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Eroica Fenice

La Tag: Università contiene 19 articoli

Attualità

Riforma pensioni: il riscatto degli anni universitari sarà gratuito

Riscattare gli anni universitari per il calcolo pensionistico è già possibile, ma ha un caro prezzo. Una proposta di riforma pensioni, avanzata dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta in occasione del forum dei commercialisti sulla previdenza, si propone di rendere gratuito il riscatto degli anni passati tra i banchi universitari ai fini del calcolo pensionistico. Tuttavia, la proposta di riscatto gratuito è stata avanzata per ora soltanto per i Millenials, i giovani nati tra gli anni ’80 del secolo scorso e il duemila. I Sindacati – UIL e CGIL in prima linea – sembrano approvare l’idea e puntano a discuterne col Governo già il prossimo 4 maggio al Ministero del Lavoro. Una riforma pensioni a vantaggio degli studenti universitari, incentivo al conseguimento della laurea Le statistiche parlano chiaro: l’Italia è l’ultimo paese europeo per il numero di laureati: solo un italiano su quattro arriva ad ottenere l’agognata corona d’alloro; non solo: il Paese presenta ancora un diffusissimo abbandono scolastico, specialmente nelle regioni del Sud. Una riforma pensioni che avvantaggi gli studenti universitari può dunque esser letta anche come un incentivo a proseguire gli studi che oggi tanti, tantissimi abbandonano, convinti che l’Italia sia un paese senza futuro per i giovani, e cercano lavoro all’estero senza prima conseguire qui un titolo. “L’obiettivo” spiega il sottosegretario Baretta “è quello di garantire una pensione ai giovani, una continuità contributiva. Una misura di questo tipo incentiverebbe gli italiani a laurearsi.”, poiché il percorso degli studenti è sempre più accidentato, difficoltoso, pieno di ostacoli e fasi di precariato e lavoro nero, che non possono rientrare nel calcolo contributivo. La riforma pensioni riguarderebbe chi è studente universitario o dottorando nel momento in cui la proposta di legge dovesse entrare in vigore. Un’ulteriore proposta di riforma pensioni, avanzata dal segretario confederale della CGIL Roberto Ghiselli, valorizzerebbe non soltanto gli anni universitari ma anche quelli trascorsi in disoccupazione o da precari, proponendosi d’intervenire con soluzioni pratiche nelle difficoltà di coloro che hanno figli o genitori anziani a carico. Si attendono ulteriori sviluppi nel confronto tra i Sindacati e il Ministero del Lavoro.

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Attualità

Professor Watchlist scheda i professori di sinistra negli USA

Apparso a novembre 2016, il sito Professor Watchlist elenca i professori universitari statunitensi accusati di “fare propaganda di sinistra in aula e discriminare gli studenti conservatori” ed è gestito dall’associazione conservatrice Turning Point USA. L’elenco include circa 200 professori, le affermazioni che hanno fatto per essere giudicati “di sinistra” e le fonti di tali affermazioni: quasi un maccartismo 2.0. C’è persino la possibilità di “segnalare” i professori sfuggiti alla lista e le loro affermazioni. Professor Watchlist: schedario dei professori di sinistra Alla Turning Point USA sostengono che il sito Professor Watchlist si limiti ad aggregare informazioni già esistenti e che anzi sia, addirittura, “un esempio di libertà di parola” poiché i professori sono liberi di dire ciò che vogliono e loro di schedarli. Inoltre affermano che il sito consenta agli studenti di sapere ciò che accade nelle loro università e di essere pronti a discutere. In realtà lo scopo sembra essere più quello di intimidire i professori e contrastare la libertà di parola: iniziative del genere danno l’idea che sia normale che le idee conservatrici non possano essere discusse e che chi va contro quelle idee debba essere identificato e schedato. Per i professori essere inclusi nella lista può essere oltre che una seccatura anche un ostacolo alla carriera e alcuni di loro hanno ricevuto mail/telefonate di odio e minacce dopo essere stati inclusi nella lista. Le reazioni alla creazione di Professor Watchlist sono state varie e giustamente critiche. Si va da chi sostiene di dover tener in considerazione la faccenda pur senza esagerare a chi l’ha presa con il senso dell’umorismo. Ad esempio, dopo aver saputo di essere stato aggiunto alla lista, il professor Dale Maharidge della Columbia University ha commentato ironicamente che ci è riuscito grazie al lavaggio del cervello degli studenti effettuato tramite caffè radicali fatti con semi coltivati dai comunisti in Guatemala. Altri hanno usato il modulo per segnalare i professori come Albus Silente del film Harry Potter, poiché «supporta il welfare e incoraggia gli orfani ad andare a scuola». Resta però il timore espresso dallo stesso Maharidge che la lista possa essere usata per prendere di mira i professori e che quindi non vada sottovalutata. Francesco Di Nucci

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Attualità

Discipline della musica e dello spettacolo alla Federico II

Quest’anno l’offerta formativa dell’Università degli Studi Federico II di Napoli si allarga e abbraccia musica, teatro e spettacolo: nel Dipartimento di Studi Umanistici aprirà un nuovo corso di laurea magistrale, “Discipline della musica e dello spettacolo. Storia e teoria”, introdotto e inaugurato giovedì 20 ottobre con un concerto. Il corso di studi ha una durata di due anni ed è aperto a tutti coloro abbiano conseguito una laurea triennale all’interno del Dipartimento di Studi Umanistici. Prevederà tre principali aree di apprendimento: l’area musicale, che offrirà agli studenti competenze teoriche, storiche e analitiche circa la tradizione musicale colta e popolare, l’area sullo spettacolo teatrale, che fornirà competenze sulla drammaturgia, sulle tecniche e teorie dello spettacolo, infine l’area cinematografica e audiovisiva, che formerà gli studenti alla comprensione e all’analisi di testi cinematografici, audiovisivi e multimediali. Il corso non prevede l’apprendimento di uno strumento musicale, ma offrirà ai suoi studenti la possibilità di accedere a numerosi stage presso grandi teatri come l’Augusteo o il Mercadante di Napoli, presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli o presso radio ed emittenti televisive. Discipline della musica e dello spettacolo e l’etnomusicologia Etnomusicologia, ovvero la parte della musicologia che studia la cultura musicale dei diversi popoli, è parola chiave per riassumere l’offerta formativa del nuovo corso di laurea in Discipline della musica e dello spettacolo, nato per colmare l’assenza di un corso di studi simile a Napoli, proprio nella città capitale di questa disciplina, come spiega ai giornalisti del Mattino Enrico Careri, docente di Musicologia nel Dipartimento di Studi Umanistici alla Federico II. Qui infatti gli studenti potranno approfondire le loro conoscenze in musicologia, drammaturgia musicale, cinema e teatro ad un livello specialistico, arrivando a toccare la canzone popolare, la tradizione musicale orale e finanche la canzone classica napoletana, che è figlia di questa cultura e prodotto d’eccellenza della nostra città. Basti pensare alle tante canzoni classiche napoletane, come la celebre “O’ Sole mio”, classe 1898, che attraverso i suoi molteplici interpreti rappresenta in Italia e in tutto il resto del mondo il nostro paese, prima ancora che la città di Napoli, diventando patrimonio mondiale e simbolo della nostra nazione. O ancora, citando il professor Careri, possiamo portar l’esempio della celebre “Tammurriata Nera”, celebre canzone che appartiene alla tradizione popolare orale e che pertanto va preservata e tramandata nel tempo, così come fino ad oggi è stata tramandata a noi. Ad essere al centro del concerto inaugurale del corso di laurea è proprio la canzone napoletana. Il concerto, dal titolo “Gli stili della canzone napoletana”, si è tenuto giovedì 20 ottobre nella Chiesa dei Santi Marcellino e Festo alle 17:30, dove gli Acustico Napoletano si sono esibiti in un repertorio interamente dedicato alla tradizione musicale napoletana.

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Attualità

#Escile all’Università: sfida sexy tra le studentesse

In principio fu #Escile, un trend partito con i commenti italo-inglesi sul profilo Facebook della top model Emily Ratajkowski e, improvvisamente, il web si popolò di seni al vento come se fosse un’enorme spiaggia nudista. Il tormentone, ampiamente discusso e criticato, diventò subito virale ma, per fortuna, è durato poco. Tuttavia, si sa, le idee brillanti hanno sempre un seguito, così, per due giorni, le pagine “Spotted” di alcune Università si sono riempite con le foto di procaci studentesse che hanno deciso di dichiarare amore incondizionato per il proprio ateneo in un modo perlomeno discutibile: queste amabili fanciulle, consapevoli del fatto che sprecare la carta è male, poiché si fa torto all’ambiente, hanno pensato bene di utilizzare il proprio corpo come supporto scrittorio. E quale parte migliore, se non seni e glutei poteva fungere da veicolo per l’amabile messaggio? Pare che tutto sia nato da una sfida lanciata sulla pagina facebook “Spotted: Bocconi Milano“, prontamente raccolta dalle colleghe del Politecnico. La notizia, rimbalzata di bacheca in bacheca, si è allargata a poco a poco: prima è arrivata ad altri atenei milanesi – densa di significato la foto di una studentessa dell’Università Cattolica che si è immortalata, o meglio, ha immortalato il suo seno, in atteggiamento di preghiera consono al nome dell’Università da lei frequentata – per poi oltrepassare i confini regionali. #Escile challenge: un passo indietro Fermo restando che, al momento, sfugge la motivazione, reale o supposta, che è dietro la #Escile Challenge, ciò che davvero fa pensare è l’estrema facilità con cui queste studentesse offrono spettacolo di se stesse e della propria fisicità semplicemente per ottenere un pugno di like. Nella società attuale, dove apparire è molto più importante che essere, se non sei sui social non esisti. E se ci sei, devi farti notare. Ad ogni costo. E allora, ben venga mettersi a nudo, nel senso letterale del termine; ben vengano le pose spinte e i commenti, anche poco rispettosi, che questo provoca. La mercificazione del corpo femminile è all’ordine del giorno: la pubblicità, la televisione e il cinema ci mostrano sempre più spesso come la donna debba essere fiera di venir considerata per l’involucro piuttosto che per tutto ciò che c’è oltre esso. Eppure, questo stato di cose, sembra aver fatto dimenticare ai più che dietro la tanto decantata parità dei sessi, di cui le donne di oggi tanto si vantano, si nascondono anni di dure lotte per poter sdoganare il genere femminile dalla mera funzione procreatrice che le era da sempre riservata. Le nostre nonne hanno combattuto a suon di proteste per ottenere quei diritti che erano loro preclusi da una società gretta e maschilista e noi, donne moderne, godiamo nel diventare oggetto di desiderio del maschio. Loro bruciavano reggiseni in piazza, noi le “usciamo” sui social, per futili motivi. Ecco, il nodo della questione è proprio qui: ciò che si vuole far passare per un’attività ludica senza importanza, messa in piedi “per spezzare il grigiore delle giornate di studio”, è in realtà il sintomo evidente della crisi attuale di valori, […]

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Attentato in Pakistan: assalto all’Università di Charsadda

Ancora un altro attentato, questa volta da parte dei guerriglieri taliban. Non si sente quasi più parlare dei talebani in Afghanistan e Pakistan, ma il gruppo fondamentalista, nato tra il 1995 e il 1996 dopo la guerriglia civile antisovietica afghana, ha continuato a colpire costantemente in questi anni. I Talebani, spostatisi nella zona settentrionale del Pakistan per continuare la guerriglia contro l’intervento della coalizione internazionale statunitense, hanno continuato a seminare il terrore anche dopo la morte del leader Bin Laden e il rovesciamento del regime nel 2001 da parte della NATO. Le azioni del gruppo estremista non si sono mai fermate e, anzi, si sono concentrate soprattutto in quei luoghi dove vi sono gli elementi per loro più pericolosi. Non basi militari o sedi di vertici amministrativi nemici, ma le Università, i luoghi che da sempre combattono il dispotismo e il terrore senza armi. E a morire allora non sono soldati, ma studenti, professori, uomini di cultura. La mattina dell’attentato La mattina del 20 gennaio, a pochi chilometri da Peshawar, l’Università Bacha Khan di Charsadda è stata attaccata da quattro attentatori. Verso le 9.30 ora locale, due esplosioni e vari spari hanno rotto il silenzio di una giornata accademica qualsiasi nella cittadina. Il bilancio parla di almeno 50 feriti e 60 morti tra professori, studenti e alcuni militari. Dopo il blitz delle forze dell’ordine, intervenute dopo l’attentato, gli uomini di Tehreek-e-taliban pakistan (TTP) sono stati uccisi. L’attacco sarebbe stato lanciato in rappresaglia all’operazione “Zarb-e-Azb”, una vasta offensiva antiterrorismo nelle zone tribali del Nord-Ovest, alla frontiera con l’Afghanistan. La rivendicazione sarebbe poi stata smentita dagli stessi taliban, che poco dopo avrebbero dichiarato che, ad organizzare l’assalto armato, sarebbero stati attentatori suicidi non appartenenti al gruppo. A rendere ancora più ambigua la situazione, una dichiarazione inaspettata di uno dei portavoce del TTP: “l’attentato è contrario ai principi dell’Islam”. L’edificio nelle ultime ore è stato presidiato dall’esercito, che si è accertato che non ci fossero altre minacce. Non è la prima volta che la cellula terroristica pakistana colpisce i luoghi dove si svolgono le attività quotidiane dei civili. Oggi il terrore islamico viene identificato con un solo nome, quello dell’ISIS, forse perché si è avvicinato a noi in maniera irreversibile, si è manifestato minacciosamente un po’ meno ad est di quelle zone rosse che poco ci riguardavano perché lontane dall’Europa, sia geograficamente che culturalmente. Ieri c’era Al-Quaeda, c’erano Bin Laden e i Talebani, oggi c’è la consapevolezza che questi non appartengono al passato. Questi episodi, che vengono percepiti come casi singoli e isolati frutto del fanatismo religioso,  sono in realtà espressione di una situazione molto più complessa che da anni sconvolge gli equilibri politici e sociali di Paesi come il Pakistan, con forti ripercussioni sulla libertà di chi, anche solo per il diritto alla propria istruzione, deve lottare ogni giorno, disarmato, contro i Kalashnikov.

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TPA: l’autogestione tra sogno e realtà

Il TPA (Terzo Piano Autogestito) si pone all’interno del panorama dell’autogestione universitaria napoletana come una realtà edificante e propositiva. È un’esperienza che nasce nel 1994 grazie al lavoro instancabile di un gruppo di studenti che decide di utilizzare le aule, ormai dismesse dell’ex dipartimento di Tecnologia della Facoltà di Architettura presso Palazzo Gravina a Napoli, come luogo d’ incontro e di realizzazione di numerose attività. Il passo dalla dismissione alla nascita dei laboratori non è stato semplice, ma il punto d’arrivo (anche se di arrivo non si può mai parlare) è un risultato più che soddisfacente: le aule sono state infatti ripulite dai materiali edili di rifiuto che ormai padroneggiavano e sono state utilizzate per la nascita di “officine”. Concreti e reali sono, quindi, i laboratori che mette in gioco il TPA, nello specifico: Arkfotolab, Arabola Serilab, ArkVideoLab e Laboratorio Materiali Occupato. L’Arkfotolab, fiore all’occhiello del TPA, nato simultaneamente all’autogestione delle aule, si è posto nel tempo come un valido supporto alle attività di volta in volta proposte. Ha fatto della foto analogica la sua essenza grazie anche alla presenza di una camera oscura dove è possibile sviluppare le proprie fotografie in piena autonomia con la strumentazione messa a disposizione. Inoltre, il laboratorio si è fatto centro propulsore di numerose iniziative che hanno contribuito ad alimentare la riuscita degli obiettivi del TPA. In questo contesto si pone, ad esempio, l’iniziativa “Incontri a Luci Rosse”, in collaborazione con SKATTO, che ha come finalità l’organizzazione di un vero e proprio workshop fotografico che affianca lezioni puramente teoriche alla pratica dell’arte della fotografia. Sulla scia dello sperimentalismo e della voglia di mettersi in gioco, dal 2005, è stata promossa l’iniziativa della “Smorfia“, una mostra fotografica interamente autofinanziata e autogestita sull’interpretazione dei 90 numeri del “panariello” proponendo ogni anno una chiave di lettura sempre nuova (il tema di quest’edizione sarà il progresso). L’Arabola Serilab è uno spazio nato all’interno del TPA nel 2012 ed è interamente dedicato alla serigrafia fai da te. Anche il laboratorio di serigrafia è completamente autogestito ed organizza corsi periodici gratuiti di impressione dei telai e di stampa. Attraverso le tecniche serigrafiche è possibile produrre stampe sia su carta che su tessuti. ArkVideoLab è un laboratorio che purtroppo negli ultimi anni ha trovato un numero sempre minore di “adepti”. I video realizzati si sono basati su lavori di ricerca effettuati nell’ambito di seminari, quali il “KNOw ENCLOUSURES” che aveva come oggetto di studio l’area orientale della città relativamente alle pratiche sociali di uso dello spazio urbano. Laboratorio materiali occupato esprime con vigore il bisogno di un’Università in cui sia esistente un connubio tra teoria e pratica: studiare i materiali ma tastarne la loro consistenza azzerando la distanza tra il “tecnico” e il “manovale”. La voglia del “fare”, “realizzare”, “costruire”. Nel 2012 nasce una nuova collaborazione con il TPA, Radiolina che ha stabilito proprio lì la sede della sua nuova regia. Una radio Libera e Indipendente, che al momento trasmette in web-streaming 24 ore su 24. Per ascoltarla basta un qualsiasi computer […]

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Attualità

UDU: a lavoro per gli studenti

Pasquale del Piano, giovane studente, nonché sub-coordinatore dell’ Udu di Napoli, ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande per raccontarci del ruolo di questa organizzazione e rivendicare l’importanza dello studio e di una cittadinanza attiva. Come nasce e com’è organizzata l’ Udu? L’ UDU nasce nel 1994, è dunque attiva da 21 anni. È un’organizzazione a livello sindacale che si estende su tutto il territorio nazionale. Qui a Napoli svolge funzione di rappresentanza per tutti gli atenei: Federico II, Parthenope, L’Orientale e la Suor Orsola Benincasa. Riguardo l’organizzazione, c’è una struttura ben precisa che ci permette di assolvere i nostri compiti al meglio. A capo vi sono i coordinatori affiancati dai responsabili organizzazione, poi, ci sono altri sub-coordinatori che garantiscono la nostra assidua presenza. Come si svolge e soprattutto cosa riguarda il vostro lavoro? Noi ci basiamo sul principio del mutuo soccorso, ovvero, cerchiamo di aiutare tutti i ragazzi in difficoltà. Queste difficoltà si riscontrano comunque in tantissimi ambiti. Si passa da questioni prettamente amministrative e burocratiche come complicazioni nell’ammissione di un corso, nelle prenotazioni di un esame, nella convalida di un voto, litigi tra professori e studenti in cui, il più delle volte, siamo costretti ad agire, causa mancanza di dialogo, per vie giuridiche attraverso l’avvocato che cura tutte le nostre pratiche: Michele Bonetti. I ricorsi sono ormai pane quotidiano. Aiutiamo anche gli studenti che, molto spesso, per cause lavorative ad esempio, sono impossibilitati nel seguire i corsi, m ettendo a loro disposizione materiali didattici. Ci occupiamo, inoltre, anche dell’intrattenimento degli studenti con serate a prezzi modici alla galleria 19 in via S.Sebastiano, ogni martedì e sabato, o eventi culturali come l’Aperilingua. Secondo te, perché le proteste studentesche diventano sempre più spesso un ininfluente esercizio di routine? Come se fosse tutto un pretesto a non voler fare niente. Si, puntualmente ogni anno si alza un polverone, si parla ma, in fin dei conti, non cambia mai niente. I motivi di questa situazione sono molteplici. In primis, questo è frutto di una cattiva organizzazione dei gruppi di rappresentanza che non riescono a lavorare insieme. In quanto membro dell’ UDU, penso che il proprio lavoro vada svolto ogni giorno e questo non avviene per altri gruppi. Soprattutto perché molte persone non capiscono che il nostro lavoro di organizzazione studentesca deve andare oltre i rancori che ci possono essere tra i singoli. Bisogna scindere le due cose ma non viene recepito. Ci si ritrova a discutere di questioni personali e lavorare divisi è controproducente. Pensa che ci sono dissapori all’interno degli stessi gruppi, è assurdo. Un altro problema scaturisce dal poco interesse e dalla mancanza di una vera presa di coscienza degli stessi studenti e delle persone in generale. Fino ad ora sono troppo poche le persone che si interessano e vogliono agire fino in fondo per cambiare le cose.  Udu: soluzioni per gli studenti Come pensi si possano superare queste divergenze? Per quanto riguarda i gruppi credo che certe divergenze possono essere superate solo nel caso in cui rimanesse un solo gruppo. […]

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Culturalmente

Elena Lucrezia, la prima laureata al mondo

Alle ore 9 di sabato 25 giugno 1678, nella cappella della Vergine della Cattedrale di Padova, ha luogo l’esame per il conferimento del Dottorato in Filosofia a Elena Lucrezia Scolastica Cornaro Piscopia. Nel corso della discussione su due tesi aristoteliche, le dotte e brillanti risposte di Elena impressionano i suoi esaminatori che, a scrutinio segreto, decidono di proclamarla per acclamazione «Magistra et Doctrix in Philosophia»: è la prima donna al mondo ad essere laureata e a potersi fregiare del titolo di «doctor». Le sono consegnate le insegne del suo grado, pari a quelle dei colleghi uomini: il libro, simbolo della dottrina; l’anello, per rappresentare le nozze con la Scienza; il manto di ermellino, a indicare la dignità dottorale; la corona d’alloro, contrassegno del trionfo. Tutta la nobiltà partecipa alla cerimonia e al corteo che segue, data l’eccezionalità di un avvenimento unico. Elena Lucrezia: donna d’eccezione, eppure non mediaticamente nota In un mondo persuaso che le donne siano inferiori all’uomo per intelletto, private dei diritti scolastici e destinate unicamente alla gestione della casa, questa piccola grande “rivoluzionaria” italiana nasce nel 1646 a Venezia da un’antica e nobile casata, figlia di Giovanni Battista Cornaro Piscopia, procuratore di San Marco, cultore delle lettere e delle scienze. Casa Cornaro è un luogo d’incontro per dotti e scienziati; il bisnonno di Elena era stato legato a Galileo Galilei da una profonda amicizia e la sua biblioteca raccoglieva numerose opere scientifiche d’ispirazione galileiana. Di acume ed erudizione indiscussi, trova il decisivo sostegno nel padre che, opponendosi alla mentalità del tempo contraria all’educazione femminile, avvia la figlia agli studi classici: Elena apprende, dunque, il latino, il greco, l’ebraico, il francese e lo spagnolo; si occupa di matematica, astronomia e musica; com’è d’uso per l’epoca, compone poesie, che è solita accompagnare col canto. I suoi interessi principali, però, sono la filosofia e la teologia. Seguita da maestri di straordinario livello dell’Ateneo patavino, la giovane ha ingegno versatile e temperamento benevolo: «Chiunque parlava con lei ne restava ammirato e preso da rispetto» (B. Bacchini, “Helenae Lucretiae Corneliae Piscopiae”, Parma, 1688). Rifiutando il matrimonio, anche quando è chiesta in sposa da un principe tedesco, Elena Lucrezia sigilla la sua dedizione agli studi e a una vita aliena dalla mondanità, rivolta al sapere e alle opere di carità, consacrandosi oblata benedettina a soli 11 anni, facendo voto di castità pur continuando a vivere nella propria casa. L’ingresso in Ateneo, la fama, l’oblio Esortata dal padre e dai suoi maestri, fa domanda al Collegio dell’Università di Padova di essere ammessa all’esame per il conferimento del Dottorato in Teologia: ma il cardinale Gregorio Barbarigo, vescovo di Padova, consigliere di papa Innocenzo XI e Cancelliere dell’Università, si oppone decisamente alla richiesta, per la sua condizione di donna inconciliabile con la Teologia, materia di discussione prettamente maschile. Solo dopo molti anni, insistenze e compromessi, è adottata la soluzione di un Dottorato in Filosofia e restrittivamente tale. Dopo il conseguimento della Laurea nel fasto più totale, è aggregata al Collegio dei filosofi e dei medici dell’Università patavina, godendo di grande […]

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Culturalmente

Conoscere le lingue influenza la personalità

Conoscere le lingue straniere è diventato fondamentale non soltanto a livello accademico, ma soprattutto a livello pratico. Questo accade perché il metodo didattico nell’insegnamento delle lingue straniere è dinamico, soprattutto negli ormai noti “Istituti di Cultura”. Questi sono centri specializzati nella divulgazione della lingua straniera di riferimento, nonché della sua cultura corrispondente.  Limitandoci solo all’ambito napoletano, i più importanti Istituti di lingua e cultura sono il “Grénoble”, ossia l’Institut Francais, ed il “Cervantes”, ambedue concepiti come punti di riferimento indiscussi per attività di coesione culturale, al fine di aprire nuovi orizzonti e integrare civiltà diverse. Perché è di questo che si tratta. Conoscere un mondo diverso dal nostro, spinti dalla voglia di migliorarci. Giovanni Pascoli, nel suo poemetto “Italy” del 1904, parla di due emigranti italiani originari della Garfagnana; è qui che ritornano (partendo dall’Ohio) per curare la piccola Molly. Per la prima volta nella letteratura italiana si affronta concretamente la tematica dell’incomunicabilità linguistica, oltre che generazionale: Molly e sua nonna appartengono a due mondi distinti, con i problemi di comunicazione che ne conseguono. Ma è proprio quell’insieme di parole sconosciute che paradossalmente le mette in contatto. Partendo da piccole parole comprensibili con l’intuito, le due riescono a comprendersi e a capire che, oltre al proprio, esistono anche altri mondi, diversi ma vicini. In virtù di tutto ciò, come non poter comprendere l’importanza di ciò che è “altro da sé”? Come non concepire il movimento estremamente mutevole di tutti gli apparati linguistici? Come già aveva notato Pascoli, gli Italiani che vivono all’estero, tornati in Italia, vengono immediatamente riconosciuti. Come non ricordare la canzone di Renato Carosone del 1956, “Tu vuo’ fa l’americano”?  Per non parlare, poi, quando si tratta di popoli che hanno condiviso parte della propria storia; popoli che si sono mescolati e che hanno accolto elementi di altre lingue, usandoli quotidianamente, quasi senza farci caso. Tutti siamo cittadini della nostra terra, insomma, ma nel frattempo siamo anche cosmopoliti. Figli sia di Dante che di Cervantes, sia di Shakespeare che di Prevert. Basta avere il desiderio di conoscere la diversità e di confrontarsi con essa, la curiositas insomma. 

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Attualità

Università: conterà l’ateneo, non più il voto

Conterà l’ateneo che avrà rilasciato il titolo di studi o conterà la disponibilità economica di una famiglia che permette ai propri figli, di studiare? “Una porcata” grida il Movimento 5 stelle, in risposta alla novità degli ultimi giorni della Pubblica Amministrazione. Non sarà più il voto di laurea a decretare l’accesso ai concorsi pubblici ai neo laureati, bensì sarà il nome che porta la facoltà di uscita. Sono nuove regole quelle che si sarebbero dovute discutere venerdì 10 luglio in Consiglio dei Ministri: qualità, serietà, prestigio dell’università che ha rilasciato il titolo di studi, tutti potrebbero presentare domanda di partecipazione ai concorsi pubblici vista la non più importanza del voto di laurea e del corso di laurea scelto. “Intento del provvedimento sarebbe infatti quello di valutare le reali capacità che il candidato è in grado di dimostrare durante il concorso a prescindere dal suo curriculum” spiega il ministro Marianna Madia. Esisteranno quindi, in fin dei conti, università di serie A ed università di serie B. L’elenco fornitoci dal ministero segnala i 20 atenei più importanti per ottenere punteggi in più nella stipulazione dei vincitori ai concorsi pubblici e neanche a farlo apposta, in questo elenco non sono presenti università del sud, ambiente da sempre, culla della cultura. Su cosa vengano stipulati questi elenchi è a noi ignoto, riguardo le motivazioni vige un’aurea di mistero. È certamente giusto che tutti abbiano l’opportunità di accedere ai concorsi, ma non è certamente giusto d’altro canto che vi accedano i favoriti da un punto di vista economico. Non tutti, al giorno d’oggi, possono permettersi uno studio in facoltà dall’alto nome: per intenderci, in facoltà private. Confindustria si dimostra essere in linea col nuovo pensiero della PA, ma ritiene importante si debba intervenire economicamente per gli studenti e le famiglie nella scelta del giusto ateneo e della facoltà che si rivelerà determinante per il loro futuro. Un futuro che se il disegno dovesse essere approvato, non sarà roseo dall’inizio, per chi si trova già in corso d’opera la strada sarà complicata, per chi come tutti gli studenti italiani si trova a studiare in parti diverse in Italia, a sudare sulle stesse carte sulle quali studiano tutti i loro coetanei. Tutti hanno il diritto allo studio, tutti hanno il diritto di vedersi realizzati tramite una laurea ed un futuro lavoro, tutti senza distinzione di atenei di appartenenza. A rincarare la dose ci pensa Sel; il partito di Vendola accusa il governo di riempirsi la bocca di riforma a favore dei cittadini mentre, invece, è fautore di diversità e ineguaglianze non più accettabili. Insomma, l’emendamento alla riforma della Pa che considera un punteggio differente nei concorsi pubblici a seconda dell’università frequentata potrebbe ricadere, come altri provvedimenti degli ultimi governi, nel giudizio di costituzionalità della Consulta. E gli studenti, forse un po’ tutti, intanto rimangono impietriti sui propri libri, fermi sulle parole che riguardano il proprio futuro, in attesa che qualcuno li lasci continuare senza aver timore della loro provenienza, senza sentirsi umiliati di fronte a chi, anche per lo studio, ha più possibilità. Loro, noi, […]

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