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Eroica Fenice

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Festa al celeste e nubile santuario di Enzo Moscato, la prima nazionale al San Ferdinando

Giovedì sera è andata in scena la prima nazionale del nuovo spettacolo di Enzo Moscato, per i testi e la regia, al Teatro San Ferdinando di Napoli fino all’8 dicembre: Festa al celeste e nubile santuario, con Cristina Donadio, Lalla Esposito, Anita Mosca e Giuseppe Affinito. 

Un vascio disgraziato addobbato con qualche festone natalizio alla vigilia del giorno dell’Immacolata, lenzuola ammapusciate su un letto e una dispensa scarna, sotto il cui mobile si nasconde una bottiglia di anice simbolo materiale di una già perpetuata incrinatura nel nucleo familiare. All’apertura del sipario c’è, di spalle seduta, Elisabetta, la sorella maggiore, ai cui lamenti per un dolore intollerabile agli occhi fanno eco le visionarie preghiere di Anna, sorella “di mezzo”, che sogna di vedere lo Spirito Santo scendere in terra e recare in quella disgraziata triade un bagliore di divinità. A completare il tutto c’è infatti Maria, la sorella minore, muta e dal nome profetico, bisognosa secondo le maggiori delle più piccole attenzioni, che si trasformano in doveri e poi in obblighi.

Nella pièce di Enzo Moscato sacro e profano si alternano continuamente; tra il mantenere viva la speranza del miracolo che risulterà troppo accecante per poter essere definita fede, e una miscredenza terrena, ancorata ai vincoli radicati della realtà. Queste due forze contrastanti si rappresentano sul palco da Elisabetta e Annina, una divertente Lalla Esposito nella sua bigotta serietà insieme ad una raggiante Cristina Donadio, un personaggio ingenuo, bonario, ma sornione e alla fine machiavellico.

Anna è una donna sognatrice, ma rarefatta nella credenza cristiana, in attesa di un miracolo che deve per forza illuminare la vita piatta e routinaria di tre misere sorelle. In lei si nasconde il desiderio di una svolta, come l’incontro con un uomo che possa porre fine al nomignolo dispregiativo di “signorina”, come fosse lettera scarlatta, ma mascherato da profezia e misericordia, un desiderio nascosto da finta carità e il soccorso in favore dello sventurato e stupido Toritore.

Di contro i dogmi severi di Elisabetta, una sorprendente Lalla Esposito che scandisce frasi e canzonette con un accento solido, duro, senza sfumature, proprio come il suo personaggio. Infatti è lei a fare sì che il loro piccolo mondo sia intatto, lontano sia da provocazioni che da falsi miti, è lei che spegne le continue grida al miracolo di Annina. Ma niente può, però, quando Maria scopre di aspettare un bambino nella sua interezza da vergine: la presunta e agognata grazia si è compiuta.

Celeste e nubile verginità, Enzo Moscato in scena al San Ferdinando di Napoli: buona la prima

Così questo parallelismo tra Maria e la Vergine si è definito, e nel secondo atto a distanza di mesi la festa tinta di celeste assume i connotati tanto desiderati da Annina. Adesso è lei a tenere i cardini della famiglia, è lei che dispone del futuro delle sorelle, anche di Elisabetta, ammansita da una celere cecità. Vestite da sposa, le due sorelle ora non hanno più nulla di nubile, nulla più di vergine, almeno nello spirito, ma sempre devote al Signore, in una forma più fanatica ma nondimeno folle ed “eremitica”, come ricordano più volte. E nonostante ciò, quel desiderio di una vita carnale in Anna continua a serpeggiare, tanto da insinuarsi anche nella povera Elisabetta.

A sciogliere le fila di questo spettacolo fintamente felice è infine proprio Maria, la santa e vergine e umana donna, che nel risolvere inaspettatamente il quadro familiare una volta per tutte, non fa altro che perseguire l’incongruenza semi divina delle sorelle.

Ilaria Casertano

Fonte immagine: Ufficio Stampa Teatro Stabile di Napoli

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