidiani. La subordinazione come quella tra Capo e Dipendente, tra Padre e Figlio, o Figlio e Padre a seconda dei rapporti, viene qui messa in mostra e, al contempo, in gioco come ogni altra cosa. Come la vita stessa. Opta la regia per un coinvolgimento non estremizzato, per una trasformazione e una guida degli attori il più naturale possibile e lo fa con intelligenza poiché a questi attori, veri e unici artefici del successo, non c’è molto da dire, visto la loro capacità di tenere alta l’attenzione e di non lasciare mai cadere il punto. A loro vanno concessi il plauso e l’attenzione maggiore. Possiamo quindi giocare d’azzardo pure noi, seppur conoscendo bene già le nostre carte, e dire che al Teatro Sannazaro c’è una buona mano in scena, la quale non va foldata con facilità, ma seguita e sponsorizzata.

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Teatro

Serena Autieri torna all’Augusteo con #LaSciantosa – La prima influencer

Serena Autieri torna al teatro Augusteo di Napoli dal 7 al 16 dicembre con “#LaSciantosa – La prima influencer“, in un’edizione nuovissima, che si avvale dell’appassionata partecipazione del pubblico per dare vita ogni giorno, sulla scena, a qualcosa di diverso, un one woman show più che mai coinvolgente, che porta sul palco dell’Augusteo le canzoni senza tempo della tradizione napoletana e lo trasforma in un Cafè-Chantant, dove Serena Autieri si esibisce, nel ruolo della Sciantosa, accompagnata dalla Serendipity Orchestra, diretta dal maestro Enzo Campagnoli, e dal talentuoso ballerino Alessandro Durso. Uno spettacolo che celebra la figura della sciantosa, la femme fatale dei cafè-chantant che ammaliava il pubblico con la sua voce e la sua bellezza tra fine Ottocento e inizio Novecento, ma soprattutto, nella celebrazione della grande canzone classica napoletana, celebra Napoli e la sua magia, la sua forza e il calore del suo popolo. Elvira Donnarumma, La Sciantosa di Serena Autieri Il coinvolgente spettacolo in musica porta in scena, attraverso le più conosciute canzoni della tradizione musicale napoletana, la storia di privazione, emancipazione ed infine successo di Elvira Donnarumma, detta “Capinera” per la sua folta chioma nera, una delle sciantose più famose di tutti i tempi, regina dei cafè-chantant che ottenne la stima di Eleonora Duse e Matilde Serao e alla quale Serena Autieri presta la voce, interpretandone, con la sua grinta e il suo entusiasmo, tutta la forza e la voglia di vivere, seguendone la carriera artistica, i sogni, le speranze, le ambizioni ed i sacrifici. E, nel seguire la carriera di Elvira Donnarumma e delle altre più o meno celebri sciantose, del Salone Margherita così come del piccolo locale di periferia decisamente più equivoco di un cafè-chantant, Serena Autieri, in una performance coinvolgente e con grandi effetti di spontaineità garantiti dai siparietti con l’orchestra e il ballerino-macchietta Alessandro Durso, regala al pubblico le atmosfere della Napoli di inizio Novecento attraverso classici che fanno cantare, divertono, emozionano e commuovono, non diversamente da quanto doveva accadere nei locali dell’epoca: “I’ te vurria vasà“, “Guapparia“, “Cumme facette mammeta“, “Lilì Kangy“, “Santa Lucia luntana“, “O’ surdato ‘nnammurato“. Una Serena Autieri instancabile, bellissima ed in piena forma, totalmente calata nella parte e assolutamente a suo agio, che dà prova di divertirsi assieme al pubblico e lo coinvolge, scendendo a più riprese tra la gente ed invitando gli spettatori a prendere parte al canto e alle coreografie accanto a lei, sul palco, come lei stessa afferma a proposito dello spettacolo di Vincenzo Incenzo: “È sempre emozionante interpretare la Sciantosa, un personaggio a cui sono molto legata e che mi fa sentire connessa alle mie radici. In particolare, Elvira Donnarumma fu emblema di femminilità e di una sensualità sana che va valorizzata. La Sciantosa, nella sua accezione più positiva, è un modello di donna che ammiro e che reputo molto attuale per la sua capacità di influenzare mode e costumi. Questo ruolo mi ha dato la possibilità di mettermi in gioco e di crescere artisticamente. Oggi sono una sciantosa più consapevole, felice di godere dello spettacolo […]

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