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Eroica Fenice

La Tag: teatri in campania contiene 287 articoli

Teatro

Fluctus – Storia d’Oltre Oceano al teatro Salvo D’Acquisto: intervista alla compagnia Chevordì

La nuova compagnia teatrale Chevordì porterà in scena mercoledì 12 dicembre alle ore 21:00 al teatro Salvo D’Acquisto lo spettacolo Fluctus – Storia d’Oltre Oceano, liberamente ispirato al celebre monologo teatrale di Alessandro Baricco, Novecento, che narra l’affascinante storia dell’omonimo pianista che visse tutta la sua vita su una nave, senza mai toccare terra, facendo del microcosmo della nave e della sua musica il suo universo. Ma Fluctus, la storia di Novecento rivisitata dalla compagnia Chevordì, ci racconta la magia di questa leggenda da un punto di vista differente, in un susseguirsi di flashback e ricordi di chi l’uomo che visse sospeso sull’acqua e che faceva volare le dita sul pianoforte lo ha conosciuto. Ci siamo fatti raccontare quest’esperienza da Chiara Primavera, sul palco insieme alla compagnia Chevordì Come nasce la vostra compagnia? La nuova compagnia Chevordì rinasce nel 2018, dopo aver fatto il suo primo debutto sulla scena nel 2017 con una commedia brillante. Dato il grande successo si è poi deciso di rifondarla con nuovi componenti e un obiettivo di crescita, che ci ha portato anche alla decisione di trovare una nuova dimensione espressa attraverso un genere diverso, puntando alla prosa impegnata. Novecento è già un monologo teatrale: quali sono state le maggiori difficoltà nell’approcciare al testo teatrale di Baricco per ricreare qualcosa di nuovo e diverso? È come se questo qualcosa di nuovo e diverso si fosse impresso nella nostra immaginazione fin dalla prima lettura: vedendolo non come un monologo, ma come un potenziale mezzo per espandere il carattere di Novecento e raccontare tutte le sue sfumature attraverso una e più voci allo stesso tempo. Fluctus indaga il personaggio di Novecento per come appare agli occhi di chi lo ha conosciuto: da dove nasce questa idea? Vogliamo raccontare di Novecento come essere umano e non come leggenda: per farlo diamo voce a chi lo incontrò su quella nave e lo conobbe come persona e non come personaggio. Il pianoforte ha un ruolo fondamentale nel testo di Baricco. Che ruolo ha la musica nel vostro spettacolo? La musica è il perfetto anello di congiunzione, visto come eredità che Novecento ha lasciato ad ogni persona che è salita sul Virginian. In questo modo vive ancora nella memoria di chi ha ascoltato la sua musica e attraverso di essa. Progetti futuri della compagnia? In progetto ci sono altre repliche di Fluctus in una delle chiese sconsacrate più belle di Napoli, al centro storico. Inoltre vogliamo continuare la nostra collaborazione con l’ONLUS Bambini senza confini e intraprendere una partnership con una rete di scuole e licei a Napoli e provincia. Il resto è tutto da vedere, siamo pronti a cogliere ogni occasione e aperti a tutto. Non ci resta che augurare in bocca al lupo alla compagnia Chevordì ed invitarvi ad assistere allo spettacolo e lasciarvi travolgere ed emozionare dalla poesia di questa storia senza tempo! – Fluctus – Storia d’Oltre Mare Data unica: mercoledì 12 dicembre, ore 21:00 Teatro Salvo D’Acquisto, via Morghen, 58. Con, in ordine di apparizione: Antonio Aliberto Chiara Primavera […]

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Teatro

Poker con Francesco Montanari, una mano vincente al Teatro Sannazaro

“Poker” , l’opera teatrale di Patrick Marber, autore inglese noto anche per il suo lavoro di grande successo “Closer”, da cui è stato tratto anche un film hollywoodiano, è al Teatro Sannazaro dal 7 al 9 dicembre, con in scena Francesco Montanari e i ragazzi della Compagnia Gank per la regia di Antonio Zavatteri. “Poker” con Francesco Montanari: la mano o il giocatore? Prima di ogni altra cosa, c’è il giocatore. La mano, si, è fondamentale per la riuscita del punto, ma senza il giocatore, senza le sue qualità e il suo talento, persino due Assi diventano la peggior combinazione possibile. Questo lo vediamo spesso nel teatro come nel poker, dove ci ritroviamo spesso a constatare la bontà di un testo, di una interpretazione o di una dinamica regia, i quali presi singolarmente, senza l’armonia più totale tra tutte le parti chiamate in causa, rischia spesso di rivelarsi una delusione inaspettata, una buona partenza conclusa in malo modo. La versione di “Poker” presentata da Francesco Montanari al Teatro Sannazaro è messa in scena nella sua forma più originale e prima, scegliendo con saggezza di non cadere in una rivisitazione che avrebbe deprivato di molto la natura dell’opera. Non bluffano mai attori e regista, con una riproduzione italianizzata dove il “Check” è il “Passo” ma lasciano sapientemente quel gusto anglosassone all’opera, la quale potrebbe essere adattata ovunque, ma mai bene come in un sottoscala di un locale trendy della City. Questo dualismo, queste due facce della stessa realtà che si combinano e alternano il giorno e la notte, mettendo in luce le ombre dei rapporti quotidiani. La subordinazione come quella tra Capo e Dipendente, tra Padre e Figlio, o Figlio e Padre a seconda dei rapporti, viene qui messa in mostra e, al contempo, in gioco come ogni altra cosa. Come la vita stessa. Opta la regia per un coinvolgimento non estremizzato, per una trasformazione e una guida degli attori il più naturale possibile e lo fa con intelligenza poiché a questi attori, veri e unici artefici del successo, non c’è molto da dire, visto la loro capacità di tenere alta l’attenzione e di non lasciare mai cadere il punto. A loro vanno concessi il plauso e l’attenzione maggiore. Possiamo quindi giocare d’azzardo pure noi, seppur conoscendo bene già le nostre carte, e dire che al Teatro Sannazaro c’è una buona mano in scena, la quale non va foldata con facilità, ma seguita e sponsorizzata.

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Teatro

Serena Autieri torna all’Augusteo con #LaSciantosa – La prima influencer

Serena Autieri torna al teatro Augusteo di Napoli dal 7 al 16 dicembre con “#LaSciantosa – La prima influencer“, in un’edizione nuovissima, che si avvale dell’appassionata partecipazione del pubblico per dare vita ogni giorno, sulla scena, a qualcosa di diverso, un one woman show più che mai coinvolgente, che porta sul palco dell’Augusteo le canzoni senza tempo della tradizione napoletana e lo trasforma in un Cafè-Chantant, dove Serena Autieri si esibisce, nel ruolo della Sciantosa, accompagnata dalla Serendipity Orchestra, diretta dal maestro Enzo Campagnoli, e dal talentuoso ballerino Alessandro Durso. Uno spettacolo che celebra la figura della sciantosa, la femme fatale dei cafè-chantant che ammaliava il pubblico con la sua voce e la sua bellezza tra fine Ottocento e inizio Novecento, ma soprattutto, nella celebrazione della grande canzone classica napoletana, celebra Napoli e la sua magia, la sua forza e il calore del suo popolo. Elvira Donnarumma, La Sciantosa di Serena Autieri Il coinvolgente spettacolo in musica porta in scena, attraverso le più conosciute canzoni della tradizione musicale napoletana, la storia di privazione, emancipazione ed infine successo di Elvira Donnarumma, detta “Capinera” per la sua folta chioma nera, una delle sciantose più famose di tutti i tempi, regina dei cafè-chantant che ottenne la stima di Eleonora Duse e Matilde Serao e alla quale Serena Autieri presta la voce, interpretandone, con la sua grinta e il suo entusiasmo, tutta la forza e la voglia di vivere, seguendone la carriera artistica, i sogni, le speranze, le ambizioni ed i sacrifici. E, nel seguire la carriera di Elvira Donnarumma e delle altre più o meno celebri sciantose, del Salone Margherita così come del piccolo locale di periferia decisamente più equivoco di un cafè-chantant, Serena Autieri, in una performance coinvolgente e con grandi effetti di spontaineità garantiti dai siparietti con l’orchestra e il ballerino-macchietta Alessandro Durso, regala al pubblico le atmosfere della Napoli di inizio Novecento attraverso classici che fanno cantare, divertono, emozionano e commuovono, non diversamente da quanto doveva accadere nei locali dell’epoca: “I’ te vurria vasà“, “Guapparia“, “Cumme facette mammeta“, “Lilì Kangy“, “Santa Lucia luntana“, “O’ surdato ‘nnammurato“. Una Serena Autieri instancabile, bellissima ed in piena forma, totalmente calata nella parte e assolutamente a suo agio, che dà prova di divertirsi assieme al pubblico e lo coinvolge, scendendo a più riprese tra la gente ed invitando gli spettatori a prendere parte al canto e alle coreografie accanto a lei, sul palco, come lei stessa afferma a proposito dello spettacolo di Vincenzo Incenzo: “È sempre emozionante interpretare la Sciantosa, un personaggio a cui sono molto legata e che mi fa sentire connessa alle mie radici. In particolare, Elvira Donnarumma fu emblema di femminilità e di una sensualità sana che va valorizzata. La Sciantosa, nella sua accezione più positiva, è un modello di donna che ammiro e che reputo molto attuale per la sua capacità di influenzare mode e costumi. Questo ruolo mi ha dato la possibilità di mettermi in gioco e di crescere artisticamente. Oggi sono una sciantosa più consapevole, felice di godere dello spettacolo […]

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Teatro

Riapre il Teatro Instabile: la parola a Giancarlo Del Grosso

Riapertura del Teatro Instabile nel cuore di Napoli: la parola a Giancarlo Del Grosso, nipote di Michele Il Teatro Instabile di Napoli riapre, con tutta la sua coltre di storia, aneddoti e vivacità culturale. Questo teatro è uno scrigno che contiene la Napoli più verace, quella intrisa di magia e arte, e tornerà a palpitare nel cuore del centro storico, in memoria del suo fondatore Michele Del Grosso. Abbiamo dato la parola a suo nipote Giancarlo, fautore e attivo promotore della riapertura del teatro, e tra pensieri sparsi, ricordi e progetti, abbiamo intessuto un interessante discorso sulla situazione culturale a Napoli e in Campania. Buongiorno Giancarlo, innanzitutto grazie per la disponibilità. Di te sappiamo che sei il nipote di Michele Del Grosso, fondatore del Teatro Instabile, ma distaccandoci per un attimo da ciò, chi è Giancarlo Del Grosso? Bella domanda, posso prendermi qualche annetto di tempo prima di rispondere? Questa è una domanda difficile, che andrebbe fatta alle persone che mi vogliono bene, sarebbe molto bello poterla rivolgere a mio zio Michele. È difficile non inciampare cercando di rispondere: Giancarlo è un uomo di trentaquattro anni venuto su praticamente da solo, Napoletano con la N maiuscola che ama ed a volte odia la sua città, un timido estroverso, un fragile insensibile, brusco e sincero, tenace al limite della testardaggine, molto vicino al mondo femminile che ama a prescindere dalla sua comprensione, una persona animata dalla passione e dalla curiosità e dalla voglia di sapere. Un gran ignorante in senso strettamente Socratico. Rileggendo questa breve descrizione mi sembra di descrivere mio zio Michele, più passa il tempo e più scopro tante affinità e tanti lati del carattere da lui ereditati e o condizionati. Come e quanto ha influito il teatro e l’arte in generale sulla tua vita e la tua formazione? Dire tantissimo sarebbe poco! Sono cresciuto a pane e cultura. Non passava un giorno che in casa non si vedesse un film di Totò, una commedia di Eduardo o che, con Michele e sua sorella Tina (mia madre), non si accendesse una discussione al limiti della filosofia. In casa c’erano più libri che mobili, con Michele andavo in giro per librerie, monumenti, scavi archeologici, circhi, teatri e cinema! A proposito del cinema, quando andavamo a vedere qualche film restavamo sempre fino all’inizio dello spettacolo successivo anche se lo avevamo appena visto, perché Michele si divertiva ad infrangere le regole ed andare controcorrente. Il 21 ottobre il TIN (Teatro Instabile di Napoli) è stato riaperto. Ti andrebbe di narrarci la storia di questo teatro? Per farlo credo che bisognerebbe scrivere un libro. Il TIN nasce ufficialmente sul finire degli anni 60 (per la precisione nel 1967) a via Martucci, e in quello spazio che brulicava di arte ed artisti sono passati nomi illustri dello spettacolo italiano ed internazionale, e da lì hanno preso nome gli altri teatri instabili. Michele ha voluto poi far evolvere la sua esperienza artistica con il teatro tenda fondendo l’idea di circo e di teatro, ed infine […]

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Teatro

I fiori del latte: Biagio Izzo porta la terra dei fuochi al teatro Cilea

Dal 29 novembre al 16 dicembre il teatro Cilea di Napoli ospita “I fiori del latte“, lo spettacolo ideato da Eduardo Tartaglia con protagonista Biagio Izzo ed un cast d’eccellenza (Mario Porfito, Angela De Matteo, Stefano Jotti, Stefano Meglio, Ivan Senin). Lo spettacolo, che ha il suo punto di forza nella difficile arte del far ridere di gusto così come di far riflettere, affronta il tema, tristemente attuale, della cosiddetta “terra dei fuochi“, la Campania, ed in particolar modo la zona tra la provincia di Caserta e quella di Napoli, da anni al centro di vicende legate allo smaltimento abusivo di rifiuti tossici e al conseguente inquinamento ambientale, che ha causato, e causa ancora, milioni di vittime. I fiori del latte:  una commedia che è anche denuncia sociale Siamo nel comune fittizio di Casal Di Sotto Scalo e i cugini Scapece, Aniello (Biagio Izzo) e Costantino (Mario Porfito) sono finalmente ad un passo dalla realizzazione del sogno di una vita, quello in cui hanno investito tutte le loro energie e risorse: l’apertura del caseificio “Fiori del latte”, un caseificio tradizionale e dai sapori genuini, all’insegna della qualità, estraneo agli additivi chimici e ad ogni altro artificio. Un caseificio che aspira, insomma, ad ergersi a modello di connubio perfetto tra le innovazioni della tecnica, con un design innovativo ed accattivante (il logo della mozzarella morsa strizza l’occhio al logo Apple, una mela morsa) e i sapori e le tecniche della tradizione, vantando prodotti sani e naturali in una zona, invece, tristemente nota alle cronache per lo sversamento di rifiuti tossici. Immane è lo sconcerto dei due cugini alla scoperta che anche il terreno su cui pascolano le bufale del loro allevamento nasconde bidoni contenenti sostanze sospette che hanno causato la morte degli animali dell’allevamento e alcuni preoccupanti casi di avvelenamento. Cosa fare, dunque? Portare avanti il sogno di una vita, e con esso perseverare nell’inganno e nell’omertà di chi sceglie per proprio comodo di chiudere gli occhi, oppure dar retta alla propria coscienza e denunciare i traffici illeciti, con tutti i rischi che questa coraggiosa azione comporta, in primis il naufragio del caseificio ancor prima che apra? Quella che i cugini Scapece si troveranno a dover prendere è una difficile decisione che investe la morale, oltre che gli affari, che comunque continuano a tentare i due allevatori seducendoli con la certezza, più che l’ipotesi, di lauti profitti se l’attività va in porto e la magra consolazione che, in fondo, l’esportazione della merce porterebbe lontano i problemi e con essi le preoccupazioni che avvelenano loro l’esistenza almeno quanto i rifiuti tossici hanno avvelenato quelle terre. D’altronde, si sa, “occhio non vede, cuore non duole“. Sarà il desiderio di riscatto per queste terre avvelenate dall’uomo, queste terre che, ciononostante, l’uomo lo nutrono, a suscitare un moto di ribellione, di sdegno: ed è lo stesso sdegno, la stessa rabbia che non manca di provare ogni onesto cittadino di fronte al male che s’infligge alla nostra terra e ai nostri figli per sete di guadagno, […]

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Culturalmente

Pomona, dea romana della frutta: la storia del suo culto e della sua fortuna

Chi è Pomona, l’antica dea romana della frutta? Il nome di Pomona sembra quasi parlare, esprimersi e richiamare la visione di un frutto rubicondo, che rotola via da un banchetto di divinità fino a scivolare tra i comuni mortali. Patrona pomorum, signora dei frutti, Pomona è l’antichissima divinità romana protettrice non solo dei frutti da raccogliere sugli alberi, ma anche delle due coltivazioni simbolo della macchia mediterranea, la vite e l’olivo. Frutti e schiere di viti e olivi argentati sono i gioielli di Pomona, dea che è spesso raffigurata con i frutti e foglie intrecciate tra i capelli come una corona bucolica, mentre Ovidio   la immagina con una falce ben salda nella mano destra. Il poeta Ausonio, invece, la raffigura come fiera protettrice del mese di settembre, quello in cui i frutti giungono a maturazione e in cui l’atmosfera è placida, tersa e non minata dall’eccessiva calura estiva. Patrona di una stagione mitigata, così come mitigato e tiepido è stato il suo culto, secondo le fonti letterarie, filologiche e storiografiche. Per lei non vi è mai stato nessun culto viscerale in grado di toccare l’apice del Pantheon, ma solo piccoli sprazzi di devozione e gratitudine, quasi a richiamare quella stessa devozione verso la natura che fruttifica. Il culto di Pomona: il bosco sacro e il flàmine pomonale. Al culto di Pomona era consacrato un vero e proprio locus amoenus, un bosco frondoso ricco di frescura e spiritualità, chiamato Pomonal, nei pressi dell’odierno Castel Porziano (oggi nei pressi della ventinovesima zona di Roma nell’Agro Romano, all’epoca ubicato a sud del XII miglio della via Ostiense): i suoi adepti, tra il silenzio e la pace di quel bosco mistico, omaggiavano la fertilità del corpo di Pomona che si esprimeva germogliando attraverso ogni gemma e ogni frutto succoso. Al culto della dea Pomona era preposto anche un flàmine. Che cosa era un flàmine? Vi è da premettere che, nella società dell’antica Roma, vi era una fitta gerarchia di istituti religiosi, dal pontefice massimo fino ad altre cariche minori, ognuna con un proprio compito e una specifica utilità, e ognuna di esse era irrinunciabile e necessaria come tanti piccoli ingranaggi di un meccanismo sociale ben oliato e perfettamente funzionante. Vi erano gli aruspici e gli àuguri, il cui compito era quello di interpretare la volontà delle divinità ispezionando le interiora degli animali o scrutando meticolosamente il volo degli uccelli, e poi c’era la figura del flàmine. Come si potrebbe evincere dal nome, (dal latino flamen, cioè accenditore del fuoco sull’ara dei sacrifici), il flàmine era un sacerdote che aveva il compito di prestarsi al culto di una specifica divinità, di cui celebrava la festività e i riti. Per Pomona era previsto un flàmine minore, chiamato flàmine pomonale, che era purtroppo il meno importante di tutti nell’ambito nell’ordo sacerdotum. Non molti altari avranno bruciato per Pomona, e nemmeno molte feste avranno allietato i suoi fedeli, perché non ci sono giunte notizie di Pomonalia, feste in suo onore, né dalle fonti classiche né dai calendari antichi. Il filologo classico tedesco Georg Wissowa , in merito […]

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Recensioni

Fronte del porto di Alessandro Gassman approda al Teatro Bellini

Fronte del porto di Alessandro Gassman approda al Teatro Bellini di Napoli. Fronte del porto, diretto da Alessandro Gassman, approda al Teatro Bellini di Napoli dal 6 al 25 novembre, incastonandosi in una stagione ricca di grandi nomi, spettacoli originali e riscritture di grandi classici. Dopo il successo straordinario di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, Gassman dirige ancora una volta Daniele Russo, in una storia di contaminazioni, riadattamenti e fusione tra cinema e teatro. L’opera, riadattata per il teatro da Enrico Ianniello, ha il proprio impasto originario in una storia dell’americano Budd Schulberg, a sua volta ispirata da un’inchiesta giornalistica su cui si imperniò la sceneggiatura del film di Elia Kazan, chiamato appunto Fronte del porto (On the waterfront), che vinse otto Oscar nel 1954. Un lavoro certosino di scatole cinesi, di matrioske e continui rimandi, che affonda le radici in America e che arriva a toccare le coste di una Napoli di quasi quarant’anni fa, battuta dal vento e dalla miseria. Il porto di Napoli consanguineo del porto di New York, in un legame sotterraneo che attraversa l’oceano e arriva fino al nucleo pulsante e intimo di un’umanità in apnea di giustizia e libertà. L’apnea di un’umanità che si affastella in una selva oscura di capannoni, magazzini, container e grosse navi, in cui l’inferno ha la puzza del sudore dei lavoratori con le mani spellate e il respiro mozzato. Dalla condizione dei lavoratori americani fino al dramma di figure napoletane che sembrano riaffiorare da un bestiario medievale o da un passo biblico, perché l’eccellenza degli attori -Daniele Russo in primis- ha qualcosa di spirituale, disperato e animalesco che colpisce lo spettatore nel nervo più scoperto tra il cuore e l’ombelico. Sì, Fronte del porto approda al Teatro Bellini, e mai verbo fu più indicato, perché la prima sensazione che si prova, confondendosi in platea, è quella di trovarsi esposti al freddo e alla durezza delle banchine di un porto, più che seduti comodamente su poltrone di velluto. E gli effetti scenici e i giochi di luci rendono la scenografia una vera e propria succursale di un porto: onde che increspano il palco, l’orizzonte del mare mattutino, il grigiore dei capannoni per il rimessaggio, i piazzali di cemento. Non manca anche la riproduzione fedele dei vicoli napoletani, delle insenature che si aprono a ogni traversa della città, del perimetro delimitato tra un vascio e un balcone coi panni stesi: tutti gli habitat dove brulica il bestiario sono riprodotti fedelmente, in un connubio tra cinema e teatro che regala, a volte, la curiosa e alienante sensazione di trovarsi di fronte a uno schermo. Fronte del porto, la condizione dei lavoratori del porto della Napoli degli anni Ottanta, vessati e ingoiati da un sistema malavitoso: i personaggi e le dinamiche dello spettacolo Il tocco della regia di Gassman è tangibile e vivido fin dall’inizio, e si ha il conforto di una narrazione lineare, ordinata e coerente: la condizione dei lavoratori del porto della Napoli degli anni ’80 è introdotta dalla storia di Giuseppe Caruso, […]

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Comunicati stampa

Nuovo Teatro Sancarluccio: la stagione 2018/2019

Il 31 ottobre si è tenuta la presentazione stampa del nuovo cartellone – stagione teatrale 2018/2019 – del Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli. Nuovo Teatro Sancarluccio: la stagione 2018/2019 L’offerta del cartellone della stagione 2018/2019 del Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli è – come del resto di consueto – molto ricca e variegata; ci sarà – come novità di quest’anno – una sezione teatrale dedicata ai bambini (“La lanterna magica”), oltre a laboratori e spettacoli vari (suddivisi fra spettacoli in abbonamento, a loro volta tripartiti in tre sezioni – “Il Teatro Rinnovato”, “I Teatri Comici”, “Il Teatro in Musica”, “Il Teatro Danza” – di vario interesse e in spettacoli fuori abbonamento) ed a una sezione radiofonica. Sui laboratori ospitati al Nuovo Teatro Sancarluccio, si ricordano i corsi sulle tecniche di recitazione del dramma antico, a cura dell’Accademia Magna Graecia di Paestum (con sede distaccata al Nuovo Teatro Sancarluccio e la cui direzione artistica è affidata a Sarah Falanga; per informazioni: [email protected]), e i corsi del laboratorio cinematografico e teatrale permanente, a cura della Falegnameria dell’attore (diretta da Gigliola De Feo; per informazioni: rivolgersi al Nuovo Teatro Sancarluccio); continuerà, poi, il rapporto fra Onda Web radio e il Nuovo Teatro Sancarluccio, con lo spazio radiofonico Onda Web Radio Live, in cui verrà dato spazio agli artisti che si esibiranno poi al Sancarluccio. Un cartellone, dunque, ricco, variegato, interessante, in cui muoversi scegliendo attività e spettacoli in linea con le proprie corde. Nuovo Teatro Sancarluccio: la stagione 2018/2019 in dettaglio Sezione “La lanterna magica” (teatro per l’infanzia): Storia di uno schiaccianoci, Compagnia Il Teatro nel Baule (debutto nazionale), liberamente tratto da Lo schiaccianoci, Progetto Vincitore del Bando Residenze Mu.d. di Teatri Associati, da un’idea di Simona Di Maio, regia e drammaturgia Sebastiano Coticelli e Simona Di Maio, con Luca Di Tommaso e Simona Di Maio (23 dicembre 2018); Un mare di desideri, Compagnia Trasformazione Animata Spettacolo + laboratorio, favola animata di Ciro Arancini e Claudia Riccardo (6 gennaio 2019); Le briciole di Pollicino, Compagnia BabaJaga, spettacolo di teatro d’attore e narrazione liberamente tratto dalla fiaba di Charles Perrault, Menzione speciale Premio Nazionale di Teatro Ragazzi “Otello Sarzi” 2015 per lo stile garbato della narrazione e per l’essenzialità dei materiali scenici derivati direttamente dalla natura, di e con Chiara Tabaroni (3 febbraio 2019); Dov’è finito il principe azzurro, Compagnia Il Teatro nel Baule, di e con Simona Di Maio e Sebastiano Coticelli (10 marzo 2019); Liombruno, il mondo delle favole, di Italo Calvino, con Francesco D’Atena, Daniele Dono, Maria Elena Lazzarotto, Gilda Sacco, musiche Maria Elena Lazzarotto, regia  Francesco D’Atena, Maria Elena Lazzarotto (28 aprile 2019); I racconti di Fernando, Teatro Bertolt Brecht, Incubi, lazzi e sogni di Cetrulo Pulcinella, di e con Maurizio Stammati, burattini di Carlo De Meo (19 maggio 2019). Sezione “Il Teatro Rinnovato”: Mamma Mà!, di Massimo Andrei con Daniela Ioia per la regia di Gennaro Silvestro (22 novembre 2018); Io sono Claudia, scritto e diretto da Eduardo Cocciardo coprotagonista della rappresentazione insieme ad Anna Monti e Salvio di […]

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Napoli & Dintorni

C’è qualcuno alla porta: intervista ad Andrea Lucchetta

Il 3 e il 4 novembre sarà in scena, al Teatro Nuovo di Napoli, lo spettacolo C’è qualcuno alla porta [I atto – Il Calapranzi (di Harold Pinter), regia di Andrea Lucchetta, con Marco Fanizzi e Vincenzo Grassi; II atto – Vecchi tempi (di Harold Pinter), regia di Luigi Siracusa, con Cecilia Bertozzi, Michele Enrico Montesano e Sofia Panizzi], scene: Mauro Rea; musiche: Paolo Improta. Abbiamo intervistato, a questo proposito, il regista Andrea Lucchetta. C’è qualcuno alla porta: intervista al regista Andrea Lucchetta Andrea, parlaci del tuo lavoro e delle tue esperienze teatrali. Ho cominciato a studiare come attore presso la “Palestra dell’Attore” (scuola di formazione teatrale del Teatro Diana) all’età di dieci anni. Quattro anni dopo, un mio carissimo amico e collega ed io decidemmo di formare una piccola compagnia teatrale assieme ad altri attori che frequentavano la scuola; abbiamo cominciato con il teatro amatoriale e dialettale; dopo qualche anno, abbiamo vinto il Festival del Teatro Amatoriale, organizzato dal Teatro Totò che ci ha dato la possibilità di partecipare alla Rassegna Ridere 2015 presso il Maschio Angioino. L’anno dopo decidemmo di abbandonare il teatro comico e dialettale e ci siamo messi in gioco con un testo di J.B. Prestley “Ispettore in casa Bearling”, un giallo inglese che abbiamo avuto la fortuna e l’onore di mettere in scena al Teatro Nuovo. Successivamente mi sono cimentato nella drammaturgia, scrivendo un riadattamento teatrale del romanzo “Cecità” di Josè Saramago che ho messo in scena due anni fa al Teatro Nuovo: il progetto di “Cecità” mi ha permesso subito dopo il diploma di entrare nel corso di regia dell’Accademia Nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico, la quale mi sta dando la possibilità di entrare in contatto con grandissimi maestri e professionisti dai quali non posso far altro che trarre grandi insegnamenti. Grazie all’Accademia, a settembre, ho avuto modo di mettere in scena, al Teatro India-Teatro di Roma, “Delphi Park”, riadattamento del racconto “La morte della Pizia” di Friedrich Durrenmatt: grazie a quest’esperienza e agli attori con i quali ho lavorato, ho trovato una mia impostazione di lavoro teatrale, che è una sintesi tra estetica teatrale e concretezza dei fatti narrati: questi due elementi mi danno modo di dedicarmi a 360° sulla direzione dell’attore e sulla gestione dello spazio e della coerenza scenica, elementi di fondamentale importanza per il mio modo di fare teatro. Sempre in circostanze accademiche ho affrontato il testo che vedrete in scena sabato e domenica al Teatro Nuovo.  Lo spettacolo C’è qualcuno alla porta si articola in due momenti scenici, due atti separati ma che, proposti in un’unica messa in scena, interloquiscono fra loro; come “dialogano” le parti (e quanto ti sei confrontato con Luigi Siracusa, regista del secondo atto)? Luigi Siracusa è il mio compagno di corso. Con lui, in Accademia, abbiamo affrontato e studiato Pinter, ipotizzando delle messe in scena, a scopi didattici, con dei limiti ben precisi, ovvero: durata di massimo 40 minuti, 3 attori, tempi di montaggio e smontaggio della scena molto brevi. Da quest’esercizio sono nate le nostre due regie. […]

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Eventi/Mostre/Convegni

TrentaTram: Festival per giovani compagnie teatrali

TrentaTram è il titolo di una bella iniziativa, quest’anno alla sua I edizione, nata al TRAM (Teatro Ricerca Arte Musica) di Napoli e in cartellone dal 10 al 27 maggio. Un festival che vede in scena 11 spettacoli, scelti tramite un bando pubblico sul territorio nazionale italiano, interpretati e diretti da artisti e registi tutti al di sotto del trentesimo anno di età. Come espresso dal direttore artistico del TRAM, Mirko Di Martino, il TrentaTram ha l’intento di «dare visibilità ai giovani, di sostenerli e incoraggiarli nel loro percorso di crescita» dato che il «teatro del futuro è nelle mani delle giovani compagnie teatrali»: bene così, dare un’opportunità a questi artisti e dedicare uno spazio dedicato esclusivamente per loro. TrentaTram: la scena ai giovani, il voto al pubblico e agli esperti Il concorso teatrale si sviluppa in maniera per certi versi analoga a quanto accaduto con un’altra bella e interessante iniziativa svoltasi al TRAM, le “sfide” di Teatro Match: in questa manifestazione, vengono messi a confronto due autori teatrali, “difesi” tramite una serie di letture di brani estratti dai loro testi, tramite una serie di spezzoni cinematografici o riprese video in teatro di rifacimenti d’autore e tramite la “difesa” in loco, nella sala del Teatro di due “difensori”, con il pubblico presente munito di palette colorate per votare. TrentaTram, presenta un meccanismo di voto analogo per certi versi, con la presenza ancora una volta del pubblico, affiancato, però, da una giuria di “esperti del settore”. Come descritto in cartella stampa, le modalità delle votazioni saranno, così, molto semplici e chiare: “A valutare gli spettacoli in concorso ci saranno due giurie, una composta da esperti del settore e l’altra da spettatori: la compagnia vincitrice potrà portare in scena il proprio spettacolo nella stagione 2018/19 del TRAM. Ci saranno, inoltre, premi e riconoscimenti per le diverse categorie artistiche”. TrentaTram: il programma Il programma degli spettacoli proposti spazia tra rivisitazioni, libere ispirazioni, reinterpretazioni e testi inediti, scritti ex novo: un cartellone vario e interessante, come spesso il TRAM ha proposto e propone ai suoi spettatori. Ecco di seguito gli spettacoli in concorso: 10 maggio, ore 21.00:    6 marzo 1938 di Guglielmo Lipari 11 maggio, ore 21.00:    Audizione di Chiara Arrigoni 12 maggio, ore 21.00:    Capinera di Rosy Bonfiglio 13 maggio, ore 18.00:    Potrebbe avere effetti indesiderati di Rebecca Furfaro e Raimonda Maraviglia 17 maggio, ore 21.00:    Fortuna di Alessandro Sesti 18 maggio, ore 21.00:    3some di Tommaso Fermariello 19 maggio, ore 21.00:    L’imbroglietto di Niccolò Matcovich 20 maggio, ore 18.00:    Destinazione nota di Noemi Giulia Fabiano 25 maggio, ore 21.00:    La regola di Elia di Antonio Magliaro 26 maggio, ore 21.00:    Bagarìa di Francesco Rivieccio 27 maggio, ore 18.00:    Specchio rotto di Sharon Amato I biglietti del festival possono essere acquistati e prenotati direttamente dal sito. Si ricorda, anche, la possibilità di offerte con l’acquisto di una tessera valevole per il Festival. Per questa informazione si rimanda a uno dei contatti del botteghino presenti sul sito del teatro TRAM.

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