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Eroica Fenice

La Tag: teatri in campania contiene 220 articoli

Comunicati stampa

Centro Teatro Spazio, presentazione della stagione teatrale 2019/2020

Riparte la nuova stagione teatrale del Centro Teatro Spazio, il rinomato teatro di San Giorgio a Cremano fra tradizione e innovazione Giovedì, 3 ottobre ha avuto luogo al caffè letterario “Intra Moenia” la presentazione della nuova stagione teatrale del Centro Teatro Spazio 2019/2020.  Ha moderato la conferenza stampa lo scrittore e drammaturgo  Antonio Mocciola.  Nell’atmosfera alquanto rétro del caffè letterario il direttore artistico del teatro, Vincenzo Borrelli, prima di introdurre la presentazione degli spettacoli, ha voluto sottolineare il ‘nocciolo’ della ragione del suo infaticabile lavoro teatrale.  L’energia preziosa, atavica e che si conserva al  Teatro di via San Giorgio Vecchio, scaturisce da una sorgente infinita di passione, amore ancestrale, ambizione di fare teatro tout court e con professionalità, che nasce da quel lontano 1988, l’anno in cui Vincenzo decise di strappare al logorio incessabile del tempo e della incuria quel palco su cui aveva mosso i suoi primi passi della sua carriera il grande Massimo Troisi. L’ infinito amore per il teatro ha retto sulle molteplici difficoltà, con i quali ogni piccolo teatro deve necessariamente fare i conti nei nostri tempi, e il tempo ha restituito a Vincenzo Borrelli in ogni caso le sue soddisfazioni. Il direttore artistico ci ha tenuto a informarci che l’Accademia teatrale UNO SPAZIO PER IL TEATRO, gestita dallo stesso Borrelli, è stato riconosciuta dalla Regione Campania come scuola di formazione professionale allo spettacolo e a breve anche centro di formazione per la Regione, una scuola che ogni anno forma con professionalità  molteplici giovani, guidandoli attivamente e con consapevolezza verso l’impervio percorso della carriera teatrale e aprendogli le porte dello straordinario e catartico mondo del teatro e dell’arte. Borrelli ci ha tenuto, altresì, anche a spendere due parole sul ruolo culturale che incessantemente svolgono i piccoli teatri, molte delle volte attraverso mille difficoltà. Infatti, è innegabile la straordinaria qualità degli spettacoli che sembra essere inversamente proporzionale al seguito del pubblico. Dunque, Il direttore coglie l’occasione per spendere due parole sui piccoli teatri, sulla urgenza di fare squadra, di cooperare affinché si possa far luce nei meandri di quei palcoscenici, i quali più delle volte rimangono nell’ombra di una ingombrante superficialità, allargando anche il proprio pubblico. Non occorre, come spesso succede, farsi guerra addirittura tra piccoli teatri, ma cercare di lottare con tutte le forze per far luccicare quel vitale diamante prezioso che è il teatro e far rifulgere  in tutta la sua vividezza la vera arte. Gli spettacoli della nuova stagione teatrale del Centro Teatro Spazio Ad aprire le danze a questa nuova stagione teatrale sarà come sempre “O’ Curt” (11-12-13 ottobre), festival di corti teatrali che quest’anno farà parte dell’ambito premio Massimo Troisi. Successivamente, la stagione proseguirà  con: “Questa sera si recita a soggetto”, dall’1 al 17 novembre, per Uno Spazio per il Teatro produzioni, tratto da Luigi Pirandello con Vincenzo Borrelli e Rosaria De Cicco. Adattamento e Regia Vincenzo Borrelli. “Un comico da marciapiede”, spettacolo in programma il 24 novembre, di e con Nando Varriale che impone la sua presenza comica d’autore, sia per […]

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Recensioni

‘A Rota, lo spettacolo teatrale tra humanitas e mito popolare

Martedì, 24 settembre è andato in scena all’interno del Chiostro di San Domenico Maggiore lo spettacolo ‘A Rota con Marianita Carfora e Ramona Tripodi, con testo e regia di Ramona Tripodi.  Lo spettacolo ha avuto luogo nel cortile del chiostro, a ridosso dei porticati, conferendo al luogo un’atmosfera a metà tra la dimensione ancestrale e onirica del mito popolare e la schiettezza tragicomica della commedia napoletana tipica dell’epos popolare. ‘A Rota, l’umanità e il mito popolare si fondono in scena Calate nella fase storica postbellica, in una Napoli dilaniata dai bombardamenti degli alleati e dai soprusi dei nazisti, è nel 1946 che le uniche due protagoniste in scena Telluccia ( interpretata da una straordinaria Marianita Carfora) e la errante Madonna dalle scarpette rotte (interpretata dalla stessa Ramona Tripodi) tessono l’ordito di una vicenda ambientata a ridosso del referendum del 2 giugno. Telluccia, impegnata a recuperare e ad accudire gli infanti abbandonati nella cosiddetta Rota, è allo stesso momento un’anima dilaniata dalle contingenze del fato del suo destino, subendo la atroce realtà dei pargoletti esposti nella Basilica dell’Annunziata, vittime della miseria della guerra, della fame più atroce, tra le macerie dei bombardamenti e il pianto lancinante dell’abbandono. Telluccia è per antonomasia la maschera che incarna in sé tutta quella humanitas che sgorga negli anfratti di una Napoli, pregna di cultura popolare. Il personaggio, disegnato magistralmente da Ramona Tripodi, ha una chiara vocazione filantropica e nasconde sotto il velo ombroso del suo animo una energia esilarante tutta napoletana, che si manifesta in vorticosi scatti tragicomici. Tuttavia, la sua profonda essenza di donna del popolo verace, tenace, colma di umanità raggiunge un’alchimia perfetta con l’incontro del mito, della religione e della leggenda popolare. Infatti, Telluccia ha mille perplessità, dubbi e paure sull’incerto futuro dei pargoletti esposti e con l’animo ferito da due guerre si abbandona in instancabili monologhi pieni di un dolore ancora fresco cercando un contatto con un’ al di là, in una dimensione alta e altra dove risiede la verità, chiedendosi continuamente quei “perché”, interrogando di continuo quelle statue silenziose, mute  sotto agli occhi algidi e forse un po’assopiti di un Gesù, che oramai è divenuto suo amico. Telluccia li interroga e si risponde; e sa anche che in quella cappella le si presenta quotidianamente un prodigioso miracolo: La Madonna dalle scarpette rotte, si muove, esce per strada, balla il tango e le parla come una confidente.  La Madonna errante consuma le scarpe poichè esce per strada con lo scopo di sfamare gli orfani e i poveri  ed è costretta a far ritorno nella cappella prima che Telluccia e i pargoli la possano scoprire. Le scarpette rotte della Madonna sono consunte e logore, consumate da quelle pietre scheggiate, pregne di cultura, dalla quale erompe il mito popolare vasto e infinito. Il dialogo incessante tra la Madonna e Telluccia, scandita dalle confessioni di Tellucicia, dalle sue angosce, dalla difficile vita terrena, dalla sua  premura materna sono il punto d’incontro tra un realismo spietato, innervato da una prorompente verve comica e un mito popolare striato […]

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Teatro

Riccardo III nei meandri del Museo del Sottosuolo

La coscienza è soltanto una parola che sogliono usare i vigliacchi, ed è stata inventata apposta per tenere in soggezione i forti. (Riccardo III) Centotredici scalini. Dal cielo alla terra, dall’aria aperta ai meandri del sottosuolo. Luci calde, soffuse e personaggi immortali, figli della penna del grande William Shakespeare. Il ventre di Napoli infiammato dalla lucida e sanguinaria follia di Riccardo III, incarnazione della cupidigia di potere, rapace in mezzo ai rapaci. Giganteggia sulla scena la sua figura, interpretata con convinzione e grande carisma da Francesco Nappi,  emblema di una società, quella inglese, dilaniata, all’indomani della Guerra delle due Rose, da intrigo, ambizione, paura, sospetto, menzogna. Stratega, attore, dissipatore di menzogne vendute come verità, Riccardo parla, dichiara, convince. E’ attore e pubblico di se stesso: si guarda agire e se ne compiace. Prenderò per moglie la figlia più giovane di Warwick. Si, le ho ucciso marito e padre, ma che importa? Malvagiamente istrionico seduce le sue vittime, prima tra tutte Lady Anna (interpretata da Sara Guardascione), che cade irretita nelle maglie del suo corteggiamento. E seduce il pubblico, che, sebbene inorridito dalle sue azioni, non può non essere risucchiato dai suoi monologhi, con quell’attrazione di cui il male sa essere capace. Riccardo III, re e principi cadono nelle sue trame Ebbro di un delirio di onnipotenza, Riccardo assassina chiunque si gli si frapponga nella scalata al potere, inclusi Lord Hastings (Andrea Cioffi), l’amico Bukingham (Gabriele Formato), e addirittura sua moglie. Tutti contro tutti, senza esclusione di colpi. Crimini su crimini. Sangue su sangue.  E allora il reale si intreccia con il sovrannaturale: sogni premonitori, fantasmi che affollano la notte prima della battaglia, maledizioni profetiche. Dispera e muori, dispera e muori, dispera e muori! E così l’Inghilterra diventa un mondo gotico e inferiore. Riccardo, condannato dai suoi crimini a rimanere solo, si ritrova in mezzo al campo di battaglia, urlando sconsolato il verso tanto citato: Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo. La sua fine è nota ai più. Portare in scena un gigante come Shakespeare è sempre una scommessa rischiosa. Decisamente vincente quella degli attori della compagnia Il Demiurgo che, in una narrazione ciclica, aperta e chiusa da immagini visionarie, ben hanno reso la parabola di Riccardo III, escalation di violenza  e di delirio di grandezza fino al suo cruento epilogo. Cinque attori che raccontano una storia immortale. Riuscitissima anche la scelta della location, congeniale alla voluta immersione in una dimensione altra, onirica e atemporale: i suggestivi meandri del Museo del sottosuolo. Per maggiori informazioni: www. ildemiurgo.it

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Recensioni

La Tempesta di Shakespeare: un surreale pastiche letterario

Luca De Fusco stravolge Shakespeare e regala al pubblico di Pompei Theatrum Mundi una Tempesta sotto forma di pastiche artistico. Il 20 giugno la prima de La Tempesta di Luca De Fusco al Teatro Grande di Pompei, primo spettacolo dell’edizione 2019 di Pompei Theatrum Mundi. Dopo il debutto a Pompei, lo spettacolo andrà in scena al Teatro Romano di Verona il 28 e 29 giugno 2019  La tempesta di Shakespeare, per esplicita volontà del regista, diventa un enorme contenitore in cui si amalgamano immagini surreali, clamorosi anacronismi, arditi accostamenti, citazioni letterarie e cinematografiche. In una scenografia essenziale, ma all’occorrenza immaginifica e onirica, semovente e magica, convivono Machiavelli e Jocker, il Re Sole e la Decalcomania di Magritte; la musica si mescola alla prosa, Shakespeare incontra De Filippo, la tragedia si risolve in farsa, Giunone si veste da Marilyn, la vendetta sfuma in perdono. La Tempesta, riadattata e diretta da Luca De Fusco, va in scena nel chiuso della biblioteca di Prospero: il protagonista, interpretato da Eros Pagni ed ispirato più o meno inconsapevolmente a Renato De Fusco, padre del regista ed emerito storico dell’architettura, dalla dimensione protettiva e claustrofobica della sua biblioteca manovra come abile demiurgo ogni avvenimento, personaggio o evento per piegarli al proprio progetto di vendetta e rivalsa. Prospero, malvagio e sadico come la più vendicativa delle Medee, gioca come il gatto con il topo con i suoi personaggi: li ipnotizza con la sua “musica fatata”, sconvolge le loro menti e li fa sbandare, li piega al suo volere, li seduce, li circuisce e li raggira. Il Prospero di De Fusco si presenta fin dall’inizio come un appassionato letterato che ha votato tutto se stesso al sapere, all’arte e alla conoscenza, come un “sovrano che aliena la sovranità”, per cui “la biblioteca è un regno più che sufficiente”. Prospero è a tal punto intriso di letteratura e teatro da diventare lui stesso drammaturgo, autore di trame e personaggi: tutto ciò che accade accade perché è Prospero a volerlo, a prevederlo, a renderlo possibile, in un intreccio sapiente tra caparbia volontà e provvidenziale predestinazione. E allora i personaggi che ruotano attorno al protagonista o sono suoi complici, come l’affascinante e naïf Ariel, interpretato dalla bravissima Gaia Aprea, o narcotizzate marionette che rincorrono illusioni. Ma Prospero non vuole davvero il potere né la vendetta: ha trascurato il trono fino a perderlo e alla fine del dramma concederà al fratello usurpatore un perdono neanche richiesto. Il motore di Prospero è la volontà di autoaffermazione, il desiderio di controllo, il sadico compiacimento che prova nel manovrare e manipolare. Al centro de La Tempesta ci sono anche i torbidi e ciclici giochi di potere, in cui il tradimento genera tradimenti, l’usurpatore finisce per usurpare: in una inevitabile e perversa anaciclosi, in cui ognuno vuole essere “re di se stesso”, i vari personaggi, da Prospero al fratello Antonio fino al mostruoso Calibano (interpretato dalla stessa Aprea), tradiscono e usurpano poiché traditi e usurpati. In questi torbidi giochi si muovono, però, anche personaggi dotati di […]

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Teatro

La stagione 2019/2020 della ”Grande magia” al Teatro Stabile di Napoli

Presentata il 16 aprile 2019 al Teatro Mercadante di Napoli, la ”stagione della grande magia” così chiamata la programmazione 2019/2020 del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale diretto da Luca De Fusco e presieduto da Filippo Patroni Griffi. Ai tre palcoscenici standard (Teatro Mercadante, Ridotto e Teatro San Ferdinando), si aggiungono altre due location singolari ovvero la Basilica di Santa Maria della Sanità ed il Museo Madre. Una ricca programmazione quella della stagione 2019/2020 al Teatro Stabile, piena di riscritture e rivisitazioni di classici teatrali, capolavori del Novecento, drammaturgia contemporanea, progetti ed eventi extra a partire da ottobre 2019 fino a maggio 2020. Grandi registi e grandi attori solcheranno i palchi dello Stabile come Lluis Pasqual, Arturo Cirillo, Enzo Moscato e anche Nando Paone, Cristina Donadio, Lello Arena, Mimmo Borrelli e tanti altri ancora. Fare teatro, non spettacolo Questo è il rinnovato impegno per la stagione 2019/2020 del Teatro Stabile che Luca De Fusco dirige e di cui, in conferenza stampa, ha sottolineato i notevoli progressi dall’inizio della sua direzione e la continua dedizione nell’assicurare al suo pubblico spettacoli di altissima qualità. La stagione inizia al Teatro San Ferdinando con lo spettacolo, fuori abbonamento, La grande magia, in scena dal 17 ottobre al 10 novembre 2019 e che riprende il capolavoro di Eduardo De Filippo, per la regia di Lluis Pasqual con in scena Nando Paone, Claudio di Palma, Alessandra Borgia, Gino De Luca, Angela De Matteo, Gennaro Di Colandrea, Luca Iervolino, Ivana Maione, Dolores Melodia, Francesco Procopio, Antonella Romano, Luciano Saltarelli e Giampiero Schiano. In contemporanea andrà in scena al Teatro Mercadante, dal 23 ottobre al 10 novembre 2019, La tempesta, di William Shakespeare per la regia di Luca De Fusco ed interpretato da Eros Pagni, Gaia Aprea, Alessandro Balletta, Silvia Biancalana, Paolo Cresta, Gennaro Di Biase, Gianluca Musiu, Alessandra Pacifico Griffini, Alfonso Postiglione, Carlo Sciaccaluga, Francesco Scolaro, Paolo Serra ed Enzo Turrin. Continua poi al Teatro Mercadante con L’onore perduto di Katharina Blum tratto dal romanzo di Heinrich Boll con l’adattamento di Letizia Russo per la regia di Franco Però ed interpretato da Elena Radonicich, Peppino Mazzotta, Filippo Borghi, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos. Sempre al Teatro Mercadante, in scena dal 27 novembre all’8 dicembre 2019, La panne di Friedrich Durrenmatt, per la regia di Alessandro Maggi e con Nando Paone, Vittorio Ciorcalo, Stefano Jotti, Alberto Fasoli e Giacinto Palmarini. Allo stesso tempo, dal 28 novembre all’8 dicembre 2019, andrà in scena al Teatro San Ferdinando, lo spettacolo Festa al celeste e nubile santuario, testo e regia di Enzo Moscato e con Cristina Donadio, Vincenza Modica, Anita Mosca e Giuseppe Affinito. Segue al Teatro Mercadante, dal 10 al 15 dicembre 2019, Il maestro e la margherita di Michail Bulgakov, riscrittura di Letizia Russo per la regia di Andrea Baracco e con Michele Rondino, Francesco Bonomo, Federica Rosellini, Giordano Agrusta, Carolina Balucani, Caterina Fiocchetti, Michele Nani, Alessandro Pezzali, Francesco Bolo Rossini, Diego Sepe e Oskar Winiarski. Per il periodo natalizio, invece, al Teatro San Ferdinando, dal 20 […]

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Teatro

Emanuele Tirelli parla di amore al Caos Teatro

Sabato 6 e domenica 7 aprile è andato in scena lo spettacolo L’amore è bello, l’amore fa schifo (e le donne in Shakespeare) di e con Emanuele Tirelli, ultimo appuntamento della stagione teatrale del CaosTeatro di Villaricca (NA), che chiude così come aveva aperto, con una rappresentazione sull’amore. A lezione d’amore da Emanuele Tirelli L’amore è bello, l’amore fa schifo è una lezione-spettacolo sull’amore. Più che a teatro, infatti, sembra di essere in un’aula didattica. Emanuele Tirelli, autore e giornalista, porta in scena un’interessante lettura del grande sentimento, durante la quale mescola paradossali ed esilaranti vicende personali ai personaggi delle tragedie shakespeariane – con particolare riferimento alle figure femminili minori (Ofelia, Desdemona, Cordelia, Ermione) – e alle riflessioni sul desiderio e sulla coppia di noti filosofi quali Deleuze, Lacan, Nietzsche e Schopenhauer. Ad accompagnare Tirelli sul palco, il musicista Ciro Staro che partecipa alla conversazione con suoni, battute e simpatiche espressioni facciali. Entrambi indossano t-shirt con illustrazioni di Giuseppe Cristiano, tra i più grandi illustratori e storyboard artist d’Europa (ha lavorato, tra le altre cose, a video di Moby, Madonna e Radiohead, e a serie come CSI NY), e curatore della locandina dello spettacolo. Che cos’è l’amore? Come si può definire l’amore e ciò che comporta?  Come si fa a capire se si ama realmente qualcuno? Da questi apparentemente semplici interrogativi e dalla passione per le opere shakespeariane nasce il lavoro di Emanuele Tirelli. Attraverso una chiave diretta e conviviale e con l’ausilio dei personaggi del Bardo, l’autore si avventura nell’ardua impresa di decifrare quell’immenso sentimento che è l’amore. «Tutto – spiega lui – in una dimensione pop. Lo stesso Shakespeare era pop e, al Globe Theater di Londra, del quale era socio e partecipava felicemente agli utili, i suoi spettacoli erano seguiti anche dalla parte economicamente e culturalmente più bassa della popolazione. Oggi, invece, lo consideriamo una materia pienamente comprensibile solo per le persone più colte, con la cultura che non apre alla sua bellezza ma si chiude in sé stessa: un discrimine che si discrimina da solo». Ne scaturisce un’impegnativa, ma al contempo originale e divertente riflessione che conduce ad una sola certezza: l’amore non ha definizioni. È praticamente impossibile arrivare a dare un’unica definizione all’amore. L’amore può condurti in paradiso ma anche scaraventarti all’inferno, può essere meraviglioso o fare schifo; può renderci raggianti e invincibili oppure rappresentare la tragedia più grande e noiosa che ci sia mai capitata.  E chi meglio di Shakespeare, grande drammaturgo, ma in un certo senso anche fine psicologo, ha saputo interpretare le contraddizioni dell’amore? Ecco che Tirelli si sofferma sulle donne delle grandi tragedie del drammaturgo e poeta inglese e sulla loro visione dell’amore. Si parte da Ofelia, uno dei personaggi femminili della tragedia Amleto. La giovane aristocratica ha una visione idilliaca dell’amore, finché non resta delusa da Amleto, il quale rinnegherà i suoi sentimenti per lei, invitandola a chiudersi in convento. Anche Desdemona era innamorata di Otello, fin quando non si rende conto di chi fosse davvero suo marito e muore per […]

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Teatro

Pietro Sparacino e il suo Open Mic al Kestè

Domenica 7 aprile sono andati in scena al Kestè in Largo san Giovanni Maggiore Pignatelli Pietro Sparacino e i partecipanti al suo workshop, regalando ai presenti una serata piena di risate e di satira, ingredienti principali della Stand Up Comedy. Open Mic con Pietro Sparacino La serata è stata condotta da Pietro Sparacino, volto noto della Stand Up Comedy italiana, che facendo le veci di presentatore ha scaldato il pubblico in sala con le sue nuove freddure e ha dato il via allo spettacolo, introducendo i comedians che hanno partecipato al suo workshop di due giorni: il primo della lista è stato Vincenzo Comunale, habitué del Kestè che ha portato in scena la sua ipocondria, rinnovando il concetto di art attack. Dopo è stato il turno di Simone Del Re, che per inaugurare la sua prima volta sul palco ha parlato del singolare disturbo che gli conferisce capacità fuori dal comune: l’anorgasmia. Il testimone è poi passato ad Adriano Sacchettini, che ha suscitato ilarità nel pubblico ammettendo di aver portato «un monologo mancato» basato sulla sfiga, elemento caratterizzante della sua vita. Dopo è toccato a Flavio Verdino, che ha fatto un tuffo nel passato portandoci nella sua infanzia dominata dalla presenza di Alberto Manzi con Non è mai troppo tardi, passando poi per la pubertà con il monologo di Bruno Chessa e l’iniziazione che ogni giovane uomo affronta con il preservativo. Unica donna della serata e reginetta del Kestè Abbash, Gina Luongo ha “difeso” la politica del ministro degli Interni spiegando le vere motivazioni alle base delle sue scelte, parlandoci anche del suo approccio al buddhismo. Gina ha poi lasciato il palco ad un nuovo e promettente volto della Stand Up Comedy: Davide Pariante, che facendo del suo cognome una garanzia ha spiegato al pubblico le regole ferree che vigono tra i militari. Restando sempre in tema di imposizioni, Davide DDL ha intrattenuto il pubblico parlandoci del flagello di chi costringe gli altri ad ascoltare messaggi vocali lunghissimi e, conscio di far parte di questa categoria, ha coinvolto il pubblico in uno scherzo che probabilmente minerà l’amicizia con il suo migliore amico. Altro volto noto agli avventori del Kestè è Stefano Viggiani, che ha parlato della disoccupazione come strumento di rivolta verso la società e di come ha coinvolto in questa ribellione anche i genitori, educandoli al nuovo credo. A concludere la serata è stato Dylan Selina con un monologo sull’omosessualità, mettendo in scena gli stereotipi legati alla sua sua sessualità ma anche i lati comici legati a questi concetti. Ancora una volta la Stand Up Comedy ha saputo far divertire senza però scadere nel banale o nella comicità fine a se stessa, dimostrando anche l’utilità che il workshop di Pietro Sparacino ha avuto sia sui nuovi comedians che sui veterani.   Fonte foto: https://www.facebook.com/events/1840872796019049/  

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Recensioni

TITO/GIULIO CESARE, la parodia del potere, l’atroce morte del tiranno

Mercoledì, 13 marzo al Teatro Bellini è andato in scena TITO/GIULIO CESARE, due riscritture originali di due tragedie di Shakespeare, contenuti in due atti dello stesso spettacolo: il primo atto, “TITO” è una riscrittura della prima tragedia di Shakespeare “Tito Andronico” di Michele Santeramo e la regia di Gabriele Russo con Roberto Caccioppoli, Antimo Casertano, Fabrizio Ferracane, Martina Galletta, Ernesto Lama, Daniele Marino, Francesca Piroi, Daniele Russo, Leonardo Antonio Russo, Filippo Antonio Russo, Isacco Venturini e Andrea Sorrentino; il secondo atto “GIULIO CESARE. Uccidere il tiranno” è una riscrittura del “Giulio Cesare” di Shakespeare di Fabrizio Sinisi e la regia di Andrea De Rosa con Nicola Ciaffoni, Daniele Russo, Rosario Tedesco, Isacco Venturini e Andrea Sorrentino. TITO/GIULIO CESARE, due riscritture che dialogano tra di loro fra parodia, metateatro e  rappresentazione della violenza Una fervido clima di tensione si annida tra gli anfratti del palcoscenico. Una faglia recide il tronco greve della tradizionale tragedia shakespeariana e segna una frattura da cui zampillano i bagliori di una contemporaneità che è nella sua essenza una reiterazione di meccanismi che sono rimasti indenni. Il potere arido, la tirannia, la violenza emergono dalle faglie del palco e sono costanti nelle due riscritture e negli adattamenti, seguendo meccanismi che sono rimasti inalterati. Gli spettacoli dei registi Daniele De Rosa e Gabriele Russo sono nella loro essenza profondamente attuali, anche ponendo in auge due classici shakespeariani. Colgono aspetti particolari dei meccanismi del potere e della violenza ad essa correlata, ponendo una lente d’ingrandimento che abbia uno spessore universalistico. Eradicano dalle svariate implicazioni di tipo prettamente drammatico, poetico, psicologico di William Shakespeare e delle sue canonizzate tragedie dei fenomeni che possono essere considerati universali e perpetui nella società, espandendoli come una enorme macchia d’olio con una regia mirata a infondere e dimostrare l’epifania di meccanismi che oggi più che mai sembrano interessarci di prima persona: il potere e le implicazioni più truculente che in esso si nascondono, la tirannia, l’autoreferenzialità, l’ossessione verso il carisma e l’apparenza, l’annichilimento della società. Non è un caso che il Tito di Russo sia un personaggio atipico, che abbia perso tutto l’orgoglio da condottiero del Tito Andronico shakespeariano e sia divenuto un uomo pigro, stanco, inetto che, dopo la  campagna contro i goti e dopo aver portato con sé i prigionieri, abbia voluto congedarsi dagli uffizi del potere, ignaro del popolo che lo avrebbe voluto imperatore, e ora vorrebbe solo starsene comodo su una poltrona a leggere e ad ascoltare musica leggera. Questo Tito non conserva nulla di ciò che caratterizza un condottiero romano: tutte le sue azioni e decisioni sono prese quasi controvoglia, senza una particolare ragione, ma solamente perché è costretto a esserlo per uno status quo ben impostato. Tito ha lo sguardo cinico, divorato dal tedio, tormentato dal senso di responsabilità che non sente nemmeno più suo. Difatti, Tito risulta essere un inetto, tanto da decidere di affidare le sorti dell’impero a Saturnino. Non risulta difficile, dunque intravedere in questo Tito l’uomo contemporaneo, annegato nel nichilismo. Tito è un condottiero […]

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Teatro

Ramona Tripodi e Marco Messina: Paradiso Mancato

Paradiso Mancato di Ramona Tripodi e Marco Messina in scena al TIN: la nostra recensione Paradiso Mancato è il titolo dell’opera teatrale scritta a quattro mani da Ramona Tripodi e Marco Messina (responsabile della drammaturgia sonora) con Marco Palumbo, Adriana D’Agostino, e Raffaele Ausiello (in videoproiezione).  Lo spettacolo, autoprodotto da Inbilico Teatro in collaborazione con l’Asilo, è andato in scena sabato 3 e domenica 4 febbraio al TIN di Napoli, il Teatro Instabile fondato da Michele Del Grosso. L’elogio della dannazione In scena, nella penombra del palcoscenico del piccolo Teatro Instabile (location perfetta per creare le suggestioni dell’inferno dantesco), solo un grande letto posto al centro e un musicista taciturno ai comandi elettronici. Siamo nell’altro mondo, precisamente all’Inferno: è da qui che comincia un viaggio conosciuto ai più, quello del poeta Dante che, guidato da Virgilio e mosso dalla ricerca di Madonna Conoscenza, intraprenderà un percorso negli abissi della perdizione morale e intellettuale tra le anime del secondo cerchio, quello dei lussuriosi, presieduto dal demone Minosse. Ma quella di Ramona Tripodi e Marco Messina non è una messa in scena della Divina Commedia, né tanto meno un’esaltazione delle virtù umane e dell’amore: al contrario, è un elogio della dannazione che ha come protagonista un Dante insolito ed eccentrico, con cappello e cappotto di pelliccia. Un punto di vista diverso, quello della regista Ramona Tripodi, che pone il focus sulla dannazione dell’anima che brucia per passione (o forse per amore?) o, ancor peggio, per l’assenza di entrambi. Protagonisti di questo amore mancato, non possono che essere loro, Paolo e Francesca, personaggi chiave del V canto dell’Inferno di Dante, condannati ad essere travolti in eterno da una bufera incessante. L’Inferno o Paradiso Mancato di Ramona Tripodi e Marco Messina Ma nel Paradiso Mancato, la pena dei due amanti è forse ancora più terribile di quella inflitta dall’Inferno dantesco: Paolo e Francesca giacciono nello stesso letto, ma l’uno non c’è per l’altra, non si possono vedere né toccare, sentono solo le proprie voci riecheggiare nelle tenebre della casa di Minosse, colui che vede e conosce tutto, il burattinaio infernale che manovra i vivi e i morti. E proprio Dante, vivo tra i morti, è il veicolo attraverso il quale Minosse gioca tra realtà e illusioni, ponendo tutti i personaggi di fronte alla proiezione di se stessi o a ciò che essi credono reale. In questo, anche Beatrice, musa e ispiratrice di Dante, avrà un ruolo centrale: sarà lei a guidare il cammino interiore del Poeta, alla ricerca della verità. L’intera trama è giocata su una doppia vicenda: da un lato Dante, spinto dall’amor cortese per Beatrice, che compie un cammino di redenzione alla ricerca della conoscenza; dall’altro Francesca e Paolo, condannati a scontare la pena per non essere riusciti a resistere alle tentazioni della carne. Il letto posto al centro della scena è la prigione oscura dei due amanti, il luogo in cui si consuma la punizione di Francesca, in preda a una sofferenza senza fine nella quale non può fare a meno di dannarsi […]

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Teatro

E pecchè, pecchè, pecchè? Pulcinella in Purgatorio al Teatro San Ferdinando

Giovedì, 17 gennaio al Teatro San Ferdinando è andato in scena lo spettacolo “E Pecchè, E Pecchè, E Pecchè. Pulcinella in purgatorio” con la drammaturgia di Linda Dalisi e l’ideazione e la regia di Andrea De Rosa. A calpestare le tavole del palcoscenico gli attori pulcinella Massimo Andrei, Maurizio Azzurro, Rosario Giglio, Marco Palumbo e Isacco Venturini, che in un tripudio di gesti spasmodici, ripetitivi, di una recitazione forsennata, caustica hanno congelato la scena in un purgatorio di continui ritorni mimici e gestuali, roteando intorno ad un perno umano, una donna immobile,  silenziosa e misteriosa in modo inquietante,  interpretata dall’attrice Anna Coppola, intenta a perpetuare una speranza di un futuro arrivo, sotto la luce languida dei riflettori a rischiarare l’opacità nascosta sotto al velo dell’esistenza. “E Pecché? E Pecché E Pecché” – Pulcinella in Purgatorio: l’intera esistenza in scena Il silenzio è predominante, il silenzio è inframmezzato da gemiti, da movimenti corporei regolari, da calpestii e scricchiolii fradici di insensatezza. Il silenzio erompe tra gli interstizi della platea, borbotta tra i suoi ghirigori labirintici, serpeggia carezzando anime di spettatori in sintonia, smuove respiri ansimanti di figure mascherate e flutti di polvere di sabbia, innalza odori mistici, nubi catartiche smosse dal tonfo del senso. Davanti agli occhi unanimi della platea il palcoscenico è un Purgatorio, un luogo distopico, preso forma tra le frattaglie dell’esistenza umana. È incasellato in un mondo onirico, incastrato a metà tra un fulgido paradiso salvifico e il mondo terrestre, dove vi si scorge la polpa torbida di una bruma che obnubila il senso, giganteggia il dubbio umano verso l’esistenza. Questo è lo spazio claustrofobico in cui si muovono, in ciclici movimenti regolari, ritmici, lenti, teatrali, i quattro pulcinelli dello spettacolo “Pulcinella in Purgatorio”, che ruotano intorno ad un passaggio bloccato, in una drammaturgia sciamanica, cercando di carpire un segnale, cercando di ascoltare ed evocare voci di salvezza, striscianti tra l’ipogeo di un fondo sabbioso. Tuttavia, è il quinto pulcinella a stemperare le calcificate figure sovrumane, ad asciugare un clima mistico ed enigmatico con un umorismo tutto umano. Sbuca tra la platea, chiede indicazioni, sprofonda anch’esso nell’ade di un’attesa, profondamente spaesato. Il pulcinella in Purgatorio interroga continuamente gli altri, chiede dove è finito, se per caso è morto, dove è possibile trovare del cibo per mangiare. I dialoghi risultano esilaranti, di un’ilarità e comicità tutta napoletana. Il quinto pulcinella sbeffeggia gli altri, non si dà la pace, non riesce ad acquietarsi in una condizione di eterna attesa, ma anche incrostata in un perenne e ossessiva ricerca del senso, vidimata e accomunata da una domanda: ” E perché? “. Vi è sopra al palco, imperniata tra le schegge pungenti delle tavole, scantonata tra la pelle raschiosa del fondo sabbioso, l’intera esistenza umana, torchiata dall’insensatezza. Il regista in uno sforzo catartico crea una materia scenica che è emblema dell’esistenza. Marchiando a fuoco sugli occhi diafani del pubblico, attraverso la luce dei riflettori, crea delle figure emblematiche, motori atavici dell’uomo, incarnandole in personaggi umani quali la legge, il dogma, la morte, l’umorismo, […]

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